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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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e  3  7^^ 


DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE     INTORNO 

Al  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  V4RII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA     ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA    PONTIFICIA,  EC,   EC.  EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA   SANTITÀ   PIO    IX. 


VOL.  LXXXIIL 


IN     VENEZIA 

DALLA      TIPOGRAFIA      EMILIANA 
MDCCCL  VI  I. 


La  presente  edizione  Sposta  sotto  la  salvaguardia  delle  leggi 
vigenti,  per  quanto  riguarda  la  proprietà  letteraria,  di  cui 
l'Autore  intende  godere  il  diritto,  giusta  le  Convenzioni 
relative. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


U 


UGE 

UgÈNTO  (Ugcntin).  C\nl^  con  re- 
sidenza vescovile  nel  regno  delle  cine  Sici- 
lie, provincia  della  Terra  d'Otranto,  ca- 
jiolnogo  del  distretto  del  suo  nome,  a  5 
leghe  e  al  termine  meridionale  della  co- 
sta di  Gallipoli  e  più  di  8  da  Otranto.  E 
situala  sopra  un  monte  in  luogo  ameno  e 
sano,  che  ha  il  mare  soggetto,  et  in  suo 
liiiiiis  cìrcitcr  inilUari  arnbitit  3oo  f/o- 
hìc^,  eli  5oo pene  rontinelincola.f. Se  ora 
è  angusto  il  suo  recinto,  ne'suoi  dintorni 
si  vedono  tracce  della  sua  grandezza  mag- 
giore. A  poca  distanza  fu  già  la  città  di 
KcretUin,  la  cui  memoria  si  conserva  per 
la  superstite  cljiesa  di  s.  Maria  di  Vere- 
to  che  sorge  sul  suo  suolo.  La  cattedra- 
le è  antica, ed  ebbe  moderni  miglioramen- 
ti. E  dedicala  alla  B.  Vergine  Assunta  in 
cielo,  ed  è  l'unica  parrocchia  della  città, 
avente  l'unico  fonte  battesimale,  essendo 
aHìdata  la  cura  dell'anime  al  canonico  ar- 
ciprete. L'antico  titolo  della  cattedrale  è 
s.  Vincenzo  martire,  e  l'  Ughelli  la  dice 
di  onorifica  struttura.  Il  suo  capitolo  ha 
due  dignità,  la  prima  delle  quali  è  il  can- 
tore, e  prima  uè  conlava  Ire;  io  sono  i 


UGE 

canonici,  comprese  le  prebende  del  teolo- 
go e  del  penitenziere,  8  i  mansionari,  ol- 
tre altri  preti  e  chierici  inservienti  agli 
«iffizi  divini.  L'episcopio  è  aderente  alla 
cattedrale  e  trovasi  in  buona  condizione. 
Vi  sono  altre  chiese,  un  convento  di  reli- 
giosi, diversi  sodalizi,  l'ospedale,  il  mon- 
te di  pietà,  il  seminario.  Il  territorio  è  al 
paro  de'lirnilrofì  ubertoso  in  vino,  olio  e 
frutti  d'ogni  specie.  Una  mano  di  villag- 
gi trovasi  sparsa  a  poca  distanza,  abitati 
da  originari  greci,  che  stabilitisi  lungo  il 
litorale,  quando  la  Puglia  soggiaceva  al- 
l'impero orientale,  vi  formarono  colonie, 
mantenendovi  sempre  in  parte  le  greche 
costumanze.  Ugento,  Ugeiitum,  IJxen- 
lum,c\lVìi  mediterranea  della  Magna  Gre- 
cia,antico  dominio  de'salentini,  fu  distrut- 
ta da'saraceni  nell'VIII  secolo,  e  poi  fu 
anche  rovinata  nel  1 527  da'barbareschi, 
onde  decadde  dalla  sua  importanza.  La 
sede  vescovile  ebbe  principio  nel  secolo 
X,  secondo  Commanville,  fu  dichiarata 
suffiaganea  della  metropoli  d'Otranto  e 
lo  è  tuttora.  L'Ughelli ,  Italia  sacra,  t. 
9,  p.  I  IO,  ci  die  la  seguente  serie,  Uxcn- 


t 


4  U  G  E 

tini  Episcopi.  111."  vescovo  tVUgento  fu 
Simone  monaco  ili  Monte  Ciissiiio,  di  cui 
s'ignora  l'anno  in  che  fiorì.  Dopo  di  lui 
si  conosce  Landò  de  Vico  eletto  dal  capi- 
tolo d'Otranto,  confermalo  da  Matteo  e- 
letto  arcivescovo  di  tale  chiesa,  e  da  Pa» 
pa  Innocenzo  IV  nel   12545  co»'  lettera 
scritta  al  capitolo,  indi  morì  nel  pontifi- 
cato di  Martino  IV  del  1281.  Allora  i  ca- 
jionici  d'Ugento  postularono  per  pastore 
il  vescovo  di  Leiicno  Lciica(lia(^f^.)  Gof» 
fredo,  e  Martino  l  Vne  rimise  le  sup[)li- 
che  al  cardinal  Gherardo  Bianchi  vesco- 
vo di  Sabina  e  legato  del  regno  di  Najio- 
li,  il  quale  trasferì  Goffredo  alla  sede  d'U- 
gento, confermandolo  il  Papa  con  lettera 
data  in  Monte  Fiascoue  nel  1282.  Il  ve- 
scovo Egidio  è  ricordato  nel  registro  re- 
gio neh  283.  Indi  fu  postulato  a  Martino 
IV  Giovanni  eletto  anche  vescovo  di  Ra- 
vello,  onde  nel  1284  ad  Ugento  die  per 
vescovo  Giovaimi  arcidiacono  di  Pia  vello, 
ed  a  questa  chiesa  l'altro  Giovanni  per 
pastore.  Giovanni  vescovo  d'Ugeuto  con 
quello  d'Aversa  assistè  il  cardinal  Bian- 
chi nel  1 28r)  alla  consagrazione  della  chie- 
sa di  s.  Angelo  di  Gaeta.  Altro  Giovan- 
ni divenne  vescovo  d'  Ugento  nel  i363. 
Leonardo  morì  nel  1  892,  ed  a'  1 5  gennaio 
Bonifacio  IX  trasferì  da  Lettere  a  Ugen- 
to, Tommaso  che  finì  di  vivere  neh  390. 
In  questo  il  Papa  gli  diede  in  successore 
Giovanni,  il  quale  essendo  suddiacono, 
l'antipapa  Clemente  VlH'avea  senz'altro 
ordine  fatto  consagrare  pseudo-vescovo 
di  Monopoli  e  poi  creò  anticardinale  dei 
ss.  XII  Apostoli;  ma  avendo  abiurato  lo 
scisma  e  ritornando  all'ubbidienza  di  Co- 
uifacio  IX,  questi  lo  dispensò  dagli  ordi- 
ni non  ricevuti,  e  a' 18  agosto  gli  conferì 
il  vescovato  d'Ugento.  Morto  nel  1 4°  '  »  g'' 
successe  Tommaso,  ed  a  questi  definito 
nel  1 4o5  fu  surrogalo  fr.  Onofrio  o  Guo- 
lamo  rooiitano  di  s.  Agostino  di  Sulmo- 
na. Cessò  di  vivere  nel  14^7,  e  Martino 
V  elesse  Giovanni  che  visse  fino  al  1437. 
J\el  seguente  venne  eletto  fr.  JNuccio  de 
Neulono  minorità  dotto.  Neh44^  t'>l*P' 


U  G  E 
pò  canonico  di  Gidlipoli;  nel  «4^)4  Dome- 
nico Erarcli.  Nicola  morì  nel  1489,  eia 
questo  gli  successe  Antonio  Jaconi  nobi- 
le di  Lecce,  cappellano  regio,  indi  trasla- 
lo  a  Fozziiolo.  Alessandro  VI  nel  «494 
gli  sostituì  Mauro  de  Sinibaldi.  Dopo  l'ec- 
cidio e  spopolamento  d'Ugento,  l'impe- 
ratore Carlo  V  presentò  per  questa  sede 
CarloBiirroineo  milanese,  eClementeVll 
lo  iuslituì  a'9  marzo  i53o,  poscia  trasla- 
to a  Pozzuolo  nel  1537.  Il  vescovo  Bona- 
ventura morì  nel  1  558,  e  nel  seguente  gli 
successe  Antonio  Sebastiano  Minturnodi 
Traetto  ,  che  intervenne  al  concilio    di 
Trento,  nel  1 565  traslato  a  Crotone  e  lo- 
dato per  singolari  virtù.  Fr.   Desiderio 
Mazzapica  di  s.    Martino    pilermitano, 
carmelitano  di  profonda  scienza,  onde  fu 
teologo  al  concilio  di  Trento  e  caro  a  Fi- 
lippo H,  e  per  lui  nel  1  566  fu  fatto  ve- 
scovo d'Ugento,  che  governò  ollunameii- 
le,  lasciando  di  se  celebre  memoria  mo- 
rendo nel  i5q6.  In  tale  anno  Clemente 
Vili  dichiarò  vescovo  Giuseppe  de  Ros- 
si di  Castel  Paganico diocesi  d'Aquila,dot- 
lore  in  ambo  le  leggi,  già  prudenlissicjio 
uditore  di  3  nunzi  di  Napoli,  dipoi  tra- 
slato ad  Aquila.  Neh  099  Pietro  Guer- 
rieri spagnuolo, che  morto  neh  6  1  3,  per 
l'egregie  doti  gli  successe  neh6i4  Luca 
de  Franchi  napoletano,  carissimo  a  Fi- 
lippo III  che  lo  nominò  a  Paolo  V:  do- 
po due  anni  moiì  in  Napoli  e  fu  sepolto 
in  s.  Domenico  nella  tomba  gentilizia, sul- 
la quale  il  fratello  Vincenzo  fece  scolpire 
onorifica  iscrizione,  riportala  da  Ughel- 
li.  Neh  6 16  fr.  Giovanni  Bravo  de  Luga- 
na provincia  Belica,  romitano  di  s.  Ago- 
stino spagnuolo,  che  poi  abdicò  nel  1 627 
e  morì  nella  Spagna.  In  detto  anno  f». 
Luigi  Ximenes  spagnuolo  mercedario  , 
morto  neh 636.  Nel  seguente  Girolamo 
Martini.  Neh 649  Fdippo  IV  preseulòa 
Innocenzo  X  il  celebratissimo  Agostino 
Barbosa  portoghese  di  Guimaraeus  dio- 
crsi  di  Braga, della  chiesa  patria  tesorie- 
re, dottissimo  prolonotario  apostolico,  fi- 
glio del  celebre  giurecousullo  Emanuele 


U  GÈ 

e  fialello  del  canonico  Simone  teologo 
illtislre,aml)eclue  autori  di  dotte  opere, ed 
s'-y.T.  marxo  tu  pionnilgalo  vescovo, mor- 
to poco  dopo  a' 19  noveiidji-e  1649,  Ira 
l'universale  coinpiaulo.  Sepolto  nella  cat- 
tedrale, poi  il  detto  fratello  gli  pose  quel- 
lo s[»leudiJo  elogio  riprodotto  da  Ugliel- 
lt,incui  è  celebrata  la  sua  vasta  erudizio* 
ne,  la  sua  profonda  dottriun,  le  sue  mol- 
te opere  pubblicate  in  Lione.  Queste  so- 
no: Collcctaiwa  doclorum  in  uni\'c'fxicrn 
j'iis  Ponti/iciiiiii.  Collcctaiwa  docloruiiL 
ili  concìliiini  Tridenliiuuii.  De  of/icio  et 
potcjitate  Parochi.  De  officio  et potesta- 
le  Episcopi.  Jas  Ecclesiasticuni  univer- 
sum. Praxis  exìgcndi  pensiones.  Siiiii- 
ma  Jposlolicaruindccisioiiuin.  Tracta- 
tiis  i'nrii  de  Àxionialibiix  juris  iisufrc' 
(jueiìtiorilius.Ma  egli  viveutefurouo  mas- 
se aW  Indice  de' libri  proibiti.  Nel  1621, 
lìemissiones  doctovum ,  qui  varia  loca 
Concila  Irridenti/li  incidenter  Iracta- 
ritnt.  Nel  1 642,  Collectanea  Bnllarii,  a- 
liorwiKjue  SuinmoriiinPontifìcimi  Con- 
stiintionum,  ncc  non praccipiiaruin  De- 
cisionuni^quae  ah  j'Ipostolica  Sedc^  et 
Sacri.sCongrrgalionihiis  usque  ad  anno 
i633  emanar unt.^ti\  1  65o  Andrea  Lau- 
franclii  napoletano  teatino  ,  celebre  per 
dottrina  e  per  eloquenza,  regio  predica- 
tole. Assai  lodalo  per  solerzia,  integrità, 
zelo  perrincreuiento  del  culto  divino  nel 
popolo.  A' 23  giugno  1659  fr.  Lorenzo 
£n/.(nes  o  Diaz  carmelitano  spaguuolo  di 
Toledo  ,  e  di  quella  università  primario 
professore  di  teologia,  celebre  e  dotto;  go- 
vernò brevecoenle  con  gran  pietà,  vigilan- 
za e  lode,  poicliè  cessò  di  vivere  a'aS  no- 
vembre 1660.  Alessandro  VII  nel  i663 
gli  sostituì  Antonio  Carafa  nobile  napo- 
letano, insigne  teologo  teatino,  già  presi- 
de egregio  di  diversi  collegi.  Nel  1  7o5  fr. 
Pietro  Lazzaro  Terrero  degninoli  osser- 
vanti, professore  nell'università  di  Napo- 
li e  teologo  della  Monarchia  di  Sicilia.  Nel 
1713  Nicola  Spinelli  di  Capaccio,  già  ili- 
versar  uni  diocces  uni  Tranensi  videlicet, 
SfpontinaCf  Telesinae^  et  Angloneiisis 


U  G  E  5 

pro-pontifcx  decoratus  est.  Con  questi 
termina  ['Italia  sacra,  e  le  addizioni  del 
Coleli,  la  serie  de' vescovi  d'Ugeiito,  e  la 
completerò  collii  Votizie  di  Boniit.  Nel 
1722  d.  Andrea  iMadaloni  chierico  rego- 
lare na[)olelano.  Neli72'ii  fr.  Francesco 
Battaller  carmelitano  di  EIna  diocesi  di 
Perpignano.  Nel  1  730  d.  Giovanni  Rosso 
teatino  di  Capotlimonle  diocesi  ili  Napo- 
li. Neli73(S  fr.  Arcangelo  Ciccarelli  do- 
menicano d'iVltauiina  traslato  da  Lancia- 
no. Nel  I  747  Tommaso  Mazza  d'Ariano. 
Nel  I  7ti<S  Gio.  Domenico  Durante  di  Lec- 
ce. Nel  I  782  Giuseppe  Alonlicellidi  Brin- 
disi. Nel  1792  (liuseppe  Corrado  Panzi- 
ni  di  Molfetta.  Pio  VII  nel  concistoro  dei 
26  giugno  18  18  preconizzò  vescovo  Ca- 
millo Alleva  napoletano,  indi  a'28  dello 
slesso  emanò  la  bolla  De  utiliori  domi- 
nicae,  presso  il  Bull.  Roin.  cont.  t.  i5, 
p.  5'ò,  colla  quale  soppresse  il  vescovato 
lY Alcssano  (/^.),  e  1'  unì  in  perpetuo  a 
questo  d'Ugento.  Ed  è  perciò  che  nel  ori^- 
sente  articolo  mi  riservai  di  meglio  par- 
larne con  altre  notizie,  e  la  serie  de've- 
scovi  d'Alessano,  il  che  vado  ad  elfettua- 
re,in  uno  a  quanto  riguarda  LeucaoLeu- 
cadi  a,  poiché  a  questa  sede  vescovi  le  suc- 
cesse quella  d'  Alessano,  la  quale  non  si 
deve  conf(jodere  con  Alessio  ovvero  Lis- 
so  [V.)  d'Albania. 

Alessano  o  Alcssaneo,Alexanuin,A- 
lexanewies  sen  Leucadienses  Episcopi, 
città  vescovile  della  provincia  della  Ter- 
ra d'Otranto,  lungi  7  leghe  da  tal  cillà 
e  piìi  di  8  da  Gallipoli,  capoluogo  di  can- 
tone, è  bene  fabbricata  con  belle  strade, 
comode  abitazioni,  e  difesa  da  una  citta- 
della, situata  deliziosamente  in  aria  salu- 
bre. Nella  basilica  del  ss.  Salvatore  o  me- 
glio della  Trasljgurazionedel  Sigaore,au- 
tic.i  cattedrale,  il  capitolo  si  componeva 
delle  dignità  del  cantore  e  del  tesoriere, 
e  di  I  (  canonici  a'quali  spettava  la  cura 
d' anime  della  parrocchia,  che  perciò  e- 
sercilava  uno  di  loro.  Ebbe  il  seminario, 
i  conventi  de'religiosi  conventuali  e  cap- 
pucciui,4  coufrulciuile  d'ospedale.  L'c- 


6  UG  E 

}>iscopìo  era  contiguo  alla  cattedrale.  Vi 
!>ouo  mauifatture  di  mussole  e  di   stelle 
di  cutone,  da  cui  ricavasi  cospicuo  profit- 
to, iiou  che  alcuui  henelici  stuhiliinenti. 
Ebbe  il  titolo  di  ducalo  goduto  da'sigiio- 
ri  di  Cassano  piincipi  d'Aragona,  i  (jua- 
li  vi  esercitarono  la  giurisdizione  feudale. 
Vuoisi  che  sia  stata  edificata  sulle  rovine 
diLeuca  o  Levicadia,dislrutla  da'saraceni, 
lu  quale  avca  dato  il  nou>e  al  termine  del- 
li;  terre  napoletane  da  questo  canto,  cioè 
del  vicino  Capo  di  Leuca  ,  /({pjginni  o 
Sidantiiiuni  Proìiionloriiuii.  Questo  ca- 
po furiua  il  tallone  dello  stivale  che  figu- 
ra la  penisola  italiana,  e  determina  l'e- 
blremilà  orientale  del  gran  golfo  di  Ta- 
lanto,  e  la  separazione  del  canale  d'  O- 
Iranto  e  del  n)ar   Ionio.  La  AJìfologia 
lilerisce  che  in  Leuca  era  una  fontana  le 
cui  acque  aveano  cattivissimo  odore,  e 
che  i  giganti  chiamati  Leuteranii ,  dopo 
vl'v.ssersi  salvati  da  Flegra,  nella  Campa- 
nia, furono  inseguiti  da  Ercole  e  da  quel- 
l'eroe vennero  uccisi  in  questo  luogo. Per- 
ciò dicesi  che  la   fontana  era   uscita  dal 
sangue  loro,  e  la  costa  istessa  avea  (neso 
li  nome  di  costa  Leuternia.  In  Leuca  fu 
eretta  la  sede  vescovile  e  falla  sulhaga- 
liea  di  Otranto,  e  i  patriarchi  di  Costan- 
tinopoli vi  fecero  inlrodurie  il  rito  greco, 
[)er  dominarla  nella  giurisdizione  eccle- 
siastica, in  uno  ad  Olraiito  (f.)  e  nelle 
alile  Provincie  ecclesiastiche  che  sottras- 
sero all'ubbidienza  del  l'apa.  L'Ugtielli 
cominciò  la  serie  de'  vescovi  di  Leucadia 
con  Gerardo  del  97  1  ;  ma  tanto  il  Luceu- 
zi,  quanto  il  Coleti  suoi  annotatori,  rile- 
vano che  Gerardo  non  fu  vescovo  di  Leu- 
cadia, ma  lo  confuse  con  s.  Gerardo  ve- 
scovo di  Toul  ( P .),  iioiiLencadic/iscfn, 
sccl  Tullenscm  Ejìiscojmin.  Perciò  non 
solamente  vu  letta  lu  serie  dell'  (Jghelli, 
Italia  .sana,  t.  c),  p.  bG,  ma  le  addizio- 
ni e  correzioni  del  Culeli  nel  1. 1  o,  p.  i  2  i 
e  2o3.  Hi.  vescovo  che  si  conosca  è  (iof- 
(iedo  l\j)i.sc()j)iis  l.cucailciisis  ,  il  quale 
richiesto  a  Martino  IV  da'canonici  d'U- 
gente  per  proprio  pastore,  fu  loro  co  nces- 


U  G  E 

so  neli282, come  dissi  disopra.  Indi  tro- 
vasi Giovanni  di  Napoli  Lcucadcnsis^ct 
Alcxancnsis  Ejjiscopas  ,  registrato  al- 
l'annoi 283  inveteri  liber  Ccnsuuni  A- 
lexaiieiisis.  Guglielmo  Ferrari  di  Lecce 
sedeva  nel  f?9'-  Piolandodi  Porto  me- 
morato in  un'antica  scrittura  della  chie- 
sa d' Alessano  all'anno  i325  e  all'  anno 
1 333. Egli  era  di  patrizia  famiglia  di  Nar- 
do e  canonico  della  cattedrale,  peritissi- 
mo oe'due  jus  civile  e  canonico,  ed  ab- 
bate vicario  generale  della  chiesa  di  s. 
Stefano  di  Nardo.  Neh  333  fr.  Riccardo 
domenicano  consagrato  in  curia  dal  car- 
dinal Annibaldi  vescovo  Alexanensis  et 
Leucadiensisy  e  nel  1  33G  ottenne  il  brac- 
ciosecolare contro i chierici. Giovanni  mo- 
ri nel  1349.  Gli  successe  altro  Giovanni 
Sorano  già  canonico  di  Brindisi,  deputa- 
lo nelle  provincie  d'Otranto  e  di  Bari  col- 
lettore del  censo  apostolico,  trigiiita  uii- 
cias  aurij'nsti  pondcris  foin jnitando/lo- 
renos  quinque  anri  prò  qualiùct  n/iciir. 
Per  sua  morte  neli3G2  Libano  V  gli  so- 
stituì il  canonico  Giovanni  Anglici.  Del 
vescovo  Bartolomeo  si  ilice,  enjus  repe- 
titiir  memoria  in  Uh,  solai,  Praelat.  sub 
Bonifacio  IX, prò  quo praeante  pracdc 
cessorc  suo  soL'it  Paulus,  quisitheodeiii 
Ponti fìce  evasilliarum  Ecclesiaruni  E' 
piscupus.  Urbano  VI  provvide  Alexa- 
nenseni  Ecelesia/ii  con  Francesco  Guer- 
rieri di  Nardo,  dotto  e  chiaro  per  molte 
egregie  doti,  e  di  cui  scrisse  Luigi  Tassel- 
li, De  Antiquitatibiis  Lcueae.  Berenga- 
rio neh  4o2  fu  traslato  a  Castro  d'Otran- 
to. A'7  gennaio  di  dello  anno  gli  succes- 
se Paolo  summenlovato;  nel  1  4o5  Gio- 
vanni di  s.  Felice  o  Saufclici  canonico  di 
Melfi,  trasferito  neli4'23  a  Murano.  Se- 
deva neh  4^5  Domenico  di  Napoli.  Gia- 
como de  B.iucìuo  Calzo  de'priucipi  di  Ta- 
ranto, J'^piscopus  Leiieiidensis,  neh  .\j  i 
riedificò  la  chiesa  di  s.  Maria  de  Civo  di 
Nardo, di  cui  era  abbate  commendalario. 
Nell'i  I  aprile  1432  vi  fu  Irasferilu  fi.  Si- 
inoneda  Brindisi  minorila  EpiseopusHii- 
beuòis,  e  dopo  pochi  mesi  mori;  onde  u' 


U  G  E 

ìG  ottobre  gli  fu  surrogato  fr.  Gu'ulo  o 
Guiiluccio  di  Lecce  minoritn,  Lcocatliiis- 
/Jiilìslcx,  li'aslato  alla  patria  nel  1 438  e 
poi  arcivescovo  di  Bari,  soni(i)o  teologo. 
Neil' istesso  nmio  fr.  Lorenzo  domenica- 
no. Nel  1 4^'^  Benedetto  ili  Balzo  nobilis- 
simo napoletano;  si  dimise  nel  i48'S,  e 
gli  successe  Gio.  Giacomo  di  Balzo  Fin- 
scopiix  Lciicadcn'us  ,  restaurò  la  nomi- 
nata chiesa  di  s,  Maria  de  Givo.  iNel  i  5 1 2 
Gio.  Antonio  figlio  di  Gio.  Bernardino 
Aqiiaviva  i.°tluca  di  Nardo,  che  avendo 
i  torciti  con  incursione  rovinate  le  chie- 
se di  sua  diocesi  le  restaurò  e  abbellì,  fab- 
i)iicando  (|uella  di  Fato,  e  a' 18  marzo 
i5i7  passo  alla  sede  di  Lecce.  Cardinal 
Luigi  iV  Aragoim  (f  .),  Alexancnsis  et 
Lt'iicddieu'-is  Kpiscojxiln^  gli  fu  dato  in 
ainminislrazione,  ma  a'  1  7  maggio  lo  ras- 
segnò a  Leone  X.  Questo  l'apa  nnì  il  ve- 
scovato di  Alessanoe  di  Leucudia  a  ((nel- 
lo di  Lecce  durante  la  vita  del  vescovo 
Aijuaviva, che  morto  nel  1  32  5  il  vescova- 
to reslòdisgiuntodaLccce.  l'er  pochi  me- 
si ne  fu  ammiriistiatore  il  cardinal  Ago- 
stino 2'rivtilzi  (^.),  ed  a'20  luglioi52(3 
n'ebbe  l'amministrazione  il  canlinal  A- 
le!>sundro  Cf^sariià [f  .),\\  quale  la  cede 
con  regresso  nel  i53i.  A'  i5  novembre 
l'ebbe  Francesco  Antonio  Balduini  chie- 
rico di  Leucadia ,  y«x  cliviin  in  his  Ec- 
ck'siis  dìjcì(,e  morì  neliaSg.  Il  cardinal 
Cesarioi,  cui  spellava  il  vescovato,  lo  ce- 
de nel  I  540  a  Benedetto  de  Sanclis  cano- 
nico Valicano,  morto  neli542.  In  (jue- 
sto  fu  eletto  Evangelista  Cittadini  nobi- 
le milanese,  che  rinunziò  nel  1  549  ^  ^^ 
lì  in  patria  neli55g.  Nel  1 549  Anniba- 
le iNIagalotli  d'  Orvieto  canonico  Vatica 
uo,  morto  neli55i,  onde  da  Capri  vi  fu 
trasferito  Leonai  do  deMagistris.Nel  1  55  5 
GiulioGallelli  nobile  pisano,che  nel  1  5(ìo 
cede  la  sede  al  nipote  Giacomo  Galletti 
palermitano, e  morto  in  Roma  fu  sepolto 
neila  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva 
con  lapide  ,  Episcopus  Alexiiiien.  Nel 
I  5^4  pt^l  decesso  di  Giacomo,  il  iucche- 
se  Cesare  Busdrago,  indi  arcivescovo  di 


U  GÈ  7 

Chicli.  Nel  1  578  Ercole  Lamia  faentino  e 
avvocato  romano,  morto  nel  1591.  11  Ro- 
dotà, Dell'origine  del  rito  greco  in  Ita- 
liii,  f.  I,  p.  400,  parla  dicpiello  introdot- 
to nella  diocesi ,  che  tuttavia  (joriva  nel 
secolo  XVI.  In  rpial  tempo  in  essa  ebbe- 
ro accesso  i  greci,  e  se  l'esercizio  del  rito 
orientale  recò  vantaggio  alle  chiese,  non 
può  con  sicurezza  stabilirlo.  Gei  to  è,  che 
verso  la  fine  di  detto  secolo  alcuna  colo- 
nia dava  opera  al  culto  divino  collecere- 
monie  greche.  Ma  il  vescovo  Lamia  nel 
sinodo  diocesano  pubblicato  nel  1587 
presci  isse  a'sacerdoti  greci  una  forma  sol- 
ide dell'ostia  fermentala  per  uso  del  s. 
Sagi  ifizio.  Laonde  in  tale  anno  il  rito  gre- 
co erasi  ristretto  Ira  angusti  confini,  vi- 
vendo ancora  alcuni  sacerdoti  greci,  i  qua- 
li eseicilavano  l'ecclesiastico  ministero 
nel  rito  loro,  e  il  cui  numero  sembra  che 
fosse  stato  più  copioso  ne'  tempi  prece- 
denti. Nel  I  5q  i  divenne  vescovo  Settimio 
Burserio  o  Bursario  mantovano  (il  can. 
Biina,  Serie  de'vesco<'i  del  regno  di  Sar- 
degna,  lo  crede  vescovo  d'Alessio  in  Al- 
bania, e  che  fu  traslato  a  Casale  a'  1 2  giu- 
gno 1592),  dopo  6  mesi  trasferito  a  Ca- 
sale. A'iq  giugno  1592  Sestilio  Mazuca 
calabrese,  peritissimo  del'e  lingue  greca 
e  latina,  chiaro  per  varia  erudizione,  già 
precettore  del  cardinal  Pietro  Aldobran- 
dini,  con  ritenzione  pel  canonicato  Vati- 
cano,che  poi  dimise,  ed  in  morte  lasciò 
tutti  i  beni  a'poveri.  Nel  1  594  Orazio  Ra- 
pari  napolelano,  morto  nel  seguente  an- 
no. In  questo  fr.  Giulio  Dciifi  domenica- 
no fiorentino,  dotto  teologo  contro  l'ere- 
tica pravilìi;  cessò  di  vivere  nel  1  597  piis- 
simamente, e  fu  assai  pianto.  Tosto  gli 
successe  Celso  iMancini  ravennate,  dotto 
canonico  regolare  di  Ponto,  e  morendo 
nel  1612  lasciò  monumenti  del  suo  sape- 
re: De  jaiibus  Piincipaluuin.  De  eogni- 
tione  Iio/ninis,  (uiae  liiniine  naturali ha- 
hcri  potest.  Nel  1612  Nicola  Antonio  dei 
duchi  Spinelli  napolelano  lodalissin)O.Da 
Lavello  nel  163  j  vi  passò  d.  Placido  Pa- 
diglia  celestino  napoletano,  dottissimo  in 


8  UGE 

filosofia,  in  teologici  e  in  eloquenza  qinl 
piimnrio  pi edicalore ,  autore  deli' opere 
lodalee  lifeiiteda  Ughelli.  Franeesc'An  • 
Ionio RoheilidaCiipeilinoiliocesi  diNar- 
dò  nel  1 64*5  j  pei'ilissitno  nelle  leggi  e  in 
Rotua  uditore  di  più  cardinali,  virtuoso 
e  pio,  amato  da  s.  Giuseppe  da  Cuperti- 
no.  Neil 653  Giovanni  Grauafeodi  Brin- 
disi, canonico  di  JNnrdòe  vicario  genera- 
le del  vescovo  Chigi  poi  Alessandi'o  VII, 
che  nel  i  666  lo  trasferì  all'arcivescovato 
di  Bari,  encomiato  per  le  sue  doli.  Il  Pa- 
pa gli  sostituì  Andrea  Tontoli  nobile  di 
Siponto,  arcidiacono  della  metropolita- 
na, vicario  generale  dell'arcivescovo  e  poi 
capitolare:  zelantissimo,  tenne  più  sino- 
di, sradicò  diversi  abusi,  fu  molto  Imio- 
siniero  ,  col  capitolo  eresse  il  monte  fiu- 
menlario,  rifece  l'episcopio  da'fundamen- 
li,  restaurò  diverse  chiese  della  diocesi, 
abbellì  la  cattedrale  e  l'arricchì  di  nobili 
suppellettili  ,  e  fu  traslato  a  Viesli  nel 
1695.  In  questo  fu  eletto  Vincenzo  de' 
duchi  della  iMarra  napoletano,  abbate  de' 
canotiici  regolari  di  Tontolo, restaurò  rio - 
tabilmenle  la  cattedrale  e  l'ornò  in  più 
modi,  rifece  la  sagrestia  a  cui  donò  bel- 
lissimi paramenti  sagri,  e  fabbricò  la  tor- 
re canipauaria.  Pro  peregrinici  ad  Divae 
IlJariaedcLciicacpiotidicadvcitlantihiis 
pliira.se/ìipcr  lidtndlpdrata culnlitt.  Nel 
1718  Gio.  Belardino  Gianelli  beneven- 
tano, egregio  uditore  d'  Alessandro  Fal- 
conieri uditore  di  Rota  e  governatore  di 
Roma.  Riformò  i  costutni  del  popolo  e  la 
disciplina  del  clero,  amante  de'poveri  li 
soccorse,  riparòla  cattedrale  rovinala  clal- 
lealluvioni,  ne  accrebbe  gli  utensili  sagri 
pe'ponlihcali,  rifece  e  ampliò  l'episcopio 
e  lo  munì  d'un  propugnacolo  a  difesa  di 
ostile  invasione.  Riedificò  il  tempio  di  s. 
Maria  di  Leuca,  erigendo  di  nuovo  lecon- 
tigue  abitazioni  manomesse  dalle  barba- 
re incursioni,  aprendo  ivi  a'pellegrini  co- 
modo ospizio.  Con  esso  tei  mina  la  serie 
de' vescovi  d' Alessano  waW ludia  sacra,  e 
la  compirò  colle  Nolhu:  di  Roma.  Nel 
J743  Luigi  d'Ak'ksandro  di  l'orlici,  già 


L  G  H 

arcivescovo  di  s.  Severini.  Nel  1  7')4  Dio- 
nigi Lalomo  di  ilrindisi.  Vacata  la  sede 
nelirBi  restò  vedova  del  suo  pastore  si- 
no al  I  yga  in  che  fu  eletto  Gaetano  Pao- 
lo de  ]Medici  de'pii  operai,  ili  Lombardi 
diocesi  di  Tropea,  e  fu  l'ullimo  vescovo 
d' A  lessano.  Questa  sede  restata  di  nuovo 
vacante  ne'primi  anni  del  corrente  seco- 
lo, come  notai,  la  soppresse  Pio  VII  nel 
1818  ,  ed  mù  a  Ugento,  al  cui  vescovo 
Alleva  nel  dicembre  1 8^4  successe  Fran- 
cesco Saverio  d'Orso  di  Rullano  diocesi 
tl'Ugenlo.  Per  sua  morte,  Leone  XII  ai 
28  gennaio  i8?.8  dichiarò  vescovo  d'U- 
gento  fr.  Angelico  Mesti  ia  cappuccino,  di 
Ferrandina  tliocesi  di  Matera,  che  nel  suo 
ordine  funse  le  primarie  cariche  di  com- 
missario generale,  ministro  provinciale, 
e  postillatore  delle  cause  de*»anli,  esami  - 
natole  sinodale  di  Bovino,  s.  Severina  e 
Salerno,  dotto  e  virtuoso.  Pel  suo  deces- 
so, Gregorio  XVI  nel  concistoro  de'  19 
maggio  I  837  preconizzò  ralluale  vescovo 
mg.'  Francesco  Bruni  della  congregazio- 
ne «Iella  Missione  di  Bisceglia,  superiore 
della  casa  di  Bari,  encomiandone  la  pie- 
tà, la  dottrina  nelle  facoltà  filosofiche  e 
teologiche,  la  gravità, la  prudenza, l'espe- 
rienza. Ogni  nuovo  vescovo  è  lassato  nei 
libri  della  camera  apostolica  in  fiorini 
I  3o,  ascendendo  le  rendite  della  men'ia 
a  circa  2000  ducati  napoletani.  La  dio- 
cesi si  [)rotrae  a  più  miglia,  e  contiene  3(> 
luoghi. 

UGHELLl  FE^nl\A^D0.  Nacque  in  Fi- 
renze neli5q)  da  buona  fimiglia,ed  en- 
trato neiroriline  cistercien>»e  col  suo  ta- 
lento e  co' suoi  studi  tosto  vi  si  ilislinse 
in  maniera  particolare,  d<i  Firen/.e  aven- 
dolo i  suoi  superiori  mandato  a  Roma  a 
fare  il  corso  di  filosofìa  e  teologia.  Impe- 
rocché fu  promosso  a  diverse  cariche  o- 
norilìche,  a  procuialore  di  sua  provincia, 
presidente  di  sua  congregazione,  e  .ul  ali- 
baie  claustrale  della  celebre  abbazia  /////- 
//«vdelle  Tre  Fontane  (/-  .).  Stimalo  dai 
Papi  Alessandro  Vile  Cleaienle  IX,  fu 
beneficato  e  piolcllo  da  csai  con  aimua 


U  G  il 
pensione  di  5oo  scudi,  e  fatto  consulto- 
re della  s.  congregiizione  dell'Indice,  |)er 
incoiaggiilo  e  compensarlo  de'suoi  nobi- 
li travagli  letterari.  II  cardinal  Carlo  de 
Medici   de'  gianiliiclii  di  Toscana,  mor- 
to decano  del  sagro  collegio,  l'ebbe  a  suo 
teologo.  Scrisse  diverse  opere,  ma  (|uel- 
la  che  lo  rese  emint-nleniente  benemeri- 
to e  immortale  è  l'Italia  sacra.  Questa 
egli  inlraprese  per  i  consigli  e  le  esorta- 
zioni del  cardinal  Carlo  Emanuele  l^iodi 
Savoia  ferrarese,  e  precipiiametile  del  ve- 
scovo di  Borgo  s.  Dontnno  Filippo  Ca- 
soni sarzanese.  Laonde  egli  ne  fece  memo- 
ria di  gratitudine,  quanto  ni  cardinale 
l'io  nella  serie  de'vescovi  d'0«,lia  e  Vcl- 
lelri,  e  in  quella  de'  vescovi  di  lioigo  s. 
Donnino  qiiaritoal  vescovoCasoni.  .Scris- 
se del  cardmale:  Salis  habiicrb,  si  illuni 
ex  vero  dixero  me  propc  tnodiiin  in  hoc 
opere  anintum  despondenlein,  sitis  ad- 
hortatioiiihus,  proinissisqne  adefiisdcm 
muhoties  impitlcril  perfcclioìu'iìì.  Scris- 
se del  vescovo:  Cui  aeterna  oìdii^ntionc 
tc/ic/nur,  ut  non  seineldixinius,  (juod no- 
his  generosa  exhortatione  ad  opus  hoc. 
perfide nduni  \'iam  ostenderil,pergit Ec- 
clesiani  sihi  comniissani  perhelle  admi- 
lustrare.  Ricusò  il  p.  Ughelli  sempre  i 
vescovati  che  gli  furono  ripetutameli  le  of- 
ferti; morì  in  Roma  di  7 5  anni  nel  1670, 
e  fu  sepolto  nella  sua   abbaziale  Chiesa 
de' ss.  ì  incenzo  ed  Anastasio  alle  Tre 
Fontane  {F.).  Ivi  il  cardinal  Francesco 
Barberini  decano  del  sagro  collegio  gli 
pose  l'iscrizione  marmorea  riportala  do- 
po la  prefizione  òtW [lalia  sacra,  dell'e- 
dizione di  Venezia,  in  cui  si  legge  nello 
splendido  e  giusto  elogio  :  Cui  dehet  I- 
talia  Sacros  Antistitcs...  Franciscus  E- 
pìscopns  Ostiensis  de  suo,  caeterisque 
Episcopatus.  Le  altre  opere  dell'erudì- 
tissiiuo  e  dotto  Ughelli  sono:  i. "Aggiun- 
te alle  Vitacy  et  rcs  gestae  Pontificuni 
lionianorum,  et  S.  R.  E.  Cardinalin/n, 
del  p.  Ciaccolilo,  dell'edizione  deli65o. 
2.°  Cardinaliuni  Elogia,  qui  ex  sacro 
ordine  Cisterciensijloruere,  Floienliue 


UGH  9 

1 624DÌ  più  scris.se:  Trattato  degli  scrit- 
tori dell'ordine  Cisterciensej  XII  libri 
«Ielle  /'ile  de' santi  dello  stesso  ordine; 
Tr</t'ato  de'  fdK'ori  accordati  a'Cister- 
ciensi  per  l' intercessione  della  Madre 
di  Dio.  3."  Coluninensis  fanriliae  Ctir- 
dinnliuin  iniagines  ad    invimi  espres- 
saeet  aeri  incisae,  suinmaiitiinque  elo- 
giis  exornatae,  KomaeiGjo.  4.°  Albe- 
ro e  storia  della  famiglia  de  conti  di 
Marsciano,  Roma  1 667.  5."  Genealogia 
de'Capizucchi,  lioma  1  653.  Abbiamo  in- 
oltre: Anecdota  Ughelliana  che  trovasi 
nel  t.iodeir//rt/m.sv/r/-rt  e  contiene.  CViro- 
conicon  Fossae  IVovae.  Chronicon  Ali- 
nensis.  Gesta  triumphales  per  Pisanos. 
Fraginentum  Chronici  Pisani.  Annales 
rerum  Pisanornm.  Chronicon  breve  Pi- 
sanimi.  Chronicon  aliud  breve  Pisammi. 
Laureiìtio  /'eronensis ...  rerum  in  Maja- 
rica  Pisanornm.  Richardi  de  s.  Germa- 
no Chronicon.  Menologiimi   Graecorimi 
fussu  Basilii junioris.  Chronica  monaste- 
rii  s.  Barlholoinaei  de  Carpineta,  fi  istoria 
fimdationis  tnoiiaslerii  s.  Clementis  In- 
sulae  Piscariae.   De  rebus  Friderici  II 
iniperatoris,  ejus  fUiorum.  In  Roma  egli 
pubblicò  nel  iG^i-G^  in  9  tomi:  Italia 
sacra,  sive  de  Episcopis  Iialiae,  et  fnsii- 
larum  ad/aceniium,  rebusque  ab  iisprae- 
claregeslis,  deducla  serie  ad  nostra/n  us- 
qne  aetalein.  Opus  singulare  Provinciis 
XX  distinctiini,  in  quo  Ecclesìaruni  ori- 
gine.s,  urbinni condì tionei,  principimi  do- 
nationes,  recondita  monumenta  in  liiccni 
proferuntur.  L'Ughelli  con  questa  vasta 
e  laboriosa  compilazione  non  imitò,  co- 
me alcuni  pretesero.ma  precedette  ne!  co- 
minciare la  sua  pubblicazione,   il  gran- 
dioso e  utilissimo  lavoro  fatto  da  Saiiile 
Marlhe  sulle  Chiese  di  Fianci,i.    Gatlia 
Christiana  quaseries  ouiniuni  Episcopo- 
rimi  et  Abbatuin  Franciae,  vicinarum- 
que  ditionuin,  ab  origine  Ecclesiaruin,  ad 
nostra  tempora  per  quntuor  tomos  de.dit- 
cilur.  Opusfralrum  gemellorum  Scaevo- 
lae  et  Ludovici  Sainmailhanorimi  au- 
ctuiii,  a  primo  in  luce  tduiua  a  l'eira. 


10  UGff 

Jhclio,  Ci  Klcolno  S(iininnrthnm<!  Scae- 
yQÌiic  filiis,  Litflo\'ici  ncpotilncf,  Liitetiae 
l'.iiisioiuin  i656.  Scevola  III  e  Luigi  fia- 
Iclli  gemelli,  e  figli  cliScevoIit  II  tli  Sain- 
le-Mai  the  ili  London,  sloriogi  ad  ili  Lui- 
gi XIII  e  il  2.°  ecclesiastico  ilopocliè  la 
moglie  picseil  velo  inonnslico.  raon  Sce- 
vola nel  I  65o  e  Luigi  nel  i65(i.  Insieme 
scris>iei'o  la  GalLia  Clirisliaiia,  poiché  le 
simili  opere  il|  Giovanni  Chenu  e  Claudio 
Piobeil  lascia  vano  desiderare  ancora  niolr 
te  cose.  Quindi  i  figli  di  Scevola,  Pietro, 
Abele  e  Nicola  dierono  l'ultima  mano 
alla  Gallia  Christiana^  specialmente  A- 
beie  poi  geiieraledella  coi)giegazione  del- 
l'Oratorio, che  rivide  tutta  l'opera,  ne  li- 
mò lo  stile,  e  con>pose  l'epistola  dedi- 
catoria e  la  pi  'fazione.  Di  piti  i  3  fratel  - 

11  incoraggiali  con  pensione  dall'assem- 
blea del  clero,  fecero  nuoviS  ricerche  per 
meglio  perfezionar  l'opera  in  un'altra  e- 
dizione.  L'impresa  fu  sospesa  per  la  mor- 
te di  Nicolò  e  per  le  cure  degl'impieghi 
conferiti  ad  Abele.  Il  p.  Massimiliano  di 
Sainle-iMarlhe,  suo  parente  e  confratel- 
lo, avendo  voluto  continuarla,  la  giudi- 
cò supcriore  alle  foize  d'un  uomo  solo; 
e  tutte  le  notizie  raccolte,  che  doveano  au- 
mentare d'un  quarto  i  lavori  de'diie  pri- 
mi autori  ,  vennero  mandate  al  p.  Dio- 
nigi di  Sainle-l\I<u'lhe  benedettino  della 
congregazione  di  s.  Mauro,  il  quale  asso- 
ciatosi parecchi  suoi  correligiusi  publjlicò 
nel  I  7  1 5  i  primi  volunji  à{i\\i\  G  alba  Clivi- 
sliaiui  nova,  ma  non  essendo  stata  ter- 
njinala,  bisogna  ricorrere  all'edizione  del 
j656  per  le  metropolitane  di  Tours,  Be- 
saiKjon,  Vienna  e  Utrecht.  Quanto  ad  A- 
bele  e  I'iclro,ejSÌ  intiapreseio  altro  lavo- 
ro imuienso  e  colossale,  che  dovea  ab- 
l)racciar  la  !>toria  ih  tutte  le  chiese  del 
mondo  cristiano,  col  titolo  di  Orhis  Clui- 
sùaniis.  I  materiali  da  essi  raccolti  furo* 
no  deposti  nella  biblioteca  di  s.  Magio- 
no,  e  riuscuuno  di  gran  giovamento  al 
p.  Le  Qiiien  pel  suo  Oritns  CUnstinnux. 
in  iniiiuri  |)iopurzioni  e  relative  a  ipieile 
d  uu  L'/-io/i(/'7c',  «pulsi  enciclopedico,  mi 


UG  H 

lusingo  aver  dato  in  questa  mia  opera  un 
compeiidi(j  dell'  Orhis  Clirislianns.  Dal 
(in  (pii  detto  duii(|ue  apparisce,  che  il  ce- 
lebre e  benemerentissimo  p.  tJghelli  non 
imitò  i  Sammortani,  cominciò  prima  di 
loro  e  neliBJj-S  a  pubblicare  la  sua  fta- 
Ha  sacra ,  e  forse  questo  suscitò  ne'  ge- 
n)elli  Scevola  e  Luigi  l'idea  della  Gallia 
Christiana, i)  almeno  la  scrissero  contem- 
poraneamente all'Ughelli.  In  prova  di  che 
trovai  indispensabili  I  riferiti  particolari, 
che  si  rannodano  al  mio  lavoro.  L'Ughel- 
li  non  fece  la  storia  di  tutte  le  abbazie 
d'Italia,  ina  di  non  poche  riportò  molle 
notizie.  Bensì  vi  supph  il  p.  .Agostino  Lu- 
bin,  Abbatiaruni  Italiae  brevis  notitia, 
llomaei6g3.  Piuttosto  Chenu  e  P^obert 
precedettero  l'Ughelli.  L'avvocalo  Gio- 
vanni Chenu  ci  diede:  j:Inhif/}iscoporuiìi 
et  EiMscojjoriLui  Galliat  chronologica 
hisloria,  Parisiis  i  Gì  i  . Chronologia liislo- 
rica  Palriarcharuiii ,  Archiepiscoporuiii 
Bituriccnsium  et  Aqtulaniamnt  Pritiia- 
<M'/i,l'arisiis  1 62  1 .11  canonicoClaudioBo- 
beit  ci  diede:  Gallia  Christiana  in  qua 
regni  Franciat  dilionuinque  vicinartini 
dioeceses ,  et  in  iis  praesules  describun- 
tur,  Parisiis  1626.  A  questi  diiiKjue  si  dà 
la  gloria  dell'idea  dell'opera,  poi  couside- 
rabilmenteaumentatada'Sammartanì.E 
prezioso  il  lavoro  vasto  dell'Ughelli,  an- 
che per  la  copia  de'docmnenti,  de  iliplo- 
mi  de'priucipi  e  delle  bulle  de'Papi  che 
contiene;  ma  non  va  esente  da  molte  ine- 
sattezze, assolutamente  inevitabili  in  o- 
peru  così  colossale,  e  degne  perciò  di  scu- 
sa, ed  il  suo  nome  sarà  sempre  glorioso 
e  in  beneilizione.  D.  de  Viscli  autore  del- 
la Biblioteca  dell'  ordine  di  Cislercio  lo 
appella  l'ornamento  d'Italia,  la  gloria  dei 
suo  Old  ine,  e  un  astro  bi  il  laute  ilellaChie- 
sa.  11  cistercieuse  p.  ab.  Giulio  .Vuibrogio 
Lucenti,  autore  della  storia  de' santi  e  al- 
tri servi  ih  Diodi  /^oA;,'/jt)  (/''.),  compen- 
diò l'opera  dellLghelli  e  la  pubblicò  con 
(pie>to  titolo.  Italia  sacra  li.  P.  Fcrilitian- 
ili  UghelU  reslrictti,  ancia,  ventali  niu- 
gis  cuuiniciidula,  opera  ci  studio  d.  Ju- 


ti  G  H 
///  Ainhroiii  Lucenlii ,  tju.<!(ìem  ordinis 
obbalix:  opus  sin^iilan\  tril/it<;  toniti  no- 
yissitnc  (Iisli'n<:titm,.stil>.scqiitnte  qtiqrto  in 
(ino  Ecclcsiaruiii  origines,  iirhuim  coti- 
(Itùones,  jura,  pnncipuni  (lonulionex,  et 
lecondila  nionumenla  profertintur,  citm 
icrlis notis  ctpraeclaris  anirnaiì\'ersioni- 
bus,  Romae  1704.  In  (|iie.>ta  eilizioiie  il 
l>.  Lucenti  scrisse  l'elogio  del  granile  U- 
glielll,  non  tuc-no  per  le  sue  vaste  cogni- 
zioni, colie  (]uali  ci  (Jieile  un  immenso  te- 
soro di  erudizione,  che  per  le  sue  virtù. 
Indi  Nicola  Coleti  di  Venezia  e  sacerdo- 
te delia  cliiesa  di  s.  JNIoisè,  si  a()plicòcou 
gran  profìllpagli  sluili,  singolarmente  di 
hluria,  erudizione  e  anticliità ecclesiasti- 
ca. Stabilito  per  opeia  sua,  e  commesso 
alla  direzione  di  suo  tratellu  Sebastiano 
in  Venezia  loro  patria,  il  negozio  di  li- 
braio e  stampatore,  considerando  che  al- 
la grande  opera  dell'UghelIi  si  rim()rove- 
ravano  molti  errori  ed  ouimissiuiii,  e  che 
non  andava  oltre  Tanno  164B,  ne  intra- 
prese la  laboriosa  correzione  e  le  aggujn- 
le  sino  a'suoi  giorni  per  una  nuova  edi- 
zione.Questa  cominciò  nel  1  7  1  7  e  fu  com- 
pita nel  I  722  col  I  o.'  Ionio.  Nicola  la  dedi- 
cò aClemeute  Xl,uia  l'edizione  riuscjQje- 
po  corretta  della  prima. Poi  ta  per  titolo  il 
j  ."tomo:  halui  sacra,  ec.  editto  secunda , 
ancia  et  emendata  cura  et  studio  Nico- 
lai Coleli^  Ecclesiae  s.  Moysis  f'enetia- 
rum  sacerdotis  alunini,\tiufiù\>»9^ud  Se- 
bustianuraColeti  1  7  1  7. Il  1. 1  o.°couteiien- 
le:  Episcopalus  Italiae  deperditi  et  an- 
tiquati \'el  alteri  sedi  uniti:  Addendii  et 
corrigenda  in  noveiiiIlaUae  sacrae  toniis 
jam  editis.  li  titolo  di  detto  tomo  è  :  ita- 
liae sacrae  tomus  decimiis  seti  Jppen- 
dix  in  qua  praeler  Anecdota  UgheUia- 
ii/7y  Antiquati  haliae  L'ptscopatus,  sup- 
jìleinenlaquacdain ,rt  correclion.es  adno- 
veni  praecedenlia  \>olutnJia,et  multipli- 
cts  Itidices  generales  proferuntur ,  cura 
et  studio  Nicolai  Colcli  t[c.,  Veneliis  a- 
pud  SebastianuniColeli  1  7  22. Nicola  inol- 
tre di  grande  animo  si  accinse  pure  alla 
nuova  e  laburiusi»simucdiì^iouti  della  col- 


U  GII  II 

lezione  de'concilii  pubblicala  da' gesuiti 
Labbé  e  Cossart,  e  vi  riuscì  mirabilmen- 
te per  l'oriline,  le  aggiunte,  le  correzioni 
e  reruilizioiie.  (Compose ancora  tliversi  li- 
bri, e  nioi  I  nel  1  7G  )  d'8j  anni.  I  suoi  in- 
faticabili  esempi  letterari  furono  seguiti 
ila'4suoi  nipoti  figli  del  fratello  Sebasti.»- 
ni).  Uno  di  eisi  fu  il  p.  Gio.  Domenico  Co- 
leti  autoredi  iliverse opere,  siccome  il'iii- 
gegiiu  vasto,  fertile  e  vivace.  Di  piìi  riu- 
lù  e  scrisse  1  o  tomi  di  correzioni  e  ili  ag- 
giunte importantissime  |)er  1'  Italia  sa- 
cra, che  niss.  lasciò  alla  famiglia  quando 
inori  in  Venezia  nel  1799.  Tali  [neziosi 
inss.  tuttora  ineiliti  passarono  eil  e-<istonu 
nella  celebre  biblioteca  Marciana  di  Ve- 
nezia,in  parecchi  codici,  de'cpiali  prollcua- 
meiite  si  va  giovando  il  eh.  ab.  Giuseppe 
Cappelletti  nell'opera  che  coininciò  a 
[)ubblicare  in  Venezia,  co'tipi  del  riputa- 
lo stabiluneiilo  dell'editore  Giuseppe  An- 
loiielli,  nel  1  84 4.  Col  titolo:  Le  Ckiesed' [~ 
tallii  dalla  loro  origine  sino  ai  nostri 
giorni.  Inoltre  l'Ughelli  fu  corretto  da- 
gli speciali  storici  delie  chiese  vescovili, 
e  di  essi  me  ne  giovai  in  molle.  Il  p.  in. 
(r.  Giacinto  Sbaraglia  tic'  minori  con- 
ventuali, dottore  in  teologia,  celebre  per 
le  sue  dotte  opere,  alcune  delle  quali  en- 
comiai nel  voi.  XXVF,  p.  14^  e  14^, 
cioè  la  continuazione  del  p.  VVadiiigo,  ed 
il  Dullariuin  Franciscanum. Q^iìtsld  rac- 
colta preziosa  fa  conoscere  molti  religio- 
si francescani  celebri  per  dottrina,  co- 
stumi e  sanlitèi,  di  cui  gli  Annali  del  p. 
Wadingo  non  ne  fauno  menzione  ovve- 
ro ne  parlano  assai  succintamente  ;  molli 
passi  storici,  molti  vescovi  e  molte  altre 
persone  intorno  a  cui  gli  Annali  eccle- 
siastici, le  Collezioni  de'concilii,  l' fdi- 
Ha  sacra,  la  Gallia  Christiana,  avreb- 
bero bisogno  di  correzioni  e  di  aggiunte. 
Appunto,  (pianto  aW Italia  sacra,  il  p. 
Sbaraglia  ne  intraprese  la  correzione  e 
la  continuazione,  e  lasciò  alla  ->ua  morte 
mss.  otto  grossi  volumi.  Pervenuti  que- 
sti alle  mani  del  p.  lu.  fr.  Stefano  Rinal- 
di dello  slesso  suo  ordine,  siccome  for- 


12  UGO 

nilo  di  molle  cognizioni  e  di  singolare 
liaspoilo  [)ev  lai  genere  di  studi,  animo- 
so imprese  a  proseguire  l'encomialo  la- 
voro, senza  però  ridurlo  a  quella  perfe- 
zione che  slimava  necessaria  per  darlo 
alle  slampe.  Alla  morte  di  quest'ultimo, 
avvenuta  nel  convento  de'ss.  Apostoli  di 
lloma  a' 12  settembre  1807,1  prcgievoli 
volumi  del  p.  sbaraglia,  da  esso  accre- 
sciuti, furono  mandati  al  convento  de' 
minori  convenluali  di  Monte  San  Pie- 
Irangeli  nella  Marca, delegiizione  di  Fer- 
ino, al  (juale  spellavano  secondo  il  co- 
stume dell'  ordme  per  essere  il  defunto 
nativo  di  s.  Anatoglia  nell'arcidiocesi  di 
Camerino,  aggregato  a  quel  convento. 
Siccome  si  sospettò  che  i  mss.  in  discor- 
so da  Monte  San  Pietrangeli  fossero  stali 
trasportati  alla  biblioteca  del  convento 
di  Pesaro;  in  quest'incertezza  scrissi  a 
quel  Km."  p.  guardiano  per  verificare  il 
dubbio,  e  ri'ebl)i  gentile  risposta  :  Che  i 
inss.  del  p.  Sbaraglia  ed  i  mss.  del  p.  Ri- 
naldi, realmente  erano  stati  portati  al 
convento  di  Pesaro,  ma  poi  si  restituiro- 
no a  (piello  di  Monte  San  Pietrangeli,  nel 
quale  atliialmente  rilrovansi. 

UGO  (s.),  vescovo  di  Rouen.  Figlio  di 
Drogoiie  duca  o  conte  di  Sciampagna,  e 
di  Adallruda,  era  cugino  germano  del  re 
Pipino.  IN' alla  apprezzando  le  cose  del 
mondo,  si  fece  religioso  a  Fontenelle  ov- 
vero a  Jumièges,  e  donò  a  questi  due  mo- 
nasteri beni  considerabili.  JNel  j-ìi  fu  e- 
levato  alla  sede  metropolitana  di  l'iouen, 
e  venne  altresì  incaricalo  di  governare  le 
diocesi  di  l'arigi  e  di  Ijayeux,  non  che  le 
abbaziedi  Fontenelle  e  di  Jumièges.  JNel- 
r  iiccetUMe  lauti  benefizi  ad  un  tempo, 
L'bbesollaiiloiu  mira  d'impedire  che  non 
ne  venissero  dilapidali  i  beni  dai  secolari, 
cui  incomincia  vasi  darli;  mentre  egli  im- 
piegò tulle  le  rendite  in  opere  sanie.  Mo- 
ri il  Jouiièges  l'anno  ySu,  ed  è  nominato 
nel  militi;  olugio  romatio  il  9  di  aprile. 

lj(jO(^.),  illibate  di  Cluny.  Discenileu- 
1e  ilella  ciisa  sovrana  de'd ui  hi  ili  borgo- 
gna, nacque  ucUo24a  Seuiur  nel  Dne- 


U  G  O 

nese, diocesi  d'Autun,  dal  conte  Dalmazio 
e  ila  Aremburga  di  Vergy.  Il  padre  lo  de- 
stinava alla  carriera  militare,  ma  la  ma- 
dre adoperavasi  di  educarlo  per  servigio 
della  Chiesa.  Commessa  la  sua  educazio- 
ne ad  Ugo  vescovo  d'Auxerre,  fratello  di 
suo  avo,  si  accese  del  desiderio  di  lascia- 
te il  mondo,  ed  ottenuta  la  permissione 
di  ritirarsi  fra'  monaci  di  Cluny,  fece  la 
sua  professione  religiosa,  dopo  un  rigo- 
rosissimo noviziato,  in  etàdiiGanui.  In 
processo  di  tempo  fu  eletto  priore,  e  nel 
1049  successe  a  s.  Oddone  nel  governo  di 
quel  monastero.  Nell'oltobre  del  seguen- 
te anno  assistette  al  concilio  convocato  a 
Reims  da  s.  Leone  IX;  poi  accompagnò 
il  Papa  a  Roma  e  intervenne  al  concilio 
che  condannò  gli  errori  di    lìerengario. 
Godè  la  stima  dell'imperatore  Enrico  III 
iliVVrOjche  pacificò  con  Andrea  1  re  d'Un- 
gheria. 1  Papi  Nicolò  11  es.  Gregorio  VII 
l'onorarono  di  loroconlldenza,  e  pili  vol- 
te l'associiirono  a"  legati  eh'  essi  aveano 
iuFrancia.  Inlervenneaquasi  tutti  i  con- 
cilii  che  si  tennero  in  questo  regno,  ed 
adoperossi  alla  riconciliazione  dell'iuipe- 
ratore  Enrico  IV  con  S.Gregorio  VII.  Ur- 
bano Il  e  Pasquale  II  furono  parimente 
grandi  estimatori  del  mento  di  Ugo,  il 
quale  ad  una  rara  atlitudine  per  gli  allu- 
ri, aggiungeva  tutte  le  virtù  di  peifelto 
religioso.Dolce,  umile, caritatevole  e  mor- 
tificato,  invigilava  sollecito  al  manteni- 
mento della  disciplina  in  tutte  le  case  del 
suo  ordine,  e  specialmente  nel  monastero 
di  Cluny,  dove  fece  rivivere  lo  spirito  dei 
monaci  antichi.  Morì  nel  i  1  09,  a'  29  a- 
prile,  giorno  in  cui  si  celebra  la  sua  fe- 
sta, essendo  sialo  annoverato  fra  santi  dal 
Papa  Calisto  11  circa  il  1121.  Abbiamo 
del  santo  abbiile,  nella  BiblioLcca  Clu- 
niaci'iisc,  nìolle  lettere  e  vari  statuti  pie- 
ni di  saggezza  pe'  suoi  monaci,  e  pei  re- 
ligiosi di  Alarcigni  ch'egli  avea  fondato. 
UGO  (s.),  vescovo  di  Grenoble.  N.\c- 
que  nel   10 53  a  Castel  Nuovo  nel  Delll- 
nalo,  diocesi  di  Videnza.  Oddone  suo  pa- 
dre eia  un  espello  nllieialo,  clic  accop- 


U  G  O 

pinva  perfetlnmenle  i  doveri  del  ciisfla- 
iiesimo  a  quelli  della  sua  professione,  e 
adopi'avasi  per  inanlenere  la  disciplina 
fra'  soldati  e  far  loro  osservare  la  divina 
legge.  Esso  lasciò  poscia  il  mondo  per  an- 
dare a  finirei  suoi  giorni  nella  gran  certo- 
sa, sotto  il  governo  di  s.  Brnnone,  ed  ivi 
morì  sanluniente.  Ugo  gli  amminisliò  gli 
nlliuii  sagrameuli,  e  coniòrtò  altresì  in 
morte  sua  madre  ch'era  rimasta  nel  mon- 
do. Percorsi  con  profitto  gli  studi,  senza 
mai  trascurare  gli  esercizi  di  pietà,  si  fece 
monaco  per  dedicarsi  interamente  al  ser- 
vigio di  Dio.  \enne  nominalo  a  un  ca- 
nonicato della  cattedrale  di  Valenza,  do- 
ve essendosi  recato  Ugo  vescovo  di  Die 
nel  Delfiuato,  poscia  arcivescovo  di  Lio- 
ne, cardinale  e  legalo  della  s.  Sede,  fu  tan- 
to invaghito  delle  di  lui  virtù  e  bell'in- 
gegno, che  volle  unirlo  a  se.  Durante  la 
sua  legazione  gli  diede  l' incarico  delia 
riforma  di  molti  abusi,  eh' eransi  intro- 
dotti fra  aUpjanti  ecclesiastici.  Nel  con- 
cilio tenuto  dal  legato  in  Avignone  nel 
I  080,  in  cui  tratlossi  della  scella  d'un  pa- 
store per  la  chiesa  di  Grenoble,  fu  eletto 
Ugo  a  tale  dignità,  che  per  la  sua  umiltà 
non  avrebbe  accettata,  se  il  legato  ed  i 
padri  del  concilio  non  gli  avessero  ordi- 
nato ili  sottomettersi.  Segui  il  legato  aRo- 
ma,  o  ve  fu  consagralo  da  s.  Gregorio  V  1 1, 
provvedendo  a  tutte  le  spese  della  ccre- 
niuina  la  gian  conlessa  Matilde,  che  gli 
fece  presente  della  troce,  della  mitra  e 
d  altri  episcopali  ornamenti.  Recatosi  alla 
sua  sede,  si  adoprò  0  riparare  gli  effetti 
funesti  della  mala  condotta  del  suo  pre- 
<lecessore,  e  ad  eliminate  i  deplorabili  a- 
busi  fra  il  suo  gregge  introdotti.  In  poco 
tempo  cangiò  l'aspetto  della  diocesi;  ma 
non  ebbe  appena  passalo  due  anni  nel- 
l'episcopato, che  volle  rinunziarvi  per  u- 
millà,  seguendo  in  ciò  l'esempio  di  molti 
santi,  e  sperando  che  il  Papa  non  oppor- 
rebbesi  al  suo  divisamento.  Andò  dun- 
que a  vestire  l'abito  di  s.  Benedetto  nel- 
l'abbazia della  Chaise-Dieu  nella  diocesi 
di  Cicrmonl  in  Alveigna,  ove  seguivusi 


UGO  1 3 

la  riforma  austera  di  Cluny,  ed  in  cui 
nell'anno  che  ci  visse  praticò  toltele  vir- 
iti d'un  perfielto  religioso.  Gregorio  Vl[ 
però  informalo  del  suo  ritiro,  gli  ordinò 
di  ritornare  alla  sua  chiesa.  Ugo  obbedì, 
riprese  le  sue  funzioni  con  novello  ardo- 
re, e  le  esercitò  con  sern[)re  più  crescente 
frutto,  occupandosi  quasi  di  conlinuo  nel- 
l'annunziare  la  parola  di  Dio.  S.  Biuno- 
ne  e  i  suoi  sei  compagni,  avendo  divisato 
di  allontanarsi  dairuuianoconsorzio,  egli 
li  consigliò  a  ritirarsi  in  un  deseito  della 
sua  diocesi,  chiamato  Certosa,  che  diede 
poscia  il  suo  nome  all'ordine  che  vi  era 
stalo  fondalo.  Ivi  li  condusse  neliot:)4,  e 
spesso  inseguitoli  visitavn.e  con  essi  trat- 
lenevasi  negli  esercizi  della  penilenza  e 
della  contemplazione.  Amoroso  verso  i 
poveri,  che  sempre  in  ogni  modo  sovve- 
niva, vendette  perfino  un  calice  d'oro  e 
parte  de'  suoi  ornamenti  episcopali,  per 
soccorrerli  in  tempo  di  carestia.  Avrebbe 
desideiatodi  andare  a  terminare  i  suoi 
giorni  nella  solitudine;  ma  Papa  Inno- 
cenro  11  non  annuì  alle  sue  preghiere,  e 
l'obbligò  a  compiere  il  cor>o  della  sua  vi- 
ta nell'episcopale  ministero.  Iddio  termi- 
nò di  purificarlo  co' dolori  il' una  lunga 
malaltia.che  gli  olferse  occasione  di  pra- 
ticare le  piìi  eroiche  virili.  La  beala  sua 
morte  accadde  il  1."  aprile  1  i32,  in  età  di 
forse  80  anni,  e  dopo  52  di  episcopato. Fu 
canonizzato  da  Innocenzo  II  nel  1  i34>e<i 
il  suo  nome  trovasi  nel  martirologio  ro- 
mano il  i.°  aprile.  S.  Ugo  è  annoveralo 
fra  gli  scrittori  ecclesiastici  principalmen- 
te pel  suo  Chartiilarhim,  ossia  raccolta 
di  carte,  con  note  storiche  curiosissime, 
ch'è  custodita  manoscritta  a  Grenoble. 

UGO  (s.)  di  Lincoln,  martire.  In  età 
di  I  I  anni  fu  preso  da  alcuni  giudei,  il  ca- 
po de'quali  chiamavasi  Joppino.  Costoro 
in  odio  di  Gesìi  Cristo  gli  sputarono  in 
faccia,  lo  batterono  con  verghe,  gli  moz- 
zarono il  naso  e  il  labbro  superiore,  gli 
spezzarono  palle  de'denti,  finalmente  lo 
crocifissero  e  gli  trafissero  con  una  lancia 
il  lato.  Questo  bai  baro  fallo  accadde  ai 


i4                     UGO  UGO 

9.7  agnolo  del  i  2*)?.  Joppino  e  isnoi  ooiu-  UGO  Candido  da  Caldesio,  Cardi'na- 

|)lici  essendo  siali  picsi  per  ordine  del  re  le.    ['.  Dianco. 

Eni ico  111  e  del  suo  parlai»iei»lo  raduna-  UGO  DI  DIE,  Cardiiirtle;  Francese 
loaRe.iding,  furono  condannali  ad  esse-  de'diiclii  di  noigogna,<lopo  aver  profes- 
le  legali  per  le  cnlciigna  a  giovani  cavalli,  salo  il  monacliisino,  ed  essere  sialo  prioie 
i  quali  II  strascinarono  fincliè  morirono;  di  s.  Marcello  di  Cavaillon,  da  Alessan- 
poscia  i  loro  cadaveri  furono  appesi  alle  dro  11  del  1061  fu  creato  cardinale  pre- 
fordie.  le,  e  nel  1080  da  s.  Gregorio  VII  vesco- 
UGO  (b.),  Cardinale.  Nato  di  nobi-  vo  di  s.  Diez  sua  palria,  e  poi  arcivesco- 
Je  prosapia  in  Clialons  nelle  Gallie,  nio-  vo  di  Lione.  Unilo  co'più  slrelli  vincoli 
naco  cisterciense  e  abbate  delle  Tre  Fon-  a  s.  Gregorio  VII,  intervenne  con  alcuni 
lane,  da  Eugenio  III  nel  1  i  5o  fu  crealo  del  suo  clero  al  suo  sinodo  celebralo  in 
cardinale  vescovo  d'Oslia  e  \'ellelri.  Co-  Roma,  chiamatovi  dal  Papa.  Fu  quindi 
slitiiilo  in  s'i  eminente  giadu,  si  mostrò  impiegalo  nella  legazionedi  Francia,  do- 
speccliio  di  tulle  le  viriti  e  singolarmen-  ve  assolvè  solennemenledalla  sentenza  di 
le  d'una  carità  così  tenera  verso  i  pove-  scomunica  Folco  o  Fulcone  conia  d'An- 
ri,  cbe  con  gioia  e  generosità  di  cuore  da-  giù  e  di  Angers,  uomo  fiero,  crudele  ea- 
va  loiuqii'intoavea,  sino  !i  gravarsi  di  de-  spro,  marito  di  Berlrada  di  Monfort  ;  e 
bili;  pei  cui  Alano  \escovo  «l'Autun,  nel-  presiedè  a  diversi  sinodi  e  concìlii  ,  per 
la  vita  di  s.  Bernardo,  lo  cliiama  uomo  di  proibire  il  diritto  cb'eransi  usurpati  i  lai- 
gran  vii  là  e  sanlilà  di  vita.  Tiovossi  [ire-  ci  di  dare  l'investitura  de'benefìzi  eccle- 
senleaU'elezionid'Anaslasio  I  VeAdriano  siastici.  In  quello  di  Lione  del  1080  de- 
IV, e  chiaro  per  meriti  non  menocheper  pose  Manasse  arcivescovo  di  Reims,  che 
piodigi,aiulòagodeie  ilfiutlo  di  quelle  li  citalo  replicate  Volte  a  Roma  avea  ricu- 
niosine  che  veisale  nel  seno  de'bisognosi  salo  sempre  di  comparire,  e  dipoi  caccialo 
con  tanta  esultanza  dispiiito, erano  slate  dalla  sua  chiesa  terminò  miseramente  i 
tlepoiitalee  riposte  ne'iesori  celesti. Si  ere-  suoi  giorni  escluso  dalla  comunione  dei 
de  coimineuieiile.  che  sotto  il  vescovato  fedeli.  Inoltre  il  cardinale  ivi  con  insUin- 
di  lui  /bs>e  da  Eugenio  Iti  (afta  la  perpe-  cabile  zelo  condusse  a  felice  esito  tulli 
tua  e  stabile  unione  delle  due  chiese  ve-  que'  molli  affari  ecclesiastici  che  richia- 
scovili  d'O^Z/V/e  /  r//r'//7"('/^.J,ed  Ugo  fu  mavaiio  l'apostolica  sollecitudine.  Nel 
ili.  cardinale  che  s'intitolò  vescovo  d'am-  1081  convocò  altro  concilio,  in  cui  il  cer- 
beduc,  e  indi  in  poi  restarono  perpetua-  tosino  Ugo  fu  consagralo  vescovo  di  Gre- 
mente unite.  Prima  ancora  di  questo  lem-  iioble;  in  quello  di  Meaut  ,  a  Teobaldo 
posi  trovano  le  duechiese  talvolta  insieme  deposto  dal  vescovato  di  Soissons,  fu  sui- 
iinile,mala  loro  Unione  era  piccai  ia  e  nd  rogalo  il  b.  Arnolfo  Pamelio  abbate  di 
subilrio  de'Piipi.  Oltre  i  iniiacoli  operali  s.  Medardo.  Passalo  quindi  nella  Riela- 
«la  Diu  a  inleicessione  di  qiiolocardinale  gna  minore,  insieme  col  cardinal  Uber- 
jincor  vivente,  dopo  la  pia  sua  morie  si  lo  suddiacono  della  chiesa  romana, d'or- 
rese  celebre  per  la  moltitudine  de'  prò-  dine  di  s.  Gregorio  VII  prese  cognizio- 
digi,  di  cui  fu  onoralo  da  Dio.  Giovanni  ne  della  causa  del  vescovo  di  Dol.  Uao- 
Cireyo  lo  ascrive  Ira'beali  dell'ordine  ci-  coniai  a  Lione  e  allrove,che  morendo  de^- 
sleitieii'-e,  e  di  lui  abbiamo  parecchie  lei-  lo  Papa  nel  1  oS5,  tra'3  che  raccomandò 
lere,  che  tutte  spirano  sapienza  e  |)ietà.  a'cardinali  per  successore  uno  fu  Ugo;  ma 
U(jO,  Cardinali'.  Dell'online  de'dia-  prefcicndosi  un  altroché  fu  Vittore  III, 
coni,  sollosciisse  il  sinodo  celebralo  nel  accecato  il  cardinule  dall'ambizione,  uè 
I  044  da  Renedetlo  IX,  e  il  [)rivilegiopel  concepì  tlispetto  e  sdegno,  si  rivolse  al  par- 
putriarca  ih  Grado.  tilo  dell'antipapa  Cleu)ente  III,  e  scris- 


UGO 
se  lunga  lelleia  alla  gran  confessa  Mnd'l- 
tlc,  riporlata  nel  t.  io  della  Colhziont' 
de  concini,  nella  cnuilc  cinicò  il'inginrie 
e  di  calunnie  il  Jiiiovo  Papa,  lulte  p<'iò 
snienlile  dalla  sanlitù  del  virtuusu  \'it- 
tore  HI,  e  dalla  sincera  e  |)t'uf'uuda  sua  u- 
inillà  da  lui  mostrala  nel  riousaiecon  tan- 
ta fermezza  il  pontificato.  Si  puòcunsul- 
taie  su  questo  punloj  JN'alale  Alessandro, 
Ilist.  Eccl.  sdi'c.  A/,  par.  i,  cap.  i,  art. 
1  2;  e  Pagi,  Gesta  de  liom.  Poni.  1. 1,  p. 
5()i.  Condannalo  il  cardinale  e  de|)ONto 
nel  cuncilio  celebrato  da  Vittore  111  in 
Benevento,  insiemecol  cardinal  Riccardi 
abbate  di  s.  Vittore,  poco  dopo  ravvedu- 
tosi e  compunto  del  proprio  grave  lid- 
io, fu  da  Urbano  II  assolto  e  ripristinalo 
nelle  dignità.  Essendo  MIO  legalo  in  Fran- 
cia, estiuse  col  segno  della  croce  un  orri- 
bile incendio  che  devastava  il  monasle- 
IO  delle  monache  Marciniane;  e  si  trovò 
nel  1 095  al  celebre  concilio  di  Clei moni, 
nel  quale  si  stabilì  e  promulgò  la  i  ."^ Cro- 
ciata per  la  liberazione  di  Terra  santa. 
Altra  legazione  gli  alìidò  Urbano  li  in 
Francia  al  re  BMippo  I,  per  rimuoverlo 
dallo  scandaloso  commercio  di  Bertrada 
moglie  di  Folco,  a  cui  avea  giurato  d'as- 
sociarla al  suo  talamo,  dopo  di  averla  ra- 
pila a  quello  del  marito.  Si  narra  ,  che 
l'avvenente  Bertrada,  temendo  che  Fol- 
co l'abbandonasse  come  avea  praticalo 
con  due  altre  mogli,  per  darsi  in  preda  a 
femmine  di  cattiva  vila,  e  sapendo  che  il 
re  Filippo  1  la  vagheggiava,  gli  sped\  se- 
gretamente un  messo  per  manifestargli 
i  suoi  sospetti  e  poi  si  recò  da  esso.  11  re 
ripudiò  la  moglie  Berla,  che  l'avea  fallo 
padre  di  Luigi  VI  che  gli  successe,  e  so- 
lennemente sposò  Bertrada.  Urbano  11 
riprovando  l'illecito  matrimonio  ne  scris- 
se all'arcivescovo  di  Reims,  condannan- 
dolo come  invalido;  quindi  dal  cardinal 
Ugo  nel  concilio  d'Autiin  fece  dare  sen- 
tenza (S\Sc(iinuitico{^J  .)i\\  re,e  poi  (u  pure 
scomunicala  Bei  Irada.  Indi  il  Papa  donò 
a  Folco  o  Fulcone  la  Rosa  d'oru  (/  .).  Il 
cardinal  Ugo  ebbe  alcune  difìeicnze  cui 


UGO  o 

cardinal  Ivone  di  Chaiires,  il  quale  pe- 
rò non  lascia  di  chiamarlo  uomo  per  re- 
ligione, pi  tulenza  e  autoiilà  aininii  abile, 
censurandolo  tullavia  per  esigere  molle 
cose  con  im  [lero  soverchio,  di  meni  irò  del - 
l'av vertiinenlo  di  s.  Pietro,  il  quale  impo- 
ne a'prelali  di  non  osleiilareil  loro  domi- 
nio sopra  i  cleri,  ma  di  1  elidersi  anzi  con 
sincerità  di  cuore  modelli  ed  esemplari  al 
propiio  gregge.  Abbiamo  alcune  episto- 
le di  s.  Gregorio  VII,  dalle  quali  appa- 
risce la  stima  che  il  s.  Pontefice  faceva  del 
cardinale,  che  tranne  il  vizio  di  smode- 
rata ambizione,  fu  per  qiie'lempi  uomo 
insigne  e  famoso. 

UGO  DI  ALATRI,  Cardinale.  i\ac- 
(|ue  circa  la  metà  del  seccdo  XI,  nel  pon- 
tificato di  s.  Leone  IX,  da  niibilissima  e 
antica  famiglia  nella  cillà  tli  A  latri.  I  suoi 
genitori  si  dierono  cura  particolare  sino 
dalla  dilui  più  leneiaetà,che  venissecol- 
tivata  la  sua  indole  egregia  e  bel  lalento, 
afìldandolo  alla  direzione  de'  monaci  «li 
MonteCassino,  presso  i  quali  fece  tali  prò  ■ 
gressi  nelle  lettere  e  nella  pietà,  che  si  gua- 
dagnò la  stima  non  solo  de'sapienti,  ma 
meritò  d'essere  tenuto  in  considerazione 
dal  Papa  Alessandro  II,  il  quale  lo  volle 
presso  di  se  nella  corte  ponlKicia.  In  que- 
sta restò  ne'ponlificati  memorabili  di  s. 
Gregorio  VII  e  di  Urbano  II,  colle  qua- 
lifiche di  cappellano  pontificio  e  suddia- 
cono apostolico;  perciò  il  Canlelniaggio 
nella  Sintassi  degli  Uditori  di  Rota,  ed 
il  Bernino,  Z>r/  Trilninale della  s.  Rota, 
vogliono  che  fosse  uno  de'giudici  di  esso. 
Neil  loSPasqualell  locieòcardinaledia- 
cono  di  s.  Maria  in  Via  Lata.  Avverte  il 
Borgia  nelle  Memorie  storiche  di  Bene- 
vento, t.  3,  p.  49)  che  il  Beinino  segueu- 
do  il  Ciacconio,  Fitae  Pont,  et  Card.,  lo 
chiama  Ugone  Visconti  di  Alalri  del  ti- 
tolo presbiterale  de'ss.  XII  Aposlcjli,  sen- 
za por  mente  che  il  Ciacconio  altiibui- 
scequeslocognoniead  Ugoo  Ugone  /  ri- 
conti óì  Pisa  ;  e  che  il  Platina  nell'elenco 
de'cardinali  creati  da  Pasquale  11  np<>mi 
Ugo  o  Ugone  Alatrino  come  curdiuule 


tG  UGO 

«liarnno  tli  s.  ]\Iaria  in  Via  Lata,  e  l'al- 
tro Ugo  o  Uqoiie  Visconti  da  Pisa  ,  che 
fu  reggente  eli  Benevento,  come  cai'tli- 
iiale  prete  de'ss.  Xn  A  postoli.  Non  essen- 
do ancora  incominciate  le  ozioni  delle 
diaconie,  titoli  e  vescovati,  il  Visconti  re- 
stò sempre  col  suo  titolo,  e  pei- conse- 
guenza il  contempoi'aneo  Ugo  di  A  latti 
lui  vivente  non  potè  certamente  occupar- 
lo. Da  tale  abbaglio,  il  cardinal  Ugo  ili 
A  latri  fu  pure  detto  Ugone  e  rettore  diBe- 
neventOj  così  confondendosi  vieppiù  in 
quanto  si  appartiene  al  cardinal  Ugo 
Risconti,  e  lo  rilevai  in  quella  biografìa, 
giaDìniai  l'Alatrino  essendo  stato  cogno- 
minalo Visconti,  benché  tale  molli  lo  ri- 
tengano. In  fatti  anche  il  Cardella  nelle 
Memorie  storielle  de  Cardinnlì,  1. 1  jpar. 
I,  p.  224,  sebbene  istruito  dell'avverti- 
to dal  Borgia,  nell'encomiare  il  cardinal 
f^o  Fiscoìid  d' Alatri,  per  la  straordi- 
naria sua  intrepidezza  e  costanza  nelle  ca- 
lamità, dalle  quali  era  allora  afflitta  e  tra- 
vagliala la  Chiesa,  crede  che  soprattutto 
spiccò  il  suo  valore  nella  gagliarda  difesa 
che  fece  di  Benevento  ,  a  cui  presiedeva 
in  nome  del  Papa,  il  che  si  appartiene  al 
cardinal  Ugo  /'Tó-co//// di  Pisa.  Bensì  pre- 
siedeva alla  rocca  delMonteCircello. pres- 
so s.  Felice  (nel  quale  articolo  anche  io 
con  altri  scrittori  lo  chiamai  Ugo  Viscon- 
ti, essi  pure  confondendolo  col  cardina- 
le di  tal  cognome)  quando  gli  giunse  la 
notizia  che  Pasquale  li  era  morto  a' 2  i 
gennaio  I  i  18,  onde  lasciata  la  fortezza  io 
custodia  degli  abitanti  di  Terracina,  su- 
bito si  porlo  in  lloma  e  dopo  3  giorni 
contribuì  all'elezione  di  Gelasio  //.Que- 
sti vedendosi  perseguitato  dalla  fazione 
seguace  dell'imperatore  Enrico  V,  e  non 
essere  sicuro  soggiorno  la  città  di  Roma, 
dopo  essere  stato  salvato  da'tumultuosi 
ultentali ,  per  opera  di  Pietro  Pierleoni 
da  lui  confermalo  preletto  di  Roma,  da 
alcuni  nobili  e  dallo  zelo  del  cardmal  Ugo 
di  Alalri,  nella  chiesa  ili  s.  IMaria  iuTras- 
potilina  e  nella  casa  di  certo  Bulganii- 
110,  col  loro  aiuto  allorquando  giunse 


UGO 

nella  cillìiEniico  V,  fuggì  sopra  due  G;n- 
lere  pel  Tevere  in  coinoaguia  del  c.irili- 
nal  Ugo  e  di  altri  di  sua  corte.  Giunto 
nelle  vicinanze  della  città  di  Por^o. un'im- 
provvisa tempesta  avendogli  impeditodi 
prendere  il  maree  di  progredire  il  viag- 
giOjSi  trovòesposto  agl'insulti  delle  trup- 
pe imperiali  tedesche.  Sbarcato  in  luogo 
disabitato  e  sopraggiunla  la  notte,  pieno 
di  coraggio  il  cardinal  Ugo,  osservando 
la  critica  situazione  del  Papa  avanzalo 
in  grave  età,  mancante  di  mezzi  per  evi- 
tare l'imminente  pericolo  di  dette  solda- 
tesche che  l'inseguivano,  mosso  da  pietà 
(quale  altro  Enea  che  si  caricò  sulle  spalle 
il  padre  Anchise,  come  osserva  Lodovi- 
co Agnello,  Istor.  degli  Andpapi,  t.  2, 
p.  2),  prese  Gelasio  11  sulle  proprie  spal- 
le e  per  islrade  impraticabili,  ad  onta  del- 
l'oscurila,gli  riuscì  con  gran  fatica  di  por- 
tarlo illeso  nel  castello  di  s.  Paolo  di  r/r- 
dea  (della  quale  riparlai  nel  voi.  LVIIf, 
p.  I  iq),  dove  lo  pose  in  salvo.  Indi  nel  di 
seguente  si  iliè  cura  di  farlo  comodamen- 
te trasportare  a  Terracina,  e  quindi  pei* 
mare  aGaeta,  donde  passò  a  Capua. Quin- 
di il  Cardella  ricade  nell'  errore  di  fare 
ritornare  il  cardinale  al  governo  di  Bene- 
vento ,  nuovamente  confondendolo  col 
cardinal  Visconti;  e  poi  dice  che  nello  stes- 
so 1  i  1  8  sottoscrisse  in  Capila  una  bolla 
di  Gelasio  II,  a  favore  di  Bernardo  abba- 
te di  s.  Soiìa;  indi  ritornò  in  Roma,  men- 
tre il  Papa  recatosi  in  Francia,  morì  in 
Cluny  ed  ivi  fu  eletto  successore  Calisto 
1 1 ,  elezione  ch'egli  a [)pro  vò  cogli  altri  car- 
dinali restati  in  R^oma.  Il  Ciacconio  pre- 
tese che  si  trovasse  in  Cluny  tra  gli  e- 
leltori  di  Calisto  II,  ma  egli  era  tornato 
a  custodire  la  rocca  di  Monte  Circello.  Il 
nuovo  Papa  in  premiodi  sue  benemeren- 
ze gli  conferì  nel  1  i  19  la  ragguardevole 
carica  di  Cancelliere  di  s.  romana  Chic' 
sa.  Cardella,  sempre  erroneamente,  dice 
che  pagò  il  debito  alla  natura  in  Hene- 
venlo  sul  Unir  del  i  1  2  1  o  veramenle  nel 
i  122,  senza  accorgersi  dell'anacronismo 
in  cui  cadeva  riguardo  all'epoca  piuv,  e 


UGO  UGO                      17 

sebbene  egli  sia  il  classico  biografo  ilei  meslicrc  delle  armi,  si  rilirò  nello  stesso 

carclinnli.  Tulli  erriamo.  Imperocché  e-  monastero  e  vi  mon  nell'esercizio  disila 

gli  aggiunge,  che  il  nome  del  cardinale  penitenza.  Dotato  di  felici  disposizioni,  U- 

si  legge  nella  serie  de' cardinali  elettori  gone  fece  progressi  nelle  scienze,  non  me- 

d'Onorio  II  quale  diacono  di  s.  Maria  in  no  che  nelle  virtù.  Persuaso  che  Dio  lo 

Via  Lata  ,  il  che  conferma  1'  asserto  dal  chiamasse  ad  una  maniera  di    vita   più 

Bolgia,  e  dal  Martinelli  nella  storia  del-  perfetta,  enlrlj  nella  gran   Certos;i,  e  vi 

la  chiesa  di  s.  Maria  in  Via  Lata;  ma  l'è-  prese  l'abito  circa  ili  i6o.  Dieci  annido- 

lezione  ebbe  luogo  a'28  dicembrei  124,  pò,  essendo  già  stato  promosso  al  saccr- 

dunque  a  quell'epoca  il  cardinal  ancor  vi-  dozio,   fu  eletto  procuratore  del  raona- 

vea.  Fu  suonipotee  natodalla  propriaso-  stero,  ed  in  tale  uffizio  acquistossi  tanta 

velia,  Pandolfo  d'  Alatri ,  scrittore  delle  fama  di  prudenza  e  di  santità,  che  lo  fece 

'  f'ìte  de  Papi  Gelasio  IleCa  listo  II,  che  conoscere  da  tutta  la  Francia.  Chiesto  da 

per  equivoco  di  Costantino  Gaetano  ab-  Enrico  li  re  d'Inghilterra,  per  governare 

baie  di  s.  Daronzio,  fu  dello  Pandolfo  Pi-  la  Certosa  ch'egli  avea  fondata  a  Wilhani 

sano,  in  che  fu  seguito  da  una  folla  di  nella  provincia  di  Sommerset,  Ugone  vi 

scrittori.  Questi  fu  prelato  di  egregie  do-  si  recò  in  obbedienza  alla  deliberazione 

li  e  profonda  dottrinai  figurò  molto  nel-  del  capitolo.  La  sua  umiltà,  la  sua  dol- 

la  corte  pontifìcia,  e  non  ha  alcuna  rela-  cezza  e  la  santità  della  sua  vita  gli  meri- 

zione  con  Pandolfo  ^/rtsrr/ pisano,  crealo  larono  l'alTetto  di  coloro,  i  quali  aveano 

cardinale  da  Lucio  III,  col  quale  fu  con-  opposto  i  maggiori  ostacoli  a  quel  santo 

fuso  dallo  stesso  abbate  Costantino, il  che  stabilimento,  sicché  in  breve  tempo  la  co- 

non  mancai  notare  nella  biografia  di  que-  munita  divenne  più  numerosa  e  fioren- 

sl'  ultimo  cardinale.  te.  Da  molto  tempo  era  vacante  la  sede 

UGO  Lectifredo,  Cardinale.  CaWìlo  di  Lincoln,  ed  avendo  Eurico  II  data  la 
II  neh  122  01  123  lo  creò  cardinale  pre-  libertà  al  capitolo  della  cattedrale  di  eleg- 
ie di  s.  Vitale  del  titolo  di  Vestina  ,  in-  gersi  il  vescovo,  fu  scelto  Ugone,  che  re* 
lervenne  a'comizi  d'Onorio  II,sottoscris-  nitente  venne  da  Baldovino  arcivescovo 
se  con  32  cardinali  una  sua  bolla  spedi-  di  Cantorbery  obbligalo  a  lasciarsi  con- 
ta in  Laterauo  nel  i  1  26,  e  Ciacconio  a  sagrare  a'  2  1  di  settembre  1  1  86.  Il  iiovel- 
queslo  Papa  ne  attribuì  l'esaltazione.  In-  lo  vescovo  si  elesse  un  consiglio,  nel  quelle 
di  seguì  per  breve  tempo  l'antipapa  (for-  feceeotrarequanti  vi  erano  più  pile  dotti 
se  Anacleto  II),  ma  ben  presto  riloinòal-  uomini  nel  suo  clero.  E-istabili  la  disci- 
r  ubbidienza  del  legittimo  capo  della  plina,  riformò  gli  abusi,  e  ravvivò  da  per 
Chiesa.  tutto  colle  sue  esortazioni  lo  spirit^o  della 

UGO,  Crt/'f/z'/w/c.  Priore  del  menaste-  fede.  Faceva  esalta  ricerca  de'poveri  per 

ro  di  s.  Prassede  e  canonico  regolare  del  assisterli, eandava  spessoa  visitarli  e  cou- 

ss.Salvatoredis.  Maria  delRenOjfu crea-  forlarli   con   molla  bontà,   mostrandosi 

to  cardinale  prete  di  s.  Lorenzo  in  Lu-  specialmente  tenero  pe'lebbrosi.  Ogni  an- 

cina,  da  Celestino  II  nel  dì  delle  Ceneri  no  visitava  la  Certosa  di  \Vitham,edal- 

i  i44-  Morì  dopo  breve  cardinalato  nel-  lora  vi  seguiva  tulle  le  osservanze  della 

lo  stesso  pontificato  di  Celestino  II.  regola.  Il  piacere  che  gustava  nella  soli- 

UGONE  (s.),  vescovo  di  Lincoln.  Usci-  tudine,  gli  faceva  desiderare  il  primiero 

lo  d'  una  delle  più  chiare  famiglie  della  suo  slato,  per  cui  adoperossi  ad  ottenere 

Borgogna  nel  i  i4o>  fi'  posto  in  età  di  8  dalla  s.  Sede  il  permesso  di  riuuuziareal 

anni  in  una  casa  di  canonici  regolari,  vi-  vescovato,  ma  gli  fu  sempre  negato.  Il 

cina  al  castello  di  suo  padre,  il  quale  do-  disprezzo  eh'  egli  avea  per  tulle  le  cose 

pò  avere  esercitato  con   mollo  onore  il  del  mondo,  lo  levava  al  disopra  d'ogni 


s&iofvai 


j/.  A», 


i8  UGO 

ninnilo  riguardo,  e  quindi  non  temeva  di 
dare  degli  awertinienli  al  re,  seb!)oiie 
mal  soirciisse  «:he  alcuno  gli  contraddi- 
cesse. Sostenitore  dell'immunilà ecclesia- 
stica, scomunicò  un  uHìziale  del  re,  che 
avea  condannato  un  chierico  ad  una  gra- 
ve ammenda,  e  ritìnto  allo  slesso  re  un 
benefizio  che  gli  domandò  per  tni  suo  fa- 
vorito, il  quale  n'era  incapace.  Asceso  al 
Irono  d'Inghilterra  Giovanni  Scnza-trr- 
va  nel  i  ic:)q,mandò  il  santo  vcscovndiLio- 
colti  audjascialure  a  Fihppo  II  Augusto 
redi  Francia,  per  conchiuderela  pace  fra 
le  due  corone,  e  la  fama  della  santità  di 
IJgone  contribuì  all'  ottimo  effetto  della 
negoziazione.  Poco  egli  sopravvisse,  poi- 
ché mori  a  Londra  a'  i  7  novembre  i  200. 
Il  suo  corpo  fu  imbalsamalo,  e  portalo 
solennemente  a  Lincoln.  Molti  vescovi  ed 
abbati, ed  altre  personetpialdìcateaccom- 
pagnarono  le  sue  esequie.  II  re  Giovanni 
suddetto,  eGuglielmo  redi  Scozia  sotto- 
posero le  spalle  al  suo  cataletto  nel  por- 
tarlo alla  chiesa.  Tre  paralitici  eil  alcuni 
altri  malati  vennero  guariti  alla  sua  toni 
]m.  Fu  canonizzato  da  Onorio  III,  o  se- 
condo altri  da  IVicolò  III  oda  Onorio  IV, 
ed  è  nominalo  nel  martirologio  romano 
il  17  di  novembre,  nel  qual  giorno  si  ce- 
lebra la  sua  festa. 

UGONE,  Cardinale.  Nella  bolla  spe- 
dita  nel  i  062  da  Alessandro  li  in  Anagni, 
si  trova  sottoscritto  Ugone  di  s,  Stefano 
nel  Monte  Celio  prete  cardinale. 

L'GUiNE,  Cardinale.  Diacono  di  s.  ro- 
manaChiesa, appose  il  suo  nome  alla  bol- 
l:i  emanata  in  Cremona  da  Urbano  11  nel 
logS,  a  favore  del  monastero  di  s.  Egi- 
dio, poi  confermata  nel  concilio  di  Pia- 
cenza. 

UGONE  DI  S.  VITTORE,  Cardina- 
le. V .  Sanvittohe. 

UGO^ETTO  Faini'RTo  o  Fiiuto, 
Caìdinalt.  Francese  di  Borgogna,  ris[)et- 
labile  non  meno  per  chiarezza  di  natali, 
che  per  la  straordinaria  sua  erudizione, 
laureato  in  ambo  le  leggi  nell*  universi- 
tà di  Pavia,  ove  si  tratlennc  applicato  a- 


UGO 

gli  sludi  f)  anni.  Guglielmo  suo  fratel- 
lo, uomo  di  gran  senno  e  valore,  cancel- 
liere di  Carlo  il  Temerario  duca  di  l'or- 
gogna,  l'introdusse  nella  sua  corte,  dove 
conosciutasi  la  di  lui  abilità  e  saviezza,  fu 
impiegato  dal  duca  in  isplendide  amba- 
scerie, e  Ira  le  altre  in  Roma  a  Paolo  li, 
ed  in  Ispagna  a  Ferdinando  V  re  di  Ca- 
sliglia,  quali  egregiamente  da  lui  compiu- 
te, essendo  decano  della  chiesa  di  Ma^on 
ne  fu  nominato  vescovo,  e  vi  adempì  con 
zelo  le  parti  di  sollecito  e  vigilante  pasto- 
re. Indi  meritò  che  Sisto  IV  a'7  maggio 
I  473  lo  creasse  cardinale  prete  de' ss.  Gio. 
e  Paolo,  e  legalo  della  provincia  del  Pa- 
trimonio. Ottenne  poi  in  amministrazio- 
ne le  chiese  d'  Angers  e  d'Autun.  Mece- 
nate deietterati,  molti  ne  teneva  presso 
di  se.  altri  ne  sollevava  se  gemevano  in 
miseria,  e  li  prodnceva  op[)ortunainente 
alla  conoscenza  della  società.  Pieno  ì\\ì- 
ntanilà  e  gentilezza,  prestavasi  facilmente 
all'istanzee  necessità  ile'ricorrenti.pe'qua- 
li  non  ebbe  dillicollà  di  gravarsi  genero- 
samente di  debili.  Pertanto  la  perdita  di 
personaggio  sì  iunabile,  benelicoe  vantag- 
gioso alla  società,  fu  deplorata  in  Roma 
nel  I  4^4>  come  caro  al  popolo  e  a'grandi. 
Ebbe  la  tomba  nella  chiesa  di  s.Maiiadel 
Popolo,  senza  alcuna  funebre  memoria. 
UGONOTTI.  Eretici  crudelissimi  del 
secolo  XVI.  Fu  neli5Go  che  s'incomin- 
ciò a  dare  questo  nome  nCah'inisli  i^l"'.) 
di  Francia,  a  coloro  cioè  i  quali  faceva- 
no professione  dell'eresia  perniciosissima 
dell'eresiarca  Calvino:  Calviniana  labe 
infectus  IfngOhOtns.  Pasquier  e  Menage 
riferiscono  diverse  elimologiedi  /  t^onot- 
lo,  Intorno  al  quale  nome  si  sta  ancora  di- 
sputando, non  conoscendosene  con  certez- 
za l'origine,  mentre  i  seguaci  tie'  loro  er- 
rori sono  comunemente  chiamali  Prote- 
.tlanfi  (f^-),  ed  amalgamati  con  tali  ere- 
liei.  Du  Veidier  diceche  la  parola  /  go- 
nntto  derivada  Giovanni  lluss,  caposella 
degli  eretici  U.<!siti  (l  .),  di  cui  gli  ugo- 
notti seguirono  la  pestifera  dottrina.  Co- 
(|uillc  dice,  che  deiiva  da  Ugo    Capclo, 


UGO 

per  la  ragione  che  gli  ngonolli  sosteneva- 
no i  iliritli  tiella  linea  di  Ugo  Capelo  al- 
la corona,  nella  persona  d'Enrico  IH  re 
di  Nm'ana,  contro  quelli  della  casa  di 
I  G uisa-Lovcua ^\  ([wnW  pretendevanod'es- 

sere  i  successori  di  Carlo  INlagno.  Altri  di- 
cono che  deriva  da  Ugo  eretico  Stigj-a- 
mcnlnrioy  che  vivea  al  tempo  del  re  Ciar- 
lo VI  e  cheavea  insegnatola  medesima 
erronea  dottrina.  Caslelnau-Manvilliere, 
nelle  sue  J/rmoz/Cjdiceche  il  popolo  chia- 
^        niavali  ugonotti,  come  se  fossero  peggio- 
ri d'una  piccola  ìnoneta  dello  stesso  no- 
me e  di  piccolissimo  valore,  che  corieva 
al  tempo  di  Ugo  Ca[>eto:  Nolfiido  col  no- 
me di  ugonotto  significale  che  non  vale- 
vano di  piìi  della  piccola   moneta   dello 
slesso  iiome.Allii  scrittori  sostengono  che 
un  tal  nome  fu  loro  dato  per  derisione, 
allorché  essendostalo  (attopi  igioniero  un 
tedesco  e  interrogalo  intorno  alla  congiu- 
ra d'Auiboise  davanti  al  cardinal  di  Lo- 
rena, non  seppe  rispondere  che  queste  pa- 
role: rrtic  no.<!  vi'iiiinus.  L'opinione  più 
verosimile  però  sembra  quella  che  fa  de- 
rivare questo  nome  dal  vocaboloaleman- 
no  Eyd genosz  Oi\  Eydgnolsz,  che  signi- 
fica confederalo.  Quando  nel  secolo  XVI 
i  duchi  di  Savoia  tentarono  di  rendersi 
padroni  assoluti  di  Ginevra,  ciltà  e  can- 
tone della  Svizzera  ('^.),  coli' ap[)oggio 
anche  del  vescovo,  la  città  fu  divisa  in  due 
fazioni:  quelli  che  fivorivano  le  franchi- 
gie della  città  si  chia  ma  vano  7:7g^/iOf. 5^,  pa- 
rola che  deriva  dall'alemaiuia  EycJgnotsz 
od  Eydgenosz,  che  significa  ro/?/(v/(^/vi- 
ti,  cioè  alleati  per  mantenere  la  libertà. 
Questo  nome  era  slato  preso  da'  popoli 
de'cantoni  svizzeri,  e  qiie'che  si  erano  u- 
iiiti  a  loro  j  o  che  volevano  unirai  erano 
nominati    Eignots,   e  si  affdibiò   in  se- 
guito a  tutti  i  protestanti  di  Francia.  Al 
contrario  coloro  che  favorivano  il  domi- 
nio del  duca  di  Savoia,  ed  erano  a  lui  af- 
fezionatijVenivano  da'Ioro  avversari  chia- 
mali jì/ania lucili,  parola  che  in  arabo  si- 
gnifica schiavo.  E'  questa  l'opinione  se- 
guita dal  p.  Maimbourg,  per  cui  conclu- 


U  G  O  19 

de  che  il  titolo  di  ugonotto  non  era  in- 
giiirioso.Secoiulo  l'avviso  del  [).  Daniel  e 
della  maggior  pnrte  degli  storici  francesi, 
fu  all'epoca  della  congiura  d'Aiaboise,che 
incominciossi  in  Francia  a  dare  a'calvini- 

sti  il  nome  di  u^onolli.  Vennero  allre><i 

o 

chiamali  Lnleraiii  e  Crislodiiii,  perchè 
non  parlavano  die  di  Cristo, e  nella  Lia- 
guadoca  furono  delti  Farfalloni.  Il  No- 
vaes  che  mollo  scrisse  di  essi  nella  Sto- 
ria de' Pontefici,  i  (|uali  alacremente  rin- 
tuzzarono colle  proprie    Milizie  le  loro 
devastatrici  armi,  e  ilifesero  la  religione 
cattolica  e  i  lorodoininii  temporali  tli/-'/o- 
venza,'^n\'yIvlg/io/ic  cììc  (.\e\  contado  f  e- 
7i<2/.s.s7«o(/^'.),  riferisce.  Nel  numero  ster- 
minalo d'erelici,  che  seguirono  gli  erro- 
ri di  Lutero,  vi  fu  Calvino,  la  cui  perni' 
ciosissima  setta,  propagala  piìi  dell'allre, 
secondo  la  varietà  delle  nazioni  ove   fa- 
talmente alligni»,  die  a'seguaci  suoi  nomi 
diver>i,chiamandosi^yg"o/zo///nella  Fran- 
cia, che  rovinò  miseramente  periSo  an- 
ni con  empi  errori  e  fanatiche  sanguino- 
sissimeguerre.  Aggiunge  il  Novaes, quan- 
to al  nouìe,  probabile  l'opinione  del  \>. 
Maimbourg,  e  che  ignorandosi  il  preciso 
tempo  di  sua  origine,  vogliono  alcuni  che 
derivasse  da  una  porla  tli  7'of<r.v,che  no- 
mavasi  del  re  Ugone,  ove  gli  eretici  cal- 
vinisti fre<pieiitavano  le   loro  adunanze. 
Allri  poi  .scrivono,  che  avendo  ogni  cillù 
di  Francia  ipialche  nome  [larlicolare  di 
f  miasma, col  (|ualesogliono  mellere pau- 
ra a'  fanciulli  e  alle  doniiicciuole,  e  che 
credendo  il  basso  e  rozzo  popolo  di  Tours, 
che  il  re  Ugone  andasse  in  fantasma  ca- 
valcando intorno  le  mura  delia  ciUà,  per 
portare  via  chiunque  in  lui  s'imbattesse, 
da  ciò  sieuo  deoourinali  Ugonotti,  men- 
tre essi  pur  di  notte  si  radunavano  in  que' 
luoghi  per  celebrare  le  loro  esecrabili  fun- 
zioni, (jià  negli  articoli  Avignone  é  Fran- 
cia, e   in  altri  relativi,  descrivendo  gli 
avvenimenti  principali  de'secoli   XVI  e 
XVIIjCou  qualche  di tìusiooenarrai  quan- 
to appena  qui  accennerò.  Neh  52  i  e  in 
Mcaux  infelicemeate  comparve  in  Frau- 


20  UGO  UGO 

eia  per  la  r /volta  con  qualche  slrepllo  la     fuoco,  e  perciò  fu  delta  la  Camern  nr- 
prelesa  riforma  promulgata  dall'eresiar-     dente;  e  quantunque  in  molli  venisse  e- 
ca  Lutero,  i  cui  errori  fermentarono  e      segnila  tale  sentenza,  luUavia  il  numero 
infiammarono  i  sedotti,  i  quali  funesta-  degli  erelici  si  aumentava.  Posti  questi  al - 
mente  li  propagarono  nel  regno  cristia-  le  ultime  prove  e  divenuti  arditi  pel  Io- 
nissimo. Il  re  Francesco  I  in  principio  si  ro  numero,  sparsero  conlro  la  regina  ed  i 
mostrò  alquanto  indulgente,  ma  poi  ve-  Guisa  de'hhelli  e  pubblicarono  memorie 
dendosi  colpito  da  loro  in  uno  al  gover-  piene  di  artifizi;  quindi  si  unirono  a'mal- 
no,  benché  alleato  co'principi  prolestan-  contenti,  agl'iudebitati  e  rei  di  delitti  che 
li  conlro  Carlo  V,  cambiò  contegno,  mas-  bramavano  la  turbolenza  dello  slato,  ed 
sime  quando  Calvino  vi  sparse  i  suoi  er-  insorsero  con  apparente  legalità  conlro 
lori,  e  si  mostrò  zelante  della  purità  del-  il  potere  de'G  uisa,  che  tacciarono  di  do- 
la fede  callolica,  con  reprimere  i  novalo-  minare  il  giovine  re  ;  ponendo  il  principe 
ri.  Il  figlio  Enrico  II  che  gli  successe  nel  di  Condè  nemico  di  essi  e  fratello  d'An- 
l547  non  ebbe  minor  zelo  religioso,e  fé-  Ionio  divenuto  re  di  Navarra,  a  capo  del- 
ce  di  tutto  per  eliminare  dal  regno  il  ere-  la  ribellione  che  dovea  scoppiare  a  Blois 
scenle  calvinismo,  con  rigore  e  punizioni  ove  dimorava  il  re.  Scoperta  troppo  lar- 
eslreme,  onde  molli  e  in  molti  luoghi  fu-  di  la  congiura,  i  Guisa  portarono  il  re  ad 
lono  dannali  alle  fiamme.  Tuttavia  l'er-  Amboise,  ove  nondimeno  si  continuò  a 
rorefeceogni giorno lagrimevoli progressi  tramare  e  sorprendere  il  re,  per  cui  mol- 
fragli  stessi  magistrati, onde  il  re  tolse  lo-  li  furono  uccisi  in  più  modi.  La  cattiva 
ro  l'ispezione  di  reprimere  l'eresia,  e  la  ri-  riuscita  della  congiura  d' Amboise  non  pe- 
mise  a'giudici  ecclesiastici,  ordinando  a  rò  fece  perdere  di  coraggio  gli  eielici,  e 
tutti  i  governatori  di  castigare,  senza  ri-  presero  le  armi  in  diverse  provinsie,  ac- 
guardo  all'appellazione,  i  condannati  dai  cendendo  la  guerra  civile  favorita  da  (|ue' 
delti  giudici  e  dagl'inquisitori  della  fede,  che  T  indigenza  rendeva  nemici  del  go- 
Avendo  ciò  ordinato  a  insinuazione  del  verno.  L'autorità  reale  soffocava  queste 
cardinal  Carlo  di  Guisa-Lorena,  per  le  sedizioni  paiticolari,  anche  con  promesse 
rimostranze  del  parlamento  ne  mitigò  poi  di  far  sperare  tolleranza  nell'esercizio  del- 
i  rigori,  e  cos'i  quasi  dappertutto  si  sia-  la  sedicente  religione  riformala  ,  purché 
hilirono  concistori  calvinisti  con  audaci  deponessero  l'armi.  CoA  la  Francia  si  di- 
j)aslori.  Perciò  il  re  decretò   la  pena  di  vise  in  due  parlili  possenti  e  irreconcilia- 
niorle  conlro  tulli  gli  erelici.  Non  è  ve-  bili,  e  tutti  e  due  armati  per  la  propria 
ro,  come  scrisse  il  Conlin  e  altri,  che  Eu-  religione,  i  ollolici  per  la  vera,  i  nova- 
rico  II  neh  559  ne  restò  vittima,  ucciso  tori  per  l'erronea. Nel  dicembre  l 'iGo  mo- 
in  mezzo  le  fesle  d'  un  torneo j  la  causa  ri  Francesco  II,  gli  successe  il  fratello  Car- 
disua  morlefu  per  caso  fortuito  nel  com-  lo  IX,  sotlo  la  tutela  di  Caterina  de  Me- 
battimento.  In  tenera  età  gli  successe  il  dici,  che  fu  dichiarala  reggente  con  An- 
figlio  Fi  ancesco  II,  e  la  regina  madre  Ca-  Ionio  di  Borbone  re  di  Navarra.  La  cor- 
terina  de  Medici  che  voleva  governare,  te  fu  piena  di  parlili  e  le  provincie  di  tur- 
temendo  cheEnrico  II  re  di  Navarra  e  il  bolenze,  divisi  in  papisli  o  callolici,  in  u- 
Korbone  principe  di  Condè  non  s'impos-  gonolti  o  erelici,  nomi  che  tosto  vietò  inu- 
sessassero  dell'iimministrazione  dello  sta-  tilinente  il  re,  mostrandosi  meno  severo 
to,  si  unì  a'principi  di  Guisa-Lorena  ze-  co'secondi  ,  i  quali  non  lardarono  ad  a- 
lanti  della  cattolica  religione,  ed  a'quali  basarne  sfrenatamente.  Allora  il  reeuia- 
era  divoto  il  clero.  Sebbene  venne  isti-  nò  un  editto  inculcando  pace  e  modcra- 
tuila  una  giudicatura  conlro  i  calvinisti,  zione  e  abolizione  di;l  passalo,  [)er  cui  fu 
la  quale  appena  scoperli  li  coudannavaal  chiamalo  l'cUillo  d'uriuisliiio  generale. 


UGO 

Si  sliibilirono  delle  conferenze  nel  i  TGi 
a  Poissy  (/'.),  per  ti  altare  le  materie  di 
religione,  e  furono  accordati  per  inter- 
venirvi salvacondotti  a'pastori  o  ministri 
ugonotti.  Questi  presentarono  all'asseiu- 
Ijlea  de' vescovi    una  professione  di  fede 
falsa,  fraudolenta,  o->cura  e  inintelligibile, 
e  ricusarono  di  sottoscrivere  la  professio- 
ne di  fede  che  i  cattolici  loro  proposero. 
1  teologi  protestanti  vi  mostrarono  poca 
capacità  e  molta  ostinazione;  e  la  petu- 
lanza e  i  discorsi  del  famoso  Beza  solle- 
varono lutti  gli  spiriti,  e  dispiacquero  a- 
gli  stessi  ugonotti.  Dopo    il  colloquio  di 
Poissy  insorsero  ogni  giorno  nuove  tur- 
holenze,e  Parigi  era  agitala  da  movimen- 
ti sediziosi,  che  facevano  temere  le  mag- 
giori disgrazie.  Il  re  per  prevenirle  con- 
vocò in  s.  Germain  numerosa  assemblea 
de' presidenti  e  deputati  de' parlamenti 
del  regno,  e  fu  steso  l'editto  di  modera- 
ta e  ristrettiva  tolleranza  pegli  ugonotti, 
a  condizione  che  subito  restituissero  agli 
ecclesiastici  le  chiese,  le  case,  le  terre  ,  le 
decime  e  tutti  i  beni  de'quali  eransi  im- 
possessati, e  che  per  l'avvenire  li  lascias- 
sero in  pace;  che  in  appresso  non  più  ab- 
battessero le  croci,  le  statue  e  le  imma- 
gini, né  più  scandalezzassero  e  turbasse- 
ro la  pubblica  tranquillità,  con  invettive 
contro  i  cattolici  e  loro  religione,  sotto  pe- 
na di  morte.  I  cattolici  restarono  disgu- 
stali in  veder  accordalo  agli  ugonotti  il 
libero  esercizio  della  religione  prelesa  ri- 
formala, e  poco  dopo  in  Vassy  si  spaise 
sangue,e  fu  chiamato  il  Massacro  dif^as' 
sy,  colla  peggio  degli  ugonotti  ;  e   per- 
ciò alti  clamori  ne  fece  il  principe  di  Con- 
dè  ,  il  quale  fu  abbandonato  dalla  regi- 
na, che  a  lui  erasi  avvicinala  per  far  fi  on- 
te al  duca   di  Guisa  ,  al  contestabile  di 
Monlmorency  e  al  maresciallo  di  s.  An- 
drea,chequal  triunviialo  governavano  il 
regno.  Questi  risolverono  dichiarar  guer- 
ra al  Condè,  il  quale  fece  sapere  agli  u- 
goiiolli,  per  eccilarli  alle  armi,  che  si  vo- 
leva toglier  loro  la  libertà  di  coscienza, 
e  dover  iusorgere  per  soddisfare  ciò  che 


UGO  21 

doveano  a  Dio,  al  ree  alla  patria,  e  per 
Irarie  il  re  e  la  fimiglia  reale  dalla  schia- 
vitù. Pertanto  dichiarossi  protettore  e  di- 
fensore del  regno  di  Francia  nel  1 562,  e 
fece  un  trattato  cogli  ugonotti  per  aiutar- 
lo nella  guerra  che  anelava  a  intrapren- 
dere. Per  tal  modo  la  metà  della  Francia 
si  vide  armata  contro  l'altra  metà,  e  co- 
minciò la  guerra  Ira'caltolici  e  gli  ugo- 
notti,  che  per  moltissimi  anni  riempì  il 
bel  regno  di  stragi,  di  vendette,  di  profa- 
nazioni e  di  orrori,  che  in  tanti  luoghi  de- 
plorai. La  [."vittima  illustre  fu  il  duca  di 
Guisa,  assassinalo  dal  furore  di  Poltrof; 
e  pure  morendo  consigliò  la  regina  a  far 
la  pace,  onde  il  re  nel  marzo  i  563  con  e- 
dilto  permise  agli  ugonotti  l'esercizio  re- 
ligioso,limitato  da  prescrizioni,  con  amni- 
stia al  passato,  inclusivamente  al  Condè. 
Fu  una  tregua,  non  pace.  Nella  guerra  il 
Papa  Pio  IV  colle  sue  milizie  avea  fatto 
difendere  contro  gli  ugonotti  A^'igiione 
e  il  contado  f^cnaissì/io,  ma  però  in  di- 
versi luoghi   patì   il  furore  degli  eretici. 
Allorché  il  re  nel  i562  riportò  vittoria  e 
fece  prigione  il  Condè,  i  padri  del  conci- 
lio di  Trento  (A".)  ne  resero  a  Dio  le  do- 
vute grazie  nella  cattedrale;  e  Pio  IV  ia 
Roma  fece  il  simile  con  processione  e  in- 
dulgenza plenaria  a  chi  v'intervenne,  con- 
cessa colla  bolla  Quo?iiant, ^^vesioW  Bull. 
Basii,  Patir,  t.  3,  p.  47-  Anzi  il   Papa 
vedendo  che  i  luterani  insistevano  che  il 
concinosi  trasferisse  in  Germania,  nel  ti- 
more che  gli  ugonotti  prentedesserochesi 
trasportasse  in  Francia,si  decise  a  definiti- 
vamente terminarlo.  Intanto  nel  1 567  gli 
ugonotti  ripresero  le  armi,  e  la  Francia 
di  nuovo  si  trovò  immersa  nella  guerra 
civile,  la  quale  finì  con  altro  editto  coa- 
fermatorio  del  precedente.  Non  pertanto 
la  guerra  ricominciò  con  più  furore,  e  la 
Francia  fu  inondata  di  sangue  francese. 
Il  Papa  s.  Pio  V  esortò  il  ree  la  regina 
a  difendere  la  religione  cattolica,  e  puni- 
re severamente  gli  eretici  ribelli;  curò  la 
difesa  d'Avignone  e  del  contado  Venais- 
sino,  soccorse  Carlo  IX  con  ingenti  som" 


22  UGO 

me  pel  sostetiimoiilo  della  guerra  tli  re- 
ligione, e  ne  invocò  a  suo  favore  da  al- 
tri principi  calfolici  ;  inoltre  gl'invio  un 
numeroso  corno  di  sue  milizie,  comanda 
te  tlal  genf^rale  ili  s.  Chiesa  Sfoiva.  Con 
•  luesl'aiuto  a' I  ?.  marzoi  5(ìc)  ripoi  lo  il  le 
vittoria  a  Jarnac,  e  mandò  al  Papa   I2 
stendardi  presi  a'nemici,  ed  il  principe  di 
Condè  indi  venne  ucciso:  dipoi  il  suo  fi 
glio  abiurò  gli  errori  e  indi  li  liabbracciò. 
Poscia  a'  3  ottobre  fu  vinta  altra  batta- 
glia a  Montconlour ,  precipuamente  pel 
valore  di  Sfocia,  il  quale  per  Paolo  suo 
fratello  spedì  a  s.  Pio  V  27  stendardi  tol- 
ti agli  ugonotti,  e  venneio  collocati  nel- 
la basilica  Lateranense.con  iscrizione  tuo- 
numentale  a  lettele  d'oro.  Ad  onta  del 
la  rinnovata  [).ice,  il  caposdla  ammira- 
glio di  Coligny  ordì  mi'  iniqua  congiura 
per  uccidere  Carlo  IX,  la  fituiglia  reni» , 
i  Guisa,  poi  re  in  trono  Einicodi  Borbo- 
ne, poi  Enrico  III  redi  Na varrà  e  IV  di 
Francia,  per  posiia  usurparlo  per  se.  II  re 
venutone  in  cognizione,  sposò  la  sorella 
a  Enrico,  dopo  l'abiura  de'suoi  errori,  ed 
a'23  agosto  I  571  fece  uccidere  Coligny, 
e  nella  notte  del  24  ordinò  la  morie  dei 
principali  e  altri  ugonotti,  strage  orribi- 
le e  feroce  denominala  di  s.  Bartolomeo, 
per  essersi  cominciala  nella  sua  vigilia  e 
proseguila  per  7  giorni  in  lutto  il  regno, 
perciò  immerso  nell'orrore  spaventevole 
di  tanta  iuuoianità.  E'  nera  calunnia  de- 
gli eretici,  che  ne  fu  consapevole  Crcgo- 
rio  \IIf(F.).  La  strage  fu  esagerata, ma 
ricordiamo  le  innumei  abili  commesse  da- 
gli ugonotti  e  le  loro  inaiulite  scelleratez- 
ze crudelissime  e  saccheggi;  e  solo  qui  di- 
rò ch'essi  nelle  diverse  guerre  distrusse- 
ro 200,000  chiese,  uccisero  25G  sacerdo- 
ti ei  12  religiose,  arsero  qoo  Ira  cillìi  e 
villaggi,  dierono  alle  fiamme  le  relicpiie 
de'sanli  o  ne  gettarono  ne'fiumi  le  ossa, 
abbatterono  i  sepolcri  de'Papi  avignotie- 
si,  comedi  Clemente  V  e  Clemente  \'l, 
ilc'cardinali,  dt'sovrani  e  altri,  e  ne  spar- 
sero le  ceneri  al  vento  per  ludibrio;  di  che 
sono  piene  le  storie  sanguinoleuli  e  cru- 


U  G  O 

delissime,  ed  in  tanti  articoli  anch'io  ri- 
provai.  La  veneranda  compagnia  di  Ge- 
.sìi  conta  quaranta  martiri  della  ferocia 
degli  ugonotti  ,  tutti  uccisi   nello  stesso 
giorno  per  odio  della  fede  neli^yo.  De- 
stinali a  portare  la  luce  dell'evangelo   tra 
gl'infedeli  e  nel  Brasile,  salparono  da  Li- 
sbona sopra  3  navi.  Erano  39  gesuiti,  e 
tulli  sotto  la  guida  del  p.  Ignazio  di  A- 
zevedo  gesuita    portoghese.  Trovandosi 
lutti  nella  sua  nave  denominata  s.  Gia- 
como, mentre  navigava  verso  l'isola  di 
Palma, comparvero  5  navi  d'eretici  ugo- 
notti, e  subito  l'assalirono  e  fermarono  a- 
gevolmen te. Scoperti  da'padroni  delle  na- 
vi per  missionari  cattolici  romani,  comin- 
ciarono ad  essere  maltrattati,  ed  il  p. Igna- 
zio fra' primi  ad  essere  costretto  a  dete- 
stare la  religione  che  professava,  e  per  la 
propagazione  della  quale  avea  lasciato  la 
patria  e  niovea  in  lontane  regioni.  E  per- 
chè si  slette  fermo  nella   medesima  ,  fu 
sottoposto  a  crudeli  tormenti,  finché  or- 
ribilmente trafìllo  venne  gettalo  in  ma- 
re. E  dopo  lui  ebbero  egual  sorte  38  al- 
tri, dopo  essere  stati  uccisi  in  varie  gui- 
se crudelissime,  ti  a  cui  alcuni  giovani  no- 
vizi, e  il  loro  maestro  p.  Benedetto  di  Ca- 
stro. Unoiie  rimauea,  e  siccome  desso  ac- 
cettò d'essere  schiavo  anziché  imitare  il 
glorioso  esempio  de'compagni,  a  compie- 
re il  numero  de'quaranla  martiri,  come 
a  Sebaste,  preseutossi  il  nipote  del  capi- 
tano della  nave  s.  Giacomo,  giovinetto 
che  ardeva  del  desiderio  di  essere  novi- 
zio  della  compagnia  di  Gesìi.  Egli  fu  vi- 
sto allei  rare  una  veste  de'trafitti,  ed  ac- 
conciatovisi  dentro,  mostrarsi  in  essa;  ma 
non  andò  spazio  di  tempo  tra  il  vederlo 
e  l'ucciderlo,  col  gettarlo  in  mare,  e  con 
ciò  dare  in  se  la  maggior  prova  che  po- 
tesse desiderarsi  della  sua  costanza  nella 
fede.  Questi  martiri  furono  subito  ono- 
rati come  tali,  non  solo  in  Europa,  ma 
ueiriiidieancora,ed  inUoina  specialmen- 
te per  molli  anni,  finché  pubblicali  i  de- 
creti d'Urbano  Vili,  si  credette  erronea- 
melile  che  anco  il  loro  cullo  lussc  coni- 


UGO 

preso  nella  proibizione  data  tla  quel  Pa- 
pa ili  venerare  i  non  beatificali  soleuiie 
uicMite.  bitcnotlo  perciò  il  culto  in  llo- 
ma  e  altrove,  si  die  poi  da  Benedetto  XI V 
il  solenne  giudizio,  constare  del  mar  li- 
rio  e  (L'Ila  causa  del  martirio  de' Qua- 
ranta Mar  tiri, e  potersi  procedere  avan- 
ti. Ma  essendosi  ultimamente  osservato 
cbe  questa  causa  non  era  compresa  ne' 
casi  eccettuati  da  Uibano  Vili,  cbiese  la 
società  di  Gesù  che  fosse  restituito  a'suoi 
Quaranta  Martiri  quel  cullo  che  già  si 
era  loro  dato  per  l'uMianzi,  e  l'ottenne 
per  decido  della  s.  coiii^regazione  de'riti 
dei^li 8  aprile  I  854,  confermato r  I  i  mag- 
gio dal  Papa  Pio  I  X,  per  cui  fiu'uno  reui- 
tegrali  all'onore  del  c(dto  pubblico.  Già 
le  nobili  penne  de'gesuiti  i  p[).  Dartolie 
Cordiira  ne  aveaoo  narrata  la  storia  del 
martirio,  celebrando  s\  intrepidi  confes- 
sori della  fede.  Domenica  iq  novembre 
i8j4  '^  compagnia  di  Gesìi  in  Roma  e 
Qella  sua  nobilissima  chiesa  del  ss.  Gesù 
solennemente  celebrò  la  festa  di  questi 
ss.  Quaranta  Martiri  gesuiti,  l'immagini 
de'(piali  pendevano  in  altrettanti  (puuiii 
dalle  pareli  dell'angusto  tempio  pouipo- 
samenle  per  tale  circostanza  ortiato  e  il- 
luminato da  migliaia  di  ceri.  A  mezzo  la 
messa  pontificale  il  p.  Cacciari  barnabi- 
ta ne  disse  l'eloquente  panegirica  orazio- 
ne, come  riportano  il  n.°267  del  Gior- 
nale di  Rullili,  e  la  Cii'iltà  Cattolica, ie- 
ne 2.',  t.  6,  p.  573,  t.  8,  p.  569. 

Tornando  a  Carlo  IX,  ricevè  da  Gre- 
gorio XI II  lo  Stocco  e  berrettone  ducale 
benedetti (  f  .j,^cconi\o  il  p.  Malfei  si  paci- 
ficò cogli  ugonotti, al  dire  di  altri  levò  3  ar- 
mate contro  di  loro;  ma  i  protestauli  le 
adiontarono  dappertutto,  resi  iuvincibili 
dal  furore  e  dalla  disperazione,  e  ca[)ita- 
nati  da  Enrico  III  re  di  Navarra  e  dal  suo 
zio  o  cugino  piincipe  di  Condè,  che  già 
assolti  da  Gregorio  XIII  erano  tornati  al- 
l'eresia. Aumentandosi  gli  ugonotti  nella 
Provenza,  Gregorio  XI  11  spedì  a  difesa  di 
Avigiioue  e  del  Venaissinn  il  general 
Rlailinengo  con  un  corpo  di  milizie;  ed 


UGO  i3 

altro  capitanato  da  Saporoso  Mattouoci. 
Morto  nel  1  T74  Carlo  I  X,gli  successe  1mi- 
rico  111  suo  lialello,  per  cui  in  seguito  di 
(]ue-.ti  il  re  di  l\ìi varrà  divenne  erede  pre- 
suntivo. Il  nuovo  re  per  pacificare  la  Fran- 
cia accordò  agli  ugonotti  con  un  5."  editto 
di  pacificazione  il  libero  esercizio  di  loro 
eretica  religione  con  disposizioni  larghis- 
sime. I  cattolici  altamente  ne  mormora- 
rono, e  diversi  grandi  ne  appoggiirono  le 
lagnanze,  e  quando  si  videro  potenti  for- 
marono la  famosa  e  formid  ibiie  Le^a 
Cattolica  segreta,  sotto  il  pretesto  di  di- 
fendere la  religione  e  di  escludere  did  tro- 
no l'eretico  re  di  Navarra. La  forinola  del- 
l'unione do  vea  essere  sottoscritta  in  nome 
della  ss.  Trinità,  tutti  impegnandosi  con 
giuramento  di  vivere  e  morire  nella  lega, 
per  l'onore  e  pel  ristabilimento  della  re- 
ligione, e  per  la  conservazione  del  vero 
culto  di  Dio,  che  osservava  la  s.  Chiesa 
romana.  Allostrepitochefecequesta  nuo- 
va unione,  si  cominciò  a  maltrattare  gli 
ugonotii  nelle  provincie  più  vicine  alla 
corte,  e  tosto  di  venne  cotanto  possente  che 
il  re  fu  obbligato  a  dichiararsene  capo,  on- 
de nell'assemblea  degli  Stati  nel  1  IjG  fu 
risoluto,  non  doversi  avere  nel  regno  che 
una  sola  religione,  cioè  l'apostolica  roma 
na.  Così  la  guerra  riprese  1  suoi  furori,  a- 
limentata  dagli  emissari  e  predicatori  del- 
la lega,  raccomandando  a'pO()oli  i  prin- 
cipi Guisa  di  Lorena  zelanti  difensori  del- 
la fede  de'loro  antenati:  gran  fjutore del- 
la lega  era  Filippo  II  re  di  Spa'^na;\vAGn- 
te  cattolico  ed  acerrimo  nemico  dell'e- 
resia. L'occulta  idea  di  questi  maneggi 
era  diretta  a  porre  tali  principi  in  credi- 
to dovuiK[ue,  e  a  disprezzare  il  re,  la  fa- 
miglia reale  e  l'erede  del  trono  Enrico  1 1 1 
ugonotto,  tale  divenuto  dopo  la  morte 
del  duca  d'Alencon  fratello  del  re,  ma  i 
cattolici  noi  volevano.  Enrico  III  re  di 
Francia  tutto  sapeva,  ma  abbandonato 
alla  mollezza  lasciava  fare.  Tutta  volta  in- 
viò il  duca  d'Epernon  a  Enrico  III  re  di 
IVa  varrà  per  impegnarlo  a  rientrare  nella 
religione  callolica,  e  così  dare  un  colpo 


24                     UGO  UGO 

11101  tale  al  partilo  de*  protestanti  ;  ma  il  Cloiid,  nìorendo  allaccialo  dal  monìloiio 
Boi  hotie  volle  restare  ugonotto,  ed  i  cai-  e  sc<jrniHiica  intimatagli  da  Sisto  V.  Cos\ 
lolici  trepidarono  che  la  Francia  fosse  terminò  il  ramo  di  Valois  di  dominare  la 
per  cadere  in  mano  degli  eretici.  Tanto  Francia.  Enrico  III  Borbone  rediNavar- 
haslò  perchè  si  manifestasse  in  essi  lo  spi-  ra  prese  il  nome  di  Enrico  IV  re  di  Fran* 
rito  di  rihellione  contro  il  re  che  menava  eia,  giurò  di  mantenere  la  religione  catto- 
vila  poco  degna  del  suograilo.  Finalmen-  lica  in  tnlla  la  sua  purità,  tollerando  l'e- 
ie il  re  s'accorse  che  avea  da  fare  co'Gui-  sercizio  di  quella  de' suoi  ugonotti  nelle 
sa,  più  che  co'piotestanti,  per  cui  proibì  città  da  loro  occupate,  in  virlìidel  tratta- 
le confederazioni  e  la  leva  di  truppe.  In  to  fatto  col  re  defunto.  Il  ducadi  Mayen- 
"vece  la  lega  proseguì  ad  ammassar  gente,  ne  in  vece,  quale  luogotenente  del  regno, 
e  costrinse  il  re  a  proibire  l'esercizio  d'o-  fece  proclamare  re  di  Francia  il  vecchio 
gni  «Tltra  religione,  ad  eccezione  della  cai-  cardinal  di  Borbone  zio  d'Enrico  IV,  col 
tolica,  annullando  le  precedenti  conces-  nome  di  Carlo  X:  e  la  Sorbona  dichiarò, 
sioni  fatte  a  favore  degli  ugonotti.  Allo-  che  non  si  poteva  ubbidire  a  Enrico  IV, 
ra  Papa  Sisto  V  scomunicò  Enrico  III  re  eretico  relapso  e  nemico  della  Chiesa  ; 
di  Aavarra.GIi  ugonotti  con  questo  prin-  ed  il  redi  Spagna  promise  poderosi  soc- 
cipe,  anziché  intimidirsi,  ricominciarono  corsi  alla  lega.  La  guerra  continuò  tra  gli 
la  gnena  per  tutto  il  regno,  mentre  il  re  ugonotti  capitanati  da  Enrico  IV  e  la  le- 
di Francia  si  l'icusò  di  pubblicarla  bolla  ga,  ma  con  vario  successo;  nondimeno 
di  scon)unica.  Essendo  il  centro  della  le-  molte  città  e  pio vincie  lo  riconobbero  per 
ga  Parigi,  ivi  si  con)mosse  il  popolo  con-  re,  il  quale  finalmente  abiurò  i  suoi  errori 
tro  gli  eretici  e  contro  il  re,  accusalo  di  e  si  fece  consagrare  a  Chartres.  Il  partito 
favorirli  e  di  andar  d'accordo  col  redi  Na-  della  lega  cominciò  a  cedere,  ad  onta  che 
varrà,  ed  il  re  fu  costretto  per  le  trame  l'aiutasse  Papa  Gregorio  XIV,  inviando 
ad  «iscir  dalla  città.  Si  videro  a  quel  lem-  in  Avignone  per  generale  delle  armi  Gi- 
jio  in  FranciaS  artnate,  quella  dei  re,quel-  rolamo  Moroni.  Frattanto  Parigi  cede  a 
Ja  della  lega  e  quella  degli  ugonotti.  Nel  riconoscei  e  colla  Sorbona  Enrico  IV,  che 
I  588  il  re,  costretto  dalle  circostanze, di-  avendo  domandato  a'  suoi  ugonotti  se 
chiaro  con  editto,  d'impegnarsi  al  man-  poteva  salvarsi  nella  religione  romana, 
lenimento  della  leligione  cattolica,  di  di-  e  ricevuta  risposta  alfermativa,  disse:  Sa- 
sttiiggere  gli  ciclici,  e  inviland(j  lutti  a  rà  dunque  meglio  che  io  vada  in  cielo 
giurare  di  non  riconoscere  per  re  che  un  re  di  Francia,  che  re  soltanto  di  Navar- 
principe  cattolico.  Fece  luogotenente  del  ra.  Si  fece  istruire  nel  cattolicismo,  abiu- 
rcgno  Enrico  duca  di  Guisa,  e  si  conti-  rò  gli  errori  degli  ugonotti,  e  indi  ot- 
nuò  a  fai  111  guerra  a' protestanti.  Dipoi  tenne  da  Papa  Clemente  Vili  formal- 
avvediitosi  il  re  che  tutto  era  servito  ad  mente  l'assolnzione  dalle  censure.  Gli  u- 
acciescere  la  potenza  del  duca,  risolvè  di  gonotti  ottennero  quindi  un  editto  di  pa- 
larlo perire,  e  giudicò  con  tal  mezzo  di-  cificazione  simile  a' precedenti,  e  confer- 
ilrnggeie  la  lega.  Il  duca  fu  assassinato  a  matorio  di  quello  da  lui  emanalo  a  Naii' 
Blois.  e  il  suo  (ialello  cardinal  Luigi  di  fc'5  (/'.),  che  diversi  cattolici  riguardaro- 
Guisa  nel  dìsiguenle.  II  loro  fialello  du-  no  qual  colpo  mortale  dato  alla  loro  re- 
ca di  Miiychiie  si  pose  idla  lesta  della  le-  ligione.  Il  fuiatismo  dominando  ancora 
ga  divenuta  furiosa,  mentre  la  Sorbona  alcuni, si  Iramòcontrola  vitad'Enrico  IV, 
tliclrarò  i  sudditi  del  le .sciolti  dal  giura-  e  ne  restò  vittima  neliGio.  Nella  reggen- 
inenlo  di  fedeltà.  Il  re  di  Navarra  si  olfiì  za  della  vedova  IMaria,  per  la  oiinorilà  di 
alla  difesa  d'Enrico  III  redi  Francia,  il  Luigi  Xlll  (ìglio  del  ilefuiilo,  nel  163?, 
quale peiùfu  piignalaloncli  j8y  a  Saint-  furono  Qunfcrmuli  gli  cdilti  di  Naules  e 


U  L  A 

quello  di  pacificazione,  a  favore  degli  u- 
guiiutli  o  calviiiisli  o  protestanti  ;  furono 
loro  restituiti  i  leiupli,  ma  tolte  e  demoli- 
te le  fortezze  che  occupavano,  luassime  la 
Hochcllc  per  opera  del  celebre  cardinal 
riichelieu  i.°  ministro.  Da  cjucl  tempo  il 
{)artilu  degli  eretici  scemò  sensibilmente 
in  Francia;  cna  essendosi  ribelliti,  Luigi 
XIV  nel  I  G8  ji  annullò  e  revocò  l'editto 
di  Nantes  pubblicato  dal  suo  avo,  ed  im- 
piegò la  dolcezza  e  la  severità  per  riuni- 
re i  calvinisti  o  protestanti  o  ugonotti  del 
suo  regno  alla  Chiesa  romana. Allorquan- 
do il  re  avea  cominciato  a  i  idurre  gli  ere- 
tici a  termine  di  detto  editto  avea  loro 
distrutti  4oo  templi  non  compresi  in  es- 
so, e  dopo  la  revoca  spianò  i  superstiti^ 
coslringeiiiluli  o  ad  abbandonar  la  setta  o 
il  regno,  per  cut  lasciarono  la  Francia 
quasi  un  milione  d'eretici  d'ogni  sesso, 
sebbene  molli  restarono  come  convertiti 
alla  vera  fede.  Tuttavia  e  di  nascosto  re- 
starono in  Francia  molti  calvinisti;  si  con- 
tinuò a  cercarli,  e  si  procurò  di  guada- 
gnarli in  tutte  le  possibili  maniere,  aiiìu- 
che  rientrassero  nel  seno  della  Chiesa.  I 
principi  protestanti  si  affaticarono  in  prò 
loro  nella  pace  d'Uliechl,  ed  ottennero  la 
libertà  a  quelli  eh'  erano  nelle  prigioni. 
NullamenuLuigi  XIV  non  rallentò  il  suo 
zelo  religioso,  e  pubblicò  una  dichiarazio- 
ne, che  vietò  a'calvinisti  d'uscire  da'suoi 
slati,  ed  a'  rifugiati  altrove  di  rientrarvi, 
senza  una  particolare  licenza,  lununiera* 
bill  poi  furono  i  disastrosi  danni  patiti 
dalla  Francia,  perla  funesta  introduzio- 
ne della  pretesa  riforma,  la  quale  rinno- 
vò un  complesso  di  errori,  già  condan- 
nati ne'  primi  secoli  della  Chiesa.  Luigi 
XVI  feceaicuiieconcessioni  a' Pfotcs tan- 
ti, e  poco  dopo  fu  proclamata  iu  Francia 
la  toileianza,  e  la  libertà  di  coscienza  e  de* 
culli. 

ULADIMIRIA.  F.  Wladimiru. 

ULADIMIKO  o  WLADIMIRO  (s.), 
granduca  di   iaissia.  f" .   IIomano  (s.),  e 

PiUSSIA. 

ULADISLAVIA.   /'.   WtADlSLAVJ.!. 


U  L  L  25 

ULARIO  o  ULIARIO  Bartolomeo, 
Cardinale.  F.  Uliario. 

ULDAKICO  (s.).  F.  Udalrico  (s.). 

ULFRICO  0  ULRICO.  Cardinale. 
Inglese  chiamalo  pure  Odolorico, da  Pa- 
squale Il  fu  creato  cardinale  prete,  e  nel 
I  107  legato  apostolico  in  Inghilterra, ove 
col  permesso  del  Papa  accordò  il  sagro 
pallio  a  Tommaso  eletto  arcivescovo  di 
York  e  suo  collega  nella  legazione,  A  per- 
suasione di  questi,  e  ad  istanza  di  Mal- 
col  m  111  re  di  Scozia,  consagrò  l' inglese 
Turgello  e  abbate  del  monastero  Duncli- 
ineuse,in  arcivescovoe  primaledella  chie- 
sa di  Sani'  Andrea  nel  regno  di  Scozia. 
Questa  legazione  viene  ricordata  quasi 
da  lutti  gli  storici  inglesi.  Io  però  noterò, 
che  essendo  Malcolm  III  morto  nel  i  oq3, 
pare  che  ad  Urbano  II  debba  riportarsi 
l'esaltazione  d'Ulfrico  e  la  spedizione  in 
Inghilterra,  se  pure  non  furono  due,  lai." 
d'Urbano  11,  la  2.'^  di  Pasquale  II. 

ULFRIDO  o  WOLFRIDO  (s.),  ve- 
scovo in  Isvezia,  martire.  Dopo  avere  e- 
dificata  colle  sue  virtù,  illustrata  colla 
sua  scienza,  ed  ammaestrata  colla  sua 
predicazione  l'Inghilterra  sua  patria,  va- 
licò il  mare  per  annunziare  il  Vangelo  ne* 
paesi  settentrionali  di  Alemagna,  e  po- 
scia nella  Svezia,  eh'  era  allora  governata 
dal  pio  Olao  11,  il  quale  fu  il  primo  che 
prese  il  titolo  di  re  di  Svezia.  1  discorsi 
e  gli  esempi  di  Ulfrido  vi  produssero  me- 
ravigliosi successi.  Innalzato  all'  episco- 
pato, applicossi  con  fervido  zelo  a  spar- 
gere d'ogni  parte  la  luce  della  fede.  Uà 
giorno,  dopo  aver  predicato  con  somma 
veemenza  contro  l'empietà  dell'idolatria, 
prese  una  scure  per  gettare  a  pezzi  il 
grande  idolo  del  paese  chiamato  Tars- 
lans  0  Thor.  Quantunque  egli  fosse  sor 
stenulo  dall'  autorità  del  re,  i  pagani  in- 
ferociti lo  investirono  e  lo  uccisero  sul 
momento.  Ciò  avvenne  nel  1028,  e  la  suc| 
niemuiia  si  celebra  il   i8  di  gennaio. 

ULIARIO  Bartolomeo,  Cardinale. 
V ,  Oleario. 

ULLA,  L  llilana.  Sede  vescovile  del? 


9.6  U  L  P 

l'Africa  nella  provincia  Proconsolare, sot- 
to la  metropoli  di  Cartagine.  Ebbe  a  ve- 
scovi Ireneo,  che  frovossi  al  concilio  di 
Cartagine  del  2  55;  e  Qaodvultdeus, 
iDiiiidalo  in  esilio  da  Umieiioo  re  de'van- 
dali  nel  4'^4  P^'"  """  aver  voluto  sotto- 
scrivere l'erronee  pro[)0>izioni  de' dona- 
tisti nella  conferenza  di  Cartagine.  Mor- 
celli,  Jfr.  ChrA.x. 

ULPIANO  («,),  martire.  Giovine  cri- 
stiano di  Tiro  nella  Feinoiii,  il  quale  in- 
coraggiato dall'esempio  di  s.  Appiano  e 
di  molli  altri  martiri  di  Cesarea  nella 
Palestina  del  3o6,  durante  la  persecuzio- 
ne di  Galerio  Massimiano,  confessò  in- 
trepidamente Gesù  Cristo  dinanzi  ad  Ur- 
biino  governatore  della  provincia.  Solftì 
con  inalterabile  fermezza  i  colpi  di  sfer- 
za e  la  tortura  del  cavalletto,  dopo  di  che 
cucito  in  un  sacco  di  cuoio  con  un  cane 
ed  un  aspide,  fu  gettato  in  mare.  E  men- 
zion.ito  nel  martirologio  romano  a'  3  di 
aprile. 

ULI'JANO,  Ulpiniuini.Seiìe  vescovile 
della  provincia  di  Dardania  nell'esarca- 
to di  Ddcia,  sotto  la  metropoli  di  Scopia 
o  Scupi  già  nella  Servio,  eretta  nel  IV  se- 
colo, diocesi  dell'  llliria  orientale.  L'ini- 
peratore  Giustiniano  1  la  rifabbricò  e  le 
tliè  il  tìomedi  Ginstiiiiana seconda,  [>ev- 
cliè  l' imperatore  Giustino  1  suo  zio  era 
nato  in  questa  città;  indi  fu  cliianiata  Fri- 
zcrcn.  Si  conoscono  due  vescovi:  Mace- 
donio che  sottoscrisse  la  lettera  del  con- 
cilio di  Sardica  nel  347  ""*^  chiese,  e  Pao- 
lo che  sottoscrisse  al  decreto  di  Papa  Vi- 
gilio, relativo  a'famosi  Ti'c  Capitoli.  O- 
ìieiis  Clir.  t.  a,  p.  3oo. 

UMANA  {IIuma/ì).C\l\.l\  vescovile  del- 
la Marca  (/'.)  nella  delegazione  d'  y7/<- 
t'o/2<^/,  concatledrale  della  sede  vescovile 
ili  tal  nome,  il  cui  comune  è  soggetto  al 
distretto  omonimo,  come  si  legge  nel  Ili- 
parlo  territoriale  dello  Stato  Pontifì- 
cio, ed  ora  abitala  da  circa  i65o  indivi- 
dui. E  distante  5  leghe  al  sud-est  d'Anco- 
na, come  riferisce  l'  avv.  Castellano,  si- 
tuata al  di  la  del  Musone  o  Muscioue,  o 


UM  A 

fiume  Misno,  alla  sinistra  del  Potenza, 
cioè  fra  (piesto  ed  Ancona,  vale  a  dire  i 
pochi  avanzi  dell'antica  e  già  vasta  città, 
che  esistono  nel  declivio  mesidionale  del 
Monte  Cancro  già  Cumero  in  vicinanza 
al  mare.  IMinio,  Mela  ed  altri  la  dicono 
sul  lido  fra  le  città  d'Ancona,  e  Potenza 
(/'.);  e  fra  Ancona  e  Potenza  sta  ancora 
negl'  itinerari  d'  Antonino  e  nella  tavola 
Peulingeriana,  la  quale  dopo  IVuniana, 
antico  nome  d'Umana  (diversa  da  Nova- 
na  oggi  Civitanova,  tli  cui  nel  voi.  XL, 
p.  24^)1  [ninia  di  Potenza  o  Pollenza  se- 
gna il  fimne  Musone.  Comechè  di  là  da 
tal  fimne,  pretende  il  Falteschi,  Memo- 
rie del  ducato  di  Spoleto,  p.  1  8  r  ,che  non 
sia  appartenuta  al  Piceno  (f^.)-  In  vece 
altri  piovano  che  fece  parte  del  Piceno 
Annoniuio,  e  della  Pentapoli[f^.)  uiarit- 
lima  Picena  e  insieme  della  Marca,  aller- 
mandolo  ancora  il  Compagnoni,  La  Reg- 
gia Picena,^.  I  Sei  9,  anzi  dicendo  le  chie- 
se che  la  componevano  più  insigni  della 
provincia  e  in  particolare  1'  Humanate. 
Nella  chiesa  priorale  e  matrice  di  s.  Gio. 
Ballista,  concattedrale  del  vescovato  An- 
conitano, vi  è  il  fonte  battesimale.  Nella 
propria  sua  chiesa  si  venera  la  celebre  e 
prodigiosa  immagine  del  ss.  Crocifìsso,  al- 
la cui  venerazione  i  fedeli  accorrono  d'o- 
gni parte  in  sagro  pellegrinaggio;  antica- 
luenlesi  custodiva  in  una  cappella  dell'an- 
tica cattedrale,  cheperl  con  essa,  epoi  nel- 
la nuova,  la  quale  pure  andò  diroccala, 
per  cui  il  municipio  <!'  Ancona  gli  eresse 
la  sua  chiesa.  Quest'insigne  simulacro  è 
impro[>riamei)te  denominato  il  ss.  Croce- 
fisso di  Sirolo,  dal  paese  posteriore  e  su- 
periormente costruito.  Per  essere  dìruta 
l'antica  Umana,  così  la  ss.  Immagine  seb- 
bene ivi  è  tuttora  venerata  come  antica- 
mente, nondimeno  si  ihsse  ih  Sirolo,  dal 
castello  e  grossa  terra  chiusa  da  mura, 
posta  in  buona  positura  net  territorio  di 
sua  diocesi  e  da  lei  separato  a  brevissiima 
distanza,  dopoché  Umana  divenuta  bor- 
gata si  riputò  un  villaggio  appudiato  di 
Sirolo.  11  ss.  Crocefisso  si  venerava  nella 


U  M  A 

(liiesa  Ji  padronato  del  comune  d'Anco- 
na, diii'.to  the  gli  confermò  Pio  IV  nel 
I  565  colla  hoWaConsuevil  intcrduni.  Ma 
essendo  vecchia  il  municipio  anconitano 
costruì  niagniflcamenle  ratinale,  e  con 
solenne  ceiemonia  vi  trasportò  il  ss.  Cro- 
cefisso a' I  3  ottobre  1  506.  Questa  vene- 
rabile iiiunagineèinfagliata  in  legno  vec- 
chio e  fu  già  ornala  d'argento  e  orojèin- 
leia  nella  persona  esprimente  il  Salvato- 
le, che  di  statura  vantaggiosa  mostra   le 
sembianze  di  uomo  vivente  e  vigoroso  : 
lia  apei  ti  gli  occhi,  rara  la  barba,  scrinati 
e  lunghi  i  capelli.  E  coniilto  nella  Croce 
immessa,  senza    Tilolo  e  con  4  Chioili, 
due  alle  mani  e  due  a'piedi;  un  pannicel- 
lo loggiato  nel  medesimo  legno  gli  scende 
dalla  metà  del  suo  nudo  corpo  verso  le 
ginocchia  :  non  ha  suppedaneo,  non  fe- 
rita nel  petto,  non  corona  tii    Spine  sul 
ca[)o,  ma  ornato  di  diailema.Gli  si  dà  una 
origine  reniota,  ed  è  celebrata  tra  le  più 
vetuste  immagini  prodigiose  del  ss.  Ciò- 
et/isso,  insigne  per  divozione  pubblica, 
illustre  per  prodigi,  e  visitato  pressoché 
ila  rpicuili  andavano  in  pio  pellegrinaggio 
al  santuario  di  Loreto.  Del  resto  si  può 
leggere  la  Raccolta  di  nienioric  e  noti- 
zie istoriche  appailencnti  al  ss.  Croce- 
fìsso  d'Umana  did.  Carlo  l'iergcnlili, 
Ancona  pel  F\^rri   1798.  Neh  8oo  fu  ri- 
stampata dal  Sartori  in  Loreto  con   ag- 
giunte e  col  titolo:  Relazione  isLorica  del- 
ia lìdracolosa  immagine  del  ss.  Croce- 
fisso  d' Umana.  Qualunque  fu  la  condi- 
iione  d'Umana,  non  mai  essa  cessò  in  di- 
ritto e  in  fatto  il  grado  di  città,  né  mai  tra- 
lasciò di  chiamarla  città  il  comune  d'An- 
cona. Peiciò  Pio  VII  componendo  ad  or- 
dine novello  i  niunicipii  pontificii  leattri- 
buì  un  gonfaloniere,  l'albo  de'uobili  e  gli 
ullii  priviUgi  diesi  appartengono  a  città. 
Quanti»  ul  gonlulomerato  conviene  tener 
piesente  la  legge  sulle  comuni  emanala 
dal  Papa  regnante^  di  cui  parlai  nel  voi. 
LV,  p.25o.  1  vescovi  d'Ancona,  dacché 
riassunsero  1'  antico  titolo  d'  Umana,  la 
privilegiarono  di  maggiori  e  speciali  signi- 


U  M  A  27 

ficazioni  del  loro  alletlo.  II  cardinal  Bu- 
falini  vi  costruì  un  palazzo  per  se  e  i  suoi 
successori,  onde  vi  si  recarono  spesso  e 
anche  in  villeggiatura  diversi  vescovi, fra' 
quali  vi  morirono  i  cardinali  Ranuzzi  e 
INembi  ini;  quest'ultimo,  oltre  altri  argo- 
menti di  beneficenza  alla  chiesa  tlella  par- 
rocchia ed  a'cittadini,  valer  fece  i  suoi  uf- 
fici presso  il  governo  perchè  grossi  maci- 
gni alfondali  a  guisa  di  molo,  fuorviasse- 
ro la  violenta  correntia  del  mare  che  por- 
tava disertamento  al  lido:  di  più  con  sua 
autorità  protesse  libero  da  ogni  imposta 
il  trasporto  e  l'uso  delle  pietre  cadute  dal 
Conerò,  generosamente  im[)iegò  gravissi- 
me spese  per  migliorare  i  beni  della  men- 
sa vescovile  nel  territorio,  per  sottrarli 
al  pericolo  di  soverchianti  fiumane  e  ma- 
ree, per  riparare  in  meno  disagiale  case  i 
loro  coloni.  Il  vescovo  cardinal  Cadoliui, 
a  flivoie  <lelle  fanciulle  |)Oveie,  con  suo 
per  pel  uo  sussidio  stabi  lì  annue  doli  di  SCU' 
di  I  5.  La  detta  chiesa  m-.itrice  è  senza  ca- 
pitolo, almeno  do[)0  il  a  397  circa,  dalla 
quale  epoca  ce^^ò  il  collegio  canonicale, 
ch'era  [):ù  antico  (lell'anconilano,  ed  ebbe 
pure  le  dignità  di  arciprete, arciiliaconoe 
primieerio.  Verso  ih  3oo  si  fonnava  del- 
l'arcidiacono,di  7  canonici  e  di  3  preben- 
dali. L'antica  caltedrale  era  sotto  l'invo- 
cazione di  s.  Maria  Assunta  in  cielo,  sino 
al  secolo  XIV,  e  neh  3oo  si  nomina  la  Ca- 
nonica di  s.  Palazia,  illuitre  mai  tire  an- 
conitana che  gli  umauali  elessero  a  pro- 
tettrice insieme  a  s.  Gio.  Battista,  e  decre- 
tarono festivo  e  solenne  il  suo  giorno  an- 
niversario. Tale  titolo  dalo  o  aggiunto  a 
quello  della  cattedrale,  forse  derivò  dal- 
l'avere a  s.  Palazia  erclla  una  cap[)ella  nel- 
la medesima  e  probabilmente  la  canonica 
orale  adiacente;  mentre  al  dire  del  Co- 
lucci  anche  il  collegio  canonicale  d'Uma- 
na vi-,se  nella  canonica  col    vescovo  vita 
comune  aulicamente.  Pare  che  neh  338 
non  j)iù  esistesse,  diroccala  nella  sciagura 
da  i)ochi  anni  avvenuta.  Allota  il  vescovo 
BuoninconUo  in-amava  costruirla  di  imo- 
vo,  e  invitò  alla  pia  opera  i  fede'icou  gra- 


a8  U  M  A.  U  M  A 

7Ìe spirituali  impellale  da Betietlelto  XII.  so  utilissimo,  con  pena  uoa  posso  profit- 
INoii  potè  eir«;lluarlae  nemmeno  i  succes-  lanie  interamente,  pei*  la  qualità  ili  mia 
soli,  poiché  il  feroce  fr.  Monreale  portò  opera  e  pel  ristielto  spazio  di  questo  ge- 
iil  colmo  la  desolazione  dell' alililta  città,  nere  d'articoli  che  non  couipoilauo  par- 
iìeujbra  che  nel  i  897  già  esistesse  la  chic-  ticolafi  dettagli,  ma  solamente  e  in  breve 
sa  parrocchiale  di  s.  Giovanni  Battista,  scieglierne  il  più  opportuno  al  mio  scopo, 
presso  la  torre  la  quale  di  presente  fron-  La  modestia  virtuosa  dell'autore  neasco- 
Ceggia  il  mare  neirestrema  punta  del  col-  se  il  nome,  tuttavia  mi  è  noto  ch'è  il  de- 
le  d'Umana.  Nel  i656  scaduta  talechie-  giioerispettabile  mg.'  Lorenzo  Barili  pri- 
sa,  si  trasferì  l'uffìziatura  e  la  sede  della  inicerio  della  cattedrale  d'  Ancona,  e  di 
parrocchia  a  quella  della  confraternita  del  [)resente  delegato  apostolico  in  missione 
ss.  SagramenlOjChe  verso  il  1680  povera-  straordinaria  della  s.  Sede,  a  s.  Fede  di 
luentesiristoiòe  poifu  demolita  neh  735.  Bugola  nella  Nuova  Granata  nell'Ameri- 
Allora  venne  edificata  l'odierna  chiesa  ca  meridionale.  Il  eh.  scrittore  enumera 
di  s.  Gio.  Ballista,  il  cui  zelante  parroco  ancora  le  chiese  della  diocesi,  alcune  delle 
ha  in  animo  d'ampiarla  con  più  decoro,  quali  furono  soggette  a'monaci,  ad  altri 
e  rispondente  alla  aumentala  popolazicnie  religiosi  ed  alle  monache.  Ma  nel  Monle 
calla  miglior  condizione  della  città,  a  ven-  Conerò,  piucchè  in  altro  luogo  della  dio- 
do già  generosamente  formato  un  monte  cesi  d'Umana,  prosperò  la  vita  eremitica 
(li  pietà  a  benefizio  de'po  veri.  Per  aver  al-  e  monastica,  onde  riferisce  belìi  cenni  cro- 
cuue  divote  persone  collocato  nell'altare  uologici  sugli  eremi  o  monasteri  di  s.  Be- 
a  destra  il  quadro  di  s.  Filomena,  bendi-  nedetlo  e  di  s.  Pielro,  di  cui  ne  ricaverò 
pinlo  dal  conte  Godeardo  Bonarelli  an-  un  sunto.  Lesolitudini  del  Conerò  da  lem- 
couilano,  a  questi  il  benemerito  parroco  pò  antecedente  il  1000  accolsero  monaci 
per  la  stessa  chiesa  commise  i  quadri  e-  di  s.  Benedetto  ne'suoi  gioghi,  che  iniiue- 
sprimenti  il  Redentore  che  mostra  ilsagro  diati  sovrastano  l'Adriatico,  ed  in  diversi 
suo  Cuore,  e  la  predicazione  del  s.  Pre-  tempi  die  ricetto  a  romiti,  che  senza  ap- 
cursore,  egregiamente  eseguita.  Umana  partenere  al  alcun  istituto  regolare,  ama- 
ebbe  altre  chiese,  come  di  s.  Magno,  di  s.  vano  di  vivere  almeno  per  qualche  teni- 
Calerina,  di  s.  Anna,  lo  mi  vado  giovan-  pò  con  se  ineilesiinì  e  con  Dio,  lontani 
do  dell'opuscolo:  Lellcra  del  Sommo  dall'  umane  passioni.  Nelio38  un  luogo 
Ponleflce  Benedcllo  XlPa  mgJ'Nicola  delle  appendici  di  quel  monte  era  coao- 
Manciiiforte circa  il  do'>>er  riassumere  e  scinto  col  nome  di  Pietra  dell  Abbate, 
litencre  il  titolo  di  P'esco%>o  d'Ancona  e  pel  monastero  ch'era  vi  stato,  avente  vi- 
d'  Linana.  Si  aggiungono  annotazio/ii,  cina  la  chieda  di  s.  Benedetto  a  forma  di 
illustrazioni  e  documenti  inediti  sulla  grotta,  con  celle  formate  dalla  natura  e 
serie  de' /escoi'i  e  suW antichità  Nunia-  dall'arte  nella  rupe,  dette  le  grotte  di  s. 
//,  Ancona  per  Sarlorj  Cherubini  i856.  Benedetto,  argomento  di  vita  eremitica. 
Egli  è  questo  un  di  que'libri  non  grandi  In  detto  anno  vi  si  ristorò  la  regola  mo- 
di mole  (di  pag.  1  72  circa  quasi  in  8.°),  ma  nastica,  poiché  i  conti  Ugo  di  Mezone  eoa 
elle  contiene  un  bel  saggio  di  dotta,  dili-  Adelasia  sua  donna,  Amezoue  di  Mauri- 
gente  e  accurata  storia  critica,  illustrala  zio, ed  Ulfredo  d'altro  Amezonedonarono 
da  inolle[)lice  erudizione,  ed  egregiamen-  la  chiesa  di  s.  Pietro  posta  nella  sommità 
te  alla  a  chiarire  la  storia  civile  e  preci-  tlel  .Monte  Conerò,  e  la  chiesa  di  s.  Be- 
puumente  l'ecclesiaslica  d'Umana,  inclu-  nedetlo  e  le  grotte  all'abbate  Guimezone 
tiiv.iinenlc  al  tesoro  che  possiede  ossia  il  per  istituirvi  un  monastero  di  uomini  che 
b.iiitnario  del  Ss.  Ciocelìsso.  Mentre  ne  alteiulessero  al  servizio  di  Dio  e  alla  pre- 
UUUuii'O  e  prej^iu  il  suo  mento  e  cumples-  ghiera,  con  3  t  5  luoggia  di  Icircuo.  Nuu 


UM  A 
è  finora  certo  se  l'alfuale  chiesa  di  s. Pie- 
tro del  Conerò  sia  la  ricci  data,  certamen- 
te appariscono  de'ieslauri  posteriori.  La 
i^oveinaiono  vari  abbati, ed  i  Papi  comin- 
ciando da  Bonifacio  IX  dierono  in  com- 
menda l'abbazia,  ed  Eugenio  IV  la  coiiCe- 
Vi  al  b.  Antonio  Fatati, poi  vescovo  distia 
patria  Ancona.  Narrano  i  cronisti,cheqiiel 
servo  di  Dio  invitasse  gli  eremiti  camal- 
dolesi di  Val  di  Castro  nel  monastero  del 
Conerò,  a  cui  voleva  trasmettere  tutte  le 
rendile,  per  ritornarlo  all'antica  discipli- 
na, ma  non  accettarono.  L'abbazia  di  s. 
Pietro  venne  quindi  considerata  di  giu- 
risdizione episcopale,  ed  Innocenzo  Vili 
nel  i4B41a  congiunse  perpetuamente  al 
vescovato  d'Ancona  ed  Umana,  e  poscia 
il  monastero  di  s.  Pietro  fu  dato  ad  alcu- 
ni eremiti  di  s.  Maria  di  Gonzaga  e  per- 
ciò detti  Gonzaghiani,  onde  ridurlo  a  ro- 
mitorio sottoil  nome  di  S.Girolamo.  Quan- 
to alla  chiesa  e  grotte  di  s.  Benedetto,  vi 
si  rifugiò  la  divota  donna  Nicolosa  per 
compiervi  i  suoi  giorni  colla  figlia,  e  pare 
eh'  esse  vivessero  nel  secolo  XV.  Alcuni 
chiamano  beata  IVicolosa,  e  dicono  che  vi 
menò  grandissima  penitenza  per  moltis- 
simi antii,  e  dopo  la  di  lei  morte,  la  stia 
figlia  chiamata  collo  stesso  nome  vi  con- 
dusse vita  solitaria  per  molti  anni,  finché 
giunta  ad  età  decrepita  tornò  nella  città. 
Forse  non  più  spettando  all'abbazia  di  s. 
Pietro,  richiese  il  luogo  al  comune  d'An- 
cona d.  Desiderio  di  IVapoli  cassinese,  poi 
libero  eremita  per  pontificia  dispensa; fu 
esaudito,  con  facolià  di  abitarvi  co'r.om- 
pagni,  e  di  fabbricarvi  celle  e  orli.  Frate 
Desiderio  costruì  di  fatto  alcune  celle  e  for- 
mò un  sufficiente  romitorio,  per  se  e  per 
alcuni  de'suoi  colleghi.  Ma  avendo  udito 
come  il  b.  Paolo  Giustiniani  uscito  da  Ca- 
maldoli  di  Toscana, istituiva  per  le  vicine 
Provincie  e  pel  Piceno  romitori!  assai  esem- 
plari e  disciplinati  secondo  le  norme  di  s. 
Romualdo,  fondatore  della  celebre  e  be- 
nemerita congregazione  de' C^w/rt/r/o/c.v/, 
andò  a  visitarlo  nelle  Grotte  di  IMassaccio. 
Ivi  riunendosi  co'suoi  al  di  lui  istituto,  gli 


U  M  A  9.9 

cede  a*3o  novembre  1 52.  i  il  romitorio  che 

erasi  formato  sul  Conerò,  ove  avendo  fat- 
to ritorno  confermò  lace«siotie  a'5  dicem- 
bre. Cosi  l'eremo  di  s.  Benedetto  fu  il  4-" 
fra  quelli  che  composero  la  nuova  congre- 
gazione di  Camaldolesi F.rc!iìilì(r.)i\e\.- 
ta  poi  di  Monic  Corona,  dal  primario  e- 
remo  della  cnedesinia  situato  nella  dele- 
gazione di  Perugia [T.).  11  b.  (Viustiniani 
volle  tosto  abitarlo,  ma  subito  fu  trava- 
gliato da  grave  tribolazione,  per  le  mi- 
nacce, ingiiuie  e  danni  che  gli  fecero  i  gon- 
zaghiani stabiliti  in  s.  Pietro,  che  di  mal 
animo  videro  ordinarsi  un  chiostro  d'e- 
remiti in  luogo  già  apparlenuto  al  l((ro 
monastero.  Studiandosi  i  gonzaghiani  di 
costringere  gli  eremiti  camaldolesi  ad  ab- 
bandonare il  Conerò,  li  calunniarono  iti 
vicario  generale  del  vescovo,  e  da  lui  nel 
Seguente  dicembre  ottennero  l'intimazio- 
ne di  prontamente  partire.  Per  allora  noi» 
partirono,  per  essersi  opposti  il  giudice 
(Iella  curia  generale  della  Marca  e  il  co- 
mune d'Ancona,  ed  intanto  il  b.  Giusti- 
niani per  privilegio  pcjntificio  istituiva  i 
suoi  romitorii  e  perciò  iuimediatameiile 
dipendenti  dalla  s.  Sede.  Dio  volendo  por- 
re a  difficile  prova  la  virlìi  del  suo  servo, 
permi>e  che  nonostante  e  ad  onta  di  sua 
innocenza  fosse  carcerato  prima  in  Anco- 
na e  poi  in  Macerata,  esolo  potè  uscir  dal- 
la prigione  a  patto  d'abbandonar  le  grol- 
le di  s.  Benedetto,  donando  le  celle  per 
gratitudinea  Leonardo  Bonarelli.  Però  il 
cardinal  protettore  degli  eremiti  camal- 
dolesi, pe'suoi  richiami  riconosciutasi  la 
persecuzione  patita  dal  b.  Giustiniani  e 
compagni,  e  la  loro  intera  innocenza,  ven- 
nero  reintegrati   colla   restituzione  delle 

grotte  di  s.BenedettOjOve  il  beato  neh  524 
tenne  il i.°  capitolo  generale  di  sua  con- 
gregazione; e  nel  i  SSg  il  comune  d'Anco- 
na confermò  a'calinadolesi  le  concessioni 
già  fu  Ile  a  fr.  Desiderio.  Il  fuoco  neh  558 
devastò  parte  della  chiesa  di  s.  Pietro,  per 
cui  i  gonzaghiani  l'abbandonarono,  ed  il 
vescovo  de  Lucchis  ih  ."  agosto  i  559  col 
monastero  la  donò  agli  ercuiili  cumuldo- 


3o  U  J\I  A. 

lesi  delle  grolle  tli  s.  Benedetto;  perciò  i 
diieeiemi  furono  iiunili,confeitnHndo  la 
donazione  Pio  IV  a' 5  marzoi56o.  Pare 
che  propriamente  nel  i  062  siasi  ftjrmata 
]a  nuova  comunità  religiosa  dell'eieinodi 
s.  Pietro,  il  cui  t  ."priore  fu  d.  Pioduifo  da 
Verona:  nell'eremo  di  s.  Benedetto  resta- 
rono due  eremiti  e  il  priore  fino  al  1  G06. 
Per  un  iscoscendimento  del  Concio  nel 
in  are,delle  celle  incava  te  nel  sasso  ne  resta- 
no sufficienti  vestigi,  oltre  la  chiesa  che, 
non  sembrando  moltoanlica,  si  ciedeche 
forse  la  fabbricasse fr.Desiderioo  il  b.Giu- 
sliniani.  Il  vescovo  de  Lucchis  nell'atto  di 
concessione  s'  intitola  pure  abbate  di  s. 
Pietro, e  dice  l'abbazia  perpetuamente  u- 
nila  al  vescovatod'Anconn,  con  altrecon- 
dizioni,  e  siccome  donò  pure  una  porzione 
di  selva, iiigiunsea'reiigiosi  di  pregai-eper 
l'anima  sua  e  degli  altri  vescovi  d'Anco- 
na. Gli  eremiti  camaldolesi  ben  presto  ri- 
storarono la  chiesa  di  s.  Pietro,  massime 
■verso  il  coro,  ed  aggiunsero  altre  fabbri- 
che, vonendoconsagrala  in  onore de'l'rin- 
cipi  degli  Apostoli  a'  i4  agostoiGTi  dal 
■vescovo  Luigi  Gallo.  Questo  religio-oe^o- 
lilario  eremo  è  sulla  foggia  degli  altri  ca- 
maldolesi, con  anguste  celle,  deliziosi  via- 
li, oialorii  e  giardini;  e  sebbene  ne'piiiui 
anni  del  corrente  secolo,  nella  sop[)ressio- 
ne  degli  ordini  regolari,  fu  rivolto  ad  al- 
tro uso,  appena  ripristinalo  tornò  a  san- 
tamente fiorire.  I  venerandi  e  ben  amati 
religiosi  sono  encomiali  pure  per  aver  li- 
berato con  molla  intelligenza  dell'aite,  da 
inutili  ed  ineleganti  ingombri  in  diversi 
tempi  aggiunti  con  danno  della  ^imtnetria 
e  senza  riguardo  alcuno  allo  stile  dil  mo- 
numento, ciocché  d'antico  ancora  resiste 
alla  diuturna  età  nella  chiesa  di  s.  Pietro, 
sì  per  aver  provveduto  a  ristorare  ed  ulli- 
ciare  qualche  volta  in  ciascun  anno  l'altra 
di  s.  Benedetto, ed  a  mantenere  le  memo- 
rie del  I ."  luogo  che  là  il  b.  Giustiniani  il- 
lustrò colle  sue  virili  e  specialmente  colla 
pazienza.  La  chiesa  di  s.  Pietro  è  prege- 
vole per  l'arte  architellonica  antica  per- 
fetta, per  la  solidità  degli  estremi    muri 


UM  A 

edificali  di  pietre  quadrate,  e  per  esser 
tutto  il  tempio  coperto  da  3  volte  soste- 
nute da  alle,  tonde  e  fermissime  colonne. 
Il  coro  ho  alcuni  belli  lavori  di  tarsia  e- 
se"uili  dal  valente  artefice  Antonio  Casa- 
ri  anconitano,  e  con  l'altare  mnggiore sie- 
de sopra  una  volta  alquantoelevata, sot- 
to la  quale  è  la  divolissima  cappella  d(d- 
la  B.  Vergine.  La  chiesa  in  ogni  parte  ri - 
splende  d'un  nitore,  che  ispira  ne'visitauti 
profonda  venerazione.  Di  Umana,  narra- 
no il  Castellano  e  Calindri,  che  ha  il  suo 
territorio  in  colle  e  in  piano,  con  paese 
fornito  di  competenti  fabbricati.  Che  i 
dintorni  abbondano  di  boschetti  di  cor- 
bezzolo, i  quali  danno  alla  campagna  gra- 
zioso aspetto  quando  son  carichi  delle  sue 
frutta;  e  che  di  tratto  in  tratto  vi  sono  sco- 
perte copiose  antichità  della  vetusta  Nu- 
niana  restate  sepolte.  Dopo  le  franchigie 
di  commercio  decretate  a  fdvore  d'Anco- 
na nel  1732  da  Clemente  Xn,per  conser- 
vare il  miglior  porto  della  costa  italica 
dell'Adriatico  allo  stato  pontilìcio,  e  rifio- 
rirlo colle  frequenti  navigazioni  e  traf- 
fici abbondanti,  l'agricoltura  del  contado 
e  del  Piceno  lutto,  molto  se  ne  vantaggiò; 
ed  Umana  a  poco  a  poco  disboscò  i  suoi 
campi, Coni vò  le  acqui-  che  v'impaluda- 
vano e  li  restituì  alla  loro  fertilità.  In  essi 
furono  già  alcune  saline,  e  ne'secoli  XV^l 
e  XVII  molto  si  adopera  vano  pe' pascoli. 
Ora  col  Colucci,  bulichila  Picene,  l.  10, 
p.  139:  Delle  antichità  di  Ntinia un,  i\\- 
1  ò  di  queste  e  delle  successive  notizie  civi- 
li ed  ecclesiastiche,  procedendo  pure  con 
mg.'   Harili  e  con  altri. 

Xuniaiut  fu  il  vero  nome  antico  di  que- 
sta illustre  e  antichissima  città  del  Piceno, 
e  niuna  questione  su  di  ciò  nascerebbe  se 
non  si  trovasse  ora  col  nome  &\  YitniancJ 
ed  ora  con  quello  di  lliuiìana.  Ciò  plau- 
bibiluiente  avvenne  pel  cambiamentoilel- 
l'iniziale  N \n  If,  viziatura  che  il  (^otncci 
dichiara  succeduta  dopo  il  secolo  Vili, 
congettura  appoggiata  su  docimienti;  ma 
osserva  mg."  Dardi,  che  siccouit?  innanzi 
ipiel  secolo  il  vescovo  dUuiuna  si  sotto- 


V  M  A  U  M  X  3 1 
scrisse  al  concilio  romano  del  649  Grr-  ìc  \<icv\7.\nu'\ni\l\c\ìc ih  fumana,  ì\e\\e([u!v 
ni/7/ìiixIlni>}a(cu.<;ìs,cab\ì'\\oixMiiHìn\i.\ìe  li  è  rninlificala  niuiiiiipio  col  suo  pnlto- 
volla  il  nome  primiero  sino  al  secolo XI,  no  ecmalore.  I  confini  tlel  tenitoiio  di 
poiché  s.  Pier  Dìtmiani  nel  suo  Opuscolo  Numana  erano  Potenza,  il  mare  Adria - 
XVI  scritto  circa  il  I  o^!,  chiama  Guido  tico,  Ancona  e  Osimo,  e  poi  circoscrissero 
/inisrojìiim  Nuiiianuni,  ed  il  successore  pure  la  sua  iliocesi.  La  sua  decadenza  i; 
Guglielmo  segnò  gii  alti  del  concilio  ro-  annienlauicuto  di  sue  grandezz-e,  Coluc- 
mano  del  107  1  dicendosi  /''pì-ycopii.',  IVii-  ci  pili  che  dalle  ormi  nemiche  la  fa  deri- 
viamis.  Quindi  in  tempi  postei  ieri  con  vare  dal  mare,  il  (piale  avanzatosi  stra- 
vocabolo  italiano  fu  detta  l  iiuma.Sw^n  ordinariamente  verso  la  spiagi^ia,  è  fama 
quasi  sul  luogo  medesimo  ove  ora  è  [)0Sta,  comune  che  l'ahbia  in  gran  parie  assor- 
fra  le  città  litorali  di  Potenza  e  Ancona,  hila,  e  se  ne  vedono  fra  le  onde;  i  l'niseri 
cioè  circa  3  miglia  più  in  là  dalla  foce  del  avanzi;  altri  gravissimi  danni  Numana  li 
JVIuscione,  dove  ne  a[)pariscono  gli  avnn-  ricevè  da'distacchi  di  terra  seguiti  dallo 
zi,  altri  essendo  stati  coperti  dal  mare.  t\j  più  alte  prominenze  e  rovesciatisi  addosso 
fondala  da'sicnli  primitivi,  come  attesta  per  in  partesdiiacciarla  e  sep[)cllirla.  Dei- 
Plinio:  Numana  a  Sicidis  condita,  ab  iis-  l'antichità  di  Numana  restano  appena  po- 
dem  colonia  ancona  apposita  proinon-  chi  e  piccoli  segni  ed  avanzi  ;  tra  le  cose 
torio  Citmero. I)\ce  mg.'  Barili  che  loSpe  rinvenute  negli  scavi,  si  notano  una  bella 
ciali  ne  dedusse  che  Ancona  fu  colonia  di  Sfinge  d'alabastro,  corniole,  cammei,  e 
Numana,  ma  Plinio  chiaramente  scrive  monete  d'ogni  modulo  sì  di  bronzo  che 
essersi  fabbricale  da'medesimi  siculi  Nu-  d'argento.  Crede  Colucci,  che  gli  esistenti 
mana  ed  Ancona.  E  siccome  egli  avea  il  castelli  di  Sirolo  e  di  Camerano  apparte 
proposito  di  far  menzione  di  tutte  le  co-  nessero  a  Numana,  edificati  da'numanesi 
Ionie  romane,  così  ilisse  Ancona  colonia,  come  vici  o  pagi.  Ne'primi  secoli  dell'era 
perchè  era  una  di  quelle,  conie  Numana  coirente,  Numana  appartenne  al  Piceno 
era  municipio.  RammtMilò  poi  Numana  suburbicario,  alla  Pentapoli  marittima, 
prima  d'Ancona,  perchè  la  sua  descrizio-  e  poi  alla  Marca  d'  Ancona  di  cui  segui 
ne  del  Piceno  movendo  dal  fiume  Pesca-  i  desliui.  A'tempidi  Pelagio  I  del  555  tra' 
ra  con  ordinato  progresso  giunge  sino  Patrimoni  della  s.  Sede  (/•'.)  già  com- 
all'Esio.  Numana  fu  dell'ordine  dell'allre  preudevasi  rpiello  del  Piceno,  fjrmalo 
consimili  città  l'icene,  tra  le  piìi  ragguar-  principalmente  nelle  possessioni  esistenti 
devoli  e  cospicue,  e  restò  libera  fino  alla  ne'territorii  diNumana,  Ancona  e  Osimo, 
resa  de'picenia'romani,  e  non  soggetta  ad  componenti  più  masse,  |)iii  fondi  e  pode- 
alcun  altro  per  molti  secoli  sino  al  4^6  ri  insieme  uniti,  e  de'quali  riferì  qualche 
di  Roma,  innanzi  alla  quale  era  stata  fon-  cenno  Colucci.  E  siccome  Pelagio  l  scris- 
data,  governandosi  a  repubblica  con  prò-  se  lettere  a  Giuliano  vescovo  di  Cingoli, 
prie  leggi.  Dalla  condizione  di  prefettu-  amminislralore  o  rettore  del  patrimonio 
ra  passò  alla  migliore  per  gli  onori  e  di-  Piceno,  insieme  al  Palrimonium  Numa- 
ritli  di  municipio  di  2."  ordine,  come  la  nnlem,  così  Dernardino  Noia  illustrò  con 
chiamano  le  isciizioni,corrispondentecir-  3  dissertazioni  stampate  in  Cingoli  nel 
caall'esseredi  colonia;  ed  in  seguito  di  ciò,  1767  le  3  pontificie  lettere  scritte  al  ve- 
niassinie  dopo  la  legge  Giulia,  acquistò  scovo  Giuliano,  Nel  5^'ò  per  un  fierissi- 
anche  il  diritto  di  dare  il  voto  ne' roma-  mo  terremoto,  circa  le  feste  del  Natale, 
Ili  comizi,  come  tutte  le  altre  città  itali-  precipitò  e  fu  ingoiala  dal  mare  non  poca 
che,  e  forse  nella  tribù  Velina  acni  or-  parte  di  Numana.  Ancona  pure  nefu  scon- 
dinariamente  Irovansi  ascritti  i  cittadini  quassala,e  non  pochi  cittadini  ne  resli- 
piceni.  Il  Colucci  riprodusse,  come  a'tri,  rono  schiacciati  dalle  rovine  degli  edi.'i- 


32  U  M  A 

zi:  fu  allora  clie  dirupò  il  fianco  del  Gua- 
sco, che  assai  più  si  protendeva  nel  ma- 
re. Nel  566  la  peste  flagellò  del  pati  An- 
cona e  Umana,  li  Marangoni,  flJemorie, 
di  Novana,  di  s.  Marone  apostolo  del  Pi- 
ceno,e  varie  vicende  della  provincia, nav- 
la  che  avendo  s.  Gregorio  II  scomunica- 
to l'empio  Leone  III  imperatore  de'gre- 
ci,  per  la  persecuzione  mossa  alla  ss. /m- 
magini  [V.)  e  per  alternare  alla  sua  vita, 
e  sciolti  gl'italiani  dal  giuramento  di  fe- 
dellàeda'tributi,  l'eretico  principe  allea- 
tosi con  l'ariano  Luitprando  re  de'  lon- 
gobardi gli  commise  di  marciare  su  Ro- 
ma e  di  uccidere  il  Papa.  Allora  i  popoli 
dell'Emilia,  della  Pentapoli  e  del  Piceno 
nel  729  si  sottrassero  dal  giogo  imperia- 
le e  de'longobardi,  e  si  posero  sotto  la  pro- 
tezione e  diiesa  del  romano  Pontefice  an- 
che nel  dominio  temporale;  e  per  tale 
spontanea  dedizione  \a  Sovranità  della  s. 
Sede  (T  .)  ?iC(\u\s.\o'\\  dominio  temporale 
delle  memorale  provincie,  e  specialmen- 
te del  ducato  di  Spoleto  e  della  3Iarca 
per  eguale  spontanea  dedizione.  Raccon- 
ta Compagnoni,  che  già  la  Pentapoli,  eoa 
Favenna,  era  insorta  a  difesa  di  Papa  s. 
Sergio  I  contro  le  trame  dell'iuiperatore 
Giustiniano  li,  e  che  alliettanto  fece  in 
difesa  di  s.  Gregorio  li,  sottraendosi  dal- 
la dominazione  greca.  Ne  profittarono  i 
longobardi  per  estendere  le  loro  conqui- 
ste, e  Luilprando  usurpò  i  patrimoni  pi- 
ceni della  chiesa  romana  di  Numana,  di 
Ancona  e  d'Osimo,  oltre  quello  di  Narni; 
e  poscia  occu[)ò  anche  le  città  di  Orte, 
ylmelia,  Poliniarzioe  Bieda,  le  quali  col 


ducato  di  Roma,  e  7  città  della  Cai 


)  pa- 


nia, eransì  sottomesse  al  principato  tem- 
porale di  s.  Gregorio  11.  Dopo  tali  usur- 
pazioni, Papa  s.  Zaccaria  coraggioso  e  in- 
trepido, nel  742  recossi  a  7t'r«/(/^.)  a  re- 
clamarle a  Luitprando,  e  l'ottenne  colla 
sua  energica  eloqnenza.  Anastasio  Biblio- 
tecario nella  FiL  P.  s.  Zaccariac,  §  9, 
seguito  da  molti  scrittori,  riportando  i 
doniiuii  ricuperali  da  Luitprando,  anno- 
vera ancora  il  plrimouiu  Numauule,  iu 


U  M  A 
uno  a  quelli  d'Ancona  e  Osimo,  non  che 
al  Narniese.  Anzi  il  Compagnoni  dice  che 
Luitprando  mosso  dall'ammonizioni  di  s. 
Zaccaria,  gli  restituì  quanto  avea  tolto 
alla  Chiesa,  donando  di  piìi  con  molte  al- 
tre città,  Ancona,  Osimo,  Humana  dall'e- 
sarca Eutichio  qualche  anno  avanti  ac- 
quistate. Anche  1'  Amiani,  Memorie  dì 
Fano,  p.  82,  parla  delle  restituite  Uma- 
na, Ancona  e  Osimo.  Non  andò  guari  che 

il  nuovo  re  de'  longobardi  Astolfo  invase 

o 

i  domini!  della  s.  Sede  e  fece  stragi  nel  du- 
cato romano.  Inutilmente  ricorse  a  luiPa- 
pa  Stefano  lì  detto  111, che  però  invocato 
il  poderoso  aiuto  di  Pipino  re  de'franchi, 
questi  colle  armi  obbligò  Astolfì)  a  resti- 
tuire al  Papa  l'occupalo,  e  con  ampia  do- 
nazione di  altri  domini!  ingrandì  il  prin- 
cipato temporale  della  romana  Chiesa. 
Però  Astolfo  si  ritenne  alcune  città,  fra  le 
quali  Umana,  Ancona  e  Osimo  co' loro 
terriloi  ii,  che  Desiderio  promise  nel  706 
restituire  al  Papa  se  contribuiva  al  suo 
innalzamento;  e  sebbene  ottenne  il  regno, 
non  elle! tuo  il  convenuto,  violando  la  da- 
ta ftde.  Ciò  manifesta  che  Umana  era  an- 
cora ragguardevole,  per  essere  stata  ri- 
tenuta da'due  usurpatori,  insieme  alle  no- 
minale e  ad  altre  città  ch'erano  tra  le  mi- 
gliori dell'Esarcatoe delle  due  Pentapoli. 
Nel  pontificato  di  Adriano  I,  il  re  Deside- 
rio divenuto  più  orgoglioso  travagliò  il 
Papa  e  minacciò  la  rovina  di  Roma.  A- 
driano  I  invocato  a  difensore  Carlo  Ma- 
gno re  de'franchi,  questi  vinse  e  fece  pri- 
gione Desiderio,  ne  conquistò  il  regno,  e 
nel  restituire  al  Papa  l'usuipalo,  inclusi- 
vamenle  ad  Umana  e  Ancona,  confermò 
la  donazione  di  Pipiuosuopadre, ed  altra 
maggiore  ne  fece  alla  s.  Sede  di  vasti  do- 
mini!, col  ducato  di  Spoleto,  cui  unita  an- 
dava la  provincia  Picena.  Narra  Maran- 
goni, che  mentre  Desiderio  erasi  rifugia- 
to in  Pavia,  per  difendersi  da'  fianchi,  i 
popoli  del  ducato  di  Spoleto,  di  Fermo, 
d'  Osimo,  d'  Ancona  e  altri  luoghi  della 
Pentapoli,  e  perciò  anche  Umana,  por^ 
tutibi  da  Adriano  I,  alla  sua  ubbidienza  $t: 


U  JM  xV 

dieronOjglurando  fedellà  n  s,  Pietro  e  alla 
s.  Sexìe,  perciò  radendosi  le  barba  e  facen- 
dosi la  tonsura  de'capelli  all'uso  romano, 
COM  abbandonando  il  costume  longobar- 
do. Altrettanto  si  legge  nel  Cotiipagnoni, 
e  nell'Amiani  il  quale  rileva  die  dipoi  la 
Pentapoli  fu  chiamata  JMarca  Anconita- 
ua.  Successe  a  Carlo  Maano  il  fiqlio  Lo- 
dovico  I  il  Pio  imperatore,  il  quale  nei- 
r8  I  7  col  celebre  diploma  confermò  alla 
s.  Sede  la  sovranità  sui  luoghi  restituiti 
e  donati,  e  tra  essi  sono  nominati  /fitriia- 
naiiiyAnchonain,  e  vi  aggiunse  altri  do- 
miuii  :  il  brano  relativo  del  diploma  tro- 
vasi pure  in  Compagnoni, e/  Pentapolim, 
videlicet  ....  Anconam,  IJnntanani,  rum 
Oiiinibii.'i  fjnibus,  ac  lerrix  ad  easdeni  ci^'ì- 
tales  pertineniihus.  Nel  trattato  di  com- 
mercio fra  l'imperatore  Lotario  l  ed  i  ve- 
neziani, fatto  neir840)  si  fa  menzione  de- 
gli umanesi;  altra  menzione  si  legge  nel- 
la conferma  del  medesimo,  eseguita  nel- 
1*879  tlall'iraperatore  Carlo  III  il  Grosso. 
Umana  è  pure  indicala  nel  diploma  del 
962,  riportalo  dal  Cohellio,  Noliiia  Ro- 
manae  Aulae,  p.  i  120,  con  cui  l'mipera- 
tore  Ottone  1  rinnova  e  conferma  le  do- 
nazioni imperiali  alla  s.  Sede:  et  Penla- 
polirn,  videlicet ...  Anconam,  Ausinium, 
Uumanant,  curii  omnibus fìiiibus  etc.  Di- 
venuto nel  983  imperatore  Ottone  Illa 
confermando  il  trattato  di  commercio  co' 
Teneziani,  anch'egli  vi  comprese  nelle  con- 
venzioni gli  umanesi.  Nelioi4  l'impera- 
tore s.  Enrico  II  ripetendo  in  un  diploma 
le  conferme  e  donazioni  de'suoi  predeces- 
sori alla  Chiesa  romana,  indica  Umana 
fra  le  città  della  Pentapoli, e^Pe«^rt'^o//V;i 
videlicet  Anconam,  Aiiximuni,  Huma- 
nani.  Osserva  mg."^  Barili,  che  la  deca- 
denza d'Umana  non  si  cagionò  ad  un  trat- 
to e  subitamente  per  uno  di  que'tremen- 
di  casi  onde  alle  volte  furono  schiantate 
o  vuote  di  abitatori  città  fioreutissime.Fu 
decadenza  lenta,  continuata,  progressiva, 
dalla  quale  essa  non  potè  o  non  seppe  più 
rilevarsi  finché  restò  quasi  disfiHa.  iNel 
loco  già  n'era  manifesta  la  decadenza, 

VOL.   LXXXlir, 


U  M  A  33 

che  aumentò  ne' due  secoli  seguenti  e  si 
compì  non  mollo  dopo  l'incomiuciamen- 
to  del  XIV.  Non  potè  Umana  evitare  le 
calamità  comuni  a  tulli  i  luoghi  del  Pice- 
no, anche  i  più  muniti  e  forti,  i\ell.«  [no- 
cella devastatrice  delle  barbariche  guer- 
re: nondimeno  o  non  fu  delle  maggior- 
mente travagliale,  o  trovò  non  tarda  ma- 
niera a  ristorarsi.  Giacquero  distrutte  noa 
lungi  da  lei  Potenza  e  Piccina,  e  con  una 
parie  delle  loro  diocesi  s'accrebbe  la  sua. 
Siccome  [)oi  in  quell'età  la  giurisdizione 
ecclesiastica  non  si  scompagnava  dalla  ci- 
vile, così  i  limiti  del  suo  territurin  furono 
ampliali  e  in  lai  forma  che  dipoi  al  me- 
desimo fu  preposto  un  conte,  couje  al  ter- 
ritorio Anconitano  e  ali  Osimano.  Inoltre 
nel  1000,  allorché  in  tutta  l'Italia  si  «lif- 
fuse  come    uno   spirilo   di  vita   novella, 
quando  città  auliche  e  recenti  si  studia- 
rono con  ardore,  non  sempre  ben  consi- 
gliato, a  crescere  d'abitanti,  di  potenza, 
di  commercio.  Umana  si  rimase  «piasi  as- 
sonnala. La  storia  del  Piceno  che  in  quel 
tempo   non  difetta  più  tanto  di   notizie, 
giammai  associa  Umana  ad  alciui  avve- 
nimento degno  di  ricordanza.    Pare  che 
non  le  bastasse  fiducia  nelle  sue  forze,  che 
fosse  sfidala  di  coraggio  e  di  volere,  e  che 
1'  avesse  alquanto   disfrancala  V  avversa 
fortuna.  Già  nel  declinar  del  secolo  XI  il 
Piceno  trovavasi  diviso  in  Marca  Anco- 
nitana,  Marca  Fermana,  e  Marca  di 
Camerino,  e  quest'  ultima  signoreggiata 
ora  da'duchi  di  Spoleto,  ora  da'marchesi 
di  Toscana,  sebbene  ancora  sussistesse  il 
nome  di  Pentapoli.  Avverte  Marangoni, 
chela  distinzione  di  Marca  Anconitana, 
che  dal  Chienti  giungeva  ad  Ancona,  che 
prima  stendeasi  sinoa  Sinigaglia  ed  a  Pe- 
saro, e  di  Marca  Fermana,  che  di  qua  dal 
Chienti  giungeva  sino  ad  Adria  nell'A- 
bruzzo, ebbe  il  suo  principio  da' principi 
Normanni.  Imperocché  la  provincia  dei 
Piceno  posseduta  da'  Papi  sino  al  secolo 
XI,   venne  prelesa  e  occupala  indebita- 
mente dalla  prepotenza  armata  degl'im- 
peratori di   Gei  mania,  massime  dal  per- 
3 


34  L'  M  A  U  M  A 

ser.ulore  di  essi  e  della  s.  Sede  Enrico  IV,  lilierala  pt;'.  gli  aiuli  della  conlessa  di  Ber- 
ptT  cui  s.  Gregorio  VII  nel  i  080  iieinve-  <///ort>  Aid luda  divola  al  Papa,  e  di  Gii- 
slìil  pos^onle  lìol'erloGuiscaidOj  unode'  glielnio  IMaichesello  degli  Adehudi  do- 
pi iiicipi  normanni;  e  dipoi  Enrico  V  rin-  uiiiialore  di  Ferrara.  Neil'  occasione  di 
iiovaudo  le  prelensioui  del  padre  e  di  al-  quest'assedio  alcuni  osseresi,  che  milila- 
Iri  predecessori,  invaso  il  Piceno,  ne  die  vanoal  servizio  de' veneziani,  sbarcati  dal- 
l'investilnra  a  Warnieri  o  Guarnieri  suo  le  galeie,  rubarono  dalla  chiesa  del  mo- 
('an)igliare,  con  titolo  di  /l/^/r/ieie  della  iiastero  di  Porlo  Nuovo  il  corpo  di  s. 
Marca  Jnconitana,  die  per  Ini  fu  anco  Gaudenzio  vescovo  di  Ossaro,  cliein  esso 
tiella  lìlaua  di  Tìarnieri  o  Guarnieri.  ritiratosi  a  vilaconlemplaliva  viaveasan- 
Aitri  vogliono  che  qufsta  fu  confL-rma,  tamenle  tertuinato  i  suoi  giorni.  Abbiamo 
poiché  sostengono  the  Enrico  IV  peli."  di  Buoncompagno  Fiorentino,  Liber  de 
ne  investì  Warnieri.  Umana  in  queste  di-  ohsidione  Anconae  a  copiis  Friderici  I 
vr^oni  fece  sen)pie  parte  e  fu  compresa  inip.  anno  i  172  pe.racLa,  ejasque  Urbis 
nella  INlaica  d'Ancona,  e  cou)e  le  altre  fu  liberaùone,  presso  il  iMuralori,  /JerHffi 
forzala  a  disconoscere  ildominiode'Papi,  Ilal.  script., 1.6.  Per  queste  disastrose  vi- 
e  ad  ubbidire  agi'  investiti  iuipeiiali  o  a'  cende,  comuni  a  Umana,  la  sua  condizio- 
loro  vicari.  IN'eli  1-26  Ugo  vescovo  d'  U-  ne  vieppiù  peggiorò,  seguendo  la  misera 
nuiua  concesse  franchigia  di  tralllco  e  al-  sorte  di  tulle  le  altre  città  del  Piceuo,  che 
coni  dazi  al  comune  d'Osimo  ;  e  questo  soggiacquero  a  Federico  1. Questi  nel  i  177 
«!ièa  lui  in  dono  8  misure  di  terra,  e  &i  ob-  si  pacificò  col  Papa  in  Venezia,  ed  am- 
bligò  al  Iribulo  annuo  di  3 libbre  di  de-  bedue  pare  che  si  recassero  |)oi  in  Anco- 
nari  in  liniìiiiarihus  s.  lìJariac  tioslrat  na,  il  che  accennai  nel  voi.  XLIX,  p.  8. 
Huinanatae  Eccleslae:  il  patto  dovea  du-  Nello  stesso  i  i  77  Federico  1  e  i  veneti  agli 
rare  qq  anni.  Giovò  mollo  agli  osimani  antichi  aggiunsero  altri  palli  commercia- 
d'essersi  aperto  un  varco  al  mare  per  ave-  li,  da  mantenersi  ancora  da'popoli  di  tulle 
IL'  le  merci  slianiere,  che  sempre  «  ma-  le  città  italiche,  Papienses ...  anconitani, 
iiiiciioie,  e  spesso  con  somma  difficoltà  Huniani  eie.  Indi  neh  198,  nel  trattato 
per  lefiequen'i  guerre,traevauo  d'Anco-  concluso  fra  Ancona  eOsimo,  vi  furono 
na.  Il  medesimo  vescovo  nel  1  \.\i.  con-  comprese  anche  le  città  loro  confederate, 
fermò  e  concesse  agli  osimani  i  dazi  del  come  Fermo  e  Umana.  Non  ostante  la  ri* 
disbarco  nel  porlo  d'Umana  da  Ciuces.  conciliazione  tra  il  Papa  e  Federico  l,(|ue- 
AJiihaeli.s  usane  ad ea  Ncctoli.  Aveolas.  sii  ritenne  le  terre  alla  Chiesa  occupate, 
Si:i]e  nel  i  1  36  col'c  aimi  di  Lotario  II  contro  le  promesse  di  restituirle.  Allrel- 
imperaloie  ricuperalo  il  Piceno,  che  nel  lanlo  operò  il  figlio  Enrico  VI,  che  vio- 
li Soera  sialo  invaso  daPiiiggiero  1  rediSi-  landò  il  giuramento  fatto  nel  ricevere  la 
cilia;  però  le  maggiori  calamità  della  Mar-  corona  imperiale,  investì  della  Marca  An- 
ca segviirono  neh'  im[)ero  di  Federico  I,  conitana,  di  Ravenna  {F.)e  di  altre  si- 
il  quale  sostenendo  lo  scisma  contro  Ales-  gnorie  della  s.  Sede,  il  famoso  dapifero 
Sandro  111,  neh  166  con  forte  esercito  en-  Marcualdo,  di  cui  in  tanti  luoghi  ragio- 
liò  furiosamente  nella  provincia  e  assediò  naij  che  tiranniramenle  la  governò.  Nel 
Ancona, espugnala  neh  1G7  dalleginaldo  morire  Enrico  VI  ordinò  che  si  reinte- 
arcivescovo  di  Colonia.  Altra  spedizione  grasse  la  Chiesa  del  tolto,  il  che  non  elFcl- 
d'esercito  imperiale  nella  Marca  trovasi  luandosi,  appena  eletto  nel  i  198  Inno- 
falla  da  Federico  I  sotto  li  condotta  del  cenco  111  ricu|)eiò  idominii  usurpali.f  tra 
famoso  ("risliauo  urci\escovo  di  Colonia,  essi  la  I\larca,  Ancona  e  Umana,  l'rullau- 
dal  quttle  e  collegato  co'vcncti  fu  nuova-  lo  Pietro  conte  di  Celano,  cresciuto  in  po- 
uienlc  assediata  Ancona  nel  1  172;  indi  lenza,  fece  uuiucui  sione  nella  prouncia 


U  M  A 
e  se  n'impacli'on'i,epoi  vi  sì  mantenne  con 
l'aderenza  d'Ollone  IV  (cheavca  favori- 
to, come  può  vc'lersinel  Corsignani,/iVg- 
gia  iì/arsicana,  nella  quale  traila  de'  si- 
gnori di  Celano  ).  Ccronalo  cpiesli  nel 
l2oqda  Innocenzo  Iti,  emanò  un  di[)lo- 
ma  nel  quale  dichiarò,  die  la  ISlaica  e  al- 
tre Provincie  io  esso  nominate  erano  di 
giurisdizione  della  s.  Sede,  piomiseegiu- 
lò  di  conservarle  e  difenderle.  L'ingrato 
che  dovea  riconoscere  l'impero  dal  Papa, 
tosto  si  ribellò,  e  spergiuro  si  spinse  cul- 
i'esercito  prima  nella  Toscana  e  poi  nella 
RI  arca;  ed  a'  20  gennaioiaio  in  Chiusi 
spedì  il  diploma  col  (juale  investili  mar- 
chese Azzo  VI  d'Esle  del  dominio  di  tut- 
ta la  Marca  d'Ancona,  ossia  d'y/xcoli,  Fer- 
mo, Camerino,  l  mana,  ancona,  Osi- 
mo,Je';i,Si/iigagtia,  Fano,  Penare,  Fos- 
somhrone,  Cagli,  Sassoferralo,  co'  loro 
terrilorii,  vescovati  e  contadi  ;  nella  sles- 
sa maniera  che  l'avea  ricevuta  dal  pre- 
decessore Marcualdo,  dicendo  nel  di[)lo- 
ma  :  Insupcr  Ponli/icis  consensn  Pice- 
nuìii  addidit,  per  cui  se  ne  mostrò  sorpre- 
so il  Marangoni.  Trovasi  però  nel  Mura- 
lori,  Delle  amichila  Estensi,  1. 1,  p,  89  t, 
chiarito  questo  punto.  Tenerido  presenti 
Innocenzo  III  le  precedenti  gravissime  di- 
spute sulla  Marca  d'Ancona,  conoscendo 
che  Azzo  VI  avrebbe  giovalo  a'suoi  inte- 
ressi, e  per  maggiormente  impegnarlo  a 
sua  difesa,  ed  anco  per  compensarne  i  ser- 
vigi prestati,  nel  i  208  l'investì  della  Mar- 
ca, concedendogli  pure  che  all'antico  ti- 
tolo di  marchese  d'E^le.eeli  e  i  successori 
aggiungessero  quello  di  marchese  d' Anco- 
na. Nell'alto  poi  in  cui  egli  accettò  la  si- 
gnoria di  Ferrara  (^'.),  s' intitolò  :  Azo 
Dei  et  Apostolica  grada  Estensis  et  An- 
chonitanus  Marchio.  Il  diploma  imperia- 
le lo  riprodusse  Muratori,  e  da  esso  rica- 
vasi, che  è  la  memoria  più  antica  del  Con- 
tado Umanese, dicendosi:  Hunianani  cuni 
loto  Comitalu  et  Episcopatuj  così  Anco- 
nam  ciun  loto  Comitalu  et  Episcopatu. 
Dice  però  mg.'  Barili  che  l'istituzione  de' 
Conti  al  governo  delie  citlà,  donde  pro- 


U  M  A  35 

venne  la  voce  Contado  per  esprimere  l'e- 
stensione del  territorio  soggetto,  erasi  già 
falla  comune  a'tcmpi  de'Carlovingi;  e  se 
Umana  fusse  allora  stata  compresa  in  al- 
cuno de'viciui  contadi,  non  sarebbe  riu- 
scita di  averne  uno  suo  proprio,  massime 
dopo  il  1000,  per  le  ragioni  con  lui  ripe- 
lutee  per  altre  che  tiovansi  nella  storia 
del  medio  evo.  Ui'.rovandosi  poi  nel  1202 
un  conte  d'  Osimoe  d'Umana,  uou  può 
credersi  che  il  contado  Umanese  accen- 
nato nel  diploma  d'Otlone  IV  significhi 
un  qualsiasi  territorio,  come  qualche  vol- 
ta in  quegli  anni  e  sempre  ne'  posteriori 
era  territorio  in  cui  avea  autorità  un  con- 
te. Se  ne  fa  menzione  ancora  da  Gregorio 
IX  quando  nel  i  2 2()  confermò  a'  monaci 
di  Classe  molli  loro  possedimenti  e  c/uid- 
auld  habeant  in  Comitalu  Anximano  et 
Hnmaiialciisi.  Azzo  VI  morendo  verso 
la  fine  del  12  1  2,  gli  successero  i  fig'i  Aldo- 
vrandino  o  Aldobrandino  aduUo,  e  Azzo 
VII  fanciullo;  e  siccome  gli  allari  àt' Guel- 
fi [F.)  seguaci  del  l*apa  tracollarono  nel- 
la Marca,  aiutati  \}i\'  Ghibellini  (/''.)  par- 
tigiani dell*  imperatore  vi  entrarono  in 
possesso  i  conti  di  Celano,  uniti  ad  altri 
aderenti  d'Ottone  IV;  laonde  Innocenzo 
III, che  con  occhio  di  grandi  speranze  mi- 
ra va  Aldobrandino,  neli2i3  gli  scrisStf 
un  breve  col  quale  lo  sollecitò  a  porlai^i 
con  tutte  le  forze  possibili  nella  Marca, 
per  rendersene  padrone,  promettendogli 
soccorso  e  la  rinnovazione  dell'invchtittud 
concessa  al  padre,  come  poi  e>egiù.  Al- 
dobrandino sbrigatosi  dalla  guerra  co'pa- 
dovani,  nel  12  i4  si  accinse  a  libiiar  in 
Marca  d'Ancona  dall'oppressione  decen- 
ti di  Celano,  potentissimi  in  queste  parli. 
Innocenzo  III  scomunicò  i  conti  di  Celano, 
diede  calore  a'progressi  dell'armi  d'Al- 
dobrandino con  allocuzione  [)rouunziala 
in  concistoro,  e  con  4  brevi  scritti  a'popoli 
uellaMarca, affinchè  prestassero  braccio  e 
ubbidienza  al  marchese.  Muratori  stupi- 
sce perchè  il  Compagnoni  erudito  e  atten- 
to scrittore  delle  memorie  della  Marca,  af- 
fermò non  trovarsi  mai  Aldovrandmo  in- 


36  U  M  A 

titolato  marchese  della  Marca  Anconila- 
iia,  ma  sibbene  cleirEstense  e  della  Guai- 
iiiera  in  Puglia,  Marchine  1  or/ier/7e,sen- 
z' avvertire  che  Marchia  T'amerà  fu  lo 
sìcsso  che  Marchia  Anconitana,  denomi- 
Hazione  restatale  da'vari  Oiarchesi  War- 
iiieri  o  Guarnieri,  che  per  mollo  tempo  la 
signoreggiarono.  I  conti  di  Celano  co'glii- 
bellini  opposero  gagliardissima  resisten- 
za nella  Marca  al  marchese  viltorioso,e  nel 
1  2  1 5  barbaramente  se  ne  liberarono  col 
mezzo  infame  del  veleno,  u)orendo  egli  io 
Ancona  sua  residenza,  il  Papa  Onorio  III 
appena  Azzo  VII  Novello,  fratello  dtil  de- 
funto, giunse  ad  età  alta  agli  alTari,  solen- 
nemente nel  I  2  1  7  gli  rinnovò  l'investitu- 
ra della  Marca  d'Ancona,  con  bolla  eper 
Fexilluni  B.  Petri  ...  de  tota  Marchia 
Giiarnìeriiper  Ecclesiam  Ronianain,con 
l'annuo  censo  di  i  oc  libbre  di  moneta  prò- 
■visina.  Gli  successe  il   nipote  Obizzo  II, 
che  divenne  anco  signore  di  Modena  e  di 
lieggio  (T.).  Ma  nella  Scries   lìectoruni 
Anconilanae  Marchiae,  di  Monaldo  Leo- 
pardi, non  trovo  registrato  né  Obizzo  II 
né  altri  cnarchesi  Estensi.  Essi  però  con- 
tinuarono a  portarne  il  titolo,  poiché  leg- 
go in  Marangoni,  che  Giovanni  XXII  nel 
j33o  dichiarò  aver  ricevuto  in  grazia  i 
marchesi  Estensi,  e  di  aver  dato  loro  il 
vicariato  di  Ferrara,  con  l'obbligo  di  non 
più  intitolarsi  Marchesi  d' Ancona  :  nani 
ylnconilana  Afarchia  pieno  fare  special 
ad  Eomanani  Ecclesiam.  Nel  i  2  1 5  seguì 
un  liattalo  di  confederazione  e  alleanza 
d'Ancona,  Umana,  Recanati,  Castel  Fi- 
dardo,  con  Cingoli,  contro  Osimo,  Jesi, 
Sinigaglia  e  Fano  :  per  Umana  Io  sotto- 
scrissero, liigiis  presbileriel  Ada  Canea- 
le.  Nel   dichiarare  Onorio  III  marchese 
della  Marca  Azzo  VII,  nella  bolla  si  enu- 
inerano  le  città  del  suo  governo,  fra   le 
quali  Un)ana;  ma  Umana  come  Ancona, 
Piecanali,  Castel  Fidardoe  Monlecchio  o 
Treia  ricusarono  d'ubbidirgli.  Perciò  O- 
iiorio  III  nel  I  22  iscrisse  a'retlori  e  popoli 
Anconilanae  et  Ilunianalis  civilatnm  e 
di  quelle  castella,  ordinando  loro  di  sot- 


U  M  A 
tomeltersi  al  marchese,  come  a  suo  vica- 
rio. Nel  1223  fra  le  città  della  Marca, Fe- 
derico II  imperatore  pone  Umana  nell'in- 
dirizzo della  lettera  con   cui   disap()rovò 
quanto  avea  fatto  di  dannoso  alla  Chiesa 
il  suo  dapifero  Gonzolino.  Nel  i  224 Ono- 
rio III  pose  Umana  fra  qtielle  cui  die  con- 
tezza, che  di  nuovo  attribuisce  al  suddia- 
cono PandoKo  l'autorità    di   suo  legato. 
Nel  1228  gli  vimanesi,  osimani,  recana- 
tesi e  caslel-fidardesi    si  collegarono  co' 
riminesi,  contro  gli  anconitani,  jesini  e  pe- 
saresi; essendo  sindaco  degli  umanesi  Pao- 
lo degli  Achilli.  Piinaldo  duca  di  Spoleto 
nel  1229,  fl"''>'6   legato  imperiale  della 
Toscana  e  Marca  in  una  carta  diretta  da 
Piipalransone  a'comuni  d'Osimo  e  Reca- 
nati tratta  d'alcune  ragioni  sopra  Sirolo, 
MassignanOjCamerano,  Cingoli  e  Umana. 
Nel  [2  32  Bruno  vicario  Domini  Philippi 
Ramundini  Coniitis  Comilalas  Auxinti 
el  Hunianae,  decise  una  contioversia  in 
fiìvore  di  SinibaldoI  vescovo  d'Osimo:  la 
sentenza  è  data  l'i  i  gennaio  in  Civitale 
Ilnmanae  in  domo  Comunìs.  Frattanto 
r  iojperatore  Federico  II  imperversando 
nella  persecuzione  contro  la  s.  Sede, colle 
armi  piii  strettamente  soggettò  il  Piceno 
al  tirannico  suo  dominio,  tranne  le  città 
e  luoghi  che  fedeli  a'Papi  a  questi  resta- 
rono ubbidienti,  difendendosi  da' nemici 
colla  forza.  In  questo  tempo  tutta  la  Mar- 
ca eia  divisa  tra  le  perniciose  fazioni  de' 
guelfi  e  de'ghibellini,  che  l'agitavano  con 
gravi  turbolenze.  Nel  1246  il  cardinal  le- 
gato della  Marca  costituì  Egidio  di  Sa- 
vona Jiidex.  Curiae  generalis  Camerini, 
Ai!XÌmi,U/nanae  echidi  morto  neli25o 
Federico  II,  deposto  e  scomunicato  da  In- 
nocenzo IV,  il  suo  naturale  Manfredi  u- 
surpò  alla  s.  Sede  il  regno  di  Sicilia  e  in- 
vase la  Marca.  Il  legato  di  questa  cardinal 
Paltinieri  nel  I2G5  fra  gli  altri  comuni 
che  lece  citare  al  suo  tribunale,  come  ade- 
renti a  Manfredi,  vi  t'ui-oao  \nìve  comitnia 
el  homines  civilalis  Humanaej  e  fra'citta - 
dini  umanesi  il  cardinal  nominò  «(uali  cal- 
di partigiani  dell'occupatole,  Filippo  di 


U  M  A 

Oildo,  Doraenico  e  Gerardo  di  Loieiizo. 
Inolile  il  cardinale  Cigliale  intimazione  le- 
ce ad  Ancona,  perchè  forse  alcuni  anco- 
nitani erunsi  dati  al  partito  ghibellino  di 
Manfredi,  onde  il  legato  chiamò  essi  e  il 
cotnune  a  renderne  ragione.  In  generale 
gli  anconitani  aveaiio  opposta  coraggiosa 
resistenza  a  Fercivalle  d'Oria  parente  e 
vicario  regio,  generale  di  Manfredi;  e  seb- 
bene in  aperta  campagna  furono  rotti  e 
fugati,  ritornati  in  città  questa  non  venne 
assalila  e  restò  illesa.  Anche  dopo  questo 
ienipu  era  sotto  la  curia  generale,  regi- 
strandoCompagnoni  che  nel  12 79  era  giu- 
dice della  curia  generale  di  Camerino, di 
Ancona,  d'Osimo  ed'Humana,  Giacomo 
da  Reggio.  La  decadenza  intanto  d'Uma- 
na e  la  restrizione  del  suo  territorio  a  bre- 
ve giro  di  miglia  progrediva,  mentre  in 
incremento  erano  i  circostanti  luoghi. i\el 
secolo  Xil  Recanali  con  grado  di  muni- 
cipio si  estese  sino  al  mare;  sul  finir  di 
esso  o  ne'primi  del  XIll  Castel  Fidardo 
e  CaiDerano  co'  loro  distretti  presero  le 
hbere  forme  degli  altri  comuni,  né  più 
ubbidirono  a  Umana;  in  Sirolo  domina- 
vano i  conti  rurali  che  nel  r  22:)  si  sogget- 
tarono ad  Ancona,  aggregandosi  alla  sua 
uobillìi.  Si  continuò  a  nominare  Coinila- 
fM*  il  contado  d'Umana, ma  inseguito  non 
vi  restò  corrispondente  realtà. La  debolez- 
za tlUmana  andò  manifestandosi  ne'seco- 
li  XII  e  Xil I,  e  nel  t  2  i5  e  nel  1238  entrò 
in  due  di  quelle  alleanze  che  facilmente  si 
formavano  e  si  separavano  per  gare  mu- 
nicipali; e  quando  per  gravissimi  interes- 
si e  diificìli  intraprese  gli  umanesi  si  con- 
federarono e  combatterono  le  primarie 
città  e  anche  le  minori  terre,  Umana  non 
di  frequente  v'intervenne,  ne  mai  vi  ope- 
rò cosa  di  qualche  conto,  quindi  non  po- 
tè nulla  vantaggiarne.  Ma  a  quale  slato 
ella  fosse  condotta  nel  3."  decennale  del 
1200,  abbastanza  si  dichiara  dall' essersi 
ceduti  ad  Osimo  pel  periodo  di  molti  an- 
ni o  lutti  o  parte de'suoi  redditi  marittimi 
e  commerciali.  Mentre  la  Marca  giubila- 
va per  essersi  prodigiosamente  trusporla- 


U  M  A  37 

ta  da  Nazareth  nel  territorio  di  Hecanati 
(Z'!)  la  Santa  Casa  poi  detta  di  Lordo, 
pochi  anni  dopo  e  neli2c)8  il  terremoto, 
che  durando  a  più  riprese  parecchi  gior- 
ni e  parecchie  notti  spaventò  e  scosse  tut- 
ta l'Italia,  (lece  dolorosa  Umana  per  mol- 
te rovine,  almeno  piM-  induzione:  altri  an- 
ticipano il  disastro  al  i  297,  o  poco  appres- 
so. Nel  I  3o8  Umana  [)ai'leggiaudo  pe'ghi- 
belliui  si  luù  in  lega  delle  città  e  terre 
marchiane  ribellatesi  alla  pontificia  domi- 
nazione, mentre  Clemente  V  avea  stabi- 
lita la  sua  resilienza  in  Provenza;  e  come 
le  altre  fu  punita  con  pene  spirituali  e  tem- 
porali. Il  Colucci  nella  sua  Tre/'a  oggi 
Montecchìo,  parla  ili  questa  rivoltura  di 
quasi  tutta  la  Marca,  pe'  fanatismi  delle 
fazioni,  e  specialmente  Ancona,  Siniga- 
glia,  Umana,  Ascoli,  Uipatransone,  Castel 
Fidardo  ec;  hionde  fu  d'uopo  che  il  cav. 
Geraldo  de  Tastis,  vicario  nel  temporale 
del  rettore  Bertrando  de  Gol  nipote  del 
Papa,  contro  i  suddetti  luoghi  si  armasse, 
e  coll'aiuto  de'guelfi,che  gli  riuscì  d'ar- 
rolare,  marciasse  a  reprimere  gli  attentati 
delle  genti  ribelli.  L'Amiani  dice  che  fu 
cagione  della  sollevazione  l'aspro  gover- 
no de'franoesi,  l'insopportabili  gravezze, 
e  la  superiorità  acquistata  da' ghibellini 
sui  guelfi;  e  che  sebbene  il  Saracini  sosten- 
ga gli  anconitani  per  guelfi,  li  dichiara 
ghibellini,  e  narra  la  notabile  disfitta  che 
ne  fece  l'  esercito  collegato  e  capitanato 
da  Federico  conte  di  Monte  Feltro.  Al- 
trettanto narrano  Marangoni  e  Compa- 
gnoni. Quest'ultimo  più  diltuso  distingue 
due  combattimenti  contro  i  ghibellini  an- 
conitani e  altri  :  il  i. "sostenuto  da  Geral- 
do unito  a'jesini  e  maceratesi  con  succes- 
so; il  2.°  sostenuto  dal  conte  Federico  cou 
qne'di  Jesi  e  Osimo  e  altri  mnrchegiaui 
ghibellini,  perchè  gli  anconitani  erano 
marciati  sopra  il  contado  Jesino,  di  par- 
te guelfa,  ed  il  Villani  chiama  Federico 
capitano  dell'armi  della  Chiesa  e  l'Amia- 
ni  generale,  e  riportò  piena  vittoria, tno- 
rendo  de'uemici  3ooo  al  dir  d'Aniiani,e 
il  Maueuti  vuole  più  di  5ooo.  Nello  sic»- 


38  UM  A 

SOI  3o8  o  neh  3  I  o  per  moti"!  non  abba 
stanza  cerli;  Umana  fu  occupala  dagli  aii- 
coniloni,  e  tleniolilerie  le  mura,  ne  con- 
ilusseio  gli  abilanli  e  le  masserizie  in  An- 
cona, come  si  ha  dalla  ieltera  nel  i3  [  t 
scrina  da  Cleoiente  V  a'suoi  ministri  per- 
tlie  facessero  giustizia  a'recUuni  licevuti 
dagli  iimanati.  Niun  cronista  o  d'Ancona 
o  della  provincia  seppe  questo  fatto.  An- 
cona poi  neli3oc),  ritraendosi  dalla  lega 
in  cui  era  entrala  anche  Umana,  per  mez- 
zo d'un  Nicchio,  spetlahde  cittadino  in- 
aiato al  cardinal  Pellasrue  le^nto  della 
Marca,giuiò  di  nuovo  feileltà  alla  s.  Se- 
de. Perciò  non  sa  comprendere  mg."^  Ba- 
rili, come  in  onta  all'autorità  pontificia 
si  vi-sassero  allora  modi  lauto  ostili  con 
Umana,  e  fosse  assalita  equiliiin  et  pedi- 
tulli  maxima  nnilliliidine,  e  resistette r//« 
noctuqiie  per  non  modici  Itmporìs  spa- 
tinnì.  Forse  gli  anconitani  ciò  fecero  per 
impedire  agli  osimani  d'impadronirsene, 
a'qiiali  Umana  avrebbe  recalo  opportuna 
stanza  per  avere  un  lido  sul  mare,  come 
se  l'erano  procurato  col  siunmeiitovalo 
patto.  Veramente  non  si  conosce  se  fra 
Ancona  e  Umana  esistessero  precedenti  e 
inveterali  odii  spieiati,  da  provocare  ne- 
gli anconitani  lauta  vendetta  per  rovinar- 
la. Ancona  per  ambizione  e  interesse  po- 
teva volerla  soggetta,  ma  a  decretarne  la 
rovina  e  la  distruzione  non  ne  avea  moti- 
vo alcuno;  anzi  si  conosce  che  dipoi  fu 
permesso  agli  utunnesi  di  tornare  nella 
loro  città,  e  non  si  sa  spiegare  come  i  go- 
vernatori della  Marca  non  impedissero 
tanta  prepotenza  negli  anconitani,  e  nep- 
pure la  punissero,  il  che  forse  sarà  avve- 
nuto per  le  turbolenze  e  vicende  politi- 
che che  allora  tenevano  la  regione  agita- 
la. IN'el  principio  del  i  3  i  i  Clemente  V  ri- 
cevè in  Avignone  i  reclami  del  vescovo, 
capitolo  e  popolo  d'Umana,  contro  l'op- 
ple^sione  degli  anconitani,  per  cui  con 
lettera  de'20  febbraio  ingiunse  a'suoi  mi- 
nistri di  prendere  perfclla  cognizione  del 
lo  stalo  delle  cose,  e  (piinili  agire  con  e 
iicrgia,  (]uando  fosse  d'uopo.  Pare  che  i 


U  M  A 

governatoti  della  Marca  giudicassero  non 
esser  poi  stali  colpevoli  gli  anconitani  nel- 
l'occupazione d'Umana,  di  cui  mantenne- 
ro loro  il  domìnio.  Mg.'  Barili  ragionan- 
do sulle  cause  che  produssero  la  decaden- 
za d'  Umana,  dice  che  vi  congiurarono 
molte  calamità,  le  quali  per  difetto  di  no- 
tizie non  si  ponno  esporre  con  accura- 
tezza. Che  i  danni  maggicri  di  lei,  i  più 
irreparabili  e  più  ripetuti  derivarono  per 
certo  dal  diruparsi  e  scoscendersi  del  suo 
colle  nel  mare.  Questo  fallo  ancora  non 
cessa  e  di  presente  tuttavia  a  quando  a 
quando  si  appalesa,  ed  è  molto  antico 
lunghesso  lutto  il  promontorio  del  Co- 
nerò; questo,  che  è  lardo  ma  tenace  nel 
suo  progresso,  pienamente  corrisponde  al 
descritto  modo  con  cui  Umana  andò  sca- 
dendo ;  questo  dichiara  come  scompar- 
vero del  lutto  sino  alle  fondamenta  i  re- 
sti d'ogni  edilìzio  sagro  e  profano.  I  cro- 
nisti locali  aggiungono  pure  che  il  diro- 
vimento  del  suolo  fu  seguace  all'impeto 
di  furiosi  terremoti.  Conclude  ancora  una 
volta,  che  Umana  da  prospera  e  vigoro- 
sa fortuna  non  fu  prostrata  d'improvviso 
nella  sua  triste  condizione,  ma  gradata- 
mente si  diminuì  la  cerchia  di  sue  mura, 
il  potere,  il  territorio,  le  fortune,  gli  abi- 
tanti. Anzi,  che  pe'terremoti  fu  assai  Ira- 
vagliata,  si  dimostra  dal  decreto  del  piis- 
simo vescovo  d'Ancona  Nicolò  degli  Un- 
gari  de' 17  gennaio i3ao,  per  tramutare 
il  monastero  dell'abbazia  di  Porto  Nuo- 
vo della  diocesi  d' Ancona,  dal  pie  del 
Conerò  alla  chiesa  di  s.  Martino  di  tal 
città;  vi  attesta  essere  già  stalo  altra  volta 
(juel  monastero  quasi  sepolto  da'macigui 
pegli  ammolamenti  del  monte,  di  averne 
veduto  di  nuovo  le  mura  diroccate  0  scre- 
polale da'terremoli,  e  di  sentirsene  ivi  le 
scosse  con  Irecpienza  straordinaria  e  (pia« 
si  giornaliera.  Se  dunque  da' commovi- 
menti del  Conerò  e  nel  suo  sinistro  flan< 
co  era  lauto  agitato  Porto  Nuovo,  non 
[iole  va  Umana  a  breve  disianza  nel  destro 
^l;irsenei(uuiii:ie.  Stringe  il  suo  dire  m^ 
B. udì  con  dichiarare.   Che  la   inassiiniil 


U  M  X 

«ciaguia  il'  Uinaua,  per  cui  di  città  non 
Je  re^lò  che  il  nome  e  la  forma  di  [)ic(:o 
lo  castello,  accadde  uoii  molto  dopo  il 
1 309  e  verso  il  «  3  1 8  o  r  3  1 9;  il  teri  euio- 
lo  cagionò  altre  rovine  nelle  sue  vicinan- 
ze, precipitando  (juasi  del  tutto  quanto 
avea  potuto  campare  da'[)assali  iiifortu- 
iiii.  La  masnada  di  ventura  poi,  che  con- 
dotta dal  feroce  fr.  Monreale  cav.  Oero- 
solidiitano  tli  llodi  ne  calpestò  e  devastò 
il  territorio,  si  può  dire  pose  il  suggello 
alla  rovina  e  desolazione  d'Umana.  Quel 
provenzale  col  pretesto  di  porgere  aiuto 
al  celebre  legato  cardinal  Egidio  Albor- 
noz,  fece  una  raduunuzj  di  njasiiadieri  e 
di  ladroni,  co'quali  adendo  l'alte  ila  prin- 
cipio alcune  imprese  a  favore  della  Chie- 
sa, entrato  nella  Marca  si  buttò  al  parti- 
lo de'  .Malatestn,  formò  una  compagnia 
chiamala  lagrancorupagnia,  saccheggiò 
vaiieeiltà  marchiane  nel  1  353,e  per  mon- 
te Liipone  cavalcando  alla  marina  s'iai- 
padronì  d'Umana,  combattè  Sirolo  sen- 
za pcilerlo  espugnare,  e  da  Umana  marciò 
sopra  Aucena  e  la  Romagna  per  depre- 
darle. Ma  non  tardò  molto  la  gmstiziadi 
Dio  a  punire  la  di  lui  baldaozii,  mentre 
preso  e  condotto  a  Roma  come  ca[)o  d'as- 
sassini e  devastatore  della  Marca,  fu  de- 
capitato a'  29  agosto  I  354  d'  ordine  del 
famoso  Cola  di  Rienzo,  o  meglio  per  a- 
ver  tramato  contro  di  lui  e  pel  narralo 
liei  voi.  LXXVI,  p.17?,.  Pochi  anni  ap- 
presso tuttavia,  cioè  nel  i  364,  ^'  cardinal 
Alburnoz  ordinando  in  vari  gradi  le  cit- 
tà della  Marca,  pose  Umana  nel  5.°  ossia 
tra  le  minori  nelle  sue  famose  costitu- 
zioni "E^Mimiìd  {Constiduioiies  Marchine 
j4nconUanat  eduae  sub  Egidio  cartUnuU 

D 

cuiìi  adiUlioiiibus  Carpciisibwì,  Romae 
1543),  preponendogli  molte  terre  e  ca- 
stella ben  mediocri  di  popoli  e  di  edifiz'. 
Nel  1379  componevasi  Umana  di  forse 
appena  4o  focolari,  e  l'ulteriore  sua  ro- 
i»inas!  pone  tra  ili  364  e  ili427.i-Veh378 
il  comune  d'  Ancona  la  governava,  per 
consuetudine  non  recente,  mandandovi 
ogni  semestre  uu  podestà  e  un  vicario, 


U  M  A  39 

come  in  altri  luoghi  del  contado  ;  e  nel 
1879  il  medesimo  comune  [)regò  Urbi- 
no VI  che  per  sua  autorità  si  confermasse 
la  propria  giurisdizione  e  governo  su  di 
Umana.  Nel  i  3q2  obbligatosi  il  comune 
d'Ancona  di  pagare  certa  somma  a'coii- 
doltieri  Azzone  da  Castello,  conte  di  Bar- 
biano  e  contedi  Carrara,  impose  una  stra- 
ordinaria e  pronta  tassa  alla  città  e  al  ter- 
ritorio; ed  Umana  dovè  contribuire  in  8 
giorni  60  ducati,  (|uanti  Gallignano,  Fal- 
conara e  Foggio.  Negli  anni   seguenti  si 
riuuovarouo  ipieste  tasse,    ma   non  per 
Umana.  Andrea  Tomacelli  governatore 
della  Marca  correndo  ostilmente  il  con- 
tado d'  Ancona,  fece  bottino  di   tutto  il 
grano  e  dell'altre  biade  ch'erano  in  Uma- 
na. Il  comune  d'Ancona  per  sovvenire  gli 
abitanti  e  per  dar  loro  uu  nuovo  motivo 
persei'erandi  in  solita  fidtlìlaiedicli  Co- 
mwiis,  prima  l'  autorizzò  ad  usare,  con 
promessa  di  restituirlo,  il  grano  de'mo- 
naci  Olivetani  che  stava  in  Sirolo, edipoi 
li  fornì  d'altre  vettovaglie.  Essendo  col- 
pevole di  negligenza  il  podestà  d'Umana 
Francesco  di  Pietro  Corraduccio,  gli  an- 
ziani e  regolatori  del  conuuic  d'Anconi, 
consideraides  guerrani   inimincnteni  et 
peiicula  occurreitlia  in  castris  et  foridi- 
tiis  Coinitalus,  gli  surrogò  Stefano  di  Pie- 
traccio.  Nel  1397  il  condottiero  Migliaio, 
che  stava  al  soldo  del  governatore  della 
Marca,  venuto  d'  improvviso  in  quel  di 
Umana,  ne  predò  uomini  e  animali,  col 
pretesto  di  pagamenti  ritardati   al   teso- 
riere pontifìcio.  Il  comune  d'Ancona  ne 
fece  richiamo,  ed  ebbe  scuse  e  promesse 
di  restituzione.  Bonifacio  IX  avea  già  de- 
cretato nel  febbraio  1397,  colla  bolla  i^c- 
dis  JposloUcae ,  che  tenendosi  da  Anco- 
na per  la  Chiesa  il  governo  d'Umana,  i 
suoi  ministri  non  ne  pretendessero  alcun 
tributo  oltre  quello  che  Ancona  slessa 
pagava  alla  camera  apostolica  per  lutto 
il  suo  contado,  e  valessero  anco  per   U- 
mana,  che  governava.  Non  ostante  silìàt- 
to  decreto,  Paolo  Orsini  generale  della 
Chiesa  neli4o3  domandò  anche  ad  Urna- 


4o  U  RI  A 

na  le  pagìie  dovutegli;  e  la  richiese  pure 
dei  solilo  censo  il  tesoriere  della  provincia 
vescovo  di  Segni:  questo  era  di  33  ducati 
e  di  8  anconilcini.  Delle  monete  d'  Anco- 
na coirimoiagine  di  s.  Ciriaco  o  Quiria- 
cus  vescovo  e  protettore  d'Ancona,  parla 
il  AJuratori  nella  Disstrl.  27;edil  Belli- 
ni, ZJe  Monelis  Ilaliae  :  Dt.  Dlonelis  An- 
conae.  E  qui  noterò  col  eh.  avv.  Gaeta- 
no de  Minicis,  dotto  e  benemerito  illu- 
stratoredelle  palrieaulichilà  fermane  (co- 
me lo  è  il  non  nieu  dotlofratelloRallaele), 
clie  nel  i  79^  la  zecca  d'Ancona  battè  mo- 
neta di  rame  erosa.  Aggiungerò  che  nel- 
l'epoca repubblicana  del  1799  fu  aperta 
la  zecca  nella  soppressa  chiesa  collegiata, 
ove  fu  battuta  la  moneta  di  rame  e  bron- 
zo, d'argento  e  oro,  come  e  meglio  narra 
lab.  Leoni,  Aiicoìici  illustrata,  beneme- 
rito [lalrio  storico.  IN'el  i  4o4  Bonifacio  IX 
concesse  che  ai  comune  e  territorio  d'An- 
cona perpetuamente  sia  congiunta  Uma- 
na, colla  bolla  Etsi  ad  procuraiidutii.  A- 
vendo  Benedetto  XIV  riferito  nella  sua 
Lttlera,  che  Bonifacio  Vili  con  sua  bol- 
la dichiarò,  che  da  100  anni  Umana  era 
decaduta  dalla  vetusta  splendidezza  in  un 
]>overo  paesello,  e  [)erciò  il  possesso  che 
ne  aveano  gli  anconitani  era  fondato  sui 
buoni  e  ragionevoli  motivi  pe'quali  se  n'e- 
rano insignoriti;  e  che  trattatilo  vi  teneva- 
no il  tnetlesimo  g(jverno  che  nelle  castel- 
la del  contado.  )?^  che  poi  Bonifacio  Vili 
ordinò  dovesse  Umana,  come  le  castella, 
essere  francata  d'ogni  maniera  di  tributi 
imposti  e  da  imporsi  alla  città  e  leire,  che 
si  reggevano  per  la  stessa  a  cocnuncesol- 
tostavano  al  diretto  comando  de'pontifi- 
tii  ministri.  Per  fallo  di  amanuense  la 
Bolla  corrispondente  di  Bonificio  IX,  in- 
di confermata  dall' immedialo  successore 
Innocenzo  VII,  culla  bolla  Sinceraedevo- 
tiouis,  fu  scritta  col  nome  di  Bonifacio 
Vili,  onde  a  questo  Papa  1' altribiù  I>e- 
nedetloXI  V.  Per  chiarire  e  provarci  l'ab- 
baglio, ne  fece  argomento  di  discussione 
l'etKomiato  mg.'  Barili,  dalla  quale  risul- 
ta lei  rute  dcU'amunucuiie  che  iu  vece  di 


U  M  A 

Bonifacio  IX  scrisse  Bonifacio  Vili.  Solo 
dirò  con  mg.'  Barili,  che  essendosi  gli  ao- 
conitani  impadroniti  d'  Umana,  per  far 
cessare  le  male  voci  d'  ingiusta  usurpa- 
zione, nel  1379  piegarono  Urbano  VI  a 
riconoscerne  il  possesso,  e  ne  rinnovarono 
l'istanza  a  Bonificio  IX,  e  questi  l'esaudì 
nel  I  ^o^,  ma  non  compitamente.  Egli  unì 
in  perpetuo  ad  Ancona  la  città  d'  Uma- 
na, Clini  siiix  juribus,  perlinenliis  et  terri- 
loriis,  ma  tacque  il  mero  e  misto  iiTipero, 
ad  onta  che  Ancona  specificatamente  l'in- 
vocasse. D'altronde  il  Papa  lo  riconobbe 
in  certo  modo  per  tale  riunione,  e  per  a- 
ver  confermato  i  privilegi  delle  città  del- 
la Marca  e  nominatamente  d'Ancona,  che 
di  tutte  era  la  più  privilegiala,  la  più  ric- 
ca, la  più  potente;  co'  diritti  del  mero  e 
misto  impero,  che  per  lei  esercitava  il  po- 
destà, ed  il  consiglio  ne  approvata  o  can- 
cellava le  sentenze.  Ella  mandava  ancora 
de' podestà  a  reggere  le  terre  e  le  castella 
del  suo  contado.  Perciò  ordinandosi  che 
vi  fosse  compresa  Umana,  s'intendeva  che 
in  essa  del  pari  avrebbero  efficacia  i  di- 
ritti concessi  ad  Ancona  pel  contado  sles- 
so. Inoltre  neli4o4  S''  '>"zia'''  «  regola- 
tori d'  Ancona  ivi  giudicarono  le  contro- 
versie insorte  fra  umanesi  e  sìrolesì,  per 
alcune  lasse  e  per  la  pescagione  nell'Aspi. 
Altra  controversia  fra'medesimi  per  cau- 
sa de' confini,  che  agitatasi  già  neli4of 
l'avea  compiuta  una  sentenza  d'arbitra- 
to con  approvazione  del  vescovo  d'Uma- 
na, anche  questa  volta  finì  con  sentenza 
somigliante.  Innocenzo  VII  neli4o4€uel 
i4o3  confermò  con  due  brevi  ad  Anco- 
na le  concessioni  di  Bonifacio  IX  sulla 
giurisdizione,  e  sugli  ordinari  e  straordi- 
nari tributi  d'Umana:  il  i.°lo  ricordai, 
r  altro  comincia  colle  parole  Ea  quae. 
Nel  1422  Martino  V  congiimse  la  chiesa 
Liìianate  all'Anconitana,  di  che  fra  poco 
parlerò.  Indi  neli43o  il  podestà,  i  difen- 
sori e  il  consiglio  d'  Umana  discussero  e 
decretarono  lo  iS'/rt/«^o  disposto  in  3o  ru-  | 
biiche  o  capitoli.  Mg.'  Barili  ne  riporta  il  j 
preambolo,  l' indice  e  gh  uigomeoli  delle     | 


U  M  A 

rubriche  che  conliene,  e  l'  approvazione 
fallane  dal  comune  d'Ancona  neh 466. 
IN'el  descrivere  brevenienle  le  cillà  vesco- 
vili e  altri  luoghi  del  Picenoe  della  Jlar- 
ca  raccontai  come  neh 433  il  duca  di  Mi- 
lano mandò  nella  Marca  per  impadronir- 
sene il  celebre  conte  Francesco  Sforza,  al 
quale  si  dierono  pure  Ancona,  Umana  e 
i  loro  lerrilorii;  per  cui  Eugenio  IV  si  tro- 
vò costretto  d'investirlo  della  Marca  col 
titolo  di  marchese  della  medesima.  Dipoi 
il  Papa  alleatosi  con  Alfonso  V  re  d'Ara- 
gona e  di  iS/c/Ym, ricuperò  nel  1 44^  la  Mar- 
ca, clie  neh  444  lestituì  al  conte  Sforza, 
indi  neh  44^  '^  riprese.  Il  comune  d'  U- 
tnana  nel  i477  vendè  al  comune  di  Si- 
rolo,  pel  prezzo  di  80  ducati  d'oro  di  Ve- 
nezia, terrani  silvatam,  fractalein,  sodi- 
vani  et  arboratam,  che  incomincia  ove 
i  sirolesi  hanno  beni  enfiteutici  del  vesco- 
vo, va  sino  all'  Aspi,  poi  giunge  alla  via 
Tassennruin  ti  ad  praluin  Collis,  e  si  ter- 
mina alle  Molile.  Neh4B9Ìl  comune  di 
Ancona  decretò  che  chiunque  andava  a 
dimorare  in  UiHana  avesse  Uberain  exeru- 
ptioneni per  decennitim  ad  gabellarli  gra- 
ni ti  vini  tain  iniposila  qnani  iinponenda. 
Esenzione  che  si  rinnovò  nehSoy  e  nel 
i5io.  JN'eli5o6  tre  deputati  anconitani 
sopra  Umana  venderono  a  Domenico  di 
Bernardino  prelas  sive  saxas  de  ruiiiis 
dictae  civilalis  veleris  Hunianae  tantum 
quantum  suf/ìciat per  faciendarn  calcc.m 
in  IrUius  fornacibus.W  C!\\\\'\un\  Benetlet- 
lo  Accolli  legato  della  Marca  nel  i532 
privò  Ancona  dogni  privilegio,  e  perciò 
della  giurisdizione  d'Umana;  e  neh  533 
egli  r  attribuì  al  vescovo  d'  Ancona  con 
tutti  i  [)ossedirnenti  che  ivi  avea  il  comu- 
ne, e  ricevè  dal  vescovo  la  giurisdizione 
politica  di  Gallignauo,  che  apparteneva 
a  lui  e  ad  Ancona  con  vicenda  semestrale, 
alcuni  beni  in  vicinanza  del  medesimo  ca- 
stello, e  la  somma  di  63 o  fiorini  posta  nel 
Monte  de'Meriti;  quindi  il  vescovo  d'An- 
cona Balduinetto  de  Balduinelti  pel  i.° 
cominciò  a  dirsi  conte  d'  Umana,  e  tut- 
tora vicue  il  litulu  portato  da'&uuctiiisori. 


UMA  4i 

Restituite  ad  Ancona  da  Paolo  III  le  fran- 
chigie municipali,  il  comune  domandò 
che  i  diritti,  che  gli  si  davanosul  contado, 
comprendessero  anche  Umana.  Il  vesco- 
vo Vincenzo  de  Lucchis  dapprima  si  op- 
pose, ma  dopo  molteplici  atti  giudiziari 
in  Pvoma  accettò  di  venire  ad  accordo  a- 
niichevole,  pel  (|uale  d  comune  slesso  di 
nuovo  ebbe  la  città  d'Umana  nelioGi. 
Del  resto  Umana  seguì  le  vicende  politi- 
che ed  ecclesiastiche  d'Ancona,  alla  qua- 
le trovasi  doppiamente  riunita. 

Il  Piceno  (a  celebralo  primogenito  del- 
l'occidente neir  abbracciare  la  fede  cri- 
stiana, dal  Compagnoni,  e  i. "apostolo  e 
protomartire  del  medesimo  si  vanta  s. 
Marone,  dal  Rlarangoni,  che  nelle  citate 
Memorie  di  Novana  oggi  Civitanova,  ne 
scrisse  la  storia  e  il  cui  corpo  si  venera 
presso  tale  luogo;  quindi  Ancona  vanta 
primario  prouiulgaloredell'evarìgelo  l'a- 
postolo s.  Pietro,  e  per i. "vescovo  s.  Pri- 
uiiano  martire  nella  persecuzione  di  Dio- 
cleziano, che  alcuni  pretendono  esclude- 
re, altri  pospongono  a  s.  Ciriaco  che  gli 
successe  o  almeno  è  il  i. "vescovo  che  dopo 
di  lui  si  conosca,  principale  patrono  del- 
la città  e  diocesi.  Egli  era  ebreo  e  si  chia- 
mava Giuda  allorché  nel  327  s.  Elena  re- 
calasi in  Gerusalemme  a  cercare  il  s.  Le- 
gno della  Croce,  ad  essa  indicò  il  luogo 
ove  poteva  essere,  e  rinvenutasi,  pe'mira- 
coli  che  si  operarono  egli  si  convertì  al  cri- 
stianesimo, e  poi  per  divozione  a  s.  Ste- 
fano protomartire  |)ortossi  ad  Ancona  a 
venerarne  il  tempio  e  cattedrale  che  rac- 
chiudeva uno  de'sassi  servili  alla  sua  la- 
pidazione. Per  la  sua  divozione  ed  esem- 
plari virtù  fu  ammesso  nel  clero  anconi- 
tano e  poi  eletto  a  pastore.  Dipoi  torna- 
to in  Palestina  per  visitarvi  i  santuari, 
nel  3()3  vi  licevè  la  palma  del  n)artirio 
pel  suo  zelo,  venendogli  versalo  il  piom- 
bo liquefatto  nella  bocca.  Dopo  circa  un 
mezzo  secolo  ia  chiesa  anconitana,  per  la 
pia  umuilicenza  dell'  imperatrice  Galla 
Placidia,  ricuperò  il  prezioso  suo  corpo, 
che  uiirubihueule  è  tuttora  iulatlo.Depo- 


4^                       U  IVI  A  U  M  A 

sto  nell'ntilica  calleiliale  di  s.  Stpfnno,  in  pagnoni  vescovo  d'Osimo  sopra  il  suddet- 
ap()resso  fu  trasferito  nella  callediale  sol-  lo  rituale.  Dopo  Marco,  trovasi  vescovo 
to  r  invocazione  del  suo  nome,  ov'è  in  d'Ancona  IN.dtl  492;  nel  5oo  s.  Trasone 
grandissifna  venerazione.  Abbiamodelp.  I,  che  ritrovò  il  corpo  di  s.  Liberio  ere- 
OLloardoCorsini  generale  delle  scuole  pie,  niita  armeno;  nel  55o  circa  s.  Marcelli- 
Bclnzione.  cleìlo scoprinienlo e  ricogiiizio-  no  I  nobile  anconitanodellafamiglia  Boc- 
nejtitin  in  Ancona  de  corpi  di  s.  Ciria-  catnaiori,  col  libro  degli  Evangeli  in  inn- 
co ,  s.  Marcellino  e  x.  Liberio  proleLlori  no  estinse  un  furios')  incendio  e  per  le  sue 
della  ciliare  riflessioni  sopra  la  lorotra-  preci  liberò  Ancona  dall'assedio  di  Toli- 
slazione  e  cullo,  Roma  lySS.  Girolamo  la  re  de'goli,  i  quali  l'aveano  anche  asse- 
Speciali,  Notizie  isteriche  de'  ss.  Protei-  diala  sotto  re  Vilige.  Verso  il  569  s.  Tom- 
tori  della  città  d' Ancona,  de' citladini che  maso  I;  degnamente  nel  583  gli  succe.s>.« 
colla  loro  santità  l'hanno  illustrata,  del-  Severo  a  cui  scrisse  s.  Gregorio  I;  nel  6o3 
la  di  lei  cattedrale  e  vescovi  della  città,  Fiorentino  ravennate,  nel  629  Giovan- 
e  ss.  Croce/ìssod' Unian a,  Venezia  i'j')g.  ni  1,  indi  Mauroso  anconitano  che  fu  al 
Riflessioni  addizionali  al  libro  intitola-  concilio  di  Luterano  del  649  e  vi  si  distin- 
to 7V(9//z?e  z'^to/vt/Vcr/e' m/i<j  ec./^zWe^'Z/j/-  se  pel  zelo;  Giovanni  il  intervenne  nel 
l'autore niedesin}o,Fo\\g\\o i  j  jo.Mg.' Uà-  679  al  sinodo  roujano,  a  quello  del  74^ 
rili  loda  lo  vSpeciali  (piai  benemerito  del-  si  trovò  presente  il  vescovo  Senatore,  Ti- 
la  storia  d'Umana.  In  breve  prima  accen-  grino  fu  al  concdio  di  R.ouia  dell'S^fi,  al 
nero  i  successori  di  s.  Cii  iaco,  sinché  di-  cui  tempo  i  saraceni  posero  Ancona  a  fer- 
vennero  pine  vescovi  d'  Umana;  quindi  ro  e  fuoco,  dalla  cui  ferocia  preservò  le 
riporterò  la  serie  de'vescovi  d'Umana,  e  reliquie  de'ss.  Protettori  dalle  chiese  su- 
dai 1422  la  proseguirò  co' vescovi  d'^-i/nco-  burbane  trasportandole  nel  sotterraneo 
na  e>.\' Lrnana,  d'un  numero  de'qualine  della  2.''calledrale  di  s.  Lorenzo, sulla  ci- 
parlai  in  tale  articolo.  Marco  vescovo  di  Dia  del  («nasco,  cnassime  i  corpi  de'ss.  Ci- 
Ancona  intervenne  nel  ^62  al  sinodo  ro-  riaco,  Liberio,  Palazia  e  Marcellino;  nel 
mano,  in  quest'epoca  a  vea  la  cliiesa  d'An-  quale  eccidio  andò  distrutta  la  cattedrale 
cona  d  suo  rito  particolare  nell'ammini-  di  s.  Stefano,  che  ripararono  gli  anconi- 
slrazione  de'sagramenli ,  precipuamente  tani,  onde  i  vescovi  continuarono  a  risie- 
nel  Battesimo.  iNou  già  soltanto  percliè  dervi  dappresso.  Nell'Hb  1  Leopardo  fu  al 
si  amministrasse  per  immer^i^>ne,  come  sitiodo  romano  e  lu  inviato  in  Bulgaria; 
pralicavasi  in  questi  secoli  in  lutto  il  re-  iieirB^S  il  vescovo  l^aolo  lece  parte  del- 
sto  della  Chiesa  occidentale,  e  come  sino  la  legazione  a  Costantinopoli  per  l'iiitru- 
al  giorno  d'oggi  continuasi  a  praticare  soFozio,  ma  prevaricò  e  fu  deposto  e  sco- 
nell'orientale;  ma  perchè  le  ceremonie  e  municato, DopoBeuolergio  deir887  non 
le  preci  dillerivano  da  quelle  del  rituale  si  conosce  sino  al  967  che  Erfermario, 
romano,  e  in  molle  cose  si  avvicinavano  indi  Trasonell  del  9(88,  Stefano  sedeva 
al  tuttora  esistente  RitoAi/ibroaianoe  Uf-  nel  i  o3o,  Grimaldo  nel  io5r,  Gerardo  I 
fizio  Ambrosiano  (f  .).  Di  tale  diversità  nelioG9,  Transberto  circa  il  1090,  Mar- 
di  rito  fa  prova  il  rituale  stampato  nel  Cellino  il  deli  100,  N.  neh  i  18,  Bernar- 
1542  in  Venezia  col  doppio  titolo:  Ca-  do  nel  i  127,  Lamberto  deli  i58,  Toin- 
theciiniinnin j'nxta  riltini  s.  Ronianae Ec-  maso  li  neli  172.  Gentile  intervenne  ai 
clesiae:  Q^tliecuniiiiurn  secundunt  usuin  concilio  di  Lateiano  111  nel  1  (  ^9,  Rodol- 
Anconitanuni.  Nella  Dissertazione  sulla  fo  nel  1  1  80,  Beroaldo  nel  i  1 8b,  Gerardo 
chiesa  d' Ancona  di  mg.'  l^ertizzi,  tra  le  li  nel  1204,  i"  tempo  del  <juale  successe 
iiotedegli  eruditi  oan.  Fauriecan.  l'elreb  il  2."  rilrovamento  de'corpi  de'ss.  i*elle- 
li,  »i  riporta  quanto  ne  disse  mg.'  Coui-  giino,ErcoluuueFluviauu,priuiilivituar; 


U  M  A 

tiri  ilella  chiesa  d'  Ancona,  nella  chiesa 
del  ss.  Sai  valore  che  d'allora  in  poi  pria- 
cipiò  a  chiamarsi  di  s.  Pcllegiino.  Il  ve- 
scovo Persevallo  fioriva  nel  laog,  acni 
Gregorio  IX  confermò  il  nuraero  de'  l'i 
canonici  della  cattedrale,  compresovi  il 
priore,  stabilito  dal  predecessore  con  au- 
torità d'Onorio  ili.  Nel  i  •243  sedeva  Gio- 
vanni ili  Ijooì,  canonico  e  ciltadinoanco- 
nitano,  eletto  dal  capitolo  a  cui  conferrnò 
i  privilegi  e  le  giurisdizioni  concesse  dal- 
l'antecessore, e  confermalo  da  Innocenzo 
IV,  il  quale  approvò  poi  le  sngge  leggi 
formale  dal  vescovo  per  la  sua  chiesa;  in- 
oltre Giovanni  HI  eresse  una  pi;i  casa  di 
dame,  che  poi  divennero  le  canoniches- 
se  Laterpnensi.  ^'el  1 285  l'ietro  I  Capoc- 
ci,  lra^lato  a  Viterbo  e  Toscanella.  Nel 
I  286  Pietro  II  Romanelli,  cui  successero: 
nel  1289  Bernardo  11  dal  Poggio  lucche- 
se, Iraslalo  a  Rieti;  nel  i  296  amministra- 
tore Pandolfo  vescovo  di  Patti;  nel  i  2f)f) 
fr.  Nicola  I  degli  Llngari  nobde  anconita- 
no e  minorità,  dottissimo,  zelante  e  pru- 
dente, che  avendo  il  terremoto  rovinato 
il  monastero de'benedellini  di  Portonuo- 
vo,  colla  morte  dell'abbate  e  d'alcuni  mo- 
naci, trasferì  i  superstiti  in  città  e  die  lo- 
ro la  chiesa  di  s.  Martino,  la  quale  prese 
il  nome  di  s.  Maria  di  Portonuovo.  Di 
più  questo  vescovo  ristorò  e  abbellì  l'e- 
piscopio, allora  presso  la  chiesa  di  s,  An- 
na, pose  la  I. ^pietra  pel  grandioso  tempio 
di  s.  Maria  Maggiore  da  lui  eretto,  poi  s. 
Maria  delle  Scale  dall'ampia  scalea  per  la 
quale  vi  si  ascende,  o  di  s.  Francesco  co- 
mechè  dato  in  cura  de' francescani  con- 
ventuali. Ne'  primi  anni  del  corrente  se- 
colo il  convento  fu  da'  francesi  ridotto  a 
ospedale  militare,  e  poscia  ampliato  e  di- 
venuto urbano  fu  concesso  a'  benfratelli 
nel  1818.  Essendone  priore  il  p.  Benedet- 
to Vernò  romano,  poi  generale  dell' or- 
tiiue,  pel  suo  zelo,  energia  e  vaste  cogni- 
zioni, ottenne  dal  municipio  gli  opportu- 
ni fondi,  per  aggiungervi  un  manicomio, 
misericordioso  stabilimento  di  cui  man- 
cava la  provincia,  eoa  archilelture  del  nu- 


U  M  A  43 

bile  anconitano  reccellenle  Antonio  Pa- 
pis,  iiiridaiulnne  la  direzione  fisico-mora- 
le al  [)r(d.  Benedetto  Monti.  Se  ne  legge 
l'iuqiortante  descrizione  nell'opuscolo  in- 
litoliilo:/V</oi'0  apizio  sollo  L' invocazione 
di  s.  Giovanni  di  Dio  per  la  cura  fisi- 
co-mornle  de  nienkcalli ,  Loreto  rS^o. 
Lcgg  i  sta  III  (arie  e  regola  menti  disciplina- 
ri pel  nuovo  ospizio  per  la  cura  fUico- 
monde  de'  mentecatti  eretto  in  Ancona 
dall'ordine  e  sotto  C invocazione  di  s.  Gio' 
vanni  di  Dio.  Preceduti  da  un  ragiona- 
nteiLlo  intorno  alla  dottrina  generale  del- 
l' malattie  mentali  riguardate  ne'  loro 
fenomeni,  nelle  loro  cause  costitutive  e 
nelle  occasionali,  non  che.  rispetto  alta, 
loro  prognosi  ed  al  loro  trattamento  cu- 
rativo generale;  del  ih. sig.r  prof,  d.r  Be- 
nedetto ÌÌJontij  Roma  1  840.  Del  conven- 
to e  della  chiesa,  siccome  già  de' minori 
conventuali,  ne  sciisse  le  notizie  il  p.  Ci- 
valli  nella  /  isila  triennale  o  Memorie 
statiche  della  Marca,  presso  il  Coliicci, 
J litichi tà  Picene,  t.  2.5,  p.  82  :  Custodia 
Anconitana.  Riferisce  i  capitoli  dell'ordi- 
ne tenuti  in  Ancona,  i  religiosi  illustri  fio- 
rili nel  convento;  celebra  i  fisti  d'Anco- 
na, il  suo  porto  notissimo  a  lutto  il  mon- 
do, liportando  il  dello:  l  niis  Deus,  una 
Roma  ,  una  Turris  in  Cremona  ,  unu.v 
Portus  in  Ancona.  Né  manca  di  riferire 
i  pregi  di  diversi  illustri  anconitani.  Su  di 
questi  si  poimo  vedere  il  Colucoi  citato,  il 
Gamurrini  ,  il  Sansovino,  il  Zazzera,  il 
i\I;irchesi,e  Francesco  Ferretti:  Pietra  di 
paragone  della  vera  nohillà ,  discorsa 
genealogico  de' conti  Ferretti ,  Ancona  per 
Francesco  Serafini  1  685.  Sulla  nobilissi- 
ma famiglia  Ferretti  ,  oltre  quanto  di'isi 
altrove,  si  ponno  vederci  vol.LXVI,p. 
211,  LXXXI,  p.  399.  Quanto  alla  chie- 
sa di  s,  Francesco  delle  Scale,  leggo  nel 
n.°39  del  Diario  di  Roma  del  1844»  che 
tale  sagro  edifizio,  il  quale  per  vastità  e 
per  mole  entra  innanzi  agli  altri  tutti  che 
si  ammirano  in  Ancona,  fu  restituito  al- 
l'ordine de'minori  conventuali  (i  qu  di  giù 
avevano  acquistato  una  piccola  casa  prò- 


44                     U  M  A  U  M  A 

pinqua  al  tempio),  mercè  benigno  re-  Mouies  in  Borgogna,  trasferendolo  da  Ce- 
sellilo di  Gregorio  XVI  de'  iG  marzo  S'^ia.  Gli  successe  nel  i33o  Francesco; 
j844j  olleniilo  a  nieiliazione  «lei  U.mo  quindi  neh  34^  Nicola  II  Frangipane  ro- 
p.  Eigoni  zelantissimo  generale  dell'ordi-  mano,  al  cui  tempo  insorse  fiera  discer- 
né slesso.  Indi  a'i  5  aprile  il  vescovo  car-  dia  fra'nobili  e  il  popolo,  con  saccheggi, 
diiial  Cadolini, a  ciò  autorizzalo,  fece  l'at-  violenze  e  spargimento  di  sangue.  Nel 
io  di  legale  consegna  della  chiesa,  non  i  344  il  francese  Agostino  dal  Poggio  ca- 
che di  alcuni  annessi,  al  R.mo  p.  provin-  nouico  di  Canibray,  che  mai  renne  alla 
ciale  e  al  R.mu  p.  guardiano  de'rainori  stiasede  e  la  governò  pel  vicario.Nel  i  34*^ 
conventuali  d'Ancona,  per  mezzo  del  suo  il  capitolo  elesse  a  successore  SimoneMar- 
vicario  generale.  Si  aggiunge,  che  gli  aa-  cellini  vescovo  d'Umana,  non  approvalo 
conitiini  di  tale  avvenimento  andarono  da  Papa  Clemente  VI,  che  invece  gli  so- 
lieti.ssinii,  siccome  desideravano  che  mo-  slilui  Ugo  priore  benedettifio  francese, 
numeulo  sì  ammirabile  per  le  arti  belle  che  n)oiì  innanzi  di  recarsi  ad  Ancona, 
fosse  conservato  nelle  sue  architetture,  e  Onde  nell'istcsso  anno  venne  surrogato 
specialmente  nella  facciata  principale,  la  l'anconitano  fr.  Lanfranco  Salvetti  mino- 
quale  cogli  sfoggiali  ornamenti,  di  cui  fu  rita  e  inquisitore  generale  della  Marca, 
abbellita  sulla  metà  del  secolo  XV  per  dotlissinio,  prudenlissimo  e  di  santa  vi- 
mastro  Giorgio  da  Sebenico,  mostrava  il  ta,  traslalo  a  Bergamo  neh  349;  '^"''  "^^ 
gradodell'ai  ti  chesi  esercitavano  in  quel-  suo  breve  vescovato  fu  lagriinevole  testi- 
l'epoca.  Si  dice  ancora,  che  neh'  attiguo  monio della  furiosa  peste  che  rapì  ad  An- 
conventOjOra  de'benfrateili,  uscirono  per-  cona  circa  g  decimi  degli  abitanti,  e  deb 
sonaggi  per  santa  vita  e  per  dignità  rag-  l'orribile  e  rovinosissiino  incendio,  che 
guardevoii,  che  crebbero  lustro  all'ordì-  durato  3  giorni  non  si  spense  inlerameu- 
ne  conventuale  e  giovarono  la  società,  dei  te  se  non  dopo  [5.  Descrisse  si  luttuosi  e 
quali,  per  tacere  di  28  inquisitori  gene-  desolanti  infoi  lunii,  il  testimonio  di  vìsIh 
rah  del  s.  Ollizio,  di  io  vescovi,  e  altri  Oddo  de  Blasiu:  C/irouica  de  la  edifica' 
due  Ponteilci  ,  solo  si  volle  rammentare  Itone  et  deslriutione  del  Cassaio  Anco- 
quel  gran  Sisto  V,  gloria  del  Piceno,  che  nitano.  Non  vi  è  il  luogo  e  1'  anno  della 
ivi  condusse  gli  anni  dell'età  giovanile,  e  stampa  perchè  dovea  servir  d'Appendi- 
l'eccelso  animo  venne  nutrendo  di  seve-  ce  all' erudita  e  pregevole  dissertazione 
ri  studi  e  di  t'orli  alfetli  per  modo  ,  che  che  sull'origine  d'Ancona  scrisse  lab. lìer- 
levato  poscia  al  supremo  seggio  del  Va-  nardino  Noja  vicario  del  cardinal  Diifa- 
ticanosì  bene  njerilò  della  Chiesa  uni  ver-  lini.  iVeliS-JQ  fr.  Giovanni  IV  Tedeschi 
sale.  1  minori  conventuali  riaprirono  la  anconitano  e  virtuoso  agostiniano  diven- 
chiesa  di  s.  Francesco  al  cullo  divino  e  ne  pastore  della  patria,  che  se  cominciò 
alla  glorificazione  del  serallco  fondatore  il  suo  governo  tra  la  desolazione  per  le 
dell'ordine  loro.  Ma  in  conseguenza  del-  accennate  spaventevoli  sciagure,  ebbe  poi 
le  luttuose  vicende  politiche  deli  84^"49i  diverse  consolazioni.  Vide  liberala  la  cit- 
si  trovò  necessario  di  nuovamente  servir-  là  dal  giogo  de'Malatesla,  e  nel  i355  vi 
si  della  chiesa  per  ospedale  militare,  in  accolse  solennemente  e  trionfante  il  gran 
sussidio  del  conligiio,  ed  è  tnltora  occii-  cardinal  Albornoz,  che  alloggiò  nell'epi- 
palo  [)er  uso  de'mililari  austriaci.  E"  da  scopio.  Neh  373  scoprì  il  cor[)0  intero  di 
sperarsi,  che  parlili  essi  dalla  città,  la  chie-  s.  l*rimiano  vescovo  e  martire  nella  chie- 
sa verrà  restituita  a' minori  conventuali  sa  di  s.  Maria  in  Turiano ,  che  da  (|uel- 
e  perciò  al  divin  culto.  Neil  326  da  Gio-  l'epoca  assunse  il  nome  suo,  e  quamlo  i 
vanni  XXII  residente  in  Avignone  fu  e-  nnnimi  rifdjbricarono  la  chiesa  nel  iGoq 
letto  vescovo  dAucouu  Tommaso  111  da  fu  collocalo  sullo  l'aitai  e  ma_^giore.  E  ucl 


U  U  A 

1877  gioì  pel  nstabilimenlo  della  resi- 
tlcDza  pupalein  Roma o[)eiala  claGiego- 
1  io  XI,  ma  si  afìlisse  quando  contro  il  suc- 
cessore Urbano  VI  insorse  il  glande  e  fu- 
nesto Scisma  d'  occidente,  che  sostenne 
in /Ivigiione  l'antipapa  ClementeVlI.Nel 
i385  fu  vescovo  fr.  Bartolomeo  I  Dario 
o  Oleario  (1.)  francescano  e  padovano, 
traslato  a  F'irenze  e  cardinale.  iNeli38T 
d.  Guglielmo  Della  Vigna  benedettino  di 
Subiaco,  neli3q5  io  Ferngia  celebrò  la 
messa  innanzi  Bonifacio  IX  infermo, e  nel 
i4o4  intervenne  in  Roma  all'intronizza- 
zione d'Innocenzo  VII,  che  lo  trasferì  a 
Todi  ueli  4o5.  In  questo  gli  sostituì  il  suo 
confessore  e  tesoriere,  altro  benedettino 
di  s.  Giorgio  di  Venezia,  d.  Carlo  degli 
Atti  di  Sassoferrato,  ma  la  oìorle  gì'  in»- 
pedi  di  recarsi  in  Ancona,  laonde  elesse 
in  sua  vece  nel  1 4o6  Lorenzo  Rivi  o  Ric- 
ci fiorentino.  Frattanto  Io  scisma  soste- 
nuto dall'antipapa  Benedetto  Xlll  tene- 
va divisi  e  agitati  i  fedeli,  ed  i  cardinali 
ribellatisi  a  Gregorio  XII  nel  famoso  óV- 
nodo  di  Pisa  lo  deposero  nel  \  409  in  uno 
all'antipapa,  e  così  la  Chiesa  si  trovò  viep- 
più lacerata  neil'  ubbidienza.  Forse  Lo- 
renzo seguì  quella  d'Alessandro  V,  poi- 
ché Gregorio  XII  neh  4  'o  lo  rimosse  dal- 
la sede  e  vi  nominò  fr.  Simone  Vigilan- 
ti patrizio  anconitano,  generale  degli  a- 
gosliniani.  Morto  Alessandro  V  e  succes- 
so Giovanni  XXIII,  pare  che  questi  tra- 
sferisse Lorenzo  aSinigaglia,ma  Gregorio 
XII  noi  volle,  e  lo  fu  più  tardi  per  Alar- 
lino  V.  Di  più  GiovaniùXXIll  tenlòd'in- 
trudere  nel  1 4 1  3  nella  sede  d'Ancona  l'al- 
tro nobile  anconitano  Pietro  Ferretti,  e 
sebbene  questi  co'maneggi  voleva  costrin- 
gere fr.  Simone  ad  abbandonar  la  sede, 
questi  si  adoperò  con  alti  umili  per  re- 
starvi, e  con  tale  dignità  intervenne  nel 
concilio  di  Costanza,  Pietro  intitolando- 
si semplicemente  eletto.  Papa  Martino  V 
a  pacificar  la  chiesa  d'Ancona,  pel  nar- 
rato sconvolta  e  travagliata,  nel  i4i8  o 
1419  trasIatòaSinigaglia  fr.  Simone,  per 
aver  promosso  Lorenzo  ad  Ischia,  e  Pie- 


U  M  A  4) 

tro  provvide  colla  sede  d'Ascoli.  Tulia- 

volta  IH'  fiuono  con>ei;uen2a  accanile  di- 

o 

scordie  fra  le  famiglie  Vigilanti  e  Ferret- 
ti,alle  (piali  presero  parte  allri  nobili  an- 
conitani. Neli4i8  01419  lo  s'esso  Papa 
nominò  vescovo  d'  Ancona  Astorgio  A- 
gnensi  o  Arnesi [T  .),  e  lo  era  slato  di  Mi- 
leto,  di  Ravello  e  di  Melfi,  il  quale  rap- 
presentando al  Papa  l'ini  pò  veri  mento  del- 
la mensa  e  la  condizione  d'  Umana,  nel 
1422  ne  ottenne  l'unione  e  fu  I. "vescovo 
d'Ancona  e  Umana,  indi  cardinale.  Ora 
fa  d'uopo  riportare  iaseriede'vescovi  d'U- 
mana, per  quindi  compierla  co'successivi 
vescovi  d'Ancona  e  d'Umana.  Osserva 
mg.'  Barili  che  l'Ughelli  waW Italia  sacra, 
t.i,  dopo  avere  riportato  a  p.  324  la  se-_ 
neAiicoiiilani  Episcopi, ei\  a  p.  743  quel- 
la d' Hiimanatenses  Episcopi  in  numero 
di  25, e  di  Ancona  e  di  Umana  gli  altri  a 
p.  3  38,  fucouìmentato  egregiamente  eoa 
aggiunte  e  correzioni  dal  Coleli  nel  t.io 
della  slessa  Italia  sacra,  cioè  a  p.  11 5, 
206  e  269,  il  quale  enumerò  27  vesco- 
vi. Dice  inoltre  che  dopo  il  pontificato  di 
Benedeìlo  XIV  le  notizie  de'vescovi  d'U- 
mana si  acci  ebbero  da'seguenli.Dagli/^«- 
tiales  Canialdulensium.  Dal  IMiirtoielli, 
3/cniorie  historiche  cf  Osimo.  Pompeo 
Compagnoni,  Memorie  della  chiesa  e  dei 
vescovi  d'Osmio.  Fausto  Antonio  Maio- 
i\\,De  Ecclesia  et  Episcopis  Anconilanis, 
Coninientariits,  in  quo  l  gJielliana  series 
emenda tiu\  condnuatur ,  illustratur,  Ro- 
maei759.  Leopardi,  Serie  de'vescovi  di 
Recanali.  Co\ucc\,  Antichità  Picene,\,  i  o, 
p.  174  e  seg.,  che  con  molta  diligenza  vi 
congiunse  quanti  alti  e  documenti  de've- 
scovi eransi  prodotti  colla  stampa,  e  fece 
il  novero  di  32  pastori  d'Umana.  11  ce- 
lebre Giuseppe  Antonio  Vogel  di  Stra- 
sburgo canonico  di  R^ecanati,  della  dioce- 
si di  Basilea  ,  Commentarìus  historiciis 
de  Ecclesiìs  Recanatensi  et  Lanretana 
carumque  Episcopis  An.  1 800.  Prezioso 
mss.  che  celebrai  in  più  luoghi,  faticoso, 
accurato  e  dotto  lavoro  che  comprende 
olire  i5o  documenti,  non  solamente  ri- 


\G 


U  M  A 


guardanti  le  antichità  sagre  recanatesi, 
ma  eziandio  le  nunianali  e  le  niarchiane, 
non  Hieno  la  storia  universale  che  dalle 
memorie  provinciali  trae  in  gran  parte 
tjua^i  tutta  la  sua  vita.  Perciò  mg/  Bari- 
h  fece  voli  per  la  piibhlicaziune  dell'eu- 
coinialo  tuss.  ,  notando  inesatte  alcune 
schede  sui  vescovi  d'Umana.  Di  recente 
il  dottissimo  e  della  storia  patria  bene- 
merito, defunto  anconitano  Agostino  RI.' 
J'eruzzi  canonico  arciprete  della  metro- 
jiolitana  di  Ferrara,  giovatosi  con  assen- 
nala critica  delle  schede  del  Vogel ,  i  di 
cui  vescovi  sommano  a  32,  e  delle  ope- 
re di  tulli  gli  altri,  ne  diede  la  C/irono- 
taxis  Episcoporiun  Himianatum  emen- 
data et  aucta,  cioè  di  32  vescovi  che  co- 
mincia da  Filippo  V  nel  V  secolo,  pub- 
blicala pel  Sartoij  Cherubini  nell'Appen- 
dice a'iiecreli  del  sinodo  diocesano  tenu- 
to nel  I  841  dal  vescovo  Cadolini  nel  duo- 
mo d'Ancona,  e  da  mg."  Barili  riprodot- 
ta a  p.  27  ei  iq.  Questo  prelato  dichia- 
ra pure,  che  sebbene  tal  serie  sia  manche- 
vole per  lunghe  interruzioni  e  non  isce- 
vra  d'incertezze,  è  la  più  accurata  che  si 
aljbia,  per  cui  se  ne  deve  gratitudine  al 
Peruzzi.  Mg/  Barili  pertanto  alla  citata 
p.  27  riportò  aggiunte  e  rettificazioni, 
dichiarando  che  a'ricordati  autori  si  fe- 
ce assai  degno  e  onorevole  socio  l'dluslre 
d.  Giuseppe  Ca[)[)ellctti,  colle  notizie  ec- 
clesiasliche  umanesi,  pubblicale  nella  sua 
grande  intrapresa  storica  intorno  ìtCliie- 
se  cV Italia.  Poiché  quante  notizie  pote- 
vano ilerivarsi  da'  cionisli  anconitani  e 
quanti  documenti  si  erano  dividgali  da- 
gli autori  menzionali, lutliegli  adunò  con 
ordine  e  chiarezza;  e  che  niun  altro  tra- 
vaglio piìi  compiuto  si  produsse  sulla  chie- 
sa d'Umana.  Di  più  urbanamente  aggiun- 
ge, che  se  gli  si  potranno  appuntare  al- 
cune inesattezze,  queste  però  sono  assai 
lievi  e  rare  [)er  uno  scrittore  che  tratta 
di  luogo,  ove  non  fece  dimora,  ed  inten- 
de a  scopo  ben  più  ampio  e  faticoso.  INe 
fece  (juindi  cenno,  lasciando  al  suo  giu- 
dizio di  decidere  se  meritino  d'essere  ri- 


U  M  A 
formate  se  alla  storia  delle  Chiese  d'  L 
talia  vi  apponesse  (pi;dche  aggiunta.  In- 
tanto modestauìenle  corresse  le  proprie 
inesattezze,  delle  quali  si  avvide  dopo  let- 
to l'egregio  libro  tlell'ab.  Cappelletti,  es- 
sere 00  i  vescovi  umanesi  di  cui  non  si 
peidette  la  memoria,  non  coinpreudendo 
Aslorgio  che  [lel  i  ."potè  unire  hi  loro  chie- 
sa all'Anconitana.  Dirò  ancora, che  il  Pe- 
ruzzi fu  altresì  autore  delle  seguenti  ope- 
re. Dissertazione  della  prima  fondazlo- 
ne  d' Ancona,  Osimoi  794-  Oe' Siculi  ila- 
liei  fondatori  d'Ancona,  lettere,  Ferra- 
ra 1826.  Storia  ci' Ancona,  Pesaro 1 835. 
Dissertazione  sulla  Chiesa  anconitana, 
con  note  e  supplementi  di  Luigi  Pauri  e 
diSebastiano  Pelrelli canonici  della  chie- 
sa cattedrale  di  Ancona,  per  Gusla  *oSai  - 
lor]  Cherubini,  Ancona  1 845.  Le  sue  O- 
pere complete  fnvouo  impressein  Bologna 
ne!  184 7 -Di Ancona  abbiamo  ancora. Giu- 
liano Sai acìiù,  Notizie  istoriche  della  di- 
ta d' Ancona  già  termine  dell'  antico  le- 
gno d'Ilalia,con  diversi  avvenimenti  di  l- 
la  51arca  Anconitana,  e  in  detto  regno 
accaduti,  Roma  1675.  D.' Gaetano  can. 
Jjù\u(\\, Dissertazione  de' siculi  t  dellafon- 
dazioned'Ancona,\\'i  182/, tipografia  Ba- 
iufli.  D.  Antonio  Leoni,  Lettera  rignar 
dante  l'  anfiteatro  d'  Ancona,  ivi  i8i  1 
dalla  tipografia  di  Kicolò  Balud'i:  Anco- 
na illustrata  colle  risposte  a'siguori  Pe- 
ruzzi, Pighetli  ec,  e  il  Compendio  delle 
memorie  s loriche  d'Ancona  capitale  del- 
la .'ì/arca  A nconilrtna,  ^tìconsilS3■2  dal- 
la lipografiaBaludì.  Marchese  Amico  Ric- 
ci, lìJeniorie  s loriche  delle  arti  e  degli  ar- 
tisti della  Maica  d'  Ancona ,  Macerala 
i834-  Consliudiones  sive  Slalutaniagni- 
ficae  civilalis  Anconac,  ivi. 

Ricevè  Niuuana  o  Umana  il  benefico 
lume  della  fede  ne'[)rinii  lem[)i  dellaChie- 
sa,  ma  s'iguoi  a  precisauìenle  chi  ne  fu  il 
predicatore,  se  piu'e  noi  fu  s.  IMarone  che 
in  altre  città  e  luoghi  circostanti  l' avea 
promulgata,  o  forse  da  (juelli  già  couver- 
liti  le  (u  [)oi  coaiuiucato,  ed  ebbe  per 
tempo  il  seggio  vescovile  immcdiatameu- 


IJ  M  A 

le  soggetto  itila  s.  Sede,  come  lo  è  tulio- 
ra  il  vescovo  trAiiconn  e  trUiDana.  Si  co- 
nosce peri  ."vescovo  di  Muin;ma[Joi  Unin- 
na  Filippo,  che  inlervciuie  a'siiioili  loma- 
iii  ilei  4611  e  del  4^7,  '»a  siccome  altro 
Fili{)po.si  vuole  presente  al  concilio  di  Ro- 
ma del  487,  riconosciutosi  vero  quesl'ul- 
limo,  così  fa  d'uopo  ritenere  un  solo  Fi- 
lippo e  non  due.  Il  a.**  vescovo  di  Numa- 
11  a  è  Costantino  nominalo  nel  494  '"  ^' 
i»;i  lettera  da  l'apa  s.  Gelasio  I  a'vescovi 
Wiissimo  e  Eusebio,  per  decidere  certa 
(juestione  tra  luì  e  il  vescovo  d'Ancona 
pei  confini  di  loro  diocesi.  JMg."^  Barili  non 
è  pienamente  sicuro  di  Costantino,  ]'ei 
vocaboli  co'  quali  viene  chiamata  la  sua 
sede,  due  essendo  Cnniixcanae  e  Caniti- 
scnnai',  che  il  Vogelthhe  qualche  |)roperi- 
sione  di  doversi  leggere  Camerano,  corae 
^oce  meno  straniera  e  meno  discordante 
alla  lezione  degli  antichi  codici,  poicliè 
dopo  la  distruzione  di  Numana  o  Umana 
i  vescovi  spesso  dimoravano  in  Camera- 
no dello  anche  Catuurano.  Sebbene  ciò 
riporti  con  critica  erudizione  mg.'  Cari- 
li, e  parli  della  residenza  falla  da'vcscovi 
talvolta  a  Recanati,  ed  anche  a  Castel  Fi- 
dardo  ov'era  una  casa  episcopale, non  con- 
viene per  Camerano,  sia  perchè  i  vesco- 
vi umnnesi  sempre  s'intitolaronod'Uma- 
Da,  sia  perchè  la  decadenza  non  fu  estre- 
ma, come  sì  notò  di  sopra,  sia  per  crede- 
re non  ancora  esistente  Camerano;  e  sic- 
come Ira' memorali  vocaboli  vi  è  quello 
di  Annsranat,  che  diversi  spiegarono  per 
Osimo,  anche  questa  può  vantare  la  [)ro- 
Labilità  d'essergli  appartenuta,  e  vi  pio 
pende  per  congettura  piìi  credibile.  Del 
"vescovo  Ron)olosi  ha  memoria  nella  sen- 
tenza di  Papa  Vigilio,  j)ronunziata  nel 
55 1  contro  Teodoro  di  Cesarea,  il  cui  ve- 
scovato pare  inconiinciato  in  tempo  an- 
teriore. ^'el  553  liovasi  il  vescovo  Quod- 
vulldeus  che  sottoscrisse  in  Costanlino- 
poli  il  famoso  costituto  dì  detto  Papa  Vi- 
gilio, e  vivea  nel  558  quando  Umana  fu 
rovinata  dal  prolungalo  terremoto  e  per 
la  più  parte  subbissata  nel  riiare.Grazioso 


U  M  A  47 

vescovo  di  Numana  ne!  095  fu  ni  concilio 
romano,  che  altri  dicono  nel  5()8:  mg.' 
ii.irili,  seguendo  Coleli,  non  ci  conviene, 
e  con  Ini  ri[>ele  che  venne  confuso  con 
Grazioso  o  Graziano  vescovo  di  Nointn- 
lo  {^J'^),NomentanaevidNumciitinae Ec- 
clesiae.  L'Ughelli  con  questo  Grazioso  a- 
vea  comincialo  la  serie  de' vescovi  d'U- 
mana, mentre  si  esclude  da  questa  sede. 
Germano  fu  al  concilio  di  Laterano  nel 
549,  e  Adriano  in  quello  pur  di  Roma 
del  G80.  Per  le  lagrimevoli  vicende  de' 
tempi  forse  la  sede  il'Umana  restò  vedo- 
va del  pastore  sino  a  Cosma  o  Cosimo  che 
sottoscrisse  il  sinodo  romano  dell' 826, 
EpiscopusIIunintìns.  Servio  in  quello  pu- 
re romano  deir8ìi3  si  firmò  Sergitis  U- 
inanrnsis.  Giuliano  nell'HT)!  si  trovò  nel 
concilio  di  Roma.  Neil'  887  sedeva  Ro- 
berto, nel  967  fu  al  concilio  di  Ravenna 
Benedetto,  nel  99(1  era  ve>covo  Giovan- 
ni. IVel  I  o44  Guido  si  recò  al  sinodo  di 
Roma,  e  quaiulo  s.  Leone  IX  convocò  3 
adunanze  vescovili  contro i  simoniaci  dal 
10493!  I  o5i,  ivi  fece  ritorno  almeno  al- 
tra volta.  Allora  s.  Pier  Damiani  lui  co- 
nobbe ben  diverso  da  quello  che  per  in- 
giuste e  malevoli  voci  erasi  figuralo, e  rin- 
cominciatogli rimbrotto  voloutierì  cam- 
biò in  elogio  e  venerazione,  n^tW Optisco-' 
lo  XFI  diretto  a  Ghislerio  ve>covo  d'O- 
simo,  lodandolo  come  uomodi  particola- 
re umiltà  e  pazienza,  etl  erudito  nelle  s. 
Scritture  e  negli  studi  dell'  arti  liberali. 
Del  vescovo  Guglielmo  Irovtisi  menzione 
in  una  bolla  di  Papa  Vittore  li  a  favore 
del  vescovo  di  Teramo,  in  un  decreto  dì 
Papa  Nicolò  11  del  1  039,  nella  soscrizione 
al  diploma  emanato  nel  i  062  da  Papa  A- 
lessandro  li  a  favore  della  cliieoa  di  Fos- 
sombioiie,  e  nel  1069  >ottosciisse  il  de- 
creto di  tal  Papa  per  la  cons;igiazione  di 
Graziano  vescovo  di  Ferrara.  iMg.'  Bari- 
li discorre  eruditamente  d'una  congettu- 
ra degli  Annalisti  Camaldolesi,  che  forse 
può  I iguaidare  anco  Guglielmo.  Fino  al 
I  I  iG  non  si  conoscono  altri  vescovi,  e  in 
quell'anno  sedeva  Ugo,  del  cui  tempora- 


48  U  M  A 

le  dominio  nncoia  d'Umana  il  Coliicci  e 
altri  riportò  un  importante  documento, 
di  cui  già  parlai.  Si  apprende  da  esso,  che 
8  delle  pili  cospicue  famiglie  d'Osimo  a 
nome  del  comune  si  presentarono  a  U- 
go  ed  a'suoi  canonici,  e  donarono  a  lui  e 
alla  sua  chiesa  un  notabile  tratto  di  ter- 
ra, che  gli  osimani  possedevano  nelle  vi- 
cinanze d'Umana  j  e  in  ricambio  Ugo  e 
ì  suoi  canonici,  alla   presenza  e  di  con- 
senso dell'arciprete,  dell'arcidiacono  e  del 
primicerio,  concessero  agli  osimani  per 
99  anni   piena  licenza  di  frequentare    il 
porto  e  il  lido  d'Umana  ed  ivi  fare  qual- 
siasi traffico,  senza  alcun  peso  di  gabella 
o  dazio;  a  condizione  però  che  gli  osima- 
ni si  recassero  ogni  anno  processional- 
menle  il  giorno  della  festa  di  s.   M'jria 
d'Umana  a  visitarne  la  cattedrale,  ed  a 
pagare  al  vescovo  ed  a'canonici  il  tribu- 
to di  3  libbre  di  denari.  Si  convenne  dalle 
due  parti  la  multa  dii5o  libbre  d'argen- 
to, contro  chi  ne  alterasse  o  rompesse  le 
condizioni,  alle  quali  eransi  obbligati  con 
giuramento.  Nelii42  lo  stesso  Ugo  con- 
validò co'suoi  canonici  il  concesso,  col  do- 
cumento riprodotto  eziandio  da  Colucci, 
il  quale  riferì  pure  quello  da  cui  rileva- 
si, che  nel  sinodo  tenuto  neh  ii^5  in  Fo- 
ligno dal  cardinal  Giulio  legato  d'Euge- 
nio Ili,  quando  ne  consagrò  la  cattedra- 
le, con  altri  vescovi  vi  furono  presentati 
Anconitanus cum  uno  archidiacono, duo- 
bus  praepositis, tribusahbatìbus;  liuina- 
uensis  cum  archidiacono,  archi  presbite- 
ro^ duobus  nbbniibus.  Siccome  Ugo  lene- 
■va  certamente  la  cattedra  umanese   nel 
I  142  e  non  vi  ha  notizia  d'altro  che  l  a- 
vesse  prima  deli  179,  così  è  probabile  la 
congettura  di  Colucci ,  che  quegli  sia  il 
vescovo  indicato  nella  lettera  del  cardi- 
nal legato  che  narra  l'accennato.  Ad  ogni 
modo,  dice  iiig.'  Barili,  la  sede  il'Uniana 
non  era  vacante  in  quell'anno.  Neh  179 
il  vescovo  Giordano  intervenne  al  conci- 
lio generale  di  Lateranolll;  indi  nel  1  193 
Giordano  coll'assenso  de'suoi  canonici,  e 
coudocumcutoiiprodollodaColucci,do- 


U  INI  A 

nò  a'monaci  di  Fonte  A^'ellann  [V.)  la 
chiesa  parrocchiale  di  s.  INIaria,  co'dirit- 
ti  e  adiacenze,  situata  nel  fondo  di  Lore- 
to, che  allora  col  territorio  di  Recannti 
apparteneva  alla  diocesi  d'Umana. Sul  do- 
cumento, dice  Colucci,  si  volle  abusare 
da  alcuni  severi  critici  per  appoggiare  i 
loro   dubbi  sulla  prodigiosa  traslazione 
della  s.  Casa,  e  contro  le  prove  piìi  coa- 
vincenti  osare  di  mostrare  già  esistente 
nel  secolo  XII  la  chiesa  di  s.  Maria  di  Lo- 
reto, quasiché  la  donata  dal  vescovo  sia 
la  medesima  che  racchiude  il  celeberri- 
mo santuario  della  s.  Casa.  Ne'tanli  luo- 
ghi ove  ragionai  di  esso  narrai,  che  quel 
fondo  sparso  di  lauri  si  nom\nh  fnndus 
Laureti,  in  sita  nenioris,  nel  bosco  degli 
allori,  Laurelum,  donde  prese  la  denomi- 
nazione la  detta  chiesa,  ed  ora  ivi  sorge 
colla  città  di  Loreto  il  venerando  santua- 
rio omonimo.  Questo  nome  altri  lo  de- 
dussero dal  fondu  ove  perlai. 'volta si  po- 
sò la  s.  Casa  di  proprietà  della  recanate- 
se Laureta  o  Loreta,  donde  partì  e  andò 
a  posarsi  sopra  una  vicina  collina  ,  e  da 
questa  finalmente  di  nuovo  partì  per  fer- 
marsi sull'altra  adiacente  collina,  in  cui 
restò,  ne'diiitorni  cioè  dell'antica  parroc- 
chia di  s.   Maria  in  fundo  Laureti,  che 
Giordano  avea  donato  al  monastero  del- 
r/\vellana,  il  (jual  celebre  monastero  fu 
poi  dato  a'camaldolesi,ed  ora  trovasi  nel- 
la diocesi  di  Pergola  (J-).  U  Colucci  che 
ricavò  il  documento  dal  t.  8,p.  37, degli 
/4nnal.CanìaLd.yCou(\\.\t%V\  conclude  sul- 
la miracolosa  e  portentosa  traslazione  del- 
la s.  Casa, da  un  luogo  ad  un  altro.  Coiispi- 
citur  enirn  aedicula  haec  adliodìernam 
deposita  super  nudani  hutnuin ,  ctfiui- 
damentis  omnibus  carens  ad  instar  alle" 
rius  sacrae  Laurelanae  aedis,  in  qua 
postrema  cum  restaurandum  essel  pavi- 
mentuni  corani  Episcopis  a  s.  Sede  de- 
putatisi observalum  fuit  ipsam  solo  in- 
haerere  sine  alio  supposilo  fundanicnto, 
qiiod  wrani  Iranslationem,  simplicenique 
dt'positioncm  indtcat.  Anche  mg.'  barili 
rileva,  che  la  chiesa  donala  da  Giordano 


U  M  A 

ngli  Avellaiiili   fu  argomento  di  erudita 
qiieslione  fra  il  conte   IMonnldo  Leop;ir- 
di  e  il  preposto  Antonio  Riccardi,  e  die 
io  deplorai  a  Loreto.  Chi  vorrà  leggere 
le  Discussioni  Laurei ane  ò\  quello  stam- 
pate a  Lugano  nel  i84  '  >  e  la  Critica  po- 
lemica di  questo  negli  ninnali  delle  scien- 
ze, religiose^  1. 1  2,  p.  34^i  avrà  ben  don- 
de persuadersi  clie  dalla  chiesa  medesima 
nel   fondo    Laureti  non   consegue  alcun 
{irgomento  a  sminuire  la  robustezza  del- 
la pia,  universale  e  dolcissima  credenza, 
che  là  dalla  Palestina  fu  trasmutala  la  s. 
Casa  di  Nostra  Donna.  Di  più  il  vesce- 
voGiordano  nel  iiq5fu  depulato  dal'apa 
Celestino  Illadennue  una  difTereiiza,  tra 
A  Itone  vescovo  diCamerino  e  Rlartino  ab- 
itale de'monaci  camaldolesi  di  s.  Elena  di 
Jesi, non  lungi  da  Serra  s.  Quirico,  con  do- 
cumento presso  il  Colucci. Questi  aggiun- 
ge, che  gli  Annalisti  camaldolesi  ci  conser- 
vano la  memoria  che  descrive  la  solenne 
consagiazione  della  chiesa  di  s.  Croce  di 
Fonte  Avellana,  coU'intervento  di  Gior- 
dano e  di  altri  12  vescovi,  seguita  a'3  i  a- 
gostoi  197,  alla  presenza  clamino  Genti- 
li venerabili  s.  Ronianae  Ecclesiae  lega- 
to. Neil  199  il  canonico  della  cattedrale 
Sanguino  o  Sanguigno  fu  dichiaralo  ve- 
scovo d'  Umana,  che  sottoscrisse  electus 
un  accordo  sulla  controversia  insorta  tra 
lui  e  r  abbate  camaldolese  di  Val  di  Ca- 
stro, per  la  giurisdizione  della  chiesa  di 
s.  Gio.  Battista  sul  monte  BuccOjOggi  bor- 
go di  S.Giovanni  presso  Camerano,  e  non 
Colmurano  come  scrisse  Colucci.  La  de- 
cisione dell'  arcidiacono  e  dell'  arciprete 
d'Ancona,depulali  dal  caidinal  Giovanni 
Colonna  legalo,  fu  in  favore  della  chiesa 
d'Umana;  ma  al  vescovo  si  assotligliaro- 
no  i  guadagni,  onde  gii  si  raccomandò  la 
mansueludine   ne'   modi.  Il   che  fu  qua- 
si preludio  del  severo  riui provero  fitto- 
gli nel  1233  da  Gregorio  IX,  di  disuma- 
no e  simoniaco  mercato.  Wa  pare  esage- 
rata l'accusa  fatta  conUo  di  lui  al  Papa, 
perchè  nell'istesso  anno  gli  commise  tu- 
telar le  ragioni  del  monastero  di  Val  Fu- 
YOL.  1  xxxui. 


U  M  A  49 

cina  ,  con  che  mostrò  avt^rio  reintegralo 
di  sua  stima.  Questa  si  conciliò  pure  nel- 
la diocesi  di  Camerino,  coU'adempieie 
tale  ullicio.  Infatti  nel  1  33'j>  desiderò  l'ab- 
bate Rinaldo,  che  pur  1'  adempisse  con 
alcuni  da  Recanatì  pel  monastero  di  s. 
Lorenzo  in  Doliolo.  Già  in  nome  di  Pa- 
pa Onorio  III  avea  Sanguino  ammoni- 
to e  poi  scomunicalo  nel  1222  i  cittadini 
di  Macerala  per  aver  distrutto  il  Poggio 
o  Castello  di  Casale;  e  nel  I  228  avea  con- 
cesso al  nolaioTommasodaRecanalid'in- 
stituire  nella  sua  patria  un  monastero  di 
francescane  in  fundo  Petretì,  e  fu  il  mo- 
nastero suburbano  di  s,  Nicola  verso  la 
porta  INIariiKi.  Ne  riporta  il  documento 
ing."^  Carili.  Col  docimiento  da  lui  pidj- 
blicalo  s'impara,  chea'  io  aprile  1  2  3?  già 
era  nella  sede  umanese  Giacomo,  e  cou- 
liene  qualche  notizia  della  chiesa  anco- 
nitana ,  e  pose  le  fondamenta  nel  fondo 
di  s.  Elia  d'un  monastero  presso  Reca- 
nati. In  quest'articolo  e  ad  Osimo  nar- 
rai i  due  rimarcabili  avvenimenti  succe- 
duti nel  vescovato  di  Giacomo,  pe'quali 
la  diocesi  d'Umana  soggiacque  a  notabi- 
li cambiamenti  territoriali,  sia  colla  se- 
parazione di  Recanati  elevala  a  città  con 
sede  vescovile,  in  premio  d'essersi  unita 
a'guelfi  per  difendere  Gregorio  IX  con- 
tro le  persecuzioni  di  Federico  II  gran 
fautore  de'ghibellini  ;  sia  coli' unione  di 
Osimo  a  Recanali,  e  porzione  della  dio- 
cesi ad  Umana,  che  ne  fece  il  Papa,  pei' 
compenso  di  tal  diminuzione  di  teiiito- 
rio,  in  castigo  degli  osimani  che  seguiva- 
no le  parli  dell'imperatore  e  del  suo  na- 
turale Enzio  occupatori  di  molti  luoghi 
della  Marca,  dopo  avere  trasferito  la  cat- 
tedra in  Recanati  della  soppressa  diocesi 
d' Osimo.  Queste  disposizioni ,  Gregorio 
IX  in  parte  potè  elfetluarle,  poiché  col- 
la bolla  Rectae  considcrationis  ,  de  22 
maggio  1 24oj  ^»//.  Roni.t.  3,  p.  292,  ri- 
portata anche  dal  Calcagni  nejle  Memo- 
rie di  Recanati j  (^i.\t%hì  eresse  in  città,  la 
chiesa  in  cattedrale  e  sede  vescovile,  di- 
suìembraudola  dalla    diocesi   umanele. 


';<,  U  M  A 

Diihilaiido  Gregorio  IX  se  la  ciflà  d'Osi- 
nio  ern  pìopoizionato  com|)enso  a  Dina- 
»ia  [»«-l  lollo  leiiiloiio,  ne  cniniiiise  Tesa- 
11)6  a  Persevallo  vescovo  crAiicona,  ed  a- 
ali  abbati  di  s.  Giovaimi  di  Pennorchia- 
ra  e  di  s.  Maria  di  Porto  Novo,  qua  loia 
credessero  oppoi  Inno  di  proporre  l'asse- 
gnazione ad  Un);.ma  anche  di  (jiinli  he  al- 
tra parie  di   diocesi  già  slata  d'  Ostino  : 
intanto  il  Papa  coticesse  al  vescovo  d'U- 
mana di  continuare  a  percepire  le  rendi- 
le del  territorio  di  Recanali.  Dipoi  Inno 
cenzo  1 V  ,fpi;intoa(i  Osinio,efiellnn  il  ri- 
soluto dal  predece>*sore,  colla  bolla  Cuin 
olit/ì  ^poslolìcne  Scflix ,  de'  i3   ollobre 
1247»  Jjt'ii-  cil.,  p.  3  I  4,  privando  0«ii- 
mo  nuovamente  della  dignità  vescovile  e 
assoggettandola  ad  Umana, secondo  le  di- 
sposizioni di  Gregorio   IX.  I  corrispon- 
denti docnnìenti  pubblicò  ancora   mg.' 
Barili.  Tutlavolla  Papa    Alessandro  IV 
inviò  nel  17.56  per   aniuìinistraloie  fr. 
Giovanni  Colonna  arcivescovo  di  Messi- 
na, cui  successe  nelT  amministrazione  s. 
Cenvennlo  arcidiacono  anconitano  ,  per 
la  cui  mirabile  pietà  e  indole  angelica  at- 
tutale le  discordie,  serenati  tulli  gli  ani- 
mi, li  preparò  alla  ricupera  della  perdu- 
ta sede.  Così  procederono  le  cose  ne' ve- 
scovati di  Giovanni  11  delisSa,  e  di  fr. 
Avnolfo  domenicano  del  i  iS/^,'ws\guepev 
pietà  e  dottrina.  A  suo  tempo  lornaln  O- 
simo  all'ubbidienza  ponti (jcia,  l\'ipn  Ur- 
bano IV  restituì  ad  essa  la  cattedra  ve- 
scovile, colla  bolla  Becli  slatt-ra  juflicii, 
«le'iS  marzo  1264,  Bull,  cit.,  p.  4 '4  5  *^ 
per  le  istanze  di  Fr.  Arnolfo  reintegiò  la 
sua  chiesa  delle  giurisdizioni  spirituali  e 
rendite  di  Recanati,  il  cui  vescovnio  re- 
stò soppresso  per  allora.  Il  vescovo  nel 
I2()7  Irovossi  in  Bologna  alla  2/  trasla- 
zione del  corpo  di  s.  Don)enico  fondato- 
re del  suo  ordine,  e  nel  i  278  concesse  ai 
suoi  coireligiosi  di  aprire  ì\ì\  convento  in 
Recanatl,  secondo  il  Calcagni,  mentre  il 
Leopardi  asserisce  the  ciò  avea  1:1  Ito  nel 
1272,  onde  sarà  siala  conferma  come  e- 
sprimesi  il  Peiuzzi.Fareche.sin  slato  pure 


U  1\I  A 

legalo  oposfolico nel  1 277. Morì  nel  i'27f) 
in  Vilei  ho  e  \\\  sepolto  in  s, Maria  de  Gra  - 
di  del  suo  ordine.  Restò  vacante  la  sede 
sino  al  1280,  in  cui  Nicolò  11!  la  provvi- 
de con  Bernardo  canonico  di  Dagnorea, 
trasferito  a  Castro  dello  slesso  slato  pa- 
pale prima  deli28q.  In  rpiestogli  succes- 
se ili. "gennaio  fr.  Geraldino  o  Glierar- 
dino  minorità, al  cui  lempo  Nicolò  IV  re- 
sliluì  a  Recanati  il  titolo  di  città  e  la  se- 
de vescovile,  disgiungendola  da  Umana, 
alla  quale  in  compenso  concesse  6000  fio- 
rini d'  oro  da  pagarsi  dal  comune  reca- 
natese, e  neli2q6  il  rettore  delia  Marca 
Durando  curò  che  gli  fossero  pagati  da 
Recanati  i  residuali  4oo  fiorini.  La  con- 
sagrazionedi  Geraldino  seguì  drvj)o  la  di- 
sgiunzione di  Recannti.  cioè  a'2f)  dicem- 
bre 1289  per  mano  di  Nicolò  IV  suo  cor- 
religifiso  che  l'avea  nominalo  con  lelle- 
ra  ov'è  detto:  Archidiaconu/;  el  Cnpilu- 
lit<ì EcclesiaeHiunnnnt.  adelectioneni  et 
posfiilaiioneni  (tlìquani  ile  fiiUtro  pnsfo- 
re  in  eadtm  Humaiiat.  Ecclesia  fncien- 
(Jarn  procedere  non  cnrarunt...  Te  Jhi- 
mauat.KcclesiaeKpi'^copnm  praeficinius 
ad pasloreni  el  deinde  consecrnlionis  niu- 
ims  lilìi  noslris  nianihiis  soleniniterinipeti' 
dinins.  Nel  1 3o6  con  altri  vescovi  conces- 
se indulgenza  all'altare  della  B.  Vergine 
eretto  nella  calledrale  d'Ancona  dal  suo 
vescovo  Ungheri,  e  continuava  a  vivere 
nel  i3i7,  come  si  ha  dal  documenlo  di 
conti  alto  e  vendila  fra  Abram  uccio  e  Ge- 
raldino,pubblicato  da  mg. 'Barili. Senibra 
che  morisse  nel  i  322,  ed  in  questo  o  nel 
i323  gli  successe  fr.  Pietro  I  francesca- 
no, che  noi  avanzato  negli  anni,  colle  do- 
vute facoltà  s'allontanòtrUmana, lascian- 
dovi chi  dovea  farne  le  veci,  e  si  ritirò 
nel  di  lui  nativo  convento  d'Ancona,  do- 
ve co' suoi  frati  condusse  il  resto  di  sua 
vila,  ch'ebbe  fine  nel  1  335,  come  si  leg- 
ge neir  iscrizione  sepolcrale  dalla  chiesa 
di  s.  I\]aiia  IVbiggiore  trasfeiila  nell'atrio 
dell'ospedale.  Il  suo  sigillo  esprime  la  D. 
Vergine  assisa  che  sostiene  il  divin  Figlio, 
ed  inferioriDenle  è  figiunio  genutlcsso  in 


U  M  A 

allo  di  pregare,  colle  parole  intorno:  i9(- 
i^illiini  Ep.  Hunianae.  Lo  prova  mg.'  Ba- 
rili e  lo  diceriitiico  sigillo  die  conosca  de' 
vescovi  d'Oinoiin.  Il  disegno  del  sigillo  lo 
fornì  a  rag.'  ÌjotìIì  il  eli.  marchese  Filippo 
LafFaelli  da  Cingoli  eruditissimo,  che  il 
prelato  giustaineiite  loda  rpial  giovane  di 
molti  studi  e  di  f  luste  speranze,  poiché  e- 
gregiamente  sa  giovarsi  e  fa  copia  ad  al- 
tri con  animo  cortese  delle  Marchiane  me- 
morie adunale  per  ogni  parte  dall'illu- 
stre suo  avo  Francesco  Maria.  Perla  ri- 
cordata iscrizione  non  essendo  certo  che 
fV.  Pietro  I  morì  neh  338,  secondo  i  re- 
gistri Vaticani,  per  asserzione  d'Ughelli, 
solo  in  tale  anno  si  conosce  il  successore 
Jjonincontro  Tornei  canonico  d'Ancona, 
il  quale  penetrato  dalle  rovine  in  cui  gia- 
ceva Umana  e  la  sua  cattedrale  diruta, 
otleiHie  da  Papa  rJenedello  XII  lettere  a- 
posloliclie  colle  cpiali  elargì  il  preniiodel- 
l'mdulgenze  a  chi  avesse  contribuito  al- 
la cominciata  riedificazione,  ignorandosi 
se  l'impresa  ebbe  esito  felice.  Nel  i  3^3  fu 
vescovo  Simeone  o  Simone  Marcellini  ca 
nonico  e  cittadino  d'Ancona,  che  il  patrio 
capitolo  inutilmente  bramò  a  suo  pasto- 
re, come  notai  superiormente  :  riconob- 
be nel  comune  di  Sirolo  il  privilegio  di  no- 
minare il  parroco  con  l'approvazione  del 
vescovo.  Gli  successero  neh  363  il  teolo- 
go riminese  fr.  Silvestro  de'servi  di  Ma- 
ria; neli37Ji  fr.  Pietro  II  della  Scala  an- 
conitano; nel  dicembre  I  383Giovanni  III 
che  poco  visse;  nel  gennaio 1 385  fr.  An- 
tonio I  Trassati  romano.  Lo  scisma  che 
lacerava  laChiesa  universale, dall'antipa- 
pa Clemente  VII  fu  introdotto  pure  in 
quella  d'Utiiana,  poiché  nella  sua  catte 
dra  v'intruse  nel  i  386  Vincenzo  e  succes- 
sivamente gli  altri  pseudo-vescovi  Pietro 
e  poco  dopo  nel  i  392  Domenico.  Da  e>si 
come  fu  travaglialo  fr.  Antonio  I,  lo  fu 
pure  Antonio  II  canonico  di  Fabriano  che 
gli  successe  nel  1  3q3,  e  continuò  ad  esse- 
re per  qualche  tempo  collettore  genera- 
le della  s.  Sede  nel  Piceno.  Piimosso  nel 
i4oo  dalla  sede  da  Bonifacio  IX,  questi 


ti  IM  A  5  . 

gli  sostituì  Ugo  II, a  ctii  nuovamente  sur 
rogò  ncli/^o?.  Antonio  II,  che  forse  avea 
occupato  in  qualche  legazione  e  forse  tra- 
sferendo altrove  Ugo  II.  Neh4i3  preten- 
deva Giovanni  XXIII,  eletto  contro  il  le 
giltimo  Papa  Gregorio  XII,  di  cacciarlo 
dalla  sede  unianale,  tua  Antonio  II  vi  re- 
stò difeso  energicamenle  dal  senato  d'An- 
cona,morendo  poi  nel  I  4'2'3t-GredeCoIucci 
che  i  3  falsi  pastoii  abbiano  contribuito  al 
deterioramento  della  chieda  d'Umana,  e 
che  per  la  sua  povertà  e  stato  di  decaden- 
za non  potesse  lungamente  sussistere,  per 
cui  dovea  essere  soccorsa  e  ristaurata,  o 
unita  ad  altra;  ma  dal  Papa  Martino  V 
fu  stimalo  più  sano  consiglio  di  unire  e 
congiungere  perpetuamente  la  sede  ve- 
scovile con  quella  contermine  d'Ancona, 
e  l'eseguì  colla  bolla  /tr  stijìcnun'  ma- 
jcstatix^  de'  i  9  ottobre  1  4*22,  presso  mg.' 
Barili,  p.  XX.  Questi  riferisce  chela  dio- 
cesi d'Umana  dalla  sommitìi  del  Conerò 
discendeva  a'minori  colli  di  Massignano. 
Di  là  procedeva  a  Cameraoo,  poi  volge- 
va a  Castel  Fidardo,  e  veniva  a  decana- 
ti,quando  questo  ne  fece  parle,terininan- 
dosi  col  teiritoi'io  di  questa  al  mare  pres- 
so la  foce  di  Potenza.  Lo  Speciali,  rispet- 
tabile storico, vi  unì  anche  Oiragna,quan- 
tunque  lontana,  tna  lealmente  spetta  al- 
la diocesi  d'Osimo.  Negli  ultimi  tempi  la 
diocesi  d'Umana  si  compose,oltre  la  città, 
di  Castel  Fida rdo,Camerano,SiroloeMas- 
signano;  e  le  rendite  erano  così  diminui- 
te che  non  oltrepassavano  200  fiorini  d'o- 
ro. Anche  sminuite  notabilmente  erano 
quelle  della  sede  d'Ancona,  riferendo  Be- 
nedetto XIV  nella  Lettera,  che  perciò 
il  vescovo  Astorgio  espose  a  Marti rm  V, 
che  non  avendo  la  mensa  d'  Ancona  che 
l'entrata  di  4oo  fiorini  d'oro,  colla  qua- 
le era  impossibile  il  mantenere  la  sua 
dignità  colla  dovuta  decenza,  e  che  non 
eccedendo  1'  entrata  della  chiesa  d'  U- 
uiana,  di  cui  allora  eri  vescovo  Anto- 
nio, la  somma  di  200  floi  ini  d'oro,  saieb- 
be  stato  bene  l'unire  insieme  le  due  chie- 
se d'Ancona  e  d'Umana,  nane  prò  tane, 


52  U  M  A 

cioèdifferenclorefiellotlcirunioneal  tem- 
po ìli  cui  il  vescovo  Anlonio  o  fosse  mor- 
to o  trasferito  al  governo  d'altra  chiesa. 
Martino  V  eseguì  runione  colla  precetti- 
va condizione,  che  Asiorgio  e  i  successo- 
ri dovessero  unire  al  titolo  di  vescovo  di 
Ancona  l'altro  di  vescovo  d'Umana. Anto- 
nio III  morì  nello  slesso  i4'J 2, così  la  chie- 
sa d'  Ancona  fu  illustrata  con  l'unione 
d'altra  diocesi,  con  incremento  di  gloria 
ecclesiastica,  avendola  dichiarata  il  Com- 
pagnoni la  primogenita  del  Piceno  che 
venne  alla  fede  evangelica.  Nella  civile  la 
nobilissima  Ancona  [F.)  era  già  la  più 
antica  metropoli  del  Piceno,  mentre  un 
tempo  se  lo  fu  Ravcìina  {F.),  forse  lo  era 
come  regionaria.  Celebrata  opulentissima 
e  potentissima  anche  per  la  sua  fortez- 
za rinomala  e  anticamente  denominata 
Piocca  Papale.  Situata  in  amenissima  e 
ottima  situazione  pel  commercio,ha  il  mi- 
gliore Porto  Pontifìcio  [F.)  sull'Adria- 
tico. In  tale  articolo  e  in  quello  del  Teve- 
re parlai  dell'unione  o  comunicazione  dei 
duemari  AdriaticoeMediterraneoa  mez- 
zo d'una  iS'^/v/r/<7ytwrt/(7, nella  linea  d'An- 
cona aLi  vorno  porto  della  Toscana jmGU- 
tre  della  linea  telegrafica  di  congiunzio- 
ne ad  Ancona  riparlai  nel  voi.  LXXIV, 
p.  I  63;edel  tribunale  d'appello  per  leco- 
se commerciali  di  cui  la  reinlegiòFioV'IlI 
di  Cingoli,  ne  feci  parola  nel  voi.  LXXX, 
p.  1 49-  Quanto  al  novero  dc'consoli  este- 
ri che  vi  risiedono,  lo  riportai  nel  voi. 
XVII,  p.  5o.  Della  ferrovia  decretata  da 
Roma  a  Bologna  per  Ancona,  riparlerò  a 
Università  artistiche,  col  riferire  al- 
tri cenni  sul  memorabile  tagliodeiristmo 
di  Suez,  che  produrrà  anche  al  porlo  di 
Ancona  immensi  vantaggi  commerciali, 
pel  quale  nel  i8d6  fu  compito  il  bello  e 
magnifico  arsenale  (conie  lo  chiama  il 
Giornale  di  Roma  del  iBSy  a  p.  3i8), 
ordinalo  da  Gregorio  XVI,  come  poi  ri- 
ferirò, e  (love  sono  in  costruzione  i  due 
piìigrandi  navigli  di  commercio  costrui- 
ti in  Italia,  uno  di  i  5oo  Umnellale,  l'al- 
tro di  1000,  vapore  ad  elice  (per  cui  si 


UM  A. 
dice,  che  sebbene  l'arsenale  secondo  il 
primitivo  progetto,  di  servire  cioè  alla 
costruzione  di  legni  comuni  mercantili, 
era  quasi  compito,  anzi  eiansi  puie  falli 
due  squeri;  tuttavia  per  la  costruzione  in- 
trapresa da  alcune  società  anconitane  de* 
due  nominati  grandissimi  legni,  essen- 
dosi quindi  proposto  di  fabbricarne  al- 
tri anco  più  grandi,  si  ritiene  che  perciò 
l'arsetiale  avrà  bisogno  di  maggior  esten- 
sione,e  per  varare  i  delti  legni  in  costruzio- 
ne si  dovranno  ingrandire  gli  squeri  fat- 
ti).lmperocchè,osserva  il  medesimo  Gior- 
nale, il  maggior  naviglio  mercantile  del- 
la marina  napoletana  non  conta  più  di 
geo  tonnellate.  Così  Ancona  diviene  il 
porlo  della  città  capitale. 

Asiorgio  Jgnensi  napoletano  fu  il 
primo  vescovo  che  assunse  il  titolo  del- 
le due  chiese  d'Ancona  e  d'  Umana,  in- 
titolandosi come  si  ha  da  diversi  tuouu- 
menti:  Astorgius  Dei  et  Jpostolicae  Se- 
di s  grati  a.  Episcopus  Anconilanns  ci  U' 
manae.  Insieme  eoo  s. Giacomo  deliaJVIar- 
ca  fu  fallo  inquisitore  contro  gli  eretici 
Fraticelli,  indi  commissario  della  Chie- 
sa romana  e  tesoriere  generale,  e  come 
tale  nel  14^7  forzò  que'di  Monticelli  a  pa- 
gaie i  tributi  e  le  gabelle  ;dla  s.  Sede.  Qua- 
le Z'c'.9ori'V/rg'f/a"r<7/r  noi  riportai  in  quel- 
l'articolo seguendo  il  Vitali,  e  leggendolo 
neW&SeriesRectorvjn  AncnrtitanaeMar- 
chiae  del  Leopardi,  soltanto  Thesaura- 
riiis\ìe\  i^i^ene.\  1 4^6-3  1  Giihernalor. 
Quel  7  hesaurai'iiis  generalis  che  si  leg- 
ge nella  Lettera  dì  Benedetto  XIT,  pa- 
re riferibile  alla  Dlarchiae,  di  cui  in  es- 
sa si  legge  anche  Locam-lenen.<! prò  SS. 
D.  Nostro.  Eugenio  IV  nel  i43G  lo  tra- 
sferì a  Benevento, e  Nicolò  V  lo  creò  car- 
dinale: morto  in  Roma  fu  sepolto  nella 
Chiesa  dì  s.  Maria  .•-opra  3Iìiiena,  in 
elegante  mausoleo  poi  Irasferilonel  chio- 
stro, come  rilevai  in  tale  articolo.  G  li  suc- 
cesse traslalo  da  Segna,  e  non  da  Segni 
dello  stato  pontificio,  Giovanni  V  de  iJo- 
niinis  d'  Albe  dotto  e  virtuoso.  Visse 
poco,  onde  nel  14^7  d;i  Forlì  vi  fu  tra- 


U  M  A 
sferito  Giovanni  VI  Caffarelli  nobilero- 
luanu,  pei-  le  sue  egregie  quuiilà  fu  im- 
j>iegato  in  gravissimi  alFari  della  s.  Sede, 
morendo  in  Roma  nel  i^Go.  In  (|uesto 
gli  fu  soslituito  Agapito  Rustici  Cenci  no- 
bile romano,  già  cunonico  Vaticano  e  u- 
dilore  di  Rota,  profondo  giureconsulto  e 
chiaro  letterato.  Al  suo  tempo  fu  ricevu- 
ta solennetaeute  in  Ancona  la  tesla  del- 
l'apostolo s.  Andrea,  poi  trasferita  in  Ro- 
ma e  da  Pio  II  collocata  nella  basilica  Va- 
ticana, nel  modo  che  narrai  nel  voi.  LV, 
p.  262.  Il  Papa  di  lui  amicissimo,  co(ne 
si  legge  in   Marini  negli  Archiatri,  t.  2, 
p.  iSy,  enconùò  il  vescovo  ue'suoi  Co/ii- 
mcntdri,  atico  quci\e  elegante  poeta,  e  per- 
ciò gl'ingiunse  di  comporre  l'inno  di  tale 
traslazione.  Avendolo  trasferito  neh  463 
a  Camerino,  nominò  Pio  II  in  sua  vece  il 
b.  Antonio  deconli  Fatatid'Ancona,  del- 
la cui  cattedrale  era  slato  canonico  e  ar- 
ciprete; da  Nicolò  V  fatto  vicario  della  ba- 
silica Vaticana  nello  spirituale  e  tempo- 
rale, canonico  di  essa  colla  ritenzione  del 
vicarialo,  chierico  di  camera  e  tesoriere 
della  Marca,  e  di  essa  ripetutamente  luo- 
gotenenle  o  governatore,  e  nel  i45o  ve- 
scovo di  Teramo,  dalia  cui  sede  in  questa 
fu  trasferito.  Il  Papa  Pio  11  inoltre  io  as- 
segnò per  vicario  e  vescovo  suffraganeo 
del  proprio   nipote   cardinal  Todeschini 
Piccolomini,  poi  iP/o ///,  iìell'arci  vesco- 
vato di  Siena,  ove  esercitò  le  funzioni  e- 
piscopali,  non  essendo  il  cardinale  neppur 
Sacerdote;  e  lo  dichiarò  collettore  e  com- 
missario per  le  decime  di  tutta  Italia.  E- 
lesse  in  collegiata  la  chiesa  parrocchiale 
di  s.  Maria  del  Caimelo,  oggi  s.  Maria  in 
Piazza,  istituendovi  il  preposto  con  6  ca- 
nonici, aumentati  a  12  dalla  pietà  della 
contessa  Camilla  Ferretti.  Di  santa  vita, 
modello  de'pastori  ,  santificò  e  beneficò 
il  suo  clero  e  il  suo  popolo.  A'9  gennaio 
i4<>4  riposò  nel  Signore,  che  glorificò  il 
suo  servo  con  copia  di  miracoli, ecol  far- 
lo trovare  4^  anni  dopo  incorrotto  e  col- 
le vesti  illese,  e  si  venera  nella  confessio- 
ne di  s.  Cuiaco  nel  proprio  e  nobile  al- 


U  M  A 


53 


tare.  La  congregazione  de's.  Riti  con  de- 
creto de'29  agosto  179'),  confermato  da 
altro  de'2  settembre,  con  autorità  di  Pio 
VI  ne  riconobbe  il  culto  immemorabile 
col  titolo  di  beato,  col  quale  veniva  chia- 
mato, massime  dopoché  nel  i52g  a  sua 
inteicessione  cessò  la  peslij  nella  città;  e 
concesse  al  capitolo  Vaticano  ed  alle  dio- 
cesi d'Ancona  e  Siena  la  facoltà  di  farne 
r  uffizio  e  messa  col  rito  doppio  minore 
a'2  settembre.  Nello  stesso  annoi  4^4  ^'e- 
gnamente  gli  successe  il  nobile  anconita- 
no Benincasa  de'Benincasi  già  canonico 
Vaticano,  nel  cui  vescovato  agli  esisten- 
ti carmelitani  fu  concessa  la  chiesa  di  s. 
Maria  in  cunctis,  che  rif  ibbricarono  e  vi 
aggiunsero  il  convento,  e  per  aver  gli  an- 
ziani contribuito  al  compimento  del  tet- 
to, essi  imposero  a'frati  doverli  ogni  an- 
no invitare  alla  messa  cantata  e  donarli 
di  5  paia  di  piccioni.  Nel  1492  approdò 
in  Ancona  l'ambasciatore  di  Bajazet  II 
sultano  di  Turchia,  co'sagri  donativi  per 
Innocenzo  Vili,  della  sagra  Lancia  (/^.) 
che  trafisse  il  costato  del  Redentore,  del- 
la s.  Sponga  [P.)  e  della  s.  Canna  [f^.) 
santificate  nella  sua  Passione,  e  tuttofa 
portato  in  solenne  processione  per  la  cit- 
tà con  indulgenza  plenaria  a  chi  v'inter- 
venne. Riferiscono  gli  scrittori  anconita- 
ni, che  l'ambasciatore  Chamisbuerch  o 
Mustafà  (alloggiato  prima  nel  palazzo  del 
conte  Liverotio  Ferretti  e  poi  nella  casa 
d'Antongiacomo  Marcellini  come  più  a- 
riosa),  grato  alle  cortesie  ricevute  dagli 
anconitani ,  lasciò  loro  la  punta  della  s. 
Lancia  che  si  venera  tra  le  preziose  ss. 
Reliquie  di  cui  è  doviziosa  la  cattedrale. 
Ma  in  tale  articolo  notai  che  anco  Pari- 
gi vanta  di  possedere  la  cuspide  del  sa- 
gro ferro.  1!  p.  Civalli  parlando  de'corpl 
santi  che  si  venerano  nella  cattedrale  di 
Ancona,  dice  pure  dell'Evaogelario  di  s. 
Marcellino,  d'uns.  Chiodo  e  d'una  s.  Spi- 
na di  Gesìi  Cristo,  della  testa  dis.  Giaco- 
mo Minore,  del  meraviglioso  piede  destro 
di  s.  Anna,  dello  stupendo  braccio  di  s. 
Antonio  abbate  in  atto  di  benedire,  e  del" 


54  U  M  A  U  M  A 
la  Tunica  iucoasiUilcdi  y.  S.  sulla  qua-  card,  patria  benefìcio  /éncoiiitanits  Prae-^ 
ledisputaruiio  i  pielali  della  Marca  in  oc-  sid.-'  Nainque  is  egregiae  iudolisy  et  elc- 
casioneileir.li  rivo  in  A ncoiia  della  s.  Lati-  ganlis  liUeralnrae  juvenis  fatornin  prl- 
eia.  Dice  the  questa  fu  incontrata  da  lui-  tmim  acerbilatein  Unte  experlus  est,  citni 
li  i  vescovi  delia  provincia,  con  una  mei-  repentino  de  coelo  taclus  fulmine  vesti' 
litudiuegiaiidissiijìa  di  religiosi,  e  con  so-  mentis  ab  co  incensis,  ila  territiis  est,  tit 
lenne  pompa  e  allegrezza  di  spirilo  fu  por-  paruni  abfuerit.quin  exliiiguerelur;pau- 
tata  per  la  città  e  deposta  in  s.  Ciriaco,  lo  post  pestilcnlia  dia  correplus  ,  quae 
finché  non  venne  recala  in  Roma.  La  di-  cuni  Adriano  I  I  advecta  Romam  in\'a- 
sputa  ebbe  per  argoiuento:QuaI  reliquia  .y;7 (vi entrò a'?.q  agosto  1 5^3), »//<7'»sw/o- 
omeujuriadel  Salvatore  fosse  più  prezio-  di  in  contagiane  fieri  solet,  a  clienlibus 
sa  e  degna  di  maggior  onore,  o  la  Laii-  omnibus  derelictns,  unius  Benedi  e  li  fen- 
da o  la  Tonaca.  Nel  1842  fu  pubblica-  tris  germani .  qid  mine  sacerdos  Card. 
lo  in  Ancona  :  Catalogo  delle  ss.  Reli-  e5/(poi  nel  i53i  legato  della  IMarca  e  rie- 
(juieche  si  conservano  nel  santuario  di  dificalore  della  fortezza  d'Ancona,  o  nie- 
s.  Ciriaco,  (  atlcdralc  d\4ncona,ec.^c\  glio  costruì  un  grande  e  solido  bastione 
1 5o2  divenne  vescovo  l'altro  anconitano  sulla  chiesa  di  s.  Spirito,  demolita  perciò 
Giovanni  VII  Sacco  de'conti  Cortesi  si-  e  spianata;  epoca  turbolenta  pe' civici 
gnori  di  Sirolo  ove  nacque  (dice  mg. "^Ba-  trambusti  originali  dalla  ricordata  prì  va- 
rili che  i  distretti  anticamente  si  dissero  zione  de'privilegi  alla  città),  ope  et  offi- 
C«/"/t',<r,  ed  in  Sirolo  dominarono  i  conti  ciò suslenlatus^qnipietatem  erga  fralreni, 
rurali  che  pi  t- sero  il  nome  di  Cortesi),  ar-  nnillis  ab  hi  ne  stculis  raiissiniani  profes- 
i;ivescovo  di  Kagusi,  chiesa  che  ritenne,  sus,  duni  ejus  niorbum  suis  ipsemelnta- 
Cede  a'canonici  regolari  Lateranensi  l'ab-  nibus  curai,  cibum  minislrat ,  idceribus 
bazia  di  s.  Giovanni  in  Pennocchiara,  di  medetur,  eadem  ipse  quoque  inox  peste 
cui  era  abbate  comnieudatario,  j)er  aver-  contactnsnunqiianiahsterreri  poiuìt.quin 
la  abbandonala  i  n)onaci.  IMorì  in  Roma  opera/n  illi assiduani  na^'arel, Francisco 
nel  i5o5  e  fu  sepolto  in  s.  Onofrio  con  precibus  idenlideni  deposcente,  ut  absli- 
iscrizione  riportata  dall'Ughelli,  in  cui  è  neret,  vilaeque  ille  suae parceret,quan- 
celebralo  per  virtù  e  dottrina,  come  per  do  ipse  oinneni  salutis  spem  ab/ecissel; 
gì'  incarichi  sostenuti  sotto  Innocenzo  sacvienteauteinniorbo paucorum dieruni 
V  III,  Alessandro  VI  e  Giulio  li,  di  data-  intervallo peremptus^mngna^quac  de pro- 
rio,  nunzio  in  Francia,  governatore  di  Bo-  fectu  ejus  excitata  erat,  spes  eum  cum  0- 
logna  e  R^omagiia.  bi  detto  anno  gli  sue-  inniam  nioerore ftfellil.Viive  che  France- 
ces.se  il  celebre  fiorentino  Pietro  HI  Ac-  scoli  non  sia  stalo  vescovo  d'Ancona  fino 
colti  ('/^'.J  Oliando  d'Arezzo,  d'una  fami-  alla  morie,  [)oichè  gli  si  dà  dall'ab.  Cap- 
glia  rinomala  per  illustri  letterati,  dotto  pelletti  a  successore,  secondola  SloriaAeX 
uditore  di  Rota,  che  nel  1  5i  1  elevalo  al-  Ridolfì,  fi.  Rufino  Lupaio  francescano  di 
la  porpora  fu  comunemente  chiamato  il  Padova  e  morto  neh  522.  Il  Peruzzi  poi 
cardinal d' Ancona.  Nel  1  5i4  a'Gaprde,  propende  a  credere  che  Pietro  III  Accol- 
secondo  gli  atti  concistoriali,  per  sua  ras-  li  cessò  d'essere  vescovo  d'  Ancona  nel 
segna  gli  successe  il  nipote  Francesco  li  i5o6,  perchè  in  tale  anno  registrò  il  ce- 
Accolti  fìurenlino,  morto  in  Pvoma  di  pe-  lebie  maestro  di  ceremonie  nel  suo  Dia- 
ste neh  52  3.  Scrisse  di  lui  il  contcìnpora-  rio  :  ISerius  de  Accollis,  auditor  Rotae, 
neo  Pierio  Valeriano,  De  liUcratoruni  cpiscopus  Anconilanus  PP.  A  me  pare, 
infelicitale.  An  non,  inqnani,  inter  cala-  che  forse  il  Neri  sarà  slato  un  tempo  ve- 
niilosae  sorli\  hoinincs  adnvvicrandus  scovo  d'Ancona  [)er  temporanea  ccssio- 
eùam  est  Fianciscus  AccolUus ,  Petti  ne  di  Pielro  III,  forse  suo  parente,  che 


U  M  A 

secondo  la  disciplina  del  Regresso  (^.), 
a  tal  condizione  gli  cede  la  sede,  poi  la  ri- 
pjese  e  rassegnò  definiti  vamenleal  nipote 
Fiiincesco  11.  Intanto  fòpnr  le  seguenti  os- 
sei vazioni.  Nel  Bernino,  Il  Iribunalf  del- 
la s.  Rotti,  non  trovo  menzione  del  iMeri 
Accolti  uditurdi  Rota,  e  quello  che  più 
i'imaical)ile  ,  neppme  nel  catalogo  degli 
f-V/(Vo/v<^///?o/rt  coni  pi  lato  dalCan  tei  mag- 
gi e  dal  Bianco,  e  di  recente  riprodotto 
ila  G.  Bondini  già  segreto  di  Rola.  Pie- 
tro III  fu  fatto  vescovo  d'Ancona  a'5  a- 
prilei5o5  da  Giulio  il, il  rpialea*  io  inar- 
zoiSii  lo  creò  cardinale,  onde  voigar- 
nienle  fu  deilo  il  cardinal  d' Ancona.  Va 
notissimo  che  i  cardinali  talvolta  venne- 
ro chiamali  o  presero  la  denominazione, 
invece  del  cognonie,(lal  vescovato  che  go- 
vernavano mentre  furono  aggregati  al  se- 
nato apostolico. Quindi  scegli  nel  1 5o6  a- 
vea  rinunzia  toc  poiera  passalo  ad  altre  se- 
di, com'è  verosimile  che  retroallivamen- 
le  si  nonìinaàse  col  nome  del  vescovato 
temilo  pochi  mesi  e  indi  rassegnato?  Che 
se  si  ammette  che  la  rassegna  seguì  nel 
l5i4ein  fiivoredel  nipote  Francesco  il, 
uou  vi  è  questione  sulla  regolarità  della 
nomenclatura  antonomaslica  ó\  cardinal 
d' Ancona.  Il  critico  Cardella  ,  Memorie 
storiche  de'Cardinali,  dice  di  Pietro  Ac- 
colti. Nel  i5o5  fu  consagrato  vescovo  di 
Ancona,  e  nel  i  5 1  i  crealo  cardinale.  Do- 
po q  anni  rinunziò  il  vescovato  d  Anco- 
na al  nipote  Francesco,  e  1' Ughelli  rife- 
risce altrettanto.  Da  Giulio  11  ebbe  Pie- 
tro pure  l'amministrazione  di  Cadice;  {\a 
Leone  X  nel  i5i  5  quella  d'Arra^,  che  ri- 
nunziò dopo  8  anni,  nel  iSiy  fpielk)  di 
M.iillezais,  e  tla  Clemente  VII  nel  i  524 
l'arcivescovato  di  Ravenna,  che  dopo  due 
mesi  rassegnò  al  nipote  Benedetto  Accol- 
ti, poi  cardinale,  e  invece  assunse  il  go- 
verno della  chiesa  di  Cremona  già  tenu- 
to da  Benedetto,  ed  a  cui  lo  rassegnò  nel 
I  529.  Avverte  però  cuH'Aiundesi,  che  di 
Ravenna  l'ielru  ritenne  l'amministrazio- 
ne fino  alla  morte;  e  che  inoltre  Pietro 
forse  fu  vescovo  di  Creuiona  pri:na  d'es- 


U  M  A  5) 

sere  arcivescovo  di  Ravenna,  chiesa  che 
probabilmente  rinunziò  a!  nipote  mentre 
era  suo  condiutore  nella  sede  ravennate. 
Rlg.'  IJarili  a  p.  84  riferisce  che  1'  enco- 
mialo Peruzzi  Ira  Pietro  111  e  Francesco 
II  inlrameise  un  altro  Accolti  Nereo  di 
nome,  dali  Toj  ali:ji4,  ma  ignorarsi  le 
opere  dell'ulllcio  pastorale,  così  ili  Fran- 
cesco li.  Sapersi  però  che  Pietro  Ili  nel 
I  51  1  promosse  un  chierico  a  beneficia- 
to della  diocesi  d'Ancona,  che  nel  i  )i5 
eragli  succeduto  Francesco  II  ;  ma  una 
concessione  fatta  dallo  zio  il  r.°  ottobre 
i5i8  prova  che  anco  allora  continuava 
nell'autorità  episcopale, che  Leone  X  nel- 
rap[)rovarla  ne  fa  comuni  autori  il  card. 
Pietro  e  Francesco  eletto  Anconitano,  per 
cui  non  avea  ricevuta  ancora  la  consa- 
grazione  e  pare  che  il  nipote  fosse  (|uasi 
coadiutore  dello  zio.  E  che  il  cardinal  Pie- 
tro proseguì  in  tal  maniera  finoali')23, 
anno  della  morte  di  Francesco,  si  dedu- 
cedalla scheda  delcardinal  Garam|)i  trut- 
ta dagli  archivi  pontificii  :  i  523  Baldui- 
ncttus  de  Bidduinellis  fitepiscopus  An- 
conae  per  cessioneni  Cardinatis  Anconi- 
tani. Perciò  riflette  mg."^  Barili,  non  pote- 
va cedere  la  giurisdizione,  se  già  qualche 
anno  innanzi  l'avesse  lasciala  ad  altri.  Nel 
I  5x3  dunque  divenne  vescovo  d'Ancona 
Baldui  netto  de  Baldui  netti  o  Baldo  Vinet- 
ti nobile  fiorentino  e  nato  da  una  sorella 
(li  Pietro  I  II,  sagace  e  lettera  lo,  lodalo  pa- 
store.zelanlissimodel  di  vin  culto, nel  i526 
istituì  la  dignità  di  preposto,  nel  1  527  ri- 
siabih  il  primicerio,  e  aumentò  il  e  tpito- 
lo  di  due  canonioi  onorari  neh  53  5.  Ab- 
bellì la  cattedrale, e  nel  i  53(3  fece  fare  al- 
cuni banconi  di  noce,  intarsiati  vagamen- 
te a  fiorami  pel  coro  de'canonici,  ponen- 
dovi l'iscrizione:  floc opus fecit  fieri  Bai- 
donivellus  deBaldonivettis  EpiscopuiAii- 
conacel  Umanae,dictaegue  UnianieCo- 
nies  siiis  suniptibus  MDXXXf^l.  Dissi 
già  con  mg."^  Barili,  che  nel  1  533  Baldo- 
ui  vello  cominciò  a  dirsi  Conte  d'Umana, 
e  ({ui  con  esso  ne  aggiungerò  le  relative 
nozioni.  Apparteneva  al  vescovato  d'An- 


56                     U  M  A  U  !M  A 
cona  la  gimisdirioim  politica  e(l  economi-  Ancona,  cos'i  in  Umana  aclemplsfiero  la 
ca  nei'  un  semestre  di  ciascnnonnoinGal-  ceiemonia  del  possesso.  Tale  costumanza 
ligiiaiio,  e  ivi  gli  appartenevano  pure  al-  erasi  intrapresa  ne'prirni  tempi  «lei  con- 
tuni  campi.  Quindi  Ealdoiiivelto  Epi-  giungimento  delle duechiese;  rpiando  poi 
scopus  Anconne  et  Ilinnanae,  neh  532  i  vescovi  tennero  per  pochi  anni  in  Uma- 
pr()jio!-eal  cardinal  Benedetto  Accolli  le-  na  gli  onori  e  i  privilegi,  de'qunli  il  co- 
gato  (Iella  Marca,  di  permutale  l'una  e  gli  ninne  d'Ancona  era  stalo  spogliato,  il  pos- 
altii  co'diritti  e  i  redditi,  ed  i  tenimenli  sesso  riguardi)  specialmente  la  contea.  Di 
«li'eran  venuti  alla  camera  ap()Stolica,dac-  nuovo  si  condusse  all'indole  appieno  ce- 
cile s'invalidarono  tulle  le  francliigie  e  le  clesiaslica,  e  ve  ne  sono  esempi  del  1616 
Idieità  anconitane;  e  se  fosse  d'uopo  per  edel  1622  di  possessi  presi  egualmente  nel 
l)en  eguagliale  le  ragioni, egli  vi  apporrei)-  duomo  di  s.  Ciriaco  d'Ancona  e  nella  par- 
bedi  vaiit;)ggio63o  fiorini,  che  avea  con-  rocchia  di  s.  Giovanni  d'Umana.  Nel  voi. 
trihuito  ni  ]\Tonte  de'Merili.  llcaidinale  XXXII,  p.  1  5o,  parlando  degl'Ilalo-Gre- 
dcpulò  l'abbatedi  s.  Giovanni  in  Peiinoc-  ci,  dissi  con  altre  notizie,  che  in  Ancona 
chiara  e  il  priore  di  s.  Marco  a  giudicar  la  chiesa  latina  di  s.  Anna  fu  data  alia  co- 
delia  proposta,  ed  essi  neh  533  sentenzia-  Ionia  greca  da  Clemente  VII,  e  qui  ag- 
rono  che  la  medesima  pi  ovvedea  con  gin-  giungo  col  breve  Kx  injnncio,  del  1 53  1 , 
-sta  \icenda  all'ulilità  del  vescovo  e  della  Bull.  Pont,  de  P/'O/;. //V/r,  Appendix,  t. 
camera,  onde  a'  22  gennaio  se  ne  rogò  1,  p.  50;  ed  ivi  a  p.  i  i  3  è  la  bolla  di  fao- 
l'atio  solenne  nel  palazzo  del  governo;  e  \o^ ,  Ex  debito  PastoraUs,i\e  ì'j  settem- 
nel  giorno  stesso  nell'ejiisc.opio  si  rogòan-  bre  1G06:  Jgitsii'nmusPonfifexde  eccle- 
che  un  altro  atto,  col  quale  Baldonivello  sia  s.  J\l arine  ad poitani  Cypriananìur- 
commise  l'udicio  di  suo  procuvaloie  per  bis  JiiroiiiCnnae,  giiae  graecos  mercato • 
entrare  nel  possesso  d'Umana  al  primice-  res  Clemcits  I  II  dounverat.  E  poiché 
rio  Calisto  Padano  da  Visso,  che  fu  an-  parlo  degli  orientali, ricordciòchenel  voi. 
co  vicario  generale;  e  nel  commetterlo  si  LI,  p.  323,  feci  parola  della  ch:e>a  di  s. 
nominò  non  solo  come  prima,  Episcopus  Gì  egoiiollluminatore  degli  armeni,edel- 
Aiiconae  et  Ilwììanae )  ma  inoltre  f/(C/^e-  le  monache  armene  d' Ancona. Queste mo- 
ijne  Huinanae  Comes.  Baldonivello  a-  uache  benedettine  ripsimiane,  così  delle 
dunque  prese  questo   titolo,  quando  in  dalla  nomatissima  s.  Ripsima  vergine  e 
detto  giorno  ottenne  la  signoria  d'Uma-  marliie  dell'Armenia,  in  principio  ven- 
na,  mentre  prima  era  adatto  sconosciuto  nero  nel  l 'jGG  da  Smirne  in  Ancona;  in- 
il  titolo  della  contea  d'Umana  ora  aggi  un-  di  si  tiasferiiono  a  Loreto,  nel  1 1787  a  Ca- 
la al  vescovod'Ancona  e  Umana,  che  Bai-  stel  Fidardo  e  nnalmente  tornarono  in 
donivetlo  successivamente  usò  in  diversi  Ancona  nel  1  838. Ivi  ebbero  prima  la  chic- 
ani. Questa  consuetudine  proseguì  seb-  sa  di  s.  Anastasia  della  nazione  armena, 
bene  la  signoria  d'Umana  litornò  al  co-  poi  alcune  case  a  s.  Girolamo  colla  chiesa 
mune  d'Ancona,  ed  a  buon  di  ri!  lo,  perchè  di  s.  Gregorio  Illuminatore,  e  per  ultimo 
ritornò  per  un  patto  concordalo  tra  il  co-  la  chiesa  e  monastero  di  s.  Bartolomeo, 
nume  e  il  vescovo,  ove  né  questi  promise  già  delle  cancjnichessc  Lateranensi  ,  che 
né  l'altro  richiese  che  cessasse  il  titolo  di  intitolarono  de'ss.BartolomeoeGieijorio 
conte.  L'accurato  mg."^  Barili  nelle  sue  Illuminatore.  Sono  assistite  da  un  cou- 
diligenti  ricerchesul  tilolo  portatoda've-  fcssoic  armeno,  ed  osservano  negli  ullì- 
scovi  d'Ancona  e  d'Umana,  per  un  lem-  7Ì  divini  il  1  ilo  armeno.  IMorto  nel   1  538 
[)0  cessalo,  cioè  dai  1  (iy  1  ah  'j /^  j yiWcc  che  Baldonivello,  Piipa Pacalo  III  nominò am- 
insieme  col  titolo  dovè  pur  cessare  la  co-  miui^lialore  per  (i  mesi  del  vescovato  il 
stumanza  che  i  nuovi  vescovi,  come  in  [uopi  io  nipote  carilinal  Alcssamlro  Far- 


U  M  A  U  M  A                     57 

m'se[V.)  romano,  die  vi  si  recò  a'  1  2  ago  ■  coliegiala  e  seminai  io,  e  portare  il  vesco- 
slu,  ma  a'  i5  novembre  cessò  di  essei  Io,  vo  il  titolo  eli  conio  d'Umana,  come  e  me- 
peicUè  il  l'apa  nominò  a  vescovo  il  suo  gliu  si  legge  nell'anconitano  can.  Saraci- 
adìne  GirolamoGianderoni  o  Glandero-  ni.  Ma  iisto  V  preferì  Fermo  già  sua  se- 
ni sanese  arcivescovo  d'Aiualli,  lasciando  de  vescovile  e  capo  della  iMarca  Ferma- 
pero  la  sede  di  Massa  Marittima,  che  fu  na,  e  l'elevò  a  metropoli  ecclesiastica  coti 
conferita  al  cardinale,  pastore  encomiato  sull'i aganei.  Indi  nello  stesso i  585  nomi- 
per  probità  e  prudenza.  Nel  i55o  gli  sue-  nò  vescovo  d'  .Ancona  Carlo  Conti  (f^.) 
ce.s.Ne  Gio.  Matteo  de  Luccliis  bolognese,  lonianode'duclii  di  Poli,  nel  iGo  j.  daCle- 
clie  neli55G  iraslalo  a  Tropea  gli  fu  so-  inente  Vili  creato  cardiniile,  al  cui  lem- 
stiluilo  il  fratello  Vincenzo, piOjgiuslOjCa-  pofu  eretto  dal  comuiie.colla  cooperazio- 
ritatevole  e  virtuoso,  di  cui  già  parlai:  in-  ne  del  vescovo,  il  monastero  dis.  l'alazia, 
tervenne  ai  concilio  di  Trento  e  secondo  the  ne'primordi  del  corrente  secolo  sog- 
i  suoi  decreti  istituì  il  seminario,  poi  chia-  giactpie  nella  generale  so[)()ressione.   Di 
niatodis.  CarloCorromeo;  da  Pio  1 V  de-  più  il  carilinale  contribuì  alla  fdndazio- 
pnlalo  commissario  apostolico  ad  obbli-  ne  del  coiiNcrvalorio  delle  penitenti,  be- 
gare  i  recanatesi  a  reslilnire  alla  s.  Casa  iielìcò  la  cattedrale,  e  introdusse  nella  cil- 
LorctOy  energicaiuenle  l'eseguì.  Morì  ai  là  i  gesuiti  che  in  felice  posizione  vi  eres- 
24  febbraio  1  585  in  Ancona  e  fu  sepolto  sero  un  collegio,  il  cjuaie  in  uno  alla  eie- 
nella  cattedrale,  con  iscrizione  riportata  gante  e  ricca  chiesa  del  Gesìi,  Clemente 
da  Ughelii  e  da  Benedetto  XIV  in  [»ar-  XIV  die  al  seminario  tuttora  ivi  diirio- 
ICjOvesi  \ei^^e:  Episcopus  Anconacelllu-  rante. Perciò  ClemenleXlV  emanò  il  bre- 
///<7«<7e.  Per  breve  tempo  fu  di  nuovo  am-  ve  IVnper  pio  parie,  de'26  aprile  1774» 
uiinislralore  il  cardinal  Alessandi-o  Far-  Bull,  lloin.  coni.  t.  4»  p-  697:  Con/Irma- 
«e«',  e  siccome  non  fu  notato  da  altri, mg.  iio  conccssionis  ecclesiae,  donioruni,  bi~ 
Carili  a  p.  55  ne  riportò  le  prove.  Fral-  bliofhccae,  aUarnn.que  reriini  jain  spe- 
tanto  il  gran  maichegiano  Sisto  V  voien-  ctanlinni  ad  collcgiuni  xuppressac  socie' 
do  erigere  nella  Marca  un  arcivescovato,  talls  Jcsu  civilalis  Anconae  Stiiniiiario 
gli  anconitani  lo  supplicarono  a  promuo-  diclae  civilalis faclae.  E  tradizione  che  s. 
vervi  la  sede  d'Ancona  e  d'Umana,  rap-  Ignazio  co'suoi  compagni  abitò  una  casa 
presentandone  i  singolari  pregi  ecclesiasti-  posta  dietro  la  chiesa  del  Gesù,  attaccata 
ci  e  quelli  civili  della  cillà,  Ira'quali  de-  alla  pia  casa  detta  degli  Esercizi. L'asso  per 
nominarsi  la  regione  Marca  d'Aiiconaj  Ancona,  nel  recarsi  da  Venezia  a  Roma, 
la  remolissima  antichità  della  fondazio-  s.  F'rancesco  Saverio  con  9  compagni  pa- 
ne d'Ancona;  la  sua  divozione  al  princi-  re  gesuiti.  Morto  il  cardinale  nel  dicem- 
pato  de'Papi,  che  perciò  la  chiamarono  breiGi 5,  nel  seguente  gennaio  occupò  la 
fedelissima,  e  le  furono  larghi   di  privi-  «atledra  il  cardinal  Giulio  6'ave///(/^^'.)  no- 
legi;  l'onorevoli  relazioni  avute  co'sovra-  bilissimo  rooiano,  ma  vi  fece  rara  resiilea- 
ni  d'Europa,  come  cogl'iinperatori  gre-  za,  occupalo  in  altri  all'ari  e  nella  lega- 
ci e  i  re  d'Ungheria;  il  numeroso  nove-  ziuneH.li  Dologna.  Dopo  6  anni  gli  succes- 
ro  d'iiluslri  che  vi  fiorirono;  il  possedè-  se  (nella  biografia  per  fallo  tipografico  il 
re  il  collegio  di  dottori  di  legge,  con  fii-  numero  1   unito  al  6  dice  i6,  poiché  ivi 
colla  di  crearne  altri,  istituito  da  Pio  IV  pur  dissi  che  poi  neliGSo  divenne  arci- 
neh  5G2;  l'esser  assai  popolala  e  ricca,con  vescovo  di  Salerno)  nel  1622  Luigi  Gallo 
distretto  di  molti  castelli  popolalissimi  ;  patrizio  d'Osimo,  che  Urbano  Vili  inviò 
abbondante  di  parrocchie  e  case  religiose  nunzio  in  Savoia  in  diHicili  tempi.  Tor^ 
d'ambo  i  sessi  ,  con  cattedrale  doviziosa  nato  alla  sua  chiesa  santamente  l'auunir 
di  corpi  santi  e  di  altre  insigni  reliquie,  nisliòjrcslauiòiacaltedralc,accrebbeijli 


5lS  u  m  a 

jiliinni  perchè  a  sue  istanze  Innocenzo  X 
ili  1  melilo  le  rendile  del  seminario  con  buo- 
na parte  tie'beni  degli  estinti  crociferi  del- 
la città;  introtliisse  in  A  ncoiin  i  filippini  e 
i  carmelitani  scalzi,  fondò  rorfanolrolìo, 
visitò  5  volte  la  diocesi,  e  tenne  4  sinodi 
(lioces.'ini  ne'qnali  s'intitola  soltanto  ve- 
.scovo  d  Ancona  e  conte  d  Umana,  Epi- 
scopus  Anconllanns  et  ITumanae.  Comet, 
ed  altrettanto  si  legge  nell'epigrafe  esi- 
blcnle  siill.i  porta  n)aggiure  della  chiesa 
di  s.  Pietro  degli  eremiti  can);ildolesi,  che 
rammenta  la  ricordata  sua  consagrazio- 
tie  da  lui  eseguita.  Morto  nel  16)7  e  tu- 
iDuiato  nella  cattedrale  fra  il  compianto 
di  tulli, restò  vacante  la  sede  sino  al  1 664- 
In  quello  o  nel  1 66G,  come  vogliono  Co- 
leli  e  Cardella,  gli  fu  sostituito  il  nipote 
cardinal  Giannicolò  Conti  i^l  .),  che  nel 
1674  tenne  il  sinodo  diocesano,  nel  qua- 
le s'  intitolò  Episcopus  AiicoiiiLauus  et 
Ilumaiiae  Comes.  Accolse  nel  1  667  l'ar 
civescovn  di  Ragusi  fuggilo  per  l'orrihile 
terremoto  con  64  o  74  aionaclie,  delle 
quali  solo 55 approdarono  in  Ancona, dal 
cardinale  collocate  in  s.  Sebastiano  delle 
cappuccine,  nel  monastero  che  per  esse 
da  lui  si  stava  fabbricando,  e  vi  restaro- 
no sino  a'  7  novembre  in  cui  partirono 
pf^rentiarea  Slagno  di  Llagtisi  in  ui\  con- 
\eiito  slato  già  de'  minori  osservanti.  11 
cardinale  passalo  al  vescovato  suburbi- 
cario  di  Sabina, ritenue  in  amministrazio- 
ne la  sede  d'Ancona,  ove  mori  nel  1698 
e  fu  sepolto  nel  duomo,  lasciando  la  bi- 
blioteca al  seminario  che  avea  benefica- 
lo anche  vivendo,  .\' 1 4  g^'unaio  1699,  se- 
condo Novaes,  Papa  Innocenzo  KM  creò 
vescovo  d'.Ancona  e  cardinale  (h  qual  2.' 
dignità  il  Cardella  la  dice  conferita  a'i4 
novembre,  e  il  Coleti  ritarda  il  vescova- 
to a'  3  fijhbraio  1700),  iMarcello  \\'  Aste 
(/  .)  nobile  romano  di  santa  vita  edi  soa- 
ve indole,  munifico  co'povcri,e  splendi- 
do pasture  colla  cattedrale  che  arricchì 
di  preziosi  ornaaienlie  utensili  sugri,  rie- 
dificando [)iìi  am|)Ia  la  sagrestia;  otten- 
ne al  capitolo,  mvcoe  della  culla  e  dell'ai- 


U  M  A 

niuzia  elle  usavano  ,  l'insegne  canonicali 
del  rocchetto  e  della  cappa  magna  e  del- 
la niozzelta  paonazza,  e  quasi  rifabbricò 
e  abbeUi  l'  episcopio,  ove  benignamente 
alloggiava  i  missionari  a[)ostolici  ,  nella 
galleria  ove  fece  dipingere  i  ritraiti  dei 
suoi  predecessori  e  pose  in  fondo  il  busto 
d'Innocenzo  XII.  Nelle  pareti  deirepisco- 
|>io  fece  pure  colorire  i  luoghi  e  parroc- 
chie della  diocesi.  Laborioso  nell'episco- 
pale ministero,  edificantissimo  per  la  sua 
esem[»lare  vita,  mori  in  Bologna  ov'era- 
si  recato  in  lettiga  per  ricuperare  l'alFraii- 
ta  salute  nel  1  709;  tu  tumulato  in  s.  Do- 
menico, lasciando  il  cuore  alla  sua  cat- 
tedrale, ove  fu  posto  con  onorifica  la  pi- 
tie, altra  collocandone  il  comune  nella  sa- 
la del  palazzo  della  Uagione  con  magni- 
fico e  giusto  elogio,  introdottasi  la  cau- 
sa pel  buon  odore  che  lasciò  di  sue  eroi- 
che virtù,  non  venne  proseguita  forse  per 
la  morte  del  fratello  che  l'avea  doman- 
data. Degnamente  gli  successe  a' 19  feb- 
braio 1710  l'arcivescovo  di  Tarso  Gio. 
Battista  Bussi {^r.)  nobiledi  Viterbo,  col- 
la ritenzione  del  titolo  arcivescovile,  crea- 
lo nel  I  7  1 3  cardinale;  zelante  vescovo  ot- 
tenne da  Benedetto  XIII  a  favore  del  se- 
minario le  rendite  del  soppresso  sodali- 
zio del  ss.  llosario,  il  cui  oratorio  fu  con- 
cesso a' domenicani,  e  celebrò  il  sinodo. 
Per  le  sue  molteplici  benemerenze  il  co- 
mune in  detta  aula  fece  dipingere  la  sua 
elligie  con  onorevole  iscrizione,  dopo  la 
sua  morte  avvenuta  in  Roma  nel  T726, 
de[)osto  in  s.  Maria  in  Trastevere.  Bene- 
detto XI li  ii'20  gennaio!  727  (come  leg- 
go pure  i\ìì\\q  Notizie  di  Roma  del  1727, 
all'articolo  Ancona  ed  IJ/tiiimi),  dopo  a- 
verlo  creato  cardinale  e  riservalo  in  pet- 
to, nominò  vescovo  Prospero  Lamberti- 
ni  nobile  bolognese,  e  lo  pubblicò  canli- 
nale  a'3o  aprile i  728,  dotlissiu)o  e  loda- 
lissimo  pastore,  in  [liìi  modi  fu  benefico, 
e  rinnovò  l'aliare  maggiore  e  il  coro  del- 
la cattedrale  :  da  Cietiiente  Xii  traslatu 
alla  pallia  sede  arcivescovile  a'3o  aprile 
1731,  sccond<j  il  Xovacs  e  le  Notizie  di 


U  INI  A 

Roma  (del  i  782,  le  quali  pur  ilicoDO  che 
il  pi  etlecessoi  e  cardinal  Ijoncoaipagni  era 
iiiorlo  a'24  •«"•''t)))  nel  1^40  divenne  il 
glorioso  Benedetto  XI f  {f'.).  D.dle  sles- 
se iVb//z/e  si  ha  cliea'21  moggioiySi  eie- 
lueuie  Xll  elesse  vescovo  d'Ancona  ilcar- 
(linai  Eartoio(i»eo  JÌJassei  (/'.)  di  Monte 
Pulciano, generoso  e  opt- roso  paslore,qiia- 
le  lo  descrissi  nella  biografia  ,  visitò  [)iìi 
volte  la  diocesi  e  celebrò  il  sinodo,  mo- 
rendo a' 20  novenjbre  174^-  Benedetto 
XIV,  sempre  amorevole  coli'  antica  sna 
sede  Ancona,  magnificamente  fu  largo  di 
benefizi  colla  città,  la  quale  gli  ere>-e  un 
monumento  con  lapidi;  di  riconoscenza, 
e  colla  cattedrale  alla  (piale  in  ogni  anno 
del  suo  poDlilìcato  fece  nobilissime  e  pre- 
ziose oblazioni,  a  mezzo  dell'arcidiacono 
Innocenzo  de'conti  Stnrani  e  di  altri,  per 
la  festa  di  s.  Ciiiaco.  I  ricchi  doni  furo- 
no stq.pcileltili  e  Hbri  sagri,  non  che  re- 
liquie dc'sanli,  fra  le  quali  dello  stesso  s. 
Ciriaco,di  s.Maronei  ."martire  dellaMar- 
ca,  e  della  limatura  delle  catene  di  s.  l*ao- 
lo  apostolo.  Testimonianze  tutte  di  sin- 
golare alfello  e  propensione  pel  clero  e 
popolo  anconitano.  Rallegiò  p(ji  la  città 
e  diocesi  con  assegnarle  pei'  pastore  un 
anconitano  ,  preconizzanilo  vescovo  con 
onorevole  elogio  a' 17  gennaio  1746  Ni- 
colò III  de'marchesi  Mancinforte  patrizio 
anconitano,  d'illustre  famiglia  di  Monte 
Pulciano  stabilitasi  a  Monte  Santo,  ove 
nac(|ue,  già  vescovo  ili  ^inigaglia  benefi- 
co e  ao)alo.  A  vendo  Benedetto  XI V  ritro- 
va to  la  bolla  d'unione  della  sede  d'Uma- 
ua  a  quella  d'Ancona,  considerando  che 
prescriveva  a'vescovi  d'intitolarsi  co'  no- 
ci>i  d'andjedue  le  chiese,  che  pi  ima  s'in- 
titolavano e  soltoscriveano,  l  escovo  di 
Ancona, di  Liliana  e  conledi  delta  Uma- 
na, e  che  sino  dal  1G75  aveano  tralascia- 
to di  più  chiamarsi  vescovi  d'Umana,  ma 
solo  conti,  ad  onta  che  nelle  Notizie  di 
Roma  si  registrasse  tra  le  diocesi  Anco- 
na ed  L  ninna, e  ad  Umana  si  dicesse,  ve- 
di Ancona;  nuovamente  il  l'apa  volle  ri- 
pristinarlo con  i'eiudttissimu  e  ragionala 


U  M  A  59 

lettera  Notiim  tihiest,  de'a  1  aprile  1  74"» 
Bull.  Bcned.  XII\  \.  1,  p.  1  33,  dell'edi- 
zione veneta,  colla  traduzione  in  italiano: 
De  rcsnmendo  an  relinendo  titillo  Epi- 
scopi Anconae  et  Ilumanae.  E  l'indiriz- 
zò, f  enerahdi  Fi  atri  Nicolao  Episcopo 
Anconitano  et  fliimanafensi.  Questa  pon- 
tificia lettera  fu  stampala  in  Roma  a  par- 
te e  la  riroichi  il  Rniigliiasci  nella  Diìdio- 
grafìa  dello  Slato  PontiJicio.Ovw  poi  la  ri- 
produsse e  illustro  l'encomiato  mg.'^Barili, 
come  sono  andato  dicendo  nel  profittarne. 
D'allora  in  poi  dunque,  cominciando  da 
Nicolò  III  i  vescovi  s'intitolano,  f 'escovo 
d' Ancona,  F escovo  e  conte  d' UinanaAn- 
oltre  Benedetto  XIV  con  decreto  de'iq 
settembre  17^)3  appiovò  il  culto  imme- 
morabile del  bealo  Gabriele  Ferretti  no- 
bile anconitano,  dell'ordine  de'minori  os- 
servanti, e  con  altro  decreta  de' 1  8  ago- 
sto i  7*54  ne  concesse  rufììzio  e  messa  con 
rito  doppio  all'ordine  medesimo,  ed  alla 
diocesi  d'Ancona  dove  morì  e  si  conserva 
il  suo  corpo  nella  chiesa  di  s.  Francesco 
ad  Allo.  Il  vescovo  Nicolò  III,  il  clero  e 
il  popolo  ancouilano  nel  1  7^5  e  neh  'j^Cy 
provarono  il  religioso  giubdo  dello  sco- 
primento de'cor[)i  de'ss.  Ciriaco,  Marcel- 
lino I  e  Liberio  prolettori  principali  d'An- 
cona, che  si  custodivano  in  3  grandi  casse 
di  marmo,  nella  confessione  o  chiesa  sot- 
teriauea  della  cattedrale.  Benedetlo  XIV 
It-cc  costruire  due  magnifici  sarcofagi  di 
marmo,  per  i  corpi  di  s.  Marcellino  I  e  di 
S.Liberio,  ed  ilcomime  fece  decorare  l'ur- 
na marmorea  di  belle  sculture  e  di  ricchi 
metalli.  Indi  solemieoìente  si  festeggiò  s\ 
memorabile  invenzione.  D'allora  in  poi 
prese  bella  foruia  tal  sotterraneo,  ed  è  u- 
na  bella  confessione  tutla  incrostala  di 
fini  marmi,  che  fu  compila  dalla  pietà  de* 
fedeli  ne!  principio  dell'attualesecolo.  Ni- 
colò 111  donò  alla  cattedrale  molti  nobi- 
lissimi paramenti  sagrì ,  tenne  il  sinodo 
diocesano,  e  governò  tanto  santamente, 
che  morendo  nel  dicembre  1  "jG?,  e  lascian- 
do credi  i  poveri  della  ilioccsi,  lii  comin- 
ciato il  processo  di  sue  preclare  virtù  (d 


6o                     U  M  A  U  M  A 

MIO  parciilf  DI (I ncinfoiie-S pcrelli  nobile  ne  la  chiesa  e  il  locale  che  occupa  ilsemi- 
aiicoiiil.'iiio,  nel  1777  lu  ci  eatocaidiiiale).  iiaiio,  come  iiaiiai,  e  da  Pio  \'l,  die  ac- 
IVcl  segiuiile  mese  Clemente  Xlll  dichia-  colse  iu  Ancona,  nQ  fece  aumentar  leren- 
rò  ve>citvo  (lAncoiia  e  d'Umana  il  cardi-  dite.  Con  zelo  esegiù  la  visita  pastorale, 
iial  Filip[)0  AcciajuoUi^l  .)  nobile  lioreii-  i  cui  alti  ponno  servire  di  modello,  tenne 
lino,  già  arcivescovo  di  PeUa  ,  e  nunzio  il  celebre  sinodo  diocesano  ancora  in  vi- 
di Svizzera  e  di  Lisbona.  Possedendo  un  gore  pe'mirabili  suoi  decreti,  fondò  con 
|)(ilazKo  adiacente  alla  chiesa  di  S.Anna,  lo  non  poco  dispendio  la  cappella  musicale, 
stabili  pi^r  episcopio  anche  de'snccessoi  i,  ed  encomiato  pel  suo  sapere,  saggezza  e 
tralasciando  d'usare  l'antico  contiguo  al-  virtù,  morì  nel  1782  e  fu  de[w>sto  nel  sc- 
ia cattedrale,  il  quale  talvolta  era  abita-  polcro  ch'erasi  preparato  uella  catledra- 
to  d;s' vescovi  nell'estate.  Però  dopo  la  le  con  edificante  epitalllo  ,  imperocché 
morte  del  cardinal  Raniizzi,  siccomel'an-  scris.«.e  di  se:  Episcopus  Ancoiiae^  eL  E- 
tico  episcopio  pericolava  pegli  scoscendi-  pis.etCotnes  Humaiiae^Mortaliuin  Mi- 
iiienli  della  rupe  su  cui  è  piantato,  il  go-  nì/nu9,  Peccator  Maxinius. 
VOI  no  pontificio  acquistò  il  palazzo  Fer-  Dopo  non  breve  sede  vacante  Pio  VI 
ietti,  detto  ilei  Pozzo  lungo,  e  1'  assegt.ò  nel  concistoro  de'i4  febbraio  178 5  creò 
a  residenza  vescovile  e  lo  è  tuttora.  Ab-  ,  cardinale  e  vescovo  d*  Ancona  ed  Uma- 
baltulo  dalle  avversità  i;he  pro\ò,  niuiì  na  Vincenzo  Rdiinzzi  [f^.)  nuhWe  bolo- 
iiel  luglioi  766efudeposlo  in  della  chie-  gnese,  che  tosto  fu  testimonio  solferen- 
j,a.  Il  I  .°del  successivo  dicembre  gli  fu  sur-  te  delle  calamità  che  afflissero  Ancona 
jogato  il  cardinal  Gio.  Ottavio /?/</!////»'  e  tulio  quanto  lo  Stalo  Pondficio  per 
(/  .)  di  Città  di  Castello,  già  arcivescovo  l'invasione  de'  repubblicai\i  francesi,  per 
tli  Calcedonia.  ftlollesono  le  sue  beneme-  la  promulgala  repubblica,  e  per  tutte 
lenze,  [loichè  generosamente  arricchì  di  le  fatali  conseguenze  di  quell'epoca  fu- 
jiieziose  suppellettili  la  cattedrale,  fu  pa-  nesta  non  meno  alle  cose  ecclesiastiche 
die  de'poveri,  contribuì  notabilmente  al  che  alle  civili.  Pure  in  quel  tempo  per 
temporale  vantaggio  della  città  e  porto  la  pietà  del  nobile  anconitano  p.  Nicola 
d'Ancona,  pel  suo  grandioso  prolunga-  Tommasi  filip[)ino  e  la  cooperazioue  de* 
mento,  per  cui  il  comune  gli  eresse  una  buoni  fedeli,  ebbe  origine  1'  orfauolro- 
J.qìide  onorevolissima,  ed  i  consoli  d'An-  (io  delle  figlie  della  Carità,  ora  esistente 
cona  pubblicarono:  //  Consolato  della  nel  locale  degli  scolopii.  Nel  giugnoi795 
<illà  d' Ancona  OK>vei'0  raccolta  dc^pri-  i  francesi  occuparono  le  Legazioni,  clie 
vilcgi  edecapiloli,prescntataall' Emo.  Pio  VI  con  altri  immensi  sagrifizi  dovè 
i  Unio.  Sig.''CardinalcGio.  OttavioBu-  loro  cedere,  per  l'armistizio  da  Napoleo- 
fiilini  vcscoi'o  d'Ancona  ca'cscovo  e  con-  uesoltosciitlu  in  Bologna  a'23,  colla  con- 
Ir  d'i  ninna,  Ancona  i  777  [)resso  Pietro  dizione  allresì  che  i  francesi  occuperebbe- 
]'a(j|o  Ferri.  Dalla  dedicasi  rileva  che  con  ro  la  fortezza  d'Ancona,  lasciando  la  cit- 
sa  vissi  ino  provvedimento  Paolo  V  e  Gre-  tà  sotto  il  governo  ci  vile  tiel  Papa,  sino  al* 
gorioXV,  considerando  quanto  necessa-  la  pace  del  continente.  Tale  notizia  poso 
ria  fosse  una  integerrima  amminislrazio-  in  costernazione  tutti  i  buoni  anconitani, 
ne  di  giustizia,  ed  a'mercanli  residenli  in  the  piangenti  corsero  in  folla  alla  catte- 
Ancona,  ed  a  que'che  vi  a|)prodano  con  diale  per  implorare  il  patrocinio  de' ss. 
inertji,  oltre  i  consoli  perciò  eletti,  racco-  Pioleltoii  in  tanto  fiangeute.  Tra  gli  al- 
inauilar  ne  vollero  la  soprintendenza  ai  tari  ve  n'è  uno  lavorato  a  lini  marmi,  iu 
successivi  vescovi  d'Ancona,  comea  quel-  cui  fino  dal  i6i5  si  venera  1*  immagine 
li  che  con  piìi  scrupolosa  cura  vi  avrcb-  divota  e  commovente,  ilipint.»  su  tela, 
bciupiesieduto.  Da  Clemente  XI  Votleu-  della  sS.Verijim;  delta  vul^utuenlela.U.i- 


U  M  A 

donna  dì  s.  Ciriaco,  ma  è  sollo  l'invoca- 
zione di  Regina  Sanctoruin  onminnìjl'n 
donata  dal  veneto  Boilolo  capitano  ma- 
rino, che  a  sua  intercessione  liciiperò  il 
perduto  figlio  in  una  burrasca,  e  gii  an- 
conitani l'ebbero  quindi  a  possente  e  be- 
nefica protettrice.  A  questa  prodigiosa  ss. 
Immagine  specialmente  si  alìollarono  le 
donne  piangenti,  implorandone  il  validis- 
simo patrocinio  per  esser  liberati  da'fran- 
cesi.  Intanto  una  fanciulla,  sull'imbrnnir 
della  sera  de'aS  giugno  1796,  avverti  la 
supplicante  madre,  die  la  Madonna  a- 
-priva  gli  occhi.  Se  ne  accertò  la  madre 
con  vedere  lacrimose  le  pupille  e  cbinra- 
mente  aprire  e  chiudere  gli  occhi.  Se  ne 
accorsero  le  altre  donne  e  ad  una  voce 
gridarono  rnisericordia.^on  è  dato  es[)ri- 
mere,  per  sì  strepitoso  prodigio,  il  pian- 
to e  le  strida  di  quelle  femmine.   In  un 
baleno  se  ne  sparse  hi  notÌ7,ia  per  la  cit- 
tà, e  tutti  accorsero  piangendo  a  piegar 
la  B.  Vergine  ad  alta  voce,  perchè  i  fran- 
cesi non  venissero.  Nel  d'i  seguente  la  ss. 
Immagine  fu  portata  piocessionolmente 
perla  città  con  concorso  di  tutto  il  popo- 
lo, e  ne'dì  seguenti  processioni  di  corpo- 
razioni religiose  e  laicali,  e  persino  delle 
monache  si  recarono  a  venerare  la  s«.  Ver- 
gine ed  a  farle  oderle.  II  prodigio  fu  ve- 
duto da  tutto  il  popolo  per  4  interi  mesi, 
e  per  memoria  fu  istituita  la  Pia  unio- 
ne desigli  cjiglic  di  Maria  ,  approvata 
da  Pio  V  II,  il  quale  recandosi  in  Ancona 
coronò  la  ss.  Immagine  con  corona  d'oro 
gemmata, avendo  già  concesso  indulgen- 
ze, la  festa  anniversaria  e  l'udizio  e  mes- 
sa del  Patrocinio  della  B.  Yergine.  Ogni 
anno  per  voto  del  consiglio  comunale,  a 
ore  22  de'25  giugno  si  suonano  tutte  le 
campane  della  città  e  della  diocesi;  e  nel 
dì  seguente  si  celebra  la  festa  nella  catte- 
drale, ed  altra  a'i5  settembre.  Di  tutto 
ce  ne  lasciarono  !a  descrizione  colle  stam- 
pe: D."^  Lodovico  Tessari,  Dissertazione 
apologetica  sopra  il  prodigio  dtlV aper- 
tura degli  occhi  nella  miracolosa  imma- 
gint  di  Maria  Fcrgìnc  dipinta  in  tela, 


U  IM  A  6  f 

la  anale  a  norma  delle  leggi  ottiche  con- 
ferma  l'e\'idcnza  d'un  così  insigne  mira- 
colo. Quadro  storico  morale  dell'  Ftali- 
ca invasione  spianila  neh  796,  e  del  por- 
tentoso e  contemporaneo  aprinienlo  d'oc  • 
chi  della  s.  Immagine  di  Maria  ss.  ve- 
Iterala  nella  chiesa  cattedrale d' Ancona^ 
Asisi  1820.  Siccome  il  prodigio  clamoro- 
sissimo dell'apertura  degli  oc' hi  delle  s«. 
Immagini  (/  .),  si  edeltiiò  pure  in  Roni:i 
e  in  altri  luoghi  dello  stato  pontificio,  di 
che  ne  trattò  il  Marchetti  nelle  3Jcmoric, 
in  queste  a  p.  279  si  descrive  ancora  l'av- 
venuto in  Ancona  e  quanto  statuì  il  po- 
polo e  municipio  anconitano  a  perenne 
memoria.  Frattanto  rottasi  la  tregua  dai 
francesi,  volte  il  Papa  difendersi,  ma  il  go- 
verno pacifico  per  essenza  mancò  d'ener- 
gia, d'ulìlziali,  di  munizioni  e  di  [)ialicii 
di  guerra,  ed  al  i."  incontro   vide  le  sue 
milizie  sbaragliate  a  Faenza  [l.)  ai  l(  b- 
braioi7q7.  Indi  i  francesi  conlimiarono 
la  marcia  per  compiere  Ì'occu[)azione  del- 
lo stato  papale,  che  insieme  andavano  de- 
mocratizzando ;   ed    Ancona    trovandosi 
sprovvista  di  difesa,  abbandonata  da'prp- 
sidi  che  partirono,  cioè  mg."^  Campanari 
governatore  e  mg.'  Arezzo  commissario 
di  guei  ra,  olii  e  il  vescovo,  perciò  ilcoiiui- 
ne  capitolò  a'21,  o  per  meglio  dire  per 
la  confusione  si  die  a  discrezione  al  gene- 
rale Victor,  ed  a' io  vi  giunse  il  coman- 
dante supremo  Napoleone  ecanibiòil  go- 
verno, annunziando  al  direttorio  di  Pa- 
rigi la  conquista  d'Ancona  come  massi- 
ma, sì  per  lo  scalo  del  levante,  che  per 
la  sua  fortissima  posizione.  IMerila  legger- 
si quanto  in  proposito  laseiò  scritto  il  con- 
temporaneo mg.'  Baldassari  ,  liclazionc 
delle  ai'vcrsiti'i  e  patimenti  di  Pio  Ff, 
t.  2,  p.  I  1 8  e  seg.  Partito  Napoleone,  det- 
tò la  pace  deplorabile  a  Tolentino  [F.) 
a'iq  febbraio,  ed  in  essa  fu  stipulato  che 
Ancona  rimanesse  a'francesi  fino  alla  pa- 
ce generale  del  continente.  Il  che  non  pia- 
cendo agli  amici  della  libertà,  massime  a- 
gl'israeliti ,  col  tacito  consenso  del  gene- 
ral La  Salcetle,  nella  piazza  innalzaruuo 


6y.  V  M  A 

l'tilbeio  della  libertà  e  il  faentino  d.'  Pie- 
tro Panazzi  piocliunò  la  repubblica  An- 
conitana, il  resto  Io  registrò  la  stoi  ii»  con 
iiifitusla  nanazione.  Ad  onta  degli  enor- 
mi sagiifìzi  fatti  nel  trattato  lagi  iioevole 
di  Tolentino,  i  (Vaiiccsi  occuparono  lutto 
lo  stato  e  Koina,  depoi  tando  in  Francia 
Pio  VI,  ove  mon  nel  i  ygg.  Nel  declinar 
di  questo  i  napoletani  entrarono  nello 
stato  pontificio  e  nelle  Marche  ,  mentre 
già  le  flotte  di  Eussìa  e  Turchìa  aveano 
bloccato  il  porto  e  poi  in  unione  agli  a(j- 
sii  iaci  assediarono  anclie  la  città  e  ff)rtez- 
zaj  e  r  ebbero  per  capitolazione  a'  i  2  no- 
vei>djre,e  l'occuparonogli  austriaci.  Que- 
sto assedio  riuscì  nìeniorabile,  perchè  il 
general  Munier  consoli  1  Toc  francesi  per 
circa  3  mesi  sostenne  T  impeto  di  tante 
forze  riunite.  Eletto  nel  marzo  1800  in 
\enezia  Pio  VII,  portandosi  a  Pionia  0- 
norò  di  sua  presenza  Ancona  a'2  1  giu- 
gno, divolamente  festeggiato,  e  alloggiò 
nel  palazzo  abitato  dal  cardinal  Ranuzzi, 
oggi  iMei,  e  nel  d'i  seguente  partì  per  Lo- 
reto. Ilestituile  al  Papa  le  provinole  non 
cedole  nel  trattato  di  Tolentino,  istituì 
a'5  luglio  7  Delegazioni  apostoliclui^  f  .) 
con  prelati  delegati,  e  per  le  Marche  le 
«lelegazioni  d'Ancona  conLoreto,  Fabria- 
no, Jesi,  Filottrano,  Osimo  ,  Fano  e  di- 
pendenze; di  Camerino  col  suo  ducato  e 
(ii[)enden7e;  e  di  Macerata  col  resto  del- 
la Marca.  Nel  ilelto  giorno  giunse  in  An- 
cona il  i.°  delegato  apostolico  mg.'  Pie- 
tro /';V/o/// poi  cardinale;  ed  a'2"  otto- 
bre morì  il  cardinal  Ranuzzi  nel  suo  pa- 
lazzo vescovi  le  d'Umana, donde  il  suo  cor- 
po fu  trasportato  alla  cattedrale,  lascian- 
do la  sua  chiesa  lungamente  vacante.  Pio 
VII  tuttavia  ne  nominò  amministratore 
l'arcivescovo  di  Larissa  Francesco  Save- 
rio Passeri  di  Montegiorgio,  già  vicege- 
renic  di  Roma,  il  (piale  puternainente 
governò  con  [ìodesià  ordinaria,  riaprì  il 
seminario,  ristabilì  le  maestre  pie,  fu  be- 
nefico colla  cattedrale  e  co'[)overi,  e  n)0- 
n  in  [)atiia  a'/j  giugno  1808.  Allora  as- 
sunse il  governo  della   diocesi  il  vicario 


U  I\I  A 
capitolare,  impedito  Pio  VH  per  le  vi- 
cende politiche,che  raccontai  alla  sua  bio- 
grafia, di  provvedere  Ancona  e  Un)an;i 
del  pastore.  Qui  solo  dirò,  che  dopo  al- 
cune battaglie  [ìcrdute  dagli  austriaci, ed 
in  conseguenza  di  cpiella  funosa  di  Ma- 
rengo e  dell 'armistizio  di  Treviso  de'i() 
gennaio  1  80  i .  i  tedeschi  cederono  a'frau- 
cesi  diverse  piazze,  fra  le  quali  la  fortez- 
za d'Ancona  che  custodivano,  il  chespar- 
se  la  costernazione  nella  città.  A'27  gen- 
naio vi  giunse  il  general  francese  Paul- 
let,  dichiarando  che  la  Francia  non  tra 
in  rotta  culla  s.  Sede,  e  dimenticare  il  pas- 
sato; pochi  giorni  dopo  gli  successe  il  luo- 
gotenente generale  Murai,  poi  re  di  Na- 
poli ,  provvedendo  il  governo  pontilìcio 
le  forniture  alla  trup|>a;  i  frati  e  le  mo- 
nache ripresero  i  loro  chiostri  e  chiese. 
A'28  giugno I  So?,  partirono  i  francesi, su- 
bentrando nella  fortezza  la  milizia  pon- 
tificia, con  giubilo  della  città.  Questo  ces- 
sò nell'ottobre  i8o'T,  allorché  i  francesi 
tornarono  ad  occupare  la  fjitezza,  e  Na- 
|)oleone  divenuto  imperatore  de'fraiice- 
si  dichiarò  nell'ottobre  180-  il  general 
Leena  rois  governatore  genera  le  della  Mar- 
ca d'Ancona  e  del  ducato  d'Urbino,  pas- 
sando a  risiedere  nel  palazzo  apostolico, 
di  che  presago  l'ottimo  prelato  Vidoni 
mai  avea  abitato.  La  sua  autorità  nel  gen- 
naio 1808  vieppiìifu  conculcata.ed  i  fran- 
cesi presero  possesso  delle  casse  pubbli- 
che; indi  l'i  I  maggio  venne  formalmen- 
te dichiarato,  la  I\LiiY,a  d'Ancona  e  il  du- 
cato d'Urbino  essere  incorporati  al  regno 
i^  Italia,  Ancona  capoluogo  con  tribuna- 
le d'appello  per  la  Marca  e  ducalo  d'Ur- 
bino. Nella  seguente  notte  partì  mg.'  Vi- 
doni, accompagnato  dalle  lagrime  di  lut- 
ti i  buoni.  I  paesi  furono  divisi  ne'  3  di- 
partimenti iMetauro,  Tronto  e  Musone; 
ed  i  religiosi  fui  ono  cacciati  da'Ioio  con- 
venti, indi  so[ipi  essi  in  uno  alle  monache. 
Roma  e  il  resto  dello  slato  fu  di  nuovo 
lutto  invaso  da'fiHncesi  iieliSoc),  ed  a'6 
luglio /'/Vi  /  7/ venne  deportalo  u  Snvo- 
/.'('.  Napoleone  I  fece  risarcire  le  vecchie 


U  M  A  U  M  A  (P. 
folli ficazioni  deperite  dall'  urto  violenlo  olire  le  800  Ijoccheda  fuoco  i  napoletani 
dell' iillimo  assedio,  e  delie  nuove  innal-  erano  5ooo.  Il  1  ."giiignoi8i5gli  auslriii- 
7-Ò.  Si  fabbricò  pertanto  niia  lunetta  sul  ci  per  capitolazione  coiiiinciarono  a  oo- 
colle  di  s.  SlefiUio,  un  folle  snU'alUira  di  cupare  i  forti,  e  tosto  demolirono  le  fur- 
inonle  Cardeln,  che  col  bastione  de'Cap-  lificazioni  quasi  inespugnabili  falle  dai 
puccini,  ningnilìco  avanzo  dell'antica  for-  Pajii  e  da  Napoleone  I ,  vframenle  capi 
tez7a  di  s.  Cataldo, si  davano  mano  scam-  d'opera  d'arcliitctluia  militare,  e  percii> 
bievolmenle  nella  comune  difesa, eguar-  con  dolore  degli  anconitani,  perchè  cos'i 
davano  dall'impeto  delle  battei  ie  neini-  Ancona  cessò  d'essere  la  piìi  forte  delle 
che  dalla  lunga  linea  che  forma  la  città  piazze  della  costiera  dell'Adrintico. In  con- 
dalla  parte  di  terra.  Con  grave  danuo  de-  segueu/.a  del  congresso  di  N'ienna  ,  a"  rj 
gli  anconitani  ,  nel  1S12  fu  soppresso  il  giugnoiS  1  5  furono  resliluilea  Pio  VII, 
porto-franco.  Il  re  Murai  essendosi  uni-  olire  le  Legazioni  ec. ,  le  Marche,  però 
to  all'alleanza  formata  contro  il  cognato  dovendo  formare  in  (piesle,  nel  Bologne- 
Napoleone  I,  nel  gennaio  18  1  4i>'in'pf  dio  se  e  nell'Urbi  nate,  quell'appannaggio  per 
ni  della  città,  ove  si  recò,  e  quindi  degli  l'ex  viceré  d'Italia,  di  cui  parlai  ne'  vo'. 
slati  romani,  ed  a' 1 5  febbraio  della  citta-  XXXII,  p.  S^tì,  LUI,  p. 161,  che  riusù 
della  per  capitolazione.  A  vendo  per  24 '^''^  "  Gregorio  XVI  di  ricuperare;  ed  a'2  r 
la  cittadella  e  la  lunetta  sofferto  un  con-  luglio  mg.'  Lodovico  Gazzoli,  ora  cardi- 
tinuo  grandmar  di  [)alle  da  cannone  e  di  nale,qual  delegato  apostolico, co'delcgn- 
J)ombe  ,  poi  i  napoletani  ebbero  da  fir  ti  di  lìlacerata  e  di  Fermo,  riceverono 
inoltoa  ri[)arariie  igravi  danni,  guarnen-  da'ledeschi  la  cessione  delle  .Marche  in 
dola  d'8oo  bocche  da  fuoco.  lulanto  Pio  Ancona,  e  com  fu  ristabilito  l'aniato  go- 
VII  riaccpiislata  la  libertà,  tornando  al-  verno  poiilificio.FinalmenlePio  VI  Icoii- 
la  sua  sede,  il  vicaria  capitolare  Bravi  solò  Ancona  e  Umana  con  restituir  loro 
l'andò  a  ossequiare  in  Cesena,  e  accolse  il  pastore,  18  marzoi8  16  creando  caidi- 
ìn  Ancona  a'  12  maggio  tra  le  più  sin-  naie  e  vescovo  Nicolò  IV  Rì'i^n/il!  [f.)  cW 
cere  dimostrazioni  di  all'ettiiosa  suddilan-  Molfelta,e  Io  consagrò  nella  domenica  i/i 
za,  al  Diodo  descritto  dall'opuscolo:  Pio  .llhis.  Il  Papa  fu  in  più  modi  benefico 
VII  in  Ancona  ,W\  tipografia  Balufìi  con  Ancona,  sia  col  coni'einiaree  amplia- 
1814.  Bisiedè  nel  palazzo  de'conli  Pir.hi  re  i  privilegi  del  porto-franco,  sia  col  do- 
suoi  parenti,  e  partì  per  Osiino  a'i4-  jNe  nare  al  comune  1'  antichissima  fabbrica 
riparlai  nel  voi.  LUI,  p.  1  55.  Col  i.^set-  delle  carceri  e  l'isola  già  de'filipiiini,  nel- 
teoibre  i  napoletani  ristabilirono  il  porto-  la  cui  area  a  comodo  e  oinaioento  della 
franco,  donando  la  Lo""in  de'  INlercon-  città  lo  stesso  comune  eresse  il  teatro  nuo- 
ti  alla  camera  di  couunercio.  Murai  si  vo  delle  Muse,  la  dogana,  il  casino  Dori- 
levò  la  maschera  ,  e  neli8i5  proclamò  co  e  diverse  abitazioni,  con  disegni  del 
l'indipendenza  italiana,  d'accordocol  de-  valente  architetto  Pietro  Ghinelli  di  Si- 
Ironizzato  Napoleone  I,  che  fuggito  tlal-  nigaglia.  (irato  il  comune  alle  benefìccu- 
l'isola  dell'Elba  della  Toscana  {f.),  a-  ze  ricevute  da  Pio  VII,  gli  eresse  nel  pio- 
vea  approdato  in  Francia.  Questi  vinto  prio  palazzo  un  busto  marmoreo  con  si- 
dalle  potenze  e  confinato  nell'isola  di  s.  nule  iscrizione,  ed  altra  ne  collocò  nella 
Elena,  gli  austriaci  guerreggiarono  con  Loggia.  La  mal  ferma  salute  del  cardi- 
Murat,  e  lo  disfecero,  di  che  tornai  a  par-  naie  lo  costrinse  a  supplicare  Pio  VII  di 
lare  ne' voi.  LXXVI,  p.  2717,325,  827,  concedergli  un  aiuto  pe'poiitificaii  e  sagre 
LXXIX,  p.  264.  Avendogli  austriaci  as-  ordinazioni, od  ilPapa  nominòa'28  aprile 
sediato  la  fortezza, era  didìcile  l'impadro-  i  8  1  K  l'ai  cidi^icono  della  calledraie  mg.' 
Dirsene  senza  la  rotta  di  Murai ,  perchè  Fi'anceaco  de'conli  Pichi  ancouilano  p- r 


64 


U]\I  A 


aiisilinre  e  sufTiagnneo  col  tilolo  di  vesco* 
■vo  di  Liddii.clie  il  cardinale  «;olennemeiì- 
te  consagrò  nel  duomo  a'  ;  "ì  luglio  i  8  i  y, 
assislito  da'vescovi  di  Fesnio,  e  diLoielo 
e  Recanali,  indi  vescovo  di  Tivoli,  eii  ora 
arcivescovo  à'Eliopoli  e  canonico  Vali- 
cano. Ritiralosi  il  cardinale  in  lionia,  ivi 
cessò  di  vivere  nel  fine  d'agosto  1822.  Pio 
"VII  nelconcislorode'io  njarzofH23  ter- 
minò la  vedovanza  di  questa  chiesa,  nel 
creare  cardinale  e  vescovo  d'AtìCona  e  U- 
111  a na  Gio.  Francesco  Fnlzacrijìpa  (f.) 
nobile  di  Corneto,  il  quale  ne'pochi  mesi 
che  vi  restò  e  sebbene  non  si  recasse  alla 
sede,  colla  sua  innaia  energia  oltenne  al- 
la mensa  vescovile  la  condonazione  del  de- 
l/ilo  di  12,000  scudi  contrailo  colla  ca- 
jnera  apostolica  nella  sede  vacante.  Poi 
rinunziò  nel  1824-  In  tale  anno  le  ca- 
jionichesse  Lateranen^i,  già  di  s.  nnrtolo- 
meo,  entrarono  nell'ex  monastero  di  s. 
iiebastiano,  e  la  chiesa  assunse  il  titolo  di 
s.  Dartolomeo  in  s.  Sebastiano.  E  nell'ex 
jnonaslerodis.IMariaNiiova  si  recarono  le 
Clarisse  francescane  di  s.  I'alazia,le  religio- 
segiàdel  monastero  di  s.  Sebastiano, e  le 
monache  della  slessa  s.  Maria  Nuova  ;  così 
«li  3  monasteri  sene  formò  uno  solo, sotto 
l'invocazione  di  s.  Palazia  in  s.  Maria  Nuo- 
"va.  Leone  XII  fece  givdiilare  Ancona  con 
dichiarare  vescovo  Cesare  Ncrnì>i-i ni- Pi- 
roni-Gonzaga (7  .)  patrizio  anconitano 
tle'marcliesi  di  s.  Dainimo, di  gentili  ma- 
niere, che  si  distinse  per  zelo  pastorale  ed 
nllfetto  alla  sua  chiesa,  poiché  nel  dicem- 
loreiSsS  chiamalo  da  Leone  XII  a  l'o- 
ma  per  coprire  l'eininenle  carica  di  teso- 
riere generale,  virtuosamente  rintniziò  a 
tanto  onore  per  non  abbandonare  la  sua 
sposa,  per  cui  a'  1  7  del  seguente  gennaio 
rientrò  in  Ancona  fra  il  plauso  el'ammi- 
jazionc  generale.  Poco  dopo  elevalo  alla 
cattedra  apostolica  il  cingolano  l'io  Vili, 
a  27  luglio!  829 ne  premiò i  meriti crean- 
tlolo  cardinale  ,  ma  non  andò  guari  che 
si  trovò  inter)ipi  assai  calamitosi.  Minac- 
ciando cupamente  i  settari  terribile  rivo- 
luzioue,  da  vari  anni  medilala,  crederono 


U  M  A 

opportuna  la  sede  vacante  per  morie  di 
Pio  Vili,  ed  ignorando  che  a'2  febbraio 
i83r  eia  stato  elevatoal  ponlihcatoGre- 
gorioXVI,  inBolognii  fecero  a'4  scoppia- 
re l'insuirezione,  che  rajìidamentesi  este 
se  su  buona  parte  dello  stato  pontificio. 
In  Ancona,  sebbene  energico  e  giusto  fos- 
se il  delegato  mg.'  Fabrizi,non  si  presero 
provvedimenti  atti  non  solo  a  impedirne 
la  propagazione,  ma  neppure  a  mimire 
validamente  la  fortezza, ch'è,  se  non  l'uni- 
ca, certamenfela  principaledellostalo  pa- 
pale. Cominciò  la  rivoluzione  la  sera  del- 
1*8  febbraio  per  opera  di  molti  forestieri 
eletrizzali  dal  colonnello  d'artiglieria  Pie- 
tro Arnjandi;  poscia  nella  notte  de' 12  al 
i3  febbiaio  un'audace  lettera  del  colon- 
nello Giuseppe  Sercognani  che  si  diceva 
comandante  1' avanguardia  delle  truppe 
de'ribelli  liberali,  domandù  la  resa  d'An- 
cona, mentre  con  soli  1  08  settari  armali 
irregolarmente  e  non  monturati,  stava  al- 
le vicine  Fornaci.  11  colonnello  Cornelio 
Sullerman  negò  la  resa,  e  vedendo  qual- 
che comunista  disposto  a  cedere  alle  cir- 
costanze, si  ritirò  col  delegato  nella  citla- 
della.  Ma  il  timore  era  sopraggiunto  ,  e 
nulla  si  fece.  Nato  un  incidente,  per  in- 
trigo d'alcuni  si  fece  conoscere  falsamen- 
te che  pochi  erano  i  viveri  in  città,  ed  u- 
na  deputazione  si  p<irlò  dal  delegato  e  dal 
Sutterman,  perchè  venisse  ceduta  la  piaz- 
za ii'liberali,  e  fu  eseguita  la  cessione  per 
capitolazione  a' 17  febbraio, non  senza  no- 
ia di  viltà,  ed  a' 18  partì  il  Sutterman  qua- 
si solo,  perchè  la  truppa  corrotta  si  unì 
agi'  insorti.  Nel  dì  seguente  fu  arrestalo 
in  Osimo,  e  poi  trasportalo  in  Ancona  e 
in  Dologna  l'ottimo  cardinal  Benvenuti 
legalo  a  Intere,  come  temuto  da'libera- 
li,  pel  suo  valoroso  operato  in  Fresino- 
ne {T .).  Mentre  il  cardinal  ve>covo  era 
rimasto  in  lloina,  ov'erasi  recato  pel  con- 
clave, il  degnissimo  suo  vicario  generale 
can.  Gaetano  Balufli  (e  come  lo  celebrai 
ne'  relativi  articoli,  anche  dotto  autore 
di  pregiatissime  opere,  da  Gregorio  XVI 
nicrita mente  promosso  a  vescovati  e  ca- 


U  M  A. 

ricliecoi'tlinnlizie,  e  dal  Papa  regnante  e- 
levalo  pel  r.°  alla  porpoia  colla  |)ropria 
chiesa  d'Imola,  che  tenne  e  resse  nel  car- 
dinalato, la  qnale  s.ipienlenienle  gover- 
na), si  fece  scudo  del  suo  sapere  e  del  suo 
credito,  ed  accoppiandoalsuo  dolce  e  lea- 
le carattere  un'ecclesiastica  fermezza,  che 
lo  singolarizzò  e  destò  aininirnzione,  po- 
tè ottenere  il  rispetto  anche  da'liberali, 
ed  oppor>i  a  ingiunte  pretese;  di  più  sep- 
pe egregiamente  dirigere  il  clero, conser- 
varlo illibato,  e  difenderlo  perlaio  dalle 
false  accuse  che  spesso  lo  travagliavano. 
Così  il  clero  anconitano  in  (\nv\  pericolo- 
'  so  frangente  si  distinse  pel  suo  cauto  con- 
tegno e  per  la  sua  pietà  ,  e  la  storia  già 
con  indelebili  note  1'  ha  lodato.  Essen- 
dosi impegnato  1' andjasciatore  di  Fran- 
cia per  la  liberazione  del  cardinal  Ben- 
venuti, per  ventura  e  vantaggio  d'  An- 
cona ivi  fu  ricondotto,  e  tornò  a  pren- 
dere alloggio  nell'episcopio.  Vedendo  i 
hberali  che  gli  austriaci,  impadroniti- 
si di  Ferrara  e  Bologna,  si  avanzavano 
verso  Ancona,  impotenti  di  idlVontarli, 
preferirono  di  capitolare  col  loto  legitti- 
ojo  sovrano  Gregorio  XVI, così  la  subor- 
nata milizia  pentita  di  sua  prevaricazio- 
ne. A'25  marzo  si  presentarono  al  cardi- 
nal Benvenuti  i  deputali  del  sedicente  go- 
verno provvisorio,  con  esso  stabilirono  la 
capitolazione  eia  nuova  sommissione  del- 
le Provincie  alla  s.  Sede,  alto  che  fu  fir- 
mato a'26;  essendo  le  istruzioni  dal  Papa 
date  al  cardinale,  di  risparmiare  il  sangue 
de'suoi  figli,  e  di  concedere  larga  amni- 
stia al  passato.  A'  2g  marzo  il  general 
Geppert  co'ledeschi  entrò  in  Ancona  co- 
me alleato  e  amico,  rispettandola  capito- 
lazione ,  e  furono  come  altrove  ricevuti 
con  acclamazioni  ed  esultanza.  Bensì  il 
generale  in  nome  del  Papa  occupò  tulli  i 
posti,  lasciando  il  governo  politico  in  ma- 
no del  cardinale.  iNon  piacendo  il  com- 
plesso della  capitolazione  agli  austriaci, 
noi  fu  né  anche  a  Roma  che  si  ricusò  ap- 
provarla; bensì  accordò  amnistia  e  per- 
dono a'  ribelli,  non  esclusi  quelli  armali 

VOL.    LXXXIir. 


U  M  A  65 

die  dal  capitano  in  su,  ed  eccellnali  vari 
capi.  A'  r  ")  maggio  cominciarono  a  partire 
i  tedeschi.  Ma  benché  Gregorio  XVI  avea 
ridonata  la  tranijuillilà  nelle  provincie 
della  s.  Sei\e,  dipoi  a'22  febbraio  del  se- 
guente anno  1882  i  francesi  fecero  uno 
sbarco,  per  sorpresa  s'impadronironodel- 
la  città  e  nel  dì  seguente  della  cilladella 
per  capitolazione, col  pretesto  che  la  Fran- 
cia essendo  amica  della  s.  Sede  avea  bi- 
sogno d'un  punto  d'appoggio;  non  appro- 
vandola Ruma,  il  delegalo  Fabrizi  emi- 
se protesta.  Dipoi  il  governo  pontificio 
concluse  una  convenzione  co'francesi,  che 
questi  avrebbeio  lasciato  Ancona  al  par- 
tire de'tedeschi  dallo  stato  papale.  Il  ge- 
neral Cubières  subito  pose  manoalle for- 
tificazioni. Ma  sotto  il  vessillo  tricolore  di 
Francia  ,  molli  esaltati  liberali  si  rifu- 
giarono in  Ancona,  e  baldanzosi  armala 
mano  commisero  indicibili  nefluidezze;  i 
disordini  arrivarono  al  colmo,  l'uccisioni 
e  i  ferimenti,  con  varie  vittime  e  persino 
del  gonfaloniere.  A' 3  giugno  scoppiò  in 
Ancona  nuova  rivoluzione,  mentre  dcoa- 
te  Fiorenzi  faceva  le  funzioni  di  delegata, 
esigendosi  una  completa  riforma  di  leg- 
gi, e  mentre  questa  alacremente  opera- 
vasi  da  Gregorio  XVI,  come  narrai  in  tan- 
ti luoghi,  a  Tribusaudi  IIoma,  a  Teso- 
riere. Stanco  Gregorio  XVI  da  tante  ini- 
quità ed  eccessi,  fulminò  a'2  i  giugno  la 
Scoiniinica  (/^.)  maggiore,  non  solo  pei 
ribelli  ch'erano  in  Ancona, ma  ancora  per 
tutti  quelli  dellostalo  pontifìcio, colla  bol- 
la Quod  de  reiptiblicae  trarKjtullkalc, 
presso  r  ab.  Leoni  anconitano,  ancona 
illustrata,  p.  474-  ^'^'^  aggravò  Ancona 
di  colpe  non  sue,  ma  chiaramente  dichia- 
rò, che  essendo  ivi  colali  gli  esaltati  ribel- 
li degli  altri  paesi,  eccitarono  questi  i  pa- 
cilici  cittadini  alla  ribellione.  La  scomu- 
nica fu  un  colpo  di  fulmine  che  sbalordì 
tutti  gli  esaltati;  ma  con  questa  diversità, 
che  a'  meno  cattivi  fu  di  rimorso  e  anco 
di  pentimento,  e  a  quelli  carichi  di  delit- 
ti e  induriti  come  Faraone  fu  di  rabbio- 
so veleno.  Intanto  circa  8  giorni  dopo 
5 


66  U  I\l  A 

giunse  di  vepenle  uo  coirierecla  Parigi  al 
general  Cubières,  con  1'  ordine  di  disar- 
mare tulli  i  rivoltosi,  di  conquidere  la  bai 
danza  de'prolervi,  di  ridurre  Ancona  nel- 
lo slesso  piede  di  tranquillila  com'era  al- 
la venula  de'francesi,  ed  indi  ricevesse  il 
rappresentante  pontificio.  Il  generale  ub- 
bid"i,  e  non  è  possibile  descrivere  la  sor- 
presa de'rivoltosi;  fu  forza  cbinare  il  ca- 
po. Nelle  terribili  e  appena  appena  accen 
nate  vicende,  il  elei  o  secolare  e  regolare  si 
condusse  con  vera  umiltà, carità  ed  esem- 
plarità; fu  a  lutti  virtuoso  modello  ed  e- 
sempio  mg.'  Balulìì.  Il  generalCubières  fe- 
ce intimar  la  partenza  peiy  luglio  a  lut- 
ti gli  esteri  liberali,  e  con  loro  inesprimi- 
bile cordoglio.  Il  I  ."giorno  d'agosto  fu  di 
gioia  raassimu  agli  anconitani,  perchè  vi- 
deio  ristabilita  la  delegazione  d'Ancona, 
con  l'ingresso  come  trionfante  di  mg/Ga- 
spare  Grassellini  delegalo  nposlulico  (e 
ora  caidinale).  Parlili  gli  austriaci  dalla 
Ivomagna,  a'3  dicembrei838  i  francesi 
sgombrarono  da  A  ncona.Tornando  al  ve- 
scovo cardinal  Nembrini,  fu  benemeren- 
tflsimo  pasture,  benefico  con  Ancona  e  U- 
ninna.  Migliorò  le  rendite  della  mensa, 
visitò  la  diocesi  nella  via  più  economica, 
provvide  con  saggi  regolamenti  il  semi- 
nario a  cui  aumentò  le  cattedre,  e  il  de- 
coro del  cullo  divino  ,  non  che  la  pub- 
blica istruzione,  col  decielalo  nel  sino- 
do diocesano  che  celebrò;  fabbricò  gran 
parte  della  chiesa  del  ss.  Crocefisso  del 
liorgo  Pio,  e  die  principio  al  monte  sussi- 
<1iario  delle  vedove.  Nella  desolante  Pe- 
stilenza del  cholera  che  afilisseAncona  nel 
i836,  risplendè  la  sua  carità,  e  con  esso 
gareggiarono  il  delegalo  mg.'^Asquini(ora 
cardinale)  d*  Udine,  il  clero  secolare  e  re- 
golare, ed  il  civico  magistrato.  Con  fer- 
vore tutta  quanta  la  popolazione  invoca- 
lo il  palrocinio  della  Madonna  di  s.  Ci- 
I  iaco,  manifesta  fu  la  decrescenza  e  spa- 
rizione del  filiale  nioibo,  onde  1' enco- 
mialo magistrato  decretò  dimosl razioni 
di  pubblica  riconoscenza.  Mori  il  cardi- 
nale in  Umana  a'  ')  dicembre  1837,  la- 


ti M  A 

sciando  eredi  i  poveri  della  cillà  ,  e  per 
gratitudine  il  municipio  gli  eresse  onore- 
vole monumento  nella  cattedrale.  Scris- 
se la  Memoria  iull' identità  del  eorpo 
del  patriarca  s.  Francesco  rim'cnato  in 
j4ssisi  l'annoiS  18,  Roma  1822.  Diver- 
se sue  Omelie  si  leggono  nel  f.  i4  delle 
Memorie  di  religione,  morale  e  lettera- 
tura di  Modena. 

Gregorio  XVI  a'i  2  febbraioi838  di- 
chiarò vescovo  Antonio  M.*  Cadoliui  pa- 
trizio anconitano,  già  assistente  generale 
de'barnabili,  da  Pio  VII  fallo  vescovo  di 
sua  patria  Cesena  e  consagrato  dal  prede- 
cessore cardinal  Castiglioiii,  poi  Pio  Vili, 
autore  di  5  Azioni  pastorali  per  «so  de' 
collegi  e  seminari,  stampate  ad  Ancona. 
Dotto,  sagace  e  caritatevole,  nel  suo  zelo 
fondò  due  altri  chierici  beneficiati  nella 
cattedrale,  stubiTi  nella  casa  de' pii  eser- 
cizi i  sacerdoti  della  congregazione  de' 
missionari  del  Sangue  preziosissimo,  co- 
me pure  introdusse  nella  città  i  fratelli 
delle  scuole  cristiane,  a*  quali  fu  affidata 
la  direzione  dell*  orfanotrofio  e  pubblica 
scuola  eretto  dalle  fondamenta  dal  comu- 
ne per  volo  fattone  nel  1  836  pel  narralo 
morbo  micidiale.  Nel  suo  vescovato  Gre- 
gorio XVI  visitò  con  somma  soddisfazio- 
ne e  soggiornò  in  Ancona,  reduce  dal  san- 
tuario di  Loreto  e  da  Osìmo.  Qui  mi  si 
presenta  un  ampio  e  fecondo  campo  per 
celebrale  l'illustre  Ancona,  [loichè  supe- 
rò nelle  splendide  e  nobilissime  dimostra- 
zioni d'  ossequio  e  di  gioia  tulle  le  altre 
a  lui  rese  con  mirabile  gara,  sincera  divo- 
zione e  magnifico  apparato  nel  viaggio 
trionfale  di  quel  Papa,  da  molle  ragguar- 
devoli e  cospicue  città  dello  slato  papale. 
E  non  polca  essere  diversamente  pel  com- 
plesso de'pregi  e  prerogative  che  può  van- 
tare Ancona,  1'  antica  capitale  ilelle  fio- 
renti e  nobilissime  Rlarche.  In  essa  le  vo- 
lontà individuali  si  riunirono  in  un  con- 
sentimento unico,  indivisibile,  onde  con- 
clusero: Che  il  ricevimeulo  di  Gregorio 
W\  esser  dovea  magnifico,  come  si  con- 
viene a  sovrano;  cordiale,  come  n  padre  si 


U  M  A 

deve.  II  delegato  e  la  delegazione,  il  gon- 
falonieie  e  il  niiiiiicipio  comiiiciaioiio  ;  il 
clero,  la  camera  di  commercio,  la  società 
del  casino  Dorico,  e  il  genio  niiiilare  se- 
guirono le  stabilite  manifestazioni.  Tolti 
gli  ordini  de'cilladini,  o  colla  pecunia,  o 
coir  opera,  o  col  consiglio,  o  colla  (jemia 
fecero  a  gara  per  coadiuvareonde  il  lutto 
riuscisse  con  quel  lustro  die  il  desiileiio 
couione  anelava  sinceramente.  Testimo- 
nio felice  di  vista,  sebbene  abituato  al 
grande,  al  magnifico,  al  vedere  giustissi- 
mamente esaltare  e  glorificare  il  mio  au- 
gusto e  venerando  Signore,  il  cumulo  va- 
rialo e  dignitoso  di  Innte  sincere  eclatanti 
dimostrazioni  mi  sbalorduono,  commos- 
sero, edificarono.  Ancona  coirispose  alla 
.sua  epigrafe:  Avcon  Dorica  Civiiax  Fide. 
Se  volessi  solo  tentare  di  ricordai  le  e  com- 
pendiarle, per  lo  meno  dovrei  raddoppia- 
re il  sin  rpii  scritto,  C()^ì  debbo  limilarmi, 
,  Iraiuie  qualcbe  nozione  sul  materiale  di 
Ancona  in  aggi-mia  al  suo  articolo,  a  fu- 
gaci cenni  e  seniplici  indicazioni.  Però  de- 
gnamente e  con  mirabile  alletto  ne  scrisse 
la  storia  con  libro  in  foglio  di  4^  pagine 
e  altre  5i  contenenti  le  iscrizioni  moiui- 
mentali  e  lemporaiio,quasilutlesciiltedal 
eh.  mg.'  Barili,  ed  i  componimenti,  il  eh. 
e  benemerito  anconitano  can.  d.  France- 
sco Ijorioni,  e  intitolato:  Le.  Feste  An- 
conitane nel  settembre  dell'  anno  i84i 
perla  fallitissima  venti  fa  e  dimora  in  An- 
cona di  I\\  S.  Gregorio  XI^I  Pontefice 
felicemente  regnante,  Ancona  !84>  I>er 
Sarlorj  (Cherubini  tipografo  vescovile. Nel 
frontespizio  vi  è  uno  de' più  belli,  de'  più 
grandiosi  e  de'più  veritieri  e  somiglianti 
ritratti  (ripugnando  il  Papa  per  la  sua 
umilia  di  farsi  ritiallare,  gli  artisti  co- 
piarono i  ritratti  di  que' pochi  che  l' a- 
\eano  ellìgiato  dal  vero,  ma  però  con 
rara  riuscita  ;  (|uindi  non  solamente  lo 
espressero  malamente,  ma  talvolta  lo  fe- 
cero deforme,  se  pure  non  fu  imperi- 
fia  o  malizia  seltaria;  mentre  Gregorio 
XVI  fu  di  bel  colorilo,  e  di  volto  ve- 
nerevole,  grave  e  benigno,  maschio  e 


U  M  A  ri- 

bello: questa  è  Storia)  del  Papa  al  lui- 
lurale,  espresso  maestosamente  seden- 
te io  trono  tutto  intero  della  persona, 
vestito  con  abito  di  mozzella  e  stola  sot- 
to panneggiamento  a  forma  di  baldac- 
chino, e  nel  fondo  si  vede  la  fortezza  di 
Ancona,  per  avervi  egli  aggiunto  il  bii- 
slione  Gregoriano.  Questa  è  uu'eicganle 
litografia  disegnala  dal  v.deiite  V.  Gu- 
glielmi, e  tratta  dall'oi  iginale  dipinto  e- 
gregiamenle  a  olio  in  tela,  ove  però  in  ve- 
ce  della  fortezza  è  la  cupola  di  s.  l'ielro 
(inoltre  nell'originale  sul  tavolino  vi  è  il 
Crocefisso,  due  libri  e  il  figlio,  nel  quale  è 
scritto:  Pianta  della  basilica  di  s.  Paolo); 
quadiogiaiidissimo  e  nobilissimo  che  mi 
pregio  possedere,  e  lo  feci  eseguire  dall'esi- 
mio cav.  Francesco  Saverio  Raniewski 
pittore  polacco,  per  l'  occasione  in  cui 
l'imperatore  di  liu.ssia  Nicolò  1  commise 
al  medesimo  dal  vero  fargli  il  rilratlot 
di  Gregorio  XV  ì,  il  quale  per  contentare 
tanto  monarca,  benignamente  gli  accor- 
dò varie  sediite,  tulle  preziose  per  1'  ar- 
tista come  buon  cattolico.  Egli  merita- 
mente è  ora  direttore  delle  scuole  di 
pittura  in  Varsavia,  e  gode  la  stima  e  la 
benevolenza  dell'imperatore  Alessandro 
11,  che  lo  conobbe  in  Roma  quando  ne 
fece  il  di  lui  somigliante  ritratto;  ed  io 
mi  glorio  possedeie  quelio  olferto  dall'e- 
gregio artista  al  Papa,  il  quale  a  me  si  iL- 
gnò  donarlo.  In  fi/iedel  libro  del  can.  bo- 
rioni vi  sono  altre  io  litografieeseguile  in 
Ancona  dalla  litografìa  Giannantonj,  ed 
esprimenti  le  principali  cose  fatte  dalla 
cillà  per  solennizzar  l'avveniineiilo  deco- 
rosissimamente. Esse  sono:  Il  proS[)elto 
dell'  Arco  trionfile  eretto  fuori  di  porla 
pia.  Il  prospetto  della  grande  piazza  del 
Duomo.  Il  prospetto  del  palazzo  C(jmuna- 
le.  La  Pace  difesa  dalla  Forza,  dipinto  del 
valente  ritrattista  Vincenzo  Podesti anco- 
nitano.posto  nella  sala  ristorata  del  palaz- 
zo apostolico  ove  dimoròii  Papa.  La  Cit- 
tadella veduta  dalla  parte  de'cappiiccini. 
La  veduta  eeomelrica  del  nuov(j  Bastio- 
ne  Gregoriano.  La  Barriera  Gregoriana. 


68  U  M  A 

La  nuova  Scalea  della  Loggia  o  Borsa  de' 
Mcrcaiili  dalla  parte  del  mare.  Il  pro- 
spetto delle  Scuole  israelitiche,  l'Obeli- 
sco e  la  Colonna  rostrata.  Il  Padiglione 
eretto  in  mezzo  al  bncino  del  l'orto.  Un 
Gregorio  XVI,  un'Ancona,  non  poteva- 
DO  meglio  essere  più  dignitosamente  rap- 
presentati, che  dall'  afleltuoso,  dal  veri- 
tiero testimonio  contemporaneo,  elegan- 
te ed  eloquente  storico  can.  Borioni.  Il  suo 
Jibro  sarà  un  monumento  imperituro  di 
gloria  per  lui,  non  meno  che  per  Ancona 
sua  patria  e  pel  Pontefice  che  i  secoli  cele- 
breranno grande  e  immortale.  Il  cav.  Sa- 
balucci  nell'accurata  ediligenleA'^rrflz/o- 
jie  dfl\  l'aggio  di  Gregorio  AT'i,  essendo 
nel  seguito  pontificio, descrisse  i  festeggia- 
menti d'Ancona  in  44p^8'"^-^'''*  '^  molte 
cose  stampate  a  parte,  ricordo  le  seguenti. 
Iscrizioni  teniporanee  per  lafaustissirna 
-venuta  e  dimora  di  N.  S.  Gregorio  Xfl 
Pont.  HJass.in  Ancona  in  settembre  del- 
l'anno I  84  I,  Ancona  1841,  pei'  Sartorj  e 
Cherubini.  Gregorio  Xf'I  Pont.  Max. 
Principi  Indnlgentiss.  Eccleuae  Ahimni 
devoli  Sanctitati  niojestatiq.  eius,  Anco- 
na 184  itipogvafiaBalufli. Il  seminario  l'of- 
fiì  con  nobilissima  copertina,  the  conser- 
vo col  contenuto,  di  nioerro  bianco,  collo 
stemma  ed  iscrizione  d'  elegante  ricamo 
in  oro  e  argento.  Del  eh.  Pietro  Castella- 
no anconitano  nella  romana  curia  avvo- 
calo, Inno  con  erudite  note;  opuscolo  di 
p.  3  I  :  /4  Gregorio  Decimoseslo  P.  O.  M. 
reduce  dalla  Casa  di  Nazaret,  Ancona 
supplice  e  riconoscente,  Ancona  1 84'  ti- 
pografìa Balufli.  A'  i4  seti^-mbre  1841 
Gregorio  XV  I  col  suo  corteggio  parli  da 
Ostino  per  Ancona  verso  le  ore  3  e  mezza 
jionuridiane,  lungo  la  via  festeggiato  da- 
gli abitanti  de'casini  eda'religiosi  di  s.  Ma- 
ria delle  Grazie.  Avvicinatosi,  la  fortezza 
cominciò  le  salve  d'artiglieria,cui  rispose- 
ro i  cannoni  de'  bastimenti  ancorali  nel 
bellissifuo  porto,  tutti  messi  a  festa  e  in 
bell'ordine  con  bandiere  spiegale,  mentre 
tutte  le  campane  della  città  cominciarono 
il  festivo  loro  suono.  Al  principio  del  bor- 


U  M  A 

go  sorgeva  un  arco  trionfale,  disegno  del- 
l'esimio anconitano  ingegnere  M.  Bevilac- 
qua, qual  1.°  monumento  del  gaudio  de- 
gli anconitani,  i  cui  sentimenti  erano  ac- 
cennati dalle  iscrizioni  poste  sotto  4  sta- 
tue rappresentanti  la  podestà  delle  chia- 
vi, quella  dello  scettro,  la  pietà  religiosa, 
e  la  fedeltà;  altre  due  iscrizioni  erano  nel- 
le due  prospettive  dell'attico,  annunzian- 
ti  al  Papa  la  comune  letizia  cagionala  dal 
suo  fausto  arrivo.  Tutte  e  6  le  iscrizioni 
furono  composte  dal  piìi  volte  lodato  mg.'^ 
Barili  primicerio.  Innanzi  a  quest'arco  il 
gonfaloniere  conte  Lodovico  Querenghi 
genuflesso  colla  magistratura  municipale, 
espresse  i  divoti  omaggi  di  tutti  i  cittadini, 
e  dichiarò  non  poter  offrire  le  chiavi  del- 
la città  comechè  in  mano  de'ministri  pon- 
tificii, ma  sibbene  le  chiavi  di  lutti  i  cuo- 
ri anconitani  ebbri  di  gioia  per  sì  fausta 
venula.  Avendo  il  Papa  risposto  :  Sì  que- 
ste, queste  appunto  io  bramo;  si  suscitò 
un  ispontaneo  giido  di  '-nera  esultanza, 
da' magistrali  e  dall'  immenso  popolo  ivi 
raccolto,  gli  evviva  e  i  battimenti  di  mano 
ferirono  le  stelle.  Intanto  un  numeroso 
stuolo  di  capitani  di  bastimenti  commer- 
ciali e  di  marinari  vestiti  uniformeoieule, 
e  diretti  da'conti  Raffaele  ed  EiieaMdesi, 
uno  comandante  del  porto  e  la  Uro  tenen- 
te di  marina, eda  altri  ulllziali  di  questa, 
distaccati  i  cavalli  dalla  carrozza  in  cui  era 
il  Papa, la  trasse  entro  la  cillà,  alla  cui  por- 
ta mg."^  Piccolomini  presidente  dell'armi 
(ora  cardinale),  presentò  le  chiavi  del  luo- 
go, come  di  posto  fortificato allidato  a  pre- 
sidio militare.  Fra  l'esultante  moltitudi- 
ne, giunse  Gregorio XVI  innanzi  al  gran- 
dioso tempio  di  s.  Agostino,  ove  fu  com- 
plimentato da'cardmali  Gabriele  F'errelti 
(anconitano,  ed  ora  penitenziere  maggio- 
re, vescovo  di  Sabina  e  abbate  delle  Tre 
Fontane),  arcivescovo  di  Fermo,  Ostini 
vescovo  di  Jesi,  Testaferrata  vescovo  duSi  - 
nigaglia.dellaGengaarcivescovodi  Ferra- 
ra,Riario-Sforza  Icgatod'UrbinoePesafo, 
Spada  legato  di  Forb,  e  Ciacchi.  A  non  ri 
[)elere  i  continui  applausi,  mi  limiterò  per 


Lf  ,M  A  U  M  A  69 

«aggio  a  riferire  come  1'  encomialo  cari,  duliiii  tiilte  le  coiifralernite  tlelli  cillù  ;  « 
Borioni   descrisse  f|uelli  espressi  nel  di-  nel  piesbiterio  e  in  altre  parti  in  posti  di^ 
scendere  dalla  carrozza.'»  ZS'on  vi  fu  allora  stinti  gradualmente  presero  luogo  i  car- 
nè legge,  né  modo  negli  applausi  :  tutta  dinali,i<S  fra  vescovi  e  prelati,  mg/  dele- 
quella  plenitudine  di  assembrati  prornp-  gaio,  i  due  capitoli  della  cattedrale  e  del- 
pe  in  unanime,  vivissimo,  universale  en-  la  collegiata,  la  magisiiatura  civica,  le  po- 
tusiasmo,  ogni  sguardo  scintillò  fiamma,  desta  giudiziarie  e  amministrative,  e  lut- 
ogni  cuore  versò  una  sensazione  che  più  tu  il  clero  secolare  e  regolare.  Data  quia- 
non  capiva,  espresse   un   desiderio;   ogni  di  la  benedizione  da  mg.'  Grati  vescovo 
anima  si  elio se^  e  si  portò  ad   un   fascino  di  Callinico  (anconitano  de'servi  di  Ma- 
iale, ad  un'esuberanza  così  falla   di  ra-  ria,  già  amministratore  di    Terracinay 
pimento,  die  niuno  potè  ratteuersi,  pos-  Stzzc  e  Pipcriio),  il  Papa  dopo  aver  os- 
sedere  se  stesso,  frenare  i  propri  alfelli,  i  servatola  magnifìcenzae  lo  S[)ieudoieon- 
quali  Irabocchevolisi  dilfondevanoin  quel  d'era  addobbato  il  tempio,  ne  uscì  rice- 
momento  supremo  e  possente.  Gregorio  voto  dal  popolo  con  nuovi  plausi   ili  ri- 
XV I  in  quell'istante  d'  entusiasmo  addi-  verenza  e  di  gioia.  Asceso  allora  sopra  un 
venne  l'arbitro  d'ogni  passione,  il  signore  trono,  cli'erasi  eretto  presso  il  tempio  e 
d'ogni  sentimento,  l'angelo  della  Intona  sotto  un  elegante  aico  trionfale  gotico,  si 
novella.  La  sua  presenza  non  tornò   già  mostrò  all'immenso  popolo  cui  benedisse 
come  il  guizzo  d'un  baleno  che  «orge,  ,«b-  all'etluosamenle.  Volle  indi  recarsi  a  pie- 
l)arbaglia  e  passa,  ma  fu  quella  d'un  Vice-  di,  ond'essere  più  vicino  al  popolo,  al  pa- 
Dio,  che  allegra  il  cuore,   te    lo  ricerca,  lazzo  apostolico  e  delegatizio  preparato  a 
le  lo  commuove,  le  lo  fa  piangere,  ma  di  sua  residenza, decorato  con  isquisita  raa- 
uii  [)ianlo,  che  tu  uè  disgradi  il  tripudio,  gmficenza,  calcando  un  ricco  tappeto  di 
di  quel  pianto  ch'è  balsamo,  consolazione,  velluto  color  di  porpora  per  tutto  il  trat- 
tf  tregua  a'mali  della  vita.  Sì,  tulli  pian-  tu  che  percorse,  ove  giunto  ammise  amo- 
gev;ino,  e  negli  occhi  di  ciascuno  si  legge-  revolmenle  al  bacio  del   [)iede   la    ma<'i- 
va  un'emozione  universale,  slraordinaria!  straluia  della  città,  il  magistrato  sanità- 
Ciò  conobbe  lo  slesso  santo  Padre,  il  qua*  rio,  i  tribunali  dii.'^  istanza  e  di  commer- 
le  ebbe  a  dire,  che  più  clic  alle  acclama-  ciò.  L'apparlameuto  pouliGcio  per  le  in- 
zioni egli a\'ca posto /nenie  a\'isi celagli  defesse  cure    del  prelato  delegato  com- 
occlii  de  circostanti,  i  quali  brillavanodi  parve  degno  d'Ancona;  e  le  pareti  per  Io- 
sincera  gioia,  e  facevano  aperto  ciò  che  si  devole  olferta  di  Giuseppe  Stralla  furono 
passava  per  entro  icuoii  ...  Egli  alle  ac-  arricchite  da  una   collezione   di   quadri 
da  inazioni  ed  a'salnli  i  ispondeva  con  una  opere  classiche  di  somuìi  pennelli.  Al  di- 
alUibililà,  con  una  speditezza,  che  inna-  gnitoso,  il  degnissimo  mg.'  Lucciardi  unì 
Ululava  ".  Erano  ivi  già  pronti  i  canonici  le  più  delicate  sollecitudini,  e  pose  in  o- 
della  collegiata  con  magnifico  baldacchi-  pera  ogni  ingegnosa  industria  perchè  e- 
no,  Sotto  cui  fu  ricevuto  il  Papa,  dopo  es-  ziandio  le  domestiche  stanze  riuscissero 
sere  stalo  ossequiato  da  mg."  Catlutini  ve-  liete  al  gran  l^ontefice,  con  piacevoli  re- 
scovo della  città,  che  gli  presentò  l'asper-  niiniscenze.  Airap[)arir  della  notte  geiie- 
sorio,  e  da  mg.'  Lucciardi  (  ora  cardinal  rale  e  risplendente  fu  l'illuminazione.  La 
vescovo  di  Sinìgciglia){\e.\t'^d\.o  della  pro^  piazza  maggiore,  posta  innanzi  al  palazzo 
vincia  colla  congregazione   governativa;  apostolico,  era  slata  magnificamente  de- 
e  fra  WaxwUidtiW' Ecce Sacerdos Magnus,  corata  con  una  colonna  sulla  foggia  della 
M  portò  all'adorazione  del  ss.  Sagrameu-  Tiaiana  ili  Roma,  praticabile  nel  su  i  ia- 
to con  ogni  pompa  esposto.  Erano  nella  terno,    nel    dinlorno   della    (piale   ei'auo 
vasta  chiusa  riunite  d'ordiuc  di  mg."  Cu-  dipinti  i  fasti  del  suo  poulificalo,  e  due 


70 


U  M  A  U  M  A 


iscrizioni  si  leggevano  nella  froiile  e  nel-  guaio  ancora  l'università  isruelilica,  la 
lu  parte  opposta  del  piedistallo.  Lateral-  quale  nel  quartiere  da  lei  abitalo,  oltre- 
n>eiite  liinyo  la  piazza  erano  i  "2  trofei,  in  che  come  il  resto  delia  città  ave;i  messo  a 
ciascuno  de'qviali  elej^anti  scritte  decifra-  festa  tutte  le  vie,  fece  alzare  nella  contra- 
vano i  fasti  significali  nella  colonna.  An-  da  maggiore  un  obelisco  egiziano  distinto 
cbe  queste  I  4  isciizioni  compose  mg.'l'a-  in  3  sezioni  con  iscrizioni,  elligie  del  Pa- 
rili, e  la  colonna  co' trofei  immaginò  il  pa, triregno  e  stemma  pontilìcio. La  seno- 
Bevilacqua,  e  tramandavano  raggi  di  lu-  la  principale  nella  facciala  venne  foggiata 
ce.  La  cliiesa  di  s.  Domenico,  cbe  co[)re  a  fabbrica  di  delizie,  con  fregi,  rabescbi, 
un  iato  di  detta  piazza,  non  cbe  tiilti  i  guide  e  cascate  di  fiori.  Tanto  l'obelisco, 
palazzi  e  le  case  degli  altri  lati,egnal(i)en-  cbe  le  scuole  splendevano  nella  sera  a  Ira- 
te erano  dluminali.  Ris[)lendeva  il  paiaz-  sparente,  leggendosi  in  varie  parti  plau- 
zo  municipale  di  bime  vivo  nel  basamen-  denti  iscrizioni,  il  giorno  dopo  mercoledì 
lo,  framezzato  da  iscrizioni  composte  da  i  ^sellembre,  eia  soleime per  Ancona,  co- 
mg.'  Barili,  a  tra.^parenle;  quindi  di  cor-  me  consagrato  alla  Regina  d'  Ognissanti 
nucopi  a  piaceri  nelle  finestre  del  piano  o  Madonna  di  s.  Ciriaco,  possente  patro- 
superiore,  ed  inoltre  di  tiasparenti  cbe  na  d'Ancona,  e  poicliè  fra'  pubblici  voli 
pieseulavano  resterno  abbellimento  da-  filiti  perla  liberazione  dalcbolera,  si  com- 
logli  con  colonne  ad  ai"al)escbi.  Rimpet-  prendeva  cbe  la  magislralura  civica  do- 
lo a  lai  palazzo  la  grandiosa  facciata  del-  vesse  in  tal  giorno  accostarsi  forinabneii- 
la  cbiesa  del  Gesù  era  posta  a  lumi  con  te  alla  mensa  Eucaristica,  volle  anco  il 
graduala  mostra  di  disegno  del  can.  Lui-  Fspa  parleciparealla  di  vola  funzionenei- 
gi  l'ami  rellore  del  seminario.  Cosi  l'a-  la  cattedrale,nobilmentee  magnificamen- 
spello  del  tempio  ili  s.  Francesco,  ed  il  te  apparata  ilal  capitoloe  dal  comune,  es- 
inagnifico  palazzo  di  Leucbtemberg  in  sendo  nella  sommità  della  porla  elegante 
tele  traspaienti  rilucevano  eleganti  inse-  iscrizione  di  mg.'  Barili.  Visi  recò  a  cele- 
gne  pontificie.  Erano  pure  brillanti  dilu-  brar  messa  nell'altar  maggiore,  ove  tratta 
mi  le  fronti  della  cbiesa  del  ss.  5agia-  dalla  sua  cappella  e  in  mezzo  a  una  rag- 
riienlo  e  di  quella  gotica  di  s.  Maria  della  giera  d'oro  era  soleimeinenle  esposta  la 
Misericordia.  Nella  piazza  del  Teatro  e  prodigiosa  immagine  di  Maiia  N'ergine, 
nelle  3  vie  cbe  conducono  alla  Loggia  o  Si  trovarono  a  riceverlo,  oltre  il  vescovo 
Borsa  de'  Mercanti,  l'altra  alla  piazza  cbe  gli  oibì  l'acqua  benedetta, i  sumtuen- 
Maggioie  e  la  3.*  all' officio  della  Posta  tovati  7  cardinali,  1 6  fra  vescovi  e  prelati, 
molli  illuminatori  a  ciò  cbiamali  da  Cen-  nig/  delegalo,  i  due  capitoli  della  calle* 
tuaveano  messo  ad  effetto  luminarie  [leii-  drale  e  della  collegiata,  e  lutto  il  clero  se- 
sili  di  liuovu  mera\iglia,  seguendo  il  di-  colare  e  regolare,  mentre  si  cantò  V  Ecce, 
fccgno  (Iella  Loggia  gotico  moresca.  Da  Saccrdos  iMagims^  incedendo  alia  vene- 
lunglie  funicelle  difilale  paralellameule  razione  del  ss.  Sagramento.  Il  Papa  nella 
traverso  le  vie  da  un  muro  all'altro  de-  messa  venne  assistito  dal  vescovo  mg.' 
gli  edifizi  di()eiulevaiio  altri  sollilissimi  Cadolini  e  da  mg.'  Castellani  sagrislu,  e 
funicoli  al  c»ii  capo  erano  attaccati  lam-  vi  comunicò  il  gonfalunieie,  la  magistra- 
padini  con  fiammella  divampante  sur  un  tura,  ed  altri  pubblici  funzionari  e  molti 
licpiido  di  vali  colori;  e  tulio  qucslo  con  del  popolo,  lutti  perciò  di  vulamente  esul- 
tai arte  cbe  esprimeva  una  lunga  arcala  laiili.  Il  prezioso  calice  con  cui  avea  cele- 
H  3  ordini  C'<primenli  un  vòlto  luccicante  brato  lo  Ia.><ciò  alla  cattedrale,  ed  ascolta- 
di  varinpìnti  fiori.  All'imboccatura  delle  la  altra  messa,  passò  nelle  contigue  slan- 
strade  medesime  era  con  opera  de'  luuii  ze  dell'  antico  episcopio,  decorosamente 
iiulalo:    Camera  di  Commercio.  Si  se-  ornale  dal  vescovo,  il  quale  ucU'amnjcl- 


U  xM  .V 

(ere  il  Papa  sedente  in  trono  paternamen- 
te al  bacio  ilei  piede  i  due  capitoli  e  cleri 
ricordati,  gii  dichiarava  iudividualmcnle 
le  persone.  Gli  alunni  del  seminario  offri- 
rono al  Papa  il  suddetto  libro  con  ora- 
zione Petiarchesca  e  delicato  mazzo  di 
fiori  fìnti  e  odorosi,  affabilmente  giaditi. 
Calò  quindi  il  sauto  Padre  ue'sotterranei 
del  tempioa  venerare  nelle  preziose  arche 
le  spoglie  de'  ss.  Protettori,  massime  quel 
la  di  s.  Ciriaco  in  cui  si  ravvisa  qualche 
vestigio  del  suo  sembiante.  Dopo  questo, 
espressi  i  suoi  sensi  di  particolare  amore- 
volezza verso  mg.'  Cadolini,  il  Papa  si 
portò  alla  visita  de'monasleri  delle  sagre 
vergini,  ove  trovossi  il  medesimo  mg."^  ve- 
scovo, col  vicario  generale  mg/Mongardi 
e  l'arcidiacono  IMucci.  Si  recò  prima  ol 
monastero  di  s,  Palazia,  poi  all'altro  di  s. 
Lorenzo,  e  per  ultimo  a  quello  di  s.  Barto 
lomeo,  ili  ciascuno  de'  quali  fece  liete  di 
religiosa  consolazione  le  religiose,  cheam- 
snise  al  bacio  del  piede  e  benedisse.  Innan- 
zi di  giungere  al  i  ."monastero,  i  chierici  e  i 
giovani  del  Uislretto  dis.  Luigi  Gonzaga, 
duetti  dal can.  Oltaviani  benemei itodel- 
l'aiiconitana  gioventù,  uscironodalla  chie- 
sa di  s.  Maria  degli  Angeli  ulhciata  da  lo- 
ro, sulla  cui  facciala  erano  3  iscrizioni  ap- 
propriate alla  lieta  circostanza, con  iti  nia- 
uo  rami  di  verde  olivo,  e  divotameute 
prostrati  furono  dal  Papa  graziosaniente 
benedetti.  Recatosi  il  Papa  nel  palazzo, 
lo  trovò  addobbato  con  magnificenza  e 
gu>to,  decorandone  le  pareti  tre  squisi- 
ti dipinti  del  cav.  Francesco  Podesli  an- 
conitano celebre,  e  tra'  ritratti  de'  Papi 
e  cardinali  benefattori  d'Ancona,  il  pro- 
prio semibusto.  Dimostrata  ammirazione 
e  gradimento,  si  assise  nel  risplendente 
trono  e  co'modi  i  piìj  gentili  ricevè  gli  o- 
maggi  de*  magistiati,  de'  consiglieri,  de' 
nobili,  delle  dame  e  de'ciltadini  che  desi- 
derarono essere  ammessi  alla  sua  presen- 
za e  al  bacio  del  piede.  Ebbe  a  sommo 
piacere  il  dono  presentatogli  dal  gonfalo- 
niere d'una  bellissima  copia  della  B.  Ver- 
gine d'Ojjnissanli  egregiamente  miniata 


U  ìM  A  71 

con  doralure.E  poiché  la  moltitudine  sem- 
pre crescente  per  concorso  dalle  città  e 
luoghi  anche  più  lontani  dello  stato  pon- 
tifìcio,non  che  da  esteri  paesi,  era  allollata 
sulla  piazza  chiedendo  la  benedizione,  si 
allacciò  il  Puiitehcealla  loggia  del  palazzo, 
e  la  benedisse  con  effusione  d'animo,  dan- 
do segni  di  suo  cordiale  gradimento  alle 
dimostrazioni  di  affetto  e  di  venerazione 
che  verso  lui  erano  indirizzale.  Quindi 
bramoso  sempre  d'essere  tra  il  popolo  più 
d'appresso,  amò  di  restituirsi  a  piedi  alla 
residenza,  avendo  a  fianco  il  gonfaloniere, 
al  quale  dirigeva  continuo  discorso,  men- 
tre non  lasciava  ili  attendereall'immenso 
popolo  che  si  affollava  ne'  luoghi  di  suo 
passaggio,  osservandone  con  compiacen- 
za paterna  il  rispetto  e  l'esultanza.  Lungo 
la  via  si  fermò  alla  piazza  di  s.  Francesco 
e  contemplò  il  prospetto  della  magnifica 
chiesa,  la  colonna  rostrata  co' due  trofei, 
posti  nel  mezzo  della  piazza, con  3  iscrizio- 
ni nellequali  mg. 'Barili  espresse  idi  voli  e 
giulivi  sensi  della  moltitudine.  Ricorren- 
do nel  pomeriggio  la  processione  decenni- 
le  statuita  per  voto  di  portarvi  la  Madon- 
na dis.  Ciriaco  ili  ringraziamento  della  li- 
berazione dal  niorbo,il  Papa  mostrò  vivis- 
simo desiderio  non  meno  di  goderla  dalla 
loggia  della  torre  di  sua  residenza,  ma  ivi 
di  seguirla  con  tutta  la  sua  corte.  Ma  al- 
lorché giunse  la  processione  sotto  il  pa- 
lazzo apostolico,  oscuratosi  di  già  il  gior- 
no ed  essendo  la  calca  del  popolo  stra- 
ordinaria, il  Papa  reputò  conveniente  di 
astenersi  dal  desiderato  intervento,poichè 
vide  pressoché  impossibile  d'intrometter- 
si co'cardinali  (a' nominati  conviene  ag- 
giungere il  cardinal  Mattei,  che  avea  la 
cura  di  governare  il  viaggio,  ed  il  cardinal 
Soglia  venuto  da  Osimo,  il  quale  man- 
cato a'  viventi  a' 12  agosto  1  856,  per  cui 
deqnaraenle  il  successe  ne'  vescovati  il 
cardinal  Giovanni  Brunelli  ,  meritò  il 
giustissimo  Elogio  dell'  Em."  e  Rcv." 
jìi-incipe  sig.r  cardinale  Giovanni  So- 
glia Ceroni  i'esco\'o  di  Osimo  e  Cin- 
goli, letto  nel  3."  giorno  delle  sue  so- 


ri  U  M  A  U  M  A 

ìi'.nni  tse<jxdc  (ì  i4  agosto  i856  nella  lamie  una  breccia  di  facile  salita,  aiìclie 
chiesa  cattedrale  di  Oxiìiio  da  Ciusep-  gli  altri  4  bastioni  e  le  cortine  erano  sgie- 
pe  Ignazio  Montanari,  Ancona  da'  tipi  telati  e  cadenti;  le  fòsse  eransi  riempite  di 
AiJivIj  e  comp.  i856),  con  molti  vesco-  tmia,  i  parapetti  non  piùoHrivano  l'anli- 
vi  (fra'  quali  a  cagion  d'onore  nominerò  co  prodlo,  le  piatteformesdrnscile,  il  ma- 
mg.'  Antonio  M."  Deoedetto  Antonucci  Schio  non  piLulefilatoesojuastanle  le  pro- 
v<;scovo  di  ìMonte  Feltro,  odierno  pastore  pinqne  allure,  il  ponte  levatoio  della  por- 
d'Ancona)  e  alcuni  prelati  (e  fra  questi  la  incastrato,  la  magnifica  polteiiera  ab- 
J'ollimoanconitano  ing/GiuseppeMilesi-  bandonata.  Questo  era  lo  stalo  deplora- 
Pironi-Ferrelti  attuale  ministro  del  coiu-  bile  della  cilladella  d'Ancona,  quando 
lìiercio,  belle  arti,  industria,  agricoltura  e  Gregorio  XVI,  dietro  il  rapporto  del  bra- 
lavori  pubblici),  non  cliecon  lutto  il  cor-  vissimocav.  Paolo  Emilio  Provinciali  ro- 
leggio  ti  a  un'accalcata  moltitudine  di  gen-  mano,  comandante  il  corpo  del  genio  «ni- 
te  senza  rilevarne  impedimento.  Essen-  filare,  ne  ordinò  l'intero  risarcimento,  la 
dosi  però  schierala  la  processione  innanzi  riedificazione  del  Cavaliere  basso  da'fon- 
alla  sua  residenza,  il  Papa  dalla  princi-  damenti  in  uiiglior  forma  dell'  antico,  e 
pale  loggia  venerò  la  ss.  Immagine,  espar-  fu  prontamente  corrisposto  colla  massima 
se  la  sua  benedizione  sulle  pie  personeclie  speditezza  e  abilità;  poiché  in  240  giorni 
l'accompagnavano.  iXella  sei  a  il  Papaam-  il  rovinio  della  cittadella  disparve,  e  il  ma- 
mise  a  particolare  udienza  i  cardinali,  i  si;hio, la  torre  laterale, la  laiiipa  che  vi  con- 
\escovi  e  molte  deputazioni, ch'eransi  re-  duceda'terrapieni  inleriori,e!ecoi  line  fu- 
cati espressamente  in  Ancona  a  rassegnar-  romi  riparale  e  amnentaledi  nuove  mura 
gli  gli  omaggi  di  divozione  e  rispetto.  Fu  e  di  nuovi  parapetti;  i4baslioni  cadenti 
quindi  presente  da  una  delle  finestre  del  risarciti,  il  Cavaliere  basso  ricostruito  ed 
suo  appartamento,  ad  una  gran  mole  di  elevato  sino  a  1 6  mc-lri,  onde  potesse  do- 
fuochi  artificiali  ben  combinali  innanzi  la  minar  l'adiacenti  colline,  avente  una  spa- 
chiesa  di  s.  Domenico  e  perciò  di  fronte  ziosa  galleria  coperta,  guarnita  di  n)u- 
al  suo  palazzo:  l'illuminazione  simboleg-  schetteria  da  fulminar  l'uiimico  che  l'as- 
glò  il  tempio  della  Pace  formato  di  7800  salisse  ;  e  al  «li  sopra  due  casematte  ne' 
iiuni,  con  r  Iride  nella  cui  lascia  di  vari  fianchi,  che  hanno  fra  loro  comunicazio- 
colori  scintillava  a  granili  caratteri  di  luce  ne  per  una  galleria  illuminata  da  fori  aper- 
l'epigrafe  :  A  Gregorio  Xì  1  Ancona,  ti  ad  egual  tlislanza.  Questo  si  è  il  grande 
Fmj  la  festa  notturna  con  l'elevazione  di  bastione  o  baloardo  che  il  Papa  permise 
un  globo  areostatico.  Giovech  I  6  settem-  sì  appellasse  Gregoriano  dal  di  lui  no- 
bre  il  l^apa  dopo  celebrata  la  messa  nella  me,  onde  nella  destra  faccia  della  nuova 
cappella  privata,  si  recò  alla  cittadella,  muraglia  fu  incastrata  una  lapide  col  suo 
una  delle  più  ragguardevoli  d'ilalla,  ove  pontificio  stemma.  Inoltre  si  risarcirono 
fu  liceviitoda  mg.'  [iresidenle  dell'armi,  o  rifibbricarono  i  sotlerianei,  con  casa- 
e  dal  colonnello  Lorini  presidente  delia  malta  perla  comunicazione  col  superiore 
cnmnìissione  preposta  nel  precedente  ot-  terrapieno;  la  ()olveriera  fii  racconciata, 
tobre  a  reintegraila  dalle  ingiurie  degli  e  guarentita  dall'umidità  e  dal  fulmine; 
anni  e  dalle  passale  vicende  di  guerra.  Do-  le  lòs>e  esterne  ripulite,  il  ponte  levatoio 
poche  gli  austriaci  nel  1  81  5  aveano  colle  risai  cito,  ec.  Questo  giandiuso  monumeu- 
mine  rovesciate  tanto  l'antiche  quanto  le  to  fondato  da'  Pajìi,  ridotto  a  scheletro, 
nuove  lòrtificazioni,  per  .i'j  anni  giaccpie  per  Gregorio  XVI  fu  richiamato  a  vita 
la  cittaiiella  in  mezzo  a  un  totale  abban-  novella.  La  cittadella  d'Ancona  trovasi 
doi'.o,  per  cui  oltre  il  bastione  Cavaliere  eretta  sulla  cima  dell'  Aslagno  a  ilielri 
basso  the  presenla\a  un  ummusso  di  rol-  loGsul  livello  del  mare,  guarda  nou  solo 


U  M  A  U  IM  A                      73 

la  sottoposta  città  die  ìli  «pecchia  piace-  risarcito  e  acconcialo,  e  in  parte  eretto 
Yolinuiile  nell'AcIriaticOjeil  suo  bellissiujo  »lallc  ftjntlaMicnlu  per  l'attività  inarriva- 
portu,  ma  tutta  la  (ertile  campagna  e  le  l>ile  del  ^(illoclatu  Uni."  p.  Vernò  mentre 
colline  che  l'accerchiano.  Dessa  ha  5  ha-  n'eia  priore.  11  risarcito  e  acconciato  è  la 
stioni  e  sono,  il  Cavaliere  basso,  ora  ba-  gì  andiosa  sala  delle  donne,  di  cui  più  bel- 
loardo  Gregoriano,  e  il  Ciiaidino  dalla  la  cosa  non  si  può  vedere,  per  l'ainpiez- 
parte  di  lena,  il  ba^lio^e  de'Miiiori  Os-  za,  per  la  [)olizia,  e  [)er  la  Mpiisilczza  etl 
servanti,  del  Quarliere,  e  la  Campanache  eleganza  ilegli  atldobUi,  delle  .sii|ipellet- 
giiardanu  lacillà  e  il  mare.  Vengono que-  liti, delle  pitture  e  dorature  che  la  fregia- 
sti dominati  dalT  altezza  d'  un  maschio  no.  L'ei'elto  dalie  fondamenta  è  la  super- 
che  5>i  erge  nel  mezzo,  nel  cui  piano  si  l)a  cosa  de'pazzi,  che  si  erge  in  sul  pendio 
j)onno  appuntare  grosse  arliglieric  [ler  dono  de' 3  colli  della  città,  arieggiata  e 
battere  lecolline  più  lontane  che  da  ipiel-  suleggiata.  Quivi  un  giardino  per  pas'^eg- 
1' allora  si  discoprono.  Le  forlificazioni  gio  e  per  escMcizio  di  ((ue'pazzi  che  amano 
dalla  parte  della  campagna  sono  dilese  la  coltiva/ione  de'liori,  tjuivi  uno  spazio- 
da  un  vasto  campo  trinceralo  di  squisito  so  luogo  per  quelle  donne  che  bramano 
disegno, adorno  di  casemalle,ed'una  poi-  il  la*orio,  quivi  un  decente  refettorio  pe' 
veriera  che  per  la  vastità  e  architettura  deaienli  non  furiosi,  quivi  un  piano-for- 
può  pareggiarsi  alle  più  magnifiche  d'I-  te  pegli  amanti  della  musica,  quivi  uu 
talia  e  di  liilta  Europa.  Entralo  dunque  bigliardo  pei  (pielli  che  vogliono  riorear- 
Gregorio  XVI  nella  cilladella,  si  recò  un-  si,  (piivi  in  line  una  cappella  ove  i  deineii- 
lìiedialamente  alla  cappella  dedicala  a  s.  ti  d  ambo  i  sessi  separalamenle  adunansi 
Larbara,  nel  cui  Iroiilone  eravi  l'isciizio-  per  pregare.  In  questo  manicomio  que' 
ne  celebrante  l'avvenimento.  Dopo  breve  che  infuriano  non  sono  più  percossi  né 
preghiera  si  portò  quindi  a  mirare  Tese-  straziali,  ed  è  allontanato  lullociò  che  a- 
guile  lavorazioni  e  il  nuovo  bastione,  e  ver  possa  l'idea  di  tetro  carcere.  Vi  èia 
lutto  trovò  eseguilo  con  senno,  sollecilu-  doccia,  trovalo  rimedio  eliicacissimo  pei' 
dine  ed  economia,  onde  esternò  la  sua  pie-  ralfienare  gl'inqieli  del  delirio,  e  came- 
lia soddisfazione  al  colonnello  Provincia-  re  oscure  imbottile  nel  pavimento  e  nelle 
li  e  al  capitano  Schiatti  comandante  del  pareti.  ÌNon  più  funi,  non  più  catene,  le 
Iurte,  i  quali  a  parte  a  parte  indicarono  al  camicie  di  sicurezza  ne  tengono  le  veci, 
l^onlelice  il  lavorio  eseguilo;  massime  al  le  quali  menlre  infrenano  il  misero  iufer- 
Provinciali  con  [(articolari  lodi  per  aver  nio,  non  ne  làmio  strazio.  Vigili  custodi, 
cambialo  le  seudjianze  eia  condizione  ma  pazienli  e  umani,sorvegliano  i  rinchiu- 
tlella  cittadella  da  capo  a  fondo.  Il  Papa  si  di  giorno  e  ili  notte.  Gregorio  XVI  se- 
esaminò  accuialameule  i  disegni  che  gli  guito  da  Scardinali,  da  molli  prelati, dai 
presentò  l'abilissimo  Provinciali,  interro-  g(jnfaloniere,  dalla  magistralura,  dal  se- 
gando e  rispondendo  con  tale  un  acume  naioredi  Bologna  marchese  Guidoni  (oi- 
di sa[)ereda  sorprendere  i  [)iù  inlelligenli  timo  personaggio  ora  delunto)  e  da  altre 
dell  arie  militare.  JN'ella  piazza  d'armi,  distinte  pi.rsone,enliato  nel  i.  atrio, in  (òa- 
sedenlein  tronosolto  magnifico  padiglio-  do  si  recò  nella  cappella  o  pubblico  ora- 
ne, ammise  al  bacio  del  piede  i  membri  torio  dc'demenli,  oiò  brevemente  equin- 
tli  della  commissione,  e  gli  uHiziali  d'ogni  di  passò  nel  giardino  degli  uomini,  ove 
grado  e  arma,  trattando  liilli  con  bontà  tulli  i  non  furiosi  erano  assisi  a  tavola  u 
indicibile.  Dalla  fortezza  il  santo  Padre  merendare,  eseiiza  punlo  sgomentarsi  al- 
si  condusse  alTospedale  uibano  degl'in-  la  slraordinaria  visita,  conlinuarono  a 
fermi  e  mentccalliincura  de'virtnosi  ben-  luangiare  con  gran  serietà,  benché  il  Pa- 
traltiiiij  ma^uilìco  slubihiuculu  lu  puilu  pufiuucuuicuic  uvviciualuaidiaAclurobc* 


74  U  M   A 

nigne  parole.  Piissalo  quindi  nel  •j."  atrio 
vide  il  laboratorio  de'  pazzi,  entrò   nella 
saia  de'bagni,  ed  osservò  in  allra  gli  strii- 
tueiili  elellrici  di  cui  ricercò  1'  uso,  iiio- 
straiido  multo   discernicueulo  anche    in 
questo  (lili'icile  ramo  di  scienza,  in  un  2." 
giardino  trovò  le  pazze,  ch'erano  pure  a 
mensa  ;  quesle  però  riconobbero  chi  le  vi- 
sitava, e  prese  da  straordinaria  consola- 
zione s'  inginocchiarono,  proruppero  in 
pianto,  e  coiuinovendo  l'animo  del  Papa, 
co  gesti  e  colla  voce  le  confortò  ed  ammi- 
se con  carità  al  bacio   del   piede.    Visitò 
inoltre  la  corsia  delle  pazze  furdjonde  e 
vide  la  camera  della  macchina  rotatoria 
e  l'altra  oscura  imbottita  col  bagno  di  sor- 
piesa.  Esannoò  da  tdlimo  il  prodotto  de' 
lavori  d'  ambo  i  seisi,  domandando  del- 
la condizione  mentale  di  naolti  individui, 
al  che  rispose  con  molla  sapienza  il   d.' 
IMonti,  medico  e  direttore  del  pio  luogo, 
di  esso  benemerito  pel  suo  instancabile  ze- 
lo; e  conosciuti  con  sovrana  e  paterna  sod- 
di.sf.izioue  i  bei  risnltiiti  che  si  ottengono 
al  ben  essere  di  tali  infelici  da'nuotri  me- 
lodi di  cura  adottali  dopo  lunga  espei  len- 
za e  meditazione,  ne  lodò  la  saggezza  e 
l'apjilicazioiie  enicace.Enlrò poscia  nell'o- 
spedale dtlle  donne  sane  di  mente,  e  restò 
SOI  preso  dalla  jiiolta  magniilcenza,  e  ac- 
costatosi all'inferme  le  consolò  e  benedis- 
se. Giunto  linalmente  alla  sala  del  trono, 
vi  ascese  e  ammise  al  bacio  del  piede  la 
f.imiglia  religiosa  e  i  professori  dall'ospe- 
dale, lutti  incoraggiando  a  proseguire  nel 
nobile,  utile  e  caritatevole  loro  mmisteio. 
iNell'uscii  e  dallo  stabilimento  vide  la  gran- 
diosa f  uniacia,  ricca  di  suppellettili  e  me- 
dicine, e  profondendo  elogi  alla  meravi- 
gliosa sollecitudine  e  all'  ingegno  del  p. 
Vernò  generale  de'  benfratelli,  che   per 
singolare  onore  avea  compreso  in  tulio  il 
viaggio  nel  suo  nobile  seguii.)  (come  rile- 
vai nel  voi.  XLl  V,  p.  I  4  I  ,  avendo  onore- 
volmente riparlato  di  Ini  ne'  voi.  XLIX, 
p.  27  I,  272,  273,  LII,p.  24i)>  ^  l'avea 
ricevuto  e  accompagnato  nel  pei  correre 
lo  blabiliiueulo,  dovendosi  a  tuie  lUuslre 


U  MA. 

religioso  la  magnificenza  del  luogo  e  la 
sapienza  degli   ordinamenti,   oud'  esso  è 
rinomato  in  1  lidia.  Questa  pontificia  vi- 
sita venne  ricordala  con  lapide  marmo- 
rea, erettagli  dal  Rm.°  p.  Vernò  e  dal  suo 
ordine.  Piestituilosi  il  Papa  alla  sua  resi- 
denza, passò  poi  nella  sala  del  trono  ric- 
camente addobbala  ed  ove   faceva  bella 
mostra  nel  sollllto  il  cpiadro  rappresen- 
tante  la   Fortezza  che  dìx  la  mano  alla 
Religione,  ed  ove  è  delineato  il  baloardo 
Gregoriano,menlreilTempo  legge  l'iscri- 
zione incastrala  nel  njedesi(no  e  da  lui 
trascritta  in  una  tavola  di  bronzo  per  tra- 
mandarla a' posteri,  ili|)inlo  per   ([uesla 
occasione  dal  sullodato  Vii»cenzo  Podesli, 
con  iscrizione  monumentale  di  mg.   Bari- 
li, il  tutto  orilinatodal  delegalo  mg.'  Lue- 
Ciardi.  Inoltre  nell'  appartamento  ponli^ 
lìcio,  la  sala  dipinta  alla  foggia  egiziana  si 
vide  adorna  d*  un   magnifico  ritratto  di 
Gregorio  X.VI  in  manto  e  triregno, opera 
egiegia  del  prof,  di  s.  Luca  cav.  Francesco 
Potlesli,  fratello  del  nominato  Vincenzo. 
Ivi  ricevè  in  formale  udienza  i  consoli  aste-- 
ri  delle  diverse  nazioni  stanziali  in  Ancona, 
a'quali  gentilmente  permise chesi  presen- 
tassero colla  spada  al  fianco.  Il  cav.  Giu- 
seppe Balufii  console  di  Sardegna  e  Lucca 
prese  la  parola  per  tulli,  e  l'esegui  in  mo- 
do, che  il  Papa  cortesemente  rispose,  eoa 
tanta  dolcezza  e  dignitosa  affabilità,  che 
rienjpì  tultid'ammirazione.Aininise quin- 
di a  udienza  varie  deputazioni,  fra  le  qua- 
li si  distinsero  (|uelle  di  Ferrara  e  di  For- 
lì, ed  al  bacio  del  piede  tutti  i  pubblici  im- 
piegali ti' Ancona.  Verso  le  ore  4  pomeri- 
diane, a  preghiera  del  gunfuloiiiere  e  ma- 
gistratura, il  Papa  si  recò  in  carrozza  ai 
famigerato  i-*orlo  d'Ancona.  Al  quale,  per- 
chè iosse  dato  un  adilo  convenevole  e  de- 
coroso, come  lungamente  si  desiderava, 
pei  rincessante  alacrità  del  conte  Quereu- 
ghi  gonfaloniere,  era   stato  operaio  dal- 
l'architetto  Bevilacqua  sulla  piazza  di  s. 
Primiano  imo  squarcio  nelle  case  poste  a 
u\\  canto  della  medesima.  Esso  fu  aperto 
u  iurma  di  magmiica  burriera,  per  cui  vu- 


U  M  A  U  M  A                       75 

licaiulusi  im  ponle  ili  legno  all'uopo  co-  Mj  di  spirto  viril  ricolmo  il  petto,  -  Monta 
siniilo  si  entrava  nel  porto,  il  lutto  con  l'altero  pino,  e  fianco  eretto-  Di  soste- 
disegni  clell'arcljilelto  Be\  ilacqua.  Il  l'apu  gno  al  salir  d'uopo  non  ave.  -  O  fortu- 
disceso  di  carrozza  e  dischiusi  i  cancelli  nata  gloriosa  nave  !  ec).  Piicevuto  sul  le- 
dclla  barriera,  la  passò  pel  i ."  percorremlo  gno  a  vapore  dal  nominato  e  celebre  cav, 
il  ponte  fra  il  giubilo  del  tulio  popolo.  Ne'  De  Bruck,  desiderò  il  Papa  di  fire  sul 
jiiloni  alzati  aliai.'  lesta  del  ponte  e  ne'  legno  medesimo  un  piccolo  giro  in  mare, 
piedistalli  di  ilue  colonne  rostrale,  erano  e  mossossi  immediatamente  giunse  a  cir* 
<liverse  iscrizioni  ilell'aurea  penna  di  mg.'  ca  un  miglio  fuori  del  porto  d'onde  relro- 
Larili,  descriventi  quanto  erasi  fatto  per  cedette.  Dinante  tale  tragitto  ebbe  a  ca- 
onorare  l'amato  padre  e  sovrano,  nell'in-  ro  il  Papa  di  visitare  il  piroscafo  in  azio- 
cedere  peli. "al  porto  Anconitano  per  la  ne,  notandone  i  particolari  ccommendan- 
barrieia  che  dovea  pi  eliderne  il  nome,  e  done  la  bella  tenuta.  Diti  (piindi  contras- 
Io  presedi  Barrierii  Gregoriana  j  [lOvlQ  segui  di  gradimento  al  rispetlabileca  v.  De 
unico  fra  Venezia  e  Hrindisi, ed  opportuno  Bruck,  non  che  al  comandante  del  basti- 
a' cooi merci  coli' oriente.  Gregorio  XVI  mento  e  all'eipiipaggio,  e  benedetto  tutti, 
dopo  osservala  con  compiacenza  questa  rimontò  nella  lancia.  Indi  a  preghiera  de' 
granile  opera  utile  al  commercio  e  di  de-  de[)utati  del  commercio  si  diresse  alla 
coro  alla  cillìi,  ascese  sul  rivtillino  pas^ìu-  Log^ia  o  Corsa  de'Mercanti,  la  (|ualeme- 
do  sotto  l'antico  magnifico  arco  di  Tra-  ciiante  tnagiiiiioa  e  agevole  gradinata  era 
inno,  ed  entrò  in  uno  splendido  padiglio-  stata  resa dnlcemenleaccessibile  dalla  par- 
ile e  loggia  coperta,  gaiamente  ideali  dal-  te  di  mare,  decorata  d' iscrizioni  e  delle 
l'ingegnere  pontificio  Matteo  Livoni.  Ivi  itatue  degli  illustri  anconitani,  Benvenu- 
iii  compagnia  d'8  cai  diiitiii  si  com|)iacque  to  Stracca  scrittore  in  cose  di  co.'iimercio 
tli  veder  varareun  naviglio  meicanlileco-  e  Ciriaco  de  Pizzecoili  gran  viaggiatore  e 
struito  in  q<iel  canlieie,  navigliociii  bene-  antiquario.  Entrò  ilPapa  nella  gran  sala 
disseecluiimò  s.  Mauro,  nome  ila  lui  por-  riccamente  adilobbata,  e  nelle  cui  pareli 
lato  nell'ordine  camaldolese  e  nel  cardi-  risallavano  leggende  commemoranti  la 
nalato.  Avendo  il  Papa  accolto  l'invito  protezione  accordata  d.i  Gregorio  X.\Tal 
già  fattogli  dal  cav.DeBruck  direttore  gè-  commercio,  e  iin[)loraiiti  benedizioni  alle 
iierale  de'  vapori  austriaci  del  Lloyd  di  arrischiate  fatiche  ile' nocchieii.  Salì  sul 
lrieste[l  .),di  recarsi  a  vedere  il  piiosca-  magnilìco  trono  e  ammise  alfabilineiite al 
fu  Mahmudie, chea  gentile  e  riverentecu-  bacio  del  pi«de  i  componenti  la  camera 
ra  di  tale  società  si  era  posto  a  sua  disposi-  primaria  e  il  tribunale  di  commercio,  di- 
zione, montò  egli  prima  sopra  una  orna-  poi  il  ceto  de'mercauti  e  i  capitani  di  ina- 
tissima  lancia,allestila  dal  governo, ove  1  4  rina,  lutti  lodando  e  quesl'  ultimi  iuco- 
capitaiii  della  città  addetti  al  commercio  raggiando  a  nuove  intraprese,  delle  quali 
inaritlimo  facevano  l'nlìlcio  di  remigan-  egli  riconoscevacapace  la  perizia  della  ina- 
li, e  diretti  dalcomandanle  del  porto  con-  rina  anconitana,  come  quella  clui  preci- 
te  Raifaele  Milesi.  La  ipiale  lancia  seguita  puamentefa  sventolare  il  vessillo  punlill- 
da  altre  \i  pel  nobile  corteggio  si  diresse  ciò  nelle  più  remole  spiaggie.  Seguì  po- 
al  piroscafo  fra  gli  applausi  della  marine-  scia  una  regala  o  corsa  di  6  barchette,  ed 
ria  e  del  po[)olo  accorso  su  più  centinaia  il  Papa  raddoppiò  i  premi.  Imbrunita  la 
di  battelli  (da  Treviso  il  eh.  cav.  Filippo  sera,  il  magislralo  civico  e  i  zeltinli  depu- 
Scolari  inviò  al  Papa  un  sonetto,  cele-  tali  delia  camera  di  commercio  stipplica- 
brante  il  suo  ascendere  il  Mahmudie  seu-  lono  il  Papa  di  onorare  con  sua  presenza 
z'alcun  appoggio,  nel  cui  originale  leggo:  il  padiglione  eretto  fra  l'onde  nel  mez/.o 
Lo  vedi  ?  Ei  d'alte  cure  e  d'auui  grave,  -  del  bacino  del  porlo,  su  manufatta  isolet- 


r76                      U  M  A  U  M  A. 

ta,  acciocché  potesse  goder  Io  spettacolo  della  cittadella,  che  poi  quasi  in  un  ba- 
delle  luminarie  e  de'f'iiuchi  artificiali  che  leno  apparve  illuminata  di  faci.  A  cpiesto 
s'iucendierebbero  nella  cillà  dal  lato  del-  nuovo,  varialo  e  stupendo  spellacolo  fu 
la  marina.  IMontato  (juindi  il  i'apa  nella  soprallalto  di  lauta  meraviglia  T  animo 
lancia  di  cinsi  era  giàservilo,  seguila  dal-  del  benigno  Pontefice,  che  ne  ripelè  con 
l'altre  lancie  pel  suo  corteggio,  approdò  amorevole  degnazione  gli  estatici  e  allet- 
al  padiglione  iu  forma  ollagona  e  di  gotica  tuosi  sensi  a'beneraerenlissimigonfalonie- 
slrullura,  non  che  di  soda  cosUuzione  e  re  e  deputali  della  camera  di  commercio, e 
capace  di  200  persone,  addobbalo  con  a  tutti  gli  anconitani.  Montata  rpiindi  nuo- 
grande  squisitezza  ed  eleganza,  felice  pen-  vamenle  la  lancia  fra  un  ripetere  iuces- 
fcicro  del  gonfalonieie  diviso  colla  camera  sante  di  salutazioni  e  di  viva,  discese  nella 
tli  commercio,  ed  egregiamenle  eseguito  Loggia  de'iMercanli,ed  entialo  in  carroz- 
dall'ubilissimo  Livoni,e  per  l'atlivitàe  le  za  procedette  con  lento  andate  traversola 
cuie  tiel  marchese  Cesare  Benincasa.  In  citt.'i  al  palazzo  apostolico.  Per  lai  modo 
«jueslo  punto  volgendosi  verso  la  citlà  si  gli  fu  agevole  l'osservare  a  parte  a  parte 
presentava  essa  informa  semicircolaresul-  le  luminarie  ch'eransi  ripetute  come  nel- 
l'orlo del  mare  tutta  splendente  d'innu-  le  sere  precedenti  nell  interno  della  città; 
merevoli  faci,la  cui  luce  raddoppiavasi  ri-  e  giunto  alla  piazza  del  teatro  fu  pago 
percossa  nel  mare  tranquillo,  il  tulio  l'or-  della  sorpresa  procuratagli  con  una  graii- 
inando  una  vista  di  magica  meraviglia  e  de  tela  trasparente,  nella  quale  scorgen- 
lale  da  non  |)0lersi  in  poche  parole descri-  dosi  dipinto  il  ponte  di  Delluno, gli  venne 
vere.  Tulli  i  navigli  poi  giacenti  nel  porto  ridestata  la  dolce  rimembranza  della  cara 
e  lulte  le  barche  [)escareccie  squadronale  sua  patria.  Rientrando  nella  residenza  fu 
con  bellordine  luccicavano  di  lumi  con  salutato  da  un  inno  che  cantavasi  da 
grandi  festoni  di  globetli  Irasparenli  a  va-  scello  coro  di  musici  accolto  in  una  log- 
li colori.  Intanto  ira  la  punta  della  sco-  già  della  medesima,  composizione  atlet- 
glieia,  il  baluardo  della  lanterna,  pure  tuosa  dell'avv.  Castellano.  Nella  mattina 
illuminali,  e  la  cittadella  sfolgoravano  r.iz-  del  seguente  giorno  venerihi  7  settembre 
zie  sco[)piavano  bondje  artificiali.  Palle  il  Papa  dopo  celebrala  la  messa  in  piiva- 
di  fuoco  a  vari  colori  innalza vansi  dal  pi-  lo  si  ilispose  alla  parten/,a,  dc)[)oafer  di- 
roscafu  austriaco  e  dalla  Loggia  de'Mer-  spensalo  varie  grazie  e  fallo  decorare  d.il 
cauli,  menlre  le  arliglieiie  facevano  da  cardinal  Matlei  della  croce  di  comuieu- 
varieparlicouliuualo  rimbombo. Equan-  tlalori  di  s.  Gregorio  Magno  il  gonfalo- 
do  esse  aveano  posa,  o  una  banda  milita-  niere  conte  LoilovicoQuereughi  e  il  mar- 
re alternava  armonia  di  slrutncnli,  od  un  chese  Carlo  bourbon  Del  iMoute,  di  cava- 
coro  di  voci  con  noie  uiu.^icali  concerta-  bere  di  dello  ordine  il  marchese  Stefano 
va  la  melodia  d'una  barcaiuola  con  ca-  Agi  presidente  della  camera  di  cuimner- 
ilenze  alla  veneziana,  e  tutto  sul  dorso  ciò,  ed  il  . segretario  di  cpicsla  Franceichi- 
tlellc  barchette  vaganti  intorno  al  padi-  ni  di  cavaliere  dello  Speron  d'oro:  aiui 
glione  del  Papa.  Il  can.  Borioni  fu  ilcom-  riceverono  corone  preziose  benedette,  me- 
posilore  di  essa,  onde  far  cosa  grata  al  ve-  daglie  di  beiiemei  eiiza  e  altre  «nedaglie, 
Udo  Soiuuiu  Pontefice,  LNocchiero  e  Re,  ed  il  vescovo  ebbe  una  sonuna  di  denaro 
che  stampala  pure  a  parte  è  inlilolata:  Al  da  disUibuii  si  u'povcri  della  cillà,  a\jiiali 
JJi.sliiu  Peccatore  nel  ^iur/io  che  unO'  il  comune  e  la  camera  di  commercio  avca- 
ìiii-a  il  Por  tu  cV  AiLCoaa  distia  augusta  nodisj}cn»aio3o,ooo  libbre  di  pane.  Uice- 
prcic/iza,  Barcaiuola.  Da  ultimo  ebbe  xelleil  Papa  a  udienza  i  cardinali,  poi 
luogo  il  simulalo  incendio  cosi  «.!'  un  na-  uig.  Caduluii  \ escovo  diocesano  col  ca[>i- 
vighu  aucuiulo  òui.a  luce  del  porlu^cumu  lolu  della  callcdralc,  il  goulaluuiere  cui- 


U  M  A 

la  magistratura,  il  presidente  e  i  deputati 
del  commercio,  il  cav.  De  I3riick  col  co- 
mandante del  Miilimudie,  ed  altri  che  ac- 
colse colla  consueta  sua  amore  voltura,  a 
tutti  rivolgendo  parole  piene  d'affnbiiilà, 
di  gentilezza,  di  paterno  amore,  congra- 
tulandosi delle  ricevute  spettacolose  e 
sontuose  teste,  altamente  lodando  gli  an- 
conitani per  averli  ammirali  a  lui  divoli 
d'una  fede  sincera,  con  sua  inesprimibile 
compiacenza.  Si  recò  quindi  alla  grande 
loggia  del  palazzo,  e  nuovamente  colla 
massima  espansione  di  cuore  benedisse  il 
popolo,  salutandolo  eziandio  con  gesti  e 
contrassegni  di  sua  più  viva  all'ezione.  11 
che  ridesiò  nel  popolo  1'  entusiasmo  e 
l'animò  a  grida  di  divota  gioia, divagan- 
dolo dal  triste  senso  per  la  sua  imminen- 
te partenza;  cui  s'aggiunse  il  dispiacere  di 
una  fallita  speranza  di  godere  anche  un 
altro  giorno  la  di  lui  presenza  ;  essendo 
lutto  predisposto  onde  la  piazza  Maggio- 
re fosse  tutta  quanta  convertita  in  delizio- 
sissimo giardino.  Pai  lito  Gregorio  XVI 
da  Ancona,  lungo  la  via  gli  abitanti  di 
Falconara  lo  festeggiarono  con  due  archi 
a'iimiti  del  loro  territorio,  e  con  l'incon- 
tro del  clero  e  della  magislratur,T;  altro 
arco  eressero  gli  abitanti  di  s.  Marcello. 
Per  Chiaravalie,  le  cui  dimostrazioni  ac- 
cennai nel  voi.  LXXll,  p.  i  q  i ,  giunse  in 
Jesii^F).  La  fama  avendo  tosto  propalato 
Je  maguidche  feste  d'Ancona,  il  eh.  Gio. 
Francesco  Rambelli,  che  ne  fu  lieto  spet- 
tatore e  ammiratore,  pubblicò  poi  colle 
Stampe:  Gregorio  XF I  in  Jncona,  di- 
scorso letto  nella  sala  comiinitatii'a  di 
Persicelo  a  cCi  2q  settembre  i  84  '  per  la 
premiazione  degli  ahiuni  delle  pubbli- 
che scuole.  A'iQ  dello  slesso  seltembie 
lug.'  Cadolini  tenne  il  sinodo  diocesano. 
E  nell'anno  seguente  mg.'  Lucciardi  die 
nell'aula  del  palazzo  apostolico  un' y^r- 
cadenna  vocale  e  strumentale  per  solen- 
nizzare l'anno  XII  dell'  esaltazione  al 
soglio  di  Gregorio  XP I,  divisa  in  due 
parti.  Per  essa  il  can.  Borioni  compose  un' 
Ode  marinaresca,  Ancona  1 842  tipogra- 


U  M  A  77 

fui  BiilufTi.  Avendogià  Gregorio  XVI  ag- 
gregalo al  sagro  collegio  l'anconitano  car- 
dinal Ferretti,  volle  di  nuovo  rallegrare 
Ancona  con  creare  cardinale  l'altro  con- 
cittadino e  proprio  vescovo  Antonio  M. 
Cadolini  :  lo  promulgò  nel  concistoro  de' 
1  q  giugno  I  843,  gli  conferì  per  titolo  la 
chiesa  di  s.  Clemente  e  lo  dichiarò  protet- 
tore delle  ciltà  di  Umana  e  Sarsina,  an- 
noverandolo alle  congregazioni  cardina- 
lizie della  concistoriale,  de'  vescovi  e  re- 
golari, del  concilio  e  della  Laurelana. 
Laonde  l'avv.  Caslellanoa  suo  onore  [)ub- 
bli(X)  un'iscrizione  che  termina  con  que- 
ste parole:  ylnroiiitani gioite.  L'opera  di 
Gregorio  XVI  è  compila.  Impernccliè  il 
Papa  nuliendo  particolare  propensione 
per  Ancona  avea  esentalo  dalle  lasse  go- 
vernative coloro  che  di  nuove  fabbriche 
provvedessero  all'ampliazione  della  ciltà; 
di  più  avea  ordinalo  la  costruzione  del 
grande  arsenale  maritlimo. Di  conseguen- 
za allecasechesi  costruirono  fu  permenio- 
ria  dalo  il  nome  ói  Borgo  Gregoriano,  al 
quale  dipoi  fu  sostituito  l'attuale  di  >5or- 
go  JMaslai,  cognome  del  j>iceno  Ponte- 
fice che  regna.  Quanto  all'  arsenale  va 
letto  l'opuscolo  :  Relazione  della  sagra 
veremoìda  onde  fu  inaugurato  l'Arse- 
nale Anconitano  dall'  Em.'  Rev.'  del 
cardinale  Antonio  Tosti  pro-tesoriere 
della  R.  C.  A.  il  12  marzo iS56{c\i\al 
giorno  onomastico  del  Vi\i>a),  fatta  pub- 
blicare da  Ila  Camera  primaria  di  coni- 
ìncrcio  d'Aiicoììa,W\\'òf[Z  per  Gustavo 
Sartoij  Cherubini  tipografo  vescovile.  In 
fronte  vi  è  un  bellissimo  ritratto  del  car- 
dinale del  litografo  Maggi.  Queste  bene- 
ficenze dipoi  volle  Ancona  celebrare  con 
L'accademia  vocale edistrumentaleche 
il  municìpio  cV Ancona  dà  nell'aula  del 
suo  palagio  la  sera  de'6 febbraio ì8/\6 
per  festeggiare  l'anniversario  dell  inco- 
ronazione di  S.  S.  Gregorio  Xfl.  Inno 
allusivo  alla  benignità  di  S.  S.  verso  di 
Ancona^  novellamente  dimostrata  con 
la  graziosa  esenzione  delle  tasse  ec, An- 
cona 1 846  per  Sarloi  j  Cherubini.il  i  ."giù- 


78  U  M  A  U  M  A 

gno  1 846  [inssnlo  ai^li  eterni  riposi  Gregn-  qnie  nella  propria  chiesa  di  s.  Carlo  a'^a- 

rio  XVI,  il  cortlinal  Cadoliiii  da  Ancona  linnri,  nella  quale  l'illtislre  dtfnnlosi  era 

si  recò  al  conclave  per  l'elezione  del  sue-  tanto  adoperalo  coi  pio  suo  zelo  e  facoii- 

cessore,  e  segiù  nella  persona  del  regnante  dia  a  vantaggio  de'fedeli,  i  quali  erano  in- 

Poiilefice  Pio  !X  de'conti  IMastai,  la  cui  il  vitati  ad  assistervi  e  sulfragarlo,  con  epi- 

luslre  famiglia  nppnrienendoa!  ceto  patri-  grafe  posta  nella  porla  maggiore  delteiu- 

2Ìo  d'Ancona,  la  cillà  celebrò  il  faustoav-  pio  e  pubblicata  dal  n."  1  82  del  Giornrtle 

veniiDento  nel  modo  lifeiilo  dal  Supple-  di  Roma.  Qnal  vescovo  di  Cesena  l'avea 

ijienio  al  n.°  36  delle  Notizie  del  giorno  celebrato  in  purissimo  latino  il  can.Tilo 

I  846.  Scoppiala  la  rivoluzione  in  Roma  Masacci,  col  riportato  dal  Leoni  nell'^/?- 

(/"'.jnel  noveinbrei848,fataImenlesi  prò-  cena  illustrata,  p.  435.  Il  regnante  Pio 

pagò  in  lutto  lo  staio  in^^ieuie   alla   prò-  IX  nel  concistoro  de*5  setlendjre  i  85  i  Ira- 

inulgata  repubblica  romana, ilcbe  coslrin-  slatò  dalla  chiesa  arcivescovile  di  Tarso 

se  il  Papa  Pio  IX  [V.)  ad  invocare  il  soc-  l'attuale  zelante  e  saggio  pastore  mg/  An- 

corso  delle  potenze  per  re[)riiiiere  i  ribel-  Ionio  !M."  Benedetto  Antonucci  di  Snhia- 

li.  Pertanto  gli  austriaci  per  capitolazione  co  (  nel  quale  articolo  feci  cenno  di  sue 

a' I q  givignoi  84c)  «cullarono  nella  città  e  viriti  e  delle  ragguardevoli  cariche  diplo- 

foltezza  d'Ancona,  clic  tuttora  guarnisco-  iniitiche  esercitate  e  degli  altri  vescovati 

no,  liberando   il   venerando   cardinal  De  governati  con  lode,  ed  a'voli  ivi  riveren- 

Angelis  arcivescovo  di  Fermo  dalla  dura  temente  emessi  qui  aggiungo  :   Di  Tiì.i 

prigionia  che  per  100  giorni  avea  patito  di-iil  loiigam  pyliam  siipei'are sciìcctam^ 

nella  fortezza,  pel  sacrilego  arresto  fatto  cioè  ripetendo  quanto  l'ab.  Leoni  scri-^se 

di   sua  sagra  persona  da' rivoltosi   nello  dell' allora  vivente  predecessore  curdinil 

slesso  suo  arciepiscopio, essendosi  ancoat-  INembrini  a  p.  448  ;  e  così  la  diocesi  d'Au- 

lentato  a' preziosi  suoi  giorni  (ora  non  cona   ed  Umana  ne  potrà  ulteriormente 

occupano  gli  austriaci  che  Ancona  e  Bolo-  godere  l'egregie  doli  pastorali;  avendone 

gna,  poiché  a' 26,  2y  e  28  ottobre  1  856,  già  dato  prove  anche  quando  fu  nuov.i- 

le  truppe  pontificie  presero  il  luogo  delle  mente  la  citlà  d'Ancona  flagellala  dal  ler- 

ledesche  nelle  varieciltàdi  Romagna, con  ribile  oholera).  Imperocché   fuggii  pro- 

otlimo  ordine  e  col  miglior  accordo  colle  motore  eprincipale  contribuente,  per  da  • 

milizie  imperiali),  ludia'^y  giugno  prese  re  uu  asilo  alle  povere  giovanelte  anconi- 

in  Ancona  le  redini  ilella  pubblica   aro-  tane  rimaste  orfane  pel  morbo  nel  i8:)4 

niinistrazione  mg.'DonienicoSavelli  com-  enei    i  855.  Terminerò   con    ri[)elere   il 

niissariostraordinario  delle  Marche  e  del-  riferito  dall'uUiuìa  proposizione  coucisto- 

le  Provincie  d'Urbino  e  Pesaro.  Gli  sue-  riate,  cui  aggiungerò  alcune  parole.  Aa- 

cesse  mg/   Camillo   Amici  commissario  cona  notissima  Piceni rivitas  maritima, 

pontificio  straordinario  e  delegalo  aposto-  a  qna  notnen  sumpsit  illa  provìncia; ad 

lieo,  ed  a  lui  pi  omosso  a  pro-legato  di  Bo-  litus  Adriatici  maris  sita,  ac  par  tini  in 

legna, l'alluale  mg/ Lorenzo  Bandi. 11  ve  jìlano  et  partem  in  colle  aedifìcata,  in 

icovo  cardinal  Cadolini  nalo  a' 1 9  luglio  suo  triuin  fere  niilliarium  anihilu  una, 

1  77  1  in  Ancona,  ivi  morì  compianto  per  cunisuhurbìisquatuor  mille donios  et  tri- 

le  sue  egregie  virtù  il  1 .°  agosto  1  85 1,  12  gi/ita  circiter  mille  enumerai  e  ives.La  se- 

giorni  dopo  dacché  avea  compiti  80  anni  de  vescovile  d'Ancona  ed  Umana  è  imme- 

d'etìi.  Il  suo  corpo  fu  esposto  con  solenni  dialamente  soggetta  alla  s.  Sede.  La  catle- 
funeiali  nella  calledrale,  e  vi  reslòscpollo  diale  è  >ollo  l'invocazione  di  s.  Ciriaco, 
con  onorevole  lapide.  In  Boma  la  con-  lui  mala  di  gotica  struttura,  con  maestosa 
gregazione  di  s.  Paolo,  a  cui  avea  appai  le-  gradinata,  e  nntiporlico  tolto  di  marmo 
nulo,  gli  celebrò  solennemente  altre  esc-     sostenuto  da  due  belle  colonne  che  [iosa- 


U  M  A 
no  sul  dorso  di  due  gran  leoni  di  granilo. 
Antico  i)*è  il  dis("£;no  e  si  novera  fra  le  pili 
iinliclie  chiese  d'ilalia.  Due  grandi  navu 
te,  ciascnnn  di  fì  anlii  sofetenuti  da  niar- 
inciee  colonne,  die  in  un  pnnlo  concen- 
trico si  uniscono,  e  si  tagliano  ad  eguali  di- 
slonze, formano  una  pi  «fella  croce  greca. 
Nel  mezzo,  sjìslenula  da  4  grandi  pilaslri, 
s'ei  gè  la  cupola  re()Ulala  una  delle  prime 
elevate  in  Italia.  Dissi  già  elicla  primitiva 
(fitlediale  eia  sagra  a  s.  Stefano  proto- 
U/iiiliie,  e  sorgeva  fuori  le  mura  sul  colle 
AMagno,  demolita  neh  174  per  l'assedio 
di  Federico  1.  L'  odierna  eh'  è  sul  colle 
Guasco,  porlo  in  origine  il  nome  di  «.Lo- 
renzo arcidiacono  della  eliiesa  romana  e 
martire,  ed  ottenne  poi  quello  di  s.  Ciria 
co  vescovo  e  martire,  quando  nel  1  270  si 
licosliu'i  più  ampia  e  decorosa  pel  famoso 
arcliitello  INlargaritone  d'Arezzo.  Era  a." 
callediale  cjuando  esisteva  la  precedente, 
'  e  restò i."*  dopo  la  sua  distruzione.  In  essa 
non  vi  è  il  baltislcrio,  perchè  non  ha  la 
cura  d'anime.  Ha  i\ue  belli  sotterranei,  la 
cui  volta  è  sostenuta  da  ìi  colonne,  lii 
quello  detto  di  s.  Ciriaco  vi  riposano  le 
spoglie  de'ss.  Ciriaco,  Marcellino  1  e  Libe- 
rio; ha  5  altari,  de' cpiali  il  1."  è  innanzi 
I  urna  di  s.  Ciriaco,  negli  altri  riposano  i 
corpi  di  s.  Marcellino  I,  di  s.  Liberio,  di  s. 
Palazia,e  del  b.  Antonio  Fatati.  Incontro 
a  tale  sotterraneo  è  l'altro,  sovrastato  dal- 
la cappella  del  ss.  Crocefisso,  chiamato 
della  Madonna  delle  Lagrime,  e, non  ha 
che  il  suo  altare  in  cui  si  venera  l'imma- 
gine  della  B.  Vergine  col  divin  Figlio.  11 
dotto  can.  l'elrelli  ivi  neh  834  incomin- 
ciò un  museo  sagro  d'antichilà  cristiane, 
trovate  nella  diocesi  d'Ancona  ed  Umana. 
Sono  molli  anni  da  che  si  litenne  che  la 
cattedrale  minacciasse  rovina  a  causa 
d'un  cedinienlo  avvenuto  al  sinistro  lato 
del  fabbricato.  Dopo  falle  alcune  ripara- 
zioni e  inzeppature,  sembra  essersi  allon- 
tanato il  temuto  pericolo.  INoudimeno 
questa  principale  chiesa  e  santuario  fa 
conoscere  ra>soluto  bisogno  d'  altre  più 
grandi  riparazioni  e  di  ristorauienlo.    Il 


U  M  A  -M 

capitolo  si  compone  di  Ire  dignità,  lai.' 
è  l'arcidiacono,  le  altre  1' arci|)rete  e  il 
primicerio:  eravi  |(iirc  la  dignità  del  pre- 
posto, ma  reslo  soppressa.  Queste  dignità 
formano  cpiasi  uncoiptja  parie  e  non  han- 
no voce  in  capitolo,  e  vestono  dell'  abito 
prelatizio  nero,  dovendo perciòiinplorare 
d'essere  ammessi  Iva  pi-oloìiotari  aposto- 
lici titolari  o  onorari  (de'quali  riparlai  nel 
voi.  LXXl,  p.  8).  Di  12  canonici  conipre- 
.se  le  prebende  del  teologo  e  del  peniten- 
ziere, i  quali  hanno  per  capo  il  priore,  uf- 
(Irio  che  esercitano  per  turno  d'anzianità; 
di  6  mansionari  chiamati  canonici  soprati- 
nuoierari.  1  primi  hanno  1'  uso  del  roc- 
chello  e  della  cappa  paonazza  ornata  di 
pelli  d'ai  niellino  o  di  sela  cretnis  seconda 
le  stagioni,  e  nell'estale  la  niozzetta  di  se- 
la  paonazza.  I  canonici  soprannumerari 
hanno  1'  uso  del  rocchetto  e  della  cappa 
paonazza  ornala  di  pelli  Iiigie  o  di  seta 
nera  secondo  le  stagioni,  e  nell'  estale  la 
mozzetta  ili  seta  nera.  Di  4  chierici  bene- 
lìciali  cantori,  ac  iionruillox  rajìcllrtiins 
rccciitioris  iristilutionis  (del  cardinal  Ca- 
dolini),  che  vestono  la  cotta  e  l'alinuzia; 
e  d'altri  preti  e  chierici  addetti  all'ufllzia- 
tuia  divina.  Episcopale  palatiuiii  ad  e- 
jusdem  pene  montisradire^ pnsitninali- 
qtiaìittitn  distai acathedrali,ntdlamquc. 
reparatioiìcnì  caposcit.  Le  chiese  parroc- 
chiali d'Ancona  e  del  suburbio  sono  io, e 
tutte  munite  del  s.  fonte,  qnarimi  altera 
sub  titilli  s.  Blariae  de  Platea,  et  s.  Ho- 
chi  est  edam  collegiata,  la  cui  cura  di 
anime  il  capitolo  di  ii  canonici  la  fa  eser- 
citare dalla  dignità  del  preposto.  In  An- 
cona vi  sono  i  conventi  de'  domenicani, 
minori  osservanti, ca[)puccini,  conventua- 
li, agostiniani,  carmelitani  calzali,  mini- 
mi, serviti,  benfial  eli),  e  fratelli  dello  scuo- 
le cristiane;  ed  i  monasteri  delle  monache 
canonichesse  Lateranensi,  Clarisse  fiance- 
scane,  e  ripsimiane  armene.  Di  più  si  con- 
tano 3  conservalorii,  diversi  sodalizi,  l'or- 
fanotrofio, l'ospedale,  il  monte  di  pietà,  il 
seminario,  ed  altri  benefici  e  scientifici  stn- 
bilimenti.  Ogni  nuovo  vescovo  d'Ancona 


8o  U  M  ?, 

ed  Umnna  è  tns<!ato  ne'lihri  delln  camera 
apostolica  in  fìoiini  44^  '7^>  ^^^  '  f^i'"lli 
della  mensa  ascendono  a 8000  scudi  non- 
niillis  oncribus  gravali.  La  diocesi  st  e- 
sfende  per  un  territorio  di  circa  3o  mi- 
glia, e  comprende  più  luoghi. 

UMBERTO  DI  Marolles  o  Marou,- 
iEs(s.),  prele  religioso.  Nacque  a  Maiziè- 
res  suirOise,  due  leghe  lungi  da  s.  Quin- 
tino. I  suoi  genitori  Everardo,  il  quale  è 
onorato  del  titolo  di  bealo,  e  Popita,  co- 
uoscìute  le  ottime  di  hìi  disposizioni,  lo 
destinarono  al  servizio  degli  altari,  e  per- 
ciò il  condussero  a  Laon,  dove  ricevet- 
te la  tonsura  clericale;  poi  Io  miseio  in 
un  monastero  perchè  fosse  istruito  nel- 
la pietà  e  nelle  lettere.  Elevato  al  sacer- 
dozio, passò  alcun  tempo  nel  chiostio,  e 
ne  USCI  per  recarsi  a  dar  ordine  all'ere- 
dità de'  suoi  genitori.  Dopo  avere  accolti 
in  sua  casa  s.  Amando  e  s.  Nicasio,  li  se- 
giù  per  soddisfare  il  suo  desiderio  di  vi- 
sitare la  tomba  degli  Apostoli;  e  dicesi 
che  per  lo  stesso  motivo  facesse  dipoi  un 
secondo  viaggio  a  Roma.  Nel  suo  ritor- 
no visitò  s.  Amando  a  EInon;  quindi  si 
ritirò  nel  monastero  di  Alaroillesnell'Hai- 
naul,cui  donò  la  maggior  paite  della  ter- 
ra di  ÌNIaizières,  la  quale consiilerabile  do- 
nazione Io  fece  riguardare  come  fonda- 
tore  del  monastero  stesso  ;  ed  è  verosi- 
mile che  ne  prendesse  il  governo,  poi- 
ché que'  religiosi  sono  delti  suoi  ilisce- 
poli.IMoiì  verso  l'annoGSs  a'25  di  mar- 
zo, nel  qual  giorno  è  registralo  ne'mar- 
tirologi  dei  Paesi  Bassi,  di  Francia  e  di 
Germania.  Si  celebra  a'  6  settembre  la 
festa  della  traslazione  delle  sue  reliquie, 
le  quali  (ino  dal  Xi(  secolo  conservansi 
nel  detto  m<inastero. 

UMBERTO  o  UBERTO  Canlinale. 
Nacque  in  Lorena, benché  altri  lo  dicono 
tedesco  o  fiammingo,  ma  veramente  in 
Toul  ;  monaco  e  abbate  dell'ordine  di  s. 
Lenedetto  nel  monastero  di  ìMediano  nel- 
la dioceM  di  Toul  tra' monti  di  Vosago, 
divenne  celebre  e  insigne  nella  sua  età, 
come  dottissimo  e  chiaro  per  virtìi  e  sin- 


UM  B 
golarmente  versato  nelle  lingue  orienta- 
li. Per  tanti  meriti  fu  condotto  in  Roma 
nel  !o49  *^''^  ''•  Leone  IX,  che  lo  consagrò 
vescovoeil  inviòinSicilia  con  litolod'arci- 
vescovo,  per  istruire  que'popoli  nella  cat» 
tolica  religione.  Il  Grossi  nella  sua  Cata- 
nia sacra^  si  studia  di  provare  che  fu  ve- 
scovo e  arcivescovo  di  Catania,  conf  itan- 
do  il  Pirro  che  nella  Sirilia  sacra  io 
vuole  arcivescovo  di  Palermo.  Cardella 
non  è  persuaso  delle  «lue  lestimonianze.e 
soltanto  crede,  che  il  cardinale  ebbe  dal 
Papa  facoltà  e  giurisdizione  illimitata  su 
tutta  la  Sicilia.  Aggiunge,  che  nel  conci- 
lio romano  in  premio  di  sue  apostoliche 
fatiche  fu  nel  io5i  crealo  cardinale  ve- 
scovo di  Selva  Candida  (/^.),  cancelliere 
e  bibliotecario  di  s.  Chiesa.  A  ninno  me- 
glio che  a  questo  cardinale  credè  s.  Leo- 
ne IX  di  arlidare  il  governo  del  celebre 
monastero  di  Subiaco,  di  cui  nello  j3  Io 
elesse  abbate.  Non  mancò  egli  di  corri- 
spondere alle  pie  ifitenzioni  del  Papa,  eoa 
restituire  a  (]uel  santuario  la  monaslica 
disciplina  affatto  decaduta, e  incontrò  gra- 
vi didicoltà  per  mantenerla  nel  suo  vigo- 
re. Nel  io54  ?«•  Leone  IX  lo  spedì,  con  Pie- 
tro arcivescovo  d'  Amalli,  e  Fetleiico  di 
Lorena  arcidiacono  cardinale,  all'  impe- 
ratore Costantino  IX  Motio.maco,  che  li 
accolse  colle  maggiori  dimostrazioni  d'o- 
nore, ad  eft'eltodi  conciliare  una  pace  sta- 
bile e  una  permanente  concordia  tra  la 
Chiesa  greca  e  la  Ialina,  e  per  implorare 
soccorso  contro  le  scorrerie  de' norman- 
ni. Il  Labbé,  nella  Disx,  degli  scrillori 
ecclesiastici,  t.  i,p.  4^4>  ^  '''  P'T'ere,  che 
questa  legazione  (u  conferita  al  cardinal 
Umberto  nel  10?  i  ,cche  in  tale  occasione 
in  una  disputa  ch'ebbe  con  1'  ambizioso 
patriarca  di  Costantinopoli  Michele  Ce- 
rulario,  lo  convinse  tabnente  colla  forza 
degli  argomenti,  eh'  egli  non  seppe  più 
cosa  rispondere  :  di  parte  della  sua  di- 
spula feci  parola  nel  voi.  L,  p.  3c).  Dopo 
averlo  piìi  volle  avvisalo  e  palernamenle 
ammonito,  trovatolo  ostinalo  ne'suoi  er- 
rori, insieme  con  Leone  vescovo  d'Atrida 


UM  B 

eCostnalÌQo  sacellario  JcH'ituperatore,  e 
complici  del  patriarca,  nel  gran  tempio 
di  s.  Sofia  alla  presenza  del  clero  e  del 
popolo,  il  cardiuaie  lo  escluse  formal- 
mente coH'anatema  dalla  comunione  de* 
fedeli.  Lo  slesso  fece  col  dottissimo  e  ce- 
lebre monuco  studila  Niceta  il  Petto- 
rato^  di  cui  represse  1'  ardire,  e  strin- 
se per  tal  modo  coH'enicacia  delle  ragio- 
ni, che  quel  monaco  si  vide  ridotto  ad  a- 
natemalìzzare  il  proprio  libro  scritto  in 
difesa  del  Cerulario,  e  l' imperatore  co- 
mandò che  fosse  gettato  nelle  fiamme. Il 
cardinale  gli  avea  risposto  con  fortissima 
confutazione,  che  si  legge  nell'iiggiunte  al 
t.  I  I  di  Baronie  col  titolo  :  Refiitatìo 
tractatus  aediti  contra  Lalinos  a  Nice- 
ta  Peclorato.  Il  Goar,  Bihl.  de'  Padri, 
I.  4j  P-  I  73,  scrive  che  il  cardinale  eccedè 
in  alcune  cose,  come  più  dilfusamente  ri- 
ferisce Juveuin  nella  sua  opera  de'  A^- 
grameìili,(\\%<sei\.  5,quest.  8,cap.  i .  Si  può 
\edere  VA-ndies, Dell'origine  e  progressi 
d'ogni  letteratura,  t.  7,  p.  202  e  seg.,che 
chiama  ilcardiualeUbei  todiSelvabianca. 
Nel  io54  ricevuta  la  spiacevole  notizia 
della  morte  di  s.  Leone  IX,  carico  di  doni 
per  se  e  pel  monastero  di  Monte  Cassino, 
s'incamminò  perPvoma  onde  trovarsi  a'co- 
niizi  del  nuovo  Papa,  che  fu  Vittore  II. 
Questi  in  riguardo  a'  di  lui  meriti  colla 
s.  Sede,  non  solamente  confermò  gli  an- 
tichi privilegi  di  sua  chiesa  Selva  Can- 
dida, ma  ne  aggiunse  altri  ;  indi  Io  de- 
stinò legato  pontificio  a  Monte  Cassino, 
ove  per  l'elezione  del  nuovo  abbate  erao- 
si  eccitati  gravi  torbidi,  ne'quali  il  cardi- 
nale corse  rischio  di  lasciarvi  la  vita. Ma 
egli,  anziché  sbigottirsi,  intrepido  volle 
assistere  allo  scrutinio  del  nuovo  abbate, 
nel  quale  attesa  la  sua  vigilanza  e  saviezza 
rimase  eletto  il  suddettocardinal  Federi- 
co poi  Stefano  X.  Al  breve  pontificato  di 
questo  successe  nel  i  o58  INicolò  1 1,  che  nel 
ioSq  r  incaricò  di  comporre  e  stendere 
la  formola  della  professione  di  fede,  da 
pronunziarsi  e  giurarsi  pubblicamente 
dall'  eretico  Berengario  capo  de'  settari 

VOL.  LXXS.III. 


U  M  B  81 

Sagramentari,  nel  concilio  di  Lateratio 
alla  presenza  di  3i3  vescovi,  ch'egli  me- 
desimo sottoscrisse  nel  famoso  canone, 
che  comincia  Ego  Berengariiis,e  ripor- 
tato pure  da  Graziano.  Alessandro  II  de- 
terminò d'affidaigli  la  legazione  d'Inghil- 
terra, dove  in  numeroso  concilio  convo 
cato  nel  1072,  a  cui  intervennero  tutti  i 
vescovi  di  quel  regno,  quietò  le  differen- 
ze insorte  tra  le  chiese  di  Cantorbery  e 
York,  intorno  al  diritto  primazìale  del 
medesimo,  che  il  legato  credè  aggiuilicare 
aliai/,  dichiarando  l'arcivescovo  diCan- 
torbery  primate  di  tutta  1'  Inghilterra  ; 
quantunque  non  manchi  chi  pretenda  che 
di  tale  legazione  fosse  incaricato  il  cardi- 
nal Uberto  suddiacono  della  chiesa  ro- 
mana, come  rilevai  al  suo  articolo.  Il  pio 
cardinal  Umberto  fu  assai  commendato 
da  Lanfranco  arcivescovo  di  Cantorbery, 
qual  uomo  d'eminente  sapere,  pieno  di  re- 
ligione, e  di  santissimi  costumi  adorno. 
Scrisse  alcune  opere,  che  più  non  si  leg- 
gono, e  dopo  aver  contribuito  col  suo  suf 
fragio  all'elezione  di  Stefano  X,  Nicolò  II 
e  Alessandro  II,  non  facendosi  memoria 
in  quella  di  Vittore  II  come  assente,  pie- 
no di  meriti  riposò  nel  Signore  nel  1  074» 
0  forse  nel  precedente  anno,  altrimenti  si 
sarebbe  trovato  all'elezione  di  s.  Grego- 
rio VII.  D*  ordine  pontificio  fu  sepolto 
nella  basilica  Lateranense,  presso  la  tom- 
Ija  delle  ss.  Materna  e  Secondina.  Fecero 
del  cardinal  Umberto  onorata  menzione 
Canisio,  BellarminOjUghelli,  Ziegelba  ver 
e  molti  altri.  11  cardinal  s.  Pier  Damiani 
contemporaneo,  lo  disse:  occhio  limpido 
del  Sommo  Pontefice. 

UMBERTO  0  UBERTO  DI  SELVA 
CANDIDA,  Cardinale.  F.  Umberto  o 
Uberto,  Cardinale. 

LMBILICANI.  Eretici  esicasti ,  cosi 
chiamati  perchè  pretendevano  che  la  pre- 
ghiera non  poteva  esser  gradila  a  Dio  che 
colla  fissazione  degli  occhi  suU'umbilico. 
E  da  ciò  che  fu  dato  loro  il  nome  d'  um- 
bilicani,  tratto  dalla  parola  latina  Unibi- 
ZzVuijche  significa  umbilico.  E>icasta  poi, 
6 


82  U  M  B 

Hesycastes,  in  greco  è  la  slessa  cosa  the 
Quietista  in  francese,preso  solamente,  se- 
condo il  significato  grammaticale,  per  una 
persona  che  si  tiene  in  riposo,  per  allen- 
tlere  più  comodamente  alla  contempla- 
zione delle  cose  celesti.  Questo  nome  fu 
dato  nell'anlichilà  a  que'monaci  che  uni- 
camente occupavansi  della  Preghiera. 

LMBRIAo  ORllìRlA,  Umbria.  Le- 
gazione apostolica  del  dominio  della  s.òe- 
de,  la  quale  secondo  la  disposizione  del 
regnante  sovrano  Pontefice  Pio  IX,  de' 
22  uoven)biei85o,  comprende  le  illusUi 
provinole  ponlificie  e  delegazioni  aposto- 
liche di  Perugia,  Sjìoleto  e  Rieti,  nel 
modo  che  dichiaiai  nel  voi.  LUI, p.  229. 
Il  comune  de'geografl  la  chiama  grande 
contrada  d'Italia,  dalle  sponde  del  2V- 
{•ere  che  la  separava  dall'antica  Toscana 
o  Etruria,  sino  al  mare  Adriatico,  divisa 
in  due  parti  dall'Apennino  ed  abitala  da- 
gli umbri,  uno  de'  piìi  antichi  popoli  dcl- 
l'halia,  e  da'  galli  chiamati  seiioni.  Sue 
principali  città  erano  Rimini,  Urbino, 
Sinigaglia,  Spoleto,  Terni  e  Narni,  ed 
io  aggiungerò  Perugia,  la  cui  delegazio- 
ne comprende  parte  dell' i[///?/;/m setten- 
trionale, Bassa  Umbria  essendo  stala  de- 
nominata la  provincia  di  Cameriiìo  (  di 
cui  riparlai  a  Treia  e  altrove).  Il  F'antini 
riferisce  che  l'antica  Umbria  si  eslendeva 
al  di  là  degli  Apennini  verso  il  Mediterra- 
neo,e  pai  te  aldi  quade'medesimi  fino  alle 
onde  dell'Adiiatico,  perciò  aggiunge  die 
Sarsina  fece  parte  dell'Uudjria  Transa- 
pennina,  e  con  Dionigi  d'Alicarnassoe  Pli- 
nio chiama  gli  umbri  tra'più  anticiii  po- 
poli della  terra. Dicono  i  meilesimi  geogra- 
fi, che  il  territorio  montuoso  dell'Udibi  ia 
era  innaOiato  da'liiirni  Rubicone,  Seno  e 
Welauroje  che  poi  fu  rappresentalo  da' 
ducati  di  Spoleto  e  dUi  bino,  e  in  patte 
dal  Perugino.  Spoleto  pei  ò  fu  riguardata 
metropoli  e  regina  dell'  Umbria,  Spole- 
tium  aìiliciidssinium  L  iiìbiornin  Cajìut, 
dicendola  altri,  come  il  Panciroli, ///  Coni- 
vient.  ISotil.  utr.  Imi),  in  Imp.  (ìecicL, 
cap.   5i  ;  ed  ^ntit/uisòirna  Inibrornm 


U  MB 

Metropolis,  qualificandola  lo  Spanhe- 
mio,  m  Orb.  Rem.,  Lxercit.2,  nnnot.  ad 
art.  7.  Il  Marocco,  Monumenti  dello  Sta- 
to Pontificio,  t.  I  3,  |>.  90,  osserva  che  la 
provincia  dell'Umbria  rinchiude  rilevan- 
ti cose  e  città  magnifiche,  e  che  secondo 
alcuni  fu  così  chiamata  dall'onibrn,  poi- 
ché tal  regione  è  realmente  ombrosa  per 
l'altezza  e  vicinanza  degli  Apennini. Parte 
di  essa  fu  poi  chiamata  ducalo  di  Spole- 
to. In  sua  parte,  al  dire  degli  antichi  scrit- 
tori, sono  con) presi  anche  gli  umbri  di 
Sabina.  L'Umbria  è  dotata  di  valli,  col- 
line e  piani  bellissiuii.  Vi  nascono  bellis- 
simi tori  bianchi,  che  dagli  antichi  roma- 
ni erano  tenuti  in  molta  estimazione,  per- 
chè se  ne  servivano  i  trionfatori  ne*  loro 
'Trionfi  pe'  sagrifizi,  lavandoli  prima 
nel  fiume  Clitunno,  già  nel  leirilorio  di 
Trevi,  e  perciò  ivi  ne  riparlai  dicendo  di 
sua  singolare  proprietà  (  i  geografi  cele- 
brano i  cani  dell'  Umbria,  pregiati  per 
l'artlore  e  la  forza).  Dell'Umbiia  nomina 
il  Marocco  le  città  di  Rieti,  Narni,  Ter- 
tu',  omelia,  Todi,  Spoleto,  Norcia,  Pe- 
rugia, Foligno,  Assisi,  Spello,  Beva- 
gna,  Nocera,  ne'quali  articoli  e  in  quelli 
che  vado  scrivendo  in  corsivo  trattai  di 
molte  nozioni  riguardanti  l'Umbria,  del- 
le origini  degli  umbri  o  umbrioti  e  del  co- 
pioso numero  degli  illustri  che  vi  fiori- 
rono in  ogni  genere.  L'egubiiio  IMarcello 
Franciarini,  nella  Dissert.  sopra  1' antica 
città  d'Iguvio,  oggi  Gubbio  nell'Umbria, 
presso  il  Calogerà,  Opuscoli,  p.  233,  di« 
ce  che  gli  umbri  prol)abilmente  fabbri- 
carono le  città  deirUuibiia  e  non  altri.  Il 
dolio  p.  Antonio  da  Bignano  minore  os- 
servante, ntW Ch'azione  accademica  per 
la  consecrazione  della  restaurata  ba- 
silica di  s  iMaria  degli  Angeli  jìresso 
Assisi,  ecco  come  celebra  la  contrada. 
"  Tiensi  1'  Umbria,  fìorentissima  vallea, 
ricca  di  ridenti  vigneti,  ubertosa  di  pin- 
gui olivi,  e  di  frulli  e  di  fiori  e  di  fiumi  e 
di  colli  feracissimi,  tra  due  catene  di  mon- 
ti, continuazione  degli  Apennini  ;  ad  o- 
riente  il  Subasio  aspro  e  diflicile,  ad  occi- 


U  W  B 

(lente  una  vaga  concatenazione  di  ama- 
liili  colline  :  stringenlisi  a  quasi  ovale,  di 
.jua  a  mezzogiorno  lungo  il  convesso  se- 
no ove  giace  Spoleto,  di  là  alle  inegiudi 
falde,  donde  si  sale  a  Perugia.  Si  disse,  e 
ancor  nomaci  da  alcuni  Valle  Spoletina 
(anche  Valle  d'Undiria),  tal  nooie  ricor- 
dando la  famosa  antica  signoria,  che  in 
Spoleto  covava  ne'mezzi  tempi  il  non  po- 
co fuoco  e  continuo,  onde  ardevano  le 
itidiiine  discordie,  l'oi  te  dell'Umbria  Spo- 
leto e  Perugia,  le  circoslauno siccome  ba- 
luardi, ad  oriente  Trevi,  Pasiguano,  Spel- 
lo ed  Assisi  ;  ad  occidente  IMoute  Falco, 
Bevagna,  Gettona  ed  altri  minori  paesel- 
li :  Foligno  n'è  siccome  la  piazza  d'armi 
e  il  cuore,  punto  di  flusso  e  riflusso  <\e.\- 
l'alta  e  bassa  Uudjrìa  ".  Kmanuele  Luci- 
di, nelle  Memorie  .v/o/'/r/u',  tlichiara  che 
tutti  gli  scrittori  pili  antichi  convengono, 
che  i  primi  abitatori  d'Italia  fossero  gen- 
te sopiavatizata  al  diluvio  (di  Deucalio- 
ne),  e  questi  furono  gli  umbii.  E  siccome 
si  supponeva,  che  questi  umbri  si  fossero 
salvali  sulle  cime  de'  monti,  così  furono 
detti  ancora  Aborigeni  (ch'è  quanto  dire 
primi  abitatori  d'Italia:  ab  imbre,  dal- 
l' acqua,  vuole  Plinio  clie  il  loro  nome 
traessero,  quasi  dall'onde  sottratti);  sic- 
ché Un)bri  ed  Aborigeni,  sebbene  sieno 
nomi  diversi,  nulladimeno  indicano  sol- 
tanto que'  primi  sopravanzati  al  diluvio, 
i  quali  vennero  ad  abitar  Tltalia.  In  pro- 
gresso però  di  tempo  formarono  popoli 
tra  loro  diversi,  e  spesso  ancora  nemici, 
sebbene  fossero  della  medesima  origine. 
Questi  avanzi  dell'universale  diluvio, cre- 
scendo e  moltiplicando,  popolarono  pri- 
ma d'ogni  altra  parte  l'Etruria  (e  la  Sa- 
hìna,  Dionisio  d'Alicarnasso  ricoiioscen- 
ào  Rieti  antichissima  sede  degli  aborige- 
ni, onde  si  vuole  che  popolassero  anche 
l'adiacente  Lazio),  in  cui  secondo  Servio 
viene  l'Umbria  compresa,  ond'  ebbe  ori- 
gine l'antichiNsimo  e  potentissimo  regno 
Etrusco  o  sia  Italico,  di  qua  e  di  làdail'A- 
pennino  da  un  mare  all'altro,  e  dall'à- 
,    peunino  agli  eslreuii  confini  della  Cala- 


U  M  B  83 

brla.  Altri  scrittori  narrano,  che  Plinio 
stima  gli  umbri  la  piìi  antica  gente  d'Ita- 
lia, siccon)e  così  chiamati  da' greci,  per 
essere  sopravanzati  allepioggie  nell'inon- 
dazione della  terra.  Quindi  egli  pensò, 
neil'Etruria  essere  stati  gli  umbri,  indi 
i  pelasgi  e  poi  i  lidii.  Fiu'ono  detti  da'gre- 
ci  umbri  o  ombri  o  ombrici  da  Ornbros, 
che  significa,  secontlo  loro,  pioggia  impe- 
tuosa. Questa  etimologia,  non  approvata 
da  altri,  venne  bravamentesostenuta  dal 
p.  Bardetti.  Plinio  inoltre  e  con  esso  Sle- 
fluio  di  Bisanzio  e  il  Cluverio  li  vogliono 
detti  questi  popoli  umbri  dal  fiume  Om- 
brone  (  in  Toscana,  ma  vi  è  l'Orabrone 
Pistoiese,  Umbro  minor,  fiumana  tribu- 
taria dell'Arno  che  nasce  a  Langoncelli 
sulla  faccia  meridionale  dell'  A  pennino 
pistoiese;  e  l' Ombrone  Sanese,  Umbro 
major,  fiume  reale  della  Toscana,  nel  cui 
letto  confluiscono  molli  fiuuu  subalterni 
o  fiumane,  e  tributa  tliretlamenle  le  sue 
acque  al  mar  Toscano  o  Tirreno,  scatu- 
rendo le  prime  copiose  fonti  da'  massi  di 
macigno  del  poggio  posto  a  cavaliere  del 
villaggio  di  s.  Gusmè.  Ma  il  critico R.epel- 
li,  nel  Dizionario  della  Toscana,  prote- 
sta. »  Sulla  etimologia  dell'Ombrone  Pi- 
stoiese mollo  distante  dall'Ombrone  Sa- 
nese,  che  vogliono  alcuni  derivasse  il  suo 
nome  da'popoli  umbri,  allorché  essi  pri- 
ma degli  etruschi  abilaronoiu  queste  con- 
trade, é  miglior  cosa  non  parlare  per  ti- 
more di  dir  peggio").  Osserva  il  Caliudri, 
che  nel  regno  d'Anzico,  oell'  Africa,  vi  è 
un  fiume  detto  Und)ria.  Gli  undiri,  pre- 
tendono alcuni,  furono  celli  d'origine,  e 
circa  il  paese  da  loro  abitato  in  Italia,  Ze- 
Modolo  Trezenio,  presso  Dionisio,  scritto- 
re della  storia  di  questi  umbri,  li  fa  indi- 
geni di  Rieti,  indi  cacciati  di  là  da'pelasgi 
li  fa  passareilNar,  oggi  la  Nera,  e  fermarsi 
intorno  la  stessa,  e  chiarnarsi  sabini,  al  che 
ripugna  Catone.  Anche  lo  Sperandio,  Sa- 
biìia  sagra  e  profana,  impugna  l'opinio 
ne  di  Zeuodoto,  e  contro  il  suo  sentimen- 
to rilenendo,  che  non  i  luu;^hi  alle  perso- 
ne, ma  queste  a'  luoghi  diedero  il  loro  no- 


84  U  M  B 

me  ;  laonde  per  quanto  concedasi  a  Zeno- 
cloto,  essere  i  saijini  slati  umbri  anch'essi, 
e  non  già  percliè  godessero  1'  ombre  nel 
paese  da  essi  abitalo  che  loio  fiicevano  gli 
alti  Apennini,ma  perchè //??/)r/Z)?/.?  terrai 
ìinaiclantihus  supcìjìierant,  ed  erranti 
nella  divisione  della  terra  vennero  a  pren- 
der sede,ch'è  il  vero  senso  de'sinoniini  um- 
bri, aborigeni,  pelasgi  ec,  co'quali  si  tro- 
vano chiamati  i  primi  abitatori  dell'Italia 
poco  appresso  al  diluvio;  il  nome  poi  di 
sabini  che  dagli  altri  li  distinse,  l'ebbero 
in  seguito  da  un  Saba,  e  da  questo  Sabi- 
no e  Sabina  fu  anche  detto  il  loro  paese. 
11  Nibby  nel  Discorso  preliminare  clel- 
V Analisi  de^dintorìii  di  iiow<7,  riferisce 
che  coincide  la  venuta  di  Oenotro  figlio 
di  Licaone  re  d'Arcadia  e  de'  primi  pela- 
sgi in  Italia,  pochi  anni  dopo  il  diluvio  di 
Deucalione, inondazione  terribile  alla  qua- 
le r  Italia  e  sopiatlutto  la  compagna  di 
Homa  andò  soggetta  insieme  a  tutte  leal- 
tre  regioni  basse  che  attorniano  il  Medi- 
terraneo; emigrazione  che  crede  potersi 
fissare  verso  l'anno  i5oo  avanti  l'era  vol- 
gare, ossia  circa  una  generazione  dopo 
quel  diluvio,  catastrofe  improvvisa  che 
ben  pochi  scamparono  sulle  vellede'mon- 
ti  più  alti.  Essi  furono  quelli  che  poscia 
formarono  il  nucleo  della  popolazione  in- 
digena d'Italia,  noto  nella  parte  centrale 
col  nome  di  Umbri,  la  cui  etimologia  vol- 
le trarsi  da  Tmher,  diluvio,  come  quelli 
che  essendo  durante  il  diluvio  scampati, 
potevano  appellarsi  diluviani.  Perciò  an- 
tichissimo popolo  d'Italia  Io  chiama  Flo- 
ro, e  Dionisio  afferma  che  gli  umbri  mol- 
teconlradedeirjlalia  abitavano,  ed  erano 
una  nazione  fortissima  ed  antichissima. 
Ed  Erodoto  narrando  la  tradizione  dello 
stabilimento  in  llalia  de'lido-tiireni,  av- 
venuta a' lem  pi  di  Alis  figlio  di  INI  nne,  mo- 
stra che  que'coloni  trovarono  le  terre  oc- 
cupate dagli  umbri.  Gli  uuìbri  furono  lo 
stipile  de'sabini,  popolo  potentissimo  ne' 
primi  tempi  d'Ilalia,  ed  esso  stesso  fu  sti- 
pile di  tante  altre  potenti  e  bellicose  tri- 
bìi,  i  Piceni,  gli  Ernici,gli  Equi,i  Marsi,  i 


UMB 

Veslini,  1  Peligni,  i  Sanniti,  i  Lucani  ed  i 
Bruzi,  ch'è  quanto  dire  che  gli  umbi  i  per 
mezzo  de'sabini  loro  disrendenli  furono 
lo  stipile  delle  popolazioni  più  bellicose 
dell'Italia,  che  coprirono  i  gioghi  dell'A- 
pennino.  Rimane  fermo  per  tanto,  tlice 
]Nil)by,  che  all'epoca  della  venula  di  Oe- 
notro in  llalia,  insieme  con  Peucezio  suo 
fratello  (col  cui  nome  furono  chiamale 
Peucezi  le  sue  genti  che  per  la  i.^  volta 
presero  terra  di  sopra  al  promontorio  .Ta- 
pigio  :  vedasi  A ntoiiii  de  Ferrariis  Cri' 
latei,  De  sita  Japigiae  liher  notis  illii- 
stratus  cura  et  studio  Jo.  Bernardini 
Tafiiri,  presso  il  citato  Calogerà  p.  29  ), 
gl'indigeni  che  per  la  sopravvenuta  inon- 
dazione eransi  ritirali  sul  dorso  dell'  A- 
pennino  furono  quelli  che  poscia  vennero 
designati  col  nome  di  Umbri  e  di  Sabini 
nella  parte  più  vicina  alla  campagna  ro- 
mana. La  spedizione  di  Oenotro  dalle  ter- 
re paterne  dell'Arcadia,  Dionisio  e  Pau- 
sania  la  riguardano  lai."  e  la  più  antica, 
che  fu  mandata  dalla  Grecia  a  l'ondar  co- 
lonie in  Italia.  Le  terre  ove  approdò  Oe- 
notro, abitate  allora  dal  popolo  indigeno, 
questo  per  lungo  tempo  conservò  il  suo 
nome,  e  fu  stipile  degli  Osci  e  degli  Au- 
runci,  come  gli  Unìbii  lo  furono  de' Sa- 
bini. Quindi  all'  epoca  della  venula  di 
Oenotro  formossi  una  naturale  divisione 
del  popolo  abitatore  dell'Italia,  cioè  indi- 
genie  avventiziigl'indigeui  si  dissero  Um- 
bri verso  settentrione,  Ausoni  verso  mez- 
zodì, e  gli  avventizi  fiuono  appellali  Oe- 
nohi  verso  occidente,  Peucezi  verso  orien- 
te da'condoltieri  rispettivi.  Avendo  Oe- 
notro riconosciuto  esser  le  terre  alle  a'pa- 
scoli  e  alla  coltivazione,  e  non  molto  po- 
polale, purgò  una  parte  di  esse  da'barba- 
ri,  cioè  dagli  indigeni,  e  fabbricò  molte 
borgate  contigue  fia  loro  sui  monti,  secon- 
do il  costume  antico.  L'Oenolria,  del  se- 
no Tirreno  e  della  lerra  Ligure  formò  le 
3  divisioni  dell'Italia  occidentale.  Da'  re 
dominatori  Oenolio,  Italo,  IMorgetee  Si- 
culo, le  popolazioni  si  dissero  Ocnotri.  I- 
lali,  Rlorgeli  e  Siculi,  e  di  essi  come  de' 


U  MB 

toscani  e  degli  umbi'i  parlai  ad  Italia.  Si 
può  vedere  il  Colucci,  Antichità  Pice/ie, 
1. 1 ,  nelle  Dissertazioni:  i  /  Dt  primi  abi- 
tatori del  Piceno,  che   dichiara  i  siculi 
ptoveaietiti  dulia  Grecia,   a.^  Della  ori- 
gine de  Piceni  del  can.  Catalani,  in  cui 
ii  dice  che  anco  gli  luubri  parche  possano 
aver  luogo  fra  gli  antichi  abitatori  del  Pi- 
ceno j  e  che  molle  città  poi  Iticene  sono 
stale  in  tempi  non  remoli  annoverate  nel- 
l'Umbria, come  Ancona,  Sinigaglia,  Fa- 
no, Jesi,  Senlino  oggi  Sassoferralo,  Ma- 
idica, Pioraco,  Altidio  o  Altiggio  e  Pili- 
uo  Mergense.  3."  De' \>ari  confini  del  Pi- 
ceno, di  quelli  della  provincia  dopo  la  di- 
scesa degli  umbri,  i  cui  primi  limiti  pro- 
babilmente si  estesero  dal  Matrino  al  Ru- 
bicone lungo  le  spiaggie.  De'confìiii  della 
provincia  dopo  la  discesa  degli  umbri,  i 
quali  occuparono  tutto  il  trailo  che  tene- 
vano i  siculi,  ed  i  termini  della  regione  si 
confusero  coll'Umbria  e  si  popolarono  le 
parti  Mediterranee.  De'coufiui  del  Pice- 
uo  dopo  l'arrivo  de'sabini,  dopo  la  disce- 
sa de'  galli  senoni  nelle  terre  di  là  d'An- 
cona. De'confini  del  Piceno  dopo  cacciati 
i  galli  senoni  della  regione  tia  Ancona  e 
il  Rubicone.  De'confini  del  Piceno  dopo 
la  divisione  dell'Italia  falla  da  Augusto,  e 
per  la  quale  la  6."  comprese  l'antica  Um- 
bria, che  corrisponde  a  una  parte  della 
Marca  d'Ancona,  ad  una  parte  della  Ro- 
luagna  Toscana,  al  ducato  d'Urbino,  ad 
una  porzione  del  territorio  di  Perugia,  al 
contando  di  Ciltà  di  Castello,  e  alla  più 
gran  parte  del  ducato  di  Spoleto.  E  della 
divisione  del  Piceno  sotto  Adriano,  in  Pi- 
ceno Annonario  tra  il  fiume  Matrino  e 
l'Esi,  e  in  Piceno  Suburbicario,  come  a 
lioma  più  prossimo  e  sotto  la  dipendenza 
del  vicario  di  Ronia.  4-'  De'  \>ari  popoli 
che  hanno  abitato  il  P/ter/iO,SicuIi,Libur- 
ni,  Umbri,  Etruschi,  Sabini,  Galli  Seno- 
tìì  e  Romani.  Crede  ii  Colucci,  che  dopo  i 
siculi  e  i  liburni,  successero  gli  umbri  a 
cacciar  via  tutta  la  gente  che  trovarono 
nella  proviucia  che  fu  poi  del  Piceno,  e  ne 
diveuueiu  padroni;  e  pare  che  prima  oc- 


U  M  B  85 

cupassero  le  campagne  che  restanoaldi  là 
d'Ancona,  dette  poi  della  Gallia  Senonia,e 
da  esse  forse  si  saranno  poi  estese  fino  alla 
Daunia  o  Puglia,  composta  della  moder- 
na provincia  di  Capitanata  e  di  parte  del- 
la Basilicata.  Riconosciuta  la  loro  remota 
origine,  riporta  le  opinioni  di  quelli  che 
credono  gli  umbri  come  una  propagiue 
degli  antichi  galli. Quindi  di  chi  ara, che  fra' 
lauti  popoli  i  quali  in  diversi  tempi  dimo- 
rarono in  Italia,  questo  degli  umbri  può 
darsi  il  vanto  di  essere  rimasto  fino  al  pre- 
sente, se  pure  può  credersi  che  da  loro  di- 
scendano gli  abitatori  dell'Umbria,  ovve- 
ro che  variati  i  popoli  per  le  tante  vicen- 
de neiritalia  accadule,  il  nome  solo  rima- 
se alia  nazione  che  aveauo  tenutogli  um- 
bri, la  quale  al  riferire  di  tutti  gli  scrittori 
abbracciava  i  paesi  che  sono  posti  tra  il 
mare  Tirreno,  e  l'Adriatico  dall'Arno  fi- 
no al  Nar  oggi  Nera,  le  quali  terre  poi  si 
restrinsero  per  le  successive  occupazioni 
degli  etruschi.  Rilieuechegli  umbri  giun- 
sero a  confinar  co'liguri,  I'  Arno  divideu- 
dolida'toscani  nel  punto  incuisicongiuii- 
gè  coirOmbrone,  e  qui  segue  l'opinione  di 
quelli  che  dicono,  che  l'Ombrone  comu- 
nica all'Umbria  colle  sue  acque  il  nome. 
Laonde  l'Umbria  si  restrinse  cogli  stessiA- 
peunini,allri  situandoli  Ira  ilPiceuoeilPo, 
considerando  forse  per  Umbria  il  tratto 
dell'Agro  Gallico,  ch'era  stalo  degli  um- 
bri prima  dell'mvasione  degli  etruschi,  e 
fu  dell'Umbria  dopo  la  divisione  che  del- 
l' Italia  fece  Augusto.  A  dare  il  Colucci 
una  giusta  idea  di  tale  Umbria  conteriui- 
ne  del  Piceno,  per  quanto  raccolse  dagli 
antichi  geografi,  ne  die  questa  breve  de- 
sciizione.  L'Umbria  all'occidente  era  li- 
mitala dal  fiume  Utente,  oggi  Montone 
nella  pai;le  superiore  e  nell'intieriore  Fa> 
gnone,  facendo  passare  una  linea  da  que- 
sto fiume  per  le  sorgenti  del  Tevere  fino 
all'unione  del  Tevere  colla  Nera  che  al 
mezzogiorno  eragli  confinante.  11  mezzo 
del  fiume  Esi  dello  Fiuuiesino  (corre  Ha 
Sinigaglia  e  Ancona,  e  die  il  nome  a  Jesi 
di  cui  u  mezzogiorno  bagna  le  mura  :  uu' 


86                     U  M  B  U  M  B 

«ce  tra  gli  Apeiinini,  e  passa  tra  Mulelica  dai  Lazio  e  l'ai  rivo  nel  Piceno  temilo  ai- 
e  Fal)iiaiio)  circosciiveva  la  regione  da  loia da'siculi, non  è  possibiledeterminar- 
parte  dell'oliente,  e  al  seltentiione  il  ma-  lo;  forse  qualche  centinaio  d'anni.  Dal- 
ie A<iri.Tlico.  Tolomeo  suddivise  questa  l'ari  ivo  de'pelasgi  al  tempo  in  cui  scrisse 
Umbria  in  Olunibria  e  in  T  iluiiil)ria.  La  Scilace,  corsero  più  di  7  secoli,  e  siccome 
1/ slava  di  qua  e  la  2."  di  là  dall'Apeiuii-  Scilace  nomina  l'Umbria  dopo  laDaunia, 
no.  Passa  poi  il  Colucci  ad  esaminar  l'in-  e  nell'Uinbria  novera  Ancona,  ciò  spiega 
certa  questione  del  tempo  in  cui  gli  umbri  che  gli  umbri  esistessero  nel  Piceno  assai 
si  recarono  nel  Piceno,  e  si  limita  a  segui-  lungamente,  e  se  furono  loro  ritolte  le  par- 
ie l'Olivieri,  Dìsser fazione  sulla  fon-  ti  che  poi  passarono  ad  essere  della  Gal- 
dazìone  di  Pesa  IO /\\  i\wà\t  cunwewe  l^e.\  lia  Senonia,  e  le  più  vicine  all'Umbria 
credere  cbe  gli  umbri  non  si  mossero  per  propriaiiieiite  detta  e  die  oggi  pure  si  di- 
queste parti  se  non  dopo  il  5io  avjinli  ce  tale,  non  perdei ono  per  questo  le  va- 
Roma,  ossia  i253  innanzi  Gesù  Cristo,  ste  campagne  che  intercedevano  tra  An- 
Giunti  allora  i  pelasgi  nel  Lazio  furono  cona  e  la  Daunia. Forse  a'iempi  di  Scilace 
ridotti  al  caso  di  abbandonar  loro  le  ter-  si  era  anclie  stabilito  il  l'iceno,  che  due 
le,  e  come  venivano  lasciando  a'  nuovi  o-  secoli  dopo  era  in  auge  e  in  gran  fiore,  ma 
spili  altii  popoli  quel  terreno  di  cui  rima-  perchè  era  popolo  nascente,  e  il  dominio 
uevauo  voloulariamenle  spogliali.  Dalle  degli  umbri  era  prevaluto  alla  fama.  Di 
terre  Laliuealle  Picene  non  intercede  uno  poi  recandosi  nel  Piceno  gli  etruschi,  si 
spazio  tanto  ristretto.  1  pelasgi  da  prima  fecero  strada  a  forzad'armi,  e  perchè  loro 
non  si  può  credere  che  volessero  una  gran  si  opponevano  gli  umbri,  allora  molto  po- 
legione.  Si  saran  dilatati  secondochè  si  tenti  e  assai  este.si  per  tutta  l'Italia,  fece- 
■venivano  nioltij)licando,  e  perchè  questo  10  man  bassa  sopra  di  essi  per  tal  modo 
succedeva  a  poco  a  poco, coj\do\eano gli  che  abbatterono  al  suolo  3oo  città,  circa 
umbri  insensibilmente  venire  verso  il  l'i-  5io  o  55o  anni  avanti  la  fondazione  di 
ceno.  Con  questo  Colucci  volle  dire,  che  Roma,  epoca  però  di  congettura  ignoran- 
gli  umbri  non  saranno  capitati  nel  Pice-  dosi  la  precisa;  tutlavolta  gli  etruschi  noa 
lio  subito  dopo  l'arrivo  de'  pelasgi,  ma  possederono  mai  tutto  il  Piceno.  Intanto 
moltissimi  anni  dopo;  siccome  le  terre  Pi-  i  galli  invaghiti  dellebellezze  d'Italia  l'io- 
cene  e  quelle  d'Abruzzo  erano  le  più  re-  festarono  fieramente,  onde  molti  de'Ioro 
mote  del  Lazio  e  per  conseguenza  dovea-  popoli  emigrando  dalle  proprie  patrie  ne 
no  essere  ancora  le  ultime  ad  occuparsi,  occupai'ono  diverse  parti,  e  fra  ([uelli  pe- 
Poithè  riflelle,sulla  disianza  di  questecon-  netrati  nel  Piceno  i  primi  vi  furono  con- 
trade dalle  tene  Latine,  che  in  confronto  dotti  da  Belloveso  proveniente  dalla  Gal- 
dell'altre  tenute  dagli  umbri  sono  le  più  lia  Celtica,  circa  55o  anni  innanzi  Tedi- 
lontane,  non  dovendosi  misurare  per  li-  flcazione  di  Roma,  successi  200  annido- 
nea  iella,  ma  coH'ordine  del  viaggio  che  pò  da'galli  senoiii,  dopo  aver  preso  Ro- 
fécero  gli  unibii,  che  vaniti  dall'Umbria  ma.  Ma  questa  data  non  può  airatlo  sla- 
propria  ebbero  primieramente  a  toccare  re,  edevesi  di  molti  secoli  ritardare.  Coli- 
le terre  della  Gallia  Sciionia  e  le  convi-  vengo  poi  col  Colucci,  ove  narra  che  ve- 
cme.Di  là  poi  pervenneio  nelle  Picene,  e  nuli  i  galli  senoni  con  Brenno  in  Italia, 
uà  queste  a  quelle  dell'Abruzzo,  che  per-  dopo  aver  leiiulo  Roma  per  7  mesi  con- 
ciò doveano  essere  le  ultime,  ed  in  que>lo  linui,  trovando  resistenza  in  ogni  parte,  e 
senso  Colucci  le  chiamò  le  più  lontane  forse  pure  dagli  altri  galli  ch'erano  giuu- 
dc«l  Lazio,  misurando  la  lontananza  col  ti  prima  di  loro,  si  stabilirono  nel  Pice- 
viaggio  che  fecero  gli  umbri.  Quanto  lem-  no  di  là  d'Ancona  fino  al  fiume  Utente 
pò  tosse  iuipiegato  dagli  umbri  tra  la  fuga  o^gi  Montone,  cacciaudouc  gli  elruscbi 


U  I\I  B 
chi;  nveaiio  tolto  il  paese  agli  untbri.  Cre- 
de Cokicci  the  edifica lorio  Si/iigdg/id 
(/  .),  leiiuaiidosi  97  nnni  incjue'territùrii 
cli«  per  ciò  si  dissero  Agro  Gallico,  ed  i 
limili  d'Italia  si  circoscrissero  ad  Ancona. 
La  regione  occupala  dagli  umbri  nel  Pi- 
ceno Annonario,  da'  galli  fu  appellala 
Calila  Sciionin,  dopoché  se  ne  resero  si- 
gnori, e  ne  fecero  capo  Sinigaglia.  Nella 
disserlazione  5.'  traila  il  Coliicci:  Dc\ut- 
il  numi  dilli  al  P/rv/w.  I vi  nuovamenle 
(ralla  della  venula  degli  umbri  ad  abi- 
tate la  provincia,  i  quali  le  dierono  il  nu- 
me di  Lnihria,  Nella  6.'  dissertazione  di- 
scorre: Delle  metropoli  del  Piceno.  An- 
cona (di  cui  meglio  ragionai  atl  Umana) 
fu  la  i*  più  aulica  metropoli  delia  pro- 
vincia, Aseoliiix  metropoli  del  P/ct'/iO  do- 
po l«  venuta  de' sabini,  Sinigaglialo  fu 
dell'  Agro  Gallico  quando  Ascoli  lo  era 
del  L'iceno.  Seguono  altre  6  dissertazioni: 
Della  condizione  delle  città  Picene  pri- 
ma clic  si  assoggettassero  al  popolo  ro- 
mano. Della  società  stahilita  da' roma- 
ìli  co'  piceni.  Della  fedeltà  de'  piceni 
i'erso  i  romani.  Delle  prime  guerre  de' 
romani  co'  piceni.  Della  condizione  del- 
le  città  Picene  sottomesse  a'  romani. 
Della  confederazione  degli  antichi  ca- 
merti  co'  romani.  In  quesl' ultima  Co- 
lucci  fa  la  diiilinzìonetrovarsi  in  Italiadue 
città  chiamale  Ca merlo  o  Camars,  e  due 
popoli  delti  Camerli,  cioè  Chiusi  e  Ca- 
;//('rmo,i  chiusini  e  i  camerinesi,la  i  .*  nel 
Y  Etruria  o  Toscana,  la  a.*  uell'  Umbria 
e  pope  li  umbri  i  camerli.  Sorge  Cameri- 
no dopo  l'ultima  catena  dc'monli  A  pen- 
nini verso  il  Piceno,  ove  l'antico  Piceno 

confinava  coli  Umbria.  Camerinofiid;i"li 

o 

:iutichisen>pre  considerata  città  degli  um- 
bri e  contermine  coU'anlico  Piceno. Chiu- 
si dimise  l'antico  ooraedi  Camurs,  ed  il 
Icrmine  etrusco  divenne  Ialino  e  si  disse 
Clusiuni.  Camerino  lo  variò  solauìente, 
ina  lilenue  indiiTerenlemente  tanto  il  Ca- 
mcrium  e  Camertes,  quanto  il  Camrri- 
nume  Camerini.  Caiiibuimenli  avvenuti 
per  opera  devoniani  coiiquÌ5lalori,esbeu- 


U  M  B  87 

do  soliti  ridurre  l'antico  nome  u  termine 
latino,  latinizzandolo  dal  greco,  o  etrusco, 
o  s.ibiiio,  o  umbro  che  fosse  stalo,  e  la  lin- 
gua umbra  poco  dall'etrusca  dissomiglia- 
va. Quando  Clusium  perde  alF.itlo  l'an- 
tica denominazione  di  Camars,  ed  i  chiu- 
sini di  6V////(r/t'.?,  i  camerinesi  continua- 
rono pure  a  chiamarsi  Camertes.  Colucci 
vuol  (irovare,  che  l'aggiunto  di  l/nhrial 
Camertes  era  essenziale  per  indicare  i 
cameiinesi,  per  i  chiusini  essendo  stipei*- 
fluo.  Nella  ricordala  dissertazione  Coluc- 
ci, rendendo  ragione  che  l'  Umbria  Tu- 
scia non  fu  nella  vera  Toscana,  ma  solo 
parte  deirElruria,non  come  dicono  alcuni 
della  posta  di  là  dal  Tevei  e,ma  parte  bensì 
della  2.*  e  della  3."  vale  a  dire  prima  con- 
finala dal  Tevere  e  dal  mare  itjferiore, 
nella  1.'  Etruria  non  essendosi  compresa 
altra  nazione  che  1'  etrusca.  L'  Unibria- 
Etrusca  nel  Piceno  non  fu  se  non  quella 
parte  dell'  Agro  Gallico  posseduta  dagli 
umbri,  indi  dagli  etruschi,  poi  da'  galli,  e 
finalmente  denominata  anch'essa  Piceno, 
perchè  attribuita  al  Piceno  dopo  la  fuga 
de'galli.  Da  tuUociò  sembra  al  Colucci  di 
aver  più  posto  in  chiaro,  che  se  T.  Livio 
ha  distinto  nelle  sue  storie  i  camerti  um- 
bri con  denominarli  Camertes  Umbri  et 
Camertes  Umbrorum,  sotto  (jueslo  no- 
me non  ponnonèsi  potranno  mai  inleo- 
dere  i  chiusini,  perchè  essi  furono  popoli 
dell'Elruria  o  Toscana, e  non  dell'Um- 
bria come  altri  pretendono.  Prima  del 
Colucci  erasi  pubblicata  la  Dissertazione 
VI  dell'ab.  Gaetano  Cenni  :  De' Camerti 
L  mi/'/.  Ratìnuentali  questi  da  Livio  l'au- 
no  di  Pvoma  444>  "'^'  secolo  decorso  sidi;- 
sto  grave  controversia  tra  gli  eruditi,  chi 
fossero  tali  Camerli,  perchè  Chiusi  an- 
ticamente si  disse  Camers,  e  Camertes  ì 
di  lei  cittadini,  e  Camerino  autioamentd 
compresa  nell'Umbria,  ebbe  denominali 
i  suoi  cittadini  Camertes.  Conclude  il 
Cenni.  Se  delle  due  opinioni  moderne, 
cioè  di  chi  vuole  che  i  camerli  untbri  fos- 
sero i  chiusini;  e  di  chi  sostiene  essere  ^ta- 
ti i  camerìuesij  dovesse  una  preftirirseut;, 


88  U  M  D 

senza  nggiungenie  una  3."  clie  le  rigetti 
amliedue,  la  viticereblje  senza  (Itil)Ijio  la 
i.",  sebbene  ambedue  le  dicbiaii  strava- 
ganti. Seguendo  quindi  Giulio  Frontino, 
dice  che  i  canierti  umbri  erano  abitatori 
d'una  piccola  terricciuola  o  ignobi!  castel- 
lo posto  nell'Umbria  e  dipendente  dalla 
capitale  di  Clu'ii.s!,  poiché  non  erano  già 
le  XII  principali  città  d' Elrnria  così  ri- 
strette, che  nou  distendessero  assai  da 
Jungi  il  loro  territorio,  terminando  con 
tacciare  Livio  di  esagerazione  nel  raccon- 
to rigtiardante  gli  umbri  camerti.  L'  ab. 
Gio.  Battista  Tondini  in  dissertazione  che 
posseggo  ms.  nega  che  i  camerinesi  fu- 
rono i  camerti  umbri,  e  sostiene  che  gli 
iiinbri  fabbricarono  nel  Lazio  Cameria, 
p  che  diversi  scrittori  altribnirono  i  fat- 
ti riguardanti  Cameria  a  Camerino,  e  di 
Cameria  raccolse  le  notizie,  dicendo  che 
i  suoi  abitanti  si  chiamarono  camerini. 
Il  citalo  Nibby,  parlando  di  Cameria, 
Camcriitiiì,  la  dice  fondata  dagli  abo- 
rigeni, che  altri  vogliono  lo  stesso  che 
imibri,  circa  aS  miglia  da  Pioma,indi  di- 
strutta verso  il  254  di  Pioma  per  essersi 
jibellata  alla  repubblica  romana  in  fa- 
Tore  de'Tarquini.  Il  Nibby  ne  scoprì  le 
rovine  fra  Tn'oli  {F.)e  Vicovaro  a  sini- 
stra della  via  Valeria,  e  ne' suoi  fondi  fu 
edificato  il  castello  di  Saccomuro.  Il  Ton- 
dini scrisse  contro  Pier  Antonio  Frasca 
autore  della  Dissertazione  apologetico- 
.sloi-ico-critica  de'  Camerti  Umbri,  Ca- 
merino 1780.  Il  Rangbiasci  nella  Diblio- 
£rajìa  stoìiea  dello  Slato  Pontifìcio,  ri- 
ferisce che  di  Camcrium,  città  distrulla 
del  liazio,  vi  sono  le  Notizie  istorichc  di 
Cameria  o  Comerio  aiitiea  città  del  La- 
c/OjFaenza  i  7 86. E  che  di  Camcrium  ter- 
ra distrutta  nello  Spolelino,  tratta  il  Di- 
lli, di  cui  parlerò  in  fine.  Quanto  alla 
Gallia  Senonia,  si  può  vedere  il  p.  Bran- 
dimarte,  Piceno  Annonario  ossia  Gal- 
lia Scnonin  illustrata,  ed  il  d.'  Tonini, 
JUmini  avanti  il  principio  dell'era  vol- 
gare: §  4-  Dc'Galli  .Seiioni.§  6.  Chi  fos 
se  in  Riinini  prima  de'Sciio;u.  §  8.  Degli 


U  M  D 
Umbri.  §  9.  De'popoli  creduti  que'pi  ima 
degli  Un)bri,o  sia  de'Siculi  eLiburni,de' 
Tessali  e  de'  Sabini.  Stringe  il  suo  dire, 
che  rùmini  era  stala  già  j)rincip3le  città 
de'galli  senoni,  i  quali  ci  erano  venuti  fin 
dal  IV  secolo  di  Roma.  Che  la  sua  fonda- 
zione perciò  non  fu  opera  de'galli,  sicco- 
me già  signoreggiata  dagli  etruschi.  Che 
non  pare  opera  neppure  di  questi,  perchè 
fu  colonia  degli  umbri,  i  quali  furono  an- 
che più  antichi.  Sebbene  le  vicende  degli 
umbri  o  urubroni,  primi  popoli  più  po- 
lenti d'  Italia,  non  ci  siano  ben  manife- 
ste ,  la  cui  storia  può  dirsi  non  esser  no- 
ta se  non  per  le  guerre  ch'ebbero  poi  co' 
romani,  quanto  mi  fu  dato  laccoglierne 
negli  articoli  delle  città  e  luoghi  dell'an- 
tica e  odierna  Umbria  lo  narrai.  11  dome- 
nicano fr.  Vincenzo  Cimarelli  ci  diede  : 
Istorie  dello  Stato  d'Urbino,  da' Seno- 
nidetta  Umbria  Senonia, e  de' loro  gran 
fatti  in  Italia,  delle  città  e  luoghi  che  in 
essa  al  presente  si  trovano, di  quelle  che 
distrutte  già  furono  fumose,  et  di  Cori- 
nalto  che  dalle  ceneri  di  Suasa  licbbc 
V  origine,  Brescia  1642.  Il  Compagnoni 
nella  Reggia  Picena,  riferisce  che  il  Pi- 
ceno, provincia  amplissima,  si  dilatò  ne' 
monti  Apennini  per  1'  Umbria  e  per  la 
Tuscia,  non  che  per  la  Gallia  Picena  o  Se- 
nonia; e  che  alcuni  luoghi  del  Piceno  per 
la  vicinanza  si  riposero  nell'Umbria,  quin- 
di umbri  come  aimessi  a'  piceni  chiauia- 
ronsi  talvolta  sinigagliesi,  sanesi,  pesaresi, 
josini,  camerti,  fussoud)ronesi,  urbinati  e 
matelicati,  oltre  molle  altre  popolazioni 
diverse,  ma  contigue  come  notò  Strabo- 
ne  :  JYcc  minus  auteni  Umbri  quidam 
dicunlur,  et  Tu  sci,  (piemad modani  T'c- 
ìuti,  Ligurcs,  Insubre s.Y,  che  il  conter- 
mine dell'Umbria  colla  Marca  d'  Anco- 
na è  la  città  di  Norcia. 

L'arciprete  Actpincolta  nelle  Memorie, 
dì  Matelica,  ragionò  degli  umbri  e  del- 
l'Umbria,e  di  loro  antichità,  che  dicedi 
gian  lunga  superare  (|uelld  di  tutti  i  po- 
puli  italici,  per  cui  uecoinpendia  la  storia 
hnninosa  d'una  naziuncdalla  quale  la  sim 


U  M  e  U  M  B                     89 

patria  Jìlatclicu  liae  oiiginej  ma  essersi  colo  che  Ira  loro  gli  univa,  ollcedichè  fu 
jjertluli  i  tuonumenlislorici  e  solo  restai-  interesse  liiRuma  il  confederarsi  cogli  um- 
ci  «juaiilo  ne  scrissero  gli  storici  roiiiaiii,  hi  1.  Essa  avea  hisogiio  di  difendersi  cou- 
da  lui  qualificali  parziali  e  ingiusti  ver-  tio  gli  etrusci,  nemici  implacabili  dell'u- 
so le  nazioni  clie  guerreggiarono.  Con  vie»  na  e  degli  altri.  Noa  trovandosi  ne'  fasti 
ne  quanto  al  nome  di  Umbri ^  derivare  romani  l'epoca  della  confederazione co- 
dalla  voce  greca  oinìnos,  pioggia  dirotta,  gli  umbri,  dev'essere  anlicliissima.  Tro- 
conie  creduli  i  soli  superstiti  alla  giaa  vasi  bensì  che  di  lutti  i  soci  di  Roma,  gli 
pioggia  che  sommerse  il  resto  dell'Italia  umbri  furono  i  piìi  costanti  e  fedrli.  Que- 
edella  Grecia.  Occupavanogli  umbri  for-  sii  solo  ebbero  la  sorte  di  restare  io  pa- 
se  da  molti  secoli  quasi  tutta  1'  Italia,  ce  co'fieri  e  inquieti  romani  sino  all'aa- 
quando  i  siculi  ei  pelasgi,  lungo  tempo  no  diRoma  44^>h>nanzirera  nostra  33o. 
prima  della  lamosa  guerra  di  Troia,  in-  Tulli  gli  altri  popoli  dell'Italia  meridio» 
vasero  queste  regioni,  e  li  costrinsero  a  naie,  [\\U)  allo  stretto  della  Sicilia,  avea- 
concentrarsi  verso  le  montagne,  Irovan-  no  già  dovuto  soccombere  alla  forza  ir- 
dosi  prima  estesi  per  tutta  la  penisola,  resislibileili  Roma.  ludetloanuogli  etru- 
Questa  è  l'epoca  più  antica  della  storia  sci  si  erano  uniti  contro  i  romani,  oou 
Italica  ,  siccome  della  storia  Umbra.  E  si  sa  perqual  causa  ,  ma  vinti  fuggirono 
molto probabileche  tanto  i  pelasgi  quan-  al  di  là  della  selva  Ciminia,  bosco  pres- 
to i  siculi  non  abbiano  toccalo  queste  par-  so  Baccano  ue'dintorni  di  Roma, che  pas- 
ti, secondo  l'Acquacotla.  Dalle  sponde  ve-  sa  va  allora  per  impenetrabile.  Un  fralel- 
iiele  del  mare  Adriatico  passando  perla  lo  del  console  Fabio  ebbe  l'ardire  di  en- 
Toscana  si  avvicinarono  a'iuoghi  ove  ora  trarci,  e  la  fortuna  di  penetrare  fino  al 
è  Roma,  e  indi  si  propagarono  nelle  par-  paese  de'  camerti  umbri,  co'quali  fece  al- 
ti più  meridionali  deli'  Italia  ,  sicché  gli  lean/.a  e  da'quali  ottenne  promessa  di  as- 
umbri  poterono  restare  in  pacifico  pos-  sistere  i  romani,  somministrando  viveri 
sesso  di  loro  contrade.  Vennero  in  appres-  e  gioventù  in  armi  se  colà  venissero.  Ec- 
so  gli  etrusci  e  i  galli,  ma  questi  ancora  co  lai. 'volta  che  la  storia  ci  annuncia  una 
lasciarono  intiillo  il  Piceno  e  1'  Umbria  nazione  umbra  alleata  di  Roma:quest'al- 
inoderna.  1  primi  avanzarono  fino  al  Te-  leanza  delta  act/ ito  foeihu-c^conlvaila  cioè 
vere,  i  secondi  non  oltrepassarono  i  cou-  tra'  romani  ed  1  camerti,  popoli  indipea- 
fini  di  Sinigaglia.  La  nazione  umbra  fra  denti  e  di  piena  libertà  ,  sussistette  per 
tante  vicende,  e  nel  mezzo  di  popoli  pò-  molli  secoli  tra  essi,  né  si  sa  che  fosse  vior 
tontissimi,  come  furono  i  galli  e  gli  etru-  lata  giammai.  Quali  f  »ssero  questi  umbri 
sci,  potè  mantenersi  nel  centro  delle  sue  carnei  li  ,  e  dove  abitassero  ,  non  è  cosa 
Provincie  e  conservare  la  sua  indipen-  del  tultochiara.  Sullaqueslione,perrim- 
denza.  Visse  così  felice  per  molli  secoli,  pegno  e  l'onore  di  Camerino  confinante 
uè  si  trova  nella  storia  altra  memoria  di  a  Alatelica,  e  l'antica  relazione  tra  le  due 
disastri  sofferti  dagli  umbri,  finché  i  ro-  città,  indusse  l'Acquacotla  ad  esporre  il 
mani  cominciarono  a  farsi  conoscere  di-  seguente  suo  senliinento.  L'illustre  Ca- 
latandoa  poco  a  poco  i  loro  confini  a  spe-  merino  si  gloria  di  tale  alleanza  co'roma- 
se  di  chi  non  voleva  sottomettersi  alle  lo-  ni;  molli  però  nel  decorso  secolo  gli  cou- 
ro  leggi,  o  almeno  confederarsi  con  essi,  trastarono  tale  onore,  e  vi  fu  una  lotta 
La  potenza  roujana  mostrò  in  sulle  prime  traDini,  Mariani,  Camerini, Colucci,  Zac- 
per  gli  umbri  notabili  riguardi ,  poiché  caria,  Lancellotti  ed  altri.  Il  sentiinenlQ 
essierano  in  gran  parte  sabini,  popoli  che  quiiuli  di  tale  savio  storico,  che  dichiara 
aveanoavula  comune  l'origine  cogli  um-  im(>ai7,iale  e  conciliatorio  per  la  contro- 
bri;  do>Lauu  duuijue  conoscere  un  viu-  versid,dii,e.  Il  Alanaai  a  iuu  uedeie  di-. 


yo  U  M   B 

inostiòadeviclenza,  che  i  camelli  umbri, 
i  quali  con  Fiilìio  fecero  alleanza,  non 
f'jsseio  altro  che  i  cacnerti  abitanti  de' 
conloniidi  Cliiusi,città  dellaToscananon 
mollo  lontana  dalla  selva  Ciiuiiiin.  Que- 
sta città,  come  dice  Livio,avea  in  quel 
tempo  il  cognome  Came.rs ...  adAusium., 
(jiiod  Caincrs  olim  adpellcibiiìil,  per  di- 
stinguerla da  altre  città  tlello  stesso  no- 
me, essendo  Cainers  addietlivo  e  non  so- 
stantivo. Ad  intelligenza  retta  del  lesto 
di  Livio  osserva,  che  gl'inleipreti  oomH' 
nenienle  lo  spiegano  come  se  Caniers, 
ovvero  Cainars,  fosse  già  stato  il  nome 
umbro  della  città  di  Clitsiurn,  sicché  le 
parole  qnod  Camers  olim  adpellabanf, 
verrebbero  ad  essere  una  semplice  erudi- 
zione o  a  meglio  dire  una  pedanteria  in- 
degna di  Li  vio,  perchè  posta  in  luogo  do- 
\e  nulla  rischiara  e  dove  è  inutile  alTat- 
lo.  Questa  taccia  si  leva  allo  storico  nella 
spieguzione  dell'  Acquacolla,  prendendo 
Ca/ncrs  per  un  aggiunto  di  Chiusi,  evien 
tolto  di  mezzo  ogni  equivoco.  Così  presso 
]^linio  si  legge,  Dolatcs  cognomine  Sa- 
Icntini  -  Inlcramnatcs  cognomine  Nar- 
/c'^,  per  lacere  mille  altri  esempi.  Clusiiun 
duncpie  si  dice  C<^zwcry  perchè  in  quella 
regione  abitavano  i  camerti.  Di  questi,  e 
non  de'noslri  camerinesi  si  può  intende- 
re il  racconto  di  Livio,  quando  si  voglia- 
no ben  considerare  le  circostanze  da  esso 
e  da  altri  autori  narrale.  Frattanto  è  cei'- 
lo  che  i  camerinesi  ,  quali  si  potiebbero 
chiamare  catnerti  apennini,per  distin- 
guerli da'chiusini,  ebbero  1' alleanza  ae- 
quo focdcre  cu'romani,  e  Cicerone  e  Li- 
vio chiaramente  l'attestano.!  camerti  um- 
bri (he  abitavano  allora  i  ricordali  con- 
torni di  Chiusi  loro  sede  aulica,  forse  a  ca- 
gione dell'alleanza  stretta  co'  romani,  si 
concitarono  contro  gli  elrusci.  »  Chi  sa 
che  per  mettersi  in  sicuro  dalla  vendella 
di  (luesti  popoli  non  sieno  slati  coslietti 
a  fuggire,  ed  a  molar  domicilio?  In  filli 
dopo  la  battaglia  della  selva  Ciuiinia  non 
si  trova  più  nelle  storie  il  minimo  vestigio 
di  umbri  camerti  alle  vicinanze  di  Chiu- 


UMB 

si,  benché  spesse  Tolte  i  romani  vi  guer- 
reggiassero. Il  Cluverio  e  il  Papebrochio 
Bveano  già  sospettalo  ,  che  i  camerinesi 
provenissero  da'camerli  chiusini,  ma  cre- 
devano fosse  avvenuta  la  loro  trasmigra- 
zione nel  tempo  de'pciasgi,  cioède'seco- 
li  avanti  la  selva  Cimiiiia.  Mi  pare  che  con 
pili  ragione  io  possa  (ÌNsarne  l'epoca  poco 
dopo  ranno44Ì<''  R-O'Hf»-  H  "ome  del 
fiume  Chienli  ihe  traversa  per  mezzo  il 
lerriloriode'cainerincsi,  non  potrebbe  es- 
sere un  monumento  della  loro  provenien- 
za da  Chiuii?  iVon  sarebbe  per  avventu- 
ra derivalo  dal  nome  del  fiutnedelleChia- 
ne  (Clanis)  che  bagna  Chiusi?  "  L'  an- 
nuncialo avvenimento  del  console  Fabio 
diede  occasione  a'prìmi  attacchi,  che  sof- 
fri la  libertà  degli  un]hri.  I  romani  dopo 
aver  passata  la  selva  Ciminia,  e  dopo  a- 
ver  vinto  gli  elrusci  presso  Perugia,  coni- 
niiseroquanlo  loro  potè  suggerire  la  rab- 
bia di  netnici,  l'avidità  della  preda  e  la  li- 
cenza militare.  JVrn  contenti  di  saccheg- 
giare le  contrade  infelici  di  que'popoli  de- 
bellati,s'iuoltrarono  Hno  a'paesi  limitrofi 
dell'Umbria. Questa  naturalmente  dovet- 
te mettersi  sidia  difesa,  si  venne  a  batta- 
glia cogli  umbri,  nella  quale  essi  furono 
costretti  a  fuggire.  Senza  dubbio  questa 
battaglia  non  fu  data  dalle  forze  unite  di 
tutta  la  nazione,  ma  da  poche  popolazio- 
ni armatesi  tumultuariamente  nella  fini- 
tima Umbria.  Fiìi  serio  fu  l'armamento 
che  fecero  gli  umbri  l'anno  seguente,  sep- 
pure non  fu  uno  de' racconti  favolosi  di 
Livio,  poiché  è  incredibile  quello  che  fa 
d'una  battaglia,  che  può  dirsi  teatrale  e 
.succeduta  presso  Bevagna.  Antecedente- 
mente i  romani  aveano  già  preso  iVbcf- 
ra.,  e  se  ne  ignora  il  motivo.  Dopo  il  fu- 
nesto combattimento  si  arresero  gli  um- 
bri. Nondimeno  si  legge,  che  i  romani  nel 
453  occuparono  Neqnino  per  tradimen- 
to, e  vi  stabilirono  una  colonia  detta  poi 
Numi,  per  servir  di  riparo  contro  <ptegli 
undjri,  che  secondo  Livio  erano  già  stali 
alcuni  anni  prima  vinti  e  soggiogali  dai 
romani.  Nel  4^7  slava  iu  armi  tutta  t'£- 


U  M  B 

(niria,  e  Livio  stesso  aggiunge  che  all'E- 
Iruria  si  unissero  i  popoli  più  vicini  del- 
l'Umbria. Furono  vinti  gii  etrusci;  che  poi 
lo  fossero  pure  anche  gli  umbri  niuno  lo 
dice.  Appena  dopo  un  t<d  fatto  si  era  al- 
lontanala una  parte  dell'annata  romana, 
che  si  sparse  a  Roma  la  nuova:  Elruriain 
concitani  in  arma,  ci  Gclliurn  Egnatiiini 
iSaninitiuni  ciuccili,  et  Unihros  ad  clcfe- 
clionem  vocari,  et  Gallos^praetio  ingen- 
il  sollicitari.  È  incredibile  quanto  terro- 
re lai  nuova  ispirasse  a'romani.  Le  arma- 
le si  raggiunsero  nel  4^8  di  Pioma  di  qua 
dagli  Apeunini  nel  territorio  di  Scutino 
presso  a  Sassofcrrato  [J  .), comecouui- 
tiemeule  si  crede,  ed  i  romani  vi  riporta- 
rono strepitosa  vittoria.  Intanto  altra  ar 
muta  romana,  che  avea  comincialo  a  da- 
re il  guasto  alle  campagne  di  Chiusi,  co- 
strinse gli  etrusci  e  gli  umbri  a  separar- 
si da'  galli  e  sanmli  per  difendere  il  pro- 
prio [)aese.  L'Acquacolta  non  compren- 
de che  paese  avessero  gli  umbri  a  difende- 
re, sei  romani  erano  acoa(npati  nelle  pia- 
nure di  Sentino,  ovvero  che  ne  avessero 
senza  eccezione  occupata  tutta  la  regione 
loro.  Difulti  Livio  prosieguea  narrare  le 
vittorie  che  in  quella  parie  ripoitarouo  i 
romani  sui  galli,  etrusci  e  sanniti,  trion- 
fandone Quinto  Fabio,  e  degli  umbri  non 
parla.  Per  non  ullunlanarmi  dal  teri  ito- 
rio  Sentino,  qui  oggiungeiò,  che  il  dot- 
tissimo camaldolese  d.  Albertino  Bellen- 
ghi  arcivescovo  di  Nicosia,  non  cou viene 
che  la  battaglia  famosa  data  da'romani 
a' gulli  ed  a'sanniti  nell'agro  Seutinate, 
seguisse  nella  pianura  ove  giaceva  l'an- 
tica Sentina,  a  pie  del  colle  ov'  è  ora  si- 
lucilo  Sassoferrato ,  come  praticissimo 
della  lopogiaGa  de"  luoghi  di  cui  ragio- 
no, non  seii>l)rando£;li  il  sito  bastevole  a 
dar  luogo  a  due  uuu)erosi  eserciti.  Ciò 
volle  piovare  colla  Dissertazione  sul 
preciso  luogo  della  battaglia  tra'  ro- 
mani e  i  galli  sanniti  nell'agro  Senti- 
nate  sotto  i  consoli  Q.  Fabio  e  P.  De- 
eio.  Couclude,  che  d essa  seguì  nel  luogo 
iu  cui  sorge  il  piccolo  castello  di  Bastia, 


U  M  B  91 

nel  territorio  di  Fabriano  e  già  del  con- 
tado Sentino,  nella  valle  cioè  in  cui  gia- 
ce Fabriano,  città  distante  4  niiglia  dal 
castello  di  Basfia,  eh'  è  il  Busta-Gallo- 
runi  di  l'rocopio.  Dal  qual  vocabolo,  de- 
rivalo forse  dall'  esservisi  bruciati  i  ca- 
daveri (le'vinli  galli  e  sanniti,  provenne 
quello  volgare  di  Bastia,  o  Bosta  secon- 
do Cluveiio,  o  Casta, alle  radici  del  mon- 
te Cucco.  Sebbene  poco  cotiosciuto,  ce- 
lebre è  il  castello  di  Bastìa  nell'antichità 
pel  memoralo  combattimento  ivi  acca- 
duto, ed  ancora  per  (piello  poi  avvenuto 
ne' susseguenti  secoli  nella  celebralissima 
battaglia,  di  cui  lo  slesso  prelato  ci  diede 
la  Dissertazione  in  cui  si  precisa  il  luo- 
go ove  accadde  la  battaglia  vinta  da 
Narsete  capitano  generale  dell'  impe- 
ratore Giustiniano  I,  contro  Tolda  re 
de' goti.  Ambedue  le  dissertazioni  si  tro- 
vano nel  t.  5  delle  Dissert.  dell' /Iccad. 
d'  yJrcheologia,  perchè  iu  essa  furono 
lette.  Secondo  le  tavole  Capitoline,  si  ce- 
lebrò nel  4^3  un  trionfo  degli  umbri  di 
Sarsina,  da  G.  Cornelio  Biasione  conso- 
le, e  ne  deve  aver  parlato  anche  Livio. 
Nel  5i2  una  colonia  romana  si  condusse 
a  Spoleto.  Dopo  quest'epoca  altro  non  si 
sa  degli  umbri,  se  nonché  restarono  sem- 
pre amici  de'  ron>ani.  Nella  guerra  che 
qiK-sti  ebbero  a  sostenere  contro  Anniba- 
le non  gli  abbandonarono  mai  ,  anzi  gli 
spoletini  respinsero  i  cartaginesi,  e  la  na- 
zione degli  umbri  fornì  volonlarianienle 
delle  truppe  al  console  Scipione  quando 
volle  invadere  la  Sicilia.  In  quell'occasio- 
ne i  camerinesi,  cuni  acip.io  foedere  cuni 
romanis  essent,  dice  Livio,  dierono  un 
battaglione  intero  di  Goo  uon>ini  forniti 
d'anni.  Verso  questo  tempo  e  dopo  la 
battaglia  famosa  del  Trasimeno,  ne  segui 
altra  Ira'romani  e  i  cartaginesi  presso  il 
lago  de' plestini  umbri,  colla  sconfitta  di 
Cenlenio  propretore  romano.  Plestia  lo- 
ro città,  della  anche  Fistia,  sorse  fra  Fo- 
ligno e  Camerino,  ed  il  lago  estendevasi 
nella  bassa  parte  della  pianura,  che  ora 
forma  la  leuula  d«lCasone,cou  quel  di  più 


tji  U  M  B 

jiosseclutoneireslieinità  da  alcuni  di  Ser- 
ia valle.  Fu  dipoi  anche  sede  vescovile,  ma 
non  se  ne  conoscono  i  vescovi,  e  la  cliie- 
ba  fu  riunita  alla  diocesi  di  Foligno.  Dal- 
le rovine  di  l'iestia  derivarono  Colflori- 
to,  Biogliano,  Seiravalle,  Dignano,  Po- 
pola, Aunifo  e  altri  castelli  e  villaggi.  Si 
lia  diGiovanni  Mengozzi,M''/'/e.9f//«X7n- 
Irì,  del  loro  lago,  e  della  battaglia  pres- 
so di  questo  seguita  tra'roinaid  ed  ì car- 
taginesi, dissertazione,  Foligno  1781.  il 
Coiucci  la  riprodusse  neW Antichità  Pi- 
ce/ie,  1. 1  I ,  De  Plesdni  Umbri.  Caio  Ma- 
rio nel  648  di  Roma  donò  l'onore  della 
t:iltadinanza  rou)auaaiooo  cainerti.  Ac- 
cesa la  guerra  sociale  nel  663,  si  vuole 
che  gii  umbri  ancora  nell'anno  seguente 
vi  prendessero  parie,  e  Li  vio  descrisse  li- 
na sconfitta  di  ipjesli.  Appiano  però  di- 
ce che  fu  semplicemente  un'insurrezione 
degli  umbri  e  degli  etrusci.  il  vero  è  che 
nel  664  o  665,  circa  89  anni  avanti  l'e- 
ra nostra,  la  cittadinanza  di  Roma  fu  con- 
ceduta a'Iatini,  poi  agli  unibn,  ed  in  fine 
agli  etriisci,  ed  indi  all'Italia  tutta.  Dopo 
quest'  epoca  gloriosa  conservarono  sem- 
pre gli  utubri  il  vantaggio  di  governarci 
secondo  le  proprie  leggi,  benché  da  loro 
stessi  procurassero  d'imitare  i  costumi  ro- 
mani. Le  città  uudjresi  chiamarono  inu- 
nicipii,  per  distinguerli  dalle  co/o/«'e  ch'e- 
ia no  abitateda'ioQiain.  Queste  si  liguar- 
daiono  come  più  nubili  de'semplici  mu- 
nicipii,  ina  in  realtà  era  migliore  la  con- 
dizione di  essi.  Ed  è  chiaro,  mentre  i  mu- 
nici|)ii  non  dipendevano  da  Roma  in 
(pianto  al  pro[)rio  reggimento,  laddove 
le  colonie  soggiacevano  in  lutto  alle  leggi 
della  madre  patria.  Già  notai  che  Augu^ 
sto  nel  divider  l'Italia  in  provincie  com- 
prese l'Umbria  nella  6.'  regione,  e  in  ai- 
ire  divisioni  diversi  luoghi  dell'  Umbria 
luiono  attribuiti  al  Piceno  Annonario  e 
111  PicenoSubui  bicario.  Le  due  provincie 
i'iceiiestavanosolto  diversi  consolari, ma 
r  Umbria  e  la  Tuscia  Annonaria  erano 
mille  sotto  un  altro  consolare,  perciò  fin 
Uu  quel  lempu  [)er  [)iii  acculi  1'  Umbria 


UMB 

venne  indicata  molte  volte  col  nome  di 
Tuscia.  Tolomeo  parla  della  divisione  de- 
gli umbri  in  Olunibri  e  P'ilu/nbi-i ,  che 
l'Acquacotta  crede  lo  slesso  che  orienta- 
li e  occidentali,  Ostunibri  e  f'^estunibri,^ 
JMatelicae  Camerino  erano  nella  regione 
degli  Olunibri.  Quindi  congettura ,  che 
gli  umbri  in  tempo  di  Diocleziano  siano 
stali  divisi  gli  uni  dagli  altri,  ed  attribui- 
ti a  diverse  provincie.  I  T  ilurnhri aWU io- 
bria,  come  in  avanti.  Gli  Olurn!>ri  a\  Pi- 
ceno Suburbicario. Tutto  egualmente  per 
congettura. L'Umbria  ebbe  i  suoi  corret- 
tori e  prefetti  prelorii,  comuni  colla  To- 
scana ad  essa  unita  come  regione,  colla 
residenza  a  Spoleto.    Gli  umbri  di   Ro- 
ma, ed  i  primi  Apostoli  dell'Umbria,  fu- 
rono istruiti  dalla  bocca  medesima  di  s. 
Pietro  e  di  s.  Paolo,  e  da'primi  loro  suc- 
cessori. Questi    portarono  senza  dubbio 
alle  patrie  rispetlivj;,  e  gli  altri  ne'luoghi 
ove  furono  inviati,  il  prezioso  tesoro  del- 
l'evangelo  e  il  lume  della  fede  da  loro  ac- 
quistato. Venne  poi  accresciuto  il  nume- 
ro de'fedeli  tra  gli  umbri,  dd'fuggenti  le 
persecuzioui  della  Chiesa,  massime  nelle 
parli  distanti  dalle  strade  consolari.  Pre- 
sto ebbe  l'Umbria  i  propri  vescovi  e  lese- 
di  vescovili,  per  la  vicinanza  a  Roma  ,  e 
così  il  Piceno.  Se  si  aminelte  che  nel  Pi- 
ceno lo  slesso  s.  Pietro  vi  promulgò  il  cri- 
stianesimo, questo  benefizio  lo  ricevè  da 
lui  anche  l'Umbria.  A  Spoleto  (ci  predi- 
cata la  fede  da  s.  Brizio apostolo  dell'Um- 
bria, inviato  nella  regione  dall'apostolo 
s.  Pietro,  e  ne  fu  il  1  ."vescovo,  e  la  chiesa 
da  lui  erettavi  alla  B.  Vergine  si   vuole 
la  i.'coslruila  nell'Umbria. Quindi  s.  Bri- 
zio  consagrò  diversi  vescovi,  come  lui  di- 
scepoli di  s.  Pietro,  cioè  s.  Eicolano  suo 
parente  di  Perugia, s.  Crispuldudi  /'et- 
tona  oggi  Bellona,  s.  Vincenzo  di  Iie\ui- 
gna,ec„f:i\  insieme  propagatori  della  fe- 
de nell'Umbria.  Avendo  ragionato  a"ri- 
S|)ellivi  articoli   delle  sedi   vescovili  del- 
l'Umbria esistenti  e  non  piìi  esistenti,  ivi 
celebrai  i  promulgalori  della  lede,  es.  Fé-         , 
liciaQQ  vescovo  di  Foligno  uou  cuuleu-  '" 


UMB 

lo  d'aver  predicato  per  tulla  l'Umbria  la 
dottrina  eli  Gesù  Cristo,  volle  estendere 
le  sue  npostoiiclie  fatiche  eziandio  al  Pice- 
no. Anrhe  a  Spoleto  ragionai  de'vesco- 
vati  dell'Umbria,  massime  in  fine  dicen- 
do di  qiie'vescovi,  che  sebbene  non  ap- 
partengano all'Umbria,  vi  estendono  per 
tratti  di  diocesi  la  loro  giurisdizione  epi- 
scopale, onde  nel  1849  intervennero  al- 
l'assemblea sinodale  in  Spoleto,  ch'è  l' u- 
nica  metropolitana  dell' Umbria  ,  senza 
peròsull'raganei  poiché  lutti  i  vescovi  del- 
l'Umbria e  quelli  che  vi  hanno  giurisdi- 
zione sono  immedialamenle  soggetti  al- 
la s.  Sede.  Nella  decadenza  dell'impero 
romano,  1'  Undjria,  come  il  Piceno,  col 
quale  ebbe  pressoché  comuni  i  destini,  e 
tra  loro  si  contusero  i  termini  territoriali, 
soggiacque  alle  invasioni  crudelissime  de' 
barbari  ,  principalmente  de'  Goti  e  de' 
Longobardi  (/'.)■  H  Fatleschi  ,  Memo- 
rie ch'I  ducato  di  Spoleto  ,  nana  che  i 
longobardi  nella  prcivincia  dell'  Unìbria 
piantarono  i  primi  fondamenti  di  quel  ce- 
lebre, vasto  e  possente  ducato.  Ragionnn- 
dodeirUmbria  fertile,  ricca  e  illustre  per 
tanti  segnalati  pregi,  dice  della  sua  situa- 
zione a'  tempi  di  mezzo  civile  e  politica, 
ed  essere  i  suoi  termini  al  ponente  il  Te- 
vere fino  a  Città  di  Castello;  a  tramon- 
tana gli  Apennii)i,oIlrcpassaiitl(jli  in<pial- 
che  parte  fino  all'odierno  Sassoferraio  e 
il  fiume  Esino,  confinando  così  colla  Gal- 
lia  Togata  o  la  PenlapolijaI  levante  e  al 
mezzogiorno  il  fiume  Nera,  finché  rice- 
\     ve  le  acque  del  fiume  Velino.   Avverte 
]     ch'egli  qui  non  prese  l'Umbria  in  quella 
I     grande  estensione  ch'ebbe  a'tempi  roma- 
ni fino  all'Esarcato  e  al  mare  Adriatico 
dalla  parte  di  Rimini;  ma  solo  volle  con- 
siderarla in  quel  perimetro  che  da' mo- 
numenti rilevasi  aver  avuto  nel  medio 
evo, e  che  fu  soggetta  a'Iongobardi.Quin- 
1     di  è,  cbe  sebbene  l'Umbria,  secondo  di- 
versi scrittori,  si  estendesse  fino  al  fiume 
!     Imella,che  sbocca  nel  Tevere  sotto  la  città 
i     d'  Otricoli  e  comprendesse  la  stessa  Otri- 
'■     colieNarui,da  altri  attribuita  allaSabi- 


UMB  93 

na,  pon  Amelia  e  Todi,  tutlavla  tali  cit- 
tà, ben(  he  occupale  talvolta  dall'ambi- 
zione de'Iongobardi,  furono  non  ostante 
restituite  e  considerale  sempie  ne'iempi 
di  mezzo  del  ducato  di  Roma  (/  .),  inclu- 
sivamente  a  l*erugia,e  non  di  quello  di 
Spoleto.  In  tale  tempo  il  nomed'Undjria 
restò  quasi  soppresso,  né  altra  denomina- 
zione èntlribuita  da'monunu-nti  alle  cit- 
tà della  provincia,  che  quella  di  ducato  di 
Spoleto.  La  i  .*  città  dell'Und)!  ia,  entran- 
do dalla  Sabina,  è  Tcrnij  e  Spoleto  fa 
I  .'^  città  occupala  da' longobardi,    fu   hi 
principal  sede  e  quella  che  die  il   nome 
a  lutto  il  ducalo  Spolelaiio.  Di   queste 
e  altre  città  e  luoghi  principali  dell'Um- 
bria ragiona  Eattesclii,  ed  io  l'ebbi  pre- 
Sente  nel  tlescriverli.  Parla  pure  di  Fo^ 
Ugno,  di  Be\'agna,  di  l^ettona,  di  Tre- 
vi, ò'  Jsisi,  celebre  pe'santuari  France~ 
scano{ei\'\  recente  rallegrala  per  la  Tra- 
slazione del  corpo  di  s.  Chiara)  e  della 
Porziiincola  {F.),  del  Foro  di  Flami- 
nia, di  iVbre7(7,  ec.  er.  E  cbe  Camerino 
fu  considerata  da'longobardi  qual  2.' me- 
tropoli del  ducalo  di  Spoleto;  sovente  poi 
i  duchi  di  Spoleto  si  confusero  con  qtiei 
di  To.?^r(77i^{A''.). dacché  l'Umbria  in  quel 
tempo  si  reputava  parte  integrante  di  tale 
regione.  Allorquando  Leone  III  impera- 
tore greco,  dichiarò  crudele  persecuzio- 
ne alle  ss.  Immagini,  Papa  s.  Gregorio  l( 
lo  scomunicò  dopo  il  726,  per  cui  il  du- 
cato romano  con  altre  città  si  distacca- 
rono dall'imperiale  ubbidienza,  e  sponta- 
neamente si  assoggettarono  alla  i.9oi'/'<7«/- 
tà  della  s.  Serie  [r.).  I  popoli  dell'Emi- 
lia, della  Pentapoli  e  del  Piceno,  scosso 
il  giogo  imperiale  e  longobardo,  per  vo- 
lontaria dedizione  si  dierono  al  principa- 
to temporale  de'Papi.  Questo  ricevè  no- 
tabilissimo incremento    per  le  dedizioni 
del  ducato  di  Spoleto,  dell'Umbria  e  del- 
la Maica,  già  la  s.  Sede  possedendo  nel- 
l'Umbria da  diversi  secoli  alcuni  Patri- 
moni dellaChiesa  romana  (f'.),rra'qua- 
li  que'di  Norcia,  di  Narni  ec.  I  romani, 
uniti  agli  umbri  e  altri  del  ducalo  di  Spo- 


f)4  V  M  B 

lelo,  difesero  s.  Giegoiio  H  contro  l'in- 
sidie dell'eretico  Leone  III,  il  quelle  in- 
vocò l'aiuto  del  re  longobardo.  Comin- 
ciò allora  la  guerra  dell'Umbria,  cliedu- 
rò  parecchi  anni,  onde  nel  788  s.  Grcgo* 
rio  III  invocò  il  soccorso  di  Francia,  per 
rnirrenareleusuipazioni  longobarde. Ili  li- 
sci a  Papa  s.  Zaccaria,  compassionando 
lostatodeirUmbiia  e  di  altre  città,  di  ri- 
cuperare di  versi  patrimoni  edomiiiìi,  nei 
suoi  viaggia  Terni,  Pavia  e  Perugia  nel 
749. In  quest'ultimo  il  Piceno, l'Umbria 
e  le  provinole  adiacenti  a  Roma,  per  olez- 
zo de'loro  deputati  si  confermarono  nel- 
l'ubbidienza del  Papa,  e  giurarono  fedel- 
tà alla  Chiesa  romana,  il  che  rilevai  pu- 
re nel  voi,  LVII,  p.  161,  nel  dire  che  fe- 
cero altrettanto  i^ncdeW Euircalo  e  del- 
la Pentapolij'xnhìcaù  di  Spoleto  e  di  Be- 
nevento considerandosi  sotto  la  proiezio- 
ne della  s.  Sede,  benché  avessero  il  pro- 
prio duca.  Papa  Stefano  II  detto  III,  do- 
po aver  costretto  Astolfo  re  de'loiigobar- 
ili  a  restituirgli  1'  usurp;ilo  dominio  ,  a 
mezzo  di  Pipino  re  de'  fraiuhi,  per  sua 
molle  inviò  nell'  Umbria  Stefano  duca 
con  palle  dell'esercito  rocnano, per  avva- 
lorare la  sua  media2Ìone,acciòcon>eguis- 
se  il  vacalo  trono  longobardo  Desiderio, 
el'ebbe.Quest'ingiato  invece  di  restituire 
il  loltOjCotneavea  promesso,estese  le  usur- 
pazioni e  minacciò  Roma  di  eccidio,deva- 
stando  rUnibria,in  luogo  di  iiiosUmisÌ  di- 
voto alla  s.Sede. Vedendosi  Papa  Atli  iano 
]  [lersegiiilalo  da  Desiderio,  ricorse  a  Car- 
lo Magno  re  de'franchi,  il  quale  calato  in 
Italia,  nel  778  dcbellòe  fece  prigione  De- 
siderio, terminando  con  lui  il  regno  lon- 
gobardo. Appena  gli  umbri  e  buona  |)ar- 
te  de' loiigobaitli  dimoranti  neirUuibria 
seppero  le  prime  mosse  del  re  franco,  si 
porlarono  in  Roma,  se  stessi  e  le  loro  fa- 
coltà commisero  al  Papa,  prestarono  il 
giiiiarneiito  di  fetleltà  a  s.  Pietro  e  ad  A- 
diiaitf)  I,  ed  ivi  fui ono  tonsurali  e  ridot- 
ti nelle  loro  bai  be  e  capellature  alla  fog- 
gia romana,  l'esempio  chi'  fu  seguilo  an- 
che da  Ancona,  Osiuio,  Fermo,  Città  di 


URI  B 
Castello  e  Chiusi,  come  narra  il  Sigonio, 
De  Rrgno  Italiac,  all'anno  772.  Carlo 
Magno  non  solo  restituì  al  Papa  l'usur- 
palo principato  temporale,  raa  con  for- 
male donazione  grandemente  l'aumen- 
tò, inclusivamenle  all'Umbria  e  ducalo 
di  Spoleto,  nel  quale  articolo  e  negli  al- 
tri analoghi  tratto  della  sovranità  de'Pa- 
pi  sull'Umbria,  e  sarebbe  ripetizione  «e 
volessi  qui  ragionarne,  insieme  alle  prin- 
cipali vicende  politichedella  regione. Mol- 
ti di  essi  la  ricuperarono  dopo  le  stranie- 
re invasioni,  massime  Innocenzo  III  e  Pio 
VII,  i  quali  inoltre  la  visitarono,  come 
pur  fecero  GregoriolX,  Innocenzol  V,  Ni- 
colò V,  Sisto  IV  e  Gregorio  XVI.  Q111-- 
st'  ultimo  ad   esempio  dei   predecessori 
provvidamente  accorse  a'gravissimi  dan- 
ni recati  all'Umbria  dal  Terrc'rnoto[f'.). 
che  sparse  la  desolazione  nella  provinci'i. 
Inoltre  a  Spoleto,  a  Perugia  e  negli  ar- 
ticoli d'altre  città  umbre  riportai  i  ret- 
tori, governatori  e  legati  dell'Umbria  o 
del  ducato  di  Spoleto.  Qui  de' legati  ne 
riprodurrò  altri,  e  quinto  a'cardinali  le 
notizie  sono  nelle  biografie,  anzi  in  que- 
ste trovansi  [)ure  le  notizie  degli  altri  car- 
dinali legali  e  de'prelati  governatori  che 
poi  lodivennero.  ^/oiv/«/i/cardiiiali' pre- 
te di  s.  Anastasia,  nel  1  io5  fu  deputato 
da  Pasquale  li   alla  legazione  dell'Um- 
bria. Innocenzo  III  del  i  198  inviò  nel- 
r  Umbria  e  nella  Toscana  per   legato  il 
cardiiiiil  Gregorio  ilegli  Alberti^  [)er  met- 
tere in  buon  sistema  le  due  proviucie,  la 
I."  avendo  ricuperato  al  dominio  d<'lla 
Chiesa  dagl'imperiali  che  l'aveano  occu- 
pata. Nfli249  Innocenzo  IV  destinò  le- 
galo deirEliiiria  ecclesiastica,  dell'Uai- 
bria  e  della  Marca  il  cardinal  Pietro  Ca- 
pocci. Uibaiio  IV  dui    riGi   fece  legalo 
dell'Umbria  il  cardinal  Simone  Pattiiiie- 
ri.  Urbano  V  aflidò  nel  1  368  la  stessa  le- 
gazione al  cardi  nalEgidio^if/.T.Tf ///«'.Gre- 
gorio XI  nominò  legato  dell'Umbria  il 
cardinal  Filippo  C(il>a<tsolr,  v  goveiiia- 
tore  il  e  irdinal  (ilierardodi  Pitv.  Urba- 
no VI  nel  1  087  elesse  iegito  dell'Umbria 


u  u  n 

il  cardinal  Luca  Gentili  Ridolfucci,  e  ri- 
conciliò Ira  loro  i  ciltadini  di  Todi.  Fece 
pure  legali  della  medesima, il  cardiiialAn- 
drea  Buoiilenijii^  e  il  cardinal  Toniiiiaso 
Orsini.  Innocenzo  VII  deli4o4  mandò 
legato  a  Perugia  il  cardinalLandulfoJ///r- 
rawauro.  GiovanniXXIll  nominò  lega- 
lo del  ducalo  di  Spoleto,  di  Todi,  Oivie- 
lo.  Terni  e  Amelia  il  cardinal  Colonna, 
clie  nel  i4i  7  divenne  Martino  1^  Papa. 
Kicolò  V  dichiarò  legalo  ilelT  Umbria  e 
del  ducalo  di  Spoleto  il  celebre  cardinal 
Domenico  Capranicaj  e  governatore  di 
Perugia  Barlolomeo  Roverella,  poi  car- 
dinale di  Pio  11,0  di  (jiieslo  e  di  Paolo 
Il  legnlo  <ltirUmbria.  Di  Paolo  II  fino- 
no  ledati  dell'Umbria  e  di  Pei  iiqia  i  cnr- 
dinali  liiccardo  Longolio  e  Cf\o.V>;\{{\^\a 
i^rtir///.  Sistol  V  nominò goveniafore  del- 
l'Umbria Ardicino  della  Porta  il  giunio- 
re  poi  cardinale;  e  legalo  il  pioprio  nipo- 
te carilinal  RafT.iele  Riaiio, won  die  l'-tl- 
Iro  legalo  e  nipote  cardinal  Giuliano  del- 
la Rovere,  che  nel  i  5o3  fu  Giulio  IlPa- 
pa.  Innocenzo  Vili  deputò  legalo  per  pa- 
cificare le  fazioni  de'  Guelfi  e  Ghibelli- 
ni (/^.),  ch'erano  ripullulale,  il  cardinal 
FrancescoPiccoIoniini,nel  i  5o3Papa  Pio 
///.Fece  pure  legato  il  cardinal  Giovan- 
ni Arcimholdi.  A!es<aiidro  VI  prepose 
«Ila  legazione  ilell'Umbria  il  parente  car- 
dinal Giovanni  Borgia;  everso  il  i5o3 
il  cardinal  Raimondo  Perauld.  Furono 
legali  di  Leone  X  dell'Umbria  e  <li  Peru- 
gia i  cardinali  Antonio  del  Monte,  e  lo  fu 
lineo diCleiiienle  \  II, Jacopo  lyc/vv/ cata- 
lano e  Silvio  Passerini.^tl  i52qCleuieu- 
te  VII  deputò  legato  il  parente  cardinal 
Ippolito  de  Mediei.  Paolo  III  successiva- 
luente  aflldò  il  governo  della  città  e  for- 
tezza di  Perugia  aTiberio  Cr/.Y^',  che  creò 
poi  cardinale;  legalo  dell'Umbria  e  Pe- 
rugia il  cardinal  A<!canio  Parisani,  coù 
pure  il  cardinal  Marino  Grimani ;  nel 
1548  governatore  di  Perugia  e  dell'Um- 
bria Gio.  Angelo  de  Medici,  poi  cardina- 
le e  Papa  Pio  ITj  e  nel  1  548  legalo  il 
cardinal  Giulio  Fcltre  della  Rovere,  e  lo 


U  M  B  t)5 

fu  pure  di  Giulio  111,  con  residenza  in  Pe- 
rugia. Camillo  Libi,  ncW  Ili  sto  ria  di  d- 
melino,  narra  che  Paolo  III  neirottobie 
I  53c)  si  recò  in  Camerino,  perchè  volevi 
investirne  il  nipote  Ottavio  Farnese,  indi 
duca  di  Parma,  {l^  .).  I  camerinesi  sup- 
plicarono il  Papa  a  compartir  loro  molte 
grazie  e  l'olteiuiero,  e  fi  a  (juesle  dichia- 
rò Camerino  capo  dcirUndii  ia  colla  le- 
gazione d'un  cardinal  de  latere,  e  vi  fu 
destinato  il  cardinal  Ennio  Filonardi \q- 
scovo  di  V^eroli,il  (piale  per  esser  passalo 
all'altra  vita  pochi  mesi  dopo,  senza  por- 
tarsi a  Camerino,  governò  la  città  in  suo 
nome  mg/  Filippo  Archinlo.  Tuttavolta 
aggiunge  lo  stesso  Lilii,  non  essere  il  car- 
dinal Filonardi  il  legalo,  ma  il  cardinal 
Francesco  Chigionespagouoloche  dimo- 
rava iu  Veroli,  e  come  il  Filonardi  det- 
to il  cardinal  di  Veroli  e  n'era  vescovo,mo- 
rendo  neli54o.  R.ilornalo  il  Papa  a  Ro- 
ma iuvesfi  Ottavio  del  ducalo  di  Came- 
rino. Rettificherò  diverse  inesattezze  col 
Cardeila.  Il  cardinal  Filonardi  fu  inca- 
ricalo da  Paolo  111  della  legazione  del- 
le truppe  pontificie  contro  il  duca  d'Ur- 
bino, a  motivo  della  guerra  pel  ducalo  di 
Camerino,  e  morì  sul  declinar  deIi54o. 
Non  esiste  il  cardinal  Chigione,  bensì  deve 
essere  il  cardinal  Francesco  Quignones, 
il  quale  non  fu  vescovo  di  Veioli,  ma  di- 
morandovi nel  palazzo  da  lui  edificalo,  vi 
morì  neh  540.  Paolo  IV  fece  governato- 
redell'Umbria  Michele  Torreo  Turria- 
ni,  poi  cardinale;  non  che  Gio.  Ballista 
Castagna,  indi  cardinale  e  Papa  Urbano 
VII.  Nel  I  56o  Piol  V  dcsiinò  legato  del- 
l' Uudjria  e  di  Perugia  il  cardinal  Gio. 
Antonio  Serbelloni  suo  nipote.  Grego- 
rio XIII  elesse  governatore  ili  Perugia  e 
dell' Uiid>ria  nel  1  574  il  celebre  Monte 
Valenti  di  Trevi.  Secondo  alcuni,  nomi- 
nò legato  diSpolelo  il  cardinalGuidojPer- 
reri.  Certamenle  fece  legalo  dell'Utnbria 
e  dei  ducato  di  Spoleto  il  cardinal  Filip- 
po Spinola; enei  1  58 1  legalo  di  Perugia 
e  deirUinbi  ia  il  cardinal  Riario.  Grego- 
rio XIV  dell  ?go  dichiarò  legato  di  Pe- 


gG  U  M  B 

riigia  efleirUmhiia  il  cnrdinal  Domeni- 
co Pinelli,  già  beneoierilo  commissario 
per  sedare  le  vertenze  de'coiifini  fra  Ter- 
ni e  Narni.  Clemente  Vili  cleli5g'2  fe- 
ce legalo  dell'Umbria  e  di  Perugia  il  car- 
dinal Silvio  Savelli.  Del  collegio  Laiire- 
tano  oSpoIetinOjdel  collegio  Umbio,  del 
collegio Fuccioli,  fondati  in  Roma  a  van- 
taggio degli  umbri,  ripailai  ne'vol.  Xllf, 
j).  245,  XLI,  p.  I  19,  LXlXj  p,  6  r  e  toc. 
Ì5i  può  vedere  il  bve^e  EcclesiryeCatholi- 
caCfàei  t  luglio  i  760,  Bull.  Roni.  cont, 
t.  2,p.  i68,colqualeClementeXIIl  appro- 
dò le  regole  e  le  costituzioni  del  collegio 
deirUmbri.i  e  di  Niceta  Lassi, commelfen  • 
tlone  l'esecuzione  al  protettore  cardinal 
Giacomo  Oddi,  e  si  riportano  nello  slesso 
breve. 11  Collegio  Uinbro-Fuccioli(T\)H 
rese  celebre  pel  celebratissimo  e  dotlissi- 
jno  umbro  foligna  te  prof.d.Felicia  noScar- 
pellini,  restauratore  dell'accademia  dei 
Lincei.  Nel  dotto  ed  eloquente  Elogio  fu- 
nebre,  che  pronunziò  nella  chiesa  di  s. 
Maria  in  Ara  Caeli  e  pubblicò  all'  onora- 
la diluì  memoria  nel  [853  in  Roma  il 
eh.  prof,  d.  Salvatore  Proja,  si  legge  che 
lo  Scarpelliiii  fu  prima  alunno  del  colle- 
gio dell'Umbria,  e  dai  I  yc)4  al  1825  ne  fu 
Lenemerentissimo  rettore,  e  doveindefes- 
samente  adoperò  col  senno  e  colla  mano 
per  promovere  e  diffondere  in  Roma  tut- 
te le  fisiche  discipline  e  le  arti  che  ne  di- 
pendono. Ivi  apri  un  annuo  concorso  di 
fìsiche  esperienze  e  divulgò  ogni  trovato 
ilella  neo-chimica,  a  capo  de'quali  l'ana- 
lisi e  la  sintesi  dell'acqua,  che  primo  in 
Italia  istituì,  ed  eresse  una  specola  per  le 
osservazioni  astronomiche.  Perchè  poi  al 
ciato  impulso  succedesse  pili  rapido  e  più 
durevole  movimento  ,  nel  collegio  del- 
l' Umbria  adunò  libri,  minerali  e  mac- 
chine d'  o"ni  maniera  ,  e  foruiò  una  bi- 
blioteca,  uno  svariato  gabinetto  di  fisica, 
di  cliimica,  di  storia  naturale,  a  disjiosi- 
zione  d'ogntuio  che  volesse  e  sapesse  gio- 
"varseoe:  e  lutto  a  sue  spese.  Ivi  collocò 
il  famoso  lorniocon  tutto  l'apparato  mec- 
canico dei  Pieraaariuì  (sommo  architet- 


U  M  n 

loedilui  zio), dono  dell'augusta  IVI."  Lui - 
«adi  Borbone  duchessa  di  Luccaegià  re- 
gina d'Etruria.  t\.'\n  febbraio 1 8  1  7  Pio 
VII  colla  sua  nobile  corte  recossi  nel  col- 
legio dell'Umbria,  consolatore  inaspetta- 
to, e  solerte  ricercatore  de'  dotti  ordigni 
e  d'ogni  scientifica  sup[iellettile,  di  cui  e- 
rano  stivate  le  ampie  sale,  la  specola  ed 
i  riposti  gabinetti.  Esempio  seguito  in  ap- 
presso da  Francesco  I  imperatore  d'Au- 
stria, e  da  altri  principi  e  teste  coronate, 
che  visitarono  in  Roma  il  filosofo  umbro 
nel  collegio  dell'Umbria.  Dell'Umbria  e 
degli  uml)ri  illustri  scrissero  i  seguenti. 
AngeloTorsano,  Oralionesqune  de  Uni' 
hriae ,  Roniaiidìolacqne  celeberrima- 
rum  Regiomtm  Itnliac,  Urbiimique  snn- 
rum praecipiiariim  laudibus  agunt,  Ve- 
netìisi562.  Francesco Dini,  De antiqui- 
tatibii'!  Umhrornm,  Ttiu.tcorumque  Me- 
de, ac  imperio,  deque  Camerio,  ne  Ca- 
inertihìis  a  Sylla  exclsi^  di^sertntioad- 
i'rrsw!  opinioìiea  Biondi,  Aldi,  Sigonii, 
Cluve.rii,  Papebrochii,  ne  reeentiorum, 
i/i  qua  pliires  inseriptiones  Gruteria- 
nae  solidissimi  a  fundamenlis  ad  crisim 
revocanUir:  Liliifundamenta  desuiCa- 
merini  antiqui  tate  impugnantur  etc, 
cum  notis  Francisci  Ragazzetti,  Vene- 
tiis  I  70 1.  Francesco  Mariani,  De  Umbris 
Camertibus  Etruriae,  seu  Clusinis  re- 
sponsio  ad  Cnmerinensinm  Hypern<pi- 
tem,  Romaei73g.  Adiaforo  FilaleteoFi- 
ìelMno, Esame  di  quanto  ha  scrittoFrnn- 
ce  SCO  Mariani  intorno  a'  Cnmerti  Umbri 
mentovati  da  /l/\'/'o,  Perugia  i  7  3().  Con- 
futazione (de'Camerinesi)  di  ciò  dir  l' au- 
tore de  Etruria  meliopoli  (cioè  il  Ma- 
riani) ha.  scritto  intorno  agli  antichi  Ca- 
inerti  Umbri,  Perugia  1739.  Francesco 
Mariani,  De'  Cnmerti  Umbri  risposta 
italiana  a  Filetimo  Adiaforo ,  Roma 
1740.  Adiaphorus  Philiilelus,  Adnota- 
tioncs  ad  rcsponsionem  Francisci  Ma- 
riani prò  Umbris  Caniertibuf  Etruriae, 
seu  Clusinis,  Pisaurii74o.  Accademico 
Ardente,  Discorso  in  risposta  a  Filate- 
le sopra  gli  Umbri  di  Toscana,  e  a  fjO- 


U  M  B 

tlovico  A.  Muratori  intorno  alla  città 
di  .S'arrena  in  alcune  ixcrizio/ii  da  liei 
riportate^  ed  al  decreto  del  re  Deside- 
rio, Roma  I  742.  Il  Giornale  de' lettera- 
ti di  tale  anno  ne  fa  autore  il   JMitiinni, 
che  discoise  ernditainenle  la  contiover- 
siu  insoda  fra'caaiei'ine>i  eviieibesi.  Ca- 
rnei'ti  L  inbri,  dissertazione  apologetica 
ìsloricocrilica,  Camerino  i  ^So.Giiisep- 
pe  Colucci  ,  Lettere  apologetiche  in  'di- 
fesa  di  (juanto  sì  è  detto  nella  disserta- 
zione X/I dell'  Antichità  Picene  sulla 
confederazione  de^  Camerti  Undjri  col 
Popolo  Romano,  Feimo  1787.  Federi- 
co Fie7./.i,  //  Quddri regio  o  poema  dei 
(jualtro  regni,  colle  annotazioni  di  An- 
gelo Guglielmo  Artegiani ,  le  osserva- 
zioni storiche  di  Giustiniano  PagUari- 
id,  e  le  dichiarazioni  di  alcune  i'oci  di 
Gio.BattistaBoccalini,ec.Fo\\'^noi  725. 
Le  osservazioni  del  Pagliai  ini  apparten- 
gono alla  storia  dell'Uitdjiia, tanto  ili  più 
città  e  luoghi,  quanto  di  diversi  sogget- 
ti. Antonio  da  Orvieto,  Ci'onologia  della 
proi'incia  Sera  fica  riformata  dell' Uni- 
liria  0  d'Assisi,  Perugiai7i7.  Eugenio 
Ga  murrini ,  Istoria  genealogica  delle fa- 
ìiiiglic  nobili  toscane  et  u/nhre,  Firen- 
ze 1668.  Lodovico  JacobiUi,  ^//'//o//t('C<« 
Umbriae,  sive  de  scriptoribus  previa- 
ciac  Umbriae  una  cani  discursus  prae- 
falae  provincia  e,  Fulginiae  i658:  T  ite 
de' santi  e  beati  dell'I  iid/ria,  e  di  cpiel- 
li  i  corpi  de'cptali  riposano  in  essa  pro- 
vincia, con  un discoi'so  dell'  L'mln'ìa. To- 
mo I,  Foligno  1647.  Tomo  II,  i656.  To- 
mo 1  li  col  Catalogo  de' corpi  santi  e  del- 
le relic/uie  insigia,  che  si  conservano  in 
varie  chiese  della  provincia  dell'  Ijni- 
hria,  Todi  1  6G1. 

:  UMBRIATICO,  Unihriatieum.C\[{l\ 
vescovile  del  regno  delle  due  Sicilie,  nel- 
la provincia  di  Calabria  Ulteriore  II, cir- 
condario del  distretto  di  Cotrone,  da  cui 
è  distante  8  leghe  e  più  di  i  3  da  Catan- 
zaro, capoluogo  di  cantone.  Giace  sopra 
una  montagna  scoscesa  e  tircond.ita  d'o- 
gni parte  da  precipizi  inaccessibdi.  E  pic- 

VOL.    IXXXIlf. 


U  M  B  97 

cola,  non  bene  fabliricata.  I  dintorni  pro- 
ducono derrate  de'climi  caldi,  e  vi  si  11- 
lilizzanoca  ve  di  gesso  e  d'alabastro.  iScri- 
ve  rUghelli,/^^(7//a  sacra  t.p.p.  52  'ì,Uni- 
hi'iaticenses  Episcopi:  »  Umbriaticuin 
(olili!  Brystacia),  mediterranea  est  civi- 
tas  CalabriaeCiterioris,  reco  a  marepas- 
sibns  distans,  condita  ab  Oenotris,  ut  ail 
Stephanus,  ili  rupe  quaedain,  quae  lior- 
reiidispiaecipitiis  munita, attjne  inacces- 
sa, «ie(|ue  po[)ulum  propterea,  neque  cle- 
ruin  habel  valde  numeiosum  ;  sirpiidem 

in  codice  fisci  Rciiii   censenlur  urbuiae 

o 

faiiiiliae  160  (ora  si  dice  contenere  più 
di  2800  abilmiti).  In  agio  vero  Uuibria- 
ticensi  legitur  manna:  fit  gossipiuni,  et 
sesama;  provenil  terebinllius,  etcappare. 
Nascitur  alabastriles,  et  gipsunj  marmo- 
rosurn,  et  lapis  molaris:  exiant  et  sylva 
glaiidiferae,  in  quibus  venatioiies,  et  au- 
cupia  fiunt.  Euiscopatus  antifjuus  inter 
stiirraganeos  archiejjiscopo  s.  ^eveiinae. 
Sub  Sisto  ili  Papa  (del  432),  et  Valen- 
tiniano  III  imperatore  habila  fuit  Rhe- 
gii  provincialissynodusab  Hilario  archie- 
piscopo adversus  Umbriaticeusem  Epi- 
scojtnm,  qui  ininus  legilime  fueiat  ordi- 
natus.  IJmbriaticeiisis  Episcopatus  men- 
tionem  facil  abbas  Joacliimns,  licet  men- 
doselegatur  Antiblacensis:fuit  autetn  E- 
piscopalis  sedes  huc  translata  ex  Pater- 
no urbe.  Calhedralis  basilica  titulo  s.  Do- 
nati, in  vertice  rupis,  atque  adeo  in  me- 
dia civitale  Ires  in  nave  distincta  visitar 
cu!n  sacra  lurri,  et  sacrario  rebus  divino 
cultui  necessariis  instructo,ac  sacris  reli- 
quiis  ornato,  et  sacra  supelleclili  prò  lo- 
ci conditionesutllcienter  inslructo.  llicas- 
ser vantar  rcliquiae  ss.  Gregoiii  Papae, 
Laurentii,  Donali,  Stephani,  Giegorii,  et 
Petroiiillae  ,  et  fi  uslula  quaedam  vestis 
Christi,  et  D.  Mariae  Yirginis.  Sacris  in 
ea  ministrabanl  olim  canonici  octo,  quo- 
rum qiiinque  indignitateconstitiitierant, 
archidiaconus  secumlusab  Antistile,  de- 
canns,  cantor,  ihcsaurarius,  et  archipre- 
sbyter;  nunc  ad  ipiatuor  tantum  sacer- 
dotes  reducli  sunt,  qui  et  ipsi  inopia  la- 
7 


boraiit.  In  civilate  praeter  calhedralem 
parochialis  ecclesia  uiilla  ,  milium  viro- 
rum  coenobiiiiH  ,  s.-inclitnoninlinm  se- 
ptnm  luiuni:  ndeliuni  aiiiinae  intra  moe- 
nia  clegentium  snnt  600.  Dioecesi  peran- 
gusla  qiialuor  oppidis.et  tribus  pagis  con- 
linetiir.  Oppidoiura  maximum  est  Ciro, 
seu  Ipsj'ero  episcopalis  lesidenliaei  Icciis 
haliilalnr  aiiimabns  1800  cum  quatiior 
parocliialibus,  qnaium  praecipiia  litnlo 
s.  Mailae  de  Plateis.  Hic  eliam  semina- 
rilira  eslclericoruni  decein,  duo  ^irormii 
coeuobia,  xenodochitun,  et  mons  pietà- 
li*.  Secundiiaiest  CincuUiim  babilalum 
n<ielibns  I  i3o  cum  diinbns  parochialibus, 
coenobio  augiistinianoium  ,  et  xenodo- 
chio.  Terliimi  eslnppidum  Casuboniha- 
bilalnm  fidelibns  600  curo  sua  parocbia- 
li,  coenobi<j  fVauciscanoruni  el  bospitfdi. 
Quaitum  est  oppidnm  Melissae  habila- 
tum  (ìdebbns  888  cum  tiibiis  paincbia- 
libus,  coenobio  anguslinianoruui,  bospi- 
tali  el  tril)us  laicorum  sodaliliis.  Pagi, 
seu  casalia  snnt  Tingliae  habitalnm  fide- 
libus  IO 5.  Carfitii,  quod  ali)aiienses  seu 
epirolae  incoUml  numero  3  16,  qnibus 
graecus  presbyteiconjiigaliis  .suo  litu  sa- 
era  administrat.  Casale  s.  Nicolai  de  Al- 
lo, quod  albanenses  consimililer  inbabi- 
tant  numero  220  ,  suo  cuui  graeco  sa- 
cerdote. In  universjim  autera  loia  dioe- 
cesis  Umbriaticensis  conlinet  parocbia- 
les  ectlesias  tredecim,  quaruin  decem  la- 
tini, tres  gtaeci  rilus  exislunl.  Popnliis 
dioecesanusconstituit  animas 7599, qua- 
rum  4563  sunl  latinorum,  reliqnae  grae- 
corum.  Clerici  aulem  Ialini  per  lolaui 
dioecesim  sunt  fere  sexaginta.  Mensae  e- 
piscopalis  animus  census  ducatoruin  re- 
gni 2000.  Taxa  flor.  37  qui  parlim  col- 
ligunlur  ex  feudis  anlitpiissimis  INIara- 
diae,  s.  Nicolai  de  Allo,  el  s.  Marinae,  in 
(juibus  ulruinque  gladium  Umbriuli- 
tensis  episcopus  liabet,  lamelsi  Maradiae 
els.  INIaiiriae  diruta  jareant.Episco|)i  qni 
in  ca  floruiMunl  pauci  sequenlcs  sunl  ex 
variis  nìonunienlis  a  nobis  coliceli  ".I- 
gnurasì  il  nome  del  1  ."vescovo  d'Umbria- 


U  I\I  n 

lieo,  ma  riferisce  rUgbelH  cbe  Ilario  ar- 
civescovo di    Reggio  tenne  un    concilio 
contro  di  lui  nel  pontificalo  di  Sisto  HI, 
percbè  non  era  stalo  ordinato  canonica- 
mente. Pare  che  verso  il  secolo  X  ad  U(n- 
bnatico  fosse  unita  la  sede   vescovile  di 
Padcnio{  /  .),distrulta  da'saraceni,e  dal- 
la cui  città  surse  Crimisa  oggi  Ciro,  sum- 
menlovala,  e  di  cui  tratta  il  Coleti,  Il(i- 
Ha  sacra,  1. 1  o,  p.  i  57 ,  Patcrnensis  E' 
pisconain.s.   11  Daudrand  dice  cbe  Prf- 
feriium,  o  Crimissa  o  Ciro,  fu  rifabbri- 
calo contro  i  saraceni  da!  normanno  con- 
te Ruggero.  In  Paderno  secondo  alcuni 
nel  1002  perì  ui  veleno  l'unper.ilore  Ot- 
tone 111,  pel  modo  riferito  nel  vol.LVIIf, 
p.  262  ,  o  al  dire  di  altri  in  Paterno  di 
Città  di  Castello  [P.)  o  della  Catnpagna 
Romana,  nella  (|uale  è  Tor  Paterno,  ove 
credesi  fu  giìi  Laurenlo  capitale  del  La- 
zio, cbe  descrissi   nel    voi.    XXXVII ,  p. 
219.  In  Paleriio  di  Calabria  s.  France- 
sco di  Paola  fondò  il  2."  convento  dtlsuo 
ordine  ùelV/inimi  C^-).  Il  i.°  vescovo  di 
Umbriatico  del  quale  si  conosce  il  nome 
è  Gerva^iojcbe  neh  i  12  assistè  alla  con- 
sagrazione  della  chiesa   di  Catanzaro.  Il 
vescovo  Ebras  vivea  a'iemi^i  di  Ruggero 
I  re  di  Sicilia.  Roperlo  fiori  neh  167,111 
cui  confermòla  donazione  a'basiliani,  che 
in  tempo  di  Ebras  fecero  Ruggero   11  e 
Guglielmo  I  del  monastero  di  s.  Maria 
de  Palirio  da  loro  edillcato^  colla  condi- 
zione che  i  monaci  del  medesimo  ogni 
anno  nella  festa  di  s.  Donato  a*  7  agosto 
olfrissero  alla  calledrale  d'  Umbriatico, 
aniphoram  old,  ci  candela s  Ires,  Kfii- 
scopiis  aulciii   Oleicin  sanctiiin  eodcm 
tempore  nionacliis  trilnuit.  L'Ughelli  ne 
riportò  il  documenlo,  ilal  quale  rilevasi 
che  i  due  vescovi  immediati  nuccessoii,  lo 
sottoscrissero  anch'essi  e  ratificarono,  l's- 
si  sono.  Pellegrino  che  nel  1  1  79  interMii- 
ne  al  concilio  generale  di  Laterano  III,  e 
Rainaldo,  dopo  il  quale  non  si  coiiDScono 
altri  vescovi  lino  a  Capuano,  da  Papa  Gre- 
gorio IX  costituito  vescovo  d'Unìbriali- 
co  neh  235.  Dionisio  detto  e  comuicn- 


I 


UM  B 

tirilo  (Ini  capitolo,  nel  I  ■j^S  venne  appio- 
vatodaPapa  Alessandro  IV.  Dopo  di  lui 
segue  altra  iacnna  di  pastori  ignorati,  si- 
no ail  N.,  al  quale  Carlo  II  redi  Sicilia 
nel  I  3o6  sciisse  in  favore  di  sua  chiesa 
il  tliploma  che  si  lp.^ge  in  Ui^helli.  Gio- 
va innKX  11  nel  I  33G  elesse  Crislofoio,  in- 
di tiaslato  da  Clemente  VI  a  Bisignano 
nel  I  34(1,  in  questo  stesso  surrogandogli 
Guglielmo  arcidiacono  di  Catanzaro.  Per 
morte  del  predecessore,  che  non  si  cono- 
sce, nel  14^0  fu  eletto  IMichele  Perisla  ca- 
nonico della  cattedrale,  n)Dito  nel  i435. 
Tosto  gli  successe  ìNicola  ile  Martino  sud- 
diacono e  consigliere  della  duchessa  di 
Sessa.  Traslato  nel  1  44"*  ^  Rossano,  suhi- 
lo  in  suo  luogo  fu  posto  Tito  detto  Cic- 
co, ma  uioii nel  1  447"  '*'  '■'^'*^  anno  diven- 
ne vescovo  Nicola  già  arciprete  di  Gu- 
rullo.  Sisto  IV  nel  r 47 T' "0'"i"<* '^'""Ce- 
sco, di  cui  fu  successore  Antonio  Guerra 
dotto  maestro  di  Borgia  principe  di  Squil- 
lace,  morto  in  Roma  neli5oo  e  sepolto 
nella  hasilica  Vaticana,  con  onorevole  e- 
pitafìlo  del  suo  discepolo  e  riportato  da 
TJghelli.  Alessandro  VI  nello  slesso  anno 
gli  sostituì  Matteo  sanese  giureconsulto 
egregio,  morto  in  Róma  nel  i  307  e  tumu- 
lalo in  s.  Tommaso  in  Parione, con  iscri- 
zione presso  rUghelli.  Marco  successore 
morì  nel  I  5  I  6  ,  e  nel  settembre  fu  fatto 
amministratore  il  cardinal  ÌNicola F/e.?r/;/ 
(^.),  il  quale  nello  slesso  mese  rassegnò 
la  sede  con  regresso  a  favore  di  Deside- 
rio canonico  regolare  Lateranense.  A'20 
niar/.oi  tI-zo  riniuizi(i,ein  tal  giorno  il  car- 
dinalFieschi  commendatario  cede  con  re- 
gresso ramministrazione  al  cardinal  An- 
drea della  falle  {I  .)■  Questi  nel  i59.3 
ne  lece  cessione  al  proprio  famigliare  Gio. 
Matteo  Lucifero  di  Cotrone,  di  egregie 
qualità  ,  e  lo  consagrò  nella  basilica  Li- 
beriana a'  I  7  gennaio  1  524,  ma  a'  i  4  no- 
vembre venne  trasferito  a  Cotrone.  Nel- 
lo stesso  giorno  ebbe  Umbriatico  in  com- 
menda il  cardinal  Giovanni  Piccolnmi- 
n/(A^.)epoi  la  rinunziò  neh  53  o. Clemen- 
te VII  a'20  marzo  dichiarò  vescovo  Gio. 


U  M  B  9,) 

Giacomo  Lucifero  arcidiacono  di  Coirò 
ne,  e  lodato  per  prudenza  morì  nel  1.547. 
In  questo  gli  successe  Gio.  Cesare  Foggia 
aicidiacono  di  Rossano,  intervenneal con- 
cilio di  Trento  e  moiì  vecchissimo  tran 
quillameiite.  Nel  r  567  Pietro  Bordoni, nel 
I  J78  Vincenzo  Ferreri  di  Bisignano,  tra- 
slato da  Monte  Peloso,  e  cessò  di  vivere 
dopo  un  anno.  Nel  1579  Emilio  Bonvini 
di  Cosenza  encomiatissimo  pastore,  e  per 
sua  morte  nel  i  5c)2  Alessandio  Filarete 
celebre  giureconsulto  aquilauo.  Paolo  V 
neliGi  I  gli  sostituì  Pietro  Bastoni  d'A- 
lessandria, referendario  delle  due  segna- 
ture. Nel  1622  Benedetto  Vaezspagnuo- 
lo.  Da  Belcaslro  nel  i632  passò  a  que- 
sta sede  Antonio  Ricciullo  calabrese  di 
Rogliano,  a  cui  il  capitolo  per  le  sue  be- 
nemerenze eresse  lapide  di  gratitudine,  e 
dopo  7  anni  fu  Iraslato  a  Caserta  e  poi  a 
Cosenza.  Nel  iGSg  Bartolomeo  Ci-isco- 
ni  nobile  •napoletano  ,  referendario  delle 
due  segnature,  chiaro  per  virtù,  nel  1 647 
passò  a  Caserta.  In  tale  anno  Ottavio  Pu- 
derici  patrizio  napoletano  ,  morto  nel 
i65o.  A'  27  giugno  Domenico  Blanditi 
napoletano,  terminò  di  vivere  nel  i65i. 
Nel  seguente  fr.  Tommaso  Tomassoni 
romanodomenicatm,  morto  nel  i655nou 
senza  sospetto  di  veleno,  e  giace  in  catte- 
drale nel  sepolcro  de'vescovi.  A'5  luglio 
gli  successe  tr.  Giuseppe  R.ossi  napoleta- 
no conventuale,  insigne  dottore  in  teolo- 
gia e  già  commissario  in  Polonia.  Morto 
nel  i658  gli  successe  nel  1659  Antonia 
Ricciullo  nipote  dell'altro  Antonio  di  tal 
cognome,  ma  morì  in  Casabona  nel  lu- 
glio 1660.  Nel  seguente  amio  Vitaliano 
Marescani  penitenziere  della  cattedrale  di 
Catanzaro  sua  patria.  Nel  1667  Agostino 
de  Angelis  d'Andria  somasco  e  professo 
redi  teologia  nell'università  romana.  Nel 
1682  Gio.  Ponzi  Coriliani  della  dioce^i 
di  Rossano.  NelitSgo  gli  successe  il  fra- 
tello Giuseppe  Ponzi,  ed  a  questi  nel  [693 
fr.  Michele  Cantelmi  napoletano,  carmc- 
litanodotto  e  pio,  che  nel  suo  ordine  fmi- 
se  le  primarie  prelature.  Nel  1696  Bar- 


loo  UME 

tolomeo  Oliverio  nobile  O/Z/rw^/V  (for- 
se di  Celione),  protonotario  apostolico, 
cìim  perpliires  atwos  Su  t  ri  ni, Ne  pi  si  ni q. 
Jùìi. tropi  \-ires  gessi.'^set,hr/c  mitra  cicco- 
rntiis  est.  Morto  nel  1708,  cli|>oi  gli  suc- 
cesse a'o!  I  gennaio  I  7  1  5  fr.  Antonio  Gal- 
liani  napoletano  conventuale  e  parroco 
di  s.  Salvatore  in  Onda  di  Roma,  maces- 
sòdi  vita  nell'agosto.  Neh  720  Francesco 
IVI."  Loyeri  noliiledi  Badolato  diocesi  di 
Squillace, letterato, già  di  molle  diocesi  vi- 
cario generale  lodatissimo,  il  quale  col  suo 
zelo  estirpò  molli  abusi,  fece  rifiorire  il 
decoro  del  divin  culto,  ed  eresse  il  semi- 
nario. Con  questi  termina  ntW Italia  sa- 
cra la  serie  de'vescovi,  e  la  compirò  col- 
le Notizie  eli  Roma.  Nel  1 782  Domenico 
Peronaci  di  Serva,  nullius  di-Ueggio  di 
Calabria.  Nel  1 770  Tommaso  M.'  Fran- 
cone  teatino,  di  PiipnH  ancone  feudo  di  sua 
casa  nella  diocesi  di  Larino.  Nel  17  77  Ni- 
cola de  Notruiis  di  s.  Caterina  diocesi  di 
Squillace.  Nel  177C)  Zaccaria  Coccnpal- 
nierii  di  Pesco  Costanzo  millius  di  Ca- 
pua.  Vacata  la  sede  nel  1784  le  fu  da- 
to per  ultimo  vescovo  nel  17(^2  Vincen- 
zo Castro  di  Gaeta.  Nel  1798  uuovamen- 
le  vacata  la  sede,  non  fu  più  provveduta 
di  pastore.  Imperocché  Pio  VII  a'28  giu- 
gnoi8i8,  colla  bolla  De  utiliori,  presso 
il  Bull.  Hom.  coiit.  1. 1 5,  p.  56,  sop[)resse 
la  sede  vescovile  d'Umbriatico  e  l'unì  in 
perpetuo  a  quella  di  Cariati,  alla  quale 
essendo  già  unita  la  sede  di  Cerenza, 
questa  il  Papa  incorporò  a  Cariati  stessa 
sopprimendone  la  concatleilralità.  Inol- 
tre a  Cariati  unì  anche  Stro/ii^oli ,  per- 
ciò in  quest'ultimo  articolo  meglio  ripar- 
lai di  Crtr/'rt// e  di  G'rr/i:Y7,  riproducen- 
do la  serie  de'vescovi. 

LJMERALE  o  OMERALE, //»/mv-rt. 
le.  Velo  lungo  di  seta  o  altro  drappo,  pa- 
ramento sagro  di  colore  bianco,  rosso,  ro- 
saceo ,  paonazzo,  verde.  E  guarnito  di 
merletto  o  frangia  d'oro,  e  nel  suo  mez- 
zo ordinariamentein  ricamo  d'orca  rag- 
giante viene  espresso  il  nome  di  Gesù  in 
sigle,  con»'  è  impresso  nell'  i).;lia  che  si 


U  I\I  E 
consagrn.  E"  più  o  meno  ricco,  ed  alctmi 
umerali  hanno  altri  ricami  d'oro  sparsi 
nella  lunghezza  del  velo.  Con  questo  ve- 
lo si  cuoprono  le  spalle  e  gli  omeri  di  chi 
l'adopera.  Nella  //n'v.^;^/ cantata  solenne, 
l'imierale  è  del  colore  degli  altri  para- 
menti. In  essa  dopo  l'otrerlorio  e  1'  ore- 
mus, il  siifhliacono  si  porta  alla  creden- 
za, dove  dal  ceremoniere  oda  qualche  ac- 
colito se  gl'impone  il  velo  lungo  sopra  gli 
omeri,  del  colore  corrente,  e  gli  si  ferma 
innanzi  al  petto  con  due  fittuccie  legale, 
e  con  esso  copre  il  calice,  ovvero  è  que- 
sto coperto  col  velo  piccolo,  colla  pate- 
na e  coWosiia  coperta  dalla  palla,  e  lut- 
to porta  sulla  mensa  dell'altare; ove  dopo 
aver  eseguito  i  suoi  udizi,  il  diacono  pone 
nella  sua  destra  la  patena  .  in  modo  che 
la  parte  più  nobile  ossia    l'  anteriore  ri- 
sguardi lo  slesso  suddiacono,  e  gli  copie 
la  patena  coll'estremilà  del  velo  penden- 
te dalle  di  lui  spalle,  e  questi  tosto  reca- 
si dopo  il  celebrante  al  piano  nel  mezzo 
dell'aitare,  e  fitta  la  genuflessione,  scen- 
de il  2.°  scalino  o  al  ripiano  dietro  al  ce- 
lebrante ed  a  suo  tempo  al  diacono,  e  ivi 
resta,  sostenendo  sempre  la  patena  innal- 
zala sino  al  terminar  del  Pater  ?ioster. 
Nelle  messe  de'defunti  cantate,  e  nel  ve- 
nerdì santo  non  tenendosi  dal  suddiaco- 
no la  patena,  da  esso  non  si  assume  I'  u- 
nierale  ,  perciò  (pie>to  non  vi  è  ih  color 
nero,  non  essendo  poi  in  uso  quello  che 
adoperava  il  celebrante  in  tal  giorno,  al- 
meno in  alcune  chiese.  Quando  il  suddia- 
cono al  dello  posto  viene  incensalo  dal 
diacono,  si  volile  verso  di  lui  abbassando 
alipianlo  la  patena  coperta  coll'umerale. 
All'elevazione  il  suddiacono  genullolteal 
suo   posto,  e  quivi  torna  a  genulleltere 
dopo  che  il  celebrante  sta  per  terminale 
l'orazione  Domenicale,  alle  parole  cioè 
Jù  (tiniitte  noliisdehifa  nostra;  Hlhjia  11 
torna  all'altare  e  stando  ///  cornu  F.pistn- 
hie  porge  la  patena  al  diacono,  il  ipiale 
la  scuopre  dall'umerale  e  tergendola  col 
purificatoio  la  dà  al  celebrante.  Il  suddia- 
cono restituita  la  patena,  ilepone  il  velo 


i! 


U  IVI  E  U  M  E  I  o  I 

lunijo  ,  che  il  cereoioiiiere  o  un  accolito  medesima,  e  coli'  iimet-aledà  con  essa  la 
preiule  colle  mani  e  lo  ripoila  ulla  eie-  benedizione.  Nella  i.' domenica  dell'.Vv- 
denza  piegalo.  Nel  venerdì  santo  sebbene  vento,  assistendovi  il  Papa  nella  cap[)el- 
siusinoi  paianiei»li  neri,  il  celebrante  re-  la  Sistina  in  Miitito  o  piviale  rosso,  per 
caudosi  al  s.  Si'polcr-o  (nel  cpiale  artico-  portare  da  essa  nella  vicina  cappella  Pao- 
lo notai  (piando  e  dove  si  nsava  l'unie-  Ima  del  Vaticano  processionalinente  il  ss. 
lale  e  il  baldaccliino  neri),  assume  1' u-  Sui;;ramento,  onde  cocninciare  il  giro  del- 
inerale  bianco  e  quindi  riceve  dal  diaco-  le  guarani'  ore,  sul  medesimo  piviale 
no  il  calice  con  l'ostia  consacrata  nel  di  prende  l'umerale  bianco,  la  cui  lìttuccia 
precedente,  coprendolo  il  diacono  colle  lega  e  poi  scioglie  il  prefetto  delle  cere- 
estremità  del  medesimo  umerale,  ed  il  iiionie  ponlilìcie.  E  qm  noterò,  die  aven- 
celebrante  incedendo  processionalmeule  do  descritto  la  detta  cappella  Paolina  nel 
sotto  baldaccbuio  di  colui  e  bianco,  porla  voi.  Vili,  p.  i34,  e  altrove,  e  riferita  la 
il  calice  all'altare,  ed  il  diacono  rimoven-  remozione  dell'  antica  maccbina  ideala 
do  I'  estremità  del  velo  umerale,  prende  dal  Bibbiena,  o  inventata  o  restaurala 
l'ivereiitemente  ilcalicedalle  mani  del  ce-  dal  cav.  Bernini,  per  l'accennala  solenne 
lebrunte  e  lo  pone  sulla  niensa;iiuli  il  ce-  esposizione  del  ss.  Sagramenlo,  la  quale 
lebranle  assistito  dal  cereinoniere  ilepune  incisa  egregiamente  dal  celebre  Pirane- 
r  umerale,  che  un  accolito  riporta  alla  si,  per  necessità  onninamenle  fu  for- 
credenza.  Nella  cappella  poiitidcia  ,  per  za  disiare,  poiché  per  la  sua  anticlii- 
la  medesima  ricordata  funzione,  il  Papa  là  era  in  istato  cadente  e  pericoloso,  ora 
con  piviale  o  Maiitu  rosso  si  reca  dalla  aggiungo  col  n.°  276  del  Giornale  di 
cappella  Sistina  alla  Paolina  a  prendere  Ro/iia  del  i855,  che  il  Papa  Pio  IX  fe- 
il  calice,  e  prima  di  riceverlo  si  cojire  le  ce  ri[)rislinare  la  macchina  sul  primo  di- 
Spade  coH'umerale  bianco.  Nelle  beuedi-  segno,  laontle  nella  i  .'domenica  dell'A-v- 
zioiii  che  si  danno  col  ss.  Sdgrci/iwìilo,  vento  del  memoralo  anno,  nella  Paolina 
dopo  il  canto  del  Tantuia  ergo  (/^.)  e  del  Vaticano  si  vide  ristabilita,  ma  con 
dell'orazione,  il  celebrante  geuuflelteudo  maggior  solidità,  cui  ftumo  bella  conipar- 
sull'infimo  grado  dell'  altare,  prende  su-  sa  nuovi  ornati,  dorature  e  cristalli,  oltre 
gli  omeri  il  velo  bianco  lungo  sopra  il  Pi-  le  antiche  pitture  della  cappella  tornate 
v'/ì//é;  (/^^ .),  coll'aiulo  del  ceiemoniere,  ed  alla  loro  originalità.  Tutto  fu  eseguito 
asceso  all'altare  |)renderOj^t'/iòc)/-/o  {f  ■)  cu'disegni  e  direzione  dell'arclntello  cav. 
colle  mani  velale  dall'umerale,  colla  de-  Filippo  iMartinucci.  Nel  u.  4*^  del  t.  23 
Sila  lenendo  il  nodo,  e  colla  sinistra  il  dell'  Album  di  Roma,  non  solo  si  lipor- 
piede dinanzi  al  petto.  Data  labeuedizio-  ta  il  disegno  di  delta  solenne  esposizio- 
ne, il  celebrante  deposto  sopra  l'altare  l'o-  ne  colla  nuova  macchina,  ma  inoltre  si 
sttìu^iorio,  genuflette,  discende  all'intimo  lod-»  da  Tito  Barberi  il  perugino  cav.  Aa- 
grado  e  ivi  restando  genuflesso,  dal  ce-  nibale  Angelini  professore  di  prospelti- 
remouiereo  dal  suddiacono  gli  viene  tol-  va  nell' accademia  di  s.  Luca,  per  aver 
to  il  velo  dalle  spalle.  Egualmente  uelle  dipinto  a  olio  l'interno  prospettico  della 
Processioni  {f  .)  col  ss.  Sagramenlo,  il  rinnovala  macchina  che  si  eleva  sull'alla- 
celebrante  in  piviale  è  ricoperto  nelle  spai-  re  maggiore  della  cappella  Paolina  per 
le  coir  umerale  bianco,  le  cui  estremità  della  funzione;  eperavere  restauratogli 
cuopruno  ie  uiani  colle  quali  sorregge  alfreschi  della  cappell.i  stessa,  di  Sabatini, 
l'ostensorio.  Nel  portarsi  il  ss.  Viatico  Zuccari  e  Bunarroti.  Nella  sulennissima 
(/"'.),  la  pissidesì  porta  ddl  sacerdote,  più  Processione  del  Corpus  Doini/ii(^y.),cc- 
o  meno solennemente,cou  l'umerale bian-  lebrata  dal  Papa  ,  egli  adopera  un  ma- 
co,  le  cui  estremità  cuopruuo  la  pisside  guifloo  e  grandioso  umerale  biauco  no<i« 


102  UME 

malo  d'oro.  Ne'[)Onlificali  celebrali  dal 
Papa  ,  ìi  Stigri.sla  per  alcuni  suoi  ufllzi 
si  copre  le  spalle  con  un  velo  di  seta  bian- 
ca o  lossa  COI)  nierlelto  d'oro,  delia  l'or- 
n)a  dell'umerale;  ed  il  simile  velo  adope- 
ra quel  personaggio  che  versa  l'acqua  al 
l*apa,  per  la  LaKaiida  dcìle  inani  (/''.), 
d  quale  assume  il  velo  [laonazzo  secondo 
il  culore  de'  paramenti  e  le  diverse  fun- 
zioni. Con  questo  velo  il  sagrisla  copre  i 
sagli  vasi  the  porla ,  ed  i  personaggi  il 
bacile  e  \\  boccale  con  l'acqua.  Altro  A'e- 
/o,  elle  senza  coprire  le  spalle  pende  dal 
collo,  e  cbiamato  ì  unpao  Fipna^J  .\ 
lo  adoperano  i  sostenitori  delle  Milrc  e 
1  rirc^ni  \ìi,ui\\\.  L'umerale  si  disse  an- 
che Aniiltu  (/.),  perchè  questo  pure  co- 
pre, olire  il  collo,  gli  omeri,  i  quali  sono 
ijli  ossi  del  braccio,  cioè  di  quella  porzio- 
ne dell'arto  superiore  che  dalla  spalla  va 
snio  al  gomito  ,  la  quale  S|jalla  pure  in 
latino  dicesi  huiiwrinj  onde  al  velo  ume- 
rale restò  d  nome  come  più  ampio  e  co- 
prendo interamente  gli  omeri;  mentre  l'a- 
milto  aulicamente  tutti  lo  portavano  an- 
che sopra  il  capo,  come  tuttora  usano  i 
domenicani,  ì  francescani  e  altri  religio- 
si the  non  portano  la  herrclta  clericale, 
e  poi  lo  ripiegano  sulla  pianeta.  Secondo 
S.Tommaso,  l'auiilto  allude  ancora  al  ve- 
Jo  con  cui  fu  ricoperta  la  faccia  del  Re- 
dentore Della  notte  della  Passione,  ovve- 
ro alla  corona  di  spine.  Altri  simbuli,  ol- 
ire i  riportati  nel  ricordato  articolo  ,  si 
ponilo  vedere  nella  parola  AnucLns  .seu 
Anabolagiuni  et  llunierale  nella  Noli- 
zia  de'  vocaboli  ecclesiastici  del  Magri. 
Questi  dice  alla  voce  f^elum.  »  11  velo  che 
porla  il  sacerdote  sulle  spalle  (juando  e- 
spone  il  ss.  Sagramento,  sempre  dev'es- 
sere di  color  bianco,  aiicl.'e  nel  giorno  del 
/  eneid isanto, cooìeW  JJaldacclu'no  (da 
alcuni  tliiamato  eziandio  Umbrellino),\l 
quale  rito  si  cava  dal  Cereuionialu  Mo- 
nastico al  lib.  I,  CI 4,  n."  3,  perchè  Cri- 
sto sagianieiilato,  essendo  glorioso,  non 
si  deve  coprire  con  velu  nero,  come  han 
no  stimato  alcuni  moderni  scritluri.  La 


U  M  I 
pianeta  sempre  deve  concordare  con  l'of- 
fJcio,  ancorché  si  celebri  alla  presenza  del 
Sagi'amenlo  esposlo".  Umerale  fu  anche 
denominata  la  tonaca  di  giacinto,  usala 
dal  Sommo  Sacerdote.  L'umerale  è  di- 
verso dal  Superiimerale  (A'^.),  veste  pre- 
ziosa dello  slesso  sommo  sacerdote;  ed  in 
tale  articolo  notai,  che  tanto  la  Stola  del 
sommo  sacerdote,  che  la  stola  nostra  fu- 
rono delle  L/ncrale  e  Tonaca  Li/iera- 
Icje  la  2. "essere  lultora  umerale, in  (pian- 
to che  sono  supcrumerale  ad  essa  la  pia- 
neta o  il  piviale.  Della  stola  usala  dal 
Pontefice  Massimo  de'romani  gentili,  ri^ 
parlai  nel  voi.  LXXlli,  p.  277  e  280. 

UMILE,  /Iiunilis,  iMode.slus,  lìlitis. 
Che  ha  umiltà,  modesto,  dimes»o;coiitra- 
rio  di  superbo,  di  arrogante,  di  orgoglio- 
so, di  vanaglorioso.  Senza  ripetere  qui 
ciò  che  i  fiiosofi  moralisti  possono  dire 
per  diniosti  aie  T  ingiustizia  e  le  funeste 
conseguenze  della  superbia,  solo  osserve- 
rò ch'è  uno  de' vizi  piìi  soventemente  cou- 
dannalo  dalla  s.  Scrittura;  e  fu  massiuin 
di  Salomone  :  dove  avvi  la  superbia,  ivi 
trovasi  anclie  lo  scorno,  e  dove  è  umil- 
tà, ivi  e  la  sapietìza.  La  supei  bia  è  ili.° 
di  tutti  i  peccati.  Gesù  Cristo  ha  più  d'u- 
na volta  rimproverato  (piesto  vizio  a'iii- 
risei  ea'ilottori  della  legge;  e  ci  proibisce 
d'  insuperbirci  delle  nostre  virtù  e  delle 
nostre  buone  opere, perchèsonu  doni  gra- 
tuiti di  Dio,  grazie  che  lui  benignaineu- 
le  ci  ha  accordalo,  e  dell'uso  dei  (piali  ihjì 
saremo  obbligati  di  rendergli  muiulo 
conto.  Colla  parabola  del  Fariseo  e  del 
Pubblicano,  Gesti  Cristo  ci  fa  veder  la 
superbia  riprovata  da  Dio,  e  l'umillìi  ri- 
compensata: fa  egli  professione  di  cerca- 
re in  ogni  cosa  la  gloria  di  suo  Padre  e 
non  la  sua.  Scrisse  s.  Luca  neU'Lvaiigelo; 
Cliiunquc  si  esalta  san)  umiliato,  e  chi 
si  umilia  sarà  esaltato.  L'apostolo  s.  Pao- 
lo nel  comandai  e  l'uiniltù  non  ordina  giù 
di  nuscondeie  a  se  stessi  o  agli  altri  le 
grazie  che  Dio  fece  loro,  ma  iliallribuire 
a  lui  tutta  la  gloria,  e  di  non  farla  cono- 
scere se  non  (juaudociò  possa  edilìcare; 


U  M  I 
di  non  preferirsi  agli  altri  ,  ina  di  presu- 
inereclie  vi  sono  ne'Ioro  iValelii  delle  vir- 
tù e  delle  grazie  che  uou  appariscono. 
Vuole  die  ciascuno  senta  la  propria  debo- 
lezza e  nullità  ,  e  tema  di  accecarsi  sui 
suoi  (lifetlij  che  consenta  ad  esserdis[)rez- 
zato  se  ciò  può  esser  utile  alla  salvezza 
degli  altri.  I  santi  praticarono  questa  vir- 
tuosa morale,  e  fu  la  loro  umiltà  che  ispi- 
rò loro  il  coraggio  di  consagrarsi  intera- 
mente all'  utilità  spirituale  e  temporale 
del  loro  prossimo.  L'umiltà  è  ima  vii  lìi 
per  cui  l'uomo  se  medesimo  spregia  e  tie- 
ne a  vile,  ralhenando  l'altezza  dell' ani- 
mo, deve  inipedire  di  crederci  superiori 
all'  ultimo  de'  peccatori  :  essa  furma  la 
grandezza  del  cristiano.  L'umiltà  astrat- 
to d'iunile,  essendo  questo  addiettivo  di 
quella  parola  e  di^iiosizione  dell'  animo 
virluoso,ne'diplomien)ouumenti  di  mol- 
li degli  antichi  /^^cycov/ trovai  fra  le  ior- 
luole  e  i  titoli  da  loro  usati,  che  s' iulito- 
larouo:  N.  Ilumili  episcopo  sanctac  N. 
lùrlcsiae j  aucUe coW'd  formola:  Deigra- 
fin.  L'addiettivo  Umile,  i  vescovi  russi  lo 
l'anno  precedere  alla  loro  soscrizione.  An- 
che i  cardinali  talvolta  si  sottoscrissero 
Vinile  Prete  o  Diacono;  ed  il  cardinal 
Marino  (/'^.)del  761  sottoscrisse  il  sino- 
do romano  di  s.  Paolo  I:  Marino  umile 
prete  della  S.  R.  C  del  titolo  di  s.  Lo- 
renzo in  Daniaso.  Anche  gli  abbati  re- 
golari usarono  il  titolo  di  umile.  Il  Gal- 
letti, Del  Primicero,  p.  355 ,  riporta  il 
docun>ento  di  Giovanni  di  Sicilia  abbate 
di  s.  Paolo,  che  concede  a  Paolo  d'Ange- 
lucciò  monaco  e  parroco  di  s.  Salvatore 
del  Primicero  i  frulli  della  chiesa  di  s. 
Stefano  di  Sutri  nel  1 443)  e  intitolando- 
si :  Joìiannes  de  Sicilia  Dei  gratiahu- 
milis  abbas  ven.  mon.  s.  Pauli  extra 
muros  Urbis  ...  saluteni  et  sincerani  in 
Domino  caritateni.  kwù  nel  voi. XXVII, 
p.193,  notai,  che  Alberico  11  dominato 
redi  Roma  nella i. 'metà  delsecoloX  usò 
la  formola  ne'suui  diplomi:  Alberico  per 
li!  grazia  del  Signore  umile  principe  e 
di  lutti  i  romani  senatore.  JNel  medio 


UMI  io3 

evo  per  umiltà  si  sottoscriveano  Pecca- 
tore {T^.)  i  vescovi,  gli  abbati  e  altri  per- 
sonaggi, anche  laici;  e  le  «nonache  ben- 
ché titolate  si  sottoscriveano  Peccatrice. 
E  titolo  edifìcaule,  pieno  d'umiltà  e  mo- 
destia, ed  uscito  da'Papi:  Sei-^'us  Servo- 
rum  Dei.  In  tale  articolo  dissi  che  a  loro 
esempio  l'adottai  ono  vescoyi  e  arcivesco- 
vi, ed  alcuno  per  vana  ostentazione,  on- 
de contrallare  il  romano  Poutelice,  fin- 
ché restò  privativo  esclusivamentcdi  lui. 
Ivi  pui'  narrai,  che  s.  Bouifuciu  scriven- 
do a  Papa  s.  Zaccaria  usò  queste  paro- 
le: e.ciguus  servus  K'cster  licet  tndigan-i 
et  ullimus.  Che  Agano  vescovo  di  Ber- 
gamo usò  la  formula:  Ultinius  servorwn 
Dei  servus.  Che  Papa  Giovanni  VII  nel- 
la sua  cappella  eretta  alla  15.  Vergine  nel- 
la basilica  V^aticana,  pose  repigrafe:./u(/«- 
ues  indignus  Episcopus  fecit  B.  Dei  Ge- 
nitricis  Servus.  Leggo  nel  Magri,  Noti- 
zia de'  vocaboli  ecclesiastici  a  p.  347» 
che  il  vescovo  di  Cipro  scrivendo  a  Pa- 
lla Teodoro  I,  s'intitolò  Sergius   hii/ni- 
lem  in  Domino  salulein.  Molti  vescovi 
si  sottoscrissero,  J/idignos,ed  anche.  Mi- 
serabiles  peccatores.  Nelle  lapidi  sepol- 
crali tali  denominazioni  e  simili  sono  sen- 
za numero,  e  diversi  esempi  riportai  in 
più  luoghi.  Così  feci  de'  Titoli  d'onore 
(/  .)  ampollosi  e  altieri.   Qui  dirò  solo, 
che  i  visconti  di  Bearii,  già   piincipato 
di  Francia  a  cui  era  unita  la    Bassa-i\u- 
varrà,  ed  oggi  facente  parte  del  diparti- 
mento de'Bassi-Pirenei, godevano  di  tutti 
i  diritti  reali  e  facevano  battere  moneta. 
Vi  facevano  incidere  la  loroefligie  col  pro- 
prio nome,  e  nel  rovescio  la  loro  fiera  di- 
visa :  Gratili  Dei  snm  idipiod  '^um.  Ch'è 
quanto  dire:  Per  la  grazia  di  Dio  so- 
no ciucile  sono!  Il  Parisi  neW Istruzioni 
per  la  Segreteria,  parlando  delle  sotto- 
scrizioni delle  Lellcre  epistolari ,  osser- 
va che  il  superlativo  di  Umile, àoè  ì'IIu- 
jnilissiijius,  Addictissimus,etObsefpien- 
tissi/nus  Servitor,  o  come  alcuni  hanno 
meglio  usalo  Famulus  ,owero  Servus, 
equivale  ,  secondo  lo  siile  delle  segrete- 


io4  U  M  I 

rie,  al  iiostio  Uind,  Dino  ed  Ohhlinò ; 
Jo  Siudiosìssinììis  equivale  xxWAJTinò ,  e 
lo  Sludiosus  è  r  infima  corlesia.  Carte- 
sio nella  dedicatoria  delle  sue  opere  al- 
l'elettrice Palatina  fece:  Ccdsitudiiiis  tuat 
devotissitnus  ciillor. 

C.MILIANA  o  EMILIANA  (beata). 
Della  nobile  famiglia  de'Cercliii  dell'ati- 
tica  casa  de'  signori  di  Acoiie,  e  n<jri 
d'Ancona  come  dice  il  IVovaes,  nacque 
in  Firenze  nel  1219.  Di  16  anni  fu  spo- 
sala ad  un  uomo  delia  famiglia  Dona- 
giusi,  di  rilassali  costumi,  che  dopo  a- 
verla  per  qualche  tein[)0  maltraltala,  la 
cacciò  di  casa.  Umiliana  oppose  la  dol- 
cezza a'  mali  lraltamenli,e  più  lardi  es- 
sendosi questo  cattivo  marito  mortal- 
mente ammalato,  gli  prodigò  le  più  te- 
nere cure,  ed  ebbe  poi  la  consolazione  di 
\ederlo  morire  cristianamente.  Pumastei 
Vedova  dopo  5  anni  di  soll'erenle  n)alri- 
monio,  abbracciò  dopo  5  altri  anni  il 
'.erz'  ordine  di  s.  Francesco,  e  ritiratasi  in 
una  torre  del  giardino  di  suo  padre,  die- 
desialla  più  austera  penitenza,  e  pel  suo 
ordine  fundò  una  congiegazione  nella 
chiesa  di  s.  Croce  di  Firenze.  Mori  in  età 
di  27  anni  a'iq  maggio  i  246,  ed  è  ono- 
rala a'23  di  maggio,  dopo  che  il  i^apa  In- 
nocenzo Xli  ebbe  approvalo  il  suo  cullo 
a'  24  luglio  1694-  I  Bullandisli  ne  pub- 
blicarono la  vita"  nel  t.  3  del  mese  di 
maggio,  l'er  amore  ed  estimazione  alla 
egregia  Tìjìografui  EiinUdna,  sebbene 
di  tale  vocabolo  resi  ragione  nel  voi. 
LXVil,  p.  186,  LIX,  p.  2  17, per  l'ana- 
logia del  nome,  al  rifeiilo  da' continua- 
tori del  dotto  Boiler  aggiunsi  altre  pa- 
role sulla  beata  che  alciuii  chiamano  col- 
lo slesso  suo  nome  EniUiana.  Di  più  di- 
rò, che  eguiil  nume  lo  portarono:  \."S. 
Kmiliana  vergine  e  mai  tire  romana,  che 
il  Piazza  nell'  Emcrologio  di  lionia  e 
nella  Girarcìda  ecclesiastica^  dice  ono- 
rala 1l.1l  mai  lirologio  romano  a'3o  giu- 
gno, e  ciedersi  sepolta  nel  ci/ziiltiriu  di 
l'ittestalo.  Meritò  i;he  mila  via  .Aidea- 
tiua  SI  erigesse  iu  suo  onore  la  suburbd- 


U  M  F 

na  Chiesti  di  s.  Ennliana  (1  .)  con  tito- 
lo cardinalizio,  di  cui  fu  insignito  (Giovi- 
no o  Gioviniaiio  prete  cardinale  del  4')4i 
titolo  che  prima  della  rovina  del  lem[)io 
fu  trasferito  alla  Chiesa  di  s.  Balbiim. 
2."  S.  Rmilìann  (T'.)  (non  nipote  come 
dissi  in  tale  articolo,  ma  zia  di  s.  Gre- 
gorio I),  sorella  di  s.  Trasiila  e  di  Gor- 
iliaiia.  nobilissime  romane.  Tornando  al- 
la b.  Umiliana  o  Emiliana,  narra  ij  No- 
vaes  nella  Storia  d'Innocenzo  XI fy  che 
la  sua  l'ita  scritta  da  Vino  da  Cortona, 

e  mi^^liorata  di  stile  da  liLilfieleda  Voi- 

o 

terra,  sta  ne'  citati  Bollandisli,  Arta  ss. 
jMajiy  t.  4  («^  non  3,  come  dicono  i  con- 
ti nurilori  di  Boiler,  avendolo  riscontrato 
a  p.  3<S5;  De  B.  jEiniliana  seu  Iliuni' 
liana)  con  due  altre  più  brevi.  Fu  scrit- 
ta ancora  da  Francesco  Cioiiacci,  Firenze 
1682.  Un'altra  ve  n'è  nella  Raccolta  de* 
santi  fiorentini  òi.'\  Brocchi.  Molli  altri 
scrissero  la  vita  di  que^la  beata,  e  se  ne 
hanno  iu  latino,  francese,  portoghese, 
spagnuolo,  tedesco,  fiammingo,  polac- 
co, ec. 

UMILIATE  ,  Moniales  ordini^  IIii- 
rnilit/toriini.  Religiose  dell'ordine  de^li 
Liiiiliati  (/ .).  Que'gentilnomini  di  Mi- 
lano, di  Como  e  di  altre  parli  di  Loin- 
barilia,i  (piali  condotti  prigionieri  iuGer- 
mania  nel  secolo  XI,  ritornati  alla-  loro 
patria,  istruiti  nell'arte  della  lana  e  in- 
sieme occupali  negli  esercizi  di  pietà,  a- 
veano  ricavato  l'alimento  dal  lavoro  del- 
le loro  mani,  sì  forntarono  iu  Milano  in 
società  col  nome  di  Berrettini  della  pe^ 
nitenza,  e  le  loro  mogli  abbracciarono  lo 
slesso  genere  di  vita.  Becatosi  nel  1  i3f 
s.  Bernardo  abbate  di  Chiarivalle  in  Mi- 
lano, consigliò  gli  umiliali  a  separarsi  dal  • 
le  loro  mogli,  ed  a  menar  viUi  cunlineii- 
le.  Molti  acconsentirono  a  (jiiesla  separa- 
zione col  consenso  delle  mogli  ,  le  quali 
colle  loro  figlie  si  ritirarono  in  [Milano 
nella  rasa  della  le  Prigioni  nella  contra- 
ila ili  Brera,  e  vi  gettai  0110  l.e  Ijiida  men- 
ta d'un  monastero;  e  siccome  le  prime  fnii- 
datrici  di  esso  erano  della  faui>i:lia  Blai- 


U  M  I  U  M  I                    IO? 

soni,  quesle  religiose  fuioiio  subilo  chia-  nache  Umiliate  ,  che  il  monnslero  di  s. 
m.ite  le  Religione  dcBlassoni.  Poiché  la  (leciha  di  Romaèdell'ordine  dell'umilia- 
inaggior  |)aite  di  queste  nuove  serve  di  te,  quantunque  le  religiose  non  ne  prati- 
Dio  appartenevano  alle  principali  fìnni-  chino  tolte  le  osservanze,  percliè  cpiesla 
glie  delhi  citlà,  un  gran  initnero  di  don-  niona>leio  essendo  stalo  prima  de'  reli- 
zelle  tiohili,  rinonxiando  alle  vanilà  e  ai  ijiosi  del  (nedesinioordine  e  avendolo  ab- 
fallaci  piaceri  del  mondo,  seguirono  il  lo-  handonalo,  Clemente  VI!  nel  i  5'ì'j  vi  po- 
ro esen)pio,  la  cosa  riuscì  angusta  per  con-  se  alcune  divule  donne,  alle  quali  asse- 
tenerle,  onde  ne  comprarono  allia  nel  gnò  t'abito  delle  umiliate  e  la  regola  di 
quartiere  di  IJorgoNuovo,  ed  a  questo  ujo-  s.  Benedetto,  chele  medesime  osserva  va- 
iiaslcro  r)ure  dicrono  il  nome  di  s.  Cale-  no,  in  cui  per  firle  iilruire,  ordinò  che 
lina.  Nondimeno  dopo  (jualche  tem[)o  In-  suor  Maura  Magalotti  dal  monaslerodel- 
sciaronodi  così  chiamarlo,  menlreessen-  le  beneilelline  della  ss.  Concizione  di 
do  stalo  fondato  accanlo  al  monaslero  Campo  Marzo  passasse  a  quello  di  s.  Ce- 
l'ospedale  pe'poveri  tignosi,  acciò  le  ino-  ciiin  per  ahhadessii;  ne  assunsero  l'abito 
nache  avessero  campo  d'esercitare  la  ca-  bianco,  coll'osservauza  delle  costituzioni, 
rilà  e  l'umilia,  appellaronsi  le  Religiose  piendcndo  poi  il  nouiedi  benedelline,co- 
(IilCDspedale  (Icll'osseì-vanza.  Più  lar-  me  rilevai  nel  citalo  articolo.  Tutto  egiial- 
di  il  n)(nla^tero  piese  il  nome  di  s.  Era-  mente  ap|>ari>ice  dall'isci  i/ione  collocati 
8mo,  e  la  strada  adiacente  ritenne  il  no-  sulla  porta  del  monastero  ,  e  riprodotta 
me  de'Tiguosi,  a  riguardo  tlell'antico  o-  dal  p.  Helyot,  nella  quale  è  dello  ch'esse 
spellale,  almeno  al  tempo  del  p.  IJelyot,  erano  religiose  dell'ordinedelle  umiliate. 
col  quale  piocedo  ,  Storia  degli  ordini  A  werte  però  lo  stesso  p.  Helyot,  seudn'ar- 
inonaslici  e  religiosi^  t.  (S,cap.  20:  Del-  gli  che  le  monache  umilialedi  Milano  non 
le  religiose  dell'ordine  degli  Vniiliiili.  volessero  più  riconoscerle  per  loro  sorel- 
Molle  città  d'  Italia  olFruono  loro  delle  le,  poiché  dalie  notizie  ricevute  su  que- 
foudazioni,  etl  esse  1'  accellaiono;  laonde  st'ordiue  nel  1  yog  dall'abbadessa  di  s.  E- 
il  numero de'loro  monasteri  nolabilmen-  lasmo  della  stessa  città,  ella  dichiaiòdi 
te  si  acciebbe,  ma  nc'priuii  anni  del  se-  propiio  pugno,  che  il  monastero  di  s.  Ce- 
colo  X  Vili  eransi  ridotti  a'seguenli,  cioè  cilia  di  Roma  era  altresì  delle  religiose 
di  s.  Caterina  di  Hrera,  di  s.  Erasmo  di  del  suo  ordine;  ma  che  da  alcimi  anni  ad 
Borgo  iNuuvo,  e  di  s.  iMaddalena  al  Cer-  istigazione  d'  alctuie  (ìcrsone  aveano  esse 
chio,  lutti  e  tre  in  Milano;  di  s,  Denedet-  abbandonato  l'ordine  delle  umiliale  per 
to  a  Lodi;  di  s.  Orsola  a  Conio;  di  s.  A-  farsi  benedettine.  Nnndiiiìeno  volle  assi- 
gala  a  Novara;  di  s.  Marta  ili  Monte  Ugo  curare  il  p.  Helyot,  che  le  religiose  di  s. 
n  Firenze;  di  s.  Agata  a  Vercelli;  di  s.  Mar-  Cecilia  di  Rooia  portavano  lutfavi,i  l'a- 
gheritii  e  s.  Maddalena  in  Monza  nell'ar-  l>ilo  delle  umiliale  e  si  protestavano  uio- 
cidiocoi  di  IMildUo;  di  s.  INIartino  in  Va-  ii:ii;he  di  quest'ordine.  Vi  passava  pei'ò 
rese  nella  slessa  dioci'ii;  di  s.  Caterina  a  il  divario  Ira  l'osservanze  delle  religiose 
Graneuona  nella  diocesi  di  Como;dis.!Ma-  di  Pioma  e  le  altre  umiliale,  che  le  roma- 
ria  IMaddalena  a  Lugano  della  Svizzera  nemungiavauocarne  3  volle  la  sellimana 
e  diocesi  di  Como;  e  di  s.  Cecilia  di  Ro-  e  le  altre  4)  sembiando  più  austere  le  u« 
ma  presso  la  Cìnesa  di  s.  Cecilia  (^  ■),  miliale  di  Roma.  Tulli  i  monasteri  del- 
tutlora  esistenti  e  fiorenti.  Su  quelito  mo-  l'ordine,  a  riserva  del  romano,  dipenden- 
naslero  peròini  occorre  avvertire  col  me-  le  dal  cardinal  prolelloiee  titolare  del- 
dcsiuio  p.  Helyot  ,  e  col  p.  Flaminio  da  la  chiesa(oome  pur  dissi  nel  voi.  LXXV, 
Latera  ,  Coiììjicndio  della  storia  degli  p.  243e  246),  erano  soggetti  alla  gimis- 
ordini  regolari,  1. 1,  cdp.  27:  Delle  mo-  dizione  de'  religiosi  umi'iati,  i  quali  lua- 


,  o6  U  ]\I  I  U  M  I 

ne"*  lavano  ancorn  i  loroadiiii  tempora-  tico  Breviario  dell'  anno  i^\^  dc^-ouo  jù' 
lì  ,  la  qiial  cosa  In  cagione  della  rovina  gliarc  il  Romano.  Nell'allio  niss.  il  bi- 
tralciini  di  qnesli  n\oniisteri,  i  quali  nel-  hiiotecario   Bosr.a   scrisse:  In  hoc  biro 
la  soppressione  dell'ordine  degli  umiliali  contincnfiir:  Jo.  Petri ParicelULauren- 
8vendo  perdute  tutte   le  loro  scritture,  tiannc  Mediolani  basìlicae   archipre- 
ch'erano  nelle  mani  de' religiosi,  furono  sìiyWri argumenta^quae  coguntMonia- 
ridotti  a  una  s'i  gran  povertà, che  trovau-  Ics  ordinis  Hiunìliaiorum  psatlcre  mO' 
dosi  inipolenti  a  mantenere  le  religiose,  ro  romano.  Vi  è  ancora  in  altra  raccol- 
si videro  es>e  costrette  a  procurarsi  delle  la  dello  stesso  Puricelli  sul  Dre  viario;Co«- 
peiìsioiiijcheancora  godevano  viventeil  [).  sulla  del  PuriccUi  per  le  monache  iii- 
llelyol,  somministrando  una  determina-  tortio  all'uffìzio,  con  un  Iralialo  parli' 
la  somma  al  monastero  loro;  e  quantun-  colai'e  dell'unizio  divino.  L'abito  delle  u- 
que  le  monache  non  osservavano  vita  co-  iniliateera  comequellodegli  umiliali. Es- 
tnune  ,  pure  erano  molto  esem[ìlan.   A  soconsiileva  in  una  veste  e  uno  scapolara 
mezza  notte  interrompevano  il  loro  ripo-  di  panno  bianco,  e  in  memoria  dell'an- 
so per  recitare  mattutino;  la  mattina  do-  tico  abito  poi  lavano  alili  sotto  una  stret- 
po  le  laudi  e  prima  facevano  mezz'  ora  la  tonaca  di  color  cenerino,  lo  uno  de'3 
d'orazione  mentale,  ed  un'altra  uiezz'o-  monasteri  di  IMilano  le  religiose  usavano 
ra  dopo  compieta.  Sebbene  era  loro  per-  nell'inverno  snll'  abito  bianco  la  tonaca 
messo  mangiar  carne  le  4  ricordate  voi-  di  colorceneriuo.I)ianchi  erano  i  veli  nel- 
le nella  settimana,  l'astinenza  del  mer-  la  maggior  parte  de'monasteii,  e  tali  do- 
cole(bera  in(lispeu>abile.  Digiunavano  in  veauo  essere  secondo  lo  spirilo  dell'ordi- 
lutti  i  venerdì  dell'iinno,  in  tutte  le  vigi-  ne;  ma  in  alouni  monasteri  li  usavano  an- 
liedelle  feste  della  Madonna,  di  molli  san-  che  neri,  come  in  quelli  di  Roma  e  di  Ver- 
ti  e  iieir  Avvento;  e  ne'  giorni  destinati  celli,  uniformandosi  agli  altri  isliluli.  Per 
dalla  Chiesa  al  digiuno  si  astenevano  da  la  professione  n'era  dato  loro  uno  di  saia, 
qualunque  sorte  di  lallicini.  In  Quaresi-  che  portavano  alla  comunione  e  nelle  so- 
ma facevano  Indisciplina  3  volle  la  sei-  lenni  funzioni;  le   loro   pantofole   erano 
liinana.  Grande  era  la  divozione  alla  B.  bianche,  uè  mai  in  alcun  tempo  usarono 
Vergine  loro  protettrice;  ed  in  alcuni  u)o-  il  manto,  tranne  l'umiliate  del  monasle- 
nasieii  le  religiose  recitavano  ogni  giur-  ro  di  s.  .Marta  di  Firenze  ,  nel  quale  le 
no  il  suo  udizio,  la  corona  e  le  sue  lita-  sorelle  converse  ritennero  il  nome  di  ^t;r- 
iiie.  Alcuni  ritennero  l'antico  breviario  /r'/z/z/c,  e  vestivano  tuttavia  l'abilo  cene- 
dell'ordine,  come  i  monastei  i  di  s.  Cale-  rino,  e  consistente  in  tonica,  scapolare  e 
rina  di  P)rera  e  di  s.  Maddalena  al  Cer-  velo  di  tela  bianco.  Ptecitavano  tali  con- 
cilio in  Milano;  gli  altri  lo  lasciarono  per      verse,in  vece  dell'ulìi/.io, un  numero  di  A/- 
prendere  il  breviario  romano,  probabii-      (er  e  /l\-e.  Nel  INIilanese  cran vi  ancora  al- 
incnle  non  senza  ripugnanza  ,  essendovi      Ire  religiose  dello  stesso  ordine,  le  quali 
su  (piesto  particolare  molle  scritture  tra     osservavano  la  medesima  regola,  ma  il  Io- 
le raccolte  de'  n)ss.  riguardanti  1'  ordine     ro  abito,  le  costituzioni  e  le  pratiche  eru- 
degli  umiliati  nella  biblioteca  Ambrosia-      no  diverse,  principalmente  nel  borgo  di 
Ila,  e  le  due  seguenti  espressamente  Irai-      Varese  sui  condui  dello  slato  di  .Milano, 
tanodel  breviario../a.  PcUiPiiricclli.ìfe-      con  monasleroechiesadi  s. Martino. Com- 
fliolani  collcgialae  s.   Toniae  iheologi     ponevasi  il  loro  abito  di  veste  con  cintura 
docloris,  Piesponsio  ad  flalicnni  quoti-     e  scapolare  larghissimo,  che  cailendo  die- 
dani  scriptum  suh  hoc  tilulo  nuper  cdi-      Irò  le  spalle  scemleva  (piasi  Ibio  al  lembo 
tiun:  llagiani  per  le  (putii  le  moiìtuhe      «li  loro  veste,  e  coprivano  la  le^ta  con  duo 
dell' ordine  debili  iiniliali  lascialo  l'aii-      veli  bianchi  come  le  loro  Vcsli.ll  mouasle- 


U  W  1 

ro  di  s.  Martino  era  già  soggetto  al  prepo- 
sitogeneralecleirorcliiie,ma  le  religiose  poi 
fienesollrasserogoverniiiKlosida  per  loro. 
li  p.  Boiiaiini  nel  Caltitogo  (Ici^li  ordini 
religiosi  e  delle  \'ergini  a  Dio  dedica- 
te^ a  p. i8  eig,  traila  e  riporta  le  figure 
della  monaca  Umiliata  di  Milano  e  i\e.\' 
la  monaca  L  inlliata  in  f  arese.  Riferi- 
sce, che  gli  umiliali  avendo  adottato  al- 
cune regole  per  vivere  sanlaiiienle,  date 
loro  ila  s.  Bernardo,  dipoi  si  sottoposero 
alla  regola  di  s.  Benedetto  per  opera  di 
6.  Giovanni  Meda  che  fu  il  i  ."sacerdote  e 
superiore  di  tulli,  ed  insieme  il  propaga- 
tore de'due  ordini,  costituendo  la  supe- 
riora delle  monache  col  titolo  di  Mini- 
stra,e  seguendo  ilhieviai  io  composto  da 
lui  e  approvato  da'  Papi  Onorio  Ili  nel 
12  iq,  Giegorio  IX  nel  1 127,  limocenzo 
IV  neh  246,  iS'icolò  IV  nel  1288  e  da  al- 
tri. Parlando  dell'umiliate  di  Varese,  de- 
scrive le  dilferenze  dull'ahito,  e  dice  che 
il  monaslero,  uno  de'piìi  antichi  dell'or- 
dine, fu  fabbricalo  da  un  Crivelli  nobile 
milanese;  e  che  nella  facciala  della  chie- 
sa, già  in  cura  degli  umiliati,  eravi  scol- 
pito in  pietra  uno  di  loro  vestito  di  sac- 
co e  cinto  di  fune,  dalla  quale  pendeva 
il  rosario,  con  in  mano  una  fascia  col 
mollo;  Spero  in  Dio.  Dell'abito  delle  re- 
ligiose e  degli  L'niiliati  riparlo  In  questo 
articolo,  insieme  a'ioro  digiuni,  non  che 
a'  monasteri  o  canoniche  doppi  di  umi- 
luiliali  e  umiliate,  governati  da  un  solo 
superiore  umilialo  ,  con  lolle  le  cautele 
per  im[)edire  rigorosamente  la  comuni- 
cazione fra'religiosi  e  le  religiose,  essen- 
do in  manodegli  umiliali  il  governo  del- 
le monache  e  ramminislrazione  de'  loro 
beni.  Questi  monasteri  doppi  gli  ebbero 
aUv'ì  Religiosi  e  Religiose,  co;un  l'ordine 
del  ss.  Salvatore  {P.)  fondalo  da  s.  Bri- 
gida di  Svezia  (/  .);  quello  de'  canonici 
regolari  di  s.  Gilberto  di  Sempringham, 
fondalo  da  s.  Gilberto  di  Sempringham, 
{l"^-)',  e  quello  de'canonici  regolari  di  s. 
Blarco  di  J/<ri/i/oi'rt  (/-^.), approvalo  da  O- 
uorio  111,  e  perciò  il  uiouaslero  di  s.  Ma' 


UMI  107 

ria  delle  Vergini  di  Venezia  ,  che  a  lale 
ordine  ap[)arlcneva,  conslava  di  due  con- 
venti, uno  cioè  di  monache  e  l'altro  del 
priore  e  de'frali,  che  [)eiò  Conifioio  Vili 
per  alcuni  scandali  successi  levòi  religio- 
si, lasciando  il  monastero  alle  sole  mona- 
che. Questi  monasteri  doppi  di  uomini  e 
di  donne  dimoranti  in  un  medesimo  mo- 
nastero.benché  in  diversa  e  separala  clau- 
sura, erano  dilTeienli  da  quelli  introdot- 
ti nella  rozzezza  de'tempi,  che  uomini  e 
donne  in  uno  stesso  monastero  convivea- 
no  con  abito  religioso,  che  per  delestabi- 
li  abusi  furono  proibiti,  e  di  cui  ragionò 
il  Garampi  nelle  3Ieinorieecclesiastic!u', 
p.  3<)9. 

UiMlLIATI.  Eretici  del  secolo  XIII, 
da  alcuni  chiamati  Umili,  e  condannali 
da  Papa  Innocenzo  111. 

UMILIATI  ,  Ordo  Hnmiliatoruin. 
Ordine  religioso  la  cui  primilìva  origine 
per  le  discrepanti  o[)iiiioni  fu  riportata 
dagli  scrittori  a  diverse  epoche,  gli  uni 
facendola  derivare  sotto  s.  Enrico  II  im- 
peialoie  nel  (017,  altri  nell'impero  di 
Federico  I  e  nel  t  1  80,  altri  nel  i  1 90  o  nel 
l  tgG.  Questa  varietà  indusse  il  p.  lielyot 
a  ricorrere  alle  religiose  dell'oriline,  poi- 
ché quello  degli  umiliali  non  più  esiste- 
va, per  sapere  se  esse  aveano  antichi  do- 
cumenti per  servirgli  di  norma  nel  com- 
pilare la  storia  de'medesimi.  Il  p.  Ilelyot 
nella  Storia  degli  ordini  religiosi,  t.  6, 
cap.  ig  ;  De'  religiosi  dell'ordine  degli 
Umiliati,  e  loro  soppressione,  dichiara. 
Se  le  notizie  inviategli  nel  lyoQdall'abba- 
(lessa  del  monaslero  di  s.  Erasiuodi  AJi- 
lano,  propriamente  intuito  non  lo  soddis- 
fecero, confessa  nondimeno  che  mercè  le 
notizie  da  essa  ricevute  venne  in  chiara 
di  molte  parlicol-arità  concernenti  gli  u- 
miliati,e  delle  quali  era  alfalto  all'oscuro. 
Siccome  in  queste  notizie  era  sovente  ci- 
tata la  Cronaca  dell'ordine  composta  iu 
latino  neh  419  dal  p.  Girolamo  Toiec- 
chio  preposto  del  convento  die  gli  umi- 
liali aveano  in  Milano  a  Porta  Nuova,  e 
che  esisteva  nella  celebre  biblioleca  .Am° 


,o8                     CMI  UMI 

hrosiaiia  ili  tiile  cospicua  metropoli,  per  veste  di  panno  grosso,  legata  con  unacin- 
aiiiur  elei    vero  ricuise  ail  altre  [leisoiic,  Ima  dello  sles^^  p-uii)o,  un  cnantellu  che 
dalle (luali  sperava  uiaj-gioii  iuniijiua  lan-  scemleva  fino  a  lena, ed  una  bei  ietta  del- 
le dili'-enze  non  sorliiono  evento  miglio-  la  stessa  materia  per  coprir  la  testa.  Ve- 
re, poiché  le  memorie  che  ricevè  nel  i  7  i  o  nuta  a  notizia  dell'imperatore  la   fama 
iiun  erano  dalle  prime  diverse,  se  non  che  de^li  esercizi  di  pietà,  di  carità  e  di  inor- 
a-giuiigevano,  esistere  nella  delta  biblio-  ti lìcazione  ch'essi  praticavano,  li  chiamò 
teca  altra  cronaca  composta  neh  494  '"  ""''  '>"'''  ["'^^'^enza.  Ginnlia  lui  si  prostra- 
latino  dal  p.  Marco  Piosto  co'  decreti  tic'  rono  a'[)iedi  di  s.  Enrico  11  molli  di  la- 
i;-ipitoli  generali  dell'ordine,  la  regola  di  grime,  e  le  prime  parole  che  disse  loro 
s.  Benedetto  accomodala  [>e' religiosi  u-  rnnpcratore  furono:  Eccovi  adunque ji- 
miliati,  le  loro  costituzioni,  un  catalogo  //rtr//«('/j/<'u//i///V7i/,  col  cpial  nome  furono 
de' loro  santi  e  beati,  con  ^vw  compendio  poi  generalmente  chiamali   dopo  averlo 
di  loro  vita,  ed  una  ipiantilà  d'altre  scrii-  tMSsiinto.  Indi  dopo  aver  dette  alcune  co- 
lme unile  in  4  tomi  in  foglii;.  E  che  Gio.  se  siiU'anleriore  loro  ribellione,  alììdato 
l'ietto  Purici'lli  pubblicando   nel  i663,  alle  promesse  che  a  lui  fecero,  d'essergli 
Hljiaunenta  Bnsilicae  Ainbrosianac,  a-  indi  in  poi  sudditi  fedeli,  e  risoluti  di  non 
vea  tradotto  in  italiano  le  due  cronache,  abbandonar  il  tenor  di  vita  intiapreso,diè 
t:  culle  SCI  iltuie  da  lui  raccolte  si  propose  loro  la  libertà  e  la  franchigia  di  ripalria- 
di  pubblicar  la  storia  dell'  ordine,  che  il  re.  Arrivati  in  Lomb:irdia,  le  loro  mogli 
j>.  Paiiebrochio  dice  averla  veduta  nelle  vollero  imitarli  negli  eserci/.i  di    pietà  e 
mani  de'suoi  credi.  Si  lusingava  il  p.  He-  nella  pratica  delle  virtù.  Esse  pure  vesti- 
Ivot  chi'  lu  Cronaca  del  p.  Torecchio  lo  ronouij  abito  del  medesimo  colore,  e  sic- 
poi  tasse  alla  cognizione  di  quanto  desi-  come  i  loro  mariti  aveano  introdotta  la 
iterava  sapere;  però  dichiara,  che  il  da  lui  fabbrica  de'panni  di  lana,  impiegandovi 
narrato  siiirisliluzione  dell'ordine  è  co-  la  loro  opera,  esse  pure  si  occu[>arono  iti 
SI  poco  verosimile,  da  non  poter  egli  se-  filar  la  lana.   Gli   umiliali  in   segnilo   si 
guu-  la  sua  o[>iiiione.  Narra  il  p.  Torce-  c\ùiìmMono\  Bi-rrc  Ili  ni  della  penitenza, 
chio,  le  città  di  Pavia,  Lodi,  Creiuona  e  perchè  [lOi  lavano  un  berrettino,  e  vesti- 
idcuneallre  di  Lombardia, principahaen-  vano  abito  di  color  bigio  scuro,  detto  al- 
le Milano,  essendosi  ribellate  all'impera-  Iresi  color  di  berrettino.  Ma  nella  dimo- 
lore  s.  Eurico  II  ,  questo  principe   scese  ra  fatta  in  Milano  da  s.  Dernaidu  abba- 
in  Italia  e  soggettò  di  bel  nuovo  tali  cit-  le  di  Cliiaravalle,  gli  umili.ili  lo  prega- 
ta alla  sua  ubbidienza;  e  per  castigar  gli  rono  a  prescriver  loro  alcune  regole.  E- 
autori  di  tal  fellonia,  eh'  erano  le  perso-  gli  duncjue  li  consigliò  a  separarsi  dalle 
ne  più  ragguardevoli  fra  la  nobiltà,  li  con-  loro  mogli  ed  a  vivere  in  comune,  esor- 
dusse  prigionieri  in  Germania.  Stanchi  taudoli  ancora  a  mettersi  sotto  la  prote- 
quesli  gentiluomini  della  loro  lunga  ser-  zione  della  B.  Vergine,  ed  a  quesl'elfello 
vilù,il  b.  (iuido,  ch'orasi  actpiistato  pres-  di  cambiar  i  loro  abiti  di  color  cenerino 
so  di  loro  molla  slima,  gli  esortì)  a  prò-  in  bianco,  per  segno  della  purità  di  loro 
lìti  ir  lidia  disavventura  che  pativano,  ed  anima.  Tali  sono  i  principii   dell'ordine 
a  stabilir  con  Dio  sincera  pace;  e  disprcz-  degli  umiliati,  al  dire  del  p.  Torecchio  il 
zando  le  vanità  del  mondo,  di  cui  pere-  più  antico  loro  storico;  ma  osserva  il  p. 
sperienza Conoscevano  l'incoslauza,  si  an-  Uelyot,  se  si  riflette  che  s.  Bein.irdo  noti 
dus>eii>   esci  citando  nella    pratica    delle  ondò  a  Milano  che  nel  1  i  34,  *^''it!  i  20  an- 
virlu.Qiiestigentiluominijsegucndoil  suo  m  d  /pò  il  nlorno  di  questi  gentiluomini 
coii'siglio,  vexlirono  nel  10  17  un  abito  di  in  Lombardi  1,  si  troverà  che  ciò  non  può 
color  cenerino,  il  quale  tuuaislcvu  iu  una  cbscic  avvenuto  sullo  >.  Euiico  11  ,  uuu 


UMI  UMI  loc) 
essendo  verosimile  che  non  osservassero  loro  monasteroin  Milano  a  Brera,  ove  poi 
al(;una  rej^ola  pel  governo  di  loro  vita  ebbero  il  collegio  i  gesuiti  (ed  ora  seile  del 
dnl  IO  I  7  (ino  al  i  i  34,  tanto  più  che  il  p.  ginnasio,  della  bibliotèca,  dell'accademia 
Torreccbio  pare  che  supponga  non  fossero  di  belle  arti,  e  vi  sono  pure  l'isliluto,  l'os- 
che pochi  anni  che  avessero  abbracciato  il  servatorio  astronomico,  l'orto  botanico, 
nuovo  genere  di  vita  quando  s.  Dernar-  lapinacoteca.il  museo  d'anticaglie,  il  ga- 
tto si  portò  a  Milano.  Fer  cui  ,  dice  il  p.  bmelto  numismatico),  nel  grandioso  pa- 
Ilelyot ,  sembra  assai  meno  lontano  dal  lazzo  da  loro  fabbricato.  Non  indussero 
vero,  che  (juest' ordine  avesse  principio  alcuna  variazione  nella  figura  del  ioroa- 
neli  I  17  sotto  l'imperatore  Enrico  V,  il  bilo,  il  quale  consisteva  nella  veste  e  nel 
quale  dopoaver  soggiogatecolla  forza  del-  mantello  di  panno  bianco,  ed  in  un  gros- 
lesuearmi  mollecitià  di  Lombardia, che  so  berrettino  bianco,  invece  di  quello  di 
non  volevano  riconoscerlo  per  sovrano,  panno  bigio,  che  prima  portavano.  Ucci- 
dopo  la  morte  della  gran  conlessa  Malil-  lavano  ogni  settimana  il  Salterio,  si  oc- 
de  marchesana  di  Toscana  (^  •),di  cui  cupavano  in  molte  altre  opere  pie,  ed  a 
egli  pretendeva  essere  l'erede,  mandas-  riguardo  non  solo  della  ss.  Vergiue  loro 
se  in  Germania  o  come  prigionieri  di  guer-  protettrice,  a  cui  special  divozione  profes- 
la  o  come  ribelli, de'gentiluomini  di  Lom-  savano,  quanto  ancora  perchè  l'iiupora- 
linrdia,  i  quali  annoiatisi  finalmente  della  tore,  quando  si  prostrarono  a'suoi  piedi, 
loro  cattività,  vestissero  abiti  di  peniten-  avea  lor  dello,  ch'erano  finalmente  umi- 
7i\  per  implorare  la  misericordia  dell'ini-  liati,  presero  il  nome  dT  niilùili,  lascian- 
peralore,  ed  ottener  licenza  di  ritornare  doqiiellodi  i/f/'/cZ/m/.Finalmenfe  il  3." 
nlle  loro  patrie.  Sia  comunque,  soggiun-  orduie,r.he si  mantenne  finoalla  soppres- 
se il  p.  Ilelyot,  r  ordine  degli  umiliali  si  sione  di  tutto  l'ordine,  cominciò  quando 
vuole  in  3  diversi  stali  considerare,  cioè  abbracciarono  la  regola  di  s.  Benedetto, 
nel  discorso  ordine  a  cui  fu  dato  il  nome  e  praticarono  alcuna  variazione  nel  loro 
i\\  priniOy  d\  secoììdo,e  c\\  tcrzordiiw.  Il  abito;  poiché  aggiunsero  lo  scapolare,  a 
1  .°è  quello  ^t  Berrettini  della  peniten'  cui  ei  a  attaccalo  uno  stretto  ca[>puccio,  e 
T/z,  che  trasse  sua  origine  in  Germania,  sopra  il  mantello  lungo  ola  ca|)pa  pose- 
quando  questi  gentiluomini  louìbaidi  ro  la  mozzetla  bianca.  A  persuasione  di 
coiulotlivi  prigionieri  ivi  abbracciarono  s.  Giovanni  di  Meda  seguuono  la  regola 
vita  penitente,  vestendo  abito  color  ce-  di  s.  Benedetto.  Era  egli  della  famiglia 
iierino,  e  formando  tra  di  loro  una  so-  Oldrali  di  Milano,  la  qualeal  dire  di  Mo- 
cietà  ,  per  praticare  i  medesimi  divo-  ligia  ha  dati  alla  Chiesa  duecardinali(sot- 
ti  esercizi  d'orazione  e  di  mortificazione,  lo  però  tal  cognome  non  si  conoscono), 
ed  introdussero  al  loro  ritorno  in  Italia  4  arcivescovi  di  Milano,  1  vescovi  di  Nu- 
le manirallure  di  lana,  dando  da  lavora-  vara,  ed  un  generale  dell'ordine  dome- 
re  ad  im'  infinità  di  poveri  artigiani,  ed  nicano.  11  soprannome  di  Meda  fu  a  lui 
occupandosi  loro  medesimi  in  tessere  i  dato,  perchè  nacque  in  questo  luogo,  il 
panni,  vivendo  del  lavoro  delle  Icio  ma-  quale  è  distante!  o  miglia  da  Como,  di  cui 
ni  e  distribuendo  a'poveri  ciò  che  loro  a-  egli  era  ancora  signore;  ma  rinunziale 
•vanzava.  Il  2.°  ordine  cominciò  nel  1  i34  tulle  le  ricchezze  terrene,  si  ritirò  nella 
allorquando  per  consiglio  di  s.  Bernardo  solitudine  di  RondenariooRondinelo(og- 
si  separarono  dalle  loro  mogli,  per  vive-  gi  collegio  Gallio  a  Con)0,  cioè  la  casa  ivi 
re  celibi  e  castamente  ,  e  vestirono  abiti  da  lui  fondata  col  medesimo  nome  della 
bianchi  per  denotare  la  purità  della  loro  solitudine)  lungo  il  fiumeCoscia,alquan- 
anima,  obbligandosi  ad  un  nuovo  genere  lo  lungi  da  Como,  ove  si  dice  che  stando 
di  vita.  Geltaiono  le  fondamenta  deli."  un  giorno  iu  orazione  gli  apparisse  la  ss. 


M  o                       V  M  l  U  INI  I 
Ydi^ine,  e  nioslrnudogli  un  alzilo  bianco  racoli  da  lui  operali  in  vita  e  dopo  iDor- 
gli  conia  udii  sse  d'aiuliue  a  Milano  ad  u  le  (nello  slesso  annoo  neh  173  come  dis- 
nitsi  agli    umiliali.*  Fu   egli  riceviilo  nel  si  nel  voi.  VII,  p.  3o8,  ovvero  nel  1  17^ 
convento  di  Breia,  etl  essentlo  giàsacei-  come  vnole  il  Castellini  nell'  Indire  dei 
(Iole  e  il  solo  che  nell'ordine  avesse  hd  santi canoiiizza ti),  \o  fetiero  annoverare 
cai  al  (ere,  essendo  romposlo  sola  niente  di  nel  catalogo  de'sanli  da  l'apa  Alessatnlro 
frati  laici,  la  dignità  del  suo  grado  saeer-  III.  Il  sno  sepolcro  è  nella  cliiesa  di  Pion- 
dolale  unita  all'eccelse  sue  virlìi  e  alla  denario,cl)e  passò  in  poteie  de'son)aschi. 
santità  di  vita,  gli  guadagnarono  in  gui-  Di  esso  scrissero  il  Ferrari  nel  Catalogo 
sa  l'amore  e  la  venerazione  di  tutti  i  re-  de  santi,  eò  il  p.  Pietro  Luigi  Talli  soma- 
ligiosi, diesi  soggettarono  alla  di  lui  con-  sco,  Vita.  s.  Joanncni  Oldrati  snc  3/c- 
dotta.  Fece  egli  alidi  a  prender  ad  essi  la  cht.  Alessandro  III  era  slato  eletto  Papa 
regola  di  s.  Denedetto  e  l'abito  decritto,  à'7  setteini)re   i  i  5q,  ed  essendo  insorto 
e  stese  loro  un  breviario  particolare  col  contro  di  lui  l'antipapa  Vittore  V,  (piesti 
litolodi  Uffizio  de'  Canonici.  In  falli  pre-  dall'imperatore  Federico  I  fu  riconosciu- 
sero  essi  questo  nome,  e  nella  regola  di  lo  per  legittimo,  il  che  cagionò  alla  Ghie- 
s.  Benedetto  da  essi  osservata,  ed  al  loro  salungo  e  funesto  scisma.  Da  prima  imi- 
costume  adattala,  i  nomi  di  monaci  e  di  lanesi  e  il  restante  della  Lombardia  rico- 
frali  si  vedono  eamliiali  in  quello  di  ca-  nobbero  per  capo  della  Chiesa  il  pseudo 
/zo/i/V/.  (ili  obbligò  ancora  a  recitai'C  ogni  Vittore  V,  ma  essendo  siali  esaminali  gli 
giorno  l'udizio  della  Madonna,  fece  pren-  atti  dell'elezione  canonica  d'Alessandro 
dergli  ordini  sagri  a  (jnelli  che  a  lui  seni-  III  e  trovata  degna,!  re  di  Francia  e  d' Li- 
brarono di  pietà  e  scienza  bastevolmen-  ghilterra  si  dichiararono  suoi  protettori, 
le  (bruiti.  Datosi  quindi  alla  predicazio-  I  milanesi  parimenti  gli  [)restarono vdibi- 
ne,  converti  laute  auiuje  a  Dio,  clic  buon  dienza,  e  prese  I  anni  in  sua  difesa,  cac- 
niuiiero  di  persone,  compunte  dalle  sue  ciarono  gli  scismatici  partitanli  dell'im- 
parole  e  da'suoi  esempi  edificate,  entra-  peralore  e  dell'antipapa;  per  cui  Feden- 
rono  nell'ordine.  Molli  fecero  a  lui  dona-  co  I  sdegnato  strinse  con  nuovo  assedio 
zione  de'Ioro  beni,  per  cui  gli  riusci  far  Milano,  già  altra  volta  da  lui  sotlomes- 
inolte  fondazioni  nella  Lombardia;  laon-  sa  alla  sua  ubbidienza.  Questo  2.°  asse- 
de  in  poco  tempo  l'ordine  fece  sotto  la  dio  fu  cosi  ostinato,  che  l'imperatore  do- 
di lui  direzione  notabili  progressi,  a  se-  pò  d'essersi  in)padronito  della  città  nel 
gno  che  merilossi  il  titolo  ili  propagatore  i  162,  la  fece  interamente  demolire,  so- 
ilell'ordine  degli  umiliali.  Acquistò  Ron-  lo  lasciando  intatte  le  chiese.  Indi  fatto 
denario,  ch'era  il  luogo  del  suoi  ."ritiro,  fendere  il  terreno  con  l'aratro  vi  fece  se- 
vi fece  fd)bricare  una  chiesa  in  onore  del-  minar  del  sale  in  memoria  della  sua  ri- 
la  ss.  Vergine  e  d'Ognissanti,  e  vi  aggiun-  bellione,  e  mandò  prigionieri  in  Germa- 
se  molle  celle.  Operò  Dio  a  suo  riguar-  nia  quelli  che  n'erano  stati  principali  au- 
do  molli  prodigi,  per  mostrare  quanto  a  tori.  Questi  prigionieri  rammentandosi 
lui  piacesse  la'sua  carità  verso  i  poveri  ;  ili  quanto  era  in  altra  >imile  cattività  av- 
impeiocchè  avendo  in  un  tempo  in  cui  venuto  agli  umiliati,  fecero  voto d'aggre- 
eravi  carestia  d'olio,  ordinato  a'suoi  re-  garsi  ad  essi  e  di  fu  e  erigere  una  chics;ì 
ligiosi  di  non   negarne  a' poveri  che  ne  in  Milano,  se  loro  riusciva  ricuperare  \n 
doimindavano,  il  vaso  ove    conservavasi  libertà. Si  vestirono  pertanto  d'abiti  biau- 
si  trovò  sempre  pieno, (|uanlunque  ne  di-  chi,  come  gli  umiliali,  andarono  a  pro- 
spensassero  altrui  in  abbondanza.  Dopo  strarsia  piedi  deirin)[)erAlore,  di  cui  ini- 
over  governato  1' 01  dine  per  molli  anni,  plorarono  la  clemenza,  e  gli  domandaro- 
fìtù  di  vivere  3*26  settembre  i  i  Jq.  I  mi-  no  licenza  eli  ripalriare,  e  furono  esaudì- 


U  M  I 

(i.  Riloinaliin  Milano  effeltuaioiio  il  vo- 
lo, e  ivi  fiibljiicarono  nella  contrada  ili 
Brera  magnifica  chiesa,  che  dopo  la  sop- 
pressióne degli  umiliali  fu  data  a'ges\iili. 
Innanzi  di  progietlire  col  p.  Ilelyol.  deb- 
bo dire  alcuna  delle  diverse  opinioni  sul- 
l'origine degli  umiliali. 

Il  [I.  Donaiini  nel  Catalogo  degli  or- 
diìiì  vcUi^iosi ^wgW-a  categoria  de'frati  trat- 
ta a  p.  8  i  dell'  ordine  degli  unìiliati  e  ri- 
porta la  figura  d'un  religioso,  col  capo 
coperto  dal  berrellino  bianco  che  nella 
forniR  paitecij)»  del  costume  cinese,  tn«>n- 
Ile  altri  dicdiochc  il  berrettino  era  (on- 
do, e  quailrato  «piello  dc'supei  iori.  Rife- 
risce die  avendo  Enrico  (Il  (tua  dal  con- 
testo apparisce  doversi  ritenere d  II), mos- 
so guerra  e  debellata  Milano,  esiliò  in 
Gern>ania  «juasi  tutti  i  ludiili  di  essa.  Ve- 
stiti di  bianco  spesse  volte  supplicarono 
rimperatore  per  ripatriare  e  furono  esau- 
diti. Il  loro  ordine  fu  cliìainato  degli  l  ini- 
Ha  ti,  e  fu  approvato  nel  1017  con  decreto 
apostolico  (in  quell'anno  vivea  s.  Eniico 
li,  ed  era  Papa  Benedetto  VIII).  Alcuni 
dipoi,  persuasi  da  s.  Giovanni  di  Meda,  ri- 
tenuto labilo,  si  obbligarono  con  voli  a 
vita  povera,  procurando  colle  proprie  fa- 
tiche il  modo  di  sostentarla.  Ma  perchè 
3  volle  fu  Tnulato  il  modo  di  vivere  de- 
gli umiliati,  Innocenzo  III  nel  1200  de- 
cretò: Che  vivessero  in  comune  ,  recitas- 
sero l'oi  e  canoniche,  non  usassero  né  ca- 
micia né  lenzuola  di  lino,  né  piume  nel 
letto. S|)esero  molti  anni  in  prò  dellaChie- 
sa  colla  predicazione  e  altre  utili  fatiche, 
principalmente  contro  gli  eretici  Palari- 
ni  (/^.).  Ma  con  (pialche  diversità  ri|)or- 
ta  il  p.  Bonanni  il  principio  dell'ordine, 
parlando  delle  monache  L  inilialc  (/  .), 
dichiarando  averlo  ricavalo  dal  Puricel- 
li  e  dal  p.  Talli  sunnominati.  Dice  che  II 
I. "istituto  di  essi  fu  qtiando  molti  nobi- 
li milanesi  e  comaschi,  condotti  in  Ger- 
mania privi  di  tulle  le  sostanze  nel  1  oSy 
da  Corrado  II  imperatore,  oltennero  do- 
po 9  anni  da  Enrico  II  (deve  dire  III,  se 
si  ammette  che  Corrado  II  mandò  in  Ger- 


U  M  I  I  M 

mania  i  prigioni,  ed  era  suo  fratello  o  me- 
glio figlio)  licenza  di  tornar  alle  patrie, 
ove  vivessero  col  lavoro  della  lana;  ma 
perché  fecero  proposito  di  vivere  santa- 
mente sp[)arati  dalle  mogli  ,  indussero 
queste  ail  iu)itarli,  ed  ebbeio  da  loro  o- 
liginele  L  niiliatc. Coì\  gli  umliali  si  go- 
vernarono sino  al  tempo  di  s.  Uernardo, 
il  quale  a  loro  istanza  nel  1  [3.\  prescris- 
se alcune  regole  di  vivere  santamente, 
finché  poi  si  sottoposero  alle  regole  di  s. 
Benedetto  per  opera  di  s.  Giovanni  di  Me- 
da che  fu  il  loro  I ."  su[)erioie,  e  insieme 
piopagalore  de'con venti  degli  umiliati  e 
de'moiiasleri  delie  umiliateli  Nuvaes  nel- 
la Sloria  de' Pontefici,  attribuisce  a  En- 
rico III  l'aver  mandato  prigioni  in  Ger- 
mania pressoché  lutti  i  cavalieri  di  Mila- 
no, e  con  anacronismi  dice  il  loro  ordi- 
ne approvato  nel  i  o  i  7,6  neh  iq()fijiula- 
to  da  s.  Giovanni  di  Meda.  II  dotto  an- 
notatore del  dottissimo  Duller,  nella  /""i- 
ta  di  s.  Carlo  Borromeo,  avverte  esser- 
si certamente  ingannato  il  p.  Helyot,  met- 
tendo 100  anni  più  lardi  il  1  ."stabiluneii- 
lo  degli  umiliali,  poiché  l'uricelli  ha  pro- 
valo ne'suoi  Mnniiinenta  lìnsilicac  Ani- 
hrosiaiiae,  n."  375,  che  quesl'  ordine  e- 
sisteva  fino  dall'anno  I  o33  (regnava  Cor- 
rado II).  Ma  si  vogliono  dislinguere  3 dif- 
ferenti epoche  nello  slabilimento  de'  re- 
ligiosi umiliati.  Si  dee  pone  nel  1017  il 
ritiro  de'genliliion)ini  loudjardi  che  sot- 
to il  regno  di  s.  Eniico  (11),  incoronalo 
imperatore  neli*oi4iSÌ  riunirono  in  cor- 
po di  congregazione,  presero  il  nome  di 
umiliali  ,  e  aggiunsero  il  voto  di  castità 
alla  pratica  de'divoli  esercizi  che  faceva- 
no ili  cotuvuie.  Quest'istituto  durò  100 
anni  senz'aicuna  regola  sci  itta.  Essendo 
s.  Bernardo  venuto  a  Milano  nel  11  34, 
ne  slese  una  ad  essi  che  fu  allottata.  Ag- 
giunge pure  il  lodato  annotatore,  che  s. 
Guido  di  Milano  era  allora  generale  de- 
gli umiliati;  e  questo  fu  il  2."  slato  del- 
l'ordine. Il  3.°  cominciò  da  s.  Giovanni 
Oldrato,  chiamato  volgarmente  di  Me. la: 
egli  v'introdusse  la  regola  di  s.  benedetto, 


112  U  M  I  U  .M  I 

fu orilinalo prete  efoiiLlòlalìnJia  di  P»on-  nlihin  possedciJo  lavori  prima  del  i3t  f, 
deiiario  nelle  vicinanze  di  Como.  Moria  (piando  molti  lucchesi,  spali'iali  pei'  la 
Milano  nel  i  i  5c),  ed  è  onoralo  a'ani  set-  tirannide  di  Castriiccio,  dilfttsero  pei"  l'I- 
leniljie  nel  monastero  {^ià  degli  timilia-  talia  rpiell'arte  che  già  tra  loro  fioriva, 
li  che  sussiste  ancora,  e  dopo  la  sop-  Vivissimo  all'incontro  era  nel  Milanese  il 
pressione  di  essi  venne  dato  a' somasclii  trallico  e  d  lavorio  della  L^^/icz  (/^.),  e  gli 
nel  i58q.  Nella  bell'opera,  Milano  e  il  umiliati  ne  facevano  il  più.  Nel  looT  gli 
suo  terrilorio,  t.  2,  p.  898,  ecco  quanto  umiliali  di  Brera  inviarono  alcuni  di  to- 
si dice  degli  umiliati.  Brera  ebbe  origine  ro  a  piantare  manifatture  altrove  ,  sino 
dagli  umiliati,  ordine  particolare  al  Mila-  nella  Sicilia;  per  Venezia  spedivano  a  tut- 
iiese.  Alcuni  gentiluomini  milanesi,  vo-  la  Europa  <(uanlità  di  panni ,  e  guada- 
tatisi  a  Maria,  si  riunirono  nella  casad'u-  gravano  immense  riccheize,  con  cui  co. n- 
110  de'Capilanei,  dov'è  ora  il  seminario  provano  poderi,  soccorrevano  bisognosi, 
grande,  intitolandosi  congregazione  degli  e  potevano  persino,  nelle  debite  ()ro[)or- 
Umiliati,  vestendo  di  bianco  e  vivendo  in  zioni,  prevenir  quello  che  fece  la  compa- 
ritiro,  senza  separarsi  dalle  mogli.  Quan-  gnia  delllndie  neli'  Inghilterra,  col  ser- 
do  viaggiava  s.  Bernardo,  persuadendo  vire  di  somme  il  propi  io  comune,  Enrico 
rEuro[)a  a  precipitar  sopra  l'Asia  perim-  VII  imperaloreed  altri  sovrani. Gran  cre- 
pedire  che  la  mezzaluna  prevalesse  alla  dito  perciò  godeva  quest'ordine,  esoveii- 
Croce,  la  civiltà  alla  barbarie,  qui  dello  le  a' membri  di  esso  a.Tidavansi  pidjbli- 
a  questa  società  le  regole,  per  cui  alcuni  cheiiìCumbenze,singolaruientedi  riscuo- 
■vennero  unti  sacerdoti,  segregali  in  due  lere  gabelle,  trasportar  peculii,  e  oonser- 
sessi,  e  così  formato  il  2.°  ordine.  Questi,  vare  pegni.  Il  eh.  Reumont  nell'introdu' 
so[)ra  un  nracdiiirii,  e  volgaraiente  Brc-  zione  alle  Ttivole  cronologiche  della  slo- 
da o  Brera,  regalato  loro  da  un  tale  AI-  ria  Fiorentina,  narrando  che  presto  an- 
giso  del  Guercio,  fabbricarono  il  coiiven-  che  i  fiorentini  dierono  opera  alle  arti  e 
lo,  che  conservò  l'antico  nome  (nella  sua  al  commercio,  dice  Ìaì.'  fiorita  fu  l'arte 
Cronaca  di  Milano  (\t\  eh.  cav.  Ignazio  della  lana,  i  cui  reggitori  o  consoli  si  ve- 
Cantìi,  Aimo  i.°,  p.  55 1,  nella  eruditis-  dono  già  nominati  nel  1204.  Ebbe  questa 
sima  7."  Passeggiata  per  Milano,  par-  un  grande  aiulo  dall'ordine  degli  umilia- 
Jando  del  palazzo  di  Brera  lo  chiama  :  li,  die  fondato  in  Lombardia  nel  secolo 
Braida,  BredajBrerafCheita^n'ìln'.nUìo-  XI  da' fuorusciti  milancìi,  attese  princi- 
go  chiuso,  e  se  ne  aveano  due  in  Milano,  palajenle  al  laniluio,  e  venne  iulrodollo 
uno  a  Porta  R.omana  di  cui  resta  il  no-  io  Firenze  nel  i23g.  Negli  anni  i33G- 
rae,  l'altro  nel  detto  [lalazzo  che  dicevasi  i338  si  contavano  più  di  200  botteghui 
Brera  del  Guercio  d'Algisio  dal  suo  pos-  di  quell'arie,  le  quali  facevano  da  70  in8o 
.vessore.  Qui  gli  umiliati  posero  il  loroi."  mila  panni  del  valore  di  circa  1  ,200,000 
lanificio,  «;  vi  restarono  lino  alla  soppres-  fiorini  d'oro,  e  tenevano  impiegate  più  di 
.sioiie  dell' ordine  loro).  Tutto  l'ordine  3o,ooo  |)ersone.  ConlempoianeainL'nte 
crebbe  talmente  ,  che  nel  solo  Milanese  ad  essa  cominciò  anche  l'arte  di  Calima- 
possedeva  220  case  o  crt/iornV/ie,  come  la,  cioè  de'mercanti  che  facevano  il  coni - 
chiamavano  i  loro  conventi,  e  si  distin-  mercio  dei  panni  oliramontani  ,  venuti 
gueva  dagli  antichi  monaci  di  s.  Benedet-  gieggi  a  Firenze,  ed  ivi  poi  liuti,  ci  mali  e 
lo,  e  da'iccenti  di  s.  Domenicoe  s.  Frau-  in  ogni  altro  modo  perfezionati.  Erudi- 
tesco,  perchè  dedito  per  islilulo  all'ope-  tamente  inoUre  ragionò  degli  umiliali  il 
rosila  inonufatlrice.  La  Seta[F.)in  quei  celebre  cardinal  (iaiampi,  nelle  sue  iin- 
tempi  era  una  cosa  rara  ,  ed  una  libbra  ^wilawùsiMntìMenioric  ecclesiastiche  aj)- 
pagavasiluioaiSo  lirciuèMiianoparo  ne  jiarlencnti  all'istoria  e  al  culto  della  h. 


U  M  I  U  ìM  I                    1 1 3 

Chiara  di  Riinini.  di  cui  è  incerto  l'oriH-  cenerino.  Pietendesi  clic  pcii  ».  tìernarclo 
ne  die  professò,  fu  piuttosto  bc^ltina,  e  neh  i34  diisse  loro  una  fornia  di  vivere 
rrequenlò  la  chiesa  di  s.  IMalleo  delle  u-  giunta  la  regola  di  s.  ncuedelto  (nel  ca- 
miliate  di  Pviniini.  Perciò  scrisse  la  bella  pilolo  generale  di  Mantova  del  i346  fu 
Dissertazione  16.' , sopra  lachiesaemo-  decretato  che  questa  regola  si  osservasse 
iiastero  dis.  Matteo  o  sia  delle  Umilia-  tanto  nel  i .",  che  nel  2."  ordine), eolie  al  - 
te.  La  divide  in  7  parti,  i.  Gli  umiliali  in-  lora  si  cambiasse  l'abito  priuiieroin  biau- 
tiodolli  in  Piunini  neh  261  per  esercitar-  co.  Tullociò  ricavandosi  da  inedita  storia 
vi  r  arte  della  lana.  2.  Loro  origine.  3.  scritta  nel  i4i9j  comunque  sia  è  cerio 
Istituto.  4-  I  nionasleri  erano  doppi,  cioè  però,  che  la  forma  di  vivere  o  sia  la  re- 
di fiali  e  suore.  5.  All'uso  d'altri  religio-  gola  di  questi  umiliati  meritò  d'essere 
si.  6.  Governo  de'incdcsimi.  7.  Memorie  spccialuìeute  approvala  dalla  s.  Sede  -ot- 
del  monastero  dis.  Matteo  nel  XIII  eXIV  lo  Innocenzo  III  ,  e  che  (|uesli  religiosi 
secolo.  Dirò  con  esso  in  breve,  che  nel  per  ollenere qualche  dispensa  dal  primie- 
1261  volendo  Taddeo  conte  di  Mon-  ro  rigore  di  della  regola  ricorsero  al  Pu- 
tefeltre  podestà,  insieme  col  comune  di  pa  Innocenzo  IV  ,  il  quale  specialmente 
Pumini,  introdurre  in  cillà  periti  arte-  gli  amava,  e  li  decorò  di  molti  privilegi 
liei  e  professori  di  laiiilicio,  chiamarono  e  dell'ufficio  e  titolo  di  3Iaeslro  genera- 
i  frati  umiliali,  acciò  eiiiii  eoruni  sorori-  le  dell'ordine,  isti  tulio  per  lai. "volta  nel 
Inis  et  rnagistris,  de  ineliorihus  (fui  sint  124^-  Acciò  gli  umiliali,  essendo  già  cie- 
ìiì  pardbus  Loinhardiaeylahorarent^et  sclull  in  un  corpo  assai  ragguardevole^ 
jucerent  lahorare  paniios  de  lana  cu-  non  dovessero  essere  quasi  acefali,  pernii - 
jusque  generis  et  coloris,  exceptis  scar-  se  il  Papa  che  si  eleggessero  un  capo,  e  nel 
latis^viridihus  e  tauri feris  elc.,asie^nan-  capitolo  generale  concordemente  crea- 
do  la  delta  chiesa  con  chiostro  e  abilazio-  rouo  Berlranno  o  Bertrando  da  Brescia, 
ne  sufficienle.  .Sputile  riusci  va  alla  repub-  che  fu  ih."  maestro  generale,  conferma- 
blica  un  tale  islitulo,  che  i  perugini  nel  lo  e  approvalo  dal  Pontefice.  Le  loroca- 
loro  statuto  compilalo  nel  1279  espres-  se  o  monasteri  o  canoniche  opreposilu- 
snmenle  ordinarono,  quod  Potestas  et  re  (ordinariamente  si  dissero  Canoniche, 
Capitaneusdebeant  dare  operaia  e/fica-  e  l'isti  luto  Canonicus  Ordo,  benché  se- 
ceni^quodfratres  Tluinililatis  ,  qui  fa-  guace  della  regola  di  s.  Benedetto,  poi- 
ciuiitpannos  in  Londxirdia,  dcbeanlnd  che  nel  Proposito,  che  fu  la  1  .Moro  rego- 
civitateni  Perusii profìeisci,  et  quod  ibi  la, dicono:  Regidanib.  Benedicti ^(j uibiis- 
fratres  drappariaiìifaciant  eie.  Quan-  dam  Capitulis  exceptis,  praeter  quani 
lo  all'origine  de'religiosi,  racconta  il  Ga-  in  divinis  ofjìtiis  celebirindis,  olìscrvaa- 
rampi,  che  dalla  Lombardia  si  chiama-  danisuscepiinus.Canonicoruineniin  of- 
lojio  questi  umiliali,  riconoscendo  l'ori-  fitiuniet  statimi  obscrvare  decrevimus) 
gine  loro  da  certi  lombardi  condoni  pri-  fino  a  questo  tempo  erano  ristrelli  alla 
gioni  di  guerra  in  Germania  da  s.  Emi-  sola  Lombardia,  annoverandone  il  Papa 
co  I  (meglio  II),  quali  vestitisi  d'abito  ce-  in  Como,  Pavia,  Lodi,  Piacenza,  Parma, 
nerino  di  penitenza  ,  ed  esercitandosi  in  Cremona,  Brescia ,  Milano,  Vercelli,  A- 
opere  di  carila  ,  meritarono  colla  grazia  lessandria  e  Verona,  nella  quale  ultima 
dell'imperatore  anche  la  libertà;  cosicché  cillà  fin  dali  178  erano  in  s.  Maria  del- 
riloinanuo  nel  1017  in  Italia,  ed  avendo  la  Chiara  àe  Compagni,  che  atlendeva- 
appresa  in  Germania  l'arte  delle  mani-  no  all'arie  della  lana,  e  che  poi  inappres- 
fallure  di  lana,  la  portarono  in  Loinbar-  so  si  trovano  detti  Uniiliatij  nonìe  che 
dia,esercilandovisi  insieme  colle  loro  ino-  quest'ordine  si  assunse  per  indizio  di  ti- 
gli, vestite  similmente  d'un  eguale  abilo  millà  e  di  abiezioue.  luuocenio  IV  dis- 

VCL.  IXXXIH.  Ji      s/i              "^                ^ 


i^S^/ffirt/Ji 


/ 


ii4  UMI 

se  degli  umiliali,  die  ^  Domino  htimili- 
tatem  edocti,  ut  Humiliati  dicamiiiì,a 
ventate  rei  sortiri  etiarn  vocabuhiin  e- 
legistis.  Nelle  cosliluzioni  del  codice  Re- 
gio Valicjino  2001,  si  hanno  le  preciche 
recilavansi  nella  vesilizione  de' religiosi, 
uelle  quali  si  esprime  che  ìioc  genns  vc- 
slinienti,  qiiod  sancii  Patres  nostri  ad 
poenitentiaeet  huinilitalis  inditiuin  ah- 
-renuntiantibus  saeculoferre  sanxeritnt. 
Nella  primitiva  regola  degli  umiliati  , 
quanto  al  colore  e  materia  ilell'  ahito  si 
ò\.a\)\\'i?,ce , che  omnia  indurne  ala  tainfra- 
trnm  quani  sororuni  laneasint,  natura- 
lis  colorisj  non  sint  tincta  vel  dealba- 
ta^vel  artifitiose  crispa.  Osserva  il  Ga- 
rarupi,  non  parere  strano  che  i  riminesi 
e  perugini  chiamassero  nelle  loro  città 
un  ordine  religioso,  quasi  col  solo  fine 
d'introdurvio  perfezionarvi  un'arte  mec- 
canica. Egli  loda  sonimanieiile  in  questa 
parie  clii  procurava  d'auuiiettere  nelle 
città  tali  religiosi;  ma  assai  piìi  degni  d'en- 
comio ne  sono  gl'instilulori,  che  pensiui- 
do  all'accrescimento  della  pietà  cristiana 
nel  popolo  minuto  e  bisognoso, servi van- 
si  della  maestria  della  propria  arte  e  me- 
stiere, per  instillare  buoni  e  santi  docu- 
menti ne'Ioro  discepoli;  dal  che  ne  risul- 
tava ancora  un  grandissimo  vantaggio 
alla  civile  società,  che  non  era  aggrava- 
la da  un'oziosa  uiendicilà  di  fjuesti  reli- 
giosi, già  in  altri  condannala  dal  concilio 
di  Lione;  ma  anzi  molto  sollevala  per 
l'ammaeslramenlo,  che  davano  alle  per- 
sone in  un'arte  tanto  necessaria  al  vivere 
umano,  e  per  i  sussidii  che  distribuivano 
a'poveri  di  luttociò  che  gtiadagtiato  con 
l'opera  delle  loro  mani,  al  proprio  man- 
tenimenlo  sopravanzava.  Fer  cui  il  Ga- 
ranìpi  lo  chiama  isliluto  veramente  san- 
ie e  lodevole  quanto  altro  mai,  e  che  de. 
gno  SJirebbe  d'imitazione  anche  nel  seco- 
lo nostro.  AdiMirpte  il  principale  e  pri- 
miero istituto  degli  umiliati  fu  di  eserci- 
tarsi nelle  manifaltiue  di  lana,  e  nei  tin- 
geree  sodare  nelle  gualchiere  i  panni.  Che 
perciò  il  loro  monastero  di  s.  IVlatleo  in 


UM  I 

Rimini  era  situalo  presso  una  gualchie- 
ra e  mulino,  nel  luogo  detto  de'frati  umi- 
liati. Gli  unuliati  portatisi  in  Rirniniera- 
no  di  due  sorti,  una  cioè  degli  osservan- 
ti del  primiero  istituto  di  povertà,  del  la- 
voro delle  mani  e  delle  limosino;  l'altra 
di  quelli  che  possedevano  anjpie  facoltà, 
e  sdegnavano  forse  l'opera  delle  mani, 
come  con  danno  del  pubblico  bene  segui 
in  altie  religioni.  Delle  monache  poi  di 
Rimini  si  legge,  che  de  lana  et  lino  ope- 
ra nlur  assidue  y  et  [usimi  inanibus  ap- 
prebendunt.  Gli  umiliati  el>bero  i  mona- 
steri doppi,  cioè  di  religiosi  e  religiose  iu- 
sìeme  annessi,  ne'quali  si  usavano  mol- 
te cautele  per  premunirsi  da  ogni  disor- 
dine, non  permettendosi  a  verun  religio- 
so di  trottare  o  parlare  colle  monache  se 
non  per  necessità  e  con  licenza  del  supe- 
riore. In  questi  doppi  monasteri  di  umi- 
liati un  solo  superiore  reggeva  gli  uomi- 
ni e  le  donne.  I  sagramenli  venivano  lo- 
ro amministrati  nella  propria  chiesa  da' 
sacerdoti  dello  stesso  ordine,  i  quali  cele- 
bravano ivi  i  divini  ulfizi;  e  le  monache 
vi  assistevano,  come  laiche  persone,  che 
erano;  giacché  solennemenle  non  si  con- 
sagravano come  l'altre,  formando  un  ri- 
tiro, in  cui  davasi  ricetto  a  qualunque  con- 
dizione di  persone  ,  che  si  convertisse  a 
penitenza.  Piiferisceil  Garampi,che  le  co- 
stituzioni degli  umiliali  e  de'3  ordini  lo- 
ro, compilate  sul  principio  del  secoloXI  V, 
cogli  atti  de'capitoli  generali  dali3ir)al 
i43G,  si  contengono  nel  suddetto  codice 
già  della  biblioteca  della  regina  di  Sve- 
zia. Allorquando  nel  I  2G  I  s'inlroilussero 
nella  chiesa  di  s.  Matteo  di  Rimini  gli 
umiliali  e  le  umiliale,  i  religiosi  aveano 
in  mano  tutto  il  governo  delle  monache 
e  l'amministrazione  de'Iorobeni;  tale  es- 
sendo appunto  stata  l'iiilen/ione  de'l'oa- 
datori  dell'ordine,  acciò  il  debol  sesso  col- 
la direzione  de'religiosi,  e  senza  distrarsi 
dalle  cure  esteriori,  potesse  meglio  atten- 
dere alle  opere  della  religione.  In  Riuiini 
mancarono  a  poco  a  poco  i  religiosi,  on- 
de in  a[)presso  noti  più  sentironsi  nomi- 


UM  I 

nare  i  frati,  ma  le  sole  suore  umiiìatc,mas- 
sioie  iic'piimi  anni  ilei  secolo  XIV.  Tul- 
io al  più  le  monache  tloveano  avere  il 
diielloie  o  confesìoie  ilell'oidine,  senza 
che  corpo  intero  di  religiosi  piìiin  Riiiii- 
ni  sussistesse.  GiovaniiiXXII  con  sua  bol- 
la del  iSaS  permise  la  separazione  dei 
doppi  monasteri  degli  umiliati,  ma  non 
si  conosce  se  lo  fu  per  tutto  l'ordine,  ov- 
vero pel  solo  monastero  delia  Chiara  di 
Verona.  Nel  capitolo  generale  del  i343 
fu  decretato,  quod  si  conlìS!;iint  alìqiias 
sororcs  aliciijus  domus ,  hahentìs  fra- 
tres  et  sorores  simul^et  ve.lint  a  fratrì- 
hiis  separavi,  et  hoe  fuerit  de  benepla- 
cito, iam  sororiim  qiiam  fratruni ,  seu 
majoris  parlis,  d.  Alaf^isfer  ciim  P  isi- 
tatorihus  cjitsdeni  cavidcin  separatio- 
nem  faciant,  deputntis  dietis  sororibns 
et  eariun  cuilibet  in  vita  sua  alinientis 
conipetentibusj  intelligentes  separatio- 
nevi  predictam  taliler  fieri,  quod  lociis 
liabitationìs  dictaruin  sororiini  distet  a 
loco  fratrum,  a  quibus  fneriiit  separa- 
tae,  ad  minus  per  brachia  L.  et  sallcni 
una  strata  puhlica  sit  in  medio.  Inoltre 
il  Garanipi  riporta  la  pratica  stabilita  ne' 
digiuni  e  astinenze  dagli  umiliati  nel  lo- 
ro primo  Proposito,  del  seguente  tenore, 
Fralres  jcjitnent  ,  sicnt  scriptum  est  in 
regula  b.  Benedicìi.  Sorores  ab  idibus 
septenibrìs  Jejuneiit  seeuuda, quarta,  se- 
xta  feria, et  die  sabbati,  et  in  tota  Qua- 
dragesima ante  Natiiulatem  Domini,  et 
a  Sepluagesìma  usque  ad  Resurrectio- 
nem  Domini  ;  et  sii  jejunium  Quadrage- 
simale: tamen  caseuni  \>el  ova  daripos- 
sunt  eis,  leriia  et  quinta  feria.  In  itine- 
re omnibus  diebus,  exceplaferia  sexta, 
nisi  in  Quadragesima  ante  Nativitalem 
Domini,  et  a  Sepluagesima  usque  ad 
Resurrecllonem  Domini,  omnibus  siti- 
dem  cibus  ,  idenique  polus  ,  idem  indu- 
vientum,  idem  refeclorium.  Preposito  ve- 
ro, et  vicem  ejus  tenenti ,  extra  refeclo- 
rium cum  hospilibus  covi  edere,  etfratri- 
hus  in  refectorio  in  pielantils  providere 
licebit,  cum  descridone  lamen  et  mode- 


UMI  nf) 

stia,  ne  ìnfìrmis  menlibus  scandalum  gr- 
neretur.  Quod  de  Preposito  dicitur ,  de 
Magisira  intelltgatur,  cum  licenlia  tanica 
Prepositi.  Ilem  si  quis  voluerit  nrctìo- 
rem  vilani  ducere,  ut  continue  jejunan- 
do,  el  a  vino  abslinendo,  el  ab  hii/usmo- 
dij  fatial  et  hoc,  licentia  Prepositi.  Dice 
lo  statuto  del  monastero  di  s.  Edmondo 
nella  diocesi  Norvicense  ,  approvalo  da 
Innocenzo  IV  nel  i2'>4-  ^^  idibus  se- 
ptembris  usque  in  caput  Quadragesimae 
omnes  jcj'unant,  exceplis  die!>us  domini- 
cis  et  solemnibus  feslis,  in  qnibus  ex  con- 
suetudine Ecclesiae  aniiquissima,  et  lut- 
clenus  approbata  ,  fralres  bis  reflciun- 
turj  tum  propler  lahoruin  ma^niludi- 
nem,  tum  pi  optcr  noclium  vì<^ilias,  quas 
ex  ni  a  Jori  parte  ducunt  insomncs  ,  tum 
propler processiones  in  iltis  diebtii  prae- 
cìpue  solenmes,  tum  propter  of/lcii  ma- 
giìitudinem  et  prolixitatein  ,  nec  non 
propter  pauperuin  sus.'entationem  in  il- 
lis  diebus  maxime  rnnflucntium.  Ora  ri- 
prendo il  filo  tralasciato,  del  riferito  dal 
p.  Holyot. 

Dopo  la  morte  di  Federico!  imperato- 
re e  del  suo  figlio  Enrico  VI,  tornata  di 
nuovo  l'Italia  in  pnce,  l'ordine  degli  umi- 
liali grandemente  si  dilatò.  Nel  1200  fa 
approvato  da  Papa  Innocenzo  III,econ- 
fermaloda'siiccessoiiOnonollI  nel  1226, 
Gregorio  IX  nel  1227  (Innocenzo  IV  ri- 
cordato), Nicolò  IV  nel  i'ì89  (il  cui  car- 
dinal Peregrossi  tolse  gli  umiliati  dalla 
giurisdizione  degli  ordinari  e  gli  »issog- 
gettò  immedialamente  alla  s.  Sede)  e  da 
molti  altri  Papi,  che  lo  arricchirono  ili  co- 
piosi privilegi.  Anche  in  Roma  furono  in« 
,  trodolli  gli  umiliali,  ed  ebbero  in  cura 
la  Cìdesa  di  s.  Cecilia:  vi  erano  nel  1 493, 
e  poi  passò  alle  monache  Umiliate  col 
moriastero.  Finché  cpiesl'  ordine  si  con- 
servò nell'umiltà,  nel  fervore  e  nello  spi- 
rito del  suo  fondatore  o  propagatore,  0 
fedelmente  osservò  la  regola  di  s.  bene- 
detto, fu  in  grande  stima  presso  tutti. Eb- 
be un  gran  numero  di  celebri  religiosi, 
de'  quali  alcuni  meritarono  il  titolo  e  il 


1 1 6  U  IM  I 

culfo  ili  sanli  e  di  beati,  ed  altri  furono 
innalzali  alle  prime  dignità  della  Chiesa 
(oltre  diversi  vescovi,  e  i  cardinali  h.  Gia- 
como Pasqua/!  e  Luca  flla/iznli):  i  suoi 
beni  eie  sue  rendite  crebbero  ogni  giorno 
più,  mercè  la  pietà  de'fedeli;  ma  il  tempo 
e  le  ricchezze  v'introdussero  il  rilassa- 
mento, e  la  proprietà  s'innalzò  sulle  ro- 
vine della  regolare  disciplina.  I  superiori 
de'conventi  che  aveano  il  titolo  di  prepo. 
sii  si  fecero  padroni  delle  rendite  de'mo- 
nasleri  e  ne  disposero  come  se  fossero  sta- 
li titolari,  e  mantenendosi  nel  loro  gover- 
no a  vita  somministravano  a'Ioro  religiosi 
quanto  appena  bastava  per  vivere.  Indi 
rassegnavano  questa  dignità,  come  se  fos- 
se stala  un  vero  benefizio,  del  quale  ne 
nvessero  dispotico  dominio;  il  che  era  una 
continua  sorgente  d'infiniti  abusi,  ed'on- 
de  ne  avveniva  che  pochissimi  religiosi  si 
ammettessero  nelle  case  dell'ordine;  men- 
tre i  preposti  per  avarizia  ne  diminuivano 
il  numero  per  quanto  era  loro  possibile, 
onde  impinguare  le  loro  rendite,  toglien- 
do così  a  Dio  l'entrale  da'Ioro  fondatori 
consagrale  al  mantenimento  del  tempio 
divino,  e  di  quelli  che  doveano  cantare  le 
sue  lodi  diurne  e  notturne.  Ciò  non  reca- 
va loro  alcuno  scrupolo,  anzi  per  lo  più 
ammettevano  nell'ordine,  indegni,  igno- 
ranti e  dediti  a' vizi,  acciocché  potessero 
dominarli  liheianienle.  e  colla  loro  con- 
dotta fossero  incapaci  di  spogliare  del  go- 
verno dell'ordine  gli  usurpatori;  i  quali 
iniquamente  usavano  le  ricchezze  per  me- 
nar vita  licenziosa,  sfogando  le  più  ver- 
gognose passioni.  Non  comparivano  in 
pubblico,  se  non  acconipagnali  da  super- 
bo e  numeroso  equipaggio;  loro  principa- 
le occupazione  era  la  caccia,  e  il  continuo 
divertimento  consisteva  ne'piaceri  e  ne' 
giuochi,  ninna  cura  piendendo  tle' loro 
nionasIeri,n('qiiali  i  leligiosi  gl'iuiilavano 
negli  scandalosi  esempi,  diversi  polendo- 
si paragonare  a'  hbcrtini  del  secolo  ed  a' 
più  scellerati.  Tale  era  lo  slato  deplorabi- 
le del  Iralignaloordinedegli  umiliali. che 
le  ricchezze  ben  acquistale  converlivauo 


UM  I 
in  male,  all'antica  operosità  avendo  sur- 
rogato l'ozio  e  i  vizi  che  ne  conseguono  ; 
quando  l'arcivescovo  di  flfilano  cardinal 
s,  Carlo  Borromeo,  che  n'era  divenuto 
protettore,  risolvette  di  farvi  rifiorire  le 
regolari  osservanze,  delle  (piali  ormai  non 
rimaneva  più  memoria.  L'impresa  era 
già  stata  in  parte  cominciata  dallo  zio  Pio 
IV,  con  inviare  alla  comune  patria  Mila- 
no un  commissario  apostolico,  con  ordine 
di  procurarne  relTettuazione,  avendo  a  tal 
fine  fatti  decretare  diversi  regolamenti  nel 
capitolo  generale  tenuto  in  detta  città.  Ma 
il  poco  riguardo  avuto  dagli  umiliati  al- 
l'esortazioni del  commissario  e  agli  statuiti 
legolamenti,  persuasero  il  mirabile  zelo 
di  s.  Callo  della  necessità  di  nuovamente 
impiegarvi  l'autorità  pontificia.  Ne  tenue 
perciòserio  proposito  con  s.  Pio  V,  il  qua- 
le ordinò  che  per  l'avvenire  i  preposti  non 
fossero  più  perpetui,  e  che  si  stabilisse  un 
noviziato,  nel  quale  si  allevassero  i  giova- 
ni nello  spirito  dell'  istituto  e  nella  vera 
osservanza  della  regolare  disciplina.  A  ta- 
le effetto  il  Papa  inviò  a  s.  Carlo  due  bre- 
vi, con  uno  l'autorizzò  di  levar  la  decima 
parte  delle  rendite  di  tutte  le  prepositure, 
per  contribuire  allo  slabilimeolo  e  man- 
tenimento del  noviziato,  e  con  1'  altro  lo 
delegò  commissario  apostolico  perchè  sta- 
bilisse quanto  fosse  creduto  opportuno 
pel  bene  della  riforma  dell'ordine,  che  ia 
c)4 conventi  appena  contava  170  religiosi, 
per  farlo  rifiorire  colla  primitiva  osser- 
vanza. In  virtù  di  questi  brevi  s.  Carlo  nel 
1 568  convocò  il  capitolo  generale  in  Cre- 
mona, nel  qualespogliòi  religiosi  di  quan- 
to possedevano  in  proprietà,  obbligandoli 
a  mettere  in  comune  tutti  i  beni  di  ciascun 
monastero,  pe'quali  destinò  un  tesoriere 
che  gli  amministrasse.  Ordinò  che  si  mu- 
tassero ogni  3  anni  i  preposti  nel  capitolo 
generale,  nel  quale  dovessero  eleggersi  i 
superiori  colla  pluralità  delle  voci,  e  che 
ninno  di  loro  potesse  giammai  possedere 
tale  carica  in  titolo  e  a  vita,  e  nello  slesso 
tempo  fece  noininaie  il  generale  che  fu  il 
34-  ,  e  restò  elctio  il  p.  Luigi  della  Du»ili- 


U  i\I  I 

cata  preposto  di  s.  Calerioa  di  Cremona. 
La  luaggior  parte  de'semplici  religiosi  ri- 
ceverono con  somniissioue  e  contento  le 
prescrizioni  di  s.  Carlo,  raa  i  preposti  ve- 
dendosi spogliali  de'pingui  lenimenti  si- 
no allora  goduti,  e  cessare  il  lusso  della 
tavola  e  de'lrallamenti  iucheaveano  sfog- 
giiilo,  tramarono  co'  conversi  per  impe- 
dirne l'esecuzione  e  mantenersi  nel  pos- 
sesso delle  loro  precedenti  dignità.  Ado- 
perarono tutti  i  mezzi  per  persuadere  s. 
pio  V  in  loro  favore,  raa  sempre  invano 
per  aver  tutto  rimesso  a  s.  Carlo,  il  quale 
perseveiò  costante  nel  volere  che  tulle  le 
sue  determinazioni  fossero  esattamente 
osservate.  La  somma  autorità  e  fermezza 
irremovibile  del  santo  cardinale,accorapa- 
gnata  da  benignità  e  dolcezza, fece  ad  essi 
disperare  il  conseguimento  di  loro  arden- 
ti brame,  e  vedersi  ormai  costretti  ab- 
bracciar la  riforma,  cui  ripugnavano  co- 
me opposta  a'piaceri  mondani  sino  allora 
goduti.  Montati  in  furore,  accecati  dalla 
loro  biasimevoli  passioni,  i  preposti  sca- 
gliarono invettive  contro s.  Carlo,equelli 
più  esaltati  di  Vercelli,  Caravaggio  e  Ve- 
rona, empiamente  deliberarono  di  farlo 
uccidere.  Comunicarono  l'iniquo  e  sacri- 
lego disegno  ad  alcuni  umiliati  compagni 
di   loro  sregolamenti,   che  approvarono 
l'esecrando  concepimento  come  mezzo  si- 
curo e  cerio  per  distornare  la  riforma. 
Tra  questi  Girolamo  Donato  dello  Fari- 
na, quantunque  sacerdote,  audacemente 
si  esibì  a  consumar  l'assassinio,  mediante 
determinata  somma  di  denaro  per  pre- 
mio. GÌ'  indegni  preposti  convennero  di 
daigli4o  scudi  d'oro,  e  qiiesli  senza  pre- 
giudizio di  loro   borse,  vollero  ricavare 
dalla  vendita  diparte  de'sagri  arredi  d'ar- 
gento della  cliiesa  di  Brera  principale  ca- 
sa dell'ordine.  Il  Farina  dopo  aver  con- 
sumato nell'osterie  il  denaro  ricevuto  di 
sicario,  decise  effettuale  l'orribile  atten- 
tato. iN'ella  sera  de'26  ottobrei569  s' in- 
trodusse segrelamenle  neU'arciepiscopio, 
e  fermatosi  sull'uigresso  della  cappella  do- 
mestica, in  cui  s.  Curio  orava  co'suui  fa- 


UMI  117 

migliarì,ardilameole  gli  esplose  contro  un 
archibugio,  carico  di  grossa  palla  e  qua- 
drelli,mentre  canta  vasi  le  parole  di  uu'aa- 
li  fona:  .Yo/z  si  turbi  il  vostro  cuore,  lic  ab' 
Z^/V/^;rt«rrt.  Per  di  vino  e  manifesto  miraco- 
lo, la  palla  percosse  la  schiena  di  s. Carlo,  e 
solo  olfese  e  annerì  il  rocchetto  cadendogli 
a'piedi;  ed  unode'quarti  di  palla  forman- 
te parte  del  carico,  gli  foiù  l'abito  e  ap- 
pena produsse  una  contusionesulla  carne 
o  piccolo  tumore,  monumento  del  prodi- 
gio con  cui  era  stato  preservato  dalla  mor- 
te. La  costernazione  invase  gli  astanti, on- 
de il  reo  potè  con  facilità  fuggire.  Il  santo 
imperturbabile  rimase  in  ginocchio,  fece 
Segno  a' suoi  d'imitarlo  e  fluì  tranquilla- 
mente la  preghiera,  e  poi  rese  solenni  a- 
zioni  di  grazie  a  Dio  per  averlo  preserva- 
to da  certa  morte  Tutte  la  diligenze  fatte 
dagli  ufliziali  di  giustizia,  d'  ordine  del 
duca  d'Albuquerque  governatore  di  Mi- 
lano, per  discoprire  gli  autori  di  sì  nefm- 
do  misfatto  .riuscirono  inutili.  Però  s.  Pio 
V  indignato  che  un  delitto  sì  atroce  rima- 
nesse impunito,  non  si  contenlòdelle  pra- 
ticate perquisizioni,  e  determinò  di  usare 
la  sua  autorità  per  vendicare  l' ingiuria 
enorme  fatta  alle  sublimi  dignità  vesco- 
vile e  cardinalizia.  A  tal  fìue  inviò  a  Mi- 
lano Antonio  Scarampo  vescovo  di  Lodi 
per  delegato  apostolico,  perchè  prendes- 
se accurate  informazioni  dell'  avvenuto. 
Giunto  il  preluto  nella  città  fulminò  ter- 
ribili censure  contio  coloro, che  iufornia- 
li  dell'autore  dell'attentato  noi  palesasse- 
ro. Due  preposti  degli  umiliati,  uno  solo 
consapevole  e  l'altro  complice  del  delitto, 
spinti  dal  timore  delle  censure  e da'ri mor- 
si della  coscienza  per  l'enormità  del  fatto, 
si  recarono  dal  delegato  e  gli  notificaro- 
no qualche  cosa.  Il  prelato  li  fece  arresta- 
re, e  ne'loro  esami  confessarono  tutto.  Al- 
lora si  carcerarono  gli  altri  complici,  e  lo 
stesso  Farina  eh'  erasi  arrolato  nelle  mi- 
lizie del  duca  di  Savoia,  al  quale  scrisse  il 
Papa  per  la  consegna,  l  più  colpevoli  fu 
iono  sentenziati  a mortea'28  luglioi  370, 
Ira'quali  alcuni  gentiluomini,  ed  i  prepo» 


i  i  8                  L  M  1  U  IVI  l 
sti  di  Vercelli  e  Caravaggio  furono  ileca-  gli  iucìivicliil  che  ordiiono  1'  atroce  con- 
pitali; gli  ahii  col  Farina  vennero  iinpic-  giura  contro  s.  Carlo,  e  perciò  non  avere 
cali.  IlDutler  nella  ììta  di  s.  Carlo,^n\-  speranza  fondata  di  correzione,  colla  bol- 
ruira  il  suo  virtuoso  contegno  pieno  d'e-  la    Qucmadmodam  solicitus  Pater,  de* 
roica  carila  in  (juest(j  funesto  a  vvenimen-  y  febbraioi  Sy  i,  Bull.  cit.  p.i46,  pari- 
lo, e  non  avendo  potuto  salvar  la  vila  a'  menti  sottoscritta  dal  Papa  e  da  43  car- 
delirìquenti,  clie  dierouo  segni  di  penti-  dinali,  eslinse,  aboPi  e  soppresse  l'ordine 
mento,  quantunque  si  fosse  calorosainen  degli  umiliati,  conservando  però  le  mo- 
le adoperato,  prese  curade'loro  parenti,  nache  fw/Z/rt^r.  Nel  dì  seguente  colla  boi- 
e  poi  ottenne  la  libertà  a  un  condannato  la  Quoidani  per  cxtiiwtioncniy\oco  cit., 
alla  galera.  Fare  che  propriamente 4  fos-  p.  148,  riunì  insieme  coolte  prepositure  e 
sero  i  puniti  con  Teslreaio  supplizio,  cioè  ne  tliede  alcune  a  s.  Carlo  acciò  ne  facesse 
impiccali  il  Farina  e  Girolamo  Lignana  quell'uso  che  credesse  conveniente;  altre 
preposto  di  Vercelli,  e  decapitati  gli  altri  ne  diede  a  diversi  ordini,  come  a'  certo- 
due  preposti  come  gentiluomini,  secondo  sini,  a'francescani,  a'domenicani  e  ad  al- 
il  INovaes,  Da  questo  lagrimevole  succes-  tre  comunità.  Quanto  agli  ex  religiosi  u- 
so,  si  persuase  s.  Pio  V,  che  la   rifornsa  miliati  ordinò,  che  restassero  28  sacer- 
dell'ordine  degli  umiliati  era  un'impresa  doti  e  7  frati  conversi  nella  prepositura  di 
difljcile,  anzi  impossibile,  e  perciò  deter-  Brera  in  Milano;  6  sacerdoti  e  4  conversi 
minò  sopprimerlo.  Recatasi  a  Milano  tale  Ins.  Abondiodi  Cremona;  8  sacerdoti  e4 
risoluzione,  vi  destò  estrema  afflizione  non  conversi  nella  prepositura  di  s.  Caterina 
meno  ne' religiosi  che  negli  abitanti.  Gli  della  stessa  città;  8  sacerdoti  e  2  conversi 
umiliati  e  i  milanesi  ricorsero  a  s.  Carlo  in  quella  di  Verona,  e  così  in  alcune  altre 
per  consiglio  e  protezione, onde  impedire  piepositure:   volendo   inoltre  che  nelle 
il  colpo  fatale.  Fu  egli  di  parere,  the  il  prepositure,  ove  dimorerebbero  molti  in- 
generale si  recasse  in  Uoma  a  gettarsi  a'  sieme,  vivessero  in  comune,  avendo  loro 
piedi  del  Papa,  promettendo  di  ricevere  assegnate  a  quest'effetto  rendite  o  pensio- 
qualunque  riforma,  e  che  la  città  scrives-  ni  sudicieiili,  le  quali  doveano  diminuirsi 
se   vivissime   raccomandazioni  a   favore  a  misura  che  morirebbero.  Narra  il  No- 
dell'ordine,  mentrealtretlantoegli  avreb-  vaes  nella  Storia  dis.  Pio  T'y  che  il  Papa 
be  eseguito.  Tulio  si  fece,  ma  s.  Pio  V  distribuì  le  rendite  de'soppressi  umiliati, 
pieno  d'orrore  per  il  commesso  delillo,  consistenti  in  3o,ooo  se,  u'cardinali  e.  a 
non  si  piegò  alle  lagrime  del  generale,  né  povere  case  religiose,  lasciandone  qualche 
alle  preghiere  di  Milano  e  del  cardinale,  parte  a  disposizione  di  s.  Carlo,  dal  quale 
Primieramente  il  Papa  colla  bolla  I/ife-  fu  applicala  alla  fondazione  d'alcuni  col- 
liris  saecidl perieida  miserali, óe  iq  (i\-  legi  e  seminari.  Nel  citalo  libro,  Milano 
cembrei56g,  L'iill.  Rem.,  t.  4,  par.  3,  p.  <'  //  suo  territorio,  leggo  che  s.  Carlo  de- 
86,  sottoscritta  da  lui  eda'cardinali,  rin-  slinò  gran  parte  de'beni  degli  umiliali  a 
novo  il  decreto  di  Bonifacio  Vili,  cap./'\'-  favore  dell'ordine  nascente  de'  gesuiti,  i 
lieìs  de  poeids  in  6.  contro  (juelli  the  ar-  quali  nel  1572  aprirono  in  Brera  collegio 
dissero  di  allentare  contro  la  vila  de'car-  pubblico,  e  con  denari  di  Tommaso  Cri- 
dinali,  estendendo  le  pene  medesime  iin-  velli,  di  esso  s.  Carlo  e  ilei  municipio,  fe- 
poste  a  rei  di  lesa  maestà, inclusivanieiite  cero  un  maestoso  edificio.  Dopo  il  1773 
a  complici  ed  a  quelli  che  non  rivelassero  1' imperatrice  M.'^  Teresa  destinò  i  fondi 
i  deliltidacoiumelteisioconsiimali.Quin-  de'gesuili  alla  pubblica  istruzione.'»  Per- 
tli  considerando  s.  Pio  V  i  religiosi  unii-  lanlo  quel  palazzo  fu  dedicato  alle  clas- 
liali  incapaci  di  emenda  e  di  riforma,  an-  bi,  all'  astronomia,  alle  belle  arli,  di  cui 
zi  diveuuii  maggiormente  contumaci  ne-  oggi  pure  racchiude  le  scuole  ed  i  model- 


UM  I 

II.  Così  ad  un  podere  successe  unii  niuni- 
iattiini;  a  questa  l'eilucazìone  ;  ìiinne  il 
cullo  del  bello:  sicché  quel  palagio  può  iu 
■ilcuu  modo  segnare  in  iscorcio  l'anda- 
Mieiilo  della  società  ".  Con  purissimo  siile 
vii  lingua  Ialina  scrisse  la  storia  degli  u- 
niiiiali,  l'origine,  il  progi esso  e  l'estinzio- 
ne dell'ordine,  con  grande  erudizione,  il 
celebre  gCNuilaGirolaino  Tuabosclji:  l^'C' 
(ri-n  IlunuUaloruin  Monu/iicnla  aniio- 
tiuionibus  ac  dixxertalionibus  ilUtstra- 
t,!,  IMediolanì  1766.  Aggiunge  il  p.  He- 
1  voi,  riferire  il  p.  Toreccliio,  che  gli  umi- 

Ìliali  erano  i  d.iziari  ed  i  commissari  del 
popolo,  che  esercitavano  alcuni  ullizi  nel- 
la giustizia,  e  che  pel  gran  credilo  in  cui 
ciano,  esercitavano  ancora  l'ulHzio  della 
i  Canevaria  in  tutta  la  Lombardia,  e  che 
ciascinio  superiore  de'nionasteri  dell'  or- 
dine nelle  città,  ov'era  un  magazzino  di 
provvisioni,  neavea  una  chiave.  Forse  era 
stato  conceduto  loro  qualche  diritto  sul- 
le mercanzie,  per  aver  introdotto  in  Lom- 
bardia non  solo  le  maninitlure  di  lana, 
ma  eziandio  le  fldìbriche  de'dra[)pi  d'oro 
e  d'argento,  quando  tuttavia  si  chiama- 
vano/^errcf^//»'.  Lo  stemma  dell'ordine 
esprimeva  un  agnello  giacente  su  colli- 
iielta  con  una  cartella  uscente  dalla  gola 
colle  paride:  Omnia  l'iiicit  Humilitas.  Sii- 
vestro  Manrolico  probabilmente  prese 
l'agnello  per  un  cane,  e  die  all'ordine  il 
molto:  Tuta  Fides.  11  p.  Helyot  aggiun- 
ge nulla  poter  dire  del  b.  Guido,  ricono- 
sciuto per  fondatore  dell'ordine  dal  p.  To- 
vecchio,  da  s.  Antonino,  dal  Maurolico  e 
da  Arnoldo  Wion.  Egli  ebbe  da  Milano 
l'eslratlo  d'un  compendio  delle  Vite  de' 
Santi  dell'ordine  degli  umiliali,  compo- 
sto da  Puricelli  edesistente  mss,  nell'Aoi- 
brosiana,  in  cui  si  tratta  nel  cap.  3:  Del 
b.  Guido  da  Milano  fondatore  dell'or- 
dine degli  Umiliati.  In  esso  però  non  si 
fa  parola  né  di  sua  nascila,  uè  di  sue  azio- 
ni e  morte.  Quanto  ivi  si  contiene  tende 
a  far  conoscere,  ch'egli  fu  reputalo  fonda- 
tore dell'ordine,  opinione  che  deriva  da 
UQ  aulico  messale  del  medesimo,  che  gli 


U  M  M  I  1 9 

dà  tale  titolo.  Poiché  «econdo  il  Piuicel- 
li,  essendosi  Guido  acquistala  molla  sti- 
ma presso  i  gentihiotnint  lomb  irdi,  dal- 
riuq>eralore Corrado  III  mandati  prigio- 
nieri in  Germania,  loro  persuase  di  rinun- 
ziare al  fuondo  e  di  menar  vita  penitente. 
Ma  poi  in  ima  |)oslilla  il  Puricelli  con- 
fessa il  suo  inganno  nel  dare  il  titolo  di 
fondatore  al  b.  (iuido,  avvenuto  per  aver 
egli  scritto  che  nel  1  iZ\  ricevette  da  s. 
Bernardo  alcune  regole  per  l'ordine,  e  che 
le  fece  confermare  da  Innocenzo  III  nel 
I  iQf).  Anzi  il  p.  Helyot  ritiene  che  l^uri- 
celli  errò  nello  scritto  e  nella  postilla,  poi- 
ché Corrado  III,  come  pare  voglia  indi- 
care, non  pervenne  all'  impero  che  nel 
I  I  3f)  (o  I  i38),  4ovvero  5  anni  dopo  il 
ritorno  di  s.  Bernardo  da  Francia,  ed  egli 
non  sostenne  alcuna  guerra  in  Lombar- 
dia. E  più  probabile  che  voglia  intendere 
Corrado  II,  che  scese  in  Italia  nel  1027 
per  ridurre  a  soggezione  i  lombardi  che 
eraDsi  a  lui  ribellati;  ma  questo  non  si  ac 
corda  col  teiupo  della  venuta  di  s.  Ber- 
nardo, e  col  narralo  del  b.  Guido.  Sog- 
giunge quindi  il  p.  Helyot,  essere  più  pro- 
babileche  la  fondazione  degli  umiliati  se- 
guisse sotto  l'imperatoieEnrico  V,il  quale 
nvea  guerreggialo  i  lombardi,  e  poscia  s. 
Bernardo  diede  adessi  le  regole  nel  i  i  34- 
UMMARCOTEo  SOMMERCOTE 
lìoBERTO,  Cardinale.  Inglese  che  Grego- 
rio IX  neh  '23  1  o  neh  234  creò  cardinale 
diacono  di  s.  A.drianOjO  meglio  di  s.  Eu- 
stachio, e  pel  suo  sapere  fu  scelto  da  quel 
Papa  a  uditore  0  giudice  in  molle  cause 
gelose  e  ioiportaiiti.Pio,doUo  ed  erudito, 
si  meritò  il  titolo  di  u»aest.ro,  che  alla  sua 
epoca  signilic.tva  molto  di  più  che  nella 
nostra,  e  di  tal  creilito  nel  s.  collegio,  chij 
si  teneva  per  certo  dovesse  succedere  a 
Gregorio  IX  nel  pontificato.  iMofi  in  Ro- 
uja  nel  1241,  3  giorni  dopo  l'elezione  di 
Celestino  IV,  con  sospetto  di  veleno,  se- 
condo Godwino,  Commentario  de' car- 
dinali e  jìrclati  d'Inghilterra,  p.  ySr),  e 
fu  tumulato  nella  chiesa  di  s.  Grisogouo, 
con  breve  memoria  sulla  sua  tomba. 


I20  UNE  UNG 

CiNEOONnA  (s.).  Uscita  di  nolìiìe  fa-  cali  e  principali.  Però  tali  regni  e  lali  prin- 
niiglia  del  V'eimandese,  fu  legata  al  sa-  cipafi,  che  foiniaioiio  parte  integrante 
ero  fonte  da  s.  Eligio  vescovo  di  Noyon,  dell'Unglieria  prima  del  1848,  indi  furo- 
il  (piale  poi  la  rassodò  nella  pia   risolti-  no  disgiunti  da  essa. L'Ungheria  propria, 
zione  che  prese  di  rimaner  veigine.  Do-  vale  a  dire  quella  contrada  che  forma    la 
pò  la  morte  de!  santo  prelato,  idi  lei  gè-  parte  centrale  della  monarchia   Austria- 
nitori  vollero  che  si  maritasse.  Sapendo  ca,  tiovasi  compresa  nell'Europa  tra  44' 
ella  che  Eudaldo,  il  rpiale  le  si   piopo-  26' e  49"  ^9  di  latitudine  nord,  e  Ira  1  3" 
neva  in  isposo,  era  nomo  religioso,   ol-  4''  ^  22°  4o   di  longitudine  est.  E  dessa 
tenne  da  lui  di  fare  ambedue  mi  pelle-  limitata  al  nord  dalla  Gallicia,  da  cui  la 
grinaggio  a  Roma,  piioia  di  celebrare  le  disgiunge  la  catena  de'monti  Krapacks  o 
iio/ze  ;  ma  quivi  giunta  ricevette  il  sagro  Carpa/i,  all'est  dalla  Ti'ansilvania  e  dal- 
velo  dalle  mani  di  Papa  s.  Vitaliano.  Re-  la  provuicia  turca  di  Valacchia  ;   il   suo 
sto  Eudaldo  irritato  da  una  lalecondot-  confine  verso  il  sud  segue  in  parte  il  Da- 
ta, e  ripaii\  per  la  Francia.  Unegonda  nubio,  che  la  separa  dalla  provincia  tur- 
passò  qualche  tempo  a  Roma  nella  pra-  ca  di  Servia  e  dalla  Schiavonia;  lascia  un 
lica  delle  più  grandi  mortificazioni;  e  ri-  momento  il  corso  di  questo  fiume  per  ri- 
tornata poscia  nel  Vermandese  ,  si  rin-  salire  seguendo  la  Theiss  o  Tdjisco,  e  lo 
chiuse  nel  monastero  <ii  Homblières,  di-  abbandona  di  nuovo  per  seguire  la  Dra- 
stante  una  lega  da  s.  Quintino.  Insegni-  va,  fiume  che  separa  l'Ungheria  dalla 
toEud.ddo,  ammirando  le  virtù  di  Une-  Schiavonia  e  dalla  Croazia  ;  all'  ovest  si 
gon<hi,  si  dedicò  al  servigio  della  chiesa  trovano  la Stiria  e  l'arciducato  d'Austria; 
di  ilomblières,  si  prese  cura  degli  atlari  al  nord-ovest  finalmente  la  Moravia,  di 
che  le  religiose  aveano  al  di  fuori,  facen-  cui  traccia  in  parte  la  frontiera  la  catena 
ilo  loro  da  piocuratore,  ed  anche  lasciò  de'monti  Carpazi,  la  quale  cinge  e  difeu- 
lutti  i  suoi  beni  al  monastero,  nel  quale  de  l'ungaiico  regno,  penetra  eziandio nel- 
dopo  la  sua  morte  venne  seppellito.  U-  rinlerne  sue  parli  e  ne  occu[)a  la  3.''  par- 
negonda,  mentr'era  in  orazione  fu  colla  te  della  superficie.  Il  suo  perimetro,  che 
da  mortale  malattia,  e  come  si  accorse  olire  solo  un  angolo  rientrante  notabile 
di  essere  vicina  a  passare  all'eternila,  si  all'est,  presenta  verso  il  nord  appresso  a 
lece  amministrare  il  s.  Viatico  e  l'estre-  poco  un  semicerchio,  e  verso  il  sud  un  an- 
ina  unzione,  e  santamente  spiròsulla  ce-  golo  poco  acuto.  La  u)assima  dimensio- 
nere  ciica  l'anno  6f)0,  ai  aS  di  agosto,  ne  dall'est  all'ovest  risulta  di  circa  1  To 
nel  qual  giorno  si  celebra  la  sua  festa.  leghe,la  larghezza  di  i  20  leghe,  eia  super- 
li  suo  corpo  venne  disolterrato  a'  6  ot-  fìcie  di  i  1,090  leghe  quadrate.  Neil'  in- 
tobre  del  946,  e  fiuono  fatte  parecchie  terno,  e  specialaiente  verso  il  sud,  l'Un- 
liaslazioni  delle  sue  reliqiiie.  L' abbazia  gheria  presenta  vaste   pianure,   le   quali 
di  lIon)blières  fu  poscia  data   a'  bene-  abbracciano  quasi   la   metà  del  paese,  e 
dettini.  tiovansi  appena  100  metri  sopra  il  livello 
UNGHERIA, //?/7?i,>Y777V/,  Pannoiu'n.  di^l  mare,  mentre  veiso  il  nord  sollevan- 
Regno  il  più  vasto  degli  stati  della  ruo-  si  montagne  coperte  di  nevi  perpetue.  I 
narchia  dell'impero  A'  Austria  {^1''.).  Si      monti  Carpazi,  che  formano  la   cintura 
consideravano ordinarian>entecome par-     seltentrionale  d«'lla  contrada,  determina- 
li dell'Ungheria,  la  iSV/nV/co/^m  o  ly/^/ro-      no  la  sua  inclinazione  generale   verso   il 
nia  e  la  Cruiizin  {^F.")^  soprattutto  per  le      Diinobio,  ed  hanno  ilue  caratteri  priuci- 
parli  civili.  Appartenevano  ad  essoanche      p;ili:  al  noid-ovest  compongonsi  di  nias- 
|a  Voivodi!  di  Servili,  cil  il    Raiiato  di      se  scoscese  di  altezza  ragiiuoidevole,   cs- 


•50' 


rvincuwar  [f''-),  nomi  etpiivaknli  adu-      scuzialiiKiilc  foruMle  ili    nialirie  solide, 


U  N  G 

niente  esibendo  che  ricordi  le  grandi  al- 
luvioni d'arena  che  nell'altre  parli  del- 
rUiigherif»  si  riirovano;  fortuansi  d' im- 
provviso da  quel  lato,  nò  hanno   verun 
Jegame  colle  montagne  della   Slesia,   né 
con  quelle  dell'arciducalo  d'Austria  che 
ne  stanno  separate  per  immense  vallee, 
^avanzandosi  verso  l'est,  i  Carpazi  si  pre- 
sentano sollo  la  forma  d'una  serie  di  mon- 
tagne molto  più  basse,  le  cui  vette  ed  i 
/jauchì,  dolcemente  ritondali,  scendono 
in  dolci  declivi  per  confondersi  col  pia- 
no; e  colà  si  compongono  di  sabbie  fine, 
che  indicano  grandi  alluvioni  di  maleiie 
arenacee.  All'ovest  nolausi  alcune  mon» 
tagne  di  mediocre  altezza,  che  ponno  con- 
siderarsi come  prolungamenti  e  ramifica- 
zioni dell'Alpi,  e  le  quali  nondimeno  for- 
mano parecchi  gii'ppi  particolari  ed  iso- 
lati; in  mezzo  ad  esse  sorgono  le  monta- 
gne di  Dakony,  coronate  da  boschi.   Le 
fronlieredell'est  veggonsi  coperte  da  mol- 
titudine di  rami  de'  Carpazi  della  Tran- 
silvania,  che  vengono  a  spirare  dinanzi 
l'immense  pianure  dell'interno;  all'eslre- 
niilà  sud-est  trovansi  le  montagne  del 
Danaio,  che  formano  un  gruppo  partico- 
lare. Tra'gruppi  che  costituiscono  la  mas- 
sa rimarcabile  del  nord,  il  più  elevato  di 
tutti  è  quello  di  Tatra,  le  cui  cime  per- 
vengono sino  a  2G00  metri  d'altezza,  es- 
sendo il  monte  Lomnitz,  che  ne  fa  parte, 
la  più  aita  cresta  dell'Ungheria.  Da  quel 
punto  culminante  del  nord  pare  che  par- 
ta un  anello  considerabile,  il  quale  va  a 
terminare  a|(|uanIo  al  nord  di  Buda;  pa- 
recchi altri  all'est  ed  all'ovest  di  questo, 
staccandosi  dalla  catena  principale,  inol- 
trano a  i/ualclie  distanza  verso  l'interno, 
il  che  rende  generalmente  montagnosa 
la  parte  settentrionale  dell'Ungheria. Pre- 
senta questa  contrada  due  pianure  osser- 
vabili: l'una  si  estende  al  nord-«)vest  delle 
raniificazioni  delle  Alpi   ricordate,   sulle 
due  sponde  del  Danubio,  non  separata 
dall'altra  fuorché  dalle  montagne  stesse. 
Questa, una  tra  le  più  notabili  dell'Euro- 
pa per  l'estensione,  può  avcie  meglio  di 


UNG  121 

100  leghe  dal  nord  al  sud,  con  80  leghe 
di  larghezza;  l'altezza  sua  media  sul  livel- 
lo del  mare  non  eccedendo  ilio  metri, 
ed  essendone  la  pendenza  dal  nord  sino  al 
Danubio,  al  sud,  appena  mezzo  metro  per 
lega.  È  un  vero  deserto  in  quasi  tutta  la 
sua  estensione,  con  paludi  impraticabili, 
vaste  lande  e  mari  di  sabbia.  Appartiene 
l'Ungheria  interamente  al  bacino  del  mar 
IS'ero,  proposizione  generale  che  però  pa- 
tisce un»  lieve  eccezione;  il  l'roprad,  lecui 
acque  recansi  nella  Vistola,  e  per  conse- 
guenza nel  Baltico,  ha  le  sue  sorgenti  sul 
territorio  ungherese,  tra  due  gruppi  de 
monti  Carpazi,  uno  de'  quali  è  il  Tatra 
al  nord.  Del  rimanente,  l'Ungheria  noa 
è  innairiala  che  dal  Danubio  e  da'suoi  af- 
fluenti,  il  quale  fiume  entrando  per  la 
frontiera  occidentale  inoltra  verso  l'est 
lino  al  nord  di  Buda,  piega  allora  improv- 
visamente e  corre  verso  il  sud,  passando 
per  la  della  città;  conserva  tal  direzione 
sino  al  limite  meridionale, chedesso  trac- 
cia in  gran  parte  prendendo  il  suo  corso 
verso  l'est-sud-est;   forma  varie  grandi 
isole  ne'piani  che  irriga,  inonda  le  pro- 
prie sponde  e  così  le  cambia  in  va<;ti  pa- 
ludi. 11  più  considerabile  tra  gli  affluenti 
del  Danubio,  la  Theiss,  corre  tutta  inte- 
ra neir  Ungheria,  che  varca   tracciando 
una  curva  dal  nord-est  al  sud,  ed  inol- 
trando per  mezzo  alla  pianura  immensa 
e  agl'impaludamenli  sulle  sue  sponde  di- 
spersi, va  a  gettarsi  nel  Danubio,  per  la 
sinistra,  dopo  essersi  ingrossala  collo  Sza- 
tnos,  il  Bodrog,  1'  Hernat,  il  Kòros  ed  il 
]Maros.  La  Drava,  che  corre  sul  limile 
meridionale,  congiungesi  al  Danubio,  per 
la  sponda  destra,  dopo  di  aver  accolla  la 
Miir.   Gli  altri  affluenti  del  Danuliio,  iu 
Ungheria,  sono  mollo  meuo  considera- 
bili ;  tuttavia  si  ponno  ancora  citare  la 
Temes  nel  sud,  il  Vaag,  il  Gran  e  l'ipo- 
ly,  che  inualliano  il  nord-ovest, ed  ilR.aab 
nella  [)arle  sud  ovest.  Al  sud,  il  caiialedi 
Francesco  stabilisce   una  coiiuiiiicazione 
importante  tra  il  Danubio  e  la  Tlieiss,  e 
quello  di  Bciju  cosleggiu  i  due  fiumi  del 


122  UNG  UNG 

suo  nome.  La  parie  occidenlale  dell'Uo-  giorni  di  eslate  alla  freschezza  eccessiva 
yheria  oflìedue  laghi  limaicabili  :  il  la-  delle  notti.  11  clima  delle  pianure,  preci- 
do d'acqua  dolce  Baiatoti  o  Plallensee,  la  puainenle  ne' canloai  sabbionivi,  ènei 
cui  lunghezza  è  di  i  7  lef-he,  e  quello  salso  corso  dell'estate  ardente  e  spesso  vi  si  fa 
di  JNeusicdel  o  Perlo,  che  può  essere  8  sentire  la  siccità;  ma  il  freddo  signoreggia 
leghe  lungo.  Eravi  da  ultimo  neh  853  il  i  distretti  montagnosi  del  nord,  in  cui  la 
progetto  d'asciugare  il  lago  Valencz,  pres-  neve  resta  accumulata  per  più  mesi,  e  più 
so  Alba  Reale,  alle  cui  paludose  rive  fu*  frequenti  vi  cadono  pure  la  gragnuola  e 
rono  giù  date  varie  battaglie.  Si  guada-  le  pioggie.  Nessun  altro  paese  d'  Europa 
gnerebbero  4o, 000  jugeri  d'ottimo  ter-  forse  possiede  in  uno  spazio  medesimo 
itno.  Secondo  la  tradizione  popolare,  vi  una  varietà  tanto  prodigiosa  di  clima,  e 
sarebbero  in  quel  lago  grandi  tesori;  ma  per  conseguenza  di  prodotti,  alcuni  de* 
si  teme  da  alcuni,  che  probabilmente  si  quali  vi  crescono  pressoché  senza  colti- 
ridurrebbero  piuttosto  ad  una  gran  quan-  varli.  Una  dirterenza  altrettanto  sensibile 
lilà  d'armi  e  d'utensili  da  guerra.  Tutti  si  fa  rimarcare  tra  le  dette  due  conlra- 
i  Inghi  sono  abbondevoli  di  squisitissimi  de,  relativamente  alla  coltura  ed  alle  pro- 
pesci. Paiecchi  ammassi  d'acqua  di  mi-  duzioni:  la  parte  meridionale,  quanlun- 
iior  estensione  Irovansi  nelle  montagne,  que  abbia  vaste  lande  ed  aride  sabbie,  è 
ma  meritano  appena  il  nome  di  laghi;al-  però  la  più  ricca  di  produzioni  vegeta- 
Iri  conl'ondonsi  colle  paludi  che  li  circon-  bili,  ed  il  grano  raccolto  nelle  pianure 
dano,  né  sono  bene  spesso  che  grandi  poz-  fertili  non  solamente  basta  al  bisogno  de* 
ze  d'ac([ua,  o  piccoli  laghi  d'acqua  salsa,  suoi  abitanti,  ma  serve  ancora  a  provve- 
diseccate  tla*  calori  dell'  eslate.  La  gran  dere  quelli  del  nord, e  la  parte  vicina  della 
quantità  di  paludi  in  Ungheria  può  far  Germania  e  dell'alia  Italia.  L'orzo  e  la  se- 
coiigetturare  che  il  clima  vi  sia  somma-  gala  sono  le  produzioni  più  comuni  del 
mente  insalubre;  infatti  i  miasmi  putridi  nord;  quelle  del  sud  consistono  pi'incipal- 
che  se  ne  svolgono  in  abbondanza  diven-  mente  in  frumento,  inaiz,  miglio  e  riso; 
gono  funesti  agli  abitanti  de'Iuoghi  vicini,  del  rimanente  trovasi  ingenerale  canapa, 
e  devesi  desiderare,  tanto  pel  motivo  di  tabacco,  zafferano,  piante  di  cotone,  can- 
risunare  il  paese,  come  per  quello  di  rido-  ne  di  zuccheio,  come  pure  l'avena,  i  pomi 
nare  alla  coltura  sì  grande  estensione  di  di  terra  e  legumi  in  assai  grande  quanti- 
terreno,  di  vedereaseguiregenerahnente  tà.  La  coltivazione  de'vigneti  è  un  ramo 
l'esempio  da  alcuni  proprietari  dato,  di-  esleso  deHindustria  rurale,  poiché  i  vini 
seccando  le  paludi.  Tuttavia, nonbisogna  dell'Ungheria  spiritosissimi  godono  di 
credere  chesi  respiri  dappertutto  nell'Un-  molla  lepulazione;  il  più  rinomalo  di  tut- 
gheria  un'aria  viziala;  il  clima,  tanto  che  ti  essendo  il  vino  biancodi  Tokay  oTokaj, 
non  è  sotto  l'influenza  maligna  delle  esa-  al  quale  non  la  cede  per  niente  il  vino  ros- 
lazioni  paludose,  è  sanissimo,  e  certo  trop-  so  di  Menès,  e  gli  sono  allini  il  Tallya, 
pò  manca  che  le  paludi  occupino  la  mag-  l'Ond,  il  Ratka.  Il  vino  più  stupendo  si 
gior  parie  del  territorio;  lo  scorbuto  e  le  raccoglie  dalle  viti  sul  pendio  de'Carpazi 
febbri  interuìillenli  sono  le  [>rincipali  ma-  chiamalo  la  Hegyallyra,  presso  il  Tibisco, 
lutile  cagionale  dalla  loro  vicinanza;  del  nelle  vicinanze  di  Tokay  e  di  Tarczal.  Ai- 
resto  le  malattie  non  sono  né  piti  fiequeu-  tri  ottimi  vini  sono  quelli  di  Rust,  Edem- 
ti,  né  più  micidiali  che  nelle  contrade  cir-  burg,  Sangiorgio,  Buda  ed  Eriau.  Il  ve- 
coslauli,  e  gli  uomini  vi  riescono  d'  una  ro  vino  di  Tokaj,  giacché  diversi  si  spac- 
coslituzione  (pianto  [)er  tulio  altrove  vi-  ciano  con  tal  nome,  come  di  altri  preli- 
gorosa.  E  mestiere  guardarsi  dal  passag-  bali  e  squisiti,  viene  prodotto  da'terreni 
yio  subitaneo  del  taloi  e  straordinario  de'  di  Tokaj  o  Tokay,  borgo  del  comitato  ili 


UNG  UNG                     ia3 

Zemplin,  circolo  di  qua  dalla  Theiss,nel-  altri  alberi  fruttiferi  sono  in  quantità  ca- 
ia inarca  del  suo  nome,  sulla  destra  spon-  sai  graruie,a)a  la  coltivazione  di  essi  man- 
da del  Dodrogh.  La  catena  di  collinea  pie  ca  di  attività.  Vi  hanno  molti  pini  nelle 
delle  quali  trovasi  il  borgo,  e  che  si  chia-  moiitiigne  più  settentrionali,  e  la  quercia 
ma  Tlieresienberg,  è  rinomala  pe' vini  moi^triisi  più  frequentemente  in  quelledel 
squisiti  e  deliziosi  che  vi  si  raccolgono.  Ve  sud.  L'  Ungheria,  dopo  ringhilterra,  è 
ne  hanno  di  4  qualità  :  lai. 'delta  Ksscn-  quello  Ira'paesi  dell'Europa  che  possiede 
za  di  Tokay,  vieii  falla  con  l'uva  secca  al  i  migliori  pascoli,  senza  che  la  mano  de- 
sole; la  corte  iniperiale  di  Vienna  è  la  sola  gli  uomini  abbia  mai  molto  lavoralo  a 
proprietaria  di  (jue' vigneti.  Il  Tokay  in  perfezionarli.  I  proprietari  fanno  consi- 
coQimeicio  è  quello  d'Ausbrach  e  di  Ma-  slere  una  gran  parte  di  loro  ricchezze 
schlach.  Dopo  la  completa  devastazione  ne'  bestiami  ;  le  mandrie  loro  passano 
di  questo  paese  per  opera  de' mongoli  gran  parte  dell'anno  all'aria  aperta,  sen~ 
nel  secolo  XIII,  tanto  pochi  furono  gl'in-  za  nessim  riparo,  il  the  torna  ad  esse  assai 
digeni  sopravvissuti,  che  il  reBelalVf'u  spesso  di  grave  pregiudizio.  1  bovi  sono 
costrello  di  chiamare  nell'Ungheria  de-  di  bella  s[)ecie,  e  si  attende  a  migliorarla 
gli  stranieri  a  fine  di  sopperire  alla  man-  lana  delle  pecore,  mediante  l'introduzio- 
canza  di  popolazione  ed  al  totale  abban-  ne  de'  merinos  che  vi  hanno  tanto  pro- 
dono del  commercio.  Tedeschi  e  italiani  speralo  al  segno  d'essere  sostituiti  in  mol- 
furono  quelli  Ira 'stranieri,  che  maggior-  ti  luoghi  alla  razza  primitiva.  Le  vaste 
mente  vi  presero  piede.  I  primi  si  appli-  pianure  situale  fra  Debieczin,Gyula,Te- 
carono  alla  monlanistica,  gli  ultimi  alla  meswar  e  Pesi,  danno  pascolo  a  più  di 
coltivazione  delle  viti;  dnllacuia  degl'ila-  tre  milioni  di  bestie  cornute,  alle  quali  si 
liani  devono  riconoscere  le  viti  del  Tokay  abb.indonuno  1,^00,000  jngeri  di  terre- 
la  loro  coltura.  Quali  luoghi  di  abita-  no.  Quanto  a'cnvalli,  pervengono  di  ra- 
zione vennero  loro  assegnali  Polak,  Pe-  do  ad  alla  statura  per  la  cavalleria,  né 
baco,  Glassi,  ed  Glassi  Liska,  eda  ivi,  in  mollo  brillano  per  eleganza  di  forme;  ma 
più  lardi  tempi,  si  avanzarono  le  pianta-  se  riescono  poco  alti  a  liraiepesantifardel- 
gioni  delle  viti  fino  a'monti  di  Eriau,  Pi-  li,  benché  non  ne  manchino  di  vigorosi,  si 
lise  Gedenburgo.  La  coltura  delle  viti  fanno  almeno  distinguere  per  la  vivacità 
crebbe  così  ra|)idamcnte,  che  20  anni  e  velocità  del  corso.  Gli  ungheresi  metto- 
dopo,  ancora  regnante  Cela  IV,  ch'era  no  grande  applicazione  a  perfezionare  la 
pure  un  gran  consumatore  di  vino,  tutti  specie  de'Ioro  cavalli,  e  molli  possidenti 
gli  ullìzi  doganali  erano  pieni  delle  più  hanno  mandrie  particolari  nelleloro  ter- 
preziose  qualità  di  vini  per  l'esportazione,  re;  ma  la  uìandria  per  eccellenza  èquella 
Del  resto  le  vendemmie  danno  in  Un-  di  Mczòhegyes,  nel  comitato  di  Csanad, 
gheria  un  prodotto,  che  dicesi  ascendere  laqualecontiene  maisempreda  8  a  ro.ooo 
ogni  anno  a  2,4^0,000  ettolitri.  L'  Un-  cavalli  e  stalloni  di  tutte  le  razze.  Questi 
gheria  non  é  ricca  di  bosco,  né  ha  selve  stabilimenti,  da'quali  sono  usciti  ottimi 
fuorché  nelle  parti  montagnose,  e  anche  cavalli  pegli  eserciti,  non  hanno  ancora 
in  queste  per  la  maggior  parie  di  poca  in  tutto  e  in  generale  migliorata  la  razza, 
importanza.  La  pianura  è  quasi  intera-  Gli  asini  ed  i  muli  sono  rari  in  Ungheria, 
mente  sprovveduta  d'alberi,  sicché  gli  1  bufali  ed  i  muli  s'impiegano  ne' lavori 
abitanti  si  trovano  costretti  a  ricorrere,  agricoli  e  ne' trasporti  con  carri.  Niime- 
per  riscaldarsi,  alle  canne  delle  paludi,  rosi  vi  sono  i  porci,  e  u'  é  la  carne  un 
alla  paglia  e  ad  altri  mezzi.  Trovansi  in  cibo  prediletto  pel  paese,  come  altrove, 
certi  siti  grandi  boschi  th  pruni,  da' cui  II  pollame  è  anch'esso  abbondantissimo; 
frulli  distillasi  un  liquore  ricercalo;  gli  la  selvaggina  grossa  consiste  priucipal- 


,^4  liNG  UNG 
mente  Ji  cìds'''-'''»^^''''®''^'"''^^'  abboii-  ti.  Le  miniere  sono  nuraeiosissime  e  ab- 
Ja  danMerUilto.  Tiovaiisi  piccole  tarla-  boudanlissime  in  Ungheria.  Le  miniere 
luohee  rane  d'una  specie  paiiicolaic,tuoI-  tl'oroed'aigento  dell'Ungheria,  con  tjuel- 
to  "ri  cerca  te  dcigli  amatoti  della  tavola,  lo  delia  Transilvania,  sono  lesole  di  cer- 
Vei-  la  gran  copia  della  selvaggina  se  uè  ta  importanza  che  si  posseggano  in  Eu- 
fa  coiitiima  caccia,  per  impedir  il  guasto  iopa,e  può  credersi  che  per  tal  conto  esse 
ileilecampagne.llaghiedifiumijIaTheiss  fossero  avanti  la  scoperta  dell'  America 
sopì  atliitlo,  alimentano  quantità  grande  le  prime  miniere  del  mondo,  nominando- 
ti! pesce.  Né  le  api  ("ormano  una  minore  si  sopra  tutte  le  miniere  di  Schemnitz, 
ricchezza  pel  paese.  Quanto  alla  educa-  celebri  per  la  sua  scuola,  e  di  Kremnitz 
zione  de'bachi  da  seta,  ad  onta  che  fosse  che  sono  tuttora  scavate  con  grande  uti- 
incora""iata  dal  governo,sinoagli  ulliini  lità,  benché  più  non  presentino  gli  stessi 
anni  avea  fatti  pochi  progressi,  sebbene  benefizi  d"una  volta.  Vi  hanno  inoltre al- 
il  terreno  sia  fecondo  e  ottimo  per  la  col-  cuni  fiumi  che  convogliano  dell'oro,  co- 
lui a  del  gelso,  il  clima  felice  anche  pel  me  il  Maroselo  Szamos,  ma  questi  fiumi 
l)aco,  il  (juale  malgrado  l'instabilità  della  traggono  le  loro  ricchezze  dalla  Trausil- 
leiiiperalura  atmosferica,  in  molli  luoghi  vania.  Le  miniere  di  rame  d'Oravitza,  di 
produce  una  galletta  superiore  in  quali-  Iglò  e  altre,  godono  pure  molta  riputa- 
la alle  nostre d'ltalia;e  ciò  tanto  in  Pest  zione.  Le  miniere  di  ferro  dell'Ungheria 
che  alla  pusta  (vocabolo  che  usa  il  Gior-  trovansi  (ìarlicolarniente  ne'conlorni  di 
/lille  ili  Piotila  del  [853  a  p.  686)  Lo-  Gomòr  è  di  Zips,  ma  sono  lungi  dal  ba- 
icnzi,che  a  Szemlak,  a  $.  Anna  ec.  Ora  slare  al  consuino  interno:  bevvi  pure  del 
i  proprietari  di  diversi  fondi  curano  con  piombo,  del  cobalto,  del  mercurio,  del- 
bULcessu  la  coltivazione  setifera,  ed  il  l'antimonio,  ma  in  poca  quantità.  In  ge- 
conle  Gustavo  Hadik  possiede  un  im-  nerale  le  produzioni  metalliche  sono  il 
iiienso  stabilimento  a  Szemlak.  La  sua  vantaggio  degli  abitanti  delle  balze  del 
jjiantagione  conta  più  di  loo  mila  gel-  nord,  che  cambiano  tali  ricchezze  eoa 
8i,  tulli  vegeti  e  vigorosi,  in  terreno  quelle  delle  lertili  pianure  del  sud,  pegli 
fertilissimo  e  vasto.  Egli  grandemetite  oggetti  d'una  utilità  più  immediata.  Si  è 
ama  questo  serico  ramo  d' industria,  e  slimata  la  qnaiuità  doro  prodotto  dalle 
volonteroso  incontra  qualunque  spesa.  Diiniere  d'Ungheria  a  2,1  oc  marchijquel- 
Si  calcola  che  filerà  10,000  fonti  di  se-  la  dell'argento  ad  83, 200  marchi;  quel- 
la colla  sua  foglia.  Fa  lavorare  con  mac-  la  del  rame  a  38, odo  quintali;  quella  del 
chine  numerose  e  circa  3o  mulini,  ove  piombo  a  24)5oo  quintali  ;  del  (erro  a 
impiega  donne  friulane  e  altre  italiane,  200,000  quintali  ;  dell'  antimonio  a 
(jllic  le  giovanette  ungheresi  da  esse  per-  5,200  quintali.  L'  Ungheria  ha  depositi 
lezionate,  portando  cosi  un  immenso  be-  di  sale  e  sorgenti  salse  considerabili,  par- 
ile al  popolo  e  allo  stato.  Di  più  il  conte  ticolarmente  nel  comitato  di  Marmaros 
111  soii)iniiii»trato  gratis  a  molle  famiglie  a  Rhonazseg,  ed  in  quello  d'Ugols  ;  ma 
di  s.  Anna  e  di  altri  borghi  la  semente  di  per  lai  conio  non  può  essere  paragonata 
bachi,  e  va  aumentando  le  seminagioni  e  alla  Transilvania.  Lo  scavo  del  dello  mi- 
jiiaiilagioni  di  gelsi,  per  dilfonderli  in  più  uerale  appartiene  esclusivamente  al  go- 
Jiioi^hi.  Dopu  il  conte  Iladlk,  primeggia  verno,  che  stabiPi  parecchi  grandi  depo- 
iii  l'est  il  iiegoziaiile  Giovanni  Toropi, ed  sili  ne'quali  devono  [ìrovvedersi  i  piiva- 
iillri  di  Neusatz,  E«.sck,  Apatin,  Vouco-  ti.  I  laglii  e  le  paludi  conlengono  abbun- 
■vai,  lìaj.i  ce.  Laonde  grande  è  di  già  il  daiitemente  iu  soluzione  altre  .so>lanze 
pi  oiloUo  della  seta  in  Ungheria,  e  presto  saline,  ed  allorché  rimangono  asciutte 
fcarà  uao  dc'suoi  più  belli  e  ricchi  prodol-  ue'calori  dell'estule,  il  suolo  olUc  alla  su- 


U  NG 

perficìe  copiose  efflorescenze  di  oatrone, 
o  sale  naturale,  di  cui  gli  abitanti  rica- 
vano ogni  anno  da  io  a  12,000  quintali, 
nel  solo  comitato  di  Bihar  raccogliendo- 
sene annualmente  più  di  5.000  quintali 
inelrici,  la  massima  parte  de'quali  viene 
adoperala  nella  fabbricazione  de'saponi. 
Potrebbesi  ottenerne  di  più,  ma  la  dif- 
ficoltà de'trasporli  è  un  ostacolo  a  questa 
intrapresa.  Vi  si  raccoglie  pure  del  salni- 
tro in  grande  quantità,  come  ancora  sol- 
fato di  soda  e  solfato  di  magnesia.  L'esca- 
vo dell'allume,  interamente  a  tempi  po- 
co lontani  sconosciuto  nel  paese,  già  da 
alquanti  anni  somministrò  prodotti  ri- 
marcabilissimi, llcarbon  fossile,  che  riu- 
scir potrebbe  grandemente  utile  per  l'Un- 
gheria, vi  s'incontra  rarissimamente,  ma 
le  ligniti  vi  abbondano,  massime  ne'de- 
clivi  de'monli  Matra  e  Tatra.  Questa  con- 
trada è  tuttora  l'unica  d'Europa  in  cui  si 
trovi  l'opale;  la  quale  sostanza,  cos'i  ricer- 
cala da'gioiellieri  per  lo  splendore  e  la  vi- 
vacità de'colori,  è  la  sola  pietra  fina  del- 
l' Ungheria;  la  si  trova  particolarmente 
in  un  gruppo  di  montagne  al  nord  di 
Tokaj.  Copiosissime  sono  le  acque  mine- 
rali, e  alcune  godono  d'assai  grande  cele- 
brità: ne  hanno  di  frigide  e  di  termali, 
di  puramente  acide  e  solforose,  acide  e 
ferruginose;  le  più  frequentate  sono  quel- 
le di  Barftae  di  Lublo;del  resto,  non  hav- 
vi  forse  un  solo  comitato  che  non  ne  pos- 
segga parecchie.  Il  paese  trovasi  diviso 
relativamente  alle  operazioni  metalliche 
in  4  circondari  principali,  le  cui  direzioni 
sono  a  Schemnitz,  a  Schniolnilz,  a  Nevi- 
stadt  e  ad  Oravitza.  Sembra  che  tante 
ricchezze  naturali  dovrebbero  fare  del- 
l'Ungheria il  paese  più  prospero  delTEu- 
ropa,  ma  molte  cause  hanno  impedito 
agli  abitanti  di  trar  profitto  di  questi  do- 
ni della  natura.  La  i  .^  e  più  diretta  furo- 
no i  rapporti  della  proprielà,che  per  buo- 
na sorte  di  questi  paesi  dal  1848  in  poi 
cessarono  d'esistere  in  tutta  la  monarchia 
dell*  Austria,  come  meglio  poi  dirò.  Le 
terre,  quasi  esclusivameute  possedute  dal- 


U  N  (Ir  i  2 1 

la  nobiltà,  restavano  sterili  0  mal  colti- 
vate, altre  erano  sottomesse  al  sistema 
della  comunità,  e  la  loro  produzione  riu- 
sciva pressoché  nulla,  il  (lej)enmenlo 
poi  in  cui  cadde  l'ngricoltura  in  Uitglie- 
lia,  a  cagione  delle  sventure,  che  gli  av- 
venimenti rivoluzionari  hanno  cagionate 
nel  1 84'S  in  (piesto  paese,  si  là  tuttora  sen- 
tire. Mollo  manca  perchè  1'  irulustria  di 
questo  regno  sia  io  istalo  soddisfacente,  e 
si  può  dame  per  lagione  il  pregiudi/.ir» 
degli  abitanti,  (he  come  poco  onorevole 
considerano  il  lavoro  delle  njanifitttu'c  ; 
perciò  la  maggior  parte  degli  artefici  so- 
no tedeschi,  e  tranne  gli  oggetti  di  priuiu 
necessità,  quasi  tulli  i  prodotti  industriali 
sono  ti  atti  dalle  miinifillure  dell'Ausli  in. 
Trovatisi  nondimeno  alquante  fabbriche 
di  panni,  di  tele,  cotone  e  seta;  e  la  fab- 
bricazione de'  paunilani  è  generalmente 
la  più  importante,  sparsa  essendo  in  lut- 
to il  regno.  Il  lavoro  de'metalli  è  ragguar- 
<levole  nella  parte  settentrionale  ed  in 
certe  porti  del  sud;  i  comitali  di  Kiasso- 
va,  Liplau  e  SohI  danno  all'anno  80,000 
quintali  di  ferro,  Ilavvi  gran  niiinero  di 
usine  di  rame,  i  cui  prodotti  consistono 
in  vasi  di  varie  specie.  Raab,  città  Ira  le 
più  industri  dell'Ungheria,  è  più  parti- 
colarmente nota  per  le  sue  fabbriche  di 
talco  ;  r  oriuoleria  e  l'armeria  è  ancora 
nelTinfanzia. Fabbricano  al'uda  ed  a  l*est 

rasoi  e  istrumenti   di  chirurgia.  Nume- 

o 

rose  sono  le  fabbriche  di  stoviglie  di  ter- 
ra, ma  i  prodotti  loro  di  cattiva  qualità; 
quelle  di  maiolica  rare;  nulle  quelledella 
porcellana.  Le  veiraiedanno  un  vetioco- 
munissimo  ;  le  cartiere  in  grosso  numero 
somministrano  cattiva  carta.  Più  onore- 
vole menzione  meritano  le  concie  di  pelli, 
i  prodotti  loro  pregiatissimi  essendo  og- 
getto d'un'esportazione  considerabile. Le 
mniiifalture  di  tabacco  sono  in  gran  ri- 
putazione. Ai  hanno  distillerie  d'acqua- 
vile,  una  raffineria  di  zucchero  ad  Ocden- 
buig,  fabbriche  d'olio  di  più  specie,  di 
cera,  candele,  sapone  e  allume.  Devesi 
attribuire  in  gran  parte  lo  stalo  di  lan- 


1 26                   U  i\  G  U  N  G 

gnore  clell'indnsliia  alle  leggi  proiliilive  ne  d'un  ponte  e  di  un  argine,  lungo  mez 
die  lestriii'^evano  la  liberJà  del  conuner-  zo  miglio,  in  mezzo  ad  un  terreno  d'al- 
cio  efors'ancliealla  dovizia  delie  produ-  liivione.  Il  tronco  da  Tokay  fino  a  iMi- 
rioni  natuiali,  stille  qiinli  l' abitatore  di  sl.olcz,sopra  Szerenlse  Gesslhely,  èliingo 
quelle  contrade  ri[»osa.  Conuinfjne  siasi,  5  n)iglia,perfeltaniente  piano  e  interrotto 
l'esportazione  considerabile  che  anniial-  solo  in  due  luoghi  daTiumicelli  Hernand 
mente  si  fli  di  queste  produzioni,  basta  e  Sajo.  Si  diceva  ancora,  che  quando  tale 
per  equilibrare  COI)  vantaggio  la  somma  strada  ferrata  fosse  teru)iiiata,  avieblie 
degli  oggetti  manifatli  diesi  traggono  di  tia  Miskolcz  e  Pest  un  sì  vivo  trasporto 
fuori. Il  commercioqiiasi  tuttointero  tro-  di  persone  e  di  merci,  da  eguagliare, anzi 
vasi  in  mano  degli  stranieri, che  pensano  superare  quella  tra  Pest  e  Vienna.  Che  i 
ad  anicchireeper  niente  a  far  crescere  la  reciproci  interessi  di  Vienna,  Peste  Mi- 
prosperità  della  nazione  che  loro  confida  skoicz,  unendosi,  acquisterebbero  vigore 
i  suoi  interessi.  Piiucipali  articoli  di  e-  e  forza,  e  crescerebbero  a  dismisura.  Che 
spcrlazione  sono  il  grano,  il  tabacco,  il  Miskolcz  riceverebbe  i  prodotti  de'inonli 
vino,  la  lana,  i  cuoi  e  i  melrdli;  le  iinpor-  dell'alta  Ungheria,  e  li  distribuirebbe  in 
tazioni  consistono  di  prodotti  delle  ma-  parte  tra'coniitati  situati  al  di  là  del  Ti- 
tiifatlureedi  derralecoloniali.llcomnier-  bisco,  ed  in  parte  li  dilTonderebbe  nel 
ciò  prima  dell'  introduzione  delle  strade  commercio  mondiale  austriaco,  divenen- 
ferrale  trovavasi  inceppato  dalla  priva-  do  in  pari  tempo  la  città  mercantile  pe 
zione  di  comunicazioni;  le  strade  essendo  prodotti  primi  della  bassa  Ungheria,  per 
poche  di  numero  e  in  cattiva  condizione;  le  manifatture  di  Viennn,  e  per  le  merci 
la  navigazione  alquanto  trascurata.  Per  coloniali  di  Trieste.  L'alta  Ungheria  sen- 
l'intenio  sarebbe  di  necessità  una  molti-  tire  il  bisogno  di  aprirsi  principalmente 
tudine  «li  canali  :  i  canali  di  Francesco  e  in  questa  direzione  una  via  al  proprio 
di  Bega  sono  destinati  a  favorire  il  com-  commercioe  alla  propria  industria, senza 
mercio.  Il  i .°  intitolato  a  Francesco  II  che  il  fango  o  l'acqua  abbiano  a  frapporre 
presso  Zonibor,  l'altro  scavalo  vicino  a  ostacoli  alle  libere  coiuunicazioiii  tra  il 
Pesi  nel  i8o4,facililanolecomunicazioni  sud  ed  il  nord.  La  veramente  grandiosa 
fra  il  Danubio  e  il  Tibisco. Già  a  Strada,  attività  del  commercio  ungherese,  unita 
parlando  delle  ferrovie, notai, che  da  Pa-  allospiritointraprendentecheagisce  prin- 
rigi  a  Lluila,  centro  dell'  Ungheria,  vi  è  cipalmeiile  nell'alta  Ungheria,  e  ch'è  ri- 
uiia  seriecoiitinua  di  stradeferratedi  cir-  chiesto  dallo  stesso  legame  esistente  tra 
ca  1000  chilometri.  Nel  iS53  la  ferrovia  l'industria  del  nord  e  la  produzione  del 
del  Sud-Est,  una  delle  5  dell'impero  au-  sud,  sarà  per  le  popolazioni  ungheresi  uà 
siriaco,  ossia  deirUngheria,era  lunga  mi-  vigoroso  eccitamento  a  gareggiare  nelle 
glia  43  i;2  con  So  stazioni.  La  ferrovia  rispettive  loro  condizioni.  Dal  libero  svi- 
dei Nord  o  Settentrione  tiene  in  comuni-  luppo  di  questi  materiali  rapporti  dipea- 
cazione  Vienna  con  l'Ungheria;  vi  è  pure  de  la  prosperità  de' materiali  interessi,  e 
il  tronco  fra  l'Ungheria,  l'raga  e  la  lioe-  la  benefica  iullueiiza  che  un  animato  com- 
niia.  Si  legge  nel  fT.  Lloyd,  dell'aprile  mercio  interno  esercita  sulla  prosperità 
di  tale  anno,  che  il  tronco  di  Debreczin  a  d'una  nazione.  Inoltre  si  vollero  osserva- 
lokay  sopra  Bussormeny.Dorog,  Nyive-  re  due  incalcolabili  vantaggi,  che  si  pon- 
gjhiizn  era  lungo  io  miglia,  quello  so[)ra  no  ottenere  soltanto  col  mezzo  <li  qiu!>ta 
L.ok,  più  breve  eli  3  nii>^li,i  ;  passa  una  ferrovia.  Essa  dovea  promovere  lo  scavo 
pianura  perii  ttiiuieiite  asciutta  fino  alle  del  carbon  fossile,  di  cui  vie  granile  ab- 
rive  «lei  1  ibisco,  dove  si  richiedevano  bondanza  ne'declivi  de'mouliMilra  eTu- 
muggiori  spese,  a  motivo  della  costruzio-  tra. Allora  uon  se  ne  faceva  alcun  conto 


U  N  G 

per  l'assai  basso  prezzo  della  legna, e  per  le 
spese  di  trasporto  nel  sud  dcli'Uiiglieiia, 
dove  vi  è  penuria  di  combustibile,  e  per- 
ciò non  sarebbero  compensale  da' vantag- 
gi provenienti  dallo  scavo  del  carbon  fos- 
sile, ed  era  insignificante  la  quanlilù  de' 
quintali  tbe  si  trasportava.  Questa  ferro- 
via offriva  ancora  a  lutto  il  paese  situato 
tra  Tokay  e  I3ebrecziu  la  passibilità  di 
costruire  di  pietre  le  proprie  strade  con- 
ducenti alle  stazioni,  non  trovandosene 
che  nelle  montagne  di  Tokay  e  di  Ilegya- 
lya.Così  la  città  di  Debreczinetutti  i  suoi 
dintorni  entrerebbero,  mediante  un  fici- 
le  trasporlo  del  materiale  da  costi  uziu- 
ne,  in  una  nuova  fase  di  coltura  e  prospe- 
lità.  Terminava  le  sueosservazioni  il  JV. 
JLloyd,  cou  rilevare  eziandio:  Che  l'at- 
tiva |)opolazione  dell'alta  Ungheria,  men- 
tre rivolgeva  ansiosa  i  suoi  .-«giiaidi  al  mez- 
rodì  e  non  li  solferina »a  soltanto  a  De- 
breczin,  che  già  troppo  a  lungo  rimasto 
io  mezzo  in  un  mare  di  sabbia  e  di  fango, 
o  a  Pest,  che  per  la  strada  notissima  di 
Bagh-GodoUo  può  essere  raggiunto  solo 
con  rovina  di  carri  e  di  cavtilli,  ma  li  e- 
slende  anche  a  Vienna  ed  a  Trieste,  nu- 
tra viva  speranza  che  l'eccelso  ministero 
delle  finanze  e  del  commercio,  trattando- 
si d'una  questione  sì  importante  per  la 
propria  prosperità,  vorrà  disporre  (juaii- 
lo  prima  per  la  costiozione  di  questa 
strada  ferrata,  prendemlo  di  mira  quel 
punto,  che  può  collegare  lutti  gl'inteicssi 
dell' Ungheria.  JNel  declinar  d'ottobre  del- 
lo stesso! 853  si  festeggiò  colla  nì.'iggior 
pompa  e  solennità  l'apertura  del  nuovo 
tunnel  di  Buda  e  Pest.  A  questa i."  corsa 
prese  parte  gran  numero  di  membri  del- 
la società  del  tunnel.  E  questo  tunnel 
lungo  i65  kliifiei-,  e  venne  percorso  col- 
r  ordinaria  celerità  imo  minuti.  Tra  le 
notizie  delle  ferrovie  d'Ungheria  neli854, 
sono  a  ricordarsi  la  costruzione  di  quelle 
tra  Szolnok  di  TransiUanin  e  Debieczin, 
GranVaradinoeDebrL'Czin,eqtiellc' in  cor- 
so cominciando  dalle  miniere  d^Oiiaveza, 
nel  Banato  di  Temesìvar,  fino  al  Danu- 


Ui\  G 


127 


bio.  Il  terreno  situato  Ira  Debreczin  e 
Szolnok  è  mollo  favorevole  a'Iavori  di  co- 
struzione, anzi  forse  in  tutta  la  monar- 
chia non  vi  ha  luogo  dove  possano  pro- 
gredire con  maggior  facilità.  Se  la  ferro- 
via non  dovesse  passare  pe'paludosi  av- 
vallamenti del  Tdtisco,  a  teigo  di  Szol- 
nok, e  se  non  (osse  d'uopo  trasportare  la 
ghiaia  da  lontane  regioni,  le  rispetti  ve  co- 
struzioni sarebbero  già  compiute.  Quan- 
to alle  due  ferrovie  private  tra  Bruck  e 
Kaab,  Ira  Alohac/.  e  Cinque  Cinese,  era 
poco  tempo  dacché  quesl'  ultima  era  a- 
perla  al  pubblico  servizio.  Essa  appartie- 
ne alla  società  della  navigazione  a  vapoi  e 
sul  Danubio,chela  fece  cosi  mire  per  trar- 
re maggior  vantaggio  dalle  ricche  minie- 
re di  carbon  fossile  situale  in  (pie'luoghi. 
Questa  ferrovia,  (piando  saranno  scurii 
ao  anni,  diverrà  una  proprietà  dello  sta- 
to. 1  lavori  del  tronco  di  ferrovia  tra 
Bruck  eRaab  venivano  spinti  col  massimo 
zelo.  Ora  il  governo  ha  imparlilo  ad  una 
società  di  possidenti  delia  Gallizia  la  con- 
cessione per  intraprendere  i  lavori  pre- 
paralorii  d'una  strada  ferrala  con  loco- 
motive da  Tarnow  a  Kaschau.  In  pari 
tempo  venne  stabilito,  che  la  via  del  Ti- 
bisco  sarà  continuata  da  Kaschau  nella 
Gallizia.  In  questo  punto  della  stampa, 
più  di  tulli)  manifestasi  quel  desiderio 
nella  costruzione  del  tiuuiel,  nella  costru-r 
zione  della  nuova  strada  cai  reggiabile 
della  testa  del  ponte  di  Buda  in  (ortezza, 
e  nella  fabbrica  del  molo  della  società, di 
suprema  importanza  per  le  città  sorelle 
Bu(lael\'Sl,alleq>iali  va  a  darsi  il  più  bel- 
l'aspetto. Nell'Ungheria  fu  iiilrodotta  pu- 
re la  telegrafia  neli85o.  Nel  setleiidne 
il  telei^rafo  elettrico  fra  Peste  Piesburgo, 
e  perciò  sino  a  \  ienna,era  già  attuato  in- 
teramente, e  le  prove  fatte  appagarono 
ogni  deiidetio.  Lo  stazioni  telegrafiche 
fra  Pest  e  Slrigonia  sono:  Paiola,  Duna- 
kess,  Waizen,  Vereviehz,  Ginss-Marns, 
Szonpe  Nana.  Le  monete  in  generaleso- 
no  quelle  luedesiuie  dell'  Austria,  cosi  i 
pesi  e  misure,  Irannc  alcune  eccezioni  e 


laS  UNG 

particolari  monete.  Trn  le  quali  solamen- 
te ricorderò  l'ungaro  Krenuiitz  di  Ciirlo 
VI,  qua!  principe  di  Transiivania.del  va- 
lore di  scudi  due  e  bai.  1 5;  così  il  suo  zec- 
chino d'Ungheria  di  tal  valore,  non  che 
de'suoi  successori:  l'un^nro  doppio  di  M/ 
Teresa  come  regina  d'Ungheria  e  qsiale 
principessa  di  Transilvania,  del  valore 
ciascuno  di  paoli  43,  e  così  di  altri  sovra- 
ni successivi.  L*  Ungheria  ha  per  antica 
capitale  Buda  (^f^.),Aquincuiìì.Ve\o  Pest 
o  Pestìi,  Pcstitm,  è  nondimeno  consiile- 
rata  l'odierna  capitale,  la  sede  delle  corti 
superiori  di  giustizia,  e  già  della  dieta,  re- 
sidenza del  soprintendente  della  confes- 
sione elvetica  o  calvinista,  il  quale  com- 
prende nella  sua  giurisdizione  il  circolo 
al  di  qua  del  Danubio.  Pest  è  capoluogo 
dicomitatoedi  marca,  situata  in  una  bel- 
la pianura  sulla  sinistra  sponda  tlel  Da- 
nubio, dirimpetto  alla  città  di  Buda,  la  cui 
massa  però  è  un  tantino  più  al  nord,  e 
colla  quale  comunica  mediante  un  ponte 
di  battelli  hmgo  23o  tese,  a  48  leghe  da 
Vienna  e  circa  72  da  Belgrado.  Pest  città 
tra  le  più  grandi  e  più  belle  del  regno, 
vedesi  circondala  da  mura  e  da  un  fosso, 
ed  ha  un  castello  dentro  il  quale  vogliono 
alcuni  che  si  custodiscano  le  gioie  del- 
l'incoronazione ;  forse  anche  in  Pesisi  sa- 
ranno custodite.  Ora  però  nuovamente 
desse  e  la  corona  di  s.  .Stefano  I  sono  cu- 
stodite in  Buda,  e  prima  lo  erano  in 
Presbiiigo.  Poiché  la  coronazione  de' 
re  d*  Ungheria  si  fece  per  molti  seco- 
li ad  Alba  Reale,  e  poscia  in  Presburgo. 
l'est  dividesi  in  vecchia  e  nuova  :  que- 
st  ultima  meglio  fabbricala;  ma  e  nel- 
l'unae  nell'altra  sono  le  strade  assai  lar- 
ghe e  regolari,  e  le  case,  senz'essere  ele- 
gantissuDe,  sono  solidamente  costruite. 
Bellissimi  sono  i  4  sobborghi  che  la  cir- 
condano e  pieni  di  ameni  giardini.  1  prin- 
cipali cdifì/i  pidjl.lici  sono  l'albergo  bel- 
lissimo degl'invalidi,  le  ampie  caserme, 
ed  d  teatro  aperto  nel  1  808,  donde  si  go- 
de di  amenissima  vista  sulDanubio.  Pest 
comeDudacneirarcidioccsi  di  Strigonia. 


UNG 

Ambedue,comedissi,  sono  chiamate  città 
sorelle.  Pest  possiede  4  chiese  cattoliche, 
una  luterana,una  rif  jrinata,9.grec!>e,2  si- 
nagoghe,3  conventi  di  frati,un  monastero 
ili  dame  inglesi,  un  ospizio  d'orfani,  im 
collegio  di  piaristi.  L'università  di  Pest, 
sola  dell' Ungheria,  e  che  vi  fu  da  Buda 
trasferita  nel  i  77  7,  trovasi  riccamente  do- 
tala; ha  un  giardino  botanico,  l'osserva- 
torio situato  sul  Blocksberg,  rupe  alta 
278  piedi  sopra  il  Danubio,  eia  bibliote- 
ca. Quest'imperiale  e  regia  università  nel 
i853  noverava  71  professori,  4'9  stu- 
denti, cioè  54  di  teologia,  i  1  5  di  legge, 
247  di  medicina,  3  di  filosofia,  che  paga- 
vano 33o8  fiorini  di  onorario  e  riceveano 
1 0,960  fiorini  di  stipendio. Negli  anni  pre- 
cedenti i  professori  erano  40.6  gli  studen- 
ti circa  800.  Nel  seguente  i  854  i»  Pesi  fu 
istituita  una  scuola  domenicale  nell'erga- 
stolo per  l'istruzione  de'delinquenti.  Pe- 
rò se  in  Ungheria  questa  è  la  sola  univer- 
sità, trovansi  inoltre  3  accademie  di  di- 
ritto in  Prc'iburgo,  Cassovia  o  Cascau,  e 
Gran  Varadino,  le  quali  a  detta  epoca 
contavano  i3  professori,  128  studenti,  i 
quali  percepivano  gGo  fiorini  di  stipendi. 
Racchiude  Pest  anche  un  museo,  una  bi- 
blioleca  pubblica  assai  ricca,  e  di  verse  ma- 
nifatture di  stode  di  seta,  di  tessuti  di  co- 
tone, d' islrumenti  di  musica,  di  tabacco, 
di  minuterie  ec.  ;  come  anche  concie  di 
pelli,  3  stamperie  e  5  librerie.  E  questa 
dopo  Vienna  la  più  commerciante  città 
delle  sponde  del  Danubio,  ed  ivi  è  il  fiu- 
me incessantemente  solcato  da  battelli, 
anco  a  vapore,  che  navigano  tra  Ratisbo- 
na  e  il  mar  Nero.  Le  sue  4  fiere  sono  fre- 
(pientate  da  gran  numero  di  stranieri, 
particolarmente  quella  che  dura  1  5  gior- 
ni. De'suoi  circa  70,000  abitanti  (tnentre 
Buda  ne  conia  ita  3o, 000),  quasi  '7o,ooo 
sono  cattolici.  E  un  miscuglio  di  parecchie 
nazioni  che  parlano  l'iuigherese,  il  latino, 
il  tedesco,  lo  slavo  e  il  greco.  Con  molti 
nobili  sonoeleggisti  e  professori,  persone 
che  per  la  nascita  e  pe'Uuni  godono  d'una 
certa  considerazione.  I  passeggi  pubblici 


U  N  G 

in  riva  al  Danubio  riescono  deliziosi,  e 
non  lungi  trovansi  bagni  d'ncqun  mine- 
rale termale.  Non  è  aulica  l'esJ,  ma  surge 
faì)bricata  nel  silo  o  presso  d'una  fortez- 
za romana  cliiamala  Coiitra-AciiiciLin  o 
Transacincnin.  Più  volle  da  due  secoli 
fu  in  mano  de'  turchi,  che  1'  arsero  nel 
1684.  Ne  rialzò  le  mura  l'imperatore 
Leopoldo  I,  e  viemmeglio  abbelTi.  Quivi  i 
commissari  incaricali  nel  1721  d'esami- 
nare i  gravami  de'protestauti  ungheresi, 
incominciarono  i  loro  lavori,  che  poi  an- 
darono l'anno  seguente  a  terminare  a  l*re- 
shurgo.  Vi  si  radunava  la  Regia  Tavola 
seltem virale  ungherese  presieduta  dal- 
l'arciduca Palatino.  Copiose  sono  le  ru- 
rali produzioni,  ricchi  gli  armenti,  e  dal- 
la celebre  fore^ta  di  Iveckmeter  si  ha  buon 
legname  combustile  e  da  costruzione. Nel 
i856  il  regnante  imperatore  approvò  la 
costruzione  d'un  porto  d'inverno  sul  Da- 
nubio, fra  r  isola  della  città  di  Pest  e  la 
località  di  Neu-Pest. 

L'  Ungheria  bagnata  dal  Danubio  e 
dalla  Theiss  o  Tibisco, viene  da  questi  due 
fìunji  divisa  in  4circoli,chesono,partendo 
dall'occidente.  Il  circolo  aldi  qua  del  Da- 
nubio o  Circolo  Cisdannhiaiio,  con  i  3 
comitali.  Il  circolo  al  di  là  del  Danubio  o 
Circolo  Transdanuhiano,  comi  comi- 
tali. Il  circolo  al  di  qua  del  Tibisco  0 del- 
la Theiss  o  Circolo  Cistibischiano,  con 
IO  comitati.  11  circolo  al  di  là  della  Theiss 
o  Circolo  Traiistibiscliiano,  con  1 2  co- 
roitati.  In  tulli  46  comitati  e  varincgye 
che  anch'essi  dividonsi  in  vaavchto  jaràs. 
Comprendeva  inoltre  il  Danaio  di  Temes- 
ivarod  Ungheria  militare  e  4  distretti  pri- 
vilegiati; e  comprende  il  paese  deglilazygi, 
la  piccola  Cumania,  la  grande  Cumania, 
il  paese  degli  llaiduchi.  L'avv,  Castella- 
no nello  Specchio  geografico-storico- 
politico  riferisce,  che  l'Ungheria  dividea- 
si  già  in  Alta  e  Bassa,  ma  il  dominio  au- 
striaco le  die  nuova  circoscrizione,  e  par- 
tesi  ora  in  militare  e  civile.  Della  milita- 
re .si  è  formato  il  paese  de'Coufìni  o  ge- 
neralato banale  ungherese.  La  civile 
voL.  Lxxxnr. 


UXG  129 

compone  un  governo  diviso  in  4  grandi 
circoli,  i  quali  prendono  il  nome  dal  Da- 
nubio e  dal  Tibisco,  secondochè  sono  po- 
sti di  qua  o  di  là  da  tali  fiumi,  e  suddivi- 
donsi  in  comitati  e  in  alcuni  separali  di- 
stretti. L'organizzazione  dell'  Ungheria, 
Sfitto  il  riguardo anuninistrativo,  la  ripor- 
terò poi.  Il  i.°  circolo  è  il  Cisdanuhiaiio 
e  racchiude  i  comitali  di  Presluirgo,  Ni- 
(ria  o  Neutra  ,  Treutsin  o  Trentsen  ,  s. 
Martino  o  Thurocz,  s.  Miklos  o  Liptau, 
Ncosolio  o  Nensohl,  Altsohl,  Konigsberg, 
Kremnitz,  Schemnitz  ,  Grano  Strigo- 
nin,  Balassa  Gyarmath,  Neograd,  Pesi, 
faccia  o  / f'^ailzcii.  Il  2.°  circolo  è  il 
7ya>i.<tdariitbiauo  e  i'acc\ì\u(\e  i  comitali 
di  Z?«(^/rt, Wieselbuig,Oedenburg,  Guns, 
Eisenburg,  Salaria  o  Stein-Am-Anger, 
Esterhazy,  Giiwariiio  o  Iiaa!>,  Comorn 
o  Komorn  nel  cui  comitato  è  Ldi'ard, 
Dotis,  Nessmil,  Jlùa  Rcaleo  Sluhl-Wei- 
senburg,  Szekszard,Tolna,  Fùnjkirclieii 
o  Ciiujue  C/i/e.sT,  j\Iohacz,Raposvar,  V^e- 
sprint,  Egerszek.  Il  3.°  circolo  è  il  Cisti' 
hischiaiio  e  racchiude  i  comitati  di  Leut- 
schaii,  Kasmart,  Eperics,  Ujhely,  To- 
kay, Zemplin,  Unghvar,  Beregh,  Muii- 
katz,  Cassovia  o  Caxchaii,  Torna ,  Go- 
raer,  Rosnavia,  Theissoltz,  Misckolz,  y/- 
gria  0  Erlau,  Jazyga,  Cumania  divisa  ia 
grande  e  piccola.  Aggiungerò  il  comitato 
di  Zips  o  Sccpusio.  Il  4-°  circolo  è  il 
Transtihiscìùaao  e  racchiude  i  comitali 
di  Szigelh,  Nagy-.Szollos,  Szalnuu-y  Na- 
gy-Rallo,  Debrecziu,  V aradi  no  o  Gran 
Faradino,  Bekescli,  Szarvas,  Gyula.Sze- 
gedin,  Daclùa  0  Bacs,  Colocza  ,  Maria- 
Teresianopoli  o  Theresienstadt,  Neiisatz, 
Clionado  Csaiutd,  Mako,  O-Arad,  Ba- 
natodi  Tcnicswar ,S\- kva^,  Bec>kcreck, 
Csatad,  Kras<iova,  Logos  (di  cui  nel  voi. 
LXXIX,  p.  I  i  1),  o  Luges.  Litorale  un- 
gherese: Fiume,  Faiiuni  s.  Pili  ad  Flu- 
rncn,  città  che  forma  col  suo  circondario 
un  separato  governo  intitolato  Litorale 
ungherese,  dismembrato  dal  regno  Illiri- 
co di  cui  faceva  parte,  e  pretende  il  Ca- 
stellano che  vi  faccia  residenza  il  vescovo 
9 


1 3o  U  N  G 

di  Segna  (nel  quale  articolo  parlai  de 
Confini  Militari,  uno  ile'qiiali  è  il  Canale 
ungherese)  e  di  Modrusca,  ma  non  pare. 
Tra'suoi  templi  merita  nìenzione  il  prin- 
cipale che  chiama  cattedrale  ,  e  pel  suo 
porto  franco  è  l'emporio  di  tulle  le  mer- 
ci delTUiigheria, che  vi  si  depositano  per 
la  grande  strada  diCarUtadt,e  per  le  mol- 
te alile  che  vi  shoccano  da  varie  parti.  I 
nominali  4  eircoli,  compresi  il  Canato  di 
Temeswar,  il  paese  degli  la^ygi.la  picco-> 
la  Cnmania,  la  grande  taimania,  il  pae- 
se degli  Ilaichichi,  il  comune  de'geografi 
dicono  occupare  i  1,090  leghe  di  super- 
ficie. Aggiungono  che  neli794  contene- 
va 6,665, 43o  abilanli;  nel  1822  secondo 
i  calcoli  di  Ilassel,  circa  8,3  12,000;  e  da 
ultimo  7,346,550  ahilanti.  Invece  il  Ca- 
slcllano  ritiene  che  l'UnglieriH  contiene 
in  3,802  miglia  quadrate  di  estensione 
52  ciltà,  693  borghi,  ed  i  i  ,068  villaggi, 
ove  racchiiidesi  una  complessiva  popola- 
zione di  7,875,381  abitanti,  cioè  divisi 
per  razze:  3,5oo,ooo  magiari  o  unghe- 
li;  3,0 iG, 000  slavi;  4^0,000  tedeschi; 
376,381  valiicchi;!  400  greci,  macedoni 
e  altii;  58r,')00  armeni,  giudei  e  zinga- 
ri. Innanzi  di  riportare  altre  più  recenti 
statistiche,  debbo  avvertire,  che  tra'  co- 
mitali ri[)rodotticol  eh.  Castellano,  alcu- 
ni propriamente  noi  sono,  avendovi  egli 
compifso  tra  essi  alcune  ciltà  e  luoghi 
de'rispellivi  circoli  merilovolidi  partico- 
lare menzione.  Nolo  di  più,  che  le  deno- 
minazioni de'comitati  variando  tra' geo- 
giafi,  poiché  alcuni  li  riprodussero  come 
si  scrivono  in  ungherese  o  slavo,  altri  li 
latinizzarono;  trovai  quindi  più  conve- 
niente ripetere  i  descritti  dall'encomiato 
Caslellano,  comechè  i  nomi  si  avvicinano 
meglio  a' da  n)e  usati  nel  descrivere  le 
ciltà  vescovili  d'Ungheria  e  i  luoghi  ove 
furono  celebrati  i  concilii,  articoli  che  di- 
stinsi di  so[>ia  in  cai allere corsivo,! Iellato 
scrillore  ancora,  dice  che  quasi  tulle  le 
eillà  haiuio  divers^i  la  tedesca  e  la  nazio- 
nale nouienclatura.  Una  slalislica  della 
popolazione  dell'  Ungheria  e  degli  stali 


U  N  G 
annessi,  nel  1 8 1  7  dal  Pagnozzi  nella  Geo- 
grafìa iiìodcriia,^.  392-4'»43  '>'  calcolò 
e  quindi  pubblicò  nel  1848,  in  occasione 
che  l'imperalore  Ferdinando  I  approvò  la 
fusione  della  Transih-anìa  (/  .jcoll'Un- 
gheiia, come  segue.  Ungheria  8,200,''i58. 
Croazia  G6q,743.  Schiavonia  520,261. 
Transilvania  i,8oOj5og.  Totale  di  que- 
ste popolazioni  11,191,071.  Si  dice  an- 
cora: Questa  popolazione  è  un  mescuglio 
d'ungheresi  0  magyarij  di  slavi,  di  rusnia- 
ci,  di  greci,  di  armeni,  di  tedeschi;  vi  so- 
no anche  75,000  ebrei  e  45, 000  zinga- 
ri. Nel  Saggio  di  una  statistica  dell' im- 
pero d' Aiistriaf  di  Lichlenstern,  stam- 
pato nel  1 8 1 9, par.  I ,  p.  I  7  I  ,si  legge. '«Og- 
gi l'unghero  è  la  nazione  più  numerosa 
del  proprio  paese.  Egli  ne  popola  intera- 
mente 3  comitali,  una  gran  parte  di  al- 
tri 19,  ed  è  la  nazione  predominante  in 
altri  4o.  Oltre  di  questi,  abita  egli  altre- 
sì gli  esteri  distretti  degli  ungheri  e  de- 
gli szeckleri  nella  Transilvania  (o  sze- 
kli  o  siculi,  che  tanto  fecero  parlar  di  se 
nell'ultima  campagna  d'Ungheria);  e  la 
supposizione  che  il  numero  degli  unghe- 
ri ascenda  3  4,200)000  individui  non  ec- 
cederà la  effetliva  realità  della  popolazio- 
ne, né  le  rimarrà  di  molto  inl'eriore".  Nel 
i85i  secondo  i  calcoli  delLevaldedel  Pa- 
velka,ecco  la  statistica  religiosa  dell'Un 
gheria.  Cattolici  diritolatino  6,224,893. 
Cattolici  di  rito  greco  1,379,187.  Greci 
non  uniti  ossia  scismatici  1,716,697.  E- 
retici  luterani  791,71  i.  Eretici  calviui- 
sli  1,432,167.  Giudei  251,937.  Totale 
I  1,796,592.  La  Corrispondenza  au- 
striaca deli85o  contiene  i  seguenti  da- 
ti statistici  dello  sialo  della  Corona  d'Un- 
gheria, compreso  pure  il  Voivodato  del- 
la Servia.  »  11  medesimo  abbraccia  un'e- 
slensioiie<li  3962,73  miglia  quadrate,  vi 
si  coniano  in  esso  60  città,  793  borgate 
ei  1,670  villaggi.  La  popolazione, secon- 
do una  computazione,  che  data  dal  1  848, 
veniva  calcolalaai  1  milioni  d'auinu-,  ci- 
fra però  che  dal  censimento  testé  compi- 
to si  mostra  iuesallu,  poiché  si  ha  dal  me- 


U  N  G 

ilesimo,esclLidendone  il  Voi  vociatola  cui 
incorporazioneall'Uijglieiia  non  data  elle 
da  pochi  mesi,  die  la  popolazione  di  que- 
sti paesi  non  è  die  di  8,0  1 4,4^^ '""i"»*?- 
Questa  popolazione  viene  compailita  in 
.^,400,000  cattolici,  GoOjOoo  greci  uni- 
li,  un  milione  di  greci  non  uniti,  700,000 
protestanti   di    confessione    auguslana  , 
i,3oo,ooo  di  confessione  elvetica  (o  cal- 
vinista). La  superficie  produttiva  del  ter- 
reno di  entrambi  questi  due  stati   della 
Corona  ,  cioè  Ungheria  e  Voivodato  di 
Servia,  viene  calcolata  a  33,000,873  ju- 
geri,  tra'qualii  1,162,4^1  <^'  lerreno  bo- 
schivo. Il  valore  in  denaro  de'prodotti  na- 
turali si   valuta  a  milioni  ?.'jo.  Lo  stato 
del  bestiame  cotHprende  da  circa  un  mi- 
lione di  cavalli,  4,200.000  capi  d'ani- 
mali bovini  ei7  milioni  di  pecore.  Il  va- 
lore industriale  edi  mestiere  vienestima- 
to  circa  a  60,142,000  fiorini.  Si  conta- 
no in  Ungheria  6  arcivescovi  (compresi 
gli  scismatici).  16  vescovi,  tra 'quali  4  di 
rito  greco  cattolico  e  6  di  rito  greco  non 
unito, 8  soprintendenze  protestanti,!  320 
parrocchie  di  rito  greco  non  unito  eigGS 
protestanti.  Il  sistema  d'istruzione  possie- 
de un'università,  8  accademie,  21  licei, 
28  istituti  d'istruzione  teologica,  17  isti- 
tuti d'insegnamento  filosofico,  q5  ginna- 
si, ed  in  tutto  25o  scuole  popolari".  Fi- 
nalmente il  quadro  dello  stato  della  po- 
polazione dell'Ungheria  neli85o,  dietro 
l'ultima  anagrafi  eseguita  in  via  officio- 
sa, si  pubblicò  da'lorchi  dell'imperiai  re- 
gia  tipografia    universitaria  di  Buda   in 
forma  tabeliaria,  ed  è  il  seguente.»  La 
popolazione  dell'  Ungheria  secondo  l'at- 
tuale sua   compartizione  politica  ascese 
neli85o  a  7  milioni  864  mila  262  ani- 
me, le  quali  erano  domiciliale  in  q5  cit- 
tà, 107  sobborghi,  ic)5  borgate,  8385  vil- 
laggi e  2232  casolari, formauii  1,1 25,229 
case,  eiq,o64i470  abitazioni.  Se  ora  dal- 
l'anzidella  popolazione  si  faccia  la  sottra- 
zione di  352,686  forestieri  (de'quali  pe- 
rò soltanto  2734  non  austriaci)  e  visi  ag- 
giungano invece  coloro  nati  nell'Unghe- 


UNG  ,3, 

ria  i  quali  sono  assenti  dal  paese  e  che 
sommano   147, 575  (tra*  quali    femmine 
55,661),  cos'i  risulla  che  la  po[)olazioiie 
indigena  «Idi' Ungheria  ascende  alla  som 
ma   totnle  di    7,659, i5f    anime  ,  ossi.i 
8,782,627  maschi  e  3,845,524  femmi- 
ne (questa  statistica  la  ricavo  dal  Gior- 
nale dì  Rnniti  del  181^1  a  p.  832,  ma 
osservo,  che  se  è  tale  la  popolazione  in- 
digena   de'  maschi   e   feinmine,  il  totale 
per  calcolo  conseguente  dovrebbe  esse- 
re   12,628,1  5  I  :  in  vece  a  me  pare  er- 
rore numerico,  e  piuttosto  che  dovrà  di 
re  la  cifra  maschile  3  e  non  8  milioni,  se 
realmente  il  totale  è  7  milioni  ec).    A- 
viilo   riguardo  alla   nazionalità,  il  com- 
plesso   (Iella    popolazione    indigena   del 
suolo  dell'  Ungheria  vuol  esscie  suddivi- 
so come  segue.  Magiari  3,749,662.  Sla- 
vi   1,656,3  I  I.  Tedeschi  834,35o.   Ru- 
meni 538,373.  Ruteni  347,734.  Ebrd 
32  3,564.  Croati  82,003.  Venili49,i  16. 
Zingari  47,609.  Serviani  20,994-  Altre 
nazionalità  9,435.  In  quest'ultimo  nu- 
mero sono  compresi  cioè:  6928   illirici, 
1539  moravi  e  boemi,  355  italiani,  25o 
armeni,  242  polacchi  e  galiziani,8i  fran 
cesi ,  25  inglesi,  i3  svizzeri  e  2  belgi  ". 
Quanto  a'  Zi  ussari  (F.)^  de'quali  riparlai 
nel  voi.  LXIV,  p.  2  2  1,  nel  maggio 1 85  j 
fu  [uibblicata  in  I*est  un'ordinanza, in  vir 
fri  della  quale  devono  essere  assegnate  re- 
sidenze fisse  agli  zingari  per  farne  agri- 
coltori. E  fu  pure  pubblicala  una  legge 
contro  i  cattivi  lraltanientiesercitiiti.su- 
gli  animali.  Dal  fin  qui  accennato,  è  l'Un- 
gheria uno  de'  paesi  più  osservabili  pel 
miscuglio  bizzarro  di  nazioni  clui  presen- 
ta. Dalla  diversità  de'po[)oli  che  sparti- 
sconsiil  suolo  dell'Ungheria,  si  argomeu- 
la  agevolmente  che  tulli  "li  abitanti  non 
devono  parlare  la  medesima  lingua  na- 
turale. Torna  però  fàcile   osservare  che 
tutti  i  dialetti  in  questo  paese  usitali  pon- 
no  ridursi  a  4  lingue  principali  :  lo  slavo 
o  schiavone,  l'unghero  o  magiaro,  il  te- 
desco e  il  valacco.  Per  ischivare  l'imb.i- 
razzo  che  risultare  potrebbe  da  questa 


i32  UNO 

luolliplicità  (l'itlioDii,  si  è  convcnulo  di 
valersi  d'una  lingua  comune,  il  Ialino,  a- 
doperalos[)ecialn)eiile  nelle  bisogne  am- 
minishative.  Olire  il  rifeiifo  a  Lingua, 
sulla  diversità  degli  idiomi,  negli  articoli 
Lazio,  Scuiavonia,  Germania  e  Valac- 
chia ripallai  de'  nominati  linguaggi.  Su 
cjuello  ungherese  abbiamo  :  G.  Szaller, 
Jluiìgai-ica  grammatica  latina,  et  ger- 
manica. Posonii  1 794-  Francesco  Vani 
rapai,  Dictionarium  latino- hungari- 
cnm,  Tyrnaviae  1762.  G.  Daukouszky, 
HJagyaricae  lingaae  lexicon  critico  e Ij- 
mologico,  Posonii  i833.  Osserva  l'avv. 
Castellano  elicgli  ungheri  hanno  ottima 
disposizione  alle  scienze, sono  ben  confor- 
mati nella  persona, ingegnosi  e  guerrieri. 
Fraternizzali  poco  a  poco  cogli  austriaci, 
serbano  luUoia  gran  parte  della  nativa 
fierezza. Egli  inoltre dice,che nell'Unghe- 
ria si  parla  un  dialetto  slavo,  ed  un  cat- 
tivo latino  è  il  linguaggio  del  foro  e  de* 
popolani  :  la  lingua  però  de'  magiari  la 
chiama  finnico-uralica.  INell'  Ungheria, 
florido  regno  d'Europa,  il  più  vasto,  fer- 
tile e  forte  dell'impero  d'Austria,  la  re- 
hgiune  cattolica  romana  è  la  religione 
dello  stalo;  ma  le  altre  sono  protette  dal- 
l'editto di  tolleranza  emanato  da  Giusep- 
pe II.  Le  sue  sedi  arcivescovili  e  vescovi- 
li, sono  le  seguenti ,  che  tutte  hanno  il 
proprio  articolo.  In  esse  non  comprendo 
quelle  della  Scliiavonia,  Croazia  (alla 
quale  pure  appartiene  Tinia  o  Knin),  e 
Z'/v/«A/A'^/«?V7,  ricordate  a  tali  articoli. /^i 
rito  latino.  Gli  arcivescovati  di  Strigo- 
nia  o  Gran  principe  primate  del  regno 
d'Ungheria,  Agria  o  Krlan,  Colocza.  I 
vescovati  di  Ci/u/ne  Cìiiese  o  Fiiufhir- 
r//r/?,  alcui  vescovo  EenedettoXIV  con- 
cesse l'uso  del  pallio  e  di  farsi  precede- 
re colla  croce  astata  nella  propria  dioce- 
si, colle  riserve  che  dichiarai  nel  suo  ar- 
ticolo ;  l'attuale  vescovo  me.'  Giorsio 
Guk,  Irnslalo  da  A  d  raso //j/;rt////M/.v,  ri- 
cevi-il  pallio  dal  Papa  Pio  IX  dopo  il  con- 
cistoro de' IO  mai 70 18 "53,  in  cui  lo  pre- 
conizzò. /Ilha  Reale ,  Cassovia  o  Cu- 


l)  iN  G 
schau,  Bachia,  Chonad  0  Csanad,  Già' 
varino  oEaah,  Faradino  o  Gran-T  a- 
radino,  Neosolio,  Nitria,  Rosnavia,  Sw 
haria,  Scepusio  oZips,  Szalmar  0  Snl- 
niar,  T'emeswar  nel  Danaio  omonimo, 
T  accia,  J  esprint.  Di  rito  greco  ruteno 
cattolico  unito.  I  vescovati  di  Eperiess^ 
f 'aradino  o  Gran  Paraih'no,  Munkatz, 
Liigos  nel  Danaio  di  Tcmeswar  e  di  cui 
pallai  nel  citato  voi.  LXXIX,p.  1  1  1. Nel- 
le IVolizie  statistiche  delle  Missioni apO' 
stoUchc  dipendenti  dalla  s.  congregazio- 
ne di  propaganda  fide,  si  leggono  le  se- 
guenti riguardanti  l'Ungheria,  i  cui  ve- 
scovi però  non  dipendono  dalla  congre- 
gazione, e  solo  ad  essa  ricorrono  per  le 
facoltà  i  vescovi  greci,  poiché  si  dice  a- 
scendere  a  3,5oo,ooo  i  greci  ruteni  del- 
l'Ungheria, Croazia  e  Transilvania.  I  gì  e- 
ci  scismatici  hanno  in  Ungheria  8  vesco- 
vi sulìraganei  dell'  arcivescovo  di  Carlo- 
witz,  altro  in  Transilvania,  allro  in  Se- 
benico;  gli  scismatici  greci,  secondo  tali 
notizie,  si  fanno  ascendere  a  4  milioni, 
compresi  peròque'di  Transilvania, Croa- 
zia e  Dalmazia.  Quanto  al  rito  professa- 
to da'greci  scismatici  d'Ungheria  e  suoi 
regni  adiacenti,  per  conoscere  se  Greco 
propriamente  detto,  o  Ruteno,  conviene 
prima  separare  iterrilorii,i  paesi  ciocche 
sono  limitrofi  a'monti  Carpazi  che  divi- 
dono l'Ungheria  dalla  Polonia,  separar- 
li dalle  Provincie  della  bassa  Ungheria  e 
da'comilati  posli  all'occidente  de'  monti 
medesimi,  cioè  il  Danaio  di  Temeswar, 
la  vSchiavonia,  la  Croazia  ec.E"  cosa  posta 
fuori  di  dubbio,  che  i  greci  abilanti  di 
qua  e  di  là  da'monli  in  discorso,  sono  di 
quel  rito  ruteno  ch'eia  ed  è  in  uso  pres- 
so lutti  i  popoli  della  Polonia.  Ciò  è  ve- 
ro a  segno, che  i  vescovi  scismatici  di  Mun- 
katz,  la  cui  giurisdizione  ha  i3  parroc- 
chie in  Polonia,  erano  chiamati  dalla  Ga- 
lizia, o  in  Galizia  si  portavano  a  ricevere 
la  consagrazioiie.  Seguila  poi  lu  conver- 
sione e  l'unione  colla  Chiesa  lomana,  la 
quale  vuole  il  mantenimento  del  rito, 
quando  sia  depuralo  da  errori,  que'  [)0- 


U  NG 

poli  rilenneio  il  rilo  e  la  lin£;ua  illirica  o 
slava,  in  modo  che  mancando  libri  litur- 
gici se  li  ]iro  vede  vano  in  Leopoli  o  Lem- 
beig;  il  che  prova  evitlenletnente,  che  so- 
no ruteni  di  rito.  Ciò  basterebbe  piu'e  per 
provare,  che  gli  altri  greci  della  bassa  Un- 
gheria e  della  Croazia  sono  del  medesi- 
mo rito.  Poiché  essendo  tjuesti  siali  sol- 
touje>si  per  tanti  anni  ali  unico  superio- 
re ecclesiastico  un  tempo  stabilito  nel- 
l'Ungheria, cioè  al  vicario  apostolico  di 
Munkaiz,  per  non  dire,  che  questo  ora 
usasse  il  rito  ruteno,  ora  il  gieco,  convie- 
ne asserire,  che  tutti  i  fedeli  commessi  al- 
le sue  cure  fossero  del  medesimo  rito  ru- 
teno. Ma  può  da  altro  fonie  ancora  pren- 
dersi la  prova.  Poiché  i  greci  del  15ana- 
lijdi  Temeswar,  della  Schiavonia  e  Croa- 
zia, perseguitati  dalle  spade  ottomane,  e- 
luigrarono  a'tempi  degriiu[)eratori  Mit- 
lia  ,  di  Leopoldo  I  e  di  Carlo  VI  ,  dalla 
Servia,  Bulgaria,  Bosnia  e  dalle  altre  [)rò- 
viiicie  turche  d'  Europa  che  giacciono  a 
sinistra  e  a  destra  del  Danubio,  o  che  gli 
sono  vicine.  Ora  questi  popoli  erano  venu- 
ti dalla  Scizia  e  specialmente  dalle  spon- 
de del  Volga,  dette  Volgari,  e  per  corru- 
zione Bulgaii.  E  dalla  Uussia  vennero  al- 
tresì i  valacchi,  i  serviani  e  bosniesi.  E 
cosa  naturale  che  conservarono  e  lingua 
e  rilo,  seco  traendo  anche  i  sagii  mini- 
stri. Né  è  a  persuadersi,  che  questi  si  u- 
iiiformassero  a'greci;  che  anzi  sostennero 
contro  di  essi  guerre  spietate,  e  si  crea- 
rono un  princi[»e  e  un  patriarca,  ed  usa- 
rono sempre  la  lingua  slava,  ed  in  (jue- 
sta  compivano  sempre  i  divini  uffizi.  Du- 
rante poi  l'impero  di  Pietro  l  il  Grande 
fino  a'noslri  giorni,  cominciarono  a  ve- 
nir dalla  Russia  tanti  libri  liturgici,  che 
oggi  tutto  l'  Illirico  scismatico  ne  resta 
iuoiidato.  Posto  dunque,  che  gli  scisn)a- 
tici  della  Bosnia,  Servia,  Bulgaria  ec.  fos- 
sero ruteni  entrando  in  Ungheria,  eil  ab- 
bracciando r  unione  cattolica  ,  ruteni  si 
conservarono, che  mente  della  Chiesa  io- 
niana  di  conservare  tutti  i  RÌLi  orientali 
co'Ioro  UOì^i  divi  Ili,  i\i\'òi\ào  uou  vadauo 


U  N  G  i33 

soggetti  ad  errori.  Con  ciò  per  altro  non 
si  nega,  die  ponno  esservi  delle  fmiiglie 
greche  soggette  a'vescovi  latin».  Così  nel 
1760  nella  Dalmazia  veneta  si  trova- 
vano i5  famiglie  venule  dalla  Grecia,  e 
che  i  loro  riti  greci  si  conservarono.  Mi 
solo  si  pretende  asserire,  che  tanto  i  cat- 
tolici de' vescovati  di  rilo  greco  d'Unghe- 
ria ,  Croazia  e  Transilvania  ,  quanto  gli 
scismatici,  seguono  il  lito  ruteno  o  catto- 
lico o  scisnsalico,  com'esM  sono.  Ecco  poi 
come  seguì  la  conversione  de'ruleni  alla 
religione  cattolica.  Quelli  che  abitavano 
di  là  da'monti  soggetti  alla  corona  di  Po- 
lonia, si  convertirono  (piaiulo  si  unirono 
alla  Chiesa  romana  i  vesc(jvi  dellaGalizia. 
I  [)opoli  di  qua  da'monti  restarono  nello 
scisma.  Ebbero  il  vescovo«hsunilo,che  ri- 
siedeva in  Munkatz,  castello  poi  dichia- 
rato città  nella  diocesi  d'Agria. Questa  se- 
de vescovile  d'Agria  era  vacante  nel  i()48 
circa,  e  n'era  ;Hn:ninistratore  l'arcivesco- 
vo di  Slrigonia.  Mediante  le  cure  di  que- 
sto santo  prelato  4oo  preti  ruteni  alla  te- 
sta di  numerosa  popolazione  vennero  al- 
l'unione della  Chiesa  romana.  Desidera- 
vano d'avere  un  vescovo  cattolico  e  ne 
fecero  istan2a  alla  s.  Sede;  anzi  morto  nel 
i65i  il  vescovo  scismatico,  il  clero  eles- 
se in  vescovo  un  monaco  ruteno  che  coni 
pari  va  cattolico,  ma  che  si  fece  consagra- 
re da  uno  scismalicodi  Transilvania.  Se- 
guirono una  serie  di  falli  ,  ora  cattolici, 
ora  scismatici,  finché  neli68f)  fu  creato 
un  vicario  apostolico,  e  gli  furono  sollo- 
mess!  tulli  i  gieci  dell'Ungheria.  Ne' soli 
luoghi  dipendenti  da  Mimkatz  vi  resta- 
rono ancora  43o  parrocchie  e  3oo,ooo 
scismatici,  ch'era  zelo  del  cardinal  Leo- 
poldo Rollonitz  arcivescovo  di  Slrigonia 
di  ridurre  all'unione  col  fondare  un  ve- 
scovato di  rito  greco,  pel  quale  l'impera- 
tore re  d'  Ungheria  soniministrava  600 
fiorini,  ed  il  resto  era  promesso  dal  car- 
duiale.  Il  vicario  aposlolico, con  llt(jlo  ili 
vescovo  in  puriihufi,  fu  il  ruteno  de  Ca- 
millis  scrittore  della  biblioteca  V^aticana, 
e  la  sua  giurisdizione  si  estendeva  a  lui 


i34 


UNO 


ta  rUnglicria.  Riuscì  a  questo  continua- 
le felicemenle  l'unione, e  quasi  tulli  que- 
sti scismatici  litcrnaiouo  all'ovile  tlell'u- 
nico  Pastore  divinamente  stabilito  sulla 
lena.  Fecero  i  sovrani  d'Ungheria  delle 
conquiste,  ed  i  greci  che  abitavano  i  pae- 
.si  conquistati  furono  aggiunti  al  vicaria- 
lo nel  Ì716.  Non  maucaiono  delle  con- 
tioversie  tra  il  viciirio  apostolico  e  il  ve- 
scovo d'Agria,  non  che  tra  la  congrega- 
zione di  Pi  opaganda  e  il  re  d'Ungheria  per 
pieteso  diritto  di  nomina.  Questi  vicari 
apostolici  si  sono  succeduti  sino  al  1766, 
eCleaieute  Xlll  a'3o  luglio  eiuauòilbre- 
ve  Maglio  Clini  aiiiini,  die  si  riporta  dal 
Bull.  Rovi,  cont,  1.3,  p.S^G:  DeGrae- 
ri  ritiis  Episcopo  in  Iluiigariae  regno 
minime constitiicndo.  Si  legge  ancora  nel 
Ihillarium  Pont,  de  Propaganda  fide, 
t.  4)  p-i  17-  Poscia  l'imperatrice  M.'  Te- 
resa regina  d'Ungheria  fece  istanza  a  Cle- 
mente XIV  per  l'erezione  del  vescovato 
di  M'inkalz.  il  Papa  rispondendo  con  suo 
breve  a  quella  sovrana,  cercò  di  persua- 
derla del  pericolo  che  s'inconlrerebbe  di 
ricader  nello  scisa)a,  se  si  accordasse  uu 
■  vescovo  di  rito  ruteno;  ma  l'imperatri- 
ce nel  suo  pio  zelo  ii[)elendo  la  richiesta 
nel  I  771,  ottenne  (pianto  desiderava.  Fu 
adunque  eretto  il  vescovato  di  Munkatz, 
e  gli  furono  sottoposti  tutti  gli  abitanti 
della  diocesi  d'  Agria  di  rito  greco.  Cle- 
mente XI Y  accordò  la  nomina  del  vesco- 
vo a  RI."  1  eiesa  e  suoi  successori  nel  rea- 
me d'Ungheria,  obbligandosi  essa  di  do- 
tarlo con  .5oo  fiorini  annui,  il  vescovo  fu 
soggettato  a'diiilti  metropolitici  dell'ar- 
i:ivescovo  di  Strigonia  ,  ed  al  niedesitno 
venne  ingiunlodi  far  la  professione  di  fe- 
de prescrilta  da  Urbano  Vili  agli  orien- 
tali. Dipoi  l*io  Vii  colla  bolla  Ronianos 
fhccl  run(i/icrs,tic''2.:\  luglio  1 8  1  7,  Bull. 
Hnm.  coni.  t.i4,  p.  3Gi:  Sanalio.reva- 
lidaliu,  ci  eonjirnialio  Iramlalioni.s  e- 
piscopalis  si'dis  Blunkacsicnsis  gracci 
ritus  uniti  in  Ifungaria  ad  oppiduni 
llungwar.  Indi  colla  bolla  /mpoxilahu- 
n,ililali,^W^  luglio  1  ba.'i, /;«//.  cit.  I.i5, 


U  N  G 

p.  61 5:  Dismembra tio  nrchidiaconalus 
Szuth/naricnsis  a  dioeccsi  M  unkac  sic  li- 
si graeciriliis,  ejusque  iinio  dioeccsi  I  a- 
radiensi  latini  ritus.  Già  con  altra  bol- 
la de'22  settembre  1818,  Pio  VII  avea 
eretto  la  diocesi  d'  h'pcries,  formandola 
con  un  disiuembratnento  da  quella  di 
Munkatz.  Anche  il  vescovato  di  G/v//iA'(^z- 
radino  ,  eretto  non  mollo  dopo  la  fon- 
dazione di  quello  di  IMunkatz  ,  fino  dal 
1759  era  vicariato  apostolico  parimenti 
pe'greci,  originalo  ad  istanza  del  vescovo 
latino  e  poi  da  lui  affatto  indipendente. 
Lagos  poi,  nel  lianalo  di  Teineswar,  fu 
eretto  neh  853,  allorché  il  Papa  Pio  IX, 
eseguendo  il  disposto  dal  predecessore 
Gregorio  XVI,  formò  la  nuova  arcidio- 
cesi  e  provincia  ecclesiastica  di  Fognras 
di  rito  greco-cattolico  pe'  va'acchi  della 
Transilvania,  ove  la  descrissi  riparlando 
di  Fogaras elevata  a  metropoli.  Ne  furo- 
no dichiarale  sullragaiiee  Lugos,  Arme- 
nopoli  o  ArmenierstadloSzamos-Vjvar, 
e  Gran  Varadino.  Armenopoli  ivi  lo  de- 
scrissi, di  T^aradiiio  a  quest'articolo  mi 
proposi  riparlarne.  Quanto  a  Fogaras,  fi- 
no dalla  primitiva  erezione  in  sede  ve- 
scovile la  nomina  dell'ordin^irio  è  devo- 
luta per  diritto  di  dotazione  e  privilegio 
della  s.  Sede  all'imperatore,  da  Carlo  VI 
io  poi,  che  ne  fu  il  benefattore.  Nella  va- 
canza della  sede  però  si  aduna  il  clero  e 
sceglie  i  soggetti  per  voli,  e  li  raccoman- 
da secondo  i  mei  ili  all'imperatore,  come 
re  d'Ungheria,  il  qualcuno  ne  presenta 
al  Papa  per  la  caiujuica  istituzione.  Il  pre- 
decessore dell'  odierno  arcivescovo  ,  nel 
i833  ebbe  ad  elettori  212  ecclesiastici. 
Prima  3  giovani  traosilvani  greci  a  spe- 
se deiriniperatore  re  d'Ungheria  si  edu- 
cavano nel  Collegio  Ir  ha  no  di  Roma, 
poiché  Carlo  VI  neli736  ordinò  che  la 
camera  della  provincia  a  tale  elfetto  pa- 
gasse annui  scudi  432.  Nella  Croazia  vi 
è  il  vescovato  di  Cr/.y/odi  rito  greco  uni- 
to ,  pel  quale  aggiungerò  al  liferito  nel 
suo  articolo.  La  sua  giiuisdizioue  pare 
che  si  estenda  a  tutta  la  Croazia  0  Soliia- 


.    U  N  G 

vonia,  com'era  quella  del  vicarialo  apo- 
slùlico  prima  del  1778.  Gli  altri  slavi  di 
rito  latino  di   Scliiavonia  sembrano  ap- 
partenere alla  giurisdizione  dell'arcive- 
scovo d'Erlau,  e  del  vescovo  di  Bosnia, 
la  qual  sede  essendo  unita  a  Sinnlu,  in 
quest'articolo   meglio  ne   ragionai.  Nel 
pontificato  di  Clemente  Vili  si  può  dire 
che  furono  gettate  le  fondamenta  del  vi- 
cariato apostolico  della  Croazia  col  con- 
senso del  vescovo  latino  di  Zagabria,  ora 
arcivescovato  di  Croazia:  ("u  però  neh  (jj  i 
che  la  cosa  ebbe  una  ferma  stabilità.  In- 
oltre a  tempo  di  Clemente  Vili,  il  detto 
ordinario  lutino  donò  il  fondo  di  Marka 
pel  sostentamento  del  vicario  apostolico 
di  Crisio  e  per  l'erezione  d'un  monaste- 
ro di  basiliani.  Il  vicariato  fu   cambiato 
in  vescovato  quando  Pio  VI   ad  istanza 
di  M."  Teresa,  colla  bolla  Ckaritas  illa, 
de' 16  giugno  1777,  Bull.  Roni.  cont.  t. 
5,  p.  345,  eresse  Crisio  in  sede  vescovi- 
le, i\eli77g  gli  furono  assegnate  iudote 
le  due  possessioni  di  Schyd  e  di  Berkas- 
zovo.  Un  decreto  della  corte  di  Vienna 
del  1782  proibisce  a'sudditi  austriaci  di 
portarsi  in  provincie  straniere  per  ragio- 
ne di  studi.  Pricna  però  di  detto  decre- 
to, ed  anche   dopo,  si  trova  ,  che  dalla 
Croazia  si  sono  talvolta  portati  al  collegio 
Urbano  di  B.oma  de'giovani  per  la  reli- 
giosa istruzione.  Essi   poi  furono  elevali 
alla  dignità  di  vicari  apostolici  e  di  ve- 
scovi.  Presso  gli   scismatici  greci  della 
Croazia  e  Dalmazia  ,  sono  in  uso  i  libri 
liturgici,  dommatici  e  catechistici  venuti 
dalla  Russia.  Attualmente  è   vescovo  di 
Crisio  mg."^  Gabriele  Smicsiklass  di  Sza- 
pothe  diocesi  di  Crisio,  fallo  vescovo  ai 
23  giugno  1 835.  Egli  successe  a  mg.'  Co- 
stantino Stanich  della  diocesi,  elevato  a 
questa  sede  a'i5  marzoi8i5.  Nel  1739 
gli  armeni  che  si  trovavano  in  Ungheria, 
per  la  presa   di  Belgrado,  eziandio  fug- 
gendo da  tal  città,  si  portarono  col  mis- 
sionario a  stabilirsi  in   Neoplanla,  nella 
qual  città  vi  è  la  chiesa  di  s.  Gregorio  Il- 
luminatore ,  e  vi  risiede  un  mouaco  ar- 


U  N  G  1 3  T 

meno  (.IcMechUarisli  di  Venezia,  qual 
missionario  e  parroco  degli  armeni  e  coo- 
peratore del  parroco  latino,  e  come  tale 
dipende  dall'ordinario  latino.  Vi  è  casa 
con  orto  pel  missionario,  che  ilalla  città 
riceve  3oo  fiorini  annui  per  l'assistenza 
che  presta  a'  latini.  Gli  armeni  cattolici 
di  Neoplanta  dipendono  dalla  s.  congre- 
gazione di  propuganda//r/«,  la  quale  som- 
ministra al  monaco  luechitarista  annui 
scudi  5o,  ed  esso  deve  ogni  anno  rimet- 
tergli la  relazione  dello  stato  di:gli  arnie- 
ni  cattolici  ,  i  quali  sommavano  ultima- 
mente ai 4,000, compresi  però  gli  arme- 
ni di  Pesi,  Temeswar,  Belgrado  e  Bor- 
sa. Nel  Ballalo  di  Temeswar  esisteva  al- 
tra missione  delta  de'  Clementini  dalla 
parrocchia  di  s.  Clemente,  a  cui  appar- 
tenevano nella  Servia.  Erano  essi  4<»oo, 
ed  emigrarono  per  sottrarsi  d.ille  vessa- 
zioni del  patriarca  scismatico  di  Servia. 
Dopo  varie  vicende  ebbero  dalla  corte 
imperiale  due  villaggi  del  Sirniio,  Ker- 
kofzi  e  Nikiusi.  Vi  era  ospizio  pe'missio- 
narì  con  chiesa  in  ambedue  i  castelli.  I 
missionari  erano  minori  osservanti  qua 
venuti  con  questa  piccola  colonia  cattoli- 
ca, ed  aveano  qualche  sussidio  dalla  coi! 
gregazione  di  propaganda /Zc/e.  Siccome 
però  que' cattolici  abbracciarono  l'arte 
militare,  andarono  molto  in  diminuzio- 
ne. Dopo  la  morte  di  M."  Teresa,  essen- 
do il  paese  sotto  il  governo  militare,  e  i 
capitani  essendo  eretici,  furono  invasi  gli 
ospizi,  soppresse  le  missioni  e  date  a  due 
preti  secolari,  e  dopo  ciò  nuli' altro  si  sa 
della  missione.  In  Ungheria  eravi  pure 
una  missione adidata  a'monaci  di  s.  Pao- 
loi  "eremita,  di  cui  egualmente  più  non 
si  parla.  Per  le  sedi  vescovili  d'Ungheria 
di  rito  latino,  erette  dopo  la  metà  del  se- 
colo passalo  e  ne'  primi  del  corrente,  fu- 
rono emanale  le  seguenti  bolle.  Pio  VI 
colla  hoihRomanusronlifeXftle  1 3  mar- 
zo 1776,  Z?«//.  Rom.cont.X.  5,  p.  20 3,  di- 
smembrò Sccpiisio  da  Strigonia  e  l'eres- 
se in  vescovato;  altrettanto  fece  con  Uo- 
siiavia,  mediante  la  bolla   Aposlolulus 


,36  U  i\  G  L  N  G     • 

oJJ'nii,  tli  dello  yioino,  loco  cit.,  [).  2oG  :  gherese),  anlicai limale  prele  ili  s.  Mni  li- 
colla  bolla  lulala  sanpcr,  de'if)  g'Ug"0  no  dell'ai. Iipapa  l'asipiale  Ili,  vocovoe- 
1777,  loco  cit.,  p.  348,  eresse  la  sede  di  letto  d'AlUiiio  (altri  lo  confusero  col  car 
Subar'uij  e  colla  bolla  In  universa  gre-  dinal  Giovanni  titolare  di  s.  Martino;  al- 
/'/.v,  del  medesimo  giorno  ,  loco  cit.,  p.  tri  erroneauìeute  lo  dissero  vescovo  Tu- 
35 1,  eresse (|uella  d'^///tìt /ìefl/e. Pio  VII  sculano,  che  conli'o   il  Papa  Alessandro 
poi  colia  bolla  In  universa  gregls  Do-  111  concorse  all'elezione   degli  antipapi 
minici,  degli I  i  agostoi8o4,  IjuII.  Ro/n.  Vittore  V  e  Pasquale  \\\;  altri  però  con 
contA.ii,  p.196,  eresse  il  vescovato  di  maggior  psohabihlàlo  vogliono  eletto  ve- 
Cassoi'iaj  e  colla  stessa  data  e  la  bolla  scovo  Tusculanoda  Alessandro  lll),apo- 
Quum  in  supremo,  loco  cit.,  p.  2o4,  e-  stata  e  pieno  di  vizi,  essendo  l'uiiioo  suo 
lesse  quello  di  Szatmarj  di  più  nel  se-  pseudo-cardinale, gli  successe  nell'antipa- 
gueiile  giorno,  col  disposto  della  bolla  pato  nell'agosto  o  settembre  i  16701  168 
Super  unive/sas,  loco  cit.,  p.  211,  fece  contro  Alessandro  111  e  col  nome  di  C<2- 
jina  nuova  circosci  izioiie  di  diocesi  nel-  listo Illantipapa  [I  .),\cutìin\o  f^oilenu- 
r  Ungheria,  disgiunse  Jgria  o  Erlau  ,  to  nello  scisma  da!i'im[)eiatore  Federico 
ove  ne  riparlai,  del  sulhaganeato  e  giù-  1.  Dopoio  anni,  lasciatoli  Monte  Alba- 
lisdizione  metiopulitica  di  Stiigonia,  l'è-  no,  ora  Cave  (di  cui  nel  voi.  LI,  p.  177), 
levò  al  grado  arcivescovile  e  le  assegnò  si  presentò  pentito  a'2C)  agosto  i  178  (co- 
per  stilhiigaiiei  i  vescovati  di   Szalmar,  nie  vuole  Lodovico  AgnelloAnastHsio, nel- 
P>.osnavia,Cassovia  e  Scepusio.  lo  non  in-  Victoria  degli  Anlipapi)  aà  Alessandro 
tendo  parlare  degli  uomini  illusili  fioriti  111  al  Tuscolo,  il  quale  lo  perdonò  amo- 
in  ogni  tempo  in  Unglitria,  in  santità  di  rcvoimenle;  e  perchè  non  rimanesse  sen- 
vita  ,  nelle  dignità  ecclesiastiche,  nelle  za  onore  lo  fece  rettore  di  lienevento  (di- 
scienze e  nelle  anni  ,  alliiuienti  sarebbe  cendolo  invece  il  Borgia  arcivescovo  di 
lungo  argoHJento,  e  vi  suppliranno  gli  sto-  tal  città,  nelle  Memorie  di  Benevento,  se- 
rici che  ricorderò,  e  gl'illustri  che  andrò  condo  il  Vipera,  Ftistor.  Be/ievent.),o^e 
ramiuent.indo;  mentre  d'un  gran  nume-  morì,  non  nell'istesso  giorno,  ma  più  tar- 
ro  di  vescovi  parlai  a' loro  luoghi,  e  de'  di  e  [)aie  nel  medesimo  anno.  Abbiamo 
cardinali  scrissi  le  biografie.  Essi    sono;  del  gesuita  e  storico  ungherese  p.  Satuue- 
Tommaso  Bakacz  o  Bacoczi,  Emerico  le  Timon,  Pnrpura  Pamionica,  siveFi- 
Csalu\  Demetrio,  Giorgio  Drascovizio,  tae  et  res  gcslae  S.  R.  E.  Cardinalium, 
Francesco  Forgach  o  Forgazio ,  Gior-  (jui  aut  in  ditionibus  sacrae   Coronile 
gio  DIartiiiusio,  Stefano  P arda,  Stefa-  Hungaricae  nati,  aut  Regihus  sangui- 
fio  J  aneiia,  Dionisio  Zcch  o  Zero,  f  a-  ne  conj'i!ncli,aut  Epi scopa tihus  llunga- 
lenlino,  Pietro  Pazniany,  Giuseppe  Ba-  ricis  jìolili Jiierunl,  Tirnau  i  7  i  5.  Edilio 
tliyan[d\  cui  riparlai  a  Strigonia  e  altro-  novissima  et  emendata,  Gassoviae  typis 
A/e),  Alessandro  Rudnaj-Divek-Lifalu,  occademicis  Socielatis  Jesu  i  745.  In  Ro- 
e  \  attuale  arcivescovo  di  Slrigonia  (V.)  ma  la  nazione  degli  ungheri  ebbe  de'pii 
cardinal  Giovanni Scilo-\vski  di  Dela.Nar-  stabilimenti,  cioè  chiese  e  spedale,  di  cui 
raNovaes,  nella  Storia  de' Pontefici,  che  già  feci  menzione  altrove.  Il  Piazza  nel- 
GiovanniUiigaroabbalediSlrumio(nel-  V Juf^evologio  Romano  trai.  2  ,  cap.  4- 
la  Pi.rpura  Painioìiica  si  legge:  Joan-  Dello  Spedale  degli  Ingiuri  a  s.  Pie- 
iies  de  iSlriuiia  eardinalis  Tusculanus  //-o,  narra  che  ne' dintorni  della  basilica 
uhhas  Sirmicnsis.prodiitin  Itane  lueeni  Vaticana  esisterono  7  chiese  e  allrellaii- 
///  //ungiiria,aut  Sciavo/da, esficnóo  di-  ti  spedali  nazionali,  facendo  anticamente 
screponli  gli  storici  nell'assegnargli  la  pa-  a  gara  i  propoli  slianieri  di  avere  os[iizioe 
Ino,  solo  couvcucndo  di  sua  origine  uu-  chiesa  presso  la  tomba  del  principe  de- 


L  ÌN  G 
gli  Apostoli,  du'  «jiiali  fu  Miperstile  fino 
ul  «lecliiiai'  ilei  st'colo  ilfooiso  la  cliiesa  ili 
s.  Stcfaiiu,  .sulla  cui  putta  un'iscrizione 
(liceva:  Ecclesia  Ilospitalis  s.  Stcpliniii 
Uii(^arorimì.  Convertilo  al  cristianesimo 
s,  Stefano  i  le  irUiigliciia  nel  9<S7,  ili[)oi 
con  molta  divozione  volle  visitarci  Luo- 
ghi Santi  ili  iioina,  di  (iei  usalinime  e  di 
Costantinopoli;  ijuindi  acciocché  gli  un- 
gheresi suoi  sudditi  a  di  lui  esempio  fos- 
sero animati  a  talis-igii  pcllei^iiiuiggi, fe- 
ce edificare  a  vantaggio  e  comodo  di  es- 
si in  Pioma,  Gei  iisalcmme  e  Costantino- 
poli, spedali  nazionali  per  ricettarli  e  cu- 
rarli se  infermi,  con  cinese  sontuose,  ed 
ìli  Roaia  in  detto  sito  fu  costruito  l'ospe- 
dale e  la  chiesa  di  s.  Stefano  protomar- 
tire di  cui  era  divotis>imo.  Nel  viaggio  di 
Ilodia  il  re  fu  accom[)agnato  da  s.  Gc- 
ii'trdo  vescovo  di  Csanad,  e  passando  per 
l'iaveima  vi  edificò  la  ntagmfica  chiesa  e 
monastero  di  s.  Pietro  in  Vincoli  ])e'l)e 
liedeltini,  acciò  vi  ospitassero  i  pellegrini 
ungheresi  di  passaggio.Negli  ultimi  tempi 
la  chiesa  fu  demolita,  e  alcuni  particolari 
acquistarono  il  monastero  e  beni,  come 
raccontai  nei  voi.  LVI,  p.  2  1  7.  Per  le  vi- 
cende a  cui  soggiacque  l'Ungheria,  mas- 
sime per  essere  guerreggiala  da' turchi, 
restò  abbaiulonato  l'ospedale  e  la  chiesa 
ili  Pioma,  Però  i  religiosi  ungheresi  di  s. 
Paolo  i.°  eremita  ,  che  custodivano  la 
Chiesa dis.  SlcJ'anoRoloìulu[f  .),ne  pre- 
sero cura  e  colle  sue  rendile  la  restaura- 
lono  ,  conlribucndovi  il  re  d'  Ungheria 
Uladislao  11  e  alcuni  [)ellegrini  ungheresi, 
e  ne  lasciarono  memoria  in  una  casa  con- 
tigua con  quest'iscrizione. i)o/7iiii-  Uiiga- 
roruni  rciiovataperd.Philippiiiìicle  Uu- 
drag  seren.  d.  L ladislaiRcgis  proc.  ex 
clceinosynis  pcregrinorian  y  sedente  A- 
lex.  PP.  riì/^cu.  Altreltanlo  raccon- 
tano il  Fanucci,  '/ratta  lo  dell'opere  pie 
di  Roma,  ca[).  11:  Dello  Spedale  degli 
Oiìgarij  e  l'Amydeno,  De  pittate  Ro- 
mana, p.  32,  che  precedettero  il  Piazza. 
Mentre  i  nominati  religiosi  ulllziavano  le 
due  chiese  del  Yulicuuo  e  del  Aloule  Ce- 


UNG  137 

Ilo,  pel  sostegno  della  cattolica  religione 
nella  (jermanin  dilaniala  dagli  eretici,  fu 
in  Ruma  fondato  il  celebreeiiorente  Col- 
i-gio  Ceriii(inico{^l  .),  per  opera  del  pa- 
Iriarca  s.  Ignazio  benemeiito  fondatore 
ile'  gesuiti,  a'(piali  ne  fu  allidala  la  dire- 
ziono neh  5  72  ila  Criulio  111,  colla  bolla 
Diiin  snllicilaeonsiderali()/iis,i\e3  1  set- 
tembre, Bull.  Pont,  de  Prop.  fi/ le,  Ap- 
pcndix,  t.i,  p.  3().  Dipoi  neh 'JyS  il  ma- 
gnanimoGregr)rio  XIII  conformalo  il  col- 
legio ne  aumentò  i  privilegi  e  le  lendite, 
mediante  la  bolla  Posltpiani  Di-o  plu- 
ciiit,  loco  cit.,  p.  4'">,  «1  i^omlizione  cheioo 
alunni  tedeschi  vi  fossero  ricevuti  e  man- 
tenuti.IndiGregorio  XIII  colla  bolla.//;©- 
stolici  //i»«er/.v,del I. "ottobre I  jiyc),/?»//. 
Rdiii.  l.  4)  pai'-  3, istituì  il  collegi(j  Unga- 
rico nel  monastero  di  s.  Stefmoal  I\lon- 
le  Celio.  Poscia  colla  bolla  fla  situi  hn- 
inaitii,  de' I  3  aprilei  ")8o,  unì  il  collegio 
Ungarico  da  lui  fondalo  al  Germanico, de- 
lerminando  a  12  il  numero  degli  alunni 
uiigheri  (i  croati  e  schiavoni  dicesi  che  vi 
f  nono  ammessi  in  seguilo),  e  volle  per- 
ciò che  si  chiamasse  Collegio  Germain- 
c()-U/ìgt!rieo,e\o  stabilì  nell'edifizio  da 
lui  fibbiicato  presso  la  Citiesa  di  s.  A- 
pollinare,  insieme  alla 67(/ (.'.svi  de' ss. Sab- 
ba e  Andrea  (/  .)  sul  Monte  Aventino, 
che  donò  al  collegio.  Neh  574  Gregorio 
XIII  colla  bolla  ricordata  nel  voi.  LXXX, 
p.  i34)  concesse  giurisdizione  e  facoltà  al 
cardinal  protettore  del  collegio,  e  con  al- 
tre bolle  dichiarò  la  fondazione  ilei  colle- 
gio Ungarico,  e  l'unione  al  Germanico, 
ed  il  numero  degli  ungheii  che  vi  si  do- 
veano  ricevere.  Di  più  gli  concesse  la  chie- 
sa e  r  entrale  di  s.  Stefano  Rotondo  al 
Monte  Celio,  non  che  la  chiesa  di  s.  Ste- 
fano degli  nnglieri  al  Valicano,  ch'era 
divenuta  collegiata  di  canonici,  in  uno 
all'ospedale;  e  non  è  vero  che  ivi  fos- 
sero accolti  gli  alutuii  ungheresi  all'  ar- 
rivo loro  in  Roma,  come  alcuni  scris- 
sero. Quindi  gli  alunni  del  collegio  Ger- 
manico-Uiigarico,  a'3  agosto  si  recarono 
a  ccleUuie  lu  feslu  dcU'luveuziunc  di  s. 


,38  UNG 

Slefuio  proloinartiie  nella  iihiesa  al  Ce- 
lio, l'il  egualmente  a'20  agnolo  a  ullìxia- 
ic<|uclLial  Viiticano  per  la  festa  lIì  s.Sle- 
f.iiio  1  le  il'Uiiglieria.  Nel  citalo  Bull,  de 
Prop.  fide,  a  p.  263  e  344)Soiiovi  le  bol- 
le Ex  Collegio  Germanico,  di  Gregorio 
XI li,  colle  Pu-gulae  servandae  ah  alu- 
m  nis  CollrgiiG  er/na  itici, una  cuin  deci'e- 
tis  CU'ineiilis  J  III  et  Urbani  nUjIn 
supremo, i\\  GregorioXIlI,collefacoUà  e 
privilegi  pel  collegio  Gerinanico-Ungari' 
co;  Ut  Collega  Germanici,  atcpie  Ilun- 
garici  de  Urbe,  di  Alessandro  VII; /«- 
bei,  Protectores  Collegii  Germanici  et 
Ilungarici  in  aulani  Congr.  de  Propa- 
ganda fide,  ubi  opus  si t,  com'cnire  aduni 
de  Collegii  negotiis.  Seerelarius,  cuj'us 
erit  ad  Fontificem  re/erre  graviora,  et 
expedire,  inlersit.  Decreta  a  praescri- 
pta  forma  recedenda  nullius  raboris,  et 
momenti  existere  maiulat,  E<1,  In  su- 
premo milita/itis  Ecelesiae,  d'Innocen- 
zo XII  ;  Super  renoK'atione,el  confìrma- 
tione  bullae  Alcxandri  VII  circa  con- 
gregtitiones  a  Cardinalibus  Protectori- 
bus  Collegii  Germanici ,  et  Ilungarici 
hrbis,  super  negotiis  ejusdem  Collegii 
liabeiulas  in  Collegio  tainen  Germani- 
co, non  in  aula  congrcgatioids  de  Pro- 
paganda fide. S\  legge  nelle  Notizie  sta- 
tistiche delle  /Jiissio/d  di  Propaganda 
fide  a  p,  28,  che  anticamente  il  collegio 
Germanico-Ungarico  avea  5  protettori 
cardinali  di  della  congregazione,  i  quali 
uniti  al  segretario  della  ujetlesinia  ne  re- 
golavano gli  affiiri,  in  ciualclie  modo  sot- 
to l'alta  dipendenza  della  congregazione 
di  propaganda.  Benché  Gregorio  XIII  po- 
se d  Collegio  sotto  la  prolezione  della  s. 
{sede  e  di  s.  Pietro,  privatamente  lo  sot- 
topose a'cardinali  protettori,  liberando  il 
collegio,  gli  alunni,  i  iiiiui>,lri  e  professo- 
li da  ogni  imposta;  e  volle  pure  clie  tut- 
te le  cause  civdi,  cruuinali  e  uìisle  si  por- 
tino da'cardinali  a  line  senza  strepilo  di 
Imio,  sottraendo  il  collegio  dalla  giurisdi- 
zione d«;l  cardinal  vicario  di  Roma.  In 
keguilo  volendo  l'io  VI  cdillcare  alla  ba- 


UNG 

silica  Vaticana  una  sontuosa  Sagrestia, 
rii'erisce  il  Cancellieri  nella  descrizione 
della  Sagrestia  Taticana,  che  neh. "lu- 
glio 1776  si  cominciò  a  demolire  gli  edi- 
fìzi  vicini  alla  vecchia  sagrestia,  per  innal- 
zarvi in  più  ampia  area  la  nuova, fra'qua- 
li  la  chiesa  di  s,  Stefano  degli  ungheri,ed 
i  suoi  ospedale  e  cimiterio,  chiamata  ne* 
remoli  tempi  s.  Stefano  Minore  in  Cala 
Barbara  Patricia.  Le  colonne  si  colloca- 
rono parte  nell'archivio  e  parte  nelle  gal- 
lerie della  miova  sagrestia,  e  le  mense  de- 
gli altari  in  quelli  de'cimiteri  stabiliti  pe' 
canonici  e  pe'beneficiati  Vaticani,  vesti- 
ti di  vari  marmi  ,  e  situati  sotto  le  loro 
sagrestie.  Perchè  poi  non  si  perdessero  le 
memorie  degli  edilizi  spettanti  agli  uu- 
gheri,  e  degli  altri  egualmente  distrutti, 
il  Cancellieri  con  molteplice  erudizione 
grilluslrò  nella  sua  classica  opera:  DeSe- 
cretariis  Dasilicae  Uaticanae  ,  ac  no- 
vae.  Del  collegio  Germanico- Ungarico,  e 
dell'odierno  suo  locale  e  condizione,  tor- 
nai a  tenerne  proposito  nel  voi.  LXIV, 
p.  16,  18,  2  I  e  seg.,  ed  il  ricordato  breve 
Recolentes,  di  Leone  XII,  degli  8  aprile 
I S24,  può  leggersi  nel  Bull.  Rom.  cont.  t. 
1 6,  p.  4o-  Lo  stesso  Piazza  crede  che  il  re 
s.  Stefano  I  abbia  fabbricalo  in  lloina  un' 
altra  chiesa,  pure  dedicata  al  protomarti- 
re s.  Stefano,  ed  erigendovi  una  collegia- 
ta di  canonici  ungheresi  per  ulliziarla. 
Questa  chiesa  si  tiene  da  tutti  gli  scritto- 
ri ecclesiastici  delle  cose  di  Roma  che  fos- 
se r  esistente  chiesa  di  s.  Stefano  in  Pe- 
scinula ,  situala  incoqtro  la  chiesa  di  s. 
Lucia  del  Gonfalone  ,  hi  quale  passò  iii 
potere  della  nazione  di  Doeinia,  divenne 
parrocchia,e  nel  i56g  avea  sotto  di  se  200 
famiglie  con  3oo  scudi  d'oro  d'entrata, 
finché  nel  1747  vi  fu  istituita  la  congre- 
gazione del  sussidio  ecclesiastico,  e  cessò 
d'esser  parrocchia  nel  1824-  Di  tutto  ra- 
gionai nel  voi.  LV,  p.  16,  e  ne'luoghi  ivi 
citali,  e  nel  voi.  LXXIII,  p.  55.  Trovo 
nel  Ijernardini,  Descrizione  de' Ilio id  di 
Roma,  che  nel  i  744  •^""^'"^""''"^  '  '''^" 
mitiunghcri  di  s.  L'aoloi." eremita  a  pos- 


U  N  G 

seJere  la  chiesa  omonima  coli' ospizio 
contiguo,  piessola  villa  Ncgroni,  ora  Con- 
savalurio  della  ss.  Trinila  {f'-).  Il  col- 
Icilio  lllirico-Ungaiico, sluljililo  anco  pc' 
nobili  ungheiesi  presso  1'  Università  di 
Bologna  [f.),  fu  Irasferilo  a  Zagabria. 
L'incivilimenlo  nell'  Uuglieria,  angu- 
stialo dalle  lurbolenze  che  (juasi  in  lutti 
i  tempi  agitarono  il  regno  ,  non  vi  fece 
che  assai  lenti  progressi.  Le  consuetudi- 
ni feudali  vi  lasciarono  Iraccie  nutnerose; 
iìuo  al  presente  Irovavansi  soprattutto, 
relativamente  al  signore  ed  al  contadino, 
distinzioni  poco  in  accordo  colle  idee  in 
oggi  generalmente  ricevute,  i  nobili  go- 
dendo infinite  personali  prerogative.  Ve- 
ro è  che  il  villico  non  era  più  legalo  al- 
la gleba.  Dia  solo  alla  nobiltà  veniva  con- 
ferito il  diritto  di  possedere  tutte  le  ter- 
re; il  signore  era  obbligalo  a  dividere  i 
suoi  dominii  in  masserie  d'una  rendita  de- 
lermioata,  che  dava  a'  contadini  coltiva- 
tori, i  quali  doveano  al  signore  ^4  gior- 
ni di  lavoro  all'anno,  con  una  carretta  a 
doppio  tiro,  ed  erano  obbligati  pagargli 
annualmente  la  9.^  parte  de'|)rodotli  del- 
la terra,  la  9."  degli  agnelli,  de'cavalli,  del 
prodotto  dell'arme  o  alveari  ec.  Sostene- 
vano inoltre  diversi  pesi  determinali  e 
proporzionali  a'diversi  diiilti  die  poteva- 
no acquistare.  Il  signore  avca  la  polizia 
delie  sue  terre,  e  rispondeva  di  tutlociò 
che  vi  accadeva;  avea  il  diritto  di  far  e- 
seguire  i  regolamenti  di  polizia  ,  taluni 
anzi  aveano  il  diritto  di  giustizia  crimi- 
nale. Ogni  villaggio  teneva  una  specie  di 
giudice,  scelto  e  nominato  dall'assemblea 
degli  abi fanti,  tra  3  individui  presentati 
dal  signore  locale.  Pielativameiite  al  po- 
tere esecutivo,  se  non  era  pegli  argomen- 
ti di  poca  importanza  ,  dovea  il  signore 
radunare  una  corte  di  giustizia,  la  quale 
pronunziava  legalmente  sulla  questione, 
olarimetteva  alla  corte  del  comilalo.  Ol- 
ire a'nobili  e  contadini,  vi  è  una  3.'^  clas- 
se d'individui,  i  cittadini  che  poimo  aver 
proprietà,  ma  soltanto  nel  territorio  del- 
le città.  lu  geuerale  contasi  un  nobile  u- 


U  N  G  ,39 

gni  ai  abitanti,  e  la  classe  de' conladini 
sopportava  quasi  esclusivamente  tulli  i ca- 
richi dello  slato.  A'7  dicembre  18  jì  fu 
pubblicata  in  Vienna  la  patente  sovrana 
del  regnante  imperatole  Francc^co  Giu- 
seppe I  led'  Ungheria,  concernente  l'ac- 
quisto di  proprietà  stabili,  non  che  l'aviti- 
cita  neirUngheria,  Croazia,  .Schiavoiiia, 
nel  Voivodato  di  Servia  e  nel  Danaio  di 
Temeswar.  Il  diritto  delle  donazioni  re- 
gie e  palalinalijche  per  lo  innanzi  vige- 
va nell'Ungheria,  andò  a  cessare.  I  dirit- 
ti di  confisca  vennero  aboliti  senz'ecce- 
zione, così  pure  le  dillcrenze  tra  proprie- 
tà eredilaiie  e  acquistate,  tra  [)r()[)riela- 
ri  maschi  e  proprietari  femmine.  La  man- 
canza àtW' indigenato  0  ù^iW incolalo  no» 
esclude  più  dall'  acquisto  de'  beni.  Noo 
hanno  d'allora  in  poi  vigore!  diritti  diri- 
scatto,  l'usufruito  degrinlcressi  e  altri  si- 
mili diritti  ch'erano  in  addietro  ineren- 
ti alle  vendileod  all'op[>ignorainento  d'u- 
na proprietà.  Le  procedure  già  incainmi- 
nale,  con  poche  eccezioni,  non  poiino  ve- 
nir proseguite  sul  piede  antico,  pure  non 
sono  riconosciuti  appieno  i  dirilli  ante- 
riormente acquistati. A'già  possessori  del- 
le signorie  fu  interdetto,  mediante  ordi- 
nanza del  ministero  di  giustizia,  di  tene- 
re senza  permesso  delle  imperiali  regie  au- 
torità provinciali,  asle  pubbliche  di  pro- 
dotti rurali  o  industriali  o  di  altri  ogget- 
ti. Essi  sono  soggetti  alle  leggi  vigenti  iu 
proposito,  come  qualsiasi  altra  persona. 
La  [ìubblicazione  della  legge  di  coloniz- 
zazione nell'Ungheria,  segui  nel  seguen- 
te anno,  poiché  convenne  prima  trattare 
su  questo  rapporto  con  parecclii  governi 
alemanni.  Si  legge  ne'giornali  di  Vienna 
de'20  aprile  1 853.  »  Lo  svolgere  nelle  lo- 
ro particolarità  i  dispositivi  delle  patenti 
sovrane  de'2  marzo  concernenti  la  siste- 
mazione delle  condizioni  di  possesso  ri- 
sultate dall'abolizione  del  nesso  uibaria- 
le, nonché  l'esecuzione  degl'indennizzi  ur- 
bariali  e  l'esonero  del  suolo  neregni  d'Uu- 
glieria,  Croazia, Schiavonia,  nella  Voivo- 
dia  e  nel  Danaio,  sarebbe  troppo  lungo 


i4o  D  N  G 

!;ivoro  a  cngione  ilell.i  singolarità  e  della 
coiiipliciizioiie  tielle  lueiizioiiale  condizio- 
ni. L'iinpoiian/a  però  del  soi^j^ell'j  e  im- 
pone l'obbligo  di  farne  emergere  le  più 
impoilanli  massime  e  convenientemente 
itiustiarle.  Gli  articoli  della  dieta  provin- 
ciale del  1 848,co'(iuali  era  e>pressa  l'abo- 
lizione del  nesso  di  sodililela,  nonché  l'in- 
dennizzo delle  prestazioni  mbariali  con 
mezzi  (Iella  provincia,  vennero  a  compi- 
mento coiicomiliili  da  tanto  tenore  e 
tanti  disastri,  che  nella  costernazione  ge- 
nerale ne  fu  ^labilila  soltanto  la  massi- 
ma, ma  fu  deferita  la  soluzione  delie  mol- 
teplici «piestioni  di  diritto  e  politiche  che 
ne  emanarono.  Com  venne  all'imperiale 
legio  governo  anche  colà  1'  incombenza 
di  regolare (jiiesle  condizioni  radicate  nel- 
la legislazTone  di  secoli  andati;  incomben- 
za questa,  cui  iu  vista  degl'incalcolabili 
henebzi  che  verrebbero  al  paese  dal  pos- 
sesso regolare  ed  assicurato,  fu  sopperi- 
to volonterosameiile.  Mediante  il  procla- 
ma imperiale  de'2  dicembre  i84<^>  e  la 
patenti^  imperiale de'y  luglio  1  849jf^LJ con- 
Il-rmala  l'abolizione  del  nesso  di  suddile- 
la,  come  per  gli  altri  dominii  dell'impe- 
ro, anche  pe'paesi  ungarici.  Essendo  che 
la  natura  urjjariale  deTondi  e  delle  pre- 
stazioni competenti  per  rusufrullo  d'essi 
jniò  indublìiamente  essere  (issata,  quella 
de'primi  cioè  mediante  le  tabelle  urbaria- 
li  compilate  all'occasione  della  sistema- 
zione urbariale  elFettuata  nel  17137  per 
ordine  dell'imperatrice  M."^  Teresa  di  pe- 
renne memoria;  quella  delle  ultime  me- 
diante i  dettagliati  ilispositivi  dcll'arlico- 
l'j  della  dieta  [)rovinciale  deIi83G:  fuvvj 
nn.i  noi  ma  inalterabile  nel  pareggiare  le 
quolioiii  mosse  da  ao>be  le  parti  relati- 
Aanuntc-  all'  uso  promiscuo  di  pascoli  e 
boschi,  l'impiego  de'  fondi  rimanenziali, 
e  dalle  hinde  de>erte.  In  riflesso  all'  im- 
|iorlimza  sociale  e  politica  della  condizio- 
ne in  discorso,  era  cosa  imprudente,  anzi 
inalio.iinente  impossibile,  di  statuire  ar- 
bili.uiainiiil»'  una  rpialunque  massima, 
Uiu  M  dovette  ullcucrsi   slrcltamenle    al 


U  N  G 
suono  letterale  ed  al  senso  delle  leggi  iir- 
bariali,  le  quali  eranodi  venute  ormai  tra- 
dizionali pel  popolo  agreste.  A  causi  pe- 
lò checambiarouo  le  condizioni  in  segui- 
to all'abolizione  del  nesso  di  sudililela  ed 
alla  soggezione  di  tutti  i  cittadini  dello  sta- 
to alle  imposte,  erano  ammissibili  alcu- 
ne eccezioni.  L'anteriore  esenzione  dal- 
l'imposte, di  cui  godeva  il  possesso  nobi- 
le, iiulusse  la  legislazione  del  paese  a  pro- 
teggere s[)ecialmente  il  possesso  de'suddi- 
ti  soggetti  all'unposte,  contro  la  progres- 
siva diminuzione,  anzi  a  curare  la  mag- 
giore possibile  estensione  di  questo  fondo 
d'imposte.  Così  giusta  le  leggi  urbariali 
le  lande  deserte  doveano  venir  popolate 
da'Condi  rimanenziali  e  formate  nuove  co- 
lonie, che  però  doveano  rimaner  nelle 
mani  de'Ioro  attuali  possessori,  coli' ag- 
giunta che  per  quest'ultime  dovea  aver 
luogo  il  riscatto.  Hannovi  migliaia  di  fa- 
miglie agresti,  che  da  tempo  immemora- 
bile sotto  dilierenti  denominazioni,  come: 
tassalisli,citrìalisti,coiitrallu(tlistì,ceii' 
sufilisti  ec.j  in  parte  prima  ancora  della 
regolazione  urbariale  di  M."  Teresa  ,  si 
trovano  in  possesso  di  fondi  non  urbaria- 
li trasmessi  loro  ad  uso  per  tempo  inde- 
terminato di'proprietari  verso  un  con- 
tralto verbale  o  scritto.  In  forza  del  di- 
ritto di  proprietà  diretta  della  signoria, 
era  permesso  al  signore  di  riprendere 
questi  fondi  verso  l'indennizzo  dell'inve- 
stiture. Che  la  repentina  abolizione  del 
nesso  di  sudditela  dovesse  procreare  una 
confusione  nell'idee  del  diritto  e  il  desi- 
derio di  questi  possessori  d'esser  liberati 
anch'essi  d'ogni  prestazione  av'veuire,  è 
naturale,  e  ciò  tanto  meglio  perchè  ap- 
punto di  conseguenza  della  summenzio- 
nata cura  della  lesislazione  onde  sieno 
o 

mantenute  le  forze  contribuenti  del  po- 
polo agreste,  l'obbligo  di  prestazioni  ine- 
renti al  fuudo  a  norma  del  contralto,  era 
|)roletto  dalla  legge  contro  aumenti  ar- 
bilr.iri  ,  la  decisione  delle  liti  che  even- 
tualmente ne  emanarono  era  involata  al 
diruto  privalo,  e  come  ogni  altro  alfare 


U^  G 

urhariale  era  devoluto  alle  supreme  au- 
torità politiche  della  provincia,  e  così  fu 
dato  adito  alla  supposizione  die  la  legge 
possa  di  essi  disporre  comedeToiidi  vera- 
mente uibariali.  Per  importaiilissinii  mo- 
tivi politici  e  inorali  seuibrò  inconvenien' 
ted'auimettere  illiniilalamciite  tale  con- 
fusione dell'idee  del  diritto.  Gli  ù  però 
altrettanto  chiaro,  che  il  lasciare  una 
gran  parte  del  possesso  fondiario  in  que 
sto  stato  precario  ed  onerato,  sarebbe  lo 
stesso  che  condannarlo  all'anuniserimea- 
to  progressivo.  Il  grande  sagrifìcio  im- 
posto al  paese  dall'indennizzo  urbariale 
sarebbe  rimasto  senza  risultalo.  Lo  scio- 
glimento del  nesso  di  sudditela  sarebbe 
stato  proficuo  soltanto  ad  una  parte  del- 
la popolazione  agres  te,  in  vece  d'essere  be- 
uefico  pel  complesso.  Piimnovere  questo 
seme  di  odio  tra  le  diderenti  classi  della 
popolazione  agreste,  mediante  un'equa 
soddisfazione  di  lutti  gli  aventi  interesse, 
convalidare  la  pacifica  concordia  loro, 
prevenire  tutte  !e  future  agitazioni  agra- 
rie con  ùnaopeiativa  sistemazione  di  tut- 
to il  possesso  fondiario,  quest'era  il  tema 
la  cui  soluzione  esigeva  urgentemente  i 
supremi  riguardi  politici  ed  economici. 
Essa  fu  trovata  nell'ollrire  a'contribuen- 
li  le  possibili  facilitazioni  perchè  possa- 
no pagare  a  tempo  indeterminato  i  loro 
debiti,  e  pervenire  gradatamente  alla  pie- 
na proprietà  del  loro  possesso.  A[>pena 
mediante  tale  sistemazione  e  consolidazio- 
ne, che  s'intende  a  lutto  il  possesso  fon- 
diario di  que'paesi,  è  ofierta  la  garanzia, 
che  lo  sviluppo  maggiore  dell'  agiatezza 
comune  risarciva  le  momentanee  perdi- 
te de'singoli,  nonché  i  sogiifizi  di  tutti  in 
complesso,  e  così  soltanto  è  lesa  possibi- 
le l'elletluazione  di  libri  fondiari,  del  ca- 
tasto, e  quindi  la  fondazione  del  credito 
reale,  T  istituzione  di  banche  ipotecarie, 
un'economia  razionale, l'introduzione  del 
sistema  di  arrenda  ec,  insomma  tutte  le 
istituzioni  che  devono  cooperare  allo  svi- 
luppo dell'agiatezza  di  questi  paesi". 
Quindi  coli."  maggio  dello  slesso  i853, 


il  codice  civile  univer-iale  auslri.-ico  del 
i8ii  entrò  in  vigoie  pe'regni  d'Unglu;- 
ria,  Croazia,  Schiavonia  ,  la  Voivotli'aili 
Servia  e  il  Danaio  di  Teme>\vai  ;  da  (piel 
giorno  in  poi  fu  inlrodollo  in  tulli  i  [t,ie- 
si  della  juonarchia  ,  tranne  soltanto  la 
Transilvania,  e  il  granducato  di  Craco- 
via nella  Polonia.  Percpieslo  si  promise 
l'introduzione,  e  fu  dilazionata  all'epoca 
in  cui  si  attivarono  le  autorità  giudizia- 
rie di  conformila  alla  nuova  organirzazio- 
ne.  L'istruzione  fu  sino  a  pochi  iuini  ad- 
dietro trascurata,  però  erano  assai  diil'u- 
si  i  suoi  primi  elemenli,  e  ili  rado  Irova- 
vasi  un  conladino  che  non  sapesse  nline- 
no  leggere,  ed  ogni  villaggio  uvea  il  suo 
maestro  di  scuola.  INTa  le  sciente  e  le  ar- 
ti non  sono  stale  porlaleadallissiuio  gra- 
do ,  come  prova  lo  sialo  poco  sodili>fa. 
cenle  deH'uuInslria.  Oltre  la  i  icoulata  u- 
nivfrsilà  di  Pesi  ,  e  gli  altri  pure  ram- 
mentati stabilimenti  insegnanti,  vi  sono 
in  Ungheria  5  accademie  ,  alcuni  licei  e 
gran  numero  di  ginnasi;  la  scuola  delle 
miniere  di  Schenuiitz,  illu>trata  da  una 
moltitudine  di  dolli,  paie  che  in  oggi  sia 
diminuita  la  sua  importanza. UlTunamen- 
te  contava  1'  Ungheria  c)  opere  periodi- 
che consagrate  alle  scienze  calle  leltere. 
La  stamperia  piìi  importante  èqnella  del- 
l'universilà  di  Pesi,  e  soliar  o  in  «piesla 
città  ed  a  Presburgo  si  trovano  alcune 
incisioni  a  bulino.  In  lutto  il  regno  non 
sono  che  due  torchi  litografici.  L'Unghe- 
ria benché  goveinata  dagl'  imperatori 
d'Austria,  non  pertanto  lascia  d'essere  m\ 
regno  a  parie,  che  ha  le  sue  costituzioni 
monarchico-aristocratiche,  le  sue  leggi,! 
suoi  magistrati,  ed  i  suoi  privilegi  parti- 
colari, da  ultimo  però  modificali  gli  uni 
e  le  altre.  Pel  memorabile  18/18,  infdire 
epoca  d'  universale  delirio,  anche  l'Un- 
gheria fu  tulla  quanta  ribellala  dallo  spi- 
rito repubblicano.  Domala  l'insurrezio- 
ne furono  soppresse  tutte  le  sovranità  e 
baronali  giurisdizioni,  e  gli  antichi  tito- 
lati ora  soltanto  posseggono  come  pro- 
prietari le  loro  terre.  I  legami  jèudah  lii- 


i42  U  i\  G  U  N  G 
ronoinleramenlecliiicioUl.  La  nobiltà  'in-  re  magistralo  tlUtretluale,  diedi  poi  pnr- 
gherese  sempresi  ili^tinse  pel  particolaie  leiò.  li  penultimo  Palatino  irUnglieiia, 
costume  del  nobilissimo  vestiario  ,  vera-  governatore  e  capitano  generale  del  re- 
mente  elegaiilissitno  e  ornalissimo.  La  co-  gno, contee  gitidice de' Ia7ygi  ede'Cuma- 
rona  è  tredilaria  nella  casa  d'Austria,  e  ni,f<i  l'arcidnca  Giuseppe  Antonio  figlio 
l'Unglicria  fa  parie  della  nionarcliia  de-  doU'imperatureLeopoldoll  efialellodcl- 
gli  Stali  Austriaci  per  la  sola  ragione  che  l'imperatore  Francesco  \.  Essendo  mor- 
ia delta  augusta  famiglia  siede  sul  trono;  to  nel  184?  a'i3  gennaio  in  Presburgo, 
poiché  se  mai  venisse  ad  estinguersi,  gli  in  una  riunione  generale  tenuta  dagli  a- 
ungheresi  avrebbero  nuovamente  lidi-  bilanli  di  Peslh  e  di  Buda,  venne  risoUi- 
ritto  di  scegliersi  un  sovrano.  Al  suo  av-  lodi  erigergli  un  monumento,  in  una  sta- 
venimento  al  trono  delTimperatore,  tal-  Uiaeqiieslre  di  bronzo.  La  dignità  di  Pa- 
volta  venne  il  princi[ie  ereditario  riconO'  latino  d'Ungheria  è  antica  quanto  il  ti- 
sciulo.con^agrato  e  toroniito  re  d'Ungile-  tolo  di  re  dcll'Ungheiia.  11  r. "Palatino  a- 
ria,  colla  sagra  e  celeberrima  corona  di  s.  vea  nome  Cseba.  In  origine,  il  Palatino 
Stefano  I,  indipendentemente  da  ciò  che  era  un  dignitario  della  corte  reale,  e  di- 
avesse potuto  farsi  per  tal  conio  nell'ai-  simpeguava  presso  a  poco  le  stesse  fan- 
Ire  parli  dell'inipcro;  e  rincoronazicne  si  zioni  del  maggiordomo  del  re  de'  fran- 
esegiiisce  con  cerenioiiie  paiticolari  che  chi.  IndipendenlLnnente  dalle  sue  funzio- 
altengon-si  agli  usi  e  privilegi  della  nazio-  ni  alla  corte,  il  Palatinoera,come  rappre- 
ne  ,  ed  alla  presenza  degli  slati  del  rea-  sentante  del  re,  investilo  del  potere  glu- 
me ungarico,  i  quali  si  compongono  del  diziario.  Al  tempo  del  re  Bela  I,  il  Pala- 
clero,  della  nobiltà  e  della  cittadinanza  tmo  univa  alle  altre  sue  attribuzioni  il 
delle  città  libere.  11  re,  per  privilegio  del-  titolo  di  capitano  generale  de'Cumani, tri- 
la  s.  Sede,  prende  l'onoiifico  e  cospicuo  bù  asiatica  emigrata  in  Ungheria, gudeo- 
litolo  di  Apostolico  [F.)  e  (\\  Maestà  yl-  te  fino  al  nominalo  considerevoli  privtle- 
^;o.s7o//f/7. Gli  arciduchi  s'intitolanoP/7//-  gi.  Durante  il  regno  della  dinastia  Ai  [>a- 
cjpì  reali  d'L  iigheria  e  di  Boemia.  Può  diana,  fondata  da  Arpado  I,  che  coman- 
il  re  disporre  delle  principali  cariche  del  dògli  ungheresi  allorché  fecero  il  conqui- 
regno  ,  colla  restrizione  di  non  doverle  sto  della  Pannonia.  e  di  cui  il  ramo  ma- 
concedere  fuorché  ad  ungheresi  nobili,  i  scolino  si  estinse  nella  persona  di  Andrea 
quali  ultimi  hanno  il  privilegio  d'occupa-  HJ^  i|  Palatino  fu  nominalo  dal  re,  col- 
re  lutti  gli  udizi.  Contribuiva  all'elezio-  l'assenso  peròde'signori  del  paesejciòeb- 
ne  del  Palatino  d'Ungheria  0  viceré  del  be  luogo  pure  sotto  i  re  della  dinastia  mi- 
regno,  congiuntamente  agli  stali;  ora  pe-  sta  lino  al  tempo  di  Mattia  I:  da  queslo 
rò  il  regno  ha  il  governatore  generale  (già  monarca  in  poi,  il  modo  dell'elezione,  co- 
governatoie  civile  e  militare)  e  generale  aie  pure  i  diritti  e  le  attribuzioni  del  Pa- 
comandante  in  Ungheria  ,  comandante  latino,  furono  regolati  dalle  leggi.  Il  ll- 
del  3. "corpo  d'armata  (titoli  conferiti  nel  tolo  di  luogotenente  generale  del  regno 
febbraio iHlfi),  nella  persona  delserenis-  figura  per  lai, 'volta  durante  la  minorità 
Simo  arciduca  Alberto  Federico, eziandio  di  Ladislao  V  d'Austria.  L'illustre  guer- 


-,  ..  , j.-  >,       .,  ^...  |,„,.w  ..  ...,,j^.,. o » 

Cesco  1.  Qui  mi  piace  rende-  come  rap[)resenlaule del  re. Dopo  la  nior- 

rc  ragione  del  Palalin;.|o  d'Ungheria,  il  te  di  Ladislao  V,  il  suo  zio  Silagyi  fu  luo- 

qnule  non  si  deve  confondere  col  superio-  gotcnenle  generale  del  regno  lino  all'eie- 


U  N  G 
ziorie  ili  Mattia  I.  Sotto  il  regno  cle'mo- 
narchi  della  casa  d\\bsburg,  die  tal  voi  in 
aveano  interesse  a  liisiiar  vacante  il  l*a 
)atinato,si  risconlrano  nella  storia  d'Un- 
gheria   parecchi    Inogoleneuli    geiier;ili. 
Sotto  il  regno  di  Leopoldo  1  fu  sliptila- 
lo,  previe  alenile  leggi,  che  il  Palatinalo 
non  dovesse  più  rimaner  vacante,  e  d'id- 
lora  in  poi  l'Ungheria  non  ha  avuto  che 
due  Inogotenenli  generali,  indipender.le- 
mente  dall'aniduca  Stefano,  eletto  a  la- 
li  funzioni  per  la  molle  del  suo  padre  il 
siidilello arciduca  Giuseppe  Antonio,  cioè 
l'ariiduca   Alberto  e   riliustre  defunto 
ramnieiilato.  L'arciduca  Giuseppe  Anto- 
nio fu  nominalo  hiogolenente   generale 
dopo  la  morte  di  suo  fiatello  Leo[)oltlo 
11,  e  dopo  un  anno  eletto  Palatino  [ler  ac- 
clamazione nel  I  7q6.  Le  famiglie  unghe- 
resi che  contano  fia'Ioro  membri  de'I'a- 
hitini  sono  le  seguenti:  Pallfy  3,ljalasly  i, 
Okolicsanyi  r,  Eslerhazv  2,  Bathiany  i, 
Forgath  I .  Draskovics  i ,  Nadasdy  1  ,Wes- 
selenyi  i.  Il  Palalinaloè  I;»  pi  ima  dignità 
del  regno  d'Ungheria,  e  chi  n'era  investi- 
lo l'esercitava  a  vita.  Loco  quali  erano  le 
attribuzioni  del  Palatino:  1 ."  presidente 
della  dieta;  3.°  tutore  del  monarca  duran- 
te la  sua  minorità;  3."  [ìresidente  del  go- 
verno del  tribunale  supremo,  cioè  la  ta- 
vola de'settemviri;  4-    capo  supremo  dei 
comitati  riuniti  di  Peslh;  5.°giudice  e  ca- 
pitano de'distretli  de'  lazygi  e  de'Coma- 
ni;  6."  capitano  in  capo  dei  regno;  7.   al- 
l'incoronazione de'i  e  egli  insieme  col  pri- 
mate del  regno  pone  la   corona  sid  capo 
del  monarca;  8.°  nondna  il  referendario 
della  tavola  reale  di  giustizia,  il  capitano 
del  Palaliualo,  come  pure  il  capitano  J*a- 
latinale  in  secondo  grado  de'  lazygi  e  de' 
Cuniani  ;   9.^  nella  sua    qualità    di  giu- 
dice supremo  de'   lazygi   e  de'  Cuma- 
iii,   percepisce  l' annuo    trattamento    di 
Sooo  ducati:  la  cifra  dell'  altre  sue  ren- 
dite viene  stabilita  dal  re.  Il    Palaliualo 
dovea  esser  occupalo  nello  spazio  d'un 
anno,  il  re  proponeva  alla  dieta  i  candi- 
dali, ordinariamente  iu  numero  di  ^.Pev 


UlVG  .43 

assenza  e  impotenza  del  Palatino,  presie- 
deva  la  tavola  de'magnati  il  gran  giudi- 
ce d'Ungheiia  2.°  dignitario  del  regno, 
A  tempo  dell'arciduca  Palatino  Giusep- 
pe Antonio,  la  tavola  deMeputati  nove- 
rava 3So  membri;  la  tavola  de'magnati 
252,  fra"<juali  32  del  clero;  i  giudici  a- 
sceudevano  a  i  eoo  persone,  e  lutto  il  per- 
sonale aderente  alla   dieta  era  di  circa 
4coo  persone.  La   diela  anlicanicnle  si 
radunava  almeno  ogni  5  atuii;  in  segui- 
to si  convocò  con  più  frequenza.  Rilor- 
iiando  al  re  d'Ungheria,  egli  pui)  dispor- 
re di  tutti  i  benefizi  ecclesiastici  ,  regola 
esclusivamente  quanto  concerne  l' istru- 
zione pubblica,  dichiara  la  pace  e  In  guer- 
ra, comanda  le  lrup[)e  ed  ordina  la  leva 
in  massa  della  nobiltà,  quando  la  difesa 
dello  stalo  esiga  tale  misura;  del  resto  sen- 
za il  consenso  della  nazione,  sino  agli  ul- 
timi clamorosi  avvenimenti,  nessuna  leg- 
ge esistente  poteva  essere  né  modificata 
né  soppressa,  ninna  legge  nuova  stabili- 
ta, non  jiresa  aliuna  tieterminazioiie.  Il 
re  avea  il  diritto  di  convocare,  prolunga- 
re, disciogliere  l'assemblea  degli  stali,  che 
per  altro  doveasi  adunate  almeno  ogni  3 
anni.  L'assemblea  divideasi  in  due  came- 
re: la  i.'o  camera  alta  componevasi  dei 
magnati,  cioè  gli  arcivescovi  e  vescovi,  i 
principi  ,  conti  e  baroni  del  regno,  ed  i 
governatori  de'comilati;  la  2.'  accoglieva 
i  prelati,  gli  abbati,  i  deputali  de'comi- 
tali,  quelli  de'  capitoli,  quelli  delle  città 
libere  regie  ,  inline  i  rappresentanti   dei 
magnati  che  non  potevano  comparire  in 
persomi,  il  re  compariva  alla  dieta  per- 
sonalmente, op[)ure  vi  si  faceva  rappre- 
senlareda  commissari;  ne  le  decisioni  del- 
la dieta  aveano  vigore  se  non  dopo  di  es- 
sere slate  da  lui  ratificate.  Il  potere  ese- 
cutivo appartiene  al  re,  che  l'esercita  per 
l'organo  d'  un  ministeio   parlicolare,  la 
r<7«re//('r/VzfZ'f/?g/u'/7V/,residen  le  a  Vien- 
na. La  luogolenen7,a  del  regno  0  consiglio 
di  sialo,  stabilita  a  Buda  e  presieduta  dal 
Palatino,   teneva  la  direzione  di  tolte  le 
bisogna  dell' inleruo  ,  ove  ogni  comilalo 


1 44                    U  N  G  UN  G 

ha  un  govcinalore.  L'nmministia7,Inne  mini.strn7Ìone  del  legno  di  Unglieria  «fa 
(Ielle  fioiilieiT  iiiiliinri  dipeiide  iumu-din-  il  loogoleneiite,  il  qn-.Ac  lui  dii  [xciidere 
lamenle  dal  consiglio  di  guerra  sedeiile  a  la  sua  sede  in  nnda-Feslii.  Il  persohaie 
Vienna  ,  e  trovasi  confidata  in  eiascun  che  sollo  la  sua  direzione  e  ie«ponsabiii- 
reggin>enlo  ad  un  comandante.  II  popò-  là  deve  aver  cura  degli  alFiiri  d'auiinini- 
loungliereseèallasua  volta  soldato  e  col-  strazione,  consiste  in  un  vice-presid<n)le, 
tivatore.  11  codice  legislativo  componeva-  in  un  numero  di  consiglieii  di  luogole- 
si  di  tutte  le  leggi  emanale  da'diversi  so-  nenzo,  segretari,  concepisti  ed  ini[)ii'ga- 
vrani,  e  stale  accettate  dngli  siali  ;  ma  i  li  di  manijiolazione,  corrispondenti  a'hi- 
diversi  popoli  del  reame  hanno  oiascu-  sogni  del  servizio.  11.  Sotto  riguardo  ani» 
no  alcune  leggi  e  alcuni  privilegi  parlico-  niinisfralivo  lo  slato  della  Corona  d'Un- 
lari.  Prima  le  rendite  componevansi  del  gheiia  verrà  diviso  in  5  lerrilorii(distret- 
prcdoUo  delle  miniere,  dell'  imposte  le-  li)d'a(nminislrazione  che  vengono  nonìi- 
vate  sul  [)ersona!e,  sopra  i  bestiami  ,  sui  nati  da'  loro  capoluoghi:  Buda-Pestìi^ 
beni  fondi,  sul  commercio ec,  e  delle  con-  Preshuri^o,Oedcnl>iLrgo,CascìwuoCnS' 
Iribuzioni  annue  die  col[iivano  sollan-  sovia,  e  Gran  P'aradiiio.  III.  L'au)mi- 
to  i  conladini  e  i  cittadini  delle  città  libe-  nistrazione  del  distretto  la  dirige  e  ne  ha 
re,  essendone  la  nobiltà  totalmente  esen-  cura  li.  r.  Palatino  superiore  distrettua- 
le. Il  totaledell'entratesi  facevano  ascen-  !e(DislrictsObergespan).  Il  personale  ag- 
dere  a  fpiasijoo  milioni  di  franchi,  vale  giuntogli  per  aver  cura  degli  affari  con- 
a  dire,  secondo  alcuni,  a  circa  il  3.°  del-  sta_,  oltre  ad  un  consigliere  di  luogolenen- 
le  rendite  di  lutto  l'impero  d'Austria,  za  ,  del  numero  necessario  di  consiglieri 
L'avv.  Castellano  calcolò  le  rendite  del-  distrettuali  ,  segretari,  concepisti  ed  ira- 
rUiighcria  a  20  milioni  di  scudi.  L'eser-  piegati  di  manipolazione.  11  Palatino  su- 
cilo  in  piedi  in  tempo  di  guerra  si  coni-  periore  distrelluale  è  nella  sua  posizione 
poneva  di  12  reggimenti  di  fanteria  o  ai-  di  servizio  sottoposto  al  luogotenente, 
duchi,  e  IO  d'  us>eri,  ciascuno  de'  pi  imi  Appellazioni  contro  decisioni  del  Palati- 
composto  di  SSSy  uomini,  e  ciascuno  dei  no  superiore  distrettuale  vanno  dirette 
secondi  dii6f)8,  il  the  forma  un  totale  a'ministeri,  iquali  o  ne  pronunziano  seiì- 
di  63,264  uomini;  ma  in  tempo  di  pace  lenza  eglino  stessi,  oppure  le  fìuiiio  de- 
la  forza  militare  veniva  ridotta  a  molto  cidercal  luogotenente.  Ledisposizioni  più 
minore  quantità.  La  cavalleria  unghere*  dettagliale  sopra  i  casi  e  le  ujodalilà,  nei 
se  forma  la  principale  forza  degli  eserti-  quali  deve  aver  luogo  1'  immediata  co- 
ti auslriaci;  ed  i  soldati  sono  valorosi  e  municazioue  degli  alfari  fra'  ministeri  e 
abili,  i  nobili  erano  tenuti  a  sostenere  le  le  autorità  distrettuali,  verranno  stabili- 
spese  della  guerra  quando  si  faceva  nel-  te  dall'istruzione  ufllciale.  IV.  I  distretti 
I  interno,  e  di  armare  allora  un  numeio  si  suddividono  in  comitati.  Il  distretto  di 
d  uomini  pio[)orzionato all'estensione  dei  Buda- Pesili  abbraccia  i  comitati  diPeslh- 
loropodeii;  doveano  essi  pure  levarsi  in  Bilis,Peslh  Soll,Slulihveissenburg,Gran, 
massa  per  difendere  lo  stato  all'ordine  del  lleves,  Szolnok,  Covsod,  Csotigrad,  e  Ja- 
sovrnno.  A'i3  settembre  i85o  fu  ema-  zi"ia  con  Cumania.  Al  distretto  di  Prc- 
nata  da  Vienna  la  seguente  organizza-  slnirgo  api)artengono  i  comitati  ili  Pie- 
zione  delle  autorità  politico-amn.inistra-  sbiirgo  ,  Neutra  superiore  e  inferiore, 
live  nel  regno  d'Ungheria,  ed  è  essenzia-  Trenlschin,  Arva,Thurocz,Liptau,nont, 
le  che  ne  riporti  l'intero  leslo,  pe'gran-  SohI,  Bars,  Neogiad  e  Comorn.  Il  disti et- 
di  privilegi  che  prima  godevano  gli  un-  lo  di  Ocdcidmr^  è  composto  de'connla- 
ghcresi,  onde  SI  conosca  in  quale  parte  re-  li  di  Wieselburgo,  Oedenbuig,  Uaab, 
Marono  obiogaii.  „  I.  ^llu  lesta  dcll'um-  Eistnburs,\VeszprÌM.,  Szalad,  Suine-h, 


UNG  UNG  l'i; 
Tolna  elìaranya.  II  dislreltotli  Cnxchnii  piegali  cllsponlblli  o  collo  ncrpllayinnc  di 
comprende  in  se  i  conìilali  di  Gntnor,  dim  nisli  sislertiali,  fjii.iiiliiiiqiie  non  ap- 
Zips  ,  Saros  ,  Alhanj -Torna  ,  Z<;n)plin,  pai  Icngnnoallncljissedpgriinpipn.iii  pid»- 
Unglivai-,  Ceregl),  Ugocsa  e  Maimams.  blici.  Vili.  Gl'individui  impiegati  pies- 
Neldistreltodi  Gra?if'aracli/ìO sonocon-  so  un'aiìloiilà  d'amnunistiazione  politi- 
tenuti  i  comitali  di  Aiad,  Csanad,  Be-  ca  devono  fermare  il  loro  slabile  domici - 
kesch,  Bihar  superiore  e  inferiore,  Szalh-  Ho  nel  luogo  di  sede  di  quell' autorit;» 
mar  e  Szabolcz  colle  citlìi  degli  Aiduchi.  pres^j  larpialesonoocciipnli.  L'uidenniz- 
V.  L'amministrazione  del  comitato  vie-  zo  delle  spese  incontrate  in  viaggi  di  ser- 
ne  diretta  da'capi  del  comitato  (Comites  \izio  entro  a'iimili  del  territorio  <!*  am- 
Ispan).  a'quali  sono  aggiunti  scgietari,  ministrazione  loro  assegnato,  lo  ricevono 
concepisti  ed  impiegati  di  man!pola7Ìone  dalla  bonificazione  di  viaggio  (Reisepau- 
per  l'umniinistrazione  degli  alliui.  Il  ca-  sellale)  destinala  per  l'auloritài  in  viag- 
po  del  comitato  di  Jazigia  e  Ciunania  por-  gi  d'iinÌ7Ìo  fuori  del  territorio  d'aininini- 
ta  il  titolo  di  capitano  de'Jazigi  e  Cuina-  slrazione  spelta  loro  il  diritto  adielecoin- 
ni.  Il  capo  del  comitato  (Comite)  è  im-  misurale  alla  loro  classe  di  servizio  ed 
mediatamente  sottoposto  al  Palatino  su-  all'indennizzo  delle  spese  di  viaggio.  IX. 
periore  distrettuale.  Egli  lia  cura  imme-  I  capi  dell'autorità  politiche  d'ammiui- 
diata  di  quegli  affari,  ne'quali  gli  è  riser-  strazione  sono  obbligati  ad  eseguire  ae- 
rata la  prima  decisione,  sorveglia  l'am-  curatamente  e  con  prestezza  gli  rjrdini  e 
mi  nistrazionc  degli  affari  degli  organi  sol-  disposizioni  dell'istanze  superiori.  Essi  so- 
toposti,  e  prende  tutte  le  disposizioni, che  no  respotisabili  di  tutta  ramministrazio- 
le  leggi  vengano  eseguite  nel  comitato,  e  ne  degli  affari.  Eglino  devono  persuader- 
porlati  a  compimento  accuratamente  e  si  con  viaggi  ripetuti  dello  slato  e  del- 
senza  ritardo  gli  ordini  delle  autorità  su-  l'amministrazione  regolala  del  territorio 
periori. "VI. L'infima  suddivisionedel  pae-  d'ufiìzio  loro  affidalo,  e  fare  rapporto  ai 
se  all'uopo  dell'araminislrazione  politica  lorosuperiori  di  tulli  gli  avvenimenti  più 
viene  formala  da'distrelti  curiali  (Slulii-  importanti.  Il  personale  d'ufiìzio  lor  sol- 
bezirke).  Dell'amministrazione  de'mede-  toposto,  sul  quale  spelta  loro  il  potere  di- 
simi hanno  cura  i  commiss?iri  dislrellua-  sciplinare  entro  a'iimiti  deleruiinali  dal- 
li, col  titolo  di  giudici  curiali  (Stuhirich-  l'istruzione  ufficiale,  è  obbligalo  rigoro- 
ter)amminislrativi.  Quali  impiegalid'a-  samenlead  eseguire  con  punlualitàe  im- 
iuto  SODO  loro  assegnali  degli  aggiunti,  mediatamente  le  loro  disposizioni  e  ordi- 
Le  autorità  dislrelluali  sono  solto[)osteai  ni  di  servizio,  ed  a  trattare  gli  affari  Io- 
comitati  e  formano  ne' loro  distielli  cu-  ro  affidali  giusta  le  indicazioni  de' capi 
liali  la  prima  autorità  decideule  (prima  d'uffizio.  X.  INe'casi  d'impedimento,  fin- 
istanza)  per  tulli  gli  affari  dell' ammi-  che  non  segua  per  parte  tiell'autorilà  su- 
iiistrazione  politica  non  riserbali  alle  au-  periore  un'altra  dis[)osizione,  il  posto  di 
lorilà  di  comitato.  \'I1.  Al  luogotenente,  luogotenente  verrà  esercitalo  dal  vice- 
a'|)alalini  superiori  distrettuali,  a' corniti  presidente,  quello  del  palatino  superiore 
ed  a' commissari  distrettuali  verrà  ag-  esercitalo  dall' aggiuntogli  consigliere  di 
giunta  la  servitìi  necessaria  ed  assegnala  luogotenenza,,  ([uello  del  cornile  dal  sa- 
una bonificazione  di  cancelleria  per  la  grelario  del  medesimo,  e  quellodel  com- 
comperadi  quel  che  fa  d'uopo  per  lacan-  missario  distrettuale  dall'aggiunto  primo 
celleria,  per  l'illuminazione  e  per  riscal-  di  rango  che  trovasi  nella  sede  d'udizio. 
dare,  come  pure  per  provvedere  agli  af-  XI.  Gli  organi  dell'amministiazione  pò- 
fari  di  scrittura  in  quanto  che  non  ne  ven-  lilica  devono  nell'elfclluazione  degli  af 
ga  fornito  il  bisogno  coli' assegno  d"  ini-  fari  tenersi  presenti  le  leggi  e  le  disposi- 

VOL.  LXXXIII.  'o 


,46                   UN  Ci  UNO 
zioni  viaenli,  efl  osservare  gli  avvisi  che  plelamento  ,  manleninìento  e  alloggia- 
ven"ono  loro  couiunicali  dalle  aiiloiilà  mento  delle  liii|)[)(',  ed   il  sisleina  delle 
siiperiiiri    in   ordini    speciali,   o[)piire  in  vetture  semigialuile;  riii)[)iego  della  geii- 
islruzinniannosite.Le  determinazioni  piìi  darmeria  e  degli  altri  cor[)i  destinati  alla 
dettagliale  sul  Irallauiento  degli  affari  e  guardia;  il  sistema  de'passaporti,  della  pa- 
sulla  posizione  di  servizio  degli  oiga-ji  im-  tria  e  degli  stranieri;  gli  allari  de'oieslie- 
pie"ali  uell'amministrazione  politica  sa-  ri  e  del  comnieicio,  il  sistema  sanitario,  il 
ranno  contenute  dall'isti  uzione  d'  uffizio  sorveglinmento  liegli  all'ari  coniunuli  e  di 
pe'niedesimi. XI 1. L'amministrazione pO'  tutti  gl'istituti  e  disposizioni  riguanlanti 
litica  appartiene  prima  di  lutto  alla  giù-  la  polizia   locale,  gli  affari    delle  chiese, 
risdizione  del  ministero  dell'interno.  Al-  scuole  ed    istituzioni,  1' ainmiiiistiazione 
le  autorità  politiche  spellano  perciò  piìi  dellecarceri;ilsorvegliamento  della  slam- 
prossimamenle  tulli  gli  aduri  riferentisi  pa  ed  associazione;  la  cura  perla  tenuta 
alla  sfera  di  attività  di  quel  ministero,  e  ad  evidenza  de'conlini  dell'impero  e  del- 
cjuelli  fra  gli  adari  a[»partenenli  alla  giù-  la  provincia,  e  pel  mantenimento  delle 
risdizione  degli  altri  ministeri,  che  sono  strade  per  terra  e  per  acqua;  la  coopera- 
affidali  alla  cura  dell'autorità  politiche,  zione  alla  commisurazione,  riscossione  e 
in  quanto  che  da'rispettivj  ministeri  non  lrascrivimentodeli'impostedirette,e  l'ap- 
sono  nominali  degli  organi  speciali  ,  di-  poggio  degli  oigani  delle  gabelle  a  nor- 
pendenli  immedialamenle  da'medesioii.  ma  delle  leggi  sull'imposte  e  gabelle;  le 
In  questi  ultimi  rami  del  servizio  pul)bli-  cose  di  agricoltura  e  gli  affari  di  privilegi, 
co  hanno  gl'impiegati  politici  da  proce-  il  prendere  influenza  all'  espropriazione 
dere  giudizialmente  e   da   cooperare  in  in  conlese  sopra  «lirilli  d'acque  di  fabbri- 
quanto  che  ciò  viene  loro  imposto  od  ac-  che,  la  composizione  di  bilanci  prevenli- 
cordato  dalle  norme  legali  universali,  o  \i  per  l'amministrazione  politica   e  per 
dagli  ordini  e  istruzioni,  che  verraimo  e-  gl'islituli  pubblici  del  loio  distretto  di  giu- 
messeda'rispettivi  ministeri,  d'intelligen-  risdizione.  XV.  L'attuazione  dell' orga- 
za  col  ministero  dell'interno.  Xlll.  Alla  nizzazione  dell'auuninistrazione  politica 
sfera  d'attività  delleautorità  politico-am-  nell'Ungheria  e  delle  provvidenze  riferen- 
iuinislrativeap|)artiene  in  generale  la  cu-  lisi  allo  stabilimento  delle  nuove  autori- 
ra  per  la  pubblicazione  ed  eseguiniento  là  verrà  affidata  ad  una  commissione  spe- 
delle  leggi,  eper  la  conservazione  e  lipii-  ciale  d'  organizzazione  sottoposta  al  mi- 
slinamento  della  sicurezza,  dell'ordine  nistero  dell'interno.  (Questa  commissione 
pubblico  e  della  tranquillità  di  tutta  l'è-  dovrà  aver  cura,  d'intelligenza  cogli  or- 
slensione  della  loro  giurisdizione.  Cogli  gani  chiamati  all'attuazione  deli'organiz- 
organi  chiamali  stabilmente  o  tempora-  zazione  dell'autorità  giudiziarie,  special- 
riamenle  ad  aver  cuia  di  singoli  allari  ri-  mente  del  rintraccianiento  e  distribuzio- 
leientisia  questi  rami  del  servizio  pub-  ne  delle  necessarie  località  d'uffizio,  del- 
bìico,  le  autorità  amuiinistralive  devono  la  publ)licazionede*concoisia'posti  diser- 
agiie  con  unaninnlà  ,  zelo  e  piontezza.  vizio,  e  del  rapporto  da  farsi  al  ministe* 
XIV.  La  sfera  d'attività  degli  oigani  pò-  ro  dell'interno  sidle  proposte  d'impiego 
litici  abbraccia  in  ispecial  modo,  enti  o  i  de'medesimi,  della  preparazione  ed  ese- 
limiti  piescrilli  dalle  disposizioni  vigenti  ciizione  della  consegna  dell'uffizio,  e  del- 
oda rilasciarsi,  i!  tenere  ad  evidenza  la  l'mtroduzione  di  que'tìisposti,  che  si  pre- 
popolazione, la  raccolta  e  la  confrontazio-  sentano  come  necessari  allo  scevranienlo 
ne  di  dati  statistici,  come  pure  il  sorve-  ed  alla  cura  degli  affari  che  in  avvenire 
gliamenlo  ile'registii  di  nascita, di  mairi-  non  apparterranno  più  alla  sfera  d'alti- 
uionioodi  morie;  la  cooperazionealcom-  vita  degli  organi  politici.  XVI.  l\'r  nu'Z- 


UN  G 

zo  della  piil)blicazione  de'concorsi  vpnà 
«(Feria  a  tulli  qnegl'intliviilui  the  voglio- 
no cletlicarsi  al  servizio  polilico,  l'occasio- 
ne, dimostrando  la  loro  capaciti»,  e  in 
quanto  essi  si  sono  già  trovali  al  servizio 
pubblico,  o  vi  si  trovano  tuttavia,  di  ri- 
correre a'  [)0sli  di  servizio  da  occuparsi 
defiiiitivatuente.Nel  concedeie  i  posti  bi- 
sogna prima  di  lutto  por  niente  al  grado 
maggiore  di  obililà  de' concorrenti,  non 
che  a'  servigi  da  loro  prestati  con  buon 
successo  nella  posizione  d'ufficio  in  cui  si 
trovarono  finora.  Le  nomine  a'poslid'im 
piegali  sislemalici  piesso  le  autorità  po- 
li'liche  amniinistialive  ,  segnile  dopo  il 
consiglio  della  comriiissione  d'organizza 
zione,  valgono  come  ilefìinli ve  econcedo- 
110  agi'  impiegati  i  diritti  e  ragioni  spet- 
tanti ,  giusta  le  prescrizioni  vigenti  ,  a- 
gl'  impiegali  jiidjblici.  Gl'ioìpiegnli  che 
«llnalmente  trovansi  in  funzione  [irovvi- 
soriansenle  restano  a'ioro  posti,  in  quaii- 
tocliè  non  ne  vengano  limossi  per  moti- 
vi disciplinari,  sinoall'organizzazioiiede- 
finiliva,  e  qualora  otlengano  quindi  un 
i  «n  piego  deli  ni  ti  vo,o  bensì  nella  loro  qua- 
lità di  servizio  attuale  oppure  in  un'al- 
tra, il  tempo  da  loro  passito  senza  inter- 
ruzione al  servizio  pid)blico,  dal  giorno 
del  loro  impiego  provvisoi  io,  verrà  calco- 
lato al  tempo  di  servizio  definitivo".  L'im- 
peiatore  Francesco  Giuseppe  I  con  so- 
vrana risoluzione  de'  i  o  "ennaio  i  853, or- 
dinò  che  la  luogotenenza  dell'Ungheria, 
che  dovea  essere  organizzata  di  nuovo, 
dovesse  fungersi  in  5  sezioni  separale.  Af- 
fine di  dare  esecuzione  a  questo  decreto, 
raiciduca  Alberto  deferì  a'  28  febbraio 
una  parie  dell'attivila  d' ulììcio  dell'I. 
r.  luogotenenza  di  Buda  alle  5  reggenze 
distrettuali, e Irovòopportuno  d'assegna- 
re ad  esse  col  1."  maggio  anche  gli  ahri 
affari  polilici  della  sua  sfera  d'ammini- 
strazione. Con  detto  giorno  dunque  le  5 
reggenze  distrettuali  di  Presburgo.Buda, 
Cas>ovia,  Oedenburgo,  e  Gran  Varadi- 
no ,  cominciarono  ad  esercitare  la  sfera 
d'azione  assegnata  culla  detta  imperiale 


UNG  147 

risoluzione  alle  sezioni  luogotenenziali 
dell'Ungheria  ed  a'ioro  capi.  Esse  ebbero 
col  medesimo  I  "mnggio  il  titolo  d'impe- 
riali regie  sezioni  longoteiienziali.  Il  prò 
tocollo  degli  esibiti  dell'i,  r.  luogotenen- 
za venne  chiuso  nel  line  d'aprile.  L'i.  r. 
luogotenenza  di  Buda,  parimenti  col  i." 
maggio,  non  potè  più  assumere  l'evasio- 
ne di  quelli  presentati  sino  a' 3o  aprile, 
e  ciò  fino  a'  I  5  rJ>ag^io  in  cui  cessò  asso- 
lutamente l'attivila  d'ufficio.  La  sovrana 
patente  emanata  a'  19  ottobre  1846,  a 
protezione  della  proprietà  letteraria  ed 
artistica,  col  r. "maggio  fu  [losta  in  attivi- 
la per  l'Ungheria  e  gli  anteriori  suoi  pae- 
si aderenli.  Con  altra  sovrana  patente  dei 
IO  maggio  I  853,  operativa  pel  legno  di 
Ungheria,  per  la  Voivodia  di  Servia  e  pel 
Banalo  di  Temeswar,  fu  decretato  che 
dal  1."  novembre  veniva  introdotto  il 
[)rovvisorio  catasto  foiidiario,  quale  mi- 
sura per  la  commisurazione  dell'imposta 
fondiaria  ,  e  stabilito,  che  (juesta  debba 
importare  il  I  6  per  100  della  rendita  net- 
la.  A  su[)plue  a'riportati  generici  cenni, 
ed  a  quelli  storici  che  vndo  a  descrivere, 
si  poimo  consultare.  Nicola  Olahi,  TIiui- 
garia  et  Alila,  VindobonaeiyGS.  Res- 
puhlìca  et.  Status  Regni  Huugariae , 
Lugduni  Bat.i634.  Istoria  delle  azioni 
de' re  delV  Ungheria^  Venezia  1 68  j.  Iu- 
cbo(ev,Aiiua  lesEeclesiaslìci  Regni  Ilun- 
{^ariae,  Romaei644-  Carlo  Peterfy  ge- 
suita, Sacra  Concilia  Ecele.siae  roma- 
ìiae  catholicaein  Regno Ilungarine  ce- 
h'hrata ah  anno  Christiio^5  adannum 
usqiie  1715.  Accedunt  Reguin  Huuga- 
riae etSedisApostolicae  legaloruin  con- 
stitutiones  ecclesiasticae:  collegit,  illii- 
strai'it,  Posoniii742.  Kolhuii,  De  ori- 
giia'l/us,  et  iisii  perpetuo potestatis  legis- 
latoriae  circa  sacra  Apostolieorum  Re- 
^Hniirungariae,V\nòohonae  1  7  64. Gior- 
gio Pi  ay  gesuita,  Anna  Ics  veterum  Hun- 
nomili,  Avarimi  et  Tluiigaroruin  ah  an- 
no ante  Cliristum  7.  IO,  usqiiead annwìL 
C/ir/.sa'g97,  Viudobonae  1761:  Disser- 
tationes  hislorico-criticac  in  Annales 


i48  U  N  G 

'  vetcrwn  ILinnorum,  ivi  i  774  :  y^nnales 
Regimi Tliwgnriac  ah  anno  Clìvisli  997 
iisque  ad  annulli  1 564  dednclì ,  ivi 
1  764-70:  Epìstola  rcsponsoria  ad  dis- 
serta tì'onern  apo  loge  ticain  In  noccn  tUDe- 
serica,  de  initiis  ac  majorihus  Hiinga- 
rornniy  Tyrnau  1  762  :  Epistola  respon- 
soria inpartem priinani  disserta lionuni 
Benedicti Cetto,W\  1  768:  Specimen Hie- 
rarchiae  lIungaricae,Vesli)m  1  776-79: 
Index varìorwn  libr orimi  Bihliothecae 
ìtnii'ersilatis  Budensis,  Budaei  780-8  1  : 
Ilistoria  Reginn  Ilitngariae  stirpis  /lii- 
striacae, hus,i\sla  i  799:  Ilistoria  Regimi 
Hungariae  ciim  notitiis  praeviis  ad  co- 
gnoscendum  i'etereni  lìegni  statimi  per- 
linentihus^  ivi  1 801:  De  Sigillis  Regimi 
et  Reginarimi  Hungariae,  pliiribusqite 
nliis  syntagma,  ivi  i  8o5.  Giovanni  Ben- 
ìiO,TransYh'ania,\'\u(.\o\)onae  i  778. Va- 
lentino Franli,  Bre\'iciilus  originimi  na- 
tionum  etpraecipue  saxonicae  in  Tran- 
sylvania,  Gedani  1701.  Rohier,  Saggio 
sugli  abitanti  tedeschi  della  monarclda 
ytastriaca,  Vienna  1804.  Antonio  Bon- 
\m\,ReruviIliingaricarimi  deeades  tres^ 
nane  deniimi  industria  Martini  Bren- 
neri  histricensis  transylvani  in  lucem  e- 
r//tó^,  Basileaei543:  Ciiin  additionibus 
J.  Samhiiei ,  lìl.  Ritii ,  C.  Experientis, 
N.  Olahi.  A.  Cortesii,  et  A.  Bahschay, 
Francofurti  i58r.  Syndromus  rerum 
Tiircico  -  Pannonicarum  ,  Francofurli 
1627.  JVIallia  Beli,  Notitia  Hungariae 
novae  historico- geographica  ,  Viennae 
1735.  Goffredo  Schwait,  Initia  religio- 
nis  Christianae  inler  Hungaros  Eecle- 
siae  Orientalis  asserta  ,  Francofurli 
1740.  Egli  falsaraente  attribuisce  a'gre- 
ci  la  conversione  dell'  Ungheria.  J.  G. 
Schwandlner,  Scriptores  rerum  Han- 
gnricarum,  Vindohonae  1746.  D.  Ber- 
tololli,  La  calala  degli  Ungheri  in  Ita- 
lia nel  900,  romanzo  storico,  Milano 
i83o. 

L'Unglieria.clie  r\^(7;v/cliiamasi  da- 
gli alemanni,  e  nel  proprio  dialetto  /^a- 
gyar-Orszàg,  dagli    l'guri  finlandesi, 


UN  G 

die  vi  si  slabillrono.  ha  derivatoli  proprio 
nome,  secondo  il  Castellano.  F^'Unglì»MÌa 
tiene  il  luogo  della  parte  orientale  della 
Dacia,  della  parte  settentrionale  dell'an- 
tica Pannonia  (di  cui  parlai  a  Sirmio  per 
essere  stata  la  capitale  della  bassa  Fanno- 
iiia),  corrispondente  alla  bassa  Austria, 
alla  bassa  l  nghcria  e  alla  Slavonia.  o 
Schiavonia,  e  dell'estremità  sud-est  del- 
la Germania,  abitata  da'quadi,  i  <)uali 
occupavano  l'alta  Ungheria  sino  a  Gran 
o  Strigonia,ed\  là  seguendo  il  Danubio, 
la  parte  dell'Austria  che  giace  tra  il  detto 
fiume  e  la  jìloravia.  Occupa  finalmente 
l'Ungheria  il  paese  de'lazygi,  popoli  di- 
scendenti dagli  antichi  lazygi  Metnnastei, 
che  abitavano  al  noi  d-ovest  della  Dacia, 
fra  il  Danubio  e  la  Theiss.  Verso  il  prin- 
cipio dell'era  cristiana,  i  romani  s'impa- 
dronirono successivamente  della  Panno- 
nia e  della  Dacia,  dal  quale  ultimo  paese 
furono  cacciati  ùaf'isigoti,  Venneio  alla 
lor  volta  a  piombare  sulla  Dacia  gli  Un- 
ni {l'.),  e  piìi  lardi,  sotto  il  loro  fiiinoso  e 
feroce  capo  Attila,  que' l»;irbari  e  crudeli 
conquistatori  insignoritisi  della  Pannonia 
andarono  a  portare  il  terrore  nel  resto  di 
Europa.  Dal  nome  appunto  degli  Unni, 
combinato  secondo  alcuni  con  quello  de- 
gli Avari,  si  fa  derivare  il  termine  Ilun- 
g'ar/V/,  Ungheria.  Dopo  la  morte  di  At- 
tila, avvenuta  nel  4^3,  avendo  l'Unghe- 
ria scosso  il  giogo,  come  tutte  le  nazioni 
doniate,  i  gepidi  e  gli  ostrogoti,  poi  i  lon- 
gobardi ne  ne  contrastarono  il  territorio: 
i  gepidi  furono  schiacciati  e  sostituiti  da- 
gli avari,  i  quali  con  alcun' altra  tribù 
slava  in  breve  rimasero  quasi  intera- 
ilienle  signori  della  contrada;  se  non  che 
furono  nel  loro  possesso  inquietati  dagli 
slavi,  popoli  primitivi  di  quel  paese, e  da' 
bulgari.  Carlo  Magno  terminò  nel  799 
coU'espellerli  dalla  Pannonia,  dopo  cru- 
de! guerra  d'8  anni,  in  cui  perirono  tutti  i 
lorocapiegran  parledella  nazione. inulo  i 
suoi  avanzi  presto  disparvero  daH'Liiglie- 
ria.  Pel  suo  religioso  zelo,  pare  che  co- 
luincìò  r  Ungheria  ad  essere  iliuminalu 


UNG 

dalla  benefica  e  feconda  luce  della  reli- 
gione cristiana,  come  quello  che  tanto  e- 
steie,  nella  Germania  speciulnjeiile,  la  fe- 
de di  Cristo.  Altri  però  sostengono  che 
r  Evangelo  era  slato  già  predicato  nel- 
l'Ungheria fino  dal  III  secolo,  ma  che  la 
fede  rimase  a  pi  incipio  oscurata  dall'aiia- 
tiismo,  forse  introdottovi  da'goli  invaso- 
ri, e  poscia  quasi  estinta  da' barbari  che 
costeggiavano  di  là  del  Danidjio.  Dopo  la 
morte  di  Carlo  IMagno,  eh'  ebbe  luogo 
nell'8  1 4,  l'Ungheria  ribellandosi,  furono 
vedute  profanate  le  cose  sagre,  presi  di 
mira  i  credenti,  così  che  il  vero  culto  ve- 
niva esercitato  in  segreto,  e  col  niancar 
l'esercizio  esteriore  di  esso,  il  popolo  ri- 
lornò  alle  superstizioni  antiche.  Poterono 
conservare  la  fede  quelle  popolazioni  del- 
l'Ungheria,  eh'  erano  le  più  vicine  alla 
Germania,  e  S[)ecialmente  alla  Baviera, 
dove  non  mancavano  intrepidi  propaga- 
tori ilei  nome  cristiano.  L'Ungheria  restò 
in  piccolissima  parte  fino  al  fiume  Pvaab 
sotto  il  dominio  de'  principi  Carolingi, 
successori  ed  eredi  di  Carlo  IMagno,  sino 
ali'888  circa,  epoca  della  morte  di  Carlo 
li  il  Grosso  re  di  Francia  e  già  impera- 
loìc;  da  ppoichè  né  Carlo  IMagno  né  i  suoi 
successori  non  hanno  mai  avuto  autori- 
tà sopra  1*  Ungheria,  come  pretesero  al- 
cuni. Nell'anno  precedente  l'Ungheria  di- 
venne preda  d'un  novello  popolo  sbuca- 
to come  gli  unni  e  gli  avari  dalla  Scizia 
asiatica  o  Tartar-ia  (/'.),  composto  di  O- 
ìù'gnri  e  di  Madgiario  Magyarì.  1  pan- 
noni  dierono  ad  essi  il  nome  di  Unghcri, 
che  non  è  che  una  corruzione  di  quello  di 
Onìguri.  Tale  è  1'  opinione  di  Guignes, 
Gio.  Eberardo  Fischer,  nelle  sue  Quae- 
stioiH's  Pciropilitanac,  Gottingae  i  770, 
dà  agli  ungheri  origine  alquanto  diversa. 
Secondo  lui  questo  popolo  fu  conosciuto 
dapprima  sollo  il  nume  di  Jugri,  da  cui 
|)er  corruzione  derivò  (juello  di  Ilugri, 
Lagrio\\  L/iglicri.  Egli  asserisce  che  la 
1.  loro  dimora  fu  ne'paesi  situali  intor- 
no la  città  di  Turtau  all'  occidente  della 
Cina,  donde  dopo  lungo  errare  si   reca- 


U  i\  G  149 

rono  a  stabilirsi  in  Baskirie.  Cacciali  poi 
di  là  da  Pelschenegi  o   Patzinaci,  dopo 
lungo  intervallo  di  tempo  si  rifugiarono 
sulle  terre  de'romani,  e  fissarono  il  loro 
soggiorno  in  Pannonia.  Del  resto  questa 
nazione  era  del  tutto  diversa  da  quella 
degli  umii  ne'  costumi,  fuiina,  foggia  di 
vestire  e  nella  lingua.  Il  loro  idioma, giu- 
sta   lo  stesso  scrittore,   componevasi  in 
gran  parte  del  tartaro  e  dello  scita,  e  spe- 
cialujente  del  dialetto  de'  tartari  voguli. 
Capo  del  conquisto  da  essi  fallo  in  Pan- 
nonia fu  Almo  o  Aimone,  dagli  orientali 
chiamato  Salmuts,   che   pretendeva  di- 
scendere da  Aitila  re  degli  unni.  Egli  eb- 
be  un  figlio  per  nome  Harpad  o  Arpad, 
che  essendo  a  lui  succeduto,   trasmise  i 
suoi  stali  nel  907  (altri  anticipano  il  prin- 
cipio del  suo  regno  all' 887  e  lo  fanno 
morto  nel  907  )  a  suo  figlio  Zulta  o  Zol- 
lan  o  Sollan.  Le  armate  di  costui  si  spar- 
sero per  l'Europa  e  devastarono  la  Ger- 
mania, 1'  Italia  e  la  Francia  orientale. 
Zulta  nel  908  cede  i  suoi  stati  al  figlio 
Toxun,  il  cui  governo  fu  tutto  opposto  a 
quello  di  suo  padre.  La  pace  da  questo 
principe  stabilita  ne' propri  stati  ne  apri 
l'ingresso  agli  stranieri,  e  fu  coll'opera  di 
questi  che  Gelsa  o  Geysa  di  lui  figlio  e 
successore  nel  96 1 ,  conobbe  e  abbracciò 
la   religione  cristiana.  Cristoforo   Koch, 
Quadro  delle  rii'oluzioiii  dell'Europa, 
dal  rovescianieiiLo  dell  Impero  Roma- 
no  in  occidente  fino  a' nostri  giorni,  Pa- 
rigi  1 8  I  3,  riporta  ì  seguenti  cenni  storici 
dell'Ungheria.  Gli  ungheresi,  denomina- 
ti anche  Magyari  da  una  loro  tribù,  po- 
poli pagani  e  fieri,  abitavano  un  tempo 
le  regioni  che  sono  al  settentrione  del 
mar  Caspio.  Verso  1'  889  o  892  partiti 
sotto  la  condotta  d'Arpad,  invaseroesot- 
toinisero  la  Dacia  e  la  Pannonia,  abitata 
da  popoli  di  varie  nazioni,  e  fra  gli  altri 
da'discendenti  degli  antichi  romani,  da- 
gli slavi  ec.  iNell  899  e  nel  900  invasero  il 
Veneziano,  corsero  il  Modenese,  incen- 
diarono li  monastero  di  Nouantola  e  ne 
uccisero  i  monaci.  Nel  924  presero  e  di- 


X  5o  li  N  G  U  ]N  G 
sliuiseio  Pa\ii«5  tiucidantlo  la  iiuigyior  gf///,c]iveniie  fi  a  breve  oggetto  di  tenore, 
pailedegliabilaiUi.  Nel  987  devastaKniu  ed  era  fama  che  divora<isero  la  caiiie  ti- 
Capua,  baruo,  iNola  e  Ijetievenlo.  NclqS')  maria  e  ne  nutrissero  i  loro  cavalli.  Con- 
iuvastro  la  Baviera,  ed  Ollonc  1  re  di  verliti  al  cristianesimo  sotto  Geysa,  co- 
Germania  li  sconfisse  sul  Ledi,  facendo-  minciarouo  a  darsi  all'agricoltura,  Hncliè 
ne  una  strage  orribile.  Tra  il  978  edt)8q  s.  Stefano  1  fece  di  loro  veramente  un  po- 
Pellegrino  vescovo  di  Pas.st/vicits.  Adal-  polo,  non  essendo  stali  sin  allora  che  un' 
berlo  vescovo  di  Praga,  spediiono  inis-  orda  selvaggia.  Lo  storiografo  Teliei"  so- 
sionari  in  Ungheria,  e  Geisa  che  n'era  il  stiene,  essere  i  IM.igiari  suoi  antenati  d'o- 
duca  o  princi[)e,  ricevette  le  acque  bai-  rigine  parlicajche  inoltre  in  una  canzone 
tesiniah.  11  martire  s.  Adallicrlo  (/  .)  è  del  secolo  X  i  nomi  di  Ungari  e  Parti  ven- 
anche  venerato  apostolo  dell'Ungheria,  e  gono  usati  nello  stesso  senso.  A  questi  do- 
il  Buller  dice  che  vi  predicò  ii  Vangelo,  cnruenti  venne  da  ultimo  aggiunto  un 
e  che  fra  quelli  da  lui  guadagnati  a  Gesìi  3.°  dell' accademico  Jeniey,  a  cui  riii- 
Crislo,  si  annovera  il  re  V.  Stcfa/io  I  (^/  .);  sc'i  di  decifrare  un  ms.  magiaro  del  seco- 
ma  di  questo  poi  ragionerò.  Dissi  altro-  lo  XI, in  cui  iu  una  specie  di  preghiera  o 
ve,the  Beneilelto  VII  Papauel977  con-  pia ammonizione,è fatta  menzioneespres- 
fermò  a  Pellegrino  arcivescovo  di  Lorck  sameute  de'sanli  e  celebri  antenati  Ma- 
{/ .),  la  giurisdizione  sopra  7  vescovati  giari  e  de' Parti,  zenl  j'clcus  Partas  eu- 
deirUngliei  ia  inferiore,  iie'quali  gli  coni-  *tmA.  Ora  e  continuando  le  nozioni  sulla 
metteva  le  sue  veci.  Loich  eia  inetropoii  origine  degli  uiigheri  o  magiari,  conviene 
ecclesiaitica  della  l'annunia,  e  lino  dal  far  parola  delle  barbare  atrocità,  incendi 
5o4  Papa  s.  Simmaco  avea  concesso  il  e  depredazioni  commesse  dagli  ungheri 
pallioal  suo  arcivescovo,  indi  la  sua  giù-  o  magiari  per  un  secolo  e  più,  sia  nelle 
lisdizione  fu  trasferita  a  ó\///.7;«/ì;c'(/  .).  terre  circostanti,  sia  nelle  vicine  contra- 
iseli Ungheria  vi  sono  marche,  boi ghl  e  de,  sia  nelle  diverse  calale  e  terribili  ir- 
villaggi  denominati  31ugyar^co\i  diver-  ruzioiii  in  Italia,  il  che  deplorai  in  tanti 
.>>i  aggiunti,  imposti  da'nuovi  dominatori  luoghi  da  loro  manomessi;  laonde  rilevai 
della  regione.  Alcuni  geografi  credono  i  che  per  difendersi  da  essi  e  dalle  deva- 
Magyari  un  principal  laiuo  della  grande  stazioni  de'saraceni,  in  tale  epoca  si  ac- 
nazione  de' jf'n/</u',  che  verso  la  (ine  del  crebbe  maggiormente  e  si  moltiplicò  il 
secolo  IX  mostiaronsi  in  questo  paese,  numero  delle  7o/7-/eallri  propugnaco- 
tlove  pervennero  a  stabilirsi  Sotto  il  I  .°lo-  li,  circondandosi  i  luoghi  di  forti  mura  o 
ro  duca  Arpad,  o  per  mezzo  di  negozia-  riparando  le  dirute,  anzi  ebbero  cos'i  ori- 
zioni,  oppure  colla  violenza,  di  qua  i  loro  gine  non  pochi  castelli,  Contro  quelle  ter- 
capi  estendendo  lontano  le  conquiste,  fin-  ribili  bande  di  scorridori  annaronsi  vii- 
che  il  cristianesimo  insinuantlosi  fra  essi,  l-iggi,  case  e  persone.  Le  città  rinnovare- 
ui  mano  in  mano  ne  addolcì  i  eostumi  no  lemma  sfasciate  dal  tempo  e  da  altri 
teroci.  Non  mancano  di  quelli  che  stabi-  barbari;  le  alture  si  munirono,  ogni  mo- 
liscono  air  894  l'invasione  de' barbari  uaslero,  ogni  brigala  scavò  ima  fossa,  riz- 
lUagyaii  nell'Ungheria,  dicendoli  d'  ori-  ?òuno  steccato,  tutto  si  pose  in  opera  per 
t^ine  kainuicea  o  finlandese,  i  quali  sotto  l'individuale  sicurezza.  Ogni  barone  per 
ia  condotta  d' Arpad  s' inipodestarono  mettersi  al  coperto  delle  incursioni  nu- 
di tutta  la  conliada,  ridussero  in  servilìi  gliere  fortificò  o  ricostruì  il  suo  castel- 
gli  abitanti,  e  divisero  fra  loro  il  lerrito-  lo.  Quanto  polevasi  alto  elevavasi  un 
no.  1  nuovi  pos«^c^s^ori  (ontinuaronolelo-  moiilicello  di  terra  Irasportala,  circon- 
10  escin.sioni  111  Europa,  dove  il  loro  no-  davasi  con  fossa  larga  e  profonda,  sul 
nie  di  O/^'!;/,  donde  derivò  quello  d'O/i-  eoi  01  lo  esterno  piaatavausi  palizzate  ili 


UN  G  L  ,\G                      .-r 

legni  Hf(ii;ulralie  fortementecoiiiiessi,c!ie  di  uti.i  ceita  piobabililà  de'  leggenli  nel 
fumiiivaiio  muro,  qualora  la  ciula  non  principio  de'  loro  governi  non  lioevono 
eia  di  muro  forte  e  gagliardo.  Stdiasoni-  troppo  anguste  liuìilazioni.  Il  Muratori 
mila  del  monte  si  fabbricava  una  piccola  nella  Disscrt.i^.' -.Dcllu milizia  de  seco- 
titlii  donde  avea  in  giro  la  vista,  né  alla  li  rozzi  in  Italia,  prova  che  gli  Uugri  o 
sua  porta  si  arrivava  che  per  un  ponte  Unglwri  ^uvono  la  cagione  che  si  fortiQ- 
geltalo  sulla  fossa,  sostenuta  da  piloni  che  cassero  le  città  e  lecaslella  in  Italia.  Poi- 
dalla  bassura  esterna  clevavansi  a  gra-  cliè  narrando  le  invasioni  saracene,  l'è' 
di  (ino  alla  soinnnlà  ilei  monte.  Eusebio  sposizione  degl'italiani  e  le  loro  sulfereu- 
Verini  è  autore  del  Poinincntatio  fari-  ze,  dice  che  maggiormente  li  fece  pensare 
dica  critica  de  lincred'Uario  jum  Sere-  alla  difesa  l'increibbilecriideltà  dogli  un. 
ìii.ssiiiiac  Doinus  Aastriacac  in  Aposlo-  gri,  gente  barbara  e  spietata,  che  sui  piin- 
liciun  Regnimi  Hnngariae,  de  jure  e-  cipio  del  secolo  X  cominciarono  a  scorre- 
ligcndi  Rcgcni,  (jiiod  ordinibus  inclytis  re  dalla  Pannonia,  detta  poi  dal  nome 
lirgui  Hnngariae  (juoiidatn  coi/i/n'lc-  imo  Ungheria,  nell'Italia,  devastandola 
bai,  de  Corrcgente,  Rrgc  juniorc,  Duci-  con  incendi,  stragi  e  rapine,  il  che  fece 
bus  Regiis,f/uos  oli/n  Iluiigariii  haha-  miiUir  faccia  all'Italia,  Poche  erano  pri- 
bat.  Vindobonae  1771.  Dopo  il  Vide-  ma  di  que'teuipi  le  città  e  castella  prov- 
manno,  il  Pancrazio,  il  Veiboecz,  il  lieck  vedute  di  buone  mura  e  d*  altre  fortifi- 
0  il  Keuieny,  che  hanno  trattato  del  di-  cazioni.  Gran  tempo  s'era  goduta  la  p.ice 
ritto  pubblico  dell'Ungheria,  e  del  jus  e-  sotto  gì'  intperatori  Franchi,  né  da  rnol- 
reditario  dell'augusta  casa  d'Austria  sui  tissimi  anni  s'era  provata  incursione  ai- 
regno,  il  Verini  principia  il  suo  trattalo  cuna  de'barbari,e  perciòquasi  dappertut- 
cou  l'esalta  descrizione  dell'origine  dello  lo  si  vivea  alla  S[)artana,  e  non  che  la 
stato,  provando  che  i  moderni  L  iigari  o  campagna,  le  città  slesse>i  trovavano  ori- 
Madschaì-i  utWa  loro  discesa  in  Emopa  ve  d'ogni  difesa.  Que'che  si  chiamavano 
erano  divisi  in  7  cantoni,  e  che  nel  loro  Borghi,  furono  douioriun  congrcgaiio- 
regolaniento  civile  poco  si  dilferen/.iava-  na^quae  maro  non  claudebantur.  Al- 
no dagli  svi/zeri  e  dagli  abilatori  de'Pae-  lorchè  diedero  legge  all'Italia  i  romani  e 
si  IJassi  confederali,  linchè  collegatisi  piìi  i  goti,  qui  si  contavano  assaissime  fortez- 
slrettamenle  fra  loro  pe'consigli  del  cha-  ze,  ma  per  le  successive  guerre  e  per  la 
zaro  Chakan  fondarono  sotto  Arpado  u-  lunga  pace,  andarono  la  maggior  parte 
na  monarchia,  ch'è  una  delle  piìi  anli-  iu  rovina,  però  sopravvenute  le  vane  in- 
die d'Europa,  e  disfallo  il  regno  de'Mo-  vasioni  saracinesche,  e  massimamente  le 
ravi  stabilirono  nel  paese  la  loro  feile.  tanto  deplorabili  degli  ungri,  si  dieionoi 
Contro  il  sentimento  del  Verboecz  e  del-  popoli  a  rifar  l'antiche  fortezze  e  a  fab- 
la  maggior  parte  de'giureconsulli,  che  li-  bricarne  delle  nuove,  per  resistere  a'ne- 
mitarono  di  mollo  il  potere  de'duchi  uu-  mici  e  uietler  iu  salvo  leloro  vite  ed  averi 
garici,  restringendo  la  forma  del  gover-  alle  occasioni.  Questo  medesimo  ripiego 
no  ad  una  semplice  aristocrazia  lino  a'  si  cominciò  a  praticar  in  Francia  nel  se- 
tempi  di  s.  Stefano  1,  il  Verini  stabilisce  colo  IX, a  cagione  delle  tante  lagrimevoU 
Arpado  illimitato  signore  dell'Ungheria  scorrerie  de' normanni.  Pertanto  chiun - 
con  non  poche  plausibili  ragioni  traile  que  potè  ottener  licenza  tla're  o  dagl'im- 
dall'analogia  de' governi  orientali,  e  di  peralori,  o  pure  t\d  principi  longobanli 
quello  de'  cha/.ari,  dalla  potenza  de'duci  ne'ducati  di  Beneveolo  e  Salerno,  s'ap- 
di  allora, conslalalu  dalla  hbera  divisione  plico  a  fabbricare  rocche,  fortezze  e  ca- 
falta  da  Arpado  del  paese  soggiogalo,  se-  stella,  e  a  ben  provvedere  le  città  di  mu- 
coadochè  afferma  Ottone  di  Frisinga,  e  va,  e  a  fortilicursi  anche  ne'  suoi  feudi  e 


,52                   UNG  UNG 
fino  iie'beni  allodiali,  liporlandoiie  i  do-  che  le  scorrerie   degli  iinglieri  in    Hai. a 
ciiMieiili.  I  popoli  della  Lombardia,  anzi  furono   passeggiere,  né  alcuni  di  essi  vi 
dell'Italia  impalarono  a  munirsi  di  buo-  fissò  il  piede,  come  fecero  i  normanni  e 
ni  rliìiìri  contro  la  ferocissima  razza  degli  talvolta  i  tedeschi.  Inoltre  Muratori,  nel- 
unsri;  nelI'SQSEuvardo  vescovo  di  Pia-  \a  Disscrt.   72/;   Delle  cagioni  per   le 
cen/a  comprò  un  Castrnin  aedificatìtm  tj itali  ne'  vecchi  tempi  si  sminuì  lapo- 
iitoderno  tempore;  nel  909  i  canonici  di  tenza  temporale  degli  ecclesiastici,  os- 
A'erona  concessero  agli  abitanti  delcaslel-  serva  che  tra  le  disavventure  delle  chie- 
lodi  Cereta  di  fibbricar  ivi  una  torre ^;/o  se  contribuirono  ancora  le  frequenti  ir- 
persecitt!oneiingarorum:anclìcV>cf^iìmo  ruzioni  de'barbari  nelle  provincie  d'Ita- 
si trovava  in  gran  iiev\co\o, maxima sae-  lia,  cioè  de'  longobardi,  saraceni  ed  un- 
voiitm  nngaronim  incursione,  comeap-  gheri;  dice  immensi  i  ojali,  le  desolazioni 
pai  isc:e  dal  diploma  di  Berengario  I  re  di  e  le  miserie  recate  da'primi,  peggio  però 
Italia,  col  qiKileconcesse al  vescovo  Adal-  operando  gli  migri  tartarici  soprammo- 
bei  to  e  a'  cittadini  licenza  di    turres  et  do  fieri,  i  quali  nel  secolo  X  uscendo  qua- 
/nnrosreaedi/jcarc.ho  stesso  re  nel  912  si  ogni  anno  dalla  Pannonia,  saccheggia- 
pcrmise  a  Ridisinda  badessa  di  s.  IMaria  rono  la  maggior  parte  delie  città  d'ita- 
Teodota  di  Paviajd'edificarecaslelliepro-  lia,stragi  e  incendi  commettendo  dapper- 
piignacoli  ad  pagainvtim  insidias,  cioè  tutto.  Allora  fu,  che  i  territorii  diVerona, 
degli  ungri,  gente   venuta  dalla  Tarla-  Reggio,  Modena  e  d'altre  città  rimasero 
lia  e  tuttavia  idolatra.  Paiintcnti  Gaus-  desolali  e  bruciali,  confessando  lo  storico 
lino  vescovo  di  l'adova  impello  dall'im-  Luilpraiido,  tanta  essere  stata  la  ferocia 
peralore  Ottone  I  nel  064,  castella  cum.  e  rabbia  di  que'barbari,  che  non  osando 
lia-iil)us  etpropiignaeidis  erigere.  Altre  alcuno d'opporsi,  libero  campo  restò  loro 
simili  notizie  Muratori  già  avea  pubbli-  di    penetrar  nelle  viscere  dell'  Italia.  In 
calo  nella  Dissert.t.'  :  Delle  genti  bar-  tale  occasione  essendosi  salvati  colla  fuga 
lare,  che  assoggettarono  l' Italia, nella  i  piìi  degli  abitatori,  e  consumali  dal  fuo- 
qnale  deplora  come  la  bella  regione  sul  co  gli  archivi  di  non  pochechiese,  in  quel- 
principio  del  secolo  X  e  ne'  susseguenti  l'orrida  desolazione  tristo  comodo  ebbe- 
unni,  provò  infiniti  guai  per  l'incursioni  ro  gli  empi  e  pessimi  uomini  per  occiipa- 
d'una  nazione  [)iìi  fiera  e  barbara  delle  re  le  terre  degli  eccloiiastici.  Tornala  la 
altre, cioè  degli  ungri  o  unni,  gente  tarla-  calma,  benché  i  chierici  e  monaci  ripc- 
lica, che  avendo  colla  forza  sottomessa  la  tessero  i  loro  beni,  o  non  riuscendo  pro- 
Pannonia,  e  datole  il  nome  di  Ungheria,  vare  i  loro  titoli  o  provandoli,  non  olten- 
quasi  ogni  anno  calavano  nella  misera  nero  che  di  rado  giustizia.  Berengario  I 
Italia,  per  dare  non  solamente  il  saccodo-  con  diploma  dei  904  donò  alla  chiesa  di 
vunquf  giungevano,  ma  per  mettere  lui-  Reggio  Monte  Cervario,  con  dire:   toto 
to  a  Icrro  e  fuoco.  Grande  e  lunga  cala-  mentis  affectii  provideiites  ejusdem  Ec- 
mita,  princ.ipaiinenle  per  la  Lombardia,  clcsiae  nccessitales  vel depraedationes, 
in  cui  fino  la  regia  città  di  Pavia  restò  da  afrpic  incendia,  qnae  a  ferocissima gen- 
que  terribili  cuasnadieri  cambiata  col  fuo-  te  liungrorum  passa  est,  11  Borgia, i?r('i'(; 
to  in  un  mucchio  di  pietre.  In  Modena  istoria  del  dominio  della  Sede  aposto- 
coulvo  \  pes.smii  uitgerorum,  fu  compo-  licn,  narra  a  p.  101,  che  i  vescovi  delNo- 
bta  una  preghiera  al  palruno  s.  Geminia-  rico,  cioè  della  Baviera  e  del  Tirolo,  in 
no;  poielic  fu  aliora  che  l'insigne  mona-  una  lettera  indirizzala  nel  900  al  Papa 
sterudi  Nonaiitola,  dei  territorio  di  Mo-  Giovanni  IX,  alteslano  che  quando  gli 
dena,  tla   (pie'baibari   venne  dato  alle  ungheri  passarono  di  qua  dalle  Alpi,  cs- 
fiamme.  IVondimeno  cunfcsìu  Muialori,  si  vescovi  olhirouu  a'pope.li  alavi  trulluli 


U  i\  G  U  N  G                    1 53 

,di  p^ceyaffnicìiè  ttinidìuspathimflarent,  e  sebbene  popolatissima  bastare  pocbi  a 
(fita/mlin  Loiigobardiaiii  iiohis  intrare,  (le[)redarla,  come  artleiile<nente  braiiia- 
et  rcs  s.  Pelli  difendere,  populuinquc  vano.  Entrali  nella  regione  perla  via  da 
chrislìanimi  divino  adiidoì'io  redimere  laute  altre  barbare  nazioni  praticata,  fra 
liceret,  li  Borgia  chiama   gli    Uiigri  o  le  stragi,  gl'incendi  e  le  rovine  si  avanza- 
Vnglu-ri  gente  bestiale  uscita  dalla  Sci-  ruuo  sulle  rive  del  Brenta  nel  territorio 
zia,  cioè  dalla  Tartaria,  i  quali  avendo  padovano.  Il  re  Berengario  I  a  difesa  del 
colla  forza  sottomesso  la  Pannonia,  e  da-  paese  tosto  si  recò  in  Padova  per  opporsi 
Iole  il  nome  d'  Ungheria,  presero  poi  a  alla  furia  degli  ongheri,  a'qnalisembran- 
fare  quasi  ogni  anno  dell'incursioni  nel-  do  di  non  aver  forze  bastanti  per  icom- 
r  Italia,  dove  tutto  mettevano  a  ferro  e  battere  il  re,  si  ritirarono  da'  luoghi  oc- 
fuoco.  Lai."  calata  loro  in  questo  paese  copali,  lasciando  tutta  l'Italia  in  grande 
si  riporta  airSqg.  Gli  antichi  scrittori  li  onore  e  spavento,  aiassinie  le  città  lom- 
chiamano  anco  avari,  unni  e  turchi. Tro-  b'arde  come  più  esposte.  Perciò  molti  le 
vo  in  Palleschi,  Memorie  del  ducato  di  abbandonarono  portandosi  all'unico  ri- 
Spoleto,  p.  83,  che  Alberico  1  conte  Tu-  fugio  di  Venezia,  e  in  altri  luoghi  e  isola 
scolano,  sdegnato  sommamente  contro  dintorno  al  Lido,  tulli  originati  dall'  e- 
l'apa  Giovanni  X,  chiamò  in  Toscana  e  niigrazioni  per  fuggire  le  devastazioni  del 
iie'dominii  della  s. Sede  gli  ungheri,i  qua-  feroce  Attila.  E  perchè  l'esperienza  avea 
li  saccheggiarono  e  spogliarono  la   prò-  dimostrato  che  i  barbari  erano  avidi  del- 
vincia,  onde  in  vendetta  i  romani  tolsero  l'oro  e  dtlle  cose  più  preziose,  non  rispel- 
ad  Alberico  Ila  vita  in  Orte,  in  que'tem-  landò  ueppur  le  chiese  e  le  cose  sagre,  i 
pi  ben  fortificata,  cioè  nella  Toscana  stes-  padovani    le   nascosero  segretamente  in 
sa,  nel  qaS.  Quest*  assertiva  del  Sigonio  uno  alle  ss.  B-cliquie.  Intanto  gli  onghe- 
non  viene  credula  da  Muratori  in  lutto,  ri  profittando   delle   guerre  insorte   Ira 
Quanto  però  alle  devastazioni  e  depreda-  Berengario  1  e  l'imperatore  Lodovico  IV, 
zioni  del   più  prezioso,  e  delle  vergini  e  in  maggior  numero  nel  marzo  del  geo  ov- 
fanciulli  fatti  schiavi,  lo  asserisce  pure  vero  nel  qo3  tornarono  a  rovinar  l'Italia 
l'Adami  nella  jStorftìt^rZif^oZ.ye/zoyanzi egli  gettandosi  sul  Friuli.  Aquileia  per  la  i.'' 
pure  afferma  che  i  romani  per  vendetta  provò  la  rabbia  del  loro  furore,quindiVe- 
espugnarono  Oi  te  e  uccisero  Alberico  I,  rona,  Bergamo  e  Pavia.  Allora  Bereoga- 
o  Albertomarchese  di  Toscana,  com'e^ì  rio  I  adunato  un  esercito  3  volle  più  nu- 
lo chiama,  ma  non  pare   pel   narrato  a  meroso  del  nemico,  questo  si  pose  in  taa- 
lale  articolo.  Che  la  Romagna,  il  Piceno,  la  ajiprensione,  che  offerto  di  restituire  ii 
e  altre  proviucie  del  dominio  pontificio  predato,  domandò  di  lasciarlo  partire  li- 
patirono  le  infestazioni   degli  unghei  i  a  beraujente.  Inaspriti  i  barbari  dalla  fie- 
varie  riprese,  lo  raccontai  a'ioro  luoghi,  ra  negativa,  condjatlerono  con  tanto  fu- 
L'Orsato  ucW llisloria  di  Padova,  nar-  rore  e  di>pera7/ione,  che  completamente 
rando  all'anno  90  ila  calala  degli  Onghe-  sul  Brenta  disfecero  gl'italiani.  Inorgo- 
/■/ in  Italia,  li  dice  dalla   Scizia    passali  glili  dalla  vittoria, gli  ongheri  s'impadro- 
nella  Pannonia  e  cacciatine  gli  unni  l'oc-  nironodi  Vicenza,  Treviso  e  Padova,  eoa 
ciiparono,  e  che  non  essendo  avvezzi  se  inaudite  stragi  e  rovine,  per  tutto  spar- 
iion  a  guerreggiare,  le  madri  per  assuefar  geiido  la    desolazione,  finché   mediante 
i  figli  al  dolore  ancor  bambini  con  ferite  mollo  oro  evacuarono  le  spogliale  e  de- 
li tagliavano  in  diverse  parti  del  corpo,  formate  ciltà,  lasciando  le  chiese  e  mo- 
Prima  di  penetrare  gli  ongheri  in  Italia  nasteri  derelitti.  Maallorchèi  baroni  ita- 
vi mandarono  esploratori,  che  riferirono  liani  deposero  Berengario  I,  surrogando- 
essere  bulla,  fertile  e  co^jÌusu  d'ogni  bene,  gli  iiodoUo  11  re  della  Borjjoguu  Tiau^T 


,54  U  N  G  U  N  G 
inrana  Ceieii"fiiio  I  verso  il  924  cliia-  uovaroiio di  quando  in  quando,  nel  rinia- 
iiiò  in  suo  aiuto  gli  nngheri  uirestei-mi-  neute  del  secolo  X,  e  rie'primi  anni  dcl- 
nio  d'Italia.  Vi  cagionarono  un'infinità  rXI,ciò  che  raccontai  in  molli  articoli, la- 
<li  mali  bruciando  Pavia  e  uccidendone  onde  basta  il  fin  qui  narralo  per  dare  una 
il  vescovo,  insieme  a  quello  di  Vercelli,  idea  delle  fajnigerale  invasioni  ungariche. 
Ciò  /iitlo,  gli  slessi  uugheri,  passando  i  ToinandoaGeysa  duca  o  vaivoda  d'Un- 
piìi  scoscesi  gioglii  delle  Alpi,  calarono  in  glieria,  convertito  al  ciistianesitno  per  o- 
Francia,  scorsero  per  la  Provenza  e  la  pera  di  s.  Adalberto,  a  tuli'  nonio  occu- 
Linguadoca,  non  ostante  che  da  l\oilolfo  possi  di  rendere  cristiani  lutti  i  popoli  a  lui 
11,  e  da  Ugo  re  d'Arlese  marchese  educa  soggetti  msdiaotesanli  uomini,  che  spedi 
(li  Provenza  fìjssero  ne'passi  stretti  delle  a  bandirli  Vangelo  in  ogni  parte  dell'Un- 
Alj)i  assaliti,  e  che  Berengario  I  loio  fau-  gheria;  e  col  mezzo  loro  furono  mitigati 
loie  fosse  nello  stesso  tempo  per  congiura  i  feroci  costumi,  e  cessarono  le  criminose 
ammazzato  da'suui  italiani,  altamente  ir-  superstizioni.  Geysa  ardente  di  zelo  trion- 
ritati  peraverspinto gli  nngheri  abborriti  fò  di  tanti  impedimenti,  colle  parole  vin- 
a  incendiar  Pavia.  Morto  nel924Beren-  se  i  miti,  colle  minacce  i  difììcili,  colle  ar« 
gario  1,  |)oco  dopo  gli  ongheri  condotti  mi  gli  ostinati  baroni.  Onde  non  andò 
da  Salaido  rientrarono  in  Italia,  e  la  raollu  che  l'Ungheria  fu  tutta  cristiana 
Lombardia  per  la  I ."  fu  esposta  al  loro  fu-  |)er  opera  di  suo  (iglio.  Egli  si  accinse  a 
rore,  occupando  Mantova,  Brescia  e  Ber-  fabbricare  templi,  e  collegi  pe'sacerdoti, 
gamo  che  saccheggiarono  e  quasi  distrus-  tlirelto  nelle  cose  di  religione  da  s.  A- 
sero,  e  simile  disastro  toccò  pure  di  nuovo  dalberto.  Nel  977  Geysa  ebbe  dalla  sua 
a  Pavia,  onde  le  altre  città  e  Padova  si  moglie  Sarloth  o  Sarolth  o  Jecha  un  fi- 
munirono  a  difesa.  Nel  q 2 5  anche  la  To-  gliOj  al  cui  battesimo  fu  chiamato  Stefu- 
scana  soggiacque  al  furore  degli  onghe-  no,  in  onore  di  s.  Stefano  protomartire, 
li.  Questi  fecero  altra  discesa  in  Italia  non  che  N.  maritata  con  Ottone  Orseo- 
iiel  g37  contro  i  marsi,  i  quali  però  con  lo  doge  di  Venezia,  Sama  sposa  di  Aba, 
que'di  Valva  gli  lesero  aguati  e  dislrus-  e  Sarolth,  che  data  in  moglie  nel  984  a 
sero.  Indivi  ritornarono  nel  94*^  capi-  Boleslao  duca  di  Polonia,  fu  poi  ripudia- 
tanati  da  Tapi,  e  senza  trovare  resisten-  ta.  Slefano  nel  giorno  di  s.  Stefuio  era 
za  si  abbandonarono  alle  prede  e  agl'in-  stalo  battezzato  di  s.  Adalberto,  giusta 
cencli;  finché  per  l'oro  raccolto  dd'()opoli  l'autore  di  sua  vita,  o  d.»  s.  lìrunone  a- 
da  Berengario  11,  si  contentarono  ili  pai  -  postolo  della  Prussia,  secondo  Ademare 
lire.  Anche  la  Sassonia  fu  guastata  da-  de  Chabannais;  e  nel  997  dopo  la  morte 
gli  nngheri  nel  916,  massime  le  chiese,  di  suo  padre  fu  riconosciuto  a  vaivoda 
come  quella  di  Brema,  uccidendo  sacer-  ossia  duca  d'  Ungheria.  Erede  delle  sue 
dotispietalamenle  e  distruggendo  le  ero-  virtù,  coli' esem(ilare  e  instancabile  suo 
ci,  per  cui  .furono  puniti  e  in  gran  parie  zelo,  [lersuase  e  facendo  egli  slesso  da 
distrutti  dalla  divina  vendetta.  Indi  en-  uiission.uio  colle  dolci  maniere  obbligò 
Irati  inGermanianelgoS, Ottone  I  venne  lutti  gli  ungheri  a  ricevere  il  battesimo, 
con  essi  a  battaglia  campale,gli  sconfisse, e  compiendo  l' intera  conversione  a  Gesù 
condotto  il  loro  duce  allalisboua,ignomi-  disio dujuasi  tolta  l'Ungheria, per  quao- 
niosamente  lo  fece  impiccare. Questa  sire-  tu  riportai  nella  sua  biografia,  tlopo  aver 
l>itosa  viiiui  I,,, predella  da  s.  Udalrico  ve-  trionfalo  col  suo  valore  d'alcune  rivolu- 
scovo  d  Angusta,  fu  riportata  nel  giorno  zioni  occasionate  dal  suo  ardente  zelo  re- 
di s.Loren/o  arcidiacono,  per  cui  OUoue  l  ligijso.  Diversi  suoi  sudditi,  che  ancora 
a  suo  oiioiy  f)ndò  il  vescovato  di  Mers-  seguivano  l'idolatria,  si  ribellarono  sac- 
bnrg.  Queste  ticmcndc  incursioni  si  riu-  chcggunido  città  e  villaggi,  e  menando 


U  N  G  U  N  G                    1 55 

strage  di  crisliani.  Slefauo  allora  raccolse  Archi-Caenohì'is.  ìlfarliniinSacro  il  fon- 
ìe sue  milizie,  pieparossi  alla  guerra  co'  te  Paivioniae  ordinh  s.  Benedicti,  Ntil- 
iligiuni,  releniosine  e  l'orazione,  implo-  lius  Dioccesi's,  Jiì\ìv\n\  [S^^.  Deslinò  A- 
ruiido  l'aiuto  divino  per  intercessione  di  sfrico  vescovo  di  Colocza,  e  poi  l'inviò  a 
s.  Martino  di  Sabnria  vescovo  di  Tonrx  Roma  al  celebre  Papa  Sihestro  I[ (J\) 
(^.),  e  di  s.  Giorgio, facendosi  [)recedere  neliooo,  percliè  domandasse  la  confer- 
ila'loro  stendardi  control  ribelli  che  sta-  ma  pontificia  delle  nuove  seili,  la  bene- 
vano  all'as<«edio  di  ^'e^|)rirn.  Con  vitto-  tlizione  e  la  corona  regia  [)er  avere  gli  un- 
I  ia  compiuta  interan)enle  li  vinse,  fìiccn-  glieri  conferito  a  lui  la  dignità  e  il  titolo 
do  cader  sul  campo  il  capo  loio  conte  di  re,  onde  nìeglio  potesse  promovere  la 
Ztgzard,  personaggio  valoroso  e  liputa-  religione  e  la  felicità  dell'Ungheria,  e  in 
to,  quantunque  fosse  ad  esso  inferiore  pel  fine  p«M'o(fi  ire  la  sun  persona  e  il  suo  Sta- 
iiumero  de'suldali,  Lielo  di  questo  trion-  to  e  Re^/io  trihutario  dcllax.  Sede(y.). 
fo,  e  ripetendolo  unicanienle  dal  celeste  II  Papa  avea  preparata  una  ricca  corona, 
patrocinio,  onde  [lerpctnaie  la  sua  rico-  per  insigniredella  regia  dignità  iMicisIao  l 
noscenza  a  Dio,  nel  luogo  della  battaglia  duca  di  Polonia,  poiché  nel  rozzo  e  in- 
fece fabbricare  un  gran  monastero  sotto  felice  secolo  X  la  divina  provvidenza  di- 
I  invocazione  dell'ungherese  s.  Martino,  spose  mirabihnenteche  molte  nazioni  ab- 
che  dotò  riccanu-nté,gli  regalò  la  3."  par-  bracciassero  la  religione  cattolica.  Pochi 
le  delle  spoglie  tolte  a' nemici,  e  poi  di-  giorni  prima  o  il  precedente  che  Silve- 
venne  1' arci-abbazia  del  rei^no  e  dipen-  stro  II  spedisse  in  Polonia  la  (corona,  giun- 
dente  immedialamentedallas.  Sede,  Ap-  se  in  Rotna  Astrico  legato  inviato  di  Ste- 
pena  salilo  al  Irono  avea  chiamato  a  se  Pano  I,  il  quale  esponendo  in  concistoro 
uomini' ilislinti  per  santità  e  dottrina,  e  lo  scopo  di  sua  missione,  e  fatte  conosce- 
col  mezzo  loro  riacceso  e  dilatato  la  fede  re  le  sante  e  virfuosegesta  del  duca  d'Uu- 
rrisliaiia  ne' suoi  popoli.  Il  pii^i  distinto  gheria  a  Irioiif»  della  religione,  comnios- 
fra'  banditori  evangelici  da  lui  chiamali  se  il  Papa  in  modo,  che  cpiesti  destinò  a 
fu  Aslrico  o  Anastasio,  uno  de'  6  monaci  Stefitio  I  la  corona  reale  che  avea  desti- 
ches.  Adalberto  seco  condusse  dal  proprio  nato  pel  duca  di  Polonia,  a  cui  poi  ne 
monastero  de'ss.  Uuuif.icio  ed  Alessio  di  mandò  altra,  ed  è  la  corona  sagra  e  cele- 
Pioma,  quando  per  l'ultima  volta  recossi  benima  colla  (pialeanco  di  pre>entesono 
nella  Boemia,  e  lo  fece  abbate  del  mo-  coronali  i  re  d'  Ungheria  (però  narrano 
naslero  di  Drunove,  da  lui  eiliflcatoa'be-  alcimi,che  il  duca  Geysa  avendo  nel  i  072 
nedettini.  Passato  in  Ungheria  fu  bene  ricevuto  da  Michele  Parapinace  impera- 
accolto  dal  duca  Stefano,  e  col  suo  zelo  tore  greco  un  serto  reale,  più  tardi  qiian- 
e  rol  soccorso  de'  suoi  monaci  distrusse  do  divenne  re  Geysa  l,  per  la  sua  coro- 
Ogni  avanzo  d' iilolatria.  Allora  il  duca  nazione  fece  unire  il  sei  tu  all'antica  co- 
Stefano  volse  l'animo  a  fabbricar  chiese,  rona,  di  maniera  che  la  corona  imgarica 
massime  la  vasta  cattedrale  di  Strigonia  vuoisi  consistere  propriamente  in  dueco- 
e  quella  di  Colocza,  e  divise  tutto  il  paese  rone),  tenuta  in  tanta  gelosia  dagli  uu- 
iu  I  o  diocesi,  di  cui  volle  che  Strigonia,  gheiesi,  a  segno  che  mai  fecero  conto  de' 
sua  cillà  natale,  fosse  sede  d'un  metropo-  principi  che  li  donuinarono,  prima  che 
lila,  noujinandone  a  1  .°ai  ci  vescovo  Seba-  fossero  con  essa  coronati.  Si  narra  che  il 
stiano  abbate  del  monastero  da  lui  eret-  Papa  avea  avuto  nella  precedente  not- 
lo  di  s.  Martino  sotto  il  nome  di  Moidu-  le  una  visione,  nella  quale  gli  parve  di 
^'/irt  óY?/j^^/j  luttora  fiorente  come  può  ve-  vedere  yu\  celeste  messaggio  che  gli  dis- 
deis'iueWo  Slatus  pcrsoiialis  q//ìcialis  et  se:  Domani  verrà  a  te  un  inviato  della 
lucalis  rcli^iosorurii  itnli(/iiissinu  Kcgii  nazione  ungarica,  che  ti  suiiplicherà  a 


,;T,                   UNG  UNG        ^ 

xo\ev  collii  tua  aiiloiilà  ornare  della  real  lezione tli s.  Pietro  e  della  Chiesa  romana 
corona  il  suo  duca,  qualora  i  suoi  meriti  Stefano  I,  il  reguo  e  la  nazione  ungarica, 
l-ichiedino  ciò,  cedigli  la  corona  che  tieni  e  ne  afiidò  per  la  s.  Sede  il  governo  al 
preparala  pe'  polacchi.  Ciò  viene  aller-  principe  da  lui  fatto  Re,  ed  a'successori, 
innloandiedal  Rinaldi,  Annali  ecclesia-  con  formale  patto  che  fossero  sempre  ub- 
.-f^V  7  an.  I  ooo,  n."  i  2  e  seg.Non  solamente  bidienli  e  sottomessi  a'  Papi  e  alla  Sede 
Silvestro  II  in  tutto  esaudì  Stefano  l,con-  apostolica,  di  perseverare  nella  fede  cat- 
/crniando  i  vescovati  da  lui  istituiti  e  si-  tolica  e  di  adoprarsi  a  propagarla.  Perle 
steniaiido  le  cose  ecclesiastiche  del  nuovo  concessioni  fatte  da  Silvestro  II  a  Stefano  I 
regno  d'Ungheria,  ma  per  accrescerne  la  e  successori,  alcuni  ci  scorgono  pure  la  fa- 
tlignilà  gli  conferì  il  cospicuo  e  onorifico  colla  di  potere  regolare  e  disporre  gli  af- 
lilolo  di  Re  Apostolico,  da  usarsi  ezian-  fari  ecclesiastici  d'Ungheria,  e  la  non»ina 
dio  da'successori,  ed  a  cpiesli  ed  a  lui  con  di  lutti  i  benefizi  ecclesiastici  del  regno, 
{litro  singoiar  piivilegio  permise  di  farsi  come  vicario  o  facente  le  veci  del  Papa, 
precedere  e  pollare  dinanzi  a  se  e  alle  efpuvalente  all'autorità  di  legalo  perpe- 
sue  armale,  e  così  nelle  uscite  solenni,  la  tuo  della  s.  Sede.  La  lettera  da  Silvestro 
Croce  astala,  che  pure  gli  mandò,  come  II  scritta  a  Stefano  I,  si  legge  uell'  Ada 
i  legati  apostolici,  col  privilegio  di  nomi-  SS.  die  2  septembriSy  in  Fila  s.  Slc- 
nare  «'vescovati  e  altri  beiiefi^.i  ecclesia-  pìurni,  Dissert.  proeni.,  n."  i85,  186  e 
siici  de'loro  stati.  Riporta  il  Rinaldi,  che  187,  ed  è  del  seguente  tenore.  »  I  vostri 
.Mlvesiro  li  nel  concedere  a  Stefano  I  la  legati,  e  principalmente  l'amalissiino  no- 
croce  qual  insegna  dell'  Apostolato,  dis-  stro  fratello  Aslric,  vescovo  di  Colocz, 
se:  lo  sono  l'Apostolico,  ma  egli  a  ragione  hanno  coliualo  di  gioia  il  nostro  cuore,ed 
si  può  chiamare  Apostolo  di  Cristo,  aven  hanno  compiuta  la  loro  missione  tanto 
do  il  Signore  per  mezzo  di  lui  fitto  ac-  pili  facilmente,  perchè  noi  avvertiti  da 
ijuislo  di  tanto  popolo.  Quanto  alla  for-  Dio,  ardentemente  aspettavamo  il  loro 
iiia  della  croce,  che  il  p.  Costadoni  nel-  arrivo  da  una  nazione,  che  quasi  ci  era 
V Osservazioni,  presso  il  Calogerà,  t.  3f),  sconosciuta.  Felice  ambasciata,  che  pre- 
j).  1G8,  dice  do[)[)ia  ossia  con  due  traverse  \enuta  da  un  messaggio  celeste,  e  diretta 
edcnoininata  A[)ostoIica, citando Incofer,  dalministero  degli  Angeli,  fu  da  Dio  con- 
e  di  farsela  portare  dinanzi,  come  legalo  elusa,  prima  che  noi  arrivassimo  ad  udir- 
tli'lla  Sede  apostolica,  come  serive  il  Ron-  la.  Per  verità  ciò  non  è  uè  di  chi  vuole, 
fino;  e  sebbene  riporti  l'opinione  del  lAIo-  liè  di  chi  corre,  ma  di  Dio,  che  fu  miseri- 
la no, ///.f/.  ss.  Imaginnin  e/  pietur.,  die  cordia,  e  che,  come  dice  Daniele,  i  tempi 
juetende  dover  il  Papa  usare  la  lri|)lice  cauìbia  e  l'età,  trasforma  e  stabilisce  i  re- 
croce, lultavolta  il  p.  Costailoni  confes^a  gni,  manifesta  le  cose  profonde  e  sepolte 
non  conoscersi  nell'arilichilà  lilurgica  te-  nelle  tenebre,  perchè  la  luce  è  con  lui, 
ilimoniaii/a  alcuna,  che  i  Papi  abbiano  quella  luce  che  illumina  ogni  uomo  che 
inai  Usalo  (Il  fu- poi  tareavonli  di  sele  ero-  viene  in  questo  mondo.  Anzi  tutto,  lin- 
ci di  que.»lii  lai  figura,  non  trovandosene  graziamu  Dio  Padre  e  nostro  Signore  Ge- 
ineiizione  nella  dottissima  opera  di  mg.'  sii  Cristo  che  a'dì  nostri  ha  trovato  un 
Giorgi,  De  Liturgia  Romani  Pontificis.  Davidde  nel  figlio diGeysa, un  uomo  fillo 
Confulai  l'errore  che  i  Papi  usarono  la  secondo  il  cuor  suo,  e  lo  avendo  illiimi- 
cr«.ce  doppia  o  triplice,  anche  nel  voi.  n.ito  ilella  celeste  luce,  l'ha  suscitato  per 
LXXa,  p.  2  16,  ripelendu  ancora  una  pascere  il  suo  popolo  d'Israele,  la  diletta 
volta  che  la  croce  ponlilicia  dev'  csseie  nazione  degli  Uugheri.  Lodiamo  imh  la 
con  una  sola  traversa.  Di  più  Silvestro  II  pietà  vostra  verso  Dio,  e  il  vostro  rispetto 
jigcvè  con  bellissima  lettera  sotto  la  pro:  alla  Cattedra  Apostolica,  liualincnlc  Iri- 


U  N  G 
buliamol  dovuti  encomi  alla  grande  li- 
beralità con  cui  mediante  le  vostre  let- 
tere ed  ambasciatori  avete  on'erlo  a  s.  Pie- 
tro principe  degli  Apostoli,  il  Regno  e  la 
Nazione,  di  cui  siete  capo,  come  di  tutto- 
ciò  ch'è  vostro,  non  esclusa  la  vostra  per- 
sona. Atto  meraviglioso  che   mostra   di 
già  ciò  die  voi  chiedete  a  noi  di  dichiara- 
re. Nulla  diciamo  di  più,  perchè  non  è 
mestieri  lodare  chi  è  lodato  da'  fatti  e  da 
Dio  stesso.  Il  perchè,  tutto  quello  che  ci 
avete  domandalo,  il  titolo  di  Re,  la  me- 
tropoli di  Strigonia  e  gli  altri  Vescovati, 
coir  autorità  di  Dio  Onnipotente  e  de' 
Beati  Apostoli  Pietro  e  Paolo,  noi  avver- 
titi e  comandali  dal  Signore,  di  tutto  cuo- 
re vi  accordiamo  colla  benedizione  de* 
ss.  Apostoli  e  nostra.  Il  Regno,  che  la  vo- 
stra munificenza  ha  offerto  a  s.  Pietro,  la 
vostra  persona,  la  nazione  Ungarica,  piie- 
sente  e  futura,  riceviamo  sotto  la  prole- 
zione di  s.  Romana  Chiosa,  e  Indìdiomo 
al  governo  ed  al  dominio  della  prudenza 
■vostra  ede'vostri  legittimi  successori. Que- 
sti quando  sarà  uno  legittimamente  eletti, 
saranno  tenuti  anch'  essi  a  rendere  a  noi 
e  a'nostri  successori,  per  se  o  per  andja- 
sciate,  il  dovuto  rispetto  e  1"  ubbidienza, 
mostrarsi  sottomessi  alla  Chiesa  Roma- 
na, la  quale  considera  i  suoi  sudditi  non 
come  servi,  ma  come  figli;  di  persevera- 
re nella  fede  cattolica  e  di   adoprarsi  a 
propagarla  ".  Astric   lasciò  Roma   seco 
portandola  preziosa  corona  reale,egiun- 
lo  presso  Strigonia  fu  incontrato  dal  du- 
ca, da'vescovi  col  clero  e  da'magnali.  Ste- 
fano I  colla  maggior  venerazione  accolse 
il  dono  del  Pontefice,  e  dopo  di  avere  ra- 
dunata un'assemblea  e  fattesi  leggere  le 
bolle  pontificie,  per  rispetto  alzandosi  in 
piedi,  indi  solennemente  fu  con  giidiilo 
universale  salutato,  consagrato  e  corona- 
lo re,  per  le  mani  d'Astric  ch'era  coadiu- 
tore dell'arcivescovo  di  Strigonia,  e  di- 
cesi a*  1 5  agosto  1 00  I  .E  da  quel  momento 
i  principi  d'  Ungheria  cessarono  d'  esser 
duchi,  e  Stefano  I  fu  il  i .°  re.  La  bolla  che 
contiene i  privilegi  di  Silvestro  11,  fu mol- 


U  iN  G  I  ì  7 

to  tempo  dopo  confermata  nel  concilio 
di   Costanza,   per  cura  dell' imperatore 
Sigismondo  re  d'Ungheria.  Stefano  Idi- 
votissimo  della  B.  Vergine,  mise  tutto  il 
suo  regno  sotto  l'immediata  di  lei  prote- 
zione, e  volle  che  il  giorno  di  sua  Assun-^ 
zione  al  cielo  fosse  solennemente  festeg- 
giato, e  detto  il  giorno  di  Maria.  Anche 
l'imperatore  s.  Knrico  il  suggellò  colla 
pro|)iia   a[)provazione  nel  ioo8  il  regio 
grado  di  Stefano  1,  dandogli  sua  sorella 
Giseleo  Ghisella  o  Gisella  di  Baviera  iti 
isposa.  La  religione  di  Stefano  I  fu  per 
Giula  suo  zio  duca  di  Transilvania  e  fi- 
natico  idolatra,  un  motivo  di  dichiarargli 
guerra.  Slefnno  1,  pieno  di  confidenza  nel 
divino  soocorso, marciò  contro  di  lui,  lo 
vinse  e  fece  prigione;  ma  gli  rese  la  liber- 
tà al  solo  patto  di  permettere  a'missionari 
di  predicare  hberamenteilVangelo  a'suoi 
sudditi.  Altri  vogliono  che  il  re  aggiunse 
alla  monarchia  ungherese,  secondo  Tlnv- 
rocz,  i  vasti  e  ricchi  stati  del  duca  di  Tran- 
silvania :  Universum   rcgim/n  cj'us  la- 
ti ssimwn  et  opulenti  ssimuininonarcliiae 
Ungariac  adjunxit.  Secondo  lo  slesso 
autore,  Stefano  l  volse  poscia  le  sue  armi 
contro  Rean  duca  de'bulgari  e  degli  sla- 
vi ucciso  di  sua  mano  in  battaglia,  non 
senza  aver  provalo   molte  dilìicoltà  per 
penetrare  nel  suo  paese,  cinto  com'era  da 
alti  monti.  Il  vincitore  die  (|uel  ducato  a 
Zulta  suo  bisavolo,  ch'era  ancora  vivente, 
e  dopo  la  sua  morte  lo  liunìa'prupri  stati. 
Aggiimge  Tliwrocz,  che  Stefmo  1  ripor- 
tò dalla  sua  spedizione  grandi  ricchezze, 
the  furono  impiegate  nella  dotazione  del- 
le chiese  da  lui  erette.  Corrado  li  il  Sali- 
lo re  di  Germania  e  imperatore,  avendo 
nel  I  0^7  data  la  Baviera  a  suo  figlio  En- 
lico  HI,  gli  iu  dal  re  d'Ungheria  1' aiuio 
dopo  spedita  una  legazioneper  reclamare 
quel  ducalo  a  nome  di  Gisele  sua  moglie 
e  di  Emerico  o  Emerido  suo  unico  figlio 
(pare  che  ne  avesse  anche  altri) duca  del- 
la Russia  Rossa.  La  domanda  di  Stefano  f 
era  fondata,  giacché  Emerico  era  il  più 
piossiujo  erede  deirimperalore  s.  E»ric& 


,  ^[8  U  N  G  U  N  G 

li  suo  zio,  eli  cui  la  Baviera  forma  vn  il  pa-     monastero  de'  ss.  Pietro  e  Paolo.  Siipe- 
Irimoiiio.  Sul  rifiulodi  Corrado  II  di  far-     rioruieute  giù  narrai  i  suoi  divoti  pelle - 
"li  giustizia,  Stefano  1  si  apparecchiò  alla      griiinggia  Gerusaleniuje,  a  Costanlinopo- 
ciierra.  NelioSo  entrò  nella  Baviera, ove      li,  a  Roma,  e  delle  chiese  e  ospizi  nazio- 
pralicò  "ravi  guasti.  Ma  venuto  a  morte      naii  eretti  in  tali  luoghi,  inclusivauiente 
l'anno  seguente  Enierico,  fu  conclusa  la     alla  chiesa  magnifica  e  ospedale  a  prode- 
pace  col  figlio  deiriuiperatore,rinunziaii-  gli  ungheresi,  che  fossero  accorsi    uelh 
(|(j  Stefano  1  alle  sue  pietensioni.  IN.nia  il  capitale  del  mondo  cattolico  a  visitare  il 
Fiinaldi  la  soave  morte  ed  assai  pianta  del      Scjìolcro  de' ss.  Pietro  e  Paolo,  e  presso 
virtuosissimo  e  santo  Emerico,   ed  il  re  il   medesimo,  ponendovi  \i  preti  a  uili- 
nadre  ne  restò  inconsolabile,  vedendosi  ziaila.  Alcuni  fecero  compagno  del  suo 
privo  di  successione.  Tultavolta  sapendo  pellegrinaggio  di  Roma,  il  nobde  veneto 
the  :  Non  est  sopientia,  non  est pi-udcn-  s.  Gerardo  Sagredo,  vescovo  di  Ciionad, 
tia,  non  estconsilinrn  eontra  Doininuni.  chiamato  pur  esso  Apostolo  dell'  Unghe- 
IL  cUe:  Nc/iio pi'opter  cliaroi'ii/ìi  ohituni  ria  per  avervi  predicalo  il  Vangelo  con 
nimiuni  debet  contristarij  si  tranquillò  molto  fruito,  e  fu  poi  pel  suo  zelo  il  i.' 
e  rivolse  tulio  l'animo  a  meritare  la  larga  martire  veneto.  Allìne  di  sradicare  l' in- 
divina misericordia.  Stefano  I  sempre  co-  continenza  el'idolatria,  Stefano  I  fece  una 
stante  nel  suo  antico  disegno  di  procurar  legge,  in  forza  della  quale  tutti  quelli  che 
la  gloria  di  Dio  per  ogni  possibile  modo,  non  erano  religiosi  né  ecclesiastici,  erano 
i:on  |)ieti  zelanti  e  religiosi  commendevo-  obbligali  a  prender  mnglie,  ma  nello  stes- 
ti per  la  loro  pietà,  fece  spargere  di  con-  so  tempo  proibii  a'cri^liani  d'imparenlar- 
trada  in  contrada  la  conoscenza  di  Gesù,  si  cogl'  inledeli.  Tutta  la  genie,  di  qua- 
Crislo,  pei'  eliminare  interamente  gli  a-  lunqiie  condizione  ella  fosse, avea  facilea- 
vanzi  dell'idolatria  e  delle  superstizioni,  a  dito  a  lui,  ed  egli  ascoltava  senza  distin- 
ulteriore  incivilimento  de'popoli  immersi  zioni  le  lagnanze  di  chiunque  gli  veniva; 
«elle  bai  barie,  ed  alcuni  di  tali  fervorosi  etra  questi  avea  parlicolar  predilezione 
missionari    vi  riportarono  la  corona  del  pe'poveri,  poiché  sapeva  esser  piti  facile 
inailiiio.  Esortandodi  continuo  il  re  co'  ch'essi  fossero  oppressi,  l'rovvidealla  lo- 
suoi  discorsi  e  virtuosi  esempi  alla  prati-  ro  sussistenza,  e  si  dichiaiò  pnbblicamen- 
ca  d'ogni  bene,  derivarono  (juelle  molte  te  padre  delle  vedove  e  degli  orfani.  Non 
fondazioni  pie,di  cui  egli  riempì  rUnghe-  conlento  delle  cure  che  prodigava  cogli 
ria.  La  [uole/ione  eh'  egli  dovea  al   suo  indigenti,  usciva  di   sovente  dal  palazzo 
po[)olo  lo  s[)inse  (pialche  volta  a  [irender  lutto  solo,  onde  scoprire  co'propri  occhi 
l'ainii,  e  n'ebbe  sempre  conq)iula  vitto-  tulli   quelli  diesi  trovassero  bisognosi, 
ria.  Sebbene  pieno  di  valore  e  di  sperieu-  Questa  eroica  carità  l'espose  a  villanie  e 
za  della  guerra,  sempre  amò  la  pace,  e  molleggi,  ed  egli  si  mostrò  lieto  di  aver 
pregò  Dio  di  tener  lontane  le  occasioni  avuto  parte  agli  obbrobri  palili  da  Gesù 
per  romperla.  In  riconoscenza  della  vii-  Cristo;  e  Dio  ricompensò  la  sua  virtuosa 
loiia  riportata   sid   parente  Gioia,  fece  pietà  col  dono  de' miracoli  e  con  molte 
erigere  ad  Alba  Reale,  diversa  da  Alba  gì azie  spirituali.  Quantun(jue  la  morale 
Giulia  o  Weis^ellburg  di   Transilvania,  evangelica  sia  d'ordinario  poco  conosciu- 
una  magnifica  chiesa  e  la  dedicò  alla  ss.  la  nelie  corli,  dice  il  BuUer,  e  quivi  lutto 
Vergine,  la  quale  lutti  i  re  d'  Ungheria  sembri  fatto  ad  arte  per  farne  temere  la 
scel>ero  poscia  pel  luogo  della  loro  reale  severità,  nulladimeno  Stefano  I  vi  trovò 
consagia/.iune  e  sepoliuia.    Faceva    egli  il  modo  di  esercitarvi  le   auslenià  della 
I  oidiniiria  rcsidcn/,-,  i„,juest;i(ilt;i,mcn-  penitenza.  Gl'iniilili  passatempi  non  gli 
ire  I  untita  LUuIa  va  u  lui  debitrice  del  in\olavaiio  la  menoma  parte  del  tempo, 


U  ^  G  U  .N  G                     1 5<ì 

il  quale  eia  da  lui  riparlilo  ti'a'dovcii  ilei-  uo  <lue  sorte  di  vassalli  nobili,  i  cavalÌL-ii 
la  religioue  e  quelli  dello  stalo;  egli  avea  terrieri,  inilìtcs  jìrncdiales,  che  Iciieva- 
slabilile  Icore  agli  uni,  e  saulilìcava  gli  no  feudi  entro  i  propri  fondi,  ed  i  cava- 
altri  avvivandoli  collo  spirito  della  fetle,  lieri  serventi, /7i/7/7('.v  senncides,  die  do- 
e  con  ciò  tulli  i  suoi  porlanienli,  tutte  le  veano  servirli  alla  guerra.  Osserva  il  Vo- 
siie  azioni,  e  lulla  la  sua  vita  veniva  ail  rini,  che  Stefano  1  si  prevalsedellasuprc- 
C'ASCI  e  un  continuo  sogrillzio  al  Signore,  ma  autorità  e  podcslà  accordatagli  o  al- 
iagli espiava  ogni  giorno  colla  ptnitenzai  meno  tollerala  da'sudditi,  presso  i  quali 
falli  di  fragilità  o  d' inavvertenza  in  cui  al  suo  tempo  risiedeva.  Dimostra  poi  le 
jnciampavii.  La  sua  virtù  Qjandava  un  pierogativcdcUa  regia  maejilà, di  cui  Sle 
tal  bagliore,  che  faceva  una  viva  impies-  fano  1  si  prevalse,  e  continuarono  indi  i 
sione  in  tulli  quelli  chea  lui  si  accosta-  successori  nel  reame;  e  non  polendo  il 
vano.  I  suoi  figli  soprattutto  procurava-  Verini  ritrarre  donde  Stefano  I  acquislas- 
no  di  camndnare  sulle  orme  di  lui.Euie-  se  tal  potere,  non  è  lontano  dal  credere, 
rico  suo  primogenito  lo  imitava  con  t.ui-  che  gli  antecessori  duchi  o  vaivodi  ne 
lo  fervore,  che  fino  dal!'  infanzia  fu  (»g-  fossero  in  qualche  possesso  da  loroapoco 
getto  d'animirazione  per  tutta  lacrislia-  a  poco  disleso.  Quindi  aggiunge,  non  (àu- 
iiilà.  Questo  giovine  principe  si  alzava  a  no  ostacolo  alla  icale  autorità  di  Slcf;i- 
mezzanolle,  recitava  il  n)altulino  in  gi-  no  I,  alcune  leggi  fondamentali  proiuul- 
iiocchio,e  faceva  una  breve  meilitaziune  gale  in  quel  tenipo,  uè  i  palli  di  conveu- 
alla  fine  di  ciascun  Sidmo.  Contansi  dille  zione  stabiliti  dopo  Andrea  II  (i  cpudi  pe- 
cose  meravigliose  di  sue  virtù  e  miraceli;  rò  non  divennero  comuni  che  nel  secolo 
non  eravi  persona  più  amabile,  più  pia  e  XIV)  ad  onta  del  giuramento,  cui  quale 
più  virtuosa  di  lui.  Suo  padre  non  si  con-  si  astringeva  i  re  all'osservanza  de  inetle- 
tentava  soltanto  di  educarlo  nelle  massi-  sinn.  Inoltre  il  Verini  produce  altre  prò- 
me  della  perfezione,  ma  lo  informava  e-  ve  incontrastabili  in  favore  del  jus  regio 
ziaiidio  nella  grande  arte  del  regnare.  Si  ed  ereditario  del  regno  il'Ungheria,  senza 
attribuisce  a  lui  il  codice  eccellenle  delle  che  l'elezione  fitta  da'maguali  sulla  per- 
leggi,  che  fu  pubblicalo  sollo  il  nou)e  di  sona  del  re  possa  far  argine  al  diiitto  del- 
suo  padre,  il  quale  divenne  la  base  fon-  la  genitura  della  fìiuiiglia,  come  ricavasi 
damenlalc  del  governo  ungherese.  In  5^  da'  monumenti  autentici,  ne'  cpiali  altro 
capitolili!  detto  quanto  è  necessario  a  reu-  non  Ifggesi,  che  Regnuni  pateiniun,  jus 
dere  i  popoli  felici  e  cristiani,  ed  alcuni  .successionis,  e  altre  simili  espressioni. 
sono  edifiranli.  I^roibisce  sotto  pene  ri-  Molle  altre  cose,  che  riguardano  la  forma 
go  rose  i  delitli  contrari  alla  religiont",  qua-  della  successione,  i  modi,  le  leggi,  lecon- 
|i  sono  le  violazioni  delle  domeniche  e  fé-  venzioni,  i  giuramenti,  si  trovano  sparse 
sle,  le  irriverenze  nelle  chiese,  la  negli-  nell'opera  del  Verini,  le  quali  egregia- 
genza  di  chiamare  i  preti  ad  assistere  i  nienledluslrano  il  graveargomento.qua- 
moribondi.  Raccomanda  un  rispello  re-  li  sono  a  cagiou  d' esempio  i  lentalivi  di 
ligioso  per  tutte  le  cose  sante,  e  per  gli  Feidinando  1.  per  fissare  con  legge  il  di- 
ecclesiastici the  ne  sono  i  depositari.  Il  re  ritto  eiedilario,  e  le  opposizioni  del  Na- 
fece  pubblicare  cpieste  leggi  per  tulio  il  dasli;  tale  diritto  ottenuto  dal  di  lui  fi- 
suo  regno,  e  prese  le  più  sagge  risoluzio-  glio  Alassiiniliano  II  perconcessionedegli 
ni  perchè  venisseio  fedelmente  osservate,  stati  d'Ungheria;  la  successione  eredita- 
li governo  feudale  già  era  stabilito  nel-  ria  e  la  primogenitura,  stabilita  nel  1687 
l'Ungheria  prima  di  Stefano  I^  e  quello  sotto  Leopoldo  I;  la  prammatica  sanz.io- 
principe  lo  mantenne.  I  cimli  ed  i  baroni  ne  del  17^3,  per  la  quale  fu  accortlala  la 
che  ne  possedevano  i  gran  dumiiiii,  avea-  successione  anche  alle  femmine;  i  juivi- 


iGo  UNO 

Ie"i  de'diirlii,  ovvero  principi  della  cnsa 
realc,e  il  vero  sigìiificnlo  e  l'aiilorilà  <!i 
quelli  che  cliiamansi  Regrs  jnuìorcs,  et 
corrcrnlcs.  Finalmente  il  Vei  ini  esami- 
na eslabilisce  i  diritti  dell'augusta  M.'Te- 
resasnlsuo  regno  d'  Ungheria,  la  (piale 
chiaaiòcome  correggente  il  cousorteFran- 
cesco  I,  seb!)ene  non  originario  della  fa- 
miglia regnante  non  avesse  |iio"0   nella 

Do  '  '         ^  ^ 

prammatica  sanzione.  Stefino  I  sodri  a- 
spre  traversie,  ed  oltre  Emeiico,  crudeli 
malattie  gT  involarono  tutti  i  suoi  figli. 
Egli  seppe  Irar  partito  da  queste  prove 
per  istaccarsi  sempre  più  dal  mondo,  ed 
«nvrebbe  di  buona  voglia  spezzato  tulli  i 
legami  che  vel  ritenevano,  se  glieìo  aves- 
se permesso  il  bene  della  Chiesa  e  dello 
stato.  Fu  quindi  .'ilHilto  per  3  anni  di  do- 
lorose malattie.  In  questo  stato  di  debo- 
lezza, a  cui  si  era  ridotto, 4  palatini  colse- 
ro l'occasione  d'insidiar  la  sua  vita,  sde- 
gnali contro  di  lui  per  1' esattezza  colla 
quale  faceva  osservar  la  giustizia  senza  ec- 
cezione di  persone.  Uno  di  essi  entrò  di 
notte  tempo  nella  sua  camera  con  un  pu- 
gnale nascosto  sotto  il  suo  abito,  ma  co- 
ni'ebbe  udito  il  re  gridare:  Chi  è  là.  preso 
da  spavento  e  vedendosi  scoperto,  si  gettò 
o'piedi  del  pi  incipe  e  ottenne  il  perdono; 
Dia  i  suoi  complici  furono  condannati  a 
morte,  come  la  sicurezza  dello  slato  esi- 
geva.Riandò  una  legazione  a  Monte  Cas- 
sino per  sua  divozione  a  s.  Benedetto,  con 
l'oblazione  d'una  bellissima  croce  d'oro, 
jìrcgando  1' abbate  a  mandargli  alcuni 
monaci  per  fondare  un  monastero,  e  gli 
concesse  due  religiosi  anziani.  Per  Stefa- 
no l  l'Ungheria  (iicollocata  fra  le  nazioni 
incivilite,  egli  creò  quasi  tutte  le  istitu- 
zioni sociali  che  per  lungo  tempo  la  res- 
sero, e  per  lui  lo  scettro  ungarico  diven- 
ne ereditario  nella  sua  famiglia.  Rlorì 
.Slefino  1  santamente  come  avea  vissulo, 
in  Buda  a' l'T  agosto  ro3H  di  anni  6o  (e 
non  ()8  come  per  fallo  numerico  dissi  nel- 
la sua  biografia  ),  avendo  Dio  operato 
molli  miracoli  per  glorilicarlo.  La  sua 
nicmoria  è  la  Ini  veuerazioue  presso  gli 


U  N  0 

nngl)eri,clie  adoperano  la  sua  corona  per 
la  consagrazione  de'loro  re  e  la  riguarda- 
no come  essenziale  a  quella  cereinonia. 
Nel  catalogo  de'  santi  solennemente  ca- 
nonizzati,cheripoitai  nel  voi.  VII,  p.3o7, 
Io  dissi  canonizzato  da  Benedetto  IX,  in- 
sieme a  s.  Eraerico  o  Emerido  suo  figlio, 
riportando  l'atto  alioSG,  secondo  l'opu- 
scolo ivi  citalo,  ma  deve  dirsi  piìi  tardi. 
Anche  Binaldi  afferma  che  s.  Emerico  In 
posto  nel  catalogo  de'Sanli, celebrandone 
la  Chiesa  l'annua  sua  gloriosa  memoria  a' 
4  di  novembre.  Che  lo  canonizzò  Bene- 
detto IXj  lo  conferma  Benedetto  XIV, 
De  Seri'.  Dei  heatif.  et  eaiinniz.,  lib.  i, 
e.  4f  ■  Però  narra  il  Novaes  nella  Storia 
di  Innocenzo  AT,  che  4^  a""'  dopo  la 
morte  di  s.  Stefino  I,  fu  nel  i  oS3  col  per- 
messo di  s.  Gregorio  VII  elevato  il  corpo 
di  questosanto, e  chiusoin  un'arca  venne 
deposto  in  una  magnifica  cappella  della 
B.  Vergine  in  Buda  (donde  si  vuole  poi 
trasportato  nel  magnifico  tempio  edifi- 
calo dal  santo  in  Alba  Reale),  alla  pre- 
senza del  re  s.  Ladislao,  quando  si  debba 
prestar  fede  al  vescovo  ungherese  Char- 
tuiz  o  Cartasio  che  ne  scrisse  la  vita  ;  e 
perciò  Baronio  all'an.ioyq  attribuisce  a 
Papa  s.  Gregorio  VI  Ma  canonizzazione 
di  s.  Stefano  I.  Anchei  Bollandisfi  sosten- 
gono per  canonizzazione  tale  elevazione 
del  santo  corpo.  Ma  non  sapendosi  in  qua! 
maniera  fosse  fatta  l'  elevazione,  onde  si 
possa  determinare  se  essa  induca  beati- 
ficazione o  canonizzazione,  il  Novaes  è  di 
sentimento,  che  questa  l'eseguì  per  equi, 
polleuza  Innocenzo  XI,  quando  ad  istan- 
za dell'  imperatore  Leopoldo  I,  ordinò 
con  decreto  de'  28  novembre! 686,  che 
se  ne  ficesse  l'ufTìzio  e  messa  di  precetto 
in  tutta  la  Chiesa  con  rito  semidop[)io, as- 
segnando per  questa  festa  il  giorno  ?.  set- 
tembre, al  quale  la  trasferì,  in  memoria 
dell'insigne  vittoria  de' cristiani  contro  i 
turchi  neir  assedio  di  Buda,  residenza 
del  santo  e  luogo  di  sua  beata  morte.  Tra- 
sferì ancora  nel  martirologio  romano  il 
suo  uome  dal  giorno  20  in  cui  slava,  per 


U  N  G 
essere  in  esso  stalo  elevato  il  suo  corpo, 
ni  i^iornoi  5  ogcslo  in  cui  morKNcliy4*^ 
lii  festa  di  s.  Stefano  I  fu  dichiarala  festa 
del  regno  d'Uiìglieria.  La  vita  del  Carla- 
sio  si  riporta  dal  Surio  a'  20  agosto,  p. 
23  i-,  e  da'  Dollatidisti,  Ada  SS.  dia  2 
sej)tcmhrìs.\A\  tradusse  il  gesuita  p. Giam- 
pietro Malici  nelle  sue  file  di  Xf[[ 
SS.  Confessori,  Roma  1601.  Deil' altro 
gesuita  l'ray  abbiamo,  Disscrtatioliislo- 
rico-crilica  de  sacra  dexlera  d.  Stefa- 
ni, primi  Huugariae  rcgis,  Vindobonae 
177  r.  Giuseppe  Podliradezky,  /7tó  s. 
Stcpha  ni  regis, aite  torcila  rtiiieo,\ìiìóiìe 
i836.  L'imperatrice  regina  M."  Teresa, 
per  onorare  la  memoria  del  glorioso  s. 
Stefano  I,  fondatore  e  patrono  del  regno 
d'Unglieria  e  1.°  re  Apostolico,  istituì  nel 
I  764  l'ordine  equestre  di  s.  Steftno  I re 
d'  Lnglìcria  (f^.),  il  cpiale  è  congiunto 
alla  corona  d'  Ungheria.  Ora  un  nobile 
ungherese  ha  donato  alla  regnante  impe- 
ratrice Elisabetta  di  Baviera,  il  vezzo  d'o- 
ro che  appartenne  alla  regina  Gisella,  al- 
la (piale  ancora  l'Ungheria  va  tlebilrice 
della  dilFusione  del  cristianesimo. 

Non  lasciando  figli  Stefano  l  il  Santo, 
in  forza  de'maneggi  della  regina  vedova 
Gisella,  nel  io38  fu  eletto  a  successore 
Pietro  \' Alemanno,  così  detto  pel  suo  at- 
taccamento alla  nazione  alemanna, figlio 
d'Ottone  Orseolo  doge  di  Venezia  e  della 
sorella  di  s.  Stefcuio  \.  Gli  ungheresi  eb- 
bero tosto  a  pentirsene.  Pietro  die  la  pre- 
ferenza agli  alemanni  e  agi'  italiani  in 
quanto  agi'  impieghi,  oppresse  l'Unghe- 
ria con  imposizioni,  e  perseguitò  coloro 
•  che  reclamarono  1'  autorità  delle  leggi. 
Una  condotta  così  tirannica, le  sue  crudel- 
tà e  lesue  lascivie, destarono  una  sommos- 
sa generale. Gli  slati  si  raccolsero  nel  io4i 
o  1 042  e  deposero  Pietro.  La  regina  Gi- 
sella, co'cui  consigli  egli  erasi  regolato,  e- 
sperimentò  in  forma  più  ancora  severa 
il  risentimento  degli  ungheri,  s'  è  vero, 
come  dice  Alberico  delle  Tre  Fontane, 
ch'essi  la  posero  a  morte  in  punizione  de' 
mali  che  aven  loro  causati.  Saoiule  detto 
voL.  txxxiir. 


U  i\  G  iHi 

Aba  0  Owon  marito  di  Sama  sorella  di  s. 
Stefano  l,fu  sostituito  nel  io4  io  nel  io '[2, 
al  re  Pietro  che  Io  avca  esiliato.  Que- 
sta elezione  non  corrispose  neppur  ess;i 
alle  speranze  degli  ungheri.  Aba  di  ca- 
rattere assai  crudele,  (juando  si  credette 
rassodato  sul  trono,  fece  vedere  gli  stessi 
vizi  che  aveano occasionala  la  rovina  del 
suo  predecessore,  e  fece  uiorire  tulli  quel- 
li della  nobiltà  ch'egli  sospettava  non  a- 
ver  tenuto  [)er  lui.  Aba  fece  dire  a  s.  Ge- 
rardo vescovo  di  Chonad  di  doversi  reca- 
re a  corte  per  la  solennità  della  corona- 
zione; ma  il  santo  che  riguardava  come 
inicpia  r espulsione  del  re  Pietro,  ricusò 
di  comunicare  coli'  usurpatore,  anzi  gli 
predisse  che  se  persisteva  nel  suo  delillo, 
il  suo  regno  finirebbe  colla  sua  vita  per 
giusto  castigo  divino.  Si  trovarono  tut- 
tavia altri  vescovi  che  intervennero  alla 
ceremonia  della  coronazione,  Nondin»eno 
pe'portaraenli  di  Aba, gli  ungheri  irrita- 
ti, chiamarono  a  loro  soccorso  l'impera- 
tore Enrico  HI.  Questo  princi[)edopo  a- 
ver  fatto  3  invasioni  in  Ungheria  ne'  3 
anni  successivi,  sconfisse  presso  Giavari- 
no  le  truppe  d'  Aba  a'  5  luglio  io44  ^ 
104^-  Gli  uni  dicono  che  Aba  fu  ucciso 
nella  nnschia,  gli  altri  che  avendo  preso 
la  fuga,  fu  arrestato  in  un  villaggioe con- 
dotto al  re  Pietro  che  gli  fece  troncare  il 
capo.  In  detto  anno  Pietro  essendo  risa- 
lito al  trono  non  si  occupò  che  di  Irar 
vendetta  di  coloro  che  ne  lo  aveano  fatto 
discendere.  Una  nuova  congiura  non  tar- 
dò a  formarsi  contro  di  lui.  Andrea,  Bela 
e  Leventha  figliodi  Ladislao  il  Calvodeì- 
la  famiglia  di  s.  Stefano  I,  vennero  dalla 
Polonia,  ov'eransi  ritirati,  per  unirsi  a' 
malcontenti.  Neil  046 oio47  Pietro  do- 
po essersi  difeso  per  3  giorni  come  un 
leone  nel  vdlaggio  di  Zamur,  fu  preso  e 
condotto  diiianzi  Andrea  che  gli  fece  ca- 
var gli  occhi;  altri  invece  dicono  che  An- 
drea punì  severamente  gli  autori  di  quel 
delitto:  essendo  slato  poi  gettato  in  una 
prigione  vi  morì  l'anno  stesso,  o  nel  1  o55 
come  vogliono  alcuni.  Sua  moglie,  di  cui 
1 1 


i62  UNG 

i-noiasi  il  nome,  era  sorella  d'Albeiio  11 
Vìllovioso  duca  d'Austria. Due  cose  avea- 
noprincipalmeiile  sollevalo  gli  unglieii 
conilo  il  le  Pietro  dopo  il  suo  lislabili- 
mento:  l'oraoggio  da  lui  reso  alTimpcra- 
toie  colla  cessione  de'dislrelli  posti  al  di 
qua  delia  riviera  di  Leilha,  e  la  proiezio- 
ne accordala  agli  ecclesiastici.  Questi  ven- 
nero perseguitati  e  se  ne  fecero  de' mar- 
tiri, fra'quali  de'vescovi.Nèdi  ciò  conten- 
ti, spogliarono  e  arsero  le  chiese,  uccisero 
ancora  chierici  e  nionau,  ministri  reali  e 
magistrali,  e  in  (ine  i  fedeli  lanlo  paesa- 
ni che  forestieri.  La  persecuzione  fu  sì 
grande  e  accanita,  che  se  avesse  avuto 
lunga  durata  avrebbe  ridotto  al  niente 
il  cristianesimo  nel  regno.  Nel  1046  o 
io47  Andrea  1,  cugino  di  s.  Stefano  I  e 
congiunto  di  Pietro,  gli  fu  dato  per  suc- 
cessore. Egli  avea  promesso a'signori  un- 
gheresi di  ristabilire  l'idolalria;  ma  fece 
l'opposlOje  protesse  altamente  la  religione 
cristiana  e  i  suoi  ministri.  Il  1 ."  alto  in  cui 
mostrò  sul  trono  la  sua  perseveranza  nel 
cristianesimo,  contro  i  furenti  pagani,  fu 
il  seguente.  Quattro  vescovi,alla  cui  lesta 
era  s.  Gerardo  vescovo  diChonad,  istruiti 
della  promessa  sacrilega  da  lui  fatta,  e- 
ransi  posti  in  cammino  per  distornarlo 
dall'eseguirla.  Giunti  presso  Alba  Pieale, 
ima  truppa  di  soldati  comandali  dal  du- 
ca Valila,  uno  de'  più  ardenti  difensori 
dell' idolatiia  e  implacabili  nemici  della 
memoria  di  s.  Stefano  1,  gì' invesfi,  e 
trucidò  s.  Gerardo  con  due  altri  vescovi; 
ma  sopravvenuto  il  nuovo  re  dissi[)ò  que 
crudeli  persecutori,  e  salvò  l'altro  vesco- 
vo. Andrea  !  solennemente  coronato  da' 
3  vescovi  del  regno,  quietò  le  cose  e  le  di- 
spose così  oUiraamenle,  che  sbandita  l'i- 
dolatria, fece  riliorire  nel  regno  la  reli- 
gione cristiana.  iNel  1  o52  Andrea  1  pregò 
il  Papa  s.  Leone  IX  a  recarsi  in  Germa- 
nia per  comporre  le  discordie  nate  fra  lui 
e  rimpeiatoreKnrico  HI.  Il  Pontefice pa- 
7ientissiiu(j  nelle  fatiche  e  pieno  di  carità, 
benignamente  1'  esaudì  per  conservar  la 
pace  Ira'principi  cristiani.  Ria  come  riu- 


UN  G 

sci  al  re  di  trarre  Enrico  IH  dall'assedio» 
non  più  ubbidì  il  Papa  come  conveniva 
a  autorevole  mediatore.  Il  Piinaldi  dice 
che  il  re  deluse  il  Papa,  ed  il  Novaes  nella 
storia  di  questi  riferisce  che  lo  scomuni- 
cò per  avere  rifiutato  l'autorità  aposto- 
lica. Bela  suo  frateUo,  da  lui  crealo  duca 
d'Ungheria  col  cedergli  il  3."  del  regno, 
conlava  succedergli  giusta  la  convenzione^ 
tra  loro  segaita.  Andrea  I  per  disingan- 
narlo fece  coronare  Salomone  suo  figlio 
in  elùdi  5 anni. Nel  io5g  si  dichiaròguer- 
ra  tra*  due  fratelli,  che  non  ebbe  lunga 
durata.  Vedendosi  rinforzalo  dalle  mi- 
lizie imperiali  e  del  duca  di  Boemia,  An- 
drea 1  nel  1061  presentò  la  battaglia  a 
Bela  sulle  sponde  della  Theiss,  ma  aven- 
do indugialo  neh'  assalire  cogli  unghe- 
resi del  suo  partito,  fu  preso  nel  combat- 
timento. Le  guardie  che  gli  si  dierono  fa- 
cilitandogli colla  loro  negligenza  il  mez- 
zo di  fuggire,  egli  ne  profittò  senza  però 
migliorare  colla  sua  evasione  la  propria 
sorte.  Riparatosi  nella  foresta  di  Bokon 
vi  morì  di  rammarico.  Il  Piinaldi  diceche 
era  slato  caccialo  dal  regno  e  accecalo, 
e  che  in  parte  di  esso  gli  successe  il  fi- 
glio. Rinvenuto  il  suo  corpo  fu  portato 
alla  chiesa  di  s.  Agnan  di  Tihon  da  lui 
edificata  sulle  rive  del  lago  Balalon,  e  ivi 
ebbe  sepoltura.  Ebbe  da  Anastasia  sua 
sposa,  figlia  del  gran  principe  di  Mosco- 
via,  olire  Salomone,  Davide  e  Adelaide; 
moglie  di  Uralislao  duca  di  Boemia.  Nel 
1061  Bela  1  vincitore  del  fratello  si  fece 
coronare,  e  la  condotta  tenuta  da  lui  sul 
Irono  onestò  in  parte  la  macchia  distia 
usurpazione.  Egli  fu  sollecito  de'bisogni 
de'suoi  sudditi,  procurò  l'abbondanza  e 
provvide  alla  pubblica  sicurezza  con  sag- 
gi ordinamenti.  Richiamò  i  partigiani  di 
Salomone  suo  nipote,  e  li  ripristinò  ne' 
loro  beni.  Volendo  rendersi  popolare  con- 
vocò presso  Alba  Reale  una  generale  as- 
semblea del  popolo,  composta  di  due  de- 
putati per  ogni  villaggio,  per  dar  con  essi 
opera  alla  riforma  dello  stato.  Essi  vi  si 
recarono  in  maggior  nucuero,  e  credcu- 


U  N  G 
dosi  forti  abbastanza  per  dar  Io  legge,  o- 
sarono  cbiedere  il  periDesso  di  far  ritor- 
no al  paganesimo. di  lapidare  i  vescovi, 
stertuiiiarei  preti,  strozzare  i  chierici,  im- 
piccile i  decin)atori,  dislrugi^ere  le  chie- 
se e  far  in  pezzi  le  campane.  Il  re  veden- 
do imminente  una  sedizione  chiese  3  gior- 
ni a  deliberare.  In  qiiest'  intervallo  egli 
radtmò  milizie,  e  comparve  alla  loro  lesta 
il  3.°  giorno.  Subito  fece  pigliare  e  impri- 
gionare i  capi  sediziosi,  e  aspramente  tor- 
mentare con  vari  supplizi  alla  vista  degli 
altri  faziosi,  onde  si  represse  il  tumulto  e 
il  popolo  rientrato  nel  dovere,  la  religio- 
ne cristiana  restò  nella  pristina  libertà, 
dopo  aver  evitato  la  distiuttrice  tempe- 
sta che  la  minacciava.  Breve  fu  il  suo  re- 
gno. Essendo  nel  suo  palazzo  di  Demes  fu 
talmente  malconcio  dalla  caduta  d'un  pa- 
vimento, che  trasfeiilo  mezzo  morto  a  Ca- 
nise  ivi  niorì  nelio63  oio64-  Venne  tu- 
mulato nel  monastero  di  s.  Salvatore  da 
lui  eretto  a  Zewkzard,  così  da  lui  chia- 
malo per  alludere  alla  calvezza  del  suo 
capo  e  al  suo  buon  colorito.  Lasciò  dalla 
sua  sposa,  figlia  di  Micislao  li  duca  di 
Polonia,  3  figli,  Geisa,  Ladislao  e  Lam- 
bert, oltre  due  figlie,  Sofia  maritata  a  3 
principi,  ed  N.  moglie  di  Zuonimir  re  di 
Croazia  e  Dalmazia,  il  qualf;  essendo  mor- 
to senza  posterità,  lasciò  il  regno  alla'sua 
vedova.  Nell'istesso  anno  Salomone  figlio 
d'Andrea  I  fu  ricondotto  in  Ungheria  dal 
suo  cognato  Enrico  IV  re  de' romani, 
presso  il  quale  erasi  rifugiato  e  sposata  la 
sorella  Sofia.  Enrico  IV  Io  fece  incoro- 
nare alla  sua  presenza  per  la  a,°  volta  in 
Alba  Pieale,  in  premio  del  qual  servigio 
richiese  che  gli  facesse  omaggio  dell'Un- 
gheria come  d'un  feudo  dell'impero.  Que- 
sto forse  avvenne  pili  tardi,  come  dirò  alla 
sua  volta;  Al  loro  arrivo,  Geisa  figlio  del 
re  Bela  I  avea  preso  la  fuga,  ma  ritornò 
tosto  partito  Enrico  IV,  fece  guerra  a  Sa- 
lomone, e  l'anno  dopo  concluse  una  con- 
venzione che  assicurò  il  trono  al  suo  ri- 
vale e  a  lui  il  2.°  posto  nello  slato,  cioè 
quello  di  duca.  Questa  pace  firmata  a'20 


UNG  i63 

gennaio  fu  opera  de'vcscovleper  partedi 
Geisa  fu  così  sincera,  che  trovandosi  con 
Salomone  il  giorno  di  Pasqua  in  Cinque 
Chiese,  gli  pose  egli  stesso  la  corona  in  le- 
sta in  niezzoa  numerosa  assehd)lea,e  poi 
il  condusse  alla  cliiesa  de'ss.  Apostoli  per 
ascoltar  messa.  Geisa  e  Ladislao  suo  fra- 
tello furono  di  gran  soccorso  a  Salomone 
nelle  guerre  che  questi  ebbe  a  sostenere 
contro  gli  stranieri.  Col  loro  valore  egli 
ricacciò  i  boemi  e  i  valacchi,  che  aveano 
invaso  gli  imi  dopo  .^li  altri  l'Ungheria. 
I  bulgari  comandati  da  ulllziali  greci,  poi- 
ché allora  erano  sommessi  agl'imperaio- 
ri  d'oriente,  comparvero  poi  sopra  una 
flotta  falla  da  essi  costruire  a  Belgrado  e 
colla  quale  rimontarono  la  Sava.  Prima 
del  loro  sbarco  scontraronsi  con  quella 
di  .Salomone  che  trionfò  di  essi,  sotto  gli 
ordini  di  Geisa  e  di  Ladislao, a  malgrado 
del  fuoco  greco  che  adoperarono  per  ri- 
durla in  cenere.  Dopo  tale  viiioria  Salo- 
mone pose  l'assedio  dinanzi  Belgrado,  che 
fu  uno  de'piìi  micidiali  per  la  vigorosa  di- 
fesa falla  dagli  assediali  e  le  frecpienli  lo- 
ro sortite.  Durava  esso  da  circa  3  mesi, 
quando  una  donzella  ungherese  eh' era 
tenuta  prigioniera  in  città,  si  avvisò  d'ap- 
piccare il  fuoco  al  suo  quartiere  (  è  iucer 
lo  se  per  tradimento  o  per  iu)prudenza), 
donde  si  propagò  l'incendio  per  lolla  l;i 
piazza,  il  che  ne  facilitò  la  presa  per  la  co- 
sternazione incussa  negli  abitanti  e  neli.i 
guarnigione.  Gli  ungheri  inseguirono  i 
bulgari  fuggiaschi  e  ricuperarono  da  essi 
il  bottino  che  aveano  fallo  nelle  loro  e- 
scursioni.  L'assedio  lungo  e  sanguinosodi 
Belgrado  fu  notabile  sopialttitto  perchè 
la  storia  per  lat.^  volta  fece  menzione  di 
cannoni,  e  gliassediantisene  valsero,  ma 
pure  non  doverono  a  tale  arme  terribile 
la  presa  della  città,  sibbeue  al  detto  in- 
cendio. Tali  primitivi  cannoni  si  vuole 
che  non  iscagliassero  palle  di  ferro,  ma 
pietre  da  ^ofino  a  120  libbre,  delle  grosse 
frecce  e  delle  composizioni  incendiarie.  E 
possibile  elle  gli  ungheresi  ne  avessero  im- 
parato l'uso  da'tarlari,  poiché  da  remo- 


,64  UNO 

lissimi  tempi  i  cinesi  conoscevano  In  pol- 
vere (li  cannone.  Tra  quelli  acni  si  atfri- 
biù  l'uso  o  l'invenzione  in  Europa  ilella 
polvere  sulfurea,  si  comprende  anche  Sa- 
lomone re  d'Ungheria.  Quanto  al  vanto 
che  se  ne  dà  in  Germania  al  frale  Bertol- 
do SchAvarlz,  verso  la  fine  del  secolo  XI 1 1 
o  nel  principio  del  XIV,  molli  tedeschi 
lo  riguardano  come  un  personaggio  im- 
maginario. Suir  origine  della  polvere  e 
dell'artiglierie  parlai  ne'vol.  XL V,p.  1 02, 
LXVll,  p.  164  e  altrove.  Ma  le  spoglie  e 
le  ricchezze  tolte  a'bidgari,  furono  il  man- 
tice della  discordia  Ira  il  re  e  Geisa.  Sa- 
lomone col  consiglio  del  conte  di  Vid  ac- 
cusò il  duca  d'  essersene  appropriala  la 
maggior  parie  e  voleva  astringerlo  a  una 
nuova  divisione.  Entrambi  si  accaloriro- 
uo,  e  si  separarono  con  reciproci  divisa- 
menti  di  vendetta,  onde  bentosto  fu  di- 
chiarala Ira  essi  la  guerra.  Salomone  che 
era  slato  per  insidia  vincitore  di  Geisa  in 
uni ."  combattimento,  fu  vinto  in  un  2.° 
con  perdita  sì  grave  che  disperando  di 
ripararla,  fuggì  a  Presburgo  e  lasciò  al 
suo  rivale  il  rimanente  del  regno,  seguen- 
<lolo  la  legina  Sofìa, nel  1074^1  075. Nar- 
ra  all'annoi 074  ilPiinaldi, che  Salomone 
mandò  i  suoi  ambasciatori  al  suo  cognato 
Enrico  IV,  divenuto  perfido  persecutore 
della  Chiesa  e  di  s.  Gregorio  VII,  chie- 
dendogli soldati  contro  Geisa,  e  promet- 
tendogli di  prendeilo  per  collega  nel  re- 
gno, d'  essergli  tributario  e  di  dargli  in 
mano  le  più  forti  città  dell'  Ungberia.  Il 
che  avendo  inteso  s.  Gregorio  VII  esser- 
si recato  ad  eiretto,cioècheSalomoneavea 
ricevuto  in  feudo  il  regno  da  Enrico  IV, 
come  se  questi  ne  fosse  signore,  vedendo 
il  pregiudizio  che  si  faceva  alla  Chiesa 
romana,  a  cui  spellava  dargliene  l'inve- 
stitura, perchè  ad  essa  s.  Stefano  1  avea 
già  dato  l'Ungheria,  gli  scrisse  una  lelle- 
la  riprendendolo  e  minacciandolo  di  pro- 
cedere contro  di  lui  colle  censure  eccle- 
siastiche, dove  non  avesse  tali  cose  emen- 
date. Soggiunge  il  Rinaldi,  ma  per  giu- 
dizio divmo  avvenne,  che  chi  volle  rice- 


U  N  G 

Tere  il  regno  d'Ungheria  da  altri  e  non 
dalla  Sede  apostolica,  lo  perdesse  affatto. 
Pure  non  lasciò  s.  Gregorio  VII,  come 
padre  comune,  di  procacciar  la  pace  fra 
loro,  come  fanno  palese  le  sue  lettere 
mandate  a'competitori  Salomone  e  Gei- 
sa. ed  anche  scrisse  alla  moglie  di  Salo- 
mone, che  Rinaldi  chiama  Giuditta,  con- 
solandola. Nel  1074  01 075  Geisa  oGey- 
sa  I, divenuto  padrone  dell'Ungheria,  si 
fece  coronare  in  Alba  Reale,e  mandò  am- 
basciatori alia  s.  Sede  con  sue  lettere  a  s. 
Gregorio  VII.  Questo  Papa  nelle  rispo- 
ste l'ammonì,  che  non  pensasse  essergli 
lecito  cosa  alcuna,  fuori  della  giustizia,  e 
che  volesse  mantenere!  diritti  dellaChie- 
sa  romana  sopra  il  regno  d'  Ungheria, 
pel  dispregio  de'quali  Salomone  avea  me- 
ritato, che  Colui  il  quale  di  tutte  le  cose 
è  Signoie  gli  togliesse  il  regno.  Nondime- 
no s'aifalicò  con  sue  lettere  di  metterli 
in  pace,  per  le  guerre  in  cui  Salomone  era 
soccorso  da  Enrico  IV:  allora  Geisa  I  in- 
vocò la  prolezione  della  s.  Sede  e  se  ne 
giurò  vassallo.  Delle  quali  cose  feci  pa- 
rola nella  biografia  del  Papa.  Sidone  e 
Martinetti,  Della s.  basilica  dis.  Pietro, 
lib.  i,cap.  3  :  Delle  oblazioni  fatte  al- 
l'apostolo  s.  Pietro  nella  basilica  Va- 
ticana, raccontano  al  n.°  xxi.E  celebre  la 
lettera  da  s.  Gregorio  VII  scritta  a  Salo- 
mone red'Ungheria,e  il  forte  rimprovero 
con  cui  condannò  la  di  lui  ingratitudine, 
poiché  trovandosi  in  possesso  d'un  regno 
offerto  già  da  tanto  tempo  a  s.  Pietro,  e- 
gli  ne  avesse  presa  l'investitura,  non  già 
dalla  s.  Sede,  ma  da  Enrico  IV  rediGer- 
mauia.  Il  zelante  Papa  fonda  le  sue  que- 
rele in  due  fatti,  ed  afferma  che  il  re  s. 
Stefano  I  suo  antecessore  avea  fatto  al  s. 
Apostolo  divota  offerta  di  quel  medesi- 
mo regno,  e  di  qualunque  altro  diritto  e 
dominio  che  a  quello  apparteneva  ;  ag- 
giungendo l'altro  esempio  dell' impera- 
tore s.  Enrico  II,  il  quale  dopo  la  gloriosa 
conquista  di  quello  scettro  (intenderan- 
no forse  parlare  dello  scettro  imperiale  o 
di  allro  regno,  non  mai  dell'  ungherese^ 


UNG  UNO                    i65 

poiché  s.  Enrico  II  cognato  a  s.  SleijiioI  sia.  Eseguì  ciò  e  abbiiudanteriiente  iliiuo- 
iiori  guei  leggio  l'Ungheiia,  contribuì  so-  vo  le,  mandando  a  s.  Gregorio  VII  itera- 
lo alia  pioijagazione  della  tede;  bensì  te  aitiiiascerie.  Questo  l^apa  nel  i  07C)  dal 
guerreggiò  contro  gl'idolatri  della  Scliia-  sinodo  romano  inviò  a  s.  Ladislao  l  una 
vonia,  che  aveanodalo  il  guasto  alla  dio-  leg^izione  per  cercare  e  collocare  col  do- 
Cesidi  Mersebingo  e  distrutto  moltechie-  vulo  onore  le  reliquie  de'  santi,  che  avea- 
se,  e  li  vinse),  avea  deposta  sul  corpo  di  no  innatliato  l'Ungheria  colla  predicazio- 
s.  Pietro  la  corona  e  la  lancia  in  segno  del  ne  della  fede.  Giunto  il  legato  apostolico 
suo  vassallaggio  e  di  tutti  i  suoi  stati:y;/'o  in  Ungheria  e  adunala  un' asseuìblea  di 
gloria  Iriiuìiphi  sui  Ulne  Rc^ui  dìrexit  nobili,  fVi  elevato  il  corpo  di  s.  Gerardo 
insignia,(iuo  pi-i/icipaluni  (lignilatis  e-  S^igrcdo,  dal  Pa[)a  dichiaralo  martire, 
Jus  {itliiicre  cogiioi'iC.ìtntì(itmn\scvi/o-  dalla  chiesa  della  B.  Vergine  presso  il 
li  riferiscono  col  Pagi,  che  la  mancanza  luogo  ov'  era  stato  lapidato  e  trafitto,  e 
di  Salomone  era  provenuta  piuttosto  da  postu  in  urna  trasportato  nella  sua  cat- 
Decessilà,  che  da  disubbidienza.  Iinperoc-  tedrale  di  Chonad  sulle  s[)alle  del  ree 
che  es«.ei)du  stato  vinto  in  battaglia  e  spo-  de'[)rincipi,  e  collocato  in  luogo  onorevo- 
glialo  del  legno  da  Gioiade  o  Geisa  1,  per  le,  ove  Dio  lo  fece  vieppiìi  ris[)lendere  per 
ricuperare  il  jiossesso  lo  sventurato  re  lece  la  copia  de'miracoli.  Il  santo  re  non  prese 
ricorso  ad  Enrico  IV,  e  avendo  col  di  lui  che  il  titolo  di  amministratore,  e  prole- 
mezzo  riac(|uistato  il  regno  lo  fece  tribù-  sto  che  non  si  sarebbe  mai  fallo  incoro- 
tario  al  suo  liberatore.  Ciò  nonostante  s.  nare  mentre  vivesse  Salomone.  Egli  ri- 
Gregorio  VII  se  ne  dolse  e  lo  condannò,  chiamò  questo  principe  e  lo  colmò  d'o- 
Xanlo  strelta  e  precisa  era  la  dipendenza  nori  e  benefizi,  ma  Salomone  non  corri- 
di  (juesto  regno  dalla  Chiesa  romana.  Au-  spose  a  tanta  generosità  che  colla  ingra- 
?.i  nel  voi.  LXIX,  p.  274  l'iportai,  che  s.  liludine.  Accortoci  s.  Ladislao  I  ch'egli 
Gregorio  VII  dichiarò  re  di  Dalmazia,  studiava  di  perderlo,  prevenne  i  suoi  ili- 
Cioazia  e  Schiai'onia,  Demeli'ìo  che  ì\e  segni  nel  1  081  facendolo  rinchiudere  a 
avea  falle  fervide  istanze  con  promessa  Vicegrad.  La  sua  cattivila  fu  di  breve 
giurala  alla  s.  Sede  d'annuo  tributo, seb-  durala,  poiché  in  capo  ad  alcuni  mesi  s. 
bene  que'regoi  fossero  nella  suprema  si-  Ladislao  1  lo  reslilul  iu  libertà,  persuaso 
gnoria  del  regno  d' Ungheria.  La  pru-  che  si  fosse  mulato  di  disposizione  a  suo 
deiiza  e  il  valore  di  Geisa  1  resero  inutili  riguardo,  ma  s'ingannò.  Salomone  aven- 
g!i  sforzi  falli  da  Salomone  per  rimon-  do  formato  legami  col  capo  de'valacchi 
lare  sul  trono.  IMorì  Geisa  I  a' aS  aprile  e  de'greci,  assoldò  un  esercito  e  dichiarò 
1077,  lasciando  di  Gisele  sua  sposa,  bglia  guerra  a  s.  Ladislao  1.  Però  vinto  nella 
di  bertoldo  di  Carintia,  due  figli  in  lene-  1.'  battaglia,  si  gittò  co'suoi  alleati  sulla 
ra  età,  Colomano  ed  Almus,  ed  una  figlia  Bulgaria,  ove  i  generali  greci  che  colà  co- 
Pyrisca  maritata  all'imperatore  greco  mandavano,  gli  fecero  provare  nuove  pe- 
Giovanni  Comneno.  Nello  stessoi077  e  ripezie,  per  cui  perduta  ogni  speranza  si 
a  proprio  malgrado  fu  eletto  re  s.  Ladi-  ritirò  io  una  suliludine  iu  cui  finì  i  suoi 
^/(/oy  (7  .)(ValellodiGeisa  1  eperciò  figlio  giorni  nel  1087,  o  come  altri  vogliono 
di  Bela  1.  11  Papa  s.  Gregorio  VII  scrisse  sollo  il  regno  di  Colomano,  nell'esercizio 
a  Neemia  arcivescovo  di  Suigonia,  che  d'opere  di  austera  penitenza  e  virtuose, 
insieme  cogli  altri  vescovi  e  co'principi  del  giusla  gli  storici  ungheresi,  per  cui  venne 
regno  lo  consigliassero  a  notificargli  la  veneralo  per  santo.  Thvvrocz,  il  più  au- 
sua divozione  verso  la  s.  Sede,  mandau-  lieo  di  essi,  aggiunge  che  fu  seppellito  a 
do  in  Roma  i  suoi  ambasciatori,  e  così  il  Pula  nellislria.  In  tale  articolo,  pailan- 
Pdjiu  gli  avrebbe  poi  lallu  beuìgua  ri&]JO-  do  della  cuUcdrule,  dii»;9Ì  col  d.'  Ivaudlcr^ 


iG6  UNG 

veueiarsi  Ira  le  reliquie  quelle  del  b.  Sa- 
lomone, the  ritiialosi  presso  il  cognato 
Udalrico  inai cliese d'Istria  (un  Udalrico 
niaicliese  tli  Curinlia  e  Istria  fu  2."  mari- 
Io  di  Sofia  figlia  di  Ijela  I  zio  di  Salomo- 
ne), visse  penitente  e  mon  santo,  lleilol- 
do  di  Costanza  in  vece  as!^el•isce  che  nel 
1 087  avendo  Salomone  fatta  una  spedi- 
zione contro  i  greci  (probabilmente  la  già 
riferita),  perì  nella  battaglia  cbe  die  loro 
dopo  aver  ucciso  incredibile  numero  di 
soldati.  Meglio  è  leggere  il  p.  Vvay,DìS- 
scrtaùoncs  historico-crilicac  de  sanctis 
Salomone  rege,  et  Hemerìco  duce  H un- 
g-«/7/7f,  Pestum  1774-  Ritornali  in  Un- 
gheria i  vaiaceli!  sotto  la  condotta  del 
nuovo  capo  Kopuich,  furono  nuovainen- 
le  sconfitti  in  una  battaglia  in  cui  per- 
dettero il  loro  generale  con  gran  nume- 
ro delle  sue  genti.  Il  re  s.  Ladislao  l  eb- 
be poi  a  combattere  i  russi,  i  polacchi,  i 
boemi  e  altri  popoli,che  venuti  l'un  dopo 
Tallio  ad  attaccarlo, furono  tulli  1  espili- 
li, non  riportando  dalle  loro  s[)edizioni 
se  non  vergogna.  Queste  vinone  lo  rese- 
ro rispettabile  a  liilli  i  suoi  vicini,  e  gli 
imgheri  per  le  virtù  riportate  nella  bio- 
grafia, lo  tenevano  in  tanta  venerazione 
che  comuncmenle  lo  chiamavano  il  san- 
to re.  Gli  sloiici  nazionali  dicono  ch'egli 
estese  i  propri  stali  co'regni  di  Croazia  e 
Dalmazia,  ceduti  a  lui  da  sua  sorella  ve- 
dova del  re  Zuoiiimir  morto  senza  di- 
scendenza nel  1  087  al  più  tardi.  Ma  Gio- 
vanni L\ic\u,IJisioritic  fcgid  Dalniatiac 
<-/Oo<///</c, s(jslieiie  che  s.  Ladislao I  non 
possedè  che  la  Croazia,  e  che  i  veneziani 
inipadionironsi  della  Dalmazia.  Certo  è, 
secondo  Du  Cange,  Faniil.  Byzuiit.,  che 
A  Itale  Faliero,  il  quale  pervenne  al  do- 
galo di  Venezia  nel  1084  e  morì  nel  1  oqG, 
fu  ili.  doge  che  si  (pialdicò  duca  di  Dal- 
mazia. iNel  1087  i  principi  di  Germania 
ledeli  u  s.  l'ietro,  il  ■."agosto  fecero  un 
parlamento  generale  con  Enrico  IV  e 
suoi  fiutori,e  gli  promisero  aiuti  per  ri- 
conqiiislarei  suoi  douiiuii,  se  volesse  farsi 
itssolveic  dalla  scomunica  da  cui  era  al- 


U  NG 

laccialo.  Ma  l'indegno  principe  persisten- 
do nella  sua  riprovevole  ostinazione,  nepr 
pur  confessò  d'essere  scomunicato;  per 
cui  i  cattolici  deliberarono  di  non  aver 
pace  con  lui.  Vi  furono  Ielle  le  lettere 
di  Papa  Vittore  III,  colle  quali  notificò 
a'principi  d'esser  succeduto  a  s,  Gregoriq 
VII,  confermando  il  di  lui  giudizio  coUt 
troEmicu  IVe  suoi  partigiani. Colla  qua- 
le dichiarazione  vennero  smentite  le  bu- 
gie di  Sigeberlo,  che  s.  Gregorio  VII  pen- 
lilosi  alla  morte,  confessò  d'aver  fallato 
e  ordinò  a'successori  d'assolvere  Enricq 
IV  co' suoi  fautori.  Anche  s.  Ladislao  I 
mandò  una  legazione  a  tale  assemblea,  di- 
chiarando ch'egli  persevererebbe  sempre 
nella  fedeltà  a  s.  Pietro,  e  promettendo 
che  sarebbe  stalo  pronto,  bisognando,  di 
marciare  con  20,000  cavalli  a  favor  de' 
cattolici  contro  gli  scistualici.  A vea S.La- 
dislao 1  sposalo  prima  Gisele  figlia  di  Ber- 
toldo di  Carintia,  poi  Adelaide  figlia  di 
Piodolfo  di  Svevia  eletto  re  de'  romani 
contro  Enrico  IV,  da  cui  ebbe  Coloma- 
no  che  gli  successe,  da  altri  confuso  col 
figlio  di  tal  pome  di  Gelsa  I.  A  s.  Ladi- 
slao I,  secondo  alcuni  storici,  fu  conferi- 
to il  comando  della  I."  Crociata  ùì  2V/-- 
ra  Santa  (della  quale  e  delle  successive 
tenni  proposito  anche  a  Turchia),  ma  la 
sua  morte  accaduta  a:' 190  meglio  a'  3 a 
luglio  1095,  obbligò  i  crociali  a  scegliere 
qllrocapoj  e  fu  seppellito  a  Vaiadino,  ove 
se  ne  venera  il  corpo.  E  nominalo  nel 
Martirologio  romano  a'  27  giugno,  ch'è 
il  giorno  ili  cui  si  fece  la  traslazione  dj 
sue  reliquie,  e  in  Ungheria  si  celebra  lat 
festa  col  nome  di  s.  Laslo.  I  suoi  miraco- 
li determinarono  Celestino  III  a  canoniz- 
zarlo nel  I  198  secondo  IJutler,  come  dis- 
si nella  biografia.  Kiporlando  nel  citato 
voi.  VII,  p.  067,  il  catalogo  de'sanli  ca- 
nonizzali,[)ubblicalodall'Amici,  Il  sacra 
li to della  Canunìzzazioiu',  lo  dissi  cano- 
nizzato neh  191,  ma  ripelei  il  suo  erro- 
re chiamandolo  re  d'Inghilterra  e  (|uì  ne 
fo  emenda.  Alili  lo  prelesero  canonizza- 
lo da  Calisto  HI.  Queslo  santo  nel  1078 


UN  G 
fondò  in  Ungheria  l'abbazia  di  Senligi*, 
in  cui  doveansì  aiiiiiiellet'e  soli  francesi, 
prova  della  slima  in  cui  teneva  (|iieiia  na- 
zione^ la  quale  anlicaniente  lu  chiamava 
s.  Laucelot.  Si  ha  del  [).  l'ray,  Disserta- 
tio  de  s.  Ladislao  regc,  Pestun»  >774' 
Colornano  succeduto  al  padre,  si  pretese 
da  alcuno  che  fosse  alloia  vescovo  di  Va- 
radino,  ma  ciò  non  è  asserito  che  da  po- 
chi e  dubbiamente.  Sia  comuur|iie,  gli 
unglieiesi  nel  decretargli  la  corona  fece- 
ro cattiva  scella,  qual  principe  mal  for- 
malo di  corpo  e  di  spirilo.  Nel  109G  egli 
vide  nelle  sue  terre  giungere  il  i .°  mani- 
polo di  crociati,  capitanato  da  Gualtiero 
Senza  avere  (perchè  non  possedeva  che 
la  spada)  gentiluomo  francese.  Egli  ac- 
cordò loro  bbero  il  passo  e  permise  il 
Iralllco  de'  viveri,  ma  i  sudditi  non  si 
purliirono  così.  Poiché  16  di  essi  fermati- 
si all'insaputa  del  capo  loro  al  di  qua  del> 
la  Sava  per  comprare  dell'armi,  furono 
assaliti  dagli  ungheresi,  spogliati  e  riman- 
dali afTalto  nudi.  Poco  dopo  comparve  in 
Uiiglieria  il  celebre  Pietro  l'Eremila  apo- 
stulo della  crociata,  alla  lesta  di  4o,ooo 
uomini,e  percorso  pacillcamente  il  regno, 
all'imboccatura  della  Sava  videro  sospe- 
se alle  mura  della  città,  come  in  trofeo, 
le  spoglie  de'  1 6  crociati.  Questa  vista  mi- 
se in  furore  l'armata  e  il  suo  condottie- 
ro. Per  vendicar  tale  oltraggio  si  marciò 
a  bandiere  spiegale  verso  la  città,  la  qua- 
le chiuse  invano  le  sue  porte, poiché  fu  pre- 
sa per  iscalata,  inseguiti  gli  abitanti  che 
in  numero  di  7000  eransi  salvati  sulla 
montagna  al  di  là  dal  (ìuuie,  e  ne  sgozza- 
rono 4ooo;  dopo  di  che  tornali  i  crocia- 
ti nella  città,  la  saccheggiarono  per  5  gior- 
ni. Pietro  avvertilo  che  la  nazione  racco- 
glievasi  per  piombar  sui  crociati ,  valicò 
la  Sava  col  bottino  e  perde  nel  passaggio 
gran  numero  de'suoi,  uccidi  dagli  unghe- 
resi epalziuaci  posti  in  imboscala.  L'Un- 
gheria dopo  la  visita  di  (juelle  due  bande 
di  crociali,  uua  3.'^  u'  ebbe  1'  anno  stesso 
con  a  capo  il  prete  del  Palalinato  (iode- 
scale  che  a  vea  raccolti  iuGermauiaiS.ooo 


U  N  G  167 

uomini.  La  loro  indisciplinatezza  li  fece 
cacciar  via  dagli  ungheresi,  e  il  prete  si 
sliinò  lro|)po  fortunato  di  poter  raggiun- 
gere con  alcuni  fuggiaschi  il  proprio  pae- 
se. Quest'esempio  non  rese  più  saggia  una 
4."  divisione  di  200,000  fancesi,  (iani- 
minglii  e  lorenesi,a'quari  eransi  unito  con 
i?.,ooo  uomini  il  conte  Emilcone  nelle 
vicinanze  del  Pieno.  Essendo  da  Colorna- 
no slato  loro  ricusalo  il  passaggio,  volle- 
ro francarlo  colla  forza,  ma  subirono  l.« 
sorte  stessa  di  quelli  che  gli  aveano  prece- 
duti. Finalmentea'20  settembre  compar- 
ve sulle  frontiere  dell'Austria  e  dell'Un- 
gheria la  bella  armata  di  Gotfredodi  Du- 
giione,  nella  quale  slavano  tutte  le  forze 
della  I  .'crociata.  Colornano  s'abboccò  coi 
capi  ed  aprì  ad  essi  la  strada  pe'suoi  sla- 
ti ,  dopo  essersi  giustificalo  dell'ostilità 
praticale  contro  le  truppe  precedenti  per 
la  necessità  in  cui  l'aveano  posto  di  repri- 
mere le  loro  devastazioni.  Dice  la  storia, 
ch'ei  gli  scortò  sino  alle  spomle  della  Sa- 
va, ove  si  congedò  pienamente  conlento 
della  loro  condotta.  Ritornato  nella  sua 
capitale,  non  andò  guari  che  si  disgustò 
col  cugino  duca  Almo,  che  altri  chiama- 
no fratello,  rilenendo  Colomano  figlio  di 
Geisa  I,  per  false  relazioni  die  gli  erano 
state  date  intorno  a  lui.  Indi  ruppero  Ira 
lorn  guerra  civile,  ma  nell'atto  di  comin- 
ciar la  pugna  i  grandi  li  costrinsero  alla 
pace.  Almo  però  teiiieudo  il  risentimen- 
to del  re  riparò  in  Germania.  Colomano 
nemico  della  quiete  turbò  poi  quella  dei 
vicini.  .4ssoldato  un  esercito  lo  trasse  sul 
territorio  russo,  ove  non  avea  alcun  mo- 
tivo di  dissapore.  La  duchessa  di  Russia 
Lanca,  sorpresa  di  tale  invasione  si  recò 
da  lui  e  gittatasi  a'snoi  piedi  lo  supplicò 
piangendo  a  risparmiare  un  popolo  che 
non  gli  avea  dato  alcun  motivo  di  ([nere- 
la.  Il  feroce  monarca  ebbe  però  la  barba- 
rie di  respingerla  co'  piedi,  dicendo  che 
la  maestà  del  trono  non  deve  contami- 
narsi dalle  lagrime  d'una  donna.  Uitira- 
tasi  Lanca  col  dispetto  in  cuore,  implorò 
il  soccorso  de'  valucchi,  i  quali  sempre 


,  Gii  U  i\  G 

jiruiilia  maiciur  contro  rLfnglK'iin,si  re- 
carono a  frolla  intorno  a  lei  soUo  la  con- 
dona del  c.ijìo  loio  IMircode.  Gli  unghe- 
resi (iirnno  sconfitti,  fatti  a  pezzi,  e  i  ri- 
ijia>ti  trovaronsi  a  tale  estremila  di  vive- 
ri, die  furono  costrelli  a  cibarsi  de' loro 
c.ilziii.  Coioinano  si  stimò  assai  fortuna- 
to di  potere  sagginngere  1'  Ungheria  coi 
miserabili  avanzi  del  suo  esercito.  Questo 
sì  terribile  scontro  gli  fece  perdere  per 
tjualclie  lenipo  il  gusto  de'conquisli;  ma 
ciò  non  fu  die  a  danno  de'suoi  sudditi, 
a'quali  fece  sentir  tulio  il  peso  di  sua  po- 
tenza nell'esercitarla  lirannicauienle.  Nel 

I  I  06  il  duca  Almo  maneggiata  secolui  la 
pace  ritoinò  in  Ungheria,  e  qualche  tem- 
po dopo  partì  per  la  crociala  di  Palesti- 
na. Neil  1  12  tra  essi  scoppiarono  nuo^s 
dissensioni,  e  Almo  tornato  in  Germania 
indusse  l'imperatore  Enrico  V  a  recarsi 
l'anno  dopo  in  Ungheria,  per  costringe- 
re il  fratello  ad  accorilargh  la  pace.  Co- 
lomano  finse  di  cedere  al  desiderio  del- 
l'imperatore, ma  appena  (piesti  fu  parli- 
lo fece  arrestare  Almo  e  Bela  suo  lìglio, 
cavar  loro  gli  occhi,  poi  li  rilegò  nel  mo- 
naslero  di  Demes  fuiulato  da  Almo.  Po- 
co d</p()  caduto  gravemente  malato  spe- 
dì un  ufljziale  per  trucidare  Almo,  acciò 
non  potesse  succedergli.  1  monaci  difese- 
ro il  Joro  fondatore  e  impedirono  l'esecu- 
zione dell'ordine  sanguinario  e  b.ubaro. 

II  Palma  nella  sua  Nolizia  sulUL  iiglic- 
7ia  ,  discolpa  Colomano  dalla  taccia  di 
cruildlù,e  la  severità  con  Almo  l'attribui- 
sce all'incostanza  di  questo.  Coiomano  fi- 
nì i  suoi  giorni  a'  3  febbraio  i  1  i4,  «  fu 
seppellito  in  Alla  Reale.  Egli  aveas[)0sa- 
lo  la  figlia  ili  Ruggero  1  conte  di  Sicilia, 
da  cui  nacquero  Stefano  11  che  gli  suc- 
cesse, e  Adelaide  moglie  di  Sobieslao  I  re 
di  Roemin.  Da  altra  moglie  ebbe  Doridi, 
die  non  volle  riconoscere;  altri  prelendo- 
110  nato  da  Coiomano  altro  Rorieh,  che 
sposatala  liglia  di  IJoleslaolII  redi  Polo- 
nia,questi  lo  feceduca  di  Ihilicia.Di  1  3  an- 
ni sali  al  lioiio  Sid'.in,,  ||  il  /ù,/gt>rr,  so- 
prannome datogli  per  l'utrocesuu  coudut- 


U  N  G 
fa. Sembra  che  isuoi  luloi  i  abbiano  secon- 
date lesue inclinazioni, giacche  non  iscor- 
gesi  die  usassero  dell'autorità  del  loro  po- 
sto per  reprimerle.  Nel  r  120  egli  fece  una 
subitanea  invasione  nell'  Austria  donde 
trasse  gl'osso  bollino.  IMa  il  mai  clieseLeo- 
pnido  111  il  Pio  portatosi  sulle  frontiere 
d'Ungheria,  le  saccheggiò  a  ferro  e  fuoco. 
Stefano  11  nel  i  122  dichiarò  guerra  al  du- 
ca di  Boemia,  e  poi  quasi  subito  si  paci- 
ficò. Porlo  quindi  le  sue  armi  in  Russia, 
Polonia,  Bulgaria  e  Grecia,  lasciando  o- 
Min([ue  le  tracce  di  sua  ferocia,  JN'è  me- 
no fu  odioso  per  le  sue  sregolatezze,  ma 
se  ne  pentì  al  terminar  de'suoi  giorni.  Ca- 
duto malato  in  Agria  ,  rimiselo  scettro 
all'accecato  Bela,  e  vestitosi  dell'  abito 
monastico  in  segno  di  penitenza,  morì  nel 
I  i3r.  Ebbe  in  moglie  la  (Igliadi  Rober- 
to Guiscanlo  duca  di  Puglia,  ovvero  Giu- 
ditta (ìglia  diBoIeslao  111  re  diPo!onia;può 
anche  darsi  che  le  abbia  sposate  succes^i- 
vainenle.  Fu  padre  diGeisa.e  della  moglie 
di  Alberto  il  Divolo  margravio  d'Auslria. 
I\Ieicè  le  cure  di  sua  sposa  Elena  figlia 
t\\ù\  signore  greco,  benché  cieco  Bela  ti 
montò  sul  trono,  resse  saggiamente  i  suoi 
stali  e  fu  re  d'insigne  pietà.  Tenne  fron- 
te 0  Borich  figlio  di  Coiomano  che  pre- 
lese  lorgli  lo  scettro.  Nel  i  1  35  i  conti  del- 
la Marca  orientale  di  Baviera  ossia  l'Au- 
stria, presero  per  sorpresa  e  senza  dichia- 
razione di  guerra  l'resburgo.  A  (|uesta 
nuova  Bela  11  accorse  alla  lesta  di  nume- 
roso esercito  per  ritogliere  la  piazza.  Du- 
rante l'assedio  alcuni  de'suoi  tiHiziali  es- 
sendosi abboccati  cogli  assediali,  chiese- 
ro loro  il  motivo  di  tale  invasione,  al  che 
risposero  ch'era  pegl'  interessi  di  Boricli 
rifugiatosi  in  Baviera.  Ma  questi  non  ispo- 
rando  soccoisi  restituirono  la  piazza.  Be- 
la Il  pii'catoconlro Enrico iU^/Y;(';7;odu- 
ca  di  Baviera  enlrò  ne'suoi  slati,  gli  die 
battaglia  e  lo  mise  in  fuga.  Neh  i  38  fe- 
ce il  conquisto  della  parte  della  Servia 
bagnala  dal  fiume  di  Rama  diesi  getta 
nel  Naro  o  Narenla,  la  cui  iiuboccatura 
è  nel  tiolfo  di  Venezia.  Allora  a'titoli  di 


U  i\  G  U  N  G  169 

Jìc  </'  Uni^hfrid,  Crodz-id  e  Dalmazia^  zia.  Poco  dopo  Gelsa  il  avvertilo  che  Do- 
l>ela  il  aggiunse  quello  di  He  di  lidiiut,  licU  slava  iiascoslo  Ira  l'armala  liance- 
parie  del  reame  di />o.vmw,del  cjuale  tue-  se,  scrisse  al  re  di  Francia  [)er  chiedere 
glie  parlai  a  SiRMio,  anzi  iioii  dirado  Cu  rus-.e  consegnato  agli  ambasciatori  che  re- 
presa per  tulio  io  slesso  regno  di  Bosnia,  cavano  la  sua  lettera,  liorich  era  allora 
Egli  soggiacendo  al  vizi'j  dell' ebrietà,  a  lello,  perchè  la  lettera  giunse  di  notte, 
questa  CtTgionò  la  morte  di  due  signori  da  llisveglialo  dallo  strepito  ohe  si  fece  nel 
lui  ordinala  in  mezzo  al  vino  e  ad  unson-  cercar  di  lui,  e  scontralo  fuori  ilei  cam- 
tuoso  convito,  ad  istigazione  de'Ioro  ne-  mino  uno  scudiero  assai  ben  montalo,  lo 
ruici.  Morì  a'  1  3  febbraio  i  i4i  e  fu  se-  attaccò  per  inìpadronirsi  del  suo  cavallo, 
pollo  nella  chiesa  d'Alba  Pieale.  Lasciò  4  Alle  sue  grida  accorse  le  guardie  a  vanza- 
iìgli, Gelsa,  Ladislao,  Slefaiio  e  Almo,  e  te,  presero  liorich  per  \n\  ladrone  e  lo 
due  h'glie,  Gertrude  uiai  itala  a  IMicislao  condussero  alla  tenda  del  re.  lìoiich  fat- 
ili re  di  Polonia,  e  la  moglie  di  Corrado  tosi  riconoscere  non  senza  dilììcoltà,  per 
11  re  di  Boemia.  Tre  giorni  dopo  fu  co-  mancanza  il' interprete,  comandò  Luigi 
renato  re  d'  Ungheria  il  figlio  Geisa  II  VII  che  si  custodisse  sino  a  giorno.  La 
d'i  I  anni,  nella  i.'  domenica  di  quare-  nuova  di  quest'arresto  pervenne  tosto  al- 
siina.  Pr:nci[)e  forte  e  virtuoso,  egli  man-  l'orecchio  di  Geisa  11,  che  non  era  mol- 
tenne  il  buon  ordine  ne'suoi  stati,  e  re-  tu  lontano,  e  sul  momento  mandò  a  chie- 
spinse  vigorosamente  gli  attacchi  di  Bo-  ilere  il  [)rigionicro.  ÌNIa  Luigi  VII  sliman- 
rich  che  voleva  fare  rivivete  le  pieten-  ilo  cosa  indegna  al  suo  grado  ili  dallo  a 
sioni  sue  al  trono  d'Ungheria.  Nel  i  i  47  certa  morte,  prese  il  parlilo,  dopo  esser- 
sccolse  l'in)peratore  Corrado  III  Hientre  si  scusalo  col  re  d'Ungheria,  di  mandar- 
passava  colla  sua  armala  crociata  per  la  lo  fuori  del  paese.  Borich,  scampalo  da 
iSiria,  e  Boi  idi  colse  quest'occasione  per  quel  pericolo,  si  ritirò  alla  corte  di  Euia- 
trarrealsiio  partito  Corrado  111  eisigno-  miele  Coinueno  imperatore  di  Costanti- 
ri  tedeschi.  L'inqieratore  che  avea  avuto  iiopoli,  che  gli  die  jjosIo  nelle  sue  trup- 
qualche  controversia  con  Geisa  II,  vi  era  pe  e  fece  sposare  una  sua  congiunta,  t 
molto  inclinato  del  pari  che  parecchi  serviani  attaccati  nel  i  i5o  da  Emanuele, 
grandi  del  suo  seguilo.  Ma  i  presenti  fai-  domandarono  soccorsi  a  Geisa  II, che  in- 
tigli dal  monarca  ungherese  impedirono  viò  loro  un  ragguardevole  corpo  di  rai- 
l'elletto  delleistigazioni  delsuo  rivaleche  liiie  sotto  la  condotta  del  general  lìac- 
iion  poteva  dargli  che  promesse.  Dopo  la  chiù. L'im[)eralore  avendo  raggiunto  l'ar- 
partenza  degli  alemanni  giunse  l'armata  mata  nemica  sulle  sponde  del  Drin.  che 
francese  col  re  Luigi  VII  il  GiovancaWa  divide  la  Servia  dalla  Bosnia,  piombò  so- 
lesla.  Borich  era  slato  conosciuto  da  que-  pia  di  essa  coll'impetuosità  ch'eragli  or- 
slo  principe  mediante  una  deputazione  dinaria  nelle  battaglie,  e  fece  prigione  il 
da  lui  spedila  al  parlamento  d'Elam[)es,  generale  ungherese.  Fratlanlo  Geisa  II 
per  indurre  il  re  e  i  signori  a  crociarsi  faceva  la  guerra  a'russi.  Emanuele  pro- 
por  venirein  suoaiuto.  Quando  vide  i'ar-  (ìlio  di  sua  assenza  por  trarre  nel  r  i5r 
miliancesi  sulle  terre  dell'Ungheria,  egli  il  suo  esercito  in  Ungheria.  Tragittata  la 
s'  insinuò  segretamente  ira'soldati  fran-  Sava,  lasciò  una  parte  del  suo  esercito  a 
cesi  per  ispiare  il  momento  favorevole  di  Teodoro  Vatace  suo  cognato  per  far  l'as- 
])arlare  col  re.  Intanto  Geisa  II  venne  in-  sedio  di  Zeogmine,  e  si  avanzò  tra  la  Sa- 
coutro  a  Luigi  VII  con  presenti  conside-  va  e  il  Danubio  recando  stragi  ovunque, 
levoli  di  cavalli,  arredi  e  ventili.  I  due  re  Un'annata  d'ungheresi  marcio  per  pro- 
dopo un  abboccamento  de'piìi  olletluo-  leggere  il  paese.  Subito  che  si  trovò  a 
si  si  separarono  yuuaudusi  elei uu  uuuoi-  froule  dc'ueiuici,  vedcudosi  iufcnure  di 


,ro  UNG  UNG 

nuaiero  ,  prese  la  fuga.  Emanuele  dopo  Miroslaf  duca  di  Russia,  tra  gli  altri  figli 
aver  fatto  iniprigionare  pai  te  del  suo  a-  el)l)e  Stefano  e  Bela,  ohe  il  successero,  ed 
vaii'niardo,  ritornò  avanti  a  Zeuginine  e  Etnerico,  e  le  figlie  Elisabetta  moglie  di 
l'obbligò  arrendersi  a  discrezione.  Il  re  Federico  duca  di  Boemia,  ed  Elena  raa- 
d'  Un-lieria  tornava  di  Russia  carico  di  ritala  a  Leopoldo  V  duca  d'Austria.  Ri- 
snoglie  qoando  senl\  tali  rovesci.  Impa-  ferisce  d'Anville,  che  una  specie  di  cro-r 
zicnle  di  provvedervi  divise  la  sua  arma-  naca  scritta  sulle  pareti  della  chiesa  di 
(il  in  due  corpi,  die  il  comando  deli."  a  Cronstadl  in  Transilvania,  ricorda  come 
Belosis  suo  zio,  con  ordine  di  precederlo,  neh  i43  Gelsa  il  fu  quegli  che  fece  eu- 
li  si  pose  alla  testa  del  2."  L'  imperatore  trare  nel  paese  i  sassoni;  osservazione  no? 
risparmiò  a  Belosis  una  parte  del  cani-  labile  che  dà  per  conseguenza,  essersi  er» 
mino,  ma  quest'ultimo  a  vista  del  nemi-  roneamenteconipresa  laTransilvania  nelr 
co  passò  freltolosauieute  il  Danubio  e  le  frontiere  dell'impero  di  Carlo  Piagno, 
s'accampò  iu  posizione  vantaggiosissima  Stefano  III  primogenilodi  Gelsa  II,  e  uuti 
ov'era  dilllcile  l'attaccarlo.  Essendo  Bo-  di  Bela  II  come  vuole  un  moderno,  nel 
rich  iiell'aruiata  imperiale,Emanuele  uè  1161  sali  sul  trono  d'Ungheria  per  vo- 
lo slaccò  con  ordine  di  passare  il  Termes  to  della  nazione  e  fu  coronalo  in  Alba 
e  di  saccheggiare  lutto  il  paese.  Borich  Reale.  Collegatosi  nel  i  171  coU'impera- 
ademp'icon zelo  e  intelligenza  lasuacoui-  toreEmanuele,  entrò  nella  Dalmazia  tu- 
niis>ione.  Gelsa  11, che  Irovavasi  a  quella  gliendo  a' veneziani  Spalatro  ,  Sebenico, 
parte  colle  truppe,  si  mise  ad  inseguirlo,  Zara  e  Tran;  ma  Zara  fu  poco  dopo  ri- 
miì  gli  scappò  col  favore  delle  tenebre  e  cuperata  dal  doge  V^itale  Michieli.  Due 
ritornò  al  campo  con  gran  bottino.  Il  re  zii  di  Stefano  HI,  enlrambi  figli  di  Bela 
schivaiiilo  di  venire  alle  mani  coli' ini-  II,  si  accinsero  nello stessoi  i  7  i  a  balzar- 
puratore,  comporlo  ch'egli  medesimo  lodai  trono  per  occuparlo  e  vi  riuscirò, 
prendesse  e  saccheggiasse  parecchie  cittì^  no.  Ih.'^fu  Ladislao  II  che  morì  ili.°  feb- 
senza  recar  loro  soccorsi.  Queste  perdite  braio  i  i  72,  dopo  aver  goduto  6  mesi  di 
e  1  avvicinarsi  d'una  battaglia  che  Ema-  sua  usurpazione.  Il  2."  Stefano  IV  fatlo- 
niiele  si  preparava  a  dargli,  lo  deleruii-  si  coronare  a'20  del  mese  slesso,  fu  scoUt 
naroiio  a  domandargli  la  pace,  ma  non  fitto  a' 19  giugno  seguente,  poi  cacciato 
potè  ottenere  che  una  tregua  pel  resto  dal  regno  uiorì  nel  castello  di  Zemien  a 
dellanno.  Dopo  ciò  l'imperatore  ripigliò  3  leghe  da  Cassovia  a'  i3  aprile  i  173. 
la  strada  per  Costantinopoli,  ove  rientrò  Stefano  III  suo  nipote  l'  avea  preceduto 
con  ricche  >poglie  e  moltissimi  prigionie-  alla  tomba  da  4o  g'orui,  morto  essendo 
ri.  Nel  I  i5i  Gelsa  li  d'intelligenza  con  a'4  marzo,  e  fu  sepolto  a  Slrigonia,  sen- 
Aiidronico  cugino  d'Emanuele  ruppe  la  za  lasciar  prole  dalla  moglie  Agnese  lì' 
lu'gua  e  si  recò  atl  assediar  Branisoba,  glia  d'Eurico  li  duca  d'Austria.  Al  bre- 
piizza  vicina  al  Danubio.  Egli  tagliò  a  vemenle  narrato  cogli  storici  ungheresi, 
[lezzi  le  truppe  di  Basilio  Zinziluc  ch'era  soggiungerò  il  riferito  da' greci  uotabil- 
venule  ad  attaccarlo  econtinuòl'assedio,  metile  diverso.  I  due  zii  di  Stefano  HI, 
Ma  1  anno  dopo  spaventato  dal  formida-  cioè  Ladislao  II  e  Stefano  IV,  che  a  se- 
bilearmaiueiUo  dell'ini peraUne,  per  pe-  conda  della  legge  del  paese  doveangli  es- 
neirare  sino  nel  centro  dell'  Ungheria,  ser  preferiti,  si  recarono  da  Emanuele  per 
mandò  a  richiedergli  la  pace  e  l'otlenne  trarlo  al  loro  partito.  Conlentissimo  di 
con  lestiluiigli  CIÒ  che  avea  preso  a'gie-  Iroviir  l'occasione  di  portar  la  guerra  in 
CI  in  uomini  e  prede.  Morì  Gelsa  li  a'3  1  Ungheria  colla  speranza  di  farvi  de'con- 
itMggioi  iGi,  e  fi  sepolto  in  Alba  Rea-  qui>li,enlrò  l'imperatore  nelle  loro  viste, 
le.  Dalla  sua  spusa  Eufiy^iua  ,   (iglia  di  e  per  legarli  con  vincoli  più  sUelli  voi- 


U  N  G 

|e  mai  ilarli  colle  sue  pai  enti.  Ladislao  li 
licusò  roHerta  per  licnoiG  di  spiacere  a- 
gli  iingheri,  Stefano  I\^  invece  accellò  la 
mano  di  Maria  nipote  dell'imperalore,  il 
quale  inviò  deputazione  agli  ungheresi 
pel"  rappresentar  loro  il  diritto  de'due  zii 
di  Stefano  HI, e  per  foi tidcar  la  sua  rac- 
comandazione si  portò  in  persona  a  Sar- 
dica.Ma  convinto  dalle  risposte  degli  un- 
gheresi che  nulla  otterrebbe  se  non  colla 
furza,  ordinò  a  suo  nipote  Alessio  Conto- 
Stefano  e  a'due  pretendenti  che  lo  accom- 
pagnavano ,  di  assediare  il  castello  di 
Chrain,  che  non  oppose  gran  resistenza. 
La  presa  di  questa  piazza  e  il  denaro  spar- 
so tra'signori  ungheresi  da'segreli  emissa- 
ri,servai  a  furinare  un  poileroso  partito  che 
astrinse  il  re  Stelano  111,  nello  stesso  an- 
no in  cui  eravi  salito  ,  a  cedire  il  trono 
^ilo  zio  Ladislao  II,  il  cui  fratello  Stefa- 
no IV  fu  contempoi'aneamenle  dichiara- 
to WrunijCioè  erede  della  corona,  che 
poco  dopo  passò  sulla  sua  lesta,  essendo 
tuorlo  Ladislao  11  a'i4  gennaio  i  162  con 
6  mesi  di  regno,  il  nuovo  re  Stefano  IV 
si  comportò  male,  e  gli  nnghei  i  esacerba- 
ti dalle  sue  vessazioni  lo  cacciarono  nel- 
r  anno  slesso  e  ripristinarono  il  nipote 
Stefano  III.  Alessio  ricondusse  il  fuggiti- 
vo zio  in  Ungheria  e  lo  ristabdi,  ma  ap- 
pena parliti  i  greci  fu  di  nuovo  caccialo. 
Finalmente  accortosi  l'imperatore  di  non 
poter  mai  vincere  l'avversione  in  che  gli 
nngheri  tenevano  il  suo  protetto,  lo  ab- 
bandonò e  rivolse  le  sue  mire  verso  il  di 
lui  fratello  cadetto  Cela,  [)0Ìchè  siccome 
non  avea  llgli  maschi  si  propose  dargli  in 
isposa  la  propria  figlia  Maria  e  unii  e  co- 
s'i per  sempie  l'impero  d'oriente  e  il  re- 
gno ungarico.  A  tale  disposizione  e  per 
(livitar  la  guerra  acconsentirono  gli  un- 
gheresi, e  fu  cementato  l'accordo  colla 
prooiessa  d'ellcttuaiìii  lo  sposalizio  di  Ce 
la  con  Maria  ap[)cna  toccassero  l'età  nu- 
bile. Stefano  111  ritiralo  ad  Anchiale  sui 
Ponto  Eusino  non  avea  peraltro  rinun- 
cialo a'suoi  diritti,  e  lo  zio  Stefano  IV  gli 
sumoiluiàli'ò  occasioue  di  farli  rivivere  e 


U  NG  lyt 

di  riacquislar  la  protezione  imperiale  iin  - 
padronendosi  della  parte  che  il  re  Gelsa 
Il  avea  assegnalo  a  Bela.  Stefano  III  ri- 
comparve in  Ungheria,  e  tosto  vi  giunse 
pure  r  imperatore  con  l'  esercito.   Però 
Stefano  IV  avea  chiamato  in  soccorso  va- 
li principi  di  Germania,  il  più  saggio  dei 
quali  era  Vladislao  li  re  di  Boemia.  Ve- 
dendo Stefano  IV  che  per  indurre  Ema- 
nuele a  ritirarsi  bastava  restituire  a  Be- 
la la  sua  porzione,  l'elleltuò  recandosi  e- 
gli  stesso  a  portarne  la  notizia  all'impe- 
ratore, e  segui  l'accomodamento.  L' im- 
peratore abbandonò  l'Ungheria,  lascian- 
do a  Stefano  III,  che  tentò  invano  di  tiav 
secolui,  alcune  truppe  perchè  non  sem-- 
brasse  d'averlo  del  tutto  abbandonato. 
Questi  prefer"i  di  ritirarsi  a  Siriuio  ,  per 
essere  piti  a  portata  di  tenere  intelligen- 
ze con  r  Ungheria.  In  seguito  della  sua 
ritirata  passò  a  Zeugmine,  che  lo  zio  re 
Stefano  IV  si  recò  ad  assediare,  ma  fatto 
prigione  morì  poco  dopo  1'  1  i  aprile  1  1 63 
in  conseguenza  d'  una  cavata  di  sangue 
per  leggiera  malallia  ,  eseguita  con  lan- 
cetta avvelenala.  Emanuele  sdegnalo  di 
così  nera  azione  e  non  meno  della  per- 
dita di  Zeugmine,  ricominciò  la  guerra 
contro  Stefano  III.  Nel  i  166  raccolta  la 
sua  armata  sotto  le  mura  di  Sardica,  la 
condusse  davanti  a  Zeugmine,  cui  dopo 
lungo  e  micidiale  assedio  fece  rientrare 
sotto  le  sue  leggi.  Stefano  III  si  rivalse  di 
tale  rovescio  con  una  vittoria  riportata 
nel  I  1  67  dal  suo  generale  Dionigi  contro 
quelli  greci.  Leone  Vatace  e  Giovanni 
Ducas,  altri  generali  d'Emanuele,  fecero 
perdere  a  Stelano  Ili  il  frutto  di  quell'a- 
zione col  desolar  l'  Ungheria  sellenlrio- 
nale.  JNel  1  1 68  segni  la  battaglia  di  Zeug- 
mine vinta  da  Andronico  generale  greco 
contro  gli  ungheresi  comandati  da  Dio- 
nigi, quasi  tutta  l'armata  del  quale  perì. 
Tale  vittoria    pose  termine  alla  guerra 
d'  Ungheria  che  da  8  anni  indietro  non 
era  stala  interrotta  che  [ler  brevi  inter- 
valli. Nel  1171  Eiuaimele  divenuto  da 
dueauui  padre  del  liglio  Alessio  Cumue- 


,„2                    UJN'O  UN^ 

no,  gli  conferì  il  titolo  d'erede  presunti-  conte  Palaliiio  d'Ungheria,  dal  cjiiale  di- 
vo deiriui[)ero,  die  avea  accordato  a  De-  pendevano,  e  le  cui  funzioni  ahbracciava- 
Ju  enei  It'Mjpo  stesso  a  questi  rilii  ola  prò-  no  tanto  il  militare  quanto  il  civile.  Nel 
messa  della  liglia  a  lai  [idanzala.  Dela  fu  i  182  Volodoniiro  duca  d'  Halicia  nella 
mollo  scns-iljile  allo  scioglimento  di  quel-  Russia  Rossa,  cacciato  dal  fratello  Mici- 
la  parenlcla.e  per  confortarloMariad'An-  slao  appoggiato  dal  re  di  Polonia,  prese 
tiocliia  gli  fece  sposare  Agnese  principes-  asilo  in  Ungheria.  Neh  i85  i  boiardi  di 
sa  d"  Antiochia  e  sua  sorella  uterina,  fi-  Halicia  avendo  avvelenalo  Micislao  ,  in- 
glia di  Rinaldo  diChàtillone  di  Coslau-  viarono  deputati  in  Ungheria  per  richia- 
za.  Tale  è  il  sunto  degli  avveuicnenti  del  mare  Volodomiro.DelalII  trattenne  pres- 
regno  di  Slefìino  HI,  Ladislao  II  e  Sta-  so  di  se  il  principe  russo,  e  inviò  il  pro- 
fililo IV  fattoci  dagli  storici  greci.  Alcu-  prio  secondogenito  Andrea  in  Halicia  col 
Ili  cronisti  non  coniarono  nella  serie  dei  pretesto  di  preparargli  i  mezzi  e  di  soste- 
re  Ladislao  11  e  Stefano  IV,  per  cui  i  sue-  nere  il  suo  partito  contro  Piomano,  altro 
cessoli  di  tal  nome  Udissero  li  dello  III,  fratello  di  Volodoniiro,  che  il  re  di  Po- 
e  IV  detto  V,  ecosì  gli  altri.  Contento  di  Ionia  avea  nominato  al  ducato  d'  Hali- 
quesl'avvertenza,  seguirò  l'ordine  nume-  eia.  Andrea  impadronitosi  di  questo  pose 
lieo  coniandoli.  guarnigione  ungherese  nel  castello,  si  fe- 
Nel  1  lyj  Bela  III  fratello  di  Stefano  ce  prestar  giuramento  di  fedeltà  dagli  a- 
111,  vivea  alla  corte  di  Costantinopoli  hitanti  e  assunse  il  governo  in  suo  nome: 
quando  quesli  venne  a  morte.  Alla  nuo-  Jnrare  omncs  in  vcrbasua  cocgitAvSov- 
va  di  tale  avvenimento  Emanuele  lo  le-  malo  Bela  111  di  tal  successo  fecearresta- 
ce  partile  con  magnifico  corteggio,  dopo  re  Yoloilumiro;  ma  questi  trovato  mez- 
avcrgli  Usilo  giurare  che  non  si  diparti-  zo  di  fuggire  neh  187,  si  giltò  nelle  brac- 
rebhe  mai  dal  servigio  dell'impcralore  e  eia  del  re  polacco,ilquale  glidiè  un'armata 
deli'iuq)eio  greco.  Al  suogiungere  in  Un-  con  cui  discacciò  il  piincipe  uiigluM'ese  e 
gliL'iia  gli  fu  conferita  d'unanime  consen-  rilornòin  possesso  del  ducato  d'Ilalicia. 
so  la  corona,  esolennetuentegli  fu  impo-  Tanlo  narrano  gli  storici  |)olacchi.  Avea 
sia  tiomenica  I  3  gennaio  I  174' Le  ultime  Bela  III  nclii85  donalo  al  figlio  Eme- 
tuibolenze  aveano  riempilo  il  paese  di  fa-  rico  i  ducati  di  Dalmazia  e  di  Croazia, 
ziosi,  e  Bela  HI  consagrò  le  sue  cure  per  indi  nel  1  1  98  l'innalzò  alla  dignità  di  con- 
purgarne  l'Ungheria.  Etnerico  di  lui  fra-  signore  dell' Ungheria.  RIoiì  Bela  111  ai 
IcUo  gli  die  pure  di  che  esercitare  la  sua  18  aprile  1  iqG,  etl  il  suo  corpo  fusolter- 
jittenzione.  Questo  piincipe  battuto  da  rato  nella  chiesa  d'Alba  Beale.  Da  Agne- 
Bela  HI  si  ritirò  in  Boemia  ,  ma  il  duca  se  ebbe  i  nominali  figli  che  il  successero, 
«Sobieslao  li  lo  consegnò  al  fratello  clic  e  due  figlie, Margherita  moglie  dell'  im- 
lo  fece  rinchiudere.  Nel  i  181  si  sotlras-  |)eialoie  greco  Isacco  H  l'Angelo  e  poi  di 
se  alla  veneta  dominaziune  Zara  in  Dal-  Bonifacio  marchese  di  Monferrato,  e  Co- 
iiiazia,  e  si  die  per  la  4-  volta  all'Ungile-  stanza  maritala  a  Premislao  re  di  Boe- 
lia.  Il  re  se[)pe  conservar  queirimportan-  mia.  Einericoo  Enrico  primogenito  mon- 
lepiazzaa  malgrado  degli  sforzi  della  re-  lo  sid  trono  per  unanime  voto  della  na- 
pubblica  per  rivendicarla.  Si  attribuisce  zione  dopo  la  morte  di  suo  padre,  ma  An- 
u  Bela  IH  la  divisione  dell'Ungheria  in  drea  di  lui  fratello  intraprese  parecchie 
coMlet,  ma  fu  biasimalo  per  aver  accor-  volle,  maseuipie  invano,  di  iarlo  scende- 
djlo  troppa  hberlà  u'coiili.  Essi  ne  abu-  re  (ler  collocarvisi  egli  slesso.  Emerico 
saremo  hiilto  i  regni  successivi,  e  non  fu  lenipeìalo  e  pruilente  nell'esercizio  del- 
sen/a  diliicolta  diesi  giunse  a  reprimer-  l'auluiilà  sua  (jiianto  Andrea  era  ambi- 
li. Avcuiio  piiiua  di  loru  islituzioue  uu  ziosi-,  avveulalo  e  prodigo,  appena  sali- 


UNG  UNG  173 
to  al  trono  di  buon  volere  cede  al  fralel*  di  «uà  reniJrnza,  il  refrafello  maggiore 
loi  suddelliducati  e  altre  tene,  con  ginn-  se  morisse  senza  prole  sarebbe  obbliga- 
ta di  grossissime  somme  di  contante  ri-  to  di  lra*li;rire  la  sncces''ione  nel  fialello 
cevute  dal  padre  per  fare  nna  spedizio-  piìi  giovine  (in  questo  il  Papa  non  sem- 
ne  in  oriente  a  favore  de'crocesigiiali;  poi-  bra  ben  informalo  j  non  esistendo  altri 
che  il  Papa  e  diversi  re  aveano  rimpro-  fratelli).  Ad  un  abbate  poi  cbeavea  al> 
verato  a  Bela  III,  ch'egli  superiore  a  più  bracciatola  parte  del  duca,  Innocenzolll 
altri  per  grado  e  possanza,  era  il  solo  a  intimò  di  comparire  in  Roma  [)er  esser- 
lasciar  senza  soccorsi  suoi  la  causa  di  Cri-  vi  sottoposto  a  un'inquisizione.  L'elezio- 
slo, per  cui  erasi  finalmente  indotto  a  prc-  ni  a  due  sedi  arcivescovili,  siccome  fitte 
pararsi  per  la  crociala.  Se  non  che,  ac-  contro  ogni  diritto  e  in  dispregio  dell'au- 
cortosi  che  dall'infermità  da  cui  fu  poco  torità  regia,  il  Papa  le  dichiarò  nulle,  e 
dopo  colpito  non  poteva  sperarne  guari-  gii  eletti  dopo  processo  doversi  sconiuni- 
gione,  chiamò  a  se  Andrea  e  si  fece  prò-  care.  Andrea,  confidandosi  di  trovar  nel 
mettere  l'adempimento  del  volo  in  sua  regno  moltissimi  partigiani,  non  tenne  in 
vece,  ond'è  the  Andrea  pigliò  la  croce  vi-  alcun  conio  l'ammonizicni  [lonlificie,  in- 
vente  il  padre.  Morto  questi,  Andrea  fé-  IiìuIo  the  Emerico  piegava  Innocenzo 
ce  i  suoi  preparativi  per  intraprcjidcre  la  III,  a  cagione  dell'ngilazione  che  fervea 
promessa  spedizione;  ma  o  fosse  stimola-  nel  regno  e  delle  segrete  mene  di  colo- 
Io  da  cupidigia  di  regno  o  prestasse orec-  ro  cui  era  [liii  ncrelia  la  gueira  della  pa- 
chio  a 'suggerimenti  di  cattivi  consiglieri,  ce,  di  dispensare  un  de'suoi  baroni  a  pi- 
o  sperasse  di  trovar  sul  trono  più  abbon-  gliar  la  croce  se  non  dopo  rislabilila  l.i 
danti  modi  ad  esercitare  le  prodigalità  e  pul  blicn  tranquillità  ,  non  potendo  egli 
libidini  sue,  rivolse  l'armi  apparecchiale  in  quel  frangente,  senza  suo  gian  danno, 
contro  il  proprio  fratello,  e  cercò  d'alie-  privarsi  de'suoi  consiglieri  e  amici.  In- 
naie  i  cuori  da  lui  colle  calunnie,  di  rat-  nocenzo  III  non  snioaccondiscesealla  do- 
livarsi  i  grandi  colle  lusinghe  eco'doni,  manda,  ma  l'estese  a  parecchi  alili  fra  i 
e  d'assicurarsi  per  ogni  via  la  protezione  più  fedeli  del  re.  Indi  nuovamente  iece 
del  duca  d' Austria.  Papa  (ele.slino  III  intin)are  ad  Andrea  di  viveie  in  pace  eoa 
minacciò  di  scomunica  lutti  coloro  chea-  suo  fialelIo,e  di  non  attizzare  la  solleva- 
vesseio  coll'opera  o  col  consiglio  assistito  zione;  ed  al  re  concesse  che  niun  arcive- 
il  duca  Andrea  ne'suoi  disegni  contro  la  scovo  o  altro  prelato  potesse  scomunica- 
pace  e  il  ben  essere  del  reame.  Divenuto  re  i  consiglieri  suoi.  Ma  tutte  le  cure  ilei 
Papa  Innocenzolll  ne!  I  198,  non  era  an-  Papa  uscirono  a  vuoto,  perchè  Andrea 
cora  consagrato,  quando  la  rea  impresa  impugnò  l'ai  mi  contro  il  fratello,  e  la  for- 
del  duca,  il  pericolo  ond'era  il  re  minac-  tona  si  dichiarò  dalla  parte  sua  eda  quel- 
cialo,la  violazione  del  volOjgl'imposeio  di  la  de'suoi  collegali.  Divenuto  più  baldan- 
accorrere  immediatamenteal  1  iparo.lNel-  zoso  e  confermandosi  di  balzar  dal  trono 
l'annunziar  dunque  al  duca  la  sua  eie-  Emerico,  questi  si  preparò  a  vigorosa  ili- 
zione,  gli  significò  essersi  per  prima  cosa  fesa,  al  qual  uopo  biasimevolinente  non 
deliberalo  di  provvedere  alla  pace  del-  si  tenne  dal  rapire  dalla  sagrestia  della 
l'Ungheria  e  alla  salvezza  suaj  gli  ordi-  cattedrale  di  Yaccia  i  tesori,  facendo  an- 
no però  di  tosto  avviarsi  alla  spedizione  che  violenza  riprovevole  al  suo  vescovo 
alla  quale  erasi  con  voto  obbligato,  eque-  e  impadionendosi  de'suoi  beni  tempora- 
sto  al  più  lardi  per  la  prossima  festa  del-  li.  Era  il  re  principalmente  sostenuto  dai 
l'Esaltazione  della  Croce,  se  non  volea  tedeschi  discendenti  da  quelli  che  furono 
vedersi  privare  della  successione  al  regno  Irjisporlali  inUngheiia,fìn  da'lempi  for- 
e  de'suoi  diritti  ereditari,  poiché  nel  caso  se  di  Carlo  Magno,  ma  più  certamente  ivi 


«74 


UNO 


chiamati  come  agricollori,  artigiani  e  o- 
perai  da  Gelsa  II,  e  dagli  ahilanti  appel- 
lati tuttavia  col  nome  l\\ forestieri.  Alla 
lealtà,  tutta  tedesca,  clieglialTezionavaal 
Irono,  in  nn  gran  niituem  de' cavalieri 
dell'ordine  teiilonico,  a'qualiEmerico  do- 
\ea  principalmente  la  conservazione  del- 
la sua  sovranità,  congiimgevasi  pur  l'a- 
ntor  delle  battaglie.  Si  venne  a  giornata, 
ed  Emerico  restò  vincitore.  Molti  de'par- 
ligiani  del  fratello  perderoìio  la  vita,  al- 
tri più  furono  f^lti  prigionieri  dalle  gen- 
ti del  re,  che  sottomise  al  poter  suo  tut- 
to il  regno;  dopo  di  che  provar  fece  alla 
frontiera  austrìaca  gli  elìetti  della  sua 
•vendetta  pegli  aiuti  di  che  Leopoldo  VI 
il  G/o/7'o5'o  duca  d'Austria  avea  fornito 
il  ribelle,  tanto  che  rpieslo  duca  slimò  non 
poter  fare  miglior  uso  della  taglia  prepo- 
tentemente imposta  a  Riccardo  Cuor  di 
Leone  re  d'Inghilterra,  che  spendendola 
n  guarentir  con  fortifica?ioni  i  suoi  con- 
fini daaltresiinili  correrie.  Innocenzo  111 
volendo  por  termine  a  questa  malaugu- 
rata discordia  fraterna,  molto  più  ch'e- 
gli avea  in  animo  di  flir  che  gli  ungheri 
movessero  per  Terra  Santa,  commise  nel 
I  199  a  Corrado  aicivescovo  di  Magonza 
■venuto  di  Siria,  parente  della  famiglia 
reale,  di  render.-i  in  Ungheria  a  ristabi- 
lirvi la  pace,  con  mandato  eziandio  di  di- 
fendere i  diritti  del  re  contro  le  usurpa- 
zioni del  fratello,  e  insieme  i  diritti  della 
chiesa  e  del  vescovo  di  Vaccia  contro  gli 
oltraggi  e  gli  assalii  d'  Emerico,  poicliè 
le  giuste  doglianze  di  questo  vescovo  e- 
rano  già  venule  fino  al  Pa[)a,  il  quale  a- 
vea  imposto  al  re  di  dare  soddisfazione, 
e  raccomandalo  all'arcivescovo  di  Co- 
locza  d'  invigilare  perchè  avesse  elVelto. 
L  arcivescovo  in  compagnia  del  vescovo 
di  Passavia  si  recò  in  Ungheria,  ed  il  Pa- 
pa vi  spech  pure  d  cardinal  Gregorio  Cre- 
scenzi  diacono  di  s.  Maria  in  Aquiro,  tor- 
nalo dalla  legazione  di  Sicilia  ,  e  i  loro 
sfor7Ì  unili  se  non  riuscirono  a  rappattu- 
mare i  lialelli,  ginn-^ero  almeno  a  indur- 
li a  por  line  al  sangiiinoso  loro  conllitlo. 


UN  G 

Rinaldi  dice,  che  li  fecero  convenire  a  ri  • 
volgere  l'armi  contro  i  saraceni  di  Siria, 
raccomandando  1'  Ungheria  a  Leopoldo 
VI  duca  d'Austria,  ese  un  di  loro  moris- 
se, l'altro  ri(nanesse  re.  la  una  lettera  a 
questo,  Innocenzo  III  gli  die  il  titolo  di 
Cristianissimo.  Emerico  non  fu  egual- 
mente fortunato  contro  i  veneziani,  che 
gli  tolsero  col  mezzo  de'crociati  la  città 
di  Zara  a*i^.  novembre  1202,  dopo  i4 
giorni  d'assedio.  Il  re  sdegnato  se  ne  dol- 
se colla  s,  Sede,  e  il  Papa  rimproverò  i 
veneziani,  specialmente  per  aver  assalito 
gli  stati  d'un  principe  ch'era  crocesigna- 
to.Neli2o4  circa  Innocenzo  III  per  sod- 
disfare Calogiovanoi  principe  de'bulgari 
e  de'biachi,  lo  dichiarò  re  e  gl'invio  lega- 
to per  coronarlo  il  cardinal  Leone  Dran- 
caleone.  Giunto  iu  Ungheria  vi  fu  ricevu- 
to con  grandi  onori  dal  re  e  da'magnalì, 
ma  Emerico  non  potendo  soffri  re  l'esal- 
tazione del  re  bulgaro  gl'impedì  per  al- 
cun tempo  di  passare  in  Bulgaria  ,  col 
pretesto  che  il  principe  de'  bulgari   noti 
era  indipendente,  essendo!  suoi  stali  non 
d'altro  composti  che  di  provincie  carpile 
alla  Grecia  e  all'  Ungheria.  Ma  egli  era 
alquanto  volubile,  poiché  avea  accorda- 
lo che  il  gran  giupano  della  Ser^'ia,  co- 
me meglio  dico  in  quell'articolo,  suo  vas- 
sallo, fosse  dal  Papa  ornato  del  diadema 
reale,  mentre  poi  die  il  guasto  alla  Ser- 
via  ,  provincia  allora  soggetta  al  diretto 
dominio  dell'Ungheria.  Venuto  il  Papa 
in  cognizione  dell'ingiuria,  riprese  il  ree 
lo  minaccióse  non  avesse  dato  convene- 
vole soddisfazione  al  legalo,  incaricando 
l'arcivescovo  di  Strigonia  e  i  suoi  sufTra- 
ganei  dindiure  il  re  a  euìendare  il  coni- 
uiesso  fallo.  Il  re  per  mitigare  il  risenli- 
nientod'lnnocenzo  High  mandò  un  am- 
basciatole, con  sue  lettere  piene  di  scuse 
e  querele,  le  quali  tutte  il  Papa  confutò 
agevolmente  con  poderose  ragioni.  E  sic- 
come il  re  dalla  moglie  Costanza,  figlia 
d'Alfonso  II  re  d'Aragona  (poi  sposa  di 
Federico  II  indi  imperatore),  avea  avu« 
lo  Ladislao,  il  Papa  gli  scrisse;  Che  dire- 


UNG  U  N  G                     i7t: 

sii  tu,  se  noi  volessimo  impedire  che  tuo  la  prossima  sua  fine,  e  già  presso  a  moi'« 
figlio  non  fosse  incoronalo  re?  Etnerico  le,  uscirfecedi  piigioneilfialello  Anclre{i, 
cli'erasi  apparenlenici'tc  riconcilialo  col  ed  insila  pieseuzii  nominò  re  il  giovinet- 
fratello,  a  segno  che  con  inganno  l'avea  lo  Ladislao  III,  e  nel  medesimo  tempo  Ini 
fatto  imprigionare,  nlìine  d'assicurarsi  di  per  Ultore  e  reggente  del  regno  (ino  al- 
lui  ,  radunò  un  solenne  parlamento  per  la  maggiore  età  del  pupillo;  né  in  fjue- 
farvi  coronare  re  il  piccolo  e  unico  suo  fi-  gli  estremi  momenti  obliò  il  voto  da  Ini 
glio  ,  temendo  che  lo  potesse  poi  impe-  fatto,  ordinando  di  consegnare  a'teuiplu- 
dire  il  Papa.  Questi  invece  a'  24  aprile  11  ,  perchè  gli  usassero  nella  libeiazioiie 
1204  scrisse  all'arcidiacono  diStrigonia,  di  Terra  pianta,  due  terzi  del  denaro  eh 'ei 
per  trovarsi  vacante  la  sedee  priva  dell'ar-  scrinava  in  un  monastero,  datoiirestoa 
civescovo,  che  essendo  per  andare  il  re  a  suo  figlio.  Egli  chiuse  per  sempre  gli  oc- 
porgere  soccorso  alla  Terra  Sani.',  coro-  chi  alla  luce  del  mondo  nell'agosto  1204, 
nasse  il  fiinciullo  secondo  la  don)anda  del  e  secondo  la  tradizione  nell'istesso  ginr^ 
re  padie,  dal  quale  ricevesse  in  nome  del  no  in  cui  nel  precedente  anno  lece  cai  i- 
fanciullo  il  giuramento  di  fedeltà.  I\la  al  tare  di  ceppi  il  fratello  Andrea.  Questi 
giungete  di  questa  lettera,  Ladislao  era  prese  losto  la  tutela  del  nipote,  e  promi- 
i«ta lo  fallo  coronare  dal  padre  e  questi  era  se  al  Papa  di  e.serci tarla  con  ogni  cura  se- 
uiorlo  di  grave  malstlia  ,  non  polendo  condo  la  Tolontìi  del  defunto,  a  conser- 
effeltuare  1' adenipimento  del  voto  di  \ar  l'ordine  nel  regno  e  a  compiere  ciò 
partire  per  la  crociala  coin'erasi  definì-  che  il  fiatello  avea  comincialo.  Innocen- 
tivamenle  risoluto,  per  leguarentigie  che  zolligli  raccomandò  caldissimamente 
ì  Papi  concedevano  a'crocesignali  in  pre-  d'adempiere  con  coscienza  tutti  i  doveri 
sidio  delle  Provincie  loro.  Ed  è  perciò  che  di  tutore  e  di  parente,  avvertendolo  di 
già  Innocenzo  III,  rammentando  la  spen-  star  guardingo  da  ogni  cattiva  suggeslio- 
ta  dissensione  fraterna,  ad  impedire  che  ne,  e  dieseguire  le  ultime  vohjntàdej  fra^ 
mentre  Emerico  si  trovasse  a  combatte-  tello.  Proiettore  supremo  de'  pupilli  ,  il 
re  in  Siria  ,  il  regno  suo  corresse  alcun  Papa  vietòa'grandi  di  scemar  i  redditi  del 
rischio  ,  avea  commesso  a  lutti  gli  arci-  re,  al  quale  ordinò  agli  ec(Ie>iastici  di  re- 
vescovi e  vescovi  di  far  prestare  giura-  star  fedeli,  di  ridurre  al  dovere  i  perlur- 
mento  d'ubbidienra  verso  Ladislao,  e  di  balori,  e  d'adoperarsi  a  difenderei!  re  fan- 
provvedere  che  le  persone  durante  l'as-  ciulloela  vedova,  alla  quale  sidasseil  ve- 
senza  del  padre  preposte  alla  guardia  del  dovile  assegnatole.  Ma  le  dichiarazioni  di 
principino  e  al  governo  del  legno,  fosse-  A  ridica  ei  ano  finle,sempre  nutrendo  ain- 
ro  del  lutto  rispellate,  e  si  ubbidisse  a-  biziosi  pensieri  e  procurandone  l'effettua- 
gli ordini  dell'erede  nel  caso  che  il  re  più  zione  deslava  mali  umori  ne'grandi,  na- 
non  tornasse  dalla  crociata.  Al  re  mede-  turalmenteinclinatial  disordinejlantoche 
sinio  poi  promise  di  comandare  agli  ar-  il  pupillo  Ladislao  III  si  vide  alfine  co- 
civescovi  di  Slrigonia  e  di  Colocza  di  dar  stretto  di  riparare  a  Vienna  ,  dove  morì 
fine  alle  loro  questioni  intorno  alla  pie-  dopo  breve  malattia  e  pochi  mesi  di  re- 
luinenza  di  loro  chiese,  di  spegnei  e  ogni  gno,  prima  che  le  istinzioni  emanate  da 
dissensione  ,  precipuamente  fra  ecclesia-  Roma  fossero  giunte  in  Ungheria;  per  la 
siici  ,  fino  al  suo  ritorno,  e  di  conservar  qual  morte  Andrea  Irovossi  al  colmo  dei 
la  pace  nel  reame.  Confermò  eziandio  la  suoi  voti,  e  divenne  re  Andrea  11  detto 
libera  nomina  a'piiorati  regi,  ed  all'ar-  il  Gerosolimitano,  per  essere  poi  anda- 
civcscovo  di  Slrigonia  l'antico  privilegio  lo  in  Gerusalemme.  Apprendo  dall'  au- 
dicoronare  i  re  d'Unghei  ia.  AvverlitoE-  naiista  Kinalili,  che  nel  1212  litigavano 
merico  dalla  prostrazione  delle  forze  del-  insien)e  gli  arcivescovi  di  Slrigonia  e  di 


,^G  UNG 

Coloc/a,  nclii  ili  loro  toccasse l'incoionn- 
le  il  re  d'  L'iiylieria,  la  qiial  coiitiover- 
sia  decise  Andrea  II, come  rifeiisce  Ihiio- 
cenzo  III  nella  sua  Fpist.i56.»  La  pii- 
iiìa  coronazione  appartiene  specialmente 
alla  sola  chiesa  di  Strigonia;  ma  se  1'  ar- 
civescovo non  potesse,  o  maliziosamente 
non  volesse  incoronare  il  re,  o  la  chiesa 
Strigoniese  vacasse  senza  pastore,  l'inco- 
roni l'arcivescovo  di  Colocza, senz'acqui- 
stare per  tal  fatto  ragione  alcuna  nella 
I. "coronazione.  La  2."  appartenga  egual- 
mente ad  ambedue,  ec.  ".  Siffatta  deci- 
sione annullò  Innocenzo  III  per  gravis- 
sime ragioni,  col  soggiungere  nella  lette- 
ra a  Andrea  II.»»  Dunque  considerando 
noi,  come  tu  già  ne  supplicasti  con  mol- 
ti prieghi  e  eoo  grand'istanza,  che  ci  de- 
gnassimo concedere  il  privilegio  alla  chie- 
sa di  Strigonia  sopra  la  ragione  di  coro- 
nare il  re  d'Ungheria;  e  noi  mossi  per  le 
tue  preghiere  le  abbiamo  conceduto  il 
chiesto  [)rivilegio  fermalo  colla  soscrizio- 
ne  de'nostri  fratelli;  considerando  anco- 
raché, se  la  podestà  di  coronare  il  re  sles- 
se appresso  diverse  chiese,  questo polreb- 
l)e  mettere  a  gran  pericolo  lutto  il  rea- 
me,  e  cagionare  non  minor  danno  alla 
tua  posterità;  poiché  con'.e  tu  meglio  sai, 
sia  nato  frequentemente  scandalo  tra  gli 
credi  de're  d'Ungheria  sopra  l'ottener  la 
real  coroun:  il  che  senza  niuii  dubbio  po- 
trebbe succedere  piìi  facilmente  se  e*  po- 
tessero trovare  diversi  coronatori  ;  per 
gl'inconvenienti  delti  e  per  le  piescritte 
cose  non  abbiamo  potuto  confermare  co- 
si fatto  accordo".  Nell'istesso  anno  o  nel 
icii3  la  lesina  Gertrude  figlia  di  Dertol- 
do  V  duca  di  Merania  (e  non  di  Carin- 
lia)  e  moglie  d'  Andrea  II  fu  trucidila 
nel  suo  palazzo  da  Banciis  Palatino  d'Un- 
gheria ,  per  aver  dicesi  facilitata  la  vio- 
lenza usala  dal  fratello  della  regina  alla 
moglie  di  quel  signore  di  cui  erasi  per- 
dutamente innaiuoralo.Alberico  riferisce 
che  Giovanni  arcivescovo  di  Slrigonia, 
t*)nsollalo  intorno  a  tale  assassinio,  die- 
de una  risposta  anlibologica  che  lo  i^un- 


U  X  G 

rcntì  dalla  ^commiica  del  Papa. Dice  l' Ar- 
te di  K'criflciir  le  dille,  non  è  noto  di  qual 
guisa  Andrea  II  abbia  vendicata  la  iiior- 
tedella  regina,  e  Palma  prova  ch'ella  era 
innocente  del  delittodi  cui  venne  accusa- 
ta. Narra  però  il  Rinaldi,  che  secondo  lo 
Stero,  l'Ungheria  pianse  la  crudelissioia 
uccisione  di  Gertrude  madre  di  s.  Elisa' 
bella  (^^.),  mentre  il  re  era  marciato  con- 
tro i  ruteni,  ed  eseguita  da  Pietro  conte,  il 
quale  per  simil  modo  fu  la  seguente  not- 
te a  vendetta  di  taiUa  fellonia  con  altri 
tratto  a  fine.  Il  Longino  ,  riportato  dal 
Piinaldi,  dice  che  Gertrude  fa  uccisa  da 
Bankbano,  uno  de'  maggiori  baroni  del 
regno,  pel  seguente  motivo.  Avendo  An- 
drea II  a  consiglio  di  Gertrude  chiaiua- 
ti  in  Ungljeria  molti  tedeschi,  e  combat- 
tendo con  essi  e  vincendo  le  castella  e  le 
rocche  degli  ungheri  ribelli ^  ed  avendo 
dato  poi  a'tedeschi  i  principali  ulìici,  gli 
ungheri  dolentissimi  della  posposizione 
congiurarono  d'assassinare  il  re.  Entrati 
i  cospiratori  con  Bankbano  nella  reggia, 
provocali  da  esso  ad  elFetlaare  il  regici- 
dio, Andrea  II  avvisatodalla  regina  scam- 
pò la  morte  colla  fuga.  iNIa  l'audace  Bank- 
bano, non  trovato  il  re,  trafisse  con  lan- 
cia la  regina,  ad  onta  che  con  mani  sup- 
plichevoli gli  chiese  in  grazia  la  vita. 
Quindi  Andrea  li  per  vendicare  sì  cru- 
del  morte,  fece  perire  Bankbano  e  ster- 
minò tutta  la  sua  schiatta.  Il  cadavere 
dell'infelice  Gertrude,  col  dovuto  onore 
fu  sepolto  nel  monastero  di  Pili.  In  vita 
ella  dimostrando  la  sua  liberalità  verso 
la  chiesa  di  Wratislavia,  le  mandò  in  do- 
no la  ricca  corona  d'oro,  che  usava  por- 
tar in  testa  ne'gioriii  solenni,  della  qua- 
le ne  fu  fatto,  secondo  il  suo  desiderio, 
un  calice  d'oro.  La  virtuosa  Gertrude  fe- 
ce padre  Andrea  II,  di  Bela  IV,  Goloma- 
no  duca  d'IIalicia  qualificato  re  de'russi 
da  Onorio  III  in  una  lettera,  Andrea,  Ma- 
ria moglie  d'  Assane  re  di  Bulgaria,  e 
s.  Elisabetta  maritata  a  Lodovico  il  l*io 
langravio  di  Ttuingia  e  Assia,  che  di  ve- 
nula vedova  abbracciò  la  regola  del  3." 


U  N  G 
ordine  di  s.  Francesco ,  onde  dalle  reli- 
giose del  medesimo  fu  presa  a  patrona, 
dopoché  moria  santamente  neh  23  i,  per 
l'eroiclie  sue  virtù  e  miracoli  operati  da 
DiopergIorificarla,Gregoiio  IX  neh  235 
la  canonizzò  in  Perugia  vivente  il  padre 
Andrea  II  dello  MI.  Fra  quelli  che  ne 
scrissero  la  vita,  ricorderò  il  p.  Pray,  T  i- 
taes.  Elisahethae  viduae^  Tyrnau  1770. 
Ed  il  contedi  IMonlalembert,  Vita  di s. 
Elisahetla  d' Ungheria  duchessa  di  Tu- 
ringia,  Torino 1 838.  Pare  che  per  ono- 
rare la  sua  memoria  l'imperatrice  vedo- 
va diCarloVI  istituisse  l'ordine  equestre 
di  s.  Elisahetla  (/\),  amplialo  poi  dalla 
loro  figlia  l'imperatrice  M/ Teresa;  cer- 
to è  che  l'ordine  delle  cavolieiesse  di  s. 
Elisabetta  (V>),  istituito  dall'elettrice  di 
Baviera,  fu  da  questa  posto  sotto  il  patro- 
cinio  della  santa. 

I  boiardi  di  Galizia  od  Halicia,  aven- 
do cacciato  il  loro  duca  Micislao  Mi- 
cislavicz,  ne!  12  i4  chiesero  ad  Andrea 
li  un  de'  suoi  figli  per  loro  signore.  11  re 
gli  accordò  Colomano  suo  secondogeni- 
lOj  al  quale  nel  farlo  partire  prescris- 
se di  farsi  incoronare  re  di  Galizia,  tito- 
lo che  già  assumeva  egli  stesso.  Scrisse 
([uindi  a  Innocenzo  III,  pregandolo  di 
permettere  all'arcivescovo  diSlrigoniadi 
far  la  ceremonia  diquell'incoronamento, 
il  che  ottenne.  In  fronte  di  sua  lettera  si 
qualificò:  Andreas  Hu/igariae,  Dalina- 
tiae,  Croatiac,  Rasciae,  Serviae,  Gali- 
riae,  Ludomeriaeque  Rex.  Ma  la  digni- 
tà reale  di  Colomano  insospettì  i  russi  di 
Galizia,  e  la  sua  consagiazione  ammini- 
strata da  un  vescovo  latino  fece  loro  te- 
mere per  la  propria  vita.  I  boiardi  ri- 
chiamarono Micislao,  il  che  occasionò  u- 
na  guerra  tra'due  rivali.  Colomano  sfor- 
zato nel  castello  d'Halicia  fu  fatto  prigio- 
ne, in  uno  alla  moglie  Salome  figlia  di 
Lecco  V  re  di  Polonia,  e  rinchiuso  entro 
il  castello  di  Terezsko.  Andrea  II  otten- 
ne la  libertà  del  figlio,  dopo  circa  due  an- 
ni di  prigionia  ,  piomettendo  che  il  suo 
terzogenito  Andrea  sposerebbe  Maria  fi- 

VOL.   IXXXIIf. 


UNG  .77 

glia  di  Micislao,  col  ducato  d'Halicia  per 
dote;  delle  quali  condizioni  per  la  libera- 
zione di  Colomano,  parla  pure  Papa  O- 
norio  III  in  sua  lettera,  ma  il  matrimo- 
nio non  segui.  Intanto  per  motte  d'En- 
rico imperatore  latino  di  Costantinopo- 
li, Teodoro  Angelo  Comneno  poi  impe- 
ratore greco  di  Tessalonica,  perfidamen- 
te rovinò  il  potere  de'  latini,  per  cui  essi 
vedendo  le  cose  a  mal  partito»  in  Costan- 
tinopoli stabilirono  d'elevare  all'impero 
Andrea  II,  tenuto  per  potentissimo,  o  il 
di  lui  suocero  e  padre  di  Jolande  sua  2.' 
moglie  (che  lo  fece  padre  di  Jolande  mo- 
glie di  Giacomo  I  re  d'Aragona)  Pietro 
di  Courfenay,  e  ad  ambedue  inviarono 
ambasciatori.  Saputosi  l'avvenuto  da  O- 
norio  IH,  per  lettera  scritta  da  Andrea 
II,  nella  qualegli  domandò,  che  propo- 
nendosi partire  per  la  crociata  di  Siria, 
secondo  il  termine  prescritto  dal  concilio 
di  Laterano  V,  ordinasse  a'crocesignati 
di  seguirlo;  il  Papa  rispose  a'3o  gennaio 
Ì217,  rallegrandosi  dell'esaltazione  che 
si  discuteva,  averlo  esaudito  con  ordina- 
re a' crociali  d'  ubbidirlo,  ma  la  dignità 
di  cui  traltavasi  non  dovere  ritardare  il 
soccorso  e  liberazione  di  TerraSanla.  Nel- 
l'elezione imperiale  prevalse  ed  ebbe  più 
voti  Pietro,  come  marito  della  sorella  di 
Baldovino  I  giài."  imperatore  e  del  suc- 
cessore Enrico,  che  recatosi  in  Roma  a  ri- 
cevere la  corona  da  Onorio  III,  indi  qué- 
sto gli  die  per  legato  apostolico  il  cardi- 
nal Giovanni  Colonna.  Mentre  ambedue 
navigavano  per  Coslantinopolijilsuddef- 
to  Teodoro  Angelo,  dominatore  da  Za- 
gora  e  Durazzo  fino  nlla  marca  di  Bla- 
chia,  a  tradimento  gl'imprigionò.  Il  Pa- 
pa subito  inviò  Andrea  suo  cappellano  al 
Comneno  con  lettera  rimproverante  e 
minacciosa, perchè  lilasciasse l'imperato- 
re e  il  cardinale.  Oltre  a  ciò,  eneigica- 
mente  eccitò  per  liberarli  il  re  d'Unghe- 
ria, invitandolo  con  lettera  data  in  Feren- 
tino a'28  luglio,  a  costringere  il  perfido 
piincipe  Teodoro,  con  solenne  e  autore- 
vole ambasciata.  Teodoro  avea  divisolo 
12 


,78  UNG 

farli  morire,  ma  f"  trallenulo  da'snoi;  e 
poscia  dichiaiaiidosi  ubbidiente  al  Papa, 
resliluì  a  Pietro  e  al  cardinale  la  libertà. 
Nello  stesso  12  17  Andrea  11  si  pose  alla 
lesta  de'crociali  e  parli  per  la  Palestina 
con  diversi  principi  e  Leopoldo  W  duca 
d'Austria,  lutti  da  Onorio  III  presi  sotto 
la  protezione  della  s.  Sede,  su  galere  for- 
nite da'veneli  e  dalle  città  situate  sul  gol- 
fo Adriatico,  onde  soddisflue  il  volo  pa- 
terno.ed  evitar  le  censure  inliniateglidal 
Papa,  die  gli  destinò  a  legalo  l'arcivesco- 
vo di  Cosenza  Luca  cistcrciense.  Onorio 
III  fu  tanto  contento  delia  partenza  del 
re  d'Ungheria,  del  duca  d'Austria  oda- 
gli altri  baroni,  che  celebrò  solenne  pro- 
cessione in  Roma,  recando  dal  Laterano 
alla  basilica  Liberiana  le  Teste  de' ss.  Pie- 
tro e  Paolo,  e  comandò  che  altra  simile 
facessero  lutti  i  vescovi  nelle  loro  diocesi, 
per  implorare  il  divino  aiuto  nella  1 .'  6. 
feria  d'ogni  mese.  Entrato  il  re  nella  ter- 
ra di  Babilonia,  insieme  co're  di  Gerusa- 
lemme e  di  Cipro  con  grande  esercito,  il 
patriarca  di  Gerusalecnme  accompagna- 
lo da   moltissimi  vescovi,  lo  precedette 
colla  vera  Croce,  che  Andrea  II  e  Leopol- 
do VI  venerarono  e  baciarono.  1  sarace- 
ni impauriti  fuggirono,  lasciando  a' cro- 
ciali libero  il  cammino,  che  poterono  vi- 
sitare il  paese  consagrato  già  dalle  peda- 
le del  Salvatore,  e  lavarsi  nel  Giordano. 
Indi  con  grandissima  dillicoltà  i  crociati 
presero  il  monte  Tabor,  ma  poi  furono 
assai  liibnlati  da'.saraceni  posti  in  agua- 
le. Allora  Andiea  II  e  il  re  di  Cipro,  ad 
onta  degli  sfoi'zi  del  patriarca  di  Gerusa- 
lemme, e  con  grave  dispiacere  degli  al- 
tri e  del  re  di  Gerusalemme,  si  recarono 
a  Tripoli  ,  non  curando  Andrea  11  le  ri- 
nioslranze  de' duchi  di  Baviera  e  d'  Au- 
stria, e  d'altri  capi  della  crociata,  che  fe- 
cero di  tulio  perchè  li  accompagnasse  al- 
meno a  Dannata  per  assediarla.  La  sco- 
munica di  CUI  lo  colpì  il  patriarca  di  Ge- 
rusalemme non  fece  più  elTetto.  Sembra 
«he  la  nuova  d'alcuni  movimenti  suscita- 
ti nel  suo  regno  alVieltassero  il  di  lui  ri- 


U  N  G 
torno. In  questo  viaggio  il  re  fece  sposare 
al  suo  primogenito  Bela,  Maria  figlia  di 
Teodoro  Lascaris  imperatore  greco  di  Ni 
cea,  e  fidanzò  al  suo  cadetto  Andrea  la 
figlia  di  Leone  re  d'  Armenia,  colla  spe- 
ranza che  succedesse  al  suocero.  Questo 
Iratlatode'diie  re, giurato  da  essi,  fu  con- 
fermato da  Ouorio  III, che  non  volle  mai 
in  segnilo  accordare  al  re  d'Ungheria  la 
dispensa  che  domandò.  Colomaiio  verso 
il  1220  rientrò  di  nuovo  in  Halicia  per 
altra  espulsione  di  Micislao,  che  morì  po- 
co dopo,  ma  ne  fu  scacciato  anch'egli  da 
Daniele  Romanovicz  ,  né  più  comparve 
nella  Galizia  ,  secondo  alcuni.  Ma  il  Ri- 
naldi m'istruisce,  che  Colomano,  da  lui 
dello  re  de'ruleni  e  duca  di  Schiavonia, 
nel  I  234  attese  all'eslirpazione  degli  ere- 
liei  di  Dalmazia,  con  crociata  benedetta 
e  protetta  da  Gregorio  IX,  il  quale  per 
ispegnere  adatto  tanta  empietà,  che  avea 
contaminato  la  Schiavonia,  vi  mandò  un 
certosino  per  legalo  apostolico.  L'eresia 
degli  alhigesi  avendo  sedotto  molti  nella 
Bosnia,  Colomano  nel  1  238  si  studiò  con 
molla  cura  e  sollecitudine  d'e>tii  parla;  la 
cui  singolare  e  ardente  pietà  il  Papa  lo- 
dò senza  fine,  confortandolo  a  proseguir 
le  ben  incominciate  cose.  Quindi  avendo 
Colomano  scritto  a  Gregorio  IX,  come  la 
Bosnia  col  divino  aiuto  era  stata   traila 
per  le  sue  armi  alla  vera  religione,  il  Pa- 
pa pel  suo  florido  mantenimento  coman- 
dò al  vescovo  de'cumani  che  guardasse 
diligentemente  e  aumentasse  la  gregge 
del  Signore;  e  perchè  era  stimalo  molto 
a  ciò  atto  per  le  sue  virtù  Poiisa  frate  do- 
menicano, gli  ordinò  the  lo  coslringesse, 
lultochè  ripugnante, con  avitorità  aposto- 
lica ad  accettar  il  vescovato,  e  creò  il  no- 
vello vescovo  suo  legalo  in  quelle  parli, 
e  gl'ingiunse  d'  indiure  colle  sue  esorta- 
zioni gli  ungheri  per  combattere  nella  sa- 
gra milizia  gli  eretici  di  Bosnia.  Con  let- 
tere Gregorio  IX  encomiò  altamente  le 
virtù,  lo  zelo  religioso  per  la  fede  catto- 
lica, e  l'insigne  pietà  di  Colomano,  il  qua- 
le colla  non  meno  virtuosa  sua  sposa  Sa- 


UNG 

Ionica  tutti  edificava,  lasciando  illesa  la 
sua  virgioilà.  Tornando  ad  A  nd  rea  li,  per 
allezionai'si  maggiormente  la  nohìllìi  e  il 
clero,  nel  122?.  ralincò  eaiimenlòi  pri- 
vilegi loro  accordati  i\s  s.  Stefdno  I.  Uno 
degli  articoli  del  diploma  in  cui  sono  e- 
nuncialì,  contiene  che  né  il  re,  tiè  veruno 
de'suoi  successori  non  potrebbe  imposses- 
sarsi della  persona  d'un  gentiluomo  pri- 
ma d'averlo  citato  e  giuridicamente  con- 
vinto. Con  altro  articolo  promise  di  non 
imporre  veruna  tassa  sui  nobili  e  il  clero 
senza  il  loro  consenso,  ed  il  veto  agli  or- 
dini sovrani  che  fossero  lesivi  a'dirìlti  del- 
la nazione;  e  per  impedire  a'suoi  succes- 
sori di  ledere  l'attuale  costituzione,  An- 
drea II  annuì  che  se  egli  o  i  re  successori 
volessero  opporsi  all'  esecuzione  di  tali 
privilegi,  fosse  permesso  resistergli  e  di- 
fendersi a  forza  aperta  senza  poter  veni- 
re accusalo  di  ribellione.  Questa  è  la  fa- 
mosa Bolla  d'oro  ,  così  chiamata  dagli 
ungheri,  perchè  l'atto  è  improntato  con 
sigillo  d'oro.  Nel  12 24 Bela  fu  gravemen- 
te molestato  dal  re  suo  padre,  perchè 
d'ordine  del  Papa  erasi  riunito  a  sua  mo- 
glie prima  da  se  lasciala.  Il  che  saputo- 
si da  Onorio  III,  pigliò  subito  la  prolezio- 
ne del  perseguitato  figlio,  che  si  riparò 
in  Austria,  e  fece  di  lutto  per  ristabilir- 
lo nella  grazia  del  pudre  adirato, cui  cal- 
damente raccomandò  con  lettere;  indi  il 
Papa  lo  fece  coronare  le  dall'arcidiaco- 
no di  Strigonia  ,  come  testifica  Pviualdi. 
Nel  I  225  avendo  Andrea  II  concesso  al- 
l'arcivescovo di  Colocza  i  luoghi  della  Bo- 
snia, che  avesse  purgalo  dall'eretica  pra- 
vità, Onorio  III  confermò  tal  donazione, 
e  lodò  molto  l'arcivescovo  che  acceso  di 
santo  zelo  attendeva  in  quelle  parti  a  cac- 
ciar gli  empi,  e  lo  confìirtò  a  proseguire 
impavido  la  benemerita  impresa,  conce 
dendogli  nuova  e  piìi  ampia  autorità  per 
recarla  enicacenienteal  bra^malofìne.Nel- 
lo  stesso  ten)po  Onorio  III  annuitole  a- 
licuazionì  fatte  a  pregiudizio  del  reame, 
e  con  lettera  al  re  1'  invilo  a  revocarla, 
con  filtra  esortando  a  fire  il  simile  Bela 


UNCr  179 

nella  parie  del  regno  aflìdatagli  dal  pa- 
dre, dichiarando  illeciti  i  giuramenti  per- 
ciò ila  loro  fatti,  da'quali  li  as<;olsee  invi- 
tolli  alla  penitenza  per  atti  così  inconside- 
rati. Frattanto  nel  regno  tanto  era  cre- 
sciuto il  numero  de'saraceni  e  altri  mao- 
mettani, de'giudci  e  d'altri  infedeli,  ch'e- 
rano ardili  d'opprimere  molti  cristiani;  e 
sebbene  Gregorio  IX  e  Roberto  arcive- 
scovo di  Sfiigonia  s'affaticassero  molto 
per  tornare  nel  pristino  splendore  que- 
sta cristianità,  nondimeno  non  poterono 
far  nulla,  per  lasciarsi  il  re  facilmente  se- 
durre da'malvagi  consiglieri.  Vedendo  il 
zelante  arcivescovo  e  legato  della  s.  Se- 
de crescere  la  potenza  de'neraici  della  ve- 
ra religione,  e  che  apostatando  dalla  fe- 
de molli  cristiani  le  cose  lagrimevolmen- 
te  peggioravano,  mise  nel  1  282  l'interdet- 
to nell'Ungheria,e  seriamente  ammonì  il 
re  che  dovesse  por  rimedio  a  tanti  mali, 
e  scomunicò  i  principali  suoi  ministri  rei 
d'enormi  scelleratezze.  E  per  aggiunge- 
re maggior  vigore  all'interdetto,  pregò  il 
cardinal  Giacomo  Pecoraria  legato  della 
s.  Sede  neir  Ungheria,  per  ristabilirvi  la 
libertà  ecclesiastica,  ed  i  principali  vesco- 
vi del  regno,  che  testificassero  con  pub- 
bliche lettere  a  tutti  i  cristiani,  essere  au- 
torizzato con  bolla  di  Gregorio  IX  del 
123  t  a  imporre  l'inleidetlo.  I  prelati  1  e- 
saudirono  e  nella  loro  lettera  vi  compre- 
sero quella  del  Papa,  colla  quale  il  re  era 
esortato  che  dovesse  attendere  oon  ogni 
studio  ad  eliminar  dal  suo  reame  sì  per- 
niciosi mali; e  aggiunsero  come  il  re  mos- 
so per  quelli,  avea  promulgata  una  co- 
stituzione ordinata  a  racconciare  lo  stato 
del  regno  ,  la  quale  i  vescovi  parimenti 
liprodussero  nella  lorolettera. Dipoi,  per- 
chè i  cristiani  pel  frequente  commercio 
che  aveano  co' saraceni,  non  apprendes- 
sero e  seguissero  i  loro  vituperevoli  co- 
stumi, l'arcivescovo  Roberto  con  provvi- 
do consiglio  levò  ogni  famigliarità  con 
essi ,  e  comandò  che  si  dovesse  osservare 
con  ogni  riverenza  l'iutei  detto.  Queste  ca- 
se operò  con  graud'aniino  e  vigore  l  ar- 


,8o                  UNG  UNG 

civescovo  di  Slrigonia;  ma  non  seguendo  Ialino,  o  alcun  altro  de'ooslri  giobaioni, 
i  princìpi  il  santo  zelo  de' prelati,  meritò  che  a  noi  parrà  zelante  della  fede  crislia- 
poi  l'Ungheria  per  a  ver  favoreggiato  i  ne-  iia,  il  quale  faremo  giurare,  che  secondo 
roici  della  fede,  d'essere  inondata  con  or-  queste  cose  fornirà  fedelmente  il  nostro 
libile  correria  di  gente  infedele,  tartari  o  comandamento  a  richiesta  del  vescovo, 
mongoli  come  altri  li  chiamano,cheridus-  nella  cui  diocesi  sono  o  saranno  i  giudei, 
se  il  fiorenlissimo  reame  in  una  solitudine  ei  pagani  o  ismaeliti,  acciocché  tragga  i 
deserta,  come  racconterò  alla  sua  volta,  cristiani  del  dominio  e  dell'abitazioni  de' 
Lo  spopolamento  del  paese  si  attribuisce  saraceni:  e  i  saraceni  in  qualunque  mo- 
non  meno  a  tali  incursioni,  che  alle  lun-  do  congiunti  alle  donne  cristiane,  o  sot- 
ghe  guerre  intestine  per  la  successione  al  to  nome  di  matrimonio,  ovvero  in  altra 
trono,  e  alle  devastazioni  recatevi  da!  pas-  guisa,  tanto  i  cristiani,  quanto  i  giudei  o 
saggio  delle  crociate.  In  seguito  il  cardi-  pagani  sieno  privati  de'beni,  e  deputati 
nai  Pecoraria  prosciolse  Andrea  HI  e  il  dalrea  perpetua  servitùde'cristiani.  Au- 
regno  dall'interdetto  fulminato  daRober-  coranoii  vogliamo  né  permetteremo,  che 
to,  essendosi  prima  il  re,  il  figlio  primo-  le  cause  dotali  o  matrimoniali  si  trattino 
geniloei  magnati  con  solenne  giuramen-  per  innanzi  ila  noi  o  da  altri  giudici  seco- 
lo obbligati  di  restituire  il  lutto  all'  an-  lari,  perchè  non  ci  vogliamo  né  dobbia- 
lico  stalo.  Di  più  il  cardinale  fece  inqui-  nio  intromettere  in  queste  cose  ,  ma  da 
sizione  e  prese  informazione  diligente  dei  giudici  ecclesiastici  si  trattino  e  si  lermi- 
iniracnli  del  b.  Luca  virtuosissimo  arci-  nino,  ec. '*.  Fece  ancora  il  cardinal  Peco- 
•vescovo  di  Slrigonia  ,  perchè  il  re  avea  raria,  che  s'obbligassero  con  giuramento 
pregato  Gregoiio  IX  di  degnarsi  porlo  a  osservar  ipieste  cose  IWIa  erede  dei  re- 
nel  numero  de'santi.  Egli  ad  istanza  del  gno,  e  Coloaiano  re  e  duca  di  Schiavo- 
re  e  degli  ungheri  era  stalo  inviato  da  nia,  e  appresso  tulli  i  principi,  baroni  e 
Gregorio  IX  alla  legazione  d'Ungheria,  magistrali  del  regno.  Si  rinnovò  l'edilto 
per  rimediare  a'narrati  mali,  frenare  la  già  emanato  da  Andrea  li,  col  quale  di- 
baldanza degl'infedeli,  e  ristabilir  l'im-  spose  che  gli  ecclesiastici  non  fossero  Irat- 
n)unitù  ecclesiastica.  Dopo  vari  trattati  il  tali  a'tribunali  de'giuilici  secolari.  E  sic- 
re  si  obbligò  con  giuramento  a  rimedia-  come  l'indegno  vescovo  di  Bosnia  perfi- 
re  a  tanti  eccessi  ,  scrivendo  al  legato,  damente  insegnava  a'popoli  alla  sua  cu- 
"  Questi  sono  i  capitoli.  D'ora  innanzi  noi  ra  commessi  dottrine  pestilenziali  e  con- 
non  faremo  sopra  le  monete,  né  sopra  i  trarie  alla  fede  cattolica,  cos\  Gregorio  IX 
sali,  uè  sopra  le  colle,  né  sopra  gli  altri  indignato  contro  di  lui,  ingiunse  al  car- 
ufiìci  della  nostra  camera  giudei,  né  sa-  dinal  legalo  dell'Ungheria  ,  che  in  suo 
raceni  oismaeliti,  né  li  faremo  compagni  luogo  sostituisse  un  vescovo  cattolico, 
de'prefelli,  né  faremo  cosa  alcuna  frodo-  scienziato  e  pio,  ricevendo  sotto  la  prole- 
leula,onde  i  cristiani  possano  esser  op-  zione  della  s.  Sede  il  duca  di  Bosnia,  che 
pressi  da  loro,  né  permetteremo  in  lutto  lasciala  1'  eresia  era  venuto  nel  grembo 
il  nostro  regno,  ch'abbiano  uHiciopub-  di  s.  Chiesa,  proibendo  al  re  Colomano 
blico  di  veruna  maniera.  Ancora  faremo  d'usmpare  i  di  lui  diritti.  Andrea  II  ver- 
che  gli  ebrei,  e  saraceni  o  ismaeliti,  si  di-  so  la  festa  d'Ognissanti  entrò  con  grande 
stinguino  e  disccrnino  da'  cristiani.  Au-  esercito  nell'  Austria,  e  guastatane  parte 
che  non  pernielleremo,  che  giudei,  e  sa-  con  ferro  e  fuoco,  si  pacificò  cogli  ausliia- 
racenio  ismaeliti  comperino  cristiani,  ov-  ci.  Venuto  poi  meno  nelle  promesse  e  giu- 
vero  gli  abbiano  in  qualunque  modo  ramenti  felli  di  difendere  le  chiese,  rislo- 
sd.invi  :  e  promettiamo  che  noi  e  i  sue-  rame  i  danni  e  mantener  illese  le  loro  ra- 
cessori  noitri,  daremo  ogni  anno  un  pa-  gioui,  incorse  nella  scomunica,  onde  Gì  e- 


UNG 

gorio  IX  l'esoilò  a  rigellare  i  pravi  con- 
sigli di  coloro  che  l'aveaiio  tleviato  dal 
Lene  iucomiuciato,  e  di  recar  ad  effetto 
con  sua  gloria,  quanto  con  molla  lode  a- 
vea  proraesso.   li  Papa  confortò  Bela  a 
reprimere  i  valacclii  scismatici  dimoiaiiti 
uel  vescovato  de'cuinani,  come  a  vea  pio- 
messo  al  cardinal  Pecoraria,  al  quale  a- 
vea  giuralo  di  fabbricar  nella  Cumania 
una  chiesa,  e  di  dotarla  e  ornarla;  e  sic- 
come non  Ioavea  eseguito,  Gregorio  IX 
l'invitò  senza  indugio  ad  adempierlo.Mo- 
ri  Andrea  II  d'i  marzo  1 235.  Oltre  le  due 
ricordale  mogli  sposò  ancora  Beatrice  fi- 
glia d'Aldobrandino  marchese  d'Este^clie 
fu  madre  a  Stefano  detto  il  Postumo,  da 
cui  nacque  Andrea  III  il  Veneziano  ,  di 
cui  parlerò  a  suo  luogo.  Il  primogenito 
Bela  IV  detto  V  gli  successe,  e  fu  coro- 
nato per  la  2.*  volta  in  Alba  Reale  a'i4 
ottobre,  perchè  il  padre  l'avea  associato 
al  lrono,eOnorio  III  e  Gregorio  IX  nel- 
le loro  lettere  lo  chiamarono  re  vivente 
il  genitore.  Giovanni  Duca  Vatace  im- 
peratore di  Nicea,  collegatosi  con  Assane 
re  di  Bulgaria  cognato  di  Bela   V,  con 
formidabile  esercito  assalirono  Costanti- 
nopoli, ove  regnava  il  pupillo  Baldovino 
li  imperatore  latinosotto  la  tutela  di  Gio- 
vanni di  Brienne,  e  presero  Gallipoli  fa- 
cendovi barbara  strage  :  Costantinopoli 
con  manifesto  divino  aiuto  fu  difesa  da 
Giovanni  con  meravigliosa  vittoria.  Gre- 
gorio IX  sapendo  che  i  detti  principi  sci- 
smatici tornarono  ad  assalire  Costantino- 
poli, con  lettera  eccitò  a  soccorrerla  Be- 
la V,  come  vicino  di  essa,  onde  impedi- 
re l'abbattimento  dell'impero  latino  tan- 
to necessario  alle  crociate.  Ricevè  quin- 
di il  Papa  sotto  la  protezione  della  s.  Se- 
de Zibisclao  bano  di  Bosnia,  per  profes» 
sare  pure  la  fede  cattolica,  avvisandone 
l'arcivescovo  di  Strigonia  e  i  suoi  vescovi 
sulfraganei,  a'quali  die  autorità  di  scomu- 
nicare Assane.  Questi  non  per  lai  censu- 
ra ,  ma  per  timore  che   Giovanni  Duca 
vinti  i  latini  piombasse  sopra  di  lui,  si  ri- 
luò  dijUa  lega,  Venendo  Bela  V  sedolto 


UNG  i8t 

da  pessimi  consiglieri,  lungi  dall'  imitar 
gli  esempi  della  sorella  s.  Elisabetta,  di- 
stese l'avare  mani  sui  beni  donati  da'suoì 
maggiori  a'iuoghi  pii,  pe'quali  eccessi  ri- 
sentitamenle  nel  1  236  gli  scrisse  Grego- 
rio IX,  ingiungendogli  di  restituireil  tol- 
to ,  altrimenti  avrebbe  proceduto  contro 
di  lui,  secondochè  richiedeva  l'ufficio  a- 
[ìostolico.  Intanto  Assane  si  mostrò  simu- 
latamente divoto  al  Papa,  e  lo  pregò  in- 
viargli un  legato  in  Bulgaria  per  combi- 
nar la  difesa  tli  Costantinopoli;  e  Grego- 
rio IX  gl'invio  Salvo  de  Salvi  vescovo  di 
Perugia,  che  raccomandò  a  Bela  V,  in- 
vitando r  arcivescovo  di  Colocza  e  i  ve- 
scovi sulfraganei  a  giovarlo  nel  radunar 
l'esercito  crociato.  Ma  perfidamente  As- 
sane abbandonati  i  latini,  si  riunì  a  Gio- 
vanni Duca,  per  cui  Gregorio  IX  si  stu- 
diò d' indurre  Bela  V  a  guerreggiare  il 
Cognato,  e  gli  riuscì,  perchè  Io  abilitò  a 
occupar  la  Bulgaria,  concedendo  amplis- 
sime indulgenze  a  lutti  quelli  che  si  fos- 
sero crociati.  Però  Bela    V  domandò  al 
Papa,  a  siiniglianza  di  s.  Stefano  I,  d'es- 
ser creato  legato  apostolico  di  Bulgaria, 
con  facoltà  di  limitar  le  diocesi  e  distin- 
guere  le  parrocchie,  e  nominarne  i  vesco» 
vi  col  consìglio  de'pretati  e  degli  uomini 
religiosi,  e  che  l'Ungheria  fosse  ricevuta 
sotto  la  protezione  della  s.  Sede.  Grego- 
rio IX  ne  lodò  altamente  l'ubbidienza  e 
lo  zelo,  ma  gli  negò  l'udicio  di  legato  in 
Bulgaria,  perchè  sarebbe  tornato  in  dan- 
no della  Chiesa.  Non  pertanto  gli  conces- 
se di  poter  prendere  a  piacere  un  vesco» 
vo  Ira  gli  arcivescovi  e  vescovi  del  suo 
regno,  il  quale  eseguisse  l'implorate  cose, 
con  autorità  apostolica  e  il  suo  consi- 
glio, a  cui  il  vescovo  di  Perugia  legato 
pontificio  darebbe  l'autorità  pel  mandato 
speciale  di  cui  lo  munì,  cioè  di  conferire 
la  legazione  al  nominato  dal  re.  E  men- 
tre  Bela  V  militava  pel  Signore,  acciò  nel 
regno  non  avvenisse  alcun  danno,  Gre- 
gorio IX  promulgò  la  scomunica  contro 
tutti  coloro  fossero  arditi  di  entrarvi  osili- 
meule  u  gospirarvi  a  suo  pregiudizio,  or 


,82  U  N  G  U  IN'  G 

tlinaiido  all' episcopato  uriglierese,  ed  ai  gl'insorti  cumani,  sconfitto  il  paldliuo  e 
fiali  preclicalorieiiiinoridipuljblicai-  so-  l'esercito,  scorsero  vittoriosi  l'Ungheria, 
lennenieiile  la  pontifìcia  sentenza  ne're  facendovi  immense  uccisioni  senza  bada - 
gni  e  luoghi  vicini.  Accordò  pure  al  re,  re  a  età,  sesso  e  coudizione;  e  quante  vol- 
di  far  portare  inn>inzi  all'esercito  crucia-  le  gli  ungheri  vennero  a  battaglia,  allret- 
to  il  segno  della  salutifera  Cioce,  tanto  tante  restarono  vinti  e  dispersi. Gregorio 
nell'andare,  cpuuito  nella  dimura  e  nel  ri-  IX  per  tanti  disastri  ne  restò  addolorato, 
torno.  Ordinò  poi  il  l'apaa  tulli  i  prel.i-  confortò  il  re,  prese  il  regno  sotto  la  pro- 
ti d' Ungheria  pubbliche  preghiere  i)er  lezione  di  s.  Pietro,  e  concesse  l'indulgen- 
l'impresa,  e  dupo entrato  il  re  in  Bulgaria  ze  e  T  immunità  de' crocesignati  a  chi 
di  far  solenne  processione  in  ogni  \ener-  piendesse  il  segno  della  croce  contro  i 
dì.  Spaventalo  Assane  da'pre[)aralivi  mi-  tartari.  Altrettanto  scrisse  a  Goloniano, 
litari  degli  ungheri,  si  riunì  a'ialini  con-  e  comandò  a  Vancha  vescovo  di  Vacci» 
Irò  i  greci,  e  lasciò  libero  1'  ingresso  nel  di  bandir  la  cruciata  contro  i  tartari  ,  il 
suo  stalo  all'esercito  di  Baldovino  li  che  che  pure  fece  predicare  in  tutta  la  cri- 
inarciava  contro  i  greci.  Temendo  Gio-  slianilà  a  cui  raccomandò  Bela  V.  Que- 
vanni  Duca  le  forze  degli  ungheri,  e  co  sii  marciò  con  Colomano  contro  i  bar- 
me  quello  che  eoo  arte  sapeva  servire  al  bari ,  i  quali  pienamente  trionfarono  di 
tempo,  quando  non  gli  valevano  l'armi,  loro,  ed  uccisero  Colomano  e  più  vesco- 
si  coprì  Col  manto  della  pietà  e  fece  sem-  vi,  fra'quali  gli  arcivescovi  di  Strigonia  e 
bìautedi  desiderar  l'unione  colla  Chiesa  di  Colocza,  ed  i  vescovi  di  Nitria,di  Gia- 
romana  ,  e  di  ciò  ne  scrisse  a  Bela  V  e  varino  e  di  Transilvania.  Per  lo  spazio 
questi  al  Papa,  che  accolse  con  piacere  la  del  cammino  di  due  diete  (o  spazio  di 
proposizione,  e  domandò  più  esplicite  di-  cammino  di  due  giorni),  non  si  vide  cho 
thiarazioui,  ma  il  finto  greco  non  effet-  cadaveri  d'uomini  uccisi,  e  la  terra  tutta 
tuo  le  promesse.  Frattanto  nel  124'  >  l^'i'-  li»la  di  sangue  innano.  Non  è  a  dirsi  con 
tari  mongoli  comandati  da  Balou,  nipo-  poche  parole  il  furore  de'tartari  e  le  Io- 
le del  famoso  conquistatore  Gengis-Kan,  ro  crudeli  devastazioni,  Gregorio  IX  in- 
penetrarono neirUngheria,  costrinsero  il  coraggiando  Bela  V,che  dalla  Dalmazia 
re  a  ritirarsi  in  Dalmazia  e  devastarono  era  fuggilo  nelle  vicine  isole,  proiuetlen- 
il  paese  pel  corso  di  tre  anni,  nel  i  °  de'  dogli  soccorsi  se  si  fosse  pacificato  con  l'^e- 
quali  perde  il  fratello  Colomano  in  un  derico  II  che  perseguitava  la  Chiesa.  Al- 
combaltimento  loro  dato,  Lagrimevole  e  cuni  incolpano  Federico  II  d'aver  istiga- 
desolanle  per  l'Ungheria  èilracconlo  che  loitartaria  venireconlroicristiani  d'Un- 
ne  fa  il  Uinaldi  e  altri  storici.  Insuperbì-  gheria,  per  sterminare  con  1'  opera  loro 
ti  1  tartari  per  le  precedenti  vittorie  ,  te-  la  Chiesa,  o  perchè  il  Papa  abbundonas  - 
niendo  la  potenza  degli  ungheri,  e  per  la  se  il  proponimento  di  deporlo,  ovvero  per 
loro  poca  unione  e  discordia,  li  superato,  impedire  agli  ungheri  di  prendere  con- 
ilo e  guastarono  il  paese,  catastrofe  che  tro  di  lui  la  croce  come  divisava  il  Papa, 
Gregorio  IX  attribuì  a  castigo  divino  per  Bela  V  inviò  per  legato  all'imperatore  il 
le  scelleratezze  e  laidezze  abbominevoli  vescovo  di  Vaccia,  promettendogli  di  sot- 
del  popolo.  Bela  V  radunato  un  grande  lomeltersi  a  lui  e  di  tenere  il  regno  per 
esercito  niamlò  il  palatino  a'  confini  per  feudo  ioìperiale,  purché  ne  prendesse  la 
impedire  il  passo  a'  tartari ,  e  recato>i  a  protezione  e  lo  difendesse  da'tarlari;  ma 
buda  in  un  parlamento  o  dieta  generale  Federico  II  preferì  di  continuare  ad  op- 
lu  determinato  d'ai  morsi  lutti  per  respin-  primere  Gregorio  IX,  occupando  alcune 
gere  si  feroci  neinia.  Entrati  essi  con  im-  città  e  luoghi  del  suo  dominio,  e  vagheg- 
pclo  uel  regno  a'ij  marzo,  favoriti  da-  giaudodi  suttomellerc  tutta  l'Italia, uep- 


U  N  G 
pure  esaudì  i  priucipi  di  Germania  che 
Io  scongiurarono  a  cacciar  dall'impero  sì 
feroci  nemici  del  nenie  cristiano.  Intanto 
i  tartari  espugnata  nel  i  ?,42Slrigonia3  l'i- 
nondarono di  sangue  e  spogliarono,  e  re- 
spinti da  Alba  Reale,  pioinbaiono  a  de- 
solare la  Scliia  vonia,  la  Servia  e  la  Bulga- 
ria; poiché  la  pestilenza  e  la  fame  da  essi 
occasionale  collecarnifìcine  e  distruzioni 
nell'Ungheria  gli  obbligarono  ad  abban- 
donarla. Avvisato  Bela  V  della  partenza 
de'  tartari,  prese  cuore  e  ardire,  comin- 
ciando poco  a  poco  a  ricuperare  il  legno, 
ed  invece  dello  slato  florido  cui  l'avea 
lasciato,  non  trovò  che  un  orribile  e  stra- 
ziante deserto,  dicendo  una  cronaca,  non 
senza  esageraziooCjdie  ni  i  4giorrii  di  cam- 
mino a  stento  si  rinveniva  un  uomo.  Per 
la  fame  si  mangiavano  i  corpi  morti,  ca- 
ni, gatti  e  simili  animali.  Le  fiere  gusta- 
ti i  cadaveri  umani,  divorarono  molli  vi- 
Tenti;  e  venuti  meno  i  giuinenli,gli  uo- 
mini si  trovarono  costretti  a  tirar  l'ara- 
tro a  guisa  di  bovi,  per  rotnpere  la  terra. 
Nel  1 243  sparsasi  la  voce  che  fossero  per 
tornare  i  tartari  nell'Ungheria,  il  re  e  il 
suo  popolo  con  lettere  bagnate  di  lagri- 
me invocarono  l'aiuto  di  Papa  Innocen- 
zo IV,  il  quale  mosso  a  pietà  e  coinpis- 
sione,  sena'  indugio  scrisse  al  patriarca 
d'Aquileia  perchè  contro  i  fieri  barbari 
bandisse  la  croce  in  Germania,  colle  in- 
dulgenze e  privilegi  de'crociati  di  Terra 
Santa.  In  questo  tempo  Bela  V  dichiai  ò 
guerra  aFederico  WBellicoso  duca  d'Au- 
stria ,  r  ultimo  della  casa  di  Bauiberga, 
dicesi  pel  suo  divorzio  con  Agnese  cugi- 
na del  re.  Nel  1246  segui  battaglia  pres- 
so Neusladl,  vinta  dal  duca,  che  peri  uc- 
cisola seno  alla  vittoria.  Avendo  il  re  fat- 
to omaggio  e  giuramento  a  Fedeiico  li 
del  regno  ,  a  condizione  di  combattere  i 
tartari,  non  avendolo  l'imperatore  ese- 
guito, nel  1 245  domandò  e  ottenne  da  In- 
nocenzo IV  d'essere  prosciolto  da  tali  al- 
ti; indi  si  ad'dlicò  a  sterminare  gli  ereti- 
ci di  Cosma.  Neil 2,52  Bela  V  voleva  iui- 
pddiuuir^i  dell'AusU'ia,  la  guastò  iit  uno 


UNG  i83 

alla  Stiria  e  alla  Moravia,  ma  fu  sconfit- 
to da  Premislao  Oltocaro  II  re  di  Boe- 
mia, e  obbligato  ad  accettar  la  pace,  colla 
cessione  del  ducato  di  Stiria.  Divenuto  il 
Vanca  arcivescovo  di  Strigonia,  Bela  V 
l'inviò  ad  Innocenzo  IV  a  chiedere  aiuto 
contro  i  tartari,  che  minacciavano  1*  Un- 
gheria, e  impedisse  che  corresse  pericolo 
la religionecristiana.  Il  Papa  volendoda- 
re  all'arcivescovo  un  solenne  attestato  del 
pregio  in  che  l'avea  a  cagione  di  sua  dot* 
trina  e  pietà,  Io  creò  cardinal  vescovo  di 
Palestrìaa,  colla  ritenzione  di  Strigonia. 
Il  cardinale  volle  ripatriare  per  togliere 
le  grandi  discordie  insorte  fra  il  re  e  i 
magnati,  fra  il  re  e  il  figlio  Stefano.  E 
nel  suo  zelo  e  nel  desiderio  di  porre  uu 
termine  a  tanli  mali,  non  dubitò  di  sco- 
municar Bela  V,  e  tanto  fece  che  nel  1266 
giunse  a  riconciliarlo  perfettamente  col 
figlio.  Prima  di  questo  tempo  Haolono 
re  de'tartari  inviò  ambasciatori  a  Bela  V 
per  imparentarsi  con  lui,  e  indi  congiun- 
gesse le  sue  armi  al  proprio  esercito  per 
sterminare  il  popolo  cristiano  ,  cedendo- 
gli un  5.°  delle  prede  e  de'conquisli.  Im- 
pauritosi ricorse  per  soccorsi  a  Papa  A- 
lessandro  IV  nel  1239,  che  loconfjrlò  e 
gli  promise  d'eccitare  i  principi  cristiani 
contro  il  nemico  comune.  Dal  Codice  Di- 
ploniatico  del  Paoli ,  si  rileva  che  Ales- 
sandro IV  intimò  al  re  di  giustificare  il 
pagamento  d'annui  1000  marchi  d'ar- 
gento ,  a  cui  suo  padre  erasi  obbligato 
coll'ordine  gerosolimitano.  Non  potendo 
Primislao  II  comportare  che  Cela  V  l'a- 
vesse obbligato  a  cedergli  la  Stiria  ,  gli 
ruppe  guerra,  nella  quale  peri  il  fiore 
d'ambo  i  regni,  e  Bela  V  restò  vinto  ai 
I  3  loglio,  pacificandosi  con  cedergli  iu  i- 
sposa  la  figlia  Costanza.  Nel  1261  i  tar- 
tari entrarono  con  gran  furore  in  Unghe- 
ria, ed  il  re  riportò  su  loro  gloriosa  vit- 
toria, colla  uccisione  di  ti2,ooo  nemici. 
Nel  1261  nuovamente  i  tartari  invitaro- 
no il  re  a  imparentarsi  con  essi,  il  che  sa- 
putosi da  Papa  Uibauo  IV,  ammoni  Be- 
la V  e  il  figlio  a  uua  coutaiuìuare  la  lo- 


,84                   UNG  UNG 

jo  i).eclaiisiima  prosapia,  ed  ubbidirono  Egli  fece  guerra  co'  boemi,  gli  auslriaci 
lifiutundo  rofferta.  La  regina  di  somma  ed  i  buiguti,  ecoslrinsequest'ultimi  a  pa- 
nieia  ottenne  dai  re  l'edificazione  d'una  gargli  tributo.  Da  queli'  epoca  i  sovrani 
fortissima  I  occa  sulla  sommità  d'un  mon-  d'Ungheria  unirono  a'ioro  titoli  quello  di 
te,  per  rifugio  de'  poveri  e  delle  vedove,  re  di  Bulgaria.  Nel  127  i  si  pacificò  con 
qiinliinqiie "volta  i  tartari  facessero  altre  Primislao  li  re  di  Boemia,  che  riconob- 
coritrie  nel  regno,  ed  il  Papa  approvò  be  sovrano  della  Stilla,  Carinlia  e  Car- 
l'operalo  con  lodi.  1  cumani  del  reame  niola,  convenendosi  che  i  vescovi  punis- 
faceiido  molti  danni  a'cristiani.  Urbano  sero  colle  censure  i  violatori  della  pace, 
IV  ordinò  agli  arcivescovi  di  Stiigouia  e  la  cui  conferma  si  domandò  alla  s.  Sede 
di  Culocza  che  facessero  predicar  contro  e  poi  la  concesse  Gregorio  X.  Mentre  me- 
di essi  la  crociata,  e  li  costringessero  a  vi-  dilava  nuove  imprese,  Stefano  V  fu  col- 
lere secondo  i  riti  cristiani  i  battezzati, e  to  dalla  morte  verso  l'agosto  1272.  Da 
gli  ollri  inducessero  a  convertirsi;  di  più  Elisabetta  sua  n)oglie,disceodente  dal  san- 
interponendosi  a  pacificare  il  padre  e  il  gue  regio  de'cumani  o  eumeni,  lasciòLa- 
figlio  che  stavano  per  combattersi,  mos-  dislao  III  detto  IV  cognominato  il  Curile- 
«.i  da'seminatmi  di  discordie.  Neh  265  i  no,  Anna  maritata  con  Andronico Paleo- 
larlari  tornando  a  infestar  l'Ungheria  ,  logo  II  imperatore  greco,  e  Maria  moglie 
Papa  Clemente  IV  fece  promulgar  la  ero-  di  Carlo  II  re  di  Sicilia.  Essendosi  rifiigia- 
ciata  da'detli  arcivescovi  ne'regni  e  stali  to  in  Bosnia  il  conte  Enrico,  per  averlo 
vicii/i,  e  riuscì  al  re  di  fu'  valida  resisteu-  il  re  fatto  tornare  in  Ungheria,  il  proprio 
za. Quindi  Cela  V  si  die  a  ristabilire  l'ab-  zio  materno  duca  Bela,  cugino  del  re  di 
bondanza  e  la  sicurezza  nel  regno,  ed  a'  Boemia,  ordì  contro  il  nipote  una  congiu* 
7  maggio  1270  morì  nell'isola  Eindese.  ra,  il  quale  lo  fece  tagliare  in  minutissi- 
Sepollo  in  Slrigonia nella  chiesa  de'fran-  mi  pezzi  in  im'isola  presso  Buda.  Il  cugi- 
cescani,  da  lui  creila  con  gran  raagnifl-  no  Premislao  II  perciò  montò  in  tanta 
cenza,  per  sua  disposizione;  nondimeno  fluia,  che  tosto  ruppe  guerra  a  Ladislao 
l'arcivescovo  per  forza  lo  fece  trasportare  IV,  non  attendendo  la  solenne  ambasce- 
uclla  metropolitana.  Sopra  tal  fatto  si  li-  ria  degli  ungheri  per  pacificarlo.  Grego- 
ligò  avanti  al  Papa,  il  quale  ordinò  che  rio  Xsi  affaticò  paternamente  con  ambe- 
81  restituisse  neh. "sepolcro.  Dalla  suddel-  due  con  affeltuose  lettere  per  impedire  lo 
la  Maria  Lascari  gli  nacquero  Stefano  spargimento  del  sangue.  La  guerra  si  ac- 
IV  dello  V,  Andrea  ducae  Bela  preuior-  cese,  e  pare  con  buon  successo  per  gli  un- 
to; Anna  moglie  di  Radislao  duca  di  Ga-  gheri;  ma  Ladislao  IV  dimentico  de'sag- 
lizia ,  Cunegonda  moglie  di  Boleslao  V  gi  ammonimenti  datigli  dal  Papa,  senza 
re  di  Polonia,  Elisabetta  maritala  a  Eu-  ritegno  si  abbandonò  a'vizi.  Straziato  il 
rico  duca  della  bassa  Baviera,  la  ricorda-  regno  dalle  guerre  civili  e  dalle  sangui- 
la  Costanza,  e  la  b.  .i/«/g^/jer/to(/^.)  ver-  uose  fazioni,  scrissero  alcuni  che  Nicolò 
gine,u»ouaca  domenicana  nel  monastero  HI  per  sedarle  s[)edì  in  Ungheria  per  le- 
edifiealo  dal  padre  in  un'isola  del  Danu-  gaio  il  cardinal  Filippo  vescovo  di  Fer- 
bio  che  prese  il  nome  della  beala.  Il  suo  uìo  e  Paleslritia,  che  ne  placò  gli  accesi 
cor[)osi  venera  inPresburgo,ed  il  p.  Pray  sdegni.  Ma  quanlo  alla  dignità  cardina- 
$ciisse: A /<</(■ /;..5A/ri,'(//zirtfi'//gf/aA,Tyr-  lizia  e  all'episcopato  Preneslino,  il  Car- 
nau  1770.  Stefano  V  montalo  sul  trono  della  nelle  il/e/;jor/e  sloriche  de' Cardi- 
SI  rrcu  m  Cracovia  u  venerare  il  corpo  di  nuli,  1. 1,  par.  2,  p.  1  62,  osserva  con  l'au- 
i.  Slanisluo, ricevuto  con  gran  pompa  dal  lorità  del  Catalani,  De  Ecclesia  Firma- 
coguulo  le  ili  l'oluni.i,  colla  quale  e  l'Uu-  ;a7,  ejuscjueEpisconis  et  Archiepiscopi'^: 
{jticrid  si  iinnu\ò  l'aulica  le^a  e  atuiciiiia.  Essere  iu  civuie  cuioru  che  credono  F^- 


U  N  G 

lippe  essere  stalu  cardinale,  non  avendo- 
si alcun  luotiiimeiitu,  il  quale  accenui  die 
fb&se  decorato  dei  cardinalato;  cotue  nep< 
pure  è  vero  che  fu  vescovo  di  Palestrina, 
i'ei-  la  codardia  e  trascuranza  del  re,  i  cu- 
uiani  pagani  ridussero  in  islato  lagrime- 
vole  la  religione  cristiana  e  rubarono  dap- 
pertutto le  chiese,  mentre  que'  ch'erano 
cristiani   professavano   contaotinatissimi 
costumi.  Scosso  Ladislao  i  V  dal  zelo  del 
vescovo  di  Fermo  Filippo  legato  aposto- 
hco,  nel  1279  si  obbligò  con  lettere  pub- 
bliche d'  mdurre  i  cumini  a  ricevere  il 
batle^imu,  a  restituire  alle  chiese  i  beni 
tolti,  altrimenti  sarebbe  marciato  su  di 
essi  con  un  esercito,  che  avrebbe  repres- 
so gli  eretici  e  difesa  la  libertà  ecclesia- 
stica contro  gli  usurpatori.  Neil'  istesso 
anno  il  legato  Filippo  celebrò  nel  settem- 
bre in  Biidauu  sinodo  di  vescovi,  pel  nar- 
rato in  quell'articolo;  cioè  per  la  dilata- 
zione delia  fede,  e  la  riforma  del  chieri- 
cato e  del  popolo,  di  non  portare  armi 
gli  ecclesiastici,  l'ordinarsi  a  chi  avea  cura 
d'  anime  di  render   conto  dell'  ammini- 
strazione delle  chiese,  la  libertà  nell'ele- 
zione de'  prelati,  V  espulsione  dalle  loro 
case  delle  femmine  mondane,  la  punizio- 
ne degli  adulteri  e  incestuosi,  la  celebra- 
zione de* sinodi.  Il  re  però  sedotto  dagli 
empi  sturbò  il  sinodo  ,  ordinando  al  po- 
polo di  Buda  di  cacciarne  i  padri  e  di  ne- 
gar loro  le  necessarie  vettovaglie.  L'espul- 
sione del  legalo  Filippo  e  de'  padri  mos- 
se rvicolò  111  a  gravemente  ammonire  il 
re,  ed  altrettanto  fecero  Rodolfo  I  d'Hab- 
sburg  re  de*romani,e  Carlo  I  redi  Sici- 
lia di  lui  suocero  e  padre  di  suo  cognato. 
Ladislao  IV  riconosciuto  il  suo  fallo,  in 
penitenza  fece  un  Ospedale  pe'poverie  iu- 
fenni.  E  con  editto,  sotto  gravi  pene,  or- 
dinò che  inviolabilmente  si  dovessero  os- 
servare tutte  le  leggi  fatte  dalla   s.  Sede 
contro  gli  eretici,  che  giornaliiienle  pullu- 
lavano nell  Uiiglieriu;  ed  altro  simile  e- 
inanò  la  madre  Elisabetta  ne'  suoi  duca- 
li di  Macow  e  di  Bosnia.  IVla  non  mollo 
dopo,  pe'  modi  ofrcuaU  che  ali'  eoipiet^ 


U  ìN  G  i85 

traevano  il  re,  a  istigazione  di  uomini  ma!  • 
vagi,  nel  1  280  iniquamente  cacciò  d'Un- 
gheria il  legato  Filippo,  che  fu  ricevuto 
ila'polacchi  con  grandi  onori,  minaccian- 
dolo di  n»orle  se  vi  fosse  tornalo.  Impe- 
rocché disprezzala  la  moglie  Maria,  fìgliii 
di  Carlo  1  re  di  Sicilia  ,  si  abbandonò  u 
tutte  le  cattive  donne  cumane,  con  gran- 
dissimo scandalo  della  cristianità  ,  ondts 
il  pontificio  legato  indarno  l'avea  esorta- 
lo replicatamentead  emendarsi,  e  a  de- 
porre i  costumi  e  l'abito  de'cumani,  pei* 
cui  lo  scomunicò  e  depose  due  vescovi 
che  lo  scusavano  e  difendevano.  Per  tut- 
to questo  nei  1281  i  principi  e  i  baroni 
del  regno,  penetrali  di  zelo,  cacciarono 
ignominiosamente  tulle  le  sue  impure  a- 
miche,  e  lo  rinchiusero  in  una  rocca  col- 
la regina,  acciocché  si  accostumasse  a  os- 
servare le  leggi  matrimoniali  e  fosse  da- 
to all'Ungheria  un  erede  legittimo.  Nel 
seguente  anno  sembrando  che  Ladislao 
IV  volesse  emendarsi  de'suoi  rei  costu- 
mi, il  Papa  INIartino  IV  lo  confortò  ad  ab- 
bandonar le  maniere  e  l'abito  de'paga- 
ni,  cacciasse  i  falsi  consiglieri  adulatori  e 
ne  prendesse  de' buoni,  dovendosi  ram- 
mentare che  traeva  origine  da  principi 
santi,  e  non  diffidasse  della  benevolenza 
della  s.  Sede,  sempre  pronta  di  proteg- 
gerlo e  abbracciarlo  con  materno  amo- 
re. Intanto  Oldamire   duca  de'cumani, 
levatosi  in  superbia,  credendo  di  potersi 
soggettare  l'Ungheria  pe'pravi  e  leggeri 
costumi  del  re,  vi  entrò  audacemente  nel 
1282  e  la  devastò  sino  a  Pesi  ne'3  aimi 
che  dmò  l'invasione.  Avendoli  Ladislao 
IV  incontrati  presso  il  lago  Hood  succes- 
se la  battaglia  ,  da  lui  miracolosamente 
vinta  ,  per  la  terribile  tempesta  di  gra- 
gnuola  che  percuotendo  di  faccia  icuina- 
ni  e  accecandoli,  restarono  annientati,  e  i 
pochi  restati  ftiggirono  tra'  tartari.  Nel 
12851  cuinaiii  accesi  di  desiderio  di  ven- 
dicarsi della  ricevuta  sconfìtta,  chiamati 
i  tartari,  con  essi  e  in  grandissimo  nume- 
ro penetrarono  nell'interno  dell'  Unghe- 
viu;  aidcudu  e  uccidendo,  gu^&Uudo,  (» 


,«6                   UNG  UNG 

predando  sen7.nim[)eclimenti,  perchè  il  re  spirando  contro  Ladislao  IV,  per  alcuni 
riun  osò  ain  untarli.  Pu  certamente  ca-  motivi  di  malcontenlo,l'assassiiinrono  nel 
6li"o  divino;  perchè  il  re  ad  onta  delle  suo  castello  di  Rereczeg  a'19  lu-lioiago. 
replicale  ammonizioni,  era  di  nuovo  im-  Non  lasciò  prole  legittima,  e  l'Ungheria 
inerso  in  laidi  e  abboininevoli  costumi;  e  venne  involta  nella  guerra  civile  per  la 
furono  involti  nella  slessa  pena  gli  ungile-  successione  alla  corona, 
li,  chea  sua  somiglianza  seguivano  i  dis-  Nel  1290  Andrea  Ili  il  f'cnc.zhino,  ac- 
soluti  modi  de'cumaniji  quali  sidiporta-  clamalo  re  dal  maggior  numero  de'si- 
lono  con  essi  a  guisa  di  spietati  carnefi-  gnori  ungheresi,  fu  incoronato  a'4  ago- 
ci.  Avendo  poi  Dio  misericordia  del  pò-  sto,  16  giorni  dopo  la  morte  di  Ladislao 
polo  cristiano,  percosse  i  tartari  colla  pe-  HI  detto  IV.  Egli  era  nato  a  Venezia  dal 
ste  che  ne  distrusse  molte  migliaia,  ed  i  matrimonio  di  Stefano  figlio  postumo  del 
superstiti  lasciarono  l'Ungheria,  la  quale  re  Andrea  li  con  Tommasina  Morosini, 
bi  ridusse  in  deplorabile  desolazione.  Nul-  detto  pure  Andreasso.  Singolari  sono  le 
huneno  Ladislao  IV  prosegui  a  vivere  avventure  di  suo  padre.  Nato  nella  città 
nell'empietà,  seguendo  sempre  i  pessimi  d'Este  in  Italia,  ove  Beatrice  sua  madre, 
co.stiu»ide'tartari,cun)ani  e  saraceni,  per  3.'  moglie  d'Andrea  U,  dopo  la  morte 
cui  sileuiè  la  rovina  della  cristianità  nel-  di  questi  erasi  ritirata, Stefano  perciòdet- 
l'Ungheria.  Pertanto  Papa  Onorio  IVnel  to  il  Posiamo, èva  appena  uscito  dall'iu- 
12S7  seriamente  l'ammonì  a  riprendere  fanzia  quando  imprese  a  detronizzare  Be- 
e  trattar  bene  la  regina,  e  che  sbf<ndisse  la  IV  detto  V  di  lui  fratello  maggiore, 
i  riti  pagani  da  lui  introdotti;  avverten-  Ma  non  riuscito  nell'ambizioso  progetto, 
<iolo  d'aver  ingiunto  all'arcivescovo  di  si  recò  a  nascondere  nella  Spagna  la  prò- 
Strigonia,  che  se  i  pagani  ardissero  tur-  pria  vergogna.  Qualche  teinpo  dopo  tor- 
ba re  i  cattolici,  bandisse  sopra  di  loro  la  nò  in  Italia,  e  venne  eletto  a  pretore  di 
croce,  e  se  il  re  non  avesse  ubbidito,  lo  Ravenna.  L'imprudenza  di  sua  condot- 
jiuuisse  secondo  le  leggi  ecclesiastiche,  in-  ta  avendo  ribellato  contro  di  lui  i  raven- 
vitando  i  baroni  del  regno  a  coadiuvare  nati,  si  ritirò  a  Venezia,  ove  sposò  la  Mo- 
l'arcivescovo  in  tale  alfare.  Ladislao  IV  rosini,di  cui  Andrea  III  fu  il  frutto.  Que- 
iion si  corresse  affatto,  con  dolore  pure  di  sto  fmciullo  condotto  da  sua  madre  ia 
Papa  Nicolò  IV,  anzi  coprì  d'obbrobrio  Ungheria,  piacque  al  re  Ladislao  IV,  che 
il  suo  nome  con  l'  uccisione  del  proprio  lo  riconobbe  per  suo  erede  e  lo  nominò 
fratello  Andrea  duca,  per  vederlo  amalo  quindi  duca  d  Ungheria;  titolo  che  con- 
da'principi  e  baroni  del  regno,  e  perciòte-  feriva  lo  stesso  diritto  a  questo  regno  co- 
inendo  che  aspirasse  al  trono,  benché  ri-  me  quello  di  cesare  all'impero.  Egli  era 
fiigiato  in  Polonia  dalla  santa  zia  Cune-  assente  quando  morì  Ladislao  IV,  e  pas- 
gonda,  lo  fece  annegare  nel  fiume  Nicla  sando  pegli  slati  d'Alberto  d'  Habsburg 
da'suoi  sicari.  Tanta  fellonia  non  restò  a  duca  d'Austria,  per  prender  possesso  del 
lungo  impunita,  e  con  insulie  anch'  egli  Irono  a  cui  era  cbiamato  ,  fu  arrestato 
peri  per  uìaiio  di  quegli  stessi  cumani  cui  contro  il  diritto  delle  genti  per  ordine 
avea  mostralotanla  deferenza.  Nicolò  IV  di  quel  principe,  e  non  potè  riacquistar 
per  riparare  alla  rovina  del  regno  ed  a  la  libertà  se  non  con  promettergli  di  spo- 
frenarei  tartari,  avéa  destinato  a  legato  sarne  la  fiiflia  Agnese.  Ritornato  in  Ùn- 
d  Ungheria  Benvenuto  vescovo  di  Gub-  gheria  non  solo  ricusò  di  mantener  la  pa  • 
l)io,  raccomaudandolo  a  llodolfo  1  re  de*  rola  ch'eragli  stala  estorta,  ma  si  dispose 
romani;  ma  poi  temendo  che  coininoven-  a  f  ir  vendetta  ilei  ricevuto  oltraggio.  Ro- 
dosii  tartari  ncsofirissero  gli  imgheri.so-  dolf>  I  padre  d'Alberto,  avvertilo  del  suo 
spese  la  legazione.  1  cumani  dunque  co-  diseguo,  per  tenerlo  occupato  gli  suscitò 


UN  G 

un  concorrente  nella  persona  dello  stesso 
Alberto,  considerando  l'Ungheria  fendo 
deirin)pero,  e  perciò  ne  lo  infeudò.  JMa 
Nicolò  IV  al  contrario  dichiarò  l'Unghe- 
ria essere  feudo  della  s.  Sede,  inviò  in  es- 
sa per  legalo  Giovanni  vescovo  di  Jesi, 
perchè  diligenlenienle  prendesse  cogni- 
zione per  firla  rifiorire,  e  difenderla  da' 
tartari  e  cuniani  che  si  sforzavano  d'oc- 
cuparla. Gli  ordinò  pure  di  denunziare 
a  Rodolfo  I  e  al  suo  figlio  Alberto,  che  si 
astenessero  d'as[)irare  ali  Ungheria,  per- 
chè in  molte  guise  apparteneva  alla  Se- 
ile  apostolica;  su  ili  che  scrisse  ancora  a 
Riidolfo  1  e  ad  Alberto  stessi.  Già  nello 
stesso I2C)0  giunta  a  Aapoli  la  nuova  del- 
la morte  di  Ladislao  IV,  sua  sorella  Ma- 
ria e  sposa  di  Carlo  II  re  di  Sicilia  (^'.), 
fece  valere  i  suoi  diritti  nel  primogenito 
Carlo  Martello  sulla  corona  d'Ungheria, 
che  poi  sposò  Clemenza  figlia  di  Rodolfo 
1,  secondo  Rinaldi.  Papa  iNiculò  IV  rico- 
nobbe questo  giovine  principe  e  lo  fece 
coronare  in  Napoli  18  settembre  dal  suo 
legato  con  gran  solennità,  dopo  averlo  il 
padre  crealo  cavaliere.  Cosi  Andrea  III 
ebbe  un  allro  competitore  al  trono.  Nel 
I2g3,  conliiiuiindo  la  sede  vacante  per 
morte  di  Nicolò  IV,  il  re  Carlo  II  si  recò 
al  conclave  diPerugia  col  figlioCarlo  Mar- 
tello, chiamato  i  e  d'Ungheria;  egli  fu  col- 
locato fra'due  primi  cardinali  vescovi,  e 
il  figlio  fra'due  primi  cardniali  diaconi. 
Dip(ji  a'5  luglio  1294  fu  eletto  Papa  s. 
Celestino  V,  il  quale  per  la  sua  profonda 
uuiilla  ricusò  costantemente,  né  si  piegò 
se  non  vinto  dalle  suppliche  de'cardina- 
li,  ede'reCarloII  e  Carlo  Martello,  i  qua- 
li addestiarono  il  giumento  nel  suo  so- 
lenne ingresso  in  Aquila.  E  qui  occorre 
avvertire, chesiccome  Carlo  Martello  era 
denominatore  d'Ungheria,  diversi  scrit- 
toli lo  confusero  con  Andrea  III  che  lo 
era  di  fatto,  fia'quali  il  Novaes,  dicendo 
che  Andrea  IH  re  d'Ungheria  fece  le  nar- 
rale cose,  e  perciò  può  darsi  che  io  pure 
in  alcun  Itnjgo  sia  caduto  nell'audcroni- 
iUìOj  sebbene  in  altri  non  mancai  chia- 


UNG  187 

lire  l'abbaglio.  Altro  può  essere  l'avere 
ripetuto  con  altri  storici,  essere  Andrea 
III  fralellodi Carlo  Martello,  meolrede- 
vesi  riconoscere  per  zio  e  cugino  dì  sua 
madre.  Madius  pretende  che  s.  Celestino 
V  nuovamente  coronò  Carlo  Martello. 
Neil  29  I  essendosi  pacificaliRodolfoI  eoa 
Maria  d'Ungheria  regina  di  Sicilia,  mer- 
cè r  accennalo  matrimonio  della  figlia 
Clemenza  con  Carlo  IM.irtello,  si  dilegua- 
rono le  pretensioni  del  figlio  Alberto  du- 
ca d'Austria.  Tuttavolla,  Carlo  Martello 
non  fu  re  d'Ungheria  diedi  titolo,  non 
essendo  mai  uscito  d'Italia  per  far  valere 
le  sue  ragioni.  Per  la  famosa  Rinunzia 
del  Puntificato  (f.)  di  s.  Celestino  V,  e- 
letto  successore  in  Napoli  a'24  dicembre 
1294  Bonifacio  Vili,  l'accompagnarono 
a  Roma  Carlo  II  e  Carlo  Martello,  e  nel 
suo  possesso  tennero  il  freno  del  cavallo 
dal  Papa  cavalcato,  e  nel  pranzo  gli  pre- 
sentarono i  dueprimi  piatti.  Carlo  il  por- 
tatosi in  Francia,  lasciò  in  Napoli  vica- 
rio del  regno  Carlo  Martello  ,  nel  qua! 
tenq)oquesli  ivi  morì  nel  1  295  di  23  an- 
ni, lasciando  della  sua  sposa  il  figlio  Car- 
lo 1  Roberto, detto  per  abbreviazione  Ca- 
roberlo,  e  da  alcuni  anche  Carlo  Umber- 
to, e  le  figlie  Clemenza  che  sposò  Luigi 
X  re  di  Francia,  e  Ceatrice  maritata  a 
Giovanni  11  Delfino  del  Viennese.  Intaa- 
to  Andrea  IH  dopo  aver  [)iese  le  neces- 
sarie misure  per  arrestare  le  pretensioni 
di  Alberto  e  di  Carlo  Martello,  avea  por- 
lato  le  armi  nell'Austria,  dove  per  5  an- 
ni consecutivi  sparse  la  desolazione  col- 
le stragi  e  le  con{|uiste  che  vi  fece.  Ma 
nel  1296  richiamalo  nc'suoi  stuti  dalle 
turbolenze  suscitatevi,  si  alfrellò  di  far  la 
pace  col  duca  Alberto  e  la  consolidò  pren- 
dendo in  moglie  Agnese  sua  figlia,  il  cui 
merito  riconosciuto  superò  le  anteriori 
manifestale  ripugnanze.  Non  ebbe  però 
la  soildisfazione  di  ristabilir  la  calma  nel 
regno.  Dovendo  Carlo  Martello  succede- 
re nei  regno  di  Sicilia  di  qua  dal  Faro, 
Come  primogenito  di  Carlo  II,  fu  questio- 
nato se  dopo  la  morte  di  lai  re  spelta»- 


i8S  U  i\  G 

se  il  trono  a  Caroberlo  figlio  di  Carlo 
Mai  leilo,  ovvero  a  Roberto  terzogenito 
tli  Carlo  11  medesimo.  Questi  nelle  dub- 
bie opinioni  ricorse  a  Bonifacio  Vili  ,  il 
ijuale  come  supremo  signore  dei  reame 
iliSicilÌJ,esaminutu  l'investitura  data  dal- 
la s.  Selle,  decise  la  lite  con  sentenziare: 
Doversi  riputare  primogenito,  chi  alla 
morte  di  Carlo  li  avesse  il  i.°  grado  di 
tonsanguinilà  e  fosse  maggiore  d'età.  Con 
questa  risoluzione  restò  preferito  Rober- 
to ed  escluso  Caroberto.  Neil'  Ungheria 
i  nenjici  del  nome  cristiano  fecero  gran 
isterminiod'uugheri,equasi  disertarono 
il  già  florido  regno,  per  cui  Bonifacio  Vili 
scrisse  all'arcivescovo  di  Strigonia  di  dar 
opera  a  liberarlo  da  tanti  mali.  E  per  u- 
uire  e  consolidare  le  forze  degli  ungheri 
contro  i  nemici  della  religione,  siccocne 
alcuni  chiamavano  al  Irono  Caroberlo 
nipote  di  Ladislao  IV,  e  altri  sosteoeva- 
jio  Andrea  ili  parente  di  esso  d'un  gra- 
do più  ri  molo,  Bonifacio  Vili  ordinò  che 
Carobertosi  tenesse  per  vero  re,  e  confer- 
mò Andrea  111  nell'amministrazione  del 
lej^no.  Nelle  sue  lettere  il  Papa  onora  Ca- 
roberto assolutauienle  col  titolo  di  Rex 
Iluiigciriae;  non  chiamando  Andrea  111 
esplicitamente  re,  ma  usa  le  parole:  Qui 
lìi'X  Hungariae  noniinatur.  Comandò 
inoltre  agli  ungheri,  che  ubbidissero  ad 
Andrea  III  come  amminislralore  del  re- 
j^no,  scomunicando  coloro  che  si  ricusas- 
sero ubbidirlo.  Una  parte  degli  ungheri 
chiamò  al  Irono  Caroberto,  e  supplicò  la 
i.  vSede  ad  aggiudicargli  la  corona  reale 
d'Ungheria, onde  il  Papa  ne  fece  ildecre- 
lo  nel  concistoro  de'cardinali.  Perciò  sul 
linir  del  i  3oo  Caroberto  in  età  d'8  anni 
ii  leci)  in  Ungheria  a  prendere  possesso 
del  regno,  ove  fu  riconosciuto  re  da  alcu- 
ni signori.  Ma  nel  luglio  i  3o  i  i  signori 
del  partilo  d'  Andrea  III,  per  timore  di 
perdere  lu  loro  libertà,  com'essi  iliceva- 
uo,  nell'accogliere  un  re  dallu  mano  del- 
la s.  Sede,  conferirono  lo  scettro  a  Wen- 
t-cslao  V  liglio  di  \Venceslao  IV  re  di 
Jiuuu4Ìa  e  di  l'olouia,  nipote  dal  lato  di 


UN  G 
Costanza  sua  madre,  di  Bela  IV  detto  V 
padre  di  essa.  Questo  principe  cedei  pro- 
pri diritti  a  suo  figlio  Wenceslao  V^  in 
età  di  I  a  anni,  il  quale  fu  coronato  e  un- 
to dall'arcivescovodiColocza  inAlbaPiea- 
le,  ove  gli  fu  caudjiato  il  nome  in  quello 
di  Ladislao.  A' i  4  gennaio  i3o2  Andrea 
Iti  mori  in  Buda,  e  fu  sepolto  nella  chie- 
sa de'francescani.  Egli  fu  l'ultimo  re  del- 
la famiglia  di  s.  Stefano  l,  non  avendo 
lasciato  del  suo  matrimonio  che  la  figlia 
Elisabetta, checonsagralasi  a  Dio  nel  mo- 
nastero delle  domenicane  di  Toess  nella 
Svizzera,  vi  mori  in  odore  di  santità.  La 
regina  Agnese  ritiratasi  nell'abbazia  di 
Kòenigsfelden,dicuiè  riguardata  2.'  fon- 
datrice, finii  vii  suoi  giorni  neli364d'84 
anni.  Intanto  Bonifacio  Vili  per  pacifi- 
care le  guerre  civili  che  ostinate  e  aspre 
bollivano  nel  regno,  e  quietar  le  differen- 
ze tra  Caroberto  e  Wenceslao  V,  dichia- 
rò legato  d'  Ungheria  il  cardinal  Nicolò 
Boccasìnì,  poi  b.  Benedetto  XI  suo  succes- 
sore. Leggo  nelle  Memorie  del  b.  Bene- 
detto Xf,  che  Bonifacio  VIII  a'  1 3  maggio 
1 3o2  lo  spedi  alla  legazione  d'Ungheria, 
con  autorità  sulla  Polonia  ,  Dalmazia  , 
Croazia,  Rama,  Servia,  Ludomiria,  Ga- 
lii!.ia  e  Cumania  con  amplissime  facoltà. 
Poco  prima  ch'entrasse  nel  regno,  1'  ar- 
civescovo di  Colocza  essendosi  arrogato 
di  far  la  coronazione  di  Wenceslao  V,  sa- 
putosi il  fatto  ardito  dal  Papa,  scrisse  al 
legalochecilasse  l'arcivescovo  di  presen- 
tarsi al  suo  tribunale  in  R.oma ,  dentro 
il  termine  di  3  mesi,  sotto  pena  della  pri- 
vazione dell'arcivescovato,  per  3  princi- 
pali ragioni.  La  i.'  per  essersi  usurpato 
l'uffizio  della  coronazione;  la  2.^  perchè 
l'avesse  falla  in  persona  che  non  teneva 
alcun  titolo  per  riceverla;  la  3.' perchè 
in  caso  di  dubbio  a  cui  ella  spettasse  al- 
la s.  Sede  si  duvea  il  giudicarlo.  Anzi  tan- 
to più  colpevole  s'era  reso,  in  quanto  che 
l'arcivescovo  di  Strigonia  ,  pel  suo  privi- 
legio, avea  posta  la  corona  sul  capo  «.li 
Caroberto.  Per  tutto  questo  ne  restò  al- 
lumeule  olfeaa  la  s.  Sede,  per  esser  l'Uu- 


U  NG 

Hj  gheria  eli  lei  trilnitaiia  per  la  cessione  di 
re  s.  Stefano  I.  Di  più  con  Wenceslao  V 
si  risentì  Bonifacio  Vili,  e  volle  che  ri- 
trattasse le  cose  già  fatte  senza  ragione, 
non  potendo  il  fatto  irregolare  deli'arci- 
■vescovo  di  Colocza  avergli  conferito  al- 
cun diritto  sul  regno;  che  però,  sopra  qua- 
lunque sua  pretesa,  era  pronta  la  s.  Sei\e 
a  fargli  ragione,  quando  a  lei  facesse  ri- 
corso. In  questo  stato  di  cose,  nello  stes- 
so i3o2  il  cardinal  Boccasini  convocò  tut- 
ti gli  arcivescovi  e  vescovi  del  regno,  e  vi 
trattò  l'affare.  Ma  non  potendo  accorda- 
re le  parti,  ne  avvisò  il  Papa,  il  quale  vo- 
lendo decidete  la  controversia  per  la  via 
giudiciaria,  scrisse  al  re  di  Boenua  ,  co- 
mandandogli, che  de[)oste  l'armi  si  pre- 
«enlassealdi  lui  tribunale,  dolendosi  gra- 
\emente,  per  intitolarsi  egli  ancora  redi 
Polonia.  Quindi  nel  i  3o3  per  dar  fine  ad 
affare  tanto  rilevanle,furono  citate  le  par- 
ti, per  udirne  la  sentenza.  Ma  sebbene, 
dididando  il  boemo  di  sue  ragioni, avesse 
ad  oggetto  di  stornar  la  spedizione,  in- 
viati ambasciatori  a  E.oma,  non  per  di- 
fendersi, ma  per  schivare  il  giudizio,  non 
gli  riuscì;  poiché  in  pubblico  concistoro 
alla  loro  presenza  Bonifacio  Vili  aggiu- 
dicò col  consiglio  de'cardinali  il  regno  a 
Carlo  Roberto  o  Caroberto,  con  precisa 
dichiarazione,  che  avessero  luogo  le  ra- 
gioni della  successione  ,  non  già  quelle 
dell'elezione,  tenendo  la  s.  Sede  Caroberto 
per  re  legittimo.  Indi  espressamente  or- 
dinòagli  ungheri,  sotto  pena  di  scomuni- 
ca, d'ubbidire  a  Caroberto  non  solamen- 
te, ma  eziandio  a  Maria  sua  ava,  e  così 
essa  per  regina,  ed  esso  liconoscesseroper 
loro  sovrano,  assolvendoli  a  questo  fine 
dal  giuramento  di  fedeltà  dato  a  W^euce- 
slao  V.  Il  Papa  ingiunse  all'arcivescovo 
di  Colocza  e  al  vescovo  di  Zagaljria,  am- 
basciatori di  Caroberto,  di  pubblicare  il 
suo  decreto  in  Ungheria,  in  Boemia  e  ne* 
regni  vicini,  come  eseguirono.  E  per  non 
dar  motivo  di  dispiacere  al  re  di  Boemia, 
e  per  fargli  sentir  meno  il  colpo,  assegno- 
gli  il  termine  di  4  tùtiì  per  poter  usare 


TJNG  18(7 

di  jue  ragioni,  con  questo  però  che  se  no 
rimanesse  frattanto  Caroberto  al  posses- 
so del  regno.  A  questi  comandi  pontificii 
ubbidirono  prontamente  gli  ungheri,  e 
fattisi  lutti  partigiani  di  Caroberto,  rima- 
se Ira  loro  Wenceslao  V  non  senza  peri- 
colo. Per  cui  il  padre  tosto  si  pose  in  mar- 
cia per  l'Ungheria  con  numeroso  eserci- 
to, per  levarlo  prontamente  dalle  mani 
degli  ungheri  e  ricondurlo  a  casa,  ceden- 
do ogni  pretesa  ragione  alla  successione 
di  quella  corona.Secondo  il  Ferretti,  pres- 
so d  Muratori,  Rer.Jlal.  Script,  t.  9,  p. 
joio,  a  Caroberto  fu  data  in  isposa  A- 
delelta,  unica  figlia  di  Andrea  III,  e  da 
esso  destinata  per  moglie  a  quello  il  qua- 
le fosse  andato  al  possesso  del  regno.  INI.'» 
VArte  dì  verificare  le  date  non  fa  paro- 
la né  di  Addetta,  né  del  maritaggio.  Es- 
sa dice:  Caroberto  ebbe  3  mogli:  Marta 
di  Polonia  figlia  di  Casimiro  II  duca  di 
Teschen  nella  Slesia;  Beatrice  di  Luxem- 
burgo  figlia  dell'imperatore  Enrico  VII; 
ed  Elisabetta  figlia  di  Vlndislao  IV  redi 
Polonia,  la  quale  sola  lo  fece  padre  di  4 
figli,  di  cui  furono  a  lui  sujierstiti  Luigi 
I  che  gli  successe,  e  l'infelice  Andrea  redi 
Sicilia  di  qua  dal  Faro.  Del  resto  il  car- 
dinal Boccasini  colle  sue  rare  qualità  di 
soda  dottrina,  somma  prudenza, destrez- 
za ne' gravi  maneggi  e  mirabile  bontà  di 
vita,  (u  benemerito  legato  d'Ungheiia  e 
contribuì  a  consolidare  il  trono  di  Caro- 
berto, il  quale  gli  professò  stretta  obbli- 
gazione, così  il  di  lui  avo  Carlo  II,  il  qua- 
le ne  promosse  i  di  lui  vantaggi  con  tut- 
to l'impegno  e  di  niolto  cooperò  a  farlo 
ascendere  al  trono  di  s.  Pietro.  Il  dotto 
mg."^  Marino  Marini  ,  archivista  della  s. 
Sede,  nella  sua  Diplomatica  Pontijìcia^ 
2."  edizione  insevila  nel  l.  12  delle  Dis- 
scrt.  dell'  accad.  romana  d'  Archeolo- 
gia, lasciò  scritto  su  questo  grave  punto 
a  p.  XIII.  "  Che  il  diritto  di  successione  nel 
regno  d'Ungheria  fu  deciso  da  Bonifucio 
Vili.  E  per  verità  bastava  lo  esprimer- 
si così  (nella  1  ."edizione  ove  cita  l'arma- 
dio 35  deìV  Jrrhi^'io  della  s.  Sede,  io 


j  (jo  U  N  G  U  N  G 

cui  nel  l,  3,  p.  12  r,  è  il  documento)  a  ri-  ne!  oìedesimo  fu  coronato  nella  chiesa 
levare  la  pontificia  autorità  di  riconosce-  d'Alba  Reale  colla  corona  di  s.  Stemmo  1, 
re  e  dichiarare  i  diritti  delle  regali  dina-  ch'era  stata  ricuperata  dal  re  di  Doenf)ia, 
stie  alle  successioni  de'lroni  (un  moder-  che  da  Buda  l'avea  portata  a  Praga,  me- 
no scrittore  dichiarò:  dopo  la  morte  d'An-  diante  alcune  condizioni  vantaggiose.  Af- 
drea  III  ricovrò  l'Ungheria  il  diritto  d'e-  finché  questa  corona  non  gli  fosse  tolta 
leggere  i  propri  sovrani;  due  furono  e-  e  con  essa  il  regno,  la  rinchiuse  in  un 
letti:  ma  il  Papa  Bonifacio  Vili  ne  chia-  bauletto  e  1'  affidò  ad  un  suo  fedelissimo 
mò  al  trono  un  3." ch'eia  francese, Caro-  servitore,  con  ordine  di  non  palesarlo  ad 
berto  della  casa  d' Anjou  e  nipote  di  s.  alcuno.  Nel  viaggio,  rottasi  la  corda  che 
Luigi  IX,ecos]gli  Angioni  regnaronopu-  legava  il  bauletto,  questo  cadde  interra 
re  con  un  loro  ramo  nell'Ungheria);  l'ag-  senza  che  il  servo  se  ne  avvedesse,  e  solo 
giungere  poi,  che  con  quell'atto  il  Papa  se  ne  accorse  dopo  il  tragitto  di  20  nii- 
diiirnea  la  lite  fra  Wenceslao  di  Boemia  glia.  Dolente  oltreraodo  tornò  addietro, 
e  Carlo  Alberto,  detto  per  iscorcio  Caro-  e  nel  di  seguente  linvenne  il  perduto  te- 
berto,  insorta  sulla  successione  di  quel  re-  soro,  che  riconsegnò  a  Ottone.  Questi  nel 
gno,  di  cui  gli  ungheri  aveano  proclama-  detto i3o5  sposò  Agnese  figlia  d'Enrico 
lo  re  il  boemo;  e  il  dire  come  Bonifacio  VII  duca  di  Glogaw,  e  siccome  era  do- 
VIII  avesse  riconosciuto  il  diritto  di  Ca-  vizioso  e  magnifico,  nel  1807  la  smania 
roberto  di  succedere  a  Ladislao  IV  re  di  spiegare  il  suo  fasto  in  tutte  le  provin- 
d'Ungheria  come  suo  prossimo  parente,  eie  del  regno  avendolo  tratto  in  Transil- 
essendoquel  regno  non  elettivo,  ma  ere-  vania,  fu  ivi  arrestalo  dal  vaivoda  Ladi- 
ditario  (['j4rte  di  verificare  le  date,  di-  slao,  che  lo  rinchiuse  in  uno  stretto  car- 
ce  che  Bonifacio  Vili  con  bolla  data  in  cere,  donde  non  usci  che  1  inunciando  al 
Anagni  a'3o  maggio  I  3o3,  contro  le  pre-  regno,  togliendogli  il  vaivoda  la  corona 
tensioni  di  Wenceslao,  da  lui  esaminate,  di  S.Stefano  1  che  seco  portava.  Frattan- 
aggiutlicò  lo  scettro  a  Caroberto,  in  vir-  to  Clemente  V  con  bolla  emanata  a' 10 
lìi  del  suo  titolo  di  primo  principe  del  agosto  i  307  in  Poitiersa  favore  di  Caro- 
sangue  reale,  dichiarando  non  più  elet-  berto,  Io  confermò  nel  regno,  ordinando 
livo  ma  ereditario  il  trono  d'  Ungheria,  a  Ottone  duca  di  Baviera,  che  colla  guer- 
Questo  procedere  non  fece  che  esacerba-  ra  civile  avea  ridotto  il  reame  a  mal  par- 
ie maggiormente  gli  animi),  e  di  cui  fu  tito,  sotto  pena  di  scomunica  di  doverlo 
egli  messo  al  possesso  da  Clemente  V  per  abbandonare,  e  se  volesse  esporre  le  sue 
mezzo  del  suo  legato  il  cardinal  Gentili  ragioni  lo  facesse  alla  s.  Sede,  indi  acom- 
del  titolo  di  s.  Martino  a'iMonli;  il  rife-  porre  le  cose  d'Ungheria,  conoscendo  la 
rir  tutto  questo  egli  era  recare  in  mezzo  vaslilà  della  scienza  nel  maneggio  de'più 
uno  squarcio  di  storia,  anziché  presenta-  gravi  idTari  del  cardinal  Gentile  Parti- 
re osservazioni  circoscritte,  rispondenti  no  da  Montefiore,  lo  spedì  legalo  iuUn- 
nllo  scopo  dell'opera,  da  appositi  limili".  gheria,con  ampiefacollà,perquantonai'- 
INel  i3o5  eletto  Clemente  V  Papa,  per  rai  nella  biografia  (o«e  a  p.  12  del  voi. 
compiacere  il  re  di  Francia,  stabili  la  sua  XXIX,  col.i,  lin.  24,  dopo  ossia  furono 
residenza  in  Provenza  e  poi  in  Àvigno-  ommesse  le  parole  il  fif^lio  di).  Di  più  il 
ne.  INtllo  slesso  anno  morendo  Wence-  Papa  scrisse  paterne  lettere  agli  ungheri, 
slaolv  redi  Boemia,  da  una  piccola  par-  ed  a'  polacchi,  dalmaliui,  croati,  ramei, 
le  tic  Mgnori  sediziosi  ungheri  fu  nomina-  lodomiri,  galizi  e  cumani,  nelle  quali  de- 
to  un  nuovo  re  in  Ottone  di  Baviera,  co-  plorando  le  sciagure  da  loro  patite,  non 
me  figlio  d'  Elisabetta  nata  da  Bela  IV  potendovisi  recare  personalmente  per  ri- 
detto V,  e  perciò  sorella  di  Stefano  V,  e  p.irare  a  lanli  mali  e  fare  rillurire  l'Uii- 


U  N  G 

glieria,  niancluva  in  suo  luogo  un  legalo 
esperto  negli  alTari  e  d'ogni  virtù  adorno, 
e  perciò  ingiunse  loro  di  riceverlo  col  do- 
vuto onore  e  di  ubbidiilo.  Il  eli.  av.  Gae- 
tano de  Minicis  ne' suoi  Monumenti  di 
Fermo  e  suoi diiitorniilltistrati,  nel  dar- 
ci a  p.  I  I  1,  (|uello  eretto  dal  cardinale  ai 
suoi  genitori  in  Monlefiore,  ne  scrisse  la 
sua  ei  udita  biogiafìa  e  con  essa  la  lega- 
zione d'  Uni;liciia  (ora  il  eli.  niaicliese 
Filippo  Uruti  Liberati  nella  sua  XXIX 
Memoria  sulla  via  Cupreiise  con  Ap- 
punti su  5Iontcfiore^  rileva  clie  il  cogtio- 
iiie  Carlini  tiel  cardinale  è  illustre,  poi- 
cbè  un  castello  di  Fertno  porlo  il  ii</nie 
di  Castrimi  Partini,  esoito  JNlonle  Ktib- 
biano  era  la  Terra  de  Paralinisj  di  più 
che  nel  i  5^^  fiori  il  notaro  feruiano  l'ona- 
pilio  Partini).  Anch'egli  narra,  die  aven- 
do parte  degli  unglieri  negato  id  re  Caro- 
berlo  i  dovuti  ossequi,  erano  siali  dalla 
s.  Sede  solloj)osti  all'interdelto;  ma  il  le- 
gato appena  nel  i3o8  giunto  in  Unghe- 
ria presto  li  ridusse  a  concordia  e  al  Io- 
io  dovere;  poicliè  convocali  a  Pe^l  tulli 
gli  ordini  del  regno,  cessati  del  lutto  gli 
odii  di  parte  che  alìuienlavaiio  la  discor- 
dia, Caroberto  i'u  da  luUi  gli  ungheri  ri- 
conosciuto e  con  decreto  del  legato  con- 
fermato. Desiderando  però  il  cardinale, 
pel  felice  compimento  del  suo  minisleio, 
che  le  cose  rimanessero  salde  e  tranquil- 
le, dis|)ose  che  chiunque  suscitasse  in  se- 
guilo congiure  contro  Cai  tiberlo,  o  in  al- 
tro modo  le  favorisse,  dovesse  subir  le  pe- 
ne sancite  dalle  leggi  civili  ed  ecclesiasti- 
che. E  poiché  la  regia  corona  ungarica, 
che  Santa  appellano  gli  ungheieoi,  con- 
tinuasse ad  essere  presso  l'universale  io 
cnoree  venerazione,  avendo  questa  di  ini - 
nullo  di  stima  per  essere  stala  prima  ri- 
cevuta da  Wenceslao  V  e  poi  da  Ollone 
duca  di  Baviera,  e  nnalmenleda  Ladislao 
vaivoda  di  Transilvania,  i  cpiali  con  gra- 
vi tumulti  e  ribellioni  aveano  commosso 
lutto  il  regno,  stabili  e  dichiarò  il  legato 
a  riparo  di  tanti  muli,  che  profana  e  non 
più  saula  si  doves-ìe  rilencr  lale  corona, 


U  N  G  191 

se  il  vaivoda  che  toltala  a  Ottone  la  cu- 
stodiva, non  l'avesse  resa  entro  un  pre- 
fisso tempo  a  Caroberto, al  quale  altra  be- 
nedetta se  ne  daiebbe  dalla  s.  Sede.  Dun- 
que non  pare  cheilcardinalGentilein  lale 
occasione  abbia  coronalo  il  re,  comevuo- 
leCardella.  Indi  fulminòrinterdetlo con- 
tro Matteo  palatino  reo  di  multe  ribal- 
derie verso  il  re  e  la  nazione  ,  e  contro 
quelli  che  ancora  ricusavano  d'ubbidire 
a  Caroberto.  Nel  i  3of)  morendo  Carlo  11 
re  di  Sicilia,  lasciò  al  suo  figlio  Uobcrto 
il  regno,  le  ragioni  e  il  titolo  di  quello  di 
Gerusalemme,  ed  i  contadi  di  Provenza  e 
Forcalchier,ad  esclusione  del  nipote  Car- 
lo I  Roberto  o  Caroberio,  che  per  ragio- 
ne di  ra[ipresentaziotie  vivamente  pre- 
tendeva a  tal  successione,  come  fondata 
nel  diritto  naturale,  massime  pel  conta- 
do di  Provenza,  dove  pareva  che  doves- 
sero essere,  ad  esclusione  degli  agnati  e 
consanguineijchiamali  i  primogeniti;  e  ciò 
per  di>posizione  della  legge  Salica,  che  si 
diceva  avesse  luogo  in  quel  contado,  co- 
me membro  dell'antico  regno  di  Borgo- 
gna. Ria  il  Papa  Clemente  V  volle  che  si 
osservasse  il  decretalo  da  Bonifacio  Vili, 
e  deci>e  la  cjuestione  a  favoie  ili  Rober- 
to, così  richiedendo  il  bene  pubblico,  il 
suo  sapeie  e  scienza  mililare  ,  ed  anco 
perchè  Caroberto  essendo  a[)[)ena  sulìì- 
cienle  a  sostenere  un  regno,  non  venisse 
oppresso  pel  nuovo  peso  dell' altro,  tro- 
vandosi i  due  regni  mollo  lontani  uno 
dall'altro,  e  sollo[)osti  a  lumutti  e  guer- 
re. 11  ciudinal  Gentile  confermò  l'ordine 
di  s.  Paolo  I  eiemila,  stabilito  in  Unghe- 
ria, ove  tenne  due  concilii  neh  309,  uno 
in  Buda  a'6  maggio  a  favore  del  re,  l'al- 
tro a  Preshurgo  a' io  novembre  a  van- 
taggio della  religione  e  de'coslumi.  Le  co- 
stituzioni da  lui  emanate  pel  regno  unga- 
lico  nel  dello  anno,  sono  intitolate:  Ada 
Convenlus  Possoniensis.  Queste  costitu- 
zioni furono  lette  nel  concilio  lV  Udvard 
{V.),  tenuto  da  Tommaso  arcivescovo  di 
^t^igonia.  Finalnieiile  il  cardinal  Genti- 
le colla  pazienza,  l'accortezza  e  la  fermez- 


J92  UNG 

za  riuscì  poco  n  poco  a  stabilire  la  quie- 
te del  regno  e  il  frotio  di  Caioberlo,  poi- 
die  accollisi  gli  stali  nel  i3io  presso 
l'est,  si  accordarono  unanimemente  nel 
riconoscere  a  loro  re  Caroberto  ,  perciò 
coronato  8*2  7  agosto  in  Alba  Reale.  Non 
voglio  lacere,  che  non  mancano  di  qtiel- 
Jl,  die  narrano  d'avere  a  Caroberto  ce- 
duto la  corona  di  s.  Stefano  I  il  vaivoda 
di  Transil Vania  nel  r3io,  [)er  averlo  il 
re  minaccialo  di  guerra.  Il  Rinaldi  ripor- 
ta al  I  3  I  2  i  lumidti  suscitali  in  Unghe- 
ria per  opera  del  palatino  Matteo,  e  la 
scomunica  con  cui  lo  punì  il  cardinal  Gen- 
tile, dopo  averlo  il  re  vinto  in  battaglia 
per  la  quale  fece  confessare  e  comunica- 
re i  suoi  soldati.  Dopo  quelle  sanguinose 
sostenute  contro  i  tartari,  non  si  conosce 
altra  più  fiera  di  questa,  onde  venne  la 
■vittoria  attribuita  all'aiuto  di  Dio,  e  così 
Caroberto  pei  fellamente  si  consolidò  sul 
Irono.  La  dolcezza  e  saggezza  del  suo  go- 
verno gli  conciliarono  l'amore  e  il  rispet- 
to de'suddili,  ed  il  suo  regno  riuscì  flori- 
dissimo. Il  suo  valore  dilatò  i  limiti  del- 
l'Ungheria e  lo  fece  stimar  da'vicini.  Per 
la  gioì  iosa  vittoria  riportata  nel  1820  con 
l'esercito  crocialo  sopra  d' Urosio  re  di 
Servia,  Sehiavonia  e  R.ascia  scismatico, 
in  essa  e  nella  Macedonia  si  dilatò  il  cat- 
tolicismo,eilregnodi  Rascia  nella  Sehia- 
vonia fu  aggiunto  all'Ungheria.  Avendo 
il  Papa  Giovanni  XXII  in  ciò  soccorso  il 
re,  invilo  i  principi  cristiani  ad  aiutarlo 
nlla conquista  de'Iuoghi  marittimi  di  Ma- 
cedonia, per  la  dilatazione  e  conservazio- 
ne della  fede.  Altra  vittoria  neh  322  ot- 
tenne Caroberto  su  d'Urosiore  di  Rascia, 
e  lo  costrinse  a  sottomettersi  all'  ubbi- 
dienza della  Chiesa  romana,  a  cui  l'avea 
sollecitato  Nicolò  IV,  per  cui  avea  invia- 
to legati  a  Clemente  V,  ed  altri  nel  1  323 
n  Giovanni  XXII  per  abiurare  lo  scisma, 
ed  il  Papa  inviò  ne'suoi  dominii,  peram- 
inaeslrarei  popoli  nelle  verità calloliche, 
i  nunzi  Bcrlrondopi-i vescovo  di  Brindi- 
M,  Bernardo  da  Parma  canonico  d'Aver- 
*n^  e  fr.  Giovanni  di  Domenico  domeni- 


U  N  G 

cano.  Nel  1  SaG  Feliciano  Zachas  signore 
ungaro,  ignorandosene  il  motivo,  formò 
il  barbaro  disegno  di  sterminar  la  fami- 
glia reale.  Entrato  nel  castello  di  Vice- 
grad  ove  risiedeva,  la  trovò  raccolta  nel- 
la camera  del  re,cui  colpì  peli.°cou  iscia- 
boiata  sulla  spalla,  ma  leggera  fu  la  feri- 
ta. Corse  poscia  alta  regina  e  le  troncò  4 
dita  ,  che  non  faceano  che  lavorare  per 
l'addobbo  delle  chiese  e  il  vestimento  a* 
poveri.  Credendola  morta  stava  per  isca- 
gliarsi  contro  i  figli,  ma  i  governanti  li  di- 
fesero co'propri  corpi  e  loro  facilitarono  la 
fuga.  Accorso  un  ministro  della  regina  in 
aiuto  de'suoi  signori,  fece  in  brani  quel  j 
mostro  diabolico.  Il  re  dopo  quesl'mlòr-  9 
tunio  divenne  sospettoso  e  dillldente,  e 
prestò  facile  orecchio  a*  delatori.  Alcuni 
nemici  di  Barazat  vaivoda  di  Valacchia 
persuasero  Caroberto  eh*  egli  macchina- 
va contro  di  lui  una  trama.  Questi  assol- 
dalo un  esercito  invase  la  Valacchia,  ed 
alla  sorpresa  del  vaivoda  non  rispose  che 
con  saccheg^iameuti,  ma  si  vendicò  ben 
presto.  Piombò  sugli  ungheri  accalcati 
nelle  strette  de'monli,  e  ne  fece  tal  car- 
nificina  che  potè  a  stento  salvarsi  il  re  -j 
con  pochi  cavalieri.  In  seguito  Carober-  I 
to  si  rese  tributari  i  sovrani  di  Servia,  di 
Transil  Vania,  Bulgariaj  Bosnia  ,  Molda- 
via, ed  anche  quello  di  Valacchia,  più 
colla  destra  sua  polilica  che  colla  fìjrza 
dell'armi.  Indi  ricoise nel  i  33 1  a  Giovan- 
ni XXII  contro  lo  zio  Roberto  redi  Si- 
cilia, perchè  nega  vagli  il  principato  di  Sa- 
lerno e  la  signoria  d'Onore  nel  moule  s. 
Angelo,  slati  di  Carlo  ]\!arlello  suo  pa- 
dre. Il  Papa  ne  scrisse  a  Roberto,  come 
cosa  giusta,  e  propose  alla  sua  moglieSan- 
cia  l'unione  de'reacai  di  Sicilia  e  d'  Un- 
gheria ,  mediante  il  matrimonio  della 
principessa  Giovanna,  unica  figlia  del  de- 
funto duca  di  Calabria  loro  figlio,  con  An- 
drea o  Andreasso  secondogenito  di  Caro- 
berto. L'affare  fu  concluso,  e  dicono  i  filo- 
numenla  Historiae  Patriae  edita  j'us- 
su  regia  Caroli  Alhcrli,  di  averlo  procu- 
ralo Roberto  ,  per  rimediare  a'  rimori 


U  N  G 

delln  proprin  coscienza,  nell'aver  pregiu- 
dicato il  nipote  nel  sedersi  sul  irono  di 
«Sicilia,  sebbene  mEttriinonio  di  tragica  e 
infciusta  riuscita,  e  di  giavissiine  luibo- 
lenze  pel  regno  di  Napoli.  Laonde  nel 
i333  Caroberto  condusse  a  Napoli  An- 
drea, ricevuto  dallo  zio  con  grande  aifet- 
to  e  onore,  e  si  celebrarono  le  spon^olizie 
con  solenni  feste.  Riservando  Caroberto 
il  regno  ung=)rico  pel  pi  iiuogenilo  Luigi, 
domandò  e  ottenne  da  Giovanni  XXII: 
Che  se  per  caso  l'arcivescovo  di  Strigo- 
,  nia  non  avesse  potuto  coronare  Luigi,  ne 
'  fungesse  il  ministero  l'arcivescovo  di  Co- 
locza,  co' vescovi  di  Varadino  e  Zagabria, 
ma  senza  pregiudizio  della  chiesa  di  Slri- 
gonia.  Caroberto  dopo  avere  riportalo 
una  vittoria  sugl'infedeli,  per  cui  se  ne 
congratulò  Papa. Benedetto  XII, esortan- 
dolo insieme  a  non  opprimere  gli  eccle- 
siastici del  regno,  rammentandogli  gli  e- 
sempi  de'predecessori  impegnati  nell'ono- 
rar  le  chiese  ei  loro  ministri;  dopo  aver 
stabilita  la  pace  co're  di  Polonia  e  Boe- 
mia, morì  in  Vicegrad  o  Belgiado  a'i  6 
luglio I  34^)  6  il  corpo  fu  trasferito  in  Al- 
ba Reale  nella  tomba  de're  d'Ungheria. 
11  Rinaldi  dice,  che  oltre  i  delti  figli  lasciò 
Stefano,  che  destinava  re  di  Polonia,  do- 
po lo  zio  materno  Casimiro  III,  non  aven- 
do figli  maschi;  veramente  lo  stesso  scrit- 
tore riferisce  altrove  che  Casimiro  III  bra- 
mava a  successore  l'altro  nipote  Luigi. 
Compianto  Caroberto  cos'i  benemerito  ri- 
storatore della  prosperità,potenza  e  tran- 
quillità dell'Ungheria,  fu  eletto  a  succes- 
sore Luigi  o  Lodovico  I  il  Grande  suo 
primogenito,  e  coronato  dall'arcivescovo 
di  Slrigonia  alla  presenza  di  molli  vesco- 
vi e  baroni.  La  Transiivania  prese  occa- 
sione della  troppa  sua  giovinezza  per  ri- 
bellarsi; egli  vi  portò  la  guerra,  e  la  co- 
strinse di  assoggettarsi  di  nuovo.  Alessan- 
dro vaivoda  di  Valacchia  ch'eresi  sot- 
tratto all'ubbidienza  di  Caroberto,  col- 
pito dall'eroiche  virili  di  Luigi  I,  si  pre- 
sentò egli  slesso  a  fargli  omaggio.Nel  1  344 
il  re  inviò  truppe  in  Polonia  per  sccoor- 

VQL.   liXXXIlf. 


U  IV  G  1 93 

rere  lo  zìo  Casimiro  III,  contro  Giovan- 
ni di  Luxemburgore  di  Boemia,  al  qua- 
le fece  levar  l'assedio  di  Cracovia  e  lo  co- 
strinse a  ritornare  ne'suoi  slati.  Poco  do- 
po tale  spedizione  egli  sconfisse  i  tarta- 
ri ch'erano  penetrali  nella  Transiivania, 
e  li  cacciò  dal  paese.  Volse  poi  le  sue  ar- 
mi nel  I  345  contro  i  croati  soggiogati  da 
suo  padre,  e  sommossi  da  due  signori  ai 
quali  stavano  dipendenti.  Questi  rilìslli 
f<n-ono  domati  da  Andrea  di  lui  genera- 
le, che  poi  corse  in  aiuto  di  Zara, che  da- 
tasi per  la  7.'  volta  all'Ungheria,  era  as- 
sediata da'veneziani:  ma  dopo  aver  latto 
ogni  >forzo  per  liberar  la  piazza  fu  costret- 
to a  ritirarsi.  Zara  ricadde  in  potere  de* 
veneti  a'i3  dicembre  1  347)dopodue  an- 
ni e  mezzo  d'assedio.  Già  Luigi  I  a'3  no- 
vembre era  partito  da  Buda  per  Napoli, 
onde  vendicare  la  sventurata  fine  di  suo 
fratello  Andrea  strangolato  la  notte  pre- 
cedente il  18  settembre  i34'>,  dopo  che 
Papa  Clemente  VI  l'avea  dichiaralo  re 
di  Sicilia  e  stabilito  che  si  coronasse  in 
dello  giorno.  In  tale  articolo  e  ne'  molti 
relativi  deplorai  quanto  precedette,  ac- 
compagnò eseguì  l'atroce  assassinio, non 
meno  che  la  calata  in  Italia  con  poderoso 
esercito  del  re  d'Ungheria  anelante  ven- 
detta ,  non  essendo  riuscito  a  placarlo  il 
pur  narrato  operato  da  Clemente  VI,  per 
conoscere  se  la  scandalosa  tresca  che  la 
famosa  Giovanna  I  moglie  dell'  ucciso  a- 
vea  col  pioprio  cugino  Luigi  principe  di 
Taranto,  figlio  di  Filippo  fratello  di  re 
Roberto,  che  poi  sposò,  fu  cagione  della 
barbara  morte  dell'infelice  Andrea.  Lui- 
gi I  giunto  a  Benevento  l'  i  i  gennaio 
I  348,  al  suo  comparire  i  napoletani  ca- 
pitanali da  Luigi  di  Taranto  si  sbanda- 
rono, e  Giovanna  I  a'i^  con  esso  marito 
fuggì  per  la  sua  contea  di  Provenza.  Ai 
24  il  le  entrò  in  A  versa,  si  fece  condur- 
re  nella  galleria  ov'era  perito  il  compian- 
to fratello,  e  fece  trucidare  sotto  i  propri 
occhi  Carlo  di  Durazzo  (figlio  di  Giovan- 
ni principe  d'Acaia  0  Morea  e  duca  di  Du- 
razzo, fratello  di  re  Roberto  e  marito  di 
i3 


194  ^  ^  ^ 

Maria  sorella  di  Giovanna  1),  convinto 
d'aver  fatlo  eseguire  quell'infcime  assas- 
sinio, venendo  gettalo  ove  lo  fu  il  corpo 
d'Andrea.  Indi  \\  leseveranienle  punì  eoa 
l'estreiuo  supplizio  altri  iniqui  conìplici, 
scoperti  dalle  sue  rigorose  inquisizioni. 
Padrone  di  quasi  tutto  il  paese,  chiese  a 
Clemente  VI  la  condanna  di  Giovanna  I, 
e  l'investitura  del  suo  regno  di  qua  dal 
Faro,  dichiarando  duca  di  Calabria  Car- 
lo ìMarlello  bambino  del  defuntOjC  lo  in- 
viò in  Ungheria  ove  poco  visse.  Ma  la  pe- 
ste obbligò  Luigi  I  ad  abbandonare  il 
compiuienlodel  con(|uislo, e  riprendere  la 
via  d'Ungheria  sul  finir  dell'aprile  1848, 
0  prìtua,  poiché  recatosi  in  Avignone  ai 
27  marzo  il  Papa  gli  donò  la  Rosa  d'oro 
benedetta,  come  notai  in  quell'articolo, 
forse  per  placarne  lo  sdegno.  Egli  esige- 
va non  doversi  lasciar  impunita  la  colpe- 
vole regina  ,  accusandola  di  adulterio  e 
dell'uccisione  del  marito,  e  si  lagnava  del 
Papa  d'aver  protratta  la  coronazione  del 
fralellojilche  porse  occasione  al  tradimen- 
to che  lo  sagrificò;  perciò  bramare  l'igo- 
roso  processo  contro  di  essa  e  gli  altri 
autori  di  tante  scelleratezze,  e  la  priva- 
zione del  regno  della  medesima.  Il  Papa 
con  dolci  parole  si  studiò  di  persuaderlo 
e  mitigarne  il  furore,  con  quelle  ragioni 
che  enumera  ed  espone  il  Piinaldi  ,  non 
senza  ammonirlo  sull'uccisione  di  Carlo 
Durazzo,  non  avendo  praticato  la  proces- 
sura  ordinaria, sull'autorità  esercitata  ne' 
dominii  della  s.  Sede,  e  per  avere  alquan- 
to favorito  l'agitatore  Cola  diUienzo.  Tut- 
tavia riuscì  a  Giovanna  !  ed  al  2.°  mari- 
to Luigi  d'esser  ben  accolti  dal  Papa  in 
Avignone,  d'esser  dispensati  dal  grado  di 
parentela,  e  donato  della  Rosa  d'oro  Ln\- 
gi,  secondo  il  Rinaldi.  Sollecitata  la  re- 
gina da'  napoletani  a  fornirsi  di  denaro 
per  tomaie  nel  suo  regno,  essa  vendè  A- 
vignone  al  Pi.pa,  e  nel  i3.i8  stesso  fitto 
ritorno  in  Napoli  fu  ricevuta  con  plau- 
si, tosto  I  iciiperanilo  il  regno,  col  cacciar- 
ne gli  ungheri  con  Giielfbne  vicario  del 
re.  A  queslo  nel  1  3 Vj  Clemente  VI  inviò 


U  N  G 
in  Ungheria  per  legatoli  cardinal  di  Boti- 
fogne  per  calmarne  il  risentimento  e  dis- 
suaderlo dal  ritornare  a  Napoli,  come  si 
proponeva,  con  altro  esercito.  Luigi  I  pro- 
pose il  maritaggio  di  IMaria  vedova  di 
Carlo  Durazzo,  col  duca  di  Transilvania 
Stefano,  e  Ia=cessione  ad  essa  delle  ragioni 
del  regno  di  Sicilia  di  qua  dal  Faro.  Indi  il 
re  ueli35o  partito  all'ioiprovviso  per  la 
Dalmazia  e  gli  Abruzzi,  prese  Aversa  e 
con  aspre  parole  intimò  la  resa  a'  napo- 
letani. Questi  inaspriti  preferirono  com- 
battere, onde  s'interposero  i  legali  car- 
dinali di  Boulogue  e  del  Giudice,  e  fu 
stabilita  una  tregua,  e  che  Giovanna  l  fos- 
se processata,  e  se  rea  il  Papa  dovesse  in- 
vestire del  suo  regno  il  re.  Se  fosse  asso- 
luta, il  re  restituisse  le  città  e  rocche  da 
lui  occupate,  e  ricevesse  in  compenso  del- 
la guerra  3oo,ooo  fiorini  d'  oro.  Par- 
tito il  re,  si  diresse  per  Pvoma  a  lucrare 
rindulgenza  dell'anno  santo,  ricevutocon 
festive  dimostrazioni,  e  poscia  si  restituì 
in  Ungheria.  Neli35i  Clemente  VI  in- 
dusse Elisabetta  regina  d'Ungheria  a  ri- 
muovere il  figlio  dal  pensiero  della  guer- 
ra di  Napoli.  Giovanna  1  fu  dichiarata  in- 
nocente e  assolta;  e  Luigi  I  rispettoso  col- 
la s.  Sede  ne  venerò  i  decreti  ,  promise 
di  restituire  la  libertà  a'principi  reali  che 
avea  imprigionalo  in  Aversa,  e  di  ren- 
der la  pace  al  regno  di  Sicilia.  A  questa 
docilità  contribuì  il  dover  attendere  alle 
guerre  mosse  da'barbari  alla  Polonia,  il 
cui  re  Casimiro  III  suo  zio  destinandolo 
successore  lo  richiese  d'aiuto,  e  l'ebbe 
con  felice  successo.  Indi  neliSSa  Luigi  1 
si  pacificò  con  Giovanna  I,  restituì  i  prin- 
cipi reali  e  le  fortezze  da  lui  tenute,  con- 
donando il  compenso  pattuito,  per  la  di- 
chiarazione fatta  da'suoi  ambasciatori  iu 
Avignone,  che  il  re  non  avea  intrapreso 
la  spedizione  per  avarizia,  ma  per  ven- 
dicare la  morte  del  fratello;  solo  ritenen- 
dosi il  principato  di  Salerno  e  il  luogo 
detto  Onore  nel  monte  s.  Angelo,  projirie- 
là  dell'avo  e  del  padre.  Essendosi  il  le 
proposto  guerreggiare  i  nemici  della  fede 


U  N  G  UNG  19T 
nelle  provincie  convicine,  Clemenfe  VI  lorla.  Il  celelne  caidinal  Albornoz  invo- 
gli concesse  le  cillà  clie  avesse  tolto  a'pa-  co  il  suo  aiuto  contro  i  milanesi  Visconti 
gani.  Nei  i  356  perl'esoi  lazioni  del  b.  Pie-  clic  assediavano  Bologna,  ed  il  re  gl'invi- 
troTommaso  vescovo  diPaltijtnossegiier-  lo  a  lilirarsi,  e  poi  olIiì  contro  di  essi  le 
ra  a  Stefano  re  di  Rascia,  perchè  anco-  sue  forze  a  Papa  Urbano  V,  die  lo  lodò 
ra  il  regno  non  avea  abiorato  lo  scisma,  e  ringraziò.  Nel  1  862  marciò  contro  Stra- 
per  quindi  riunirlo  all'Ungheria, wedian-  sciniiro  II  re  de'bulgari,  che  ricusava  pa- 
le crociata,  a  tale  elicilo  inviando  andja-  gare  il  tributo  da  lui  imposto  ad  Ales- 
scialore  a  Innocenzo  VI  il  vescovodi  Za-  Sandro  suo  padre;  lo  fece  prigione  e  libe- 
gabria.  U  Pa|)a  l'esaudì  facendo  predicar  rò  dopo  i  2  giorni,  avendo  promesso  d'es- 
la  sagra  guerra,  e  di  essa  dichiarando  il  ser  fedele  a'patli.  Neh  364  il  re  consultò 
re  capitano  generale;  non  chegonfalonie-  Uibano  V  d'andare  in  aiuto  de'grecicon- 
re  di  s.  Chiesa,  perchè  si  proponeva  por-  tro  i  turchi  ,  ma  il  Papa  lo  fece  tempo- 
Io  a  capo  dell'esercito  papale  contro  gli  reggiare  finché  si  riunissero  alla  Chiesa 
usurpatori  dedoniimi  della  s.  Sede,  mas-  romana.  L'imperatore  Giovanni  I  Paleo- 
sime  contro  gii  Ordelaflì  tiranni  di  For-  lego  neh  368  si  recò  a  Buda  [)er  implo- 
lì,  di  Cesena  e  altri  luoghi.  Innocenzo  VI  raie  aiuto,  gli  fece  grandi  promesse,  ob- 
inoltre  ingiunse  a'patriarchi  d'  Aquileia  l)ligando^i  ubbidire  in  tutto  al  Papa,  che 
ediGrado,  ed  all'arci  vescovo  di  Salisbur-  ailauiente  encomiò  il  re.  Infatti  l'unpe- 
go,  di  denunziar  le  scomuniche  a  chi  a-  ratore  mandò  un  ambasciatore  al  Papa, 
vesse  aiutato  gli  eietici  e  gli  scismatici,  e  neh  369  recatosi  in  Roma  nelle  sue  ma- 
Prima  d'intraprendere  la  guerra  di  Ra-  ni  abiurò  lo  scisma.  Afilillo  Uri)aiio  V  di 
scia,  Luigi  I  la  uìosse  a'veneziani,  per  a-  vedere  i  Visconti  impedirla  sagra  guer- 
ver  invano  richiesto  Zara  e  altre  terre  ra, Luigi  I  pieno  di  venerazione  pel  Papa, 
che  nel  suo  regno  di  Schiavonia  ritene-  che  avea  listabilita  la  pontificia  residen- 
vano;  per  cui  i  veneti  si  unirono  a'rasci.  za  in  R.oma,  qual  gonfaloniere  di  s.  Chie- 
Ciò  dispiacque  a  Innocenzo  VI,  vedendo  sa  si  olfrì  a  proseguirla  con  10,000  unghe- 
che  1'  armi  dal  re  rivolgevansi  contro  i  ri,  e  di  annientare  la  tirannia  de'Viscon 
cattolici  e  non  a  danno  degli  scismatici;  ti.  Indi  a  richiesta  del  Papa  porse  aiuto  a 
onde  invitandolo  alla  pace  co'  veneti,  gli  Casimiro  III,  mentre  i  Visconti  per  timo 
mandò  Bongiovanni  vescovo  di  Fern)o  e  re  di  lui  cessarono  di  guerreggiare  Urba- 
già  di  Bosnia,  e  poi  il  suddetto  b.  Pietro,  no  V,  che  nel  iS'jo  tornò  in  Avignone, 
menile  il  re  con  4<*,ooo  cavalieri  asse-  Morto  in  tale  anno  Casimiro  MI;  gli  suc- 
diavaTreviso,  che  dovè  abbandonare  per  cesse  nel  regno  di  Polonia  Luigi  I.  Il  nuo- 
la  carestia.  A' 17  settembre  1  SSy  s'ini[)a-  vo  Papa  Gregorio  XI  stimolò  il  rea  vol- 
dronidi  Zara,  e  riunì  poscia  tutta  la  Dal-  gere  le  sue  armi  contro  i  turchi  e  Ama- 
mazia  al  suo  dominio.  Vedendo  i  vene-  rat  I,  che  avendo  abbattuto  i  greci,  i  ra- 
ziani  andar  le  loro  cose  di  male  in  peg-  sci  e  i  bulgari,  collegandosi  co'tarlari  vi- 
gio,  si  rimisero  al  re  olfrendogli  le  terre  ciui  all'Ungheria,  questa  meditarono  in- 
occupate in  Istria, Dalmazia  eSchiavonia,  vadere.  Il  re  si  alfalicò  a  porre  in  piedi 
oltre  un'ammenda.  Questa  il  re  genero-  un  forte  esercito,  e  pel  suo  ambasciatore 
samente  ricusò,  accettò  le  terre,  e  che  Ve-  ottenne  la  promulgazione  della  crociala 
nezia  fo'^se  tenuta  di  soccorrerlo  al  biso-  control  turchi,  che  predicarono  gli  arci- 
gno; tosto  restituendo  le  castella  del  Tre-  vescovi  di  Slrigouia,  di  Colocza,di  Gne- 
\ìgiano,  con  grande  allegrezza  de'vene-  sna,  di  Zara,  di  Spalatro  e  ili  Piagusi,  co' 
li.  Avendoli  redi  Rascia  tributario  d'Un-  vescovi  sulfragauei;  facendo  giurare  il  re 
gheria  cessato  di  farle  omaggio,  Luigi  I  a'due  primi  e  al  vescovo  di  Cinque  Chie- 
entrò  nel  regno  e  vi  riportò  gloriosa  vit-  se,  di  condursi  contro  il  turco  fra  uuau- 


196  U  N  G 

uo  e  di  non  ispeodeie  iu  altro  le  somme 
raccolte,  e  promulgar  anche  in  Germania 
Ja  sagra  spedizione.  Ma  Luigi  I  re  d'Un- 
gheria e  di  Polonia  s'intiepidì  nel  fervo- 
re, e  non  volle  entrare  nella  lega  per 
mantenere  una  flotta  nello  stretto  di  Gal- 
lipoli, per  impedir  a'  turchi  il  passaggio 
in  Europ;),forse  per  avergli  il  Papa  nega- 
lo le  decime  per  la  guerra,  avendole  de- 
stinate a  reprimere  l'ollracotanza  de'Vis- 
conti  signori  di  Milano.  Dispiacente  Gre- 
gorioXl  disiOhtla  mutaziuue.lo  pregò  vi- 
vamente a  collegarsi,  altrimenti  a  suo  e- 
sempio  gli  altri  avrebbero  fatto  allrettan- 
to,  con  gravissimo  danno  della  cristiani- 
tà.Considerando  Gregorio  XI  quanto  lan- 
guiva laChiesa  per  dimorare  i  Papi  in^- 
i'ìgiioiie,su^era\.e  tutte  le  dinicoltà  ne  par- 
tì, ed  a'i  7  gennaio  1  877  fece  il  suo  trion- 
fale ingresso  in  Roma.  Ivi  morto  nell'an- 
no seguente,  ed  eletto  Urbano  VI,  poco 
dopo  pentiti  i  cardinali  francesi  perchè  li 
correggeva,  e  sospirando  il  soggiorno  di 
Provenza,  iniquamente  pretesero  depor- 
lo; e  favoriti  da  Giovanna  1  elessero  iu 
Fondi  l'antipapa  Clemente  VII,  il  quale 
passando  in  Avignone  vi  sostenne  il  la- 
grimevole  e  lungo  Scisma  (/-.)  d' occi- 
tleule.  Incerti  i  fedeli  chi  venerare  per  le- 
gittiu)0  Papa,  diversi  regni  e  nazioni  se- 
guirono la  falsa  Ubbidienza  d'Avignone; 
ma  lungheria,  la  Polonia,  la  Boemia,  la 
Germania  con  altri  popoli  restarono  fe- 
deli air  ubbidienza  romana,  nella  quale 
Urbano  VI  creò  cardinali  Deuìetrioe  Va- 
lenlino,ambedue  ambasciatori  di  Luigi  I 
al  Papa  e  poi  cancellieri  del  regno,  il  1° 
de'qnali  dichiarò  in  nome  del  re  a  Ur- 
bano VLChe  il  regno  ungarico  continua- 
va ad  essere  sotto  la  clientela  della  s.  Se- 
de. 11  re  coll'imperatore  Carlo  IV  si  slu- 
diarono  d'indurre  colle  loro  esortazioni 
l'uniipapa  e  gli  anticardinali  ad  abban- 
donar lo  scisma  pe'grandi  mali  che  avreb- 
bero cngionalo  all'unità  della  Chiesa.  Ma 
quegli  ambiziosi  ebbero  a  vile  e  in  di- 
spregio l'ammonizioni  di  tali  religiosi  e 
saggi  principi,  e  trattarono  scoilesemeu- 


U  N  G 
te  i  loro  ambasciatori.  11  che  da  essi  sa- 
putosi assai  si  turbarono,  e  si  conferma- 
rono per  la  giustizia  di  riconoscere  e  so- 
stenere Urbano  VI,  ed  il  re  gl'invio  do- 
ni. Al  re  scrisse  s.  Caterina  da  Siena  per 
indurlo  di  lasciar  la  guerra  che  faceva  ai 
veneziani,  in  unione  co'genovesi,il  signo- 
re di  Padova  e  il  patriarca  d'Aquileiaje 
sebbene  rifiutasse  di  marciare  controia 
scismatica  Giovanna  l,da  Urbano  VI  sco- 
municata e  deposta  dal  regno,  pur  non- 
dimeno promise  di  mandare  nel  regno 
di  Napoli  coir  esercito  il  cugino  Carlo  il 
Piccolo  duca  di  Durazzo,  figlio  di  Luigi 
conte  di  Gravina  nato  da  Giovanni  prin- 
cipe di  Morea  e  duca  di  Durazzo  figlio  di 
Carlo  II,  a  cui  avea  commessa  la  guer- 
ra contro  i  veneti.  Per  la  quale  speran- 
za confortato  Urbano  VI  ,  sollecitò  eoa 
sue  lettere  i  baroni  del  regno  ad  abban- 
donar Giovanna  I,  ed  a  tener  la  parte  di 
Carlo  duca  di  Durazzo  e  di  sua  uioglie 
Margherita.  Come  a  parente  piili  prossi- 
mo di  Giovanna  I,  per  cui  gli  apparte- 
neva il  regno  ,  Carlo  di  Durazzo  fu  sol- 
lecitalo all'impresa  anche  con  lettera  di 
s.  Caterina;  onde  levato  l'assedio  da  Tre- 
viso neli38o,  rivolse  le  armi  contro  Gio- 
vanna 1.  Appena  questa  il  seppe,  lo  pri- 
vò della  successione  al  regno,  e  non  aven- 
do prole  adottò  Luigi  l  d'Angiò  figlio  di 
Giovanni  11  re  di  Francia.  Giunto  nel 
i38i  il  duca  di  Durazzo  in  Roma, Urba- 
no VI  l'investì  del  regno  di  Sicilia  di  qua 
dal  Faro  e  coronò  col  nome  di  Carlo  II  F, 
che  recatosi  nel  regno  rapidamente  lo 
conquistò  e  fece  morire  Giovanna  i  a'12 
maggio  i38'x.  Luigi  I,  gran  difensore  del- 
laChiesa,  finì  i  suoi  giorni  a  Tyrna\v[1.) 
nella  contea  di  Neitra,  circa  il  12  settem- 
bre di  lai  anno,  e  fu  sepolto  tra  il  com- 
pianto universale  e  i  gemiti  de'suoi  sud- 
diti nella  chiesa  d'Alba  R.eale.  Amava  i 
letterati ,  conversava  seco  familiarmente 
e  si  compiaceva  soprattutto  a  investigar 
con  essi  la  sorgente  degli  errori  politici  ii 
e  i  mezzi  di  provvedervi.  Lo  stesso  desi-  ^ 
derio  d' istruirsi  lo  portava  di  sovente  a 


U  NG 

tvavesliisi  da  mercante.  Così  confuso  Ira 
il  popolo  imparava  delle  verità  che  per 
isventura  de'rerarissidie  volle  o  non  mai 
giungono  sino  al  trono;  ed  egli  ne  rica- 
vava il  vantaggio  di  conoscere  ciò  che  si 
giudicava  riprensibile  nella  sua  condolta,e 
di  poter  sollevare  i  bisogni  di  quella  classe 
di  cittadini  che  un  cieco  e  funesto  pregiu- 
dizio fa  talvolta  riguarilarecome  immeri- 
tevole dell'attenzione  del  governo.  Que- 
sto re  fu  tanto  lagrimato,  che  gii  unghe- 
ri  portarono  il  lutto  per  3  anni,  astenen- 
dosi da  ogni  giuoco  e  divertimento.  Egli 
fu  così  osservante  della  pietà  e  della  re- 
ligione, ch'era  pieno  d'ardore  per  la  con- 
versione degli  ebrei  ede'cumani  idolatri; 
gli  riuscì  di  convertire  i  secondi, ma  i  pri- 
mi restando  ostinati,  né  cedendo a'prciui 
e  alle  minacce,  li  bandì  dal  regno.  Ebbe 
due  mogli:  Margherita  figlia  di  Carlo  di 
Lussemburgo  marchese  di  Mora v  ia,  mor- 
ia senza  figli;  ed  Elisabetta  figlia  di  Ste- 
t<ino  bano  di  Bosnia,  da  cui  naccpiero,  Ca- 
terina morta  nel  1876;  Maria  che  fu  Re 
successore,  perchè  lai  uomedannogli  uu- 
gheri  al  sovrano  senza  distinzione  di  ses- 
so ,  moglie  di  Sigismondo  marchese  di 
Ijrandeburgo,  figlio  dell'imperatore  Car- 
lo iV,  ed  anch'esso  poi  imperatore;  ed 
Edwige  regina  di  Polonia,  poi  maritata 
a  Jageilone  o  Uladislao  V  duca  di  Litua- 
nia, indi  re  di  Polonia. 

Maria  cognominala  il  Re  Maria,  fu 
incoronata  e  unta  sotto  tal  nome  nell'aa- 
110  i382  in  Alba  Reale,  dal  cardinal  De- 
metrio arcivescovo  di  Strigonia,  il  qua- 
le accompagnò  in  Polonia  la  sorella  Ed- 
wige a  regnare.  A  Maria  il  padre  la- 
sciò il  regno  d'  Ungheria  a  condizione 
che  a  suo  tempo  sposasse  Sigismondo, 
il  quale  fosse  amministratore  del  regno 
e  sua  dote  :  di  più  questi  1'  avea  desi- 
gnato il  re  a  successore  nel  trono  di  Po- 
lonia, ma  l'alterezza  del  suo  carattere  in- 
dispettì la  nazione  ,  che  lo  depose  nella 
diela  di  Wilika,  senz'  alcun  suo  dispia- 
cere, ed  allora  i  polacchi  chiamarono  al 
Irono  Edwige.  Ilaria  dunque  per  la  soa- 


U  N  G  197 

ve  memoria  del  padre  amalissiooo,  dagli 
ungheri  nelle  pubbliche  scritture  non  si 
chiamò  regina,  ma  sempre  Re.  Siccome 
era  troppo  giovine  per  governare  da  per 
se  stessa  ,  fu  data  alla  regina  Elisabetta 
di  lei  madre  la  reggenza  del  regno.  Nico- 
la de  Gara  palatino  s'impadronì  dello  spi- 
rito delle  principesse,  e  sotto  il  loro  nome 
resse  tirannicamente,  il  che  eccitò  mor- 
morazioni e  malcontento  inUngheria.  Nel 
i385  per  rinsullicienza  di  Maria,  invol- 
to il  regno  in  sedizioni,  i  ribelli  chiama- 
rono sul  trono  Carlo  MI  il  Piccolo  ve  di 
Sicilia,  il  quale  lasciando  la  cura  de'suoi 
stati  alla  regina  Mnigherita  e  perdi  lei 
consolazione  il  loro  figlio  Ladislao  ,  che 
avrebbe  voluto  seco  condurre  per  dargli 
il  reame  ungherese,  partì  nel  settembre 
ad  onta  che  la  moglie  saggiamente  gli  fa- 
cesse rdletterei  gravi  pencoli  a  cui  espo- 
nevasi,  invece  di  stabilire  le  cose  del  re- 
gno di  Sicilia  (^''.)  che  possedeva  ,  e  di 
conquistar  la  Provenza  occupata  dall'An- 
gioino. Sparsasi  la  fiiraa  dell'imminente 
venuta  di  Carlo  III  nell'Ungheria, Elisa- 
betta stimò  bene  chiamare  Sigismondo 
perchè  celebrasse  le  nozze  colla  fidanza- 
ta Maria  sua  figlia;  ma  il  marchese  cre- 
dendo essere  le  sue  forze  inferiori  a  quel- 
le del  re,  si  ritirò  in  Doemia,  e  le  due  prin- 
cipesse cercarono  di  mitigar  1'  animo  di 
Carlo  III,  facendolo  interpellare  se  veni- 
va qual  cugino  o  come  nemico.  Carlo  ll[ 
ascondendo  il  suo  animo,  rispose  venire 
quale  amico  per  trarle  dagl'imminenti  pe- 
ricoli e  pacificare  le  discordie  de'baroui. 
Egli  non  volle  in  Buda  abitar  la  reggia, 
uè  la  fortezza,  ma  in  case  private,  ove  re- 
caronsi  una  moltitudine  di  signori  unghe- 
ri, e  guadagnatosi  pure  l'amore  del  po- 
polo, gli  fu  decretato  il  regno  da  lutti  gli 
ordini,  e  con  pompa  solenne  il  cardinal 
Demetrio  l'incoronò  re  d' Ungheria  i a  Al- 
ba Pieale  a'  3i  dicembre,  togliendo  così 
il  trono  a  Maria.  Ma  mentre  Carlo  Ilf 
intendeva  alla  completa  sommissione  del 
nuovo  regno  esi  teneva  per  sicuro  in  Bu- 
da, ivi  fu  da'suldati  di  Sigismondo  assas* 


icjS  UNG 

sinato  con  ispada  a  tiadimeulo  a'6  o  2^ 
febbraioi386,  alla  presenza  di  Elisabet- 
ta, o  più  lardi  morì  di  veleno:  come  sco- 
municato da  Urbano  VI  e  persecutore 
di  esso  e  della  s.  Sede ,  non  ebbe  sepol- 
tura ecclesiastica;  lasciando  i  figli  Ladi- 
slao di  IO  anni  e  (Giovanna  H  dii6  tra  le 
tuibolenze  del  regno  di  Sicilia  guerreg- 
gialo da  Luigi  li  d'Angiò.  Subito  insor- 
sero discordie  in  Ungheria  fra  gli  aderen- 
ti d'Elisabetta  e  di  Maria,  egli  amici  di 
Carlo  111;  e  mentre  esse  procedevano  nel- 
le Provincie  per  mantenerle  nell'  ubbi- 
dienza, ili."  maggio  Giovanni  Horwath 
bano  di  Croazia  e  caldo  partigiano  di  Car- 
lo 111, fatta  congiura,  sorprese  in  viaggio 
le  principesse  in  uno  a  Nicola  de  Gara; 
trucidò  questo  mentre  era  intento  a  di- 
fenderle,  insieme  a  Biagio  autori  della 
morte  del  re,  fece  annegar  nella  seguen- 
te notte  Elisabetta,  e  condusse  in  Croa- 
zia prigioniera  Maria  e  serbata  in  vita 
come  innocente.  Sigismondo  marchese  di 
Brandeburgo  a  cpiesta  nuova  volò  per  li- 
berar Maria,  che  ormai  per  la  sua  età  a- 
vea  divisalo  sposare;  la  raggiunse  in  Al- 
ba Reale,  dove  l'avea  condotta  dietro  di 
lei  domanda  Horwath,  spaventato  della 
temeraria  sua  impresa;  ed  ivi  la  sposò  e 
si  fece  coronare  dal  cardinal  Demutriu 
ili  re  d'Ungheria  a'  io  giugno  fe^ta  di 
]'entecoste,  in  tlà di  1 8  anni,  tnenlie  i  ve- 
neziani colle  loro  galere  guaiilavaiio  le 
spiaggie  di  Dalmazia,  perchè  Maria  non 
fosse  condotta  nel  reame  di  Ladislao.  Nel - 
ranno  stesso  Sigismondo  fatto  arrestare 
IlorAvalh,  di  suo  ordine  cs[)iò  i  suoi  mi- 
sfatti in  mezzo  ad  orribili  tormenti,  os- 
sia di  mulilazione.  Maria  stessa  stabilì  il 
genere  del  suo  supplizio,  a  malgratlo  la 
promessa  d'impunità, che  per  riacquistar 
la  propria  liberlà  gli  avea  data.  Sigismon- 
do estese  la  sua  vendetta  su  lutti  quelli 
che  a  veaiio  assistilo  quel  bano  colle  armi 
e  co'Ioio  cousigli,  con  morte  infame.  La 
severità  di  «pieslu  principe  non  ispaveu- 
lòStefano  vaivoda  di  Valacchia,che  avea 
scosso  il  giogo  dell'Ungheria,  prima  del- 


U  N  G 

rincoronazIonediSigismoudojgìudicando 
cosa  indegna  di  sua  nazione  succeduta  a' 
daciieda'geti  d'ubbidirà  una  donna.  IN'el 
1887  Sigismondo  entrò  nella  Valacchia 
con  poderoso  esercito,  cimentò  lutti  gli 
ostacoli  che  gli  opponevano  la  natura  del 
terreno  e  l'arte  de'valacchi,  cacciò  di  po- 
sto in  posto  i  ribelli,  e  costrinse  Stefano 
a  recarsi  a  chieder  grazia.  Nel  i  3g2  i  va- 
lacchi,  suscitati  e  secondali  da  Bajazet  I 
sultano  de'turchi,  ripigliarono  l'armi,  e 
Sigismondo  volando  ad  affrontarli,  ali  ." 
scontro  fece  orrenda  carnificina  de'  tur- 
chi e  de'valacchi.  Si  recò  poi  ad  assediar 
la  fortezza  di  Nicopoli  separata  dalla  città 
omonima  detta  la  grande  pel  fiume  Da- 
nubio, e  se  ne  impadronì  dopo  vigorosa 
difesa.  Appena  tornato  trionfante  in  Un- 
gheria sentì  che  la  regina  Maria  sua  mo- 
glie era  allora  morta  in  Buda  nel  iSgs, 
o  secondo  alcuno  nel  i  305,6  sepolta  iu 
Varadino.  Sigismondo  quindi  ebbe  uu 
concorrente  per  1'  Ungheria  nel  cognato 
Uladislao  V  re  di  Polonia,  che  si  accin- 
se allora  a  far  valere!  diritti  di  sua  mo- 
glie Edwige  a  quella  corona,  come  figlia 
di  Luigi  I  il  Gnindc.  Allro  n'ebbe  poi 
in  Ladislao  re  di  Sicilia  e  figlio  di  Carlo 
III,  protetto  contro  gli  Angioni  da  Papa 
Bonifacio  IX,  a  cui  Sigismondo  avea  pro- 
messo di  rivolger  le  sue  armi  in  Germa- 
nia per  soltomctlere  gli  scismatici  segua- 
ci dell'antipapa  all'ubbidienza  della  s.  Sq- 
de.  L'aici\e.scovo  di  Stiigonia  colla  sua 
voce  levò  tutta  la  nazione  in  armi,  tras- 
se alle  frontiere  un  furuìidabile  esercito, 
la  cui  [uesenza  fece  dileguare  a  Uladi>lao 
V  i  suoi  divisamenti.  Sigismondo  divenu- 
to cu[)0  ,  inquieto  e  dilUdente  ,  fece  fare 
indagini  di  tulli  coloro  che  aveauo  avu- 
to parie  alle  sedijcioni  suscitatesi  sotto  il 
regno  di  Elis;ibetla  e  di  Maria.  I  più  col- 
pevoli erravano  per  le  montagne  e  i  bo- 
schi, ed  aveauo  per  Ctipo  Stefano  Coulhus, 
[ìcrsonaggio  distinto  per  nascita  e  ricchez- 
ze. Fu  preso  con  altri  Zi.  gentiluomini,  i 
ipiali  tulli  ebbero  tronca  la  lesta  pubbl  i- 
cumenle  sotto  gli   occhi  di    Sigismondo, 


UNG 
senza  c!ie  veruno  d'essi  mostrasseil  mini- 
tuo  penliint'iilo;  oriibile  vista  clic  destò 
la  sorpresa  e  le  lagrime  degli  astanti.  Sic- 
come lo  scudiere  di  Contluis  proruppe  più 
degli  altri  in  grida  e  Inraenti,  il  re  colpito 
pei"  tale  affezione  l'invilo  a  passare  al  suo 
servizio.  Egli  rigellò  dispettoso  l'ollerla, 
ed  in  pena  Tu  condannato  a  divider  col 
suo  padrone  il  supplizio.  Nel  i  3q3  i  va- 
lacclii  si  ribellarono  di  nuovo  e  dieronsì 
a'iurcld.  Sigismondo  tornalo  sul  loro  ter- 
ritorio ne  devastò  le  città  e  le  campagne, 
iDa  mentre  se  ne  ritornava  i  turchi  piom- 
Jjurono  sulla  sua  armata  e  la  fecero  a 
pezzi.  Intimorito  pcgli  avauzamenli  ehe 
facevano  gTinfedeli,  Sigismontlo  iuiplorò 
il  soccorso de'principi  cristiani:  la  Francia 
e  l'Inghilterra  gli  spedirono  truppe.A'28 
SL'tlemlire  iSc^G  seguì  la  battaglia  di  iNi- 
copoli  la  grande,  tra  Sigismondo  e  Bcija- 
7el  I;  gli  ungheri  furono  posli  da'  turchi 
allo  sbaraglio  dalla  temerità  de'francesi 
"lenuli  iu  loro  aiuto  e  capitanali  dal  conte 
ili  Nevers,  e  Sigismondo  a  stento  soltrat- 
lusi  dal  couìbattimento,  fu  costretto  tra  i 
pericoli  errare  fuori  de' suoi  stati  per  18 
mesi.  Al  suo  ritorno  in  Ungheria  fu  fat- 
to prigioniere  riella  cilUuIella  di  Sokles  o 
Ziklo»  a'abi  aprde  i4oi  da'signori  und- 
conteuli  della  vituperosa  fuga,  della  sua 
.severità,  e  per  essersi  impadronito  del- 
l'Ungheria avuta  iu  dote,  e  ritenuto  la 
Dalmazia,  la  Valacchia  e  la  Bulgaria;  re- 
gni tutti  ereditari  che  secondo  le  leggi  un* 
glieiesi  fin  dopo  la  morte  di  Maria  spet- 
ta vano  a  Ladislao  re  di  Sicilia  come  il  piìi 
prossimo  di  lei  parente.  Indi  gli  ungheri 
chiamarono  nel  i4o3  Ladislao  a  ricevere 
il  regno,  il  quale  temendo  la  loro  volu- 
Jjililà  andava  temp  oreggiando,e  per  uhi - 
:ìio  col  consiglio  di  Uonifàcio  IX  vi  si  re- 
cò; dichiarando  il  l'apasufj  legalo  in  Un- 
gheria, Schiavonia  ,  Dalmazia,  Croazia, 
R.tscia,  Dosuid,  Valacchia  e  Bulgaria  con 
piena  aulurilà,  il  cardinal  Augclo  Accia- 
joli,  outle  aiutarlo  alla  conquista  ilei  rcii- 
uie,  e  per  indurre  i  principi  e  i  popoli  a 
sullomellersi  alla  sua    ubbidienza.   A'  5 


UNG 


'99 


gingnoi4o3  il  cardinale  coronò  in  Raab 
o  Giavarino  Ladislao  in  re  d'  Ungheria. 
Pochi  giorni  dopo  Sigismondo  per  la  sua 
elo(]ueiiza  liberato  dalla  prigione  dal  ni- 
pote del  palatino  Nicola  di  Gara,  sotto  la 
cui  guardia  e  custodia  d'una  matrona,  il 
marito  della  quale  avea  fatto  uccidere,  era 
stalo  posto,  [)assò  in  Boemia  dal  fiatello 
Weuceslao  VI,  e  impadronitosi  del  pote- 
re, con  un  esercito  boemo  e  dell' Unglieria 
superiore,  e  cogli  aiuti  del  re  di  Polonia 
già  altro  aspirante,  giunto  in  Buda  pose 
in  fuga  Ladislao  suo  competitore  e  lo  co- 
strinse a  ritornare  a  Napoli,  comechè  im  • 
pam  ito  per  la  memoria  dell'uccisione  di 
suo  padie,  abbandonando  il  pensiero  di 
regnare  sugli  ungheri;  bensì  vendè  a' ve- 
neti le  città  di  Schiavonia  venute  in  suo 
potere,  e  ritenne  i  titoli  di  re  d'  Unghe- 
ria, Dalmazia,  Croazia,  Scliiavonia  ,  Ra- 
ma, Servio,  Gallicia,  Lodomiria,  Cuma- 
nia  e  Bulgaria.  Questi  titoli  non  solamen- 
te gli  usò  poi  la  sorella  Giovanna  li,  ina 
ancora  i  successori  sul  trono  di  Napoli, 
come  prova  il  Nardi  eruditamente  nel  suo 
libro  :  D(;' titoli  del  re  delle  due  Sieilie 
colle  spiegazioni.  Altrettanto  afferuìa  il 
Borgia  nella  Breve  istoria  del  doniìiiio 
della  s.  Sede  nelle  due  Sicilie,  p.  188. 
Sigismondo  a'5  ottobre  tenne  un  solen- 
ne parlamento  in  Buda,  e  in  esso  rese  la 
pace  a  tulli  i  suoi  nemici.  Rifiutarono 
alcuni  aderenti  di  Ladislao  tal  beneficio, 
onde  il  re  li  privò  de'  loro  beni  che  die 
a'suoi  partigiani.  Sdegnato  poi  con  Boni- 
facio IX,  che  avea  favorilo  e  aiutato  La- 
dislao, opjiresse  gli  ecclesiastici  e  dispensò 
ibencfizi  a  piacere.  Nel  i4i  1  Sigismondo 
verme  eletto  imperatore,  mentre  ne  por- 
tavaiKJ  anciaa  il  titolo  il  deposto  suo  fra- 
tello ^Vellces!aoredi  Boeaiia,eJosse mar- 
chese ili  IVhti  avia  eletto  da  una  parte  ite- 
gli elettori  dell' impero.  Nel  medesimo 
tempo  ejaiio  3  imperatori,  tutti  della  ca- 
sa di  Luxcuiburgo,  non  che  3  Papi,  cioè 
Gregorio  XH  legittimo, Giovanni  XXI II 
Miccessore  d'Alessandro  V  eletto  contro 
il  [ìiecedente  nel  Sinodo  Pisano,  e  fan- 


200 


U  N  G  IJ  N  0 


tipapa  Beiieclello  XllI  che  si  tiallava  da  questa  si  eslinse  la  sliipe  de'  reali  di  Si- 
Papa.  Giovaiini  XXIII  avea  favorito  Si-  cilia  e  d'  Ungheria  disceodenli  da  Carlo 
eisuioiido  iieli' esaltazione  all'  impero,  e  li,  nel  febbraio  i435),  mosse  Giovanni 
perciò  nella  sua  ubbidienza,  avendo  ab-  XXIII  a  rivolgersi  a  Sigismondo  per  e- 
bandonalo  quella  di  Gregorio  XII,  imi-  slinguere  lo  scisma  perniciuso  che  afflig- 
lalo  dal  re  Ladislao  per  aspirare  al  do-  geva  la  Chiesa  universale,  pel  credilo  che 
minio  di  Roma  e  d'ilalia.  Lo  scisma  iin-  godeva  iu  lulla  Europa.  Imperocché  Si- 
penale  loslo  fini  colla  morte  di  Josse  e  gismpndo  istruitissimo  e  assai  versalo  nel 
col  riconoscimento  che  Venceslao  fece  del  diritto  pubblico,  lestituita  la  calma   al- 
iiatello;  ma  quello  della  Chiesa  divisa  io  l'itnpero,  e  |)Ossedendo  l'arte  d'asconde- 
3  ubbidienze  e  lacerata  la  sua  unità,  le-  re  i  suoi   difelli  al   volgo,  eia  divenuto 
neva  la  crislianilà  in  de[)lorabili  turbo-  già  un  oggetto  di  veneiazione  pe'popoli 
lenze.  Giovanni  XXI 11  concesse  a  Sigi-  di  Germania,  i  quali  lodenominaronoLu» 
sniondu  molle  grazie  e  privilegi ,  dichia-  ce  del  mondo.  Egli  consigliò  la  convoca- 
rando  con  lettere  che  l'avrebbe   tenuto  zione  d'un  concilio  generale,  e  fu  stabili- 
sempre  pei  figlio  amatissimo,  come  di-  to  e  denunziato  da  Giovanni   XXIII   di 
Tensore  della  tede  contro  i  barbari  e  in-  celebrarlo  a  Costanza,  e  ne  ri[)arlai  an- 
fedeli  ,  ed  avrebbe  punito  colle  censure  che  a  Smzzera.  Sigismondo  prima  di  por- 
ecclesiastiche  chi  avesse  ardito  iriolestar-  larvisi,  volle  riceverel'B  novembrei4'4 
lo.  Bramando  Sigismondo  restaurare  gli  la  corona  d'argento  in  Aquisgrana;  e  seri- 
studi  nell'Ungheria, ne  trattò  con  Giovan-  vendo  a  Gregorio  XII  rdevò  perchè  non 
ni  XXIII,  il  quale  ingiunse  a  Branda  Ca-  veniva  in  Costanza.   Il  Pa[)a  gli  rispose, 
sliglionijpoi  cardinale,  suo  nunzio  nel  re-  non  ricusare  il  concilio,  bensi  il  congres- 
gno,  e  ad  altri  il'informarsi  sul  luogo  at-  so  con\ocato  dall'usurpalore,  e  per  mo- 
to a  stabilirvi  un'accademia  o  uuiveisilà,  strare  d'amare  la  pace  della  Chiesa  fece 
ed  a  questa  si  concedessero  prerogative  ridurre  1'  assemblea  a  forma  di  coarllio 
ed  esenzioni.  Oltre  a  ciò  inculcò  al  nun-  generale.  In  esso  Giovanni  XXIII  ponli- 
ziodi  eliminar  dall'Ungheria  gliabusi  dei  licaiido,  Sigismondo  eseguì  alcuni  ulìizi 
baroni  colle  chiese  e  loro  ministri,  auto-  di  Suddiacono  {f.);  giurò  di  rinunzia- 
rizzandolo  ad  aumentarne  le  parrocchie  re,  e  poi  protetto  da  Federico  duca  d'Au- 
e  i  sacerdoti,  nella  conversione  de'cuma-  stria,  fuggì  perla  Scazzerà  j  Gves^ov'xo  XII 
Ili,  tle'tarlari  e  altri.  Neli4i2  l'impera-  virtuosamente  rassegnò  la  dignità  papa- 
tore  fu  sconlillo  da'turchi  pressoSemcn-  le  neli4i5.  In  questo  Sigismondo  si  re- 
dria;  e  Giovanni  XXIII  creato  cardina-  co  in  Paniscola  (7  .)  per  indurre  l'au- 
le Casliglioui  lo  mandò  legato  in  Uiighe-  tipapa  Benedetto  XI 11  ad  imitarlo,  ma 
ria,  perconferiiìaie  i  popoli  nella  fedecat-  egli  rimase  ostinalo  nelT  errore  ;  e  Sigi- 
tolica  e  nell'ubbidienza,  perchè  molli  ne  smondo  passando  in  Francia  e  in  Inghil- 
vacillavano,ed  accompagnarvi  Sigismon-  terra,  profittando  i  turchi  di  sua  assenza 
go.  Nel  declinar  di  tal  anno  Sigismondo  guastarono  l'Ungheria.  Adunque  il  con- 
passò  a  Udine  coni  o,ooo  cavalieri,  e  do-  ci! io  depose  (Giovanni  XXI 11, scomunicò 
pò  aver  trattato  co'signoii  di  Mantova  e  Benetletto  XIII,  e  nel  i4i7  elesse  Mar- 
r  errara  di  lasciarlo  passare  a  Bologna  [)er  tino  V  venerato  da  tulli  per  sommo  l'on- 
ricevervi  la  corona  iuqieriale  da  Giovan-  felice,  ed  in  Cebenes  ricevè  da  Sigismou- 
Ili  XXIII.   Ma   insorta  discordia   tra  gli  do  l'omaggio  di  P<//<///('/aV/v;  (/'.).  Mor-     , 
imgheri  e  iboeuM,  falla  tregua  co' veneti,  to  nel  1419  Weuceslao   VI    re  di  Boe- || 
torno  in  Germania.  L'infedeltà  del  ver-  mio,  restò  assoluto  padrone  del  regno  il   '' 
sipelle  Ladislao  (morì  neiragostoi4i4)e  fialeilo  Sigismondo,  ed  il  l'a[)a  noiuinò 
successo  dulia  sorella  Giovuuua  11 ,  tua  suu  legalo  iu  Ungheria,  e  iu  Cocmia  eoa- 


UNO  ^  UNG  201 

tra  i  perfidi  Tassili,  il  I).  cardinal  Bian-  sovranità  su  quello  di  Boemìaj  e  sicco- 
chini  che  nioiì  in  Buda,  cui  successe  uel-  me  l'iinpero  di  Germania  e  romano  re- 
la  legazione  il  cardinal  Giuliano  Cesari-  slò  nella  medesima,  cos'ivanno  tenuti  pre- 
ni.  Ma  avendo  Martino  V  promulgata  la  senti  cpie'tie  articoli,  per  quanto  dirò  in 
crociata  contro  gli  eretici  ussiti, Sigismon-  breve  de'successivi  re  d'Ungheria, 
do  tardò  a  prender  la  croce,  e  poi  per  Alberto  d'  Austria  eletto  a  re  d'  Un- 
esser  coronato  re  di  Boemia  fece  tregua  gheria  a'19  diceaibrei437,  fu  solenne- 
con  iiii(pii  patti  e  ne  aumentò  i  disordi-  niente  coronato  con  Elisabetta  sua  sposa 
dì,  e  nelle  guerre  co'  feroci  ussiti  ricevè  il  1  ."gennaio  1 438  in  Alba  Ueale.  Nel  de- 
sconflUe.  AvendoINIartino  V  in  continua-  corso  dell'anno  il  re  ottenne  duealti 


tre  CO" 


zione  e  a  seconda  del  convenuto  a  Co-  rone,quella  di  Boemia a"6  ina^nio,e  quel- 
stanza,  denunziato  il  concìlio  di  Basilea  la  dell'impero  col  nome  d'  Alberto  II  il 
nella  Si'izzera  (/'•),  il  successore  Euge»  6^/'(7rca'26o27  giugno. Cercandogli  ere- 
nio IV  volendolo  trasferire  a  Bologna,  vi  liei  boemi  ili  costi  ingerlo  a  ricevere  alcune 
si  opposero  i  padri  e  Sigismondo  li  ap-  condizioni  iu(legne,r(;gregio  principe  an- 
poggiò,  sperando  che  gli  eretici  boemi  si  tcpoie  la  gloria  di  Dio  al  proprio  van- 
jìducessero  alla  fede  con  amorevolezze  taggio;  per  cui  i  boemi  elessero  in  re  il 
colle  risoluzioni  di  queirassemblea,e  scio-  fratello  di  quello  di  Polonia,  onde  si  ac- 
gliendola  si  sarebbero  inaspriti  e  conci-  ce>e  un  gran  fuoco  di  guerra,  che  Euge- 
tato  contro  di  lui  molti  avversari  ,  onde  nio  IV  procurò  spegnere.  Sebbene  il  Fa- 
il  Pa[)a  lo  fece  proseguire.  Sigismondo  pa  rammollisse  a  bene  ordinare  gli  af- 
passò  quindi  in  Milano  a  ricevervi  la  co-  fari  dell'  imneru  nella  dieta  di  Norim- 
rona  ferrea  di  re  d'Italia  nel  i43i  dal  berga,  egli  non  difese  come  dovea  la  di- 
cardinal Cesarinì  a'2  diceuibie,  e  reca-  gnità  papale,  ma  protestò  con  pubblico  e- 
tosi  in  Roma  ricevè  l'imperiale  da  Eu-  ditto  di  non  voler  parteggiare  neper  Eu- 
genio IV  a'3i  maggio  i433,  nella  fun-  genio  IV,  uè  pe'basileesi  ;  e  nella  dieta  di 
zione  addestrandogli  il  cavallo  colla  co-  IMagonza  fece  adottare  alcune  risoluzioni 
rona  in  capo.  Il  sinodo  di  Basilea,  dive-  de'basileesi.  Non  impedì  che  questi  nuo- 
nuto  conciliabolo,  osò  citare  al  suo  tri-  vamenle  chiamassero  in  giudizio  il  Vi- 
buuale  Eugenio  IV,  che  lo  riprovò  e  ri-  cario  di  Cristo,  mentre  con  poco  avreb- 
chiamò  il  cardinal  Cesarinì  legato  che  lo  be  potuto  disperdere  quella  iniqua  coti- 
presiedeva,  trasferendo  il  concilio  a  Fer-  venlicola,  che  (iiù  con  eleggere  per  anti- 
rara  e  poi  a  Firenze.  Sigismondo  abbo-  papa  Felice  V  di  Savoia  (/^.).  I  tedeschi 
minando  la  fellonia  de' padri  scismatici,  stabiliti  pi-ima  del  suo  arrivo  in  LJnghe- 
inulilmente  gli  ammonì  pel  vescovo  di  ria  e  quelli  che  avea  Alberto  seco  cou- 
Augusta.  Finalmente  Sigismondo  verso  dotti,  provarono  sotto  il  suo  regno  un'or- 
il  q  dicembre  1437  morì  aZiiaim  in  Mo-  ribilecatastrofe.  Enlhus  principale signo- 
ravia,  ordinando  che  il  suo  corpo  si  tu-  re  uugherese,  opponendosi  gagliarda- 
mulasse  nella  chiesa  di  s.  Ladislao  di  Va-  mente  alle  novità  che  volevano  ìnlro- 
radino;e  lasciando  della  sua  censurata  durre,  fu  da  loro  barbaramente  gettalo 
sposa  Barbara  di  Cilley,  l'unica  figlia  E-  nel  Danubio.  Gli  ungheresi  insorsero  in 
lisabetla  maritata  con  Alberto  V  duca  Buda  con  general  soininossa,  fecero  man 
d'Austria.  Adultero  come  la  delta  mo-  bassa  su  tutti  gli  stranieri  alemanni,  ita- 
glie,  cancellò  le  sue  colpe  colla  peuìlen-  liani  e  boemi,  senza  distinzione  d'età, ses- 
za.  Col  matrimonio  d'Elisabetta  con  Al-  so  e  condizione.  Orrenda  fu  la  carnifici- 
berto  V  d'  Austria,  cominciò  il  jus  del-  na,  uè  cessò  che  allorquando  gli  ungheri 
l'augusta  sua  casa  nel  regno  d'Liigheiia,  furono  satolli  del  sangue  de'Ioro  nemici, 
ttoa  che  i  diiilli  e  il  fouUaaieulo  delia  e  le  luru  bruuciu  :>laache  e  imputeuti 


20-2  U  N  G 

«rnlteriormenfe  sfogare  i!  loro  forsenna- 
to furore.  Neil' iaipossibililà  in  cdi  era 
Alberto  tii  punir  la  sedizione,  ebbe  la 
priulen/a  eli  procedere  al  perdono,  il 
linai  atto  di  moderazione  gli  cattivò  il 
cuove  degli  uiigheri,  e  i  nuovi  privile- 
gi che  loro  concesse  resero  la  sua  me- 
moria cara  alla  nazione.  Avendo  man- 
gialo molti  meloni,  la  dissenteria  tolse 
tlal  mondo  Alberto  a'27  ottobre  i^^ga 
JN'iesmel  presso  Sti  igonia,ineolre  con  po- 
to successo  oppouevasi  all'escursioni  del 
formidabile  A  murai  li  sultano  de'  tur- 
chi.  Avendo  Alberto  lasciata  incinta  la 
regina  Elisabetta,  i  signori  nel  dubbio 
desse  alla  luce  un  figlio  maschio,  olfri- 
lono  la  corona  a  Uladislao  VI  redi  1^0- 
Ionia,  il  quale  l'accettò  col  nome  di  Uja- 
dislao  I  detto  1'  Uììghcrese.  Intanto  la 
\edova  d'Alberto  sgravossi  a'22  febbra- 
io 144°  ^'  ""  figlio  a  cui  fu  imposto  il 
nome  di  Ladislao  IV  dello  V  e  il  Posia- 
mo, il  4-"  mese  dopo  la  sua  nascita  fat- 
tolo recare  ad  Alba  Reale,  ella  lo  pose 
nella  sua  culla  so[)ra  una  specie  di  ti  0110, 
e  senza  dieta  o  convocazione  degli  oidi 
ni  lo  fece  coronare  dal  cardinal  Zecch  ar- 
civescovo di  Slrigonia,  il  condusse  poi  in 
Austria  e  lo  mise  in  tutela  e  sotto  la  [iro- 
tezioiie  deiriinperafore Federico  Ili,  cu- 
gino germano  del  marito  della  linea  au- 
striaca di  Stiria  e  Carintia,  che  eresse 
l'Austria  in  arciducato.  Inoltre  Elisabet- 
ta avendo  astiilamente  sottratta  la  coro- 
na di  s.  Stefano  1,  la  consegnò  alla  custo- 
dia di  Federico  ili,  il  quale  la  tenne  pres- 
i>o  di  se  per  ben  20  anni.  Pretendono 
alcuni  che  la  regina  fece  involare  la  co- 
lona  da  una  sua  damigell.i,  indi  la  pose 
in  custodia  nel  castello  di  Wissegrad,  e 
poi  la  die  in  pegno  a  Federico  HI  per 
2)oo  Iioriiii  nuovi  ungheresi,  [)er  cui 
(pianilo  dovè  restituirla  esigè  grosso  ri- 
scilto.  iNella  ricevuta  che  ne  feceFederico 
HI,  riportata  dagli  Jnalecli  di  Kollar, 
SI  descrive  la  corona  essere  d'oro  con  53 
zadiri,  5o  balasci,  uno  smeraldo  e  33S 
[>eile,  e  [)esare  la  corona  culle  sue  pietre 


U  N  G 

preziose,  colle  perle  e  colla  seta  esisten- 
te al  di  dentro,  9  marchi  e  6  lotti  (la  co- 
rona imperiale  di  Germania  pesa  i(3 
marchi,  secondo  Schwartner).  Dipoi  la 
corona  fu  sempre  gelosamente  custodita 
prima  in  Buda  e  poscia  a  Presburgo,  ove 
gì'  imperatori  d'Austria  sogliono  sempre 
farsi  coronare,  come  re  della  nazione  un- 
garica. Federico  111  scrisse  a  Eugenio  IV 
sollecitandolo  con  preghiere  a  prender  la 
difesa  del  fanciullo  Ladislao  V,  e  di  non 
permettere  che  lo  scettro  d'Ungheria,  che 
i  suoi  progenitori  beiien>eriti  della  Chie- 
sa aveano  tenuto  giustamenle,fòsse  a  lui 
tolto  e  in  altri  trasferito.  Il  re  di  Polo- 
nia Uladislao  I  arrivò  in  tal  mezzo  in  Un- 
gheria e  se  ne  fece  coronare  re,  e  non  tro- 
vandosi la  corona  di  s.  Stefano  I,  si  ado- 
però nella  cereinonia  il  serto  che  porta- 
va in  testa  la  statua  del  santo.  Insorse 
allora  guerra  tra'  due  partiti,  con  gran 
pregiudizio  del  reame  e  della  religione. 
Ainuiat  II  profittò  di  tali  circostanze  per 
attaccare  1'  Ungheria,  pose  l'assedio  a 
Belgradodifesoda  Giovanni  priore  d'Au- 
rane,  ma  fu  costretto  a  ritirarsi  dopo  7 
mesi  d'aperta  trincea.  A  quest' assedio  i 
turchi  adoperarono  lai. "volta  la  polvere 
di  cannone,  secondo  Ducas  e  Ijonlìnio. 
Ainuiat  II  passò  in  Bulgaria,  e  fa  scon- 
fitto davanti  Sofia  nel  settembre  i44^ 
dal  celebre  Giovanni  Corvino  Unniade 
vaivoda  di  TransHvania(f".).  Altri  van- 
taggi importanti  ottenuti  da  quest'  eroe 
ne'  due  seguenti  anni  contro  i  turchi  de- 
terminarono Amurat  11  a  chiedere  una 
tregua,  che  gli  fu  accordala  di  io  anni, 
e  sottoscritta  con  reciproco  giuramento 
dal  sultano  sull'Alcorano  e  da  Uhulislao 
I  sul  Vangelo  a  Segedin  verso  la  metà  di 
giugno  i444'  ^^'^  ^^^^  f^Li  tosto  violata 
dal  re  d  Ungheri.i  ad  istigazione  dell  im- 
peratore gl'eco  Giovanni  III  Paleologo  o 
degli  stati  d'Italia,  e  per  le  pressanti  in- 
sinuazioni del  cardinal  Ce»arini  legato 
ii'Eugenio  IV  d'Ungheria  e  di  l*olonia, 
|)er  indurre  il  re  a  guerreggiare  i  tur- 
chi che  ormai  facevano  tremare  il  u'i- 


U  N  G 
«liancsimo.  11  Papa  ili  concerto  co' vene- 
ziani e  co' genovesi  aiiìiò  una  lloUa  di  70 
vele,  dandone  il  comando  al  nipote  car- 
dinal Condulinero.  A  ojalgrado  di  c|ue- 
8ta  squadra  che  dovea  chiuder  l'ingresso 
in  Europa  al  sultano,  cpie»ti  trovò  mez- 
zo di  penetrare  col  suo  CNcrcito  in  Tra- 
cia. A'  IO  novend)re  i4i4segui  la  di- 
sastrosa e  memorabile  battaglia  presso 
Varna  nella  bassa  Mesia,  tra  Uladislao  I 
alla  testa  di  18,000  uomini,  e  Amurat 
che  neavea  oltre  60,000.  La  vittoria  lun- 
gamente disputata, sì  dichiarò  in  {Ine  pe- 
gl'infedeli.  Uladislao  I  dopo  aver  co'suoi 
fatto  prodigi  di  valore,  peri  in  quella  fa- 
tale giornata  in  uno  al  cardinal  Cesari- 
iii.  Tutta  Europa  pianse  la  morte  del  re, 
la  cui  sciagura  l'Ungheria  collagrima  an- 
cora, poiché  causò  la  sua  rovina  e  quella 
del  gl'eco  impero.  Tanto  di  questo  com- 
battimento, come  delle  seguenti  guerre 
dell'Ungheria  colla  Tiiicliia,  avendone 
in  quell'articolo  lagionalo,  insieme  alle 
grandi  benemerenze  de'Fapi  a  difesa  del- 
l'Ungheria e  della  cristianità,  in  seguito 
fcirò  solo  cenno  delle  principali.  Gli  stati 
tlell'Ungheria  deputarono  all'  imperato- 
re Federico  111  perchè  rimandasse  loro 
LadislaoVela  corona  di s. Stefano  I, senza 
la  quale  credevasi  in  Ungheria  non  potes- 
s'essere  un  re  legittimamente  incoronato. 
Non  avendo  ottenuto  ne  l'uno  né  l'altra, 
nominarono  a'  i5  maggio  i445  Giovanni 
Unniade  a  reggente  del  regno.  Una  delle 
sue  prime  operazioni  fu  di  vendicar  la 
perfìdia  di  Dracula  vaivoda  di  Valacchia, 
il  quale  dopo  l'infelice  giornata  di  Var- 
na erasi  avventato  sull'esercito  unghe- 
rese e  l'avea  molestalo  nella  sua  ritirata. 
Impadronitosi  di  sua  persoua  non  che 
de'suoi  fìgli,dopo  aver  saccheggiato  il  suo 
paese,  fece  troncar  la  testd  a  lui  e  al  suo 
primogenito,  e  cavar  gli  occhi  al  2.°  Un- 
niade nel  )  446  entrò  ai  mata  mano  nel- 
le terre, di  Federico  III  per  costringerlo 
a  restituirgli  il  giovine  Ladislao  V;  l'im- 
peratore benché  vedesse  desolare  i  suoi 
stati  ne  restò  inflessibile.  11  piccolo  re  du- 


U  N  G  2o3 

va  segni  di  reali  vii  lìi  e  d'egregia  indo- 
le, e  Federico  III  non  cessava  di  tenerlo 
in  raccomantlazioned'Eugenio  I  V.  Il  suc- 
cessore di  questi  Nicolò  V  s'interpose  tra 
Federico  III  egli  ungheresi,  a'(piali  im- 
pose una  tregua  e  fu  ubbidito.  Per  con- 
cludere poi  e  sottoscrivere  la  pace,  il  Pa- 
pa a'4  agusto  144?  vi  destinò  suo  lega- 
to il  celebre  cardinal  Giovanni  Carvajid, 
con  facoltà  di  estendert;  le  sue  cure  al  re- 
gno di  Doemia  spettante  a  Ladislao  V 
col  nome  di  Ladislao  l  o  Uladislao  IV; 
mentre  con  lettera  del  precedente  luglio 
avea  cotnmesso  all'arcivescovo  di  Strigo- 
nia  primate  d'  Ungheria  la  riforma  de' 
cleri  secolare  e  regolare  nell'  Ungheria, 
nella  Transilvania  e  nell' Albania.  Nel 
I  44<^  Aioural  II  facendo  guerra  in  Alba- 
nia contro  l'altro  eroe  distiano  Scander- 
begh,  Unniade  la  rinnovò  contro  gli  stes- 
si turchi,  concedeiulo  il  Papa  plenaria  in- 
dulgenza in  articolo  di  morte  a  cliiuncpie 
lavesse  aiutato  e  seguito.  Il  sultano  ri- 
tornò frettoloso  per  affrontarlo,  e  rag- 
giuido  l'esercito  ungherese  nelle  pianu- 
re di  Cassovia  o  Caschau  sul  campo  di 
ÌMerula,  gli  die  nella  settimana  santa  un 
orremlo  C(jinb;itliinenlu,  il  cui  successo 
incerto  l'obbligò  a  ricominciar  il  giorno 
dopo  l'azione.  A  (piesto  2."  urto  gli  uu- 
gheri  furono  posti  allo  sbaraglio  dopo  a- 
\er  fatto  meravigliose  prodezze,  onde  ne 
perirono  soli  8000,  mentre  i  turchi  eb- 
bero 34,000  morti.  Il  valoroso  Unniade 
portalo  dal  suo  cavallo  errò  [)er  3  giorni 
senza  mangiare  né  bere;  nel  4-"  "ou  a- 
vendo  né  armi  né  montura,  fu  arrestato 
da  due  ladroni.  IVIa  uientre  contendeva 
loro  una  croce  d'oro  che  gli  aveano  ru- 
bata, ghermì  la  sciabola  d'  uno  di  essi, 
l'uccise  e  fugò  l'altro.  Un  pastore  che  poi 
trovò,  dopo  averlo  cibalo  lo  condusse  al 
despola  di  Uascia  Giorgio,  che  avendolo 
riconosciuto  lo  tenne  prigiotìe,  né  lo  ri- 
mise in  libertà  se  non  dopo  avergli  fitto 
piometlere  di  maritare  con  sua  figlia 
IMatliadi  lui  figlio  secondogenito.  Uiuiia- 
dc  ritornò  iu  Ungheria,  racctilse  una  uuo- 


.04  U  N  G  L  N  G     _ 

va  armata  che  trasse  in  Rascia  per  ven-  tigarne  lo  sdegno  Piccolomini,  poi  Pio  II, 

dicursi  ilella  perfidia  die  gli  asea  fatto  il  quale  Irattaiido  con  Giorgio  l'odiebra- 

provare  il  despota,  e  l'obbligò  alLi  pace  do  governatore  del  regno,  gli  dimostrò 

per  le  palile  slragi  e  di  rimandargli   il  qnanlo  avrebbe  meritato  da  Nicolò  Ve 

primogenito  Ladislao  da  lui  voluto  in  o-  da  Ladislao  V,  se  riducesse  gli   erranti 

sta"''io.  Continuando  le  guerre  tra  Un-  boemi  al  cult.;  cattolico.  Nel   soggiorno 


'sa 


Iliade  e  i  turchi:  or  vittorioso  or  vinto,  in  Roma  Federico  III  tenue  proposito  col 
Je  sue  stesse  sconfitte  produssero  a*  ne-  Papa  di  denunziar  la  guerra  a' barbari, 
mici  perdite  cos'i  gravi  che  dichiarò  alla  liberare  la  Palestina  dagl'infedeli,  i  greci 
line  Amurai  II,  rincrescergli  a  tal  prezzo  dall'  oppressione  de'  turchi  che  stavano 
l'otlencr  nuove  vittorie.  Nel  i449  fi'ial-  P*^''  dominarli,  e  la  difesa  dell'Ungheria, 
niente  terminò  lo  scisma  di  Dasilea,  colla  Su  questo  argomento  pronunziò  il  Pic- 
liuunzia  ileli'antipontificato  di  Felice  V,  coloiuini  un  discorso  in  concistoro,  ove 
nel  vedersi  da  pochi  riconosciuto.  E  Ni-  anche  Ladislao  V  lecito   un'  encomiata 
colò  V  a'20  giugno  mandò  f .  Antonio  orazione.  A  di  lui  istanza  Nicolò  V  con 
francescano  nella  Dalniazid, Bosnia, Croa-  bolla  de'24  marzo  confermò  all'arcive- 
zia,  Servia,  Albania  e  Ungheria, per  ec-  scovo  di  Strigonia  la  dignità  di  primate 
citare  i  popoli  alla  riforma  de'costumi  e  d'Ungheria  e  di  legato  a[)Ostolico  nato, 
a  penitenza,  ludi  nel  i  45o  de[)utò  a'i8  Dopo  essere  Federico  III  passatoio  Na- 
febbraio  il  cardinal  Zecch  a  riformare  la  poli,  Ladislao  V  cercò  di  sottrarsi  da  lui 
monastica  disciplina  de'moiiaci  d'Unghe-  colla  fuga,  a  ciò  indotto  da  Gaspare  suo 
ria;  ed  a'20  marzo  encomiò  ed  esortò  il  maestro,  a  richiesta  de'  baroni  ungheri, 
cardinal  Olynilz  vescovo  di  Cracovia,  a  boemi  e  austriaci.  !Ma  scopertasi  la  cosa, 
continuare  le  zelanti  diligenze  per  es-tiii-  Gaspare  come  chierico  fu  consegnato  al 
guere  la  guerra  intestina  che  ardeva  tra  Piccolomini  perchè  esaminasse  tal  lenta- 
Unniade,  e  Giovanni  Giskra  e  altri  ma-  livo,  e  qual  nunzio  d'Ungheria, Boemia, 
guati  origlieri,  deputandolo   suo    legato  Moravia  e  alti  e  parti  di    Germania,    In 
con  tutte  le  facoltà.  Dipoi  a' I  2  aprile  Ni-  questa  tornato.  Federico  111    trovò   che 
colò  V  annullò  i  palli  estorti  con  violeu-  molti  l'odiavano  pei  ritenere  Ladislao   V 
zaadUnniade  da  Giorgio  despota  di  Ra-  come  in  custodia,  e  perciò   gli   mossero 
soia.  Neil  4^1  il  Papa  spedi  commissario  guerra  gli  austriaci,  i  boerni  egli  unghe- 
pontifìciu  e  generale  iiK[uisilore  in  Ger-  ri  :   i  2,000  austriaci  a  cavallo,  capitana- 
mania  e  Ungheria  s.  Giovanni  da  Capi-  ti  da  Ulrico  conte  di  Cilley,  assediarono 
strano  francescano;  ed  a'  20  settembre  l'iuiperalore  in  t^ivitauova  per  levargli 
per  nunzio  d'Albania,  Bulgaria  e  R.ascia  Liuli^lao  V  ;  onde  per  sopire  sì  gravi  dis- 
Ic.Eugenio  Soinmapui  [iaiicescaiio,iriu-  seiisioni  Nicolò  V  a' 23  ottobre  nominò 
nito  di  facollà  e  tra  le  quali  di  concede-  il  cardinal  di  Cusa  legato  in  Germania, 
re  in  punto  di  morie  1'  indulgenza  pie-  e  il  nunzio  d'Ungheria  e  d'Austria  Ple- 
naria a  tulli  quelli  che  avessero  pugna-  colomini,  pe' quali  fu  conclusa  la  pace. 
lo  contro  i  turchi.  Nel   i452  Nicolo   V  Ladislao  V  riconobbe  l'Unniade  cover- 
riceve  m  iioina  con  sommo  onore  lede-  nalore  d'Ungheria  e  Podiebrado  gover- 
nco  111,  accolli  pagliaio  il. I  Ladislao  V  re  nalore  di  Boemia,  e  dell'Austria  il  conte 
d  Ungheria  e  di  Boemia  ili  straordinaria  di  Cilley  suo  pro-zio.  Frattanto  Maomet- 
uvvenenza,  e  lo  coronò  re  di  Lombardia  lo  11  sullanode'turchi  a'29  maggioi453 
e  iinpcialore.  Dispiacque  a'  boemi   che  prese  Coslanlinopuli,  e  die  fine  al  greco 
l'ederico  III  seco  coiuuicesse  il  loro  so-  impero,  con  costernazione  di  tutta  llu- 
vrano.e  minacciaron.,  il,  eleggere  1111  ai-  ropa.  Già  gli  amlM^ciatori  de'boemi  re- 
tro re;  per  cui  l'impcrulorc  luviu  u  mi  calibi  u  Vicuuu  chiesero  Ladislao  V  per 


U  N  G 

solennemente  coronailo,  onde  impedire 
altiei'ivolluie  nel  regno. Finalmente  La- 
dislao V  fu  rilascialo  in  liberti»  da  Fe- 
derico HI,  ed  accou) [lagnato  da  Uliico 
conte  di  Cilley  giunse  a  Lucia  a' i  3  feb- 
braio, incontralo  da  gran  numero  di  si- 
gnori ungheresi,  terminando  così  1'  in- 
terregno d'  Ungheria,  come  gì'  istorici 
chiamano  il  periodo  di  tempo  ni  che  la 
governò  Unniade.  11  conte  s'impadronì 
degli  adari  e  fece  cader  di  credilo  Un- 
niade  sullo  spirito  del  re;  ma  la  disgra- 
zia di  questo  grand'  uomo  non  ad  allio 
servì  elle  a  far  spiccar  poi  la  sua  gene- 
rosità. Passato  il  rea  Praga  vi  ricevè  so- 
lennentente  l'insegne  reali  con  rito  cat- 
tolico, senza  avere  riguardo  a  Podiebia- 
do  tenuto  per  ussita,  ed  a  Rothizana  al- 
tro eretico  che  si  spacciava  per  arcive- 
scovo ;  disprezzando  nella  sua  dimora  gli 
eretici  e  le  loro  chiese,  come  fervente  cat- 
tolico. Aspirando  Maometto  11  alla  mo- 
uarchia  universale,  perchè  diceva  come 
un  solo  Dio  dominava  ne'  cieli,  così  un 
solo  principe  dovea  signoreggiai  e  la  ter- 
ra, nel  «456  entrò  in  Ungheria  con  for- 
midabile eseicilo,  e  rivolse  i  primi  suoi 
sforzi  ad  assediar  Belgiado.  U  giovine  le 
col  pio-zio  fuggirono  a  Vienna,  il  cardi- 
nal Carvajal  legato  rimase  in  Buda  a  cer- 
care aiuti  d'ogni  pai  te, facendo  altrettan- 
to s. Giovanni  da  Capistrano  con  predi- 
car la  crociata,  insegnando  a  tutti  l' in- 
vocazione del  ss.  INome  di  Gesù,  che  poi 
riuscì  loro  così  portentosa  nel  comballe- 
re  i  turchi  e  vincerli  sebbene  d'assai  in- 
feriori di  numero.  Unniade,  dimentican- 
do il  passato,  virluosamenle  si  pose  alla 
testa  degli  ungheri,  disfece  i  turchi  a'i4 
luglio,  entrò  nella  città  e  costrinse  il  sul- 
tano a  levar  l'assedio  a'  22,  indi  e  cou 
jstiepitosa  viltoiia  a'6  agosto  lo  costi  in- 
se  alla  fuga,  onde  Calislo  111  per  rende- 
re memorabile  tal  giorno,  rese  più  so- 
lenne la  festa  della  Trasfigurazione  di 
Gesù  Cristo  (/-.).  La  bella  diiesa  di  Bel- 
grado fece  applicare  a  Giovanni  Unuia- 
dti  le  parole  del  Vangelo  :  Fuithomo  mis- 


U  N  G  2o'i; 

sìis  a  Dea,  cui  nonun  erat  Joanncs.  Di 
più  fu  chiamato  terrore  de'  turchi  e  il 
prode  difensore  de'  cristiani.  Beneme- 
riti furono  ancora  il  Papa,  il  legato  e  s. 
Giovanni  da  Capistrano;  e  Calisto  IH 
vivamente  esorlò  Federico  III  e  i  prin- 
cipi di  Germania,  di  unire  le  loro  forze  a 
quelle  di  Ladislao  V  per  fienai  e  la  bal- 
danza turchesca.  Morì  l'eroico  Unniade 
in  Zemplin  a' 10  settembre,  assistilo  da 
s.  Giovanni  da  Capistrano,  che  nel  se- 
guente mese  volò  al  cielo,  dopo  esser  sta- 
to visitato  dal  re,  a  cui  fece  salutevoli 
ammonizioni.  Queste  perdile  riempiro- 
no il  regno  e  il  re  di  allanno  e  di  dolo- 
re; e  Calisto  IH  al  defunto  servo  di  Dio 
sosliluì  r  altro  francescano  s.  Giacomo 
della  Marca  per  difendere  !a  causa  di  Cri- 
sto, ed  a  tal  fine  nell'inviarlo  in  Unghe- 
ria lo  raccomandò  al  re,  al  cardinal  Car- 
vajal, ed  a'  vescovi  ungheresi  e  boemi. 
Ladislao  primogenito  d'Unniade,  avver- 
tito del  sinistro  disegno  che  contro  di  lui 
formava  il  conte  di  Cilley,  per  prevenir- 
lo si  deteiminò  d' assassinai  lo.  Questa 
crudele  risoluzione  fu  eseguita  1'  1 1  no- 
vembre 14^6  nel  palazzo  d'Alba  Beale, 
nell'alto  che  il  re  ascollava  la  messa  nel- 
la chiesa  di  s.  Martino.  Ladislao  V  sep. 
pe  dissimulare  il  dolore  prodottogli  dal- 
la morte  del  suo  prozio;  egli  ricolmò  di 
carezze  Ladislao  e  Mattia  suo  fratello; 
strinse  con  essi  un  patto  di  fraternità  e 
giurò  sulla  ss.  Eucaristia  di  non  mai  ven- 
dicarsi di  quell'omicidio.  Pieni  di  fidan- 
za nella  sua  parola,  i  due  fratelli  l'accona- 
pagnarono  a  Buda;  ma  appena  giuntivi 
il  re  li  fece  arrestare  in  uno  a  molli  de' 
loro  amici,  rinchiusi  separatamente,  e  3 
giorni  dopo  1'  8  marzo  i4'J7  Ladislao  fu 
decapitalo  sulla  pubblica  piazza.  Si  rac- 
conta ch'egli  riportasse  ben  5  colpi, e  che 
al  3.°  non  essendo  ancora  ferito  mortal- 
mente, si  alzasse  e  invocasse  le  leggi  che 
non  permettevano  si  dessero  più  di  3  col- 
pi ;  ma  che  il  re  che  stava  a  una  finestra, 
suscitato  da'  nemici  del  paziente,  man- 
dasse ordine  al  carnefice  di  porlo  a  mor- 


2o(S                    U  N  G  U  N  G 
te.  Tutta  1' Uni'lieria  si  sdegnò  pel  Irai-  desi  la  predizione  di  s.  Giovanni  da  Ca- 
lamento  s'i  barbaro  fallo  al  figlio  del  suo  pistiano.  Mallia  ì  Irovavasi  allora. per  la 
libeialoi e,  né  più  liguaidò  il  le  che  co-  morte  di  Cilley,  prigioniero  a  Praga  sol- 
ine un  liraniio.  Nel   i  4^7  avendo  Mao-  to  custodia  di  PodiebradOjClie  l'avea  trat- 
uicKo  11  deliberalo  di   tornare  in  Un-  to  da  Vienna,  ove  sulle  prime  era  sialo 
clieriaedi  nuovamente  assediar  Belgra-  da  lui  mandato.  Alla  nuova  di  sua  ele- 
do, Calisto  111   propugnatore   acerrimo  zione,  Calisto  1 1 1  ordinò  al  cardinal  Car- 
pei- impedire  l'increiuenlo  delle  oonqui-  vajal   legato,  che  in  suo  nome   ponesse 
sle  de'lurchi,  pregò  i  redi  Portogallo  e  ogni  studio  per  liberarlo.  Mosso  Podie- 
d'Aragona  a  volger  l'armi  contro  i  ne-  brado  dalle  preghieie  del  cardinale  e  de- 
inici  del  nome  cristiano  ;  ed  esorlò  Fé-  gli  ungberi,  restituì  a  Mattia  I  la  libertà, 
derico  ili  e  Ladislao  V  a  pacificarsi  nel-  dopo  averlo  costretto  a  pagargli  una  soni- 
la guerra  insorta  fra  loro,  la  quale  e  le  ma  di  denaro,  e  di  sposar  la  sua    figlia 
dissensioni  tlegli  ungheresi  favorivano  le  Caterina,('acendoloaccompagn  ne  in  Un- 
itìire  del  sultano,  che  ad  ogni  costo  vo-  gheria  da  nobilissima  comiliva.  Giunto  a 
leva  soggiogare  l'Ungheria  per  vendei-  Strigonia  sul  finir  d'aprde,  non  potè  far- 
la. 11  re  obbedì  al  Papa,  inviò  un' am-  si  coronare  perchè  Federico  111  riteneva 
basceria  all'  imperatore  per  pacificarsi,  ancora  la  corona  di  s.  Stefano  1  e  ricu- 
t'd  altra  piìi  solenne  a  Calisto  111  per  de-  sa  va  consegnarla.  Calisto  111  predicò  con 
terminare  le  controversie  religiose  susci-  grande  allegrezza,  come  Dio  per  le  virlìi 
tale  nel  regno.  Minacciato  poi  d'una  con-  d'  Unniade,  avea  esaltato  il  suo  figlio  e 
giura,  uscì  dal  regno  per  recarsi  in  Boe-  con  lui  ne  fece  paterne  gratulazioni.   Le 
mia,  sullo  colore  di  maritarsi  con  Mad-  prime  sollecitudini  del  re  furono  dirette 
dalena  figlia  di  Carlo  VII  re  di  Francia,  a  ristabilir  la  pace  ne'suoi  stati,  evi  liu- 
al  quale  perciò  avea  mandalo  un'amba-  sci  co'consigli  della  madre  Elisabetta   e 
sceria.  IMa  al  suo  arrivo  in  Praga  fu  col-  dello  zio  Zdagi.  L'imperatore  riguardan- 
pito  da  violento  male,  che  in  circa  Sy  do  l'  Ungheria  qual  feudo  dell'  impero, 
ore  lo  condusse  alla  tomba  a'23  novem-  nel  1462  dichiarò  guerra  a  Mattia  I,  che 
brei4'57  di  18  anni,  non  senza  sospetto  qualificava  intruso,  opponendosi  invano 
di  veleno.  Come  vide  i  rimedi  essere  su-  Papa  Pio  II.  Il  re  piombò  sull'Austria 
perali   dalla  violenza  del  male  ,  lasciala  e  la  soggiogò  interamente  in  poco  tem- 
la  cura  del  corpo  da   parte,   tutto  si  de-  pò,  ad  eccezione  di  Vienna.  Questo  ra- 
dicò alla  salute  eterna  dell'anima  con  se-  pido   con(|uisto  costrinse  l'imperatore 
gni  di  singoiar  pietà,  donando  i  suoi  or-  a   chiedergli    la  pace,  e  promettergli  la 
namenti  alla  chiesa  di  Praga.  IMoIli  ere-  restituzione  della  corona  di  s.  Stefano  1 
derono  avergli  pro[)inato  il   veleno  Po-  mercè  lo  sborso  di  60,000  scudi  d' oro. 
diebiado  che  gli  successe  nel  Irono  boe-  Intanto  il  re  promulgò  buone  leggi  a  li- 
mo e  Uochizaiia  capipai  te  de'perfidi  ere-  tililà  del  regno,  e  che  le  cause  de'chieri- 
tici  ussiti,  che  lo  temevano,  per  averli  ci  dovessero  decidersi  nel    tribunale  ec- 
sem[)re  abboniinati,e  sospetlavanoche  li  clesiaslico.    IMaumetto   II  ricominciò  la 
cacciasse  dalla  Boemia.  .Sotto  il  governo  guerra,   rovinando   la   Bosnia  e  la    Va- 
di  Ladislao  V  cominciò  la  decadenza  del  lacchia    tributarie   dell'Ungheria  e  da 
regno  ungarico.  A'24  gennaio  1458  gli  lui  agognale;    ma   venne    arrestala    da 
stati   raccolti   nella    pianura   di    Ilakos  Mallia  1  con  togliere  a'  turchi  a' i  (3  di- 
presso Pest,  acclamiiiono  re  d'Ungheria  fendere   i4C)2  Jaycsa  capitale  della  Bos- 
il  celt-bie  Mattia  1  Corvino,  seconduge-  uia.  Allo  strepilo  tli  cjucsta  compiista  27 
Ulto  ti  Unniade,  in  età  di  iG  anni,  mercè  città  aprirono   le  porte  al   vincitore.  II 
i  maneggi  dello  zio  Zilagi  ;  così  verificau-  sultano  furibondo  per  tali  perdile  gxua- 


U  N  G 

se  nel  seguente  gennaio  con  3o,ooo  uo- 
mini davanti  Joycsa  e  per  rienliiirvi  fece 
incredibili  sforzi.  In  mi  assallo  che  die- 
de, gli  abilaiili  tiiiili>i  alla  giuunigioiie, 
sostennero  sulla  breccia  un  ostinato  coni- 
balliatcnto  e  giunsero  a  sloggiarne  i  liu- 
chi.  Sopravvenne  il  re  e  hi  sua  presenza 
mise  iu  fuga  i  maomettani.  Egli  nelle 
guerrefu  aiulatoda  PioIljCui  avea  niau- 
dalo  un  ambasciatore  per  impedire  l'in- 
vasione dell'Ungheria,  antemurale  e  ba- 
Joardo  d'Italia,  che  dopo  cerlanienle  sa- 
rebbe stata  occupata.  Esausto  l'erario  a- 
postolicOj  tuttavia  il  Papa  volle  mante- 
nere a  sue  spese  i  eoo  ca  vulieri,  facendo- 
ne somministrare  il  denaro  dal  cardinali 
Zecch,  e  gli  procurò  9,0,000  scudi  d'oro 
da'  veneziani.  Narra  il  Rinaldi  che  nel 
1463  Pio  llper  opera  de'suoi  nunzi  po- 
se in  concordia  Federico  Ili  e  Mattia  I 
con  queste  condizioni.  Che  Mattia  I  per 
la  corona  di  s.  Stefoio  1  da«ise  all'  impe- 
ratore 80,000  scudi  d'oi  o  (ilice  seicento- 
mila ducali  d'oro  il  Bercaslel,  che  nella 
Stona  del  crisliitiiesinio,  t.  3  1 ,  §  59  e 
seg.  riporta  la  breve  stona  e  vicende  di 
cpjesta  real  corona);  che  gli  donasse  al- 
cune terre  da  lui  occupale  a'couiliii  del 
regno  ;  che  se  non  avesse  avuto  prole,  la- 
sciasse lo  scellro  a  Massimiliano  figlio 
dello  stesso  Federico  1 1 1  ;  e  che  questi  a- 
dottasse  Mattia  1  in  ligliuolo,  e  gli  fu 
permesso  di  portare  il  titolo  di  re  d'Un- 
gheria, senza  dilatarne  la  signoria,  e  lo 
dovesse  difèndere  da'lurchi.  La  necessi- 
tà costrinse  i  due  principi  a  tali  accor- 
di, essendo  ambedue  posti  agli  eslreoii. 
Federico  111  dalle  guerre  del  fratello  Al- 
berto aiutalo  dagli  ungheri  e  viennesi, 
per  cui  espugnò  Vienna  e  la  sua  rocca. 
Mattia  I  pe'grandi  pei  icoli  che  gli  sovra- 
stavano da'  turchi,  onde  avea  spedito  a 
Pioli  il  vescovo  di  Vesprim  Alberto  e  il 
conte  di  Segna  Stefano,  avvisandolo  del- 
l'imminente loro  ingresso  in  Ungheria  e 
non  aver  forze  sullicieiili  per  respinger- 
li; perciò  domandare  soccorso  e  impedi- 
re che  l'Ungheria,  frontiera  dell'impero 


U  N  G  9.07 

cristiano,  pervenisse  in  potere  de'  turchi, 
da  dove  sarebbero  facilmente  marciati 
ail'esierminio  di  Germania  e  Italia.  U- 
dila  dal  Papa  l'ambasceria,  promise  al- 
cune migliaia  di  cavalieri,  e  di  promuo- 
vere la  lega  co'principi  cristiani;  ed  or- 
dinò solenni  processioni  in  lutti  i  mer- 
coledì nella  cristianità,  per  ottenere  da 
Dio  vittoria  sui  turchi  acerrimi  nemici 
della  religione  cristiana.  Confortati  gli 
ungheresi  da  Pio  II,  e  ricuperata  la  co- 
rona di  s.  Stefano  I,  Mattia  I  si  fece  co- 
ronare in  Alba  Reale  a'29  marzo  1 4^)4- 
Maometto  11  piombò  sulla  Bosnia  e  poi 
se  ne  insignoiì,  ed  in  Albania  costrinse 
alla  pace  il  campione  di  Scandeibegh. 
Indi  il  re  si  col  legò  con  Venezia,  e  col 
soccorso  d'  una  crociata  pubblicata  dal 
Papa,  intraprese  verso  l'autunno  l'asse- 
dio di  Zoynich,  città  di  Rascia  famosa  per 
le  miniere  d'argento  ;  ma  poi  ilovè  riti- 
rarsi per  la  falsa  nuova  ilella  venula  di 
Maometto  II.  INIentre  Pio  M  era  per  sal- 
pare ti' Ancona  alla  testa  dama  crociala 
navale,  ivi  moiì  a' i  4  agosto  i4^>i,  ordi- 
nando che  si  manilassero  al  red'Unghe- 
ria  4o>ooo  scudi  d'  oro,  da  lui  raccolti 
dalle  decime,  che  i  cardinali  gli  spediro- 
no con  alili  8000  che  trovarono.  INIatlia 
I  per  allora  potè  ricuperare  In  Dosnia,  e 
neh  4*^3  essendo  morto  il  famoso  e  ric- 
chissimo cardinal  Mezzarola,  Papa  Pao- 
lo Il  la  maggior  parte  dell'eredità  l'im- 
piegò nella  guerra  d'Ungheria  per  fare 
argine  a'turchi.  Nel  1  467  Mallia  l  otten- 
ne che  Paolo  II  creasse  cardinale  Stefa- 
no Vaida  arcivescovo  tli  Colocza  ;  indi 
marciò  contro  Stefano  vaivoda  di  Mol- 
davia e  Valacchia,  ch'erasi  sottomesso  al 
turco,  devastò  il  paese  e  l'obbligò  a  l'ien- 
tiare  sotto  la  dominazione  ungherese.  Nel 
1468  a  insinuazione  del  Papa  e  dell'im- 
peratore, dichiarò  guerra  a  Podiebrado,  e 
giunse  a  farsi  acclamare  ila'  cattolici  in 
re  di  Boemia  e  marchese  di  Moravia  nel 
i46q,  nella  città  d'Olmiilz.  Però  l'im- 
peratore palleggiò  con  Mallia  I,  che  se 
non  avesse  avuto  figli,  oltie  l'Ungheria, 


2o8  UNG 

anclie  la  Coeaiia  dovesse  linciare  a  casa 
d'Austria.  Passalo  il  re  nella  Slesia  fu  ri- 
ceviilo  da'  popoli  e  in  Wratislavia  con 
grandissimi  onori;  e  tornato  iu  Moravia 
per  impedire  le  correrie  di  Venturino  fi- 
glio di  Fodiebrado,  l'imprigionfj  e  trailo 
Lenignameulejindi  Meli47o  liporlò  una 
gloriosa  vittoria  sugli  eretici  boemi,  onde 
Paolo  11  gli  mandò  in  dono  lo  Stocco  e  il 
Berrettone  ducali  bcncdeUi^r  .)\\e\  i^'j  i . 
lu  questo  tornando  nell' Ungheria  ne  cac- 
ciò Casimiro  secondogenito  del  re  di  Po- 
lonia Casimiro  IV,  il  quale  per  le  pre- 
tensioni sulla  BoeuìiiJ,  non  avendo  po- 
tuto averne  ragione  né  da  lui  né  da  Pao- 
lo li,  gli  faceva  guerraj  ed  i  malconten- 
ti ungheresi  profittando  liell'assenza  di 
Mattia  I,  a veano  cliiamalo  Casimiro  per 
eleggerlo  a  re.  Nel  1472  Papa  Sisto  IV 
iuviò  legato  in  Ungheria,  Polonia  e  Ger- 
Diaiiia  U  cardinal  Marco  Barbo,  per  ler- 
Uiinar  le  dilFerenze  sulla  corona  di  IJoe- 
luia.  Il  Papa,  come  il  suo  predecessore, 
favorendo  per  le  sue  benemerenze  Mat- 
tia 1,  ordinò  a'  boemi  sotto  pena  di  sco- 
Ukuuica  d'  ubbidirlo  e  riconoscerlo  per 
re,  assolvendoli  dal  giuramento  fallo  a 
Ladislao  II  o  Uladislao  V  figlio  di  Casi- 
miro IV.  Tra  questi  e  Mattia  1  il  cardi- 
nale ottenne  tregua,  fu  accollo  da  Casi- 
miro 1 V  con  ogni  disti nzione ;  ma  poi  nel 
solenne  parlamento  di  Nissa,  per  tratta- 
re la  definitiva  pace  cogli  ungheri,  boe- 
mi e  polaccbi,  ogni  suo  sforzo  riuscì  va- 
no. iS'el  1475  Mattia  1  ripigliò  la  guer- 
la  contro  i  turchi  e  condusse  l'esercito 
avanti  Savatz  sulla  Sava,  piazza  riputa- 
ta impiendibile,  che  tuttavia  espugnò. 
Sisto  IV  nel  1477, a  premura  del  re,  creò 
cardinali  Gabriele  Kaugoni  suo  consi- 
gliere vescovo  d'Erlau;  e  Giovanni  d'A- 
ragona fratello  della  2.' sua  moglie  Cea- 
Irice,  figlio  di  Ferdinando  1  re  di  Napoli, 
poi  arcivescovo  di  Strigonia  e  legato  di 
Ungheria,  Boemia  e  Polonia  per  la  guer- 
ra contro  i  Imxhi.  Mattia  1  nello  slesso 
Jinno  rinnovò  la  guerra  con  Federico  IH 
per  avere  rollo  la  tregua,  e  iifiulalo  la 


U  N  G 
mano  di  Cunegonda  sua  figlia  ;  entrò 
iieir  Austria,  si  spinse  sino  iu  Baviera, 
saccheggiando  quanto  incontrò  per  via. 
L'imperatore  non  avendo  milizie  si  vide 
ridotto  a  chiedergli  pace,  dal  re  accor- 
dala con  due  condizioni.  B.imborso  del- 
le spese  della  guerra,  valutale  a  1  20.000 
ducati.  L'investitura  della  Boemia,  co- 
me l'avea  concessa  a  Ladislao  II  suo  com- 
petitore a  quella  corona.  Intanto  i  tur- 
chi minacciando  l'Ungheria,  e  non  rice- 
vendo il  re  soccorsi  da'veneziani,  da  de- 
stro politico  trovò  mezzo  di  cacciare  sa 
d'essi  i  colpi  che  gl'infedeli  preparavano 
a'suoi  stati.  Nel  «479  i  turchi  vincitori 
de*veneziani,  diressero  leloro marcie  ver- 
so la  Transilvania,  ma  il  vaivoda  Stefa- 
no Balhori,  senza  aspettare  il  re,  die  loro 
sanguinosa  battaglia,  in  cui  rimasero  del 
tulio  sconfini.  1  generali  ungheresi  ri- 
portarono ne'  4  seguenti  anni  vantaggi 
Considerevoli  controi  maomettani,  ed  ia 
queste  critiche  circostanze  Mattia  I,  lun- 
gi d'esser  soccorso  da  Federico  III,  era 
occupalo  a  vegliare  sui  suoi  passi,  sem- 
pre mirando  a  togliergli  l'Ungheria,  dal 
qual  pensiero  non  era  riuscito  a  rimuo- 
verlo Sisto  IV,  dovendo  reprimere  l'ia- 
vasioniche  i  tedeschi  facevano  sulle  fron- 
tiere.Liberalo  dalla  guerra  de'turchi  me- 
dianle  tregua,ri  volse  le  sue  armi  neh  485 
contro  r  Austria,  e  presentatosi  dinanzi 
Vienna, se  n'impadroni  il i.° giugno  sen- 
za gravi  opposizioni,  0  per  mancanza  di 
vettovaglie  e  dopo  6  mesi  d'assedio,  co- 
me vuole  Rinaldi.  Procurò  di  avere  Gem 
o  Zizim  da'cavalieii  di  Rodi,  per  oppor- 
lo  al  fratello  Bajazet  II  imperatore  de' 
turchi,  ma  gli  fu  negato  per  volerlo  In- 
nocenzo Vili.  Questo  Papa  neh 486  ri- 
prese il  re  per  aver  imprigionato  Pietro 
arcivescovo  di  Colocza,  profondo  scien- 
ziato, grande  amatore  della  verità  e  del 
pubblico  bene:  inutilmente  domandò  che 
dovesse  giudicarlo  la  s.  Sede,  per  non  es- 
ser lecito  a'Iaici,  e  solo  dopo  6  anni  ri- 
cuperò la  libertà  per  le  pressanti  istan- 
ze del  nunzio  apustulico.  Iu  detto  anno 


I 


U  NG 

lire  nella  solenne  dieta  di  Buda  die  ot- 
time leggi,  come  per  toglieie  1' eternila 
delle  liti,  assegnando  uno  spazio  di  tem- 
po ;  e  vietò  i  duelli  ed  i  tornei.  Ne'  se- 
guenti anni  s'impossessò  diluiti  i  paesi 
austriaci  e  di  fortissime  città,  cosliinsen- 
do  l'iropeiatore  a  menar  vita  eiranle  si- 
no alla  sua  morte  ;  di  più  fece  lega  con 
Carlo  Vili  re  di  Francia,  nemico  di  Mas- 
similiano figlio  di  Federico  III.  Neli4B7 
Giovanni  Corvino  figlio  naturale  di  Mat- 
tia I,  discacciò  dalla  Croazia,  di  cui  era 
sovrano,  Yacoub  generale  ottomano, do- 
po aver  tagliato  a  pezzi  l'armala  colla 
quale  eravi  entrato.  Ma  Yacoub  venula 
la  primavera  del  1488,  sconfìsse  alla  sua 
volta  i  croati,  lasciandone  i5,ooo  sul 
campo  di  battaglia.  Il  vincitore  per  al* 
testare  al  sultano  la  carnificina  fattavi, 
gl'invio  i  nasi  da  lui  falli  tagliare  a  que' 
cadaveri.  A'4  aprile  1490  Mattia  I  col- 
pito d'apoplessia,  a'6  fu  condotto  a  Vien- 
na, ove  morì  di  47  anni.  Avendo  perdu- 
to la  parola,  solamente  con  sospiri  invo- 
cò il  nome  di  Gesù  e  die  segni  di  penti- 
mento. Il  suo  corpo  fu  trasferito  ad  Al- 
ba Reale.  Dalle  memorale  mogli  non  eb- 
be prole,  ed  il  iiaturaleGiovanni  fece  e- 
rede  de'suoi  beni  e  lo  fu  pure  di  sue  vir- 
tù. Mattia  I  accoppiò  tutte  le  qualità  che 
costituiscono  un  gran  re  ;  valente,  gene- 
roso, politico^  zelante  per  la  reIigione,a- 
mico  dell'aiti  e  delle  lettere,  ed  egli  sles- 
so letterato  e  spirito  fecondo  in  grazie  e 
risposte  vivaci.  Egli  occupò  i  migliori 
pittori  d'Italia,  attrasse  alla  sua  corte  pa- 
recchi dotti  da  più  parti  d'Europa,  fon- 
dò una  biblioteca  magnifica  a  Buda,  e  la 
fornì  de'migliori  libri  greci  e  latini.  Sper- 
lissimo  guerriero  e  propugnacolo  contro 
i  turchi,  amò  i  soldati,  che  serviva  ma- 
lati e  gl'imboccava  colle  sue  mani,  li  con- 
solava e  ne  medicava  le  ferite.  Visitava 
pure  i  cavalieri  e  baroni  infermi.  Egli 
colle  sue  conquiste  notabilmente  ingran- 
dì la  monarchia  ungarica. 

A' 1 5  luglio  1490  fu  acclamato  re  d'Un- 
gheria il  sunnominato  re  di  BoemiaLadt- 

VOI,  IXXKIII. 


UNG  209 

slao  1 1  oUladislao  V  figlio  del  re  diPolouia 
Casimiro  IV,  col  nome  di  Uladislao  Ilo 
meglio Lailislao  VI  e  daalcuui  detto  VII. 
Egli  ebbe  in  confronto  4  formidabili  con- 
correnti,  cioè  il  proprio  fratello  Giovan- 
ni Alberto  poi  re  di  Polonia  ;  Massimi- 
liano figlio  dell'imperatoreFederico  IH; 
Ferdinando  I  re  di   Napoli  suocero  del 
defunto;  e  Giovanni  Corvino  ricordato, 
ch'erasi  impossessalo  della  corona  regia. 
La  vedova  regina  Beatrice  d'Aragona  de- 
cise dell'elezione.  Non  potendo  gli  imghe- 
li  essere  d'  accoido  intorno  alla  scelta 
d'un  sovrano,  sebbene  vagheggiassero  la 
riunione  dello  scettro  di  Boemia,  eiausi 
sopia  di  lei  aflidati,  e  le  aveano  giuralo 
di  riconoscere  per  re  il  principe  ch'ella 
fosse  [)er  scegliere  in  isposo.  Ella  offrì  la 
destra  all'arciduca  Massimiliano,  il  qua- 
le la  ricusò,  perchè  aveacoulralto  impe- 
gno colla  erede  di  Bretagna,  che  poi  non 
conseguì.  La  offrì  poscia  al  re  di  Boemia, 
che  finse  accettarla  e  subito   fu  ricono- 
sciuto re  dagli  stali  d'Ungheria.  Ivi  por- 
tatosi con  un  esercito  di  boemi,  dopo  a- 
ver  costretto  Giovanni  Corvino  a  resti- 
tuiie  la  corona  di  s.  Stefano  I,  ne  fu  con 
solenne  rito  coronato  in  AlbaE.eale  a'i  2 
settembre.  Suo  fratello  Giovanni  Alber- 
to e  Massimiliano  gli  dichiararono  suc- 
cessivamente la  guerra. Dopo  varie  balta- 
glie,  Ladislao  VI  nel  i49'  lasciò  la  Sle- 
sia a  suo  fratello,  e  nel  seguente  la  sua 
porzione  dell'Austria  a  Massimiliano  con 
sostituzione  del  regno  d'Ungheria  a  fa- 
vore di  casa  d'  Austria   in  mancanza  di 
sua  posterità.  Ma  mentre  il  re  era  occu- 
pato ancora  a  difendersi  dall'  arciduca, 
Giovanni  Alberto  sulla  falsa  nuova  cor- 
sa di  sua  tnorte,  rientrò  armalo  in  Un- 
gheria; però  Giovanni  Zapoiski  vaivoda 
di  Transilvania,  spedito  contro  di  lui,  Io 
sconfisse  e  il  fece  prigioniero.  Morto  nel 
1492  Casimiro  IV  re  di  Polonia  e  pa- 
dre del  ree  di  Giovanni  Alberto,  questi 
ottenne  la  libertà  del  fratello,  mediante 
alleanza  e  il  consenso  che  montasse  sul 
trono  di   Polonia.   Nel    149^   Emcrico 

i4 


2IO  UNG 

Dreucene,  altro  generale  di  Ladislao  VI, 
occasionò  nuova  rottura  tra  l'Ungluria 
e  la  Turchia,   A  Pi  Bek  governatore  di 
Sinderova,  di  rilorno  da  una  spedizione 
fatta  in  Croazia  d'ordine  di  Bajazet  li, 
attraversava  pacificamente  1'  Ungheria 
per  ritornarsene.  Dreucene  gli  venne  in- 
contro per  arrestarlo,  e  a  malgrado  ilel- 
le  sue  riniostranze  l' obbligò  a  battaglia 
che  seguì  a'9  settembre. Dreucene  fu  dis- 
fatto e  imprigionato.  Condotto  alla  pre- 
senza del  vincitore  colle  mani  legale  die- 
tro il  dorso,  fu  da  lui  accolto  ui  banamen- 
te.Ma  mentreera  secolui  a  mensa, furono 
recati  al  pascià  i  teschi  insanguinati  del  fi- 
glio e  del  nipote  di  Dreucene  uccisi  nel 
combattimento,  la  qual  vista  mise  questi 
in  furore.Egli  invocò  il  pascià  d'ucciderlo 
colle  sue  mani,  ed  Ali  Bek  ebbe  la  mo- 
derazione di  contenersi  e  lo  rimise  al  sul- 
tano, il  quale  lo  rilegò   in  un'  isola,  ove 
morì  dopo  3  mesi.  JN'el    i4c)4  Ladislao 
VI  volle  rivalersi  dell'avvenuto.  Rinis  di 
lui   generale  sul  finir  dell'anno  prese  e 
saccheggiò  nella  Servia  due  cittadelle  de' 
turchi,  in  cui  eia  il  diposito delle  ricchez- 
ze tolte  a'  cristiani.  Avendo  stretto  al- 
leanza co'  veneziani  contro  Turchia,  re- 
spinse nel  i  5o  i  le  milizie  spedile  contro 
di  lui  da  Bajazel  li,  e  portò  la  desolazio- 
ne nella  Bosnia.   Avendo  i  turchi    (olio 
Modone  a'  veneziani,   Papa  Alessandro 
VI  esortò  a  combatterli  i  re  d'Ungheria 
e  di  Polonia,  ed  allii  principi;  e  dichia- 
rò legalo  d'Ungheria, Tra  nsilvania.Schia - 
vonia,  Dalmazia,  Croazia,  in  una  parola 
di  tulio  il  sellenUione,  rnnghero  carili- 
nalBakacz  arcivescovo  di  Slrigonia,  pio- 
mnlgando  l'indulgenze  de'crociiiti;  e  nel- 
la domenica  di  Pentecosle  pubblicò  so- 
lennemente la  lega  contro  i  turchi,  da  lui 
fatta  con  Ladislao  VI  e  la  repubblica  di 
Venezia.  IS'el  i5o8  il  re  costrinse  gli  e- 
retici  piccardini  di  Boemia  a  «lare  spe- 
ranza di  tornare  nel  seno  della   Chiesa. 
Giulio  11  donò  a  Ladislao  VI  lo  Stocco 
e  Berrettone  ducali  benedetti,  ed  inviò 
legato  in  Ungheria  e  Boemia,  ove  eraosi 


U  N  G 

moltiplicali  gli  eretici  fossari,  il  cardino) 
Isualles.  Volendo  Leone  X  conibatlere  i 
turchi  che  minacciavano  l'Ungheria,  nei 
iv>\\  dichiarò  legalo  a  piedicar  la  cro- 
ciala il  cardinal  Bakacz,  e  radunò  un  e- 
sercito  di  60,000  uonnni,  oltre  quello 
che  armò  a  sue  spese  e  pose  a'  confini 
d'Ungheiia  per  difenderli.  Il  re  accon- 
sentì alla  crociala,  neli5i5  per  opera  di 
Leone  X  si  collegò  con  Massimiliano  I, 
divenuto  re  de'ron»ani,e  con  altri  sovra- 
ni in  Vienna,  alla  presenza  del  cardinal 
legato;  ma  l'esito  nun  corrispose  alle  con- 
cepite speranze.  I  paesani  ungheresi  che 
eransi  armali  per  tale  spedizione,  si  ri- 
voltarono contro  i  propri  signori,  di  cui 
molli  perderono  la  vila  in  quella  sedi- 
zione. Giovanni  Zapolski  raaiciò  contro 
que'fàziosi  e  li  tagliò  a  pezzi  piesso  Te- 
Dieswar;  e  siccon»e  i  capi  si  fecero  mo- 
rire tra'lormenli,  tale  crudellà  irritò  il 
furoie  de'  crociali,  e  vi  volle  mollo  da' 
generali  regi  a  sollunielterli.Nell;!  prima 
metà  di  marzo  i5i6  morì  Lntiislao  VI 
in  Buda,  dopo  aver  fallo  raccogliere  e 
compilare  in  un  corpo  le  leggi  e  costu- 
manze d'  Ungheria,  dal  giureconsulto 
Veibeuzi,  col  titolo  di  Jiis  consuetiidi- 
nariuni  Jluiìgariac.  Per  la  ragione  di 
stalo  egli  non  mantenne  la  promessa  di 
sposare  la  vedova  Beatrice,  in  premio 
del  trono  ungarico  che  gli  avea  procura- 
to. Si  sciolse  da  tale  impegno  per  dar  la 
mano  nel  i5o2  ad  Anna  figlia  di  Gu- 
glielmo conte  di  Candale,  nipoledi  Ga- 
stone conte  di  Foix  e  di  Maddalena  fi- 
glia di  Carlo  VII  redi  Francia,  che  lo 
fece  padre  di  Luigi  II  e  di  Anna  marita- 
ta con  Ferdinando  I  d'Austria.  La  regi- 
na Beatrice  d'Aragonn,  dopo  aver  fallo 
risuonar  l'Ungheria  di  sue  c|uerele,  erasi 
ritirata  nell'isola  d'Ischia,  ove  morì  nel 
i5o8.  Ladislao  VI  nel  testamento  pose 
il  figlio  Luigi  II  nella  raccomandazione 
e  protezione  del  Papa  e  della  Chiesa  ro- 
mana, onde  Leone  X  ne  assunse  la  tu- 
tela, come  re  d'  Ungheria  e  di  Boemia. 
Egli  non  avea  cheto  anni, e  il  padre  l'a- 


'  UNG 

vea  fatto  coronare  a*4  giugno  iS^oy.  lu- 
capace  di  governare  da  se  medesimo  di- 
venne zimbello  de'grandi  del  regno, che 
non  altro  gli  lasciarono  di  re  che  il  solo 
titolo.  Il  stdlano  Selim  I  lichiesela  pace 
ul  re,  avendo  già  concluso  una  tregua 
con  Ladislao  Vi  ;  ma  Leone  X  la  fraslur- 
iiò,  determinando  ch'egli  dovesse  difeu- 
dcre  la  religione  cattolica  in  Unglieria  e 
iu  Boemia,  eche  punisse  gli  eietici.  Il  Pa- 
pa trattò  della  ripulsa  col  cardinal  Ba- 
kacz  suo  legalo,poichè  avea  in  cuore  che 
tutti  i  principi  dovessero  combattere  i 
turchi,  promettendo  il  suo  aiuto  al  re. 
Egli  pensava  che  l'invocata  pace  gene- 
jasse  pericoli  maggiori,  chiedendosi  con 
animo  nemico,  per  poi  pionibare  furio- 
samente sull'Ungheria.  Dall'anarchico 
governo  di  questo  re  nacquero  diverse 
fazioni.'  Solimano  II  volendo  profittare 
delle  turbolenze  dell'Ungheria  per  farvi 
de'conquisli,  gliene  porse  occasione  il  se- 
guente avvenimento.  Solimano  II  spedì 
un'ambasceria  a  Luigi  II,  per  esibirgli 
la  prolungazione  della  tregua  già  fatta 
da'loro  genitori,  ma  egli  vi  aggiunse  cer- 
te condizioni  onerose.  Il  re  o  megliti  i 
suoi  ministri  non  solamente  accolsero  con 
disprezzo  gli  ambasciatori,  ma  non  si  fe- 
cero coscienza,  per  quanto  fu  detto,  di 
violare  nelle  persone  il  diritto  delle  genti 
col  far  loro  tagliare  il  naso  e  gli  orecchi.  11 
sultano  furibondo  per  {ale  atrocità,  rac- 
colse tutte  le  sue  forze  per  fi  r  vendetta  sid 
le  suo  vicino.Neli^a  ipose  l'assedio  aBel- 
grado  e  lo  prese  a'g  020  agosto,  do|)o  6 
settimane  di  trincea.  Questa  opugnazio- 
ne  fu  seguita  da  altre,  come  di  Sulanke- 
inen,  di  Pelcrvaradino  e  di  parecchie  al- 
tre piazze  tanto  dell' Ungheria  che  della 
Croazia,  il  Papa  Adriano  VI  trovando 
1*  erario  esausto  per  le  splendidezze  ili 
Leone  X,  soltanto  potè  mandare  iu  Un- 
gheria il  celebre  cardinal  de  Vio,  dello 
Gaetano,  per  legalo,  con  40)000  duca- 
li, restando  adilolorato  della  dipintura 
fattagli  per  gli  oralori  ungheresi  sulia  co- 
sternazione e  travaglio  in  che  trovavasi 


UNG  aii 

l'Ungheria  fieramente  minacciata.  Egua- 
li soccorsi  contro  i  turchi  e  contro  i pe- 
stiferi nuovi  eretici  Luterani  (f^.)  invo- 
cò  Ferdinando   I  a   mezzo  dell'  audace 
Girolamo  Balbo,  ambasciatore  ungerò, 
ìlqualesi  permisedireul  virtuoso  Adria- 
no VI,  perchè  dovendo  anche  aiutare /Jo 
<^//,assalita  pure  da'lurchi,anda  va  alquan- 
to indugiando  le  risoluzioni:  Gealissimo 
Padre.  Fabio  Massimo  con  indugi  salvò 
un   tempo  !a  repubblica  romana,  quasi 
perduta  ;  Vostra  Santità  all'opposto,  eoo 
indugi  le  dà  l'ultimo  tracollo.  Ma  che  più 
poteva  fire  il  Papa,  nulla  potendo  otte- 
nere da'  prìncipi  cristiani,   malgrado  le 
sue  paterne  esortazioni  e  diligenze,  sicco- 
uie  inviluppati  in  altre  guerre  o  agitati 
dalle  gravissime  turbolenze  promosse  da' 
novatori  predicanti  perniciosissimi  erro- 
ri religiosi,  che  osnrono  chiamare  Rifor- 
ma? Clemente  VII  che  gli  successe  nel 
pontificato  si  ti  ovò  iu  peggiori  condizio- 
ni, e  tenue  soccorso  di  5o,ooo  scudi,  ol- 
tre le  decime  ecclesiastiche,  potè  sommi- 
nistrare al  re,  che  lodò  pel  suo  zelo  re- 
ligioso, avendo  deposto  i  magistrati  che 
favorivano  gli  eretici,  e  cacciato  dal  re- 
gno e  da  Praga  i  piccardi.  Il  Papa  pre- 
gò Ferdinando  I  a  porgere  aiuto  a  Luigi 
II  suo  cognato,  ma  ne  fu  impedito  dalle 
ribellioni  de'Iuteraoi.  Volendo  Solima- 
no II  effettuare  il  suo  proponimeulo  di 
ampliare  l'impero  ottomano  con  l'acqui- 
sto del  regno  d'Ungheria  suo  confinan- 
te, tolta  occasione  dal  vedere  i   principi 
cristiani  intrigati  colle  deplorabili  dispu- 
te religiose,  e  in  crudeli  guerre  fra  loro, 
nel  1 526  uscì  in  can)pagna  con  circa 
200,000  combattenti,  e  con  questi  pas- 
sando in  Ungheria  mise  ogni  cosa  sosso- 
pra.  Luigi  II  vedendo  tanta  rovina,  alla 
meglio  che  potè,  mise  insieme  un  eser- 
cito di  circa  24,000  uomini.  Non  aven- 
do aiuto  d'alcun  princi[)e  cristiano,  cede 
al  temerario  consiglio  e  importunità  di 
fr.  Paolo  Tomeri  francescano  arcivesco- 
vo di  Colocza,  pio  e  generoso,   ma   mal 
avveduto,  senza  aspellar  l'aiuto  che  gli 


2,2  UNG 

conduceva  Giovanni  Zapolski,  suo  vai- 
\oda  o  palatino  della  Tiansilvania  e  con- 
te di  Zips  o  Scepnsio,  di  buon  numero 
di  Iransilvaniealtri  assuefalli  a  guerreg- 
giar con  lurcliijin  tulli  55, ooo;  ed  im- 
prudentemente venne  con  sì  debole  e- 
sercito  e  disvantaggio  alle  prese 'con  So- 
limano IJ.  A' 29  agosto  i526  seguì  la 
battaglia  nella  pianura  di  JVIoliacz  presso 
Cinque  Chiese.  I  turchi  uccisero  10,000 
cavalieri  e  12,000  pedoni,  onde  Luigi  li 
restò  pienamente  disfatto,  e  caduto  in 
un  fosso  o  stagno  e  addosso  a  lui  il  ca- 
"vallo,  vi  restò  impantanato  e  miseramen- 
te vi  perde  la  vita  di  20  anni,  lasciando 
Ja  vittoria  a  Solimano  II,  che  si  rese  si- 
gnore di  Buda  a'  io  ottobre,  ritraendo- 
ne  immenso  bottino.  Il  sultano  nel  dare 
il  sacco  alla  città,  vide  arsa  la  famosa  bi- 
blioteca ingrandita  con  tante  cure  e  di- 
spendii da  Mattia  I;  guastò  e  predò  sen- 
za contrasto  l'Ungheria,  e  meditando  or- 
gogliosamente di  ormai  poter  scendere 
in  Italia  e  occupare  Roma,  intanto  fece 
ritorno  a  Costantinopoli.  Si  versarono 
lagrime  sull'infelice  sorte  del  giovine  re, 
di  cui  uìille  qualità  nascenti,  la  bell'in- 
dole e  l'mgegno  facevano  concepire  le  più 
belle  speranze,  e  la  cui  età  scusava  la  te- 
luerilà.  Per  questa  non  si  compiansero 
tanto  i  7  vescovi  periti  in  quella  sangui- 
nosa e  fatale  giornata,  per  eccessivo  ze- 
lo, in  cui  comandavano  altrellauti  cor- 
pi, e  le  loro  teste  furono  presentale  ai 
sultano.  E  meno  ancora  fu  lagrimato 
l'arcivescovo  di  Colocza,  il  quale  da  lun- 
go tempo  esercitato  alle  battaglie,  faceva 
in  questa,  che  avea  commessa,  le  parti  di 
generale  con  una  fidanza  che  in  un  a  lui 
precipitò  il  suo  signore  e  la  sua  armata. 
Il  corpo  del  re  si  rinvenne  due  mesi  dopo. 
Egli  avea  sposalo  nel  102  i  Maria  d'Au- 
stria sorella  dell' imperatore  Carlo  V  e 
di  Ferdinando  1  altro  suo  cognato.  Dopo 
la  sua  morte  Ferdinando  1  d'Austria  sen- 
za contrasto  divenne  re  di  Boemia,  regno 
che  rimase  Ira'  dominii  di  sua  augusta 
casa;  ma  non  subilo  di  fallo  polè  dive- 


U  N  G 

nire  re  d'Ungheria,  a  cui  spellava  sia  per 
parte  d'Anna  sua  moglie  sorella  di  Lui- 
gi II,  sia  in  virtù  del  trattato  concluso 
tra  il  suo  bisavo  Federico  IH  e  Mattia  I, 
rinnovato  dal  suo  avo  Massimiliano  I  e 
Ladislao  VI.  In  vece  l'i  1  novembre i  526, 
dagli  stali  raccolti  nella  consueta  pianu- 
la  di  Bakos  presso  Pesi, fu  eletto  re  d'Un- 
gheria Giovanni  Zapolski  o  Zapol  conia 
di  Scepusio  e  vaivoda  di  Transilvania 
(nel  quale  articolo  tenendo  proposito  di 
lui  e  del  suo  figlio  Gio.  Sigismondo,  le 
notizie  si  rannodano  con  quelle  che  vado 
qui  accennando)  e  figlio  di  Stefano.  Il  Pii- 
naldi  lodice  figlio  illegittimo  di  Mattia  l,e 
che  dopo  aver  trascuralo, come  Ferdinan- 
do I,  di  soccorrere  Luigi  li,  onde  rapirne 
la  corona,colle  sue  forze  prese  Buda  e  Alba 
lieale,  seppellì  il  cadavere  di  Luigi  II,  fu 
solennemente  coronato  da  Paolo  VarcJan 
arcivescovo  eletto  di  Slrigonia  e  da  Ste- 
fano Broderico  vescovo  di  Vaccia,  e  fece 
lega  con  Francesco  1  redi  Francia.  Ste- 
fano Balhori  palatino  d'Ungheria  essen- 
dosi dichiarato  per  Ferdinando  I,  nel 
principio  del  1527  raccolse  a  Presburgo 
una  dieta,  la  quale  per  opera  principal- 
mente della  nobiltà  magiara,  dichiarali 
nulli  gli  alti  dell'elezione  di  Giovanni  Za- 
polski, lo  fece  acclamare  re  d'Ungheria. 
Ferdinando  I  recatosi  prima  a  Praga,ove 
ricevè  solennemente  la  corotia  di  Boe- 
mia, nell'  islesso  anno  con  grande  eser- 
cito entrò  in  Ungheria,  e  tanto  spaven- 
to impose  al  competitore,  che  abbando- 
nala Buda,  Ferdinando  I  polè  entrarvi 
a'20  agosto  senza  sfoderare  la  spada.  Do- 
po avervi  soggiornalo  due  mesi,  si  recò 
ad  Alba  B^eale  e  vi  fii  coronalo  dal  me- 
desimo arcivescovo  Vai  dan  che  avea  in- 
coronalo il  suo  emulo  :  questo  prelato 
dipoi  per  timore,  alla  sua  volta,  lasciò 
che  prendessero  Strigonia,  prima  Soli- 
mano Il  e  poi  Ferdinando  l.Quest'idtimo 
sconfitti  poi  que'  partigiani  di  Zapolski 
che  vollero  attaccarlo,  obbligalo  di  tor- 
nare a  Vienna,  nel  partire  orilinò  a'suoi 
generali  d'inseguire  il  preleudeule  ch'e- 


UN  G 
rasi  ritirato  a  Tockay  sulTihisco,  in  un 
a  Francesco  Bodone  che  comandava  le 
sue  truppe.  Questi  assalito  dall'  eserci- 
to regio,  usc^  dalla  piazza  per  dargli  bat- 
taglia, che  perde  dopo  aver  cotitrastalo 
la  vittoria  lungamente.  Avendo  la  Tran- 
silvania  fornite  nuove  truppe  a  ZapoUki, 
ritornò  ad  at!accar  gli  austriaci  mentre 
battevano  la  fortezza  diTockay;  ma  pro- 
vò una  nuova  disfalla  per  la  viltà  di  sua 
cavalleria  :  il  prode  Bodone  fatto  prigio- 
niero nella  pugna,  fu  condono  a  Ferdi- 
nando I  che  lo  mise  a  morie  perchè  ri- 
cusò riconoscerlo.  Nel  iSaB  Zapoiski  fu 
costretto  da  Ferdinando  I  a  fuggir  dal- 
l'Ungheria, ed  a  ritirarsi  presso  suo  co- 
gnato Sigismondo  I  re  di  Polonia.  Ivi  col 
consiglio  e  per  mezzo  di  Girolamo  di 
Laszki  palatino  di  Siradia,  dotto  e  pieno 
d'ingegno,  ma  nuovo  Achitofele,  per  dis- 
grazia terribile  dell'  Ungheria,  implorò 
il  soccorso  del  potentissimo  Solimano  II, 
e  l'ottenne  col  promettergli  di  divenire 
suo  vaàsalloe  pagargli  tributo.  Ferdinan- 
do I  pel  suo  aoìbasciatore  in  Roma  ri- 
corse a  Papa  Clemente  VII  per  aiuto,  e 
n'ebbe  sussidi  e  le  decime  ecclesiastiche. 
Il  Papa  scrisse  premurose  lettere  a'prin- 
cipi  cristiani,  perchè  unissero  le  loro  ar- 
mi a  Ferdinando  1  per  salvare  il  peri- 
colante suo  regno  ungherese;  e  nel  tem- 
po stesso  promulgò  una  bolla  per  tutto 
il  cristianesimo,  concedendo  pienissima 
indulgenza  a  chi  avesse  soccorso  il  re 
con  denaro  o  milizie.  Mandò  in  Unghe- 
ria per  nunzio  Vincenzo  Pimpinella,  per 
confortare  gli  ungheri  a  difendere  il  re- 
gno contro  il  turco,  preudendone  la  pro- 
tezione in  nome  della  s.  Sede.  Con  sue 
lettere  il  Papa  sollecitò  i  prelati,  baroni 
e  popolo  ungheresi  ad  unirsi  a  Ferdinan- 
do I  e  riconoscerlo  tutti  per  sovrano,  e 
non  Zapol>ki  che  alla  sua  ambizione  vo- 
leva sagrificare  la  salute  pubblica  e  la  re- 
ligione del  reame.  Ilinaldi  calcolò  80,000 
scudi  d'oro  il  mese  i  procurati  a  Ferdi- 
nando 1  da  Clemente  VII  dall'impera- 
tore, dci're  di  Fruuciu  e  lughilterra,  da' 


UNG  2i3 

principi  italiani,  compreso  quanto  egli 
somministrava.  Solimano  II  giunse  in 
Ungheria,  e  dopo  la  vittoria  di  Casso  via 
l'altraversò  da  conquistatore,  si  recò  de- 
filalo a  Vienna  e  vi  pose  l'assedio  a'26 
settembre  I  529.  Ma  l'esito  non  essendo 
stato  favorevole,  per  divino  aiuto,  si  de- 
terminò levarlo  a'  1 4  ottobre.  Nel  suo  ri- 
torno si  fermò  a  Buda,  avuta  per  tradi- 
mento, di  cui  rimise  in  possesso  il  re  Za- 
pol.>ki,  che  per  tale  riconobbero  molti 
prelati,  baroni  e  popoli  non  contenti  di 
Ferdinando  I.  Nel  medesimo  iSxg  si  ce- 
lebrò la  dieta  di  Spira,  in  cui  Ferdinan- 
do I  volendo  che  si  osservasse  il  decreto 
da  Carlo  V  pubblicato  a  Worms,  che 
obbligava  i  novatori  a  conformarsi  alla 
religione  della  Chiesa  romana,  diversi 
principi  e  città  infetti  degli  errori  dell'e- 
resiarca Lutero,  avendo  protestato  con- 
tro, i  luterani  e  altri  eretici  furono  de- 
nominali Protestanti (^l'^.).  A  motivo  del- 
le guerre  combattute  tra  Ferdinando  I 
e  Zapoiski,  il  perniciosissimo  luteranismo 
che  avea  invaso  la  Polonia  e  la  Transil- 
vania,  per  loro  sciagura,  infelicemente 
penetrò  pure  nell'Ungheria  e  vi  si  stabilì 
quando  Lazzaro  Simenda,  essendovi  an- 
dato colle  sue  truppe  pel  Zapoiski,  prese 
molle  città,  in  esse  pose  de'ministri  lute- 
rani cacciandone  i  cattolici.  Gli  eretici 
ungheresi,  come  osserva  il  Contin  nel  Di- 
zionario dell'eresie,  si  unirono  qualche 
\olta  co'turchi,  i  quali  li  sostennero  con- 
tro gl'imperatori  re  d'Ungheria,  e  final- 
mente ottennero  il  libero  esercizio  della 
Confessione  d'Ausburg,  compilata  dal- 
l'eresiarca Bucero,  il  quale  ministro  pro- 
testante a  Strasburgo,  sebbene  professò 
gli  errori  di  Lutero,  preferì  quelli  di 
Zuinglio  caposetta  de'  Zuingliani  (/^.). 
La  funesta  introduzione  del  luteranismo 
ezuiiiiglismo  in  Ungheria,  ed  i  suoi  per- 
niciosi progressi  produssero  persecuzioni, 
reazioni  e  altri  avvenimenti  deplorabili. 
Scompigliata  la  Germania  dagl'  innume- 
rabili eretici,  a  frenarne  la  temerità,  a' 
5  gennaio  i53t  gli  elettori  dell' impero 


3,4  U  N  G 

elessero  io  Colonia  Fertì  in  anelo  I.pei'  ca- 
gione delle  frequenti  assenze  del  liiitello 
Carlo  V  imperatole,  venendo  coronalo 
in  Aquisgrana  l'i  i  dello  slesso  mese;  (v 
lezione  che  Clemenle  VII  approvò  con 
bolla,  per  la  salute  della  repubblica  cri- 
sliana,  e  l'imperatore  reputò  necessariae 
Continuando  le  guerre  di  Ferdinando  1, 
conti  o  Zu[>oi^ki  sostenuto  da'turchi,Cle- 
mente  VII  lo  soccorse  con  altri  aiuti,  ed 
altri  il  re  gliene  domandò  pel  cardinal 
Closs  vescovo  di  Trento,  invialo  in  am- 
basceria a  Roma  nel  i  533.  Dopo  diversi 
combattimenti, con  alterni  successi,  sem- 
pre a  danno  deirUngheria,  nel  I  536  [)el 
trattalo  di  Wtitzen  Ferdinando  1  abban- 
donò a  ZapoUki  quella  parte  del  regno 
che  questi  possedeva  (>enza  titolo  di  re,  al 
dire  di  alcuni,  aieulre  altri  sostengono 
il  contrario),  a  condizione  che  gli  fos'^e 
rilornata  dopo  la  morte  di  lui,  venendo 
cosi  all'uno  e  all'altro  assiemalo  il  pos- 
sesso di  ciò  che  l'aruii  loro  aveano  con- 
quistalo, per  poi  riunirsi  tutta  l'Unghe- 
ria in  Ferdinando  I.  Gli  unglieri  mor- 
ntorarono  pei  tale  accomodamento  sic- 
come altentalorio  alla  loro  libertà  e  pri- 
vilegi. Finché Zapolski  fu  confederalo  col 
turco  venne  scomunicalo  e  ritenuti  per 
intrusi  i  vescovi  destinati  con  sua  auto- 
rità. Pubblicala  la  pace  con  Ferdinan- 
do I,ad  onta  della  ripugnanza  di  questi, 
Papa  Paolo  111  per  provvedere  alla  salu- 
te della  cristianità,  non  potè  ulleriurmen- 
le  differire  il  riconoscimento  di  delti  ve- 
scovi nel  i538,  ed  anco  d'aiutare  Za- 
polski  contro  i  turchi  sdegnati  del  suo  ab- 
bandono. Il  re  Giovanni  Za|)oUki  mor'i  a' 
2  1  luglio  1  540 ad  Hermausladtin  Tian- 
fcil  Vania.  Pochi  giorni  prima  la  moglie  E- 
lisabetta  o  Isabella,  (jglia  di  Sigismondo 
I  re  di  Polonia,  partorì  Gio.  Sigismon- 
do, benché  nd  battesimo  fu  chiamato 
Stefano,  e  subito  da'grandi  del  suo  par- 
lilo lu  fallo  coronare.  Lh  regina,  giusta 
d  trattato  fallo  tra  il  defunto  mai  ito  e 
Ferdinando  I,  come  tutiice  del  figlio  a 
»ua  istanza  era  disposta  a  cedergli  la  par- 


U  NG 

te  dell'  Ungheria  che  l'ubbidiva.  Ma  il 
famoso  vescovo  Wisenowiski  o  Marti - 
nusio,  croato,  poi  cardinale,qual  reggen- 
te del  regno  validamente  visi  oppose  m 
nome  del  giovine  principe, e  sapendo  che 
marciava  contro  di  loro  un  polente  eser- 
cito di  Ferdinando  I,  implorò  la  prote- 
zione di  Solimano  Ila  favore  del  tribu- 
tario fanciullo.  Cosi  un  prelato  chiamò 
il  lupo  in  aiuto  dell'agnello.  II  sultano  si 
recò  in  Ungheria  alla  lesta  d'un'armata, 
fingendo  di  sostener  reiezione  di  Gio.  Si- 
gismondo, col  confermarlo  re  d'Unghe- 
ria e  vaivoda  diTran$ilvania,macol  fatta 
dimostrando  che  operava  per  proprio  in- 
teresse. Neil  54  i  il  suo  gran  visir  scon- 
fisse le  truppe  di  Ferdinando  I  innanzi 
Buda,  ch'era  slata  ripresa  dagli  unghe-^ 
ri  di  voti  all'austriaco,  e  dopo  un  assedio 
de'piìi  micidiali  ecollacarnificina  de'prl- 
gionierijse  ne  impadrorù  a'3o  loglio.  Ciò 
fatto,  il  sultano  si  levò  iuteramente  la 
maschera  ordinando  alla  regina  di  riti- 
rarsi in  Tran.silvania  {^V.)  in  un  a  suo 
figlio  sino  alla  maggiorità,  e  conferman- 
do Martinusio  per  reggente  del  paese. 
Nell'intendimento  d'appropriarsi  il  re- 
gno, Solimano  II  convertì  in  moschee  le 
chiese  di  P>uda,  e  ne  mutò  i  ministri  e 
magistrati;  tutto  assunse  nuova  forma. 
Dopo  date  tali  disposizioni  a  Buda,  egli 
imprese  il  conquisto  di  tuttala  bassa  Un- 
gheria, donde  nel  i544  «"andò  truppe 
a  saccheggiar  l'Austria,  la  Slesia  e  la  Mo- 
ravia. Neli545  prese  Strigonia, Cinque 
Chiese,  Alba  Reale,  e  spinse  njolto  in- 
nanzi le  sue  conquiste  nell'  alla  Unghe- 
ria. Neil  55 1  i  turchi,  dopo  aver  inutil- 
mente assediala  Temeswar,  si  resero  pa- 
droni di  Lippa  in  quel  comitato,  che  fu. 
ritolta  l'anno  slesso  da'tedeschi.  Nel  se- 
guente i  turchi  invasero  di  nuovo  l'Un- 
gheria, e  presero  finalmente  Temeswar 
non  che  oltre  città,  ma  fallirono  davanti 
Agria.  Qui  voglio  riportare  ui;  racconto 
sulla  corona  di  s.  Stefano  I.  Si  dice  che 
dopo  la  battaglia  di  Mohacs  la  corona 
venne  rubala  da  alcune  douue  di  Wisse- 


U  N  G 

giaci  per  cingerne  il  capo  di  Zapolski,  il 
qiiìile  poi  la  die  a  custodire  a  Prenyi,  e 
questi  in  seguitolacoiisegoòaFertlinati 
do  I.  Dopo  r  incoronazione  di  questo 
principe, la  corona caddein  mano  de'tur- 
«  hi,  ed  allorché  Solimano  il  ritoinn  dal- 
l'assedio di  Vienna  a  Duda,  espose  la  co- 
rona alla  vista  del  suo  esercito,  dicendo- 
gli essere  quella  corona  del  famoso  mo- 
narca persianoNushirvan. Solimano  11  poi 
la  donò  a  ZapoUki  ■*mo  protetto,  dopo  la 
cui  morte  la  sua  vedova  Isabella  la  tras- 
mise a  Ferdinando  I  ;  laonde  per  poco 
tempo  la  Transìlvania  tornò  a  possedere 
quel  tesoro,  col  quale  il  Martiimsio  ne 
avea  cinto  il  capo  di  Z.ipoiski.  Neh  558 
Ferdinando  1  divenne  inqieratore,  e  di- 
poi nel  r563,  mentre  era  nunzio  di  Pio 
IV  presso  di  lui  Zaccaria  Delfino  poi  car- 
dinale e  amministratore  di  Giavarino, 
cede  r Ungheria  a  suo  figlio  Mas<itnilia« 
nod'Austria.  FerdinandoI  fino  dal  i  543 
avea  fatto  un  testamento,  a  cui  non  de- 
rogò punto  nelle  sue  «dlime  volontà,  e 
che  sparse  da  lungi  il  seme  d'una  guer- 
ra che  funestò  1'  Europa  per  quasi  200 
anni.  Questo  testamento  chiamava  a  suc- 
cedere a'regni  d'Ungheria  e  di  Boemia  le 
sue  figlie  in  mancanza  degli  eredi  de'suoi 
figli.  Dietro  tali  disposizioni  la  casa  elet- 
torale di  Baviera  fondò  nel  l'j^o  le  sue 
pretensioni  su  que'  due  regni,  avendo 
l'arciduchessa  Anna  figlia  di  Ferdinan- 
do I  sposato  /\lberto  V  duca  di  Baviera. 
Ormai  consolidatisi  in  Massimiliano  i  di- 
ritti della  casa  d'Austria  al  trono  d'Un- 
gheria, oltreché  a  quello  di  Boemia,  gli 
avvenimenti,  «l'interessi  e  le  vicende  del 
regno  ungarico  si  compenetrano  e  van- 
no-uniti  con  quelli  lìeW  Austria  e  del- 
l'impero di  Germania,  e  con  la  Turchia 
per  altre  clamorose  guerre;  il  perchè  nuo- 
vamente avverto  chein  tali  articoli  aven- 
done trattato,  non  mi  resta  pe'successivi 
re  d'Ungheria  e  suoi  fasti  e  guerre,  che 
accennare  il  pùi  principali^. 

Massimiliano   figlio  dell*  imperatore 
Ferdinando  I  e  di  Anna  sorella  del  re  Lui 


U  N  G  2 1  5 

gì  II,  fu  incoronato  re  d'  Ungheria  i'  8 

settembre  i  5G3  a  Presburaro.  Gli  un"he- 

o 

resi  reclamarono  maisempre  la  libera  e- 
lezione  de're,  e  sempre  la  casa  d'Austria 
si  prevalse  del  patto  fatto  col  re  Ladislao 
VI.  Nel  precedente  l'y'ÒT.  al  concilio  di 
Trento  (^.)  l'episcopato  e  il  clero  un- 
gherese inviò  una  legazione, composta  da 
fr.  Giovanni  Colasoardomenicano,  e  An- 
drea DudizioSbardeliato,  vescovi  diCsa- 
nad  e  di  Tinia  nella  Croazia.  Scusarono 
la  necessaria  assenza  de'principali  per  tu- 
tela delle  loro  chiese  infestate  dalia  pro- 
grediente eresia;  commettendo  i  loro  af- 
fari alla  disposizione  del  concilio,  e  pio- 
mellendo  alle  ordinazioni  di  esso  pron- 
ta ubbidienza.  Recitò  l'orazione  lo  Sbar- 
dcllato  vescovo  di  Tinia,altamente  com- 
mendata, benché  poi  si  rese  ignominio- 
so per  deplorabile  apostasia.  1  turchi  fe- 
cero nuovi  avanzamenti  in  Ungheria,  e 
s.  Pio  V  esortò  i  prìncipi  cristiani  a  soc- 
correre Massimiliano,  e  per  questo  Cine 
pubblicò  un  amplissimo  giubileo,  e  ordi- 
nò la  divozione  delle  Qiiarant'orc  (del- 
la quale  riparlai,  quanto  all'origine  nel 
voi.  LXVI,p.  2  i),  per  la  prosperità  del- 
l'armi cristiane.  Dio  [)ermise,  che  Soli- 
maooIIassediandoSighet  a'confini  della 
Croazia,  dopo  gravissima  perdita  moris- 
se a'4  settembre  ì5GG.  Massimiliano  di- 
venuto sin  dal  1  564  l'operatore  col  "O" 
medi  Massimiliano  II,  nel  1572  cede  il 
regno  d'Ungheria  al  figlio  Rodolfo,  elet- 
to a'2  febbraio  per  formalità  e  incoro- 
nato a'  25  settembre  o  il  i.°  ottobre  a 
Presbingo,  come  lo  furono  i  suoi  succes- 
sori. Questo  re  fece  portare  da  Presbur- 
go  a  Praga  la  corona  di  s.  Stefano  I. 
Benché  elevato  all'impero  nel  1576 col 
nome  di  Rodolfo  II,  ritenne  il  regno 
d'Ungheria.  Nel  concilio  di  Trento  Fer 
diuando  I  avea  avuto  ad  oratore  il  ve- 
scovo di  Cinque  Chiese  Giorgio  Drasco- 
vitz,  ch'era  suo  confessore.  L'ambascia- 
tore di  Portogallo  pretese  In  preminenza 
del  suore  su  quello  d'Ungheria,  ma  ven- 
ne aggiudicata  in  favore  di  quest'ultimo 


2i6  UNG 

e  di  Drascoviir,  pel  narrato  dal  Pallavi- 
cino, Istoria  del  concilio  di  Trento,  lib. 
1  5,  cap.  20.  Indi  fu  fatto  viceré  di  Croa- 
zia, ove  fece  grandi  cose  per  frenare  l'im- 
peto (le'iTiussulmani;  Rodolfo  lo  nominò 
luogotenente  del  regno  ungarico,  ed  a 
sna  istanza  Sisto  V  lo  creò  cardinale.  Nel 
i583  il  re  concluse  una  tregua  col  sultano 
Amnrat  111,  che  i  turchi  malissimamente 
osservarono.  Saswan  loro  generale  aven- 
do ricominciate  le  ostilità,  gli  fu  opposto 
il  conte  di  Serin.  che  riportò  sopra  di  lui 
una  luminosa  vittoria  ueliSSy.  Il  vinto 
generale  essendosi  ritirato  a  Costantino- 
poli prevenne  coli'  avvelenarsi  il  fatale 
cordone  che  gli  era  preparato.  Poco  dopo 
ali  im"heresi  vinsero  i  turchi  anco  a  Pnt- 
noch,  precipuamente  pel  valore  di  Si- 
gistnoiido  Dalhori.  Ma  nel  1592  il  pascià 
di  Bosnia  s' impadronì  di  Wichts  o  Bi- 
hacz,  città  forte  di  Croazia;  ed  a'g  giu- 
gno i5q3  aprì  la  trincea  a  Sisseck  sulla 
Sava,  baluardo  della  provincia.  L'arci- 
duca Ernesto  col  celebre  Moulecuccoli 
volò  in  aiuto  della  piazza,  ed  i  turchi  fu- 
rono tagliati  a  pezzi  e  precipitali  nel  flu- 
cie  col  pascià.  Sdegnato  Amuiat  HI  di- 
chiarò guerra  all'imperatore,  e  foce  espu- 
gnare Sisseck  a'  24  agosto.  Gli  ungheri 
cancellai ono  questa  perdita  a'24  ottobre 
presso  Alba  Reale  con  istrepilosa  vitto- 
ria e  la  presa  di  Filleck.  11  sultano  Mao- 
niello  MI  alla  testa  di  formidabile  eser- 
cito entrato  in  Ungheria  nel  i  SgG  s'im- 
possessò d'Agria  per  componimento  a'  i  3 
ottobre, dopola  più  viva  resistenza. L'ar- 
ciduca IMassiuiiliano  fratello  dell'impe- 
ratore si  rivalse  colla  presa  d'  HattAvan, 
ma  dopo  la  vittoria  riportata  a  Rerestes 
fu  dibl'allo  da'turchi  a'-26  ottobre.  I  fran- 
cesi ePj.pa  Clemente  VII!  accorsero  iu 
aiuto  degli  uiighcri,  (piest'  ultimo  isti- 
tuendo il  Luogo  di  Monte.  Unghe.rin(J  '.) 
per  soccorrerla.  Indi  il  barone  Schwarl- 
zeuduig,  secondato  dal  genio  di  Vaube- 
court  generale  francese,  liberaronoGia- 
varmo  a'2()  marzo  i  5c)8.  Maometto  HI 
fece  assediar  Canisioc  venne  presa  a'22 


U  N  G 

oltohrei  600,  malgrado  gli  sforzi  del  du- 
ca di  Mercoeur.  Generale  delle  milizie 
pontifìcie  fu  Gio.  Francesco  Alilobrandi- 
ui  nipote  del  Papa.  Finalmente  a'23  giu- 
gno 1606  l'imperatore  per  sedare  il  mal- 
contento degh  ungheresi,  di  cui  accagio- 
navansi  i  ttuchi,  fece  co'primi  il  famoso 
trattato  <leno minato  Pacificazione  di 
Vienna.  Gli  stranieri  furono  esclusi  da- 
gl'impieghi nel  regno,  ristabiliti  i  privi, 
legi  delle  città,  e  confermati  i  diritti  del- 
la nazione.  A'  c)  novembre  fu  conclusa 
una  tregua  tra  l'  imperatore  e  Acmet  I 
di  20  anni,  eil  allora  i  turchi  si  obbliga- 
rono di  conferire  a  Rodolfo  li  e  suoi  suc- 
cessori il  titolo  à' Imperatore,  in  vece  di 
quello  di  Re  di  Bct,  come  lo  chiamava- 
no, ossia  re  di  Vienna.  R.odolfo  li  a'  27 
giugno  1608  cede  lo  scettro  d'  Unghe- 
ria a  suo  fratello  l'arciduca  Mattia,  che 
dagli  stali  era  stato  eletto  a  loro  re  ili  4 
ottobreiGoy  col  nome  di  Mattia  I!. Ven- 
ne coronato  a  Presburgo  a'  19  novembre 
1608,  nella  qual  ceremonia  gli  unghe- 
resi l'obbligarono  d'aggiungere  alle  ca- 
pitolazioni precedenti  parecchi  articoli, 
i  cui  principali  sono  l'  esclusione  degli 
stranieri  dalle  cariche  del  regno,  l'  ele- 
zione d'un  palatino  per  governare  ia  as- 
senza del  re,  il  libero  esercizio  della  reli- 
gione pretesa  riformata,  e  1'  espulsione 
de*  zelanti  e  benemeriti  gesuiti.  Insorti 
gravi  dissapori  tra  Mattia  li  e  Rodolfo  II, 
il  Papa  Paolo  V  inviò  legato  il  cardinal 
Gio.  Garzia  Millini,  che  olleone  di  pa- 
cificarli neliGi  I,  cedendo  l'imperatore 
al  fratello  anche  il  regno  di  Boemia  con 
alcune  riserve,  venendo  coronato  in  Pra- 
ga a' 1 5  maggio.  Nel  1612  eletto  Mattia 
all'  impero  conservò  il  reame  ungarico, 
e  restituì  la  sede  imperiale  a  Vienna, 
che  il  fratello  avea  trasportolo  a  Praga. 
Fu  coronato  dal  cardinal  Forgac  arcive- 
scovo di  Strigonia,  il  quale  olteiine  dal- 
l'imperatore che  ueir  Ungheria  fossero 
richiamati  e  ristabiliti  i  padri  della  com  - 
pagnia  di  Gesù,  ed  a  questi  efesse  in  Tir- 
navla  o  Tyraaw  un  gran   collegio  con 


U  NG 

magnifico  tempio.  Di  più  l'iinperalore  da 
Praga  ("ece  lesliluiie  a  l'iesbuigo  la  co- 
rona di  s.  Stefano  I.  Nel  161Ò  rinnovò 
col  sultano  Acmet  I  la  tregua  .siti  allora 
male  osservata.  Le  circostanze  fastidiose 
in  cui  irovavasi  allora  la  Porta  ottoma- 
na, intenta  a  spegnere  le  rivolle  d'Ara- 
bia, di  Giorgia  e  di  altrove,  la  determi- 
narono ad  accomodarsi  colla  corte  di 
Vienna,  la  quale  dettò  le  condizioni  del 
trattato  a  se  vantaggiosissime,  essendole 
State  restituite  quasi  tutte  le  conquiste 
da'  turchi  fatte  in  Ungheria,  e  special- 
mente Canisio,  Alba  Keale,  Pesi,  Buda, 
oltre  la  demolizione  di  parecchi  castelli, 
e  la  restituzione  a'proprielari  de'domi- 
nii  di  cui  erano  slati  spogliali.  L'iin[)e- 
ratore  nel  161  7  cede  il  regno  di  Boemia 
a  Ferdinando  li  suo  cugino  arciduca  di 
Gratz  e  figlio  di  Carlo  arciduca  di  Sli- 
ria,  ed  a^G  giugno  161S  quello  d'Uu- 
gheria,di  cui  fu  coronalo  re  aPresburgo  il 
i.^lugliOjdi  venendo  imperatore  nel  16  it). 
Le  ribellioni  ch'ebbe  questo  principe  ui 
Boemia,  dierono  occasione  a  Bellein  Ga- 
bor  principe  di  Transilvania,e  al  mo- 
do narrato  io  quell'articolo,  d'entrare  in 
Ungheria,  farvi  de'conquisli  e  praticare 
forti  crudeltà  verso  i  cattolici,  zelante 
com'era  pel  calvinismo  da  lui  professalo. 
Egli  fece  la  pace  l'S  maggio  1624  a  Ni- 
kolsbur  con  Ferdinando  11  e  si  ritirò,  do- 
po avergli  restituito  la  corona  di  s.  Stefa- 
no Ijcheavea  rapito  in  Fresburgo quando 
l'occupò  nel  iGig.Ferdinaudoll  neli'GaS 
dopo  aver  confermata  la  tregua  col  sul- 
tano Amurat  IV,  trasmise  lo  scellro  un- 
garico a  suo  figlio  Ferdinando  111  di  17 
anni,  il  quale  fu  coronato  re  d'Ungheria 
l'H  diceu)bre.  Noterò  che  il  Novaes  nella 
Storia  d'  Urbano  ^///riferisce,che  que- 
sto Papa  donò  la  Rosa  d'oro  benedetta 
(A^.)a  Maria  d'Austria  di  Spagna  sposata 
nel  i63  ladErnesto  re  d'Ungheria:  de  v'es- 
sere errore  di  nome  quanto  al  re,  e  pare 
certo  e  he  sia  lo  slesso  Ferdinando  Ili.  Nel 
passaggio  per  lo  stato  ecclesiastico  della  re- 
gala, che  dalla  Spagna  per  Napoli  rega  vasi 


U  N  G  217 

aVienna,Uibnno  Vili  la  fece  complimen- 
lare  in  qualilà  di  legalo  a  Bologna  dal 
nipote  caidinal  Antonio  Barberini,  dal 
Maggiordomo  mg."^  Poh,  e  dall'altro  ni- 
pote il.  Taddeo  Barberini  prefetto  di  Ro- 
ma, col  seguito  d'un  gran  ninnerò  di  ca- 
valieri romani.  Abbiamo  di  Celio  Taluc- 
ci  stampato;  //  passaggio  di  d.  Maria 
d'  Austria  regina  d'  L  ngheria  per  lo 
stalo  Eeclcsiastieo  C  anno  iG3i.  Quel 
Papa  creò  cardinale  Pazmany  gesuita  e 
arcivescovo  di  Stri  genia,  già  ministro  in 
Roma  imperiale  e  ungarico  di  Ferdinan- 
do 11.  Nel  1G37,  mentre  Ferdinando  IH 
era  stalo  elevalo  all'  impero,  si  solleva- 
rono i  protestanti  d'Ungheria  per  difen- 
dere i  loro  privilegi  e  la  loro  religione. 
Giorgio  Racoczi  principe  di  Transilva- 
nia  si  pose  alla  loro  lesta  nel  i644>  e  fe- 
ce parecchi  con(|uisli  in  Ungheria,  nar- 
rati nel  ricordato  articolo.  Ferdinando 
III  dopo  8  anni  di  guerra  die  qualche 
soddisfazione  a'malconlenli  e  fece  col  ca- 
po loro  una  pace  vantaggiosa.  Nel  i  646 
cede  la  corona  di  Boemia  e  nel  1647 
quella  d'Ungheria  a  Ferdinando  IV  suo 
prin)ogenito;  ma  per  ottenere  il  conseiisa 
degli  siali  del  regno  dovè  confermare  i 
privilegi  a'protestantijche  formavano  in 
Ungheria  un  parlilo  considerevole,  e  ri- 
pristinarli nel  libero  esercizio  di  loro  re- 
ligione. Ferdinando  IV  di  1  3  anni  fu  co- 
ronato a'  1 6  giugno  in  Fresburgo.  Finita 
la  ceremonia  montò  a  cavallo,  scorse  a 
lento  passo  il  sobborgo  della  cillà  e  giunr 
to  alla  collina  che  domina  A  Danubio,  vi 
sali  di  galoppo,  snudò  la  sciabola  sulla 
sommità  di  quella  montagnola, e  disegnò 
in  aria  4  croci  volgendosi  verso  le  4  parti 
del  mondo.  Il  re  in  tullucìò  non  fece  che 
uniformarsi  ad  un'antica  costuuianza,daI- 
la  quale  gli  ungheri  non  dispensano  mai 
i  loro  re  all'alio  dell'incoronazione.  Sotto 
il  suo  regno  l'Ungheria  godè  di  qualche 
pacca  malgrado  le  mormorazioni  de'pro- 
testanti  che  si  lagnavano  benché  inutil- 
mente dell'  inesecuzione  delle  promesse 
lur  tulle  all'avveuimeulu  al  trono  di  qu(2- 


7.i8  UNG 

sto  principe.  Ferdinando  IV  fu  eletto  re 
de' romani  nel  r653  e  morì  di  vainolo 
«'9  luglio  1654.  Ferdinando  III  allora 
gli  sostituì  il  secondogenito  Leopoldo  I, 
eletto  re  d'Ungheria  ci'12  giugno  i655 
e  incoronalo  a' 27  dello  sfesso  mese,  di- 
venendo imperatore  nel  1  6  Ì8.  A'27  ago- 
sto 1660  Varadino  fu  presa  da'  turchi 
dopo  47  giorni  d'assedio.  La  guarnigio- 
ne ungherese,  suscitata  da  un  ministro 
protestante,  a  vea  ricusato  di  ricevere  i  te- 
deschi iu  soccorso,che  il  contedi  Souches 
volea  farle  giungere  nella  piazza;  e  Ke- 
rneni  Janos  principe  di  Transilvania  fece 
troncar  la  testa  a  quell'  istigatore.  Nel 
i6G3  i  turchi  fecero  nuovi  progressi  in 
Ungheria  sotto  il  comando  di  Maometto 
Kioprili.il  quale  s'impadronì  di  Neuhau- 
sel  a'27  settembre,  '''^po  ^6  giorni  d'as- 
sedio e  in  cui  i  turchi'  perderono  1  5,ooo 
uomini.  Il  i.°  agosto  1664  Montecucco- 
li  coir  aiuto  de'  francesi  sconfisse  Mao- 
metto sulle  sponde  del  Raab  presso  il 
vilhtnnio  di  s.  Goliardo,  ma  non  trasse 

OD  ' 

dalla  vittoria  tultoii  vantaggio  che  sem- 
brava [iromettergli;  ed  a'  1  7  settembre 
fu  conclusa  una  tregua  di  20  anni  col  sul- 
tano, a  condizioni  più  favorevoli  a' tur- 
chi. Papa  Alessandro  VII  aiutò  notabil- 
mente l'imperatore  in  qutiSla  guerra,  I 
turchi  si  ritennero  Buda,  Neuhausel  e 
gran  parte  della  Transilvania,  onde  l'ac- 
rordo  fu  biasimato.  Nel  1668  trovando- 
si Leopoldo  I  in  Ungheria  corse  rischio 
«l'esser  avvelenato  dal  conte  Nadasti,  e 
perchè  la  moglie  di  questi  salvò  1'  impe- 
ratore, morì  di  veleno  essa.  Nel  1670  i 
protestanti  d'  Ungheria  con  Francesco 
Racoczi  alla  loro  testa  si  mossero  a  sedi- 
zione, che  fu  calmata  colla  sommissione 
del  capo.  Nel  1671  i  magnati  esposero 
collegialmente  ed  energicunenle  a  Leo- 
j)oldo  I  vari  gravami,  e  speoiahneule  per- 
chè teneva  presidi!  tedeschi  m  Unghe- 
ria. In  lalecMcostanza  furono  giustiziali 
per  congiura  tramata  onde  sollevar  l'Un- 
gheria, i  con  li  Pietro  Serin,  Frances  o 
Cristoforo  Frangipani,  Tallembach     e 


UNG 

Nadasti,  Dopo  tali  esecuzioni  l'inipera- 
lore  riguardando  l'Ungheria  qual  paese 
di  conquista,  di  cui  avea  in  suo  potere 
tutte  le  piazze  forti,  abolì  la  carica  di  pa- 
latino sostituendovi  quella  di  viceré,  che 
conferì  a  Gio.Gaspard  «l'Ampringen  gran 
maestro  dell'  ordine  Teutonico,  Indi  gli 
ungheresi  risolverono  di  far  gli  ultimi 
sforzi  per  riacquistar  la  loro  libertà,  ri- 
bellandosi apertamente.  Il  conte  Emerico 
Tekeli  si  recò  in  Transilvania  presso  il 
principe  Francesco  R.acoczi,  genero  del 
decapitato  conte  Serio,  che  avea  armale 
i3  contee  dell'  alta  Ungheria  per  ìibe- 
railo  o  vendicarlo;  ed  inalberato  lo  sten- 
dardo della  ribellione,  parecchi  signori 
lo  raggiunsero,  e  tosto  ebbero  un'arma- 
ta ca[)ace  di  tener  fronteagl'imperiali.Ma 
i  loro  successi  si  limitarono  ad  escursio- 
ni d'alcuni  anni,contrabbilanciateda  per- 
dile: la  diserzione  di  Racoczi,  che  si  die 
all'imperatore, li  sconcertò.  Per  rimetter- 
si in  fiMze,  nel  1  677  il  conte  di  Bohun  gli 
condusse  6000  polacchi.  Essi  disfecero  il 
generale  Smith,  e  giunsero  a  contare 
1 8,000  uomini.  Nata  discordia  tra  Teke- 
li e  Vesselchi sul  comando,  prevalse  ih, 
e  mandò  il  2,°  prigione.  L'imperatore  ac- 
consentì a  tenere  nel  1682  una  dieta  a 
Oedemburgo  per  discutere  le  ragioni  de' 
malcontenti,  e  ne  fu  risultato  che  si  elesse 
palatino  il  conte  Paolo  Esterhazy  ;  fu  ri- 
stabilito il  governo  conforme  alle  leggi 
ea'giuramenli  de're,  che  avea  durato  per 
800  anni,  dopo  im'  interruzione  di  io  ; 
abolito  per  senìpre  il  preteso  diritto  del- 
l'armi, e  litrattate  tutte  le  passale  ingiu- 
stizie. Tekeli  essendosi  impegnato  co'tur- 
chi  nou  interverine  all'assemblea, e  co'Ioro 
soccorsi  continuò  le  ostilità.  Prese  Casso- 
via,  Leubschet,  Sipt,  Eperies,  eTockai  fu 
occu[)ata  da'tuichi.  Egli  era  già  padrone 
di  Munkats,  dote  di  sua  moglie,  indi  fece 
il  conepiisto  delle  città  di  montagna.  Ilsid- 
tano  avendolo  dichiarato  principe  d'Un- 
ghcrii,  fece  coniare  moneta,  il  cui  im- 
pronto portava  da  una  parte  le  parole  : 
Ilcncrìctis Comes  T(:kcli,princcjis  Hun- 


u  jy  G 

gariaeje  nel  rovescio  :  Pro  Deo,pro pa- 
tria, prò  liberiate.  Nel  1 683  essendo  spi  - 
rata  la  tregua  Ira  l'imperatore  e  il  sulta- 
no, questo  ricusò  di  prorogarla  e  dichia- 
lò  apertamente  la  guerra  a  Leopoldo  I, 
il  quale  si  collej^ò  col  prode  Giovanni  ll( 
le  di  Polonia.  Questa  fu  la  salvezza  del- 
l'impero.  Il  gran  visir  Rara-Mustafà, 
avendo  percorsa  l'Ungheria  alla  lesta  di 
200,000  turchi,  si  presentò  davanti  Vien- 
na. Mentre  assedia  va  questa  città,  il  valo- 
roso Carlo  V  duca  di  Lorena  s'impadro- 
nì di  Presburgo,  eh' erasi  posto  sotto  la 
prolezione  di  Ttkeli.  Contribuì  alla  libe- 
razione di  Vienna  Papa  Innocenzo  XF, 
collegalo  dell'imperatore  edel  re  polacco, 
sia  coll'imploralo  divino  aiuto,  sia  con  co- 
spicue somme  di  danaro,  per  cui  Leopol- 
do I  per  grato  animo  conferì  il  principa- 
lodell'imperoe  il  ducalosovriuiodel  iSVr- 
mio  alla  sua  nobilissima  famiglia  Ode 
scalchi (^r^.),coti  quell'altreeniinenti  pre- 
rogative principeschedichiarale  in  tali  ar- 
ticoli. A'7  ottobie,  dopo  levato  l'assedio 
di  Vienna,  l'eroico  Giovarmi  HI  attaccò 
i  Imchi  alla  vista  di  Carkan  presso  Stri- 
gonia,  e  perde  la  battaglia  con  rischio 
della  vita  per  troppa  precipitazione.  Però 
due  giorni  dopo  egli  se  ne  risarcì  nel  luo- 
go stesso,  avendo  fatto  a  pezzi  rannata 
ottomana,  validamente  secondato  dal  du- 
ca di  Lorena.  Ne'seguenti  anni  continuò 
la  guerra  con  nuovi  vantaggi  pe'crisliani. 
Nel  16^4  ''  tluca  di  Lorena  a'27  giugno 
disfece  i5,ooo  turchi  presso  Weitzen. 
Frattanto  Tekeli  avendo  inutilmente  ten- 
tato un  accomodamento,  continuava  a  di- 
fendei'si  colla  parte  de'malcontenti  rima- 
sliigli  fedele:  a'i8  settembre  nell'albeg- 
giare  del  giorno  fu  sorpreso  dal  general 
Schullz  e  si  salvò  in  camicia  sino  a  Cas- 
sovia.  Schullz  credè  che  a  questo  vantag- 
gio terrebbe  dietro  puco  dopo  la  presa 
d' Eperies,  ma  il  freddo  e  la  mancanza 
de'viveri  l'obbligarono  a  levarne  l'asse- 
dio. Avendolo  però  ripreso  nel  i685,  se 
ne  impadronì  l'i  1  agosto,  e  a'ig  il  duca 
di  Lorena  prese  d'assji Ito  Neuhausel.Nel- 


UNG  219 

l'ottobre  il  seraschiere  Heitam  pascià  di 
Varadino  fece  arrestar  Tekeli,  per  so- 
spetti inspiratigli  dal  conte  Caraffa  ge- 
nerale imperiale:  alla  nuova  di  sua  pri- 
gionia le  sue  truppe  sdegnate  si  dierono 
per  la  più  parie  all'esercito  imperiale, ed  a 
questo  pure  Cassovia  e  altre  piazze,  che 
slavano  per  Tekeli,  gli  aprirono  le  porte. 
Tekeli  fu  posto  in  hbei  là  d'ordine  di  Mao- 
metto IV,  il  quale  l'accolse  con  segni  di 
particolar  distinzione.  A'  2  settembre 
1686  Carlo  V  duca  di  Lorena  proda- 
mente  espugnò  Buda,  e  vi  rinvenne  en- 
tro una  gribbia  di  ferro  la  testa  del  gran 
visir  Rara-Mustaftì  fallo  strozzare  dal 
sultano,  e  fu  portata  a  Vienna  dal  car- 
dinal di  Rollonilz  arcivescovo  di  Colocza 
e  governatore  d'Ungheria,  di  cui  il  visir 
avea  promesso  di  recar  la  testa  al  suo  si- 
gnore. A'  20  ottobre  seguì  tra'  bellige- 
ranti altra  battaglia  nella  pianura  di 
Singcdoii  o  Schedili  (/'.)  o  Szegidin, 
Indi  a'  12  agosto  1687  i  duchi  di  Lo- 
rena e  di  Baviera  posero  in  rotta  nel- 
la pianura  di  Mohacz  80,000  turchi  co- 
niandati  dal  gran  visir:  il  frullo  di  que- 
sta vittoria  fu  1'  assoggettamento  della 
vSeliiavonia,  della  Transilvania  e  del  re- 
stante dell'Ungheria  a  Leopoldo  I;  ed  il 
duca  di  Baviera  fu  assai  benemerito  in 
quasi  tutte  quest'imprese.  Leopoldo  I,  al- 
tiero per  tante  prosperità, raccolsegli  sla- 
ti alla  dieta  di  Presburgo  il  3i  ottobre 
1687,  si  confermò  in  essa  1'  alto  d'  An- 
drea li,  tolto  l'articolo  del  piivilegio  di 
opporsi  agli  ordini  sovrani  lesivi  i diritti 
nazionali  ;  e  fece  dichiarai'  ereditaria  nel- 
la sua  casa  la  corona  J'  Ungheria,  nette 
due  linee  mascoline  de'  suoi  figli,  e  nel 
lem[)o  slesso  la  cede  al  primogenito  ar- 
ciduca Giuseppe  I  in  età  di  9  anni,  che 
fu  coronato  a'q  dicend)re  in  Presburgo. 
A*  17  getmaio  1688  capitolò  la  princi- 
pessa Teleki  a  Moutgatz  dopo  parecchi 
anni  di  blocco.  Nel  trattato  fu  stabilito: 
amnistia  per  la  guarnigione  e  gli  abitan- 
ti; che  la  principessa  e  i  figli  ch'ella  avea 
di  Racoczi  suo  1.°  sposo,  sarebbero  eoa- 


220  UNG 

tioiti  a  Vienna,  e  restituiti  i  beni  mobili 
e  iuuDubili.  Per  conseguenza  la  madre  e 
la  figlia  passarono  iu  un  monastero  di 
Vienna,  ed  il  figlio  Francesco  Leopoldo 
inandato  presso  i  gesuiti  di  Fraga  venne 
poi  rilegalo  a  Neustadt.  11  conte  GaraiFa 
prese  Alba  Reale  a' 19  maggio,  dopo  lun- 
ga difesa;  e  l'elettore  di  Baviera  conqui- 
stò colla  spada  alla  mano  Belgrado  as- 
sediata sin  da'21  agosto.  Questa  città  lu 
ripresa  da'  turchi  1'  8  ottobre  i6qo  col 
favore  dell'incendio  dato  a  un  magazzi- 
no di  polvere.  A'19  agosloiGc)  i  seguila 
battaglia  di  Salenkemen  tra  il  principe 
(li  Buda  e  i  turchi,  con  gran  carnificina 
«Ielle  due  parti  e  successo  didjbio.  il  ce- 
lebre principe  Eugenio  di  iS'rtvow  de'du- 
chi  di  Soissoiis,  l'i  I  settembre  1697  ri- 
porlo sui  turchi  la  strepitosa  vittoria  di 
Zaulc:n)a  la  gloria  di  cui  si  coprì  in  quel- 
la giornata  noi  mise  al  coperto  da'  colpi 
dell  insidia.  L' imperatore  avendogli  vie- 
tato l'impegnarsi  iu  un'  azione  generale, 
quelli  cheaveano  provocalo  taledisposi- 
'/ione  ottennero  al  ritorno  del  principe 
liugenio  iu  Vienna  che  venisse  posto  agli 
arresti.  Richiesto  di  suo  spada,  rispose: 
Eccola  poiché  la  domanda  l'imperatore  : 
essa  è  aiuor  fuuiaiite  del  sangue  nemico. 
Aceonsento  di  non  più  cingerla  ove  non 
j)ossa  adoprarla  ui  suo  servigio.  Leopol- 
«lo  1  rimase  tanto  commosso  da  questo 
trailo  generoso,  che  fece  tenere  al  prin- 
cipe uno  scritto,  autorizzandolo  d'allora 
in  poi  a  diportarsi  nella  guerra  in  quella 
guisa  che  stimasse  la  piìi  opportuna,  sen- 
ea potesse  in  veruii  lempo  venir  chiama- 
to a  giustificarla.  A'-aS  e  26  gennaio  1699 
si  segnò  a  Cailowilz  il  trattato  di  pace 
tra  Leopolilo  I  e  iMusUifà  lì,  col  quale 
r  iiuperalore  rientrò  in  possesso  della 
Transilvania, della  Cro/izia  eSchiavoma, 
e  di  lulta  rUngl.eiia  al  di  qua  .Iella  Sa- 
Va,  e  i  turchi  conservarono  Temeswar  in 
im  all'Ungheria  di  là  da  quel  fiume,  con 
the  furono  stabiliti  i  conlini  dell'impero 
Ullomano.  Innocenzo  XU  ne  rcsesolen- 
Ml  grazie  a  Dio,  e  donò  la  lluiU  d'oro  bc- 


UN  G 

ncdctla  (T.)  a  Guglielmina  Amalia  di 
Brunswick,  figlia  di  Gio.  Federico  duca 
d'Annover,  destinata  sposa  del  re  d'Un- 
gheria Giuseppe  I.  Fu  allora  che  i4oo 
famigliedi  malcontenti  ungheresi  e  tran- 
silvani  passarono  ad  abitare  in  Turchia. 
Il  principe  Francesco  Leopoldo  Racoczi 
a'9  novembre  1701  fuggi  dalla  prigione 
di  Neustadt,  e  si  recò  in  Ungheria  a  met- 
tersi alla  testa  degli  altri  malcontenti  re- 
stati in  Ungheria  e  Transilvania,  e  con 
essi  formare  un  nuovo  partito,  per  man- 
tener la  guerra  civile,  venendo  soccorso 
da  Francia  nel  1  yoS.  In  questo  morì  Leo- 
poldo i  e  divenne  imperatore  Giuseppe 
1  re  d'Ungheria  e  Boemia.  Leopoldo  I 
dalle  sue  3  mogli,  ebbe,  da  Margherita 
di  Spagna,  Maria  Antonietta  elettrice  di 
Baviera  ;  e  da  Eleonora  Maddalena  di 
Neuburgo,  Giuseppe  1  e  Carlo  VI  im- 
peratori, M.'*  Elisabetta  governatrice  de' 
Paesi  Bassi,  M.'  Anna  moglie  di  Giovan- 
ni V  re  di  Portogallo.  Mercè  una  con» 
venzioue  fatta  nel  i  7o3  co'suoi  due  figli, 
fu  stabilito  ,  che  le  figlie  di  Giuseppe  I 
primogenito  precedessero  sempre  e  in  oc- 
casione quelle  di  Carlo,  giusta  1'  ordine 
di  primogenitura.  Dipoi  l'elettore  di  Sas- 
sonia genero  di  Giuseppe  I,  si  giovò  di 
tal  convenzione  contro  la  regina  d'  Un- 
gheria figlia  di  Carlo  VI.  JNel  1707  Pa- 
pa Clemente  XI  ingiunse  con  grande  ar- 
dore al  cardinal  Cristiano  Augusto  di 
Sassonia,  arcivescovo  di  Slrigonia  e  su- 
premo cancelliere  del  regno,  di  opporsi 
energicamente  a'gravi  atteulati  fatti  da' 
magistrati  laici  nel  regno  all'autorità  ec- 
clesiastica, e  di  difendere  con  valore  la 
libertà  della  Chiesa  gravemente  offesa  , 
nella  ribellione  altresì  che  andavasi  tra- 
mando contro  l'iDìperatore  loro  re.  Il  Pa- 
pa ciò  fece  a  preghiera  di  Giuse[)pe  I,  on- 
de porre  un  argine  alle  turbolenze  e  agli 
sconvolgimenti  degli  ungheri,  ed  anco 
per  riguarilare  l'Ungheria  come  appar- 
tenente |)er  ispeciul  diritto  alla  piotezio 
ne  della  s.  Stìdt.  A  tale  elletlo  tornò  a 
scrivctepiumurosameuleal  curdiual  pri- 


U  NG 
mate,  non  meno  die  a'  vescovi  e  clero 
(rUogheiia,  liprovando  gravemente  gli 
ecclesiastici  implicati  in  tali  allentati  con  - 
tro  la  dignità  regia.  Per  uilimo  Clemen- 
te  VI  ammonì  seriamente  tutto  il  clero 
d'Ungheria,  di  opporsi  e  non  mai  accon- 
sentire all'elezione  d'un  nuovo  re,  minac- 
ciando a'  contumaci  le  pene  canoniche. 
Tutto  questo  fu  conseguenza  dell'opera- 
todel  Racoczi,  il  quale  nella  dieta  tenuta 
ad  Onod  dei  giugno  i  707,  osò  di  far  di- 
chiarare vacante  il  trono  d'Ungheria. Egli 
però  fu  sconfìtto  a'3  agosto I70<S  vicino 
a  Trenskin  da  I  general  Heisler.e  nel  1  7  i  i 
fu  obbligalo  d'abbandonar  l'  Ungheria. 
Nel  precedente  anno  Clemente  XI  con- 
cesse Speciali  facoltà  al  cardinal  di  Sas- 
sonia, perchè  come  primate  facesse  il  pro- 
cesso al    vescovo  d'  Erlan  sui  delitti   di 
cui  era  incolpato  di  lesa  maestà  e  di  ave- 
re eccitalo  dissensioni  nel  regno;  ma  gli 
ingiunse,  che  dopo  fatto  il  processo,  lo 
rimettesse  alla  s.  Sede,  la  qnnle  aviebbe 
imposto  al  vescovo  le  pene  a  misura  del- 
le sue  colpe.  E  siccome  il  vescovo  di  Va- 
l'adino  di  propria  autorità  nel  171  i  oc- 
cupò la  chiesa  d'Erlau  mentre  il  vesco- 
vo era  sotto  processo,  ClementeXl  pron- 
tamente  invilo  il  cardinale  ad  esortare 
l'usurpatore  di  lasciar  subilo  il  possesso 
preso  ingiuslauìente  di  quella  chiesa,  e 
di  pensare  di  proposito  alla  sua  coscien- 
za: allrellanto  scrisse  al  vescovo  di  Va- 
radino.  Nel   171  i  si  venne  ad  un  accor- 
do co'ribelli,  ed  inoltre  Racoczi  l\ì  obbli- 
galo ad  abbandonar  l'Ungheria;  mentre 
a'  17    aprile  morì  Giuseppe  I,  ed  a' 29 
l'imperatrice  vedova  Guglielmina  Ama- 
lia concluse  co'  malcontenti    un  trallato 
di    pace,  col   quale  furono  limcssi  negli 
antichi  loro  privilegi,  che  nel  1690  era- 
no stati  conservali  al  corpo  della  nazio- 
ne. Racoczi  e   alcuni   altri  protestarono 
contro  siftatlo  trattalo,  ma  l'accettazio- 
ne seguita  da' più  saggi  ne  assicurò  l'ef- 
fetto atteso  il  critico  momenlo.  Giusep- 
pe l  dall'inìperalrice  Guglielnùna  Ama- 
lia lasciò  Maria  Giuseppa  inarilata  con 


UNG  221 

Federico  Aiìgusto  III  elettore  di  Sasso- 
nia  e  re  di  Polonia;  e  IMaria   Amaliiì 
moglie  di  Carlo  Alberto  elettore  di  Ba- 
viera e  poi  imperatore  Carlo  Vii.  Con  suo 
testamento  Giuseppe  I  istituì  l'arciduca 
Carlo  di  lui  fratello,  pretendente  alla  suc- 
cessione della  monarchia  di  Snn^na(^1  .), 
in  erede  di  tutti  gli  stati  appartenenti  a 
casa  d'Austria.  A  vea  serijuneeite  disposto 
di  restituire  alla  s.  Sede  i  diritti  ad  essa 
appartenenti ^  ma  prevenuto  dalla  moite 
non  potè  eseguirlo,  per  cui  Clemente  XI 
si  rivolse  all'imperalrice  uìodre  Eleono- 
ra Maddalena  per  l'elFeltuazione.  Culo 
arciduca  d'Austria,  fratello  del  defunto, 
fu  coronalo  re  d'Ungheria  a  Preslnngo 
a'2  I  aprilei  7  1 2,  e  in  occasione  di  tal  ce- 
1  emonia  gli  ungheresi  lo  presenlaionodi 
un  bicchiere  vermiglio  alto  a  quanto  si 
dice  un'auna  e  mezzo,  e  d'una  borsa  con 
100,000  ducali.  A' 12  ottobre  fu  elevato 
al  trono  imperiale  col  nome  di  Carlo  \  I, 
favorito  da  Clemente  XI  per  impegnar- 
lo a  desistere  dalle  pretensioni  sulla  Spa- 
gna e  suoi  vasti  dominii,  per  la  pace  ge- 
nerale d'Europa,  e  poscia  l'aiutò  nelle 
guerre  co'lurchi,  contro  i quali  l'impera- 
tore  nel   1716  si  collegò  co'  veneziani.  I 
suoi  generali,  col  principe  Eugenio  alla 
testa,  sconfìssero  i  maomettani  tra  Pelcr- 
varadino  e  Salenkemen  a'5  agosto,uien- 
Ire  il  r  3  ottobre  presero  Temeswar,  l'ul- 
tima piazza  rh'  essi  possedevano  in  Un- 
gheria. Pi  ima  di  questa  2.'  vittoria  Cle- 
mente XI  inviò  in  dono  al  generalissimo 
principe  Eugenio  lo  Sincro  e  Berretto- 
ne  (lucali  henedelli  {^f.),  la  cui  solenne 
funzione  si  fece  nella  cattedrale  di   Gia- 
varino.  E  qui  mi  pi;ice  ricordare,  che  il 
Diario  di  Ronw  [J  ■) ,  ossia  il  giornale 
uflìciale  che  oggi  porla  il  nome  di  Gior- 
nale di  Roma  (pel  notalo  all'articolo  Pio 
IX),ebl)e  origine  in  occasione  della  guer- 
ra di   Ungheria  contro  i  turchi,  diretta 
dal  valoroso  principe  Eugenio,  incomin- 
ciandolo a   [ìiibblicare    Gio,    Francesco 
Chracas  stampatore   presso  s.  Marco  al 
Coi  so,  col  titolo  di  Diario  d'  Ln}^hiria, 


1^1  UNG 

Esso  non  ristampava  che  le  notizie  di 
Vienna,  e  le  prime  portano  la  data  dei 
5  agosto  1 716,  onde  dicevasi  nel  fronte- 
spizio :  in  Fienna  ed  in  Roma  ,  ma  nel 
17  iQCol  n."  3io  cominciò  a  dirsi  soltan- 
to in  Roma.  Prima  e  col  n.°  i  o5  del  1 7  1 7, 
olire  le  notizie  d'  Ungheria,  si  principiò 
ad  aggiungervi  la  descrizione  delle  fun- 
zioni ecclesiastiche  pontifìcie;  mentre  col 
n.°2 1  3  del  1 7  1 8  il  Diario  Romano  por- 
tò nel  frontespizio  il  titolo  di  Diario  Or' 
dinarìo.  Col  n.°273  del  17  19  per  la  pri- 
ma volta  si  aggiunsero  alle  nuove  d'Un- 
gheria ed  a  quelle  di  Roma,  alcuni  brevi 
articoli  di  notizie  estere  d'altre  parti,  ve- 
nendo il  frontespizio  del  n.°  279  ornato 
d'una  vignetta  o  fregio  di  fiori,  e  non  più 
d'emblemi  guerreschi  come  in  avanti  pei* 
allusione  alle  guerre  ungheresi.  Nei  1717 
seguì  la  battaglia  di  Belgrado,  ovai  tur- 
chi rimasero  sconfìtti  a'  16  agosto.  La 
città  si  arrese  agl'imperiali  due  giorni  do- 
po. In  conseguenza  della  pace  segnata  a 
Passaiowilz  tra  Carlo  VI  imperatore  e 
il  sultano  Acmet  111,  a' 21  luglio  17  18, 
l'imperatore  acquistò  le  città  e  i  Canati 
di  Teuieswar  e  di  Belgrado,  con  parte 
della  Servia.  Vedendo  Carlo  VI  di  non 
avere  successori  maschi,  nel  1713  avea 
piouìulgato  una  prammatica  sanzione, 
colla  quale  dispose  che  in  tal  caso  gli  suc- 
cedesse in  tutti  gli  stati  la  sua  figlia  pri- 
niogeuila  Maria  Teresa, esuoidiscendeu- 
li  |)er  ordine  di  primogeniturii:  la  fece  ri- 
conoscere da  tutti  i  suoi  stali,  e  l'Unghe- 
ria r  approvò  nella  dieta  tenuta  a  Pre- 
ibuiga  nel  1722.  In  conseguenza  delle 
mene  di  Francesco  Leopoldo  Racoczi,  già 
principe  di  Transilvania,  per  cui  fu  so- 
lennemente scomunicalo  daPapaClemen- 
le  XII,  come  incorso  nella  bolla  in  Coc- 
na  Domini^  per  aver  preso  le  armi  con- 
ilo il  le  d'Ungheria  e  iuìperatore  Carlo 
"\  1  e  obbrobriosamente  alleatosi  a'  tur- 
chi,  (jiiesli  nel  1737  riconiinciarono  la 
guerra  in  Lnghei ,«,  Carlo  V  1  ne  fu  stra- 
scinato da'suoi  impegni  colla  Russia,  ma 
«•gli  non  avcn  piìi  da  pone  allii  lista  del- 


UNG 

le  sue  armale  l'illustre  principe  Eugenio, 
il  terrore  dell'  impero  ottomano.  Nissa 
presa  a'28  luglio  dagl'imperiali,  fu  ritol- 
ta da'turchi  a'2  I  ottobre,  i  quali  inoltre 
espugnaronoOrsova  a'g  agosto  1 788. Indi 
gl'imperiali  sconfìssero  i  turchi  a  Rrotzka 
a'22  luglio  1739:  in  questa  giornata  fu 
tale  il  furore  mussulmano, che  si  vulero 
de'loro  morti  riempire  le  fosse  d'  un  ri- 
dotto per  impadronirsene.  Il  gran  visir 
di  Mahmoud  1  formò  l'assedio  di  Be'gra- 
do,  e  mentre  stava  davanti  questa  pia/.za 
entròsecolui  in  negoziazioni  de  Villeueu- 
ve  ambasciatore  di  Francia  presso  la  su- 
blime Porta,  incaricato  da  Luigi  XV  suo 
signore  a  farsi  mediatore.  Gli  riuscì  di 
determinarlo  a  rinunciare  al  conlinua- 
mento  de'suoi  conquisti, ed  anche  aqnel- 
lo  di  Belgrado.  Ma  la  precipitazione  del 
ministro  dell'imperatore  rese  inutile  quel 
pacifico  accordo.  Egli  acconsentì  sconsi- 
gliatamente alla  dedizione  e  cessione  di 
Belgrado.  Con  questa  condizione  furono 
segnati  i  preliminari  di  pace  dal  gran  vi- 
sir e  dal  conte  di  Neuperg  nel  campo  tur- 
co. Si  consegnò  a'iurchi  una  delle  porle 
di  Belgrado,  senza  aspettar  la  raliiica del- 
l'imperatore, e  cessarono  le  ostilità.  Con 
tinuava  intanto  la  negoziazione ,  e  non 
cessava  il  mediatore  da'suoi  buoni  uflizi, 
e  per  riparare  al  fallo  del  ministro  ale- 
manno, riuscì  almeno  ad  ottenere  che  fjs- 
sero  demolite  la  cittadella  e  le  fortifica- 
zioni di  Belgrado.  Fiualmeute  a'  22  set- 
tembre fu  concluso  e  segnalo  il  trattalo. 
Gl'iinperiali  cederono  Belgrado,  tutta  la 
Servia  e  la  Valacchia,  ed  i  turchi  dimi- 
sero tutte  le  pretensioni  suU'  Ungheria, 
abbandonarono  il  Banalo  di  Temeswar, 
ed  acconsentirono  che  il  Danubio  e  laSa- 
vi>  servissero  in  avvenire  di  confine  a'due 
imperi.  L'imperatore  con  lettera  circola- 
re a'suoi  ministri  presso  le  digerenti  cor- 
ti ,  si  lagnò  amaramente  della  condotta 
tenuta  da'conli  di  Wallis  e  ili  iXeupeig; 
ma  non  mostrò  minor  disposizioiien  man- 
tenere il  rovinoso  tiatlnlodi  pace,  e  in  ef- 
fcilu  si  fece  il  cambio  delie  rulifìche  a'5 


U  N  G  U  N  G                    253 

novembre  in  Costantinopoli  nel  palazzo  erede  tie'suoi  ampi  stali,  fu  coronala  le- 
tlell'  ambasciatole  di  Fidncia.  Carlo  VI  gina  d'Ungheria a'aSgiugnoi  741  inPre- 
lìece  arrestare  que'due  generali  e  islitu"i  sburgo,  dal  principe  primate  arcivescovo 
una  cuinuiissiuiic  per  fai  loro  il  processo,  di  Strigonia  Einerico  Esterhazy,  in  pre- 
ma morì  a  ^  lenua  nel  corso  della  proce-  senza  del  cardinal  di  Rollonitz  arcivesco- 
diira  a'20  ollobre  1740-  Clemente  XII  vo  di  Vienn.i,  del  nunzioapostolico  Pau- 
duranle  la  guerra  con  pubbliche  preghie-  lucci  Merlini  poi  cardinale,  oltre  l'amba- 
re  avea  invocalo  da  Dio  la  benedizione  sciatore  della  repubblica  di  Venezia.  È 
sulle  sue  armi ,  concedendo  all'  impera-  così  importante  !a  n.irrazioue  che  il  Ber- 
tore  120,000  fiorini  di  benefìzi  ecclesia-  caslel  ci  diede,  di  tpianlo  precede  e  ac- 
siici  di  lutti  gli  stali  a  lui  buggetli,  e  dal-  compagno  la  coronazione  di  M.'  Teresa, 
la  camera  apostolica  gli  iiuindòi  00,000  che  slimo  opportuno  di  compendiarlo,  e 
scudi,  olire  allri  3o,ooo  raccolti  da'car-  servirà  per  prendere  un' idea  del  ceremo- 
dinali  e  pielali.  Di  simile  operalo  de'l'api  piale  per  la  corouazioiiede'red'Unglieria, 
innuiiieiiibili  e.sempi  ce  ne  dà  la  stona,  e  di  cui  tante  volle  pai  lui,  massime  dicendo 
ne  liparlai  a  Tesoeiep.b  generale  ,  ra-  della  corona  di  s.  Slefano  1,  considerata 
gioiiHiido  del  benefico  uso  latto  da'  me-  dagli  ungheii  palladio  del  regno.  La  re 
desimi  del  le»oro  pontificio  0  erario  della  gina  insieme  al  granduca  suo  sposo  e  al 
cameia  apostolica.  Fatta  dipoi  la  pace,  pt'inci|)e  Carlo  suo  cognato  parlila  dn 
essendo  restala  una  3.'  parte  di  tali  sus-  Vienna,  fa  complimenlala  nel  castello  di 
sidi,  Clemente  XII  la  R-ce  disli  ibuire  al-  VVolfuil  dall'arcivescovo  di  Colocza,  Ga- 
le parrocchie  povere  d'Ungheria,  in  favo-  briele  Ermanno  Palacsicli,  unito  a'depu  - 
re  delle  quali  il  successore  Lenedetlo  XI V  tali  in  nome  degli  stali  d'  Ungheria  già 
applicò  la  multa  imposta  al  cardinal  Co-  radunati  a  Presburgo.  Proseguendo  il 
scia,  fatto  processar  da  Clemente  XII  per  viaggio,  due  aiiglia  lungi  da  Presbuigo 
abuso  di  potere  e  favore.  Carlo  VI  dalla  fu  solennemente  ricevuta  nella  tenda  pre- 
sua  moglie  Elisabetta  Cristina  di  Brun-  paratale,da'prelalie  dalla  nobiltà. llpri- 
swick  Wollleiibullelebbe  l'arciducaLeo-  mate  a  nome  della  nazione  fece  un  bre- 
poldo  pienujito  a  lui,  e  due  figlie,  la  ce-  ve  discorso  alla  regina.  Essa  vi  rispose  con 
leberrima  Maria  Teresa  die  avea  mari-  egual  brevità,  assicurando  gli  stati  della 
tata  nel  17 36  con  Francesco  duca  di  Lo-  sua  buona  grazia  e  della  sua  prolezione, 
rena,  nipote  del  celebre  Carlo  V,  e  nel  Fatto  dallo  stesso  primate  ilcomplimen- 
1737  giaiiduca  di  Toscana  (^.),alla  io  al  granduca,  entrò  questi  colla  regiiiii 
quale  Clemente  XII  donò  poi  la  Rosa  sua  sposa  in  carrozza,  e  si  avviarono  tui- 
d' oro  bcnedttla;  e  Maria  Anna  gover-  ti  verso  la  città.  La  cittadinanza  di  Pie 
natrice  de'l^aesi  Bassi,  «noglie  di  Carlo  di  sburgo  eia  sull'armi  schierala  dal  ponte 
Lorena, che  morì  nel  I  744- Carlo  VI  ter-  di  battelli  sino  alla  porta  di  Velerilz,  e 
minò  i  suoi  giorni  nel  momento  in  cui  ila  questa  sino  a  quella  di  s.  IMichele.  Fu 
stava  per  dare  l'ultima  mano  alla  pram-  |a  sovrana  ricevuta  alla i.''porla  dal  boi- 
niatica  sanzione  sulla  propria  successio*  gomaslro  della  città,  il  quale  aspeltavala 
ne,  volendo  far  eleggere  in  re  de'  roma-  alla  testa  delseiiato,edo[)o  un  bel  discor- 
ni il  suo  genero  granduca  Francesco.  Non  so  latino  le  presentò  le  chiavi  delle  por- 
lasciando  figli  maschi,  con  lui  si  estinse  la  te.  La  regina  rispose  nella  stessa  lingua, 
casa  d'  Habsburg  nella  linea  mascolina  j  e  gli  restituì  le  chiavi  dopo  averle  tocca- 
per  la  femminina  Francesco  divenne  lo  le  colla  mano  ilestra.  Indiai  suono  dei- 
stipite  della  nuova  casa  d'Austria-Lore-  le  campane,  di  limpaiii  e  di  trombe,  li 
na  o  Habsburg-Loiena,clie  gloriosamen-  regina  in  mezzo  a'senalori,che  fecero  due 
le  regna.  M.'"  Teresa  lusciatu  dal  padre  ale  alhi  carrozza,  attraversò  la  città,  e 


Ili  l^NG 

giunta  alla  porta  di  s.  Michele,  trovò  il 
primate  con  tutta  la  prelatura  in  abiti 
pontificali  ,  e  il  coiiianclanfe  del  castello 
(li  questo  gli  piesenlò  le  chiavi,  il  vesco- 
vo d'ErIau  pieseulolle  la  cicce  a  bacia- 
re, nelle  veci  del  primate,  che  non  potè 
fare  la  funzione  per  l'età  sua  troppo  a- 
vanzata.  Il  clero  poi  e  la  nobiltà  accom- 
pagnarono la  maestà  sua  alla  chiesa  del 
castello,  ove  lo  slesso  vescovo  intuonò  il 
Te  Deiini,  e  con  ciò  terminò  il  suo  pub- 
blico ingresso  in  Fresburgo.  Nel  dì  21 
giugno,  dopo  celebrata  la  messa  dal  pri- 
mate, gli  stali  d' Ufigherla  radunarousi 
nella  gran  sala  del  castello  alla  presenza 
della  regina  assisa  in  trono.  Il  cancelliere 
di  corte  li^ce  un  discorso  agli  stali  in  no- 
me della  regina  in  lingua  schiavona,  che 
fu  dalla  medesima  ripetuto  in  lingua  la- 
tina, assicurandoli  che  li  tratterebbe,  non 
come  regina, ma  qual  madre.  La  ringra- 
ziò il  primate  a  nome  degli  slati,  racco- 
mandandoli alla  sua  protezione,  e  prote- 
stò in  nome  d'ognuno  fedeltà  inalterabi- 
le alla  loro  sovrana.  Parlò  in  quell'occa- 
sione M."  Teresa  con  tanta  grazia  e  con 
un  tuono  di  tale  ingenuità,  benché  sovra- 
na, che  trasse  lagrime  d'allegrezza  dalla 
maggior  parte  dell'assemblea.  A'a'ì  la  re- 
gina nominò  palatino  dei  regno  d'  Un- 
gheria il  conte  Giovanni  Palfy,  e  gli  ag- 
giunse il  titolo  di  viceré.  Dopo  di  questa 
nomina  la  cittadinanza  di  Presburgo  pre- 
sentò alla  sovrana  il  solito  regalo  di  4 
l)ovi,  un  carro  di  vini,  fruiti  e  pesci  si- 
gnificanti i  principali  prodotti  del  regno. 
Nel  giorno  23  fu  fatto, secondo  l'uso  de- 
gli ungheri,  passeggiare  per  la  città  tra 
il  suono  delle  trombe,  un  bove  che  do- 
vea  essere  arrostito  intero  il  giorno  del- 
1  incoronazione,  avente  le  corna  dorate 
e  coperto  di  ghirlande  e  di  fiori."  Nello 
stesso  giorno  de'aB  da'cuslodi  a  tale  ef- 
fetto destinali  fu  levata  dalla  gran  torre 
la  real  corona  insieme  cogli  altri  orna- 
menti, e  la  spada  di  s.  Stefano  1,  e  porta- 
la negli  appartanienli  della  regina.  Non 
\'i  è  popolo  al   mondo  che  abbia  mag- 


UNG 

gior  rispetto  degli  ungheri  alla  regia  co- 
rona, considerandola  essi,  non  come  un 
puro  ornamento  del  capo  de'Ioro  re,  ma 
come  una  gioia  discesa  dal  cielo,  e  però 
la  nominano  V Evangelica  Coro/21^. Egli- 
no non  riconoscono  punto  per  loro  re  chi 
non  abbiasi  posta  sul  capo  quell'identica 
corona,  né  registrano  negli  statuii  del  re- 
gno le  ordinazioni  d'un  loro  sovrano,  fin- 
ché non  abbia  colle  solile  cereoionie  ri- 
cevuto quel  diadema".  Giunto  il  giorno 
2  5  di  giugno,  destinato  per  la  ceremonia 
della  coronazione,  i  custodi  aprirono  di 
buon  mattino  la  cassa ,  e  ne  trassero  la 
sagra  corona,  collocandola,  cogli  altri  or- 
namenti reali,  sopra  un  altare  dentro  la 
sagrestia,  e  rimanendovi  anch'essi.  Mez- 
z'ora dopo  unironsi  gli  stati  a  cavallo  nel 
palazzo  del  palatino,  che  li  condusse  nel 
castello,  dov'eransi  già  ridotti  i  principi 
e  i  ministri  della  corte.  I  vescovi  e  prela- 
ti, ch'eransi  pure  riuniti  nel  palazzo  arci- 
vescovile del  primate,  portaronsi  seco  lui 
alla  chiesa  di  s.  Martino,  ove  vestironsi 
pontificalmente ,  per  ricevere  la  regina, 
che  infatti  giunse  poco  dopo  in  abito  al- 
l'unghei  a  di  drappo  d'argento  bordato 
d'oro,  coperto  di  brillanti,  di  rubini  e  di 
smeraldi,  e  con  altra  corona  in  capo  guar- 
nita di  pietre  preziose.  1  magistrali  ac- 
compagnarono la  regina  col  capo  scoper- 
to dalla  porla  di  s.  Michiele  ,  sino  alla 
porta  della  mentovata  chiesa,  ove  fu  ri- 
cevuta dal  primate  e  da'prelali,  trovan- 
dovisi  anche  il  cardinal  arcivescovo  di 
Vienna,  il  nunzio  apostolico  e  l'amba- 
sciatore veneto.  Condolla  con  tutto  l'ac- 
compagnamento verso  l'altare  maggiore, 
si  pose  la  regina  in  ginocchio  verso  l'ul- 
timo gradino.  Allora  il  principe  primate, 
dandole  a  baciar  la  Croce,  le  fece  un  bre- 
ve discorso  circa  il  buon  govcruo  de'suoi 
popoli.  Il  maresciallo  lenendo  la  spada 
in  mano  si  pose  con  j  bandiere  al  cor- 
no dell'epistola,  ed  il  palatino  con  altre 
5  bandiere  a  (juello  del  vangelo.  Pre- 
sentatole dal  primate  il  libro  degli  Evan- 
geli, ella  vi  pose  le  dita,  e  giurò  d'esser- 


U  N  G 

vare  gitisllzia  e  pace.  Il  primale  lesse  al- 
lora un' orazione  ad  alta  voce,  e  la  reai- 
Ila  si  p(jse  a  sedere  sul  suo  trono.  S'  in- 
luoiiarono  le  litanie  de' santi,  e  quando 
si  giunse  al  versetto,  iil  oiniiihns  fideli- 
ìiiis  (/rpuictìs,  i  due  vescovi  assistenti, 
cioè  di  Colocza  e  d'ErIau,  levarono  la  re- 
gina e  la  coiidiissero  dietro  l'aitare  ac- 
compagnata dalle  sue  dame,  [)er  prepa- 
rarla a  ricevere  la  sagra  unzione.  Fatto 
ciò  ,  i  medesimi  prelati  lu  ricondussero 
all'altare,  dove  il  primate,  stando  m  cor- 
/ìli  lù'aiìgclii,  le  unse  la  spalla  destra  con 
l'olio  santo,  e  poi  le  unse  il  petto,  reci- 
tando le  consuete  orazioni.  Piilurnòla  re- 
gina dietro  l'altare  per  essere  asciugata, 
e  (]uiiidi,  ricondotta  sul  trono,  le  Cu  po- 
sto il  manto  sopra  le  spalle,  e  s'incomin- 
ciò la  messa.  Dopo  l'Epistola  lu  essa  con- 
dotta all'altare  maggiore,  ove  stando  in 
ginocchio,  dal  vescovo  d'Erlau  celebran- 
te, invece  del  primate  che  non  polca  can- 
tare per  la  sua  età,  ricevette  la  spada  nu- 
da, dicendole  queste  parole;  Accipe  già- 
diluii  sanctuni  nmiiiis  a  Deo,  in  quo  con- 
cidi's  adxersarics  popidi  Dei  Israel,  Pu- 
posla  la  spada  nel  fodero,  la  reguia  se  la 
cinse,  e  poi  voltatasi  al  popolo,  la  trasse 
fuori  e  vibrò  in  aria  3  colpi  in  forma  di 
croce,  per  dinotare  ch'ella  sarebbe  sem- 
pre pronta  a  difendere  l'onore  della  cat- 
tolica religione:  la  ripose  indi  nel  fodero 
e  tornò  ad  inginocchiarsi.  Allora  il  prin- 
cipe primate  le  pose  sul  capo  1'  angelica 
corona,  lo  scettro  nella  destra,  e  il  glo- 
bo nella  sinistra.  Ricondotta  in  tal  forma 
sul  trono,  quivi  fu  auteulicamente  posta 
in  potere.  Datosi  il  segno  dal  palatino, 
s'  intuouò  il  le  Dcuin,  al  riutbombo  di 
timpani  e  di  trombe,  alle  scariche  della 
moschetteria  e  del  cannone,  alle  voci  di 
tutta  la  gente  che  gridò  più  volte:  Viva 
la  Piegina.  li  vescovo  d'Erlau  lesse  le  so- 
lite orazioni,  e  cantò  il  Vangelo,  che  fu 
dato  Slibito  a  baciare  alla  regina.  Si  con- 
tinuò la  messa  e  finito  il  Credo  fu  con- 
dotta all'altare,  dove  inginocchiatasi  of- 
frì alcune  monete  d'oro  in  un  bacile  d'ai- 

VOL.   LX)i.XllI. 


genio,  e  ritornò  sul  trono.  Alla  elevazio- 
ne, (|iielli  che  portavano  1'  insegne  reali 
le  posero  a  lena,  (|uindi  alzandole  arri- 
vati alla  comunione,  le  si  levò  la  corona 
di  ca[)0,ed  accostatasi  all'altare  fu  comu- 
nicala dal  prelato  che  ulfiziava^indi  ritor- 
nò al  trono  e  le  fu  riposta  sul  capo  la  co- 
rona. Finita  la  messa,  creò  la  regina  48 
cavalieri,  tutti  ungheri.  Uscita  dalla  cat- 
tedrale passò  alla  chiesa  de'gesuitì,  indi  a 
quella  de'lraticescani, accompagnala  sem- 
pre daprelali.  Questi  montati  a  cavalla 
cogli  abiti  ponlilìcali  e  colle  mitre  in  le- 
sta, la  condussero  ad  un  [lalco  eretto  nel- 
la gran  piazza  della  città,  sopra  a  cui  a- 
scesa  giurò  alla  presenza  del  popolo  di 
mantenere  la  libertà  della  nazione,  con 
questa  formola.  »  JNoi,  Maria  Teresa  ec. 
giuriamo, per  Idilio  vivente,  per  la  li. Ver- 
gine sua  Madre  e  per  tulli  i  Santi  del  pa- 
radiso, che  conserveremo  tutte  le  chiese 
al  culto  di  Dio  consagrale;  che  manter- 
remo lutti  li  signori  prelati,  nobili,  città  e 
comunità  dell'  Ungheria  e  tulli  gli  abi- 
tanti della  medesima  nelle  loro  franchi- 
gie, libertà,  esenzioni,  diritti  e  privilegi; 
che  custodiremo  tulli  gli  usi  antichi  e  co- 
slumi  di  questo  regno  generalmente  ap- 
provati ;  che  renderemo  a  tutti  giustizia 
secondo  le  leggi  del  paese,  e  che  osserva - 
remoinviolabihnente  il  decrelodel  re  An- 
drea". Il  popolo  rinnovò  allora  i  segni  di 
sua  esultanza,  gridando:  Viva  la  Regina. 
Questa,  scesa  dal  palco,  fu  condotta  ver- 
so la  collina  di  Koeiisberg,  alle  falde  del- 
la quale  montò  sopra  un  cavallo  nero 
guernito  all' unghera.  Con  coraggio  più 
che  femminile  ascese  la  montagna  di  ga- 
loppo, e  trattasi  dal  fianco  la  spada,  ta- 
gliò r  aria  in  croce  verso  le  4  parli  del 
mondo,  per  significare  che  difenderebbe 
quel  suo  regno  contro  i  suoi  nemici  da  o- 
gni  parte;  e  finita  questa  ceremonia,  po- 
stasi in  sedia,  ritornò  al  castello  con  tut- 
to l'accompagnamento.  Cocuparve  poi 
nella  sala  del  banchetto,  e  si  pose  a  tavo- 
la colla  corona  in  capo  e  col  manto  che 
la  tiadizluue  del  paese  fa  credere  essere 
i5 


2iG  UNO 

quello  di  s.  SleKmo  I  re.  A  questa  men- 
sa reale  assisterono  l'arciduchessa  sua  fi- 
glia, il  duca  di  Lorena,  gli  arcivescovi  di 
Strigoniaedi  Colocza,  ed  il  palalino.  Se- 
deva la  regina  soUo  un  baldacchino  ,  e 
siccome  la  tavola  era  fatta  in  forma  d'un 
T,  ella  ne  occupò  la  lesta  e  gli  altri  6  si 
posero  nel  tronco,  3  per  parte.  Seduta 
die  fu  la  sovrana  le  tolsero  di  capo  la  co- 
rona e  la  posero  sopra  un  bacile  d'  oro. 
Prima  di  prendere  cibo,  il  palatino  le  die 
l'acqua  da  lavarsi  le  mani,  ed  il  prima- 
te presentollerascingatoio. Finito  il  pran- 
zo, gli  ornamenti  reali  furono  riposti  nel- 
la cassa,  che  fu  sigillala  e  ricondotta  nel- 
la gran  torre  da'custodi,  da' commissari 
e  da' magnali.  L'egregia  Maria  Teresa, 
njenlre  una  gran  parie  di  Germania^  so- 
stenuta dalla  Francia,  dava  opera  per 
ispogliarla  insieme  ad  altri  stali  di  casa 
i\' Austria,  per  abbassar  l'anlica  sua  ri- 
vale, argomento  discorso  in  tali  articoli  e 
in  (juelli  de'  possenti  pretendenti  e  altri 
avversari,  dichiarò  il  marito  correggente 
di  tulli  gli  slati  Austriaci.  La  pramma- 
tica sanzione  di  Carlo  VI  disponeva  che 
le  sue  figlie  gli  sarebbero  succedute,  in 
preferenza  a  quelle  di  Giuseppe  I  suo  fra- 
tello; il  che  avea  fallo  approvare  da'ma- 
riti  delle  sue  nipoti ,  gli  eiellori  di  Sas- 
sonia e  di  Baviera,  e  ciò  sotto  la  guaren- 
tigia delle  principali  potenze  d'  Europa. 
Nondimeno  la  prammatica  sanzione  si 
volle  considerare  come  non  avvenuta.  U 
i.°de'pretendenti  a  disputare  il  retaggio 
de'suoi  avi  fu  l'elellore  di  iJaviera,  imi- 
lato  da  ([uello  di  Sassonia,  Filippo  V  re 
di  Spagna  reclamò  le  corone  d'Ungheria 
e  di  IJoemia,  il  re  di  Sardegna  il  ducato 
di  IMilano.  Tulli  parlavano  in  nome  del- 
I  arciduchesse  auslriache  loro  uiogli  o  lo- 
ro uiachi.  Intanto  IM.'  Teresa  adunali  in 
Piesburgo  i  4  ordini  del  regno  ungari- 
co, si  presentò  loro  con  una  berretta  in  te 
sia  all'  nnghera  ,  lenendo  tra  le  braccia 
il  suo  primogenito  Giuseppe  11  ancora  in 
fascie,  e  parlò  loro  Ialino,  the  conosceva 
peilèltameutc,  con  quella  grazia  e  quel- 


U  N  G 

l'aria  di  grandezza  e  di  maestà  che  furo- 
no sempre  proprie  di  quella  sovrana:  y^i- 
handonata  (laminici  amici , perseguitata, 
dattilici  nemici,  attaccata  da'  miei  piìi 
stretti  parenti,  non  ho  altro  espediente 
che  nella  vostra  fedeltà,  nel  vostro  cO' 
raggio  e  nella  mia  costanza.  Pongo  nel- 
le vostre  mani  la  figlia  e  iljìglio  dei 
vostri  re, che  attendono  da  voi  soli  la 
loro  salvezza.  Tulli  i  palatini  commos- 
si da  tale  spettacolo,  snudarono  le  scia- 
bole gridando  coli'  entusiasmo  della  di- 
vozione più  sincera;  Morianiur  prò  Re- 
gè  nostro  Maria  Theresia.  Il  nome  di 
re  dato  dagli  ungheri  a  M.'  Teresa  si  fon- 
da sopra  due  anteriori  esempi  :  Maiia 
d'Angiò  nel  secolo  XIV,  ed  Elisabetta  di 
Luxemburgo  nel  XV  ,  furono  intitolate 
Rex  in  vari  alti  pubblici.  Non  erano  20 
anni  che  l'imperatore  Carlo  VI  avea  ot- 
tenuto dagli  stati  d'Ungheria,  che  il  di- 
rillo  di  successione  al  trono  sarebbe  esle- 
so alle  donne.  Molli  palatini  e  nobili  si 
ricordavano  ancora  che  lo  slesso  principe 
avea  riconosciuto  nella  sua  esaltazione  il 
diritto  d' elezione  della  dieta,  se  moriva 
senza  lasciar  prole  maschia.  La  parola  di 
regina  essendo  inusitata  tra  essi  ,  come 
sovrano,  vollero  soltanto  acclamare  M." 
Teresa  erede  de' loro  le.  Sempre  sul  ce- 
dro sarà  scolpito  così  memorabile,  nobi- 
le e  generoso  entusiasmo  degli  unghere- 
si per  l'uniforme  volo  [)ieno  di  ardore 
marziale,  che  pronunziarono  a  sosteoi- 
menlodi  quella  M.^TeresajChe  a  sì  giusto 
titolo  si  meritò  d'esser  chiamata  :  Madre 
della  Patria.YWdi  era  allora  gravida,  né 
era  scorso  molto  tempo  dacché  avea  scrit- 
to a  Carlotta  d'Orleans  duchessa  di  Lo- 
rena sua  suocera:  Ignoro  ancora  se  mi 
resterà  una  città  in  cui  possa  partori- 
re. Tra' suoi  più  polenti  avversari  per 
smembrarle  la  monarchia, ebbe  Carlo  e- 
letlore  di  Baviera,  che  ad  onta  del  pacili- 
co  intervento  di  Benedetto  XIV  premu- 
rosissimo per  la  regina  e  nobilmente  per 
essa  interessato,  facendo  valere  le  sue  pre- 
tensioni coll'armi  s'impadrunì  di  Proga 


U  N  G 

col  soccorso  cle'fiancesi,  e  vi  fu  acclama- 
to re  di  Boemia  a'7  dicembre  i  74',  in- 
di col  nome  di  Carlo  VII  eletto  inipe- 
ralore  a'24  gennaio  1742  e  colonato  ai 
12  l'ebbraio.  In  tale  stato  M."  Teresa  at- 
tizzava lo  zelo  de' suoi  prodi  ungheresi, 
rianimava  in  suo  favore  l' Inghilterra  e 
r  Olanda,  negoziava  col  re  di  Sardegna 
e  le  sue  provincie  le  fornivano  milizie. 
L'Ungheria  ,  che  in  diverse  epoche  non 
era  slata  pe'suoi  antenati  se  non  un  tea- 
tro di  guerre  civili,  di  l'esistenza  e  di  pu- 
nizione ,  n)irabilu)ente  divenne  sin  da 
quell'istante  per  lei  un  regno  unito,  po- 
polato tutto  di  suoi  difensori.  Tremila 
gentiluomini  ungheresi,  che  aveano  ser- 
vito nella  Slesia  sotto  il  conte  di  INcnperg, 
montfli'onoa  cavallojil  loro  esempio  tras- 
se seco  tutto  il  resto  della  nobiltà.  Gli  sta- 
ti di  Croazia  somministrarono  12,000  uo- 
mini e  promisero  far  leva  di  nuovi  reggi- 
menti. La  legina  accordarido  la  libertà  a 
tutti  i  Servi  che  si  armassero  in  sua  dife- 
sa, ottenne  che  accorresse  d'ogni  pnrte  in- 
finito numero  ad  arrolarsi.il  clero  le  for- 
nì generosamente  somme  considerevoli. 
Il  suo  nome  di  già  celebre,  e  la  storia  del- 
le sue  sciagure  giunta  sino  al  fondo  del- 
la Schiavoiiia  e  sulle  sponde  della  Orava, 
ìnfianimarono  gli  abitanti  di  quelle  con- 
trade dell'enlusiasnìo  guerriero  che  ani- 
mava tutti  i  suoi  sudditi.  T3a  quelle  regio- 
ni quasi  selvagge  sbucò  eserciti  di  trop- 
pe leggere,  tanto  conosciute  dipoi  sotto 
il  nome  di  Pandori  e  di  Tolpaiski,  il  cui 
sorprendente  valore,  il  singolar  vestire  e 
il  terribile  aspetto  sparsero  dovunque 
spavento  ,  e  scùl[)irono  per  lunga  pezza 
nello  spirito  de'nemici  della  regina  la  me- 
moria della  loro  figura  e  delle  loro  ge- 
sta. Vidersi  perfino  presso  lo  straniero 
prove  non  equivoche  del  vivo  interessa- 
mento che  de'privali  piendevano  alla  si- 
tuazione di  I\i.''  Teresa.  Le  principali  da- 
me inglesi  adunate  dalla  duchessa  di 
Marlborough,  si  tassarono  per  la  somma 
di  100,000  sterlini,  a  lei  offrendola  a  ti- 
tolo di  gratuito  dono.  Ella  ebbe  la  gene- 


UNG  227 

rosità  di  ricusarla,  non  volendo  altri  sus- 
sidii  che  quelli  i  quali  ella  atlendevasi 
dalla  nazione  raccolta  in  parlamento.  Il 
suo  coraggio  In  soccorse  al  pari  de' suoi 
sudditi  ed  alleati.  Morto  a  Monaco  Car- 
lo VII  a'20  gennaio  I  74'i,  M.^  Teresa  vi- 
de a'  i3  settembre  eletto  imperatore  a 
Francfort  il  marito  Francesco,  malgrado 
l'opposizione  dell'elettore  Palatino  e  del 
re  di  Prussia  Federico  11  il  Grande,  che 
contendevano  alla  legina  l'uso  del  diritto 
elettorale  del  régno  di  Boemia.  M.^  Te- 
resa recatasi  a  Francfort  fu  testimonio 
del  trionfale  ingresso  del  suo  sposo.  Fi- 
nalmente dopo  una  guerra  d'Sanni  giun- 
se a  concludere  una  pace  vantaggiosa  ai 
18  ottobre  I  74B  ad  Aix-la-Chapeile,  che 
restituita  la  tranquillità  all'Europa,  ga- 
rantì all' imperatrice  regina  M.'^  Teresa 
il  possesso  dell*  immensa  eredità  trasfu- 
sale da'suoi  maggiori.  Il  ristdiainento  di 
sì  gran  lotta  frullò  alla  Prussia  parte 
della  Slesia  e  la  conica  di  Glul/,  alla  Spa- 
gna i  ducali  di  Parma  e  Piacenza,  con- 
tro di  che  protestò  Benedetto  XIV  come 
appartenenti  alla  s.  Sede,  avendo  già 
mandalo  a  M."  Teresa  le  Fascìe  benedel- 
te  (  V.)  pel  suo  priuìogenito,  di  cui  col  re 
di  Polonia  era  stato  padrino,  rappresen- 
tato nella  funzione  del  battesimo  dal  car- 
dinal ili  Kollonitz  arcivescovo  di  Vienna. 
L'  impeiatore  si  die  ogni  cura  di  rista- 
bilir l'armonia  Ira'mentbri  del  corpo  ger- 
manico e  riparare  a'mali  causali  all'im- 
pero dalla  guerra.  Ad  istanza  di  M.'  Te- 
resa nel  I  747  BenedettoXI  V  cieòcardi- 
naie  Mario  Millini,e  la  regina  lo  dichia- 
rò suo  particolare  ministro  in  Roma;  poi 
pretese  die  dal  cardinalato  fosse  escluso 
Stoppani,  pei-  aver  favorito  l'elezione  di 
Carlo  VII  nella  dieta  di  Francfort,  ma 
il  Papa  non  ammise  le  sue  brame;  bensì 
la  compiacque  con  elevare  alla  porpora 
Tiautshon  suo  intimo  consigliere,  e  de 
llodt.  llsuccessoreClemenleXIII  col  bre- 
ve Charissìina  in  Cliristo  Filia,  de'  1  9 
agosto  I  758,  Bull.  ììoni.coìiL  t.i,  p.  20, 
e  coirallocuzioneiS'/ (y(;//??////^/v, prouuu- 


228  UNG 

ziala  in  concistoro,  loco  cit.,  p.  4^.  '"'" 
novo  ad  essa  ed  a'  re  d'  Ungheria  suoi 
successori  il  titolo  perpetuo  di  Regina  A- 
voslolica  e  di  Re  J/wstolico,  eiì  uscen- 
do in  pubblica  forma  farsi  portare  da  un 
\escovo  la  croce  astata.  JNel  ijoS  una 
nuova  guerra  destatasi  in  Gern)ania  du- 
rò 7  anni,  e  finì  colla  pace  d'fluberlsbur- 
go  a' 1 5  febbraio  1763  tra  l'imperatore  e 
la  regina,  ed  i  re  di  Polonia  e  di  Prussia. 
IVel  1764  M.'  Teresa  pubblicò  1'  Iria- 
niiiiii,  col  quale  stabilì  le  relazioni  fra  i 
possessori  de'fondi  e  gli  agricoltori  fissi 
nell'Ungheria.  IMorto  a' 17  agosto  1765 
l'imperatore  Francesco  I  ,  con  profondo 
dolore  di  M.'  Teresa,  gli  successe  nell'im- 
pero il  figlio  Giuseppe  I  già  re  de'ro ma- 
ni, e  nell'anno  stesso  la  madre  lo  dichia- 
rò correggente  degli  stati  ereditari  di  casa 
d'  Austria.  M.^  Teresa  illustre  sovrana, 
gloria  del  suo  sesso  ,  modello  delle  regi- 
ne, delle  spose  e  delle  madri,  per  la  sag- 
gezza del  suo  governo,  pel  suoaujor  con- 
iugale, per  la  sua  materna  tenerezza,  e 
la  sua  bontà  verso  gli  sciagurati ,  morì 
assai  compianta  a'29  novembre  i  780,  es- 
sendo adorata  dalla  sua  famiglia  e  da' 
suoi  popoli,  dopo  64  anni  d'età  e  4o  di 
regno.  11  suo  corpo  fu  sepolto  nelle  tom- 
be imperiali  a'  cappuccini  di  Vienna  ,  il 
suo  cuoreagli  agostiniani  scalzi  della  stes- 
sa città,  ed  i  suoi  visceri  nella  metropo- 
litana. Giuseppe  1  le  successe  nel  regno 
d'Ungheria  e  nel  rimanente  de'suoi  sta- 
li, fece  trasportare  da  Presburgo  a  Vien- 
na la  corona  di  s.  Stefano  1,  e  finì  i  suoi 
giorni  aVienna  a'20  febbraio  i  790,  dopo 
aver  sconvolto  la  monarchia  con  deplora- 
bili innovazioni  ecclesiastiche, ora  abolite 
col  felice  concordato  concluso  dall'  im- 
peratore che  regna  colla  s.  Sede,  il  qua- 
le riporterò  a  Vienna.  Giuseppe  11  non 
SI  curò  di  farsi  coronare  re  d'Ungheria, 
e  promulgò  varie  leggi  per  sollevare  i  con- 
tadini della  nazione:  i  magnati  se  ne  of- 
fesero  e  niinacciarono  gravi  turbolenze. 
Riferisce  l'annalista  Coppi,  che  Giusep- 
pe li  nel  i-i)o  tornò  u  Vienna  iutèrmo 


U  N  G 

dall'Ungheria,  non  si  sa  bene  se  con  ve- 
ra ftisi  o  per  bile  esaltata  e  corrotta;  cer- 
tamente il  male  grave  in  se  stesso  fu  ac- 
cresciuto dalle  afflizioni  dell'animo.  Poi- 
ché altamente  lo  costernavano  la  rivolu- 
zione i\e  Paesi  Bassi  (/  .),  le  lurbolen* 
ze  di  Francia  per  l'angustie  della  regi- 
na sua  sorella,  e  il  fermento  dell'Unghe- 
ria, pel  malcontento  de'nobiii  per  le  di- 
sposizioni da  lui  date  a  fine  di  sollevar  la 
classe  del  basso  popolo  quasi  schiava,  e 
gli  emissari  prussiani  ne  fomentavano  la 
rivolta,  come  si  credette.  Non  lasciando 
prole  Giuseppe  II,  il  fratello  Leopoldo  11 
granduca  di  Toscana  (F.)  divenne  re 
d'Ungheria  e  di  Boemia,  sovrano  degli  al° 
tri  stali  austriaci,  e  fu  eletto  imperatore, 
volgendo  le  prime  cure  sulla  guerra  con- 
tro i  turchi,  co'quali  si  pacificò  nel  marzo 
I  79  I  pel  trattalo  di  Reichenbach.  Tran- 
quillò gli  ungheresi,  approvando  64  Po- 
stulata,che  gli  aveauu  presentalo  al  suo 
avvenimento  al  trono  ungarico;  e  riman- 
dò in  Ungheria  la  corona  di  s.  Stefano  I. 
JMoiì  il  •."marzo I  792.  Ebbe  a  successo- 
re il  primogenito  Francesco  11,  che  fu 
inaugurato  e  ricevè  l'omaggio  a  Vienna 
a'i5  aprile, coronato  re  d'Ungheria  uBu- 
da  a'9  giugno;  eletto  imperatore  nel  dì 
precedente,  ne  ricevè  la  corona  a  Frane- 
fori  a'  i4  big'^^j  quale  re  di  Boemia  fu 
coronato  a  Praga  a'g  agosto,  si  dichiarò 
imperatore  d'Austria  l'i  i  agosto  i8o4 
col  nome  di  Francesco  I ,  e  rinunziò  la 
dignità  d'imperatore  de'romani  a"6  ago- 
sto 1 806.  Nelle  famose  guerre  combattu- 
te con  Napoleone  I,  gli  ungheresi  dierono 
nuovi  eminenti  saggi  di  loro  divozione 
alla  monarchia  austriaca,  e  si  mostraro- 
no viilidi  sostegni  della  medesima.  Allor- 
quando Napoleone  I  giunse  col  suo  eser- 
cito vittorioso  a  Vienna  nel  1809,  a'i5 
maggio  diresse  agli  ungheresi  un  procla- 
ma in vilandoli  a  separarsi  dall'impero 
Austriaco, ed  eleggersi  un  re  proprio  eiu- 
dipendenle.  IMeiiIre  nello  slesso  anno  per 
la  vittoria  riportata  a  Wagrain  a' tì  lu- 
glio poteva  disporre  dell'impero  Austria- 


UNG 

co,  Napoleone  I  vaglieggiò  per  qualche 
lempo  l'iilea  di  diviileie  le  tre  corone  che 
lo  componevano,  ma  poi  si  limitò  ad  in- 
debolirlo. Nella  biogralìa  di  Pio  Vllnav- 
rai,e  meglio  si  può  leggere  nella  T'ita  di 
Pio  T  lidi  E.  Pistoiesi^  t.  4,  p.  Jy,  che 
nel  1 8 1 4  dopo  la  deportazione  ritornan- 
do da  Savona  alla  sua  sede  Pvoma  ,  al 
Taro  fu  accolto  ossecpiiosamentedal  reg- 
gimento ungherese  del  celebre  e  valoroso 
conte  Radetzky,  e  la  cavalleria  austriaca 
ungherese  l'accompagnò  nel  viaggio  e  nel 
trionfale  Ingresso  solenne  in  /io/»//,  co- 
mandata dal  colonnello  Sigismondo  de 
Oppitz,  e  poi  servai  di  gnardia  d'onore 
nelle  funzioni  che  celebrò  il  Papa.  Nel- 
r  ottobre  dimorando  nella  villeggiatura 
di  Castel  dandolfo,  il  Papa  volle  dare  un 
solenne  attestato  di  riconoscenza  e  di  af- 
fezione al  detto  l'eggimento  ungaro,  on- 
de a'27  benedì  nella  cappella  una  nobi- 
le e  ricca  bandiera  e  gliela  donò.  Ivi  de- 
scrissi che  vi  fece  esprimere  la  Beala 
V'ergine  col  divin  Figlio,  con  l'epigrafe  : 
l/iigariae  Patrona  Piani  eornitalnr  ad 
Urhcni.  O  Felix  tanto  Roma  sub  aii- 
spieio.  Grato  l'imperatore  Francesco  I, 
mandò  al  l^apaioo  cavalli  scelti  da'reg- 
gimenli  ungheresi,  con  altrettante  pisto- 
le e  sciabole  dritte  pe' dragoni,  e  2000 
fucili  per  la  fanteria.  Pio  VII  accompa- 
gnò il  dono  col  breve iT//j/7  tinquam,  de' 
2  novembre  18  (4>  Bull.  Roni.  cont.  t. 
I  3,  p.  335:  Concessio  f^exi  Ili  favore  le- 
gionis  Iluìigaricae,  qiiae  Pontifici  Ur- 
beni  reverso  inservii  in  custodia  corpo- 
ris.  La  bandiera  e  il  breve  il  Papa  li  con- 
segnò al  capitano  del  reggimento  Radel- 
zky  e  al  can.  Giuseppe  Cerfogli, del  reg- 
ginienlo,  lodandone  la  fedeltà,  la  discipli- 
na e  la  prudenza.  Francesco  I  di  onoran- 
da e  benedetta  memoria,  vivente  fece  co- 
ronare re  d' Ungheria  a' 28  settembre 
I  83o  e  col  nome  di  Ferdinando  V,  il  pri- 
mogenito arciduca  Ferdinando,  il  «piale 
sposò  M.^  Anna  figlia  di  Vittorio  Ema- 
nuele 1  re  di  Sardegna,  alia  quale  regi- 
na Gregorio  XVI  inviò  in  dono  la  Rosa 


UNG  t2ci 

d'oro  benedetta  (  A^.),  col  breve  Siugula- 
ris  benevolentiae  afjecius  crg-<7,de'2  2  a- 
prilei83i,  Bull.  Roni.  cont.  1. 19,  p.  9: 
Coneasio  Rosae  Jnrae  saerata  faefa 
Mariae  Annae  Piae  serenissimi  Ferdi- 
nandi  Caroli  Hungariae  regis  eonjiigi. 
Morto  limperatore  Francesco  I  a'2  mar- 
zo 1  835,  il  re  gli  successe  come  impera- 
tore col  nome  di  Ferdinando  I,  anche  ai 
regni  di  Boemia ,  Lombardo-Veneto,  di 
Galizia,  Lodomiria,  Dalmazia,  Croazia, 
Schiavonia,  llliria,  al  gran  Voivodato  di 
Servia,  al  gran  principato  di  Transilva- 
nia,  all'  arciducato  d'  Austria,  ec.  A'  7 
settembre  1 83Gsi  fece  coronare  redi  Boe- 
mia, ed  a'  12  di  tal  mese  venne  incoio- 
nata  l'imperatrice  in  regina  di  Boemia; 
finalmente  a'6  settembre  r838  fu  coro- 
nato in  Milano  re  del  regno  Lombardo- 
Veneto  colla  Corona  Ferrea.  Dopo  la 
morte  del  palatino  d'Ungheria  Leopol- 
do, figliodell'uTiperatore  Leopoldo  II,  [>e- 
rito  nel  1795  per  uno  scoppio  di  polve- 
i"e,  l'imperatole  Francesco  II  di  lui  fra- 
tello nominò  luogotenente  del  rearno  l'al- 
tro  fratello  Giuseppe  Antonio  mentova- 
to in  principio,  e  nel  successivo  179(5  fu 
dagli  stali  per  acclamazione  eletto  pala- 
lino;  il  fpiale  morto  nel  gennaio  1847  in 
Presburgo  (riferisce  il  n.°  94  del  Gior- 
nale di  Roma  de'27  aprile  e  857:  E  de- 
cisa definitivamente  l'erezione  del  suo 
monumento  sepolcrale  ,  ed  assegnata  la 
somma  di  27,000  fiorini.  Il  monumen- 
to consisterà  in  una  statua  rap[Mesenlan- 
le  il  palatino  nell'abito  dell'ordine  di  s. 
Stefano  I. L'esecuzione  sarà  affidata  ad  un 
artista  nazionale),rim pera tore Ferdinan- 
do I  nominò  l'arciduca  Stefano  figlio  del 
tlefiinto  luogotenente  del  regno  d'Unghe- 
ria, mentre  era  governatore  del  regno  di 
Boemia.  Quindi  la  dieta  ungarica  lo  pro- 
clamò palatino  ilei  regno.  Nella  sedutri 
mista  della  tavola  de'magnati  de' 1  5  no- 
vembre, alla  «piate  assistevano  di  versi  ar- 
ciduchi,l'arciduca  Stefano  palatino,  dopo 
aver  occupato  la  scranna  di  tal  dignità, 
pronunziò  il  seguente  discorso.  ^  Ilhislri 


i3o  UNG 

Miigiiali,  onorevoli  Deputati.  Nel  mo- 
nieiilo  soltMine,  in  cui  occupo  per  la  i/ 
vnlf;i  Insediaci  palatino,  una  celta  preoc- 
cupazione, lo  coofcs.^o,  si  mesce  alla  pu- 
ra "ioia,  ond'è  pieno  il  iuio cuore  nel  vs- 
(Icimi  circondato  dalla  Ijilucia  d'una  l.il 
nazione.  Sentendo  profondamente  tutta 
la  qraliludiiie  che  io  debbo  alla  dieta  per 
la  testimonianza  di  lìducia  che  essa  mi 
ila  dato  ,  io  trovo  a  fatica  parole  per  e- 
spiimere  tutlociò  che  provo.  E  innanzi 
tulio  io  mi  sdebito  d'un  sagro  dovere  in- 
dirizzando, in  nome  del  defunto  mio  pa- 
dre (il  quale,  avendo  una  specie  di  pre- 
seiilimtnto  di  fptantoavea  da  succedei  e, 
designò  la  precedente  dieta  come  rulli- 
ma  di  quelle  ch'egli  presiederebbe),  alla 
dieta  unita  sinceri  e  vivi  ringraziamenti 
per  la  stinsa  e  l'amore  the  gli  hanno  di- 
mostrato i  vari  rappresentanti  della  na* 
zione  che  si  sono  succeduti  in  questo  re- 
cinto, lo  sento  molto  bene  chea  questa 
gloriosa  memoria  sono  in  gran  parte  de- 
bitore di  quelle  ardenti  simpatie,  che  mi 
hanno  sollevato  a  questo  seggio  per  la  li- 
bera elezione  degli  stati.  !Mi  sia  dunque 
permesso,  dal  luogo  ove  io  sono,  indiriz- 
zare al  cielo  l'espressioni  del  mio  figliale 
rammarico.  Sia  benedetta  la  sua  memo- 
ria! Illustri  Magnali,  onorevoli  Deputa- 
tij  io  rinnovo  il  voto  solenne  che  ho  fat- 
to in  presenza  di  S.  M.  SI,  io  non  avrò 
da  ora  in  poi  altra  cura,  altro  pensiero, 
che  di  adempiere  fedelmente  i  doveri  del- 
la carica  che  tengo  dalla  fiducia  della  na- 
zione, e  nella  quale  fui  confermalo  da  S. 
M.  Non  farò  lunghi  discorsi,  uè  grandi 
promesse  in  un  momento,  ia  cui  il  mio 
cuore  è  oppresso  da' sentimenti  che  lo 
riempiono.  Io  credo, che  una  fiducia  pa- 
ri a  quella  manifestata,  3  giorni  fa  ,  da 
lutla  la  n;i/.ione  ,  sarà  abbastanza  fòrte 
per  aspettare  trancpiillumenle  il  tempo, 
in  cui  potrò  faie  ciò  the  oggi  posso  pro- 
niellere  soltanto.  Avrò  spesso  bisogno  de' 
vostri  consigli;  non  li  ricusate  a  me,  i  cui 
passi  saranno  tulli  guidali  dall'csfMqjio 
di  mio  padre,  e  che  non  mi  allontanerò 


UNG 

mai  dalla  via  del  più  puro  patriottismo. 
Assicurando  gli  stali  della  mia  sincera  e 
cordiale  alfezione,  io  li  prego  anche  una 
volta  d'essere  i  miei  sostegni.  Lavoriamo 
con  fiducia  reciproca  alla  doppia  prospe- 
rità del  Irono  e  della  patria,  allineile,  se 
il  Dio  degli  ungheresi  ci  seconda,  la  po- 
sterità possa  dire  sulla  nostra  tomba:  Es- 
si più  non  sono,  ma  vivono  nelle  loro  o- 
pere  ".  Questo  discorso  fu  accolto  dall'as- 
semblea co'  più  vivi  trasporti  di  gioia. 
Mg.'^  aicivescovo  di  Strigonia  rispose  al 
principe,  fra  le  altre  cose:  Che  la  nazione 
ungherese  avea  sentito  con  somma  sod- 
disf.izione  I  elezione  dell'  arciduca  come 
palatino,  ed  espressa  la  ferma  speranza 
che  sotto  la  direzione  del  nuovo  palati- 
no, l'Ungheria  entrerà  nella  via  d'un  pro- 
gresso conforme  allo  spirito  del  secolo,  e 
che  diverrà  prosperosa  e  felice. 

Nel  memorabile  I  848,  in  che  il  Papa 
conformò  il  cullo  immemorabile  del  b. 
Mauro  benedettino  vescovo  di  Cinque 
Chiese,  la  rivoluzione  commosse  l'Italia, 
la  Francia,  la  Germania  e  altri  stati,  fra 
i  quali  l'Ungheria,  per  Io  spirilo  di  liber- 
tà e  di  demagogia  che  deplorabilmente 
invase  o  sedusse  la  più  parte  degli  animi 
egl'infiammòa  ribellarsi.  1  sovrani  de'di- 
versi  stati  furono  coslretti  a  concedere  li- 
berali costituzioni,  con  governo  rappre- 
sentativo, come  l'imperatore  Ferdinando 
I  a'  4  marzo,  che  vide  insorgere  oltre  i 
suoi  domini!  d'Italia,  la  slessa  Vienna, 
che  a'2  I  ebbe  un  ministero  responsabile 
(ed  avendo  assunto  quello  del  diiiartimeu- 
lo  degli  aifari  esteri  e  la  presidenza  del 
ministero,  il  celebre  diplomatico,  uomo  di 
stalo  e  prode  militare  conte  di  Ficquel- 
mont,  di  recente  defunto,  ministero  che 
abbandonato  dopo  la  dimostrazione  ostile 
de  5,maggi().gli  lasciò  tempudi  pubblicare 
gli  scrini  polilici  :  Schiarimenti  sul  j)i  rio- 
do dal  2 o  marzo  finn  al  4  maggio  1  84^; 
e  La  Germania,  l'Austria  e  la  Prussia), 
agitando  un  generale  movimento  tutta 
Europa,  nel  mudo  che  narrai  in  vari  arti- 
coli. Tra  le  alile  funeste  conseguenze,  più 


U  N  G 

ti' un  sovrano  rinunziò  o  abbandonò  il 
Irono;  gli  ungheresi  insorti  ,  cosliinsero 
a  partire  l'arciduca  palatino  per  Vienna, 
ed  orarono  minacciare  c|uesla  metropoli. 
Partitone  l'imperatore  Ferdinando  1  col- 
l'imperalrice  ÌM.  '  Anna  a'  i  7  maggio,  pas- 
sò colia  corte  in  Inusbruck  rapitale  del 
Tiralo  (nel  quale  articolo  la  ndverai,  per 
inqualificabile  errore,  tra  le  sue  sedi  ve- 
scovili,ecpii  ne  foemenda),  quindi  iuOI- 
niiilz,  ove  a'  2  dicembre  rinunziò  la  nio- 
narchia  e  si  ritirò  a  Praga  ove  dimora. 
Non  avendo  voluto  accettare  l'impeio  il 
fratello  arciduca  Francesco  Carlo,  questi 
dichiarato  maggiore  il  tìglio  arciduca 
FrancescoGiuseppe  l  il  i. "dicembre  1  84^, 
nel  di  seguente  lo  zio  impeiatore  Ferdi- 
nando I  abdicò  in  suo  favore;  il  3  seguì 
(iella  residenza  arcivescovHe  la  sua  inau- 
gurazione, e  pros[)erosamenle  regna  im- 
peratore d'Austria,  re  d  Ungheria,  ec.  di 
cui  con  l'aiuto  (Il  Russia  ne  viu>e  la  terri- 
bile rivoluzione  armala,  do|)0  lunga  e  ac- 
canila guerra,  rendendo  più  compatto  e 
formidabile  il  suo  vasto  impero,esscndo  e- 
sempiodi  saggezza.  Contribuirono  a  vin- 
cere la  guerra  d'Uugliej'ia  il  prode  prin- 
cipe di  \V  intlischgriilz,  e  altii  valenti  ge- 
nerali imperiali,  il  valoroso  bano  di  Croa- 
zia barone  Jellachich,  e  la  rivoluzione  d'I- 
talia venne  conquisa  principalmente  per 
opera  del  prode  conte  lladetzky  unghe- 
'  rese.  Dell'ampio  argomento  sono  pieni 
zeppi  di  descrizioni  storiche  i  fogli  pub- 
blici del  i<S48,  ii3-Ì9>  i85o  e  i85i.  11 
Sup[)!imento  al  n.°  287  del  Giornala  di 
Roma  del  1  85o,  contiene  i  ragguagli  ri- 
guardanti le  ingiuste  esecuzioni,  per  par- 
te de' rivoltosi,  a  tempo  della  ribellione 
d'Ungheria,  colle  liste  delle  persone  che 
in  quasi  tutte  le  parli  dellUnghcri  a,  nel- 
la luogoteneuza  de'serbi  e  del  bana  to  di 
Teuieswar,  e  diTrausilvunia,ftu'Ouo  con 
dannale  a  morte  e  giustiziale  per  ordme 
de'rdjelti  couìmissari  provinciali  magiari, 
da  quelli  di  Kossuth,  da'  loro  tribunali 
marziali  e  da  ullre  disposizioni  arbitrarie, 
souuuuodò  iu  tali  liste  le  vittime  a  44?  ^^■ 


UNG  33i 

i(i\m.'LaCiviUàCatlolica,tV  Ebreo  (UFe- 
rotta, ò-,\  c*^sa  la  i.""  volta  pubblicato,  svela- 
rono lo  spirilo  della  rivoluzione  d'Unghe- 
ria, in  alcuni  documenti  che  riprodurrò,oI- 
tre  un'idea  del  grande  avvenimento,  pro- 
priamente viene  chiarita  la  natura  e  il  ca- 
rattere (lell'insurrezione  dell'Ungheria  e 
le  sue  principali  fasi.  In  essi  leggesi  che  i 
magiari  baroni  ungheresi,  ben  lungi  dal- 
l' intendere  con  tanto  sforzo  e  incendio 
di  guerra  alla  libertà  ed  eguaglianza  con- 
forme i  divisamenti  de'democratici,  guer- 
reggiarono invece  per  le  prerogative  del- 
l'antica  nobiltà  del  regno,  che  avea  di- 
zione e  signoria  sopra  i   vassalli  de' loro 
contadi.  1  capiparte  delle  società  segrete, 
avversando  l'  Austria  come  ausiliatrice 
perpetua  degli  antichi  ordini  europei ,  e 
fiera  propugnatrice  d'ogni  legittima  au- 
torità contro  le  ribellioni  de'[)Opoli  ,  a- 
vea  con  mille  pungoli  attizzato  l'urgoglio 
de'magiai  I  o  baroni  ungheri  a  riscuoter- 
si dalla  servitù  dell'impero.  Ma  i  capi- 
scila null'altro  anelavano  che  a  divertire 
le  forze  dell'Austria,  sollecita  di  domare 
i  sollevamenti  delle  Provincie  italiane,  per 
isnervarla  in  tale  guerra,  nondimeno  fal- 
lirono nelle  loro  previsioni.  Non  posero 
mente  alla  virtù   di  guerra  de'  generali 
austriaci,  uè  alla  prodezza  de'Ioro  eserci- 
ti, nèalla  velocità  de'loromovimenti stra- 
tegici, né  alla  confusione,  all'inettitiiduie 
e  im[)eriziade'sollevali  italiani,  chefino- 
no  dissipali  ,  prima   propriamente  che 
l'Ungheria  insorgesse,  e  la  Transilvania 
con  altri  slavoui  desse  di  spalla  a  quelle 
rivolle,  rs'on  conobbero  essi  con  occhio  sa- 
gace l'indole  de'  baroni  ungheri  e  tran- 
silvani,  i  quali  erano  in  piena  opposizione 
cogl'iulendimenti  repubblicani.  I  cauiset- 
la  credevano  forse  che  1'  Ungheria  fosse 
popolala  dagli  ungheri  in  ogni  sua  parte, 
e  le   plebi    ungariche  bramassero  liberi 
reggimenti,  leggi  proprie  e  statuti  germi- 
natile in  casa,  franca  da  re  forestiere,  co- 
me da  magnali  domestici.  Invece,  come 
dissi  in  principio,  l'Ungheria  si  compone 
di  baroni  e  di  poc'altra  gente  di  schiatta 


2  3a                      U  l\  G  U  N  0 

iJiiri!!  e  magiara,  tulio  il  resto  è  awenlic-  pia  e  inumana  ,  avendo  piene  le  legioni 
CIO  e  popolo  di  Silano  lignaggio  altral-  de'prodi  colla  feccia  del  regno  e  delle  pii- 
lovidaU'oberloìa  regione,  dalla  copia  de'  gioni  ;  dessa  fu   traboccante  di    valore  e 
flnini    dalla  ricchezza  e  inagnillcenza  de'  d'infamie,  e  versò  i  torrenti  di  sangue  per 
jnu^nali  ,  dal  traffico  delle  cillà  e  terre,  ambizione,  avidità  di  pecunia,  e  di  livo- 
ilie  commerciano  denti  o  il  reame  e  fuo-  re  contro  Dio  e  contro  tuttociò  che  sau- 
ri. Laonde  l'Ungheria  brulica  di  serbi,  di  lo  ne'  cieli  e  sulla  terra.  All'  appressarsi 
svcvi,  di  dabnali,  di  slavoni,  di  valacchi,  dell'esercito  imperiale,  Kossulh  né  per 
di  boemi,  di  Iransilvani  ,  di  bosniaci  ,  di  sortite,  né  per  espugnazione  s'oppose  al. 
cioali,di  grecijdi  russi,  d'alemanni,  icpja-  la  sua  venula;  ma  abbandonate  a  un  trai- 
li faimo  una    mescolanza   di   sangui,  di  to  le  città  munitissime  e  rese  inespugna- 
lingue,  d'abiti  e  di  costumi,  avendo  eia-  bili,  bultossi  alla  campagna,  lasciandole 
sonno  i  suoi,  e  tutti  un  po' di  tramischia-  preda  al  nemico.   Le  borghesie  di  Pre- 
mento  d'ogni  altro,  con  quella  moltepli-  sburgo,  di  Pest  e  dell'altre  città  non  e- 
cità  di  pensari   e  di  voleri  diesi  attiene  rano  per  la  guerra;  e  Kossulh  temeva  da 
;iirindole  e  agl'interessi  delle  singole  gen-  questi  uotuini  di  IraHìco,  d'arti, di  mestie- 
li.  Or  da  queste  cagioni  consegue, che  la  ri,  d'industrie  pacifiche,  d'agiato  vivere, 
guerra  d  Ungheria  fu  mossa  e  allocata  da*  di  molli  condizioni,  che  avrebbero  raf- 
soli  magnali,  i  quali  non  aveano  punto  in  freddato  e  inceppato  l'ardore  delle  inili- 
iinimo  di  rompere  il  giogo  dell'impero  zie,  quando  alla  campagna  col  nerbo  di 
del  loro  re  per  iniziare  una  libertà    pò-  tanta  cavalleria,  cogli  Ischikcs  o  pa<'tori 
polare  che  non  volevano,  uè  questo  com-  armati,  cogli  honvoeds  o  corpi  franchi  a- 
plesso  di  popoli  desiderava;  ma  per  ser-  vrebbe  potuto  far  lesta,  e  straccare  l'eser- 
lare  addosso  alle  plebi  e   a'  villani  una  cito  imperiale;  il  che  gli  riuscì  vanlaggio- 
servilù,  ila  cui  l'iniperalore  red'Unghe-  samente.  Vinta  la  rivoluzione  armata,  li 
ria  aveali  francali,  logliendoli  al  vassallag-  sentenza  pronunciata  contro  Rossulh  ha 
gio  de'baroui  e  sicurandoli  sotto  losca-  il  seguente  riassunto  di  quanto  egli  ope- 
do  della  legge.    I  popoli  ungheresi  se  a-  rò  in  Ungheria  negli  anni  1848  e  1849, 
vesserò  violo  l'impcralore,  sarebbero  tor-  che  ricavo  dal  lìlonifoi-f  Toscaim.»  Lui- 
jiali  vassalli  de' grandi  feudatari  del  re-  gi  Kossulh  nativo  di  Monck,  comitato  di 
gno,  i  quali  aveano  per  lo  passalo  piena  Zimplin  in  Utigheria,  in  età  di  47  anni, 
e  intera  balia  sopra  i  villani  e  le  plebi  del-  evangelico,  maritalo,  padre  di  3  figli,  av- 
)ccitlà;eperò  vinti  daU'iuqieratore,  bau-  vocatoe  redattore  di  Gazzette,  nell'anno 
no  maggior  libertà  che  se  fossero  slati  vin-  1848  ministro  delle  finanze  e  deputato 
cllori.  Le  società  segrete  vagheggiavano  della  città  di  Pest  alla   dieta  ungherese, 
in  Ungheria  la  Rcpuììhlica  e  il  Sociali-  dal  principio  della  rivoluzione  unghere- 
siiìo  [f.),  senza  veliere  nell'allerezza  dei  se  sino  alla  fine,  sia  portando  le  armi,  sia 
baroni  e  nella  riverenza  de' coloni  1'  er-  eccitando  a  portarle  o  dirigendole,  vi  eb- 
>ore  loro.  L'Ungheria  cond)attè  in  a[)pa-  he  la  parte  massima;  e  specialmente  vi  si 
lenza  per  la  libertà  e  l'indipendenza,  ma  adoperò,  inducendo  la  tliela  a  non  rico- 
per  U  feudalità  in  cuore.  La  rivoluzione  noscere  il  supremo  manifesto  de'3  otto- 
di  /  iviìiin  (r.)  fu  bendiversae  realmen-  brei848,  col  quale  essa  era  disciolla,  ed 
Icdeinocriilica.evennedomata  preci|)ua-  a  rimanere  unila  ;  assunse  la  pre-sidenza 
mente  dagli  slavoni  di  Jellachich.  Il  fa-  del  governo  provvisorio  istituito  sotto  no- 
inoso  ngiialore  entusiasta  magiaro  Luigi  me  di  comilalo  di  difesa  del  paese;  me- 
Ko>Milh,dill.iloreegovernalore  dell'in-  diante  l'emissione   di  carta  mondata    si 
fcuila  Ungheria,  rese  le  città  e  i  forti  mii-  procurò  i  mezzi  di  manlent-re  la  rcsislen- 
inliiiiimi,  ordì  cuu  Ccm  uua  g «terra  cm-  za  armala  contro  la  l'orba  del  legale  go- 


IJ  N  G 
Terno, resistenza  cui  ilicde  grande  svilup- 
po oigatiivzando  e  molidizzando  guardie 
nazionali  e  cliianiando  la  leva  in  masso; 
lia  fallo  in  persona  coli'ainiala  l'invasio- 
ne del  granducato  d'Austria;  dichiarò  u- 
siu'pa/inne  la  «successione  al  trono  iliFran- 
cesco  Giuseppe  1;  all'avanzarsi  dell'impe- 
riali regie  tropjie  sotto  il  principe  VVin- 
disi-.hgralz  trasportò  la  residenza  del  go- 
verno e  della  dieta  a  Dehreczin;  median- 
te appelli  e  proclann,  n)cdiante  premi  e 
giudizi  stalari  spinse  il  popolo  e  l'arma- 
ta ad  insistere  iieil'  iiiconiinciata  rivolu- 
zione, e  mediante  agenti  si  studiò  di  gua- 
dagnare le  simpatie  dell' estero;  egli  (1- 
iialmente  nelle  coiderenze  segrete  de' i  3 
aprileenella  seduta  pubblica  de'i4apri- 
lei849  propose  ed  operò  il  totale  distac- 
camento dell'Ungheria  da  tulli  gli  siali, 
la  detronizzazione  e  l'esilio  ilella  dinastia 
imperante;  in  rpialità  di  proclamato  go- 
vernatore dell'Ungheria  si  scelse  un  mi- 
nistero, col  medesimo  prestò  ili  4  mag- 
gio il  giuramenlo  d'indipendenza;  il  i8 
maggio  e  il  27  giugno  1849  pioclan»ò  la 
ctociata  conilo  la  forza  militare   alleala 
austro  russa,  e  con  [)0lere  dittatoriale  do- 
luinò  in  Ungheria  sinché  gli  avveninien- 
ii  della  guerra  lo  ebbero  costretto  1"  i  i 
agostoi849a  dimettersi  dal  governo  in 
Arad,  e  poco  dopo  a  prender  la  fuga  ". 
Sebbene  condannalo  a  morte  dal  governo 
ni  quale  si  ribellò,  si  sottrasse  a  forza  d'in- 
fluenze equivoche  dal  luogo  del  suo  esi- 
lio, ove  poteva  vivere  innocuo  ,  cioè  in 
Kiulaya  o  Rutahieh  capoluogo  dell' A- 
iialolia  in  Turchia,  la  quale  gli  avea  da- 
to asilo  insieme  ad  altri  ribelli  unghere- 
si, non  senza  dis|)iacere  del  governo  au- 
striaco. Voleiulo  egli  attraversar  la  Fran- 
cia per  recarsi  in  Inghillerra,  ecco  come 
la  Patrie  dell'ottobre  i85i  spiegò  il  ri- 
fiuto dato  dal  governo  a  tal  sua  doman- 
da. »  La  disfatta  degl'insoigenti  unghere- 
si gettò  sulla  terra  d'  esilio  due   uomini 
egualnieiitecelebi  i,  Bathiany  e  Kossulh. 
r),ilhiaiiy  è  il  vero  rappreseiitanle  della 
causa  mjgiara.  Il  diUaloie  tvositilh  pei- 


U  N  G  233 

sonifìca  in  questa  lolla  disperala  piulto- 
sto  lo  spirito  di  ri  voluzione  che  io  spiri- 
to nazionale.  Il  partito  magiaro  voleva 
rendere  all'Ungheria  la  sua  indipenden- 
za, allo  scopo  di  riprendere  il  dominio  di 
questa  contrada;  nìa  nel  seno  di  codesto 
[lartilo  Kossiilh  introduceva  un  elemen- 
to ilcmocratico  che  tendeva  non  tanto  ad 
arrancare  la  schiatta  magiara  dall'auto- 
rità dell'imperatore  d'Austria,  quanto  a 
repubblicanizzare  l'Ungheria.  I  democra- 
tici francesi  non  s'ingannarono;  è  il  ge- 
nio rivoluzionario  e  non  l'indipendenza 
ungherese  che  la  demagogia  di  Francia 
esalta  nella  persona  di  Kossuth  divenu- 
to l'oggeUo  di   capriccio  del  momento. 
I3athiauy  sostiene  nobilmente  il  suo  in- 
furtunio.  Invece  di  provocare  come  Kos- 
suth le  ovazioni  pubbliche,  egli  fogge  il 
rumore  ed  il  chiasso,  invece  di  portare 
all'estero  inquietiludini  ed  agitazione,  e- 
gli  cerca  l'ombra  e  la  calma.  Invece  di 
porre  in  o|)era  ogni  mezzo  per  attirare 
su  di  se  la  pubblica  attenzione,  si  rinchiu- 
de nel  silenzio  e  nel  ritiro.  Balhiany  lia 
reclamalo  dalla  generosità  del  nostro  go- 
verno l'ospitalità  della  Francia.  Questa 
ospilalilà  gli  fu  accordata.  Egli  potè  at- 
traversar la  Francia  senza  ostacolo,  per- 
che i' attraversava  senza  eccitare  le  pas- 
sioni popolari.  Ora  si  trova  a  Parigi  ove 
può  fermarsi  con  sicurezza,  senza  essere 
inquietalo  <lalla  polizia,  sotto  la  [irolezio- 
ne  delle  leggi,  |)ercljè  la  sua  presenza  iioa 
è  né  una  causa  di  emozione,  uè  un  ele- 
mento di  eflt-rvescenza.  Balhiany  si  è  pre- 
sentato da  esiliato  che  domanda  un  asi- 
lo. Il  governo  non  esitò  ad  aprirgli  te  por- 
te della  Francia, che  sarà  sempre  una  se- 
conda patria  per  i  proscritti,  la  cui  con- 
dotta non  tara  diiuenlicare  la  loro  scia- 
gura. Si  può  dire  egualmente  di  Ivossulli 
elle  si  prepara  a  Londra  un  ricevimento 
trionfale?  di  Kossuth  a  cui  il  suo  segre- 
tario dà  il  titolo  di  eccellenza,  e  che  si  fa 
annmiciare  all'autorità  e  agli  abitanti  di 
Southampton  perchè  gli  si  appaieccliiiio 
dell'  ovazioni  popolari  ;  di  Kussulli  che 


234  U  N  G 

spiega  atulacemente  nel  golfo  della  Spe- 
zia il  vessillo  (lell'ii)siiirezione  iiiiglìere- 
se  come  fos^e  ancora  in  mezzo  airarnia- 
la  magiara  ;  di  Kossulhin  fine  che  viag- 
gia ninllosto  da  agilaloie  die  minaccia 
una  livolnzione,  die  da  esiliato  il  quale 
chiede  os[)italità?  Allorquando  Rossutli 
naili da  Kiulaya  ov'eia  internato, dichia- 
rò die  voleva  lecarsi  agli  Stati-Uniti.  E 
necessario  ch'egli  sbarchi  a  iMarsigliaed 
attraversi  la  Francia  per  imbarcarsi  di 
uuovo  all'Ha vre?  Non  è  più  naturale  che 
sifacda  trasportare  dal  Mississipisinoalle 
coste  d'Inghilterra  piuttosto  che  di  veni- 
re nello  sl.ito  attuale  degli  spiriti  in  Fran- 
cia, pretesto  e  occasione  di  schiamazzi  po- 
polari che  potrebbero  in  molli  luoghi  de- 
generare in  pubbliche  turbolenze  e  in  a- 
gilazioni  demagogiche?  Ecco  ciò  che  sag- 
giamente ha  pensato  il  governo  francese 
«legando  a  Rossnth  il  permesso  d'  attra- 
versar la  Francia.  Tutto  il  paese  appro- 
verà questa  misura.  Questo  non  èceita- 
tuente  il  momento  di  chiamare  in  mezzo 
delle  popolazioni  ,  già  sedotte  dall'attiva 
e  funesta  propaganda  degli  anarchisti  di 
Francia, nuovi  elementi  di  disordine. Kos- 
snlh  elFettuando  questo  viaggio  non  po- 
teva avere  che  un  solo  scopo,  ed  era  di 
risvegliare  su  tutta  la  via  duini  percorsa 
le  passioni  rivoluzionarie.  Noi  a  tlire  il 
vero  non  sappiamo  che  la  volontà  di  por- 
tare turbolenze  nel  paese  ove  si  chiede 
ospitalità,  sia  divenuto  un  diritto  per  ot- 
tenerla. Noi  non  conosciamo  altri  titoli  a 
questo  favore,  che  la  promessa  di  ri>i)et- 
larne  !e  leggi  ,  evitando  di  far  pentire 
(pidlo  che  la  concede  di  avella  accorda- 
la. Il  rispetto  che  si  deve  all'  infortunio 
non  può  giungere  sino  al  punto  di  lasciar 
appiccare  l'incendio  in  casa  propria  dal- 
la stessa  mano  degli  esiliali,  a  cui  si  dà 
ricello.  iJ'allronde  accordando  a  liathia- 
ny  il  i>eruie>su  rillulaloa  Kossuth,  il  mi- 
nislro  dell'  mleriiu  ha  provalo  eh'  egli 
i;oinprcndcvu  e  adempiva  tutti  i  suoi  do- 
veri, e  che  he  sa  allontanare  con  ferioezza 
gli  dcuiculi  ili  dgildzioncjsa  pure  ucco- 


UN  G 

gliere  la  disgrazia  co'riguardi  che  le  sono 
ilovuli".  Non  solo  in  Francia   Rossnth 
non  si  volle,  ma  neppure  nel  Piemonte, 
ambedue  paesi  dove  certamente  i  prin- 
cipii  liberali  non  sono  in  discredito.  Pas- 
sato Rossuth  in  highilterra  e  poi   negli 
Sta  ti- Un  ili  d'America,  l'ardente  sconvol- 
gitore colla   sua  org(igliosa  e  vana   elo- 
quenza provocò  popolari  ovazioni ,  da- 
morose  dimostrazioni  e  questue.  Ma  os- 
serva la  Civiltà  Cattolica,  che  la  com- 
media   rivoluzionaria  Rossuthiana   finì 
tornato  in  highilterra.   Cominciala  coi» 
fanatici  applausi,  terminò  quasi  colle  ?\-' 
selliate,  essendosi  levalo  contro  le  strane 
esigenze  e  richieste  dell'esule  ungherese, 
ciarlatano  demagogo,  il  giornalismo  col- 
l'arme  sempre  eflicace  del  ridicolo,  hi  A- 
merica  erasi  recato  colla  pretensione  di 
determinare  gli  Stati-Uuili  a  interveni- 
re nelle  cose  d'  Europa,  a  sostenimento 
della  livoluzione  d'  Ungheria  e  rinfoco- 
larvi l'insurrezione.  Londra  el'highilter- 
ra  divenuta  asilo  de'rifugiati  politici,  aii* 
che  ungheresi  ,  il  governo  austriaco  ne 
domandò  l'espulsione  inutilmente,  per- 
chè le  leggi  concedono  l'ospitalità  al  ri- 
fiuto dell' altre  nazioni  e  a' rimestatori 
d'Europa,  come esprinjesi  la  Civiltà  Cat- 
lolicii;  a\\i\  essa  aggiunge  nella  serie  2."\ 
t.  2,  p.  216,  che  I  ambascerie  inglesi  di 
Vienna,  Torino,  Napoli  e  Cerna  serviro- 
no d'asilo  a'ribelli  d'ogni  fazione,  i  qua- 
li ivi  ordiiono  le  loro   trame  ec.  Si  sco- 
prirono in  Londra  nella  casa  del  magia- 
ro Rossuth  a  Piotherhile, apparati  mici- 
diali destinati  a  seminar  altrove  lo  scom- 
piglio e  la  morte.  Queste  armi  einuoi- 
zioni  da  guerra  erano  chiuse  in  70  casse 
piene  ciascuna  di  forse  tui  1 000  razzi,  aooo 
bombe,  gran  quantità  di  polvere  e  d'ar- 
mi ili  foggie  diverse.  Rossulh  tu  difeso  e 
proietto  !  Arroge  che  io  riproduca  la  let- 
tera del  principe  Paolo  Esterhazy  scrit- 
tada  Vienna  a' I  5  novembre 1 85 1  al  mi- 
nislrudel  gibinello  inglese  il  conte  Aber- 
deen ,  pubblicala  <\n\\'  Osservatone  Ko- 
inu/io  dell 85 1  u  p.  i  1  76.  »  Milord  I  So- 


UNO  UNG  23  > 
no  ili  vero  dolente  che  la  mi;»  assenza  7,0,  a  vi  ebbe  gravemente  pregiudicalo 
clolla  capitale  ed  altre  iiievit;d)di  circo-  (|iiell'inleres<e  sopra  ogni  altro  \l  primo, 
stanze  abbiano  ritartlalo  l' invio  di  que-  L'unico  modo  d'evitare  complicazioni  di 
sta  lettera.  Ciò  che  m'indusse  principal-  pericolo  per  l'impero  e  rovinose  per  l'Uu- 
tnenle  a  dirigerle  queste  nghe,  si  iii  la  gheria,  consisteva  nel  considerare  le  coii- 
notizia  (Ielle  cose  che  succedono  in  In-  cessioni  fatte  dall'imperatore  Ferdinando 
ghiltena  rapporloairUiigheria.eia  stra-  I,  in  seguito  certamente  a  violenti  solle- 
na  confusione  d'idee  che  sembra  essersi  citazioni,  ma  pur  sempre  nelle  vie  le^a- 
propagala  in  alcune  sfere,  e  per  la  f|ua-  li,  come  un'ultima  concessione,  e  non  co- 
le si  allastellano  in  una  sola  categoria  a-  me  un  punto  di  partenza  per  una  nuova 
zioni  d'un  carattere  puramente  rivolu-  agitazione.  La  falsa  considerazione  di  quo- 
zionario  in  un  co'principii  cosliluzionali  sl'importantc  punto  e  la  tendenza  d'un 
e  patriollici.  Primo  d'inoltrargli  nell'ar-  partito  violento  che  voleva  far  servire 
gnuieiito  m'è  d'i(opo  volgere  uno  sguar-  quelle  concessioni  non  al  legale  consoli- 
do it'trospetlivo  sulla  crisi  ile'pi  imi  me-  damento  de'diritti  del  paese,  sdjbeiiealla 
si  dell 849.  E  innegabile  ()erla  piena  de-  distruzione  della  pode.slà  regde  e  dell'u- 
gli  avvenimenti  che  segnarono  <juell'epo-  nioiie,  furono  quelle  che  all'rettarono  lo 
ca,  l'esistenza  politica  d(dla  monarchia  sviluppo  de'lrambusti  in  Ungheria.  Fra 
austriaca  non  sia  stata  esposta  a'[)ÌLi  gra-  le  suppliche  della  deputazione  eraviquel- 
vi  pericoli,  e  che  la  conservazione  della  la  per  l'istituzione  d'un  ininislero  unghe- 
corona  ungarica  sul  capo  dell'imperato-  rese,  dal  (piale  il  conte  LJalhiaiiy  e  Kos- 
re  Fei'diiiando  I  non  f>jsse  una  necessità  sulh,  che  possedevano  una  preponderan- 
assoiuta  per  la  conservazione  dell' impe-  le  influenza  sulla  pubblica  opinione  in 
ro.  Le  diverse  concessioni  peiò  che  sue-  Ungheria,  non  potevano  essere  esclusi.  E 
cessi vameiile erano  stale  estorte  algover-  ciò  appunto  che  gettava  le  prime  basi  al- 
no in  un  periodo  di  sorpresa,  già  aveano  le  calamità  di  ({uell'epoca  si  era,  che  il  va- 
scemato  in  esso  la  forza  di  resistere.  Le  loie  della  loro  influenza  stava  in  propor- 
segrete  mene  aveano  potuto  forviare  e  zione  inversa  col  valore  ile'Ioro  |)rincipii. 
corrompere  la  pubblica  opinione, quella  Fino  a  quel  punto  le  mie  relazioni  socia- 
specialmente  della  dieta  ungherese,  clie  li  erano  slate  col  primo  affatto  passeg- 
non  ostante  le  benefiche  e  costituzionali  giere,  coll'altro  airintutto  nulle.  Seiion- 
ndre  del  governo  enunciate  nelle  propo-  che  in  quel  tempo  la  formazione  di  un 
sizioiii  reali  alla  dieta  del  r(S47,  non  ostati-  lai  ministero  approvato  da  iS.  M.era  for- 
te il  riguardo  che  dalla  dieta  del  1  825  in  se  fra  molte  altre  combinazioni  il  mea 
poi  si  ebbe  sempre  [le'principii  fondanieu-  cattivo  de' passi  [)er  tutelare  gl'inleressi 
tali  della  costituzione  ungherese,  avea  monarchici  e  il  principio  dell'unione, 
preso  un  carattere  sommamente  perico-  perchè  con  esso  veniva  formalmente  for- 
loso  ,  reso  pili  grave  ilalla  commozione  lificato  l'assoluto  mantenimeulo  della 
che  dopo  la  francese  catastrofe  del  feb-  prammatica  sanzione,  e  concluso  un  e- 
braio  erasi  sparsa  in  tutta  l'Europa.  U-  spresso  trattato  diretto  a  quello  scopo.  Si 
nn  separazione  di  fatto  •>'  appressava  ra-  fu  per  mantenere  quest'interesse  sopra  o- 
pidamente.  In  tale  stato  di  cosenidla  pò-  gni  altro  importante,  che  risolvetti  d'ab- 
levaesscredi  maggiore  im[>orlanza (pian-  bandouare  ogni  scrupolo  di  personalità. 
lo  la  poiiserv.izione  del  principio  dirll'u-  In  seguitoa  pressanti  e  reiterate pregliie- 
nione  e  de'diritti  della  c(noiia.  Dico  il  ve-  re  ili  persone  la  cui  lealtà  e  divozione 
ro,  che  una  repulsa  delle  domande  pie-  ver<o  la  dinastia  regnante  era  al  di  so- 
-sentaledalia  depulazioncfjui  recatasi  pò-  pia  d'ogni  dubbio,  penetrato  inoltre  io 
co  dopo  i  dolorosi  avvenimenti  del  mar-  slesso  da  forti  inolivi  per  esseie  cuuvinlo 


23r.                   U  N  G  U  N  G 
die  la  min  acceltazione  di  quel  poslo  di  no  per  giungere  alle  paliiotliclie  miie  di 
minisi  IO  iii'll.i  vicinanza  ioinìediala  di  S.  cui  menava  vanto.  Una  d'esse  era  il  sen- 
]\1.  avieldn-  oonliil)uilo  ad  appianare  le  tiero  della  legalilà,5ul  rpiale  avrebbe  pò- 
tlidicoltà  nel  niiineggio  di  all'uri  tanto  de-  tute  impiegare  le  innegabili  sue  doti  per 
Jioali   e  IJnalniLMile  per  prestarmi  al  per-  far  dimenticare  qua' mezzi  onde  erano 
sonale  desiderio  di  S.  RI.  l' Imperatore,  sfate  alla  corona  estorte  le  concessioni, 
risolvetti  d'accettar  quella  carica. Pec'for-  Ma  i  segreti  motivi   che  lo   dirigevano, 
riarsi  un'  opinione  di  quel  ministero,  è  la  sua  vanità  e  il  partito  cui  era  divoto, 
non  solamente  necessario  riuiontarc  a  lo  spinsero  in  una  direzione  opposta,  se- 
«juel  tempo,  e  riandare  le  particolari  cir-  giiendo  la  quale  provoca  la  catastrofe  di 
i-.osfaii7e  della  formazione  di  esso,  ma  en-  cui  fu  teairo  la  sua  patria,  e  commise  e- 
Irare  ben;inco  in  un'analisi  della  natura  gli  slesso  quegli  atti  di  tradimento  che 
della  sua  composizione.  Se  da  un  canto  trassero  seco  inevitabili  conseguenze.    Il 
esso  conteneva  elementi  il  cui  passato  era  risultalo  di  questi  fatti,  di  cui  egli  era  ad 
caginue  di  diOidenza  ed  avversione,  egli  un  tempo  autore  e  strumento,  le  fre<pien- 
conlava  dall'altro  anche  elementi  di  me-  ti  contraddizioni  fra   le  sue  parole  ed  i 
no  in(juietanle  niilina,  uomini  d'intatta  suoi  atti,  e  la  sua  avversione  a  maschin- 
fam<i,che  nella  loro  opposizione  non  a-  niente  operare,  ove  era  necessario,  col- 
veano  mai  trasceso  i  coniitii  del  decoro  l'esporre  coraggioso  la  vita,  hanno  ora 
parlamenlare,  de'parlamenlari  privilegi,  spento,  cied'  io,  l'instabile  malatigurata 
J'riuK)  fra  questi  ìdlimi  non)inerò  il  con-  influenza  dicodest'uomo.  Il  colpo  ili  gra- 
te Stefano  vSzecheiiyi,  abbastanza  cono-  zia  per  lui  fu  quando  riconoscendo  il  ra- 
scinlo  anche  in  Inghilterra,  al  quale  mi  pido  fine  dellenimero  suo  potere,  cercò 
legano  i  vincoli  d'antica  amicizia,  la  cui  un  ultimo  rifugio  in  un'utopia  repubbli - 
lealtà  era  indubitata,  come  indubitati  e-  cana  ,  che  a  mio  credere  era   destinatfì 
I  ano  i  suoi  patriottici  sentimenti,  e  le  cui  piuttosto  ad  essere  portata  all'estero,  che 
tendenze  |)ei'  la  prosperità  materiale  del-  a  servire  nel  proprio  paese,  perocché  io 
r  Liii^hcrM  erano  tanto  manifeste  (|uan-  non  posso  crederlo  capace  d'un  si  gros- 
to  infelici  si  addimostrarono  piìi  lardi  i  solano  errore,  qnal  sarebbe  la   speranza 
jiolilici  impulsi  a' quali  dava  pel  primo  di  rendere  cotal  piano  accetto  ad  una  pò- 
una  tlirezioiie.  In  quel  tempo  eranvi,  co-  polazione,  il  genio  e  le  tradizioni   della 
me  già  dissi,  alla  testadi  varidiparlimen-  quale,  la  storia,  i  sentimenti  e  le  abitu- 
fi  uomini  meritevoli  d'ogni  fiducia, i  qua-  diiii  hanno  fatto  preponderare  in  essa  il 
li  non  si  f.icevano  illusione  sulla  tenden-  principio  monarchico  ed  aristocratico.  Si 
va  politica  e  sugli  insidiosi  disegni  del  lo-  fu  nello  scopo  di  condurre,  come  era  da 
IO  collega,  cui  si  studiavano  di  opporsi,  desiderarsi,  le  sorti  del  regno  d'Uughe- 
loiiiechè  Senza  successo.  Non  mi  occorre  ria  sopra  il  sentiero  da  me  prima  inilica- 
pu'i  chiaramente  desigiuulo.  11  suo  nome  lo,  che  misi  all'opera  tulle  le  mie  forze, 
e  pronunciato  e  udito  più  di  quel  che  tenendo  in  tal  modo  aperto  un  varco  a 
basti  in  Inghilterra,  dovei  sedicenti  ami-  ritirarsi  con  onore  a  coloro  che  s'erano 
ci  deli   Ungheria  gli  hanno  fatto  un  ac-  compromessi   in  una  opposta  direzione, 
cogliiiieiilo  che  vivauiente  contrasta  coi  L'occasione  presenlalasi  a  Luigi  Kossulh 
UH  iili  ti  un  uomo,  la  cui  fellonia  si  mo-  di  mettere  come  ministro  dell'  imperato- 
hlia  evidente  colla  sciagura  e  la  miseria  re  (nella  <jualità  di  re  d'Ungheria)  in  pra- 
(he  merce  i  suoi  sovversivi  disegni  evo-  lica  le  patriottiche  mire  che  egli  profes- 
cava  sulla  sua  patria,  e  collo  slato  in  cui  sava  ,  lo  poneva  in  una  sfera  di  attività 
lasciovala   (piando  si   dava  .dia   fuga.  È  ed  in  ima  posizione  qual  mai  uou  nvreb- 
tosa  nianilcslu  the  due  vie  gli  si  ollViva  be  pur  sogujla,  e  che  sarebbc-li  appar- 


U  N  G  U  N  G                    237 
sa  abbastanza  gloriosa  se  non  lo  avesse  te  tiel  rniniMeio,  ch'era  .incora  anitnala 
liasciiialo  la  violenza  delle  sue  passioni,  ila  ielle  inlenzioni,  l'u  paiali/zala  etl  ili- 
Nulla  parve  quindi  più  necessario  (|iiiiu-  ceppala  dalle  decisioni  adollale dalla  die- 
lo  appoggiare  la  parie  leale  del  niinisle-  la  ungarica  in  opposizione  colla  vera  mag- 
ro nel  suo  conato  di  guadagnai  si  una  sa-  gioianza  e  col  paese  slesso.  Una  lai  coii- 
lulare  influenza  sullo  spirilo  della  dieta  dizione  di  cose  diveniva  senDpre  più  difll- 
e  di  lolla  la  nazione,  giactliè  iosonod'av-  ode  ,  giacché  scomparve  la  speranza  di 
viso  che  la  maggioranza  d' enlrambe  fu  giugnere  a  regolare  i  rapporti  delle  finan- 
coriotla  e  paralizzala  dal  sistema  di  sedu-  ze  e  dell'esercito  in  un  modo  clie  fosse 
zione  e  di  terrorismo  adottato  da  una  fa-  meno  in  urto  co'  principii  fondamenlali 
natizzala  minoranza,  cui  ogni  mezzo  era  dell'unione  e  tlella  prerogativa  real«;e5Ìc- 
lecilo,  esi  assoggellò  in  tal  modo  all'agi-  come  la   mtdilula  soluzione  di  tali  (jue- 
tazione  ed  a'caporioni  di  esso.  Gli  avve-  slioni,  contro  della  quale  di»  igeva^i  ogni 
nimentidel  mese  di  maggio i84i:>  furono  mio  sforzo,  era  dianielialmenle  op|)osta 
causa  che  la  famiglia  imperiale  parlis^e  a  que'principii,  ed  equivaleva  ne'>uoi  ri- 
per  Innsbiuik.  io  la  seguii  tanto  piìi  vo-  sullali  ad  una  tolaleseparuzione  (le  trup- 
loDtieri,  io  quanto  mi  si  otiriva  l'occasio-  pe  reclutale  e  le  imposte  prelevate  do- 
ne  di  esternare  i  miei  sentimenti  di  leal-  vendo  esclusivamente  servire  a  scopi  un- 
ta, di  alta  slima  e  divozione.  Durante  le  gheiesi),  com  non  potei  più  a  lungo  pio- 
4  settimane  di  mio  soggiorno  colà,  tutti  trarre  la  pre»a  risoluzione  di  domandare 
gli  affari  che  riferivansi  all'Ungheria  e-  la  mia  dimissione.  Se  qualche  co.><a  ven- 
rano  trattati  in   conferenze  ed  in  via  di  ne  ad  aggiungete  maggior  peso  a  questa 
protocolli.  Nessuna  pioposta   fu  mai  da  risoluzione  fu  il  vergognoso  e  proditorio 
me  presentata  a  S.  M.che  prima  non  fos-  tentativo  di  corrompere  la  fedeltà  dell'e- 
se  stata  discussa  in  quello  modo.  Se  ora  sercito.  Nello  stalo  di  ebbrezza   fìsica  e 
m'accade  di  far  menzione  de'dissidii  fra  morale,  cui  erano  anlerioi  niente  stali  ri- 
l'Ungheria  e  la  Croazia,  si  è  unicanitnte  dotti  i  ciechi  strumenti  del  tiodinunlo, 
a  fine  di  esporre  le  ragioni  the  mi  mo-  si  ebbe  ricorso  ad  ogni  sorla  di  mezzi,  dal- 
"vevano  a  protrarre  la   mia  dimissione;  le  speranze  che  lusingavano  ambiziose 
imperocché  fossi  animato  dal  più  vivo  de-  mire  fin  giii  alla  più  spregevole  corruzio- 
siderio  di  contribuire  alla  riuscita  d'una  ne  per  denaro.  Al  mio  arrivo  a  Vienna 
conciliazione,  che  quantunque  possibile,  tentai  un'altra  volta  di  profferii  e  1' ope- 
era  non  pertanto    fin  dal  principio  cir-  la  mia  nella  vertenza  colla  Croazia,  quan- 
condala  da  difficoltà    in  causa  dell'avere  do  ajipunlo  trovavasi  colà  presenti  il  Ba- 
ia frazione  estrema  del  minislero  manca-  no  e  il  conte  Balhiany,  e  slava  mediato- 
lo di  lealtà  e  di  ftòe  pubblicando  un  do-  re  l'arciduca  Giovannijma  accorlomiclie 
cumenlo  (il  Manifesto   dell' Imperatore  quelle  liallalive  non  potevano  condurre 
contro  il  Bano  di  Croazia),  the  giusta  un  a  soddislàcente  risultalo,  non  aspeltaiclie 
accordo  soleunenienle  contratto  ad  Inns-  l'arrivo  dell'imperatoreFerdinaudo  I  per 
bruck  dal  suo    presidente,  non  dovea  es-  presentare  la  finale  mia  dimissione,  i'ra 
ser  pubblicalo  se  non  rei  caso  di  una  cer-  i  lagi  imevoli  e  obbrobriosi  avvenimenti 
la  eventualità  ,  accordo  che  non  s'  avea  che  in  un  successivo  periodo  niacchiaro- 
diritlo  di  violare  dal  momento  che  quel  noia  rivoluzione  ungherese,  la  primaspa- 
dato  caso  non  s'era  avverato.  Seguitiamo  ventosa  scena  fu  ceilamenle  1' 01  ribile  e 
il  corso  de' tempi  posteriori  e  giugnere-  codardo  assassinio   del   conte   Lamberg. 
mo  a  quel  difllcile  periodo  in  cui  la  fra-  Quella  cruenta  fine  di  una    missione  di 
zione  repubblicana  si  levò    la  maschera  pace  e  di  conciliazione  impresse  il  suo  siig- 
seuzaperògeltarlainl£ramenle.Unapar-  gello  sul  caiallere  di  giorno  in  gioiuo 


238                    tJ  i\  G  UNO 
più  rivoluzionario  degli  avvenimenti  del-  volgere  di  que'ilitali  avveniinenli,  e  qua- 
l'Un"lieiia.  E  lanlo  più  infiinie  appaive  lunque  opinione  o  giudizio  possa  in  pro- 
pe'suhtluli  pielesli  e  l'ipocrisia  onde  la  posito  pronunciarsi,  V.  S.  dee  persuader- 
foiscnnala  plebe  fu  aizzala  contro  l'infe-  si  d'una  cosa,  gliene  do  la  mia  paiola,  ed 
lice  viiliuia  della  lealtà  edel  palrioltisnio,  è,  cliese  le  simpatie  del  partito  rivoluzio- 
e  pel  reo  cinismo  che  i  riottosi  manife-  uaiio  e  del  disordine  verso  il  capo  del- 
starono  in  cpiell'inconlro,  mentre  l'assas-  l'insurrezione  ungherese  non  possono  es- 
iiiio,  lungi  dall'occullarsi,  puhhlicamen-  sere  contraddette,  questi  non  può  in  ve- 
le vanlavasi  di  quel  sanguinoso  misfat-  run  modo  pretendere  alla  simpatia  degli 
lo.   Sullo  scorcio  del  setlendjre   lasciai  amici  dell'ordine  e  della  vera  libertà  co- 
Vienuae  isuoi  dintorni,  di  venuti  una  mal  slituzionale;  imperocché  egli  ne  sgomina 
sicura  dimora  in  causa  degli  eccessi  cui  le  basi  in  Ungheria,  infiammauilo  in  un 
si  lasciava  facilmente  trasportare  una  pie-  modo  pericoloso  lo  spirito  del  popolo,  in 
he  sfrenala,  e  di  uno  slato  poco  dissiuii-  luogo  di  proniuovere  quel  lento  ma  con- 
le  dall'anarchia.  M'ero  adunque  ritirato  tinuato  progresso,  che  il  paese,  che  tanto 
al  mio  castello  di  Eisensladl.  situato  a  due  ne  abbisogna, avrebbe  indubbia  mente  fat- 
sole  miglia  dalla  frontiera,  e  credevo  co-  lo  per  migliorare  i  suoi  interessi  fisici  e 
sì  di  poter  contare  sulla  personale  mia  morali". Nel  declinar  del  i  85  i  con  paten- 
sicurezza,  quando  il  domani  stesso  della  ti  imperiali  di  Francesco  Giuseppe  l  fu 
battaglia  di  Schwechat  mi  trovai  circon-  posta  fuori  d*  attività  la  costituzione  dei 
dato  da  una  legione  di  spie  e  da  un  sei-  4  '>>i»«'zo  1848  ,  e  i  diritti  fondamentali 
■vaggio  stuolo  di  conladini  armati  che  si  che  lozio  imperatore  Ferdinando  1  fu  co- 
davano  il  nome  di  leva  in  massa,  ed  im-  stretto  emanare  in  quell'infelice  epoca  pei 
pedilo  d'allontanarmi  da  quel  luogo  sen-  vari  siali  della  ÌMonarchia  Austriaca.  Do- 
za  porre  a  pericolo  la  sicurezza  della  mia  pò  tanti  avvenimenli ,  giustamente  si  e- 
famiglia.  E  m'era  comunicato  in  via  con-  spresse  colla  storia  de'falli  la  Civiltà  Cat- 
fidenziale  cheal  più  lieve  tentativo  di  ab-  tolica  nel  suo  grave  articolo;  Il  MDCCCLit. 
bandonare  quella  mia  dimora,  sarei  sta-  »  L'  Europa  cattolica  è  debitrice  ,  dopo 
lo  colla  forza  trasportato  nell'mterno  del  Dio,  alla  casa  d'Austria  ed  a' prodi  suoi 
paese.  In  questo  modo  metlevasi  pratica-  eserciti  del  non  esser  stata  invasa  tutta 
mente  in  allo  il  principio  della  libertà  e  dall'lslamismoe  dal  Protestantesimo, due 
dell  mdi()endenza  personale!  Alla  fine  del  forme  diverse  del  medesimo  fatalismo, 
mese  di  dicembre  vennero  le  truppe  im-  che  dalle  sponde  del  Danubio  e  del  Ke- 
periali  a  liberarmi  da  (jnella  penosa  situa-  no  nel  loro  allargarsi  dall'oriente  l'uno  e 
aione.  l^er  riassumere  il  Cuì  qui  detto:  ri-  l'altro  dall'occidente,  trovarono  negli  e- 
conoscoqual  dovere  verso  il  mio  Sovrano  redi  del  santo  Impero  un  baluardo  che 
e  la  mia  patria  di  staliilire  una  differen-  potè  essere  scosso  talora,  ma  soverchiato 
za  tra  quel  periodo  nel  quale  uomini  in-  non  mai.  Fedeli  alla  missione  di  difen- 
legri  e  onorali  si  sforzarono  invano  d'op-  sori  della  cattolica  Chiesa,  ne  osleggiaro- 
poisial  torrente  rivoluzionario,  e  di  mei-  no  i  nemici;  e  ne  ebbero  l'alio  guiderdo- 
cie  in  ai  inonia  co'  principii  fondamcn-  ne  di  essere  accomunati  alle  ire  iinpolen- 
uelia  piummatica  sanzione,  le  muta-  li  contro  di  quella, ed  una  protezione  me- 
zioni  eli  erano  stale  innestale  sull*  antica  ravigliosa  della  Provvidenza,  che  gli  fece 
iiosli  a cosliluzione  ungherese,  e cpiel  lem-  sorgere  piìi  forti  da  que'casi  che  parvero 
pò  durante  il  quale  venne  fallo  al  parti-  averli  condotti  all'orlo  della  mina.  Non 
lo  estremo  di  esercitare  sul  paese  un' e-  parliamo  de'principii  di  questo  secolo:  ma 
«elusiva  e  rovinosa  influenza.  Qualunque  si  consideri  che  era  l'Austria  nel  48  e  che 
eiioie  possa  essere  stalo  couimcsso  nel  è  adesso!  e  se  non  si  vuol  riconoscei'vi 


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U  N  G  U  N  G  '289 
un  siugolar  favore  di  Dio,  si  conceda  a-  di  Pesi.  3.°  Pregano,  che  essendo  gl'isli- 
gii  uomini  un'abilità  ed  una  forza  di  cui  tuli  d' inseguauicnlo  fondazioni  caltoli- 
gli  uomini  couiunenienle  non  sono  capa-  che,  i  medesimi  venghino  impiegali  s(j1- 
ci.  Ma  che  forse  non  sono  doni  di  Dio  l'a-  tautoa  (ini  catlohci,  ed  amministrali  dal- 
bililà  e  la  forza?  non  dinegò  Egli  l'una  e  la  coujmissione  incaricala  della  sorve- 
l'altraachi  piìisenelenea  ricco  e  neinor-  glianza  nel  fondo  di  religione;  che  a' ve- 
gogliva?  Sono  ap[)ena  \ólli  3  anni  da  che  scovi  si  dia  la  facoltà  d'allontanare  da  la- 
iJ  nipote  di  Maria  Teresa  non  avrebbe  ri-  li  istituti  ogni  libro  non  cattolico;  che  al- 
conosciulo  il  suo  vasto  inipero  fuori  del-  loslalo,rispelloalle  scnolecalloliche,non 
le  carte  geografiche;  ed  a  lui  medesimo  vengano  conceduti  diritti  maj^giuri  che 
non  si  apriva  sicuro  asilo  che  nel  mezzo  presso  altre  confessioni,  e  die  linalmtnle 
dell'Alpi  Noriche,  circondato  dall'  antica  all'oggellodi  regolare  le  scuole  cattoliche 
lealtà  de'suoi  tirolesi.  Ed  ora?  ed  ora  rim-  venga  formala  una  commissione  compo- 
pero  Austriaco  è  forte  quanto  per  av-  sia  di  pieti  e  laici.  Nel  riepilogo  del  rap- 
ventura  non  fu  mai,  rinnovellato  a  cos'i  porlo  sui  risultati  del  sinodo  vtscovilu 
dire  nel  cuore,  nel  capo  e  nel  braccio.  L;i  d'Ungheria  presentato  all'imperatore,  e 
Chiesa,  principio  di  vita  d'ogni  socielà  sui  desiderii  esternali  da'vesrovi  in  ((ue- 
cattolica  ,  si  scioglie  colà  da'  tacci  delle  sl'occasione  convocati,  rileiì  il  iMonilore 
servitù  Giuseppine  per  esercitare  la  salu-  7  o.sc<7//o. Eglino  snp[)licarono  che  in  rap- 
lare  sua  azione  sui  popoli  che  soliraltine  porto  all'elezione  de'  vescovi  sin  conclu- 
divennero  rivoltosi  e  felloni;  la  corona  sie-  so  un  concordato  colla  s.  Sede;  frattanto 
de  sul  capo  d'un  giovine  principe, che  mi-  però  prima  di  procedere  all'elezione  d'un 
litato  da  soldalo  sui  campi  ,  iniziò  il  suo  vescovo,  si  ascolti  il  patere  de' vescovi  dei- 
governo  da  degno  figlio  della  Lorena,  e  la  provincia;  che  in  rapporto  alla  proprie- 
(la  degno  cugino  degli  Habsburg;  l'eser-  là  delle  chiese  e  delle  scuole  vengano  di- 
cito che  di  quel  capo  è  il  braccio,  è  s\  di-  chiarate drdlo stalo  comedi  esclusivo  pos- 
scipliualo,  SI  fedele  clie  4°, 000  già  ri-  sesso  della  Chiesa,  che  ramininislrazione 
vollosi  vi  hanno  potuto  essere  novella-  delle  medesime  sia  trasmessa  ad  unacom- 
mente  arrolati  senza  tema  d'infezione  o  missione  ecclesiastica,  e  che  le  loro  enlra- 
taccia  d'avventatezza  o  d'imprudenza.  11  te  siano  impiegale  unicamente  a  scopi  re- 
perchè  a  noi  pare  che  pel  presente  que-  ligiosi.  Desiderano  inoltre  che  sia  dato  uà 
sta  vigorosa  condizione  dell'Austria  sia  nuovo  organamento  a'seininari,  non  ci)e 
la  miglior  guarentigia  che  possa  avere  la  una  restrizione  della  libc'i  là  attuale  di 
moderna  Europa  di  tranquillità  e  di  pa-  passare  da  una  religione  all'altra;  linai- 
ce".  Apprendo  lìinW Osservatore  Roma-  mente  supplicano  che  a'cattolici  che  pas- 
no  del  i83i  ,  a  p.  437  e  449>  «elaliva-  sauo  ad  un'altra  religione  non  sia  accor- 
menle  al  sinodo  tenuto  nell'agosto  in  Un-  data  la  licenza  di  contrarre  un  altro  ma- 
gheria  da'suoi  vescovi,  fra  le  determina-  liimonio  durante  la  vita  del  marito  o 
zioni  da  loro  prese  le  seguenli.  i.°l  vesco-  della  moglie.  Soggiunse  la  Civiltà  Cat- 
vi  supplicano  S.  M.  adinchè  si  degni  di  /oZ/c/ijchei  giornali  ungheresi  annunzia- 
far  assegnare  il  guarentito  indennizzo  per  rono  che  i  vescovi  cattolici  del  paese  a- 
la  perdita  delia  decima  e  della  sedicesi-  veano  in  una  loro  asseusbLa  risoluto  di 
ma  ,  accordare  la  così  della  congrua  in  sollecitare  la  grazia  imperiale  non  solo  in 
misura  corrispondente  a'iempi,  e  obbli-  favore  degli  ecclesiastici,  ma  di  tulli  in 
gare  l'autorità  politiche  ad  incassare  le  genere  gl'incolpati  politici.  La  medesima 
competenze  de'  parrochi.  2.°  Desiderano  parla  i\\\i\  altro  concilio  radunato  da've- 
che  rE[iiscopato  eserciti  maggior  influeu-  scovi  nell  Ungheria,  le  cui  conferenze  co- 
ta  sulla  facoltà  teologica  dell'uuiversità  minciarono  1'  1 1  noveiabre  dello  stesso 


2  to  U  N  G 

iJSIir,  per  ilisi  tilcie  le  rifortiie  ila  inlro- 
(liii-M  iiell'msegii.iiJieiilo  pi  iiiiaiio,  riiin- 
niinisliazioiie  tie'beni  ecclesiastici,  e  il  iiii- 
glioiami'iilotlel  leiupoiale  di -ilcime  |)ar- 
ti  tiel  clero.  Dichiarò  poi  la  Civiltà  L\il- 
(oiica,  ignorare  quali  parlili  presero  i  ve- 
scovi, solo  in  generale  cuiiuscersi,  clie  la 
loio  consiilerazione  si  fissò  su  3  punii 
principalmente:  i ."  IVel  niigliorainenlo 
del  clero,  in  ispecie  di  coloro  die  sono  de- 
sliiiali  airinsegnan)eiilo,  e  discutendo  le 
riforme  da  introdursi  nell'insegnamento 
primario.  2."  iNcI  moltiplicare  e  volgere 
a  più  cristiane  norme  le  scuole  popola- 
ri. 3.°  JN'eir  aniniinislrazione  più  esalta 
de'heni,  elle  formano  in  Ungheria  il  pa- 
Irimonio  ecclesiastico. 

Già  riellistcsso  anno  1'  Ungheria  era 
stata  rallegrala  dalla  presenza  del  nun- 
zio apostolico  di  Vienna,  mg."  Michiele 
Viale  Prelà  arci  vescovo  di  Cartagine  (ora 
cardinale  del  titolo  de'  ss.  Andrea  e 
Gregoiio  ai  Monte  Celio,  ed  arcivesco- 
vo di  Bologna);  e  dal  ritorno  d'un  tneiu- 
bro  della  regnante  casa  imperiale  ail  as- 
sumere la  direzione  ilei  governo,  essen- 
do a'  i4ollobre  arrivalo  a  Pesi,  allua- 
le  capitale  dell'Ungheria,  larciduca  Al- 
berto Federico  nuovo  governatore  civi- 
le e  militare  dell'Ungheria, di  cui  supe- 
riormente feci  paiola.  Egli  allorché  di- 
scese dal  vapore,  venne  accollo  festosa- 
mente dal  corpo  de'geuerali  delle  mili- 
7ie  ivi  esistenti,  mentre  ambo  le  sponde 
formicolavano  di  molle  migliaia  di  spel- 
latori.  Salilo  a  cavallo  e  seguito  da  uno 
splendido  corteo,  il  principe  percorse  la 
via  (ino  all'abilazione  destinatagli  tra  le 
doppie  file  di  militari  schierali  in  para- 
ta. Il  cannone  non  cessò  di  tuonare  che 
dopo  un'ora,  e  fu  il  segnale  ch'egli  avea 
posto  piede  nel  palazzo  C/iaky.  Indi  fu 
dato  splendido  desinare.  La  sera  per  fe- 
slegguiif  la  fausta  licoiieiiza  vi  fu  lujui- 
nana  nelle  due  cillà  consorelle.  Buda  e 
l'est,  tlie  niisù  veramente  splendidissi- 
ma. Il  palazzo  di  cillà,  gh  altri  pubblici 
Mubilimenli,  il  tcalro,le  cuscrme  brilla- 


U  i\  G 
vano  in  un  mare  di  luce.  Co»!  un  desi- 
derio ila  lungo  tempo  nudrilo,  lu  linai- 
mente  soddisfatto.  Dal  tempo  che  segiù 
l'epoca  deplorabile  della  rivoluzione, sor- 
gente per  l'Ungheria  d'eiKjrtni  danni  eJ 
indescrivibili  sciagure,  niun  giorno  fu  più 
bello,  più  radiante  di  gioia,  giacché  aJ 
esso  si  attaccarono  le  più  liete  speranze 
ed  espellazioni.  Poiché  gli  ungheresi, do- 
po la  partenza  del  palatino  arciduca 
Stefano  e  dopo  lo  spazio  di  oltre  3  anni, 
rividero  un  principe  imperiale.  II  prin- 
cipe tosto  si  cattivò  la  simpatia  dell'in» 
tera  popolazione,  pel  suo  tratto  cordiale 
e  cavalleresco,  per  la  sua  aflfabililà  e  cor- 
tesia, per  la  conoscenza  che  dimostrò  del- 
le condizioni  e  de'peculiari  rapporti  del- 
l' Ungheria,  e  il  vivo  desiderio  da  esso 
concepito  di  giovare,  per  quanto  fosse 
nelle  sue  forze,  al  paese  e  alla  sua  prospe- 
rila. Avendo  quindi  intrapreso  un  viag- 
gio d'  is[)ezione  in  parte  dell'  Ungheria, 
venne  festeggialo  con  enlusiasino,  archi 
trionfali  e  altre  dimostrazioni  popolari. 
Quanto  a'  due  precedenti  viaggi  in  Un- 
gheria, a  Colocza  ed  a  Pest,  del  nunzio 
apostolico,  ne  pubblicarono  la  Relazio' 
/K'del  i.°  il  Giornale  di  Roma  a  p.  OgS, 
e  del  1°  la  Civillà  Cattolica  nella  serie 
i/,  t.  7,  p.  3G3.  Passala  la  corona  d'Un- 
gheria nella  casa  d'Austria,  il  nunzio  re- 
sidente presso  gì'  imperatori  a  Vienna 
d'allora  in  poi  curò  le  cose  dell'Unghe- 
ria, la  quale  cessò  di  averlo  particolare 
e  residente  nel  regno.  Laonde  la  presen- 
za d'un  nunzio  apostolico  in  Ungheria  è 
un  avvenimento  pe'fasli  ecclesiastici  del- 
la medesima,  un  saggio  solenne  dello  spi- 
rilo de'  cattolici  ungheresi  e  della  vene- 
razione loro  verso  il  supremo  Gerarca 
delta  Cliiesa.Egli  è  per  questo,  e  per  non 
aver  potuto  riferire  l'accesso  d'alcun  Pa- 
pa nell'Ungheria,  che  reputo  inleressaii- 
lissimo  il  riportare  la  descrizione  de'me- 
morali  due  viaggi  con  alcuni  schiarimen- 
ti, pel  complesso  delle  dimostrazioni  fat- 
te al  degnissimo  rappresenlanle  della  s. 
Sede,  in  un  tempo  iu  cui  l'Ungheria  non 


UNG 

più  lo  vede  che  rarissime  volle,  e  peiciò 
si  tlestò  il)  modo  singolare  reiitiisiasmo 
religioso  del  clero  e  del  popolo.  Comin- 
ciando dal  I .°,  mg.'  nunzio,  in  compagnia 
di  mg.'  Luigi  Guglielmi  vescovo  di  Scu- 
tari  e  del  segretario  della  nunziatura,  a' 
23  giugno  partì  in  uu  battello  a  vapore 
alla  volta  di  Gònio,  ove  fuiono  ad   in- 
contrarlo il  p.  abbate  di  Bukonibcl  am- 
ministratore dell'arciceuobio  di  s.  Mar- 
tino, e  uno  degli  abbati  soggetti  a  quel- 
l'arciabbale.  Trovò  carrozze  di  gala  a  4 
cavalli  e  un  drappello  di  contadini  a  ca- 
vallo vestili  all'ungherese,  preceduti  da 
un  di  loro  che  portava  lo  stendardo  del- 
la parrocchia  di   Santivany  sormontalo 
dalla  croce.   Giunto  mg.'  nunzio  a  tal 
villaggio,  trovò  in  bella  schiera  tulio  il 
comune  colle  confraternite  ivi  esistenti. 
Il  parroco  in  piviale  gli  die  a  baciare  il 
Crocefisso,  indirizzandogli  un  Ialino  di- 
scorso pieno  di  alletto  e  di  altaccameu- 
to  alla  Chiesa  cattolica;  cui  mg.'  nunzio 
rispose  ne'modi  più  gentili  e  cortesi.  Con- 
tinuando il  camu)ino,  venne  il   prelato 
salutato  da  un  nuovo  drappello  di  con- 
tadini, i  quali  per  non  aver  seuipre  a  ri- 
petere la  cosa  medesima,  aveano  stabi- 
i       lilo  di  rendere  quest'onore  al  rappreseu- 
laute  del  sommo  Pontefice,  di  mano  in 
mano  che  giungeva  alle  loro  parrocchie. 
Arrivato  al  villaggiodis.  Martino  alMou- 
te,  vide  ancor  qui  schierato  lutto  il  po- 
'     polo,  alla  cui  testa  era  il  parroco,  ilp.  ab- 
bate di  Domolk,  soggetto  pur  esso  all'ar- 
ciabbate,  ed  altri  monaci  della  slessa  ab- 
bazìa di  s.  Martino.  Colle  solite  formali- 
tà complimentalo  dal  parroco,  udì  dal 
medesimo  in  nome  di  que'  popolani  le 
stesse  proteste  di  divozione  e  d'amore 
\erso  il  supremo  Capo  della  Chiesa  ;  pro- 
teste che  ricevette  ovunque  mg.'  nunzio 
passò,  e  cui  senipre  replicò  con  parole  le 
piùcommovtnli  e  alfettuose.  ISelIa  piaz- 
za della  chiesa  di  s.  Martino  trovò  in  bel- 
la schiera  altro  popolo  co'rispettivi  sleu- 
ì    dardi  e  le  confraternite,  i  cjuali  tulli  al- 
I    r  apparir  del  nunzio  s' ingiuocchiarouo 

VOL.   IXXXIII. 


UNG 


M, 


dicendo  echeggiar  l'aere  di  benedizioni 
e  di  evviva.  Alla  porta  del  monastero  di 
».  Martino  venne  ricevuto  dall'  arciab- 
bate  e  da  tutta  la  religiosa  famiglia  giù- 
bdanle  per  sillatlo  onore.  Salito  nell'ap- 
partamento desti  natogli,  venne  dal  p.  arci- 
abbate  pregato  a  benedire  il  popolo,  che 
adunalo  nella  piazza  domandava  t,«l  gia- 
zia.  Mg.'  nunzio  olfrì  tjuindi  il  s.  S.igi  i- 
ficio  nella  chiesa  dell'  arciabbate,  il  qua- 
le l'assistè  in  [ìiviale.  Intanto  era  giunta 
da  Raab  la  deputazione  di  ((ue!  ca[)ilolo 
cattedrale,  couipo>.la  di  mg.'  Sigismondo 
Deaki  vescovo  di  Cesaropoli   in  i>,irli- 
bus  abbate  de'ss.  Pietro  e  Paolo  in  Za- 
ra, e  di  altri  canonici;  più   tardi  venne 
lo  stesso  vescovo  mg."^  Antonio   Kurner 
di  Sopionio  all'abbazia    per  dichiarare 
la  sua  liliale  divozione  alla  s.  Sede  e  al- 
l'egregio suo  rappresentante.  I  piùilUi- 
siri  individui  di  l\aab  eransi  dui  p.  urei- 
abbate  invitali  ad  un  bancliutto  dato  a 
contemplazione  del  nunzio  apostolico,  e 
sul  finir  della  mensa  lo  stesso  arciabba- 
te pronunziò  un  discorso  pieno  di  i  ispcl- 

10  e  di  amore  verso  la  persona  augusta 
del  Papa,  pregando  mg.'  Viale  ad  appa 
Jesar  questi  sentimenti  suoi  e  di  tutta  la 
religiosa  famiglia  al  sommo  Pontefice  Pio 
IX,  di  cui  egli  sì  bene  facea  colà  le  veci. 

11  giorno  25  mg."^  nunzio  col  solilo  cor- 
leggio,  cui  aggiunger  si  vollero  l' arci- 
abbate  e  due  altri  della  stessa  congrega- 
zione benedettina  a  lui  soggetti,  mo^se 
alla  voltadi Piaab  o  Giavariuo,  trovando 
al  suo  dipartire  piene  le  strade  di  popolo 
che  implorava  la  sua  benedizione,  il  ve- 
scovo di  Pvaab  n»g.'  Karner  (morto  poi 
nel  gennaio  i'^^'j)  aveva  raccolto  nell'e- 
piscopio lutto  il  clero,  e  fittosi  con  esso 
trovare  alla  porta,  introdusse  il  nunzio 
neH'apparlamenlosuijeriore.ove  accolse 
le  varie  deputazioni  u  tal  uopo  venule. 
Mg.'^  vescovo  volle  che  nv^J  Deaki  e  uu 
altro  canonico  della  cattedrale  accompa- 
gnassero il  rappresentante  della  s.  Sede, 
il  quale  s'mdirizzò  alla  volta  di  Pesi, ove 
il  vollero  seguire  pur  aoco  i  detti  3  pp. 

i6 


7./\'y. 


U  N  G 


.-»l)|jnli.  Il  hallelloa  vapore,  in  cui  coi  suo 
nobile  coiieggio  era  salito  mg.'    Viale, 
:>|)pi()(lò  per  mi  istante  aSliigonia  o  Gian. 
Ttilta  la  popolazione  venne  a  liveriilo, 
e  3  canonici  ilella  città  chiesero  in  gra- 
zia d'accompagnarlo  durante  il  viaggio. 
Disceso  al  seminario  di  Pest  sul  far  della 
sera,  venne  ricevuto  dal  rettore  cogli  a- 
lunni,  dal  direttore  e  professori  della  fa- 
coltà teologica  di  quell'  università,  dal 
collegio  de'parrochi  e  da  molti  altri  ec- 
clesiastici, 3  de'  quali  erano  insigniti   di 
prelatizia  dignità.  Il  rappresentante  pon- 
tificio trovò  nel  seminario  mg.'  Adalber- 
to Bartakovics  arcivescovo   d' Eriau  e 
mg."^  Francesco  Szaniziò  vescovo  latino 
di  Gran-Varadino  appositamente  venu- 
ti a  ossequiarlo.  Ammise  poi  all'udienza 
i'una  dopo  l'altra  le  molte  coiporazio- 
ni  venule  a  testimoniare  il  loro  gradi- 
mento per  l'onore  compartito,  e  la  loro 
alfezione  alla  s.  Sede.  S'imbandì  poi  la 
cena,  cui  oltre  i  mentovali  vescovi,  erano 
stati  invitati  mg.' Ladislao  Zaboisky  ve- 
scovo di  ZeipsoScepusioealtri  ragguar- 
devoli ecclesiastici  di  quella  città.  Nel  se- 
guente mattino  conlinuò  mg."^  nunzio  il 
viaggio,  seguito  dalia  deputazione  del  ca- 
pitolo di  Gran,  dal  rettore  della  facoltà 
teologica,  dall'  arcivescovo  di  Erlau,  e 
quasi  tutti  vollero  accompagnarlo  a  Co- 
locza  ed  a  Cinque  Chiese.    Ad  un  mez- 
z'ora di  distanza  da  Colocza  fu  incontra- 
to dal  vescovo  di  Csanad  e  Temeswar 
mg.'  Giuseppe  Lonovics,  poiché  l'arci- 
vescovo mg.'  Francesco  di  Paola  de'conti 
Nadasdy,  quasi  cieco,  l'avea  inviato  a  far 
le  sue  veci  ;  con  essolui  si  fecero  trovare  i 
membri  del  capitolo,  del  magistrato  e  al- 
tri ragguardevoli  personaggi  di  Coioc?a. 
Una  carrozza  a  G  cavalli  era  destinata  pel 
nunzio,  altre  4  e  a  2  cavalli  pel  corteg- 
gio. Mg.'  Viale,  avendo  alla  sinistra  mg.' 
d'EilaUjIia  una  inlinila  moltitudine  di 
popolo,  scortalo  da  .lo  cavalieri  e  aven- 
do 1  ufllciali  di  essi  ngli  sportelli,  giun- 
se alla  panocchia  di  Tcctu,  ove  slava  al- 
l' u»ato  modo  tutta  quella   popolazione 


U  N  G 
schierata  insieme  al  parroco,  il  quale  ]<) 
ricevè  rispettosamente.  INella  piazza  del- 
la cattedrale  di  Colocza  venne  salutalo 
con  clamorosi  evviva  dalla  folla  ivi  adu- 
nata. I  primi  personaggi  della  città  an- 
darono a  ossequiarlo  nell'  arciepiscopio, 
ove  alla  testa  del  clero  lo  nvea  accolto 
mg.'  Nadasdy  arcivescovo.  Ricevute  pur 
qui  le  deputazioni  del  capitolo,  del  clero, 
del  magistrato,  delle  facoltà  insegnanti  e 
di  altri  corpi,  assistette  ad  un  convito 
datogli  dall'arcivescovo,  cui  erano  invi- 
tale le  più  illustri  persone  della  città.  Si 
fece  brindisi  al  successore  di  s.  Pietro,  e 
mg.'  nunzio  alla  sua  volta  fece  altrettan- 
to verso  l'imperatore  Francesco  Giusep- 
pe 1.  Accompagnato  dall' istesso  arcive- 
scovo, andò  poi  a  visitare  la  metropoli- 
tana, la  chiesa  parrocchiale,  il  semina- 
rio e  la  casa  degli  scolopii.  li  giorno  ap- 
presso una  deputazione  del  capitolo  di 
Colocza  e  del  magislrato  vollero  unirsi 
alla  splendida  comitiva  di  n)g.'  nunzio, 
per  seguirlo  fino  alla  stazione  del  vapo- 
le.  Nell'approdaie  tutte  le  campane  di 
IMohacs,  e  persino  quelle  delle  chiese  sci- 
smatiche, suonarono  a  festa.  Il  vicario 
generale  del  principe  primate  d'Unghe- 
ria, le  deputazioni  del  capitolo  e  del  cle- 
ro di  Cinque  Chiese  ricevettero  il  nun- 
zio, che  si  condusse  in  carrozza  al  palaz- 
zo, che  il  vescovo  di  Cinque  Chiese  pos- 
siede in Mohacs,  Ammesse  ad  udienza  le 
consuete  deputazioni,  e  ivi  complimen- 
talo eziandio  a  nome  del  primate  mg. 
Giovanni  Scitowski  arcivescovo  di  Stri- 
gonia,  ora  cardinale,  conlinuò  il  cammi- 
no verso  Cinque  Chiese.  Al  toccar  del  suo 
territoiio  si  fece  incontro  al  nuuzìo  la 
deputazione  di  quella  città,  avente  alla 
testa  il  borgomastro.  11  principe  prima- 
te venne  ad  accoglierlo  alla  porta  dell'e- 
piscopio (essendo  allora  vacante  la  sede 
del  suo  vescovo),  con  tutto  il  clero  schie- 
rato in  due  file.  E  incredibile  l'entusia- 
smo destalo  in  tutti  ila  una  lai  visita.  La 
solo  nun'/ìo  pontificio  di  Vienna,  il  ce- 
lebre e  dotto  Garampi,  poi  amplissiiuo 


U  N  G 

cardinale,  eiavi  stato  oltre  80  anni  acì- 
dietio.  Qui  furono  le  deputazioni  ning- 
giori  che  altrove  ;  i  professori  del  liceo,  le 
autorità  civili  e  militari,  ognuno  gareg- 
giava in  render  testimonianza  di  divuto 
affetto  alla  s.  Sede  e  al  ben  degno  e  ac- 
clamato suo  rappresentante.  Era  il  gior- 
no appresso  29  giugno  la  festa  de'ss,  Pie- 
tro e  Paolo,  e  mg/  nunzio  celebrò  pon- 
tificalmente nella  cattedrale  di  Cinque 
Chiese.  Tutto  il  clero  andò  colla  croce  ar- 
civescovile a  prenderlo:  stava  nel  trono 
a  conili  Ei'aiigelil,  mentre  il  primate 
sedeva  in  altro  trono  a  conni  Epistolae, 
e  l'assistevano  due  vescovi  in  mitra  e  pi- 
viale, quello  cioè  di  Bosnia  e  Sirmio,  det- 
to volgarmente  di  Diakovar  per  risiede- 
re in  tal  città,  mg."^  Giorgio  Strossmayer, 
e  mg."^  Gregorio  Gii  k  vescovo  d'Adraso 
in  partibus  e  ausiliare  osulTraganeo  del- 
l'arcivescovo di  Colocza.  Compiuto  il  s. 
Sagrifìzio,  il  primate  predicò  dal  pulpito 
ragionando  sull'  istituzione  della  Chiesa 
cattolica,  sulla  sua  unità  e  sul  primato 
da  Cristo  istituito  nel  romano  Pontefice. 
Per  condiscendere  a'  desideri!  di  mg.' 
Strossmayer,  mg."  nunzio  a'  3o  giugno 
mosse  alla  volta  di  Essegg,  accompagna- 
to da  quel  vescovo  e  dalla  deputazione 
del  capitolo  di  Gran.  Passato  il  ponte  sul- 
la Drava  trovò  le  deputazioni  di  Essegg, 
nelle  quali  si  notava  lo  stesso  borgoma- 
stro ;  vi  era  venuto  persino  il  parroco 
.scismatico.  Tutti  dichiararono  la  loro 
gioia  nel  vedere  per  la  1."  volta  fra  loro  il 
rappresentante  della  s.  Sede  :  si  consola- 
vano per  avere  il  loro  vescovo  ricevuta 
nel  i85o  la  consagrazione  da  mg.'  Via- 
le, ripetevano  le  proleste  di  attaccamen- 
to alla  s.  Sede  e  al  Papa.  Mg.'  nunzio 
traversando  la  città  volle  riverire  il  con- 
te Peachevich,  conte  supremo  di  quel  co- 
mitato e  rappresentante  dell'autorità  so- 
vrana. L'  eccelso  personaggio  era  fuori 
di  se  pel  giubilo;  il  tenne  a  convito,  e 
desiderò  che  i  sentimenti  suoi  e  de'  po- 
poli a  lui  aflidati  venissero ,  siccome  il 
nunzio  promise,  maoifestatì  al  santo  Pa- 


U  N  G  243 

(he  Pio  IX.  Per  lungo  tratto  di  via  il 
nobile  conte  e  il  borgomastro  riaccom- 
pagnarono il  nunzio,  accolto  sempre  da 
numerosissimi  evviva.  Poco  distante  da 
Diakovar  trovò  il  vice-presidente  del  go- 
verno e  altri  personaggi  primari.  Pre- 
ceduto da  IO  cavalleggieri  giunse  nella 
città,  in  mezzo  d'una  folla  d'ogni  condi- 
zione e  sesso.  Sull'ingresso  dell'episcopio 
erasi  fatto  un  arco  trionfale  con  verdu- 
ra e  fiori,sormontato  dalla  bandiera  pon- 
tificia, fiancheggiata  da  quelle  imperiali. 
Raccoltosi  il  clero  in  una  ben  vasta  sala, 
ragionò  della  gioia  di  tutti  per  sì  conso- 
lante e  inaspettato  onore;  più  tardi  mg. 
nunzio  andò  alla  cattedrale  per  celebrar- 
vi la  s.  messa  ;  visitò  il  seuiinario,  le  par- 
rocchie e  quanto  sembrava  avere  piìi  im- 
portanza religiosa.  Non  solo  tutti  i  mem- 
bri del  clero  che  si  erano  recati  a  Diako- 
var, ma  moltissimi  nobili,  impiegati  e 
militari  assisterono  alla  mensa,  nella  qua- 
le mg.'  vescovo  rinnovò  a  nome  di  tutti 
le  dichiarazioni  di  ossecjuio  verso  il  som- 
mo Pontefice  Pio  IX,  al  cui  nome  echeg- 
giò di  applausi  la  vastissima  sala.  Tro- 
vandosi vicino,  volle  mg.'  nunzio  passare 
a  Semlino,  città  della  Schiavonia  mili- 
tare e  distretto  reggimentale,  principale 
emporio  del  commercio  tra  la  Turchia 
e  l'Austria,  per  consolare  quella  porzio- 
ne de'  cattolici  che  ivi  si  trova,  nùsta  a 
buon  numero  di  greci  scismatici  ed  ebrei. 
Lo  stesso  vescovo  di  Diakovar  volle  se- 
guirlo. Il  preposto  di  Semlino  con  altri 
ecclesiastici,  i  pp.  francescani,  il  1°  co- 
mandante della  fortezza,  per  incarico  a- 
voto  dal  i.°,  andarono  a  prendere  il  nun- 
zio sulle  rive  del  Danubio  e  l'accompa- 
gnarono alla  casa  parrocchiale,  alla  cui 
porta  stava  un  drappello  di  soldati  per 
fargli  la  guardia  e  rendere  a  lui  gli  onori 
militari.  I  deputati  della  chiesa  cattolica 
non  solo,  ma  il  magistrato  della  città  com- 
posto in  parte  di  greci  scismatici,  si  re- 
carono a  complimentarlo  e  ad  offrirgli 
i  propri  servigi.  Il  tenente  maresciallo 
Krauiner  comandante  la  fortezza  lasciò 


244  u  N  G 

a  disposizione  di  lui  le  proprie  carrozze, 
e  volle  die  il  suo  i.°aiulante  gli  stasse 
sempre  hI  fianco.  Quasi  appena  giunto 
vennero  in  grande  uniforme  ad  ossequiar- 
lo il  console  austriaco  di  Belgrado  e  il 
vice  cancelliere  del  consolato,  per  in  vilar- 
lo  con  tutta  la  sua  comitiva  a  desinare 
in  Belgrado,  ove  il  giorno  3  luglio  si  con- 
dusse venendo  nello  stesso  battello  a  va- 
pore accompagnato  dal  console  austria- 
co, da'cancellieri  della  legazione,  dal  par- 
roco e  da  altri  ecclesiastici  aggiunti  alla 
sua  comitiva.  Avrebbe  mg."^  nunzio  de- 
siderato di  vedere  il  pascià,  ma  noi  potè 
per  essere  il  Ramazan  o  tempo  di  digiu- 
no deìurchi;  visitò  invece  il  ministro  de- 
gli alFari  esteri  della  Servia  Petrionevicli, 
dal  quale  venne  trattato  colla  più  gran- 
decortesia  e  accompagnalo  fino  alla  por- 
la della  casa,  ed  anco  dal  console  fran- 
cese, che  avea  inalberata  la  bandiera  na- 
zionale. Visitato  quanto  era  ivi  più  im- 
portante, ed  ospitato  dal  console  austria- 
co, venne  da  lui  e  da  tulio  il  suo  dica- 
stero riaccompagnalo  alle  rive  del  Danu- 
bio. Nel  giorno  4  ^ug."^  Viale  ritornò  a 
Cinque  Chiese,  passando  per  Neusat,  ove 
trova  vasi  il  magistrato  di  Petervaradino. 
Visitò  Hocli,  castello  del  principe  Ode- 
scalchi,  e  il  convento  de'francescani,  ove 
morì  s.  Giovanni  da  Capistrano.  Giunto 
a  Mohacs  ebbe  nuove  deputazioni  venu- 
te da  Cinque  Chiese.  Non  minori  delle 
prime  furono  le  nuove  accoglienze  del 
primate  d'Ungheria. Nel  d"ì  seguente  mg."^ 
nunzio  assistè  alla  solenne  ceremonia  del- 
l' ingresso  che  le  religiose  di  Nostra  Si- 
gnora, venute  da  Presburgo,  facevano  in 
un  monastero  per  loro  costruito  dal  pri- 
mate per  contenervi  3o  monache  desti- 
uale  a  educarvi  la  gioventù.  11  sagro  ri- 
to cominciò  nella  cattedrale,  ove  tanto  il 
nunzio  quanto  il  primate  andarono  pro- 
tessionalniente,  e  fu  continualo  nella 
chiesa  interna  del  monastero.  Il  nunzio 
stava  alla  destra  ilei  piiniale,  avendo  ac- 
canto due  prelati  mitrali  ;  le  religiose  era- 
no 12,  e  ognuna  di  esse  teneva  a  se  vicina 


UNG 

una  dama.  Fecesi  dipoi  nel  parlatorio  tuia 
agape;  sedevano  alla  stessa  mensa  le  mo- 
nache tutte  da  una  parte  e  nell'  altra  il 
nunzio,  il  primate  e  gli  altri  ecclesinslici 
cheaveano  preso  parte  alla  funzione.  A'7 
luglio  congedatosi  dal  primate,  mg. 'Via- 
le Prelà  tornò  alla  volta  di  Vienna,  rice- 
vendo per  tutta  la  via  i  medesimi  onori, 
già  riferiti.  Accorrevano  d'ogni  parte  le 
popolazioni  ad  ossequiarlo,  spargendogli 
la  via  e  la  carrozza  di  fiori,  tenendosi  o- 
norato  chiunque  il  potesse  albergare  per 
un  sol  momento,  facendosi  nelle  mense 
contìnui  brindisi  alla  religione  cattolica 
e  al  Pupa,  a'quali  mg/  nunzio  rispon- 
deva con  quelli  per  l'imperatore.  In  una 
parola  l'illustre  prelato  ricevette  sempre 
nuove  dichiarazioni  di  riverenza  e  di  af- 
fetto verso  il  sommo  Pontefice;  né  mai 
lasciò  nelle  risposte,  che  ad  ogni  tratto 
far  dovea,  d'  inculcare  l'unità  col  Capo 
della  Chiesa,  assicurando  i  cattolici  es> 
ser  questa  una  bella  garanzia  dell'uma- 
na felicità,  ed  un  possente  mezzo  per 
mantenersi  fedeli  anche  alle  civili  auto- 
rità. Poco  dopo  mg.'  Viale  Prelà  intra- 
prese il  2.°  viaggio  per  l'Ungheria.  A  fi- 
ne d'  onorare  la  memoria  del  suddetto 
mg.'  Nadasdy  arcivescovo  di  Colocza,  pas- 
sato al  riposo  de'giusli,  il  nunzio  aposto- 
licocorrispondendo  all'invilo  fattogli  dal 
capitolo  di  Colocza,  si  propose  di  assiste- 
re a'  funerali  solenni  di  quel  prelato  da 
celebrarsi  nella  metropolitana  di  Colocza, 
coll'assistenza  del  principe  primate  d'Un- 
gheria e  di  altri  prelati  del  regno.  A  tale 
eifello  mg.'  nunzio  partìda  Vienna  a'27 
settembre  1 85 1  col  battello  a  vapore  per 
recarsi  in  Gran.  Avendo  il  battello  ap- 
prodalo, come  d'ordinario,  a  Gònio,  una 
deputazione  di  benedettini  di  s.  Marti- 
no al  Monle  si  presentò  al  prelato  per 
complimentarlo  a  nome  dell'  arciabbate 
e  della  comunità  monastica.  Proseguen- 
do indi  il  viaggio  giunse  a  Gran,  ove  fu 
ricevuto  alle  rive  del  Danubio  da  una 
depuitiziune  del  capitolo  di  Gran  e  da 
niollì  altri  ecclesiastici;  ed  accompagna- 


U  i\  G 

lo  dal  snono  festivo  tli  tulle  le  cainpane,e 
seguilo  dagli  ecclesiastici  riiedesimì  si  re- 
cò alla  residenza  arcivescovile.  Tutto  il 
capitolo  metropolitano  in  uno  al  clero 
della  città  era  riunito  nel  palazzo  prima- 
ziale,  dove  dalla  i."  dignità  del  capitolo 
fu  indirizzato  al  rappresentante  ponlifl- 
cio  un  discorso  diretto  ad  esprimere,  co- 
me già  altra  volta  il  capitolo  avea  fallo, 
sensi  di  divozione  verso  il  Vicario  di  Ge- 
sù Cristo  in  terra,  a'quali  sensi  il  nunzio 
corrispose  dichiarando  la  sua  particolare 
soddisfazione,  di  enoontì  al  capitolo  e  di 
eccitamento  a  progretlir sempre  pii^v  nel- 
l'intima adesione  col  Capo  supremo  del- 
la Chiesa.  Nel  d'i  seguente  il  nunzio  e  il 
primate,  accompagnali  fino  alle  rive  del 
Danubio  dal  capitolo  e  da  molti  altri  ec- 
clesiastici, s'imbarcarono  sul  battello  a 
vapore,  mentre  le  campane  suonavano  a 
festa.  A'-ac)  alle  7  del  mattino  il  battel- 
lo approdò  presso  Colocza,  e  il  rappre- 
sentante   pontifìcio  insieme  al  primate 
furono  ricevuti  alla  riva  dal  vescovo  di 
Csanad   mg."^  Alessandro  Csajaghy,  già 
canonico  di  Colocza,  e  da  mg.'  Guk  au- 
siliare del    defunto  e  vicario  capitolare 
dell'arcidiocesi.  Dopo  un  breve  discorso 
indirizzalo  da  rog."^  Girk  al  nunzio  e  al 
primate,  con  cui  dimostrò  il  dolore  pro- 
valo per  la  morte  e  perdita  latta  dall'ar- 
cidiocesi  di  mg."^  iNadasdy,  e  della    più 
profonda  riconoscenza  del  capitolo  di  Co- 
locza nel  veder  con  sì  peculiari  riguardi 
onorata  la  memoria  del  suo  arcivescovo, 
il  nunzio  salilo  in  una  carrozza  a  4  'Ca- 
valli, avendo  alla  sua  sinistra  il  primate 
d'  Ungheria,  si  diresse  alla  volta  di  Co 
locza  preceduto  da  due  usseri  a  cavallo  e 
seguito  da  un  drappello  di  gendarmi  e- 
gualmenle  a  cavallo,  comandalo  da  due 
ulHziali  ch'erano  alla  portiera.  Seguiva- 
no quindi  altre  carrozze  co'due  nominali 
vescovi  e  gli  ecclesiastici  del  nunzio  e  del 
primate.  1  due  prelati  fmono  ricevuti  al 
suono  di  tulle  le  campane, dal  clero  del- 
la città  già  riunito  tiel  palozzo  arcivesco- 
vile pei'  ricevere  il  nunzio  e  d  piinmte. 


U  N  G  345 

Condono  il  rappresentante  pontificio  nel 
suo  appartamento,  tutto  il  clero  si  recò 
presso  di  lui,  ed  a  nome  di  tutti  mg."^  Girk. 
gl'indirizzo  un  discorso  esprimente  .sensi 
della  più  viva  riconoscenza  verso  il  rap- 
presentante di  Sua  Santità,  pel  dare  ch'e- 
gli faceva   una  cosi  bella  dimostrazione 
d'  onore  alla  memoria  del  loro  defunto 
arcivescovo,  assicmamlo  che  questo  ser- 
virebbe a  render  setnpre  più  vivo  il  sen- 
timento di  divozione  verso  la  s.  Sede,  che 
già  era  profondo  nel  loro  cuore,  e  di  cui 
così  vivi  esempi  a veano ricevuto  dal  loro 
defunto  arcivescovo.  Rispose  mg.'  nun- 
zio :  lissergli  ben  noti  per  esperienza  i  sen- 
si (li  divozione  di  quel  capitolo  verso  la 
s.  Sede  e  la  sagra  persona  del  Santo  Pa- 
dre ;  sensi  di  cui  avea  già  avutoluminose 
prove  in  occasione  del  i."  suo  viaggio  a 
Colocza.  Espresse  il  suo  dolore  che  un'oc- 
casione così  funesta  1'  avesse  ricondotto 
in  queste  contrade;  parlò  brevemente  del- 
le virtù  del  defunto  arcivescovo,  propo- 
nendolo (jual  modello  di  pietà,  di  carità, 
di  zelo  e  di  filial  divozione  alia  s.  Sede, 
che  dovessero  imitare.  Disse  in  ultimo 
non  avere  avuto  lui  altro  in  vista  nell'in- 
Iraprendere  questo  viaggio,  senonchè  di 
onorare  la  memoria  del  defunto  loro  ar- 
civescovo e  di  rendere  in  lui  onore  all'E- 
piscopato ungarico  ed  allo  stesso  capitolo 
di  Colocza.  In  ciò  fare  non  aver  lui  che 
interpretato  le  intenzioni   benigne   del 
Pontefice  Pio  IX,  che  ama  con  paterna 
benevolenza  1'  Episcopato,  il  clero  ed  in 
generale  la  nazione  ungherese.  I  parenti 
del  fu  mg.'  Nadasdy  si  trovarono  nell'ar- 
ciepiscopio  per  trattare  onorevolmente  il 
nunzio  e  il  primate,  e  ciò  fecero  nel  mo- 
do più  segnalalo  e  più  nobile.  Intanto  e- 
rausi  recati  a  Colocza  il  nuovo  vescovo 
di  VVailzen  o  Vaccia  mg."^  Agostino  Ro- 
skovany,  tuia  deputazione  di  quel  capi- 
tolo, il  vicario  capitolare  di  Csanad,  con 
altri  ecclesiastici  di  quella  diocesi.  Inoltre 
ima  deputazione  del  capitolo  di  Cinque 
Chiese,  ed  un  numero  considerevolissimo 
di  ecclesiastici  d'altie  diocesi,  e  parlico- 


246  U  N  G 

laimHìlc  la  maggior  parie  de'  panochi 
flella  (.ina  ti»  Colocza.  Tulli  questi  eccle- 
siaslici  si  recarono  presso  il  pontificio  lap- 
prestnlanle,  e  con  :maloglii  discoisi  lesli- 
fjciirono  la  loro  inviolabile  divozionealla 
Selle  apostolica.  A'3o  settembre  tutto  il 
clero  succenuiito  in  abiti  corali, precedu- 
to dalla  croce  ca[)itolare,  segnilo  dal  ve- 
scovo di  Varcia,da  quello  di  C<anad,  dal 
vescovo  au<.iliare  di  Colocza  e  dal  vica- 
rio capitolare  di  Csanad  in  piviale  e  mi- 
tra, si  recò  alla  residenza   arcivescovile 
per  condurre  alla  metropolitana  il  nun- 
zio e  il  primate.  Questi  vi  sì  recarono  in 
rocchello  e  mozzetta,  avendo  il  nunzio 
alla  sua  sinistra  il  primate  d'  Ungheria, 
Giunto  alla  chiesa  e  dopo  aver  brevemen- 
te orato  all'aliare  del  ss.  Sagramento,  il 
nunzio  ascese  al  trono  a  conni  E\'angc- 
Hi,  mentre  il  primate  si  recò  ad  un  fal- 
distorio disposto  per  lui   <7  conni  Ej>i- 
^tolac.  il  nunzio  asstmse  gli  abili  ponti- 
ficali per  cantar  la  messa  di  rctjuiern  ed 
il  primate  assunse  il  [tiviale.  Come  già 
era  accaduto  in  Cinque  Chiese,  il  vesco- 
vo ausiliare  diColocza  e  il  vescovo  di  Csa- 
nad unicamente  per  dare  una  testimo- 
nianza di  divozione  alla   s.  Sede  e  della 
loro  venerazione  verso  il  Santo  Pa<lre,vol- 
lero  prestar  l'ussistenza  aldi  lui  rappre- 
sentante in  piviale  e  mitra.  La  ceremo- 
nia  principiò  con  un'orazione  funebre  in 
lingua  latina  recitala  dal  canonico  Fo- 
garassy  ungherese,  quindi  il  nunzio  ce- 
lebrò ponliiicalmente  l'incruento  Sagii- 
fizio,  dopo  il  (|uale  furono  falle  le  5  as- 
soluzioni da'vescovi  che  assistevano  alla 
ceremonia,  l'ultima  delle  quali  fu  falla 

dal  nunzio  di  Sua  Santità.  Mi-.'  Viale  e 
I      • 

Il  primate  fnrono  poi  ricondotti  alla  re- 
sidenza arcivescovile  da  tutto  il  clero,  e 
poco  dopo  assisterono  ad  un  banchetto 
di  i5o  invitali.  Il  giorno  slesso  sul  far 
della  sera  il  nnnzio  e  il  primate  parliro- 
uo  da  Colocza  cogli  stessi  onori  resi  al 
loro  arrivo,  e  seguiti  dn  numero  consi- 
derevole di  carrozze.  Ind);.rcatisi  poi  sul 
battello  a  viipore,,  giunsero  il  giorno  se- 


U  N  G 
guenleinPeslalley  del  mattino.  Il  gior- 
no 4  ottobre,onomaslico  dell'imperatore 
Francesco  Giuseppe  I,  dovea  esser  po- 
sta la  pietra  fondamentale  d'una  magni- 
fica chiesa  che  i  cittadini  di  Pesi  erano 
perivi  edificare.  Il  primate  pregò  il  nun- 
zio apostolico  a  voler  assistere  a  questa 
ceremonia,  dicendo  che  la  presenza  del 
rappresentante  pontificio  non   solo  ser- 
virebbe a  dar  maggior  splendore  alla  ce- 
remonia, ma  ben  anche  a  far  sentire  al 
popolo  r  inlima  unione  che  congiunge 
l   Ungheria  alla  santa  Stóe.  Il   primate 
aggiunse,  voler  lui  che  questa  chiesa  da 
edificarsi  fosse  più  particolarmente  sot- 
to gli  auspicii  della  santa  Sede,   Il  nun- 
zio aderendo  a'  desiderii    del    primate, 
si  Irallenne  presso  di  lui  in  Buda  fino  al 
dì  della  ceremonia.  Le  corporazioni  re- 
ligiose si  recarono  successivamente  pres- 
so del  nunzio  per  prestare  omaggio  nel- 
la sua  persona  al  Santo  Padre,  e  questo 
fece  piu'e  una  deputazione  numerosa  del 
magistrato  di  Pesi,  che  espresse  la  gioia 
che  i  cittadini  cattolici  provavano  che  il 
rappresentante  pontificio  fosse  per  assi- 
stere alla  ceremonia.  Alle  ore  io  anti- 
meridiane de'4  ottobre,  in  una  carrozza 
di  gala  a  6  cavalli  mossero  il  nunzio  e  il 
primaledalla  residenza  arcivescovile,  te- 
nendo il  i.°la  destra.  Precedevano  la  car- 
rozza due  usseri  a  cavallo,  fiancheggia- 
la da  due  altri  usseri  e  seguita  da  altra 
carrozza  a  4  cavalli,  col  seguilo  de' due 
prelati,  i  quali  giunti  al  luogo  destinato 
per  la  ceremonia,  furono  accolti  al  suono 
d'uno  scelto  concerto  militare.  11  magi- 
strato della  città  di  Pest  era  colà  raccol- 
to, ed  il  borgomastro  indirizzò  al  nun- 
zio un  complimento  in  lingua   tedesca  , 
mentre  un'altra  persona  ne  indirizzòuno 
in  lingua  ungherese  al  primate.  1  due  pre- 
lati procederono  al  luogo  ove  la  ceremo- 
nia dovea  celeijrarsi,  stando  il  nunzio  al- 
la destra  del  primate.  D'  ambo  le  parli 
erano  schierote  delle  fanciulle  vestile  di 
bianco,  ohe  sostenevano  ghirlande  di  fio- 
ri, 0  dietro  le  medesime  erauo  tutte  le 


U  N  G 
confialernile  co'  loro  sfenclardi  di  I'o«f. 
iiecatisi  i  ilue  pielaJi  alla  cappella  eiella 
sojlo  una  tenda  militai-e  vagamente  or- 
nala, i!  nunzio  ascese  il  trono  die  gli  era 
sialo  destinalo  a  coniu  Evangclii,  men- 
tre il  primate  occupò  il  trono  n  conili 
Kpislolae,  ed  assunsero  il  piviale  e  la 
mitra.  La  ceremonia  fu  celebrata  secon- 
do il  rilo  prescritto  nel  pontificale  ro- 
mano renella  pietra  fondamentale  in  un 
con  molte  altre  medaglie  d'oro,  d'aigen- 
to  e  di  rame,  fu  depositala  una  medaglia 
d'oro  coll'elllgie  del  Papa  Pio  IX,  di  cui 
il  nunzio  aveva  fallo  dono  al  magistrato 
di  Pesi  per  quest'oggello,  del  che  fu  fat- 
ta menzione  nel  documento  in  pergame- 
na che  fu  rinchiuso  nella  slessa  pietra  fon- 
damentale, come  anche  fu  fatta  menzio- 
ne della  presenza  del  ra[)()resentante  pon- 
tificio, il  quale  sottoscrisse  il  documento 
medesimo.  Dopo  le  ceremonie  della  col- 
locazione della i.'pieti'a)  il  primate  cele- 
brò pontificalmente,  assistendo  sul  tro- 
no il  nunzio  a  corna  Evangelii,  assistito 
da  due  abbati  mitrati.  Il  primate  impar- 
tì la  s.  Comunione  ad  mi  certo  numero 
di  fjnciulli  e  fanciulle,  che  più  lardi  do- 
veano  ricevere  il  sagramento  della  cresi- 
ma. Dopo  la  messa  il  primate  ammini- 
strò il  sagramento  del  battesimo  ad  una 
neonata  bambina,  e  quindi  il  nunzio,  se- 
condo il  desiderio  del  primate,  ammini- 
strò il  sagramento  di  confermazione  a' 
fanciulli  e  fanciulle  che  già  aveano  par- 
tecipato alla  ss.  Eucaristia.  In  ultimo  il 
nunzio,  essendone  stalo  pregato  dal  pri- 
mate, intuonò  all'aliai  e  l'inno  Te  Deuni, 
chiudendo  la  ceremonia  colla  consueta 
orazione.  I  due  pielati  furono  quindi  ac- 
compagnati dal  clero  tino  alla  carrozza 
che  li  attendeva,  e  così  ritornarono  alla 
resilienza  primaziale  in  Buda.  Immenso 
fu  il  concorso  di  popolo  che  assistè  alla 
ceremonia,  oltre  l'assistenza  delle  digni- 
tà civili  e  militari  più  cospicue  dello  sta- 
to, e  dopo  la  ceremonia,  mentre  i  due 
prelati  si  i  ecarono  alla  loro  carrozza,  più 
Volte  furono  ripetutigli  evviva.  Il  pricna- 


C  N  G 


'47 


It!  radiuiò  lo  slesso  giorno  ad  un  i<;plen- 
ilido  banchetto  le  autorità  principali  del 
governo,  molti  del  magistrato  di  Pest,  ed 
im  numero  considerevole  degli  ecclesia- 
stici più  ragguardevoli.  CeleI)randosi  il 
giorno  onomastico  dell'  iin[)eratore,  era 
l)eu  naturale  che  alla  M.  S.  fosse  fatto 
blindisi,  che  fu  accollo  con  viva  gioia  ; 
quinili  il  principe  primate  fece  brindisi 
al  Santo  Padre,  premellendo  un  discor- 
so pieno  di  sentimenti  della  più  inalte- 
rabile divozione  verso  it  Padre  comune 
deTedeli,  discorso  che  fu  accolto  con  en- 
tusiasmo. Il  nunzio  rispose  dando  sem- 
pre maggior  eccitamento  all'unione  sin- 
cera, che  regii  i  nel  clero  e  nelle  popola- 
zioni d'Ungheria  verso  il  Vicario  di  Ge- 
sù Cristo  in  terra  e  la  s.  vSede.  Ambedue 
le  cereiuonie,  tanto  quella  di  Colocza, 
chela  2/"  celebrala  in  Pest,  riuscirono  non 
nieno  splendide  che  edificanti.  L'altro 
viaggio  parimenti  trionfile  e  glorioso  per 
la  s.  Sede,  intrapreso  da  mg.'  Viale  Pre- 
là  sul  finir  dell'otlobre  i85),  da  Vienna 
in  7V(7fZ9/Av/«jV7j  per  compiervi  l'erezio- 
ne delia  nuova  provincia  ecclesiastica  di 
Fogaras  di  rito  greco  cattolico,  lo  cele- 
brai nel  ricordato  articolo.  Fu  quindi  al- 
tresì consolante  pelcaltolicismorappreii 
derele  seguenti  notizie, collequali  si  chiù 
se  ili 8)1.  Della  riverenza  di  Francesco 
Giuseppe  I  verso  la  Chiesa  cattolica  ab- 
biamo ^v\\  dal  principio  del  suo  memora- 
bile regno  avuti  molti  chiarissimi  argo- 
menti, suggellati  poi  col  concordalo  re- 
ligioso concluso  colla  s.  Sede,  ma  a'  26 
dicembre  ne  die  novelle  prove,  decre- 
tando di  riassumere  l'antico  e  nobilissimo 
titolo  di  Maestà  Apostolica,  qual  re 
d'Ungheria  cui  è  inerente,  con  che  spie- 
ga la  divisa  del  più  vicino  prolettore  di 
quella  Chiesa  che  fu  innalzata  sul  fonda- 
mento degli  Apostoli.  Quindi  un  decre- 
to del  ministero  di  giustizia  dell'i  i  gen- 
naio iS52,  obbligatorio  per  tutto  firn 
pero,  pubblicò  la  sovrana  risoluzione  ile' 
28 dicembre  i8Tr,  a  tenore  della  qua- 
le in  lutti  i  pubblici  decreti  promulgati 


248                   U  N  G  U  N  G 

in  nome  di  S.  INI.  nmpeiatoie  crAuslria,  americani  non  varranno  a  strappar  loro 
si  dovrii  usare  l'espressione:  Sua  Mae-  dal  cuore  per  assai  tempo  l'amore  e  la 
sta  f.  R.  Jposlolica  ;  e  perciò  ordinò  a  fedeltà,  che  nuovamente  giurarono  al  so- 
tutte  le  autorità  giudiziarie  dell'  intera  vrano.  «  Ben  si  può  dire  che  Francesco 
monfuchia,  che  nello  stendere  e  pubbli-  Giuseppe  I,  senza  sguainare  la  spada  o 
care  tutte  le  decisioni  giudiziarie,  per  le  ferir  colpo,  riconquistò  all'Austria  l'Un- 
quali  è  prescritta  od  è  in  uso  la  formo-  gheria,  meglio  che  non  fecero  i  suoi  a,e- 
la:  In  nome  di S.  M.r Imperatore,  ab-  neralijcon  quella  rilevantissima  diffe- 
biano  a  servirsi  d'allora  in  poi  della  for-  renza  che  va  dal  domare  colle  armi  al 
mola  :  In  nnmc  di  Sua  Maestà  I.  R.  /i-  soggiogare  coll'amore,  che  dove  il  primo 
postolica.  Neil'  Ungheria  gli  abitanti  di  è  violento  e  quindi  passeggiero,  il  secou- 
Gross  Tikvan  e  di  Kakowa,  comuni  del  doèsoave  e  perciò  durevolissimo".  Pub- 
comitato  di  Krasso  o  Rrassova  nel  Da-  h\\co\di  Gazzella  di Pest  &\i\  viaggio  deU 
nato,  e  popolosi  di  meglio  che  6000  [)er-  l'imperatore  in  Ungheria,  ch'egli  giun- 
sone,  contemporaneamente  e  d'  accordo  to  a  Pest  capitale  del  regno,  ivi  ricevu- 
lasciarono  lo  scisma  greco  per  unirsi  al-  to  dall'arciduca  Alberto  Federico  gover- 
la  comunione  di  Roma  cattolica.  In  pari  natore  civile  e  militare  dell'Ungheria,  a' 
tempo  nella  Servia  fu  intimato  un  na-  6  giugno  ricevè  tutti  i  generali  ulliciali 
zinnale  sinodo  di  vescovi  da  raccogliersi  di  stalo  maggiore;  a  questi  seguì  l'alto 
a  Carlowitz.  clero  condotto  da  mg/  Scitowski  arci- 
L'Ungheria  dopo  la  nuova  organizza-  vescovo  di  Strigonia  e  principe  primate 
zioiie  dell'  iuspero,  sortendo  dallo  stato  del  regno,  che  indirizzò  a  S.  M.  un'allo- 
eccezionale  e  tulio  proprio  in  cui  trova-  cuzione  in  lingua  latina.  S.  M.  degnossi 
vasiaccantoallealtreprovincie  della  mo-  rispondere  alcune  graziosissime  parole 
noichia  austriaca,  lungi  dall'aver  soffer-  nello  sfesso  idioma;  poscia  i  suoi  consi- 
to detrimento  ne'suoi  interessi  morali  e  glieri  intimi,  i  ciambellani  e  scalchi,  eb- 
nialeriali,  guadagnòimmensamente,  col-  bero  l'onore  d' essere  presentati.  Segui- 
la narrala  in  principio  emancipazione  rono  a  questi  le  autorità  politiche,  scola- 
de'  contadini  e  colla  eqtiiparazione  del  sticheedi  polizia;  quelle  che  sono  subor- 
paese  agli  altri  dominii.  Perciò  grande  fu  dinate  al  ministero  delle  finanze  e  del 
1  entusiasmo  del  popolo  alla  vista  del  gio-  commercio,  come  anche  le  autorità  giu- 
vane  Monarca,  allorché  nel  i852  visitò  diziarie,  i  consigli  comunali  di  Buda  e 
l'Ungheria,  che  seppe  con  tanto  senno  e  Pest,  la  deputazione  del  comune  di  De- 
tanta energia  iniziare  un'era  novella  di  breczin,  i  3  soprintendenti  riformali,  le 
pace  e  di  gloria  per  l'unita  monarchia,  deputazioni  delle  comunità  protestanti 
e  vuole  e  sa  colle  unite  forze  di  tutti  cer-  del  distretto,  l'accademia  delle  scienze,  i 
care  il  bene  di  tutti  i  paesi  e  di  tutte  le  membri  del  museo,  la  camera  di  com- 
slirpi  soggette  al  possente  suo  scettro.  La  mercioja  banca  nazionale  filialee  laban- 
Cji'77/ùC\7/to//Vrt!,parland()de'viaggidel-  ca  mercantile.  Venne  poi  la  volta  de'co- 
1  imperatore  a  traverso  l'Ungheria  e  la  inuni  foresi  del  comitato  di  Pest.  Atteso 
Tiansilvnnia,  dice  che  non  saranno  ne-  il  generale  desiderio  e  premura  degli  a- 
gli  annali  dell'impero  l'opera  meno  bel-  bilanli  de'villaggidi  vedere  il  loro  impe- 
lai; %anlagginsa  del  giovane  principe.Col-  riale  Signore,  la  M.  S.  animata  dal  desi- 
le sue  amabdi  maniere,  unite  ad  una  gè-  derio  di  mettere  tutti  a  parte  di  tale  fe- 
nei  osila  veramente  regale  e  ad  una  squi-  licita,  fece  sfilare  innanzi  a  se  nel  cortile 
silissunaprn(lenzu,si cattivò  talmente  gli  del  ca><lello  tutti  i  rappresentanti  dcMuo- 
animi  della  magnanima  nazione,  che  le  ghi.  Quale  giubilo,  quali  ilimostrazioni 
dcclaoiaziom  di  Kos>ulh  e  i  suoi  dollari  di  gioia  accompagnarono  quest'atto,  è 


U  N  G 

di/TiciledesciìveiIo.  Dopo  elibe  luogo  an- 
che la  [ìieseiitazione  di  tutta  la  Dobillù,  in 
quanto  non  fosse  stata  presentata  prima  ; 
imperoccliè  in  Pesi  si  radunò  tolta  l'al- 
ta aristociazia  e  gareggiò  nel  dimostra- 
re al  monarca  il  verace  suo  atlaccauien- 
to.  Quando  il  primate  d'Ungheria,  cir- 
condato dal  venerando  consesso  di  22  ve- 
scovi e  di  tuimerosissimo  clero,  accolse 
l'imperatore  sulla  riva  di  Pesi,  gli  dires- 
se la  seguente  allocuzione.  »  Sacra  I.  U- 
Apostolica  Maestà,  graziosissitno  Signo- 
re! Il  più  dolce  sentimento  d'una  gioia 
senza  limiti  s'impadronisce  oggi  de'  no- 
stri cuori.  Tutti  i  sudditi  fedeli  dell'Un- 
gheria vedono  adempiuti  tutti  i  loro  più 
ardenti  desiderii,  le  loro  più  iervide  bra- 
me, le  loro  ardile  speranze,  p;utecip;ui- 
do  all'alta  fortuna  di  vedere  in  mezzo  ad 
essi  la  sagra  persona  di  V,  !\].,  di  salu- 
tarla e  di  schierarsi  intorno  al  loro  Si- 
gnore. Dal  momento  in  cui,  colla  rapi- 
dilà  del  baleno,  si  dilfuse  nelle  beale  cam- 
pagne di  questo  dominio  della  corona  la 
I.''  nuova  dell' aj>parire  della  M.  V.  nel 
nostro  paese,  tumnltuaiono  ne'  nostri 
cuori,  per  prorompere  da  essi,  i  senti- 
menti di  gratitudine  e  di  gioia,  di  rive- 
renza e  d'amore;  edora  nel  primo  mo- 
mento della  sovrana  paterna  visita  di  V. 
M.  prorompono,  e  ne  risiionano  ali  in- 
torno i  monti  della  nostra  patria.  Salute 
alla  M.  V.  I.  II.  A.,  in  mezzo  a'vostri  sud- 
diti ungheresi,  che  tanto  agognarono 
questa  felicilà, apportatrice  di  beatitudi- 
ne e  di  pace.  Salute  da  parie  di  (pjella 
porzione  di  quaranta  uiiHotii  de'  vostri 
sudditi,  che  non  ha  altro  pensiero  che 
quello  di  essere  retta  dall'eccelsa  austria- 
ca Casa,  e  che  senz'essa  non  gotle  d'  un 
sol  mùu)ento  di  esistenza.  Salute,  o  gia- 
ziosissimo  nostro  Signore,  al  vostro  pri- 
nio  passo  su  questa  terra,  che  accpiista- 
rono  l'eroiche  braccia  de'  vostri  gloriosi 
predecessori,  ch'essi  protessero  contro  le 
tempeste  più  d'  una  volta  scatenatesi  so-r 
pr'essa,  e  che  finalmente  l'anni  vincitri- 
ci di  V.  r»J.  strapparono  e  sulvaVPuu  da- 


UNG  aÌ9 

gli  clementi  devastatoli,  che  n  suo  dan- 
no infuriarono  negli  ultimi  tempi  e  la  mi- 
nacciarono di  totale  rovina.  Salute  an- 
cora una  volta  alla  M.  V.  I.  U.  A.,  in  mez- 
zo a'giubilanli,  fedeli,  ossequiosi  vostri 
servi,  in  mezzo  a'vostri  figli  compresi  di 
gratitudine.  La  provvidenza  piUerna  e  la 
protezione  vigorosa  dell'Onnipotente  ac- 
compagnino i  passi  di  V.  AI.,  acciocché 
felicitando  ancora  molte  regioni  di  (pie- 
sto  paese  colla  consolatrice  e  Irancpiil- 
lanle  augustissima  vostra  presenza,  la 
M.  V.  possa  vedere  co'suoi  propri  occhi 
paterni  e  benigni  il  sincero  attaccamen- 
to, la  suddita  fedeltà  e  l'amor  filiale,  che 
milioni  d'uomini  di  questa  nazione  nu- 
trono pel  successore  ili  s.  Stelano  I,  pri- 
mo nostro  re,  pel  nipote  ed  erede  ilelle 
sublimi  virtù  dell'imperatore  e  re  Fran- 
cesco I,  d'immortale  memoria,  per  la  sa- 
gra persona  di  V,  M.,  acciocché  possa  es- 
sere testimonio  oculare  di  quei  sentimen- 
ti fedeli  e  delicati,  co'  quali  gli  abitanti 
di  questa  patria  desiderano  tolti,  adessa 
e  sempre, che  la  M.  V.  I.R.A.,  coronala 
di  gloria,  di  splendore  e  di  fortuna,  pos- 
sa elargire  a'popoli  di  tutto  l'ifopero  be- 
nedizione, pace,  prosperità  e  conlentez- 
za,  e  possa  vivere  per  lunghi  anni  felice". 
Il  dì  7  giugno  vi  fu  grande  esercizio  al 
Ptokos,  delle  guarnigioni  di  Buda  e  Pesi, 
unitamente  a'  distaccamenti  de'  vicini 
dintorni,  sotto  il  comando  del  lenente 
maresciallo  conte  Lichtenberg  :  ascese  U 
forza  totale  a  quasi  1  3, 000  uomini,  7, 5oa 
cavalli  e  78  pezzi  d'artiglieria;  l'impe- 
ratore comantiò  persoiialuienle  l'evolu- 
zioni eseguile  a  fuoco.  Tutto  (liiito,  l'im- 
peratore fu  accompagnalo  fino  al  Lodo- 
viceo  da'  membri  presenti  dell'  augusta 
casa  imperiale  e  <la  un  interminabile 
splendido  seguito.  Ivi  ascese  in  carrozza 
tli  corte  e  fu  dappei  tulio  salutalo  nel  per- 
correre la  cillà,  come  lo  fu  anco  il  mnl: 
tino  al  piuito  di  sua  uscita,  daMa  popo- 
lazione che  ovunipje  aspettava,  nel  mo.- 
do  [)iù  vivace  e  più  lieto.  Tutto  il  popolo 
della  capitale  ungherese,  nubili  e  borgh^^ 


a'7o  UNG 

si,  ricchi  e  poveri,  fecero  a  garn  per  of- 
frire al  monarca  segni  d'amore,  di  di- 
vozione esndtiilo  iitlaccamento.  In  ogni 
occasione  in  cui  l'icnperatore  si  presen- 
tava al  popolo, questo  iniuieiosissin)o ac- 
correva, con  gioia  ed  entusiasmo,  tnani- 
festalo  da  incessanti  e  concordi  grida  di 
giidjilo.ADuda  il  9  giugno  l'ndienze  dei 
160  pelenli  accorsi  in  lolla,  diu-aronoa 
longo.L'imperatore  visitò  gli  slabi limen li 
pubblici,  assistè  alla  corsa  de'cavalli  alle 
valli,  ispezionò  i  lavori  di  fortificazione 
al  Bloksberg  ;  imbandì  gran  mensa  im- 
periale di  72  coperte,  alla  qnaie  furono 
invitati  i  capi  de'dicasleri  civili  e  tutti  i 
consiglieri  di  luogotenenza,  e  intervenne 
alla  festa  di  ballo  che  si  protrasse  sino  al- 
l'alba, in  casa  dell'arciduca  Alberto  Fe- 
derico, hidi  recossi  con  tulio  il  suo  se- 
guilo a  Reresztur,  per  assistere  ad  una 
manovra  d'artiglieria.  L'eroica  difesa  di 
Uuda  nel  1849,  è  uno  de'più  bei  monu- 
menti della  storia  della  guei  ra  unghere- 
se. Fu  uno  di  que'spiendidi  fatti  d'arme 
che  non  hanno  bisogno  d'essere  narrati 
dalla  storia,  e  che  vivono  nella  bocca  del 
popolo  e  nelle  tradizioni  degli  eserciti. 
Fino  a  clie  batte  un  cuore  austriaco,  fi- 
no a  che  v'abbia  un  esercito  austriaco, 
fino  a  che  sventoli  1'  imperiale  vessillo, 
vivrà  in  Ungheria  la  memoria  perenne 
dell'eroismo  del  general  niaggiore  Hent- 
zi  nobile  «li  Arthur,  e  de'suoi  prodi  com- 
militoni periti  nella  difesa  della  fortezza 
di  linda.  Hentzi  colla  eroica  sua  morte 
illustrò  non  solo  il  suo  nome  e  la  fama 
dell'esercito  austriaco,  ma  rese  anco  allo 
slato  pel  quale  si  sagrificò,  un  servigio 
mestimahile  nel  momento  più  decisivo. 
Gli  fu  decretalo  un  monumento  in  Bu- 
da, il  quale  in  formalmente scopei'to  l'i  i 
luglio  alla  preseu/a  deli'  imperatore,  io 
modo  splendido  e  decoroso.  Le  più  emi- 
nenti sommila  dell'impero  si  raccolsero 
intorno  alla  tomba  del  caduto  eroe,  nel 
sito  destinalo  a  conservarne  d  monumen- 
to all'ammiiMzione  delle  (ulure  genera- 
zioni. Il  monarca  iliè  visibilmente  a  co- 


U  NG 
noscere  quanta  importanza  riponesse  nel- 
l'assistere  alla  scopertura  e  inaugurazione 
solenne  del  monumento.  Mostrò  egli  cosi 
come  gli  stia  grandemente  a  cuore  d'o- 
norare i  fedeli  servitori, e  festeggiò  ad  un 
tempo  in  quest'occasione  l'elevalo  prin- 
cipio che  ha  salvalo  l'Austria  ne'  deplo- 
rabili eventi  degli  anni  ultimamente  tras- 
corsi, il  principio  della  fedeltà,  dell'ono- 
re e  della  costanza  del  suo  glorioso  eser- 
cito. Nello  stesso  giorno  l'imperatore  e- 
levò  il  cav.  Enrico  Henlzi  capitano  del- 
lo stalo  maggiore  e  benemerito  figlio  del 
valoroso  genitore,  alla  dignità  di  barone. 
Quindi  segui  «plendidissimo  banchetto 
nella  sala  del  palazzo  degli  stati  provin- 
ciali superbamente  adornata.  Le  4  If" 
vola  erano  presiedute  dall'  imperatore, 
dall'arciduca  Alberto  Federico,  dall'ar- 
ciduca Carlo  Lodovico  e  dall'  arciduca 
Ernesto.  I  posti  erano  occupati  in  mo- 
do che  tra  ogni  due  generali  o  offiziali 
dello  stato  maggiore,  fra'quali  l'Hentzi, 
siedeva  un  sotto-ufficiale  o  un  gregario, 
e  questa  mescolanza  del  gregario  al  so- 
vrano comandante  supremo  dell'  eserci- 
to, fece  su  tutte  le  persone  che  vi  parte- 
ciparono un'  incancellabile  impressione. 
Nel  di  seguente  l'  imperatore  onorò  io 
Buda  di  sua  visita  l'istituto  delle  dami- 
gelle inglesi,  il  seminario  generale,  l'e- 
sposizione artistica  nel  museo,  l'istituto 
de'ciechi,  il  palazzo  degrinvalidi,  e  final- 
mente il  palazzo  Nuovo;  nella  sera  visitò 
il  teatro  ungherese.  I  cittadini  delle  cit- 
tà sorelle  di  Buda  e  di  Pest  chiusero  la 
giornata  con  una  grandiosa  processione 
di  fiaccole.  Merita  inoltre  menzione  la 
visita  fatta  dall'imperatore  all'istituto  de* 
sordo-muti  di  Vaccia,  poiché  un  allievo 
gli  recitò  un  breve  discorso  mandato  a 
memoria  giusta  il  nuovo  metodo,  e  gli  al- 
tri pronunciarono  pure  un  triplice  eljen, 
il  che  parve  commuovere  il  sovrano.  Su 
questo  t  ."viaggio  di  Francesco  Giuseppe  I 
nel  suo  regno  d'Ungheria,  rilevò  1'  Os- 
servatnrr  Romano  col  n."  i45.  »  L'en- 
lusiusmo  col  quale  l' imperatore  d'  Au- 


UNG  UNG  25i 
Siria  fu  accolto  in  Ungheria,  è  un  fatto  dove  nascosto  il  furto  restò  pììi  anni  igne- 
compiuto  che  non  ci  sorprende,  ma  per  to, sebbene  gravi  sospetti  ne  facessero  reo 
varie  ragioni  è  atto  a  consolidare  In  fé-  fin  da  principio  il  capitano  dell'insurre- 
de nell'avvenire felicedeii'Austria.L'Un-  zione  Ivossulh,  e  indicassero  non  essere 
gheria  è  quella  parte  della  monarchia,  state  le  preziose  reliipiie  trasportate  ol- 
ove  più  che  altrove  la  furia  della  guerra  tre  i  confini  dello  stato.  Si  sc[)pe  che  nel 
civile  lasciò  dolorose  eprofonde  tracciejlà  1849  ruggendo  dopo  la  disfiita  i  prin- 
piùche  altrove  la  rivoluzione  oppose  una  cipali  ribelli  tn;igiaii  nella  Valacchia,  al- 
lotta cruenta  ed  accanita.  Casolari  e  bor  lorchè  il  principe  di  Windischgralz  si  a- 
gate,  villaggi  e  città  incendiate  e  dislrut-  vantava  verso  Buda,  aveano  comprati  a 
le,  la  sparizione  di  molti  cari  periti  sui  Orsov;i  vecchia  alcuni  strumenti  di  sca- 
campi  di  battaglia  o  vittime  del  terrore  var  terra;  che  d  capo  di  essiKossulh  giun- 
ti voluzionario,  hanno  segnato  con  carat-  to  colle  insegne  reali  sui  confini  della  Va- 
lere di  sangue  l'anno  1848  nelle  pagine  lacchia,  potè  conoscere  che  im  pascià  tur- 
delia  storia.  Ancora  sanguinano  le  feri-  costava  con  un  forte  distaccamento  pres- 
te, ma  il  .Monarca  si  presenta  per  «ianar-  so  Veicevera  onde  impedu'e  1'  ingresso 
h;  ed  è  accolto  con  gioia  ed  entusiasmo,  de'faziosi  armali,  e  che  i  ttuchi  toglieva- 
Non  Io  precedono  né  promesse,  né  amni-  no  a' fuggiaschi  l'armi,  le  munizioni  e 
stie;  i  benefizi  della  fianchigia  del  suo-  ogni  avere  dello  stato.  In  tale  imbarazzo, 
lo  e  quelli  derivanti  da  una  migliore  am-  fu  natiuale  che  l'agitatore  pensasse  a  na- 
niinistrazione  ;  il  credito  rilevato  a  van-  scondeie il  (esoroprima  di  passare  il  con- 
taggio  de'comnieicianti  e  dell'industria,  fine.  Giunto  cogli  altri  a  (pieslo,  frugati 
ruedianle  il  corso  legolare  della  giusti-  da'turchi  non  fu  trovata  la  corona  ad- 
zia,  il  paese  beneficato  da  strade  e  mezzi  dosso  a  loro.  L'o^tensione  che  di  essa  si 
di  comunicazione  che  rialzino  il  valore  vociferò  fatta  a  Viddino  non  fu  che  so- 
delle  derrate  e  delle  terre,  sonoavveni-  lenne  impostura,  essendo  di  carta  e  di 
menti  che  non  ebbero  ancora  campo  di  vetri  colorali  il  simulacro  che  il  famoso 
far  sentile  il  loro  benefico  influsso.  Ma  magiaro  fece  passare  per  la  corona  un- 
rimperatote  si  presenta,  e  quest'andata  gherese.  Per  tutte  queste  notizie,  si  per- 
vuol  dire  semplicemente  :  Obblio  del  pas-  suase  il  goveino  imperiale  che  l'insigne 
sato.  Ciò  basta  onde  il  viaggio  del  Mo-  niontmiento  fosse  sepolto  nell'estremità 
narca  si  cangi  in  trionfo,  e  migliaia  di  dell'  impero  [)resso  la  Valacchia,  onde 
cuori  battano  dalla  gioia  e  dalla  speran-  ordinò  ricerche  accurate  e  sollecite.  Fino 
za.  A  cosa  ascrivere  la  gioia,  l'affelto,  l'en-  dal  i85o  vennero  scoperte  alcune  trac- 
tusiasmo  delle  popolazioni  ungariche?  A  ce  del  sotterramento,  ma  l'astuzia  de'ri- 
cosa  se  non  al  loro  inalterabile  ed  incon-  belli  ne  deviò  le  indagini  e  forse  traspor- 
cusso  attaccamento  alla  gloriosa  dinastia  tò  altrove  l'importante  scrigno.  Indarno 
degli  Absburgo,  che  gli  eventi,  la  sedu-  i  cercatoli  impiegarono  un'ionnità  di  di- 
zione e  l'inganno  non  hanno  potuto  sra-  ligeiiti  ricerche,  finche  di  nuovo  calcola- 
dicare  dal  cuore  ilei  magiaro,  il  quale  ti  gli  antichi  indizi,  e  pare  chiariti  da  un 
amnjaestrato  dall'esperienza,  or  confida  prigioniero  politico  già  compagno  diKos- 
solo  nel  cuore  del  Monarca,  che  è  la  glo-  sulh  nell'  ascondere  il  furto,  1'  uditore 
ria  e  la  felicità  di  trenl'olto  milioni  d'uo-  maggiore  Tito  di  Rarger,  a  cui  era  stata 
mini  ".  Tra  gli  oggetti  piìi  venerandi  in-  affidata  la  missione  speciale  di  rintraccia- 
volati  nell'ultima  ribellione  dell'Ungile-  re  quest'insegne,  giunlo  a  un  mucchio 
ria,  contasi  il  forziere  della  s.  Corona  e  d'alberi  con  rami  tagliati  lungo  la  via  che 
delle  altre  insegne  reali  di  s.  Stefano  I.  mena  alla  Valacchia,  scoprì  il  luogo  Ì'S 
Qual  mano  sacrdega  avesse  commesso  e  settembre  18  53,  giorno  della  Natività  del- 


252  UNG  UNG 
In  I]  Vei"ine Patrona  dell'Ungheria.  Le  dante  dislretluale,  il  presidente  del  co- 
i"e"ie  inse-ne  rinvenne  io  una  cassa  di  fer-  initnio  di  Pest-Pilsen,  ed  i  borgomastri 
lo^aila  profondità  di  2  piedi  e  mezzo,  cir-  di  Buda  e  di  Pest  in  piena  gala.  Quindi 
ca  nn'oia  di  cammino  fuori  d' Orsova  venutorarciduca  governatore  AlbertoFe- 
■vecchia  a  pie  del  monte  Allion,  sul  ter-  derico,  egli  salì  al  bordodel  piroscafo, col 
lilorio  del  redimento  rumenico  del  I3a-  cardinale  e  colla  comoiissionc  incaricata 
jiato  di  Temeswar,  la  cui  gazzetta  pub-  della  verifica  siili'  identità  della  s.  Coro- 
Mitòla  lunga  descrizionedel  ritrovnmen-  na  e  delle  regie  insegne.  Eseguila  la  ve- 
to. La  cassa  di  ferro  fu  portala  a  Orsova  rifica,  si  rogò  l'alto  deirideiilicilà  e  della 
in  lucosicuro,  ed  aperta  con  forzasi  tro-  ricognizione.  Il  cardinale  assistilo  dall'al- 
\o  dentro  piegalo  in  fretta  il  nianlello  di  to  clero,  recitò  una  preghiera  di  ringra- 
s.  Stefano!  bagnalo  e  pochissimo  guasto,  ziamento,  dopo  la  quale  la  banda  nuisi- 
Sx)llo  erano  i  3  cuscini,  parimenti  bagna-  cale  intuonato  l'inoodell'impcro,  il  piro- 
li,  i  quali  servivano  a  presentare  al  re  le  scafo  scaricò  i  cannoni,  i  quali  tiri  di  sa- 
ijise-nenel  "iorno  dell'incoronazione.  In-  hilo  furono  ripetuti  da'cannoni  delBIocks- 
(Ji  SI  trovarono  le  calze  di  seta,  la  sciar-  bergedaquellidella  fortezza, tulle  le  cam- 
pa, le  scarpe  e  le  pianelle  pure  inumidi-  pane  di  Buda  e  di  Pest  suonando  a  festa. 
U-,  finalmente  la  cintura  e  varie  filtuccie.  Indi  la  s.  Corona  e  le  regie  insegne  di  s. 
A  destra  della  cassa  slava  nel  suo  fodero  Stefano  1  furono  portate  nella  cappella 
la  s.  Corona,  del  tutto  intatta  e  con  tulle  del  castello  di  Buda,  e  poi  alla  chiesa  di 
le  sue  perle  e  pietre  preziose;  presso  la  s.  Sigismondo  di  Pest,  e  vi  restarono  espo- 
corona  poggiava  lo  scettro,  la  spada  un  ste  3  giorni.  A'19  con  diverse  formalità 
po'arriigginita.ed  il  pomo  sovrastalo  dal-  portata  la  cassa  alla  stazione  della  ferro- 
ia  croce.  Nel  fondo  della  cassa  giacevano  via  del  Nord,  ed  accompagnata  dall'arci- 
per  ultimo  i  fornimenti  da  cavallo,  e  al-  duca  Alberto  Federico  e  dalla  depulazio- 
cuni  documentidi  scrillurebagnali  e  ma-  ne  ecorauaissione  ungherese,  pervenne  a 
cai  dall'acqua.  A' io  settembre  le  trova-  Vienna  e  con  magnifico  treno  di  carrozze 
te  insegne  furono  esposte  alla  pubblica  di  corte  fu  condotta  nel  palazzo  im[)eria- 
vista,ed  a  schiere  accorse  a  Orsova  il  pò-  le, con  particolare  e  solenne  ceiemoniale. 
polo  da'  luoghi  più  lontani.  I  conladini  L'arciduca  governatore  con  apposito  di- 
magiari  e  rumeni  si  avvicinavano  ginoc-  scorso  le  presentò  airimperalore,che  ac- 
chioni  e  pregavano  alla  vista  di  quella  co-  colse  le  regie  insegne  in  trono  solto  bal- 
rona  che  avea  portala  s.  Stefuio  I,  con  dacchino  con  decoroso  corteggio.  Dichia- 
lehgiosa  divozione,  entusiasmati  anche  rò  l'arciduca  governatore  la  inesprimi- 
pe)  giorno  in  cui  erasi  eileltualoil  suosco-  bile  gioia  pel  ritrovamento  delle  sagre  in- 
primerito.iN'elia  sera  ebbe  luogo  una  poin-  segue  della  Corona  d'Ungheria,  ed  in  no- 
posa  illuminazione,  il  suono  di  tulle  le  medi  questa  depose  a  piedi  del  Irono  ini- 
campane,  il  rimbombo  de'cannoni  e  ai-  perialeleassicurazionidell'inallerabilefe- 
Ire  leslivf  dimostrazioni  di  gioia.  Dipoi  deità. L'imperatore  graziosamente  rispo- 
lo  cassa  colle  regie  insegne  pel  Danubio  se,  essere  !>ua  voNnità,  che  la  s.  Corona  e 
fu  |)orlala  ;»  Buda  dal  piroscafo  a  vapo-  le  insegne  regie  d'Ungheria  vengano  co- 
ri; da  guerra  l'Albcito,  lutto  pavesato  a  me  prova  di  confidenza  riportale  nel  re- 
festa.  Allo  sbarcatoio  si  trovarono  a'  i6  gno,  e  ne  sia  data  la  cura  della  sorveglian- 
setleiiibreilprihcipeprimatecaidiiialSci-  za  all'  arciduca  governatore  del  meilesi- 
U)\v>ki,  dal  Papa  elevato  alla  por|iora,  e  mo.  I  due  discorsi  si  ponno  leggete  a  p. 
altri  arcivescovi  e  vescovi,  i  consiglieri  in-  883  del  Giontnlc  di  Roma  deìnS  73.  in- 
limi.iciambcllani.i  magnati,  il  capo  della  di  le  sagre  insegne  furono  deposte  nella 
l«Ìoue!Mogoici)eijzialedi  Uud<i,ilcoman-  cappella  di  corte,  ove  il  parroco  delia  me. 


U  NG 
desima  Inluonò  il  Te  Deiun  piosegulto 
cla'caiitori,  coll'assisteiiza  deiriniperalo- 
re  e  della  corte.  A' 21  il  foizieie  conte- 
nente la  s.  Corona  e  le  regie  insegne  d'Un- 
gheria, con  solenne  accompagDameuto 
furono  portate  alla  stazione  della  ferro- 
via del  Nord,  com'erano  state  condotte  a 
Vienna.  In  ambo  le  volle  le  stazioni  della 
strada  ferrata  si  adornarono  con  fiori, 
bandiere  e  stemmi  in  modo  veramente 
degno  della  solenne  festa,  così  pure  la  lo- 
comotiva del  treno  separato.  La  via  dalle 
rotaie  alla  porla  d' ingresso  era  coperta 
di  ricchi  tappeti.  Al  luogo  dell'arrivo  de' 
treni  era  posta  una  guardia  d'onore,  con 
bandiere  e  musica  ;  e  10  magnati  unghe- 
resi,in  magnifico  costume  nazionale,  tras- 
portarono la  cassa  di  ferro  dalla  stazio- 
ue  alla  gran  carrozza  di  gala  di  tiro  a  6 
cavalli  bianchi  con  isplendidi fornimenti, 
ricca  d'inapprezzabili  dorature.  Anche  la 
capitale  dell'impero  fu  compresa  di  alle- 
grezza pel  felicissimo  avvenimento  tanto 
bramato.  La  s.  Corona  d' IJngheiia  colle 
sue  venerate  insegne,  simbolo  della  digni- 
tà regia,  che  il  vinto  partito  rivoluziona- 
rio avea  sollrallo  al  suo  re,  congiungen- 
dosi in  esse  la  ricordanza  avventurosa  del- 
l' introduzione  del  cristianesimo  nel  re- 
gno, per  visibile  disposizione  della  divina 
Provvidenza  ricuperate  dall'imperatore, 
furono  con  diverse  solennità  e  pubbliche 
festevoli  dimostrazioni  riportale  a  Buila, 
ed  ivi  conservate  di  nuovo,  come  in  an- 
tico, nel  luogo  stabilito  nell'imperiale  re- 
gio palazzo  situato  nel  castello.  Così  eb- 
bero termine  le  solennità,  cui  dierouo 
luogo  il  rinvenimento.  Fu  dello,  che  il  va- 
lore materiale  della  corona  non  è  gran 
cosa,  mentre  n'è  inestimabile  l'importan- 
za morale.  Gli  altri  arredi  preziosi,  come 
il  globo  e  la  spada,  dicesi  che  non  pro- 
venghino  da  s.  Stefano  f ,  ma  da're  di  casa 
d'Angiò.  Il  manlo  pure  fu  adoperato  per 
la  i."  volta  per  1'  incoronazione  di  Carlo 
Roberto  d'Angiò.  Però  in  origine  era  des- 
so un  piviale,  che  Gisella  moglie  di  s.  Ste- 
fano 1  avea  donalo  alla  cattedrale  di  Ve- 


U  N  G  273 

sprim.  S'Ignora  la  provenienza  de* cal- 
zari. 

Terminerò  questo  articolo  con  parlare 
del  coni[iimento  della  nuova  e  sontuosa 
basilica  metropolitana  di  Gran  o  Strigo- 
ìiia,  e  della  sua  solennissima  intera  con- 
sagrazione.  Poiché  nel  luogo  ove  s.  Ste- 
fano 1  apostolo  del  popolo  magiaro  ebbe 
i  natali,  ed  ove  si  mise  in  capo  la  s.  Coro- 
na d'Ungheria,  a'3o  agosto  i856  si  ra- 
diuiarono  tutti  que'  personagi;;!  che  l'im- 
pero novera  più  ragguardevoli  e  illustri, 
per  assistere  a  tanta  solennità.  Anche  lo 
stesso  successole  di  s.  Stefano  I  si  alFicllò 
a  condursi  nella  città  primaziale  d' Un- 
gheria,circondatodalla  sua  splendida  cor- 
te imperiale,  per  assistere  alla  pomposa 
ceremonia  colla  quale  la  Chiesa  consagrò 
la  finita  e  nuova  magnifica  basilica.  Pri- 
mamente conviene  qui  accennare,  che 
Gran  o  Strigonia  fin  dal  secolo  X  era  già 
cospicua  e  1  icca  città  ;  quanto  a  popola- 
zione, a  magnificenza  di  chiese  e  di  pa- 
lazzi e  alla  opulenza  degli  abitanti  vin- 
ceva ogni  altra  città  del  regno.  Noumeno 
notabile  era  poi  ne'rispetli  commerciali; 
italiani,  francesi,  tedeschi  vi  aveano  le 
proprie  contrade.  Ma  nel  1241,  l'epoca 
dell'  invasione  de'tartari  mongoli,  la  sor- 
prese in  qnellefìorenti  condizionile  tutto, 
dal  castello  in  fuori,  fu  menato  a  rovin». 
Appena  partirono  i  tartari,  Bela  IV  iecc 
circondar  di  mura  la  città,  e  nulla  preter- 
mise a  ritornarla  nel  suo  antico  splendo- 
re. Però  a  troppi  danni  successivamente 
soggiacque  Strigonia  dalle  diverse  guer- 
re civili,  e  maggiori  dall'occupazione  dei 
turchi,  i  quali  dal  ì543  fino  a  verso  ti 
declinar  del  secolo  XVII,  tranne  breve 
periodo,  la  signoreggiarono.  L'epoca  in 
cui  fu  introdotto  il  cristianesimo  in  Un- 
gheria, il  I  00  I ,  è  pur  quella  in  cui  fon- 
dossi  l'arcivescovato  di  Gran.  Allorché  l?i 
possanza  mussulmana  ebbe  soggiogata  la 
maggior  parte  del  regno  magiaro,  la  re- 
sidenza dell'arcivescovo  si  trasferì  a  Tyr- 
naw;  tuttavia  l'arcivescovo  d'allora  (tir- 
ino stanza  a  Presburgo  nello  splendido 


2H  UNG 

palazzo  piimaziale,  il  più  bello  di  quanti 
erano  nella  cillà  dell'incoronazioni,  enei 
quale  più  voltagli  stessi  monaichi  anda- 
rono ad  abitare  per  alcun  tempo.  Dopo- 
cbè  Giuseppe  1  a'i8  febbraio  i  708  insi- 
gnì Gian  del  titolo  di  città  libera  reale, 
in  mente  di  Carlo  VI  suo  successore,  ri- 
levar mediante  nuovi  onori  lo  splendo- 
re dell'antico  e  primario  arcivescovato 
deli'  Ungheria.  Occupava  a  quel  tempo 
il  seggio  primaziale  il  celebre  cardinal 
Cristiano  Augusto  di  Sassonia,  ed  a  suo 
riguardo  l'imperatore  non  solo  riconob- 
be r  antico  primato  su  tutti  i  vescovi 
d'Ungheria,  ma  concesse  a  lui  e  succes- 
sori la  dignità  di  principe.  Soltanto  pe- 
lò nel  1820  l'arcicapitolo  col  suo  arcive- 
scovo Rudnay  si  ricondusse  da  Tyrnaw 
all'antica  residenza  di  Slrigonia,  e  tosto 
il  prelato  prese  fervorosa  cura  d'  innal- 
zare a'  primati  d'Ungheria  un  isplendi- 
do  tempio  da  servire  all'Onnipotente  de- 
corosamente. A'23  aprile  1822  il  pala- 
lino  d'  Ungheria  arciduca  Ferdinando 
collocò  la  I  .'pietra  della  nuova  basilica  tra 
festevoli  pompe, avvenimento  leso  peren- 
ne da  una  medaglia  diPio  VII, ricordata  al 
suo  articolo.  L'edificio  s'innalzò  in  luogo 
anticamente  santo,nella  cittadella, che  fra 
le  3  parli  in  cuidividesi  Gran,  è  quella 
che  sta  più  accosto  al  Danubio.  Ivi  un 
tempo  erge  vasi  spleudidissima  chiesa  di 
vecchio  gusto  gotico,  e  le  cui  colonne  di 
marmo  bianco  indiano  costarono  grandi 
somme.  1  turchi  la  distrussero  tutta,  tol- 
tane una  piccola  cappella  unitati,  costrut- 
ta neli5o7  dall'arcivescovo  cardinal  fJa- 
kaz,  la  quale  convenne  che  cedesse  il  luo- 
go al  nuovo  edifizio  e  fu  atterrata  nel 
1821. 11  disegno  della  basilica  è  di  Kiiu- 
liel  ,  r  elfeltuazione  della  costruzione  di 
Paclfh.  La  chiesa,  inlerainente  costruita 
di  marmo,  è  ricca  d'una  cappella  sepol- 
crale arcivescovile,  nel  cui  atrio  discen- 
dcsi  per  una  nmestosa  scala  marmorea. 
Misura  nella  sua  mnggior  lunghezza  5G 
lese  di  Vienna  e  nella  larghezza  mezza- 
na 24;In  f.ccialu  verso  il  Duuul)ioè  lun- 


U  N  G 

gaig,  ma  tutta  quanta  la  facciata  insic- 
n»e  colle  due  case  d'abitazione  unite  ai 
due  lati  jo8  e  mezza.  Un  seguito  di  38 
colonne  e  24  pilastri  ne  adornano  la  fron- 
te, e  lutto  l'edifizio  poggia  sopra  54  co- 
loime:  dal  mezzo  si  erge  ia  cupola,  aSo 
piedi  alta  e  di  diametro  82.  La  pala  del- 
l'altare maggiore  (queste  notizie  che  ri- 
cavo dal  Giornale  dilionia  del  1 85G  a  p. 
860,  il  quale  le  prese  dalla  Gazzetta  Au- 
striaca, che  asserisce  derivateda  un  car- 
teggio di  Gran,  quanto  alla  tela  dell'alta- 
re maggiore,  sembra  che  vadino  assai  cor- 
rette e  rettificate  col  narrato  dalla  Ch'il- 
tà  Cattolica, &ev\&Z.' ,i.  5,  p.  2  73: 's  Al- 
cuni anni  sono  molti  giornali  d'Italia  e 
fuori  fecero  solenni  elogi  di  un  quadro 
colossale  dipinto  dal  veneto,  cioè  friula- 
no, prof  IMichelaugelo  Giigoletli.  La  te- 
la ha  4o  piedi  viennesi  d'altezza  e  20  di 
larghezza;  rappresenta  la  Vergine  Assun- 
ta, arrivando  le  figure  che  contiene  a  non 
meno  di  54,  di  cui  le  maggiori  hanno  1  3 
piedi  d'altezza.  L'opera  fu  lavorata  per 
l'aliare  maggiore  della  cattedrale  diGrau, 
ove  non  prima  fu  collocata  che  eccitò  l'u- 
niversale ammirazione  degl'  intendenti, 
de' quali  alcuni  non  esitarono  a  parago- 
narla all'Assunta  del  gran  Tiziano.  Ora 
r  illustre  professore  fu  incaricalo  dal- 
l'Eui."  card,  primate  Scilowski  di  dipin- 
gere per  la  stessa  chiesa  ilue  altre  tele  al- 
te 20  piedi  e  larghe»  5,  le  quali  debbo- 
no servire  a  coprire  i  mal  riusciti  alfre- 
schi  di  altro  pittore  sopra  i  due  altari  la- 
terali. Delle  quali  l'una  sarà  la  Crocefis- 
sione  e  l'altra  s.  Stefano  l  re  che  offre  al- 
la Vergine  la  corona  d'Ungheria.  Né  te- 
mono gli  ammiratori  del  valente  pittore 
che  questi  non  sia  per  conseivare,  se  non 
anzi  per  oumentare  quella  fama  che  sì 
giusl;imente  si  guadagnò  col  i.°lavoi'0 
riuscito  sì  meritevole  di  lode  "),  che  fi- 
gura il  batlesimo  di  s.  Stefano  i  per  ma- 
no di  S.Adalberto,  misura  25  piedi  d'al- 
tezza e  16  di  larghezza,  e  la  ilipinse  il 
prof.  Michele  Iless  ungherese  d'  lirlau. 
La  tela  necessai  iu  fu  falla  tessere  appo- 


U  N  G 

sta  dal  principe  primate  RiiJnay,f1i  venu- 
to cardiKale,  e  come  larga  6  metri  e  mez- 
zo fin  allora  non  era  mai  così  stala  fiib- 
lineala  in  Austria;  per  costruire  il  tela- 
io occoi seroi  i  settimane.  Il  quadio  ilei 
prof.  Hess  propriamente  non  pare  aniuto 
che  decori  l'altare  maggiore,  uè  i  mmo- 
ri  della  metropolitana  ungherese, non  so- 
lo pel  veridico  narrato  dalla  riprodotta 
Civiltà  Cattolica,  ma  altresì  pel  rifeii- 
lo  dall'opuscolo:  U Assunta  del pi-ofes- 
sore  Michelangelo  Grigolciti,  liassano 
i854.ln  esso  si  prova  che  all'illustre  friu- 
lano Grigoletli,  prof,  dell'i,  r.  accaileuiia 
di  Venezia,  nel  1846  fu  ordinata  una  te- 
la pel  detto  altare  maggiore  dall'  arci- 
vescovo mg."^  Kopacsy,  ed  il  successore 
cardinal  Scilowsky  si  die  ogni  premura 
aflìnchè  il  prof.  Grigoletli  terminasse  l'o- 
pera. Si  descrive  il  quadro  e  il  comples- 
so disuesublimi  hellezze,esi  afferma  che 
riuscì  tale  da  meritarsi  grandi  e  univer- 
sali encomi.  Difatli,  del  medesimo  dipin- 
to parlò  più  volte  in  lali  e  maggiori  sensi 
d*  ammirazione  la  Gazzetta  privilegia- 
ta di  f^enczia,c\ot  ne'n.  i85,  197,  2.5^ 
del  1854,  l'ultimo  de'quali  coqlieue  una 
lettera  del  cardinal  primate  allo  stesso 
prof.  Grigoletli,  lutti  documenti  compro- 
vanti i  grandi  pregi  del  quadro  capola- 
voro gigantesco  esprimente  l'Assunta,  ed 
espressamente  che  fu  eseguito  per  l'alta- 
re maggiore  della  metropolitana  di  Grau 
o  Strigonia.  Di  più  ne  lessi  corrisponden- 
ti elogi  nella  Cronaca  di  Milano,  t.  i, 
p.  33,  che  lo  chiama  colossale  lavoi'o»  in 
cui  si  riprodussero  le  sante  e  meraviglio- 
se ispirazioni,  che  facevano  al  domeni- 
cano b.  Angelico  da  Fiesole  dipuigere  in 
ginocchio  le  sue  Madonne. Verissimo. poi- 
ché la  vista  del  celebrato  dipinto  trasse 
lagrime  di  tenerezza  dagli  occhi  di  non 
pochi  personaggi  e  vescovi.  Finalmente 
il  n."  2o3  del  Corriere  Italiano  del  1 854i 
tra  le  altre  lodi  artistiche,  non  dubi- 
tò di  qualificare  il  dipinto,  imponente, 
perfetto,  il  più  gran  lavoro  della  scuola 
veneta  nel  secolo  XIX  ;  cungratulamlosi 


U  N  G  255 

col  suo  peritissimo  autore,  d'aver  riven- 
dicalo alla  patria  comime  il  vanto  di  da- 
re all'  arte  ed  al  mondo  opere  gramli  e 
degne  del  suo  passato.  Per  tutto  questo 
il  cardinal  Scitowski  propose  al  prof. 
Grigoletli  r  esecuzione  dell'  altre  due 
grandiose  pale  per  coprire  i  mal  riusciti 
alIVeschi  del  pittore  Lodovico  Morali  di 
Rlonaco,  sopra  i  ilue  altari  laterali,  per 
ra[)presentarvi  la  Crooefissione  con  mol- 
te figure,  e  s.  Stefano  I  re  circondato  dalla 
sua  lamiglia  e  da  allri  personaggi  del  re- 
gno, in  alto  d'ollrir  la  sua  corona  unga- 
rica alla  D.  Veigine  ;  ed  il  valentissimo 
artista  italiano  ne  accettò  volontieri  l'e- 
secuzione, pel  suo  special  genio  di  tratta- 
re argomenti  così  grandiosi  e  sagri. Con- 
cludo, essendo  la  discorsa  chiesa  in  for- 
ma di  croce  latina  e  con  3  soli  altari, non 
trovo  quello  nel  quale  l'  asserto  pittore 
llees  abbia  potuto  collocare  il  suo  qua- 
dro. La  chiesa,  come  dissi,  ha  due  cap- 
pelle laterali  con  separate  sagrestie.  Quel- 
la a  sinistra  occupa  il  posto  della  vec- 
chia cappella  del  i5oj,  l'allra  a  de- 
stra è  consagrala  a  s.  Stefano  I  re,  ed  è 
lunga  45  piedi,  larga  27»  alta  4*^- i^ot<^- 
volissimo  e  magnifico  è  il  monumento 
sepolcrale  che  ivi  si  trova  dell'arciduca 
Carlo  Anìbrogio  d'Este  principe  prima- 
te d'Ungheria,  nato  nel  17811  e  nioi lo 
piecocemtnte  neli8oq  (poco  visse  nella 
dignità,  perciò  noi  pubblicarono  le  Noti- 
zie di  Ixonia);  esso  è  ili  mariuo  di  Car- 
rara, lavorato  dal  celebre  scultore  l'isani 
di  IModena.  L'eresse  il  fiatelio  arciduca 
Massimiliano  d'  Este  gran  maestro  del- 
l'ordine  Teutonico,  au;bedue  germani 
dell'indimenticabile  arciduca  Francesco 
IV  duca  di  Modena.  Il  cardinal  Rudnay 
non  so[)rav visse  al  fine  del  grande  edili- 
zio, pel  quale  in  1  o  anni  spese  più  di  due 
milioni  di  fiorini.  Lo  proseguirono  i  suc- 
cessori arcives::ovi  mg.'  Kopacsy,  e  car- 
dinal ScitOAV>ki  ch'ebbe  la  gloria  di  com- 
pierlo e  di  cousagrarlo.  Questo  beneme- 
rito pastore  ()iù  volle  procacciò  alla  sua 
arcidioccsi  il  benefizio  delle  sanie  rais- 


206  U  N  G 

sioni,  concopioso  e  mirabile  fruito  ili  mi- 
gliaia eli  conversioni,  e  di  religioso  entu- 
siasmo del  popolo.  Furono  predicale  in 
lingua  ungherese,  leilesca  e  slava,  secon- 
do il  variar  de'luuglii,  da'pp.  minori  os- 
servanti, e  da' pp.  gesuiti  a' quali  fondò 
un  noviziato  in  Tyrnaw.  Alla  solennità 
della  consagrazione  v'intervenne  l'impe- 
ratore Francesco  Giuseppe  1 ,  recandovi- 
si  a'3o  settembre  sul  piroscafo  a  vapore 
l'Aquila,  accomp.ignato  dagli  arciduchi 
Ferdinando,  Ernesto,  MassimilianOjCar- 
lo  Ferdinando  e  Guglielmo.  Per  la  via 
ferrata  con  treno  separalo  vi  si  portaro- 
no l'arciduca  Alberto  Federico  governa- 
tore generale  dell'  Ungheria,  il  cardinal 
Uauscher  principe  arcivescovo  di  Vien- 
na, i  ministri  conte  di  lUiol-Schanenslein, 
barone  di  Bach,  cav.  de  Toggenburg,  il 
capo  della  polizia  tenente  maresciallo 
Kempen,  il  generale  di  cavalleria  barone 
d'Hess,  il  conte  Zichy  e  altre  molle  aulo- 
rità civili,  militari  ed  ecclesiastiche.  L'im- 
peratore dopo  essere  stato  festeggiato  con 
entusiasmo  in  Presburgo,  i  cannoni  situa- 
li sul  forte  Feslongsberg  annunziarono 
il  suo  avvicinarsi  a  Gran,  ove  fra  l'inces- 
santi acclamazioni  di  giubilo  del  popolo, 
fu  ricevuto  ossequiosamente  dall'arcidu- 
ca Alberto  Fedeiico  governatore  genera- 
le, dal  cardinal  Scilowski  principe  pri- 
mate col  clero  di  corte,  il  capitolo  metro- 
politano, il  vice-presidente  dell'i,  r.  luo- 
gotenenza di  Buda-Pesi,  il  capo  del  comi- 
tato di  Gran  e  il  comandante  del  distret- 
to dell'i,  r.  gendaimeria.  S.  M.  scese  to- 
sto nel  cocchio  e  si  recò  attraverso  i  va- 
ri corpi  della  maestranza,  de'deputati  dei 
t:omuni,  della  scolaresca  e  dell'ammassa- 
la popolazione  verso  il  palazzo  del  prin- 
cipe arcivescovo.  Presso  il  piccolo  ponte 
era  erellounarco  trionfale,  ove  il  pode- 
stà di  Gran  ebbe  l'onore  di  poter  espri- 
itiere  ali  iUlg^l^to  monarca  i  sensi  di  gioia 
degli  abitanti  della  citlh.  1 1  cardinaleprin- 
cipe  [.rimale  salutò  la  M.  S.  con  lu)  osse- 
quioso discorso  in  nome  degli  eccelsi  o- 
ppili  riuniti  nella  gran  sala  della  residcn- 


UNG 
7.a  arcivescovile.  Imperocché  oltre  i  no- 
iDinati  eranvi  il  cardinal  Haulik  arcive- 
scovo di  Zagabria,  gli  arcivescovi  di  Po- 
sen  e  Gnesna  ,  di  Eriau  ,  di  Colocza  ,  di 
Leopoli  o  Lemberg,  di  Udine,  (piello  dei 
Mechitaristi(di  Vienna  mg.'^Giacomoljo- 
sagii  arcivescovo  di  Cesarea);  i  vescovi  di 
Trento,  Brunn,  Csanad,  Lugos  greco-u- 
nito (di  cui  a  Transilvania),  Alba  Reale, 
Caschau ,  Eperies  Ialino  e  greco  unito, 
^'esprim,  Piaab  ,  Rosnavia  greco-unito, 
Vaccia  ,  Scepusio  ,  Bosnia  e  Sirmio  ,  di 
Traiisilvania  ;  l'arciabbale  di  s.  .Martino, 
e  gli  abbati  di  Lofiir,  Molk,  Hellingen- 
kreuz,  il  vescovo  sullraganeo  di  Vienna  e 
il  parroco  di  corte.  Pertanto  a  nome  di 
tutti  disse  il  cardinal  ScitoAVski.  "  Men- 
tre abbiamo  la  ventura  di  vedere  e  di  sa- 
lutare, rendendole  omaggio,  la  sagra  per- 
sona di  V.  M.  in  quest'  antica  citlà  del 
regno  ,  il  nostro  petto  è  ripieno  de'  più 
dolci  sentimenti  di  gioia  illimitata.  V.  M. 
degnossi  infalli,  con  inaudita  benignità, di 
prender  partea  questa  sagra  solennità  ec- 
clesiastica, nel  luogo  in  cui  il  primo  de- 
gli augusti  antenati  della  M.  V.,  s.  Ste- 
fano 1,  nacque  e  fu  educalo;  in  cui  diven- 
ne grande;  ed  in  cui,  congiungendo  l'or- 
dinamenlo  del  suo  governo  a'principii  re- 
ligiosi, pose  felicemente  la  base  della  pub- 
blica prosperilà,dimostrando  co'fatti  esse- 
re principio  inseparubde  da  essa  di  dare 
a  Cesare  ciò  ch'è  di  Cesare  ed  a  Dio  quel 
ch'è  di  Dio.  Questi  santi  principii  slava- 
no e  stanno  anche  adesso  nel  cuore  del- 
la nazione.  In  conformità  a  ciò,  deponia- 
mo oggi  il  nostro  ossequioso  suddito  o- 
maggio  a'piedi  di  V.  M.,  come  856  anni 
fa  r  ungherese  rese  omaggio  per  la  pri- 
ma volta  al  suo  Re  Apostolico.  E  come 
qui,  nella  Sionne  ungherese,  furono  rin- 
novale e  consagrale  le  case  del  Signore 
distrutte  700  anni  fa  dall'armi  dc'nemi- 
ci  infedeli  ,  vengono  adesso   rinnovati  e 
consagrati   i  sentimenti  della  nostra  im- 
mutabile fedeltà  e  del  nostro  filiale   at- 
taccamento. Preghiamo  V.  INI.  ad  acco- 
gliere beuignameute  ec."  S,  1\1.  dcguossi 


II  N  G 

rispondi  re.  »  Sono  inlimamenle  lido  cVi 
|)oJei-  parlaci  pare  a  quesla  gran  festa  del 
la  Chiesa  e  della  uazione.  Seguendo  l'e- 
sempio del  s.  Pie,  al  quale  la  patria  va  a 
buon  diritto  debitrice  della  sua  giuria  e 
della  sua  felicità,  ho  anch'io  senipie  nel 
cuoie  di  f;ir  felici  i  fèdi-li  miei  sudditi. 
Quindi  accolgo  con  soddisfazione  cordia- 
le l'espressioni  del  vostro  suddito  omag- 
gio, ed  assicuro  voi  e  tulli  gli  ahitanti  di 
questo  paese  della  mia  grazia  imperiale". 
La  mattina  de'3i  agosto  il  caidinal  Sci- 
towski  alle  ore  8  si  recò  alla  metropoli- 
tana con  treno  di  gala,  preceduto  dal  cro- 
cifero su  cavallo  riccainenle  bardalo,  sa- 
lutandolo il  tuonar  de'cannoni  e  il  suo- 
no delle  campane.  Appena  il  cardinale  di- 
scese,ricevuto  ivi  dal  clero  metropolitano, 
incominciarono  le  sagre  ceremonie,  già 
fino  dal  gioi'no  innanzi  inaugurate.  Circa 
Icore  IO,  nel  momento  della  solenne  pro- 
cessione colle  ss.  Reliquie  ed  i  corpi  de* 
ss.  Valentino  e  Modeslina,  i  cannoni  e  le 
campane  a  festa  annunziarono  l'  arrivo 
di  S.  M.  l'imperatore  colla  più  splendida 
comitiva,  e  fu  ricevuta  convenientemen- 
te alla  porta  principale  della  chiesa.  Al- 
lora la  processione  prese  un  aspetto  il  più 
imponente.  Più  di  20  vescovi  in  para- 
menti pontificali,  i  cardinali  Iiauscher  e 
Ilaulik  in  porpora,  il  cardinal  primate 
co'suoi  assistenti,  il  quale  tenne  al  sovra- 
no il  seguente  discoiso.'j  La  presente  com- 
parsa di  V.  M.  I.  R.  A.,  su  cui  dolcemen- 
te riposano  gli  occhi  de'mille  qui  radu- 
nali,è  veramente  mirabile  e  commoven- 
te. Qui  sta  oggi  V.  M.,  qui  stanno  alcuni 
membri  della  gloriosa  e  augusta  regnan- 
te famiglia;  qui  i  supremi  funzionari  dei 
governo  imperiale;  qua  i  primi  sacerdo- 
ti della  chiesa  ungherese  e  dell'impero, 
e  cittadini  d'ogni  ordine. Qui  stiamo  tut- 
ti nel  sagro  luogo,  dove  856  anni  fa,  Ste- 
fano I  il  Santo,  grande  antenato  di  V.  M., 
pose  la  base  del  cristianesimo  e  de'santi 
coslun)i;  dov'egli  come  apostolo  dill'u- 
se,  con  illimitata  divozione,  il  regno  di 
Dio  ;  dove  la  pur  di  vota  regina  Gisella, 

VCL.  LXXXIir. 


U  X  G      .  ?,-T7 

con  pietosi  sensi  e  falli,  promosse  od  np- 
l'oggiò  gli  sforzi  del  giande  suo  consor- 
te. Qui,  io  questo  luogo  raccomandò  egli 
la  nazione  alla  INLidre  di  Dio  Maria,  pa- 
trona dell'  Ungheria  ;  da  qui  [tarliioiio  i 
[)aslori  de' IO  vescovati  da  lui  (ondali  in 
tutta  l'Ungheria  per  predicare  l'Evange- 
lo di  Cristo,  e  con  tale  successo,  che  sotto 
il  suo  governo  tutta  la  nazione  pagana 
inchinossi  dinanzi  alla  Croce  di  Cristo,  e 
cercò  in  essri  la  principile  sua  gloria.  In 
una  parola,  or  sono  800  anni,  i  grandi 
falli  di  quel  glorioso  re  santificarono  e 
illustrarono  questo  luogo.  Tuttociò  con- 
siderando, confessar  dobbiamo  essere  im- 
[ìcrscrulabili  le  vie  del  Signore.  Or  vedi! 
Quel  che  in  questa  fortezza  era  vi  di  san- 
to, di  glorioso  e  di  grande,  distrusse  e  de- 
solò, 700  anni  fa,  il  nemico  della  Croca 
di  Cristo.  Il  cielo  poi  ha  riservato  a  V.  IM. 
la  gloria  di  veder  cessare,  nell'epoca  de' 
vostri  sforzi  e  della  distinta  vostra  reli- 
gione, che  proteggono  gì'  interessi  della 
Chiesa  cattolica,  il  lutto  e  lo  squallore 
che  3oo  anni  regnarono  in  questo  santo 
luogo;  di  veder  benedetta,  consagrata  ed 
aperta  ad  onore  di  Dio  la  chiesa  edifica- 
ta nel  sito  dell'antica,  ce."  Finì  col  pro- 
mettere di  pregare  il  Re  de'  R.e  nella  i  .^ 
messa  sul  nuovo  altare,  acciocché  colmi 
delle  celesti  benedizioni  S.  I\L  l'Impera- 
trice, i  membri  della  famiglia  regnante, 
ad  anche  la  giovane  arciduchessa  Gisella 
loro  figlia.  Dopo  compita  la  ceremonia 
il  vescovo  d'Alba  Reale  predicò  in  unghe- 
rese in  chiesa,  e  fuori  di  essa  si  predicò 
in  tedesco,  slavo  e  ungherese.  Dopo  la 
messa  il  principe  primate  e  l'alto  clero  a- 
veano  accompagnato  si  no  al  porloneS.M., 
che  in  mezzo  al  continuo  tuonar  de'can- 
noni, ed  all'incessanti  grida  di  Eljcn  del- 
la fìtta  massa,  ritornò  alla  sua  residen- 
za. Colà  graziosamente  ricevè  le  deputa- 
zioni delle  due  capitali  della  provincia,  e 
quelle  dell'altre  regie  città  libere.  Alle  3 
vi  fu  pranzo  solenne,  tanto  in  palazzo, 
quanto  in  seminario,  nell'albergo  de'ba- 
gni  e  sui  piroscafi.  11  numero  de'convi' 
'7 


258  UNGr 

tati  fu  di  circa  looo.  Ftirono  falli  Ijiin- 
disi  dal  cardinal  primate, accompa-uali 
da'colpi  di  cannone  e  da  acclama/ioni  po- 
polari a  S.  M.,  la  quale  rispose  con  altro 
a  bene  dei  paese.  Secondo  l'antico  costu- 
me, furono  distribuiti  al  popolodue  bovi 
arrostili,  ed  il  vino  si  fece  sgorgare  da 
n)olte  grandi  bolli.  Seguirono  diverse  fe- 
ste nazionali,  e  la  sera  ebbe  luogo  splen- 
dida luminaria.  La  magnifica  cattedrale 
rifulse  maestosamente  in  mezzo  a'fuochi 
del  bengala  di  vari  colori,  ed  illuti)inò 
magicamente  ben  Knige  il  monte. Un  ma- 
re di  fiomme  inondò  la  festante  citià  |)ri- 
maziale  del  regno, e  in  molli  siti  oHri  in- 
cantevoli vedute.  Sui  prossimi  monti  ar- 
devano fuochi  di  allegrezza,  e  sul  ponte  fu 
incendiato  un  fuoco  arlifìciale.  L  impera- 
tore alle  IO  con  treno  separato  riparti 
per  Vienna.  Il  cardinal  principe  primate 
fece  coniare  una  medaglia  monumenlale 
perla  seguila  consagrazione  della  metrò- 
polilaiia  di  Gran,in  oro,  argento  e  bron- 
zo. Mostra  nel  rovescio  la  catledrale  cir- 
condata da  luminosa  aureola  coU'epigra- 
le:  Basìlica  Strigoiiicnfiis.  Sul  duillo  di 
essa  vi  è  l'iscrizione:  D.  O.  M.  Imma- 
nilatae  Deiparae  F.  adCoelos  Jssum- 
ptac,  ss.  Slcphani  P.  R.  et  Adalbcrti 
E.  M.  Honorihus  Pio  IX  P.  M.  Frati- 
n'sro  Josepho  Ansti-iae  Cacsare,  Ilun- 
gariae  RcgcJp.  felici  concordia  regnali- 
tìhuS)  dedicata  et  cnnsecrata  a  Joaniic 
Card.  Scilowshy  Pr.  Primate  A.  Epi- 
scopo Strigoli.  MDCCCLFI.  Questa  soteu- 
nilà  resterà  memoranda  ne'  fVisli  della 
C^liiesa  d'  Ungheria,  e  la  festa  riuscì  ve- 
ramente nazionale  per  la  medesinia,  e  ca- 
pace di  riaccendere  la  fede  di  questi  po- 
poli. Questa  festa  fu  una  delle  più  ma- 
gnifiche chesiansi  falle  mai  in  Ungheria. 
Nel  decHnar  di  marzo  del  corrente  i  SSy, 
la  fncollà  teologica  di  Pesi  ha  proposto 
per  il  premio  il  seguente  argomento:  In 
base  alla  dol Irina  di  fede  ed  alla  storia, 
compilare  un  libro  che  con  esposizione 
facilmente  intelligibile,  ed  in  modo  par- 
lante airinlclletlo  e  al  cuore,  abbia  a  pe- 


U  N  I 
rornre  perla  riunione  della  Chiesa  gre- 
ca non  unita  alla  Chiesa  madre  Roma- 
na  Cattolica.  A.  questa  notizia,  che  scri- 
vo sugli  stamponi,  aggiungo  l'altra,  che 
l'imperalore  in  compagnia  della  sua  au- 
gusta sposa  l'imperatrice  Elisabetta,  in- 
traprese un  nuovo  viaggio  in  Ungheria, 
conducendovi  per  lai.^"  volta  l'imperiale 
compagna.  A'4  maggio  arrivarono  nelle 
due  città  sorelle  di  Buda-Pest  con  isplen- 
didissimo  corteggio,  fra  il  giubilo  entu- 
siastico e  i  replicati  Eljen  della  popola- 
zione, ed  assisterono  al  Te  Deiim  intuo- 
nato dal  cardinal  primate  d'  Ungheria. 
La  cittadinanza  di  Presburgo  vuole  ce- 
lebrare l'avvenimento  con  istituzioni  be- 
fieflche  e  commemorative,  che  porteran- 
no il  nome  di  Elisaheltine  ad  onore  del- 
l'imperatrice, e  descritte  a  p.  34?-  del 
Giornale  di  Roma.  Da  questo  pur  rica- 
vo che  sono  cominciate  le  discussioni  de- 
finitive intorno  lo  stato  d'  organizzazio- 
ne per  l'Ungheria. 

UNIONE  DELLE  CHIESE  E  DE' 
BENEFIZI.  L'unione  delle  Chiese  e  de' 
Benefìzi  ecclesiastici  [T.)  è  il  riunimen- 
to  d'una  chiesa  e  di  un  beneficio  ad  un 
altro,  che  fa  un  superiore  legittimo,  se- 
condo la  forma  prescritta  da'canoni. Tut- 
ti i  canonisti  considevano  le  unioni  delle 
chiese  o  de'benefizi  come  odiosi,  perchè 
diminuiscono  il  numero  de'ministri  sta- 
biliti per  ciascuno  benefìzio,  perchè  sono 
contrarie  alla  comune  utilità  delle  chiese, 
ed  alle  intenzioni  de' fondatori  ;  perchè 
portano  pregiudizio  tanto  a'  patroni  ed 
a'colleltori  di  cui  esse  annientano  i  diritti, 
quanto  in  passato  agl'indultari  e  gradua- 
ti di  cui  restringevano  le  Aspettative  ; 
perchè  turbano  l'ordine  esteriore  della 
Chiesa,  e  perchè  è  una  specie  d'  aliena- 
zione, in  quanto  che  in  conseguenza  del- 
l'unione il  benefizio  unito  è,  in  certa  qual 
maniera,  soppresso,  od  almeno  talmen- 
te alterato,  che  perde  la  sua  i.' natura  e 
il  suo  1.°  stato.  L'  unione  de'  benefìzi  si 
divide  in  personale  e  reale.  L'unione  de' 
benefizi,  chiamata  ad  vitam  o  ad  tcin- 


\ 


UNI  0  N  I  25,j 
pus,  è  quella  per  cui  £Ì  uniscono  nd  nn  Papa,  sia  da'vescovi.  L'unione  in  forma 
benefizio,  ilei  quale  un  ecclesiiislico  è  li-  conimissoria  è  quella  in  cui  si  osservano 
telare,  tulli  gli  altji  benefizi  de'quali  egli  le  formali  là  di  cui  parici  ò.  L'  unioni  de' 
è  o  potrà  essere  provvedulo  in  seguilo,  benefizi  essendo  odiose  in  se  slesse,  è  unn 
qualunque  sia  la  loro  qualilà,  per  non  massinta  neevuia  non  esservi  che  la  sola 
f()rniare  clie  un  solo  benelìzio  dui  aule  la  necessitàjO  l'evidente  ulililà  della  Cliiesa, 
vita  di  quel  lilolare.  Questa  unione  è  uni  che  possa  renderle  legiiliine;  le  scuole, 
cainenle  falla  in  favore  delle  persone,  un  collegio,  un  seiuinario,  un  vescovato 
quindi  è  contraria  alle  viste  della  Chie  sono  d'una  grande  ulililà  alla  CIiie-ia;so- 
sa,  e  contiene  i  ricordali  difetti.  L'unione  no  essi  poveri,  1'  unione  è  necessaria  in 
reale  è  (piella  fatta  unicamente  secondo  loro  fivore.  Una  parrocchia  ,  un  vesco 
le  viste  della  Chiesa  :  chiamasi  anche  per-  v;ito  è  rovinato  dalle  guerre,  si  unisce  al 
pelua,  perchè  il  tempo  della  sua  durala  piti  vicino,  per  liinore  che  la  cura  dell'a- 
non  viene  limitalo  dal  decreto  d'unione;  nime  non  sia  itileramente  abbandonala, 
dev'essa  durare  finché  i!  bene  della  Ghie-  Queste  due  cause  di  unione,  la  necessitìi 
sa  lo  richiede.  L'unione  reale  e  perpetua  o  1'  utilità  ,  sono  espressaniuute  marcale 
può  farsi  in  4  dill'erenli  maniere.  La  i.'  nelle  leggi  canoniche.  Vi  sono  delle  foi- 
quando  di  due  chiese  o  benefizi  se  ne  for-  malità  principali  da  osseivare  nella  u- 
ma  uno  solo,  senza  estinzione  totale  del  «ione  de'benefizi:  la  i."  è  quella  d'infoi»- 
benefizio  unito,  di  maniera  che  vi  resta  marsi  della  comodità  o  inconioililà  del- 
soltanto  il  lilolo  del  benefizio  cui  é  fatta  1'  unione;  la  2.*  di  sentire  quelli  che  vi 
1'  unione.  La  2."  si  fa  colla  soppressione  hanno  interesse,  come  sono  il  collalo- 
tolale  del  lilolo  di  benefizio,  di  cui  si  u-  re  d'  un  benefizio  che  si  vuole  unire  ,  il 
niscoiio  le  rendite  ad  un  altro;  il  che  può  patrono  sia  ecclesiaslicoolaico.il  titola- 
dirsi  un'estinzione  e  soppressione  di  he-  re,  i  parrocchiani,  quando  si  tratta  del- 
nefìzio,  piuttosto  che  un'  unione;  come  l'unione  d'una  chiesa  parrocchiale.  L'in- 
quando  si  sopprime  un  canonicato,  e  che  formazione  de  conimodo  et  inconiinodo 
se  ne  unisce  la  rendita  o  la  prebenda  ad  deve  tendere  a  conoscere  le  rendite  del 
una  dignità  die  si  erige.  Allora  la  rendi-  benefizio  col  quale  si  vuol  fir  l'unione,  i 
ta  del  canonicato  è  incorporata  alla  di-  pesi  che  deve  sopportare  ,  la  sua  situa- 
gnilà,  senza  canonicato  e  senza  diritti,  e  zione  presente,  ch'è  cagione  della  neces- 
le  prerogative  del  canonicato  estinto.  La  sita  dell'unione,  ed  il  bene  che  si  propo- 
3. "unione,  chiamata  accessoria  velsuhjc-  ne  di  procurare  alla  Chiesa;  e  per  rappor- 
cth'a ,  si  fa  quando  si  lascia  sussistere  il  to  al  benefizio  che  si  vuole  unire,  questa 
titolo  di  benefizio  unito  ma  con  subor-  informazione  deve  altresì  tendere  a  eo- 
dinazione  all'altro, eallora  il  benefìzio  u-  noscere  la  sua  reudita,  le  sue  cariche,  il 
nito  diventa  laccessorio  dell'altro,  ed  è  suo  ministero,  e  se  il  bene  che  si  aspetta 
a  lui  soggetto.  La  4-"  è  allorché  si  lascia-  da  questa  unione  sarà  maggiore  di  quel- 
no  sussistere  i  titoli  de'benefizi  uniti,  ma  lo  che  la  Chiesa  ricava  già  dal  benefizio 
aeque  pn'ncipali/cr,e  seaza  dipendenza  che  si  vuole  unire.  Fra  le  persone  inle- 
l'uno  dall'altro,  di  maniera  che  l'uno  e  vessale  all'unione,  ve  ne  sono  alcune  che 
l'altro  restano  nel  loro  intero  stato,  e  so-  basta  di  citarle,  ed  altre  delle  quali  biso- 
no  due  distinti  benefizi,  sebbene  dopo  l'u-  gna  ottenere  il  consenso.  La  regola  del- 
nione  non  siavi  che  un  solo  Titolare  de*  la  canct^lleria  romana  dewiinnihiis^  vuo- 
due  benefìzi  uniti.  Dividonsi  altresì  le  le  per  la  validità  dell'unione,  che  colo- 
unioni  in  forma  graziosa  e  in  forma  coin-  ro  i  quali  la  domandano  siano  obbligali 
inissoria.  L'  unione  in  forma  graziosa  è  ad  esprimere  nella  supplica  il  vero  vaio- 
quella  che  si  fa  senza  formalilà ,  sia  dal  re  xecnndnm  conimuncm  existimatio- 


26o  U  N  I 

«cw,  Je'diie  benefizi.  Si  ponno  unire  Inl- 
ti  i  benefizi  ecclesiastici  ,  tli  qualunque 
sorta  siano,  qnantlo  l'utilità  della  Cbiesa 
lo  richiede;  collegiate,  parrocchie,  vesco- 
vati  arcivescovati,  abbazie,  mense  con- 
ventuali, priorati  conventuali.  Si  unisco- 
no nondimeno  più  di  rado  le  mense  e  i 
prioiali  conventuali,  a  cagione  della  re- 
golarità che  la  Chiesa  vuol  sempre  con- 
servare. Gli  ufllzi  claustrali  sono  altresì 
sosaetliaH'unione.ma  solamente  alle  con- 
gregazioiii  regolari.  I  canonicali  e  lepre- 
bende  vanno  pure  soggette  ad  essere  u- 
«ite,  sia  fra  di  loro,  sia  al  vescovato  del 
luogo,  sia  talvolta  a  qualche  casa  religio- 
sa. La  regola  generale  in  questa  materia 
è  che  bisogna  unire  miiiìis  diguiun  di- 
gniori:  i  benefizi  in  cura  d'anime  vengo- 
no considerali  superiori  agli  altri,  anche 
acanonicati.  Essendo  i  benefizi  della  stes- 
sa qualità,  come  due  parrocchie,  due  ve- 
scovati, essi  vengono  d' ordinario  uniti 
ac(jite  principaliterj  oppure  se  uno  de- 
v'essere levato,  si  sceglie  il  meno  esteso, 
ovvero  quello  la  di  cui  situazione  è  la 
più  incomoda.  Quanto  alla  questione  a 
quali  benefizi  l'unioni  possano  applicarsi, 
non  avvi  dinicollà  allorché  alcuni  bene- 
fìzi sono  uniti  ad  altri  benefizi  della  stes- 
sa natura,  vescovati  con  vescovati ,  par- 
rocchie con  parrocchie,  benefizi  regolari 
con  monasteri,  ospedali  o  altre  pie  am- 
ministrazioni con  amministrazioni  simili. 
\i  sono  pelò  molte  questioni  sulla  unio- 
ne de'benefizi  regolari  co'sccolari,  de'be- 
nefizi  liberi  con  quelli  di  giuspadroualo, 
de'benefizi  di  diversi  regni,  di  diversedio- 
cesi,  ec.  L'unione  de'benefizi  liberi  a'be- 
nefizi  iu  padronato  fu  ben  a  ragione  dis- 
ap[)rovata  dal  concilio  di  Trento,  sess. 
25,  De  Rcforin.  cap.  9.  Ma  si  ponno  u- 
nire  de'  benefizi  esenli  con  benefizi  soff- 
getti  ol  vescovo,  ed  allora  i  benefizi  per- 
dono la  loro  esenzione.  L'unione  de'be- 
nefizi semplici  agli   spedali  è   una  delle 
più  favorevoli.  L'unione  de'benefizi  di  di- 
versi regni  è  proibita  perse  stessa, e  quel- 
la dc'beuelizi  di  diircrenli  diocesi,  scbbe- 


V  N  I 
ne  più  favorevole,  è  condannata  dal  con- 
cilio di  Trento,  sess.  24,  J^c  Reforni.  cap. 
g,  tanto  per  1'  unione  delle  parrocchie, 
quanto  de'benefizi  semplici.  Quanto  al- 
Iiinione  delle  parrocchie  alle  comunità  o 
altri  stabilimenti  ecclesiastici,  come  semi- 
nari, collegi  ec.  ,  non  si  ponno  né  biasi- 
raare,nè  approvare  tutte  indiiTereulemen- 
te;  poiché  siccome  vi  ponno  essere  delle 
circostanze,  le  quali  rendano  quelle  unio- 
ni legittime,  cosi  ve  ne  ponno  essere  del- 
l'altre, le  quali  le  rendano  abusive.  Kon 
avvi  che  il  Papa  che  possa  unire  i  bene- 
fizi ecclesiastici,  come  l'unione  de' Z^cyro- 
i'atì,  delle  grandi  Abbazie  e  altri  benefi- 
zi che  si  chiamano  concistoriali.  L'unio- 
ne de'benefizi  inferiori  e  altri  non  conci- 
storiali, per  indulti  aposlolici  o  in  vigore 
di  concordati,  può  operarsi  da' vescovi.  la 
Francia  i   vescovi   potevano  unire  ogni 
sorte  di  benefizi  delle  loro  diocesi,  eccet- 
tuati i  concistoriali  e  quelli  ch'erano  e- 
senti  dalla  loro  giurisdizione.  Ma  questa 
2."  eccezione  non  era  osservata  nell'unio- 
ne de'benefizi  a'seminari.  Le  comujende 
di  Malta  si  univano  fra  di  loro  con  de- 
creto del  gran  maestro  dell'  ordine  Ge- 
rosolimitano; ma  quanto  alle  curedi  que- 
st'ordine, l'unione  non  poteva  farsi  che 
dal  vescovo,  col  consenso  del  gran  mae- 
stro. L'unione  s'impugna  priucipalmeo- 
te  quando  non  furono  seguite  le  regole 
o  le  formalità  prescritte  da'canoni.  I  su- 
periori che  hanno  l'autorità  d'unire  dei 
benefizi,  ponno  anche  disunirli  quando 
vi  sieno  cause  sufficienti.  Queste  si  veri- 
ficano quando  l'unione  è  stata  falla  con- 
tro le  regole  della  Chiesa,  o  quando  le 
ragioni  per  cui  fu  essa  fatta  non  sussisto- 
no più  e  le  cause  della  fatta  unione  sono 
cessale.  Quanto  alle  formalità  per  le  dis- 
unioni ,   ve  ne  abbisognano  altrettante 
quante  per  l'unione. 

UiMOiNE  IPOSTATICA.  J  .  ss.  Tri- 

MITA. 

UNIONISTI,  r.  Sabelliani. 
UNITARI.  /'.  SociNiANi. 
UNIVERSALE,  Oaumcuicus,  Via- 


U  N  I 
vcrsalis.  Denominazione  della  Chiesa 
Ronidiia^  del  Sinodo  Ecumenico  (/^.),  e 
litolo  proprio  del  Sommo  Pontefice  {^f  ".), 
detto  anche  Pastore  [F.)  universale.  So- 
lamente la  Chiesa  Romana  è  denomina- 
ta Chiesa  Uni\'ersale  e  Madre  delle 
Chiese,  pel  riferito  da  Innocenzo  III  e  da 
me  riportato  a  Sede  Apostolica.  Il  Con- 
cilio o  Sinodo  [r.)  di  più  Provincie,  sot 
lo  un  Primate,  si  chiamava  Universale 
e  Generale,  poscia  fu  detto  Keumenico 
{F.) ,  grande  e  plenario.  11  Rinaldi  par- 
lando del  concilio  di  Sardica  ,  osserva 
che  siccome  vi  furono  convocali  i  vesco- 
vi delle  Provincie  di  quasi  tutta  la  cristia- 
nità, e  v'intervennero  i  /cìjy/// della  s.  Se- 
de Apostolica,  mandati  dal  Papa  s.  Giu- 
lio I,  a  ragione  si  ha  da  reputare  conci- 
lio ecumenico.  Imperocché  gli  antichi 
chiamarono  i  concilii  o  sinodi  con  diver- 
si nomi.  11  concilio  pienissimo,  che  noi  di- 
ciamo ecumenico,  ubarono  di  nontinare 
Magnum,  e  com  fre(|uenlemente  si  Iro- 
vaessere  stato  appellato  il  Niceno;  e  con- 
forme a  questo  s.  Atanasio  chiama  pari- 
nienti  I\Iagnu/n  il  Sardicense.  Senza  che 
l'istesso,  che  diciamo  ecumenico  ,  nomi- 
liaronu  i  maggiori ,  Plenariuni  Cunei- 
Unni.  Mentre  poi  ch'erano  convocati  in- 
sieme lutti  i  vescovi  delle  provincie  sog- 
gette ad  un  vescovo  primate,  chiamava- 
no tal  concilio  Generale  e  Universale. 
Tuttavia  l'uso  prevalse,  che  Concilio  U- 
ìiiversale  si  dicesse  V Ecu/nenieo,  e  quel- 
lo che  dagli  antichi  si  soleva  chiamare 
BlagnaSynodus, ovvero  Plenariian  Ec- 
clesiae  hniversae  Coiicilium.  La  paro- 
la Oecumenicumòfìv'wdi  dalla  voce  greca 
e  suona  in  latino  Orhem  Terrarum  ,  e 
così  concilio  ecumenico  in  lingua  nostra 
viene  a  dire  concilio  radunato  de'  ve- 
scovi dalle  Provincie  di  tulio  1'  Orbe  Cri- 
stiano. Nel  concilio  ecumenico  di  Cal- 
cedonia  celebralo  nel  ^5i,  il  Papa  s. 
Leone  I  venne  denominato  f  escovo  U- 
niversale  o  Ecumenico.  Però  il  Ponte- 
fice scrivendo  all'  imperatore  Marciano 
i'  iulilolò  :  Leo  Koinauac,  et    Uiùvcr- 


UNI  ifi, 

salis  Calholìeae  Eeclesiat  Episeopus. 
Quindi  nel  536  i  vescovi  del  sinodo  di 
Costantinopoli,  nel  libro  che  indirizzaro- 
no a  Papa  s.  Agapito  I  usarono  queste 
parole:  Domino  Nostro  prò  omnia  San- 
ctissimo  acDealissimoPatriPatrnm  Ar- 
chiepiscopo Romanorum,  et  Oeenmeni- 
co  Pdlriarcìtae  .-1  gii  peto.  Papa  Pelagio 
II  del  578  proibì  agli  arcivescovi  e  pa- 
triarchi l'usare  il  titolo  di  t^esrovo  Uni' 
versale  0  Ecumenico ,  proprio  soltanto 
del  romano  Pontefice;  e  ciò  per  reprime- 
re l'alterezza  di  Giovanni  VI  il  Digiuna- 
tore  vescovo  di  Coi^lantinopoli,  perchè  si 
arrogava  il  titolo  di  Vescovo  liiiversa' 
le.  Poiché  narra  il  Rinaldi,  che  ri|)ocrita 
Giovanni  VI  avca  illecitamente  adunalo 
«in  conciliogenerale,solloscriveodo8Ì  Ve- 
scovo Universale,  perciò  il  Papa  scrisse 
a  tulli  i  medesimi  vescovi  intervenuti  al 
sinodo  di  Costantinopoli.  »  E  stato  fitto 
sentire  alla  s.  Sede,  come  Giovanni  vesco- 
vo di  Costantinopoli  si  sottoscrive  Uni- 
versale, e  che  secondo  questa  sua  preten- 
sione vi  convoca  ad  un  sinodo  generale; 
essendo  per  singoiar  privilegio  già  stata 
data  r  autorità  di  rauuare  concilii  Uni- 
versali alla  Sede  Apostolica  di  s.  Pietro; 
nò  leggendosi  essersi  mai  fatto  legittima- 
mente alcun  sinodo  se  non  dipendente- 
mente da  essa  ...  Non  usi  mai  alcun  pa- 
triarca questo  vocabolo  sì  profano  (cioè 
il  ùioìo  d' U niver sale),  imperocché  men- 
tre si  chiama  Universale  un  patriarca, 
si  viene  a  togliere  agli  altri  il  nome  ili 
patriarca".  Con  tuli  parole  non  derogò 
punto  al  Primato {I.)  del  romano  Pon- 
tefice, che  anzi  lo  sostenne  ed  esercitò; 
poiché  inlese  di  parlare  de'palriarchi  0- 
rienlali,i  quali  affermò  poi  s.  Gregorio 
1  essere  4- 1 1  successore  s.  Gregorio  I  lìla- 
gno  riprovò  Eulogio  vescovo  d'Alessan- 
dria, che  orgogliosamente  si  denomina- 
va Patriarca  L  uìversale,  nou  meno  ab- 
borrendo  Giovanni  il  Digiunatore,  che 
l'affettava  per  orgoglio.  D'allora  in  poi 
s.  Gregorio  I  in  tutte  le  sue  lettere  co- 
uiiuciò  a  iulilolarsi  ;  Servus  Scrvorutn 


262  U  N  I 

Dei  {J'.);  e  fii  imitato  da' successori.  A- 
vendo  i  gì  eoi  siciliani  biasimato  l'opera- 
lo dal  Papa,  (juesti  li  confiUò  col  dicliia  • 
lalo  nel  voi.  LXV,  p.  i56.  Il  p.  Meuo- 
chio,  Stiiore,  ceut.  g,  cap.  72:  De  titoli 
d'onore  dati  ad  alcune  dignità  ecclesia- 
iticlie,  dice  voler  portare  la  ragione  per- 
chè s.  Gregorio  1  parve  che  non  appro- 
vasse di  chìamaviì  Episcopns  Universa- 
lis  ovvero  Oecunienicus  ,  che  vuol  dire 
lo  slesso,  con  tuUochè  questo  titolo  con* 
venga  a'»onitui  Ponlefici,  perla  cura  u> 
ni\eisale  che  hanno  della  s.  Chiesa,  e  nel 
concilio  di  Calccdonia  s.  Leone  1  fu  chia- 
mato ylrchicpiscoi>ns  L  niversalis.  La 
ragione  fu,  per  non  dare  con  tal  lilolu 
occasione  di  pensare  ad  alcuno,  che  nel- 
la Chiesa  di  Dio  non  ci  fosse  altro  vesco- 
vo che  quello  di  Roma  ,  e  che  gli  altri 
che  hanno  liloli  di  T-  escovi  non  fosseio 
veruniente  tali,  ma  piuttosto  vicari  del 
vescovo  universale  romano,  il  che  sareb- 
be stato  un  distruggere  l'ordine  della 
Gerarchia  stabilito  nella  Chiesa  di  Cri- 
sto, il  quale  ha  voluto  che  sieno  molti  i 
vescovi  e  nelle  loro  diocesi  esercitino  la 
cura  pastorale,  sebbene  con  subordina- 
zione al  sommo  Pastore  di  tutto  il  greg- 
ge de'fedtii,  ch'èil  Ron)aDo  Pontefice.  Il 
Magri  nella  Notizia  de  vocaboli  eccle- 
siastici ragiona  sull'usurpazione  del  tito- 
lo Ecumenico  faita  per  la  i."  volta  sfac- 
ciatamente da  Giovanni  VI  di  Costanti- 
nopoli ,  contro  del  quale  si  mostrò  ripu- 
gnante Pa[)a  Pelagio  11,  e  poi  con  mol- 
to più  santo  zelo  il  successore  s.  Gregorio 
1,  come  si  raccoglie  da  molte  sue  lettere, 
nelle  quali  prova  che  niun  Pontefice  Ro- 
mano ebbe  mai  ardire  di  pigliarsi  tale 
titolo  temerario  e  vano,  ancorché  a  s.  Leo- 
ne 1  l'olìiì  il  concilio  di  Calcedonia,  per 
non  privare  gli  altri  vescovi  del  dovuto 
onore,  e  particolarmente  nel  lib.  6  Epist. 
3i,  chiama  questo  titolo  :  Staiti  iionii- 
nis,  profanuiìi  vocabulum.  Pareva  que- 
Mo  titolo  a  s.  Gregorio  1  superbo  e  am- 
bizioso, contrario  alla  cristiana  umilia, 
iiconosteudo    qualche  dillcrcnza   Ira   il 


U  N  I 

chiatuarsi  il  Papa  Vescovo  Universale  o 
Ecumenico  (il  die  rilevai  pure  in  tale  ar- 
ticolo) tlclla  Chiesa,  e  il  dirsi  Vescovo 
della  Chiesa  universale.  Il  i.°  modo  di 
parlarefii  sempre  abborrilo  da'Papi,  per- 
chè chiamandosi  7  "('^coi'o£//iM'eriY//t', pa- 
re che  gli  altri  non  fossero  vescovi;  il  2.° 
modo  fu  in  uso,  perchè  mostravano  eoa 
umiltà  la  superiorità  sopra  di  tulle  le 
chiese.  In  tale  senso  s.  Leone  I  adoperò 
il  titolo  d'  Universale,  ragionevolmente 
ad  essi  dovuto.  Il  Rinaldi  racconta,  che 
per  le  vertenze  insorte  tra  s.  Gregorio  l 
e  l'imperatore  IMaurizio,  venuto  in  cogni- 
zione Giovanni  il  Digiunatore,  che  l'au- 
gusto teneva  a  vile  il  Papa  ,  con  tanta 
maggiore  arroganza  si  levò  contro  di  es- 
so, nominandosi  piìi  insolentemente  che 
mai  patriarca  universale,  come  avea  co- 
minciato a  fare  sotto  Pelagio  li.  Erano 
già  in  uso  nella  Chiesa  di  Dio,  quanto  al- 
le prefetture  spirituali,  i  nomi  ùi  vesco- 
vo, arcivescovo,  meti-opolitano,  prima- 
te e  patriarca.  Ma  quegli  che  si  appella- 
va vescovo  di  Costa utiuopoli  e  già  sotto- 
posto alla  metropoli  d'  Eraclea  ,  non  si 
contentò  d'esser  detto  semplicemente  ar- 
civescovo e  semplicemente  patriarca,  ma 
volle  esser  nominato  patriarca  universa- 
le o  ecumenico,  la  qual  voce  usurpava 
anche  nella  significazione  più  possente.  Il 
perchè,  dice  Rinaldi,  scrivendogli  s.  Gre- 
gorio Ijneir/5,/>>;\v/.  38  cosi  ragiona.  Diai- 
ijite  che  dirai  tu,  fratello  carissimo,  nel- 
la terribile  esamiucizione  del  giudice  su- 
premo, tu  che  vuoi  essere  chiamalo  non 
solamente  Padre  ,  ma  Padre  generale 
nel  mondo .''  Ove  il  santo  [)rese  il  nome 
universale  per  singolare,  ed  un  solo,  fuo- 
ri di  cui  non  vi  sia  altri,  poiché  disse  al- 
lo stesso  Giovanili  coir/s'yj/j.f.  i5i.  Ninno 
pretese  mai  d'essere  appellato  con  tal  vo- 
cabolo j  niuno  s'usurpo  giammai  questo 
temerario  nome,  acciocché  approprian- 
dosi nel  pontificato  la  gloria  di  .iingo- 
larità,  non  mostrasse  di  negarlo  a  tutti 
gli  altri  fratelli.  L'islesso  si  Uova  scrillo 
nclltt  suu  Epist.  82  a  Maurizio,  con  qiie- 


U  N  I 
sfe  parole.  Certamente  fu  offerto  dal  con- 
cilio Calcedonese  al  Romano  VonU-fice 
per  onore  di  s.  Pietro  principe  degli  A- 
postoli;  ma  non  e  stato  veruno  di  loro, 
il  quale  abbia  preso  fjueslo  nome  di  sin- 
golaritày  ne  abbia  voluto  usarlo  a/ine, 
che  mentre  si  dà  alcuna  cosa  privata 
ad  un  solo  ,  non  sieno  tutti  i  sacerdoti 
privali  del  dovuto  onore.  Cosi  s.  Grego- 
rio J.Nel  nual  senso  ancora  sì  dice  laCliie- 
sa  universale  una  sola  sparsa  pel  mondo, 
fuoii  della  qiidle  non  vi  può  esseie  allra 
chiesa.  Ridutò  adunque  il  ron)anu  Fuu- 
lefice  il  nome  universale  oflcrto  dal  con- 
cilio di  Calcedonia,  poiché  non  volle  es- 
sere in  quella  signilicanza  dello    Padre 
dì  tutto  il  niondo^  a  cui  i  vescovi  fossero 
songelli  come  figliuoli,  e  non  come  fra- 
telli, e  nell'atnuiiuislrazione  colleghi.  Nel 
tjual  modo  s.  Gregorio  1  atW' Epist.  32, 
lib.  I  2,  che  scrisse  a  lutti  i  vescovi  intor- 
no del  privdegio  conceduto  al  monastero 
di  s.  Medardo,  dice  che  Cristo  solaniea- 
le  è  capo  universale  della  Chiesa.  Un'al- 
tra significazione  ci  ha  dello  stesso  nome, 
col  quale  si  dice  universale  quel  che,  ri- 
manendo le  parli  intere,  soprasta  agli  al- 
tri; onde  s.  Gregorio  1  vietò,  che  niuno 
tra  i  patriarchi  si  chiamasse  ecumenico, 
infendendo   degli   orientali ,  poiché  non 
volle,  che  uno  fosse  soggetto  all'altro.  Nel 
quid  significalo  certa  cosa  è  trovarsi,  che 
il  Romano  Pontefice  è  chiamato  l'esca- 
vo U/iiversale  senz'  alcun  fasto  ,  espri- 
liiendusi  con  tal  nome  fjuello  eli'  egli  è, 
cioè  che  ha  la  cura  pastorale  di  tutta  la 
gregge  del  mondo;  imperocché  lo  slesso 
s.  Gregorio  1  nella  prefata  epistola  ,  ap- 
partenente al  privilegio  del  tuonaslero  di 
s.  Medardo,  così  dice:  Haec  Sedes  Ro- 
mana speculalionem  suam  loti  orbi  in- 
dicit ,  et  novas  constitutionts  omnibus 
mitlit:  nel  qual  significato  la  chiama,  Du- 
minain  gentium,  in  Paalm.  Poeii,  5.  Ed 
affermando  egli  nell'epistola  a  Giovanni 
il  Digiunalorc,  e  altrove,  s.  Pietro  esse- 
re \\  primo  membro  della  Chiesa  univer- 
sale, e  gli  altri   Apostoli  capi  di  plchi  (o 


U  N I  a63 

Pievi,  nel  quale  vocabolo  rendo  ragione 
dell'altro)  particolari,  e  pm  fessa  mio  d'es- 
sere il  Successore  (/'.)  di  Pietro,  non 
conferma  pur  egli  d'  essere  Universale 
Pastore  di  tutta  la  Cristianità?  il  che 
conobbe  altresì  Giovanni  vescovo  di  Ra- 
venna,dicendo  nella  risposta  cheglisciis- 
se:  Quibus  auribus  ego  Sanrlissiniae  il- 
lae  Sedi,  cpiae  Cniversali  Eeelesi,i fura 
sua  Iransiìùtdt  praesunierem  obviare? 
Oltre  a  ciò  non  mostra  sovefile  s.  Grego- 
rio I  d'esser  vescovo  di  IuHl.  il  mondoV 
Qual  anno  ha  del  suo  pontificati),  nel  (pia- 
le non  apparisca  eh'  egli  regge  tutta  hi 
Chiesa  di  Dio,  dà  legge  a' vescovi  orien- 
tali, ode  e  giudica  ognuno,  riceve  1'  Ap- 
pellazione di  qualunque  parte  del  mon- 
do, esamina,  rafferma  o  riprova  i  conci- 
liijdà  palili  a'vescovi  metropolitani, e  con- 
cede privilegi  alle  chiese?  Ed  il  medesimo 
Giovanni  VI  il  Digiunalorc  vescovo  di 
Coslanlinopoli  non  conobbe  d'essere  sud- 
dito al  Romano  Pontefice,  mentre  che  fu 
da  lui  severamente  ripreso  nella  causa  di 
Giovanni  prete,  gli  atti  della  quale  cnan- 
dò  a  Roma,  ov'era  venula  l'  appellazio- 
ne, per  essere  quivi  discussi?  Non  ubbidì 
egli?  Senza  dubbio  ubbith  ,  temendo  le 
minacce  di  s,  Gregorio  I,  fattegli  da  S.i- 
binia no  a pocrisarioi uCoslant in opoli. An- 
cora s.  Gregorio  1,  scrivendo  a  tìiovau- 
ni  vescovo  di  Corinto,  approvò  la  depo- 
sizione d'Atanasio  vescovo,  e  scrissegli  al- 
tre lelteie  intorno  la  cura  pastorale,  am- 
monendolo «pecialmenle  ,  che  non  rice- 
vesse nulla  per  l'ordinazioni.  Nel  oieile- 
siujo  tenore  scrisse  pur  anche  a'vescovi 
della  provincia  d'  Eliade  o  Grecia,  ed  a 
quelli  dell'Epiro,  e  l'islesso  comandò  in 
occidente  a'vescovi  della  FxMncia.  Sicché 
chiaro  apparisce,  che  s.  Gregorio  I  men- 
tre ricusa  d'essere  dello  universale,  eser- 
cita la  cura  delia  Chiesa  universale.  Do- 
po queite  cose,  Cìiovaniii  VI  il  Digiuna- 
lorc SI  >forz,ò  ubbidire  a  s.  Gregorio  F,  che 
Comanda,  e  mandando  i  predelti  atti  be- 
stemmia, mentre  nella  sottoscrizione  si 
uuuiiii.i  universale.  Cdescriveudoil  sau- 


2G4  ^^^ 

to  till'apociisario  Sabiniano,  suU'  uoujo 
vciiloso  ili  sn[.eibia,  disse  queste  parole. 
Ei;lil  \rnuio  a  tanto,  che  negli  alU  da 
ini  mandali  per  cagione  diGio\iìnni  pre- 
te, quasi  in  ciascun  K'erso  si  nomina  pa- 
triarca ecumenico j  ma  spero  nelV  on- 
nipotente Dio  ,  che  la  sovrana  Maestà 
.Mia  disfarà  l'ipocrisia  di  lui.  Né  in  vuo- 
10  andò  tale  speranza  ,  poiché  Giovanni 
Di'^iunatore  fu  pieslaiiieule  levalo  di  vi- 
ta. TuUavolta  s.Gregoiio  1  avrebbepiul- 
loslo  voluto,  ch'esso  enieiidaiidosi  fosse 
luiigaujeutesopravvissulo.Per  ultimo  or- 
dinò al  suoapociisario  Sabiniano,  che  non 
«  uuiunicassealfatlo  con  lai,  pei'  non  [lare- 
je  (il  favolile  la  sua  supcibia,  acciocché 
iiiiueno  in  tal  guisa  confuso  si  corregges- 
se. Da  cpieslo  pure  si  apprende,  che   s. 
Gregorio  1  adempì  l'uflizio  di  vescovo  u- 
iiiveisale  dellaChiesa,  mentre  giudica  chi 
il  chiama  contro  ogni  ragione  universa- 
le. Molle  cose  s.  Gregorio  1  scrisse,  a  de- 
te&lazio.'e  di  Giovanni  Digiiaiatore,  an- 
che all'unperalore  Maurilio,  usurpatore 
del  nome  universale  o  ecumenico,  e  trat- 
tando del  Primato  della  Chiesa  romana; 
e  s"j  ancora  all'im|)eratrice,  ad  Eulogio 
vescovo  d'Alessandria  e  ad  Anastasio  di 
Antiochia.  Ricordò  s.  Gregorio  1  1'  ope- 
laio  del  predecessore  l^elagio  li,  il  qua- 
le cassò  gli  atti  del  concilio  di  Costanti- 
nopoli in  nome  di  s.  Pietro.  Perciò,  ri- 
llellePtiualdi,  or  quegli  che  scrive  lettere 
a  nome  di  s.  Pietro  e  cassa  gli   atli  del 
t:oncilio  ,  non  dimostra  in  falli  d'  essere 
prelato  universale?  Dichiara  inoltre  Ivi- 
iialili,  che  dicendo  s.  Gregorio  I  a  quan- 
do a  quando  nelle  sue  epistole,  non  aver 
inai  alcun  Uomano  Pontefice  usurpato 
il  nome  di  vescovo  universale,  questo  af- 
ìfMiù)  perchè  egli  ciedetle  esservi  qual- 
che ilillcrcuza  ir;,  il  chiamarsi  vescovo  u- 
)ii\cisale,  e  vescovo  della  Chiesa  uuiver- 
iale.  Imperocché  molli  esempi  si  trova- 
no dc'i'api  innanzi  s.  Gregorio  I,ches'in- 
titohiKH.o  vescovi  della  Chiesa  universa- 
le, li.l.itli  s.  Leone  l  .ILigno  usò  spesso 
tal  voce, come  utU'cpisioia  uH'iuiporulU' 


li  K  1 
re  Marciano, dove  si  chiama  Vescovo  del- 
la Chiesa  Romana  e  Universale;  e  co  • 
sì  ancora  all'augusta  Eudossia  e  all'impe 
ralore  Leone  1,  con  questa  formola;  Leo 
Roinanae  et  VniversaUs  Catholicae  Ec- 
clesiae  Episcopus.  Oltre  a  ciò  essendo 
una  cosa  stessa  Cattolico  (A'.)  e  Univer- 
sale, abbiamo  parimenti  essere  stati  usi 
i  Papi  intitolarsi  Vescovi  della  Chiesa 
Cattolica.  Il  (jual  nome,  come  consueto 
titolo  nella  Chiesa  di  Dio,  si  trova  esser- 
si dato  spesse  volte  dagli  altri  a'Papi,  co- 
me Pompeo  parente  dell'  imperatore 
Giustiniano  I,  scrivendo  a  Papa  s.  Or- 
misda del  5i4>  G  così  Anastasia  parente 
dell'augusto;  allo  stesso  Papa  il  concilio 
d'  Epiro  usò  i  titoli  di  Patri  Patrum, 
coinministro,  ac  Principi  Episcoporum. 
E  Giovanni  vescovo  di  Nicopoli  e  i  ve- 
scovi di  tuttala  Soria,in  un'istanza  sup- 
plichevole dissero:  Universi  Orbis  Ter- 
me palriarchae  Ilormisdae  continenti 
Sedemprincipis  Jpostolornm  Petri.  In- 
di nel  G07  Papa  Donifacio  111  ottenne 
dall'imperatoreFoca,  che  dichiarasse  con 
decreto  o  pubblico  editto,  che  al  Roma- 
no Pontefice  soltanto  appartenesse  il  ti- 
tolo di  Vescovo  Universale  o  Ecumeni' 
co,  che  si  arrogava  ancora  Ciriaco,  suc- 
cessore di  Giovanni  Digiunatore.  Il  Ma- 
gri dice  che  Ciriaco,  acerrimo  sostenito- 
re del  titolo,  ne  morì  di  dolore.  1  vesco- 
vi di  Cipro  scrivendo  una  lettera  sino- 
dale a  Papa  Teodoro  I,  lo  chiamarono 
col  titolo  di  Ecumenico  con  queste  pa- 
role: SanctissiuìO,  ac  Beatissimo  a  Deo 
honorahili  Domino  meo  Patri  Patrum 
archiepiscopo,  et  Universali  Papae  Do- 
mino Theodoro,  Se/-ginsJiumilem  iuDo- 
mino  salidcm.  Lo  slesso  titolo  fu  dato 
dall'imperatore  FlavioCostantiiio  III  Po- 
gonalo  nel  G7G  a  Papa  Dono  I:  Flavius 
Constantinus  fidelis  magnus  Impera- 
tor,Doiio  Sanclissinìo  acBcatissimo  Ar- 
chiepiscopo A  niupiae  Romae,  ctUuiver- 
sali  Papae.  Quindi  è  un  grande  errore 
dare  il  titolo  d'universale  a'  vescovi,  ad 
tccczione  del  l'apa  di  cui  è  proprio.  lu- 


UNI  UNI                     aG? 

faUl  Papa  Adriano  I  nel  785  scrisse  al-  UmWrmlc,  die  al  Pontefice  roraano  so- 
l'miperalore  Costantino  V  e  all'impera-  !o  appartiene,  onde  avendoglielo  il  Papa 
Ilice  Irene  sua  madre,  sul  principato  del-  viel;ilo,  il  patriarca  non  accettò  i  legati 
la  Sedi:  Apostolica.  »  La  sede  di  s.  Pie-  ponti.'icii,  e  promosse  lo  scisma  clie  lor- 
Iro,  la  qtiale  lia  ed  esiM-cila  il  Primato  in  nò  a  separare  In  Chiesa  orientale  dall'oc- 
tuttoil  mondo,  fu  Hata  capo  di  tutte  le  cidcnlale.  Indi  dopo  il  io"j4  Giovanni 
Chiese.  IL  benché  nominatamenle  il  s.  A-  XIX  detto  XX  non  si  piegò  né  alle  pre- 
postolo regge>se  per  ordine  del  Signore  ci,  né  a'ricchi  doni  de'  costantinopolila- 
la  Chiesa,  non  pertanto  il  successore  di  ni,  che  lo  pregavano  di  concedere,  che  l.i 
lui  ha  tenuto  sempre  mai  il  principato,  loro  chiesa  avesse  per  1'  oriente  il  titolo 
e  tienlo.  Il  qual  precetto  dcIU»  Chiesa  ii-  di  ?  /iA'(V.9(//<',  come  l'avea  la  romana  per 
Diversale  dee  piti  che  tulle  l'altre  sedi  tutto  il  mondo;  rjuindi  rinacque  l'iuitica 
mettere  ad  elicilo  la  pri(na,  la  cpialean-  discordia  tra  la  Chiesa  gieca  e  la  latina, 
che  conferma  colla  sua  autorità  ciascun  II  predecessore  di  tal  Popa  fu  Benedetto 
sinodo, ecouservalo-colla  continuala  mu-  Vili,  il  quale  cominciava  le  sue  Bolle  e 
derazioiie".  Per  la  qual  cosa  Adriano  I  Diplomi  [f''.)  colle  seguenti  espressioni: 
soggumse  d'essersi  meravigliato  in  vede-  Bcuediclns  Scrviif;  Srrvorum  Dei  San- 
iti che  Coslaritino  V  e  Irene  davano  nel-  ciac  Lnivcrsalìs  Jùxlcsiac  Pn7t:uil,j)cr 
le  loro  l-ellere  a  Tarasio  nuovo  patriar-  diviiurni  gratia/n  (in  più  de'Papi  trovai 
ca  di  Costantinopoli,  il  titolo  di  universa  usata  la  furniola  ,  gratin  Dei  Ponti/ex 
iti  contro  i  canoni  e  conti o  le  tradizioni  lioinr/nitsj  grada  Dei  Romanac  Sedis 
de'ss.  Padri;  dichiarando  inoltre,  che  se  l''piscojvts)  sanctae Romanae  Ecdesiac 
nlcunochiamasse  universale  Tarasio  o  vi  Praesul  et  Episcopuf;.  Salnlem  et  Bc- 
acconsentisse,  sapesse  d'essere  alieno  dal-  nedictionem  ex  parie  Dei  Omnipolen- 
]a  tede  callolica  e  ribelle  alla  Chiesa  ro-  tix,cl  B.Petri  Jpostoloruinprineipis^et 
inana.  Il  Magri  riporta  che  Menna  iud-  mea,(jin praesidatam,  licei  indigniis,  te- 
detto,  consagrato  da  Papa  s.  Agapito  I  e  nere  videor  Apostolicac  Sedis.  1  palriar- 
6110  vicario  nel  sinodo,  fu  Onorato  in  una  chi  greci,  gincohiti,  nesloriani,  armeni  e 
costiluzione  da  Giustiniano  I  imperato-  altri  scismatici  prendono  il  titolo  eccle- 
lecol  \.\[o\o ò'iOecuineiiico  Palriarchae.  siastico  di  C?//rt//co  ("/^J,  corrisponden- 
Con  questo  però  avverte,  si  denota  esse-  te  a  ecumenico  e  universale,  ma  questa 
yxi  il  patriarca  universale  rispetto  a' ve-  universalità  comprende  soltanto  l'eslen- 
scovi  suoi  sudditi,  e  non  in  riguardo  di  sione  della  loro  setta.  Abbiamo  di  Gu- 
tulta  la  Chiesa,  cosi  l'intesero  i  moderni  glielmo  Lindano  di  Dordrecht,  celebre 
greci  sì  cattolici  che  scismatici,  come  il  controversista,  vescovo  di  Piuremondae 
capo  d'  un  solo  ordine  religioso  si  chia-  di  Gand;  Roma/min  Poiitifi.ee/ii  vero  ac 
Dia  generale  rispetto  a'  suoi  religiosi.  In  merito  appellari  Universalein  Kpisco- 
questo  senso  la  Chiesa  romana  pare  che  ptaìi  Ecc  le  sia  e  Chris  li,  r\e\  suo  l\\).i  Dia- 
tollerò  nel  patriarca  di  Costantinopoli  il  logorutn.  Terminato  il  concilio  di  Treii- 
Dome  di  ecumenico,  come  nella  profes-  /of'^.j,  i  padri  accluinarono  PioIV,  Po/i- 
sione  di  fede  fatta  dal  patriarca  Giusep-  tefice  della  santa  e  universale  Chiesa. 
pe  agonizzante  in  Firenze.  Piiferisce  No-  Il  vescovo  Sarnelli,  LelL^ccl,,  t.  5,  leti, 
vaes  che  nel  pontificato  di  GiovarmiXVl  II  3i  :  Perché  si  dice  nel  simbolo:  Credo 
detto  XIX  del  I  oo3  tornò  a  disunirsi  dal-  Sauctaiii  Ecclesiani  Catholienm  ,  non 
la  Chiesa  romana  quella  di  Costantino-  Credo  in.  E  se  vi  é  diilerenza  tra  Callo- 
poli,  per  l'arrogante  pretensione  de!  [)a-  lieo  e  Universale,  Dopo  avere  reso  ragio- 
triarca  Michele  Cerulario,  che  voleva  u-  ne,  che  devesi  dire  Credo  senza  1'///,  di- 
Siire  il  titolo  di  Fescovo  Ecumenico  ed  ce  che  Capo  visibile  della  Chiesa  santa  e 


266  U  iV  I 

cattolici  è  il  somnìo  Pontefice  romano, 
Vicario  (li  Cri^o  e  successore  di  s.  Pietro, 
e  però  quantlo  egli  scrive  a  tutti  i  fetidi 
s'intitola  Fcsco^'O  ch'Ila  Chiesa  Uiiwer- 
salej  come  eli  s,  Sisto  F  del  i  3^  in  una 
sua  lettera:  Sixfus  U>m'arsalis  Jposto- 
licac  Ecclesiac.  Episcopm.  Di  s.  Ponzia- 
r\o  Papa  del  233  è  scritto  nel  decreto  di 
Graziano,  can.  Siispcctos,junc.ta  supra- 
scriplionc  3,  q.  5.  Ponlinnus  Sanctae  et 
Unnrrsalis  Ecclcsìae  Episcopus^  omni- 
bus christianis.  Nel  concilio  di  Trento  fu 
disputato, se  sia  lo  slesso:  Calholicae  Ec- 
clfsiae  Episcopus  ;  et  Universalis  Ec- 
clcsiae  Episcopus.  E  fu  detto,  che  seb- 
heneera  equivalente,er.i  nondimenodub- 
biosa,  quando  il  nome  di  cattolico  impor- 
ta ancora  Eedcle,  come  ael  testo  di  s.  A.- 
gostino:  Quae propterca  Suncta,  et  Ca- 
Iholica  est,  quia  recte  credit  in  Deum, 
Onde  ogni  vescovo  de'fedeli  si  può  dire 
in  certo  modo:  f  escavo  di  Chiesa  cat- 
tolica, cioè  che  rettamenle  crede;  ma  il 
Papa  si  dice  vescovo  della  Chiesa  cattoli- 
ca, cioè  dell'  universale.  Né  questo  senso 
tli  tal  vocabolo  ne'concilii  era  nuovo,  pe- 
rocché nel  sinodo  V  generale  alla  colle- 
zione 5."  riferendosi  alcuni  luoghi  tratti 
dall'opere  di  s.  Ai^ostino,  e  da  ciò  ch'egli 
disse  in  un  concilio  cartaginese,  traspor- 
tansi  quindi  le  parole  seguenti:  Aiigiisti- 
nus  Episcopus  Ecclcsìae  Catholicae  di- 
xit.  In  confermazione  di  che  notarono, 
che  si  legge  in  s.  Ci[)riano,  com'egli  rice- 
vendo al  grembo  della  Chiesa  alcunijch'e- 
rano  stali  eretici,  non  solo  faceva  loro 
confessare,  che  s.  Cornelio  Papa  era  Pa- 
stor  Ecclcsìae  Catholicae,  ma  volea  che 
iiggiungessero,  idest  Universalis.  Onde 
iieir acclamazioni  de'  padri  tridentini  fu 
detto:  Bcalissimo  Pio  Papae,  et  Do/ni- 
no Nostro  Sane to,  et  Uiìiversnlis  Eccle- 
siae  Ponlìfiri,  multi  aiììii^  et  aeterna /ne- 
moria.  J^.  ìNome  df.'Paim. 

L'NIVEUSALISTI.  Eretici  Prote- 
stanti (^  .)  ,  i  quali  sostengono  che  Dio 
dà  ilelle  grazie  a  tutti  gli  uomini  per  ar- 
rivare alla  sululeelerna, e  diceiiche  quc- 


UN  I 
sto  è  il  sentimento  attuale  di  tutti  gli  ar- 
miniani,  e  danno  il  nome  di  Particolari- 
sti  a'ioro  avversari.  Gli  Arniiniani  sono 
così  delti  da  Giacomo  Arminio calvinista 
olandese  d'OudcAvafer,  professore  di  Lei- 
da e  loro  caposetta,  e  per  le  rimostranze 
che  fecero  agli  stali  generali  in  forma  di 
dottrina, furono  anche  denominati  Rimo- 
stranti. Essi  specificavano  5  articoli  che 
giudicavano  essere  erronei.  Il  i.°  e  il  2.° 
contenevano  la   dottrina  dell'elezione  e 
dell'assoluta  riprovazione,  secondo  l'idea 
di  Calvino;  il  3.°  l'opinione  di  quelli  che 
dicono  che  Gesù  Cristo  non  è  morto  se 
non  che  pegli  eletti;  il  4-"  quello  della  gra* 
zia  irresistibile  e  necessaria;  e  il  5.°  i'in- 
ammissiliilità  della  grazia  della  giustifi- 
cazione ricevuta  una  volta,  e  l'impossibi- 
lità della  caduta  totale  e  finale  di  quelli 
che  hanno  ricevuto  la  grazia  stessa.  I  ri- 
mostranti  riunirono  5  articoli   opposti 
contenenti  le   loro  opinioni  intorno  alle 
suindicate  materie,  cioè; i.°Che  Dio  nel- 
l'elezione e  nella  riprovazione  ha  riguar- 
do da  un  lato  alla  fede  e  alla  perseveran- 
za, e  dall'altro  all'incredulità  e  all'impe- 
nitenza. 2.°  Che  Gesù  Cristo  è  morto  per 
tutti  gli  uomini  senza  eccettuarne  alcu- 
no. 3.°  Che  la  grazia  è  necessaria  per  ap- 
plicarsi al  bene.  4-"  Ch'essa  non  agisce  nub 
ladimenoìn  un  modo  irresistibile.  5."  Che 
prima  di  assicurare  che  i  rigenerati  non 
ponno  decaclere,con  veniva  esaminare  più 
matiuamente  una  silì'atta  questione.  Do- 
po che  i  rimostranti  vennero  condanna- 
ti dal  sedicente  sinodo  di  Dordrecht  nel 
1619,  nel  seguente  anno  pubblicarono; 
Acta  et  scripta  Syaodalia  Dordrace- 
na  ministroruni  Remostrantiuni  infoe- 
dcì-ato   Belgio.  Pubblicarono  pure  una 
confessione  di  fede,  in  cui  es[)Osero  le  lo- 
ro opinioni  intorno  alla  religione  cristia- 
na, e  per  la  quale  Simone  Episcopio  fe- 
ce conti  oi  teologi  di  Leida  un'apologia 
stampala  nel  iGsq.  Alcuni  arminiani  gel- 
taronsi  nel  Soci/da/u'smo  (f'^-)j  essi  cre- 
duinj  alticM  che  tulli  (juelli  che  sono  cri- 
stiani punnu  salvarsi  malgrado  la  diver- 


u  ^'  1  u  N I               267 

Sila  delle  Sette  e  delle  opinioni,  piucliè  formale  col  principio  fundainenlale  della 
vadano  d'accordo  negli  articoli  fonda-  prelesa  riforma,  che  esclude  ogni  altra 
mentali.  Ma  osta  la  tremenda  niussiina:  regola  di  fetle  fuor  che  la  Sciittura  ,  vi 
Inori  della  Chiesa  cattolica  non  vi  è  salii-  forono  tosto  anche  in  Francia  de'teolo- 
te  eterna,  del  quale  grave  argomento  ri-  gi  calvinisti  ,  i  qn.-.li  scossero  il  giogo  di 
parlai  nel  voi.  LXXIX,  p.  73.  Gli  anni-  questi  empi  decreti.  Gio.  Cameron  prò 
niani  propriamente  delti  non  differisco-  fessole  di  teologia  nell'accademia  di  San- 
no (\aCah'iiiisti[V.\  se  non  che  ne'puo-  miir  e  Mosè  Amyrant,  successore  di  lui, 
ti  suindicati.  Venne  dato  il  nome  tli  con  abbracciarono  il  sentiinento  de"Ii  armi- 
tro-rinioslrauli  a'calvinisti  e  altri  eretici  niani  sulla  grazia  e  sulla  predeslinazio- 
che  hanno  scrilto  contro  gli  armiiiiani;  ne.  Su  questa  dispula  fra'  protestanti  si 
ina  i  più  telanti  contro-rimostranti  sono  deve  fare  un'osservazione  importante, 
i  gomaristi,  ossia  calvinisti  rigidi,  disce-  Mosheitn,  che  la  racconta,  parlando  de' 
poli  di  Francesco  Goniar  altro  professo-  decreti  di  Dordrecht,  rimarcò  che  4  prò- 
re  di  Leida.  Tornando  agli  universalisti,  vincie  d'Olanda  ricusarono  di  sottosori- 
per  comprendere  la  di/lerenza  che  v'ha  verli,  che  in  Inghillerrn  furono  rigi-llali 
tra  le  opinioni  degli  uni  e  degli  altri,  bi-  con  disprezzo,  e  che  prevalse  i'arminiani- 
sogna  rammentarsi  che  il  ricordato  sino-  smo  nelle  chie.-.e  di  Drandebnrg,  Brema 
do  adottò  solennemente  il  sentimento  di  e  anche  di  Ginevra;  aggiunge  che  i  5  ar- 
Calvino,  il  quale  insegna  che  Dio  con  un  licoli  di  dottrina  condannali  da  questo 
decreto  eterno  e  irrevocabile  ha  prede-  sinodosonoii  sentimenlo  comune  de' A>«- 
stinato  certi  uomini  alla  salute,  e  riprova-  Icranl  [/'.)  e  de'  teologi  Anglicani  {f^-). 
li  gli  altri  per  la  dannazione,  senz'alcun  Parimenti  parlandodi  Amyranl, dice  che 
riguardo  a'Ioro  meriti  o  demeriti  futuri;  i  di  lui  sentimenti  furono  ricevuti  non 
che  in  conseguenza  concede  a'predestina-  solo  ila  tutte  le  università  Ugonotte  i\'\ 
li  delle  grazie  irresistibili,  per  mezzo  del-  Francia,  ma  che  si  dilatarono  in  Ginevra 
le  quali  pervengono  necessariamente  al-  e  in  tutte  le  chiese  pretese  riformate  del- 
la beatitudine  eterna,  mentre  le  nega  ai  l'Europa,  per  mezzo  de'rifugiati  france- 
reprobiji  quali  per  mancanza  di  questo  si.  Siccome  egli  ha  giudicato  che  (piesti 
soccorso  sono  necessariamente  dannati,  sentimenti  sieno  il  puro  Pclagiancsinio^ 
Quindi,  secondo  l'eresiarca  Calvino,  Gè-  resta  indubitato  che  (piesta  eresia  è  at- 
SLi  Cristo  è  morto  ed  olFii  a  Dio  il  suo  tualmente  la  credenza  ili  lutti  i  calvinisti, 
sangue  [)e'soli  predestinati.  Questo  sles-  e  che  dal  pelagianisino  rigoroso  del  loro 
so  sinodo  condannò  gli  arminiani  che  ri-  i. "maestro  sono  caduti  nell'eccesso oppo- 
gellavano  questa  predestinazione  e  que-  sto.  D'altra  parte,  poiché  confessa  che  i 
slariprovazioneassolnta,  sostenevanoGe-  luterani  e  gli  anglicani  seguono  I'o[)Ìmìo- 
SLi  Cristo  aver  sparso  il  suo  sangue  per  ni  di  Arminio,  e  che  dopo  la  condanna 
tutti  gli  uomini  e  per  ciascuno  di  essi  in  di  questo  i  di  lui  partigiani  eccedettero 
particolare; che  Dio  in  virtù  di  questo  ri-  nel  loro  sistema:  perciò  si  conclude  che  i 
scatto  concede  a  tutti  ,  senza  eccezione,  Protestanti  in  generale  sono  divenuti 
delle  grazie  capaci  di  condurre  a  salute,  Pclagiani,  e  ciò  mentre  i  meilesimi  pro- 
se sono  fedeli  nel  corrispondervi.  I  decre-  testanti,  per  eccesso  di  ridicolo,  non  ces- 
ti di  Dordrecht  fiu-ono  accettati  senza  op-  sarono  mai  di  accusare  la  Chiesa  roma- 
posizione  da'calviiiisti  di  Francia,  in  un  na  di  pelagianismo,  come  e  meglio  os- 
siuodo  tenuto  a  Charenton  nel  1623.  Sic-  serva  il  ÌÌkìi-'^'ìhv  nei  Dizionario  eiiciclo- 
come  questa  dottrina  era  orribile  e  ri-  pediro. 

buttante,  e  d'altronde  alcune  decisioni  in  UNlVEPiSlTA.' ,  Ly cenni  ^   Lyceuin 

materia  di  fede  sono  una  contraddizione  Magnani,  Àcadeniia,  Unii>ersilas.  Liio- 


268  UNI  UNI 

co  di  studio  generale  delle  scienze  e  del-  doperà.  La  Poesìa,  la  Musica,  e  d'am- 
ie lettere  htlie,  scuole  miiversali  e  \mh-  bedue  ne  ripailai  a  Teatro  e  Uffizio  di- 
bliclie  con  piolessoii  di  differenti  e  anco  vino;  la  l\Iilizìa,\(ì  Blariiia,^  tornai  a  ra- 
tti tutte  le  ^cienze.  Chiamasi  Archiginna-  gionarne  a  Porto  e  Soldato;  tutte  arti 
sio  il  primo  ginnasio  o  prima  università,  che  hanno  i  propri  articoli  qui  ricordati; 
come  r  Viiivcrsità  Romana  [F.)  o  Ar-  dell'  arti  del  disegno  tratto  a  Scultura, 
chi'-innasio  della  Sapienza.  L'università  Pittura  ec,  e  dalle  altre  negli  articoli  re- 
si definisce  ancora,  riunione  di  molti  col-  lativi),  formavano  l'università  degli  stu- 
|e"i  stabiliti  in  una  città,  dove  s'insegna-  di,  vale  a  dire  abbracciavano  tutte  quelle 
jio  pubblicamente  le  belle  lettere  e  le  dottrine  ch'era  dato  di  percorrere.  Inol- 
scienze,  e  si  danno  i  gradi  di  Licenzialo^  tre  pretendesi  che  il  nome  di  llnwcrsità 
di  Baccelliere.  Q  di  Dottore  [f'.).  In  una  propriamente  derivi  da'Papi  Innocenzo 
università  vi  sono  ordinariametile  4  fi**  HI  del   i  iq8,  ed  Onorio  111  che  gli  suc- 
collà  :  la  teologia,  la  legge,  la  medicina  cesse  nel  1216,  i  quali  scrivendo  al  cor- 
e  la  matematica.  L'università  è   un  va-  pò  de' maestri  e  degli  scolari  di  Parigi 
sto  ediflzio,  disposto  per  l'imegnamen-  (/'^.),  cominciavano  le  loro  leltereoon  (jue- 
to  pubblico.  Ordin.iriamente  esso  è  for-  sle  parole:  Noveril  Uìiiversitas  vestra; 
Ulto  di  portici,  scuole  con  cattedre,  gran-  oppure:    Universila.f  magislrorwn   et 
di  aule  per  le  pubbliche  funzioni,  con  5rAoZrtr/«my  quindi  restò  loro  il  nome  di 
musei  e  gabinetti  di  fìsica,  di  storia  na-  università.  Si  dice  università  anche  il  Co- 
turale,  [)ulitecuici,  di  anatomia  ;  con  tea-  rnimeo  Comunità  (/-^.)  o  tutto  il  popolo 
Irò  anatomico  ,  e  altro  pegli  esperimen-  d'una  città  o  di  un  luogo;  non  che  le  U- 
li   di  fisica  ;  con  osservatorio  o  specola  niversità  artistiche  {P .)■  Ed   università 
per  l'osservazioni  astronomiche,  labora-  Israelitica  è  denominata   quella  parte  di 
torio  chiniicoe  di  farmacia,  biblioteca,  popolazione  degli  Ehrei  (P\),  d\inoi-an\ì 
orto  botanico,  sala  di  consiglio  odi  adu-  nelle  città. Principali  protettori  degli  studi 
Danza  de'prijfessori  insegnanti  le  scienze,  si  venerano,  l'arcangelo  s.  ]Michele,e  s.  Ca- 
caiioetlei  in,  segreteria  ec;  tutte  le  quali  terina  vergine  e  njartire  come  rilevai  nel 
cose,  fjuae  omnia  et  universa,  come  si  e-  voi. LXXXH,p. 270. Prima  di  parlare  del- 
sprime  Giacomo  Bourgoing,  hanno  dato  l'origine  delle  università  degli  studi  e  di 
Olitine  alla  voce  Università.  Tutti  i  no-  quelle istituiteoconfermateda'Papi,darc> 
minali  luoghi  trovansi  alle  volte  in  edili-  alcune  nozioni  sui  buoni  studi,su  quelli  del 
zi  diversi,  o  in  diverse  case  riunite  o  an-  cIero,e  come  debbono  regolarsi  e  quali  de- 
che separate.  11  Milizia  vorrebbe  diriin-  vonoessere  quelli  de'laici;  delle  mollepli- 
petto  alla   università  1'  accademia   delle  ci  lìenemereuze  de'medesimi  tanto  degli 
belle  arti,  a'  due  Iati  i  collegi.  Voltaire  ecclesiastici  secolari  che  de'regolari;  del* 
c»>serva,  che  il  nome  di  università  proce-  la  meravigliosa  e  benefica  influenza  ed 
tic  dalla  supposizione,  che  questi  4  cor-  autorità  salutare  della  Chiesa  nel  pubbli- 
pi  che  si  chiamano  facoltà, cioè  la  2\'.olo-  co  e  nel  privalo  insegnamento,  a  seconda 
i^i<i,\\  Diritto  o  Giurisj)rudenza,\a  Me-  del  comando  ricevuto  da  Gesti   Cristo, 
diciiia[1  .),  le  Arti  (cioè  liberali.  Arti  li-  per  cui  i  Papi  e  i  vescovi  non  hanno  mai 
berali  diconsi  la  poesia,  la  musica,  la  pit-  lasciato  di  reclamare  sillatto  diritto  con 
tura,  la  scultura,  l'architettura,  la  grani-  lettere  encicliche  e  pastorali.  Come  deve 
inaticii ,  la  rettoiica,  1'  arte  militare  ,  la  studiare  un  cristiano,  non  dovendo  Sen- 
na vigazione.  Arti  meccaniche  chiamansi  lenziare  nelle  cose  che  non  conosce  pro- 
quelle  clic  principalmente  hanno  bisogno  fondamente.  De'pericoli  degli  sludi  e  de' 
dell'opera  mauualc,  e  nelle  quali  anche  mezzi  di  schivarli,  massime   oggidì  che 
1  ingegno  e  l'industria  dcll'arlcficc  si  a-  l'irreligio  ne  e  1'  errore  insinualo  in  ogni 


UN  I 
angolo  (Iella  terra,  lirannpggin  le  menti, 
ricopeilo  col  manie  della  civiltà  e  ilei  se- 
dicente progresso.  JVon  che  de'  mezzi  di 
santificare  lo  studio  delle  belle  lettere  e 
delle  scienze.  Sulle  arti  liberali  e  sulle  ar- 
ti meccaniche  e  loro  distinzione,  e  de'Ioro 
professori  ed  esercenti,  parlo  a  Ukiversi- 
TA  ARTISTICHE  o  corporuzioni  di  arti  e  me- 
stieri manuali,  ed  anco  nel  paragrafo  de- 
gli J?'trgiani\  siccome  generico.  Esse  con- 
tribuirono al  risorgimento  delle  aiti.  11 
principio  religioso,  the  introdusse  le  arti 
nel    Tevìpio  (/'.)  del  Signore,  e  le  diia- 
mò  a  decorare  con  maggior  lustro  gli  e- 
difìzi  al  culto  dedicati  ,  oltre  all'  aiutare 
all'opera  civilizzatrice  della  religione  me- 
desima, fu  sempre  all'arti  stesse  di  mas- 
simo giovamento,  e  d'impulso  a  risorge- 
re con  maggior  vitalità.  Questo  principio 
fu  leva  principalissima  al  gran  rinasci- 
mento specialmente  della  pittura  in  Ita- 
lia, di  modo  che  al  bisogno  di  abbellire 
le  chiese  cristiane,  quelle  de'sodalizi,  de' 
loro oratorii o  scuole,e di  poire  colla  SiiU' 
holica  (T  .)  e  figuratamente  sotl' occhio 
i  misteri  della  nostra  {eòe,  riferir  dubbia- 
mo in  gran    parte  questo  vanto  della  no- 
stra nazione,  pel  quale  è  da  tutte  le  altre 
invidiata.  Dissi  a  Liceo,  ove  parlai  anco- 
ra del  Ginnasio  e  dell'Ateneo, th'è  il  luo- 
go pubblico  di  letterari  esercizi,  e  il  cui 
nome  gli  derivò  dalla  scuola  o  accade- 
mia celebre  d'Atene,  dove  Aristotile  spie- 
gava la  sua  Filosofia  (F.).  Nell'articolo 
Scuola  rilevai     che  questovocabolo  si- 
gnifica non    solamente  il  luogo  dove  s'in- 
segna e  s'impara  arte  o  scienza,  ma  anco- 
ra per  una  facoltà  o  Università,  per  l'^c- 
cademia  {V ■),  pel  Collegio  [1  .)  pel  Se- 
minario {P.),  pel  Liceo,  perii  luogo  pub- 
blico ove  s'insegnano  le  scienze  o  i  pri- 
mi elementi  delle  medesime.  In  tale  arti- 
colo ricordai  quelli  in  cui  ragionai  del- 
l'oiigine  delle  Scuole,  de'primordi  e  pro- 
gressi dell'umano  insegnamento,  sia  nel- 
la scienza,  sia  nell'arte,  nelle  diverse  na- 
zioni; per  cui  tenendosi  presente  il  me- 
desimo, resto  dispensalo  da  quanto  altro 


U  N  I  2G9 

potrebbe  dirsi  in  quesl'articoIo,alliimen- 
ti  sarebbe  lipetizioue.  A  dare  di  esso  un 
breve  generico  cenno,  mi  limiterò  solo  a 
dire,  che  1'  inefl.ibilc  luce  dell'7:'r<7/)i(<7o 
(/^^.)  perfezionò  il  pubblico  insegnamen- 
to e  fu  feconda  d'inestimabili  beni,  per 
rincessanlì  cure  della  Chiesa,  a  motivo 
dell'immense  benemerenze  de'Papi,  de' 
vescovi,  del  clero  secolare  e  regolare;  per 
l'educazione  scicnlifica  edelenienlcire,per 
l'islruziouf,  del  clero  niedesiuio,  inclusi- 
vanienle  a  (juella  pel  cauto  e  liturgia  \\e\' 
Vljìizio  (ìiviiio  {J  •)•  Imperocché  Ge>ìi 
Cristo  die  alla  Chiesa  da  lui  fondala  il  di- 
ritto d'insegnamento.  Che  dalle  primiti- 
ve e  più  celebri  scuole  derivarono  poco 
a  poco  gli  sludi  generali  o  università;  dis- 
si della  diversa  specie  àc3/acslri  [I  .)  e 
professori  delle  scienze  e  delle  arti,  e  ilei 
diversi  generi  del  successivo  insegnamen- 
to pubblico  e  privalo  laicale  e  clericale; 
òt' Ca nce llicri {F .) e a\u'\  magislrali del- 
le medesime  università.  Della  moltipli- 
cazione ovunque  delle  scuole  nel  secolo 
XIII,  tanto  dell'insegnamenlodelle  scien- 
ze, che  tlell'orti,  le  quali  piepararono  il 
meraviglioso  risorgimenlo  e  rifiorimen- 
to dell'une  e  dell'altre,  e  donde  deriva- 
rono università  e  scuole  per  ogni  ramo 
di  sapere  e  aite,  ed  un  gran  numero  al- 
tresì di  scuole  elenìentari  per  l'isti  uzio- 
ne  del  popolo,  E  di  Saverio  Eellinelli  ab- 
biamo, lìisorginienlo  iV Italia  negli  stu- 
di, nelle  arti  e  Jie'cosliind  dopo  il  nulle, 
Eassano  1786.  Né  mancai  di  celebrare 
quegli  ordini  A'e/7g70,s7  di  Frati  [7^.)  che 
eiìicactmenle  vi  contribuirono,  dopo  a- 
ver  nel  3Jedio  evo  conservato  il  fuoco  sa- 
gro della  scienza,  i  Canonici  regolari  eà 
i  Monaci  [T'.).  Come  risorte  le  Lettere. 
Ielle  {/'.)  nel  secolo  XV  a  più  splendi- 
da luce,  anche  col  portentoso  aiulo  del- 
la Stampa  (/-.),  prima  e  dopo  tale  epo- 
ca i  Pfipi  procederono  concordemente  co* 
dominaloiidepopoli  eco'vescovi  loropa- 
stori,  a  fondare  una  moltitudine  di  uni- 
versità e  di  stuoie  di  elevato  sapere, mol- 
tissime delle  quali  fioriscono  tultora,cser- 


270                     U  i\  I  U  N  [ 
cilancìoi  loro  influssi  benefìci  neìlo  slu-  frasciivere  i  libri  sollralli  al   ferro  e  al 
dio  della  leologia,  della  giurisprudenza,  fuoco  degl'invasori  bai  barici,  o  dalle  slal- 
in  modo  rlie  i  Tribiuuilì  di  Roma  (F.)  le  in  cui  essi  vi  slranieggiavano  i  cavalli 
tosto  lo  divennero  del  crisliaiiesinio,  non  co'  fogli  preziosi  delle  più  insigni  opere 
meno  die  in  Uille  le  scienze  e  le  Lingue  dell'antichilìi.  Inoltre  i  monaci  mandava- 
(J  .)  pure;  ed  anche  pe'seminari  vescovi-  no  in  paesi  stranieri  per  fare  ric(!rclie  di 
li,  negli  stabilinienli  di  Religiose  (/"'.)  per  bbri  antichi.  Molli  manoscrilli  si  rinven 
l'istruzione  del  sesso  femmineo,  coadiu-  nerom^M•aU  in  vecchi  abituri,  e  chiusi  per 
Tati  zelantemente  da'  Chierici  regolari  salvarh  dall'umidità  in  casse  di  piombo; 
(7'.y,  fondazioni  cominciate  dal  palriar-  altri  nelle  cislerneasciutle, altri  nellespe- 
ca  de'medesimi  s.  Gaetano  fondatore  dei  lonche  pressoi  rovinali  monasteri.E  tan- 
Tcatiììi  (T.) ,  r\e\  principio  del   secolo  taera  nella  Chiesa  di  Diola  brama  di  ser- 
XVI.  Discorsi  poi  de'sussegiienti  e  dilFe-  bar  viva  cpialche  favilla  dell' anticto    sa- 
lenti nìelodi  d'insegnamento,  sino  a'più  pere,  chei  Papi  promulgavano  imlnigen- 
lecenli,  comprensivamente  all'istruzione  ze  di  colpa  e  pena  a  chi  donasse  alle  cat- 
popolare  degli  asili  infantili  calle  scuole  tedrali  e  a'Djonasteri  alcun  libro.  Laoii- 
iioUmne,  e  di  altri  pid>blici  generi  di  e-  de  i  signori  reduci  dalle  battaglie,  chie- 
ducazione  istruttiva  e  morale.  Terminai  deano  alle  loio  donne  se  nella  guardaro- 
col  far  parola  dell'  educazione  ,  sicconie  ba  fossero  libri,  per   mandarli  in  olferta 
gran  rpiestiime  d'oggidì,  e  religiosa,  sul-  alla  più  vicina  abbazia  in  remissione  de 
la  futura  generazione  di  tanle  trepidanti  loro  peccati  commessi  in  guerra  co'sac- 
speranze,  ripetendo  col  dolio  mg."^  Cui-  cheggi,  uccisioni  esacrilegi  d'ogid  manie- 
leu  priuìate  d'Irlanda:  All'influenza  on-  la;  e  Irovatone  cpialcuno  Io  facevano  ri- 
iiijiotenlo  de'  romani  Ponlelici  è  dovuto  legare  di  finissime  pelli  e  ornare  di  bor- 
lulio  quello  che  esiste  di  vero,  di  grande,  chie  d'oro  e  d'aigenlo,  con  rubini,  sme- 
di benifico  nella  civiltà.  L'impero  del  di-  raldi  e  altre  nobili  gioie.  Alcuni  signori 
ritto  sulla  forza  bestiale,  che  sola  regna-  con  corteggio  si  recavano  essi  stessi  alle 
va  ne' secoli  barbari ,  il  dobbiamo  pure  chiese  per  offrire  colle  loro  mani  il  libro 
al  palladio  de'coilici  antichi  custoditi  dai  all'altare  ginocchioni,  ovvero  dalle  figlie 
ccnobiti,  i  quali  meuiie  era  l'occidente  vestile  di  bianco  e  inghirlandale,  accioc- 
inondaloda'barbaii  liau(onlani,e  in  con-  che  venuto  il  dono  da  sì  pure  mani  e  in- 
<|uas>o  di  guei  re,  d' incendi,  di  lapine  e  nocenli  a  Dio  fosse  più  accetto.  Belle  e- 
di  molle,  nel  silenzio  della  pace  e  della  rudizionì  si  trovano  nell'opera  dotta  del 
cella  allendevauoa  copiare  pazienlemen-  can.  Nardi,  De'Parrochiy  sulle  scienze  e 
te  m  pergamene  gli  storici  ,  i  filosofi  ,  i  sludi  come  sempre  siano  slati  a  cuore  e 
poeti,  gli  oratori   e  i  giuristi  ,  ornando  raccomandati  dalla  Chiesa.  Ne  riferirò  al- 
cpielle  pagine  di  mille  vaghe  minialure,  cune.  Il  Papa  è  il  dottore  universale,  ed 
I  goti,  1  Mindali,  i  longobardi  bruciarono  i  Vescovi  sono  i  dottori  particolari.  Essi 
1  Miiperiali  bibliotechej  e  laChiesache  pa-  hanrio  debito  di  vegliare  sull'insegnamen- 
7ienle  perdeva  ne'saccheggi  i  tesori  con-  to  ,  anche  profano,  perchè  non  divenga 
sagrali  al  culto  di  Dio  e  all'onore  de'san-  nocivo  diluiti  i  cristiani,  avendo  avuto 
li ,  brigavasi  con  eguale  sollecitudine  di  da  Gesù  Cristo  il  docete  essi  soli;  e  mol- 
sottrarie  al  sacrilegio  i  vasi  sagri,  e  alle     to  piii  il  solo  Episcopato  può  dirigere  gli 
liamnie  i  libri  de'sapienti.  Non  eravi  ino-  sludi  sagri  degli  ecclesiastici.  Dopo  la  ca- 
naslerocho  nonserbassc gelosamente l'o-  dula dell'impero  romano, allorquando  la 
pere  dogli  scrillori  greci  e  latini.  Gli  ab-      barbarie  e  l'ignoranza  invadevano  il  mon- 
bali  di  essi  inviavano  messi  e  amanuensi      do,  i  Popi  ed  i  vescovi  erano  quelli  che  or- 
a  chiedere  in  giazia  a'più  vicini  di  poter     dina  vano,  eiigevano,  volevano  le  scuole 


U  N  l 
ne'seniiiiari  vescovili  a  comodo  di  liilfa  In 
gioventù,  menile  i  secolari  anzi  cercava- 
no d'oppoisi  alle  scienze;  vi  sono  infimli 
canoni  die  ingiungono  a'pielidella  cam- 
pagna di  leneie  scuole   gratuite.  Questi 
canoni  gridano:  ignorantin  ciinrtornni 
tnatcr  errorhm.  Gl'uicrediili  hanno  p,i- 
gaio  i  Papi  e  i  vescovi  assai  ingralanien- 
Je  ,  aggravandoli  della   taccia  di  fautori 
dell'ignoranza  e  nemici  della  scienza.  No, 
la  religione  non  teme  i  lumi  e  le  scienze, 
anzi  li  coltiva,  E  nemica  solo  delle  scien- 
ze empie  e  immorali;  delle  corrotnpilri- 
ci  de'coslnmi,  delle  tniscredenli,  dell'er- 
lonee.  La  Chiesa   vuole   la  soi-veglianza 
dell'insegnamenlo,  pei  che  ogni  insegna 
mento  deve  basare  sulla  verità,  e  la  ve- 
lila è  Dio  slesso,  e  l'uomo  deve  tutto  al- 
la verità,  ossia  a  Dio,  cioè  alla  gloria  de! 
Creatore  e  alla  felicità  eterna  della  crea- 
tura. Gli  studi,  le  università,  i  licei  the  si 
partono  da  questi  principii  diventano  pu- 
tredine, e  conducono  l'uomo  a  ribellar- 
si insensatamente  al  Creatore. Ecco  la  ne- 
cessità salubre   della    sorveglianza   della 
Chiesa  che  dirige  l'uomo  al  Creatore.  Le 
c'inliche  università  nella  più  parlefurono 
orette  da'Papi  o  colla  loro  autorità,  e  do- 
lale co'beni  di  chiesa,  ed  in  origine  non 
in  tulle  eianvi  cattedre  di  teologia.  Ma 
poi  ogni  metropolilano  dovè  avere  lo  stu- 
dio teologico,  colla  prebenda  Teologale 
(/^.),  ed  i  capitoli  siiffraganei  doverono 
inviarvi  qualche  canonico  de'piìi  adalla - 
ti  a  tale  studio  ,  ampliato  ed  esteso  alle 
Cattedrali,  per  averlo  decretato  il  conci- 
lio generale  di  Laterano  III  nel  i  lyc),  e 
meglio  l'altro  di  Laterano  IV  neh  21 5, 
donde  alcuni  vi  riconoscono  il  principio 
delle  uiiiveisilà,  come  notai  a  Skminario, 
trattando  delle  scuole  clericali.  1  vescovi 
sempre  ebbero  il  debito  d'istruire  i  loro 
ecclesiastici  ,  e  fu  sempre  desiderio  della 
Chiesa  l'istruzione  pubblica.  Vari  canoni 
confermano  l'obbligo  ile'parrochi  di  cit- 
tà e  massime  de'parrochi  rurali  di  fare 
scuola  gratuita  a'fanciulli,  del  qu.ile  uf- 
fìzio doveauo  rendere  coulo  ogni  anno  al 


UNI  27, 

vescovo;  meni  re  i  vescovi  ne'secoli  bassi 
ancora  orano  obbligati  di  tenere  le  scuo- 
le ne'Ioro  episcopi!,  e  lo  riportai  nel  ci- 
tato articolo.  Premeva  assai  il  diradare 
I  ignoranza  di  que'tenipi,  chiamali  rozzi, 
barbari,  ferrei, osumi, di  piombo;  la  qua- 
le ignoranza  produceva  il  mal  costuuie, 
gli  errori  e  la  ferocia  de'  po[ioli.  I  Papi 
non  amavano  che  di  mantenere  e  accre- 
scere i  lumi,  i  Papi  aveano  la  sorveglian- 
za sulle  università.  Peschisi,  ne  vennero 
frulli  di  morte!  Essendo  diritto  privati- 
vo della  s.  Sede  d'  i>tituiie,  sospendere  e 
sopprimere  le  universilà  in  tulio  il  mon- 
do cattolico,  ed  i  moltissimi  esempi  li  ri- 
portai a'  luoghi  loro,  così  dirò  in  segnilo 
d'  alcune  delle  molte  università  istiluile 
0  confermale,  e  privilegiate  da'Papi,  me- 
glio avendone  ragionato  nelle  città  ove 
furono  creile,  l^er  quali  motivi  in  diver- 
si stati  si  pretenda  bandire  d.ill'  istruzio- 
ne pubblica  il  sacerdozio,  è  degno  di  con- 
siderazione il  riferito  dall'  Osservi! toro. 
Romano  nel  n.°  256  del  i85i,  per  la  se- 
colarizzazione totale  dell'  insegnamento, 
non  volendo  più  gli  aiislocralici  volle- 
riani,  cornei  democratici  socialisti,  al  ser- 
vigio di  tutte  le  sette  segrete,  che  sia  re- 
golato da'ministii  del  santuario.  I  primi 
non  vogliono  pillilo  un  insegnamento  che 
li  disturbi,  i  secondi  non  vogliono  dot- 
trine positive  che  fanno  derivare  l'anto- 
rità  dall'  alto,  invece  di  fai  la  salire  dal 
basso.  Gli  uni  e  gli  altri  non  vogliono 
Dio  che  giudichi,  né  un  Dio  che  governi. 
Le  due  selle  tra  loro  nemiche  giurate  non 
sono  d'  accordo  misterioso  se  non  contro 
i  venerandi  ministri  di  quel  Dio  die  vuo- 
le la  pace,  di  cpiella  Religione  che  fulmi- 
na il  sensualismo,  non  altrimenti  che  l'a- 
narcliia,  e  |)er  essere  pronuilgatori  delle 
verità  eterne.  Perciò  da  loro  non  si  vuo- 
le più  insegnamento  cattolico,  poiché  co- 
sì non  sono  punto  più  gl'individui  che  si 
paventino,  aia  sì  le  loro  dottrine.  Per  le 
università  poi  che  altrove  promisi  farne 
cenno  in  separali  articoli,  oltre  V  Univer- 
sità Romana  della  metropoli  del  crislia- 


9.72  tJ  N  I 

iiesiulo,  la  quale  rimi  si  deve  confonclere 
con  r Unhersilà  o  Sliuh'o  della  Curia 
Eoìiiana  o  Scuole  Palatine  (T\)  oi'igi- 
iiale  (Ino  ila  s.  Gregorio  I,  ne' segiienli 
<lirò  tli  quelle  d'  Jvignoiie,   già  c;i[)ila- 
fe  de'domiiiii  della  s.  Sede   in  Francia; 
di  Bologna,  semi-capitale  di  quelli  della 
medesima  in  Italia,  edi  /Lo\y////o,  die  per 
non  essere  città  vescovile  e  per  non  es- 
servisi tenuti  concilii  non  poteva  farne  ar- 
ticolo apposito,  mentre  per  la  celebiilù 
del  suo  studio  mi  proposi  parlarne  a  Uni- 
versità' DI  LovANio,  ed  ivi  farò  pure  pa- 
rola di  quella  di  Donai.  Ad  altre  univer- 
sità i  Papi  concessero  esenzioni,  preroga- 
tive e  privilegi,  confermandone  le  istitu- 
zioni a  istanza  de'  sovrani  e  de'  vescovi. 
Le  università  erano  congiunte  alla  Chie- 
sa e  per  l'origine  da  lei  sorlila,  e  pe'fon- 
dalori  per  lo  più  ecclesiastici,  e  per  l'au- 
torità esercitatavi  da'Pa[)i  che  vi  dierono 
primi  le  leggi  e  che  ne  commisero  a've- 
scovi  l'interno  regime,  l'elezione  cìe'pro- 
fessori  sempre  callolici,  e  il  conferimento 
delle  lauree  e  gradi  d'onore.  La  Chiesa 
fece  mollo  di  più,  prendendo  le  universi- 
tà sotto  la  sua  tutela  e  rendendole  quasi 
persone  immuni  dalla  giurisdizione  tem- 
porale: nel  che  concorreano  le  idee  di 
que' tempi,  che  ragionevolmente  riguar- 
davano la  Chiesa  come  maestra  di  tulli, 
vera  legislatrice  e  custode  di   quelli  che 
altrui  doveanoconiunicare  il  sapere.  Che 
se  in  tante  guise  appartennero  le  scuole 
alla  Chiesa,  chi  non  proclamerà,  col  dot- 
to Iluiter,  Delle  istituzioni  e  delle  co- 
stumanze della  Chiesa  nel  Medio  Evo 
e  particolarmente  nel  secolo  XII ,  gli 
altissimi  meriti  di  lei  verso  la  comune  i- 
slruzioiie  di  que'tempi;,  ch'è  quanto  dire, 
verso  r  istruzione  che  i  medesimi  tempi 
a  noi  tramandarono;  e  chi  avrà  fronte 
di  opporle  il  biasimo  di  quell'ignoranza 
r  barbai  ie  ch'tlla  appunto  dissipò  in  tan- 
ti modi?  Arroge  che  con  l'eminente  au- 
tore della  Di.sscrt.  della  natura  e  ca- 
rattere essenziale  de' Concordati,  della 
quale  parlai  a  Pace,  qui  pure  gli  faccia 


UiN  I 
eco  con  ngginngere,su!le concessioni  spon- 
tanee e  irrevocabili  f.ille  alla  Chiesa  dai 
sovrani.  "  Lo  die  specialmente  ap[)arisic 
in  quelle  volontarie  dedizioni,  e  in  quel- 
l'arrendersi  e  soggettarsi  alla  immediala 
podestà  e  tutela  della  Chiesa  e  del  suo 
visibile  Capo,  di  tanti  cor[)i  morali  e  pri- 
vale società,  fatte  colla  scienza,  coU'an- 
nuenza,  col  plauso  de' medesimi  princi- 
pi; cornea  cagion  d'esempio,  osserva  Vati 
Espen,  essere  avvenuto  di  molle  pubbli- 
che università  di  diverse  regioni,  che  sot- 
toposero il  loro  regime  al  romano  Pon- 
tefice, e  da  cui  ri[)ortarono  esimii  piivi- 
legiesi  elevarono  al  più  grande  e  piìi  du- 
revole splendore".  Osserva  il  can.  Nar- 
di, a  cui  ritorno,  che  il  Bullariuni  Roma- 
nuni  è  prova  di  queste  asserzioni.  In  pa- 
recchie delle  bolle  ponlillcie  d'  erezioni 
d'  università  si  vede  che  per  la  laurea 
magistrale  in  teologia  i  candidali  duvea- 
no  presentarsi  al  vescovo  o  suoi  deputa- 
ti,  e  vacando  la  sede  al  capitolo  o  suoi 
deputali,  per  esservi  esaminati  e  ricevere 
la  laurea  e  la  fac(jllà  d'  insegnare.  Nel 
io85  s.  Gregorio  VII  i innovò  la  legge 
che  ordina:  Omnes  Episcopi  artes  lite- 
ramni  in  suis  Ecclesiis  docerì  facerent. 
Quel  gran  Papa  conoscendo  che  la  Chie- 
sa abbisogna  di  letterati,  che  l'ignoran- 
la  è  madre  di  tutti  gli  errori  e  del  mal 
costume,  che  l' ignoranza  della  s.  Scrit- 
tura forma  gli  eretici,  e  che  i  preti  igno- 
ranti dell'antichilà  si  sospendevano,  ne- 
gò l'instiluzione  a  un  nominalo  vescovo, 
il  quale  sebbene  avesse  delle  beile  qua- 
lità, inclusive  alla  prudenza  per  reggere, 
pure  non  era  dotto,  poiché  diceva:  1  ve- 
scovi e  i  preti  debbono  essere  dotti  pei' 
insegnare  altrui  e  per  difendere  la  Chie- 
sa. La  scienza  e  la  bontà  non  debbono 
essere  disgiunte  dall'ecclesiastico.  Il  ce- 
lebre cardinal  Alessandro  Farnese,  nipo- 
te di  Paolo  111,  soleva  dire:  Non  trovarsi 
cosa  più  insolhibile  di  un  soldato  codar- 
do, e  di  un  ecclesiastico  ignorante.  Pieni 
poi  sono  i  concilii  della  premura  della 
Chiesa  per  manlcuerei  buoni  sludi  che 


U  N  I 

l'ignorniiza  andava  eslingnendo  ne'bussi 
ti'iDpi,  con  provvediiTienti  utilissimi  pe' 
secolari  e  pe^^li  ecclesiastici,  giacché  come 
tiice  il  concilio  di  Lavatir  (ora  sede  vesco- 
vile stiffraganea  di  7'o«r.9,  pel  narralo  in 
quest'articolo)  del  [368  nel  cap.  3:  Fe- 
ris  litleratis  Ecclesia  in  actibus  suis  no- 
scitiir  indigerc.  I  ss.  Padri  erano  dotti  e 

raccomandavano  le  scienze.  Le  Ricuaini- 

o 

zioni  di  Papa  s.  Clemente  I,le  qnali  ap- 
partengono alla  nascente  Chiesa,  per  a- 
ver  patito  il  santo  nel  102  il  martirio,  di- 
cono nel  lib.  3,§  35,  che  s.  Pietro  apo- 
stolo diceva,  che  bisogna  prima  discere 
e  poi  clocere;  e  nel  lib.  5  ,  §  4>  pailf»  il 
s.  Apostolo  contro  l'ignoranza, e  soggiun- 
ge: Nihil  enìm  gravius,  (juain  si  idqiiod 
ignorai  quis  scire  se  credei.  Ciò  vede- 
si  ripetuto  nella  3/  Episl.  di  s.  Clemen- 
te I,  il  quale  riferisce  :  Grande  inalum 
esl  ignoranlia,  el  omnium  maloviun  ma- 
ter.  La  s.  Chiesa  dice  lo  slesso  nelle  sue 
leggi,  e.  Ignoranlia,  e  Siin  laicis,A\i\. 
38.  Ignoranlia  ciinclorum  maler  erro- 
rum  maxime  in  Sacerdolihus  Dei  vitan- 
da, qid  docendi  ofjìcium  in  populis  sn- 
scepernnt  :  Si  e  nini  in  laicis  vix  lolle- 
rahilis  videtur  inscìlia  ,  quanto  magis 
in  his  qui  praesunt .'*  Nec  excusatione 
digna  est,  nec  venia.  E  da  questa  igno- 
ranza, dichiara  Nardi,  che  ne  provengo- 
no certe  stranezze  nel  predicare,  certe 
storture  nell'opinare,  certi  errori  iiellin- 
segnare,  e  quel  vacillamento  de'fedeli  che 
non  sono  istruiti  con  solidità.  I  Padri  ed 
i  sinodi  non  fanno  che  raccomandare,  an- 
zi comandare,  lo  studio  profondo  della  s. 
Scrittura,  e  ò&  Canoni [ì'.);  e  queste  co- 
se se  si  trascurano  più  dell'  altre,  come 
potrà  istruirsi  il  popolo  e  la  gioventù  ec- 
clesiastica ?  Per  le  altre  scienze,  oltre  che 
tra  loro  si  danno  la  mano  ,  la  profonda 
dottrina  de' Padri  prova  la  necessità  del- 
le cognizioni  anche  profane  per  combat- 
tere i  nemici.  Raccomandano   lo  studio 
delle  scienze  profane  per  difendere  la  ve- 
rità, s.  Clemente  Alessandrino  e  Minu- 
cio  Felice,  padri  de' primi   tempi  della 
vor,.  T,xxxi  ti. 


U  N  I  273 

Clilcsa.  »»  Chi  volesse,  potrebbe  formare 
un  trattatodi  autorità  di  lutili  secoli  del- 
la Chiesa  su  di  ciò;  ma  non  credo  che  sia- 
mo arrivali  a  tempi  così  ignoranti  ([)ub- 
blicò  l'opera  nel  1829),  che  vi  sia  biso- 
gno di  provare  la  necessità  e  utilità  del- 
le scienze  per  la  religione,  e  il  danno  che 
l'ignoranza  produce  alla  medesima,  per- 
chè ognun  vede,  che  gli  empi  d'ogni  ra- 
mo di  letteratura  abusando  ci  obbliga- 
no ad  esser  ben  istruiti  e  per  convertir- 
li e  per  preservare  gli  allri;  giacché    la 
verità  essendo  una  ,  basta  far  conoscere 
come  essi  co'sofismi  se  ne  scostino,  e  col- 
le male  arti  stravisino  le  cose,  per  fu  li 
ammutolire.  Ma  per  ciò  fare,  bisogna  an- 
che tener  dietro  a'ioro  errori,  essere  a  li- 
vello degli  altri  colle  cognizioni  scientifi- 
che: Legiinusne  ignorcmusjlegiinwi  non 
ut  tcneamus  (i  loro  errori),  sed  ut  repu- 
dicnius,  dice  s.  Ambrogio  nel  proemio  in 
Lucani;  ciò  che  ripete  s.  Agostino ,  can- 
tra Faust,  lib.  I  3,  e.  I  5.  Si  dirà,  non  tut- 
ti gli  ecclesiastici  sono  capaci  di  ciò  :  ne 
convengo.  Non  lutti  ponno  essere  sommi 
letterali.  Ma  due  cose  meritano  profon- 
da meditazione.  Lai.^,  che  se  non  si  fo- 
mentano con  tulle  le  forze  gli  sludi  de- 
gli ecclesiastici,  non  solo  si  avranno  po- 
chi abili  a  sostenere  la    verità,  ed  inse- 
gnare agli  altri,  ma  non  se  ne  avrà  alcu- 
no. La  2.",  che  non  si  esige  che  la  comune 
de'preti  siano  dottori,  ma  tali  da  non  far 
vergogna  al  Sacerdozio,  onde  non  abbia- 
no i  poco  divoti  a  ridere  nel  trovar  po- 
ca sintassi  e  buon  senso  nello  scrivere, 
poca  correntezza  nel  latino  e  nella  lettu- 
ra ,  poca  coltura  nelle  cose  più  triviali. 
Colle  chiarissime  leggi  della  Chiesa,  è  el- 
la  una  scusa  sufficiente  al  tribunale  di 
Dio,  il  dire:  Se  none  dotto,  egli  pero  r  un 
buon  Prete.'*  Non  si  vuole  che  sia  dotto 
nel  rigor  del  termine,  ma  istruito  quan- 
to porta  il  dovere,  altrimenti  la  pretesa 
bontà  non  lo  salverà  avanti  a  Dio.    PlÌ- 
cordiamoci   che   nel    medio  evo   il  due 
Chierico  era  sinonimo  di  scienziato  (Lai- 
co dicendosi  l' illetterato,  come  notai  in 
.8 


274 


V  N  I 


quell'ai  liccio).  La  scienza  per  un  vesco- 
vo non  basta  che  sia  mediocre,  come  può 
vedersi  nel  concilio  di  Trento,  sess.  22, 
e.  2,  e  sess.  24,  e.  1 .  Ma  i  vescovi  preo- 
donsi  da'  preti  :  se  questi  non  hanno  la 
scienza  voluta  ,  come  si  assuQìeranno  al 
Pasloralo  ?  E  in  genere  il  gius  canonico, 
dist.  38,  cap.  Qiiae  ipsis,  applica  a'pre- 
ti  ignoranti  il  testo  dell'Evangelo  di  s. 
Matteo  i5:  Si  caecus  cacto  ducatani 
vraestet:  ambo  in  foveam  cadunt.  E  le 
stesse  leggi  canoniche,  dist.  87,  cap.  De 
(juibusda/n,  vogliono  lo  studio  delle  let- 
tere e  bellearti.  Papa  s.  Zefeiinodel2o3, 
comandò  che  gli  ordinandi  fossero  dodi 
ne  spectatae  vitae.  Lo  stesso  gius  canoni- 
co, cap.  Cum  ex  eo  34  de  Electioiie,  di- 
ce: Ecclesia  i'iris  litleratis permaxiine 
noscitur  indigeve  ...  Gii  stolti  odiano  la 
scienza,  ProiM  ,22;  ma  piacque  a  Dio  che 
Salomone  chiedesse  la  scienza  e  la  sa- 
pienza, 2  Paralip.  1,1  i.li  non  voler  in- 
tendere queste  verità,  non  fa  meno  scu- 
sabili avanti  a  Dio,  tanto  coloro  che  per 
debito  di  uflìcio  devono  procurare  di  ri- 
furmare  gli  sludi  ecclesiastici,  di  dar  loro 
nuova  spinta,  trovare  persone  capaci, 
vegliare  sull'  insegnamento  e  progressi, 
quanto  coloro  clie  per  dovere  di  coscien- 
za debbono  istruirsi;  ma  che  fermandosi 
a  poche  cose  di  uso  solito,  credono  poi  di 
essere  all'apice  del  sapere.  Questa  falsa 
pei  suasione  fa  che  poi  si  abbia  lo  zelo,  ma 
now  sccuìiduni  scientiam,  Roììi. IO,  2,  il 
quale  fa  tanto  danno,  mentre  per  igno- 
ranza crede  di  far  benissimo,  e  che  sia 
errore  il  solo  dubitare.  La  scienza  vana, 
ossia  la  presunzione  di  sapere,go///r\?,  di- 
ce l'Apostolo,  I  Cor.  8,  non  la  scienza  ve- 
ra congiunta  all'umiltà,  la  quale  conosce 
la  nullità  di  quello  clie  sa  a  paragone  di 
quello  che  resta  a  sapere,  e  la  picciolez- 
za  della  niente  umana  rispello  alle  cose 
di  Dio,  delle  quali  non  si  ragiona  col  so- 
lo lume  naturale,  ma  colle  verità  della 
itòt,  onde  non  esser  sedotti  da  una  fal- 
lace lilosofìa,  Coloss.i,  8.  Gli  empi  abu- 
sano dell'astronomia,  della  geologia  per 


UiX  I 
distruggere  la  cronologia  sagra;  della  zoo- 
logia per  la  spirilualilà  dell'anima;  della 
metafisica  per  avviluppare  gl'incauti;  del- 
la storia  per  togliere  la  fede  alla  i?«ibbia. 
Se  il  clero  non  sa  confutare  i  loro  erioii 
e  premunire  i  buoni,  ove  si  finirà?  Vole 
le  rispondere  loro  cogli  Apologisti  no 
stri?  Gl'increduli  hanno  cambiato  armi; 
si  servono  diallri  modi,  e  quindi  bisogna 
tener  dietro  a'ioro  passi.  Volete  aspettar 
voi  de'prodigi,  e  intanto  lasciarli  fare  ma- 
cello delle  anime?  In  allora  sarà  egual- 
mente inutile  studiare  il  dogma  contro 
gli  eretici:  vale  la  slessa  ragione.  Sarebbe 
mai  la  pigrizia  di  darsi  a  penosi  studi,  o 
l'ignoranza  che  facesse  inventare  simili 
magre  scuse?  Dio  proteggerà  la  sua  Chie- 
sa: siamo  d'accordo.  Ma  Iddio  si  servì  di 
dottissimi  Apologisti,  di  sapientissimi  Pa- 
dri, di  erudilissiini  scrittori  per  difender- 
la contro  i  politeisti,  gli  erotici  e  gl'incre- 
duli sino  a'nostri  giorni:  questo  è  l'ordi- 
ne naturale  ch'egli  tiene.  Vorrete  voi  che 
v'infondesse  la  scienza  cornea  Salomone? 
I  mentovati  scrittori  se  la  procurarono 
con  vegliee sudori iiifinili.  Finché  si  trai- 
la di  combattere  per  difesa  della  Chiesa, 
non  dobbiamo  portare  queste  scuse  teme- 
rarie e  ree".  La  Civiltà  Cattolica  nella 
serie  3.",  t.  2,  p.  igS,  dando  contezza  del 
3Jaììuale  cattolico  compreso  in  confe- 
renze religiose, del  dotto  p.  Raffaele  Cer- 
cià  gesuita,  riporta  le  seguente  gravi  con- 
siderazioni. »  Il  nostro  secolo  in  fatto  di 
religione  è  alTetlo  da  due  malanni  gra- 
vissimi, dall'ignoranza  e  dalla  presun- 
zione; che  poco  sa  e  cerca  sapere  di  reli- 
gione, e  pure  presume  definire  cjc  cathe- 
dra. Il  secolo  moderno  per  lult'allro  ed 
in  tulli  si  attribuisce  il  privilegio  dell'in- 
fallibilità, e  solo  vuol  negarlo  alla  Chiesa 
che  sola  lo  possiede.  Né  (jueslu  dee  pa- 
rere sentenza  esagerala  o  troppo  severa 
a  chi  per  poco  abbia  avulo  agio  e  volontà 
di  vedere  come  sogliono  bistrattarsi  le 
cose  di  religione  anche  da  quella  classe 
della  società  che  dicesi  colta  ,  che  mena 
gran  vanto  de'  suoi  lumi  e  che  si  picca 


U  N  I 
d'andare  immune  da' pregiudizi.  In  ciò 
dobbiamo  deplorare  una  conseguenza  ne- 
cessaria sì,  ma  altrellanto  funesta  del  vol- 
gersi pressoché  unicamente  gli  sludi  pub 
Mici  e  privati  ad  oggetti  di  materiale  u- 
tililà,  intorno  a'  quali  spendesi  il  buono 
e  il  meglio  delie  fòrze  e  della  vita;  come 
se  il  supremo  fine  dell'uouio  slesse  ripo- 
sto nel  conseguimento  di  quella  perfe- 
zione spesso  fittizia,  sempre  assai  difetto- 
sa e  bassa,  che  non  levasi  un  pahno  da 
terra,  uè  spingesi  punto  al  di  là  del  tem- 
po e  della  vila  sensibile.  Il  negare  nel 
nostro  secolo  un  vero  e  mirabile  progres- 
so in  parecchi  rami  dello  scibile  uma- 
no sarebbe  certamente  un  dar  prova  di 
supjn'a  ignoranza  o  cader  in  colpa  di  ma- 
la fede.  Conciossiachè  le  matematiche, 
l'astronomia,  la  fisica  (di  questa  sola  qui 
ricorderò  d'aver  maturato  il  portento  a 
cui  va  debitrice  d'indefinito  progresso  la 
civiltà,  e  mediante  il  cui  artifizio  espu- 
gnate le  resistenze  di  spazio  e  di  tempo, 
l'odierno  pensiero  trasmette  lesuecomu- 
nicazioni  colla  disciplinala  celerità  del 
baleno),  la  chimica,  l'economia  [lolilica, 
gli  studi  speciali  che  vanno  sotto  nume 
di  storia  naturale,  ed  altrettali  discipli- 
ne corsero  in  pochi  lustri  un  vasto  coui- 
pilo  di  reali  miglioramenti,  che  si  tra- 
dussero in  utilissime  applicazioni  alla 
meccanica,  al  commercio,  alle  arti  ed  a 
tutto  l'ordinamento  esterno  della  cosa 
pubblica.  Tuttavia  egli  è  pur  da  confes- 
sare che  di  poco  o  nulla  si  vantaggiaro- 
no, se  pur  non  diedero  alfatlo  la  volta 
addietro,  gli  studi  più  severi,  ma  anccjr 
più  necessari,  più  nobili  e  più  degni,  del- 
lacristiana  filosofia  e  della  religione. Que- 
sti paiono  venuti  poco  meno  che  in  di- 
spetto, e  i  più  si  contentano  di  sfiorarne 
le  prime  nozioni,  e  sorbillarne  qualche 
centellino,  quasi  a  malincuore  e  a  dosi  o- 
meopatiche.  Tanlochè,  mentre  si  repula 
dovere  d'ognuno  il  procacciarsi  un  buon 
corredo,  e  necessità  pubblica  di  dilfonde- 
re  eziandio  nell'infiuto  volgo  una  qual- 
che iufariuatura  di  scienze  uaturali,  e  si 


UN  [ 


275 


tiene  la  altissimo  pregio  chi  rendasi  ia 
questo  segnalato;  moltissimi  poi  s'incon- 
trano di  costoro  che  a  parole  si  professa- 
no cattolici,  e  pur  non  hanno  idea  de'pri- 
mi  rudimenti  della  dottrina  cristiana.  E 
quel  ch'è  peggio,rado  è  che  sa  ppiano  tem- 
perarsi dal  bestemmiare  ciò  che  non  ca- 
piscono,sicchè  non  ne  facciano  argomen- 
to di  frizzi  mordacissiu)i,  di  studiate  ar- 
guzie e  d'enipio  trastullo".  Fa  a  propo- 
silo che  io  qui  v'innesti  un  analogo  trat- 
to dell'ultiuia  dotta  pastorale  dell'ottirao 
mg.'Renaldi  vescovo  di l*inerr)lo."E  d'uo- 
po confessarlo  sinceramente,  il  secolo  no- 
sli  0,  meraviglioso  nelle  sue  scoperte,  nel- 
le scienze  profine  e  nelle  arti,  tutto  vol- 
to all(>perfezi()namenlodeirindustria,al- 
l'increuìento  del  commercio,  ai  mezzi  di 
guadagno,  e  (piindi  piegalo  per  così  dire 
alla  terra,  va  idolatrando  se  slesso  e  le  o- 
pere  sue;  peidentlodi  mira  il  cielo  e  qua' 
sublimi  destini  da'quali  la  vita  di  quag- 
giù deve  anch'essa  ricevere  il  suo  impul- 
so e  riconoscere  il  carattere  che  le  con- 
viene. Senza  credere  un  Dio  giudice  e  ri- 
muneratore, non  vi  ha  virtù,  né  morale 
possibile  sulla  terra;  e  i  popoli  che  non 
vivono  di  questa  fede,  la  quale  sola  può  so - 
slenerci  nell'uicostanza  dell'umane  dub- 
biezze,di  vengono  cieco  e  deplorabile  stro- 
menlo  nelle  mani  dei  primo  ambizioso 
che  con  la  potenza  seduttrice  dell'oro,  o 
con  lo  slimolo  delle  perverse  passioni,  li 
voglia  corronipere".  Il  cardinal  Ignazio 
Gio.  Cadolini  nel  Discorso  pronimzialo 
neh  83  I  quid  vescovo  di  Foligno,  pel  ria- 
primento  delle  scuole  del  suo  seminario, 
encomia  i  vantaggi  dell' istruzione  pub- 
blica,che  dee  preferirsi  alla  privata. Dopo 
avere  ripetuto  con  Quintiliano,  bravo  ed 
esperio  precettore  della  gioventù,  che  la 
religione  a  buon  diritto  dev'essere  la  pri- 
ma cura  de'  precettori  e  educatori  della 
gioventù,  perciò  dice  doversi  questi  Ira- 
scegliere,  ove  abbiasi  fior  di  senno,  fra  i 
più  santi  e  immacolati  ,  onde  la  santità 
loro  custodisca  e  difenda  da  soprastanti 
pericoligli  anni  più  teneri,  e  in  pari  tea»- 


276  UNI 

pò  essere  tìi  mestieri  l'adolfnre  la  più  se- 
vein  disciplina.  Dice  la  più  severa,  poi- 
diè  reniila  Quintiliano,  dopo  la  matu- 
ra disfjiiisizione  sulla  educazione  priva- 
ta e  sulla  pubblica,  doversi  la  2/ da'ge- 
iiilori  preferire  aliai.",  come  solleciti  del 
maggior  bene  de'loro  figli.  Inoltre  è  d'av- 
viso, che  senza  la  severilTi  di  rigidissime 
ordinate  discipline  ninna  pubblica  edu- 
cazione si  possa  mantenere  scevra  e  pura 
dall'infinite  scorrette  pravità  che  la  mi- 
nacciano. »  E  qui  siaci  lecito  il  deplorare 
a  calde  lagrime  con  esso  lui  la  cecità  de- 
gli sconsigliati  genitori,)  quali,  o  per  in- 
temperante carità  de'figli,  o  per  più  col- 
pevole motivo  di  dannala  economia  si 
tanno  ad  aflìdarli  sotto  al  tetto  del  natio 
focolaio  ad  lui  solo  poliglollo  enciclopedi- 
co maestro,  il  quale  sappia  o  non  sappia 
tulle  le  lingue,  e  le  scienze  e  le  lettere 
lutte  (cosa  invero  se  non  ìn)possibile  al- 
meno altrettanto  malagevole  ,  quanto  il 
linvenire  i  Pichi  della  Mirandola  e  i  Pa- 
scila!, clic  all'uHicio  non  scenderebbero  di 
privati  pedagoghi)  deggiono  dare  le  loro 
private  lezioni  senza  veruno  stimolo  d'e- 
mulazione, seriz'  alcuno  allettamento  di 
gloria,  in  mezzo  ad  uniforme  noia,  a  lan- 
guor  continuo,  a  distraziotie  perpetua,  e 
non  di  rado  a  tristissima  disperazione  di 
profitto".  Poi  aggiunge, peroliè  la  religio- 
ne sia  il  sagro  fuoco  avvivatore  degli  slu- 
di ,  e  Gesù  Cristo  uuico  verace  maestro 
degli  uomini.  «La  luce  fulgenlissima  del- 
la Rivelazione  (F.)  nelle  stesse  profane 
scienze  addiviene,  siccome  il  favoloso  filo 
d  Arianna,  che  ci  guida  e  scorge  sicuri  fra 
le  tante  ambagi  e  gl'infiniti  avviluppa- 
menti dello  scibile  umano.  Mercédi  essa 
ravviseremo, che  la  verace  filosofia  di  tul- 
le le  genti  dell'età  tulle,  lungi  dal  discor- 
darvi ,  si  associa  e  confonde  colla  teolo- 
gia in  guisa,  che  i  maggiori  //Vo.vo/f'  del- 
I  anlicliitìi,  por  quanto  d  consentiva  1'  i- 
gnoranza  della  livelazione,  ponnoiu  cer- 
io modo  i  primi  /co/o^'/ appellarsi  che  si 
conoscano,  ove  si  voglia,  per  poco,  fare 
astrazione  dal  popolo  santo,  custode  del- 


UNI 

lo  verità  primitive  e  degli  oracoli  dell'in- 
creata Sapienza  ". 

E  quanto  al  Pedagogo,  Pacclnp;ogus, 
propriamente  non  è  solamente  colui  che 
ha  cura  de' fanciulli  e  li  accompagna  o- 
vuiique,  denominali  anco  pedanti,  ma 
è  pure  COSI  chiamato  il  maestro,  l'istrut- 
tore e  più  largamente  I'  educatore  ;  di 
fatti  Seneca,  Kpist.  89,  dice,  che  il  sa- 
vio è  il  pedagogo  del  genere  umano. 
Onde  fu  sempre  raccomandalo  da'pru- 
denti  che  la  scelta  dev'  essere  diligentis- 
.sima;  e  perchè  i  romani  furono  in  ciò  tra- 
scurati ,  Plutarco  li  riprese  acremente. 
Presso  i  greci  ed  i  romani  da  principio 
non  fu  dato  questo  nome  che  a'conduci- 
tori  e  sorvegliatori  de'loro  figli,  e  per  le 
femmine  pigliavano  serve  pedagoghe.  I 
romani  si  contentarono  buona  pezza  di 
semplici  pedagoghi;  ma  dacché  comincia- 
rono ad  arricchire  e  ingentilirsi,  vollero 
che  i  loro  figli  fossero  educali  compiuta- 
mente, e  però  divennero  scrupolosi  nel- 
la scelta  de'  pedagoghi.  Per  altro  vedia- 
mo in  Quintiliano  e  Giovenale  che  a'Ioro 
tempi  alììdavasi  la  pedagogia  a  persone 
della  più  vii  feccia  del  popolo, a'merceua- 
ri,agli  A/i/^c/, a'Iiberti  e  Servi {^V .\\\o\' 
che  quest'ultimi  esercitavano  pure  l'arte 
della  Scrillura  (/^.),  imparavano  a  scri- 
vere e  facevano  da  amanuensi.  Mg.'  Ni- 
colai, Della  basilica  di  s.  Paolo,  ripor- 
tando e  illustrando  le  iscrizioni  esistenti 
nel  chiostro  della  medesima,  riprodusse 
ancora  quella  di  due  Paedagogiis  piie- 
l'ontin  lìiip.  Lai. "di  Narcisso  liberto  di 
]M.  Aurelio,  pedagogo  de'servi  della  ca- 
sa imperiale,  e  di  Papa  Galeria  Lisistra- 
le  concubina  di  Antonino  Pio.  Indi  di- 
chiara. L'ufficio  di  pedagogo  era  uno  de' 
primi  delle  case  particolari,  e  nel  palaz- 
zo augustale.  Dopo  ch'era  nato  un  fan- 
ciullo o  una  fìuiciulla,  veniva  consegna 
to  alla  nutrice,  e  dalla  nutrice,  giunti  al- 
l'uso della  ragione,  passavano  a'petlago- 
ghi.  Questi  non  solo  invigilavano  sulla 
condotlae  i  cosliuni  delgiovanello  e  del- 
la ragazza,  n)a  grisUuivaDO  ancora  :  essi 


U  N  I 

non  potevano  neppure  un  momento  di- 
scostarsi  dal  loro  pedagogo,  onde  disse 
Plauto:  Digi tu/Il  loitge  apacdagogo  pc- 
driii  ut  ejfcres  ex  acdìbus.  Da  questa 
grande  intrinsichezza  non  di  rado  nasce- 
va, die  il  pedagogo  attentava  alla  pudi- 
cizia de'suoi  allievi,  Pctron.  Satyr.  Fa- 
Icr.  Max.  I.  6,c.  i  .Plutarco  ntWOpttscid. 
V ir tutcni  decere  posse,  c\  Uà  conservato 
vari  insegnamenti  de'pedagoglii,  come  il 
camminare  per  istrada  con  la  testa  bassa, 
toccare  i  salumi  con  un  solo  dito  ,  e  con 
due  dita  i  pesci,  scarficare  la  carnee  il  pa- 
ne in  questo  modo  piuttosto  che  in  quel- 
lo, portare  le  vesti  cosi.ec.  Nelle  case  par- 
ticolari, e  molto  più  nella  casa  dell'  im- 
peratore, anche  i  figli  de'servi  aveano  il 
loro  pedagogo,  come  in  quella  di  M.  Au- 
relio era  il  detto  Narcisso  ,  e  in  quella  di 
Tito  un  tal  Flavio  Stefano,  come  si  ap- 
prende dalla  2/  iscrizione.  Sulla  pedago- 
gia  moderna  si  potino  vedere.  Renazzi, 
Storia  dell'  Università  degli  studi  di 
Roma  t.  3,  p.  1 60  ;  Digressione  concer- 
nente  i  vantaggi  dell'istruzione  lettera- 
ria pubblica  sulla  privata.  L.  A.  Par- 
rà vici  ni,  Manuale  di  Pedagogia  meto- 
dica ad  uso  delle  madri,  de' padri,  de' 
maestri,  de'  direttori  ed  ispettori  scola- 
stici,e  delle  autorità  aninùnistrative  d'I- 
^/■//iV?,  Novara  1847,  Livorno  i85o.  Mi- 
chele de  Mallhias,  Della  pedagogia  ne- 
cessaria  alle  donne.,  Ferentinoi85i.  Di- 
ce la  Civiltà  CrtitoZ/crz;  Dell'educazione 
dell' ?7owo  e  della  Donna  {f^.)-  La  rego- 
la che  diversifica  l'educazione  letteraria 
dell'uomo  da  quella  della  sua  compagna 
può  stabilirsi  così.  Per  1'  uo»no  le  lettere 
formano  una  condizione  o  stato,  e  per  la 
donna  un  ornamento  che  la  uìigliora  nel- 
la propria  condizione:  quindi  l'insegna- 
mento lelieriuio  tende  a   produrre  nel- 
r  uomo  la  virili  d'  esercitare   le  lettere, 
cioè  di  perorare  opuelare,  tli  ammaestra- 
re altrui  o  colla  [)arola  nelle  cattedre,  o 
ne'libri  culla  stampa;  dovechè  nella  don- 
na uiua  soltanto  :id  edettuare   una  co- 
tale laciiilìuriuteuJcre  le  più  usuali  dui.' 


U  N  I  277 

trine  e  pigliar  parte  in  qualità  di  discc- 
polea'discorsi  di  cose  intellettive  fatti  da- 
gli uomini.  Dalla  quale  regola  discendo- 
no tre  avvertenze  circa  il  modo  d'istrui- 
re le  giovinette.  La  1.' riguarda  il  meto- 
do, il  ([ujile  piuttosto  che  scolastico  e  ri- 
goroso .potrebbe  essere  fimiliaie  quale 
si  può  tenere  dalla  madre  medesima  col- 
le figlie,  alternandolo  colle  occupazioni 
doinestiche.La  2.'  concerne  il  tempo,  non 
dovendosi  dire  allo  studio  dalle  giovani 
che  una  parte  del  giorno  sottratta  da'la- 
vori  loro,  uè  mai  pareggiarle  a'inaschi,di 
cui  Io  studio  è  prima  e  quasi  sola  occu- 
pazione giornaliera  ,  acciocché  anco  per 
questo  si  confermino  nell'opinione  che  lo 
studio  a  loro  non  si  appartiene  per  prin- 
cipale, ma  per  accessorio.  L'tiltima  tocca 
le  materie,  le  quali  sono  assai  circoscrit- 
te in  quanto  all'ampiezza  e  alla  profon- 
dità; sicché,  generalmente  parlando,  né 
debbono  loro  insegnarsi  la  lingua  latina 
o  la  greca,  né  introdurre  si  vogliono  nel- 
le ragioni  riposte  del  bello  letterario,  nel- 
la critica  degli  autori  o  in  profonde  ricer- 
che intornoali'usoe  la  projìrietà della  pa- 
tria favella.  Di  questa  guisa  le  donne  riu- 
sciranno colte  senza  correre  il  pericolo 
di  diventare  saccenti,  e  sapranno  di  assai 
cose  con   intimo  convincimento  che  gli 
uomini  ne  sanno  incomparabilmente  più 
di  loro.  Queste  norme  generali  patisco- 
no eccezioni,  ma  queste  sono  assai  rare, 
e  se  la  natura  fosse  ascoltata  sarebbero 
veratnente  rarissime.  Anche  Carlo  Bar- 
tolomeo Piazza  lodò  la  pubblica  istruzio- 
ne e  l'utilità  che  ne  proviene  da  essa,  an- 
che nell'accademie,  nella  sua  Academo- 
grajìa.,  trat.  12  <\e.\\'Eusevologio  Ronia^ 
no:  Delle  accademie  romane  del  seco- 
lo passato  e  presente,  cioè  XVI  e  XVIF. 
Nel  Ctip.  I,  ragionando  dell'origine,  isti- 
tuto e  frutto  delle  pubbliche  accademie, 
rileva  fra  le  altre  cose,  coi  suo  stile  al- 
(pianto  gonfio.  Non  si  può  porre  in  con- 
tesa che  non  sieno  l'accademie  lettera- 
rie un  nobile  teatro,  ove  in  virtuose  adu- 
Uim2;e  si  uuiscuuù  jjl'ingcgai  più  solleva- 


ay 


8 


L  N  I 


li  pei  formare  un  corpo  jìcrl'etlo  ili  tul- 
le le  scienze,  un  aiuenissimo  ricetto  «li 
tutte  le  arti  liberali,  un  prode  arringo  ili 
siiirili  generosi ,  un  delizioso  paragone 
del  merito,  un  provvido  eccilauienlo  al 
rinlciligenza  iie'[iiìi  profondi  arcani  del 
la  nalur.i  per  indi  sollevaici  a  penetrar 
gli  abissi  delle  riithezze  della  sapienza  e 
scienza  di  Dio,  ui^n  meno  grande  e  ado- 
rabile,dÌN>es.  Agostino.nella  fabbrica  del 
mondo,  die  amunirabile  nelle  più  picco- 
le formiclie.  Sono  le  accademie  eleganti 
sveglialoi  dal  letargo  dell'  ozio  degli  spi- 
riti addornjentati,  cavano  dalle  più  rie- 
clie  miniere  degl'ingegni  le  più  nubili  idee 
delle  dotti  ine;  eccitano  magnanime  emu- 
lazioni per  il  pallio  delle  virtù,  uniscono 
talvolta  gli  animi  per  virtuose  gare  disu- 
niti,mantengono  alla  gioventù  collo  stu- 
dio ameno  un  soave  freno  all'uDpelo  del- 
le passioni;  danno  fiato  alla  tromba  del- 
la fama  e  lusingano  con  nobili  tratteni- 
menti e  con  eruditi  applausi  per  1'  acqui- 
sto della  vera  felicità,  che  consiste,  se- 
condo i  più  savifdosofi.ueirmteudereal- 
tsmentee  nel  profondamente  sapere.  Co- 
me un  cristiano  deve  studiare  l'insegna 
s.  Vincenzo  Feneri,  il  cui  cuore  era  così 
unito  continuamente  a  Dio,  che  i  suoi  sta- 
ili, le  sue  fatiche,  tutte  le  sue  azioni  di- 
venivano una  coiitiiuia  preghiera,  ed  era 
sì  contento  di  qnesta  pratica,  the  la  rac- 
comandava a  lutti  i  cristiani,  l^ertanto  e- 
gli  dice  nel  Tratta  taciti  la  i-ita  spiritua- 
le. "  Vuoi  tu  studiare  in  modo  che  sìa  u- 
lile?  La  divozione  accom[)agni  tutti  i  tuoi 
Sludi,  e  il  Ino  scopo  sia  meno  di  reniler- 
ti  dotto  che  di  contribuii  e  alla  tua  san- 
tiljcazione.  Consigliati  con  Dio  più  che 
^^  libri,  e  domandagli  umilmente  la  gra- 
fia di  comprendere  ciò  che  tu  lejJiii.  Lo 
sluUio  alhitica  lo  spirilo  e  inaridisce  il 
•  uoie.  Va  a  quando  a  quando  a  ravvi- 
vare Tuno  e  l'iilho  a  pie  della  croce  di 
f'e.NU  Cristo;  che  alcuni  istanti  di  riposo 
nelle  snepi,<giiesagiate,  procacciano  no- 
vello vigore  e  luiovc  cognizioni.  Inltr- 
lompi  la  Ina  filica  con  .piellc  brevi  prc- 


U  N  I 

ghiere  e  fervorose,  chiamale  giacalalo- 
ricj  fa  che  l'orazione  apra  e  chiuda  il  tuo 
studio.  La  scienza  è  un  dono  del  Padre 
de  lumi;  non  riguardarla  adunque  come 
opera  del  tuo  spirito  e  de'tuoi  talenti".  Il 
celebreButler,  /  ite  de  Padri, de  Martiri 
e  deglialtri principali  Saiitijxa  quella  di 
Papa  s.  Damaso  I  dichiara.  »  La  scienza 
destinala  a  perfezionare  lo  spirilo  uma- 
no addiviene  soventi  volte  pregiudiciale. 
Ciò  deriva  dalla  scelta  che  facciamo  de' 
no>tri  sludi,  e  più  comuneniente  ancora 
dalla  maniera  nella  quale  studiamo.  Vi 
ha  degli  uomini  che  si  danno  a  studi  va- 
ni, frivoli  e  inutili,  a  cui  potrebbesi  appli- 
care ciò  che  Platone  diceva  a  un  condul- 
lore  di  carro,  il  quale  colla  sua  destrezza 
nel  circo  facea  stupire  i  riguardanti.  -  Tu 
meriti  di  essere  punito  per  aver  perduto 
tanto  tempo  in  acquistare  questa  abilità, 
in  un  esercizio  di  sì  poco  vantaggio.  -Dob- 
biamo senza  dubbio  apparare  la  nostra 
lingua,  ed  anche  le  lingue  dotte,  che  so- 
no come  la  chiave  delle  utili  cognizioni: 
esse  ci  gioverebbero  poco  per  altro,  se  non 
mirassimo  più  alto.  Abbiamo  che  s.  Da- 
maso I,  s.  Ambrogio,  s. Paolino, Pruden- 
zio ec,  coltivarono  la  Poesia  (di  cui  ri- 
parlai a  Prosa,  Ritmo  e  articoli  relativi 
alla  poesia  cristiana,  e  sue  composizioni 
per  V  UJ/ìziatiira  della  Chiesa),  e  l'im- 
piegarono a  giuria  della  religione.  Noi  sia- 
mo ben  lontani  dal  proscrivere  lo  studio 
delle  belle  lettere,  in  cui  acquistiamo  il 
vantaggio  di  esporre  i  nostri  pensieri  con 
eleganza  ,  con  nobiltà,  con  dignità;  ma 
non  ci  sarebbe  permesso  di  farne  unica 
nostra  occupazione,  massime  allorché  sia- 
niocbbliguti  per  istato  ad  attendere  a  slu- 
di più  scrii,  o  ad  adempire  doveri  più  im- 
portanti.  E  [)er  questo  die  alcuni  Padri 
e  concilii  le  hanno  proibite  agli  ecclesia- 
stici, come  incompatibili  coloro  obblighi, 
e  con  (|uello  spirilo  di  fervore  che  li  de- 
ve caratterizzare.  Ciò  che  diciamo  delle 
belle  lettere  vuoUi  applicare  alle  scienze. 
La  logica  insegna  ad  ordinalo  e  congiun 
gì  re  le  idee,  e  a  ragionare  cou  giustezza. 


UNI 

Nulla  tli  più  utile  delle  rci^olecli'essa  pre- 
sciive,  per  iscliiviue  le  soUigliezze  pueri- 
li, le  quali  non  fanno  che  pone  la  conf'ii- 
si<Mie  nella  mento.  La  uielalisica  avvezza 
l'anima  ad  elevarsi  al  tli  sopra  de^Ii  02- 
yt-lli  creati,  e  dispone  le  sue  (iicollà  ad  iu- 
tcudcre  ciò  che  vi  ha  di  piìi  sublime  nel- 
le scienze  e  nelle  arti.  JMa  se  non  istu- 
iliamo  come  i  santi,  se  ad  esempio  di  es- 
si non  ci  proponghiamo  un  (ine  degno 
d'un  cristiano,  e  non  santilìchiamo  i  no- 
stri studi  coll'orazione,fpial  frutto  ritiar- 
renio  dalle  nostre  fatiche  per  l'eternità? 
Diffidiamo  di  (juell'  amore  tiello  studio 
the  degenera  in  passione;  altrimenti  non 
saremo  ben  presto  più  condoni  che  da 
una  curiosila  pericolosa,  la  quale,  facen- 
do schiava  l'anima  nostra,  e  inaridendo 
il  nostro  cuore,  ci  renderà  incapaci  di  lo- 
dare degnamente  il  Signore,  di  medita- 
re la  sua  santa  legge,  e  produrrà  fìnal- 
uiente  i  disordini  che  strascinano  le  altre 
passioni  allora  ijuando  non  conoscono  più 
freno".  Inoltre  il  medesimo  Dutler  nella 
vita  del  gran  s.  Tommaso  d'Aquino  dot- 
tore della  Chiesa,  egregiamente  conside- 
ra.» Lo  studio,  avvegnaché  utilissimo  per 
se  slfsso,  sarà  infallibilmente  dannoso  al- 
la nostra  spirituale  salute,  quando  non 
vada  unito  coll'umiltà  e  colla  semplicità 
del  cuore,  e  se  non  sia  preceduto  ed  ac- 
compcTgnato  dairorazioue;perciocchè  po- 
sto anche  che  non  ci  tragga  in  errori  con- 
trari alla  tede,  egli  per  Io  meno  non  ser- 
ve che  di  pascolo  all'  orgoglio,  e  si  trae 
dietro  quella  aridità  di  cuore  che  è  sem- 
pre seguita  dal  disgusto  della  pietà;  e  que- 
sto dir  si  deve  lauto  dello  studio  delle 
scienze  appartenenti  alia  religione,  come 
anco  delle  scienze  puramente  profane;  e 
questa  è  verità  troppo  beo  provata  dal- 
l' es[)eiienza.  Chiunque  vuole  applicarsi 
allo  studio  da  vero  cristiano  ,  deve  aver 
sempre  davanti  agli  occhi  l'esempio  di  s. 
Tommaso,  cioè  th/fidare  de'propri  lumi; 
nou  mai  porsi  ali  opera  che  dopo  im[)lo- 
rato  il  soccorso  dall'alto;  tenersi  sempre 
alla  presenza  di  Dio  ;  levare  di  tratto  in 


U  N  I 


27C) 


trailo  il  suo  cuore  verso  di  lui  con  iiifo- 
c.ite  aspirazioin;  doin  indargli  luschiiri- 
menlo  ne'did)bi  e  lo  sciogliineuto  nelle 
dillicollà.  Se  egli  si  porrà  a  questa  prati- 
ca, proverà  ben  tosto,  come  provollo  s. 
Tommaso,  che  s'impara  piìi  .«'[liedi  d'un 
Crocefisso  di  (piello  che  d.i' libri.  Allora 
le  cognizioni  eh'  egli  acquisterà,  saranno 
lotte  volle  al  vantaggio  della  sua  auiuin, 
e  diverranno  per  lui  nuovo  motivo  di  ri- 
conoscerei! suo  niente,di  stringersi  a  Dio, 
di  amarlo  e  di  servirlo.  Non  dimenlicliia- 
mo  mai  quello  che  dice  Tallio  dottore 
della  Chiesa  s.  Bonaventura,  De  Jfyiti- 
ca  Jlieol.  e.  ult.  -  Uno  studioso,  il  (juale 
vada  sovente  ripeiendo  m  suo  cuore: 
quando  mai  vi  amero  io ^  0  Signore.'* 
sentirà  assai  più  accendersi  in  seno  il  fuo- 
co dell'amor  di  vino,di  (|uello  che  con  peu 
saraenti  sublimi,  e  con  ispeculazioni  ca 
pricciose  sulla  profondità  de' segreti  di 
Dio,  sulla  generazione  del  Verbo,  o  sulla 
proces'iione  dello  Spirilo  Santo".  Il  dol- 
toannotatoredel  Buller  nella  vita  dell'al- 
tro dottore».  Bernardo  narra.  Insorse  una 
disputa  tia'canonici  regolari  ed  i  mona- 
ci. I  primi  sostenevano  che  i  secondi  do- 
veaiio,  ad  esempio  degli  antichi  Sjììlari 
(  /''.)  d'Egitto,  occuparsi  nella  fatica  delle 
mani,  nella  orazione  e  nella  contempla- 
zione, non  essendo  fitti  per  divenire  c- 
ru<liti,nè  per  erudire  altrui.  Questa  di- 
sputa fu  rinnovata  fra  il  p.  Mabillon  e  il 
celebre  p.  Boulhillier  tle  Kancé  rifornia- 
ti.ie  della  Trappa  (Z^-).  Si  ponno  vede- 
re le  opere  che  questi  due  grandi  uomi- 
ni pubblicarono  iu  favore  e  contro  gli 
sludi  monastici.  Non  è  da  negare  ,  che 
molti  dulli  essendosi  ritirati  ne'monaste- 
II,  ebbero  la  libertà  di  continuare  i  loro 
studi,  e  che  si  sano  veduti  in  ogni  tem- 
po de'  monaci  servire  la  Chicia  co'  lo- 
ro talenti  e  colla  loro  scienza.  Per  ren- 
ilersi  utili  al  prossimo,  fino  dal  VI  seco- 
lo aprirono  scuole  pubbliche  nelle  loro 
case,  ed  ivi  specialmente  recossi  la  gente 
per  buono  spazio  di  lempu  ad  atliugcre 
le  toguizioui  proprie  a  procurare  hi  glo- 


.Bo  UNI  UNI 

ria  di  Dio.  Oli  stiuli  che  hanno  per  og-  tolica  a  benefizio  dell'uman  genere.  Chi 
"elio  la  religione,  essendo  falli  con  uno  può  ridire  Uillociò  che  la  carila  ha  fallo 
spirilo  d"un(illà  e  di  penitenza,  ponno  te-  fare  a'monaciVE'Jsi  hanno  serbalo  gli  a- 
ner  luo"o  della  fatica  mannaie  perque'  vanzi  dell'antica  sapienza,  trascrivendo 
nionaoi  che  vi  hanno  vera  abilità;  e  ne  oratori,  poeti,  storici,  filosofi,  fisici,  nie- 
acqiiislerà  gran  varilaggiolaChiesa, come  dici,  geografi  ec,  moltiplicandone  gli  e- 
prova  l'esperienza  di  tutti  i  secoli.  In  semplari  per  diffonderne  lo  studio  :  essi 
niKinto  agii  altri,  che  d'alira  parie  non  hanno  disboscato  estesi  terreni,  rese  fer- 
sono  in  caso  di  esercitare  le  finizioni  ec-  lili  lande  incolte,  innalzali  lecnpli  raae- 
clesiasliciie,  sono  obbligati  alla  fatica  del-  stosi,  fabbricali  villaggi  e  borgate,  aperte 
le  mani,  giusta  i  principi!  posti  dal  p.  di  e  ristaurate  strade,  frenali  torrenti,  get- 
Rance'  e  confermali  dall'autorità  di  s.  A-  tali  ponti:  essi  hanno  aperto  ospizi  a'vian- 
gostino,  il  quale  compose  il  trattato  sopra  danti  su'piìi  alti  gioghi,  asili  all'innocen- 
questa  materia.  1  monaci  che  studiano  za  perseguitala, al  pudore  posto  a  perico- 
dc  J)bonoperò  guardarsi  di  perdere  lo  spi-  Io,  a'  vecchi  abbandonali,  agli  orfani  de- 
lilo  del  loro  slato.  Abbino  paura  di  ogni  relitti.  E  colpito  dalla  grandezza  di  que- 
scienza  che  potesse  far  loro  disprezzare  la  sta  opere  Io  stesso  Voltaire  fu  costretto 
propria  regola,  e  condurli  alla  riiassatez-  confessare, che  fu  un  conforto  l'esistenza 
za.  Di  recente  il  cardinal  l'aludi  arcive-  di  somiglianti  asili,  ove  si  ritirarono  gli 
scfjvo  vescovo  d'Imola,  nella  celebrala  0-  uomini  a  migliaia  fuggendo  gli  orrori 
pera  :  La  Chiesa  Romana  riconosciuta  della  guerra  e  della  tirannide.  E  non  me- 
alla  stili  carica  verso  il  prossimo  per  la  no  ammirabili  sono  gli  alti  di  carila  com- 
ir/Y7  Cìiiesa  di  Gesù  Cristo,  fra  le  altre  pinti  dagl'istituti  religiosi  venuti  dopo  i 
cose  fece  sapientemente  considerare.  Se  monaci.  »  La  didusione  della  morale  ,  la 
n(  1  tlisegiio  e  nella  esecuzione  del  rior-  sua  a[)plicazione  al  governo,  alla  politica, 
dinainenlo  civile  e  morale  della  società  alla  ecunoinia  pubblica,  alle  scienze,  al- 
riopliiide  la  potenza  della  carità  caltoli-  learli,  facendola  penetrare  nell'opere  lut- 
ea, nella  conservazione  e  nel  progressivo  te  della  vila  privala  e  del  civile  cousor- 
sviliippo  di  esso  rivelasi  la  sua  perennità  zio,  questa  è  beneficenza  massima  per  l'u- 
c  fecondità  inesauribile.  E  per  dimostra-  nianilà".  I  più  bei  sistemi  di  morale  ri- 
re  ciò  l'esimio  poiporato  esamina  gli  al-  sultanli  dalla  ragione  non  seppero  nel  pa- 
tri S[)leiìdidi  fatti  e  gli  altri  strumenti  ef-  ganesimo  migliorale  le  moltiluilini,  ne 
ficaci  di  beneficenza,  onde  la  carità  cai-  rendere  virtuosi  i  filosofi,  e  ne'tempi  mo- 
lolica  sorresse,  accrebbe  e  perfezionò  lo-  derni  ,  scrive  il  conte  di  IMontalembert, 
pera  meravigliosa  de'suoi  concetti  e  della  non  sono  riusciti,  che  a  concitare  gli  a- 
sua  maii(».E|)rinioslromentodibeneficen-  nimi,  senza  poterli  governare.  Il  solo  cri- 
za  ciaddihj  gli  (iidini  regolari.  Ichiostri  di  stianesimo  ,  che  pioclama  non  solo  le 
tanlocondjattutidall.i  libertina  civiltà, so-  grandi  massime,  ma  porge  anco  gli  aiuti 
no  ri(;igio  idle  anime  religiose  solo  bra-  per  metterle  in  pratica,  ha  potuto  Gom- 
mose di  celesti  pensieri,  asilo  delle  ani-  pieie  le  più  salutari  riforme,  e  gli  ordi- 
rne che  anelano  alla  pace  di  una  tormeq-  ni  regolari  furono  polente  aiuto  all'Epi- 
lala  coscienza,  ricovero  de'  miseri,  scu-  sco[)alo  nel  fornire  mezzi  atti  a  condurre 
do  alle  mondane  seduzioni,  freno  agli  spi-  a  termine  in  ogni  eia  questa  salutare  mis- 
iili  ai  denti  ,  che  nella  società  avi  ebbe-  sioiie.  Fia'religiosi  altri  assunsero  di  ca- 
ro portalo  agitazione  e  sconvolgimento,  techizzare  villaggi,  istruire  pastori  e  con- 
Consideiali  nel  loro  passalo  e  nella  loro  ladini  ,  altri  la  plebe  delle  città  ,  altri  di 
esislenza  altnale,sono  un  vero  slromen-  luonirc  dalle  cattedre.  Chi  può  ripetere 
lo  trovalo  dulia  curila  della  Chiesa  cui-  le  gesta  de'lrc  istituti  Francescano  ,  de' 


V  NI 
Pirdufilorie  <\ii' Cesili  li  (/'.JP  I  loio  an- 
nali sono  pieni  di  falli  nieravigliosi,  tut- 
ti compiuti  a  beiiencio  tlell'uniaiiità.  IMa 
se  rigiioraiiza  è  tuia  grande  «ni.seria  del- 
la niente,  quanto  non  ha  fallo  la  Chiesa 
per  distruggerla?  I  Papi  liunuo  fondate 
università,  accademie,  licei  e  ginnasi,  e 
mille  nitri  slabìlinienti  d'  istruzione;  ai- 
treltanto  hanno  fatto  cardinali  e  vescovi; 
di  maniera  che  non  vi  ha  istituto  letleia- 
rio  e  scientifico  d'  antica  origine,  che  al 
clero  secolare  e  regolare  non  sia  debito- 
re di  sua  fondazione.  Grandissimo  poi  è 
il  numero  de'  collegi  aperti  dalle  varie 
congregazioni  regolari,  che  vi  si  distinse- 
ro per  quel  rigore  di  vigilanza,  [)er  quel- 
l'amorevolezza di  premure,  per  quella  pa- 
zienza di  fatica,  che  costituiscono  1'  otli- 
luo  governo  di  tali  istituti.  E  (ra  (]uesle 
congregazioni  basta  ricordare  (juelle  de' 
Gesuiti,  che  vantano  molli  e  grandi  uo- 
mini intigni  scienza  divina  e  umana,  del- 
le Sei'.olc  Pie,t\e  Soiìiase/ii,  ut  DoUri- 
iiari,  de' fratelli  delle  Scuole  crisliane 
(f^-J.  A'iiì  nostri  poi  nuovi  istituii  vedia- 
mo sorgere  [ler  la  educazione  morale  e 
religiosa  de'maschi  e  delle  femmine,  de' 
ricchi  e  de'poveri ,  in  Frnncia,  in  Inghil- 
terra, in  Germania,  nel  bclgio  e  in  Ali- 
stria,e  tulli  is[)irali  dalla  carità  della  Chie- 
sa. E  se  voghamo  che  cessino  le  cospira- 
zioni permanenti  delle  óV//c"o  società  se- 
grete, e  venga  meno  il  pericolo  del  So- 
cialisiìio(^f  .)j  in  desideriamo  ricompor- 
re la  società  umana  guasta  da  tanti  per- 
niciosi elementi, fa  d'uopo  correre  al  fon- 
te dell'istruzione  stabilita  dalla  car  ila  del- 
la Chiesa.  E  perciò  con  santissiuìe  parole 
dichiara  il  cardinal  Baluffr.  »  Ove  le  sia 
lealfiienle  permessodi  riassumere  l'opere 
della  pubblica  istruzione,  la  carità  della 
Chiesa  infoutierà  nella  gioventù  le  sante 
ni;issime  religiose,  ed  esliipando  i  semi 
della  .sociale  sovversione  ridoterà  l'Eu- 
ropa di  pace,  di  ordine,  di  prosperità. 
L'amuiaeslramentu  non  potrà  mai  dirsi 
perfetto,  ove  fregiando  la  mente  di  cogni- 
zioni acienlitiche   non  educhi  ìusiciue  i 


giovani  alla  virtù.  Quando  le  scienze 
umane  non  passino  nelle  tenere  menti 
(ia mezzo  a'  raggi  della  scienza  di  Dio, 
divergono  dal  retto  e  si  rendono  infe- 
ste agii  studiosi  islessi  ed  alia  società". 
All'  articolo  Predica  e  altrove  parlai  an- 
córa dell'eloquenza  sagra  e  dell'oratoria. 
Il  sacerdote  d.  Gaetano  Picconi  nell'.<//- 
hum  di  Roma  t.  2  i,  p.  354,  c'  diede  ii) 
italiano  un  sunto  interessante  dell'ora- 
zione Ialina  pronunziata  in  Roma  nel- 
l'università Gregoriana  del  collegio  ro- 
mano per  la  .solenne  apertura  degli  stu- 
di, dal  eh.  p.  Antonio  Angelini  gesuita, 
professore  di  sagra  elotjuenza  nella  me- 
desima. Comechè  applaudita  per  le  tan- 
te bellezze  che  rileva,  trovo  opportuno 
riprodurne  il  brano  più  importante.»  Lo 
studio  degli  oratori  greci  e  Ialini  dell'au- 
rea età,  temperalo  al  lume  di  nostra  fer 
de  e  religione,  riesce  meravigliosaraea^ 
te  a  formare  gl'ingegni  alla  scienza,  al 
costume,  alla  religione  medesima,  con- 
tro l'opinione  di  quelli,  che  ne  vorreb- 
bero il  totale  allontanamento  dalle  ma- 
ni della  gioventù  studiosa  e  da'cristiani 
collegi  e  seminari,  come  perniciosi  alla 
Vera  scienza,  alla  sana  morale,  alla  no- 
stra religione.  Che  ne  sarebbe  di  tante 
ricche  suppellettili  della  Chiesa,  conte- 
nute in  libri  scritti  coli' aureo  sermone, 
e  greco,  e  latino,  se  dell'uno  e  dell'altro 
si  abbandonasse  la  lezione  e  la  coltura? 
Da  chi  si  ebbe  il  modo  e  la  regola  del 
bel  dire  e  del  ben  comporre  sia  in  pro- 
sa, sia  in  verso?  Donde  appresero  la  lo- 
ro arte  e  poeti,  e  filosofi,  e  grammatici,  u 
Storici,  ed  oratori  1  O  chi  seppe  così  ap- 
prenderne e  formarne  giusti  e  stabili  pre- 
celli, ognun  nel  suo  genere,  tiioii  d'  uu 
Aristotile,  di  un  Demostene,  di  un  So- 
crate, di  un  Platone,  di  un  Tullio,  di  un 
Tacilo,  di  un  Orazio,  di  un  Virgilio,  di 
un  Tito  Livio,  di  uq  Quintiliano?  Come 
avrebbero  potuto  i  professori  e  promub 
gatori  dell'Eva ngclio  rispondere  n' gela- 
tili, 1  iballere  le  loro  calunnie,  persuade'? 
fc  loro  le  massime  sublimi  di  nostri»  ve-; 


.Ba                    UNI  UNI 
licione?  Lo  sliidio  indefesso  delle  scie»-  ueghilloso  le  ranni.  E  lafforzava  questo 
7°nro(nne  non  meno  che  dellesagre  ser-  pensiero  coll'esempio  di    valenti  oratori 
vi  loro  di  armattira  e  di  scudo  nella  pa-  ilaliani.lra'quali  precipuainenle  ilp.  Pao- 
lestra  della  virtù  e  della  fede.  Giustino,  loSegneri,il  quale  sopra  d'ogni  altro  e- 
Atena-^ora,  Lattanzio,  Girolamo,  Ago-  merse  per  lo  studio  costante  avuto  in  Ci- 
stino  e  tanti  altri,  di  coi  la  religione  va  cerone;  e  coll'esempio  d'un  Bourdaloue 
meritamente  siqierba,  furono  versatissi-  e  di  un   Dossuet,   i   quali   divennero   in 
coi  nelle  scienze  pagane,  ed  esemplari  di  Francia  sommi  oratori  per  lo  studio  de* 
si n"olari  virtù;  così  clie  da  quelle  scien-  greci  esemplari.  Concludeva    coli' inco- 
ze  trassero  immensi  vantaggi  in  prò  lo-  raggiare  la  gioventù  studiosa  allo  studio 
ro  e  del  ci  islianesimo.   Dice  Eusebio  che  de'greci  e  de'latini  dell'aureo  secolo,  e  a 
Atenagora,  Clemente  Alessandrino,  Pan-  rimuovere  ogni  sospetto  e  timore  d'  in- 
leno,  Origene  ed  altri  molti  riempirono  ciampo  e  di  corruzione  svolgeva  1'  idea 
di  loro  dottrine  la  Chiesa,  e  lasciarono  del  grande  Basilio,  cioè  di  tendere  lema- 
nel  retaggio  di  sapientissitììi  scritti,  edi-  ni  a  qtie'soli  autori  che  scelti  sono  e  pur- 
(ìcazione  perenne.  Dice  di  Giustino,  che  gali  ;  di  sfuggire  ove  incontrisi  il  veleno- 
tra"  grandi  uomini  che  illustrarono  il  2."  so  e  corrotto  ;  e  circa  la  morale  pagana 
secolo  della  Chiesa,  il  nomadi  quello  li  tender  le  orecchie  a  precettori,  i  quali  a 
superava  lutti  per  il  suo  splendore.  Lat-  viva  voce  ne  spiegheranno  il  contenuto, 
tanzio  poi  tenne  cattedra  in  Nicomedia,  ravvicinandolo  alla   cristiana    morale", 
e  tanta  fama  acquistossi  di  uomo  lette-  Altro  professore  di  eloquenza  del  colle- 
rato,  che  l'imperatore  Costantino  i  lo  gio  Urbano  in  Roma,  il  eh.  d.  Vincenzo 
scelse  per  precettore  del  suo  figlio  Crispo  Anivitti,  nello  stesso  Album  pubblicò  nel 
Cesare.  E  perchè  Giuliano  l'Apostata  lol-  t.  il,  p.  i  i  il  seguente  pregievole  arti- 
se  espressamente  «'cristiani  le  scienze,  se  colo,  che  a  gloria   della  letteratura   mi 
non  per  l'utile  che  ne  tornava  alla  reli-  piace  riprodurre.   »  Di  certi  scienziati 
gione  e  alla  cristiana  morale?  Ma  le  col-  che  dispregiano  la  letteratura.  Coloro 
livarono  e  quanti  fiorirono  e   Padri,  e  che  per  piacersi  o  di  alti  studi,  o  come 
Dottori,  e  Pontefici  nella  Chiesa,  e  tutti  dicono  de'/)o^/V/V/,  si  ridono  (\&  Letterati 
furono  comnieudevoli  non  meno  per  la  (/^.),  nonsarebbonoa  riputarsi, se  io  non 
dottrina,  che  per  la  pietà.  E  (piando  la  erro,  veri  scienziati.  Primieramente  per- 
superstiziosa  barbarie  inondava  l'Euro-  che  in  coseche  allo  svolgimento  dello  spi- 
pa  intera,  l'esule  scienza  trovava  rifugio  rito  umano  si  riferiscono  intercede  stret- 
ne'religiosi  chiostri.  Un  Cassiodoro  e  pò-  lissima  parentela,  che  non  è  dato  all'u- 
lilico,  e  filosofo,  e  oratore,  e  interprete,  mana  superbia  rompere  o  dioiegare,e  che 
e  storico,  e  critico,  e  teologo  diveniva  ac-  i  letterati  proclamano  e  adorano  i  primi 
celtissin)o  a' principi  stessi  ariani.  Un  Al-  negl'istessi  scienziati,  i  quali  troppo  ma- 
cuino  divenne  maestro  di  Carlo  Magno,  le  ripagano  per  questa  guisa  chi  ne  ere- 
fi  insegnava  tutte  le  scienze  nel  palazzo  sce  la  slima.  Per  secondo,  non  si  può,  a 
reale  a  re,  a  principi,  a  principesse;  e  fu  fé  del  vero,  preleudere  che  1'  uomo  col- 
istitutore  di  celebralissime  accademie.  Si  livi  alcune  soltanto  dellesue  facoltà,  tut- 
conlederino  insieme  e  le  sagre  e  le  prò-  le  le  altre  o  spregiando  o  non  curando 
fané  scienze,  e  da  questo  felice  connubio  per  nulla  ;  molto  più  che  se  ciò  torna  as- 
sorgeranno i  frutti  degnissimi  di  lode,  e  snido  ideare,  tornerebbe  altresì  impos- 
per  la  virtìi  e  per  la  religione.  Disperi  di  sibile  praticamente, non  tutti  essendo  nati 
far  tesoro  di  sottili  pensieri,  di  vero  stile,  a  un  solo  studio,  uè  tutti  capaci  o  di  tra- 
e  di  robuitH  e  forbita  eloquenza  chi  da'  scendere  eo'metafisici,  o  di  calcolare  co' 
classici  gì cci  0  latini  rilira   sdegnoso  o  nialeinatici. Finalmente  se  queste  lagio- 


UIN  I 
Ili  valgono  ad  amicare  ogni  falla  di  slu- 
di, a  favore  della  benintesa  lelleiatiira, 
ve  ne  ha  tale  che  è  tulla  sua  piopria.  Non 
lutti  gli  sludi  sono  algelìia,  fisica  e  nie- 
Uifìsica,  e  che  vuoi  tu  diredi  simile,  ma 
tulli,  viva  il  cielo,  sono  pensiero  e  paro- 
la; onde  avvieue  che,  vogliano  o  no,  tul- 
li devono  a  quella  viilìi  della  mente  rac- 
comandarsi per  la  quale  il  pensiero  e  la 
parola,  questo  e  quella  consuonano,  e  si 
avvicendano  gli  utili  ullizi.  Che  se  il  velo 
fei  squarciasse  di  qualche  segreto,  si  tro- 
verebbe fra  (jitesli  orgogliosi  filosofi  chi 
deve  umiliarsi,  non  so  con  qual  animo, 
ad  accattare  da  qualche  retore  fin  la  sin- 
tassi; e  più  d'uno  si  troverebbe,  il  quale 
[)er  non  sapere  che  sia  lingua  e  periodo 
tii  pietà  udirlo,  e  appena  saia  udito  fin- 
ché egli  si  viva  ;  che  lesole  lettere  sono 
il  veicolo  alla  immortalità  dell'ingegno  I 
E  qui  riserbandomi  di  toinare  sott'altro 
aspetto  sopra  la  reale  affinila  delle  let- 
tele (come  debbono  studiarsi  oggidì)  col- 
le scienze,  e  di  mostrare  che  finalmente 
la  stessa  letteratura  può  prendere  oggi- 
mai  onorevole  posto  fra  le  medesime,  ba- 
sterà per  ora  assumere  le  parti  di  quel 
piccolo  numero  di  leali  studiosi,  che  a 
dispetto  de'  tempi  rimane  ancora,  E  in 
nome  loro  sia  detto;  che  l'animo  è  trop- 
po tocco  oggimai  di  certe  ingiurie,  che 
a'  pacifici  cultori  di  buone  e  belle  cose 
vieu  facendola  scienza  troppo  superba  di 
se  !.. .  Nel  doloroso  pensiero  che  la  cre- 
scente generazione  non  ìstudia  più  alFal- 
to,oh!  perchè  nella  vece  di  accapigliarsi 
fra  seguaci  di  scienze  e  di  lettere,  non 
daisi  unanimi  la  parola  d'ordine,  e  se- 
condo le  proprie  forze  nou  marciare,  e 
non  ispiugere  tulli  meglio  che  il  possano 
clii  più  non  cura  uè  le  prime,  uè  le  se- 
conde? E  per  uhimo  ricordiamoci:  che 
la  buona  e  bella  letteratura  aiuta  1'  in- 
telligenza col  sentimento,  ed  è  capace  di 
redinlegrare  [)er  le  vie  del  cuore  la  uma- 
nità più  delirante;  laddove  la  sola  scien- 
za, in  ispt'cie  se  di  astrazione  e  di  calco- 
lo, isterilisce  gli  animi,  e  chiusili  ad  ogai 


UNI  283 

senso  del  bello,  li  rende  più  accessibili 
all'errore,  [liù  proclivi  al  mal  fare,  più 
capaci  o  di  quell'apatia  o  di  quella  dispe- 
razione, senza  la  quale  non  si  manda  sos- 
sopra  la  società  e  la  religione". 

Se  nel  citalo  articolo  Scuot  a  raramen- 
lai  i  primordi  e  progresso  dell'umano  in- 
segnamento scientifico  ,  letterario  e  ar- 
tistico nelle  diverse  nazioni  incivilite,  a 
Scuole  di  Roma  per  questa  ragionai  sui 
medesimi  argomentijebeii  di  ragione  con- 
venne che  la  metropoli  dell'universo,  che 
sino  da'suoi  portentosi  primordi  tenne  il 
primato  nelle  conquiste  e  nell'armi,  coti 
the  dominò  il  mondo,  avesse  altresì  suc- 
cessivamente quello  delle  lettere,  delle 
scienze,  delle  belle  arti,  profane  e  sagre, 
con  tanto  applauso,  fama  e  decoro  del- 
l'illustre nome  romano,  diesi  sparse  si- 
no a'remoli  confini  dell'universo,  con  glo- 
ria di  Roma  pagana  e  molto  più  di  Ro- 
ma cristiana.  Il  celebratissimo  Lodovico 
Antonio  Muratori,  oltreché  con  partico- 
lari opere  illustrò  le  lettere  ,  le  scienze  e 
le  arti ,  come  colle  Ri  flessioni  sopra  iù 
buon  gusto  nelle  scienze  e  nelle  arti,  Ve- 
nezia 174-Ì>  colle  eruditissime  Disserta- 
zioni sopra  le  antichità  italiane,  egual- 
mente ne  tenne  proposito  e  parlò  ezian- 
dio dell'origine  dell' «miversità  ,  o  sieno 
scuole  pubbliche  di  tutte  le  scienze  e  del- 
le lettere  belle.  Fra  le  oltre  ricorderò  la 
1^."  Delle  arti  clegl' italiani  dopo  la  de- 
clinazione delT  impero  romano.  La  4o.' 
Deir origine  della  poesia  italiana  e  del- 
le rime.  La  43.*  Dello  stalo,  coltura  e 
depressione  delle  lettere  in  Italia,  dopo 
la  venuta  de'  barbari  sino  all'anno  di 
Cristo  i  ICO.  La  44-'  D'aliti  formazione 
delle  lettere  in  Italia  dopo  V  anno  di 
Cristo  i  ICO,  e  dell'  erezione  delle  pub- 
bliche scuole  e  università. S.  voler  dire  al 
cuna  cosa  dell'  origine  dell'ultime,  darò 
prima  un  semplice  e  fugace  cenno  delle 
dissert.43  e  44-  lovasa  l'Italia  dagli  era- 
li  q  àiigoti,  vi  trovarono  durare  ancora 
l'aoiore  delle  lellere,  e  lo  ìitudio  dell'elo- 
quenza e  iì*i\\' Erudizione  (A^.),  pratica- 


28i  u  N  r 

to  snllo  i  roiiinni  imperatori ,  poiché  la 
corta  (.Uirala  ilei  lo«'0  regno  non  potè  f.ii' 
depilile  questo  pregio  nella  gente  italia- 
na. E  però  non  è  meraviglia  se  anco  nel 
secolo  VI,  in  cui  cessò  (del  tulio)  il  goti- 
co dominio,  fiorirono  in  Italia  Severino 
CoeziOjEnnodio  vescovo  di  Pavia,  Cassio- 
<loro  segretario  di  Teodorico,  il  cardinal 
iUalore,  e  Venanzio  Fortunato  trevigia- 
no e  vescovo  di  Poitiers,  Giordano  sto- 
rico, corrottamente  chiamato  Jornande 
e  Giornande.  Claudio  abbate  di  Classe, 
e  per  tralasciar  altri.  Papa  S.Gregorio  I, 
che  per  la  gloria  della  letteratura  può  ga- 
I  eggiare  con  parecchi  eroi  dell'antichità, 
e  111  bi^nemerito  del  canto  ecclesiastico. 
In  fatti  anche  per  questi  tempi  si  inan- 
teiMieroin  Italia, e  pai  ticolarmente  in  Ro- 
ma, le  scuole,  e  Cassiodoro  nel  suo  rili- 
lodel  monastero  VivariensepressoStjuiI- 
lacc,  apri  scuola  di  tutte  le  scienze  eccle- 
siastiche. Egli  lasciò  libri  suoi  di  dialet- 
tica, aritmetica,  musica,  geometria  e  a- 
stionouìia.  Ma  venuti  i  longobardi,  e  la- 
cerata di  troppo  dalla  loto  crudeltà  l'I- 
talia, sotto  tale  nazione  immersa  nella 
somma  ignoranza,  come  assuefatta  sola- 
fi(eiitealleguerre,quasi  ogni  scienza  ven- 
ne meno  e  da[)pertutto  successe  la  [loca 
stima,  anzi  lo  sprezzo  per  le  buone  let- 
tere. Non  per  questo  assolutamente  fu 
mutata  1'  Italia  in  una  Lapponia,  e  cosi 
bandite  le  lettere  che  s'  ignorasse  il  leg- 
gere e  lo  SCI  i  vere.  Sempre  i  medesimi  in- 
gegni nacquero  sotto  i  climi  felici  ,  e  di 
questi  in  ogni  tempo  fu  madre  V  Ilalia 
e  la  Grecia^/'.),  con  altri  colti  paesi.  Ma 
in  tali  tempi  di  guerre,  di  governo  tiran- 
nico, (h  povertà  e  altre  calamità,  le  per- 
S(jiie  ingegnose,  per  diletto  d' educazio- 
ne, tii  scuole  e  di  maestri,  non  ponuo  spic- 
care, e  alcune  si  pascono  di  favole,  d'  i- 
liezie  e  di  b.tihiule.iXondimeiio  conta  vali- 
si vescovi,  chierici ,  monaci,  giuilici  dol- 
lori, avvocali,  iiotarie  medici, i  quali  non 
prano  privi  alf.,llo  di  lettere.  Ma  a  pochis- 
simo SI  t-ileiideva  cpiesto  loro  sapere,  po- 
tp  iiUt-iidcndu  essi  d'elo(|ucnia,  di  (ilo- 


U  NI 

sofia,  di  teologia,  di  poetica,  e  delle  altre 
Scienze  e  arti;  anzi  neppure  la  gramma- 
tica fioriva.  Se  taluno  del  clero  predica- 
va al  popolo,  non  servivasi  chede'sermo- 
ni  degli  antichi,  che  le  chiese  conserva- 
vano in  alcuna  raccolta;  o  pure  esercitan- 
dosi in  altre  sorte  di  letteratura,  non  fa- 
cea  udire  se  non  cose  triviali  e  anco  pue- 
rili. In  una  parola,  eccettuata  Uotna,  do- 
ve sempre  si  conservò  qualche  coltura 
delle  lettere,  e  sempre  durò  la  scienza  dei 
canoni,  e  fors'anche  eccettuata  Prti/V/,  se- 
de del  regno  longobardo,  dove  probabil- 
mente si  trovò  ancora  in  que'  tempi  al- 
cuno mediocremente  ornato  di  lettere;  il 
resto  dell'Italia  languiva  nell'ignoranza, 
o  leggermente  era  tinto  di  lettere,  e  niu- 
no  vi  fiori  distinto  per  l'erudizione,  il  cui 
nome,  o  alcun  libro  composto  sia  con  lo- 
de pervenuto  a  noi.  In  Grecia  però  tut- 
tavia si  conservava  l'onor  delle  lettere,  e 
continuavano  a  fiorire  ingegni  rinomati 
per  letteratura.  Ma  la  povera  Italia  era 
tro[)po scaduta.  Le  scuole  erano  rare,  co- 
s'i gli  uomini  dotti,  e  l'avere  un  valente 
maestro  di  grammatica  veniva  riguarda- 
lo qual  considerabile  pregio.  Si  congeltu • 
ra  che  nel  secolo  Vili  non  mancassero 
in  qualche  luogo  d'Italia  le  scuole,  come 
in  Aquileia  (della  quale  meglio  a  CJdIìVe), 
da  dove  probabilmente  uscì  s.  Paolino 
poi  patriarca,  da  Carlo  Magno  chiama- 
to artis graniinaticae  magistrum.  Oltre 
a  ciò  in  Roma  per  que'medesimi  tempi, 
come  anche  prima  ,  si  contavano   molli 
grammatici.  Trovavasi  anche  in  Francia 
le  lettere  in  una  totale  depressione,  ma 
Carlo  Magno  ben  conoscendo,  che  i  buo- 
ni e  saggi  principi  hanno  da  tendere  ad 
ogni  sorte  di  gloria,  e  procurare  a'  loro 
popoli  la  possibile  felicità,  ben  coni[)re- 
se  che  a  lui    apparteneva   rimettere    ne 
suoi  regni,  per  quanto  era  possibile  ,  lu 
studio  e  gusto  delle  lettere.    Perciò  m-l 
787  venuto  a  Roma,  quivi  trovò  diche 
ili  rpialche   maniera  appagare  ii    nobile 
suo  genio;  di  ()iìi  pare  che  giù  da    essa 
avesse  coudulto  iu  Francia  aliii  lettela- 


U  N  I 

j_  li.  Allora  vi  porlo  ,  arlis  graminatìrae 
et  coìiijmtatoriae  mngisli-os  ,  et  uliiiiuc 
sliuliiuii  lì  ter  arimi  expaiiderejussit.  An- 
te ìjyswii  eiiiiìì  Domnitm  regc/n  Cai-nliiin 
in  Gallia  milluni  studinin  fiierat  lihe- 
raliuni  artiiirn.  Noterò  die  giù  da  lì  orna 
erano  partiti  per  Francia,  e  altri  vi  si 
mandarono  allora  ,  de'  cantori  per  inse- 
gnare il  Canto  ecrlesiaslìcoi  7  ,)  per  1'  f7/- 
Jìziaturacìella  Chiesa  (f-)-  Da  l'avia  vi 
condusse  Pietro  pisano  maestro  di  gram- 
matica. In  Francia  andò  ancora  col  me- 
desimo re,Teodolfo  mollo  eloquente, poe- 
ta e  letterato.  Sicché  in  quel  periodo  di 
secolo  non  dovea  esser  priva  l'Italia  di 
maestri,  di  scuole  edi  lellerali.  Anzi  non 
solamente  nelle  città  esistevano  maestri 
di  grammatica,  ma  anche  nelle  castella  e 
ville,  essendo  stati  obhiignii  i  parrochi  ad 
insegnarquest'ai  te.  Ma  discuoledi  scien- 
76  migliori,  n'erano  prive  in  Italia  le  cit- 
tà e  le  castella,  né  vi  fiorirono  scrittori, 
tranne  i  nominati.  Paolo  Diacono  e  po- 
chi altri.  Carlo  Magno  dopo  la  conquista 
del  regno  longobardo,  studiossi, per  quan- 
to gli  fu  possibile,  di  propagar  l'arti  libe- 
rali nella  Francia  e  nella  Germania,  di 
cui  era  signore  ,  ed  ancora  desiderò  che 
l'Italia  fosse  partecipe  di  questo  benefizio. 
Infatti  avendo  trovati  due  monaci  d'  Ir- 
landa o  Scozia  ,  eccellenti  nelle  lettere, 
uno  ne  mandò  in  Francia  a  fare  scuola 
a' .fìanciulli,  l'altro  in  Pavia  a  insegnare 
l'arti  liberali. Mancati  tali  maestii, morto 
Carlo  Magno,  di  male  in  peggio  andò  la 
letteratura  in  Italiane  l'imperatore  di  lui 
nipote  Lotario  1  nellS^S  fece  quanto  po- 
tè per  rilevare  le  troppo  cadute  lettere 
nella  penisola  ,  con  istituire  8  scuole  in 
altrettante  città.  INé  già  fondò  egli  scuo- 
le di  tutte  le  scienze  e  arti,  Jié  università 
di  studi,  come  prelese  laliuio;  ma  un  so- 
lo maestro  deputò  per  cadauna,  per  inse- 
gnare Yarte^  cioè  la  gianimatica,che  in 
questo  consisteva  lutto  il  sapere  d'  allo- 
ra.Solevano  poi  i  grammatici  d'allora  non 
solo  insegnar  la  lingua  latina,  ma  auco- 
la   il   meglio  che  potevano  spiegavano 


U  N l  285 

i  lil)ri  de'  poeti  ,  storici  e  oratori,  non 
che  la  s.  Scrittura  e  qualche  s.  Padre.  In 
quel  tempo  l'Inghilterra,  la  Scozia  e  l'Ir- 
landa nello  studio  dell'arti  libeiali  so- 
pravanzava gli  altri  regni  d'  occidente, 
e  ciò  particolarmente  per  cura  de'mona- 
ci,  i  quali  risuscitarono  e  promossero  in 
qtie'regni  l'amor  delle  lettere;  cosi  un  al- 
tro monaco  scoto  per  nome  Dungalo  fu 
mandato  maestro  a  Pavia  e  fu  caro  a  Car- 
lo Magno.  Questi  o  chiamò  dall'  Inghil- 
terra o  conobbe  tornando  a  Roma  Al- 
enino monaco  inglese, in  occasione  che  vi 
si  recò  per  domandare  a  Adriano  I  il  pal- 
lio pel  suo  arcivescovo  di  York;  lo  portò 
ili  Francia,  lo  prese  a  maestro  e  dichia- 
rò presidente  delle  scuole  istituite  o  mi- 
gliorale nel  reale  palazzo.  Ad  Alenino 
quindi  è  dovuta  la  gloria  d'aver  fatto  ri- 
fiorire le  lettere  nella  Gallia  ,  e  che  ne' 
monasteri  e  negli  episcopii  si  aprissero 
scuole,  sì  pe'monaci,  che  pe'chiei  ici  e  se- 
colari. Le  premure  di  Lotario  I  per  fue 
risorgere  in  Italia  le  lettere,  ebbero  lie- 
ve fruito  e  non  produssero  scrittori  da  pa- 
ragonarsi cogli  eruditi ,  che  nello  slesso 
IX  secolo  fiorirono  nella  Grecia,  Francia 
e  Germania.  Sebbene  il  concilio  romano 
delI'SsG  ,  provvedendo  alla  listoraziniie 
delle  scuole  vescovili,  la  fondazione  del- 
le quali  si  attribuisce  a  s.  Agostino,  per- 
ciò dal  cari.  Di  Giovanni  chiamalo  pri- 
n»o  istitntorede'seiuinari,ci  fa  sapere  che 
abbondavano  preti,  diaconi  e  suddiaconi 
indoctì,  i  quali  perciò  per  qualche  tempo 
li  sospese  da'di vini  uflizi;  cnntutlociò  nel- 
lo slesso  secolo  Roma  produsse  Anasta- 
sio Bibliotecario,  personaggio  veramen- 
te dotto,  e  Guglielmo  parimenti  biblio- 
lecario  della  chiesa  romana  ,  Giovanni 
Diacono  e  alcun  altro  tli  minor  grido. 
Dalle  scuole  di  Monte  Cassino,  di  Napoli 
e  di  Ravenna  uscirono  altri  lodevoli  scrit- 
tori, cioè  Li  chemperto,  Giovanni  Diaco- 
no e  Pietro  Suddiacono,  ed  Agnello.  In 
Napoli  e  massime  in  Benevento  fiorivano 
le  lettere  verso  1*8 70  pel  commercio  de' 
vicini  greci  dominatori  della  Magna  Gre- 


.,86 


UNI 


tin,  polcliè  sempre  i  greci  conservarono 
l'onore  delle  lellere,  e  quasi  in  ogni  tem- 
po dierono  lodevoli  scrittori  e  libri.  I  po- 
chi scrittori  ricordati  non  dierouo  a  co- 
noscere pregio  di  singoiar  ingegno,  né  al- 
cuna ragguardevole  erudizione;  non  pas- 
sai ono  la  mediocrilà.  Eugenio  ll,che  ten- 
ne il  detto  sinodo,  ordinò  di  provvedere 
almeno  maestri  nelle  pievi  di  villa,  che 
sappiano  spiegare  a' chierici  le  divine 
scritture  ,  e  istruirli  a  recitare  ed  eserci- 
tare i  divini  uffizi.  11  decreto  o  fu  poco  os- 
servalo, o  benché  vi  fossero  maestri  po- 
co ne  profittavano;  poiché  Carlo  l  i!  Cal- 
ro  re  di  Francia  volendo  fare  rifiorire  le 
lettere  nel  suo  regno  ,  cercò  de'  maestri 
non  in  Italia  ,  tna  in  Grecia  e  Irlanda. 
Py'el  X  secolo  rozzo  e  sterile,  ferreo  e  di 
piombo,  l'ignoranza  sarebbe  divenuta  al 
sommo  deplorabilesenza  le  scuole  esisten- 
ti in  Italia, e  l'applicazione  de'niouacì  ne' 
monasteri.  Niun  letterato  disingol.ir  lo- 
de fiori,  tranne  Attone  vescovo  di  Ver- 
celli, il  pavese  Liutprando  vescovo  di  Cre- 
mona storico,  l'Anonimo  Salernitano  e  al- 
cuni pochi  scrittori  di  vile.  Allora  tulio 
il  sapere  si  riduceva  a  un  poco  di  grani - 
malica,  e  poco  frutto  produssero  le  let- 
tere. Oltre  di  che  sì  sconci  furono  nell'in- 
felice secolo  X  i  costumi  degl'italiani,  che 
deplorai  in  tanti  luoghi,  onde  da  si  perni- 
cioso influsso  non  andò  esente  la  slessa 
Roma,  e  non  poca  parte  vi  ebbe  l'igiio- 
lanza.  Allora  (piasi  dapperlulto,  nell'u- 
no e  nell'altro  clerOj  e  anco  ne'maggio- 
ri  monasteri,  si  lasciava  la  briglia  all'am- 
bizione, all' interesse  e  all'  incontinenza. 
Quindi  non  essendo  osservata  la  discipli- 
na ecclesiastica,  non  è  da  meravigliare  se 
le  lettele  non  seppero  alzar  il  capo.  Id 
iiiint'allro  si  distinguevano  i  chierici  dai 
laici  ,  se  non  che  si  radevano  la  barba  e 
il  capo,  e  portavano  le  \esli  alquanto  di- 
verse. All'  incontro  i  chierici  e  sacerdoti 
greci  nutrivano  la  barba,  e  insultavano 
i  laluii  perchè  noi»  facevano  altrettanto. 
Ad  impedire  il  progresso  del  sapere  in 
que'lempi,  conlnbuì  non  poco  hi  penu- 


UN  I 
ria  della  Carta  per  la  Scn'ltitra  (F.),  In- 
ventata più  tardi;  poiché  avendo  i  sara- 
ceni fin  dal  secolo  VII  invaso  l'  Egitto, 
gente  allora  solamente  data  alle  guerre, 
i  papiri  ofilira  egiziana  erano  andati  in 
disuso  in  occidente,  meno  qualche  raro 
caso  che  s'incontra  in  alcuni  diplomi  pon- 
tificii; nel  restodivenendo  comuni  le  Pei-' 
ga/ìiene  (f'.),  ma  costose,  il  loro  prezzo 
superando  le  forze  de'letlerati  per  acqui- 
starle, alcuni  monaci  per  copiare  i  libri  e 
i  codici  usarono  le  antiche  scritte,  copren- 
do o  cassando  l'anteriore  scrittura,  dalle 
quali  derivarono i  palinsesti  preziosi.  Pel 
gran  costo  de'libri  molto  pocheeran(jaIlo- 
ra  le  librerie,  massime  in  Italia,  ed  esse  ne' 
soli  monasteri,  i  laici  non  badandoci  o  re- 
stando spaventati  dal  caro  prezzo  de'li- 
bri. Buoni  ingegni  anche  a  detta  epoca 
generò  l'Italia,  ma  penuriandosi  di  mae- 
stri, di  libri  e  coltura,  pochi  frutti  ne  de- 
rivarono, ed  assai  rara  fu  l'eloquenza.  I 
libri  si  componevano  più  coli'  industria 
che  con  l'ingegno,  con  passi  raccolti  dal- 
l'operede'ss. Padri.  Ad  accrescere  la  man- 
canza di  lil)ri  cooperarono  prima  l'irru- 
zioni de'barbari  e  longobardi ,  e  poi  de' 
saraceni  eungheii,per  tacer  d'altri.  Quel- 
le furibonde  nazioni  mietevano  vittime, 
cogl'incendi  infierivano  contro  ogni  luo- 
go, né  avendo  essi  alcuno  amore  per  le 
lettere,distrusserograncopiadi  libri  mas- 
sime ne'monasteri  bruciati.  Dopo  l'anno 
millesimo  di  Cristo  cominciarono  alquan- 
to ad  alzare  il  capo  in  Italia  le  lettere, 
principalmente  dopo  ilio5o  per  l'intro- 
duzione della  carta  bambacina,chesi an- 
dò di  mano  in  mano  aumentando  e  mi- 
gliorando. Fors'anche  a  promuovere  l'o- 
nore delle  lettere  contribuì  non  poco  l'e- 
sciiipio  e  la  premura  di  Gerberto  d' Au- 
rUlac,  pel  suo  multilòrme  ingegno,  elo- 
quenza ed  erudizione,  die  nel  999  meri- 
tò il  papato  col  nome  di  Silvestro  li.  Per- 
ché si  dilettava  dell'  arti  malematiehe, 
l'insegnava  e  tirava  delle  linee  e  de'cir- 
coli,  non  che  fabbricò  un  orologio;  e  sic- 
come cose  allora  incoguile  al   volgo  de' 


U  N  I 

letterali,  venne  spaccialo  dagli  stolli  per 
mago.  Mentre  slava  in  Italia  e  in  Gtir- 
niania,  nulla  ebJje  più  a  cuore,  clic  tli  ruc- 
coglieie  codici  antichi  di  tulle  le  scienze 
e  arti,  per  uso  proprio  e  de'snoi  mona- 
ci. Insegnò  a  gran  copia  di  scolari,  ch'e- 
gli chiamava  scolaslici,  fra'quali  Ottone 
li  imperatore  e  Roberto  il  le  di  Fran- 
cia. A  lui  dunijue  pare  doversi  ,  che  gli 
studi  e  le  Itllcre  ricuperassero  1'  antico 
splendore,  n)olto  decaduto  nel  X  secolo. 
Successero  poi  dopo  la  metà  del  secolo 
XI  nella  cattedra  di  s.  Pietro,  dottissimi 
e  piissimi  Papi,  i  quali  non  solamente  in 
Koma,  n)a  anche  per  tutta  l'Italia,  pro- 
mossero i  buoni  costumi  e  parlicular- 
inenle  si  studiarono  di  ravvivare  la  digni- 
tà delle  lettere;  felicità  che  poi  andò  sem- 
pre da  lì  innanzi  crescendo.  So|)ia  gli  al- 
tri il  magnanimo  S.Gregorio  VII  nel  con- 
cilio romano  del  i  078  ordinò  :  Ut  orniics 
Ejjiscopis  ortes  literaruin  in  suis  eccle- 
siis  doceri  facerent.  Pertanto  nel  secolo 
XI  in  alcuni  luoghi  d'  Italia  rimesse  le 
scuole  cominciarono  a  render  frutto,  pre» 
cipuamente  in  Milano,  ove  con  felice  ga- 
ra si  coltivavano  le  lettere,  dimaniera  che 
anco  in  altre  provincie  si  dilatò  l'amore 
e  lo  studio  di  esse.  Per  questo  allora  l'I- 
talia die  alla  Francia  il  b.  Lanfranco  pa- 
vese, la  quale  si  protestò  a  lui  obbligata 
del  risorgimento  delle  scienze  ne'suoi  jiae- 
si,  e  fra'suoi  discepoli  potè  vantare  i  Pa- 
pi Alessandro  II  e  s.  Gregorio  VII;  e  al- 
ringhillena  s,  Anselmo  d'  Aosta  arcive- 
scovo di  Canlorbery,  come  il  b.  Lanfran- 
co, che  non  solo  faticò  a  limetlere  in  pie- 
di l'onore  delle  migliori  lettere  e  dell'ec- 
clesiastica disciplina,  ma  sua  gloria  è  d'a- 
ver egli  aperta  la  via  alla  teologia,  dopo 
i  ss.  Padri,  che  poi  cotanto  avanzamen- 
to fece  nelle  scuole,  avendo  perciò  ben 
ineritalo  il  titolo  di  dottore  della  Chie- 
sa. Con  pari  plauso  nell'arti  liberali  l'I- 
talia vide  fiorire  nel  medesimo  secolo  XI, 
i  Papi  s.  Gregorio  VII  e  Vittore  III,  i 
cardinali  s.  Pier  Damiani  e  Leone  Mar- 
sicano,  Alfano  aicivescovu  di  Salerno,  i 


UNI  287 

vescovi  Bouizone  di  Sulri,  s.  Brunone  di 
Segni,  s.  Anselmo  di  Lucca,  ed  i  mona- 
ci Alberico  Cassinese  e  Gregorio  di' Far- 
fa.  Nello  slesso  secolo  la  musica  sagra  ri- 
cevè un  ragguardevole  aumento  per  cu- 
ra del  monaco  Guido  Aretino.  A' lette- 
rati e  studiosi  de'  secoli  barbarici  non 
mancò  ingegno  e  giudizio,  ma  loro  man- 
cava la  critica,  cioè  la  maniera  di  scopri- 
re le  favole,  l'imposture  e  tutlociò  che  la 
malizia  o  la  semplicità,  o  l' incauta  cre- 
dulità avea  dianzi  fabbricato,  0  tuttavia 
inventava  di  contrario  alla  verità.  Tan- 
to si  osserva  nelle  leggende  de'  santi  ,  e 
nella  storia  sagra  e  profana  ,  ed  in  rac- 
conti della  Sii/jerstizio/ic  [U.y  Già  nel- 
la Francia,  e  massimamente  in  Parigi,  le 
dianzi  depresse  lettere  s'erano  tatinenle 
rimesse  in  forza  ed  in  sì  fatto  credito, 
che  anco  gl'italiani  vi  concorrevano  per 
apprendere  il  vero  sapere.  Vari  autori 
lasciarono  scritto,  che  Carlo  Magno  isti 
luì  due  celebri  ginnasi  letterari  o  uni- 
versità, uno  in  Parigi  e  l'altro  in  Pavia 
(y.)-  Col  nome  di  Gyinnasiwn  si  volle 
significare  un'  Università  e  studio  di  tul- 
le le  arti  liberali.  Inoltre  se  si  ha  da  cre- 
dere ad  alcuni  scrittori  1'  Università  di. 
Bologna  [F.)  fu  fondala  sin  da'  tempi 
deil'imperalore  Teodosio  II,  altri  la  ri- 
feriscono a  Carlo  IMagno.  Se  di  tali  uni- 
versità da  sì  lontiini  tempi  si  gloriava  l'I- 
talia, fa  meraviglia  perchè  le  scuole  di 
Parigi  e  di  Tours  nel  principio  del  seco- 
lo XII  si  aiitepone-isero  all'italiane.  M.i 
Muratori  volle  liberare  la  verità  da  tan- 
te favole.  Non  mancò  certamente  Carlo 
Magno  di  procnuovere  lo  studio  delle  let- 
tere, tanto  nella  Gallia  che  nella  Germa- 
nia e  anche  in  Pavia;  molto  più  lece  Lo- 
tario I  con  istabilire  una  scuola  in  varie 
città;  scuole  eziandio  v'  erano  negli  epi- 
scopii  e  ne'monasteri,  e  queste  si  può  cre- 
dere che  non  mancassero  in  Italia,  pel  già 
riferito.  Però  tali  scuole  neppur  perora- 
brasomigliavaiio  alle  odierne  università. 
Un  solo  maestro  si  conlava  in  ciascuna 
di  quelle  poche  città,  e  questi  anche  nou 


28S                    U  IV  I  UNI 

insegnava  clie  le  arti  più  lia'S'Je.  Tn  Pavia  sa  Je'fiumi  poveri  nella  loro  oi  igine,  e  ric- 
51  solo  Dungalo,  in  Ivrea  il  solo  vescovo  chissimi  nella  contiiiiiarioiie  del  corso:  lo- 
inse^navanoptibblicfimenfe,  e  nelleaitre  sto  divenne  celebre  maestra  della  gin- 
città  si  praticò  lo  stesso.  Muratori  dichia-  risprtnlenza  romana,  per  lo  sfndio  delle 
la  favola,  che  da  Teodosio  il  o  da  Car-  ^^fggi  (^^O'  ^  ''''  fama  di  sì  rara  prero- 
lo  Magno  fosse  istituita  l'uni  versila  di  Bo-  gativa  si  sparse  presto  per  l'Italia.  Nou 
lo^na,  e  rpial  siali  privilegio  (into  sotto  trova  probabile  Muratori  ras>erlo  da  Ro- 
il  iionie  di  quel  i. "imperatore,  l'osservò  berlo  del  Monte  di  fare  ciica  nn  secolo 
nella  3^,'D\ssei-l.:Dr'rIiplomì  e cni^tc  an-  di  piìi  aulica  la  fondazione  della  scuola 
iiche  o  dubbiose  o  false.  Pure  non  man-  legale  di  Bologna,  dicendo  all'anno  to?^, 
cane  bolognesi  eruditi  che  impugnano  che  il  suddetto  b.  Lanfranco  arcivescovo 
f|iiesta  verità,  e  per  averla  disapprovata  óìCfinl^orhevy,  et  Garncrìus  socinsrjtis, 
il  p.  Petrocchi,  gli  fecero  guerra.  Lo  stes-  reperti  s  a  pud  Bonoìiiam  Legibus  Roina- 
so  s'ha  costantemente  a  dire  delle  uni-  ìiis  Juslì/iinni iniperatoris,  operani  dc- 
\cysila  Romana ,  dì  Pavia,  di  Padova,  derunt,easlegci'eetaliisexponeì'e.V>en- 
di  f/.^^,  dovendosi  riferire  l'origine  di  es-  s"i  si  può  con  sicurezza  alVerojare,  che  i 
se  a  tempi  mollo  posteriori.  Anzi  ne[)pMr  bolognesi  non  aspettarono  il  codice  Pisa- 
quelle  di  Parigi ,  di  Tours  ,  di  Fulda,  no,  tolto  nell'espugnazione  d'Amalfi  nel 
d'Osnabrurìi ,  e  se  altra  v'è  che  fiorisca  1 1  34  ot  i  35  da'  pisani  nel  sacco,  cioè  i 

0  sia  fiorita,  non  può  vantare  altra  an-  libri  delle  Pandette o  sia  de  Digesti (l^.J, 
lichità  che  dopo  il  looo.  luipeiciocchè  perillusirare  la  giurisprudenza  dellePan- 
altra  cosa  è  rimettere  in  piedi  lo  studio  dette.  Questa  lode  adtmque  di  aprire  u- 
delle  lettere,  ed  aprire  scuola  di  qualche  na  scuola  illustre  del  gius  romano,  tras- 
arte o  scienza,  ed  altro  il  formare  un  li-  curata  in  addietro  dagl'italiani,  se  lapro- 
ceo,  dove  s'insegni  ogni  sorta  di  sapere,  cacciò  la  nobilissima  città  di  Bologna  pri- 
Possono  bensì  appellar  le  vecchie  scuole  ma  d'ogni  altra  nel  secolo  XI.  Nel  seguen- 
seini  e  principii  d'università,  ma  con  esse  tealtro  pregio  si  aggiunse  alla  medesima 
non  s'ha  punto  a  paragonare  lo  stato,  il  città,  cioè  la  scienza  del  Diritto  Canoni- 
lito  e  l'istituto  deiruniversità  moderne,  co  (^^-J-  In  Francia  intanto  si  portarono 
Ora  qualsia  stata  e  in  qual  tempo  la  i."  Anselmo  dalla  Posteria  e  Olrico  Visdo- 
a  fondarsi  in  Italia,  non  si  fallirà  dando  mino,  poi  arcivescovi  di  loro  patria  Mila- 
questa  gloria  alla  Bolognese,  la  quale  non  no,  per  imptnare  le  scienze  nelle  scuole 
lauto  per  l'anlichità  e  celebrità  del  no-  di  Parigi  e  di  Tours,  giacché  in  Bologna 
me,  che  per  la  copia  di  eccellenti  mae-  nel  i  io8  s'  insegnava  solamente  la  giu- 
.stri,  ha  conseguitola  preminenza  sopra  risprudenza  civile.  In  Francia  nel  secolo 
tuttel  altre  d'Italia,  e  puògareggiare  per  XI  commciarono  a  rifiorire  le  lettere  mi- 

1  antica  sua  origine  con  qualsiasi  delle  gliori,  e  ciò  principalmente  per  cura  de- 
pili rinomate  oltramontane.  Muratori  gl'ingegni  italiani.  Il  b.  Lanfranco  vi  avea 
nllribuisce  il  principio  dell'università  di  portato  l'insegnamento  della  logica,  os- 
Ijologna  e  1' origine  di  sua  scuola  legale  sia  della  dialettica  ,  ed  anche  i  principii 
a  vVarnerio  o  Guarneno  o  Irnerio  bolo-  della  fisica  e  metafisica  ,  non  come  cose 
^uesejudcr,  che  verso  ih  102  a  insinua-  nuovea'fiancesi,  pure  si  può  credere  ch'e- 
v.ione  della  gran  contessa  Matilde,  mor-  gli  l'ampliasse  e  propagasse  in  quelle  con- 
ta neh  I  i.j,  polè  imprendere  la  spiega-  trade.  Per  mezzo  suo  non  lieve  accresci- 
yione  delle;  leggi  nella  propria  patria.  E  mento  ricevè  in  Francia  la  teologia;  per 
questi  sembrano  i  principii  della  scuola  cui  lo  studio  teologico  si  risvegliò  talmen- 
legale  in  Bologna, lievi  bensì, a'qnali  ten-  le,  che  a  gara  concorrevano  in  Francia 
nero  dietro  notabili  accrescimenti,  a  gui-  anche  dall'Italia  coloro,  i  quali  cercava- 


U  N  I 

no  un'esalta  cognizione  delle  cose  divine, 
insegiifìte  poscia  da'suoi  discepoli  e  di  s. 
Auseimo  di  Caalorbeiy  ,  che  divennero 
maestri  rinomati.  Ed  ecco  il  perchè  le 
scuole  di  Parigi  conseguirono  tanta  rino- 
manza per  la  teologia,  onde  a  quel  liceo 
si  trasferivano  i  più  nobili  ingegni  d'Ita- 
lia, oper  imparare  o  per  insegnare  ad  al- 
tri. Quel  beneficio  che  la  Francia  recò  al- 
lora airitaiia,  sei  vide  poi  compensato 
dalla  medesimaItalia,poichè circa  ili  i^i 
Pietro  Lombardo  novarese  e  vescovo  di 
Parigi,  compose  il  celebre  libro  delle  Sen- 
tenze, che  indi  fu  la  guida  e  la  scorta  non 
solo  dell'università  parigina,  maanche  di 
tutte  le  altre  scuole  di  teologia.  Inoltre 
nel  medesimo  secolo  XII  prestò  l'Italia 
alla  Francia  almeno  i  libri  del  gius  cunu- 
uico,  giacché  nello  studio  della  giurispru- 
denza allora  sopra  l'altre  nazioni  erano 
eccellenti  gl'italiani.  E  l'uno  e  l'altro  gius 
dall'Italia  passò  pure  in  Inghilterra  ver- 
so ili  149;  anche  la  Germania  ricevè  da- 
gli italiani  le  leggi.  Dacché  nel  secolo  XIII 
gli  ordini  religiosi  de' frati  francescani, 
predicatori,  e  poscia  degli  eremitani  ago- 
stiniani, si  sparsero  per  quasi  tutte  le  cit- 
tà, famigliari  cominciarono  anche  ad  es- 
sere per  l'Italia  le  scuole  della  teologia  e 
filosofia.  Da  tutte  le  città  d'Italia  si  con- 
correva a  Bologna,  per  imparare  e  por- 
tarsi da'giovani  alle  loro  case  la  cognizio- 
ne delle  leggi,  trattivi  gli  studenti  anco- 
ra per  l'esenzioni  e  privilegi,  il  che  accreb- 
be l'opulenza  e  la  potenza  de'  bolognesi 
in  modo,  che  questi  concepirono  la  bra- 
ma di  conquistar  la  Romagna.  Ed  ac- 
ciocché ninno  de'professori,  massime  le- 
gali, SQìinuisse  la  tanto  invidiabile  felici- 
tà dell'università,  i  bolognesi  li  facevano 
giuraredi  non  insegnare  la  giurispruden- 
za in  alcun  altro  luogo.Maessi  non  sempre 
potevano  impedire,  che  non  uscissero  di 
tanto  in  tanto  dalle  loro  scuole  valenti  di- 
scepoli, atti  a  insegnare  altrove,  quantun- 
que ne  eleggessero  pel  loro  servizio  i  più 
eccellenti.  Però  anche  altre  città  cono- 
scendo quanta  utilità  loro  recherebbe  l'a- 
VOL.  Lxxxm. 


UNI     ^  5P9 

ver  scuola  in  casa  propria,  lenza  dover 
cercare  altrove  quello  che  potevano  otte- 
nere nel  proprio  paese  ,  cominciarono  n 
procacciarsi  de' maestri  giureconsulti  ,  e 
poi  nell'altre  arti  e  scienze,  nel  secolo  XII 
e  meglio  nel  XIII.  Forse  furono  de'pri- 
mi  a  cercar  questo  pregio  i  modenesi,  o 
per  onesta  emulazione  o  per  tener  i  loro 
giovani  lungi  dal  commercio  d'una  città 
vicina,  che  cresciuta  tanto  in  potenza,» 
tutte  le  confinanti  Iacea  paura.  Verso  ii 
1 1 70  gran  lode  conseguì  nella  giurispru- 
denza Pyleo  figlio  di  modenese,  nato  nel 
territorio  di  Bologna  e  aggregato  alla  cit- 
tadinanza di  Modena.  Mentr'egli  inter- 
pretava le  leggi  in  Bologna,  fu  chiamato 
da'suoi  concittadini  ad  aprir  scuola  inMo- 
dena, con  assegnargli  per  annuo  stipen- 
dio 1 00  marchi  d'argento,  quasi  Gyoscu- 
di  d'oro.  Con  tutta  l'opposizione de'boio- 
gnesi  egli  spiegò  in  Modena  per  parecchi 
anni  le  leggi ,  e  ivi  pubblicò  ancora  vari 
suoi  libri,  ch'erano  tenuti  in  gran  pregio. 
Anche  neh  24?  *'  continuava  in  Mode- 
na sotto  altri  maestri  lo  studio  della  giu- 
risprudenza, e  altri  insigni  maestri  ebbe 
nello  stesso  secolo,  come  nel  1 2  5o  il  cele- 
bre Azzone  col  suddetto  stipendio.  Tale 
inque'tempi  erala  riputazionedella scuo- 
la di  Modena,  che  in  copia  concorreva- 
no i  giovani  dell'altre  città.  Da  queste 
scuole  modenesi  uscì  il  cittadino  Nicolò 
Matarelli,  lodato  sovente  da  Bartolo  co- 
me suo  maestro,  il  quale  non  solamente 
in  Modena,  ma  anche  in  Bologna  e  Pa- 
dova interpretò  le  leggi  e  pubblicò  vari 
libri.  Quanto  all'origine  dell'  università 
di  Padova  (V.)  prima  deli200,il  Mu- 
ratori non  ne  trovò  idoneo  testimonio. 
Certo  è  che  anco  prima  di  tale  anno  quel- 
r  illustre  città  era  abbondante  di  lette- 
rati, tuttavia  il  grande  erudito  stima  na- 
ta l'università  neli  200. L'imperatore  Fe- 
derico lì  essendo  nel  1222  in  forte  colle- 
ra contro  i  bolognesi, tolse  loro  ilgiusdel- 
le  scuole  e  lo  trasferii  a  Padova  ,  e  fece 
quanto  potè  per  rovinare  l'università  di 
Bologna ,  finché  si  accordò  con  essa  nel 
'9 


2t)o  UNI 

122".  Il  tPMiporaiieosbanclameiilo  degli 
scolari  ila  Hologna,  conli  ibiiì  non  pocoal 
l'iiiciemenlo  Jelle  scuole  di  Padova,  e  a 
fondar  quelle  tli  Napoli.  L'università  di 
Piiilova  era  già  divenula  vigorosa  nel 
I9.6?-,  l'eu  provveduta  di  maestri  e  sco- 
|;ui.NelmedesimosecoloXIIIsinmiseiu 
JKiono  stato  l'università  di  Roma,  al  mo- 
do clie  in  seguilo  accennerò;  come  pure 
si  consolidò  quella  di  Napoli  pe'  favori  di 
Federico  11.  Nel  1243  Papa  Innocenzo 
IV  concesse  a  Piacenza  il  privilegio  del- 
lo studio  universale.  Molte  città  allora 
si  procacciavano  il  gius  dello  Studio,  che 
così  si  chiamava  un'  università,  e  di  con- 
ferire la  laurea  dottorale,  sì  per  comodo 
de'propri  giovani  sludenli,  che  per  trar- 
ne de'  forestieri,  ben  conoscendo  il  van- 
taggio che  ridondava  alle  scuole  di  Bolo- 
gna, Parigi  e  altre.  Però  nel  seguente  se- 
colo XIV saltarono  fuori  le  università  di 
Pai'ia,  Pisa,  Perugia,  Siena,  Torino, 
ec,  all'anlichilà  maggiore  delle  quali,  se 
alcuno  la  dimostrasse,  non  intendeva  IMu- 
ralori  di  pregiudicare.  Quanto  alle  altre 
arti  liberali  per  que'secoli  in  Italia,  Mu- 
ratori non  sa  ben  dire  come  fossero  colli- 
vate  e  quai  frutti  producessero  dagl'inge- 
gni italiani.  O  per  la  negligenza  de  no- 
stri maggiori,  o  per  le  guerre  delle  terri- 
bili fazioni  de'  Guelfi  e  Ghibellini (f  -Ìì 
o  per  altre  disavventure,  son  periti  non 
pochi  libri  allora  composti.  Contullociò 
egli  crede,  che  molli  studiassero  il  Trivio, 
ed  alcuni  anche  il  Quadrivio.  Cosa  signi- 
ficassero tali  nomi,  V  insegna  Uguccione 
l>isano  Gramtualico  vescovo  di  T'errara, 
con  dire:  Nola,  qitod  Grammatica,  Ue- 
thorica,et  Dialectica  flicitntiirTrU'ium, 
(juadatn  simili  Indine,  quasi  triplex  ^'ia 
ad  elorjucndani.  Col  nome  di  Quadrivio, 
com'egli  aggiunge,  e  prima  di  lui  notò 
Boezio,  son  disegnale  :  Arithmetica,  Geo- 
ìJielria,  fl/tisica,  Àstrononda.  Nel  secolo 
XI  scrive  s.  Pier  Damiano, il  quale  libe- 
rali seiciilia  perito  fidt,  ad  Ugo  abbate 
tli  Cluny:  Hudem  iinjìerìlunKjue  susci- 
/nens,  ad  propria  postmoduni  ciini  ge- 


V  N  I 
ni  ina  Tn\'iì  \'el  Quadrivii  nxoreremil-' 
lai.  Nello  stesso  secolo  Glabro  Piadolfo 
francese  lodò  gl'italiani,  come  gente  mol- 
to applicata  alla  grammatica,  nome  che 
allora  disegnava  VErudizione.  E  questa 
infutti  s'insegnava  pubblicamente  in  mol- 
li luoghi.  Prima  del  i  i  i5  in  Parma  era 
florido  lo  studio  dell'arti  liberali,  insegna- 
le in  numero  di  7;  dunque  il  Trivio  e  il 
Quadrivio.  1  primi  dizionari  della  purga- 
ta latinità  debbono  la  loro  origine  agl'in- 
gegni degl'  italiani.  Quanto  alla  coltura 
della  poesia,  uiun  tempo  fti  privo  di  poe- 
ti, non  già  eccellenti,  ma  tollerabili  a  mi- 
sura de'tempi  dell'  ignoranza,  ed  alcuni 
anche  assai  lodevoli.  Tanto  la  Gallia,che 
la  Spagna,  la  Germania,  e  l'altre  occiden- 
tali Provincie  ne  produssero.  Non  man- 
carono! suoi  all'Italia, e  Muratori  gli  enu- 
mera. Che  la  lingua  Ialina  comiuciasse 
per  industria  degl'italiani  a  rimettersi  in 
vigore  fin  dal  secolo  XIV, si  può  compren- 
dere da'vari  autori  da  Muratori  pubbli- 
cali  nella  raccolta  Rerum  Ttalicarum 
Scriptores ,  e  dall'opere  latine  del  Pe- 
trarca, per  tacere  d'altri.  A'medesimi  si 
deve  attribuire  il  risorgimento  anche  del- 
la lingua  greca  in  llalia:  niun  secolo  vi  è 
sialo  in  cui  l'Italia  sia  siala  priva  di  qual- 
che inletidenle  della  medesima,  alcuno 
n'ebbe  sempre  Roma  allo  a  interpretare 
i  libri  e  l'epistole  de' greci.  Muratori  ri- 
portai nomi  di  parecchi  grecisti  di  diver- 
si secoli,  e  riferisce  che  nel  XI V  e  nel  XV 
maggiormente  gl'ingegni  italiani  si  se- 
gnalarono nello  studio  della  lingua  greca, 
profittando  del  commercio  de'greci  rifu- 
giali in  llalia,  dopo  aver  i  turchi  conqui- 
stato il  loro  impero;  onde  rifiorì  in  Italia 
il  nobile  linguaggio  e  servì  d'esempio  a- 
gli  altri  regni  d'Europa,  percolli  vario  con 
felice  successo.  Anche  della  lingua  arabi- 
ca furono  benemeriti  gl'italiani.  Do|)0- 
chè  i  .yrt'/'<7rr//7Y^'.j  s'impadronirono  (lei- 
la  Sicilia,  e  d'alcune  terre  e  cillà  del  re- 
gno di  7\y7/)o//,  la  nazione  araba,  non  me- 
no avida  di  gloria  che  della  potenza  con- 
quistatrice, cominciò  a  coltivare  anche  lo 


UNI 

studio  tielle  Icltere.  Pertanto  conversan- 
do cu'greci,  sopra  ogni  parie  de'  quali  si 
estendeva  la  loro  signoria,  da  essi  ricevè 
molti  libri  e  trasportò  in  liiigua  arabica, 
e  talmente  s'iu)possei«sò  d'alcune  discipli- 
ne, cioè  della  medicina,  dialettica,  meta- 
fìsica, geometria,  aritmetica, appellata  da 
essi  algebra,  che  anco  fra'cristiani  d'occi- 
dente s'acquistarono  gran  fama  di  lelle- 
lalnrfi;  e  poi  molti  degli  occidentali  les- 
sero i  loro  libri  e  li  tradussero  in  latino. 
Vi  ha  cIjì  aOerma,  che  d'ordine  di  Carlo 
Magno  fosse  fatta  da'cristiani  la  versione 
di  paiecchi  libri,  e  che  per  tal  via  comin- 
ciarono a  dilfondcrsi  nell'occidente  fra' 
letterati  i  libri  d'Aristotile,  d'Ippocrale, 
di  Galeno  e  d'altri  medici,  e  insieme  di 
vari  matematici  e  astronomi,  tratti  dalla 
lingua  arabica.  Gli  arabi  dopo  aver  preso 
gusto  alla  letteratura  de'greci,  pro[)aga- 
roiio  le  scienze  e  le  ai  ti  in  Soria,  in  Afri- 
ca, nella  vSpagna,  ne'  luoghi  da  loro  con- 
quistali, l^irticolarmente  nel  secolo XI  fu 
trasportato  e  dilatato  il  sapere  degli  ara- 
bi in  Italia,  massime  pel  cartaginese  Co- 
stantino, il  quale  abbracciato  il  cristiane- 
simo e  la  vita  monastica  in  Monte  Cas- 
sino, quivi  fiori  con  lode  di  molta  l<;ttera- 
tura.  E  verosimile  che  i  di  lui  disce()o!i 
accrebbeio  la  fama  della  cititi  di  Salcr- 
no,  nella  quale  fioii  singolarmente  l'ai  le 
della  medicina,  di  che  fa  testimonianza  il 
libro  intitolato:  La  Scuola  Saleniilauii, 
dello  stesso  XI  secolo.  Capi  della  medici- 
na arabica   furono   Avicenna  morto  nel 
io36,  ed  Averrce  che  vivea   nel  1198. 
Aumentandosi  la  fama  dell'ertidizione  a- 
rabica,  maggiormente  nel  secolo  XII  s'ac- 
cese  ne'ciistiaiii  d'  Italia  il  desiderio  di 
profittarne  con  cercare  e  tradurre  i  libri 
di  quella  nazione;  e  molto  di  più  opera- 
rono nel   Xlll    per  accrescimento  delle 
scienze,  per  cura  particolarmente  di  Fe- 
derico il,  per  aver  fatto  tradurre  parte 
dal  greco  e  parte  dall'arabo  in  Ialino  l'o- 
pere d'Aiislotile.  Attesero  parimenti  gl'i- 
laliani  dopo  il  1000  ad  illustrare  l'astro- 
nomia, elle  gli  arabi  tiveano  ampliata  col- 


UNI  291 

le  proprie  osservazioui,  dopo  averne  tolto 
il  meglio  da' libri  greci.  Ma  non  si  può 
negare  ,  che  sì   strella   famigliarità  de' 
letleiati  cristiani  co' saraceni  arabi,  os- 
sia coi  loro  libri  ,  h  Ira.sse  ancora  a  de' 
vanissimì  studi  .  de' quali  sommamente 
si  tliletlò  (piella  nazione,  come  dell'astro  • 
logia  giudiziaria  per  indovinar  le  cose  fu- 
ture [ler  la  posiliua  delle  stelle,  fallacis- 
sima arte   ingiinnatiice   di   presunzione, 
che  deplorai  a  Magia  e  Superstizione. 
Di  tale  studio  assai  dilellarunsi  i  greci,  ed 
i  Ialini  furono  presi  dalla  stessa  febbre; 
arte  vana,  di  cui  gli  afi  icani  erano  mae- 
stri. Dopoché  nel  secolo  X  cominciarouu 
i  popoli  d'occidente  a  convertire  iu  uso 
proprio  il  sapere  degli  arabi,  allora  mol- 
to pili  s'accese  il  forsennato  amore  e  cre- 
denza di  poter  inl.endere  l'avvenire,  co- 
me arte  che  tante  cose  promette,  ma  con 
manifesto  inganno  e  illusione.  Tuttavia 
ebbe  amatori,  sovente  delusi  e  non  mai 
disingannati,  e  fanatici  difensori  nel  se- 
colo XII,  e  principalmente  n*!  XIII   fu 
essa  in  gran  voga,  perchè  i  principi  non 
solo  prestavano  orecchio  a  questi   mer- 
canti falsi  //zf/oi'm/ (/•''.)  delle  cose  futu- 
re,  ma  li   tenevano   nelle  loro  corti   in 
grande  onore,  e  nulla  mai  osavano  d'in- 
traprendere rilevante  alTiireo  guerra  sen- 
za consultarli  per  regolarsi.  Federico  li 
assai  confidò  negli  astrologi,  furbi  e  fd 
laci  ;  e  fu  imitalo  dal  suo  naturale  Man- 
fredi, non  die  dal  suo  capitano  Ezzelino 
111  da  Romano  crudelissimo  tiranni;  di 
Verona,  Padova,   Treviso  e  altre  città. 
Non  mancarono  però  sprczzatori  e  biasi- 
matori di  silFatti  stiuli,  coltivati  freneti- 
camente nel  secalo  XIV,  anco  da  alcu- 
ni frali  e  piimari  del  clero.  Ad  onta  delle 
fulminate  pene  ecclesiastiche,  oltre  a'so- 
gni  degli  astrologi,  insorsero  dopo  il  se- 
colo XI  le  imposture  delle  Profezie  [V.), 
alle  quali  con  facilità  singolare  prestava- 
no fede  rion  meno  il  rozzo  volgo,  che  i 
letterati.  Tutto  quello  che  avea  del  me- 
raviglioso, tanto  piìi  avidamente  veniva 
abbracciato  dalla  gente,  e  s'inseriva  an- 


392                     UNI  UNI 
coni  De'  libri  come  pietra  preziosa.   Di  Dinia  e  di  Dercillide,  abbiadalo  origine 
queste  iuezie  e  stupeiKle  favole  si  pasce-  alla  maggior  parie  delle  storie  di  lai  ser- 
va allora  la  curiosità  de'  popoli.  A  tali  ta  composte  posteiioroienle.  L'Huet  nel 
imposture  molti  egregiamente  levarono  suo  trattato,  DelT  origine  de'  romanzi, 
lu  maschera,  talmente  che  stoltosareb-  stampato  a  Parigi  ueliGyo,  ne  attribuì- 
Le  chi  ora  non  le  tenesse  per  quel  che  so-  sce  l'invenzione  agli  orientali,  i  quali  a- 
HO,  pascolo  vano  d' ingegni  leggieri.  Né  mano  particolarmente  le  finzioni  e  le  alle- 
coii  minor  avidità  i  leggieri  ingegni  de'  gorie.  Dall'oriente  passarono  essi  in  Gre- 
secoli  precedenti  a'  nostri    volarono  ad  eia  e  in  Italia.  Qualun(|ae  sia  1'  origine 
un'altra  arte,  di  delirare,  d'impoverirsi  de'romanzianticlii,quella  de'niodernide- 
enond'arricchirsijqualèquella  che  prò-  riva  precipuamente  dalle  storie  favolo- 
niette  la  trasmutazione  de'metalli,  di  far  se  composte  da'  nostri  antenati  ne'secoli 
l'oro  e  trovar  la  pietra  de' filosofi  ;  cioè  di  barbarie  e  d'  ignoranza.  L'  Andres, 
non  della  chimica  legittima,  che  tanti  im-  Dell'  origine  d' ogni  letteratura,  lib.  J, 
mensi  vantaggi  ha  recato  anche  colle  sue  cap.  80  :  Della  letteratura  degli  araldi, 
moderne  applicazioni;  ma  della  falsa  os-  dice  che  la  loro  fantasia  li  condusse  ad 
sia  dell'alchimia,  delle  quali  dissi  parole  amene  descrizioni,  a  graziose  favole  e  ad 
a  Speziale  o  farmacista.  Insegnarono  gli  ogni  sorta  di  opere,  che  la  immaginazio- 
arabi  agli  europei,  fors' anche  a' greci,  uè  ed  il  buongusto  interessano.  I  rontan- 
quest'illusione  :  certamente  i  greci  vi  si  zi  erano  particolarineute  al  genio    loro 
applicarono  pazzamente,  e  non  manca-  conformi,  e  con  tale  avidità  venivano  ri- 
rono  di  quelli  che  ne  scrissero  trattati ,  cevuti  da'dolti  e  dal  popolo,  che  si  ere- 
ricordati  da  Muratori,  óoa  esclamare:  dono  comunemente  parto  dell'arabico 
Così   una   volta    i  letterali  ciurmadori  ingegno.  La   Provenza  segoalossi  parti- 
lendevano  delle  reti  all'  incauta  gente  ;  colarmente  co'  suoi  Trovatori  (de'  quali 
uè  diversamente  operarono  i  cristiani  eu-  riparlai  ne^l  voi.  LXXIII,  p.  i5o  e  i  72), 
ropei  discepoli  de'medesimi  greci  e  ara-  che  scorrevano  i  paesi  cantando  le  sto- 
bi;  e  Muratori  nomina  i  volumi  di  lati-  rie  da  loro  composte;  e  sicconje  faceva- 
iii  alchimisti,  e  quelli  cui  furono  attri-  ììo  uso  della  lingua  romanza,  quindi  le 
buiti.  Termina  Muratori  con  fare  osser-  loro  favole  si  chiamarono  romanzi.  Sit- 
uare, che  non  mancarono  ne'barbarici  se-  fatte  storie  però  furono  per  la  maggior 
coli  degl'ingegni  che  scrissero  le  Storie  parte  dannose  alle  lettere  ed  a'  costumi, 
antiche,  con  istile  che  fa  conoscere  l'in-  siccome  furono  la  sorgente  di  molti  vi- 
felicilà  del  talento  loro,  ed  ebbero  pure  zi  e  il  veleno  dell'innocenza.  Quindi  bea 
de'  romanzi,  contenenti  varie  favole.  In  a  torto  sono  accusati  di  rigorisuìo  i  ca- 
fatti  il  Dizionario  della  lingua  Italia'  sisli,  i   quali  proibiscono    assolutamea- 
n«, definisce  il  \ocaho\o  Romanzo,  in  la-  te  la  lettura  de'romanzi.  II  minor  male 
tiuoJrtZi«/<3  ."Storia favolosa  propriameu-  in  falli  che   tali  scritti   producono,  è  di 
le  in  versi,  ma  ve  ne  sono  anche  in  prò-  allontanare,  per  non  dire  anche  disgusla- 
sa.  Egualmente  il  Bazzarini  ned'  Orto-  re  la  gioventù  da  qualunque  lettura  se- 
grafia  enciclopedica, ScììiaiixW  Roman-  ria,  di  darle  uno  spirito  falso,  e  di  di  pin- 
zo, storia  favolosa  o  mezzo  favolosa,  mez-  gerle  gli  uomini  e  le  passioni  ben   diversi 
7.0  vera,  o  mista  di  vero  e  di  verosimile,  da  quelli  che  sono  in  fatto.  Né  qualche 
in  versi  o  in  prosa.  I  romanzi,  opere  con-  vecihia  moralità  lanciata  qua  e  là  in  mez- 
teiieiili  stoiie  o  avvenirne  d'amore,  ili  zo  a'raoconli  favolosi  ed  erotici  o  amorosi 
cavalleria  e  altro,  anche  gli  antichi   li  puòbaslarea  impedire  il  male  più  on.eno 
composero,  e  1  erudito  Fozio  è  d'avviso  grave,  che  questa  sorte  di  pericolosi  libri 
the  la  sloriu  degli  amori  e  degli  errori  di  generalmenle  produce.  Istruita  s.  Teresa 


UNI 

tlair  esperienza  che  ne  avea  falla  nella 
giovenlù  stia,  esorlava  i  padri  e  le  madri 
a  pieservare  con  liilta  la  cura  i  loro  fi- 
gli dalla  lettura  de'rorannzi,  e  ne  rappre- 
sentava loro  le  fiineste  coiise"uenze.  Si 
può  leggere  la  vita  che  ne  scrisse  il  Butler, 
perchè  la  santa  ad  esempio  della  madre 
prese  a  leggere  i  romanzi,  quindi  il  raf- 
freddamento ne'buoiii  desiderii  die  pro- 
dusse in  lei,  e  i  difetti  a  cui  soggiacque. 
11  nome  di  Romanzo,  dice  il  già  Ioda- 
to annotatore  del  pur  lodato  dottissimo 
Jjiillet',  viene  da  lingua  ro/zn//?:;/^/.  Chia- 
ma vasi  così  la  lingua  che  parlava  il  po- 
polo in  Francia,  allorché  quella  de'roma- 
ni  cessò  di  esservi  famigliare.  Il  fiancese 
che  parlasi  oggidì,  è  provenuto  da  quel- 
lo come  gergo,  formato  principaltnente 
degli  avanzi  del  latino.  Circa  il  secolo  X 
vennero  alla  luce  la  prima  volta  in  lingua 
romanza  le  storie  cavalleresche,  che  tan- 
to eccelsi  va  mente  si  moltiplicarono  dipoi; 
ma  nell'opere!  serie  si  continuò  a  far  uso 
dell'idioma  latino.  L' atitore  dell'/ftorzVz 
lelteraria  di  Francia,  ei\  Henault  nel 
Compendio  cronologico  dell'  istoria  di 
Francia,  provano  che  i  romanzi  comin 
ciarono  a  venire  alla  luce  nel  secolo  X, 
cioè  200  anni  più  presto  che  non  pensa- 
rono Fleury,  Calmet,  e  lo  storico  mo- 
flerno  della  città  di  Parigi.  Se  pari  ope- 
re sono  pericolose  pe'costumi,  non  sono 
di  minor  nocumento  per  la  sana  lettera- 
tura. Nulla  fa  venire  più  a  noia  a'gio va- 
ni lo  studio  de'grandi  modelli,  nulla  ri- 
scalda più  pronta  mente  la  loro  testa,  nul- 
la esalta  così  ridicolosamente  la  loro  im- 
maginazione. Perciò  moltissime  persone, 
per  leggerei  seducenti  romanzi,  finirono 
col  divenire  romanzesche,  come  gli  stessi 
esagerati  eroi  delle  loro  fallaci  letture. 
Gli  antichi  si  servivano  delle  favole  e  del- 
le parabole,  con  saggezza  e  sobrietà  :  essi 
nascondevano  sotto  questi  diversi  emble- 
mi i  diversi  precetti  della  morale,  a  fine 
di  renderli  più  elllcaci,  e  d'inculcarli  con 
esito  più  felice.  Gli  autori  de'romanzi  per 
contrario,  ad  eccezione  d'  un  piccolissi- 


U  N  I  193 

mo  numero,  sembrano  non  aver  altro 
scopo,  con  lusinghiera  facondia,  che  d'm- 
fiammar  le  passioni  e  di  distruggere  i 
principi!  de'costumi,  rendendo  le  anime 
elTemminate  e  pericolosamente  troppo 
sensibili.  Ma  quand'anche!  romanzi  non 
avessero  il  difetto  di  sostituire  continua- 
mente la  menzogna  alla  verità,  e  la  più 
frivola  lettura  a  solide  istruzioni,  il  che  a 
limgo  andare  scema  certamente  il  gusto 
naturale  che  Dio  ci  ha  dato  pel  vero  e  pel 
bello,  essi  avrebbero  almeno  V  inconve- 
niente di  riempire  la  mente  d'ogni  sorta 
di  vanità  e  di  follie.  Perciò  l'esperienza 
ripetutamente  provò,  che  nulla  vi  è  di 
più  frivolo  di  una  testa  messa  in  combu- 
stione dalla  narrazione  d'una  moltitudi- 
ne di  avventure  galanti.  Le  più  felici  di- 
sposizioni non  ponno  resistere  contro  il 
fino  veleno  di  queste  letture:  il  frutto  d'u- 
na buona  educazione,  l'innocenza  de'pri- 
mi  anni,  l'amor  del  dovere,  tutto  è  smos- 
so da  queste  infelici  opere. Quanti  esempi 
abbiamo,  che  quelli  i  quali  erano  mode- 
sti, riservati  e  pieni  di  edificante  pudo- 
re, dopo  aver  letto  de'romanzi  non  più 
conservarono  i  segni  di  quella  modestia 
checonvienealla  gioventù?  L'amore  del- 
l'attillatura succede  a  quello  della  sem- 
plicità, come  avvenne  a  «.Teresa;  voglia- 
mo fare  come  gli  altri,  cercare  di  piacere 
com'essi  ;  ce  ne  occupiamo  il  giorno,  vi 
pensiamola  notte;  finalmente  col  sempre 
voler  effettuare  in  noi  i  pretesi  bei  senti- 
menti degli  eroi  de'romanzi,  ci  accostu- 
miamo a  non  amare  che  quello  che  si  ama 
dal  mondo,  e  a  trascurare  ciò  che  la  re- 
ligione prescrive;  e  il  naufragio  tiene  die- 
tro alla  temerità  che  abbiamo  avuto  di 
esporci  a  tanti  pericoli.  Ecco  i  frutti  ama- 
ri di  quelle  indegne  e  insinuanti  letture, 
di  cui  i  genitori  ed  i  precettori  sono  tal- 
volta i  primi  a  dare  l'esempio  a'Ioro  figli 
e  scolari!  Aggiungerò  col  Dizionario  del- 
le origini,  che  anco  il  Petrarca  disse  fole 
i  lomanzi,  dal  Horghini  chiamati  poesia, 
che  dopo  l'inondazione  de'barbari,  dalla 
quale  in  Italia  rimase  sotFocala  e  ricopet ■• 


5-9Ì 


U  i\  I 


la  o£^m  manlerntli  belle  e  leggiadre  let- 
lere,\)acqn(;  ili  queste  parli,cioè  nella  To- 
.scaiin.  sotto  nome  di  romanzi.  Benché  i 
Iraiicesiclicansi  i  primi sciiUori  di  roman- 
zi, tuttavia  l'uso  di  questo  genere  di  poe- 
sia era  anticliissimo  in  Italia,  e  vi  si  leg- 
gevano sino  dal  secolo  XIV  anche  i  io- 
manzi  stranieri.  Moki  e  buoni  romanzie- 
li  ebberanlicliltà,  massinie  la  Grecia. Di- 
cono i  francesi  che  la  Imgua  romanza  o 
la  romana  rustica,  cioè  la  romana  o  lati- 
na rustica  correità,  era  stata  la  lingua 
dominante  in  Francia  sinoal  secolo  Vili, 
e  che  le  prime  storie,  o  vere  o  favolose 
che  fossero,  vennero  scritte  in  quella  lin- 
gua o  in  quel  dialetto,  dui  che  venne  che 
nella  lingua  fiancete  odierna,  ed  anco 
neir  italiana  s'intiodusse  il  vocabolo  di 
romanzo,  non  più  però  applicato  se  non 
che  a  storie  inventate.  Si  crede  da'redat- 
lori  del  dizionario  francese  deW Origini, 
the  gli  arabi,  i  persiani,  i  siri  e  gl'india- 
ni sianostali  i  primi  inventori  de' roman- 
zi, e  che  da  essi  quelle  storie  favolose  o 
«juelle  finzioni  siano  passato  presso  i  greci 
e  presso  i  romani.  1  primi  romanzi  eroi- 
ci e  amorosi,  come  amorosi  erano  stali 
quasi  lutti  (pielli  dell'antichità,  furono 
Secondo  Winckelmann  composti  iuFran- 
cia  nel  medio  evo  da'  provenzali.  Que' 
romanzi  dierono  origine  a  que'degli  altri 
popoli  e  anco  degl'italiani,  cioè  degli  e- 
roici  di  cavalleria.  Da' romanzi  in  gene- 
rale, e  massime  dagli  erotici  o  amorosi, 
liamandati  a  noi  in  gran  copia  da'  greci 
e  da'lalini,  forse  da  «piesli  pigliarono  la 
prima  idea  gl'italiani  per  inventare  nuove 
storie  amorose,  come  si  fece  pure  ne'se- 
coli  Xlll  e  XIV,  o  per  Ira^feslire  le  storie 
genuine  e  ridurlealla  maniera  de'roinanzi 
Glorici, conte  si  fece  più  volle  in  Italia  pe' 
falli  d'Alessiuidro  Mainilo.  Il  piìi  aulico  ro- 
manzo scritto  in  lingua  romanza  o  nell'au- 
lieo  francese,è  quello  iutiUjlalo:  Garin  le. 
Loherans,  o  Garino  o  Guerino  il  loie- 
nese,  die  vivea  nel  i  i  Ilo.  Pu'i  tardi  e  nel 
secolo  XVI  IMichL'leCervanles,col  su(j  ce- 
lebre romanzo  di  Don  Cliiscioltc,  si  die 


U  NI 

a  combatlere  con  grandissima  riuscita  il 
ridicolo  gusto  cavalleresco  della  sua  età 
e  della  sua  nazione  spagnuola.  Si  vuole 
che  gli  arabi  comunicassero  agli  spaguuQ- 
li  il  gusto  de'  romanzi.  Vi  sono  ancora  i 
romanzi  filosofici  ed  i  romanzi  storici. 
Nel  genere  letterario  Ira'priiui  si  distinse 
Voltaire;  tra'secondi  Walter  Scott,  e  A- 
lessandro  Manzoni  tra  noi  co'tanlo  cele- 
brati Pro/nessi  Sposi,  che  in  molli  fece 
sorgere  il  desiderio  di  trattarre  argomen- 
ti di(ptella  natura,  e  de'quali  riparlai  nel 
voi.  LXII,  p.  246.  Di  recente  fu  pubbli- 
cato nel  i855  in  Londra  la  Fabiola  di 
eminente  anonimo,  il  dotto  cardinal  Ni- 
cola Wiseuian  arcivescovo  di  Weslmin- 
ster,  di  cui  die  contezza  e  com[)endiò  col 
titolo  d'  Un  romanzo  storico  di  gcnci-e 
nuovo,  la  Civillà  Catiolica,  serie  3.'\  l.  r , 
p.  I2f).  Il  concetto  nobilissimo  e  la  ma- 
niera cui  fu  condotto,  per  l'utilità  segna- 
lata che  dalla  lettura  ogni  condizione  di 
persone  pub  cogliere,  meritò  i  suoi  elogi 
e  la  generale  aii3mirazione.  Il  benemeri- 
to autore  intese  dare  un  concetto,  preso 
dagli  Atti  de' 34 ar tiri,  (juanlo  fosse  pos- 
sibile giusto  e  pieno,  della  Chiesa  catto- 
lica nel  periodo  certo  [>iù  combaltuto  e 
forse  più  glorioso  della  sua  vita  in  mezzo 
al  mondo  pagano,  che  si  dibatteva,  come 
nelle  supreme  sue  agonie,  perispeguere 
con  feroci  Persecuzioni  quel  germe  pre- 
zioso che  Iddio  vi  avea  piantato  per  rige- 
nerarlo a  vita  novella.  L'encomiala  67- 
vili'à  nel  t.  5,  a  p.  632,  tornaiulo  a  cele- 
brare i  cospicui  pregi  della  Fabiola,  la 
cui  fiiua  dfgnaivienle  si  dilluse  per  tutta 
Europa,  rileva  i  inerili  riconosciuti  nel- 
r  eloquente  ed  eruditissimo  libro,  non 
che  dell'ollimo  clfetlo  che  produce  in  In- 
ghilterra slessa,  diffuso  in  tutte  le  classi 
de'prolestauti  e  (ic\  clero  anglicano.  Ri- 
marca che  la  Fabiola  apre  loro  le  menli 
con  nuovo  tesoro  di  cogui/joni  e  d' iilee  ;  , 
ed  insieme  tocca  il  cuore  de'  lettori,  ec-  ■ 
citandoli  a  seiitiineuli  d'alfezioue  ver>o  i 
Santi  ed  i  Martiri,  e  verso  la  Chiesa  slessa 
di  lìouia.  L'idea  lissa  nelle  inculi  dc'pro- 


UNI  U  ,\  I                    2(j5 

tesliiuli  è  che  i  crisliaui  ile'  lempi  primi-  rij^ine dello  univeisilàcleglisliuli  oscuol»* 
ti  vi  erano  pur  essi  protestanti.  Questo  ri-  publ)lic!ie  ili  tulle  le  scienze,  dire  anche 
dicolo  e  perniciosi<sinio  errore,  ripetuto  come  deve  slndiare  un  cristiano,  ede'pe- 
ogni  giorno  da'  loro  n)inistri  e  scrittori,  ricoli  degli  studi,  colsi  l'occasione  che  il 
viene  dall'insigne  libro  del  sommo  por-  Muratori  termina  le  discorse  disserta- 
porato  scrittore  comhallulo  dolcemen-  zioni  su^Ii  sluili  degl' italiani  dopo  1<«  ve- 
le e  validamente,  presentando  con  prove  nula  de'bai  bari  sino  airerezione  delle  u- 
di  monumenti  una  vera  idea  de'  tempi  niversilà,  tacendo  parolade'roaianzi,  per 
antichi  della  s.  Chiesa  romana.  Perciò  la  dirne  io  alcuna  cosa  e  in  un'epoca  che  un 
Civiltà  spera  utilissimi  risultati  per  la  diluvio  di  romanzi,  nella  maggior  parte 
medesima,  riconoscendo  l'aureo  libro  de|)lorabilmenteperniciosi,avveleua  la  so- 
qual  capolavoro  della  letteratura  iugle-  cielà,  e  per  dare  un' idea  di  essi.  Del  re- 
se, ónde  già  se  ne  feceio  Iradiriioni  in  al-  sto  per  la  storia  critica  delle  vicende,  che 


sculttìie  S.  Galletti  da  Cento, colle  debile  Hana^  Modena  1772:  compendiata  dal- 
lodi,ma  eziandio  celebra  il  romanzo  cri-  l'.dj.  Lorenzo  Zenoni,  fu  stampat»»  a  Ve- 
stiano  della /v/i/o/^/ e  il  suo  celebratissi-  ne^ia  nel  i8oo.  Giovanni  Andre>,  Del- 
mo autore  cardinal  Wiseman,il  (jualelo  /'  origine,  progressi  e  stato  attutile  di 
scrisse  coir  intendimento  di  far  servire  Oi,'/i/7ef^r'/v/^//-<7,  Roma  1808.  L'altro  gè- 
questo  genere  di  letteratura  alla  propa-  suita  p.  Alessio  Narbone  pubblicò,  StO' 
gazione  dell'idee  cristiane,  e  delle  notizie  ria  d'ogni  letteratura  di  Giovanni  in- 
scenatili agli  usi,  a'rili,  alle  costumanze  dresbreviata  e  annotata, Pa\eiiuoiSf\.3. 
primitive  della  Chiesa.  »  La  storia,  la  Di  altri  scrittori  dell'  italiana  letteratu- 
religione,  la  classica  poesia  somministra-  ra,  e  degli  italiani  che  si  resero  per  ope- 
no  agli  artisti  soggetti  inlesi  da  tulli,  non  re  e  dottrina  famosi,  delle  parziali  storie 
doversi  perciò  prenderli  da'  romanzi  :  de'  popoli  e  città  italiane,  come  di  loro 
mentre  il  romanzo, generalmente  parlali-  università;  non  meno  the  degli  scrittori 
do,  è  opera  d'un  momentaneo  diletto,  e  che  rischiararono  la  storia  letteraria  del- 
peiciò  passeggii  la  ;  e  tranne  alcuni  pò-  le  rispettive  straniere  nazioni,  erudit»- 
chissimi  di  autori  che  non  morranno,  gli  mente  ra^ioua  il  dotto  Renazzi,  nel  I.  1 , 
altri  non  lascieranno  traccia  di  se  ;  ed  an-  p.  xir,  della  Storia  dell'  università  de- 
che quelli  di  pieclarissimi  ingegni  rimar-  gli  sludi  di  Roma,  che  contiene  anche 
ranno  forse  nella  memoria  de'  letterali,  un  saggio  storico  della  letteratura  ro- 
ma  non  godranno  d'una  celebrila  popò-  /nana  dal  principio  del  secolo  XIII si- 
lare  oe'posteri  :  il  hbio  dell'  illustre  car-  no  al  declinar  del  XI  III.  Rileva  però, 
dinaie  sfuggirà  a  questa  sorte,  perchè  fu  che  1'  Italia  sola  può  vantai>i  in  questa 
il  (."ad  aprire  questa  nuova  strada  al  ro-  parte  assai  superiore  alle  altre  uazioni, 
manzo,  e  perchè  non  manca  di  rilevanti  numerosissima  essendo  la  schiera  degli 
bellezze:  ma  è  certo  che  il  servii  gregge  scrittori  italiani, i  quali  infiammati  di  ze- 
degl' imitatori  non  larderà  a  slanciarsi  lo  per  l'onore  letterario  delle  loro  patrie 
famelico  sul  dischiuso  pascolo;  e  Dio  sa  o  delle  università  degli  sludi,  peculiar- 
quanli  di  ipiesli  in)portuni  già  forse  ci  mente  se  ne  occuparono  e  ci  lasciarono 
prepara  la  Francia!  ma  l'opera  loro  sa-  preziose  storie  che  lauto  lustro  recano  al 
rà  laiDpo  che  svanisce  ".  Essendomi  prò-  nome  italiano, 
posto  in  questo  articolo,uel  parlare  dell'o-  Le  università  degli  studi  0  scuole  pu!)- 


bliche  cominciarono  a  formarsi  ne'«eco- 
li  Xll  e  XIII.  Quella  di  Bologna  in  Ita- 
lia e  quella  di  Parigi  in  Francia  voglion- 
si  le  i)iìx  aiiliclie  e  !e  prime  ohe  sieno  sia- 
le fondiite,  ma  nella  loro  origlile  erano 
ben  diverse  da  quelle  che  poi  divcnne- 
10  e  sono  presenlemenle.  La  sloria  ne 
insegna  ,  che  Carlo  Ma^no  fondò   una 

1       •  II' 

scuola  nel  suo  palazzo,  cioè  in  quello  in 
cui  soleva  risiedere  piìi  comunemenle  ; 
quel  palazzo,  secondo  i  crilici,  non  era 
ccrlanienle  quello  di  Parigi,  giacché  la 
sua  ordinaria  residenza  era  ad  Aqnisgra- 
ria  0  a  Radsbona.  Da  quesla  supposizio- 
ne, osserva  il  Dulaure  nella  sua  Storia 
di  Parigi ,  gli  scritlori  hanno  trailo  la 
conseguenza,  che  Carlo  Magno  sia  stato 
il  fondatole  dell'universilà  di  Parigi,  di- 
cendo; quello  chechiamossi  da  principio 
lo  Studio  generale  di  Parigi,  fu  fonda- 
lo da  Carlo  INIagno  circa  l'anno  8oo.  Ma 
quesla  opinione  i  crilici  la  dichiarano  er- 
ronea onninamente.  Esistevano  bensì  in 
quella  celebralissima  metropoli  alcune 
scuole,  massime  per  coloro  che  si  dedica- 
vano al  sacerdozio,  ma  queste  scuole  iso- 
lale non  erano  ielle  dalle  stesse  leggi,  uè 
sommesse  a  principi!,  a  regole,  a  metodi 
uniformi,  non  formavano  un  corpo  d'in- 
segnamento, né  potevano  costituire  un'u- 
niversità. Si  può  vedere  Cesare  Egasio  du 
Boulay,  dello  anche  Buleo,  professore 
d'umanità  al  collegio  di  Navarra,  can- 
celliere, rettore  e  storiografo  dell'univer- 
silà di  Parigi,  la  quale  però  censurò  l'o- 
pera che  vado  a  ricordare,  la  quale  non- 
dimeno è  ulilissicua  per  la  quantità  del- 
rimporlanli  memorie  che  contiene,  Fon- 
dalion  deruniversiléde  Paris  par  rem- 
perenr  Citarle  Magne  :  De  la  proprie  té 
et  seigneurie  du  Prés  aux  Clercs  :  Me- 
inoireshistoriqucsdeshém'fLCesqui.sont 
à  la  présentalion  et  collalion  de  l'uni- 
versile  de  Paris,  ivi  iGSG-yS.  Scrisse 
pure:  De  Decanalus  nationis  Gallica- 
uae,  Parisiis  i  G58  :  DcPatronis  qualnor 
nationnni  univcrsitatis  Parisiemis,  Pa- 
ii»ii»iGG2;  Rcmarqucs  sur  la  dignitc, 


rang,  pré^éance^  autorité  et  jurisdiclion 
du  recteur  de  Vuniversité  de  Paris,  ivi 
1 668  :  Reciieil  des  priviléges  de  Vuni- 
versité de  Paris  accordés  par  lesRois  de 
Francedepuis  sa  fondation j'asq a  à  pré- 
^e«^,Paris  1674.  Sotto  Carlo  Magno  e  du- 
rante il  corso  di  4oo  anni  e  più  dopo  di  !ui^ 
non  sussistè  certamente  in  Parigi  né  la  co- 
sa, ne  la  parola.  lire  Filippo  1  die  il  retto- 
re e  alcune  norme  e  privilegi  alle  scuole 
pubbliche  di  Parigi.  Il  di  lui  figlio  Luigi 
VI  il  Grosso  dell  108  era  non  solo  mol- 
lo istruito,  ma  eziandio  zelante  proietto- 
redelle  lettere;  sotto  il  suo  regno  gli  stu- 
di cominciarono  meglio  a  fiorire  ,  e  se- 
condo alcuni  si  contavano  a  Parigi  più 
studenti  che  abitanti.  Da  ciò  venne  il  no- 
me di  Accademia,  che  fu  introdotlo  cir- 
ca quel  tempo.  Il  numero  degli  studenti 
crebbe  per  la  libertà  ch'ebbe  ciascun 
francese  di  fare  quello  che  voleva,  e  que- 
sta libertà  fu  dono  di  Luigi  VI.  Questo 
principe  mitigò  il  rigore  della  sorle  dei 
sudditi;  liberolli  in  parte  dalla  schiavitù 
sotto  la  quale  li  tenevano  i  signori  par- 
ticolari, i  quali  ciascuno  fra  1'  estensione 
de'loro  feudi  si  erano  eretti  in  tanti  pic- 
coli re.  Tosto  vi  fiori  lo  studio  della  Teo- 
logia (/^.),  e  grande  strepito  vi  fece  la 
dialettica  insegnata  da  Guglielmo  Cam- 
pellense  e  poi  da  Pietro  Lombardo,  che 
col  suo  libro  il  Maestro  delle  Sentenze, 
intese  dare  un  corso  metodico  della  teo- 
logia, onde  ivi  forse  fu  ili."  a  insegnarla 
cosi  trattala,  la  quale  poi  si  disse  Scola- 
stica,e  per  le  sottigliezze  della  dialettica 
alcuni  caddero  in  errori.  Si  videro  mol- 
tiplicare i  maestri  da  tutte  le  parti;  ma 
alcuni,  come  il  famoso  Abelardo,  discepo- 
lo di  Pietro  Lombardo,  vendevano  le  lo- 
ro lezioni  assai  care.  Per  rimediare  a  que- 
st'abuso, le  caltedrali  nel  secolo  XII  eb- 
bero i  loro  Scolastici 0  Teologali,  i  qua  - 
li  sovente  volte  governavano  le  scuole  ve- 
scovili, e  fu  deciso  in  un  concilio,  che  niu- 
no  potrebbe  insegnare  senza  la  loro  per- 
missione. S'inlrodussero  nello  slesso  seco- 
lo negli  studi  generali  i gradi  accademici, 


U  N  I 

i  qunll  alfresitlavauo  il  diritto  d'insegna- 
re. Alcuni  moderni  crederono  che  questi 
gradi  fossero  stati  istituiti  a  Bologna  da 
Graziano  {V.),  celebre  canonista  che 
compilò  il  Decreto  o  raccolta  e  concor- 
danza de'decreti  pontificii  e  de'canoni,che 
vuoisi  approvalo  da  Eugenio  III, ordinan- 
done l'insegnamento  negli  studi  genera- 
li. Altri  li  dicofio  istituiti  a  Parigi  da  Pie- 
tro Lombardo,  o  da  Gilberto  Porrelano 
avanti  la  partenza  di  quest'ultimo  pel  suo 
vescovato  di  Poitiers  ;  ma  la  loro  opi- 
nione venne  confatala  dagli  autori  della 
Storia  letteraria  della  Francia.  Il  No- 
vaes  nella  Storia  di  Papa  Eugenio  III 
riferisce,  che  ad  istanza  del  monaco  Gra- 
ziano neh  iSiquelPapa  istituì  nelle  acca- 
demico studi  generali  i  gradi  accademici 
di  Baccelliere, Licenzialo  e  Dottore(P\), 
con  diversi  privilegi,  come  a  tale  anno  ri- 
porta ilFagi;  citando  pure  il  ricordatoBou- 
lai,  Saec.  IF^Hist.  Univcrsitatis  Pari- 
sicnsis.  Ma  dice  pure,  eh'  è  falso  ,  come 
prova  il  p.  Sarti,  De  Clar.  Profes.  Bo- 
non.  t.i,  par.  i,  p.  267,  ciò  che  pur  da 
molli  si  afferma, cioè  che  i  gradi  scola- 
stici di  dottore  ed'  altre  simili  appella- 
zioni, e  la  maniera  di  conferirli,  fosse  ri- 
trovamento di  Graziano;  poiché  com'e- 
gli osserva,  dottori  di  legge  trovansi  mol- 
to tempo  innanzi  a  questo  monaco,  ma  i 
dottori  de'decreti  non  veggonsi rammen- 
tali prima  d'Innocenzo  HI  deli  198,  e  il 
Bohemero  perciò  poteva  risparmiare  la 
pena  di  comporre  un'orazione,  Jnr.  Can. 
1. 1,  p.  XIV,  su  questa  invenzione  di  Gra- 
ziano,come  avverte  il  Tiraboschi,  Storia 
della  letter.  t.  3,lib.  4,p-  346.  A  Uri  scri- 
vono che  si  cominciò  a  Parigi  nel  secolo 
X!I  a  dare  il  grado  di  licenziato,  cW èva. 
originarianìente  lo  stesso  che  il  diritto 
d'insegnare  pubblicamente.  Poco  dopo  vi 
fu  aggiunto  quello  di  maestro  ossia  di 
dottore,\\  quale  veniva  conferito  presen- 
tando un  piccolo  bastoncello,  chiamato 
da'Ialini  hacillns,  donde  venne  il  nome 
di  baccelliere,  titolo  che  in  processo  in- 
dicò un  grado  disliuto  dui  dottòiulo  e  ad 


U  i\  I  597 

esso  inferiore.  Sì  dice  laurea  la  dignità 
dullorale  e  l'alto  di  conferire  il  dottora- 
to. La  laurea  è  un  onore  che  non  accre- 
sce la  scienza, ma  è  dell'acquistata  certissi- 
mo testimonio.  L'insegne  di  dottore  sono 
la  Berrettn^sixWa  quale  può  vedersi  anco  il 
voi. LXXXi  I,p.  257) e  {'Anello diOotto- 
re(F.).  Si  die  poi  anche  il  titolo  di  Mae- 
stro (^F^.)  a  chiunque  riceveva  de' gradi 
accadeinici,checonrerivano il  potered'in- 
segnare  l'umanità  ,  la  filosofia  ec.  E  qui 
rammenterò  che  un  tempo  il  titolo  di 
conXePalatino- ( V .),\.\m\.o  a  quello  di  ca- 
valiere dello  Sperone  d'  oro  (f^.),  s'ac- 
quistava ancora  colla  laurea  di  dottore, 
professando  e  dettando  leggi  sulle  pub- 
bliche cattedre  per  -20  anni  continui,  16 
bastandone  nell'universitàdi  l'adova  pei* 
privilegio;  nell'università  di  Bologna  lo 
godevano  oltre  i  legisti  anche  gli  artisti, 
come  e  meglio  dico  io  quell'articolo.  Al- 
trettanto godevano  alcuni  collegi  di  dot- 
tori, come  di  Milano,  Cremona  ec.  La  To- 
ga (V.)  essendo  abito  anco  de'  dottori  e 
professori  dell'università,  fu  questione  se 
dessa  0  le  scienze  sieno  piti  nobili  e  più 
degne  della  Spada  (/^.).  A'conti  Palati- 
ni e  cavalieri  aurati  ,  come  ad  altri  ,  fu 
concesso  l'eccessivo  privilegio  di  concede- 
re le  lauree  delle  università,  creare  dot- 
tori e  notari;  cosiaProtonotari  aposto- 
lici, de'quali  riparlai  nel  voi.  LXKI,  p. 
8.  Certo  è  che  Eugenio  III  amò  la  gente 
studiosa,  ricompensò  le  persone  dotte,  fe- 
ce rinascere  negli  studi  l'emulazione, die 
una  nuova  forma  alle  scuole  di  teologia 
e  di  legge,  e  neh  148  istilm  lo  studio  ge- 
nerale di  Reims.  Alessandro  IH  neh  i  j g 
diresse  la  sua  enciclica  per  partecipare  la 
sua  elezione,  anche  all'università  di  Bo- 
logna. In  questa,  a  Parigi  e  Roma  avea 
studiato  il  dottissimo  Innocenzo  III,  mas- 
sime la  l'agione  civile  e  canonica  ,  e  nel 
concilio  generale  che  celebrò  vi  fece  pub- 
blicare alcune  leggi  per  diradare  sempre 
più  le  tenebre  dell'  ignoranza  del  clero, 
non  ancora  ben  dissipate,  le  quali  rilevò 
il  p.  Tomassiui,  De  veter.  et  nov.  Eccles. 


29»  U  N  I 

iUsclplina,  t.  i.  l'er  udire  disputare  tal 
l'apaeloqiienlissiino,  molli  celebri  giure • 
cousuili  reciuotisi  apposla  a  Roma.  De- 
cnameule  gli  successe  nel  1216  Onorio 
Ili,  che  subilo  protestò  d'imilare  il  pre- 
decessore per  rincremeulo  delle  scienze; 
e  nel  1219  con  un  breve  ordinò  al  vesco- 
vo di  Bologna,  ut  llicologiae  stitdiuni 
in  Vrhc  (ileret,  nequereligiosus  autJu' 
ri  civili, antPliysicae  operain  dare  per- 
iniltcrct.  Le  quali  parole  ci  fanno  inten- 
dere abbastanza,  che  anco  la  teologia  e 
la  fdosofia  erano  stale  ammesse  nell'uui- 
versilà  di  Bologna.  Onorio  Ili  perchè  più 
f  icilmeute  si  (ìolesse  eseguire  il  decretato 
da  Innocenzo  111,  [)er  riguardo  agli  studi 
del  clero,  orduiò  che  i  capitoli  mandasse- 
ro alle  scuole  pubbliche  alcuni  giovani 
canonici,  che  in  esse  si  venissero  forman- 
do agli  studi  loro  propri.  Acciocché  aves- 
sero agio  a  ben  istruirsi,  tanto  a'chierici 
che  studiavano,  quanto  a' professori  di 
teologia  che  insegnavano,  accordò  l'esen- 
zione dalla  residenza  ne'rispettivi  capi- 
toli e  chiese.  Intorno  a  che  abbiamo  u- 
na  bolla  di  questo  Papa,  pubblicala  dai 
pp.  Marlene  e  Durando  nella  Colleclio 
{•elerutn  Scripioriinì,  t.  i.  Per  questo  e 
per  l'origine  dell'università  degli  studi, 
si  tenga  presente  il  riferito  a  Scuola, 
Scuole  ni  Roma,  Teologi  ec,  ed  il  lìul- 
lariuni  Rornanuin,ove  sono  riportate  le 
bolle  d'istituzione.  Qui  noterò,  che  i  ca- 
nonici assenti  per  studio  percepivano  i 
frutti  delle  loro  prebende,  tua  non  le  di- 
stribuzioni manuali  inter  praesentes, 
durante  tutto  il  corso  de'  loro  sludi  , 
tranne  i  riferiti  di  sopra.  Il  permesso 
però  di  studiare  dovea  essere  doman- 
dato a' capitoli,  i  cjuali  non  lo  ricusava- 
no mai  a'  canonici  capaci  allo  studio,  co- 
me narra  Rcbulìe,  in  Prax.  Bene/,  par. 
2,til.  Dispcnsndo  de  non  residendo,  n." 
s^.iNoneravi  un'ordinanza  generale  che 
fissasse  il  numero  de'canonici  studenti, 
ma  bisognava  tener  per  regola  che  vi  do- 
vessi- resl.ue  un  numero  sullicicule  ili  ca- 
nonici [icr  faie  il  Servizio  Divino  in  una 


U  N  I 
maniera  conveniente  al  luogo  e  allo  stato 
delle  chiese,  ed  il  vescovo  era  su  ciò  il 
giudice,  il  che  noia  Barbosa,  De  Canon, 
et  Dig/iit.  cap.  25,  n.°i  1. 1  car.onici  stu- 
denti, che  cambiavano  di  stato  e  ritorna- 
vano al  secolo,  erano  obbligati  a  rolitui- 
re  i  frutti  ch'essi  aveano  percepiti  duran- 
te lutto  il  tempo  in  cui  eranostali  dispen- 
sali dalla  residenza  ,  a  meno  che  non  a- 
vessero  avuto  una  vera  intenzione  di  per- 
severare, e  che  ex  aliqua  causa  evenien^ 
teavessero  cambiato  di  sentiitieuto.  Glos- 
sa in  cap.  Comnùssa  35,  §  Caeteruni,  de 
Elect.  et  Elecl.potest.  in  Sexlo.  1  n  Fran  • 
eia  nel  regno  di  Filippo  li  Augusto  pro- 
priamente cominciò  a  Parigi  a  formarsi 
ì'imivei-sità,  voce  che  spiccò  la  1.''  volta 
o  da'Papi  Innocenzo  HI  e  Onorio  111,  se- 
condo alcuni,  o  nel  regno  di  s.  Luigi  IX 
comincialo  nel  1226.  Certo  è  che  Inno- 
cenzo 111  nel  I  2  I  2  a  mezzo  del  cardinal 
Cnrson  suo  legato,  ch'era  stato  cancellie- 
re dell'università,  le  concesse  uno  statu- 
to di  riforma,  preservando  il  rettore  tlal- 
l'influenza  del  cancelliere  della  cattedra- 
le, che  esercitava  la  sorveglianza  su  tut- 
te le  scuole  della  città,  e  del  vescovo  di  Pa- 
rigi,  il  quale  poi  uè  divenne  arcicaucel- 
liere.  Il  cardinale  fu  ili.°  legalo  che  die 
uno  statuto  in  noujedel  Papa  all'univer- 
sità di  Parigi,  la  quale  per  meglio  stabi- 
lire le  sue  immunità  e  i  suoi  privilegi  e- 
rasi  rivolta  ail  Innocenzo  III,  il  quale  per- 
ciò se  ne  dichiarò  legislatore  supremo  e 
stabili  i  diritti  della  medesima.  Da  questo 
lea)[)o  l'università  di  Parigi  non  ricevè 
ordini  che  diilla  s.  Sede,  ed  i  re  rispetta- 
rono la  veneranda  autorità  che  la  pro- 
teggeva. Questo  favore  pontificio  accreb- 
be la  rinomanza  dell'università,  e  per  gli 
uomini  illustri  die  [)rodus«e  ,  venne  ri- 
guardata come  la  madre  della  saviezza. 
In  essa  conlerivasi  aulicamente  anche  il 
grado  di  maestro  d'arti  tlal  rellore,  do- 
po che  il  candidalo  avea  sostenuto  alla 
tine  ilei  suo  corso  due  esami,  l'imo  innan- 
zi a'professori,  l'altro  innanzi  a  4  esami- 
natoi  i  scelli  dalla  scuola  delle  4  nazioni  e 


I 


^^^  UNI                    299 

sollo  la  presidenza  del  cancelliere, o  sot-  di  nttiibuiigli  Ja  perfella  conoscenza  del 
Io-cancelliere  di  Nostra  Doniin  o  di  quel-  trivlam  e  del  (/iindriviiim.  Si  sa,  che  i  dol- 
io di  s.  Genevieffli.  Se  erano  liconosciu-  ti  del  XII  e  Xlil  secolo  non  possedevano 
ti  capaci,  veniva  loro  da  essi  imposto  il  che  gli  elementi  di  ciascuna  delle  scieti- 
lenetto  di  maestro  d'arti,  e  1'  università  ?c  comprese  in  (juelle  p.irolc,  e  che  le  lo- 
spediva  loro  le  lettere  e  le  patenti  di  (jnel  ro  cognizioni  assai  linntate,  erano  soven- 
grado.  Quest'uso  s'  introdusse  pure  nel-  te  degradate  dagli  errori,  dall'assiudilà, 
l'università  italiane,  e  conferivano  il  ma-  dalla  discorsa  uiagia.  Censì  prima  pure 
gistero  i  vescovi  come  cancellieri  perpe-  di  tali  secoli,  specialmente  in  essi  e  dopo, 
lui  delle  tnedesime,  Il  Cancellieri  nella  fìorironoprofijndi  teologi, canonislie  giii- 
Sfon'a  de' possessi ^  a  p,  4o6,  osserva,  reconsultl.  .\llorchè  verso  la  metà  del  se- 
chela  vesteporlala  dagli  studenti  gesuiti,  colo  XllI  si  cominciò  a  flu'  uso  più  fre- 
prima  d'assmncre  il  mantello  o  ferraiuo-  <|uente  della  lingua  volgare  nell'opere  di- 
Io,  è  l'antica  toga  dell'  università  di  Pa-  Icltevoli  o  istruttive  ,  si  abbandonarono 
rìgi,  ove  studiò  s.  Ignazio,  e  che  fu  adot-  quelle  parole  di  trhniiin  e  di  f/iuirlrh-iii/it 
tata  da'snoi  discepoli,  in  meuìoria  di  ta-  per  sostituir  loro  la  deiKjminazione  del- 
le loro  fondatore.  Nel  regno  di  s.  Luigi  le  7  arti  hherali.  Giovanni  di  llauteville 
IX,  il  suo  confessoi  e  Roberto, nato  pove-  divise  quelle  7  arti  nell'ordine  seguente; 
ramente  in  Sorbona,  villaggio  di  Kran-  l'astronomia,  la  musica,  la  geometria,  la 
eia,  dipartimento  dell'Ardenne  e  diocesi  rettorica,  la  logica,  la  fìsica  e  la  gram- 
di  Sens,  circa  ilia5o  istituì  il  celebralis-  malica.  Fino  dal  secolo  XII  s'insegna  va- 
Simo  collegio  e  facoltà  teologica  di  Sor-  no  nell'università  di  Parigi  il  gius  cano- 
bona  in  Parigi,  pegli  ecclesiastici  di  pò-  nico  e  civile,  la  lìlosofia,  la  nìedicina  e  la 
vera  condizione,  che  vivendo  in  comune  teologia,  e  queste  scuole  erano  già  tanto 
insegnassero  gratuitamente  a'poveri  sco-  frec|ocutale  ,  come  lo  furono  nell'  epoca 
lari.  Egli  fu  dunque  sollo  il  regno  di  s.  del  loro  splendore  quelle  di  Atene  e  di 
Luigi  IX,  che  si  vide  per  lai/  volta  la  Tebe,  in  Grecia  e  neW'Egilto.  Quell'u- 
♦:orporazione  delle  scuole  di  Parigi  asso-  niversilà  ne' suoi  incunnaboli  godeva  di 
mere  e  ricevere  il  titolo  di  uiu\>ersit(),[ìSì-  grandissimi  e  numerosi  privilegi;  i  più  os» 
loia  che  indicava  l'università  delle  scien-  servabili  erano  quelli  di  mandar  deputa- 
ze  insegnate  in  quelle  scuole.  Da  lungo  li  a'Sinodie  Conci/ii  (ìì'c[\\!ì\\  talvolta  di- 
tempo dividevasi  la  totalità  di  quelle  vennero  nocevoli),  di  non  contribuire  ad 
scienze  in  due  parti,  come  già  accemiai  ;  alcuna  imposizione  dello  stato,  di  avere 
jl  TrÌK'ìuni  e  il  (^aadrivium,  Il  triviuiiiy  le  sue  cause  commesse  al  solo  podestà  di 
già  mollo  anticamente  conosciuto,  poi-  Parigi,  che  onoravasi  del  titolo  di  conser- 
chè  se  ne  trovano  degl'indizi  sin  dal  valore  de'privilcgi  dell'univeisità.  Quel- 
\ll  secolo,  comprendeva  le  (àcoltà  della  l'università  era  considerala  come  la  ma- 
grammatica,  la  logica  o  ilialeltica  ,  e  la  die  di  tulle  le  altre  uni  versila  della  Fran- 
retlorica;  il  <y«<7f//-zì'm«j,  espressione  ptu"  eia.  Introdotte  le  Poste,  le  università  di 
antichissima,  impiegata  eziandio  dallo  Parigied'lnglullerra  n'ebberodelle  par- 
stesso  Boezio,  significava  l'unione  delle  4  ticolari  [>egli  studenti.  Nell'uni  versilii  di 
scienze  o  arti  liberali  dell'aritmetica,  a-  Parigi  teneasi  allora  un  metodo  di  veiso 
stronomia,  geometria  e  musica.  Seavve-  da  (piello  che  vi  si  segue  a'ictnpi  nostri, 
niva  che  un  uomo  possedesse  il  trn'iiuii  l  profossori  non  dettavano  sullo  scritlo, 
e  il  aundriviiint,  e^\i  tin  considerato  co-  ma  preparavano  con  molto  studio  le  Io- 
nie una  niente  giunta  al  sommo  grado  vo  lezioni  ,  poi  le  pronunziavano  a  mo' 
di  sapere.  Il  più  grande  elogio  che  si  è  di  arringhe.  Gli  scolari  ne  ritenevano 
credulo  poter  fare  nd  Abelardo  (^^.),  in  quello  che  potevano,  e  sovente  ficevano 


3oo  V2il 

di  perse  delle  corte  annotazioni  per  im- 
piimersene  bene  a  memoria  il  succo;  la 
qnal  maniera  tfinsegoare  si  usa  tuttavia 
a  Padova  e  in  alcun  altre  scuole.  Non  si 
accordavano  allora  i  gradi  accademici  se 
non  a  quelli  clie  insegnavano;  o  cooveni- 
Ta  per  poter  insegnar  beile  lettere  e  fi- 
losofia, aver  studiato  almeno  6  anni,  ed 
nvei  ne  2  {  compili.  Rispetto  alla  teologia 
non  si  poteva  insegnarla,  se  non  dopo  a- 
\erla  studiata  8  anni,  e  all'età  di  35.  L'u- 
niversità di  Parigi  eccettuò  il  dottore 
angelico  s.  Tommaso d' Jtjuino [F.)  òaì- 
la  regola  generale  pel  suo  raro  merito, 
perspicaci tà  d'ingegno  e  sodezza  di  sen- 
no, e  gli  permise  di  professar  la  teologia 
essendo  ne'25  anni:  altri  vogliono  che  ri- 
cevè il  grado  di  dottore  a  3  1  anni.  Quel- 
lo ch'era  nominato  baccelliere  spiegava 
per  un  anno  il  Maestro  delle  Sentenze 
nella  classe  d'iui  dottore,  e  sopra  l'atte- 
stazione di  questo  dottore  sosteneva  rigo- 
rosi esami  pubblici  per  essere  ammesso 
al  grado  di  licenziato,  il  quale  davagli  il 
diritto  d'insegnare  come  dottore.  Impie- 
gava poi  un  2."  anno  a  spiegare  il  .Mae- 
stro delle  iSe/ilciìzc,  dopo  il  quale  ricevea 
dal  cancelliere  dell'università  il  grado  di 
dottore,  e  allora  lenea  scuola  con  un  bac- 
celliere che  insegnava  sotto  di  lui.  Ono- 
rio III  difese  autorevolmente  lo  studio 
del  diritto  civile  nell'università  di  Pari- 
gi, ed  approvò  la  congregazione  de'C^- 
iionici  regolari  della  Falle  degli  Sco- 
lari^V.),  istituita  da  4  professori  e  da 
37  scolari  della  medesima  università.  Nel 
1229  r  università  '^''"  potendo  ottener 
{giustizia  per  alcuni  scolari  uccisi  ila'sol- 
dati,  tralasciò  le  sue  lezioni  pubbliche,  e 
parte  rilirossi  a  Reims,  parte  ad  Angers. 
Fu  allora  che  i  domenicani  si  fecero  gra- 
duai e  e  ottennero  dal  re  il  permesso d'in- 
.sejjnaie  in  Parigi  ,  donde  ebbero  origine 
ledilferenze  che  l'ordine  ebbe  poi  co'pro- 
fessori  dell'università.  Nel  1 233  questa 
venne  riformata  e  ristabilita,  ma  poi  e- 
inanò  un  decreto  per  injpediie  a'regola- 
n  d'avere  più  d'una  cattedra  di  teologia 


UN  I 
in  Parigi,  afTìne  di  opporre  la  dottrina 
cattolica  all'eresiale  le  die  a  reggitore 
il  cancelliere  della  cattedrale:  Papa  Gre- 
gorio IX  dotto  nell'arti  liberali,  insigne 
nella  giurisprudenza,  nelle  sagre  lettere  e 
nell'eloquenza,  nel  i  234  ^^'^^  pubblicare 
le  Decretali  {F^),  fatte  raccogliere  da  s. 
Raimondo  di  Pegnafort,  perchè  si  usas- 
seronell'oniversità,  nellescuole  e  da'giu- 
dici,  vietando  altre  raccolte. Indi  nel  i2  33 
confermò  l'università  di  Tolosa  {F.),  al- 
tri privilegi   poi  le  concessero  Giovanni 
XXII,  e  Innocenzo  VI  che  l'ampliò.  In-        _ 
nocenzo  IV,  per  la  sua  scienza  legale  chia- 
mato padre  del  diritto  e  monarca  delle 
divine  e  umane  leggi,  chiamò  universi- 
tà lo  studio  di  Siena  {F.),  e  viene  cele- 
brato dal  Carafa  primario  fondatore  del- 
l' Università  Romana  (F.)  j  ma  vera- 
mente egli  fu  benemerito  del leiyc^/oZe^^/e^ 
s.  Palazzo,  non  diverse  dallo  studio  o  u- 
lìiversità  della  Curia  Romana,  bensì  dal- 
lo studio  di  Roma  pubblico;  poiché  le 
scuole  Palatine  o  studio  della  Curia,  se- 
guivano i  Papi  dove  furono  costretti  ri- 
siedere per  strane  vicende,  eil  esso  era  di- 
verso e  separato  dallo  studio  pubblico  di 
Roma,  come  ben  distingue  il  Renazzi.  Già 
in  Roma  l'encomiato  Innocenzo  III  vi  a- 
vea  mirabilmente  ravvivato  gli  studi, spe- 
cialmente ecclesiastici,  promovendo  sin- 
golarmente quelli  della  teologia  e  del  gius 
canonicOjChiamandoin  Roma  e  premian- 
do uomini  insigni  nell'una  e  nell'altra  di- 
sciplina.  Innocenzo   IV   proteggendo  le 
scienze,  fece  risorgere  in  Roma  gli  sludi 
legali,  aggiungendo  alle  scuole  palatine 
rinnovale  da  Onorio  III  e  colle  facoltà  di 
teologia  e  s.  Scrittura, quelle  ancora  delle 
leggi  civili  e  canoniche.  Oltre  l'universi- 
tà di  Piacenza  (F'.)da  lui  fondata,  tutte 
quasi  le  altre  università,  che  allora  fiori- 
vano, risentirono  i  proficui  effetti  del  suo 
dotto  patrocinio,  e  ne  riportarono  privi- 
legi e  onori.  Tra  esse  particolarmente  vol- 
le   distinguere  le  due  allora  più  famose 
università,  quella  cioè  di  Parigi  e  cpiella 
di   Bologna.  A  questa  ultima,  seguendo 


U  N  I 

l'estnipio  (li  Gregorio  IX.  diresse lecosti- 
liizioiii  che  pubblicò  nel  concilio  genera- 
le di  Lione  1  nel  1245.  La  facoltà  teolo- 
gica di  Parigi  dopo  aver  condannato  la 
pluralità  de' benefizi  ecclesiastici,  decise 
iieli25o  che  non  veniva  permesso  con- 
fessarsi a  chicchessia,  senza  la  licenza  del 
proprio  curalo:  i  domenicani  non  essen- 
dosi voluti  sottomettere  alla  decisione, 
uè  conformarsi  agli  statuti  dell'universi- 
tà, furono  esclusi  dal  suo  corpo ,  perciò 
essa  impegnando  con  circolare  lutti  i  ve- 
scovi del  regno  a  soccoirerla  contro  tali 
religiosi.  Questa  persecuzione  fu  comune 
a'francescani,  e  derivò  dal  sapere  e  dalle 
virtù  colle  quali  i  due  ordini  eiansi  pro- 
cacciata la  stima  universale.  Ne  prese  e- 
nergicame  u  le  le  difeseAlessandiolV,  pro- 
leggendo i  privilegi  de'frati  Mendicanti, 
e  perchè  fossero  i  domenicani  e  francesca- 
ni riammessi  nell'università,  e  poi  gli  riu- 
scì colla  sua  fermezza ,  proibendo  e  fa- 
cendo bruciare  i  libri  contro  di  essi  pub- 
blicati. L'università  di  Salamanca  (/'.) 
di  Spagna  nel  regno  di  Leon,  trasferita 
ùa  Palenciaòixì  re  s. Ferdinantlo  HI,  una 
delle  prime  4  d'Europa,  emula  di  quella 
di  Parigi  per  le  materie  di  religione,  nel 
1255  Alessandro    IV  la   cortferniò  con 
bolla,  nella  quale  concesse  licenza  a  quelli 
che  vi  sarebbero  ricevuti  dottori,di  profes- 
sare in  tulle  l'universilà,  eccettuale  però 
quelle  di  Parigi  e  di  Bologna.  Ui  bano  IV 
Del  I  261  eresse  canonicamente  l'universi- 
tà diPtì'<7oi'fl(/^.),  icui  primordi  del  I2CO 
vennero  consolidati  pe'privilegi  accorda- 
ti già  da  Federico  11.  Papa  Martino  IV 
riformò  l'università  di  Sorbona  in  Pari- 
gi, e  confermò  quanto  era  slato  slabililo 
nel  121  5.  intorno  a'Iibri  d'Aristotile  dal 
legato  d'Innocenzo  111,  cioè  il  divieto  di 
leggerli  ,  permellendusi  però  1'  insegna- 
iDento  dtlia  sua  dialettica  0  logica.  JN'el 
1 287  d'ordine  di  Onorio  IV  si  comincia- 
rono a  insegnare  nell'uuiversilà  di  Pari- 
gi, in  cui  egli  avea  studiato  con  gran  pro- 
fillo,  la  lingua  araba  e  altre  orientali,  ue- 
cessarie  per  isUuire  nella  fede  i  saraceni 


U  i\  I  3oi 

e  gli  icismalici  dell'oriente.  Papa  Nicolò 
IV   concesse  privilegi  all'università  di 
Co7///Z'/Y/,  istituì  la  in  Lisbona  (\a\it  Idm- 
nisio;  eresse  runiversilàdii1/rt(;c/77/^(/'.), 
poi  conlèrmala  e  privilegiala  da  Paolo 
lll;fondòquella  di  jyGnl/jt'llicr{r.),{:\l- 
là  ch'egli  disse  nel  suo  di[)loma  nata  lat- 
ta pegli  sludi  ,  ed  ove  gli  aiabi  ver.-o  il 
1  iboaveano  fondato  unascuoladimedi- 
Cina  e  fu  lai. "ad  avere  in  Europa  ih." 
giardino  o  orto  botanico,  necessario  alle 
universilà.  Alcuni  vogliono  che  Nicolò  IV 
trasferendo  in  Lovanio  il  collegio  Aincu- 
riense  istituisse  V  L iiivirsilà  di  Lwnnio 
(/  .);  altri  però  l'attribuiscono  a  Mai  lino 
V,  o  almeno  la  conferma.  Considerando 
il  dottissimo  Bonifacio  Vili,  celebre  giu- 
reconsulto, che  dimorando  i  l'api  altro- 
ve, Roma  restava  priva  delle  scuole  pa- 
latine aumentale  da  Innocenzo  IV,  cioè 
dell'  L  niversilà  dello  studio  della  Curia 
Romana,  ebbe  la  gloria  nel  i  3o3  di  fon- 
dare l' Università  Romana  [P  .) o  pubbli- 
co studio  dell'Archiginnasio  dello  la  Sa- 
pienza.InollreBonifacio  VI  li  fondò  l'C-W- 
irrsità  d'Avignone  [F.),io\o  privilegiala 
daCarloll  contediProvenza  e  re  diSitiliaj 
ed  isti  tu'io  confermò  quella  di/Vrwo(  A'.), 
di  cui  furono  Eugenio  IV  benefattore, 
Calisto  111  confera.atore,eSisto  V  lestilu- 
tore,ordinaiidoconsua  bolla  che  fosse  ric- 
ca di  privilegi,noientedidotti  istitutori  e 
che  si  restaurasse  l'edificio  per  essa  de- 
stinato nella  piazza  principale.  Il  succes- 
sore Benedetto  XI  ,  per  togliere  la  con- 
troversia eccitata  nell'accademia  di  Pa- 
rigi, dichiarò  che  non  erano  obbligali  a 
tornare  a  confessarsi  a'loroparrochi,quel- 
li  che  già  avessero  confessali  i  loro  pec- 
cati a  monaci o  aqualunquealhasorle  di 
religiosi.  Per  sua  morte  eletto  neli3o5 
il  francese  Clemente  V  assente  dal  con- 
clave, per  compiacere  le  trarne  nefande 
di  Filippo  IV  re  di  Francia,in  questa  sta- 
bilì la  residenza  pontificia,  poi  fissandola 
in  Avignone, cou  deplorabili  conseguenze 
pe'mali  gravissimi  da  cui  ne  leslòafllilta  e 
desolata  la  Chiesa.  Dichiarò  studio  gene- 


3o: 


U  N  I 


rale  quello  di  Pcms^ia  {F.),  e  nel  i3o7 
confermò  l'imi  versila  crO/cr///5(/  .).JNel 
concilio  i,'enerale  che  Clemenle  V  cele- 
brò nel  i3i  I  in  T  ienna^  ordinò  a  insi- 
nnnzione  pr(il>al)ilnienle  del  linomatissi- 
nio  rrancescfuio  Raimondo  Lidio  di  ÌMa- 
jorta,  famoso  scrillore  e  orientalista  det- 
to il  Dottore  illuininato,  clie  si  aprisse- 
ro in  alcune  più  illustri  università  pub- 
)j|iche  scuole  di  lingue  orientali  per  in- 
telligenza delle  divine  scritture,  cioè  l'a- 
labica,  l'ebraica  e  la  caldaica,  come  nel- 
le università  di  honia,  di  F(/rigi\  di  Ox- 
foril.  di  Boìiigna  ,  di  Salamanca.  Av- 
verte il  Renazzi,  che  Clemenle  V  non  no- 
minò già  l'università  dello  studio  di  Ro- 
ma, che  in  tale  città  stabile  era  necessa- 
riamente e  sempre  permanente;  ma  disse 
hen>\iihiriin}rfue  Romaìiani  Ciiiiain  ve- 
sìdeve  conligeritj  i]a\  quel  modo  di  dire 
chiaramente  rilevasi  ,  the  il  Papa  parla 
precisamente  delle  scuole  Palatine  o  stu- 
dio della  Curia,  che  seguiva  il  Papa  do- 
vunque andasse  a  risiedere,  anche  oltre- 
monti. La  romana  università  infatti  per 
quasi  due  secoli  dopo  lai."  sua  fondazio- 
ne non  ebbe  catleilre  e  maestri  di  lingue 
orientali,  come  avrebbe  dovuto  avere  sin 
dalla  promulgazione  della   decretale   di 
Clemenle  V,  se  questa  riguardato  aves- 
se non  già  lo  studio  della  Curia,  ma  ben- 
sì lo  studio  proprio  e  peculiare  ili  Roma. 
Giovanni  XX il   indirizzò  all'università 
d'Avignone,  ove  dimorava,  e  non  di  Ro- 
logna  come  vogliono  alcuni ,  il  7.°  libro 
delle  decretali  formato  dal  predecessore 
Clemente  V,  in  seguito  al  6."  di  Ronifa- 
ciò  Vili,  ed  a'precedenli  5  di  Gregorio 
IX,  e  ne  prescrisse  l'osservanza  quale  leg- 
ge. Nel  iSao  concesse  privilegi  all'uni- 
versità di  Dublino  {F.),  nel  i  332  fondò 
quella  di  Caliors  {F.)  sua  patria,  e  nel 
1339  gli  studi  generali  di  Ferona  e  di 
Grenoble  (J\),  Clemente  VI,  già  prov- 
■visore  della  Sui  bona,  eresse  e  privilegiò 
r  università  di   /-Vrcz/sr  f/^.j  ,  approvò 
quella  di  Visa  (7  •.)  equella  pure  di  Pra- 
ga (/■-'.).  Papa  Urbano  V,  profcssoie  in- 


U  N  I 

signe  de'canoni,  protettore  delle  scienze  e 
de'Ietlerati  ,  generoso  cogli  studenti,  dei 
quali  ne  mantenne  continuamente  1000 
in  diverse  nniveisilà  e  accademie,accordò 
privilegi  airtuiiversità  di  Cracovia  [T' .), 
altri  ricevendoli  da  Ronifacio  IX;  ed  isti- 
luì  quella  di/ 7e/i/«7d*Austria,dimoslran 
dosi  proteggilore  dello  studio'geuerale  di 
Padova,  eziandio  colla  facoltà  teologica. 
1 1  successore  Gregorio  XI,  che  a  vea  appre- 
so gli  sludi  all'università  di  Perugia,  con- 
siderando che  la  residenza  papale  in  A- 
vignone  era  in  esilio,  indecorosa  e  fuori 
del  suo  luogo  naturale  e  indipendente, 
con  applaudila  determinazione  nel  1877 
la  restituì  a  Roma,  ove  morì.  Gli  fu  dato 
in  successore  l'italiano  Urbano  VI,  con- 
tro il  quale  tosto  si  ribellarono  i  cardina- 
li francesi,  ed  opponendogli  l'antipapa 
Clemente  VII ,  dierono  origine  al  fune- 
sto ,  indomabile  e  grande  Scisma  {T  .) 
d'occidente,  sostenuto  dal  falso  Papa  in 
Avignone.  Così  formaronsi  due  Ubbidien- 
ze (F.),  la  vera  in  Roma,  la  scismatica  J 
in  Avignone.  I  fedeli  incerti  a  chi  ubbi-  ^ 
dire,  trascinali  dall'ambizione,  dalle  pas- 
sioni e  dallcillusioni  de'Ioro  principi, buo- 
na parte  seguì  l'ubbidienza  Avignouese, 
in  uno  alla  Francia,  alla  Spagna  e  ad  al- 
tri regni.  Le  università  pure  furono  di- 
vise nella  credenza,  e  colle  loro  dispute 
cavillose  atlcntarouo  all'autorità  poiilid- 
cia  e  non  poche  alimentarono  lo  scisma. 
Ui  bano  VI  eresse  l'università  di  Cinque 
Chiesej  quella  di  Colonia  (F.)  con  am- 
plissimi privilegi,  come  quella  di  Parigi; 
confermò  quella  i\' fleidelberga  (7^^.),  i- 
stituita  da  Reuedetto  XII  ,  ricevendo  al- 
tre confern)e  e  concessioni  da  Ronifacio 
IX,  Paolo  III  eGiulio  III.  L'antipapa  Cle- 
mente VII  neh  388  approvò  1' universi* 
là  d'  Perfori  (7  .),che  Urbano  VI  rico- 
nobbe e  privilegiò  neli38r),  avendo  ab- 
bandonato lo  scisma.  Reuedetto  XIII  suc- 
cessore neir  anlipapalo,  anch'  egli  volle  ■ 
confermare  l'universilà  di  Torino  [)  .), 
perchè  il  conte  Lodovico  s'  ingannò  per 
crederloPapa.  dichiarando  il  vescovodel- 


U  \M 

la  cillà  cancelliere,  e  che  alla  siin  presen- 
za o  del  suo  delegalo  si  dovessero  coiife- 
lire  i  gladi  accademici;  divenulogli  (loi  a! 
conle  diibhioso  l'anlipontificato,  volle  la- 
re confermare  l'università  da   Giovanni 
A'XIII;  finché  il  più  saggio  dura  Amedeo 
vili  invocò  una  più  legillicna  sanzii    e 
da  Eugenio  H',  Lencliè  alla  sua  volta  gli 
si  ribellò  accettando  il  pseudo-ponlinca- 
lo  col  nome  di  Felice  V.  All'  universiià 
di   Ferrara  [T.)  die  l'approvazione  e  le 
costituzioni  Bonifacio  IX,  che  altre  puie 
ornò  di  prerogali\e.  ^'el^iuterpontificalo 
dopo   il  quale  Bonifacio  IX  venne  csahalo 
successore  di  Libano  VI,  i  dottori  della 
Sorbona, fra'quali  noiivanoPielrod'Ailly 
ed  Egidio  di  CaiDpos,  proposero  de'mcz- 
ù  per  leroiinare  loscisma,  che  ripuguan- 
do  oli*  ambizione  del  pseudo  Clemente 
VII  riuscirono  inutili.    Però  tale  Iralla- 
to   gli  produsse  tanta   malinconia  che  il 
condusse  al  sepolcro.  Il  successore  Bene- 
detto XIII  si  mostrò  egualmente  tenace 
sostenitore  dello  scisma,  rigettando  tutte 
le   pratiche  fattesi  per   estinguerlo.  Il  re 
di  Francia  lo  minacciò  d'al)l)andonarne 
l'ubbidienza,  e  l'antipapa  fulminò  la  sco- 
munica contro  quelli  che  si  separassero 
da  lui.  Quindi  avendo  la  Sorbona  piopo- 
sle  alcune  proposizioni    ititoiiio  a   que- 
st'affare, dichiarò  Benedetto  XIII  ereti- 
co ,  scismatico  ,  pertui  liatore  della  pace 
del  cristianesimo,  e  perciò  da  non  pc^ler- 
si  chiamare  né  Papa  né  cardinale,  anzi 
essere  meritevole  di  giusto  castigo  seve- 
ro que'di  sua  ubbidienza.  Avca  promes- 
so GregoiioXll  in  conclave  di  non  crea- 
re cardinali  sino  all'estinzione  dello  sci- 
sma ;  ma  poi  ciò  non  osservando,  i  cardi- 
nali vecchi  l'abbandonaiono  e  con  (|uel 
li  dell'  antipapa  si  riunirono  in  sinodo  a 
Pisa,  per  provvedere  all'unilà  della  Chie- 
sa, considerando  las.  Sede  come  vacante 
per  l'iuceitezza  del  vero  Papa.  Esso  pe- 
rò fece  più  male  che  bene  ,  accrebbe  lo 
.sciama  invece  d' estinguerlo,  giacché  la 
Chiesa  in  Gregorio  XII  avea  il  suo  ca|ìO, 
senza  del  quale  non  polevasi  adunale  le- 


U  X  !  3o3 

giltimo  concilio,  non  potendo  far  da  giù* 
dice  se   noti  chi  è  vcraiiienle  superiore. 
Tiiltavulta  ivi  furono  condannali  e  de- 
po^li  il  legiHimo  (<regorio  XII  e  il  pseu- 
do Benedetto  XIII,  e  col  sulTiagio  de'car- 
dinali  e  de' |iseudi)-cardiiiiili  de'due  col- 
legi a'?.6  giugno i4of)  fu  eletto  .\lessan- 
dro  \  ,  il  quale  dopo  aver  conferuiato  l'u- 
niversilà  di  Lipsia  nella  Sassonia,*:  \'n\- 
lo  poc'allro,  morì  nel  i  4 1  o  ed  ebbe  a  suc- 
cessore Gio\anni  XXIII.  Ria  non  essen- 
do neppui  e  questo  giunto  ad  essere  rico- 
nosciuto da  tutto  il  monilo  cristiano,  in 
cambio  di  due  si  ebbero  allora  tre  conten- 
denti al  papato.  La  cristianità  rimase  di- 
visa in  3  ubbidienze:  la  Spagna,  lu  Sco- 
zia ,  r  isole  di  Corsica  e  di  Sardegna  ,  le 
conlte  di  Foix  e  d'Armagnac,  colle  loro 
uni  versi  tà,  riconosceva  no  lienedcttoX  111; 
la  Bomagna,  parte  del  regno  di  ÌNapoli, 
la  Baviera,  il  Palaliiiato  dtl  Beno,  i  du- 
cati  di    Bruiisvvich   e  di    Launeburg  ,  il 
landgravio  d'  Assia,  1'  elettorato  di  Tre- 
veri,  e  altre  città,  università  e  vescovi  di 
Germania  ubbidivano  a  Gregorio  Xll;la 
Francia,  l'Inghillerra,  l'Ungheria,  la  Po- 
lonia, il  Portogallo  ,  e  la  maggior  parte 
dell'Italia  e  della  Germania,  colle  loro  u- 
niversità,si  erano  sottomessi  a  Giovanni 
XXIII.  In   tale  lagrimevole  slato  erano 
le  cose,  quando  per  l'istanze  e  le  pratiche 
di  Sigismondo  imperatore  e  re  d'L'nghe- 
I  ia,  Giovanni  XXIII  intimò  il  concilio  di 
Costanza,  come  continuazione  del  sino- 
do Pisano,  per  un  triplice  scopo.  Gli  er- 
rori de'//  iclr/Jìsli  eó  /  vs///,  la  riforniti 
de' pubblici  costumi ,   l'estinzione  dello 
scisina.  A'  5  novembre  i4'4  Giovanni 
XXIII  ne  fece  la  solenne  apertura.  Ol- 
tre i  cardinali  e  i  vescovi   delle  3  ubbi- 
dienze, massime  di  Giovanni  XXIIi,  di 
nìano  in  mano  vi  accorsero  con  Sigismon- 
do g<an  numero  di  principi  alemanni  e 
d'ymbascialori  d'altre  corti,  e  un  nume- 
ro sterminato  di  dottori  delle  più  celebri 
università,  e  fra  questi  il  famoso  Gcrson 
(/  .)  cancelliere  di  quella  di  Parigi.  I  pa- 
dri non  vedendo  altro  modo  di  pacifica- 


3o- 


UN  I 


re  hi  Chiesa,  vennero  nella  sentenza  che 
i  3  coiilendenti  dovessero  cedere  il  ponti- 
ficato. Giovanni  XXIII  lo  giurò  e  poi  fug- 
gì nella  Ss-izzera  (F.),  onde  tempestose 
e  tunìultunrie  fuiono  quindi  le  sessioni, 
concitate  da  pazzi  e  inverecondi  sermo- 
ni di  dottori  universitari.  A'  ag  maggio 
j4i5,con  istrana  sentenza,  e  alta  disap- 
provazione di  Francia,  Giovanni  XXIII 
fu  deposto:  cosi  l'assemblea  di  Costanza, 
continuazione  della  Pisana,  disfece  1'  o- 
pera  delle  sue  mani.  Gregorio  Xil  non 
attese  per  se  l'improntitudine  dell'assem- 
blea, e  mostrando  una  dignità  veramen- 
te propria  d'un  Pontefice  legittimo,  pre- 
\ia  la  condizione  accettata  ti'auloiizzar 
lui  l'illegittima  assemblea  di  Costanza 
a  procedere  da  sinodo  legale,  a'4  luglio 
■viiluosamente  rinunziò  il  papato.  Quin- 
di il  concilio  a'26  luglio  depose  e  scomu- 
nicò Benedetto Xlll.  Procedendo  poi  al- 
l'elezione del  nuovo  Papa,  l'i  i  novem- 
brei4«7  i  cardinali  co'  3o  deputati  del 
concilio  con  pienezza  di  voli  esaltarono 
^Martino  \ ,  il  quale  venendo  riconosciu- 
to da  tutto  il  mondo  cattolico ,  estinto  lo 
scisma ,  restituì  l'unità  alla  lacerata  Chie- 
sa. Il  sinodo  di  Costanza  fatalmente  fu 
troppo  facile  ad  accogliere  nel  suo  seno 
una  turba  immensa  di  dottori  universi- 
tari, che  colla  loquacità  della  disputa  vi 
recarono  un'arditezza  d'opinare  sbriglia- 
to: esso  allontanandosi  dall'uso  di  tulli  i 
concili!  precedenti,  rimutò  la  forma  del 
suffragio,  e  volle  si  votasse  non  per  capi, 
ma  per  nazioni;  dopo  la  fuga  di  Giovan- 
ni XXIII,  nella  3."  e  5.'  sessione  pretese 
di  definire  tumultuariamenle  la  superio- 
rità del  concilio  sopra  il  Papa  ,  cioè  nel 
caso  di  sciama  e  di  dubbio  Papa  e  non 
di  Papa  cerloe  generalmente  riconosciu- 
to, per  farsi  strada  alla  deposizione  del 
fuggilo  che  fin  allora  avea  riconosciuto 
per  vero  Papa.  Ma  l'infallibililà  de'con- 
cilii  viene  dall'assislenza  divina;  quest'as- 
sistenza non  è  siala  promessa  a'baccellie- 
ri  e  dottori  deH'uiiiversità,  ma  a'succes- 
fiori  degli  AposlolijCioè  a'vescovi  cui  spet- 


U  N  I 
ta  il  definire,  adunati  nel  nome  di  Cristo 
e  per  l'autorità  del  suo  Vicario  in  terra. 
Non  mancarono  scrittori  che  vitloriosa- 
menle  impugnarono  l'audacia  degli  uni- 
versitari ,  e  le  invereconde  e  semi-ereti- 
cali dicerie  del  Gerson.  Col  consenso  di 
BJurtino  V  nel  i4i8  venne  fondata  l'u- 
niversità di  Copcnaghen[V.)  nella  Dani- 
marca, che  poi  Sisto  IV  ornò  de'privilegi 
di  quella  di  Bologna;  così  neli4i9fue- 
retta  1'  università  di  Rostock ,  città  del 
granducato  di  MeckIenburg-vS'r/ìAvc//«. 
Nel  1423  confermò  l'università  di  Dol 
(Z'.),  fondata  da  Filippo  il  Buono  duca 
di  Borgogna,  poi  trasferita  a  Besancon;  e 
Deli43i  approvò  l'università  fondata  da 
Carlo  VII  in  Poitiers  {T'^.),  che  altri  at- 
tribuiscono a  Eugenio  W .  Questo  Papa 
approvò  l'università  di  Caen,  già  capita- 
le d^ll^  bassa  Normandia  (ove  da  antico 
tempo  si  festeggiò  con  accademie  celebri 
l'Immacolato  Concepimento  di  Maria,  il 
che  ricordai  nel  voi.  LXXIII,  p.  5i),  fon- 
data dagl'inglesi  nel  1 436  sotto  il  regno 
d'Enrico  VI  re  d'Inghilterra;  raa  ricupe- 
rata la  città  da  Carlo  VII  re  di  Francia, a 
sua  istanza  la  riconlérmò  Nicolò  V  eoa 
bolla  del  i45i  e  privilegi.  Ad  Eugenio 
IV  pure  si  attribuisce  nel  i44o  il  p'in- 
cipio  dell' università  di  Bordeaux  [T'.)^ 
che  altri  dicono  istituita  o  ampliata  dui 
re  Luigi  XI  nel  1472-  Celebrandosi  io 
Basilea  il  concilio,  quale  continuazione  di 
quello  di  Costanza,  ed  ove  pure  essendo 
concorsi  un  gran  numero  di  dottori  uni- 
versitari, tosto  il  concilio  si  mostrò  av- 
verso a  Eugenio  IV  ,  e  finì  col  divenire 
conciliabolo,  eleggendo  antipapa  Felice 
Vdi  Savoia\r.).^\a  Eugenio  IV  gli  op- 
pose il  concilio  generale  di  Ferrara  e  Fi- 
renze, e  scomunicò  i  basileesi  e  l'antipa- 
pa. Nella  sess.  3i  del  i438  il  sinodo  di 
Basilea  fece  questo  decreto  sui  graduati. 
"  Li  collalori  saranno  tenuti, subitochèsi 
presenterà  l'occasione,  di  nominare  per 
canonico  un  dottore  o  baccelliere  in  teo- 
logia, che  abbia  studiato  i  o  anni  in  qual- 
che università  privilegiala,  per  far  delle 


U  N  I 
legioni  due  volle  la  seltìmariti.  Inoltre, 
in  ogni  chiesa  catledrale,  ovvero  collegiu- 
l.i,  si  dark  la  3.'  parte  delle  prebende  ai 
graduali,  doUoii,  licenziali  o  baccellieri 
in  qualche  facollà;  in  guisa  che  il  i .°  be- 
iiefizio  vacante  in  ogni  chiesa,  sarà  dulo 
a  un  graduato,  poi  quello  che  vacherà  do- 
po i  due  seguenti ,  e  cosi  in  seguilo.  Lo 
stesso  si  osserverà  riguardo  alle  dignità, 
I  curati  delle  città  luuiale  saranno  ahne- 
no  professori  nell'arti  liberali.  Tulli  quel- 
li che  hanno  le  qualità  richieste  saranno 
tenuti  a  dare  i  loro  nomi  ogni  anno  in 
quaresima  a'collalori  de'beneflzi,  per  a- 
\erci  diritto ,  altrimenti  la  loro  pronio- 
zionesarà  nulla.  I  benefizi  regolari  saran- 
no dati  a'  regolari  d'abilità".  In  seguito 
vedendo  Felice  V  che  era  riconosciuto 
soltanto  da'suoi  stati  di  Savoia  e  Piemon- 
te, dalla  Svizzera, da  parie  della  Polonia 
e  da  diverse  università  ,  come  da  quella 
di  Cracovia,  rinunziò  nel  1 449  l''"'l'p3' 
palo  e  prestò  ubbidienza  a  Papa  Nicolò 
V.  Questi  successivatnenle  istituì  o  con- 
fermò e  concesse  privilegi  alle  università 
di  BaiTelloìia{J  .),i\ì  Tre\'cii[T'.)con- 
fermala  poi  da  Sisto  IV, di  f^aisou  {f  .), 
di  Bcsancon  (/^  •);  ornò  di  privilegi  quel- 
la di  Cambridge  (/  .) ,  e  confermò  1'  u- 
iiiversità  di  Glasgow  (f.)  già  sede  ve- 
scovile e  ora  vicariato  apostolico  di  A'o- 
zia,  ove  ne  riparlai.  Il  successore  Calisto 
111  neli4^C  approvò  l'università  di/w7- 
litigo (f.)  in  lirisgovia, quella  di  Greifs- 
\\  alde  o  Giypswaldl  in  Ponieruuia  ora 
della  Prussia,  e  l'università  di  Gralz  nel- 
la Sliria,  che  Gregorio  XIII  rinnovò  e  af- 
fidò a'gesniti,  e  Sisto  V  conferuìò  con  bol- 
la neh  585.  Papa  Pio  li  nel  1459  fondò 
r  università  di  Basilea  (P.)  nella  Sviz- 
zera, e  d'  Ingolstadt  nella  Baviera  ad  i- 
stanza  del  duca  Luigi,  poi  nel  1800  tra- 
sferita a  Landshut,  ma  poco  dopo  passò 
a  Monaco  capitale  del  regno.  Di  piìi  Pio 
li  a  preghiera  del  duca  di  Borgogna  i- 
slitu\  r  università  di  Nantes  i^f.)  nel 
j46o.  Sisto  IV,  già  celebre  professore  di 
teologia  e  filosofia  in  diverse  universilù, 

VOL.   LXXXIII. 


U  N  I  So"; 

nel  1 477  fondò  quella  di  Magonza  {T".). 
Avendo  Sisto  IV  proibito  di  muovere 
dispula  suir  Immacolata  Concezione  di 
Maria  Vergine,  finché  la  Chiesa  non  a- 
vesse  su  cpiesto  punto  pronunziato  il  suo 
sentimento  (lo  pronunziò  nel  i85i,  e  lo 
celebrai  nel  voi.  LXXIII,  p.  4'?-),  benché 
favorevolmente  avessero  decretato  i  con- 
cilii  di  Basilea  e  d'A  vignone, e  l'uni  versila 
di  Parigi  ne  avesse  abbracciato  il  decreto. 
Dipoi  nel  i4'J7  Giovanni  Vero  teologo 
di  Parigi  avendo  ardilo  di  dichiarare  in 
pubblico,  che  Maria  fu  concepita  nel  pec- 
calo (jriginale,  ne  nac(pic  tanto  scand.do, 
che  r  universilà  di  Parigi  Io  costrinse 
a  ritrattarsi  pubblicamente,  e  prescrisse 
con  suo  edificante  decreto,  fallo  poi  an- 
cora da  altre  38  università,  come  in  un 
panegirico  affermò  il  celebre  p.  Sci^neri 
gesuita  (fra  le  (piali  quelle  di  Colonia, 
Magonza,  Vienna,  Valenza,  Salamanca, 
Alcalà,  Lovanio,  Barcellona  ,  Evora , 
Coimbra),  che  nell'avvenire  ninno  fosse 
ammesso  al  grado  di  dottore  nell'univer- 
sità di  Parigi,  se  prima  non  preslava  il 
giuramento  di  difendere  1'  Immacolata 
Concezione  fino  a  spargere  il  proprio  san- 
gue. Nel  x5o2  Alessandro  VI  eresse  l'u- 
niversilà  di  Wittentberga  in  Sasw/iia, 
e  (juella  di  Fraiicfort,  iAm  nel  i5oG  ap- 
provò Giulio  II.  Questo  Papa  concesse 
privilegi  all'uni  versila  d' l'rhino  (A'.),  che 
uieglio  costituì  Clemente  X.  Nel  secolo 
XVI  già  esisteva  r  università  di  Messi- 
na ;  e  ne'primi  anni  di  esso  il  celeberri- 
mo cardinal  Xinieiics  (f^.),  allo  studio 
ò'.Jlcalà  iVUeiiares  (V .)  fece  dare  il  ti- 
tolo d'  università,  e  vi  stabilì  numerose 
cattedre,  sul  modello  di  cjuella  di  Pa- 
rigi, onde  viene  riputato  suo  fondato- 
re munificenlissimo.  Leone  X  celebran- 
do il  concilio  di  Laterano  V,  vietò  la 
pubblicazione  de'  libri  prima  di  essere 
aiiprovali  da' vescovi,  ed  in  Roma  e  suo 
dislrelto  dal  vicario  di  Pioma  e  dal  p. 
maestro  del  s.  palazzo,  col  disposto  del- 
la bolla  Inlcr  soliciluclines,  de'  4  ^^o' 
gio  1 5 1 5,  Bull.  Pìoin.  t.  3,  par.  3,  p.  409- 
20 


3oG  r:  N  r 

E  coiulaiinninlola  falsa  senfenya,  die  af- 
feiina  essere  l'anima  razionale  mo!  lale, 
onpiiip  unica  in  liHli  gli  uomini,  ordinò 
a  tulli  i  professori  di  filosofia,  che  pro- 
vassero l'immortalità  dell'anima  anche 
co'piin<'ip''  filosofici,  a  seconda  del  di- 
chiarafocolla  holla  apostolici  regiminis, 
de' 19  dicembiei5i3,  Bull.  Rem.  t.  3, 
par/3,p.  393.  Neh  5i  5  confermò  i  pri- 
vilegi dell'università  di  Francfort,  e  nel 
sno  pontificato  vide  nascere  1'  idra  del- 
l'eresia Luterana,  la  quale  fece  preva- 
licare l'università  di  Wittemberga  e  tan- 
te altre  divenute  perniciose  cattedre  di 
pestiferi  errori.  Insorto  a  osteggiar  la 
Chiesa  il  suo  fiero  avversario,  il  Razio- 
jialismo  (F.),  che  concepito  dalle  uni- 
versità d'  Oxford  e  di  Praga,  ambedue 
già  favorite  con  privilegi  da' Papi,  naccpie 
e  crebbe  sotto  la  tutela  dell'eresiarca  Lu- 
tero e  degli  altri  sedicenti  riformatori  per 
ingigantire  poi  e  menar  stragi  sempre  più 
orrende  all'  ombra  de'  filosofastri  del 
XVllI  secolo.  Clemente  VII  ad  istanza 
del  cardinal  Alberto  di  Brandeburgo  ar- 
civescovo di  Magdeburgo,  nel  i53i  isti- 
tuì r  università  di  Halle  nella  Sassonia, 
ora  città  della  Prussia.  Enrico  Vili  re 
d'Inghilterra  nella  sua  giovinezza  si  mo- 
strò religiosissimo,  e  della  cattolica  fede 
così  tenero  e  zelante,  che  uscì  in  campo 
a  difenderla  colla  spada  dentro  il  suo  re- 
gno e  fuori  colla  penna,  scrivendo  un  li- 
bro a  difesa  de'  Sagrawcnti  contro  l'e- 
resiedi  Lutero;  provando  egli  la  Monar- 
chia della  Chiesa  Liiiversale  esser  da 
Dio  costituita  nel  Romano  Pontefice,  dal 
quale  ottenne  il  titolo  di  Difensore  della 
Fede  (^.).  Ma  dipoi  datosi  a  vita  scor- 
rettissima ed  a  disonesti  amori,  per  quel- 
lo della  Bolena  volle  far  divorzio  dalla  re- 
gina Caterina.  Proe  contro  quello  sciogli- 
mento e  quel  ripudio  scrissero  parecchi 
famosi  leggisli  di  diverse  nazioni.  Il  re 
fece  scriverne  anco  alle  università  di  Pa- 
ligi,  d'Orleans,  d'  Angiò,  di  Tolosa,  di 
lìourges,  di  Padova  e  di  Bologna;  ma 
lutti  i  più  celebri  teologi  e  dottori  con- 


u  ^M 

elusero  di  comun  consenso  ritenersi  azio- 
ne empia  1'  intentalo  e  voluto  ripudio. 
Clemente  VII  avendolo  ammonito  a  non 
fare  il  divorzio, emenfre  pendeva  la  cau- 
sa, il  re  accecato  dalla  passione  s'  appi- 
gliò arbitrariamente  al  suo  cattivo  par- 
tito, da  cui  emerse  il  tristo  elfetlo  dello 
scisma  ò'  Inghilterra.  Avendo  il  cardi- 
nal Truchses  istituita  l'univeisità  di  Di- 
linga  nella  Baviera,  nel  i552  Giulio  III 
la  confermò.  Ad  istanza  di  Filippo  li  so- 
vrano de'  Paesi  Bassi,  nel  i559  Pio  IV 
approvò  r  università  da  lui  istituita  in 
Douay  (di  cui  parlo  ad  Università'  di  Lo- 
VANU)),  ora  città  di  Francia  nel  dipai  ti- 
tuento  del  Nord.  Avendo  il  concilio  di 
Trento  decretata  l'erezione  de'seminari 
vescovili,  Pio  IV  ordinò  neli564la  fo"' 
dazione  in  Roma  del  Seminario  Romano 
(F.)  per  l'educazione  e  istruzione  de'chie- 
rici,  ed  ove  si  concede  la  laurea  di  tutti  i 
gradi  accademici  in  teologia  ed  in  filo- 
sofia, a'  seminaristi  ed  ecclesiastici  fre- 
quentanti le  sue  scuole.  Però  nel  i853 
avendoìl  regnante  Pio  IX  istituito  in  par- 
te del  suo  locale  il  Seminario  Pio  {F)t 
<|uanfo  agli  studi  e  alle  scuole  dichiaiò 
che  fossero  comuni  agli  alunni  de'  due 
seminari,  ed  aumentandone  le  cattedre 
confermò  loro  i  gradi  accademici  non  so- 
lamente in  teologia  ed  in  filosofia,  che 
già  vi  si  confei  ivano  anco  a'  secolari,  ma 
pure  li  concesse  nel  gius  civile,  canoni- 
co e  criminale,  validi  come  quelli  di 
qualunque  università.  Di  che  e  del  cor- 
so degli  studi  meglio  ne  tratta  mg."^  Fran- 
cesco de'coDli  Fabi-Montani  nel  suo  eru- 
dito: Ragionamento,  il  seminario  aper- 
to  in  Roma  dalla  munificenza,  della 
Santità  di  N.  S.  Papa  Pio  IX,  Roma 
1854.  Pertanto  d'allora  in  poi  nel  semi- 
nario romano  si  confei  iscono  anche  i  gra- 
di accademici  nelle  facoltà  di  giiuispru- 
denza,  tanto  agli  alunni  delseminarioPio, 
quanto  agli  alunni  del  seminario  roma- 
no, non  meno  che  agli  ecclesiastici  tulli 
che  ne  frequentano  le  scuole,  nelle  (pjali 
però  abbiano  fatto  il  corso  delle  altre 


UNI 

scienze.  Per  lescrillo  ponlificiosl  ammet- 
tono ancora  gli  ecclesiastici  estranei  allo 
studio  delle  scienze  che  conferisconogra- 
di  accademici,  ancorché  in  altre  scuole 
abbiano  fallo  il  corso  di  allri  sludi.  Gli 
scolari  secolari  che  hequenlano  quella 
del  seminario  romano  sono  laureali  nel- 
la teologia  e  nella  filosofia  :  ponno  stu- 
diarvi legge  ancora,  ma  i  gradi  accade- 
mici devono  prenderli  nell'universilà  ro- 
mana. Il  can.  Di  Giovanni,  La  storia 
de  scìiiinari  chiericali,  dice  che  a  tutta 
ragione  conviene  a'seminari  il  dottorato, 
perchè  sono  i  collegi  più  ragguardevoli 
dei  cristianesimo,  su'  quali  sono  riposte 
le  liete  speranze  del  Tridentino,  per  ave- 
re in  ogni  tempo  degni  ministri  dell'al- 
tare; e  sono  accademie  fondate  per  ri- 
formare in  miglior  forma  le  pubbliche 
università,  e  riparare  i  disordini  che  io 
esse  si  scorgevano  sui  buoni  costumi  de- 
gli scolari.  Imperochè  decadute  l'antiche 
scuole  vescovili,  si  fondarono  le  pubbli- 
che università,  le  quali  non  furono  in 
principio  che  quasi  seminari  vescovili, 
donde  si  sceglievano  gli  ecclesiastici  pel 
reggimento  delle  chiese,  e  per  l'ammini- 
strazione de'  benefizi.  Ma  perchè  poi  le 
medesime  università  tutte  si  diffondeva- 
no a  fare  spiccare  l'opere  d'ingegno,  sen 
la  curare  con  eguale  sollecitudine  la  pie- 
tà e  la  bonlà  della  vita  ;  perciò  quanto 
esse  avanzarono  sopra  le  antiche  scuole 
•vescovili  in  ordine  allo  studio  delle  letle- 
le.allrellanto  restarono  inferiori  a  quelle 
per  rispetto  alla  moralità  de'costunii, mas- 
sime dopo  che  vi  s'introdussero  gli  ere- 
tici a  spaigereil  veleno de'loro errori  con 
peregrina  erudizione.  Laonde  fu  decreta- 
to il  risorgimento  de'collegi  clericali,  per 
piantare  la  virtù  nel  cuore  degli  scolari, 
con  religiosa  istruzione  e  educazione,  ac- 
ciò la  pietà  non  andasse  disgiunta  dalla 
dottrina,e  presto  fiorirono  nelle  discipline 
con  immensi  vantaggi.  I  seminari  adun- 
que, egli  soggiunge,  correndo  di  pari  col- 
le pubbliche  università  rigtunrdo  allostu- 
dio  delle  lettere,  e  superando  di  molto  le 


UNI  3o7 

tiesse  università  riguardo  all'istituto  di 
regolare  vita,loio  non  debbono  in  verun 
conto  cedere  in  ordineal  grado,  superau' 
dole  in  ordine  al  merito.  E  pergiusta  con- 
seguenza, se  hanno  l'università  la  premi- 
nenza di  concedere  i  gradi  accademici, 
debbono  averla  pure  i  seminari,  .secondo 
l'osservazioni  del  Tomassino,  De  nov.  et 
i'ct.  Eccl.  disci'i)!.  t.  2,  lib.  I,  cap.  102, 
n.°  8.  Dice  ancora  doversi  riflettere,  come 
non  vi  fu  prima  alcuna  università,  che 
non  fosse  sotto  la  cura  de'vescovi;  e  co- 
me il  sacerdozio  e  l'impero  nel  concede- 
re i  privilegi  all'università,  principalmen- 
te ebbero  in  mira  la  podestà  vescovile, 
giusta  il  sentimento  del  Carpzovio,  De 
jurispr.  Eccles.  lib.  i,  def  8,  seguito  dal 
Bruneraanno,  De  jiire  Eccles.  lib.  i, cap. 
6,  raembr.  1 2,  §  1  2.  Si  sa  che  poi  coll'an- 
dar  degli  anyi  molle  università  decad- 
dero dal  primiero  loro  istituto,  si  sottras- 
sero dalla  giurisdizione  de'vescovi,  e  fe- 
cero come  una  signoria  a  parte.  Ala  per 
questo  motivo  appunto,  e  perchè  ancora 
ogni  vescovo  prendesse  una  particolar 
cura  de' suoi  chierici,  tanto  più  che  tante 
non  sono  l'università  quanti  i  vescovati, 
i  padri  del  concilio  di  Trento  pubblicaro- 
no il  decreto  dell'erezione  de' seminari 
in  qualsiasi  diocesi.  Indi  con  altro  decreto 
definirono,  che  i  giovanetti  tosto  che  fos- 
sero fatti  degni  della  tonsura  ecclesiasti- 
ca, dovessero  lasciar  di  vivere  a  loro  ta- 
lento, e  sottoposti  con  cieca  ubbidienza 
al  volere  del  vescovo,  da  lui  ricevessero 
gli  opportuni  regolamenti  ;  non  potessero 
senza  la  sua  espressa  licenza  frequentare 
le  scuole  privale  o  le  pubbliche  univer- 
sità, e  quando  lo  giudicasse  conveniente 
potesse  liberamente  proibirlo,  (jbbligan- 
do  i  chierici  ad  entrare  nel  seminario,  e 
passar  la  vita  in  coumnità^  per  abituarsi 
a  ricevere  degnamente  gli  ordini  sagri. 
Prova  poi  ch'é  conf)rine  al  Tridentino, 
che  i  seminari  abbiano  il  dottoralo,  e  con- 
tro di  esso  non  si  oppongono  i  Papi  o  i 
principi,  ma  le  università  impediscono 
loro  ilconfeiiiueulo  de'graJi  accademici, 


3o8  D  N  I 

il  che  non  ponnofare  co'collegi  tìe'gesuiti, 
in  viilìi  (Iella  bolla  di  Gregorio  Xlll,  pal- 
la qii.ile  iiprendo  essi  in  qualunque  città, 
ancoruliè  munite  d'uuiversilà,  pubbliclie 
scuole  con  collegio  (massimo  e  principale, 
non  minore),  hanno  facoltà  di  conferire 
il  doltoiato  in  teologia  e  filosofia;  e  sic- 
come l'università  di  Cracovia  pretende- 
va opporsi  a  tale  esercizio,  volendoloeser- 
citare  privativamente  essa  sola,  la  s.  Ro- 
ta con  3  sentenze  conformi  giudicò  a  fa- 
vore della  preiogativa  de' gesuiti.  Il  ve- 
scovo Cecconì,  Instìtuzionc  de  seminari 
i-escovili,  ragionando  dell'origine  dell'u- 
niversità e  come  alcune  decaddero  dal  pri- 
n)iero  loro  istituto,  osserva  che  da'  con- 
cilii  generali  di  Laterano  III  e  IV,  essen- 
dosi decretato  dali.°che  ciascuna  catte- 
drale avesse  un  maestro  di  grammatica 
per  ammaestrare  i  chierici,  e  dal  2.°  che 
nelle  metro[)olitauesi  eleggesse  anche  un 
lettore  teologale,  <-/?»"  saceirlotes,  et  alios 
in  sacra  pagina  cioccai,  et  in  hispraeser- 
tini  infornìet,quae ad  curani  ardmarum 
spedare  nosciuitur  j  ebbero  origine  le 
prebende  teologali  e  le  scclasterie,  e  da 
queste  le  università.  Ma  alcune  di  esse  non 
perseverarono  lungamente  nel  primitivo 
loio  isti  luto,  poiché  gli  studenti  contentan- 
dosi soltanto  del  fasto  delle  graduazioni, 
con  mera  apparenza  proseguivano  i  loro 
studi.  Anche  delle  memorale   scuole  in 
breve  se  ne  perde  il  frullo,  per  le  ragioni 
che  riporta,  massime  per  la  cessazione 
della  vita  comune  dt'chierici  nelle  case 
panocchiali,  nelle  canoniche  e  negli  epi- 
scopii,  lìnchè  il  concilio  di  Trento  fugò 
l'ignoranza  e  ricondusse  al  buon  ordine 
il  rilasSMmeiito  degli  ecclesiastici,  anche 
coll'isliluzione  de'seininaii,  per  formare 
saceiilolidolti  e  santi, con  felici  e  immen- 
si vanlagt^i  pi-i  la  (.busa  e  per  la  società, 
l'eiò  il  coticilici  di  Trcnlo  non  si  potè  in- 
trodurre III  Francia,  pel  narrato  in  quel- 
l'ai liccio,  e  per  l'opposizinnedell'opinio- 
ne  de'sorbonici  intorno  alla  podestà  del 
Ripa  sopra  il  concilio  e  intorno  all'lin- 
macolala  Conceziouc,  punto  che  il  Tri- 


U  N  I 

dentino  lasciò  indeciso,  olire  la  deroga 
ch'esso  fece  a'privilegi  de'  re  di  Francia 
e  alle  prerogative  della  chiesa  Gallica- 
na, e  per  la  tolleian/a  de'  Protestanti. 
Pio  IV  emanò  la  bolla  In  sacrosancta 
B'  Pctri,  de'i3  novembre  i564,  BulL 
Rom.  t.  4;  pa>'-  2,  p.  201  :  Forma  Pro' 
fessionis  Fidei  Catliolicae  obsen'andci 
a  qidhuscnniqne  pronwtis,  et  pronioveU' 
dis  ad  aliqnani  lihcraliitm  artiuni  ju- 
cultatem,  electisquc,  et  eligendis,  ad  ca- 
thcdras,  lecturas.  et  reginien  piiblico- 
rum  Gymnasiorum.  Gregorio  XIII  col 
breve  Cnpienles  unìversos,  de'  12  otto- 
bre I  Sj/l.fBulL  Rom.  t.  45P3''-  3,  p-29 1  : 
Privilegium  Doctoruni  Ronianoruni  pu- 
hlice  legendi  in  qiiaciunque  facultalc, 
in  generali  studio  Almae  Urbis.  Gre- 
gorio XIII  fondò  parecchie  università, 
diPonl-à-Mousson  nella  Lorena,  ad  istan- 
za del  cardinal  Carlo  di  Lorena,  la  cui 
bolla  pubblicò  Sisto  V  ;  in  0//««/s  nella 
Moravia;  a  Brunsbeiga  nella  Polonia  o 
Prussia  e  residenza  del  vescovo  di  \ar- 
mia;  in  T Una  nella  Polonia;  in  Fulda 
nella  Germania  ;  in  Ptoma  col  Collegio 
Romano  (^•),  che  per  lui  fu  dello  Uni' 
versila  Gregoriana,ex\  adìdaiidulo  a'ge- 
suiti  tiitlora  vi  fioriscono,  conferendo  la 
laurea  in  teologia  e  in  filosofia.  Sisto  V 
Ira  le  bolle  colle  quali  confermò  alcune 
ricordale  università,  emanò  pure  quella 
per  r  università  di  Falenza  nella  Spa- 
gna siill\i  direzione  dello  studio  generale  ; 
e  quella  per  l'università  di  Quito  da  lui 
CI  etta  pegli  eremitani  di  s.  Agostino.  Col- 
la bolla  Immensa  aeterni  Dei,  de'  22 
gennaio  1087,  Bull.  Rom.  t.  4.  P-  392, 
istituì  la  congregazione  cardinalizia  so- 
pra V  Università  dello  Studio  Romano^ 
cioè  confermò  più  solennemente  la  pre- 
cedente; ed  altresì  lineai  icò  di  reggere, 
rifjrmaiee  patrocinare  le  università  fon- 
date coir  autorità  della  s.  Sede,  special- 
niente  ingiungendole  di  [iroleggere  quel- 
le di  Parigi, Salamanca,  Oxford,  Bolo- 
gna. Sisto  V  col  breve  Alias,  de'5  agosto 
i  5t)7,  Bull.  /io//?,  l. 4,pi»r.  4,p-  334:  Stu- 


U  N  I 

tutuni,quod  libri  lingnaeJrabicae,  Tur- 
cìcae,  Persicele,  et  Calduirae,  etiarn  s. 
t/icologiae,  et  quarinncumqiie  facnlla- 
timi  iinpriinencli,  anteqtiain  iinpriiiian- 
tur  debeant per cardinales  super coiigre- 
gatione  Indicis  depntatos  cxaininari, 
etcorrigieìc.  Poi  fu  istituita  la  Congrega- 
zione cardinalizia  sopra  la  correzione 
de'  libri  della  Chiesa  orientale  (/  •),  e 
per  stanipaili  iu  ogni  lingua  fu  eretta  la 
poliglotta  Stamperia  di  Propaganda 
f/^J.  Nel  1616  Paolo  V  eresse  l'univer- 
sità eli  Paderbona{r.).  Urbano  VII!  nel 
I  623  confermò  l'accaiiemia  o  nniversilà 
di  Salisburgo  (  /  .).  Narrai  a  FRANcu,che 
la  facoltà  teologica  di  Parigi,  ossia  della 
Sorbona,  tenne  una  lodevole  condotta  e 
si  dimostrò  zelante  cattolica  nell'insorto 
Giansenismo,  e  per  \e  5  Proposizioni 
da  esso  condannate,  che  tante  perturba- 
zioni produssero  nella  Cliiesa  ;  nia  per 
la  bolla  L  nigeniliis,  coWa  quale  Clemen- 
te XI  riprovò  le  proposizioni  di  Quesnel- 
lo,  il  quale  voleva  colla  maschera  della 
pietà  propagaie  gli  errori  di  Giansenio, 
come  questi  avea  preteso  di  giuslidcare 
i  condannati  scritti  di  Baio  col  suo  libro 
^■lugustinus,  la  Sorbona  avendo  prima 
accettata  e  poi  impugnala  la  bolla,  il  Pa- 
pa sospese  i  privilegi  dell'università,  a 
beneplacito  della  s.  Sede,  nel  qual  tem- 
po proibì  il  conferimento  de'  gradi  sco- 
lastici, poi  ristabiliti  da  Clemente  XII 
(|uando  essa  accettò  la  bolla  nuovamen- 
te quale  giudizio  dogmatico  della  Chiesa 
universale  e  legge  del  regno,  confessan- 
do l'errore  d'aver  appellato  al  Papa  me- 
glio infurinato  ovvero  al  concilio  gene- 
rale. Innocenzo  X  eresse  1'  università  di 
Manila  (7.)  nell'isole  Fdippine,  e  nel 
[648  concesse  privilegi  a  quella  lììBaiii- 
berga^l  .)  istituita  dal  vescovoMelchior- 
re  Ottone.  Clemente  X  con  suo  breve  nel 
1673  comu)ise  al  vescovo  di  Majoica 
(f.)  l'erezione  di  quella  università  collo 
studio  pid>blico  ;  e  con  altro  breve  del 
1675  confermò  i  privilegi  dell'univeriji 
\k  0  Studio  generale  di  Cesena,  luisoccn- 


UNI  3o() 

zo  XI  confermò  l'università  di  Guati- 
mala  (A^.)  nell'America,  e  quella  d'  U- 
ratishiK'ia  (/^.)  nella  Slesia  ;  non  che  l'u- 
niversità di  Zamosk  iu  Polonia.  Innocen- 
zo XII  dichiarò  vere  università  i  collegi 
de'  gesuiti  di  v.  Fede  di  Bogola  e  di 
Quito  [f^.)  nell'America.  Per  compia- 
cere Filippo  V  re  di  Spagna,  Papa  In- 
nocenzo XIII  neiìirj.j.  eresse  l'universi- 
tà di  s.  Giacomo  di  Lione  di  Caraccas 
nell'America  meridionale,  cogli  stessi  pri- 
vilegi di  quella  dell'isola  di  s.  Domingo. 
Benedetto  Xlll  istituì  l'università  di  Ca- 
meri/io  (/  .);  ed  il  successore  Clemente 
XII  nel  lySo  approvò  l'università  di 
Cervaria  in  Catalogna,  già  nel  17  17  fon- 
data da  Filippo  V  re  di  Spagna,  e  l'or- 
nò di  molti  e  speciali  [)rivilegi.  Clemen- 
te XIII  nel  1709  confermò  l'università 
di  Leopoli  (l\)y  eretta  dal  re  di  Polo- 
nia e  allidala  a'gesuiti;  e  nel  1763  ap- 
provò quella  di  Cagliari  (F.)  istituita 
da  Paolo  V  nel  1 606,  e  ne  ampliò  i  pri- 
vilegi. Clemente  XIV  neh  771  concesse 
con  sua  bolla  nuove  lej'f'i  e  altre  imrou» 
nità  all'università  di  Ferrara.  Nel  1796 
Pio  VI  confermò  i  privilegi  concessi  da 
Pio  IV  all'università  de' medici  e  da'ti- 
losofi  di  Cesena  sua  patria.  Leone  XII 
nel  1824  riordinò  gli  sludi  ne'  dumiiiii 
della  s.  Sede  colla  celebre  bolla  Quod 
Divina  Sapientia.  Eccone  un  breve  sun- 
to geneiico  per  ciò  che  riguarda  1'  uni- 
versità pontilicie  negli  stati  della  mede- 
sima s.  Sede.  Quasi  interamente  poi  la 
r![)orterò  a  Università"  Romana,  insie- 
me alle  principali  e  successi  ve  disposizio- 
ni pontifìcie  sulle  università  medesime  : 
di  [)ÌLi  in  tale  articolo  vi  sono  moltissime 
nozioni  non  solo  comuni  ad  esse,  ma  au- 
coia  alle  università  degli  studi  in  gene- 
le,  onde  va  in  questo  tenuto  particolar- 
mente preseute,  poiché  si  rannoda  col 
descritto  per  ulteriori  notizie,  eziandio  ri. 
guardanti  il  [)ubblico  insegnamento. Inol- 
ile nel  medusimo  ai  tic(jla  noterò,  quali 
alili  stabilimenti scienlilìci  conferiscono i 
gradi  accademici  in  Roma,  Leone  XII  di« 


3io  ONI 

s.poì>e  die  iu essi  vi  dovessero  essere  due  u- 
Ilivel•silàp!iuJa^ie,cioè^uuive^sitàdiRo- 
llla  e  l'uui  versila  di  Bologna,  ciascuna  per 
lo  meno  con  38  calledre,  i  gabinelti  e  gli 
altri  scientifici  stabiliiueuli,  per  l'isUuzio- 
ue  de'giovani  nelle  varie  scienze.  Di  più 
stabili  5  università  secondarie,  cioè  di 
Ferrara,  Perugia,  Camerino,  Macerala 
e  Fermo,  con  almeno  17  calledre,  i  ga- 
binetti e  gli  altri  stabiliiuenli  opporlu- 
jii.  Dipoi  nel  1826  Ira  le  università  se- 
condarie aggiunse  la  ristabilita  università 
d'Urbino.  Dichiarò  presidenti  col  titolo 
d'  arcicancellieri  dell'  università  prima- 
rie, di  Roma  il  cardinal  camerlengo,  di 
Bologna  il  caidinal  arcivescovo;  cancel- 
lieri dell'università  secondane,  gli  aici- 
vescovi  o  vescovi  delle  medesime  città: 
gli  uni  e  gli  altri  per  sorvegliare  al  buon 
ordine  delle  medesime  e  all' osservanza 
de'regolamenli,  presiedere  alla  scelta  de' 
professori,  edalla  pubblica  collazione  de' 
gradi  accademici  e  de'premi.  Per  assen^ 
za  o  impotenza  degli  arcicancellieri  0 can- 
cellieri suppliranno  i  rettori  di  ciascuna 
uuiversità,  i  quali  sono  nominali  dal  Pa- 
pa, coadiuvali  da'vice-relturi.  Essere  uf 
ficio  de'rettori  la  vigilanza  immediala  ri- 
guardo alla  conservazione  della  discipli- 
Da  da  osservarsi  da'professori,  dagli  stu- 
denti, dagl'inservienti,  ed  alla  condotta 
morale  e  religiosa  de'medesiuu.  I  rettori 
formano  \\  calendario  dell'anno  scolasti- 
co, distribuendo  le  ore  delle  lezioni,  esa- 
minando  i  requisiti  di  quelli  che  voglio- 
no essere  ammessi  agli  studi  e  concorre- 
re a'gradi  accademici  eda'premi.  In  ogni 
università  vi  slabdi  4  collegi,  cioè  il  teo- 
logico per  la  classe  degli  studi  s.igri,  il 
legale  per  la  classe  degli  sludi  legali,  il 
uiedico-cliirurgico  per  la  classe  medico- 
cliirurgica,  ed  il  lilosofico  per  la  classe 
degli  studi  filosofici.  11  fine  e  l'officio  pro- 
prio de' collegi  è  di  fjre  gli  esami,  e  di 
dare  il  loro  volo  nella  scella  de'  prol'es- 
iori,  nella  colluzione  delle  laiuee  e  degli 
allri  gradi  aecademici,  e  nella  premia- 
ziuue  Uc^li  scului  i  alla  lìac  dell'anno  scu- 


U  N  I 
lastico.  Inoltre  i  collegi  sono  come  i  con* 
sultori  nati  dalla  s.  Congregazione  Car- 
dinalizia degli  studi  (F.).  I  professori  [ 
.«ii  devono  scegliere  per  concorso,  idonei 
nella  dottrina  e  ne'costumi,  insigniti  Del- 
la laurea  dottorale  in  quella  facoltà  a  cui 
concorrono.  Ogni  professore  deve  inse- 
gnare dottrine  sane,  e  procurare  colla 
voce  e  coH'esempio  d'instillare  nell'ani- 
mo de'giovani  le  massime  della  religione 
e  del  buon  costume  ;  e  ciascuno  nelle  sue 
facoltà  deve  confutare  gli  errori  e  siste- 
mi, che  dìretlamenle  o  indirettameDle 
tendono  alla  corruzione  della  giovenlù.O- 
gni  professore  di  diverse  cattedre  ha  un 
sostituto  soprannumero.  In  ogni  universi- 
tà furono  stabiliti,  la  biblioteca  col  biblio  • 
tecario,  l'osservatorio  astronomico,  imu" 
sei,  i  gabinetti  affidali  alla  direzione  de' 
professori  della  scienza  relativa,  non  che 
l'orlo  botanico  dipendendo  il  custode  dal 
professore  di  botanica,!  bidelli  eallri  inser- 
vienti. In  ogni  università  fu  destinala  una 
chiesa  0  oratorio  per  le  sagre  funzioni  e 
gli  esercizi  di  pietà,  affidandosi  la  dire- 
zione spirituale  della  scolaresca  a  qual- 
che corporazione  religiosa,  0  ad  alcuni 
degni  e  zelanti  ecclesiastici,  e  per  l'uni- 
versità romana  alla  Pia  unione  di  s. Pao- 
lo apostolo  (F.).  Nella  chiesa  o  oratorio 
si  fanno  le  seguenti  funzioni  ed  atti  di 
religione.  Nel  giorno  dell'  apertura  del- 
l'università si  canta  solennemente  la  mes-^ 
sa  dello  Spirito  Santo,  coll'inlervento  de- 
gli arcicancellieii  e  cancellieri,  rettori, 
niembri  de'  collegi,  professori  e  ufficiali 
dell'università,  e  tutti  gli  scolari.  Termi- 
nata la  messa  ciascun  professore  e  mae- 
stro sono  obbligati  di  fare  avanti  gli  ar- 
cicancellieri 0  cancellieri  la  Professione 
di  fede,  prescritta  da  Pio  IV;  poi  il  pro- 
fessore a  ciò  destinalo  recita  1'  orazione 
latina  Pro  inaugnratione  studioriuii,  e 
si  chiude  la  funzione  col  T  eni  Creator 
iV/y/r/Zj/.v, e  co! l'oremus  Deus  omnium  fi- 
deliuni  Pastor  et  Rector.  Alla  fine  del- 
l' anno  scolastico,  coli'  intervento  delle 
medesime  persone,  si  cauta  la  messa  Pro 


U  N  I 

i^rdliiiruni  actione,  e  poscia  il  Te  Dciuii 
colle  urazioni  Dtus  ciij'us  tnìsericordìae, 
e  Dtus  omnium.  Similmente  nel  giorno 
iti  cui  si  celebra  la  festa  del  protettore 
dcirmiiversità  (lo  sotio  degli  studi  in  ge- 
nerale, l'arcangelo  s.  Michele,  s.  Caterina 
V.  e  m.,in  pailicolare,  s.  INicoladi  Dari,s. 
LnigiGonzaga,ec.),si  canta  solennemente 
la  ujessa  propria coll'inlervento  delle  me- 
<.lesiuie  persone.  Ogni  giorno  di  lezione 
vi  è  la  messa  a  comodo  degli  studenti,  e 
in  ogni  domenica  o  testa  di  precetto  la 
congregazione  con  pie  pratiche  e  la  mes- 
sa :  al  finir  della  quaresima  sì  danno  gli 
esercizi  spirituali.  Alla  morte  di  uno  sco- 
lare o  di  persona  addetta  all'università, 
nella I. "congregazione  in  luogo  del  not- 
turno e  laudi  della  ss.  Vergine  si  recita 
rndicio  de' defunti  in  sutfragio  dell'ani- 
ma del  trapassato.  Se  questo  è  professo- 
re o  n)embro  d'un  collegio  dell'univer- 
sità, si  canta  la  messa  di  requie  coll'in- 
lervenlo  di  tutti  i  collegi,  i  professori  e 
gli  scolari.  Nelle  3  facoltà  teologica,  le- 
gale e  filosofica  le  università  primarie  e 
secondarie  dello  stato  puntificio  hanno 
il  diritto  di  conferire  i  3  gradi  accademi- 
ci, cioè  del  baccellierato,  della  licenza  e 
della  laurea  dottorale.Nelle  f  icoltà  di  me- 
dicina e  chirurgia  le  università  di  2.°or- 
dine  conferiscono  soltanto  i  due  primi 
gradi,  ma  la  collazione  della  laurea  in 
medicina  e  chirurgia  è  esclusivamente 
riservata  alle  università  di  Roma  e  di  Bo- 
logna. A  queste  due  università  è  pure  ri- 
servata la  facoltà  di  dare  la  matricola  di 
libero  esercizio  in  medicina  e  chirurgia. 
IS'iuQO  può  conseguire  la  laurea,  se  pu- 
ma non  ila  ottenuto  il  baccellierato  e  la 
licenza.  11  baccellierato  e  la  licenza  nou 
può  concedersi  se  non  a  quelli,  che  per 
mezzo  di  esame  ne  sono  giudicali  meri- 
tevoli da  3  meuibri  del  collegio  destinali 
dal  rettore.  L'esame  pel  baccellierato  si 
fa  sopra  tullociò  che  s'insegna  nel  [."an- 
no delcorsu  scolastico;  per  la  licenza  so- 
pra lulluciò  che  s'  insegna  nel  2.' e  3." 
auDO.  Quelli  chudomaudauo  la  laurea, 


U  >M  3.1 

devono  subire  l'esame  su  lultoclò  che  ge- 
neralmente riguarda  la  facoltà  in  cui  si 
domanda.  Le  lauree  sono  di  3  specie,  d'o- 
nore, di  premio  e  comuni.  Le  lauree  d'o- 
nore e  di  premio  si  conferiscono  previo 
l'esame,  fatto  dal  collegio  della  facoltà 
di  cui  si  aspira  a'gradi,  alla  presenza  del- 
l'arcicancelliere  o  cancelliere,  o  almeno 
del  rettore,  e  non  meno  dell'intervento 
di  6  membri  del  collegio.  Chi  non  resta 
approvato  nell'esame,  può  impetrare  dal 
rettore  la  licenza  d'essere  a.innesso  dopo 
6  luesi  ad  altro  esame,  e  se  anche  in  que- 
sto non  ottiene  l'  approvazione,  non  h.i 
pi  il  speranza  ci' essere  nuovamente  esa- 
minato. I  collegi  devono  usare  negli  esa- 
mi un  giusto  rigore,  affinchè  questo  espe- 
rimento non  si  riduca  ad  una  mera  ap- 
parenza. Usanilo  i  collegi  soverchia  eoa- 
ilisceudenza  in  questa  parte,  la  s.  congre- 
gazione degli  sludi  prende  gli  opportu- 
ni provvedimenti  per  impedire  la  rinno- 
vazione di  tale  disordine.  Quanto  alie  for- 
me esterne,  il  baccellierato  e  la  licenza 
si  potino  conferire  anche  privatamente  e 
senza  alcuna  solennità.  Ordinariamente 
le  lauree  si  conferiscono  pubblicamente 
in  una  sala  dell'università,  e  colle  con- 
suete formalità.  Chiunque  riceve  la  lau- 
rea, o  la  licenza,  o  il  baccellierato,  deve 
fare  ogni  voltala  professione  di  fede  pre- 
scritta da  Pio  IV.  I  medici  prima  di  ri- 
cevere la  matric(da  di  libero  esercizio  de- 
vono prestare  il  giuramento  ordinato  da 
s.  Fio  V  colla  bolla  Supra  gregcrn  Do- 
nii/iiciiin,de2)\  8  marzo  1 566, Z?/^//.  Rom. 
l.  4.  pi»'"-  2,  p.  28  i  :  Medici,  quac  ser- 
vare clebeaiit,  in  curatioiie  iiifii'inorum. 
Nelle  facoltà  teologica,  legale,  medica, 
chirurgica  e  filosofica  si  fa  alla  fine  d'o- 
gni anno  scolastico  il  concorso  per  la  col- 
lazione delle  lauree  d'onore  e  di  pre(nio. 
j'er  mezzo  di  tale  concorso  annuo  ogni 
università  conferisce  4  liimee  in  ciascu- 
na delle  suddette  facoltà.  1  due  studenti, 
che  nel  concorso  hanno  mostralo  un  me- 
rito singolare,  ed  hanno  superato  lutti 
gli  alili,  ollengoao  le  prime  due  lauree 


3.2  UM  UNI 

che  dicnnsì  ai!  ìionorn» :  gli   aldi   due  nell'altre  scuole  inferiori  a''2o  sellemliie. 
sludenli,  che  (Io|ìo  i  primi  due  si  saraii-  Gregorio  XVI  nel   i833  iipprovò  la  ri- 
no  distinti,  conseguono  le  altre  due  lau-  soluzioite  della  s.  congregazione  degli  stii- 
ree  die  diconsi  ad  praeiniani.  I  privile-  di,  che  presiedette,  sul  privilegio  di  poter 
gi  delle  lauree  rtY//iO//orf/// sono.  i.L'e-  conferire  le  lauree  eie  matricole  in  ni  e- 
senzione  da  ogni  propina  per  qualunque  diciiia  e  chirurgia  a  favore  dell'universilà 
liloio  solita  a  pagarsi  nel  ricevere  la  lau-  di  Ferrara,  quante  volte  istituisse  le  scuo- 
rea.  2.  La  restituzione  delle  propine  pn-  le  cliniche  secondo  la  bolla  Quod Divina 
gale  nell'otteneie  i  dusgradi  del  baccei-  Sapicntia,  pe'  giovani  della  slessa  città 
lierato  e  della  licenza.  3.  Il  diritto  di  pre-  e  provincia.  Per  le  università  dello  stalo 
lezione  nel  conseguimento  delle  cattedie,  pontificio  può  vedersi  la  Collectio  Icgnm 
previo  però  il  concorso,  et  caeltris  pa-  etordinatioiiiim  de  recta  studìoruni  ra- 
rilnif:.  4.  Il  diritto  di  prelnzione  nell'ain-  tione,  jussu  eardinalis  A.  Lamhruschi- 
nì\si\oneaco\\e^\,caeU'vispnr{hiis.\\iivi-  ni  S.  C.  Sltidiis  moderandix  pracfecli, 
reali  ad praemiitm  sono  esenti  dalle  prò-  enva  Prosperi  Caterinì  ejnsdem  s.  Con- 
pine  per  qualsivoglia  titolo  solile  a  pa-  gregationis  sccretarii,  Romae  1842.   Il 
garsi  nel  ricevere  la  laurea.  Non  hanno  t.  3  Io  pubblicò  nel   i852   cagJ   Capalli 
però  la  restituzione  delle  propine  paga,  segretario  della  medesima,  nella  prefet- 
le  nel  ricevere  i  gradi  di  baccellierato   e  tura  del  cardinal  Fornari.  Gregorio  XVI 
della  licenza.  Per  la  matricola  di  libero  col  hieve  HJaj'ori  arte  solatio,  de  i3  ili- 
esercizio  in  farmacia,  gli  studenti  devo-  cembre  i833,  rispose  alla    lettera    indi- 
no compiere  il  corsoscolastico  in  due  an-  rizzatagli  da'  vescovi   del   Belgio   intor- 
ni :  prendonoilgiado  di  baccelliere  dopo  no  all'erezione  della    nuova    università 
il  i.°anno,  dopo  il  2.°  la  licenza.  Appar-  cattolica  di  Lovanio  (V.)  nel  Belgio,  ed 
tiene  alle  università  tanto  primarie  che  avendola  approvata,  l'arcivescovo  di  Ma- 
secondarie,  giudicare  dell'idoneità  di  co-  liues  e  i  vescovi  del  Belgio  di  Tournay, 
loro  che  vogliono  dedicarsi  alla   profes-  Gand,  Liegi,  Namur  e  Bruges,  con  let- 
sione  di  notaro.  Le  propine  da   pagarsi  tera  lo  parteciparono  al  clero  delie  loro 
sono:  scudi  io  pel  baccellierato,  io  per  diocesi.  Il  ch.p.  Theitier  publìliuò  il  bre- 
la  licenza,  4o  per  la  laurea.  6  per  la  ma-  ve  pontifìcio  e  la  lettera  episcopale  a  p.  47 
tricola  di  libero  esercizio,  6  pel  diploma  e  53  dell'Appendice  n.°8  della  sua  opera 
d'idoneità  al  notariato.  Gli  studenti  pò-  intitolata:  IL  .seminario  ecelesiastico.  A.' 
veri  sono  esentati   dal  pagamento  delle  4  novembre  1 834  essendosi  falla  l'aper- 
propine.  I  consanguinei  ini. "e  2.° grado  tura  solenne  dell'  università  cattolica  in 
de'membrì  di  collegio  e  de'professori  in  Malines,  nella  quale  congiuntura  si  cele- 
esercizio  pagano  la  solamela  delle  propi-  brò  nella  metropolitana   messa   solenne, 
ne.  Icun>anguinei  egli  aiutanti  di  studio  dopo  l'Eviingelo  il  rettore  dell'univei'silà 
di  ciascun  avvocato  concistoriale,  sono  e-  il  Rev.°De  Ram  pronunziò  il  discorso  che 
sentali  da  qualunque  spesa.  Nell'univer-  si  legge  negli  Annali  delle  scienze  veli- 
sita  e  nelle  [jubbliche  scuole  fuori  delle  giose  l.  i,  p.  i46  e  3o5.  Propriamente 
università,  l'  anno  scolastico  comincia  il  fu  inaugurazione,  poiché  l'università  fu 
giorno  5  novembre,  sebbène  cadesse  in  istallala  a  Lovanio   nell'anno  i835,  ed 
pioved'i,  e  termina  nelle  due  università  ivi     fiorisce.    Gregorio    XVI    fu    valido 
primarie  a   27  giugno,  nelle  secondarie  [ìropugnatore  del   pubblico  e  privato  in- 
a    20  luglio.  Nelle  «cuule  fuori  delle  uni-  segnauiento,   in    favore   del   diritto  del- 
vetsilù  superiori  alla  reltorica,  termina  la  Chiesa,  e  leplicalamenle   impugnò  il 
I  anno  scolastico  a'  1 4  agosto, nelle  scuole  Panteismo,  il  Raziona lisnio,  il  Radiea- 
duuiauità  e  di  rellorica  a'  7  sellcmbrCj  Hsnia,  il  Socialismo  {r.),ed  altri  ripro- 


U  iN  I  UNI                    3 1 3 

vevoli  sislemi  fJlosDfjci  t  dernagogicl.  E  se  Ji  tlolore  il  zelante  Ponlefice,  e  a*  a5 
uoli^siiiio  con  ijiiaiila  piiulenza  e  te v tue/.  giugno  dell'anno  m<'desin)0  indirizzò  al- 
za si  (liiiorlò  Giegoi  ioXVI  versul'ab.  La  rEpisco[)at()callolico l'altra enciclica^/n- 
Meiiiiais,  la  cui  nieiiioiia  è  tiop|)0  sven-  g/f/tZ/if/ioyjiiella  qualedichiarandoquaa- 
tuiataoiente  famosa;   quel  La  Mennais  to  egli  si  fos^e  adoperato  perchè  l'inse- 
clie  a\eascrillo:  Auclie Tertulliano  avca  gnauiento  religioso  si  mantenesse   nella 
tielle  \iiiìi;uja  si  peidetle  perchè  gli  man  sua  integrila,  e  come  si   fosse  rallegrato 
co  la  [)iù  necessaria  che  ruuiiltà.  Verni-  colla  dichiarazione  degli    i  i   dicembre 
lo  a  visitarlo  in  Piom.i  stessa  nel  noveoi-  iSSSdcll'ab,  La  Mennais  protestandodi 
Lre  i83i,  già  delle  sue  dottrine  da  al-  seguire   uuicanjente  e  assolutamente  la 
cun   teuipo  s' erano  incominciali  a   tra-  doltriiiainsegnatacoH'enciclica del  1882, 
vedere  qite'fonesti  germi,  ch'egli  poi  svi  ora  non  poter,  dicea,  celare  il  suo  gra- 
lijppò  nel  giornale  intitolalo  IViviT/»"rt*,  'vissimo  alFanno  vedendo  aver  l'abbate 
iu  cui  con  alcuni  toUe  a  perorare  la  cau-  pubblicata  im'opera,  eh'  egli  medesimo 
sa  della  più  larga  liberfà,  volendo  separar  inorridiva  a  leggere,  avvegnaché  in  essa 
la  Chiesa  dallo  stalo,  e  nelle  altre  sue  o-  sforzavasi  l'autore  di  togliere  qualsivo- 
pei  e,  le  cui  false  dottrine  il  Papa  riprovò  glia  vincolo  di  fedeltà  e  di  soggezione  de' 
con  l'enciclica  Mirari  \-ox  arhilraniur,  sudditi  verso  i  principi,  e  di  gettar  la  fa 
de'i5  agosto  1882.  »  Echeggiano  orri-  ce  della  ribellione  per  cui  ne  venisse  il 
bilmeote  le  accademie  e  le  scuole  di  mo-  disprezzo  de'magistrati,  lo  infrangimen- 
struose  novità  d'opinioni, con  cui  non  più  to  delle  leggi,  e  la  dissoluzione  di    tutti 
cccullamtnte  e  con  segrete  mine  lacat-  gli  elementi  dell'ecclesiastica  e  civile  pò- 
lolica  fede  si  attacca,  ma  scopertamente  desta.  Quindi  Gregorio  XVI  notali  gli 
e  sotto  gli  occhi  di  lutti,  orrida  e  nefanda  errori  di  quel  perniciosissimo  libro  e  l'a- 
giìerra  se  le  muove.  Imperocché  corrotti  buso  faitovisi  della  divina  Scrittura,  il 
gli  animi  de' giovani  allievi  per  gl'iusC'  condannò  come  contenente  proposizio- 
gnameiiti   viziosi  e  per  i  pravi  esempi  de*  tii  false,  ingiuriose,   temerarie,  insinua- 
pretellori,  si  è  dilatato  ampiamente  il  Ilici  dell'anarchia,  contrarie  alla  parola 
guasto  lagrimevole  della  religione,  ed  il  divina,  empie,  scandalose,  erronee,  e  di 
funestissimo  pervertimento de'costumi....  già  condannate  dalla  Chiesa  specialmen- 
Bicordiiisi  lutti, che  il  giudizio  intorno  al-  le  ne' valdesi,  "wiclefisti,  ussiti  e  altri  ere- 
la  sana  dottrina  da  insegnarsi  a' popoli,  tici  di  somiglievole  pasta.  In  ultimo  voi- 
ihju  meno  che  il  governo  ed  il  giurisdi  gevasi  a'vescovi,  acciocché  tenessero  sai- 
zionale  reggimento  della  Chiesa  è  presso  do  il  cattolico  insegnamento,    né  si    la- 
ii  Romano  Pontefice,  a  cui  fu  conferita  sciassero  vincere  dal  nuovo  sistema  filo- 
da  Gesù  Cristo  la  piena  podestà  di  pa-  sofico  da  non  molto  tempo  introdotto,  o 
scere,  reggere  e  governare  la  Chiesa  uni-  da  ogni  altro  che  si  dipartisse  dalle  apo- 
versale,  siccome  dichiararono  solenne-  stoliche  tradizioni. Col  (piale  insegnamen- 
nienle  i  padri  del  concilio  di  Firenze".  I  to  per  un'eccessiva  e  sfrenata  cupidigia 
suoi  compagni  couipilatori  del  periodico  di  novità  non  si  cerca   la  verità,   ma  si 
senza  indugio  si  soggettarono  alla  pon-  prescelgono  dottrine  vanej  incerte,  ed  in 
lilìcia  voce,  dicendo  unanimi  che  Roma  niun  modo  approvate  dalla  Chiesa,  nelle 
avea  parlalo,  eia  causa  era  finita. La  Meo-  quali  uomini  stranissimi  si  divisano  fol- 
nais  fìnse  far  loro  eco,  col  silenzio  in  vece  lemente  di  trovare  il  sostegno  e  l'appog- 
n>edilò  guerra  alla  Chiesa,  finché  nulla  gio  della  verità. Pregare  perciòil  sommo 
più  Lisciò  a  dubitare  delle  sue  prave  in-  Dio,  oh'  è  duce  della  sapienza  ed  emen- 
tenzioni,  con  mettere  in  luce  nel  maggio  dator  de'sapienti,  a  dire  al  traviato  ec- 
1 834  le  Parole  di  un  credente.  Ne  pian  clesiastico  un  cuor  docile  e  un  animo  ge- 
voL.  LXXXiH.  20* 


3.4  UNI 

neroso,  che  il  porli  atl  ascolfare  la  voce 
del  padre  amantissimo.  Dopo  tali  fatti 
Gregorio  XVI  a  porre  sempre  più  argi- 
ne al  torrente,  comandò  che  qualsivoglia 
estero  volesse  in  Roma  ordinarsi,  sotto- 
scrivesse prima  quella  formola  di  cui  par- 
lai nel  voi.  XLIX,  p.  58,  nella  quale  di- 
chiarasse di  ricevere  le  suddette  due  en- 
cicliche, di  approvar  le  dottrine  conte- 
nutevi, e  di  riprovare  interamente  lecon- 
tiarie,  insieme  al  nuovo  sistema  fdoso- 
fico.  Mentre  in  tal  guisa  Gregorio  XVI 
guarentiva  i  popoli  dagli  errori  che  pro- 
pagavasi  in  Francia  dall'ab.  La  Mennais 
(un  cenno  biografico  e  importante  di  quel 
sciagurato  e  orgoglioso  filosofo,  deil'in- 
ftlicissimo  suo  fine,  misera  morte  e  ver- 
gognosa sepoltura,  lo  die  la  Civiltà-  Cat- 
tolica,sev\e  2/,t.6,  p.  107,  lipariando- 
ne  nella  serie  3.",  t.  6,  p.  75.  L'ottimo 
storico  di  Leone  XII,  il  cav.  Artaud,  nel 
riferire  la  venuta  in  Roma  di  La  Men- 
nais nel  1824  sotto  quel  Papa,  nel  t.  2, 
e.  iq  della  Storia  di  Leone  XIF^e  che 
opinione  si  avea  allora  di  lui;  dopo  la 
sua  prevaricazione  si  lusingava,  che  La 
Mennais  sarebbe  morto  pentito  e  degno 
figlio  della  Chiesa  !  L'egregio  di  lui  tra- 
duttore,  ci  diede  il  novero  degl'infelici 
lavori  pubblicnli  dall'abbate  dal  1 824  ^l 
1843,  epoca  della  pubblicala  traduzio- 
ne), non  lasciava  di  conibnltere  in  pari 
tempo  quelli  di  Germania,  ove  per  in- 
gannare con  finto  zelo  di  pietà  gl'incauti, 
Diacchinavasi  con  perversi  insegnamen- 
ti una  pretesa  riforma  nuova  della  Chie- 
sa, spacciala  arditamente  conforme  al  se- 
dicente bisogno  de'tempi.  Laonde  a'  1  7 
dicembre  1835  condannò  alcuni  de'prin- 
cipali  opu-<coli  ditali  pretesi  riformatori, 
perniciosi  libri  che  enumerò  il  eh.  conte 
Fabi  Montani  nelle  Notizie  storielle  di 
Gregorio  XI  I,  a  p.  18  (temo  errala  la 
data,  e  credo  che  il  breve  di  coml-inuu 
sia  il  ricordato  nel  voi.  XXXll,p.  3  i  5, 
de' 17  settembre  i833  e  pubblicalo  dal 
Bidl.  Rolli,  cont.  t.  IO),  p.  270).  Aven- 
do il  weslfalo  Giorgio  Hermes  professo- 


UNI 

re  di  teologia,  colla  filosofia  di  Kant  e  di 
Fichte,  osato  colla  sola  ragione,  mercè 
del  suo  sistema  filosofico,  di  dare  una 
nuova  compiuta  e  rigorosa  dimostrazione 
a  priori  della  religione  callolica.  Quin- 
di rigettati  tutti  i  metodi  segniti  già  da' 
Padri,  dagli  scolastici  e  da'piìi  sani  teo- 
logi, tentando  novella  strada  per  giun- 
gere allo  scopo  avea  stabilito  per  prima 
base  delle  sue  ricerche  nullameno  che  il 
dubbioso ^jouV/'i'o,  e  venne  cos'i  costruen- 
do un  edificio  filosofico-teologico  in  cui 
la  dottrina  cattolica  era  in  molti  e  gra- 
vissimi punti  guasta  e  manomessa.  11  pon- 
tifìcio breve  Dum  acerhisfimas,  di  con- 
danna degli  Ermesinni  {T.),  usc'i  a' 26 
settembre  dello  stesso 1 835;  ma  tali  se- 
guaci di  Hermes  non  tralasciarono  per- 
ciò di  difendere  le  loro  damiate  dottri- 
ne, venendo  perfino  alcunodi  essi  in  Ilo- 
ma  per  traltnre  direttamente  col  Papa. 
Egli  però  usò  sempre  della  fortezza  pro- 
pria del  suo  magistero,  né  si  lasciò  so- 
praffare  mai  dall'insidiose  loro  parole  e 
promesse.  Conosciute  sono  le  parole  pie- 
ne di  apostolica  dignità  di(ìregorio  XVI, 
quando  accolse  lai."  volta  silfalti  depu- 
tati, non  senza  però  quell'affabilità  ch'erq 
in  lui  consueto;  Exislimovos  Roinnni  ve- 
nisse  non  ut  s,  Sedem  doceatia,  sed  ut  ab 
en  doceamini.  Di  proprio  pugno  scrisse 
e  poi  a'5  agosto  1 843  Gi'egorio  XVI  pub- 
blicò il  breve  Inter  maxima <;  et  aeer- 
bissiinas  alias  turbolenti ssiinis  hisce 
temporibus,  di  condanna  del  libro  inti- 
lato  :  Lettera  sulla  direzione  degli  stu- 
di di  Franeeseo  Forti  ;  opuscolo  quan- 
to piccolo  di  mole,  altrettanto  riboccan- 
te di  errori  d'  ogni  genere,  e  sovversivo 
della  podestà  ecclesiastica.  Finalmente 
per  non  dir  al  Irò  di  quanto  Gregorio  XVI 
propugnò  il  retto  e  sano  pubblico  inse- 
gnamento, massiuìe  in  Francia,  e  contro 
le  società  bibliche,  coll'enciclica  degli  <S 
maggio  i8'j.4,  Inter  praeeipuas  innclii- 
nationeSyW  cui  gravissimo  danno  può  ar- 
gomentarsi dall'averesse,  secondo  il  van- 
to de' piotrstanli,  dilfuso   t2  milioni   di 


UNI  UNI                     3i5 

BibMc,  dalla  loro  istituzinne  in  Inglii!-  lore  alemanno  entiM  in  arringo  colle  se- 
lerra  flali8o4  fino  al  i  S3o,  tradoUe  in  giienti  gravi  e  savie  parole,  sulle  vere  f'on- 
i48  idiomi.  Nel  medesimo  pontificato  di  damenta  d'ima  istituzione  rispondente  a 
Gregorio  XVI,  il  celel>re  professor  IMoeli-  tntli  i  bisogni  della  mente  e  del  cuore  de' 
ler  pubblicò  la  sua  Simbolica  [F.),^\\\-  giovani,  a  utilità  universale.  ».A'subbietli 
r  insegnamento  cattolico  e,  protestante,  di  che  a'  nostri  giorni  si  parla  e  si  disputa 
il  Papa  contrariò  l'introduzione  delle  con  piùdicaldezzn,  s'appartienepurnuei- 
.scuole  infantili,  delle  quali  i-agionai  ne'  lodell'ordinamento  delle  scuole.  La  que- 
vol.  LXIir,  p.  d'i  e  i5t5,LXIX,  p,  261,  stionesia  quanto  alla  materia, sia  quanto 
stdl'insegnamento  e  educazione  dell'in-  al  metodo  dell'insegnamento, dagli  sciiili 
Canzia  e  puerizia  popolare,  come  istitu-  di  pedagogia  è  passata  in  presso  che  tutti  i 
zione  protestante  nella  sua  origine,  che  giornali  ecclesiastici  e  politici,  e  da'cou- 
ben  poco  guadagnò  trasportandosi  dalla  •sigli  accademici  nelle  stesse  private  adu- 
Scozia  e  ùaW Ingliil terra  in  Italia  nelle  iianze  de'nobili  e  de'popolaiii  :  fatto  con- 
modificazioni  operatevi,  e  per  contenere  solante  in  quanto  mette  in  palese  l'uni- 
altri  pericolosi  elementi,  comechè  tenuti  versale  sollecitudinee  amore  per  un  og« 
in  principio  quali  efficaci  mezzi  di  rige-  getto  a  che  si  rannodano  i  supremi  inte- 
nerore  politicamente  l'Ilalia,  e  special-  ressi  dell'umanità  ;  ma  fatto  d'altra  par- 
mente  per  acquistare  infiupuza  nelle  fi-  te  che  contrista, in  quanto  ne  mostra  l'è- 
miglie  popolari  la  parte  libertina.  I\Ia  fa  nostra  agitata  da  dubbi  che  presso  a 
degli  asili  o  scuole  infantili  ne'  loro  inizi  popoli  inciviliti  vorrebbonogià essere  sta- 
in  Italia  e  quali  sono  in  essa  al  presente,  ti  innanzi  ogni  altra  cosa  disciolti.  Pe- 
ne tenne  dottamente  proposito  la  Cìk'ÌI-  rocche  in  così  fatto  battagliare  e'  non  si 
là  Cattolica^  ne'iuogbi  che  ricordai,  nel  liatta  d'uno  o  d'  altro  leuiperamento  a 
riparlarne,  nel  voi.  LXXVII,  p.i5o;Ia  perfezione  ulteriore  di  ciò  che  stava  in 
quale  conclude,  che  se  queste  scuole  e  piedi,  ma  sì  d'un  ordinamento  da  capo 
questi  asili  infantili  sono  sotto  l' imme-  a  fondo  delle  istituzioni  d'insegnamento, 
diata  autorità  e  direzione  fle'vescovi,  non  Adunque  il  nostro  secolo  in  una  questio- 
se  ne  dovranno  temeie  que'  danni  che  i  ne  d.i  cui  lutto  dipende  il  bene  o  il  male 
saggi  paventavano  nella  loro  introduzio-  de'  popoli,  non  è  per  ancora  arrivato  a 
ne.  Ivi  è  posta  in  sicuro  anche  la  purità  chiarirsi  de'  primi  e  universali  principi! 
della  fede,  ove  sugli  animi  esercita  una  di  educazione.  Stalo  e  Chiesa,  le  varie 
morale  influenza  la  parte  piìi  elevata  del-  classi  e  le  attinenze  tutte  della  civile  con- 
ia società,  il  clero.  Se  questa  verità  è  dal-  vivenza  vogliono  uomini  di  buona  lem- 
l'esperienza  provata,  è  certo  egualmeu-  pra  d'animo  e  di  mente  ben  informata: 
le  che  un  mezzo  polente  per  conferma-  eppure  ecco  che  da  quasi  un  secolo  dura 
re  ed  accrescere  quest'influenza  èl'istru-  fra  noi  questo  ricercare  inquieto  della  via 
zione  pubblica  della  gioventù  posta  in  per  la  quale  s'abbia  a  recare  la  gioven- 
mano  de'  sacerdoti,  pel  diritto  che  ha  il  tìi  a  una  educazione  somigliante  I  "  Fi- 
clerodi  prendervi  parte.  Sulla  coiitrover-  naimenle  nel  t.  5  de' citati  Annali,  a  p. 
sia  perciò  neh 84.1  insorta  in  Malta,  può  385,  mg."^  Angelo  IJianchi  maestro  delle 
vedersi  il  t.  i^òn^x  Annali  delle  scie U'  ceremonie  pontificie,  ragiona  e  riporta  un 
ze  religiose  a  p.  4i-  Nella  2.''  serie,  t.  3,  bel  sunto  delia  doUa  opera  del  zelante 
p.  383  de'medesimi  Annali,  si  dà  con-  mg.' Pietro  Parisisallora  vescovodi  Lau- 
tezza dell'encomiata  opera  pubblicata  nel  gies  ed  ora  d'  Arras,  onore  dell'episcfj- 
1846  in  Magonza  da  J.W.Karl  :  Sulle  pato  francese,  colla  (piale  egregiamente 
antiche  e  moderne  scuole,  ò\cn\^iic\  pa-  sostenne  la  libertà  dell'insegnamento  iu 
loia  nel  voi.  LXIII,  p.  70.  L'illustre  au-  Francia.  Essa  porta  per  titolo:  Libertà 


3  i  G  L'  M 

ih  Ila  Chitsa.  1 .'  Esame  :  Delle  Usurpa- 
zioni. 2.°  Eiame:  Delle  Tendenze.  3.°E- 
sanie:  Del  Silenzio  e  della  Piihhlicilà. 
Piiii"i  1844-4  J-  Questo  illusile  prelato, 
or  sono  20  il  lini,  pel  primo  1  ipi  islinò  in 
Francia  nella  sua  tiiocesi  di  Langres  la 
Liturgia  roiìiana  e  la  sua    Vffìziatura 
della  Chiesa  {f'.)j  si  levarono  alti  cia- 
ngoli, ma  il  nobile  esempio  ebbe  rapida- 
mente pi  essochè  universale  imitazione. 
Louìe  celebrili  anche  nel  2.°  de'citali  ar- 
ticoli.Ora  il  c;udinall\l<itliien  arcivesco- 
vo di  UesancoUjCon  circolare  ha  promul- 
i;a!o  il  iilorno  dell'  arcidiocesi   alla   ro- 
mana liturgia  e  ufljzialura;  ed  altrettan- 
to  ha  latto  uig/   ]\lenj;uid,    vesco\o   di 
Kancy  ei.''liuiosiniere  ili  Napoleone  III. 
Adunque  nella  floridissima  Francia  non 
leslano  più  che  sole  5  diocesi  circa,  nelle 
quali  il  desidcialo  ritorno  non  abbia  per 
anco  avuto  luogo,  e  io  fervorosi   voli   a 
Dio  che  lo  abbia  pronto  e  completo,  ad 
iirimorlale  onore  e  decoro  della   nobi- 
lissima Chiesa  di  Francia.  Anche  il   re- 
gnante Pontefice  Pio  IX  (/  .)  più  vol- 
te alzò  la  sua  apostolica  voce  sul  pubbli- 
co e  privato  inscgnaiìienlo,   riprovando 
i  mostruosi  errori  d'ugni  genere  d'alcuni 
j)cr  propagare  dottrine  contrarie  alle  ve- 
rità cattoliche  e  per  dilFondere  l'indiffe- 
rentismo COI)  empii  sistemi;  deplorando 
eziandio  la  ftinesla,  invereconda  e  sbri- 
gliata stampa  de'libercoli,  co' quali  s-i  fa 
atroce  gueiia  alla  religione  e  alla  mora- 
le, e  si  eccitano   turbolenze  e  discordie, 
■volendosi  inoltre  a  tutta  possa  introdur- 
re in  Italia  le  velenose  dottrine   prole- 
slanliche.  Più  volte  eccitò  T  Episcopato 
con  lelleie  encicliche  a  curare  con  ogni 
studio  il  cattolico  insegnamento  pubbli- 
co, ed  immune  dalle  pestifere  opinioni  in 
voga.  A"2  giugno  ib5i  col  breve  Mul- 
tiplices  Inter,  condannò  e  proibì  l'opera 
.spagnuola  di  Francesco  di  Paola  G.  Vi- 
gli, intitolata:  Difesa  dell' autorità  del 
£0\Trno  e  f/eNrsroi'/,  contro  le  preten- 
sioni della  curia  romana.  Ed  a'22  ago- 
sto col  breve  Ad  /Ipostolicae,  fece  al- 


U  N  I 

frettante  colle  opere  del  prof  di  Torino 
Gio.  Kepomnceno  JNuylz  intitolate:  Ju- 
ris  ecclesiastici  ìastitutiones:  In  j'us 
ecclesiasticum  universum  Iractatioìws. 
Quesl'nltiuìo  a  dispetto  della  condanna 
pontificia  contro  il  suo  insegnamenlo,ap- 
pellò  deplorabilmente  ul  popolo  col  libro: 
Il  professore  JXuyls  a'  suoi  concittadi- 
ni, Torino  I  85 1 .  Del  professore  e  de'suoi 
errori  tratta  la  Ci\'iltà  Cattolica  l.  7,  p. 
58oeinaltri  luoiihi. Nello  stesso  1 85 1  il 
l^apa  approvò  il  memorando  concilio  na- 
zionale di  27n/;7eAY7^".j. nel  quale  fu  decre- 
tata l'apertura  d'una  università  cattolica 
inDublino  per  l'Irlanda. poielTettuata,con- 
Iro  il  fatale  insegnamento  laicale  misto,  di 
facoltà  incredule,  ne'coHegi  della  regina 
istituiti  nell'Irlanda;  dubbi  in  progredì-" 
re  nelle  scienze,  e  pericolosissimi  pe'cat- 
tolici,  alla  loro  fedeea'Ioro  costumi,  per- 
ciò condannali  dalla  s.  Sede,  vietandosi 
a'cattolici  l'intervento  all'università  mi- 
sta del  governo.  Cosi  l'edificante  Episco- 
pato irlandese  imitò  i  zelanti  vescovi  di 
Francia,  che  in  quest'ultimi  tempi  tanto 
alto  hanno  gridato  contro  le  detestale 
norme  d'insegnamento  statuite  ed  appli- 
cate in  quel  vasto  regno  ;  e  seguendo  al- 
tresì in  questo  altri  nobili  esempi  che  ne 
ha  dato  l'Episcopato  di  altre  nazioni,  nel- 
le ultime  recenti  celebrazioni  ò&  Sinodi 
(T' .),ò.\  che  parlai  a'iuoghi  loro  e  di  quan- 
to statuirono  sul  pubblico  insegnamen- 
to, che  di  sua  natura  vuole  essere  diretto 
dalla  Chiesa  e  regolalo  dalla  sua  mater- 
na autorità.  Di  più  nel  sunnominato  ar- 
ticolo riparlai  della  grande  questione 
dell'insegnamento,  che  di  sua  natura  vuo- 
le essere  diretto  dalla  Chiesa  e  da  essa 
dipendente.  Circa  il  settembre  1802,  in 
conseguenza  deidccrefo  de'io  aprile  che 
modificò  l'ordine  dcH'insegnamento  for- 
mandone due  rami  distinti  per  le  scien- 
ze e  per  le  lettere,  tra' vari  decreti  che  e*- 
luanarono  dal  ministero  di  pubblica  istru- 
zione in  Francia,  il  più  importante  fu 
<|ue!lo  che  regola  rinsegnamento  ne'  li- 
cei dipeudeuli  dall'università.  Dopo  tao- 


UNI  UNI  3 1 7 
te  illiibioiii  e  vaneggiamenti  comìnciossi  Tanno  stringendo  i  vincoli  politici  che  le- 
etìicacemente  ormai  a  cotnpiendeie  du  gaiio  1'  injpero  austriaco  cogli  altri  stali 
alcuni  governi,  clic  il  seiitinienlo  religio-  del  continente  europeo,  specialmente  iu 
so  è  la  base  d'ogni  dottrina.  Dicealo  già  Germania,  in  Francia  e  in  Italia.  La  Ger- 
Bacone,  die  la  religione  è  un  aroma  il  mania  più  prossimamente  collegata  col- 
quale  preserva  le  scienza  dalla  corruzio-  l'Austria  e  dalla  lingua  e  dagl'interessi  e 
ne.  E  cos'i  non  si  avessero  a  deplorare  gli  dalle  persone  dinastiche,  abbisogna  piu'- 
efFcIti  che  nacquero  dalla  noncuranza  di  troppo  di  replicati  e  gagliardi  impulsi  se 
massima  colanlo  salutare!  Ammaestra-  dee  giungere  ad  accettare  volonterosa  o 
lo  da  lunga  es[)erienza  anche  il  governo  perlomeno  a  tollerar  paziente  la  medica 
di  Spagna  comprese,  non  potersi  più  ef-  mano  del  cattolicismo  che  con  lento,  ma 
lìcacemente  provvedere  alla  felicilà  del  visibile  progresso  si  prepara  a  spargere  i 
paese,  che  colla  soda  e  religiosa  educa-  suoi  farmachi  sulle  piaghe  sanguinanti, 
zione;  e  ciò  per  l'istanze  dell'Episcopato,  anzi  incancrenite  delle  tante  pregiudizie- 
e  inerendo  ad  uno  de'più  rilevanti  arti-  voli  università  razionalistiche  che  strasci- 
coli  del  concordato  ultimo,  concluso  tra  nano  ogimn  sa  dove  la  misera  gioventù 
la  i9y[?tì'^/i<7  e  la  s.  Sede.  Ne'primi  del  1854  alemanna.  1  buoni  concepirono  pel  con- 
ia celebre  Sorbona  di  Parigi  riaprì  il  cor-  cordato  liete  speranze,  per  gli  esempi  che 
so  della  teologia,  alla  presenza  ili  mg/  ritengono  produrre  nell'animo  di  iVapo- 
Sibour  arcivescovo  e  del  fiore  più  eletto  leone  III,  se  mai  un  qualche  sodio  dello 
di  quanti  lianno  in  islima  le  scienze  spe-  spirito  universitario  del  libero  insegna- 
ciilative.  Vi  fece  la  prolusione  d  dotto  mento  tentasseribadirequel!ecatene,che 
ab.  Maret  decano  tiella  facoltà  teologica,  stritolò  appena  salito  sul  trono  de*  fran- 
con  esordio  rispondente  all'elevatezza  cesi,onde  i  vescovi  riacquistarono  la  hber- 
ilellc  prossime  trattazioni.  L'oratore  dis-  tà  dell'insegnamento  ne'Ioro  collegi  e  se- 
se  di  belle  verità,  sebbene  dine  all'orec-  ntinari;  non  che  in  Toscana  per  compie- 
chio  di  certi  pietesi  rifuiuiutori  de'nostri  re  l'opera  redentrice  della  Chieda,  inizia- 
gioini.  Disse  che  la  facoltà  teologica  non  la  ne'  primi  articoli  già  concordati  colla 
può  considerarsi  come  decisamente  sta-  s.  Sede,  ma  non  favoriti  dal  cav.  Giovan- 
Lilitd,  finché  manchi  della  istituzionedel-  ni  Bologna,  ministro  degli  affari  ecclesia- 
la  s.  Sede:  disse  pure  che  lo  stato  odier-  stici  testé  defunto,  quale  tenace  sostenito? 
no  tiella  scienza  e  degl'ingegni  ha  specia-  re  delle  leggi  Leopoldine.  A  seconda  del 
lissimo  bisogno  d'un  clero  educato  a  se-  riferito  dalla  Civiltà  Cattolica, sei'\e  3.*, 
veri  studi  teologici  :  ricordò  la  gloria  del-  t,  5,  p.  3j5,  ora  con  più  di  fondamento  si 
l'antica  scuola  di  Parigi  immortalala  da  spera  che  il  governo  di  Toscana  segua  il 
un  s.  Tommaso  d'  Aquino  e  da  un  Bos-  bell'esempio  dell'Austriaco, ricredutosi  iti 
suet,  alle  tioltrine  e  agli  esempi  de'quali  opere  di  leggi  e  massime  contraiiealla  li- 
debbonsi  ispirare  i  giovani  leviti  ;  soggiun-  berta  della  Chiesa,  Si  fanno  voti  fervorosi 
se  che  questi  furono  uomini  e  per  couse-  che  il  saggio  governo  Toscano  couiponga 
guenza  possono  qua  e  colà  aver  errato:  una  volta  definitivamente  questa  sospi? 
una  sola  essere  l'autorità  infallibile,  quel-  rata  concordia  fra  la  Chiesa  e  lo  .Stato, 
la  della  Chiesa  e  del  suo  Capo.  La  fer-  dopo  80  e  più  anni  dacché  le  deplorabili 
mezza  del  saggio  governo  austriaco  nel  innovazioni  di  Leopoldo  I  (troppo  tardi 
volere  dalla  Chiesa,  mediante  il  recente  inutilmente  pentito)  e  le  stravaganti  a- 
concordato  di /zV/i«(7(/^.), guidata  e  san-  berrazioni  di  Scipione  Ricci,  sconvolseiQ 
tificala  la  pubblica  istruzione,  è  un  prò-  i  principii  del  duiltoecclesiaslicOjanco  nel 
nostico  tanto  più  consolante  e  lusinghie-  ptd)l)|ico  e  nel  pi  ivato  insegnamento,  av-i 
ro  per  lullH  la  crialiauilà,  (pianto  più  si  vilirouo  U  clero  e  apriropo  fiilahpeule  Ig 


3i8  UiM 

porle  a  lagridievoli  scissure  fra  le  due  au- 
torità. 

Su  questo  vasto  argomento  del  pub- 
blico e  del  privalo  iiise;^namenlo,e  de'di- 
ritli  della  Chiesa  nel  legolarlo,  egregia- 
mente e  ripetutamente  in  più  luoghi  di- 
scorre la  medesima  Ch'tltà  Cattolica, co- 
niti nella  serie  2.',  t.  6,  p.  5  :  La  Chiesa 
nelle  Scuole  dello  >V/^to,  quanto  al  pun- 
to accennalo.  Non   ha  guari   si   parlava 
molto  d'  una  università  cattolica,  come 
quella  di  Lovanio,  da  aprirsi  nell'impero 
d'  Austria,   Ora   riporterò  alcuni   cenni 
slalistici   riguardanti  diverse    iniiversilà 
di  sludi  dell  856.  Couiinciando  dall' L'^- 
niversità  Romana  e  dall'altre  dello  sia- 
lo pontificio,  olli'e   le  particolarità   de- 
Kcrille  in  quell'articolo  per  la  romana  e 
per  gli  altri  slabilimeuli  scientifici  di  Ro* 
aia,  si  ha  dal  n.°  227  del    Giornale  di 
Roma  del  1  8  16,  la  seguente  statistica  ri- 
cavata d,i  esatte  informazioni  della  s.  con- 
gregazione degli  studi,  -j  Fra  le  varie  uni- 
versità, che  si  trovano  nello  stalo  pontifi- 
cio,le  pia  frequentate  sono  quelle  di  Ro- 
ma edi  Rologua:  la  i,\luranle  l'annosco- 
laslico  i8ì5-56  ha  avuto  876  scolari,  e 
la  2."  487.  Le  altre  università  sono  siale 
frequentale  da  43o  giovani  :  il  che  forma 
un  totale  di  1793  giovani  studenti  nelle 
università  duno  stato,  la  cui  popolazio- 
ne arriva  a  3, 100,000  anime.  E  que>lo 
numero  diventa  mag;5Ìore,  se  vi  aggiun- 
giamo aucora  tutti  i  giovani  ecclesiaslici, 
che  frequentano  le  scuole  del  Seminario 
Homano,  e  de'  Collegi  Romano  ed  Ur- 
bano di  Propaganda  fide,  \  quali  vi  ri- 
cevono i  gradi  accademici,  ned  i  ."slabili- 
meulo  in  teologia  e  legge  civile  e  cano- 
nica, e  negli  altri  due  ia  teologia  e  filo- 
sofia soltanto. Nelle  varie  uni  versila, com- 
presi il  seminario  romano  ed  i  due  col- 
legi suddetti  hanno  conseguilo  nella  f i - 
colla  teologica  il  grado  di  baccelliere  73, 
la  licenza  3o,  e  la  laurea  5^.  Nella  sola 
università  romana!  giovani,  che  frequen- 
larono  le  scuole  di  giuiisprudeuia,   so- 
no stali  371,  di  cui  89  hanno  coast'gui- 


UN  I 
io  il  baccellierato,  68  la  licenza,  e  7  1  la 
laurea.  Inolile  17  studenti  sono  stali  a- 
bililali  all'esercizio  di  notaio.  L'univer- 
sità di  Bologna  ha  avuto  i4i  sludeuli 
di  giurisprudenza,  de'quali  24  sono  stali 
dichiarati  baccellieri,  32  hanno  avuta  la 
licenza,  27  la  laurea,  e  4  sono  stati  di- 
chiarati notai.  Nelle  altre  università  han- 
no conseguito  il  baccellierato  di  giuris- 
prudenza 5o  studenti,  la  licenza  4'.  e  '» 
laurea  3o.  Onde  nelle  università  dello 
Stalo  in  giurisprudenza  sono  stati  con- 
feriti i53  gradi  di  baccelliere,  i3i  di  li- 
cenza e  128  lauree.  Le  varie  ficollà  me- 
diche a  Roma  hanno  avuto  269  studen- 
ti, a  Bologna  274,  e  nelle  altre  univer- 
sità qi.  Di  questi  hanno  conseguito  il 
baccellierato  in  Roma  37,  la  licenza  44» 
e  la  laurea  38.  Inoltre  32  studenti  han- 
no avuto  la  matricola  in  bassa  farmacia, 
34  in  bassa  chirurgia,  e  17  in  veterina- 
ria. Nell'università  di  Bologna  sono  slati 
dichiarali  nella  facoltà  medica  16  bac- 
cellieri, 6  licenziali  e  20  laureali:  fra  g'i 
studenti  che  compiono  il  corso  per  la 
laurea  medica  hanno  avulo  la  laurea  in 
chirurgia  3i.  Nella  facoltà  chirurgica  19 
hanno  avulo  il  baccellierato,  io  la  licen- 
za, e  9  la  laurea.  Sono  poi  slati  laureati 
in  medicina  (o  di  quegli  studenti  che 
compiono  il  corso  per  la  laurea  chirur- 
gica. Inoltre  23  hanno  avulo  la  libera 
[)ralica  in  clinica  medica,  1  7  in  clinica 
chirurgica.  In  farmacia  hanno  avuto  7  il 
grado  di  baccelliere,  9  la  licenza,  e  4  la 
libera  pratica.  In  veterinaria  3  sono  siali 
dichiarati  baccellieri,  1  ha  avuto  la  li- 
ccnza,e  7  hanno  conseguila  la  libera  pra- 
tica. Le  altre  università  hanno  conferito 
nelle  varie  facoltà  di  mediciua  il  baccel- 
lierato a  21  sludeuli,  la  licenza  a  6,  e  la 
laurea  a  4  :  oltre  il  libero  esercizio  con- 
ferito e  in  bassa  farmacia  ed  in  bassa 
chirurgia  a  17  individui.  Per  lai  utodo 
iu  tulle  l'università  dello  Stalo  sono  sta- 
li nelle  varie  iacollà  di  medicina  confe- 
riti 80  gradi  di  baccelliere,  34  licenze  e 
i52  lauree.  Gli  sludeuli  che  nell'univer- 


U  N  I 

fiità  romana  lianno  frequentalo  le  f.t- 
toltà  delle  matematiahe  sono  slati  ig?; 
e  di  questi  l5  hanno  avuto  la  matrico- 
la in  archilellura,  3  l'hanno  conseguita 
come  ingegneri,  17  sono  slati  dichiarati 
baccellieri,  3  1  hanno  avuto  la  licenza  e 
19  la  laurea.  Inoltre  19  studenti  hanno 
conseguito  la  matricola  per  misurare  le 
fabbriche.  INelle  stesse  facoltà  in  Dulngna 
17  hanno  avuto  il  grado  di  baccelliere, 
21  la  licenza  e  12  la  laurea.  Inoltre  1  i 
studenti  hanno  avuto  la  matricola  di  li- 
bera pratica  d'  ingej^nere.  Per  cui  nelle 
sole  università  di  E.oma  e  Bologna  nel 
i856  sono  usciti  i4  iugegtieri  e  23  ar- 
chitetti. Le  università  ili  Perugia  e  di  Pio- 
(na  hanno  avuto  da  4o  studenti  di  agra- 
ria. Le  scuole  di  lingue  antiche  e  di  liu- 
gue  orientali  hanno  avuto  pochi  studen- 
ti, le  scuole  più  fiequentale  iu  Roma  so- 
no slate  quelle  della  facoltà  legale,  ed  a 
Bologna  fjueile  delle  f<icollà  mediche.' 
Fra  gli  867  studenti  che  hanno  frequen- 
lato  l'universilà  di  Roma,  238  sono  ro- 
mani, e  di  questi  1  06  appartenevano  al- 
le facoltà  legali,  64  alle  facoltà  mediche, 
e  68  alle  matematiche.  Giova  poi  avver- 
tire che  presso  1'  l  niversilà  Romana 
(ne!  quale  articulo  ne  ragiono)  non  esi- 
stono le  scuole  di  filosofia:  con  queste 
aumenterebbe  di  mollo  il  numero  de- 
gli scolari,  l  giovani  che  studiano  iu  Ro- 
ma passano  ail' univeisilà  dopo  d'aver 
ktiidiatu  niosoiìa,  matematica  e  fìsica  al 
seminano  romano,  al  collegio  tomano, 
ed  al  Liceo  della  Face  (aggiungerò  e  de- 
set  ivo  nel  luogo  citalo,  le  scuole  del  prof. 
Marucchi  e  del  prof  Aloisi),  istituti  do- 
ve sono  ammessi  indi>tintamente  i  gio- 
vani ecclesiastici  ed  i  secolari".  L'istru- 
zione pubblica  in  Grecia,  come  in  tulli 
i  paesi,  ha  stabilimenti  di  3  gradi  :  inse- 
gnamento primario,  medio  e  superioie. 
L'insegnamento  primario  si  dà  in  iscuo- 
le  mutue  e  in  iscuole  simultanee.  Quat- 
tioceulocinquanta  di  tati  stabilimenti, 
con  4'>597  allievi  erano  organizzati  nel 
)856.  Le  altre  scuole  primarie  sono  iu 


UNI  3i9 

numero  di  circa  3oo,  con  10,000  allie- 
vi approssimali  varaente.  V'ha  inoltre  per 
l'insegnamento  inferiore  una  scuola  nor- 
male che  forma  istitutori  e  istitutrici  e 
che  è  stata  frequentala  nel  i856  da  4^ 
allievi.  L'insegnamento  secondario  com- 
prende stabilimenti  di  due  categorie:  le 
scuole  elleniche  e  i  ginnasi.  Le  pi  ime, che 
dipendono  direttamente  dallo  Stalo  o 
hanno  carattere  privato,  sono  gS  e  com- 
prendono 4992  allievi.  I  ginnasi,  dove 
entrano  i  giovani  all'  uscire  dalle  scuole 
elleniche,  sono  i  1  con  i  182  allievi.  Vi 
sono  anche  alcune  scuole  speciali,  come 
quella  degli  Evelpides,  che  dipende  dal 
ministero  della  guerra,  la  scuola  poli- 
tecnica posta  nell'attribuzioni  del  mini- 
stero dell'interno,  e  una  scuola  d'agri- 
coltura. L'insegnamento  superiore  si  dà 
all'Università  Ottone,  la  quale  neli856 
avea  590  allievi,  di  cui  22  nella  facoltà 
di  teologia,  2  19  iu  quella  di  diritto,  228 
in  quella  di  medicina,  79  in  quella  di 
lettere,  e  4'^  ^"^  scuola  di  farmacia.  Il 
personale  insegnante  è  composto  di  4^ 
professori.  In  somma  esistono  nel  regno 
di  Grecia  860  stabilimenli  d'  istruzione 
pubblica  in  ogni  grado,  e  l'insegnamen- 
lo  vi  è  dato  da  122  professori  e 989  mae- 
stri a  56,874  a'Iievi,  Quando  si  conside- 
ra che  la  popolazione  della  Grecia  ecce- 
de appena  un  milione  d'abitanti,  e  si  vo- 
glia eziandio  tener  conto  dello  stato  re- 
lativamente inferiore  di  quelle  provincie, 
alle  quali  1'  azione  del  potere  centrale 
può  meno  facilmente  pervenire,  si  deve 
riconoscere  che  questo  risultamenloè  de' 
più  soddisfacenti  e  fa  onore  al  governo 
del  re  Ottone  I  di  Baviera.  Malgrado  le 
diflicoUà  di  ogni  sorta  che  la  Grecia  ha 
dovuto  superare,  il  governo  attende  se- 
riamente con  zelo  particolare  a  ricercare 
e  ad  attuare  tulle  le  migliorie  di  cui  i'iu- 
segnameulo  pubblico  è  suscettibile,  cu- 
rando soprattutto  lo  studio  delle  scienze 
e  della  medicina,  e  la  frequentazione  del- 
le scuole  primarie  obbligatorie  per  tut- 
ti i   ragazzi  sino  all'età  di  dodici    un- 


3,o  V  N  I 

Ili.  Da  un  cenno  statistico  delle  universi- 
tà di  Germania,  degli  studenti  scrini  ne' 
recistri  universitari  e  che  fiequentano 
lina  (Ielle  4  fucoltà,  si  legge.  Che  Berli- 
no conta  i5oo  studenti,  Monaco  1437, 
Lieslavia  oWralislavia  902,  Lipsia  809, 
Ijoiina  765,  Wurzburg  756,  Tuhinga 
^01,  Halle  657,  Golt'iig'''  640,  Heidel- 
berga  63  i ,  Erlangen  SSg,  Miinster  427, 
Jena  39i,RònigsIjerg  3655,Giessen354, 
Fr)buigo;334,  Marburgo  247, Greifswai- 
de  228,  Riel  I  34-  Ricavasi  dalla  statisti- 
ca ili  governo  del  Belgio  il  numero  degli 
studenti  che  frequentano  le  scuole  del- 
le varie  università.  Quella  cattolica  di  Lo- 
\aiiioconta638  scolari, de'quali  176  nel- 
la filosofia  e  lettere,  90  nelle  scienze,  167 
in  tnediciiia,  172  in  legge  e  58  in  teolo- 
gia. Questa  università  sta  sotto  l'alta  di- 
rezione dell'Episcopato,  ed  èia  sola  che 
abbia  la  facoltà  teologica.  L'  università 
libera  di  Brusselles,  sotto  la  direzione  del 
gran  maestro  de'frammassonijba  367  slu- 
«Iciiti.  L' università  di  Liegi,  dipendente 
dal  governo,  ha  622  studenti.  L'  altra  u- 
iii versila  dello  stato,  che  si  segnalò  per 
certe  dottrine  pericolose,non  ne  conta  piii 
di  294,  e  la  facoltà  di  filosofia,  che  prin- 
cipalmente die  motivo  a'richiami  de' ve- 
scovi, nel  corrente  anno  ha  27  scolari, 
mentre  nel  i  'Ò56  ne  contava  43.  Nel  par- 
lamento Belgico  di  novembre, fra  le  que- 
stioni agitate,  la  piii  importante  fu  quella 
religiosa  e  politica,  a  cui  die  origine  lo 
strano  procedere  d'alcuni  pi'ofessori  del- 
l'università di  Gand,  meritamente  cen- 
suralo dagl'illumiunti  vescovi  delle  dio- 
cesi di  G;uul  e  di  Bruges.  Delle  discussio- 
ni parla  l;i  Ci'vil/à  Cutlolica  serie  3.',  t.  5, 
\ì.  377,  osservando  tra  le  altre  cose  che 
l'enciclica  di  Gregorio  XVI,  che  i  nostri 
avversari  non  rifiniscono  di  gettarci  in 
viso,  era  indù  izzala  contro  ledoltrine  ra- 
dicali di  Li  Meimais.  e  condannava  l'in- 
iliileren/a,  non  la  toller-uiza  civile.  In  la- 
lediscussirme  solenne  la  buona  causa  del- 
la Me  e  de'  buoni  costumi  ottenne  felice 
successo,  il  regnante  re  di  Poi  lot'ullo  d. 


UN  I 
Pietro  V,  nel  discorso  pronunziato  per 
l'apertura  ilella  sessione  ordinaria  delle 
Cortes  del  1857,  disse:  »  lo  riguardo  lo 
svolgimento  della  pubblica  istruzione  co- 
me una  delle  principali,  se  non  la  prima 
delle  necessità  pel  nostro  paese,  come  la 
base  più  solida  e  piìi  durevole  di  (jualsiasi 
migliora  mento  avvenire;  e  spero  che  que- 
sta questione,  d'interesse  vitale  per  noi, 
vi  sembrerà  degna  di  tutta  quella  atten- 
zione che  a  me  par  meritare.  Sull'istru- 
zione primaria  soprattutto,  per  la  cui  dif- 
fusione generale  il  mio  governo  vi  pre- 
senterà varie  proposte  di  legge,  io  chiamo 
presentemente  l'attenzioue  vostra,  quan- 
tunque io  non  consideri  come  meno  de- 
gni d'interesse  1' istruzione  secondaria  e 
l'insegnamento  superiore".  Sul  grave  ar- 
gomento eziandio  delle  correnti  questio- 
ni del  pubblico  insegnamento,  ujolto  ne 
ha  sapientemente  ragionato  la  Civiltà 
Cattolica, e (\iiì  ricorderò  alcuni  de'tanti 
argomenti  da  essa  svolli.  Nella  2."  serie, 
t.  7,  p.  62  I  :  Influenza  dell'  insegna- 
menlo  nello  svolgimento  del  pensiero. 
Nel  t.  8,  a  p.  25  :  Dell'  educazione  del- 
l'uomo  e  della  donna.  Nel  t.  o,  a  [).  1 8  : 
DelU insegnamento  siccome  parte  della 
Pedagogia.  A  p.  396  :  Le  scuole  lettera- 
rie per  tutti.  A  p.  610:  Le  scuole  pel  po- 
polo. Nel  1. 1  o,  p.  I  296  384  :  //  Catechi- 
smo scuola  del  popolo.  Nel  1. 1  t ,  p.  i  7  ; 
Di  alcune  scuole  inedie  tra  le  letterarie 
e  le  popolari.  Nella  3,"  serie,  t.  i ,  p.  34i  s 
L^a  altra  parola  alla  Pedagogia  popo- 
lare. Nel  t.  2,  p.  4^  •  '•  ^'  i"i  donpio  Ari- 
stotile. Nel  t.  5,  p.  493  :  La  libertà  del- 
Viasegiiainento,  che  si  discuteva,  nella 
camera  de' depula  li  a  Torino.  A  p.499  s 
Dell'università  di  Parigi  e  del  libero  in- 
segnamento in  Francia.  Ap.  748  :  Del 
biforcamenlo  degli  studi,  sistema  recen- 
te d'insegnamento,  che  a  motivo  ile'  la- 
menti pe' suoi  tristi  elfelti,  questi  fanno 
sperare  modificazioni.  A  p.280:  Pericoli 
d'una  teorica;  la  coutiuuazione  e  fine  è 
riportata  a  p.  529.  Dopo  aver  ragionala 
suH'iodule  rea  dcirOntuh^gismo  in  ordì- 


U  N  I 

ne  alla  religione ,  discorre  l'argomento 
per  rispetlo  alla  scienza  con  Spunti:  r.' 
L'Ontologismo  non  è  un'opposizione  ma 
una  continuazione  del  Cartesianismo.  2.° 
L'Ontologismo  è  un  ritorno  ni  principio 
scettico  del  Cartesianismo,  3."  L'Onlulo- 
gismo  è  un  ritorno  al  principio  pantei- 
stico delCartesinnismo.  Non  essendo  ma- 
teria per  la  mia  pochezza,  ripeterò  solo 
alcune  parole  colle  quali  comincia  e  ter- 
mina il  grave  argomento. "Non  ci  Ija  cosa 
oggimai  sì  confessa  universalmente  da 
lutti  i  buoni,  coma  lo  stato  lamentabile 
in  che  è  caduta  la  filosofia  in  tutte  quelle 
scuole  donde  le  influenze  della  teologia 
vennero  escluse.  L'  indi|)endcnza  prote- 
stanlica  discesa  dagli  ordini  della  reli- 
gione in  quelli  della  scienza  vi  cagionò  non 
jneno  universale  conquasso  e  funesto.  Co- 
me nel  primo  era  pervenuta  a  snaturare 
e  spegnere  il  vero  rivelato,  così  nel  secon- 
do giunse  a  manomettere  ed  annientare  il 
vero  razionale.  L'ultima  parola  da  lei 
proferita  in  nome  della  riforma  filoso- 
fica suonò  dall'una  parte  l'ateismo  scet- 
tico, dall'altra  il  panteismo  ideale.  Al  pri- 
mo diede  origine  il  sensismo  di  Locke,  al 
secondo  il  razionalismo  di  Kant.  11  me- 
dico inglese  non  riconoscendo  altro  fonte 
per  le  idee  se  non  i  sensi  e  la  riflessione, 
ebbe  aperta  e  lastricata  la  via  alla  sen- 
sazione trasformata  del  Condillac  e  alle 
negazioni  ontologiche  degli  Enciclopedi- 
sti. 11  sofista  alemanno,  iLrivando  la  co- 
noscenza da  forme  soggettive,  costitutri- 
ci  dell'essenza  stessa  del  nostro  spirilo, 
pose  l'antecedente  logico  del  panteismo 
egoistico  di  Fichte  ,  a  cui  poscia  Schel- 
ling ed  Hegel  diedero  obbiettiva  e  movi- 
mento. Queste  cose  sono  oggi  mai  sì  conte 
che  sarebbe  o[)era  affatto  sovercliia  il 
prenderle  a  dimostrare.  Nondimeno  Lo- 
cke uè  Kant  non  formino  il  primo  anel- 
lo di  i|nesla  doppia  catena;  un  tale  anello 
a  dir  propriamente  è  Cartesio.  E'  questo 
un  vero  riconosciuto  anch'esso  al  presen- 
te da  quanti  discorrono  intorno  ull'oii- 
giiit;  logica  de'  sistemi. , .  ,  E  perciocché 


UNI  3-2  r 

ogni  usurpazione  non  può  partorire  che 
odio  e  nimistà,  non  è  da  prender  mara- 
viglia se  siiTatta  foggia  di  filosofare  riesce 
da  ultimo  a  manifesta  nimicizia  colla  teo- 
logia, e  tende  a  risolversi  in  perfetto  ra- 
zionalismo. La  qual  perversa  sentenza  po- 
trà venire  più  o  meno  frenata, finché  l'On- 
tologismo si  troverà  in  mano  a  pii  eccle- 
siastici o  a  secolari  di  buona  volontà;  ma 
passato  una  volta  in  boba  di  persone,  se 
non  irreligiose,  almeno  itulifTerenti,  esMj 
conerà  alla  libera  secondo  l'impeto  della 
propria  natura.  E  però,  torniauìo  a  ripe- 
tere, è  inganno  luttuoso  quello  di  alcuni, 
i  quali  guardando  alla  moderazione  de 
gli  onlologi,  appartenenti  alla  schiera  de' 
buoni,  credono  esagerati  i  nostri  timori, 
e  forse  ci  mettono  in  voce  di  malinconici 
sognatóri.  In  fatto  di  scienza  non  si  dee 
guardare  alla  soggettiva  disposizione  del- 
le persone,  ma  all'  obbiettiva  de'  piin- 
cipii.  Dove  questi  sieno  rei,  debbono  a 
grande  studio  rimuoversi  j  comechè  la 
bontà  di  chi  li  maneggia  ne  attenui  o  ne 
litardi  o  eziandio  ne  impedisca  gli  eflel- 
ti  ".  Il  già  lodato  monsignor  Fabi-Mun- 
lani  nel  suo  Ragioiuimenlo  discorse  pu- 
re del  pubblico  insegnamento,  e  solo  mi 
limiterò  a  riportarne  un  piccolo  brano. 
«L'Episcopato  fu  dallo  slesso  Redento- 
re dato  a  maestro  delle  genti  universe. 
Non  più  adunque  gli  si  contende  dalla 
civile  podestà  un  tale  ufficio:  torni  a  si- 
gnoreggiare gli  studi,  giudichi  delia  va- 
lentia de'professori,  ne  guarentisca  la  re- 
ligiosità, e  mantenga  vivo  e  possenle  il 
grande  principio  della  cattolica  unità.  In 
forza  di  questo  principio,  il  mondo  iu- 
lellettuaie,  sociale  e  pohtico  subordina- 
to alla  Chiesa,  riceva  da  essa  quella  sa- 
lutifera direzione  ed  influenza,  di  cui  le 
storie  di  ogni  tempo  ci  forniscono  esem- 
pli. Vedremo  allora  diminuiti,  se  non 
cessati,  i  politici  rivolgimenti,  e  rimes- 
sa in  trono  quella  vera  filosofia,  che  be- 
ne appresa  è  uìadre  feconda  di  tutte  le 
buone  arti,  estirpa  dalle  radici  i  germi 
d'oj^ui  male,  coltiva  l'animo,  il  risana,  e 


327.  UNI  UNI 
i!n  cui  possiamo  trarre  granile  soccorso  leloro  funzioni  senza  un'educazione  scicn- 
l'd  ainlo  a  vivete  beneepiosperevoloien-  lifica'".  ludi  passa  a  uanaie,  che  già  sino 
te".  Il  eli.  mg."^  Celestino  cau.  prof.  Ma-  dal  YI  secolo  i  concilii  comaudavanoclie 
selli  di  Fano,  pubblicò  un  liello  ed  erii-  i  giovani  cliieiici  fossero  istruiti  sotto  la 
dilo  articolo  nel  I.  2  i ,  n.°i  4  dell'y/Z/^z/wi  direzione  de'  vescovi,  nelle  Scuole  per- 
Hi  Roma  :  DvlV  influenza  e  autorità  del-  ciò  stabilite,  ed  ove  s' insegnavano  iinclie 
la  Chiesa  sulla puhhlica  istruzione.  Es-  altre  scienze  oltre  l'ecclesiastiche,  scuole 
.«0  principia  con  queste  veridiche  e  in-  clie  non  tardarono  ad  estendere  al  po- 
contrastabili  parole.  "  Se  la  Chiesa  i)a  polo  il  beneficio  dell' istruzione;  puicliè 
sempreniai  esercitata  un'alta  universale  da  principio  vi  furono  ammessi,  pergra- 
influenza  sulla  pubblica  istruzione,  come  zia  de'vescovi,  i  figli  de' gentiluomini,  e 
sola  maestra  e  depositaria  della  verità,  in  seguito  tutta  la  gioventù  volonterosa 
unico  scopo  delle  scienze  umaneedivine,  d'apprendere.  Che  i  romani  Pontefici 
l'ha  esercitata  non  D)eno  per  una  [)re-  non  tardarono  a  rendere  oggetto  della  lo- 
scriyione  immemorabile  ed  antica  quau-  ro  sollecitudine  la  pubblica  istruzione,  la 
to  \\  cristianesimo,  di  cui  rap[)resenta  i  quale  fece  maggiori  progressi  allorché  i 
meriti  verso  la  società,  e  1  conseguenti  in-  monaci  si  dierono  agli  studi,  onde  diven- 
contestabili  diritti.  Questa  prescrizione  nero  celebri  diverse  scuole  de' monaste- 
iniziata  col  più  sagro  e  glorioso  titolo,  e  li,  aperte  eziandio  a  tutti  gli  studiosi  che 
legittimata  dalla  successione  de' secoli  e  volevano  approfittarne  ;  per  cui  tali  scuo- 
dalla  gratitudine  de'popoli,  ce  la  duno-  le  monastiche  divennero  tipo  de'  nostri 
sfraad  evidenza  la  stoiia.  11  titolo  che  ha  collegi,  esomminisliarouo  l'idea  e  i  mez- 
la  Chiesa  sulla  pubblica  istruzione,  è  co-  zi  alla  fondazione  delle  università.  Pari- 
me  quello  che  hanno  i  genii  creatori  sul-  gi  e  Londra  avevano  le  scuole  comunali 
le  opere  loro,  e  la  società  sotto  questo  rap-  e  quelle  private  de'inaestri  delle  arti,  che 
jiorloliain  verso  di  lei  quell'obbligo  che  talvolta  erano  anche  di  speculazione; ma 
dee  a  chi  le  ha  ridonalo  la  vita  intellet-  desse  quantunque  separale  dalle  chiese, 
tuale,ii-iUscitandoIeantiche scienze. Con-  erano  soggette  a'vescovi,  che  peruietten- 
ciossiachè,  a  misura  che  queste  andava-  done  l'apertura  vi  esercitavano  il  diritto 
no  morendo  fra'disordini  e  gli  sconvol-  d'ispezionegenerale,  mediatao  immedia- 
gimenti  dell'impero,  da  un  pe/zo  uman-  la.  Osserva,  che  da  queste  scuole  comu- 
ni che  Oiloacre  re  degli  eruli  gli  dasse  l'ul-  nali  e  particolari  insieme  unite  si  fortua- 
timo  crollo,  risorgevano  piene  di  nuovo  rono  a  poco  a  poco  l'università,  e  la  i." 
vigore  nelle  mani  della  Chies;»,  sotto  le  quella  di  Parigi,  fu  da' monasteri  forni- 
forme  che  loro  imprimeva  il  cristianesi-  la  di  professori  e  scolari:  salita  in  cele- 
nio.  Egli  è  vero,  che  il  gran  punto  verso  brilàio  tutta  Europa,lnnocenzo  11  Il'am- 
tui  da  lei  si  concentravano  tulli  i  raggi,  mise  tra  le  istituzioni  e  sotto  la  protezio- 
era  la  teologica.  Ma  siccome  le  conoscen-  ne  della  Chiesa,  assegnandole  leggi  e  re- 
re  umane  divenivano  mezzi,  se  non  ne-  gole,  indi  sostenuta  dall'autorità  de'suc- 
cessan,  utili  di  certo,  alla  prima  di  tulle  cessori,  da  essi  e  da're  di  Francia  venne 
le  scienze, cosni  clero  non  poteva,  uè  do-  privilegiata.  Che  susseguentemente  tutte 
vea  mai  trascurarla  a  (ine  di  meglio  con-  lealtie  università  cheaudaronsi  forman- 
servare  e  difendere  il  deposito  della  fé-  do,  contrassero  il  più  inlimo  legame  col- 
de,  che  avea  ricevuto  da'suoi  fondatori,  la  s.  Sede,  e  furono  soggette  alla  sua  giù. 
Quindi  MI  nifz/,.  nlle  tenebre  della  bar-  risdizione,  e  sebbene  erette  da'soviani, 
bai le  e  dciriguuiiiuza  vigiinndo  la  Chie-  spontaneamente  le  ponevano  sotto  la  tu- 
sa,  riconosceva  in.possibile  che  i  suoi  mi-  icla  della  medesima  Chiesa.  In  prova  di 
m-,tr.  potessero  degnamenle  adempiere  che,  ricorda  che  i  vescovi  per  l' iufltien- 


U  iN  I 

fa  e  autorità  che  esercitavano  sugli  olii 
studi,  ne  conferivano  i  magisteri,  o  in  lo- 
ro nome  vi  deputavano  i  propri  direttori. 
La  Chiesa  era  (|uella  che  dovea  giudica- 
re del  merito  de'professori,  onde  garan- 
tire in  faccia  al  cristianesimo  la  sana  dot- 
trina e  la  loro  capacità.  Tale  andamento 
procede  per  molti  secoli,  finché  si  man- 
tenne vivo  tra'  popoli  il  principio  «Iella 
cattolica  unità,  in  forza  del  quale  il  mon- 
do intellettuale,  sociale  e  politico  era  su- 
bordinato alla  Chiesa,  che  vi  esercitava 
salutare  direzione  e  benefica  influenza. 
Insorta  la  sovvertitrice  pretesa  riforma 
de'proteslanti,  fu  spezzata  la  bella  unio- 
ne delle  parti,  i  novatori  istillando  a  prin- 
cipi e  popoli  ubborriniento  d'  ogni  sog- 
gezione alla  spirituale  autorità,  e  comin- 
ciò l'insubordinata  emancipazione  dalla 
dipendenza  della  Chiesa,  secolarizzando 
a  mano  a  mano  l'insegnameDlo,  indi  in- 
ceppandolo e  anzi  rivolgendolo  contro 
di  lei.  Le  università  e  le  scuole  soltralte 


UNI  3^3 

dalla  materna  superiorità  e  sorveglian- 
za della  Chiesa, tosto  divennero  strumen- 
ti di  corruzione,  e  recarono  alla  società 
civile  quella  colluvie  di  gravi  mali  che 
deploriamo.  «Nulladimeno  si  osa  ancora 
gridare  contro  la  Chiesa,  quasi  abbia  u- 
sui  palo  un  tal  diritto.  Ma  quand'  anco 
non  si  voglia  io  lei  riconoscere,  come 
discendente  immediato  della  sua  celeste 
missione  d' insegnare  la  verità,  e  mette- 
re in  accordo  colla  rivelazione  divina  le 
scienze  umane,  si  riconosca  almeno  co- 
me un  diritto  di  possesso  sopra  una  cosa 
cui  diede  principio,  incremento  e  perfe- 
zione; possesso  legilliniato  dalla  diutur- 
nità di  tempo  imn)emora!)ile,  consenti- 
lo da'  principi  e  da'  popoli,  adoperato, 
come  provano  i  fatti,  a  sommo  vantag- 
gio della  religione  e  della  società.  Che  se 
non  valgono  a  renderlo  rispettato  e  in- 
violabile questi  sagri  titoli,  valgano  quelli 
almeno  della  nostra  ricoQOSceuza  e  della 
nostra  graliludiae  ". 


FINE  DEL  VOLUME  OTTANTESIMOTERZO. 


36067 


! 


bX  841  .n67  1840 

sncR 

Moroni,  Gaetano. 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

stori  co- ecclesiastica 
AFK-9455  (awsk)